Sophie Kinsella ed Elle Kennedy... per la Giornata Internazionale della Donna
Cari lettori,
siamo in zona 8 marzo e, per le nostre “Letture… a tema”, non possono mancare i consigli per la Giornata Internazionale della Donna!
Oggi ho pensato di proporvi due romanzi.
Il primo mi è molto caro: si tratta di uno dei miei preferiti di Sophie Kinsella, autrice recentemente scomparsa. Ammetto che la notizia della sua morte mi ha davvero scosso – speravo che la sua battaglia con il cancro fosse ormai vinta – e, pochi giorni dopo, mi sono ritrovata tra le mani questo suo libro alle bancarelle dell’usato. Mi è venuto in mente che, avendolo letto moltissimo tempo fa, non ne avevo mai parlato sul blog, così me lo sono portato a casa e l’ho riletto.
Il secondo è invece un titolo molto chiacchierato dell’autrice Elle Kennedy: le tematiche proposte mi sono sembrate in linea con la giornata dell’8 marzo.
Vi lascio alle recensioni!
Ti ricordi di me?, di Sophie Kinsella
A venticinque anni, non c’è quasi niente che funzioni nella vita di Lexi Smart.
La sua storia familiare è piuttosto complicata, segnata dalla costante assenza del padre, che entrava e usciva a convenienza sia dalla sua vita che da quella di sua madre e di sua sorella. Da pochi giorni, però, l’uomo è venuto a mancare, e così Lexi si trova in mezzo ad una strada, dopo una serataccia in un bar qualunque in zona Londra, a sentirsi improvvisamente responsabile, sia per una madre svampita e troppo dedita ai suoi cani, sia per una sorella ancora piccola per affrontare un lutto.
Se solo non fosse l’ultima ruota del carro alla Deller Carpets, l’azienda in cui lavora.
Se solo le sue amiche e colleghe, Fiona, Debs e Carolyn, si rendessero conto che lei non ha niente da festeggiare, perché a differenza loro non ha ricevuto alcun bonus dalla dirigenza e il giorno dopo la attende un funerale.
Se solo non fosse stata piantata in asso dal suo pseudo-fidanzato, un tipo talmente scialbo da essere definito da tutti “Dave lo Sfigato”.
Se solo lo specchio le restituisse un’immagine migliore, invece di quei capelli crespi, di quei denti fuori posto, di quei vestiti a poco prezzo…
Prima di rendersene conto, Lexi, alla disperata ricerca di un taxi, scivola su uno scalino bagnato. Poi il buio.
Lexi si risveglia in una confortevole stanza d’ospedale, nel reparto solventi, con un’infermiera premurosa che le serve il the. Eppure non potrebbe permettersi di pagarsi privatamente le sue spese sanitarie. E questa non è l'unica nota stonata.
Tutti, intorno a lei, sostengono che ella abbia 28 anni, non 25. E che abbia fatto un incidente guidando una Mercedes... di sua proprietà.
Quel che è semplice da capire è che al vecchio trauma del taxi e dello scalino bagnato si è sommato quello nuovo dell’incidente in auto, e così Lexi, almeno per il momento, ha perduto tre anni di ricordi.
Molto più complicato è, quindi, comprendere tutto quello che è successo nel frattempo, e soprattutto perché.
Lexi si guarda allo specchio e non si riconosce: l’acconciatura è perfetta, il fisico è quello di una donna abituata a diete e palestra, i denti sono sistemati, gli abiti firmati. E nella sua borsa ci sono un badge da “Direttore del reparto pavimentazioni” alla Deller Carpets e… una fede. Già, perché Lexi è sposata. Con Eric, un imprenditore edile di successo, un uomo molto bello e ricco che tre anni prima non l’avrebbe nemmeno degnata di uno sguardo.
Sul momento, Lexi, nonostante la botta in testa e lo sconvolgimento, è euforica. Le sembra di aver fatto una semplice dormita e di essersi svegliata all’interno di una vita perfetta, proprio come l’ha sempre desiderata. Così, quando i medici le propongono di tornare sia a vivere con Eric che in azienda, per poter agevolare il ritorno della sua memoria episodica, ella accetta.
I primi tempi sono una continua scoperta. Ben presto, però, arriva anche qualche brutta sorpresa.
Sua madre è sempre più alienata e parla con i cani invece che rispondere alle sue spinose domande. La sorellina, da bambina con il cerchietto innamorata del suo pony, è diventata un’adolescente che risponde male, rubacchia nei negozi e si fa sospendere a scuola.
Eric è molto preso con il suo lavoro e, per quanto benintenzionato, sembra considerare il matrimonio come un’altra azienda da mandare avanti, senza troppo spazio per i sentimenti.
Al lavoro, la nuova posizione da direttrice le ha regalato solo antipatie e tanto stress. Le sue tre amiche di sempre la evitano e, messe alle strette, confessano che in questi anni l’amicizia con lei è finita perché ella è diventata “una stronza arrogante”.
Come se tutto questo non la lasciasse frastornata, ad un certo punto compare anche Jon, un architetto che lavora con Eric. È un tipo piuttosto diverso da suo marito: simpatico, ironico, ma senza un particolare fascino. Eppure egli sostiene di essere stato il suo amante…
Ti ricordi di me? È da sempre uno dei miei romanzi preferiti di Sophie Kinsella. La trope della “perdita della memoria” mi piaceva molto anni fa (se qualcuno di voi c’era quando ho aperto il blog, forse ricorderete che uno dei miei preferiti del periodo era Innamorarsi a New York di Melissa Hill, un’altra storia di amnesia) e devo dire che, anche se è meno in voga, mi attira ancora.
Questo libro si pone molte domande su quella che, per una giovane donna, può essere considerata “una vita perfetta”. All’inizio del romanzo troviamo una Lexi sicuramente imperfetta, forse un po’ pigra nel non voler cambiare il suo status quo, ma capace di provare sinceri sprazzi di felicità: con le sue amiche, con sua sorella, nel tempo libero…
E poi Lexi si risveglia e scopre di avere un’esistenza che tutte le donne sulla soglia dei trenta sognerebbero. Ma non è tutto oro quel che luccica.
Perché il badge con la scritta “Direttore” non è più soddisfacente se ti ritrovi ad aver paura di andare in ufficio, i soldi ed il lusso non riempiono la tua vita quanto le vere amicizie, e l’amore vero va ben oltre il classico “trovare un buon partito”.
Lexi, pagina dopo pagina, dovrà fare un viaggio a ritroso nel tempo, sia per comprendere che cosa l’abbia trasformata in una persona che non riconosce, sia per capire che cosa tenere e che cosa buttare della sua nuova vita.
Nonostante la presenza di tematiche serie, il romanzo è un continuo susseguirsi di scene divertenti ed equivoci spassosi. Vi dico la verità: ho letto molto romance e tanto altro ne leggerò, ma la formula che adotta Sophie Kinsella per me resta una delle migliori in assoluto. Il suo modo di farci ridere di gusto e poi di tagliare in profondità come una lama, il tutto nella stessa pagina, resta qualcosa di raro.
Dalla ricerca della “vita perfetta” all’ostentazione social, dal carrierismo che svuota la vita privata al burnout, dalla fatica nel trovare la propria strada a quella nel lasciare la casa di famiglia, dall’accettazione di sé per un miglior futuro al coraggio di fare luce sui misteri del passato… i temi personali e sociali trattati nei suoi romanzi sono davvero moltissimi.
E mi dispiace ritrovarmi a pensare che forse questa è una delle ultime volte in cui recensirò un suo libro. I suoi libri mi hanno cambiato la vita, e non è un modo di dire: hanno avuto una grande parte anche nella mia scelta di aprire questo blog.
La verità è che senza di lei mi sento un pochino più sola… come se avessi perso uno dei miei mentori. Ma quale giorno è migliore dell’8 marzo, per omaggiare questa donna speciale?
Il contratto, di Elle Kennedy
Questa conosciutissima storia new adult è ambientata all’interno del campus (da cui l’appartenenza del romanzo alla The Campus Series) della Briar University, in Massachussets.
Un’Università che chiede molto agli studenti, non solo dal punto di vista strettamente didattico: gli interessi extra sono incoraggiati, in particolar modo lo sport (hockey e football) e la musica. E proprio ai mondi dello sport e della musica appartengono i nostri due protagonisti.
Hannah Wells, che è ormai al terzo anno e convive all’interno del campus con l’amica Allie, frequenta con profitto la Facoltà di Storia ed è l’alunna che ogni professore vorrebbe.
Il suo sogno nel cassetto, tuttavia, resta cantare, e non solo per passione: gli anni scorsi, il buon piazzamento alle esibizioni semestrali, che poi sono delle vere e proprie gare canore, le ha consentito di vincere una borsa di studio e di restare in Università senza dover lavorare a tempo pieno. La famiglia di Hannah ha molte difficoltà economiche, ella ha già un impiego che la aiuta a mantenersi agli studi e talvolta, nonostante tutto, le mancano i soldi anche solo per ritrovarsi tutti dalla zia di Philadelphia a festeggiare Natale e Pasqua.
Come se la sua situazione non fosse già piuttosto delicata, ultimamente ci sono due cose che la preoccupano. La prima è la prossima esibizione canora, che le sta dando parecchio filo da torcere: ella dovrebbe fare un duetto con un certo Cassidy Donovan, che però è una vera primadonna e le sta rendendo la vita impossibile. La seconda è un corso di Filosofia piuttosto complesso, con un’insegnante estremamente esigente.
Quest’ultimo problema non è soltanto un suo cruccio. Anche Garrett Graham, star della squadra di hockey dell’Università, non ama il corso di Filosofia. A differenza di Hannah, che riesce comunque a cavarsela, Garrett prende un votaccio dietro l’altro, e le regole dell’Università sono chiare: andare male nei test significa panchina, almeno per un po’.
Così Garrett, avendo notato che Hannah ha preso il voto più alto della classe, decide di fermarla e di chiederle delle ripetizioni. Hannah, infastidita dall’atteggiamento un po’ troppo brillante di Garrett e ben decisa a non avere niente a che fare con i ragazzi che fanno parte di squadre o confraternite, all’inizio risponde di no.
Poi, però, Garrett trova il punto debole di Hannah: se lei lo aiuterà con Filosofia, lui sarà un suo alleato nel tentare di far ingelosire Justin Kohl, il ragazzo della squadra di football per cui Hannah ha una cotta.
Inutile dire che le ripetizioni si tramuteranno in una serie di serate insieme – complice il fatto che Garrett non vive in Università ma ha affittato una villetta insieme a tre coinquilini ed amici – e che Justin Kohl finirà pian piano nel dimenticatoio.
Ma c’è qualcosa che Garrett non sa. Il vero motivo per cui Hannah passa le vacanze a Philadelphia e non nella sua cittadina natale in Indiana, e soprattutto quello per cui la sua famiglia si è indebitata, è orribile.
Hannah ha subito una violenza da Aaron, il figlio del sindaco della sua cittadina, un bullo prepotente spalleggiato da tutte le autorità locali. I soldi sono spariti in seguito alle spese processuali e, nonostante la certezza del reato, il paese ha isolato completamente i genitori di Hannah.
La ragazza soffre moltissimo ed ha la sensazione di essere “rotta”: si chiede se mai qualcuno potrà costruire qualcosa con lei, nonostante il suo trauma e le sue paure.
Anche Garrett, però, all’insaputa di (quasi) tutti, ha una storia molto complicata alle spalle, tra una madre scomparsa troppo presto ed un padre campione di hockey di cui nessuno sospetta la vera natura – e forse, nonostante l’aria da spaccone, può comprenderla più di molti altri.
Proprio come la Rose Hill Series di Elsie Silver, di cui vi ho recensito il primo volume in questo post, anche la The Campus Series non ha bisogno di grandi presentazioni: è un chiacchieratissimo tormentone del booktok e so che presto – a maggio, se non erro? - arriverà la serie tv.
Si è detto di tutto e il contrario di tutto a proposito di questo romanzo e dei successivi (che, a quanto ho capito, dovrebbero raccontare delle storie d’amore con protagonisti rispettivamente Logan, Tucker e Dean, i tre coinquilini di Garrett), quindi posso rispondere direttamente alle FAQ.
È una storia per ragazzine? Nì. Sicuramente a 36 anni, leggendo di vita universitaria, cotte in classe e feste ogni due per tre, ti senti un po’ vecchia e ti vien voglia di riaccendere quella bella playlist del 2010. Però tra problemi familiari ed economici, e la difficile storia di Hannah, vengono trattate tante questioni che fanno riflettere eccome anche gli adulti.
È un “grumpy for sunshine”? Sì, ma quasi al contrario di quel che ci si aspetterebbe. Siamo abituati a storie new adult in cui lui è brontolone e tenebroso e lei “è il suo sole”.
Qui la persona più seria e malinconica del duo, per ovvie ragioni, è Hannah; Garrett smette di sembrare un “bad boy” dopo le prime dieci pagine. Mi rendo conto che con l’età sono diventata indulgente nei confronti dei personaggi maschili molto giovani – di sicuro a vent’anni li avrei giudicati più severamente – ma a me Garrett, a parte una legittima propensione al divertimento, è sembrato un tenerone, pure responsabile da vari punti di vista (dallo sport ai soldi).
Il tema serio è trattato con superficialità? Questa è stata la questione più discussa, ma, in definitiva… io non direi. Certo, Hannah si fida di Garrett piuttosto in fretta e altrettanto in fretta si riavvicina all’intimità: potrebbe essere considerata una trattazione del tema un po’ troppo ottimista, anche se, quando si parla di temi delicati, ogni storia è a sé. Però la loro storia è equilibrata, nasce lentamente, attraversa una fase di amicizia, e il comportamento prudente di Garrett mi è molto piaciuto.
E poi mi è capitato (troppe) altre volte, in libri, film e telefilm, di assistere alla rappresentazione, ahimé spesso non realistica, di vittime di violenza sessuale che vengono subito credute e colpevoli che vengono puniti all’istante, o, peggio mi sento, di donne che “inventano” la violenza per chissà quale scopo.
Una volta tanto, invece, mi sono imbattuta in una storia che purtroppo è molto più in linea con quello per cui ancora ogni 8 marzo si lotta: un colpevole “figlio di”, la famiglia della vittima che viene ostracizzata, la vittima stessa costretta a studiare in un’altra città, una vera e propria lotta per la giustizia con tanto di spese processuali carissime.
In breve, promuovo la lettura, e sarei curiosa di proseguire la serie (anche se, lo ammetto, tra i due tormentoni social per ora mi ispira un pochino di più la Rose Hill, se non altro perché preferisco l’età adulta dei protagonisti).
Vi farò sapere se leggerò qualche altro volume!
Vorrei farvi notare un ultimo dettaglio: nonostante il battage pubblicitario degli ultimi anni, Il contratto è del 2015. E anche questo libro, per quel che mi riguarda, proviene dalle bancarelle dell’usato.
Volevo farvi notare lo stile della copertina di 10 anni fa: un tripudio di rosso e nero, dettagli metallizzati, due volti in primo piano. Perfettamente in linea con quella serie di romance un po’ spicy che si erano diffusi dodici-dieci anni fa sulla falsariga delle Cinquanta sfumature.
Credo anche che, al tempo, nonostante la giovanissima età dei protagonisti, la CE puntasse su un pubblico più adulto.
Ed ora guardate la nuova copertina, che punta su tutto ciò che va di moda ora: la giovane età, l’ambientazione universitaria e soprattutto l’hockey, che ultimamente gode di grandissima popolarità. Un notevole rebranding, non trovate?
Questi sono i miei due consigli di lettura per l’8 marzo!
Credo di aver scelto due titoli piuttosto conosciuti… quindi sono curiosa di sapere che cosa ne pensate voi! Li avete letti? Conoscete le autrici?
Quale dei due vi incuriosisce di più?
Fatemi sapere!
Nel frattempo… amiche, auguri a noi per l’8 marzo!
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)