giovedì 7 maggio 2026

METAFISICA E METAFISICHE

 Un tour ufficiale della mostra a Palazzo Reale




Cari lettori,

come promesso, per i nostri “Consigli artistici”, dopo avervi parlato della mostra a Palazzo Reale dedicata ai Macchiaioli (che trovate a questo link), vi parlo di un’altra grande esposizione che è proprio accanto: Metafisica e metafisiche.


Per motivi logistici, anche se come al solito i post del blog sono un po’ distanziati, ho assistito a entrambe le mostre nella stessa giornata, e devo confessarvi che… mi sono piaciute entrambe, però hanno suscitato emozioni diverse tra di loro.


I Macchiaioli sono una mostra classica, che suscita emozioni più immediate. Il mare ispira libertà, la campagna fa pensare ad una dimensione di “vita lenta” ormai perduta, gli ideali del Risorgimento nascono e muoiono davanti ai nostri occhi, i ritratti hanno grande espressività.


Questa mostra invece tocca corde più intime dentro ciascuno di noi, lascia la sensazione di un’umanità in qualche modo connessa dall’amore per l’arte.


Non c’è un vero e proprio gruppo che ha creato un movimento di persone che lavoravano fianco a fianco, bensì qualche padre fondatore che però ha ispirato tanti artisti di differenti provenienze e generazioni.


Forse, per farvi capire meglio che cosa intendo, è meglio che vi racconti direttamente la mostra!



I capolavori di Giorgio De Chirico


L’ispiratore di questa mostra è Giorgio De Chirico, già protagonista anni fa di una mostra monografica a Palazzo Reale (che vi ho raccontato a questo link).

La prima grande sala dell’esposizione è dedicata interamente a lui, e ad alcune sue opere davvero rivoluzionarie, come quella che ha per protagonisti dei biscotti da colazione.



Mi hanno colpito molto anche queste “figure umane/manichini” molto classiche nella produzione dell’artista, rivestite interamente di templi, colonne ed altre strutture architettoniche dell’antichità. Non a caso stiamo parlando de I due archeologi.



Le muse inquietanti riprendono il concetto della figura umana/manichino, che si ritrova al centro di uno di quei paesaggi urbani desolati per i quali Giorgio De Chirico è diventato celebre. A proposito di quello che vi accennavo prima, dell’ispirazione artistica che si tramanda tra generazioni e addirittura attraversa i secoli, in quest’opera e in quella precedente c’è un perfetto connubio di classico e contemporaneo.



Anche la serie dei Bagni misteriosi, che ci porta in un paesaggio onirico a metà strada tra la città e il mare, sarà, come vedremo, d’ispirazione per molti artisti.



I grandi nomi del Novecento


Le sale immediatamente successive a quella introduttiva presentano le opere di altri maestri della Metafisica. Ci sono, per esempio, le Nature morte con mare di Filippo De Pisis, che rimandano alla dimensione marittima tramite alcuni oggetti essenziali: la finestra aperta su una spiaggia bigia, alcune conchiglie e una cartolina che fa pensare a giornate migliori, forse perdute.



Non potevano mancare i vasi e le bottiglie di Giorgio Morandi, anche lui già protagonista di una mostra monografica a Palazzo Reale circa due anni e mezzo fa (trovate la mia recensione a questo link).



Omaggi ai Bagni misteriosi e ai paesaggi di De Chirico, dicevamo. Ma anche a Botticelli, con questa Nascita di Venere davvero fuori dall’ordinario. Una figura mostruosa che emerge dall’acqua, senza che nessun vento benevolo soffi per lei e nessuna conchiglia la porti in riva al sicuro. Ad attendere le divinità, nel XX secolo, sembra esserci solo l’indifferenza.



L’epoca moderna viene omaggiata anche in quest’opera ispirata alla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. La città, contesa tra ben tre religioni fin dalla notte dei tempi, si staglia bianca e azzurra in mezzo ad un inquietante turbine di neri e grigi. Un luogo bellissimo e pieno di storia rovinato dalle guerre e dalla sete di potere degli uomini. Un’opera che, è inutile dirlo, di questi tempi è attualissima.



Tutt’altro tono ha quest’opera di Léonor Fini, pittrice protagonista di un’esposizione dell’anno scorso che, ahimé, mi sono persa. Queste Decorazioni di Natale rimandano ad un momento di festa ed all’intimità della casa, eppure trasmettono anche un senso di abbandono, proprio come tante opere di De Chirico e Morandi.



Tra i tanti nomi illustri c’è anche Salvador Dalì, che pone un rudere al centro di una scena di solitudine, resa ancora più inquietante da una sorta di mezzo busto femminile e ingentilita soltanto da qualche fiore rosa e da una stella azzurra.



Metafisiche” all’interno di altri movimenti artistici


Una grande sala della mostra, divisa in quattro angoli, mostra l’influenza del concetto di Metafisica su altri movimenti artistici più contemporanei. Questo dipinto di Andy Warhol, protagonista indiscusso della Pop art, riprende una delle famose piazze dipinte da De Chirico.



Anche gli artisti postmoderni, concettuali e simbolisti hanno in qualche modo omaggiato i grandi nomi del periodo metafisico. Da classicista mi piace particolarmente quest’opera composta da tante targhette. Alcune di esse ritraggono le silhouette di vasi greci. Altre, invece, riportano delle iscrizioni in latino. Mi colpisce particolarmente quell’Aëre perennius? Con tanto di punto interrogativo. È una chiara citazione ad un’ode del poeta latino Orazio, il quale afferma, con la sua poesia, di aver creato un monumento “più longevo del bronzo”. L’arte può davvero travalicare i secoli e durare di più delle opere materiali? L’artista lascia un punto di domanda come provocazione…




Di chi è questo paesaggio solitario, dominato da un cane quasi più grande delle case? Sono rimasta molto stupita nello scoprire che è un’opera di Dino Buzzati, lo scrittore. Già, è stato anche un artista figurativo… davvero non si finisce mai di imparare.



In quest’opera, le scatole e le bottiglie di Morandi sono diventate una scultura tridimensionale.



E che dire di questo studio di prospettiva, dove fa la sua comparsa non solo un paesaggio dechirichiano, ma anche mezzo busto di Italo Calvino? Per una studentessa di Lettere e affini, alcune parti di questa mostra sono sinceramente commoventi.



Metafisiche” e arti


La seconda parte dell’esposizione illustra, per 5/6 sale, i contatti tra il concetto artistico di Metafisica e arti diverse da quelle finora esplorate (la pittura e la scultura). Anche per questo motivo vi ripeto che questa mostra non è solo emozionante, ma anche istruttiva, in tanti modi differenti. Io personalmente non sapevo che la “Metafisica” avesse riscosso, e riscuota ancora, così tanto successo in campi differenti. Queste fotografie, per esempio, testimoniano un contatto con l’architettura.



La fotografia stessa è un’altra arte che viene coinvolta. Questa foto artistica, per esempio, inserisce all’interno di una composizione contemporanea alcuni elementi chiaramente ispirati alle opere di Giorgio Morandi.



Anche le scenografie di alcune opere teatrali piuttosto recenti si sono chiaramente ispirate ai celebri paesaggi di De Chirico.



E che dire del design? Purtroppo devo ammettere di essere mediamente poco interessata a quest’arte. Penso che un po’ di voi sappiano che ho una cara amica architetto, ma da quando la sua vita è in Inghilterra, io da sola ho perso la buona abitudine di accompagnarla a Milano per la Design Week. Però questa cabina ispirata ai Bagni misteriosi mi piace moltissimo!



Poi la moda, con questi servizi che non hanno davvero bisogno di spiegazioni…



...e il fumetto: anche Dylan Dog si perde tra gli orologi surrealisti di Dalì e i portici metafisici di De Chirico!




Potete visitare la mostra fino al 14 giugno!

Per me, proprio come vi avevo detto a proposito dei Macchiaioli, ne vale davvero la pena. Avete visitato questa mostra, o altre di questi pittori novecenteschi?

Fatemi sapere se vi ho incuriosito!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 4 maggio 2026

ANNI '30 E ANNI '60... A BELLANO

 Due romanzi di Andrea Vitali




Cari lettori,

iniziamo maggio con un nuovo post per le nostre “Letture… per autori”, e lo scrittore odierno non è scelto a caso: Andrea Vitali.


Vi ho parlato tante volte dei suoi romanzi e, siccome ultimamente ho letto due sue uscite recenti, ho aspettato proprio questo periodo perché ho sentito che a breve inizierà su Rai 1 la fiction Una finestra vistalago, ispirata proprio al ciclo dei casi del Maresciallo Maccadò, il suo personaggio più longevo.


Tra i due romanzi di cui vi parlo oggi, uno fa parte proprio del ciclo del Maresciallo e, come tutti gli altri della serie, è ambientato negli anni ‘30. Un altro invece è, come si direbbe oggi, uno stand alone che racconta sempre la cittadina lacustre di Bellano, luogo natale dell’autore e sfondo di tutti i suoi romanzi, ma in un periodo successivo.


Vediamoli meglio insieme!



Un bello scherzo


Bellano, 5 marzo 1935. Accanto al molo di Bellano, dove approdano imbarcazioni di vario genere, c’è il notissimo Caffé dell’Imbarcadero: uno degli esercizi commerciali più conosciuti e frequentati del paese.


Eppure, quando le condizioni climatiche non sono ottimali, oppure quando il freddo e la sera calano presto sul paesino, capita persino a Gnazio Termoli, gestore del Caffè, di avere una giornata – ma soprattutto una serata – molto fiacca.


Quella sera ne è un esempio perfetto, al punto che il Termoli, dopo aver consumato a sua volta qualche bicchierino (perché va bene la noia, ma ci si dovrà pur scaldare in qualche modo) sta meditando persino una chiusura anticipata.


Quando però la luce cede il passo al buio, si verifica un attracco imprevisto: una motonave della Milizia, contenente ben tre uomini nerovestiti, dai modi spicci e dall’aspetto di qualcuno che è meglio non far arrabbiare.


Si sa che è meglio non mettersi a chiacchierare con certi soggetti, specie quando sono in azione, e così il Termoli attende impietrito che i tre uomini ritornino con il poveretto ricercato di turno. Quando però i tre diventano quattro, nessuno dei pochi bellanesi ancora in giro può credere ai suoi occhi.


Si tratta del maestro in pensione e giornalista Fiorentino Crispini, fervente iscritto al partito fascista, sempre pronto a scrivere e comporre di tutto, dai discorsi ai componimenti, per qualsivoglia occasione organizzata dal Comune o dal partito stesso. Un uomo sicuramente troppo solo, forse un po’ noioso da digerire per chi non ama le camicie nere, ma indubbiamente inoffensivo… e soprattutto sempre dalla parte di chi comanda. 

Cosa può essere successo?


Nel dubbio, Gnazio Termoli corre subito alla caserma dei Carabinieri poco distante, dove il Maresciallo Maccadò e i suoi (il brigadiere Mannu, l’appuntato Misfatti, il carabiniere Beola) si stanno preparando a fare il cambio tra turno di giorno e turno di notte. 

Il Maccadò la pensa come il gestore del bar: il Maestro Fiorentino Crispini è l’esatto opposto di un ribelle antifascista. Bisognerebbe fare luce sulla questione con un’indagine apposita.



L’autore ci riporta indietro a qualche mese prima, ad un inverno particolarmente noioso per il nostro maestro Crispini. Sul lago fa troppo freddo, la stagione degli eventi è rimandata alla prossima primavera e, a parte gli articoli giornalistici di routine, c’è ben poco che possa allietare le lunghe e buie serate dell’uomo, senza famiglia e visitato soltanto da una pragmatica donna delle pulizie.


Una pubblicità trovata quasi per caso, però, gli dà l’idea: un concorso di poesie dal tema nazionalistico. Peccato che tra i giurati che valuteranno gli elaborati ci sia anche il direttore del suo giornale. Come evitare l’imbarazzante possibilità che si parli di un conflitto di interessi?


Al maestro vengono due idee. La prima è quella di usare uno pseudonimo e di farsi aiutare nelle operazioni postali dal procaccia Fracacci. La seconda è quella di non utilizzare la sua scrittura, troppo riconoscibile, ma di chiedere un piacere ad un’impiegata del Comune dotata di una bellissima calligrafia.


Il maestro Crispini, però, non sospetta che, approfittando dell’ignavia del buon Procacci (che pensa più a mangiare e bere che al suo lavoro) e facendo leva sulle conoscenze che ruotano intorno all’impiegata, qualcuno che è stufo dei suoi continui discorsi in cui loda il Partito ne approfitterà per fargli… Un bello scherzo.



Ogni volta che prendo in prestito un romanzo del Maresciallo Maccadò – la biblioteca ne è fornitissima – so già che ci sarà un bel po’ da ridere, anche se talvolta amaramente.


Anche in questo caso le gag, gli equivoci ripetuti e i momenti buffi non mancano, ma il messaggio di sottofondo è tutt’altro che leggero. 

Il Maestro Crispini è, in un certo senso, una vittima trasversale del totalitarismo: ha aderito con entusiasmo ai suoi “ideali” soltanto perché è solo e, finiti anche i suoi anni di insegnamento, non sa più come rendersi utile. Il partito, per quanto composto da prepotenti seguiti per paura da una massa, gli dà l’idea di poter essere parte di un gruppo, ed è per questo motivo che, pur essendo un uomo intelligente e colto, egli chiude gli occhi sulle malefatte delle camicie nere e considera solo il lato che gli interessa: quello che gli permette di ritrovarsi al centro di eventi culturali e di vita comunitaria. 

Purtroppo questo è un perfetto esempio di come le dittature di ogni tipo abbiano raccolto i consensi anche di persone inaspettate, perché parlavano alla loro “pancia”. E il Maresciallo Maccadò, pur disprezzando le camicie nere e soprattutto i loro capi, è uno dei pochissimi a comprendere questa questione, ed è per questo che cerca di salvare il Maestro Crispini.


Certo è però che nemmeno stavolta la sezione del partito bellanese viene risparmiata da una sonora presa in giro: dopo aver liberato un toro senza corna di nome Benito, aver fatto una figuraccia alla manifestazione dell’Epifania, aver continuamente cambiato il segretario dopo una serie di scandali, aver perso la dentiera di un federale, aver assunto un latitante come avvocato per difendere uno dei loro, più varie ed eventuali, stavolta arrestano… il loro più fervente sostenitore.


E sono sicura che presto leggeremo di altre disavventure!



La gita in barchetta


La storia ha inizio a Bellano nel ‘63. Per Annibale Carretta, ciabattino, sono ormai gli ultimi anni di una vita abbastanza lunga ma non proprio di chiara fama.


Nonostante in gioventù egli abbia provato a costruirsi una credibilità sia ereditando l’esercizio paterno che creandosi una famiglia con moglie e figlio, per tutti è rimasto noto come “lo strusciatore di donne”, più interessato all’altro sesso che al lavoro.


La moglie è morta troppo presto di malattia dopo aver tentato per anni di lavorare per due, il figlio è lontano da tempo e rifiuta qualsivoglia eredità, Annibale è rimasto solo e malato, senza che nessuno si occupi di lui.


Egli ha un solo bene: i due locali di proprietà nei quali prima suo padre e poi lui hanno fatto casa e bottega. E proprio sui quei locali ha messo gli occhi la presidentessa dell’Associazione San Vincenzo: serve una nuova sede.


La donna recluta tra le file delle sue dame di carità, tutte troppo anziane o già molto impegnate con altre attività, una giovane donna, Rita Cereda, detta “La Scionca” perché oltre a non essere molto attraente è anche azzoppata.


Il patto tra le due donne è chiaro: Rita farà da badante ad Annibale, lo assisterà fino agli ultimi giorni della sua vita, percepirà un consistente (almeno per i suoi standard) assegno, e convincerà il moribondo a farsi intestare la casa. Casa che poi cederà all’Associazione San Vincenzo.


Ma Rita, che non ha avuto problemi ad accettare un incarico che nessuno voleva, ha un estremo bisogno non solo di lavorare, ma anche di una casa. È la figlia di mezzo delle tre sorelle Cereda, figlie di un’abile sarta rimasta presto vedova.


L’unica gioia della madre è la terzogenita, Vincenza, una ragazza che sta per prendere il diploma alle Scuole Magistrali ed è l’unica ad aver ereditato da lei una singolare bellezza. Rita, bruttina, zoppa e troppo provata dalla vita per sognare ancora, è relegata da tempo al ruolo di aiutante di casa, mentre con la primogenita, Lirina, mal maritata ad un operaio sempre ubriaco, i rapporti sono molto tesi.


Più che queste dinamiche non certo felici ma ormai consolidate, però, il vero problema è che la famiglia ha appena ricevuto un inatteso sfratto, ed ha bisogno al più presto di una sistemazione, non solo per alloggiare, ma anche per il nuovo laboratorio di sartoria.


Così, quando Annibale intesta a Rita la casa e poi esala l’ultimo respiro, la ragazza, molto più fedele alla sua acciaccata famiglia che alle dame di carità che l’hanno accolta per convenienza, si tiene i due locali di proprietà.


E da lì per la famiglia Cereda inizia una nuova vita, con una sartoria più bella e dei clienti inaspettati. Tra di essi c’è una donna che tutti conoscono per essere poverissima e per fare dei risparmi fino all’osso: non certo la persona che ci si aspetterebbe sulla porta di un negozio che confeziona vestiti.


Eppure, quel che in pochissimi sanno è che la donna ha messo via ogni centesimo, insieme al marito, per il loro unico orgoglio: il figlio, che, portatissimo per gli studi, è stato convinto dai professori a iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza. Ma pagare l’Università quando si è di così umili origini non è certo scontato.


Il gran giorno della Laurea si avvicina, e il completo da uomo preso con gli ultimi risparmi ha bisogno di un’aggiustatina. Ma tra il laureando e Vincenza nasce una timida amicizia, che entrambe le madri vedono di buon occhio…



Con La gita in barchetta non lasciamo Bellano, ma ci spostiamo più in là di un trentennio. Nuovi personaggi prendono il posto di quelli che abitano gli anni ‘30, e la storia raccontata non è più uno degli “pseudo-gialli” sui quali indaga il Maresciallo Maccadò, bensì una sorta di commedia di costume.


La famiglia Cereda è trattata da tutti come un gruppo di donne sconfitte che possono essere rigirate a proprio piacimento, ma proprio per questo motivo esse hanno imparato a difendersi quando serve ed a provvedere a se stesse. Anche i genitori del ragazzo “quasi avvocato” vengono giudicati soltanto per le apparenze, mentre hanno lavorato duramente per avere qualcosa che pochissimi altri bellanesi hanno: un professionista laureato in casa.


E poi i litigi tra assessora e presidente delle associazioni, il vecchio dongiovanni che come da copione muore solo, la figlia di belle speranze che viene tenuta un po’ troppo sotto la campana di vetro… una serie di storie e situazioni che ci fanno pensare che, anche se sono passati sessant’anni, il mondo non è poi tanto cambiato, o almeno l’Italia.


La lettura è nuovamente scorrevole e il tono brillante, però, rispetto ai casi del Maresciallo Maccadò, si insinua una malinconia maggiore. Ben venga, però, questo cambio di atmosfera: credo che l’autore voglia essere conosciuto per le sue opere in generale e non solo per quelle del Maresciallo, e forse è per quello che i suoi ultimi stand alone sono così diversi tra loro sia come epoca storica che come genere.

Solo Bellano resta una costante!




Che ne dite? Vi ho convinto a leggere qualcosa di Andrea Vitali?

Fatemi sapere che ne pensate!

Magari qualcuno di voi ha già letto qualcosa di questo prolifico autore… aspetto i vostri commenti!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 30 aprile 2026

I PREFERITI DI APRILE 2026

 Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese




Cari lettori,

con oggi concludiamo aprile!

È stato un mese particolare: l’ho inaugurato con qualche ultima ora di lavoro prima di prendere un treno al volo. La prima settimana, con le vacanze di Pasqua, è volata.


Il proseguimento è stato più ordinario, ma comunque intervallato da weekend primaverili piacevoli. Mi sono presa qualche momento più tranquillo, dal momento che, come mio solito, per maggio e per la prima decade di giugno ho molti programmi.


Vediamo insieme tutto quello che mi è piaciuto, dai libri ai film, dalla musica alla poesia alle foto delle vacanze!



Il libro del mese


Per la prima volta quest’anno, dopo una storia di formazione ambientata negli anni ‘70-’80, una lettura per bibliofili e una sorta di memoir dai toni thriller, per i nostri Preferiti del mese torniamo a parlare di gialli, e lo facciamo con una raccolta della Sellerio, Dodici mesi in giallo. Dodici bei racconti nati dalla penna di autori che sono passati più volte da questi schermi, più qualche novità interessante. Ognuno di essi è dedicato ad un mese dell’anno.


Alicia Giménez-Bartlett, la creatrice di Pedra Delicado, ormai da qualche tempo ci propone i raccolti delle sorelle poliziotte Marta e Berta Mirailles, ispettrici della Omicidi di Valencia. L’anno nuovo è appena cominciato e quale modo migliore per inaugurare gennaio, se non andando per saldi? Il divertimento (solo di una delle due, in verità) è interrotto però da un tragico evento: il ritrovamento di una commessa morta all’interno di uno stanzino dove c’erano soltanto dei quadri elettrici.


Febbraio ha come protagonista Domenico Cigno, il corpulento e solitario giornalista creato da Luca Mercadante. Disilluso nei confronti di San Valentino, con l’unica consolazione di una nuova rosticceria che prepara cuoppi di fritto speciali per “cuori spezzati”, egli dovrà scoprire, suo malgrado, che gli affetti più vicini possono fare molto più male al cuore di una semplice frequentazione femminile.


Le idi di marzo è il titolo del racconto di Alessandro Robecchi. Carlo Monterossi, l’autore televisivo pentito, reinventatosi investigatore anche grazie all’amico Oscar Falcone, continua ad interferire nelle indagini dei poliziotti Ghezzi e Carella. Il titolo suggerisce un attacco al potere, e il freddo marzo milanese dona un’atmosfera noir alla narrazione.


Viola, la poliziotta di Simona Tanzini, si occupa di pesci d’Aprile, rimpatriate tra vecchi compagni di classe e “semplici scherzi”. Oltre alle sue capacità investigative, ella sfrutta anche il suo particolare (e talvolta troppo impegnativo) dono della sinestesia, ovvero quello di vedere il colore delle persone.


A maggio c’è una new entry: l’ispettrice Pagani, protagonista creata da Serena Cappellozza. La donna, che vive a Venezia con il figlio e la madre, accompagna quest’ultima alla balera, e lì scopre la strana storia della morte di un anziano signore proprio nei bagni del locale, qualche settimana prima. La questione è stata derubricata come morte naturale per infarto, considerata anche la vedovanza recente, ma qualcosa sembra non tornare.


Iniziamo l’estate con Lorenzo Lamarca, il professore di Chimica di Santo Piazzese, che farebbe di tutto pur di ridurre al minimo gli impegni accademici di giugno, tra esami e tesi. E così si ritrova coinvolto in un giallo che gli dimostrerà che talvolta le regole della matematica vanno sovvertite, perché “cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto cambia”.


Le Notti magiche di Saverio Lamanna e Peppe Piccionello, la coppia inventata da Gaetano Savatteri, ci portano a San Vito Lo Capo in un luglio molto caldo. Anche l’ex giornalista (ora scrittore) ha a che fare con un incontro tra vecchi amici, ma ci sarà un’amara sorpresa: una ragazza che Saverio aveva frequentato in un’estate ormai lontana non è mai tornata a casa sua, al Nord, ma è morta proprio lì, in modo misterioso…


Andrej Longo ci propone invece un agosto campano. Antonio Acanfora, giovane poliziotto, sta vivendo un momento di crisi e, con grande costernazione della madre, fan del “posto fisso”, vorrebbe lasciare il corpo di polizia per occuparsi di barche. Ma, mentre si gode l’ultimo scampolo di ferie tra piccoli scafi da riparare e bagni al mare, il commissario Santagata gli chiede di andare al Nord per un “favore”.


Settembre è il mese del ripensamento, e nessuno “ripensa” di più in quel mese quanto un’insegnante in pensione, la suocera di Serena Martini. La nostra ex chimica d’azienda ed ex madre casalinga, protagonista dei romanzi di Samantha Bruzzone, ora si è messa in proprio, ma le indagini restano il suo secondo lavoro. E quando sotto il suo naso capita un odore troppo insolito, interpellare l’amica e ispettrice Corinna è inevitabile.


Il grigio e freddo ottobre anglosassone di Simon Mason ha inizio con un insolito interrogatorio tenuto da Ryan e Ray, due poliziotti molto diversi tra di loro. Parlando con il marito della loro superiore, essi rispolverano un “cold case” molto simile a quello di cui si stanno occupando ora, la morte di una ragazza dai capelli rossi.


A novembre torna la commedia, e torna la famiglia Malvaldi-Bruzzone, questa volta con il primo dei due autori e con il barrista Massimo Viviani, sempre accompagnato dai Vecchietti del BarLume. Le chiacchiere da bar sono più utili di quel che sembra, ed un caso si può risolvere anche giocando a briscola.


Infine Antonio Manzini, forse consapevole che il suo personaggio detesta le festività, fa saltare a Rocco Schiavone Dicembre e le sue atmosfere natalizie e ci riporta nuovamente a gennaio per il caso più lungo ed intricato di questa raccolta. Un caso in cui il “Colpo d’occhio” è fondamentale.



È sempre un piacere, per me, leggere questo tipo di raccolte, “tornare a casa” da personaggi che mi piacciono molto e scoprire nuovi giallisti della Sellerio. I miei racconti preferiti sono forse quelli estivi, dal momento che amo le atmosfere di questa stagione, ma li ho apprezzati tutti.


Proprio come l’antologia per bibliofili che vi avevo consigliato a febbraio, è un romanzo che si può leggere pian piano, un racconto per sera, anche intervallandolo ad altre letture più impegnative. Spero che vi piaccia!



Il film del mese


Venezia, 1716. La città, così come tante altre d’Italia in quel periodo, è piena di bambini abbandonati e orfani, ma l’istituzione più “prestigiosa”, si fa per dire, è l’Ospedale della Pietà, che accoglie orfane che studiano musica.


Ogni bambina e ragazza che è costretta ad abitare lì una volta era solo un fagottino al quale la madre ha appiccicato la metà di un santino: nel caso in cui si cambiasse idea e si rivolesse indietro la figlia, è necessario esibire l’altra metà.


Molto spesso, però, le figlie abbandonate restano tali e diventano musiciste o cantanti di talento. Le loro qualità sono la loro “dote”: l’Ospedale è frequentato regolarmente da uomini che non riescono a trovare una moglie con facilità (perché più volte vedovi, o anziani, o eroi mutilati di guerra) e letteralmente la comprano.


Fiore all’occhiello del luogo è Cecilia, una violinista molto dotata, che è già promessa sposa ad un ufficiale che però sta combattendo una guerra dopo l’altra e sembra non tornare mai.


Un giorno il direttore si rende conto che l’Ospedale sta affrontando una crisi dall’unico punto di vista che gli interessa, quello economico. La maggior parte dei nobili – nonché donatori regolari - del quartiere, infatti, si sta iniziando a rivolgere ad un’altra chiesa perché c’è un prete nuovo, che è anche un abile maestro di musica, mentre quello che c’è alla Pietà è ormai anziano e propone musiche già sentite e risentite. Il direttore, che si sente pian piano escludere dalla buona società, decide di richiamare a Venezia un parroco piuttosto conosciuto: Antonio Vivaldi.


Egli è un personaggio famoso per non essere proprio ligio alle indicazioni altrui, ma in questo caso non ha scelta: non è mai stato ricco e il suo male cronico ai polmoni gli è costato svariate cure. Così egli accetta di tornare alla Pietà.


Fin dalla prima prova gli è chiaro che Cecilia, molto portata ma anche modesta, sarà il suo primo violino. Giorno dopo giorno tra i due nasce un’amicizia vera, a quei tempi impensabile tra una giovane donna e un uomo maturo. Cecilia diventa sempre più brava e libera tutta la sua passione per la musica, mentre Vivaldi ritrova l’ispirazione che sembrava perduta.


Ma la fine della guerra incombe, il destino di moglie di Cecilia è sempre più vicino e l’orfanatrofio è una gabbia che imprigiona i destini di entrambi.



Primavera non è esattamente un classico film biografico su Antonio Vivaldi: la vera protagonista è Cecilia, una ragazza che non ha niente di veramente suo, a parte l’amore per la musica, però non si arrende mai e continua a scrivere i suoi propositi e desideri nel suo diario, composto da lettere per la madre che non l’ha mai voluta (o che, chissà, è morta prima di potersela riprendere).


È un film duro da guardare: inizia con una scena di terribile violenza sugli animali e, come potrete immaginare, prosegue con molti, troppi episodi di soprusi sulle donne.

E nemmeno tutti gli uomini se la cavano meglio: solo i potenti possono permettersi di decidere per se stessi e gli altri, mentre, per esempio, lo stesso Vivaldi è vittima di una consacrazione senza vocazione (che gli è stata imposta dai genitori a mo’ di ex voto perché non è morto da bambino), di una malattia che non lo abbandona mai e delle necessità economiche (non poter riscattare Cecilia sarà un suo rimpianto).


Una storia difficile ma interessante: uno spaccato dell’epoca e di che cosa c’è davvero dietro alla figura di un artista a cui noi oggi stenderemmo il tappeto rosso ovunque cammini.


Nonostante i momenti un po’ più difficili da guardare, a me comunque il film è piaciuto e ve lo consiglio!



La musica del mese


Ultimamente ho ascoltato spesso una cover a doppio pianoforte e voce (che potete trovare a questo link) di Go the distance, una delle canzoni più famose del film d’animazione Hercules. Ogni tanto c’è bisogno di tornare un po’ bambine…


Ho sognato spesso un luogo lontano

dove il benvenuto riservato a un eroe mi avrebbe aspettato

dove la folla mi avrebbe applaudito vedendo il mio volto

e una voce continua a dirmi che è lì che devo essere


Sarò lì un giorno, posso percorrere quella distanza

troverò la mia strada, se posso essere forte

so che ogni miglio ne varrà la pena

e quando completerò il mio percorso

so che sarò proprio nel posto giusto per me…



La poesia del mese


Per il mese di aprile ho pensato di proporre anche a voi un componimento di C.Albaut, Profumi di vento, che abbiamo letto a scuola per studiare il testo poetico. Tra primavera, vento e mare, mi è sembrata una bella fotografia di queste settimane!


Il vento carezza i campi in fiore:

trasporta profumi di ogni colore.

Il vento corre dentro il bosco:

mi porta aromi che non conosco.

Il vento soffia sulla collina:

odore di fieno e rosa canina.

Il vento gioca con le onde del mare

ed il salmastro mi fa respirare.



Le fotografie del mese


Non ho fatto in tempo a inserirlo negli scorsi Preferiti, ma l’ultimo weekend di marzo ho assistito alla presentazione di un libro, La prima regina di Alessandra Selmi, in una location insolita e molto cara a noi cernuschesi: il giardino di Villa Alari, che è stato riaperto recentemente al pubblico!



Nel cortile del Comune e della biblioteca è arrivata la primavera! Il tempo è stato ballerino, come ogni aprile che si rispetti, ma nelle giornate di bel tempo ho fatto tutte le passeggiate che ho potuto e scattato tante foto!



Il cuore della prima metà di aprile sono state le vacanze di Pasqua in famiglia a Varazze. Siamo stati molto fortunati con il meteo (per nostra fortuna, il maltempo è arrivato dopo) e la mattina del Venerdì Santo abbiamo fatto una bella camminata fino a Celle, approfittando anche del giorno di mercato. 

Penso che questo scatto dica tutto del mood marittimo/vacanziero!



Per due mattine ci siamo goduti anche la prima spiaggia. Niente bagno però, l’acqua è ancora un blocco di ghiaccio!



Abbiamo passato una bella Pasqua tra famiglia e amici, con una tavolata quasi tutta ligure… ad eccezione di questa ottima pastiera!



In generale, questo aprile è stato un mese in cui ho mangiato fin troppo, tra vacanze di Pasqua, aperitivi, cene e vari inviti tra amici e famiglia. Una delle serate più belle è stata quella con la mia amica Luana, tornata per qualche giorno dall'Inghilterra!




Ecco il mio aprile in breve! 

Non vi nascondo che maggio mi preoccupa un po', perché è uno dei mesi più impegnativi per me... ma vedremo giorno per giorno! 

Raccontatemi come state, se vi va, e che cosa vi è piaciuto di più in questo periodo! 

Grazie per la lettura, ci rileggiamo in maggio :-)