lunedì 22 luglio 2024

THE ANTHOLOGY

 Viaggio alla scoperta della seconda parte del nuovo album di Taylor Swift




Cari lettori,

come promesso, ecco il secondo appuntamento con i nostri “Consigli musicali” dedicato a The tortured poets department, l’album di Taylor Swift uscito il 19 aprile!


Come già vi anticipavo, il disco è doppio: in un altro post vi ho raccontato la “parte bianca”, Ttpd vero e proprio. Oggi invece diamo un’occhiata alla “parte nera”, The anthology. L’altra volta vi ho detto che, se fossimo in Inside Out, al controllo di The tortured poets department ci sarebbe Rabbia al controllo; qui, invece, ho la sensazione che ci sarebbe più Tristezza.


Rispetto alla prima parte del disco l’introspezione si fa ancora più profonda (e ci vuole una straordinaria abilità, secondo me), la furia cede il passo alla malinconia, i riferimenti letterari e cinematografici – ed anche quelli alla discografia precedente dell’artista – si moltiplicano.


Per essere del tutto onesta, devo dire che i toni allegri non sono del tutto assenti in questo doppio album: ci sono The Alchemy e So high school, due canzoni spensierate sul ritrovare l’amore con le metafore del football e della scuola superiore americana, oppure Robin, dedicata al figlio del co-autore del disco, o Imgonnagetyouback che riporta alle sue atmosfere più allegre. Tuttavia mi sembrava di sacrificare dei testi davvero belli a favore di altri più gioiosi ma meno incisivi, e così… vi tocca il drammone, mi dispiace!



The Black Dog


Questa canzone riflette sulla rottura sentimentale da un punto di vista estremamente attuale: quello mediatico. Siamo tutti abituati a considerare Internet ed il cellulare un pezzo delle nostre vite, ormai, e così, anche quando qualcosa della nostra vita è finito (un amore, un’amicizia, un’esperienza in un determinato contesto) i social continueranno a riproporci quello che fa la persona che ci manca, ed anche il blocco è inutile, perché in qualche serata no accenderemo la localizzazione e andremo a cercarla. “The Black Dog” è un popolare pub di Londra, ma anche una metafora della depressione. Alla fine della canzone il protagonista si identifica con il “cane nero” e se ne va via triste con la coda tra le gambe, mentre la voce narrante accetta di essere parte di quelle vecchie abitudini che “muoiono urlando”.


Sono qualcuno con cui, fino ad eventi recenti,

hai condiviso i tuoi segreti e la tua localizzazione

che hai dimenticato di spegnere

e così ti sbircio mentre entri in qualche bar chiamato “Il cane nero”

e fai dei nuovi buchi nel mio cuore

che hai dimenticato di spegnere

e mi colpisce, perché proprio non capisco […]


Sei settimane che respiro aria pulita, mi manca ancora il fumo

stavi per caso prendendomi in giro con qualche gioco esoterico?

Ora voglio vendere la mia casa, bruciare tutti i miei vestiti,

ed affittare un prete che venga ad esorcizzare i miei demoni

anche se muoio urlando

e spero che tu lo senta


E spero che sia una serataccia lì a “Il cane nero”

quando qualcuno suona “The starting line” e tu salti su

ma lei è troppo giovane per conoscere questa canzone

che era intrecciata alla tragica fabbrica dei nostri sogni

perché, con la coda tra le gambe, te ne stai andando

non posso ancora crederci

perché le vecchie abitudini muoiono urlando


Link per l'ascolto



The Albatross



Questa è la mia canzone preferita della “parte nera” ed è una reinvenzione della “Ballata dell’antico marinaio”, poemetto di Coleridge, un’opera famosissima per la letteratura inglese. Il protagonista della storia è un marinaio che su consiglio di qualche malfidato uccide un Albatro perché tutti lo credono maledetto, e così facendo condanna la sua ciurma a diventare una banda di fantasmi. Qui l’Albatro è la donna amata dal protagonista, che solo oggetto di calunnie, e così, quando l’uomo stesso diventerà “persona non grata” (espressione in latino anche nella canzone) verrà a salvarlo. Credo comunque che ci sia anche l’influenza del concetto di Albatro creato da Baudelaire: il poeta, l’artista che è il re dell’azzurro, ma una volta a terra, tra le persone comuni, non sa camminare. A me questa canzone ricorda un po’ anche un bel brano italiano, “Il gabbiano” dei Negramaro (Link).


Gli uomini saggi una volta dicevano


“I venti selvaggi sono la morte della candela”

Una rosa, anche se chiamata con un altro nome, è uno scandalo

con le dovute cautele, lui stava lì

a colpire i messaggeri

loro hanno provato a metterlo in guardia da me

Attraverso il tuo cuore senza pensieri, solo il liquore ti benedice

lei è l’Albatro, è qui per distruggerti [...]


E quando il cielo fa piovere fuoco su di te

e tu sei “persona non gradita”

ti dirò che è successo anche a me, e che niente di questo importa


Gli uomini saggi una volta hanno letto delle fake news e ci hanno creduto

le iene hanno sollevato i loro colli

non avresti mai potuto concepirlo

stavi dormendo sonoramente quando ti hanno buttato giù dal letto

ed io ho provato a metterti in guardia da loro


Quindi ho attraversato il mio cuore senza pensieri

ho aperto le mie ali come un paracadute

sono l’Albatro, corro a salvarti

il diavolo che conosci ora sembra più un angelo

sono la vita che hai scelto, in questo terribile pericolo


Link per l'ascolto



Chloe or Sam or Sophia or Marcus


La continuazione ideale di “Cowboy like me”, tratta dal disco Evermore (Link), una canzone che questo brano richiama anche per sonorità. I due “truffatori” che si sono alleati credendosi superiori a tutti, e pensando che il loro amore sarebbe stato invincibile perché erano uguali, così furbi in mezzo a tanti ricchi da prendere in giro… alla fine hanno ceduto alla loro natura e si sono divisi. Altre persone si sono messe in mezzo, troppe cattiverie sono volate tra un litigio ed un altro, ed il costante trasformismo li ha fatti perdere. Verso la fine c’è anche un riferimento al color ruggine di Maroon (Link), una delle mie canzoni preferite dell'album Midnights.


Tu mi hai detto alcune cose che non riesco a non assorbire

mi hai trasformato in un’idea di qualche genere

tu avevi bisogno di me, ma avevi più bisogno delle droghe

ed io non potevo vederlo succedere

Mi sono trasformata in dee, antagoniste e pagliacce

ho cambiato piani ed amanti e vestiti e regole

tutto per superare la mia diserzione nei tuoi confronti

e tu lo hai soltanto guardato […]


Così se vendo il mio appartamento

e tu finisci per avere figli da una stellina di Internet

tutto ciò farà sì che il tuo ricordo sparisca da questa ruggine scarlatta

come se non fosse mai successo?

Potrebbe essere abbastanza fluttuare nella tua orbita,

potremmo guardare i nostri fantasmi come se fossero cavalli selvaggi?

Sarebbe più bello in teoria, ma non se lo forzi,

semplicemente non è successo


Così se vuoi infrangere il mio freddo cuore, dimmi che mi hai amato

e se vuoi strappare il mio mondo, di’ che lo rimpiangerai

perché io lo rimpiangerò sempre


Link per l'ascolto



How did it end?


Il brano è una “traccia 5”, che da sempre è considerata la più triste/profonda dei dischi di Taylor, e si riallaccia alla quinta traccia di The tortured poets department, So long London (Link). Racconta di come, appena dopo la fine di una relazione così importante che era sembrata tutto il mondo della protagonista, ci si ritrovi come spersi in un mondo improvvisamente ostile. Il finale fa il verso sia alla canzoncina infantile (“Tizio e Caia sono su un albero e si b-a-c-i-a-n-o”) che anche, forse, all’universo degli Hunger Games – ed in particolare alla canzone Are you coming to the tree? - per il quale Taylor, anni fa, ha scritto due canzoni.


Siamo stati ciechi di fronte a circostanze mai viste prima

abbiamo imparato i passi giusti di danze diverse

e siamo caduti vittime di sguardi di intrusi

perso il gioco di fortuna, dove sono le chance?

Presto gli altri correranno a casa dai loro mariti

compiaciuti perché sanno che possono fidarsi

poi febbrilmente chiameranno i loro cugini


Indovina chi abbiamo trovato tra i negozi

che camminava in circolo come se fosse persa?

Non hai sentito? È finito tutto!”

Un sussulto, e poi, come è finita?


Dillo una volta ancora con sentimento

Come il respiro interrotto dal tremito mortale

si spegneva, mentre l’anima se ne stava andando,

lo sgonfiarsi dei nostri sogni che mi lasciava vuota e barcollante

il mio amato fantasma e me

seduti su un albero

m-o-r-e-n-d-o


Link per l'ascolto



I hate it here


Questo è il brano per eccellenza dell’escapismo, della necessità di tutte le persone creative di rifugiarsi nel loro mondo ideale, fatto di hobbies e fantasie, di passioni e contatto con la natura. A volte l’eccessiva sensibilità fa sentire davvero diversi, e così la protagonista crea un mondo tutto suo, che la aiuta, pian piano, ad amare anche quello vero. Credo che chi mi conosce bene immaginerà perché questa canzone, anche ultimamente, mi è stata davvero di conforto.


Odio questo posto, quindi andrò

nelle valli lunari della mia mente

quando hanno trovato un pianeta migliore

dove solo le persone gentili sono sopravvissute

ho sognato di questo nel buio

quella notte che mi sono sentita come se stessi per morire

niente speranze delle cittadine e paure dei paeselli

sono qui per la maggior parte dell’anno perché odio questo posto


Sono sola ma me la cavo

sono amareggiata ma giuro che mi sento bene

conserverò tutto il mio romanticismo

per la mia vita interiore

e mi ci perderò di proposito

questo posto mi ha fatto sentire senza valore


I sogni lucidi sono come elettricità, la corrente mi vola attraverso,

e nelle mie fantasie, mi alzo al di sopra

e là nel mio mondo, finisco per amare anche questo


Link per l'ascolto



The prophecy


Non ci si aspetterebbe questa canzone da una delle donne più ricche e famose del mondo, però… Anche la protagonista di questa storia fa parte di una schiera di persone che hanno avuto molto, a volte anche moltissimo dalla vita, eppure è sempre mancato quel “qualcuno di speciale”. Oppure per un po’ è arrivato, ma poi tutto si è rivelato un’illusione. Il riferimento alla profezia è sicuramente letterario, considerati anche gli altri brani dell’Anthology, ma io non escluderei una sfumatura psicanalitica: bisogna stare attenti a non cadere nella cosiddetta profezia autoavverante, perché più si pensa “Sarò per sempre solo!”… più ci si sente davvero soli, anche quando non è così.


E sembro un bambino

mi sento come l’ultimissima goccia di inchiostro di una penna

una donna più saggia sta tranquilla

ma io ululo come un lupo alla luna

e sembro un po’ instabile

riunita con un gruppo intorno ad un tavolo di streghe

una donna più saggia ha fede

ma anche le statue si sbriciolano se sono create per aspettare


Ho così tanta paura di aver sigillato il mio destino

non c’è segno di anime gemelle

sono solo un foglio di carta in sfumature di grigio

che spende la sua ultima moneta in caso che qualcuno voglia dirmi

che andrà tutto bene


Per favore, sono in ginocchio, cambiate la profezia

non voglio soldi, voglio solo qualcuno che vuole la mia compagnia

lasciate che per una volta sia io

con chi devo parlare per chiedere se possono rifare la profezia?


Link per l'ascolto



Cassandra


Una versione contemporanea del mito di Cassandra, la principessa troiana che aveva avuto il dono della profezia ma era stata condannata da Apollo a non essere mai creduta. Le Cassandre oggi sono quelle donne intelligenti, in qualche modo più “sveglie” o più profonde, che prima di tutti, come in questo caso, smascherano gli ipocriti e i truffaldini, o comunque non cadono nel loro tranello. La comunità fa in fretta ad isolarle, tutta persa nell’adorazione del “dio” del momento. Quando però la verità viene fuori e si scopre che Cassandra era stata solo la prima vittima, sono tutti misteriosamente silenziosi.


Ero nella mia nuova casa a sistemare sogni ad occhi aperti

riparando la crepa lungo il muro

ma lascio stare e perdo il filo di quello che sto dicendo

perché è stato allora che ho ricevuto la telefonata


Quando la prima pietra è scagliata, tutti urlano

tra le strade c’è una ribellione

quando c’è il grido “Bruciate la stronza”, strillano,

quando la verità viene fuori, sono in silenzio


Quindi uccisero Cassandra per prima

perché temeva il peggio e provò a dirlo alla città

quindi hanno riempito la mia cella di serpenti,

rimpiango di aver detto “Ora mi credete?” […]


Loro sapevano, sapevano per tutto il tempo

che mi stava succedendo qualcosa

la famiglia, la pura avidità, i ritornelli cristiani

tutto non è contato niente

il sangue è spesso, ma mai quanto un pagamento

scommetto che non hanno mai sprecato una preghiera per la mia anima

puoi ricordarti le mie parole, io l’ho detto per prima

in un appello morente che nessuno ha ascoltato


Link per l'ascolto



Peter


Una lunga lettera di Wendy a Peter Pan, mai ritornato a prenderla. Questo brano è il dodicesimo di The anthology e non a caso, secondo me, si ricollega al dodicesimo di The tortured poets department, loml (Link). In entrambi i casi, la protagonista e voce narrante aspetta un uomo a cui è legata fin dall’adolescenza (se non dall’infanzia), uno che la idealizza e le vende sogni d’amore promettendo di tornare… ma senza alcuna intenzione di farlo. La presa di coscienza qui è raccontata con un linguaggio più fiabesco rispetto a loml, ma è comunque efficace.


E non confesserò che ti ho aspettato

ma ho lasciato bruciare la lampada

mentre gli uomini facevano una festa in maschera

speravo che saresti tornato

con i tuoi piedi a terra

e che mi avresti detto tutto quello che hai imparato

perché l’amore non è mai sprecato quando la prospettiva è guadagnata

ed hai detto che saresti venuto a prendermi, ma avevi 25 anni

e la vita a breve termine di quelle fantasie è spirata

persa nel capitolo della tua vita dedicato ai “bambini sperduti”


Perdonami Peter, per favore, sappi che ci ho provato

a tenere duro pensando ai giorni in cui eri mio

ma la donna che siede alla finestra ha spento la luce


Dicevi che saresti cresciuto, e poi mi saresti venuto a prendere

dicevi che saresti cresciuto, e poi mi saresti venuto a prendere

parole dalla bocca di bambini, promesse profonde come oceani

ma mai mantenute


Link per l'ascolto



The bolter


Una canzone di qualche anno fa, Champagne problems (Link), è ritenuta da noi fan una versione contemporanea di Piccole donne, ed in particolare del rapporto tra Jo e Laurie. In questo brano è facile rivedere quello che lei dice a lui quando rifiuta la sua proposta di matrimonio. Che fosse questo o no l’intento di Taylor, sicuramente ella ci ha ascoltato, perché The bolter è piuttosto chiaramente ispirata dalla figura di Amy, sempre in versione contemporanea. Una donna che ha subito il trauma di una caduta in un lago ghiacciato e che da allora, ogni volta che sta per iniziare una relazione, rivede lo stesso pericolo di vita e fugge. Così passa di salotto in salotto, continuando a cambiare ambiente (o continente, come Amy) e facendosi corteggiare dagli uomini dell’alta società. L’aggiunta di “And she realized” (e lei comprese) nell’ultimo ritornello fa pensare che finalmente la donna sia diventata consapevole del suo trauma. Che sia questo il momento in cui si presenta il suo “Laurie”, appena lasciato dalla “Jo” di Champagne problems? Conoscendo i miei polli, non mi stupirei affatto se spuntasse un seguito…


In ogni caso, la nostra protagonista è quasi annegata

a sei anni nell’acqua gelida, e posso confermarlo,

una bambina curiosa, sempre insultata

da tutti tranne che il suo papà,

con una faccia un po’ da strega,

splendidamente egoista, indifesa in modo affascinante,

molto divertente finché non riesci a conoscerla bene

allora lei corre come se fosse una gara…

alle sue spalle, i suoi compagni d’avventura ridevano

e la soprannominavano “la lepre”


è iniziata con un bacio, “Oh, dobbiamo smetterla di vederci così”

ma va a finire sempre con una corsa cittadina in macchina

fuori dal tracciato, in una sera,

poi lui la insulterà

lei vorrebbe che lui non fosse addolorato

ma nel momento in cui se ne stava andando

le è sembrato di respirare


Tutte le sue dannate vite le passarono davanti agli occhi

- e lei comprese -

che si sentiva proprio come quella volta che era caduta nel ghiaccio

e poi ne era uscita viva.


Link per l'ascolto



The manuscript


Una chiusura perfetta, un testamento spirituale. Credo che tutti coloro che hanno trovato una passione, se non una vera e propria ragione di vita, nella scrittura, capiranno all’istante la bellezza e l’importanza di questo brano.

Ancora una volta, tra professori che chiedono di scrivere quello che si conosce, anni che passano insieme agli spettacoli teatrali e manoscritti che non sono più solo dello scrittore, rivedo Jo di Piccole donne.


Lei pensò a come lui le aveva sempre detto che era così matura per la sua età

tutto era sembrato così onesto

ma non ne era più sicura


E gli anni passarono come scene di uno spettacolo

il professore le disse di “scrivere quello che conosceva”

perché guardarsi indietro poteva essere l’unico modo per andare avanti

poi gli attori vinsero i loro premi

e la lenta danza era allineata con le scintille

e le lacrime caddero in sintonia con il punteggio

ed alla fine, lei seppe a che cosa era servita l’agonia


L’unica cosa rimasta è il manoscritto

un ultimo ricordo del mio viaggio sulle vostre coste

ora, come allora, rileggo il manoscritto

ma la storia non è più mia


Link per l'ascolto



Siamo arrivati alla fine!

Personalmente, forse preferisco questa seconda parte alla prima, se non altro per i tanti riferimenti di cui ho cercato di parlarvi, e per la vicinanza di questo disco con Evermore, un album di fine 2020 che è la sua opera più letteraria ed alla quale io sono molto affezionata. Però anche la prima contiene dei brani davvero stupefacenti, e davvero non posso dire altro se non che per me… lei supera sempre se stessa.

Sarei curiosa di sentire un vostro parere, fatemi sapere!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 18 luglio 2024

LETTURE... SUL LAGO

 Due romanzi di Andrea Vitali e Rosa Teruzzi



Cari lettori,

per la nostra rubrica “Letture… a tema”, oggi, nel pieno mood vacanziero di luglio, facciamo un giretto sul lago!


Si tratta di una meta prediletta dei milanesi e dintorni come me per weekend, gite fuori porta e ponti. Come sapete, io frequento molto di più la rotta marittima e non sempre mi capita di andare, ma l’anno scorso ho fatto un giretto a Bellano, paese natio di uno dei due autori protagonisti di oggi, e la ricordo proprio come una bella giornata :-)


Oggi vi presento, per l’appunto, uno degli ultimi romanzi di Andrea Vitali, che come sempre racconta la sua Bellano di ieri e di oggi, e l’ultimissima disavventura della fiorista-detective Libera, nata dalla penna di Rosa Teruzzi, una protagonista che si divide tra l’amatissima Milano e Colico, il paese d’infanzia situato proprio sul lago.


Sono due romanzi che permettono un po’ di evasione ai lombardi – ma non solo – che sono ancora in città, e sono in formato abbastanza tascabile, quindi portabili per i vostri prossimi viaggi di luglio ed agosto!



Sua Eccellenza perde un pezzo, di Andrea Vitali


Bellano, anni ‘30. La città è, come tutta Italia, alle dipendenze del partito fascista, ma gli echi di guerra sono ben lontani. 

C’è, in particolare, un angolo bellanese dove si lavora in silenzio e nient’altro. Si tratta della panetteria gestita dai fratelli Venerando e Gualtiero Scaccola, tirati su con estrema severità dal padre ormai defunto, che portano avanti ogni giorno il loro lavoro con un’etica invidiabile. Se Venerando, però, sembra non avere problemi con questo stile di vita, Gualtiero inizia a porsi delle domande. Così, quando arriva una strana lettera da parte del sindacato dei panettieri a proposito di una gita da organizzare, egli si propone di fare una passeggiata fino in Comune per chiarire che sì, lui ed il fratello sono iscritti al partito, ma solo perché, per poter continuare a lavorare, non c’è altra scelta.


La passeggiata di Gualtiero ha due conseguenze. La prima è che l’uomo, che da anni non faceva che suddividersi tra casa al piano di sopra e bottega a quello di sotto, si ricorda che esiste un mondo fuori e finisce per fare la conoscenza di una simpatica cameriera, ragazza madre in difficoltà. La seconda è una sorta di effetto domino in Comune.


L’idea del sindacato dei panettieri di fare una gita a Bellano – gita che avrebbe dovuto venire organizzata dai fratelli Scaccola – diventa ben presto un affare municipale. Sindaco, giunta, messo comunale, in sinergia con i segretari di sezione del partito, vedono in questa giornata la possibilità concreta di riparare agli errori del passato. Già, perché ultimamente Bellano, tra tori senza corna di nome Benito che suscitano il terrore scappando dal recinto, equivoci generati da un imbranato portalettere, cerimonie per l’Epifania trasformatesi in momenti da cabaret e segretari di sezione mandati via a calci, non ha proprio dato lustro al partito.


Così i potenti del paese mobilitano tutti, dai negozianti agli insegnanti, per far sì che la gita dei panettieri con le loro signore sia indimenticabile. Addirittura si pensa di coinvolgere il Federale di Como, in modo da riabilitare definitivamente la fama di Bellano.


Per organizzare al meglio la sicurezza di un simile evento, viene coinvolta la locale caserma. Il maresciallo Maccadò e i suoi uomini, che tante – e stravaganti – ne hanno viste in questi ultimi anni bellanesi, sono così costretti a farsi carico anche di questa incombenza. Tra l’altro, ultimamente il maresciallo è preoccupato per il comportamento del carabiniere Beola, il più giovane ed inesperto di loro, che sembra avere una condotta poco conveniente con una signorina. Come già successo altre volte, al nostro protagonista toccherà risolvere sia l’inghippo pubblico che quello privato.



So di averlo già detto più di una volta, ma con Andrea Vitali è proprio il caso di dimenticare l’idea di romanzo storico come manierato, fatto di grandi gesti ed emozioni, un po’ polveroso. 


I personaggi della Bellano di cent’anni fa sono più che mai vivi e ci somigliano moltissimo: i commercianti che pensano al loro tran tran e non vogliono essere coinvolti in iniziative che non competono loro, le lungaggini burocratiche della pubblica amministrazione, i pettegolezzi che come in un telefono senza fili si amplificano e si distorcono, i personaggi che combinano un guaio dietro l’altro e poi vanno a riderne al bar, gli esponenti delle forze dell’ordine che la sera vorrebbero proprio stare a casa con le famiglie e vengono costretti ad uscire per la rogna – magari un po’ insignificante – di turno…


La sua commedia corale degli equivoci con qualche sfumatura di giallo è un genere ormai per lui consolidato e molto amato dai suoi lettori, ma in qualche modo egli riesce sempre a trovare un nuovo stratagemma, un nuovo assurdo sotterfugio che causa, come in un inevitabile effetto domino, tanti guai ai personaggi dei suoi romanzi.


Tra l’altro, egli non si è mai dichiarato politicamente impegnato – e io ho assistito a più di una presentazione, è difficile che si vada a parlare di temi caldi d’attualità o affini – ma devo dire che pochi autori riescono a mettere alla berlina il periodo del ventennio fascista come fa lui. Nei suoi romanzi i segretari di sezione fanno sempre delle fini imbarazzanti: niente di violento, solo dimissioni forzate dopo essersi messi in ridicolo davanti alla loro stessa comunità. L’impressione è che l’autore sia intimamente convinto che Bellano sia sempre stata antifascista, anche se con modalità inconsuete ed a volte del tutto involontarie.


Stavolta, per esempio, una massima autorità fascista, una personalità che chiunque conti a Bellano attende con impazienza, è in realtà più preoccupato dei capricci della moglie, della sua paura nel viaggiare e di far sistemare la sua dentiera vecchio stampo.


I “giallognoli” del commissario Maccadò e della sua squadra – come li definisce l’autore stesso – sono una garanzia per passare qualche ora di divertimento, leggero ma non superficiale. È un appuntamento a cui periodicamente torno volentieri!



La ballata dei padri infedeli, di Rosa Teruzzi


La fredda e piovosa estate del 2014 ha lasciato il posto ad un autunno certamente non caldo. Per Libera, però, c’è stato comunque il tempo per una vacanza.


È appena tornata dal suo soggiorno all’Isola d’Elba con Gabriele, il suo amore di sempre. La nascita della loro storia è stata osteggiata dal fatto che egli è stato il migliore amico del marito di Libera, ormai defunto da tempo, e che è tuttora il capo della figlia, Vittoria. Nonostante tanti impedimenti passati e presenti – Gabriele aspetta un figlio da una giovane collega con cui ha avuto una relazione – i due hanno deciso comunque di vivere il loro amore alla luce del sole e Libera si sente finalmente felice.


Ci sono, però, dei dubbi che la logorano. Innanzitutto, la corte del suo amico chef Furio non ha smesso di essere serrata: poco prima della partenza, ella si è vista recapitare un mazzo di rose rosse con la scritta Proviamoci!. Più diretto di così non avrebbe potuto essere…


Poi, Gabriele, commissario di polizia, è d’accordo con Vittoria nel pensare che Libera e la madre Iole non dovrebbero ficcare il naso in faccende investigative che non sono di loro competenza. La protagonista, però, ha visto la sua vita cambiare in pochi mesi: ha scoperto la verità sulla morte misteriosa della nonna Ribella, ha finalmente trovato gli assassini del marito, ha scoperto l’amicizia della giornalista Irene e del suo burbero capo, detto “Cagnaccio”… e fatica a rinunciare a tutto questo.


Iole, dal canto suo, è stranamente meno svagata del solito ed ultimamente sta indagando per delle motivazioni personali. È tornato in città da tempo Diego Capistrano, un suo vecchio amore, che potrebbe essere il padre di Libera. Il problema è che l’uomo si è reso protagonista di alcune rapine “alla Robin Hood” nei confronti di alcuni usurai, e trovarlo è come cercare di afferrare la nebbia.


A sorpresa, però, è proprio Capistrano a richiedere l’aiuto delle due “Miss Marple del Giambellino”, come vengono ormai soprannominate Libera e Iole. 


Nel palazzo di Milano dov’è nato e cresciuto c’è un suo “protetto”, un ragazzo adolescente molto sveglio ed in gamba, ma con una difficile situazione familiare. Il padre di origini nordafricane, Hamma, è scomparso nel nulla dopo essere entrato in un brutto giro di spaccio, ed alcuni indizi – comprese delle strisce di sangue nel luogo dov’è scomparso – farebbero pensare ad un omicidio. Non tutto, però, è come sembra.


Questa volta Libera e Iole devono agire con i piedi di piombo: non sono più di fronte a spose scappate dal marito, segreti di famiglia, poveracci che rubano per vendicarsi degli strozzini. Tutte cose con un’indubbia percentuale di rischio, ma meno difficili da gestire. In questo caso il pericolo è quello di pestare i piedi alla malavita vera e propria, ed il tutto per aiutare una persona che ha già precedenti penali e che potrebbe essere un loro stretto parente… oppure no. Insomma, è qualcosa che Gabriele vedrebbe come il fumo negli occhi, e forse per questo Libera è doppiamente prudente.


Come sempre, la casa sul lago a Colico, le passeggiate con la cagnolona Idra, le corse all’alba sul Naviglio si rivelano la chiave per schiarirsi le idee… ed avere illuminazioni impreviste e risolutive.



Esattamente come la serie di Vitali, anche quella di Rosa Teruzzi è per me un appuntamento fisso… e poi mi diverto a commentarla con la mia amica Francy, l’autrice del blog L’angolo di Ariel (se andate sul suo blog troverete di sicuro le sue recensioni a tutti i romanzi della serie, compreso questo).


Il mix di giallo e di romance, di amore per Milano ed evasione in mezzo alla natura, di risate e momenti più intensi è quello che ci ha conquistate di questa serie.


Sicuramente entrambe facciamo il tifo per lo chef Furio ed abbiamo la sgradevole sensazione che Gabriele nasconda qualcosa, ma a giudicare da questo romanzo, secondo me, le cose andranno ancora per le lunghe… Libera è stata innamorata del commissario troppo a lungo perché si dimentichi così in fretta di lui per un altro, anche se è un “altro” molto innamorato, simpatico, estroverso, che cucina per lei, la porta a ballare, manda rose rosse ed ha un fantastico cagnolone (no, non sono assolutamente di parte, come potete anche solo pensarlo?).


Con l’indagine questa volta si alza un po’ il tiro: come vedrete, Libera e le altre due donne della sua famiglia tireranno la corda fin troppo!


Un paio di colpi di scena alla fine del romanzo fanno intuire che la storia delle donne del Giambellino non si conclude certo qui! Che dire, questa è una nuova uscita di fine aprile… aspetteremo l’anno prossimo per sapere in quale altra avventura si cimenteranno!




Questo è il nostro “giro sul lago” di oggi… spero proprio che vi sia piaciuto!

Conoscete queste serie? Le avete lette? Che cosa ne pensate?

Fatemi un po’ sapere!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)