lunedì 20 luglio 2026

ALLA SCOPERTA DI "OSSI DI SEPPIA" #8

 In riva al mare




Cari lettori,

benvenuti all’appuntamento di luglio con “L’angolo della poesia” e la rilettura di Ossi di seppia di Eugenio Montale!


Il post di oggi è proprio ideale per questo mese estivo: continuiamo ad esplorare la sezione “Mediterraneo” e parliamo di mare… in tutte le sue sfumature!



Sezione “Mediterraneo”


Scendendo qualche volta


Questo componimento racconta un momento che anche per me è emozionante.

Chi non vive al mare, spesso associa ad esso l’estate. Se però si ha l’opportunità di viverlo anche in altri momenti dell’anno, si vive quell’istante bellissimo in cui non si pensa più alla stagione non proprio clemente ed al paesaggio che ci lasciamo alle spalle: si pensa solo al momento in cui si rivede il mare. E anche solo l’anticipazione è una festa.


Scendendo qualche volta

gli aridi greppi ormai

divisi dall’umoroso

Autunno che li gonfiava,

non m’era più in cuore la ruota

delle stagioni e il gocciare

del tempo inesorabile;

ma bene il presentimento

di te m’empiva l’anima,

sorpreso nell’ansimare

dell’aria, prima immota,

sulle rocce che orlavano il cammino.

Or, m’avvisavo, la pietra

voleva strapparsi, protesa

a un invisibile abbraccio;

la dura materia sentiva

il prossimo gorgo, e pulsava;

e i ciuffi delle avide canne

dicevano all’acque nascoste,

scrollando, un assentimento.

Tu vastità riscattavi

anche il patire dei sassi:

pel tuo tripudio era giusta

l’immobilità dei finiti.

Chinavo tra le petraie,

giungevano buffi salmastri

al cuore; era la tesa

del mare un giuoco di anella.

Con questa gioia precipita

dal chiuso vallotto alla spiaggia

la spersa pavoncella.



Ho sostato talvolta nelle grotte


Questa poesia è, in un certo senso, vicina a “Forse un giorno, andando per un’aria di vetro”. Il poeta e voce narrante si ferma in una delle grotte marittime tipiche del paesaggio ligure (nei percorsi di trekking tra un paese ed un altro si possono ancora ammirare). Lì egli ha come una visione, quella di una “città di vetro”, forse fatta d’aria. Purtroppo, però, il luogo ideale del poeta svanisce presto: i sassi, i rottami, le pietre, i rami divelti… tutto lo riporta ad una realtà tutt’altro che perfetta.


Ho sostato talvolta nelle grotte

che t’assecondano, vaste

o anguste, ombrose e amare.

Guardati dal fondo gli sbocchi

segnavano architetture

possenti campite di cielo.

Sorgevano dal tuo petto

rombante aerei templi,

guglie scoccanti luci:

una città di vetro dentro l’azzurro netto

via via si discopriva da ogni caduco velo

e il suo rombo non era che un susurro.

Nasceva dal fiotto la patria sognata.

Dal subbuglio emergeva l’evidenza.

L’esiliato rientrava nel paese incorrotto.

Così, padre, dal tuo disfrenamento

si afferma, chi ti guardi, una legge severa.

Ed è vano sfuggirla: mi condanna

s’io lo tento anche un ciottolo

róso sul mio cammino,

impietrato soffrire senza nome,

o l’informe rottame

che gittò fuor del corso la fiumara

del vivere in un fitto di ramure e di strame.

Nel destino che si prepara

c’è forse per me sosta,

niun’altra mai minaccia.

Questo ripete il flutto in sua furia incomposta,

e questo ridice il filo della bonaccia.



Giunge a volte, repente


Nelle liriche di questa sezione, il mare è visto da Montale come un padre.

E così, alcune volte, egli si sente come un figlio ribelle, in disaccordo con il genitore.

Un figlio finito, imperfetto, legato ad una vita terrena che spesso gli sta stretta, mentre il mare è immutabile, affascinante, perfetto.

Anche in questo caso non si può non notare un riferimento alla “natura matrigna” leopardiana: persino l’accogliente mare descritto da Montale, qualche volta, è indifferente alle pene dell’uomo.


Giunge a volte, repente,

un’ora che il tuo cuore disumano

ci spaura e dal nostro si divide.

Dalla mia la tua musica sconcorda,

allora, ed è nemico ogni tuo moto.

In me ripiego, vuoto

di forze, la tua voce pare sorda.

M’affisso nel pietrisco

che verso te digrada

fino alla ripa acclive che ti sovrasta,

franosa, gialla, solcata

da strosce d’acqua piovana.

Mia vita è questo secco pendio,

mezzo non fine, strada aperta a sbocchi

di rigagnoli, lento franamento.

È dessa, ancora, questa pianta

che nasce dalla devastazione

e in faccia ha i colpi del mare ed è sospesa

fra erratiche forze di venti.

Questo pezzo di suolo non erbato

s’è spaccato perché nascesse una margherita.

In lei tìtubo al mare che mi offende,

manca ancora il silenzio nella mia vita.

Guardo la terra che scintilla,

l’aria è tanto serena che s’oscura.

E questa che in me cresce

è forse la rancura

che ogni figliuolo, mare, ha per il padre.



Noi non sappiamo quale sortiremo


Osservando l’infinita distesa marittima, capita anche di chiedersi quale sarà il nostro futuro: da quello più prossimo a quello che speriamo sia molto, molto lontano.

Il poeta ipotizza un bivio tra radure idilliche e una caduta nel buio.

Andando avanti nella lettura del componimento, la sensazione che Montale si sia ispirato a Odisseo ed al suo amore disperato per il mare si fa tangibile.

Egli parla di terre straniere, di aver perso i ricordi, la memoria del sole (forse perché rinchiuso in una grotta?), della poesia (almeno finché qualcuno non canterà ed essa tornerà alla mente commossa). Anche il riferimento finale al “sale greco” lo fa pensare…


Noi non sappiamo quale sortiremo

domani, oscuro o lieto;

forse il nostro cammino

a non tócche radure ci addurrà

dove mormori l’eterna acqua di giovinezza;

o sarà forse un discendere

fino al vallo estremo,

nel buio, perso il ricordo del mattino.

Ancora terre straniere

forse ci accoglieranno: smarriremo

la memoria del sole, dalla mente

ci cadrà il tintinnare delle rime.

Oh la favola onde s’esprime

la nostra vita, repente

si cangerà nella cupa storia che non si racconta!

Pur di una cosa ci affidi,

padre, e questa è: che un poco del tuo dono

sia passato per sempre nelle sillabe

che rechiamo con noi, api ronzanti.

Lontani andremo e serberemo un’eco

della tua voce, come si ricorda

del sole l’erba grigia

nelle corti scurite, tra le case.

E un giorno queste parole senza rumore

che teco educammo nutrite

di stanchezze e di silenzi,

parranno a un fraterno cuore

sapide di sale greco.



Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale


Il poeta vorrebbe avere una vita semplice, essenziale, come quella dei ciottoli in riva al mare. Invece sente di condurre un’esistenza piena di tormenti, pensieri, quesiti, per risolvere i quali non è bastato nemmeno fare studi complessi.

Incredibilmente, è proprio la semplicità del mare che, se non risolve, almeno allontana alcune delle difficoltà.


Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale

siccome i ciottoli che tu volvi,

mangiati dalla salsedine;

scheggia fuori del tempo, testimone

di una volontà fredda che non passa.

Altro fui: uomo intento che riguarda

in sé, in altrui, il bollore

della vita fugace – uomo che tarda

all’atto, che nessuno, poi, distrugge.

Volli cercare il male

che tarla il mondo, la piccola stortura

d’una leva che arresta

l’ordegno univerale; e tutti vidi

gli eventi del minuto

come pronti a disgiungersi in un crollo.

Seguìto il solco d’un sentiero m’ebbi

l’opposto in cuore, col suo invito; e forse

m’occorreva il coltello che recide,

la mente che decide e si determina.

Altri libri occorrevano

a me, non la tua pagina rombante.

Ma nulla so rimpiangere: tu sciogli

ancora i gruppi interni col tuo canto.

Il tuo delirio sale agli astri ormai.




Ammetto che la lettura di questa sezione, Mediterraneo, è nuova per me (per questo amo ancora i miei studi: non si finisce mai di imparare) e mi sta commuovendo…

Credo che gli amanti del mare capiranno. Ma non solo.

Ditemi la vostra, se vi va!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 16 luglio 2026

ESTATE E RINASCITA

 Due romanzi di Lorenza Gentile




Cari lettori,

nuovo appuntamento con le nostre “Letture...per autori”!


Oggi vi porto con me nella lettura di due romanzi di un’autrice che avevo in TBR da praticamente un anno: Lorenza Gentile. Non la conoscevo, di fatto, fino all’estate scorsa, quando anche lei ha partecipato a “Parole al femminile”, una rassegna di presentazioni nel cortile della biblioteca di Varazze.


Non so se ricordate, ma l’anno scorso vi avevo parlato di tre dei sei romanzi di questa rassegna: quello di Francesca Pongiluppi a questo link, e la doppietta composta dai racconti di Susy Zappa e dal giallo di Cristina Rava in questo post.


Ecco, tra gli altri tre romanzi c’era proprio Tutto il bello che ci aspetta di Lorenza Gentile, che ho trovato in biblioteca e letto proprio il mese scorso, insieme a un altro suo libro, La felicità è una storia semplice.


E sebbene io, tanto per cambiare, abbia ancora un po’ di recensioni arretrate da smaltire, ho pensato di raccontarvi subito queste due storie, sia per l’ambientazione stagionale – proprio luglio in un caso, tarda primavera nell’altro – che mal si sarebbero adattate al post-feste, sia perché le ferie estive sono un momento di reset, e chissà che queste storie non tocchino qualcuno di voi.


Vi lascio alle recensioni!



Tutto il bello che ci aspetta


Il romanzo ha inizio a Milano, gli ultimi giorni di un giugno afoso, al ristorante “Nuvola”, specializzato in cucina al vapore asiatica. L’ambientazione dai colori pastello è accogliente, eppure gli avventori sono ben pochi.


È il ristorante di Selene, una giovane donna di 34 anni da tempo in crisi con la vita, soprattutto quella lavorativa. Dopo una laurea in Design che è riuscita a portare a termine con fatica – ella pensava di occuparsi di arte, ma si è ritrovata soprattutto a fare calcoli – e dei lavori da dipendente che l’hanno lasciata insoddisfatta e con una sensazione di sfruttamento, Selene ha investito tutto quello che aveva nel ristorante.


Il suo progetto iniziale era quello di creare una trattoria ispirata alla Puglia, regione dove ha passato le estati della sua adolescenza, con un unico grande tavolo a quadretti, pietanze rustiche e un omaggio alla sua tata, bravissima a cucinare. Ma un consulente che le è costato carissimo l’ha convinta che un simile progetto non sarebbe mai stato di successo nella Milano che pensa solo a lavoro, viaggi esotici ed efficienza. Così ora Selene si trova con un locale che non va, due dipendenti molto bravi e gentili che però dipendono da lei e meriterebbero un’occasione migliore, tanti debiti, un quasi scoperto in banca.


Anche una volta tornata a casa la situazione personale non va meglio: il suo piccolo appartamento non le appartiene davvero, i vicini sono sconosciuti, la famiglia (composta dai suoi genitori divorziati e sua sorella) è sparsa per il mondo e non sa niente dei suoi guai finanziari, non ci sono veri amici con cui ella possa essere se stessa.


Una sera, di fronte all’ennesima pizza surgelata, Selene, ascoltando il solito programma notturno alla radio, decide che l’ultimo momento in cui è stata felice è stato durante le sue estati pugliesi, nell’ashram induista dove il papà ex avvocato, cambiata completamente vita, si era rifugiato, portando con sé la moglie e le figlie. Erano state estati felici, in compagnia della tata Flora (che si occupava bambina a Milano e che aveva ritrovato lì) e degli amici dell’ashram. Almeno finché sua madre non si era stancata, sia di quella vita che del suo matrimonio, e Selene si era lentamente riabituata alla vita milanese, iniziando un nuovo capitolo della sua vita.


Selene, presa dal terribile dubbio di aver sbagliato tutto quindici anni prima, prende l’automobile e si mette a guidare verso la Puglia. Dopo un viaggio piuttosto disperato durato tutta la notte, arriva in vista del suo paese al mattino, ma proprio lì, la macchina decide di cedere. Ella viene soccorsa da un tuttofare di paese che le chiama un meccanico. In attesa che la macchina venga riparata, Selene reincontra la tata Flora e, dopo qualche giorno da lei, trova una stanza in affitto da un eccentrico signore di nome Antonio.


A Milano tutti le telefonano, dal suo chef al nuovo consulente che aveva ingaggiato prima di scappare via; ma Selene vuole tornare all’Ashram, ritrovare i suoi amici, capire se la felicità è ancora lì ad aspettarla…



Tutto il bello che ci aspetta è la storia di un indimenticabile luglio nel Salento. Selene, la protagonista, è una ragazza che si sente persa per un semplice motivo: per rincorrere il successo ha seguito tutti i pareri altrui, dimenticando però cosa piace a lei.


Confesso che ho aspettato un po’ prima di leggere questo libro perché l’anno scorso, ascoltando la presentazione, avevo qualche riserva.


Innanzitutto avevo paura di trovare i classici stereotipi sul Sud, soprattutto in estate: la “vita lenta” tanto esaltata sui social. Invece i personaggi che Selene trova in Puglia hanno una vita tutt’altro che idilliaca, e va bene così: non sentendosi più sola, ella comprende che ognuno, nella vita, si porta dietro piccoli e grandi fallimenti, proprio perché non siamo progetti mal riusciti, ma persone. 

A sorpresa, invece, ho trovato una certa quantità di nostalgia per le estati millennial: l’autrice ha solo un anno in più di me e nei ricordi di Selene ho ritrovato quelle abitudini lì, quelle musiche là, quei vestiti che… Insomma, le calde stagioni dei primi anni 2000.


Altra mia riserva era il tema dell’ashram e della religione induista: già di mio non sono proprio praticante della religione con cui sono nata, non credo che avrei molto apprezzato un romanzo molto religioso e/o sulla conversione. 

Ebbene, mi sono ricreduta anche su questo: gli occupanti dell’ashram considerano l’induismo semplicemente come una filosofia di vita alternativa. Tutti loro, come il padre di Selene, si sono sentiti esasperati dai loro lavori super performanti, dalla solitudine delle metropoli, dall’assenza di contatto con la natura. Una comunità nel cuore della Puglia è stata la soluzione ai loro problemi. Per scoprire se questa è ancora la scelta giusta per Selene, non resta che leggere…


Personalmente consiglio di leggere questa storia… proprio a luglio (o agosto, se preferite) vicino al mare, e vedrete che non vi deluderà!



La felicità è una storia semplice


In un freddo giorno di aprile a Londra, Vito Baiocchi, quarantasei anni, ha deciso di morire. Niente, nella sua vita, è andato come doveva. I genitori e il nonno sono morti sotto le macerie del terremoto di Gibellina, ed egli è cresciuto con una nonna che ha pensato fosse meglio portarlo a Milano per avere opportunità migliori, così le sue origini si sono perse.


Il suo grande amore, Patrizia, la sua fidanzata del liceo, lo ha lasciato senza motivo apparente, e, andando poi a studiare e a lavorare all’estero, egli ha perso i contatti anche con i suoi amici di gioventù. 

Egli è estremamente solo, fatta eccezione per l’iguana Calipso, che divide con lui l’appartamento e soffre pure di insufficienza respiratoria. E da qualche tempo ha perso il suo negozio dove lavorava come tecnico del computer e non riesce a trovare nient’altro.


Vito si è sistemato, vestito, sbarbato. Gli manca solo da fare quel passo nel vuoto. Ma in quel momento il telefono inizia a squillare in modo imperioso ed insistente, ed egli sa che una sola persona può essere così insistente anche al telefono: la nonna Elvira.


La donna ha deciso di tornare nella suo vecchio paese, a Gibellina, per trascorrere lì gli anni che le restano. A quanto pare, però, l’aereo è sconsigliato per motivi di salute. Così ha assoluto bisogno di qualcuno che, tra treni, traghetti e macchine a noleggio, parta con lei da Milano e attraversi l’Italia visitando Firenze, Roma, Assisi, Napoli… un vero e proprio viaggio on the road.


Ovviamente nonna Elvira ha pensato a Vito. Egli non sa che fare: con la testa è ancora al suo triste proposito. Ma, in fondo, affidando l’iguana alla donna delle pulizie, che c’è da perdere ormai?


È così che inizia lo stravagante viaggio di nonna e nipote. A Vito, tra il lavoro che bussa alla sua porta proprio quando si è deciso a partire per un po’ (un classico del precariato), l’incontro con discutibili personaggi, la nonna che lo tiene a stecchetto mentre lui vorrebbe almeno consolarsi con il cibo, qualche imprevista rimpatriata, ne capitano di tutti i colori. Però, pian piano, il dolore se ne va…



La felicità è una storia semplice è un libro precedente all’altro romanzo di cui vi ho parlato oggi, e forse per questo è un pochino più acerbo.


L’ho trovato un po’ più veloce, anche proprio a livello di lunghezza della storia, e in tutta onestà avrei tolto qualche scena in cui qualche animale fa una brutta fine (vi avviso, in caso siate sensibili a queste cose).


Però ho apprezzato il fatto che ci sia una forte ironia di fondo. Sarebbe stato troppo scontato far trascorrere al nostro Vito un viaggio meraviglioso che gli fa riscoprire la bellezza della vita. Invece no, in poco più di duecento pagine il nostro protagonista lotta con piccoli e grandi rovesci dell’esistenza, dalla burocrazia all’amore perduto, dalla dieta ai veri rimpianti. Però non è più fermo, e fa tutta la differenza del mondo.


Anche il personaggio di Elvira, secondo me, vi stupirà: anche lei si porta dietro un “pacchetto” difficile, ma lo svelerà con il tempo.


Forse, se non conoscete l’autrice, è meglio partire da Selene e dalla sua storia pugliese. 

Se però la apprezzate e volete conoscere una sua storia dal taglio più pungente, La felicità è una storia semplice è una buona scelta.




Che ne dite? Avete letto l’autrice?

Conoscete questi due romanzi?

Fatemi sapere che ne pensate!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 13 luglio 2026

BOOKTAG: FRUTTI D'ESTATE

 Romanzi... e frutta estiva




Cari lettori,

oggi, per i nostri “TAG… a tema libri”, ho pensato di proporvi un altro simpatico quiz a tema estate e libri.


Il mese scorso abbiamo giocato con la musica (a questo link); oggi parliamo di frutta estiva!


Mi sono divertita ad abbinare un libro ad ogni frutto di stagione. Ho cercato di scegliere romanzi che comunque consiglierei per questo periodo dell’anno, per il mare, per un viaggio, per un po’ di relax casalingo.


Spero che le mie scelte vi piacciano!



Anguria


Un romanzo che fa subito “estate”


La spiaggia segreta di Karen Swan è la storia di un’estate nel Nord Europa.


Bell, ragazza inglese, ha un passato difficile: ha già sepolto il suo giovanissimo fidanzato. Da qualche mese ha accettato un lavoro full time come tata e collaboratrice familiare per Hanna e Max Mogert, famiglia norvegese benestante con un figlio maggiore e due gemelle più piccole.


Sta per iniziare l’estate e la famiglia dei Mogert, come ogni anno, ha affittato un bungalow sui fiordi: la Norvegia, in estate, si riempie di questi piccoli villaggi vacanze tra promontori e calette. Per Bell si prospetta un’estate di lavoro, ma almeno in una bellissima location.


Peccato che Hanna, solitamente madre impeccabile e ottima psicoterapeuta, non sia più la stessa da qualche mese. Una telefonata ha cambiato la sua vita: il suo primo marito, in coma da tempo e ormai dato per morto (almeno dal punto di vista cerebrale), si è risvegliato. L’uomo è il padre naturale del primo dei suoi tre figli e vorrebbe recuperare il tempo perduto.


Per Bell è difficile tenere in piedi una situazione familiare già precaria e badare ai bambini in un contesto che non conosce. Per di più, ella incontra uno sconosciuto che la attrae…


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Melone


Due tipologie, due generi!


Dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher è sia giallo che commedia!


Alice è una ragazza che vive a Mestre e si è inventata un lavoro da content creator in versione comica. L’estate sonnolenta del paesello non è proprio la sua stagione preferita, ma ci pensano la zia Rosanna e le sue amiche a movimentarla con un mistero.


È sparito Luigino, arzillo novantenne di campagna che non avrebbe mai lasciato tutte sole le sue galline… a meno che non sia stato rapito. Non resta che chiedere un aiuto al commissario di Mestre, che però è troppo preso da altri casi più gravi e dalla nostalgia della sua Sicilia. Così Alice decide di provare ad indagare da sola…


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Ciliegie


Una serie in cui… un romanzo tira l’altro!


Tra giugno e inizio luglio vi ho parlato della Rose Hill Series di Elsie Silver, che mi è piaciuta molto. Wild Love è il primo romanzo della serie.


Ford Grant è un giovane imprenditore miliardario che, dopo molti anni di lavoro e successo nelle grandi città, ha deciso di tornare nella cittadina natale di Rose Hill e di aprire una casa discografica indipendente. Lì ritrova la pace di sempre e l’amicizia del suo vicino di casa West.


Due avvenimenti imprevisti, però, sconvolgono la sua ritrovata quiete.


Il primo è la scoperta di avere una figlia adolescente, Cora, avuta dalla sua fidanzata dell’Università. Il secondo è il ritorno in paese di Rosie Belmont, sorella di West, primo amore mai dimenticato di Ford. Rosie è rimasta senza lavoro ed accetta la proposta di collaborazione di Ford, ma i sentimenti ci metteranno lo zampino.


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Fragola


Una storia romantica con qualche scena d’azione


Nick Montecristo è un giovane ladro che è stato chiuso per mesi in un carcere di massima sicurezza. Grazie all’anziano e scaltro José Farias, che gli ha insegnato tutto quello che sa, egli è riuscito ad evadere in modo rocambolesco.


Così Nick, promosso da criminale comune a ladro gentiluomo di opere d’arte, ben presto si trova in Inghilterra dal suo primo committente, che gli chiede di ritrovare la “Bibbia Inglese”: una copia del First Folio di Shakespeare, con tutte le sue opere. La traccia da seguire è lungo il Lago di Como, presso la villa di un collezionista recentemente scomparso.


Una volta arrivato lì fingendosi un perito di libri antichi, Nick conosce Angelica, la figlia del milionario in questione, riconosciuta dall’uomo solo in punto di morte… e si trova invischiato in un complesso mistero familiare.


Amore e intrighi per L’amante perduta di Shakespeare di Felicia Kingsley!


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Pesca


Un romanzo che fa sognare


Maruzza Musumeci di Andrea Camilleri è a metà strada tra la favola e il retelling mitologico.


Siamo a Vigàta a fine 1800. Il contadino e muratore Gnazio Manisco, dopo tanti anni in America, torna a casa stanco nel corpo e nello spirito, con un grande odio per il mare che l’ha diviso dalla sua vera casa.


Egli riesce a comprare una lingua di terra su cui costruisce una casa; poi contatta la sensale di matrimoni e le chiede di aiutarlo a combinare un’unione. Alla fine la donna le presenta Maruzza Musumeci, una ragazza bella e gentile, ma piuttosto misteriosa.


Ella, insieme alla sua famiglia, nasconde un segreto: sono le ultime di una mitica stirpe di Sirene. E Grazio, l’anti-Odisseo che odia il mare, è il marito giusto per lei.


Gnazio e Maruzza vivranno una mitica storia tutta loro, nel cuore di quella che un tempo fu la Magna Grecia.


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Albicocca



Una storia dolce con una punta aspra


La gita in barchetta di Andrea Vitali è ambientata a Bellano negli anni ‘60.


Un ormai ex donnaiolo sta passando i suoi ultimi giorni da malato e da solitario nel bilocale in cui aveva il suo negozio da ciabattino. La responsabile dell’associazione delle Dame di carità ha messo gli occhi sull’appartamento e incarica una ragazza nuova del gruppo, Rita Cereda detta “la scionca” (zoppa), di assistere il malato nei suoi ultimi giorni.


Il piano riesce: prima di morire, l’uomo lascia la sua casa a Rita. La ragazza, però, ha un bisogno disperato di un appartamento: lei, la madre vedova e la sorella minore hanno appena ricevuto uno sfratto, e non si può contare sulla sorella maggiore, malmaritata ad un operaio ubriacone.


Così la famiglia Cereda si trasferisce nel negozio del ciabattino e apre una sartoria: l’inizio di una nuova vita?


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Prugna


Un libro, tante storie


La raccolta di storie Racconti al faro di Susy Zappa è ambientata in Bretagna ed ha come protagonisti Yannick, il guardiano del faro di Bartz, ed il fido cane Tom. Ogni sera egli si ritira nella sua stanza in cima al faro e legge le storie della sua terra: la leggenda del Santo Patrono, le imprese dei pescatori di merluzzo, le scorribande dei pirati, i personaggi storici che hanno dato lustro alla Bretagna… e tanto altro ancora.


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Macedonia con gelato


Un romanzo ambientato in cucina


Due corsi di cucina, uno thailandese e uno siciliano, entrambi finiti male. Un vice chef a Palermo e uno chef a Milano accomunati dalle stelle dei loro ristoranti e da una morte violenta. Un legal thriller che ha per protagonista un secondo piatto. Una gara per la miglior zuppa di pesce in una ben nota Casa di Ringhiera. La morte di un’addetta al catering con tante ombre nel suo passato. Un intreccio all’interno della Facoltà di Chimica, con gli spaghetti all’aglio cinese come chiave di soluzione del mistero.


Queste le storie raccontate nella raccolta Cucina in giallo!


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Spero di avervi proposto un TAG… per tutti i gusti!

Fatemi sapere se conoscete qualcuno di questi romanzi e che cosa ne pensate. Oppure ditemi come stanno procedendo le vostre letture estive e che cosa avete in TBR!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)