lunedì 20 febbraio 2023

CINEFORUM INVERNO 2022 - 2023

 La recensione dei film che ho visto




Cari lettori,

primo appuntamento dell’anno con i “Consigli cinematografici”!


Questo post costituisce una versione filmica della rubrica librosa "L'Angolo Vintage". I due film che vi racconto oggi, infatti, risalgono addirittura alla rassegna del cineforum dell’autunno inoltrato (di solito vado al Cinema Teatro Agorà di Cernusco sul Naviglio oppure al Cinema Teatro San Giuseppe di Brugherio). Avrei voluto completare, ampliare questo post… ed alla fine ho deciso di raccontarvi questi due film così come sono.


In autunno mi ero fatta il buon proposito di seguire di più queste rassegne, che trovavo ricche di proposte interessanti, ma devo essere onesta con me stessa ed ammettere che purtroppo non ce la si fa a fare tutto. Il pomeriggio feriale è difficile essere liberi, perché quando non c’è il lavoro ci sono tutti gli altri impegni che hai infilato proprio nei giorni “corti”, e la sera… due volte a settimana sono a scuola di danza, e le altre spesso sono stesa dal freddo e dalla stanchezza. Non vi nascondo che certi giorni mi è stato difficile persino guardare per intero quel che c’era in TV.


Tutta questa predica non per lamentarmi della vita adulta – anzi sì , ahah – ma per dirvi che, arrivata a febbraio, non mi sembrava proprio il caso di non scrivere nemmeno una riga su questi due film, che mi sono proprio piaciuti.


Vediamoli meglio insieme!



Il signore delle formiche


Questo film racconta la storia vera di Aldo Braibanti, un ex partigiano e politico impegnato nel Partito Comunista. Dal 1959 in avanti, dopo un po’ di anni a Roma, egli decide di tornare a casa sua, nei dintorni di Piacenza, sia per stare vicino alla madre sola e malata che per sfruttare una sua proprietà di campagna, una villa isolata.


Lì egli decide di coltivare un suo ambizioso progetto: l’apertura di un circolo culturale in cui lui e tutti coloro che lo desiderano possano occuparsi delle attività più svariate. Alcune aule sono dedicati ai suoi studi di gioventù, la mirmicologia (studio delle formiche): lì tiene gli insetti in alcune teche, li studia, li nutre, ne decifra il comportamento. Le altre sono a disposizione dei suoi “allievi per scelta”, ragazzi e ragazze di età universitaria o poco più che si scambiano romanzi e saggi, provano spettacoli teatrali e fanno molto altro ancora.


Tra i ragazzi che frequentano il luogo c’è anche Riccardo Tagliaferri, un giovane uomo appartenente ad una famiglia in vista della zona. All’inizio egli è affascinato da Braibanti, non solo in senso culturale: poi, però, le diversità di vedute li allontanano. Un giorno, però, quasi per caso, alla villa capita il fratello minore, Ettore, che stringe un immediato legame con Braibanti.


Tra i due nasce una relazione che essi vorrebbero tenere nascosta, ma che presto diventa l’argomento di punta delle maldicenze del paese, che non ha mai visto Braibanti di buon occhio.


Ettore inizia a disertare il corso di laurea in Medicina per dedicarsi al sogno della pittura ed alle attività culturali con il suo maestro; infine, un giorno, i due fuggono a Roma, dove Braibanti fa conoscere al suo pupillo i suoi più cari e vecchi amici e si rifugia con lui in una pensione di periferia.


La famiglia Tagliaferri, però, è sulle loro tracce. E quando i due vengono scoperti, inizia l’Inferno. Il povero Ettore viene internato ed assurdamente “curato” con l’elettroshock. Braibanti, invece, viene accusato di plagio (letteralmente di aver plagiato menti giovanili, in pratica di omosessualità) e va incontro ad un processo che resterà nella storia.



Il signore delle formiche è un film biografico, un ritratto a luci ed ombre (più le seconde) degli anni ‘60 in Italia. Certo questo decennio è rimasto nella storia come quello del boom economico, del progresso, della stabilità dopo la lenta risalita degli anni ‘50, che in alcune regioni d’Italia era stata molto faticosa.


Questo film, però, mette in luce anche il fatto che, nella seconda metà degli anni ‘60, si sia creata sempre più una spaccatura tra istituzioni e generazione più adulta da una parte, e la maggior parte dei giovani e degli intellettuali dall’altra. È come se si fosse pian piano preparato il terreno a quello che poi è stato il ‘68, anno in cui il processo a Braibanti è terminato.


Nella pellicola questa frattura – che poi porterà ad un grande cambiamento negli anni ‘70 – è incarnata da diversi personaggi. La paura del diverso è rappresentata innanzitutto dalla famiglia Tagliaferri, tra il padre indifferente ed attento solo al buon nome della famiglia, la madre bigotta e spaventata dalla sua ombra, il fratello Riccardo che sotto sotto, forse, avrebbe voluto essere al posto di Ettore, ma sentendosi rifiutato ha trasformato la sua rabbia in odio. Le responsabilità più grandi, però, sono delle istituzioni, dagli ospedali che praticavano torture sui disabili e sugli omosessuali (considerati peggio dei malati psichiatrici) al sistema giuridico del tempo, che ha portato avanti un processo che ora risulta una farsa amara.


A difendere Aldo Braibanti sono i giovani, non solo gli stessi che avevano fatto parte dei suoi circoli, ma anche tutti coloro che avvertono l’ingiustizia insita nel processo. In particolare ci sono un giornalista ostinato ed una sua amica, che altri non è che Emma Bonino.



È un film che suscita tanta indignazione, ma che fa anche sperare in un futuro più sereno ed inclusivo. Se un primo, grande cambiamento è avvenuto negli ormai lontani anni ‘60, perché ciò non potrebbe accadere anche ora? Problemi come ignoranza, omofobia, paura del diverso purtroppo persistono… ma la dignità con cui Aldo Braibanti ha affrontato il suo ingiusto processo e la forza con cui alcune persone lo hanno difeso mi hanno confortato.



Siccità


A Roma si sta verificando una situazione surreale, anche se non così improbabile, purtroppo, considerato il cambiamento climatico: non piove da tre anni.


Il Tevere è diventato un deserto che taglia in due l’Urbe, il sole brucia, tante attività hanno chiuso per mancanza di acqua, metà Roma è diventata una città fantasma, la crisi economica si è decuplicata, scarafaggi e malattie atterriscono tutti i cittadini (e devo dire che già solo scrivere tutto questo fa una gran paura).


In questo sfondo desolante si muove una serie di personaggi che, con estrema difficoltà, cerca di portare avanti la propria vita.


Antonio è un detenuto modello del carcere di Rebibbia, che rifiuta permessi ed uscite perché al di fuori delle mura non ha nessuno. Quando, però, per un dispetto degli inservienti si ritrova a zonzo per le strade di Roma, egli è costretto a riprendere confidenza con una città (ed una vita) che non conosce più.


Sara è un medico stimato, che si sente il peso di moltissime responsabilità sulle spalle, per via delle nuove epidemie che scoppiano ogni settimana. Ella convive con la figlia ed il nuovo compagno, ma non si accorge dei problemi di nessuno dei due, troppo presa dal suo lavoro.


L’ex marito di Sara, Loris, un tempo autista di un importante politico, ha perso il lavoro dopo il suicidio di quest’ultimo e si è reinventato come tassista, ma gli affari vanno molto male, ed anche il matrimonio è andato in pezzi.


Alfredo è un attore che ormai da tempo non ha più successo e vive di ricordi sui social insieme ai suoi fan nostalgici. La “bolla” delle dirette Facebook lo fa sentire il dio del suo piccolo mondo, ma a pochi metri da lui la moglie fa doppi turni come cassiera al supermercato e messaggia con un ex compagno di scuola, mentre il figlio rischia di mettersi nei guai.



E poi ci sono gli esperti improvvisati che spuntano ogni qualvolta in Italia c’è un’emergenza, i senzatetto che hanno perso tutto, i ragazzi che sperano in un mondo migliore.


L’infelicità e la rabbia di tutti trova il suo sfogo contro un’azienda che si occupa di acque minerali, nel cui perimetro ci sono fontanelle attive e limpidissime piscine. A dispetto delle apparenze, però, anche lì dentro ci sono dei problemi gravi.



Siccità è un cosiddetto film corale, una di quelle pellicole in cui si intrecciano storie differenti, che sembrano indipendenti tra loro e poi, ad un certo punto, mostrano degli inaspettati agganci tra di loro. Devo dire che rispetto ad altri film di Virzì, solitamente maestro della commedia amara, l’ho trovato veramente drammatico.


L’acqua è la vita, si sa. E se mancano i presupposti per la vita, in che modo riesce a sopravvivere l’essere umano? Questa è la domanda che si fa il film.


La risposta è desolante: pensando ancor più a se stessi, molto più di quanto già l’essere umano tende a fare quando le cose vanno bene. Mi piacerebbe poter dire che ho trovato Virzì un po’ troppo pessimista, ma ricordo bene, esattamente tre anni fa, quel che è successo quando è iniziata la pandemia e… insomma, mi sa che se le ricorda pure il regista. Io personalmente sono rimasta molto delusa da gente che fino a un minuto prima urlava “restiamo umani” e “viva la tolleranza” (facile quando non riguarda te, vero?), e poi, quando è toccato a noi avere paura, ha vomitato sui social un livore mai visto (roba che in confronto i siparietti del personaggio di Tommaso Ragno sono gradevoli), ha scatenato una caccia all’untore che neanche Don Rodrigo nel 1600 e si è persino vantata di aver fatto dispetti a chi usciva per fare la spesa.


Adesso per fortuna le cose vanno molto meglio – anche grazie al nostro straordinario personale sanitario, incarnato qui dal personaggio di Claudia Pandolfi -, però io non riesco ad avere la memoria corta come a volte vorrei e di sicuro non vedrò più alcune persone allo stesso modo.


Certo nel film ci sono persone che gestiscono la situazione in modo propositivo – e sono le più inaspettate - , ma il tono della narrazione senz’altro non è allegro.


In breve, a differenza del film di cui vi ho parlato prima, Siccità vuole lasciare allo spettatore un senso di desolazione. Anche se e quando la salvezza arriva, non sempre l’essere umano è pronto ad accoglierla.





Questi sono i due film che ho visto al cineforum tempo fa!

Come avete visto, avevano suscitato in me troppe riflessioni perché io non ne parlassi. Meritavano un post tutto loro!

Fatemi sapere se li avete visti, se vi sono piaciuti, se concordate con quello che ho scritto… o se vi incuriosiscono!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


venerdì 17 febbraio 2023

L'ANGOLO VINTAGE 2.0 - FEBBRAIO 2023

 


Cari lettori,

appuntamento di febbraio con “L’Angolo vintage”!

Come da tradizione in questo mese, le due letture che vi propongo oggi sono ispirate a San Valentino, la festa degli innamorati che abbiamo “festeggiato insieme” lunedì con questo booktag.


Oggi vi racconto due romance letti tra le vacanze di Natale e questo gennaio: uno è un cartaceo della Newton Compton, di un’autrice di cui avevo letto un romanzo tempo fa e poi più nulla; un altro invece è uno dei tanti ebook messi gentilmente in promozione gratuita dalla Hope Edizioni durante i vari lockdown/zone rosse (ne avevo scaricati un bel po’ e devo ancora leggerli tutti).


In comune c’è un’ambientazione americana… e tanta voglia di ricominciare da capo! Vediamoli meglio insieme :-)



Un amore dolcemente complicato, di Miranda Dickinson


La protagonista di questa storia è Nell Sullivan, una trentenne londinese che da anni ha un impiego nella pubblica amministrazione, con specializzazione nel settore catasto. Non è proprio il lavoro della sua vita, ma ella si accontenta, e non solo in questo: da anni vive una sorta di tira e molla sentimentale con un suo superiore.


Quando quest’ultimo le lascia un post-it sul computer dell’ufficio dicendo che ha necessità di parlargli, Nell pensa ad un vero riavvicinamento e, perché no, ad una svolta seria nella loro storia. Non sa quello che l’aspetta: il suo ex fidanzato è stato incaricato dai dirigenti di licenziare sia lei che la maggior parte dei dipendenti, a causa di un taglio del settore catasto.


Nel giro di una mattinata scarsa, Nell si trova senza lavoro, con la sua migliore amica Vicky nella stessa situazione (e con una bimba a carico) ed arrabbiata a morte con l’uomo che ha amato negli ultimi anni. La nostra protagonista è nota alle sue amiche come una donna super organizzata, tutta liste e piani quinquennali, ma una simile concatenazione di disastri è troppo anche per lei. La verità la colpisce come un’epifania: per troppo tempo le sue scelte hanno rispecchiato quel che era comodo o conveniente fare, oppure quello che avevano deciso altri per lei… ma mai quel che davvero voleva.


Le viene in aiuto la cugina, con la quale da bambina era legatissima… e così, da un giorno all’altro, Nell si ritrova su un aereo in direzione San Francisco, per una “piccola vacanza” di ben due mesi. Un tempo che la nostra protagonista non utilizzerà soltanto per svagarsi, ma anche e soprattutto per studiare il mestiere dei suoi sogni: l’apertura di un diner in stile americano, ma a Londra, in modo da proporre qualcosa di innovativo e (si spera) di successo.


La cugina le indica subito il luogo dove potrebbe iniziare a fare un po’ di apprendistato, un diner storico della città, caratterizzato da piatti dal sapore casalingo e porzioni per due persone.


Non è solo il ristorante ad essere accogliente: tutta la città di San Francisco conquista subito Nell con la sua atmosfera rilassata e con la cordialità di chi ci vive. Tra passeggiate per i parchi, scoperta di nuovi negozi, serate in compagnia e pomeriggi in cui aiuta la cugina insegnante, ella scopre un nuovo mondo.


In particolare, l’incontro con Max Rossi, un bel ragazzo dalle velleità artistiche che incontra ovunque, le fa pensare che potrebbe esserci una svolta sentimentale nella sua vita. Ma ella non può e non deve dimenticare che è a San Francisco solo di passaggio, e che una volta tornata a Londra dovrà lavorare duramente per il suo sogno…



Di Miranda Dickinson avevo letto tempo fa Iniziò tutto con un bacio (di cui vi avevo parlato qui), che è uno dei primi romanzi dell’autrice, e ricordo che mi era anche piaciuto, ma poi non ho trovato più niente di suo. Poco prima di Natale, cercando il solito rosa prenatalizio che mi aiutasse ad entrare nel mood vacanza, ho trovato con mia sorpresa questo suo romanzo, ed ho deciso di leggerlo. Sono andata leggermente fuori stagione… ma ho fatto bene!


Questo non è un romance dalle atmosfere invernali. In California splende sempre il sole e, tra leoni marini e casette colorate, è impossibile non pensare anche solo alla primavera. Io non sono affatto una viaggiatrice e, anche se superassi le mie paure, non credo che metterei l’America in cima alla mia wish list, però San Francisco qui è descritta come una città piena di vita, colori ed allegria, e confesso che un mood di questo tipo attira molto anche me.


Di sicuro l’aria della California fa bene alla nostra Nell, dopo anni di gelida Inghilterra, di ufficio del catasto e, diciamocelo, di uomini noiosi. L’aria di rinnovamento e la voglia di divertirsi traspaiono da ogni pagina, ed anche le persone che Nell incontra sembrano costantemente in cerca di un sogno, o a caccia di un’avventura. L’autrice, che è inglese, evidentemente crede molto nello spirito del “sogno americano”: io molto meno, ad essere sincera, però devo ammettere che il cambiamento della protagonista, che lascia andare tante sue rigidità, è ben descritto.


È un rosa più che piacevole, che – come spesso accade con i romanzi di questa collana – è un po’ più lento nella prima parte e poi inizia a correre nella seconda, e che nasconde un paio di colpi di scena ben assestati.


L’unica cosa che non mi ha convinto, manco a dirlo, è il titolo in italiano. Già in passato la Newton Compton ha dimostrato un po’ troppa fantasia nel tradurre i titoli, nel tentativo di creare una serialità tra romanzi del tutto autoconclusivi, oppure puntando su qualche slogan che in Italia è di richiamo. In questo caso, la traduzione letterale del titolo in italiano è Guardami ora. Che cosa c’entra Fiorella Mannoia con le sue donne dolcemente complicate? Mah, misteri…


Per il resto, comunque, consiglio la lettura!



Hickey, di Cora Brent


Cecily e Branson sono stati due ragazzi soli che si sono appigliati l’uno all’altra.


Lei era l’artista della scuola, riservata e con la testa tra le nuvole, decisa ad iscriversi ad un’Accademia d’Arte dopo il liceo e ad insegnare. Lui era uno dei più popolari, tra football e compagnia di amici, in procinto di iniziare una carriera sportiva.


La vita si è messa di traverso: l’abbandono del padre di lei e l’infortunio al ginocchio di lui hanno fatto sì che entrambi dopo il diploma restassero confinati a Hickeyville, una sonnolenta cittadina dell’Ohio in crisi economica dopo la chiusura della fabbrica che dava lavoro a buona parte de cittadini.


Tra loro è nato un amore che li ha portati ad un breve, prematuro ed infelice matrimonio, ma tutto è finito da tempo.


Ora Cecily ha venticinque anni e, dopo aver tanto lavorato e risparmiato, è riuscita ad iscriversi in un’Università popolare dell’Arizona. Ha abbandonato il sogno artistico a favore di un corso di laurea in Economia, convinta così di avere più possibilità lavorative, e per arrotondare fa da referente per le matricole.

Un giorno, però, ella si trova tra i corridoi del residence proprio Branson. Anche lui ha una storia difficile alle spalle: dopo la fine del loro matrimonio, egli si è arruolato nell’esercito ed è stato per anni all’estero, ma ora è deciso a riprendere una vita da civile e sta seguendo un corso di Geologia mentre lavora nell’ambito della sicurezza.


Cecily non vuole saperne nulla di Branson, ma lui ha scelto l’Arizona perché – che sorpresa, eh? - vuole rimediare alle sciocchezze fatte in passato e provare a riconquistarla.


L’attrazione scoppia di nuovo in fretta, acuita dai tanti anni di lontananza, ma fare nascere di nuovo una relazione è estremamente difficile. Entrambi sono andati in direzioni molto diverse dopo il loro allontanamento: ci sono stati problemi in famiglia, momenti difficili che li hanno formati, tutti gli imprevisti della vita adulta. In più, Cecily non riesce a perdonare Branson, che è stato il responsabile del fallimento del loro matrimonio, anni prima.



So che cosa state per dire: Silvia, tu non leggi mai new adult ambientati nei campus dei college! Devo dire che no, solitamente evito, le trovo ambientazioni un po’ claustrofobiche e veramente piene di cliché all’americana. Devo dire che ci sono arrivata in modo del tutto casuale: la quarta copertina parlava di “divorzi” ed “ex mariti” ed io ho pensato a persone più adulte e mature. Non ho considerato le stravaganti abitudini degli americani del Midwest, che evidentemente si sposano due mesi dopo il diploma come se fosse qualcosa nella norma (per carità, ognuno fa le sue scelte, però, insomma, se penso alla giusta e legittima immaturità del 18enne medio, qualche dubbio mi viene).


Fatto sta che, contro ogni pronostico (soprattutto i miei), mi sono trovata avvinta a questa storia. È il classico romance angst: lui è un uomo che “non deve chiedere mai” corredato da muscoli ed esperienze traumatiche, lei è una brava ragazza che si è già dimostrata molto più responsabile del resto della sua famiglia, e sembra che le disgrazie accadano tutte a loro… però, per far funzionare ancora una volta una ricetta che di certo non è poi così nuova, la bravura ci vuole.


È una lettura da “serata relax”, però le tematiche serie non mancano, e nemmeno i momenti drammatici. Ci sono scene spicy, ma non sono esagerate, né come quantità né come narrazione.


Un po’ troppo affrettato l’epilogo, anche se sicuramente dolce.


Io personalmente lo consiglio, l’ho trovato per tanti versi romantico e super coinvolgente, senza scadere nell’eccessiva drammatizzazione per colpire il lettore. Un discreto prodotto d’intrattenimento.





Ecco i miei romanzi per “L’angolo vintage” di febbraio!

Che ne dite? Conoscete queste autrici? Avete letto questi libri?

Che cosa ne pensate?

Fatemi sapere il vostro parere!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 13 febbraio 2023

CONOSCI MEGLIO IL LETTORE DI ROMANCE! BOOKTAG

 Una chiacchierata insieme a voi a proposito del genere romance



Cari lettori,

buon San Valentino… o quasi!

Domani sarà il giorno della festa più romantica dell’anno ed è un po’ tradizione che io vi proponga delle letture romance, oppure un booktag a tema.


Anche quest’anno, per la nostra rubrica “Tag… a tema libri”, ho pensato di proporvi un questionario che ho trovato su internet ed ho tradotto dall’inglese, ma con modalità un po’ diverse dal solito.


Invece di abbinare un romanzo ad un concetto, una caratteristica o un oggetto, come fatto più volte su questi schermi, questo booktag pone qualche domanda un po’ scomoda, che mi ha spinto a dire la mia sul genere romance. Mi è piaciuto molto parlare di questo genere, così popolare ed amato eppure ancora ingiustamente bistrattato.


Vediamo le domande più nel dettaglio!



Qual è l’origine della tua storia romance?

(Come sei arrivata a leggere i tuoi primi libri romance)


Praticamente leggo qualcosa di correlato al rosa da sempre: da bambina il mio romanzo preferito era Piccole donne, che certo non si può definire propriamente un romance, ma che sicuramente dedica largo spazio alle vite sentimentali delle protagoniste.


Quando ero adolescente io non c’era la scelta che c’è ora, quindi ammetto di essere stata una delle tantissime fan di Federico Moccia, di Tre metri sopra il cielo, Scusa se ti chiamo amore e compagnia cantante. Devo dire che non mi va di considerarlo un “errore di gioventù da dimenticare”, come hanno fatto in molti: penso ancora che sia stata una lettura di intrattenimento carina, adatta alla mia età e soprattutto ai tempi. Gli adolescenti di oggi non sopporterebbero un protagonista così “bullo di periferia” che usa la violenza come risposta a tante situazioni, griderebbero allo scandalo per lo stile di vita piuttosto devoto al capitalismo che viene esaltato tra le pagine (compresa la pubblicità a millemila ristoranti romani) e troverebbero politicamente scorrette tante osservazioni inserite qua e là. Tutto estremamente giusto per il 2023, ma un altro mondo rispetto al 2003, anno in cui è stato pubblicato Tre metri sopra il cielo.


Comunque, visto che in quegli anni sono riuscita a leggere anche i primi romanzi di Sveva Casati Modignani, evidentemente avevo anche un lato serio.


Durante gli anni dell’Università ho scoperto la serie I love shopping della Kinsella ed i romanzi di Nicholas Sparks: da lì ho letto romance regolarmente.



Se potessi essere l’eroina di un romanzo rosa,

chi sarebbe l’autore e qual è il trope che vorresti nella storia?


Credo che proprio la Kinsella sarebbe la scelta giusta per me. In questi giorni sto leggendo La famiglia prima di tutto!, di cui spero di parlarvi presto, ed una volta di più sono felicemente sorpresa nel trovare una protagonista che per certi versi mi somiglia.


Al di là di Becky Bloomwood, la protagonista di I love shopping, che io trovo un mito ed un personaggio per niente superficiale come potrebbe sembrare, sono le eroine degli altri suoi romanzi ad avermi colpito al punto di sentirle proprio vicine.


Ho ben compreso il senso del dovere di Candice de "La compagna di scuola", la fissazione con il passato e con il vintage di Lara de "La ragazza fantasma", l’importanza di ricercare una vita più semplice di Samantha de "La regina della casa", l’attaccamento alla famiglia di Effie di "Attenti all'intrusa!", l’entusiasmo e le mille idee di Ava di "Amo la mia vita". Sono sicura che la Kinsella dipingerebbe bene anche me.



Quanto al trope, per me enemies to lovers è sempre il top. Ho letto ottimi romanzi basati anche su altri tropes (altri che mi piacciono sono friends to lovers o la second chance, per esempio), ma niente per me batte i battibecchi di chi fa finta di non sopportarsi, e poi…



Qual è un romance che hai letto quest’anno che vorresti leggessero più persone?


La felicità del cactus di Sarah Haywood è un romanzo che mi è stato regalato per il mio compleanno, il 28 settembre. È la storia di Susan, una donna di più di quarant’anni che ha una difficile storia familiare alle spalle ed è convinta di aver raggiunto un suo faticoso equilibrio, tra un lavoro nella pubblica amministrazione, una quotidianità molto abitudinaria ed un “accordo amichevole” con un uomo.


La morte della madre, una causa familiare ed una gravidanza imprevista rimetteranno in discussione tutto, così come l’arrivo nella sua vita di Rob, un giardiniere molto amico del fratello.


Non conoscevo affatto quest’autrice, ma ho trovato questa storia super piacevole ed interessante, soprattutto per il realismo dei personaggi (per nulla stereotipati) e per le tematiche affrontate, che sono davvero tante, più di quelle che vengono anticipate in quarta di copertina.


Forse non è uno dei romance più popolari e conosciuti degli ultimi anni, ma vale sicuramente la pena di leggerlo!


Link recensione



Qual è il tuo sottogenere di romance preferito?

Di quale sottogenere non hai letto molto?


Leggo molto volentieri gli historical di qualsiasi epoca. I contemporary restano i più letti, specie quelli con i tropes che più mi piacciono.


Ultimamente, con Karen Swan, ho letto anche qualche suspense romance interessante.


Un sottogenere di cui in effetti leggo proprio poco è il dark romance, ma ammetto che non sopporto quei protagonisti maschili così chiusi in se stessi ed ostinati a fare la parte del cattivo ragazzo. Forse un romanzo di questo genere tra quelli che ho letto è La notte del cuore di Estelle Hunt (ve ne ho parlato qui)… e infatti non ho apprezzato per niente il personaggio di Matteo!



Quali sono i tuoi autori rosa self preferiti?


La mia preferita è assolutamente Amalia Frontali: è un’autrice historical specializzata in regency che meriterebbe molta più considerazione. Tra i suoi romanzi il mio preferito è La chioma di Berenice, della quale vi ho parlato qui.


Un’autrice che seguo molto sui social è Elisa Gioia. Il suo Non fa più rumore (a questo link) è uno di quei romance che ogni tanto sento la necessità di andare a riguardare, perché mi sembra di sentire una sorta di connessione con la protagonista, Bea: non con il modo in cui si presenta, ma quello in cui effettivamente è. Gli altri suoi romanzi sono in wishlist da tempo!


Mi piace molto anche Jenny Anastan, soprattutto "Con il cuore a pezzi" e "Timeless".



Come trovi, solitamente, recensioni di romance?


Così come trovo le altre recensioni di romanzi: leggendo i blog miei amici, su Instagram, talvolta su Twitter e Facebook.


Sto cautamente dando un’occhiata all’universo BookTok ma, senza nulla togliere al valore ed alla creatività dei creators, ho come la sensazione… di essere fuori target. A voi non capita mai di sentirvi tremendamente vecchi osservando i contenuti proposti?



C’è una prossima uscita romance che attendi con impazienza?



Atlas di Lucinda Riley arriverà tra pochi mesi, e non vedo l’ora!


La serie delle Sette sorelle D’Aplièse, che vanno in cerca delle loro origini dopo la morte del padre adottivo, è un vero e proprio microcosmo. Historical romance, contemporary e suspense sono mescolati insieme; ogni romanzo è una piccola lezione di geostoria, tra angoli di mondo da conoscere meglio e pagine più o meno note del nostro passato; lo stile ti fa divorare in poco tempo dei romanzi incredibilmente corposi.


Spero proprio che finalmente verranno rivelati alcuni misteri sui quali noi lettori ci siamo interrogati a lungo!


Link recensione settimo libro



Qual è il concetto errato, in materia di romance,

che vorresti smettesse di circolare?



Banale ed ovvio, lo so: vorrei che il romance non fosse vittima del solito, ritrito pregiudizio sessista che lo considera “roba da donne” e quindi frivolo, di intrattenimento, quasi un genere minore (una volta ho sentito con queste orecchie un intervistatore dire questa cosa a Sveva Casati Modignani, lei secondo me se lo sarebbe mangiato in un boccone ed aveva pure ragione).


Io con i romance ho riflettuto sulle dinamiche familiari, ho ripensato alle mie amicizie, ho rivissuto e poi allontanato in modo catartico scelte sentimentali sbagliate, ho imparato moltissime cose che non conoscevo in vari campi, ho tratto importanti lezioni di vita.


E poi, chi l’ha detto che i generi più profondi e seri per definizione siano i soliti saggi scritti da tuttologo mezzo impegnato in politica e pieno di sé   l’ennesimo romanzo di letteratura americana sulle famiglie disfunzionali che tanto piace ai bookinfluencer   mattone minimalista di scrittore polacco morto suicida copie vendute due quelli che esaltano i circoli della critica?



Qual è il profilo di recensioni romance che apprezzi e vorresti segnalare?


Tra i vari blog che seguo, sicuramente i più attivi per quanto riguarda questo genere sono Crazy for romance e Leggere romanticamente.



Se qualcuno non avesse mai letto un romance prima e ti chiedesse di consigliare i primi tre romance che ti vengono in mente come punti di partenza, quali sarebbero i tuoi consigli?


I miei due rosa preferiti di sempre sono Innamorarsi a New York di Melissa Hill e La compagna di scuola di Madeleine Wickham/Sophie Kinsella, di cui vi avevo parlato qui.


Per chi preferisce un’autrice italiana, consiglierei di buttarsi sul suspense romance, o con la serie della ghostwriter di Alice Basso o con quella delle Miss Marple del Giambellino di Rosa Teruzzi.




Ecco un po’ di miei pareri sul mondo romance! Quali sono i vostri?

Mi piacerebbe proprio sapere che cosa ne pensate, dal momento che ho toccato anche qualche tema di dibattito. Sentitevi pure liberi di dirmi la vostra… e buon San Valentino!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 9 febbraio 2023

EDIPO A COLONO

 Gli eroi di Sofocle #6




Cari lettori,

benvenuti all’ultimo post del nostro percorso per la rubrica “L’angolo della poesia”, dedicato agli eroi di Sofocle!


Prima di addentrarci un po’ di più in questa “ultima puntata”, vi lascio un riepilogo degli episodi precedenti:


1) Elettra (inserita in un progetto precedente);

2) Aiace (settembre);

3) Trachinie (ottobre);

4) Filottete (novembre);

5) Antigone (dicembre);

6) Edipo Re (gennaio)


Oggi concludiamo questo nostro percorso con Edipo a Colono, una tragedia nettamente meno famosa dei capolavori del drammaturgo Antigone ed Edipo Re, ma che di queste due opere famosissime costituisce proprio un collegamento.

Vediamola meglio insieme!



Un uomo che ha perso tutto


La tragedia ha luogo sulle porte di Atene. Edipo, dopo aver fatto la terribile scoperta che gli ha rivelato che tutta la sua vita è un inganno, si è accecato per la disperazione ed ha chiesto di essere allontanato dalla città.


In un primo momento, egli non è stato accontentato: il fratello di Giocasta, Creonte, temeva che allontanare un uomo infermo significasse altri guai per la città di Tebe. In seguito, però, sono stati gli stessi figli maschi di Edipo, Eteocle e Polinice, ambiziosi e già in lotta per il predominio della città, a scacciare l’anziano padre.


Ad Edipo non è rimasta altra scelta se non quella di andare via da Tebe insieme alla figlia Antigone, una giovane donna da tutti ritenuta virtuosa ed amorevole. La ragazza, che già in questa tragedia mostra la sua determinazione ed il suo amore per la famiglia, due punti di forza che poi saranno all’origine del suo dramma personale, non si è fatta problemi a fare “da occhi” per il padre cieco, a mendicare per i boschi cercando sostentamento, ad accompagnare il genitore fino alle porte di una città dove non si sa ancora se sarà accolto.


Non appena Edipo ed Antigone arrivano a Colono, sulle porte di Atene, dal coro, costituito da anziani della città, si stacca un corifeo, che lo invita a non oltrepassare la zona senza il permesso del re, perché essa è sacra alle Eumenidi (letteralmente “le benevole”, è il soprannome con il quale sono state ribattezzate le Erinni, le furie vendicatrici della famiglia).


Edipo, nel sentire questa notizia, si blocca, terrorizzato da due minacce differenti. La prima è la paura di offendere il re Teseo commettendo un atto empio e di non ottenere così la grazia che egli cerca e desidera. La seconda, ancora più terribile, è quella di risvegliare la collera delle Eumenidi/Erinni: esse sono le vendicatrici della famiglia, e lui, anche se suo malgrado, è pur sempre un parricida.


Mentre Edipo ed Antigone attendono l’arrivo di Teseo, un nuovo personaggio entra in scena, con notizie tutt’altro che rassicuranti: Ismene, la sorella di Antigone.

Ella era rimasta a Tebe sotto la custodia di Creonte, ma è riuscita a sfuggirgli per poter portare a padre e sorella una terribile ambasciata: Eteocle e Polinice, da tempo rivali, si sono dichiarati ufficialmente guerra. Essi erano d’accordo per governare la città un anno a turno, ma alla fine del suo primo anno Eteocle si è rifiutato di cedere il trono a Polinice, il quale non ha perso tempo in trattative e sta già preparando un esercito per marciare contro il fratello.


Sono gli eventi immediatamente precedenti ai Sette contro Tebe, la celeberrima tragedia di Eschilo, e ad Antigone: eventi che vengono accolti con grande dolore da Edipo, al quale sembra che la maledizione della sua famiglia sia destinata a non avere mai fine.



Un corpo conteso


Quando Teseo, ex eroe del Labirinto contro il Minotauro e ora Re di Atene, entra in scena, il lettore/spettatore si aspetterebbe la più classica delle richieste di ospitalità che tanto sono frequenti non solo all’interno di opere teatrali greche, ma anche nei poemi. C’è, però, un inatteso colpo di scena: ad Edipo non interessa entrare in Atene. Egli si accontenterebbe di restare fuori dalla città, continuando a vivere di espedienti, senza che nessuno lo cacci. Quel che gli preme davvero è che, una volta morto, egli venga seppellito lì, in città.


Quando Teseo gli chiede perché per lui sia così importante la sepoltura ad Atene, al punto da rinunciare a tutto quello che potrebbe rendere dignitosi i suoi ultimi anni di vita, Edipo fa riferimento a dei vaticini di Apollo: l’Oracolo, infatti, gli ha predetto che presto o tardi Atene e Tebe entreranno in guerra, e che i favori degli dei andranno alla città dove sarà stato seppellito il suo corpo.


Teseo, udendo questi vaticini, rassicura subito Edipo, dicendo che verrà accontentato. Proprio in quel momento, però, irrompe alle porte della città Creonte con il suo esercito, che ordina ad Edipo di consegnarsi a lui, minacciandolo persino di rapire le sue stesse figlie.


Questo è, a mio parere, il cuore della tragedia. Certo, ad una prima lettura l’impulso è quello di catalogare subito Creonte come il villain che si rivelerà poi in Antigone: imputato innocente in Edipo Re, egli si mostra sempre più assetato di potere, fino a pagare la propria ambizione e ferocia con il prezzo più alto (i suicidi della moglie e del figlio). Teseo, d’altra parte, non ci mette poi molto a calarsi nuovamente nei panni dell’eroe (ogni volta che gli conviene…) ed a scagliare il suo esercito contro Creonte per salvare le due fanciulle in difficoltà.


Purtroppo io credo che la vera tragedia qui sia un’altra, al di là delle schermaglie di guerra che sembrano poco più che spacconate: un uomo che è stato maledetto da un destino orribile, che è caduto in disgrazia, che nessuno voleva più, che è stato costretto a camminare per i boschi sostenuto dalla figlia… all’improvviso diventa un oggetto di contesa primaria, manco fosse fatto d’oro, perché il luogo in cui verrà sepolto sarà quello della vittoria in una guerra che al momento nemmeno esiste. È come se Sofocle ci volesse dire: quanto è misera la commedia umana! Quanto sono sciocchi i potenti a disputarsi la sorte di un povero vecchio… per un briciolo di potere in più!



La risoluzione della tragedia


L’impressione che ha il lettore/spettatore è che Edipo, dopo una giovinezza sfolgorante (infanzia dorata a Corinto, peregrinazioni in giro per la Grecia in cerca di fama, risoluzione dell’enigma della Sfinge, salita al trono di Tebe), sia troppo provato dalle amarezze che la vita gli ha riservato in età matura.


Ce ne sarebbe per far impazzire chiunque: la scoperta di essere un parricida e di aver sposato la sua stessa madre, la cacciata dalla città da parte dei suoi stessi figli, il rischio che hanno corso più volte le sue figlie (le uniche ad essergli rimaste accanto).


Forse il momento più amaro della tragedia è l’incontro con Polinice, che, “pentitosi” di aver cacciato il padre, lo raggiunge, al solo scopo di avere la sua intercessione con Eteocle, o, almeno, la sua benedizione prima di andare in guerra contro di lui. Edipo lo caccia con rabbia, perché comprende che, ancora una volta, non è l’affetto a muovere il figlio, bensì l’interesse. Polinice reagisce molto drammaticamente, facendo comprendere alle sorelle che la prossima volta lo rivedranno morto (cosa che in effetti avverrà).


Edipo, solo e sconfortato, tormentato dalla sensazione di essere ormai solo un oggetto conteso e non più una persona, è in un impasse che, come nella tradizione della tragedia, non può che essere risolto da un deus ex machina, un dio che decide di intervenire direttamente nelle questioni degli uomini.


È lo stesso Zeus a far tuonare il cielo ed a richiamare a sé Edipo in un luogo isolato fuori Atene. Edipo si fa accompagnare da Teseo, il suo ultimo difensore, e dalle sue figlie, ma solo fino ad un certo punto, affinché non assistano alla sua fine.


Dopodiché… sparisce nel nulla, e nessuno ha più notizie di lui. Così si conclude il destino di Edipo, da eroe dell’antichità a più infelice tra gli uomini.



Gli eroi di Sofocle


Siamo giunti alla conclusione di questo percorso, ed abbiamo conosciuto gli eroi sofoclei: Elettra, Aiace, Eracle, Filottete, Antigone, Edipo.


Nessuno di questi personaggi è esemplare, a mio parere. C’è chi resta legato al passato e ad alcuni esponenti della famiglia che non ci sono più, senza apprezzare né riconoscere il valore di chi c’è ancora, come Elettra ed Antigone. Chi per orgoglio mette a rischio la sua stessa vita e sceglie un’esistenza miserabile, come Filottete, e chi per una singola macchia sulla sua reputazione pone fine ad una vita piena di soddisfazioni pubbliche e gioie intime, come Aiace. Ci sono eroi al tramonto, come Eracle, ed alcuni il cui destino è segnato da errori inconsapevoli, come Edipo, che porta con sé nella disgrazia anche i suoi figli, soprattutto Antigone.


Nessun eroe dell’antichità greca è davvero senza macchia: i personaggi impeccabili, tra santi e martiri, arriveranno con la cristianità ed il Medioevo. La letteratura ed il teatro greco avevano ben altro scopo: non forniva esempi da seguire, bensì personaggi nei quali difetti il pubblico si potesse rivedere.


Abbiamo già parlato del pianto che suscitava negli spettatori l’errore fatale o il gesto empio che commetteva l’eroe sulla scena, e della conseguente catarsi, ovvero la “purificazione” (in parole semplici, lo spettatore veniva dissuaso dal ripetere ciò che veniva portato in scena, dal parricidio alla ribellione contro l’autorità, dal tradimento degli ospiti e degli amici al mancato rispetto degli dei).


Questo è comune a tutti i tre grandi tragediografi, Eschilo, Sofocle ed Euripide, ed anche a tutti i loro imitatori che ci sono pervenuti in modo più frammentario.


Io credo che però, quando parliamo/scriviamo di Sofocle, sia necessario soffermarsi sui suoi protagonisti per un importante motivo.


Il mondo di Eschilo è l’unico che dobbiamo ancora affrontare insieme (magari in un prossimo progetto, chissà) ma è ancora molto arcaico: uomini di classe sociale meno abbienti e donne di ogni classe sociale sono destinati a restare al loro posto per sempre, persino gli uomini potenti sono schiacciati dalla volontà divina, gli orizzonti sono ancora piuttosto chiusi.


Nel progetto Le donne di Euripide di qualche anno fa (a questo link il post che riepiloga tutti gli altri) vi avevo parlato dell’evoluzione della figura femminile in pochi decenni, ma anche di dei che prendono persino ordini dagli umani (nel Reso), di divinità che proteggono chi ha compiuto qualcosa di empio (Medea), di tragedie “a lieto fine” perché l’eroe comprende i suoi errori e, pur pagando, riesce ad aver salva la sua vita e quella dei suoi cari.


Com’è stato possibile un tale cambiamento? Ecco, io credo che il merito sia in buona parte di Sofocle e dei suoi eroi. Per la prima volta nella storia del teatro greco, i protagonisti che lui ha reso celeberrimi si autodeterminano, o almeno provano a farlo.


Donne che prendono il posto degli uomini vendicando chi è stato ucciso con l’inganno, ragazze che sfidano le leggi della città perché rispondono solo a quelle della famiglia, eroi che “si dimettono” dalla loro posizione perché riconoscono di essere indegni, vecchie glorie che inseguono un’ultima missione anche se sarebbe il momento di ritirarsi, soldati semplici che rispondono male ai loro superiori perché non trovano giusto subire un sopruso.


Abbiamo molto da imparare dagli eroi sofoclei, in materia di giustizia, di ribellione a sistemi normalizzati ma sbagliati, di coscienza di sé, di autodeterminazione contro chi ci vuole manipolare. Personalmente ho trovato questo percorso una riscoperta, anche se avevo già studiato in vari modi almeno la metà di queste opere. Tra riletture private di opere che hanno fatto parte dei miei studi e del mio lavoro, e gemme meno conosciute che sono riuscita ad affrontare per la prima volta, credo e spero che non dimenticherò facilmente questi sei mesi in compagnia di Sofocle.




Eccoci giunti alla fine!

Ringrazio moltissimo tutti voi lettori, sia chi ha voluto dirmi la sua che chi ha preferito rimanere silenzioso. Sono consapevole di aver proposto un percorso complicato, quindi vi ringrazio per l’attenzione e la pazienza nel leggermi.

Un nuovo progetto letterario è giunto a compimento ed ancora non sono sicura di che cosa potreste trovare su questi schermi da marzo in avanti. Dopo essermi dedicata molto ad opere di altri tempi ed a rispolverare i miei studi, prima con Dante ed ora con il teatro greco, non mi dispiacerebbe un percorso narrativo, qualcosa che possa essere a metà tra un progetto letterario ed una classica challenge di lettura.

Ho delle mezze idee (una rilettura che rimando da troppo? Una o due saghe che da tempo mi stuzzicano?), ma per ora non svelo, perché ci vorrei proprio meditarci su e poi c’è quella piccola cosa chiamata vita adulta con lavoro e vari imprevisti che insomma, ci mette sempre in difficoltà, o sbaglio?

Spero che con l’arrivo della primavera o giù di lì saprete tutto!

Nel frattempo attendo i vostri pareri su questo percorso nel mondo sofocleo!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)