giovedì 18 ottobre 2018

E' FINALMENTE AUTUNNO BOOK TAG





Cari lettori,
per la nostra rubrica “Tag&Booktag”, ecco a voi il secondo questionario a tema autunnale dei due nei quali sono stata taggata.


Questa volta sono stata nominata da Chiara, alias "La lettrice sulle nuvole", che saluto e ringrazio per i suoi tanti commenti e la sua presenza costante.


Anche questo booktag è a tema autunnale, ma è incentrato sulle caratteristiche di questa stagione, invece che sui sapori come il TAG di settimana scorsa.
Spero che sia di vostro gradimento!



1. In autunno l’aria è fresca e croccante:
un libro con un’ambientazione molto vivida.



Il morso della reclusa di Fred Vargas è un romanzo che appartiene alla serie del commissario Adamsberg, della quale però io ho letto solo questo episodio, che mi hanno regalato.


Il commissario sta trascorrendo un’insolita vacanza in Islanda quando è costretto a rientrare in servizio a causa di un incidente d’auto che ha tutta l’aria di essere un omicidio premeditato.


Il caso viene infatti risolto abbastanza in fretta, ma il commissario Adamsberg, mentre indaga, viene a sapere di una serie di misteriose morti che, pur sotto silenzio, stanno accadendo in ogni angolo della Francia. 
Degli uomini anziani sono infatti morti rapidamente a seguito del morso di un ragno chiamato “reclusa”, che di solito rifugge gli altri esseri viventi e secerne il veleno solo se è attaccata. Quello che è ancora più strano è il fatto che un singolo morso di reclusa solitamente provoca nell’uomo, anche se anziano e debole, una semplice irritazione cutanea.

Adamsberg, però, viene a sapere dai suoi informatori che i morti avevano trascorso tutti la loro infanzia nel medesimo orfanatrofio e che avevano formato una banda molto temuta dagli altri bambini.

Non gli resta che indagare su questa “reclusa”, che, come Fred Vargas (archeologa) ci tiene a sottolineare, non è solo una tipologia di ragno, ma anche una terribile tradizione di epoca medioevale e moderna…


Questo romanzo è un vero e proprio itinerario della Francia, tra passato e presente. Adamsberg, insieme ai suoi collaboratori, traccia una vera e propria mappatura del delitto ed insegue il misterioso killer per tutta la nazione.



2. La natura è meravigliosa...ma sta anche morendo:
un libro meravigliosamente scritto, ma che tratti anche
argomenti pesanti come la perdita e la morte.



Nell’ombra e nella luce è un romanzo di Giancarlo De Cataldo ambientato nella Torino della prima metà dell’Ottocento, negli anni in cui Cavour sta rivoluzionando il Piemonte e la penisola italiana sta iniziando il suo cammino per essere unita.

Il protagonista, Emiliano di Saint-Just, fa parte dell’esercito reale ed una notte si ritrova ad assistere all’empio assassinio di una donna per mano di un uomo misterioso che tenta di aggredire anche lui e poi si dilegua nella notte. Si tratta di un killer seriale, soprannominato Il Diaul, che sembra divertirsi ad infierire sulle sue vittime con macabra precisione.

Insieme all’amico Gualtiero, uno scienziato con la passione per le indagini, ed alla sua fidanzata Naide, un’attrice che vorrebbe studiare Medicina, Emiliano decide di fare luce su questo mistero.

Le piste da seguire, però, sono tante e diversificate, e non si esclude quella politica, dal momento che il partito reazionario da una parte ed i moti rivoluzionari dall’altra stanno mettendo a soqquadro Torino.


Questo romanzo è molto diverso da quelli a cui ci ha abituato Giancarlo De Cataldo, e forse per l’autore stesso è stato un esperimento. 
Si tratta di una storia tanto oscura quanto affascinante, che accompagna il lettore in un viaggio alla scoperta dell’Italia ottocentesca.



3. L’autunno segna anche il ritorno a scuola:
un libro non-fiction che ti ha insegnato qualcosa di nuovo.



I piccoli poemi in prosa di Baudelaire è una raccolta di brevi racconti e di riflessioni, ognuno dei quali presenta un tema chiave della poetica dell’autore.

Si parla principalmente della lotta tra ideale e male di vivere, degli amori sofferti, del ruolo del letterato nella società, della Parigi del suo tempo e del desiderio di fuggire in un’altra realtà.


Piccola anticipazione: quest’opera sarà presto al centro di un nuovo progetto per la rubrica "Il momento dei classici"...



4. Il miglior modo per tenersi caldi è stare con le persone che si amano:
una famiglia/casata/gruppo di amici del quale vorresti far parte



Da oltre due anni mi sono trasferita e dalla villetta in cui vivono ancora i miei genitori e mio fratello sono andata a vivere in un appartamento. Appartengo ad un condominio che è davvero da tenere caro: c’è molto accordo e collaborazione tra di noi.


Tuttavia, a volte penso che, se facessi parte della “Casa di ringhiera” di cui parla Francesco Recami nei suoi romanzi, insieme al detective per caso Amedeo Consonni ed a tutti gli stravaganti personaggi dai quali è circondato, di sicuro non mi annoierei mai!

Qui vi parlo meglio di questi originali romanzi.



5. Le coloratissime foglie che si ammucchiano sul terreno:
mostra una pila di libri con le costine a colori autunnali.




6. L’autunno è il momento perfetto per raccontare storie intorno al fuoco:
un libro dove qualcuno narra una storia.



Tre settimane, un mondo è una sorta di autobiografia di Nicholas Sparks insieme al fratello Micah, raccontata a puntate nel corso di un lungo viaggio che i due compiono insieme ad un gruppo organizzato.

Consiglio di cuore questa sorta di memoriale a tutti i fan dell’autore. In questo post ne parlo meglio.



7. Le notti sono più buie: un libro noir, oscuro ed inquietante.



Ninna nanna di Leïla Slimani ha inizio in medias res, con una vera tragedia in corso. 

Siamo a Parigi, in un palazzo signorile, ed a casa di Myriam e Paul, due stimati professionisti, sembra essere accaduto qualcosa di terribile ai bambini, Mila ed Adam. La polizia porta via subito Louise, la tata.


Il libro ripercorre l’anno prima della tragedia, a partire dal momento in cui Myriam, stanca della vita da madre casalinga, decide di riprendere la sua professione di avvocato nello studio di Pascal, un suo ex compagno di studi.
Dopo una lunga e difficile selezione, lei e Paul decidono di affidare i bambini a Louise, una donna di mezza età con ottime referenze, silenziosa ed efficiente, che in breve tempo diventa l’angelo custode della casa.

La coppia è entusiasta della tata ed inizia ad impiegarla anche per cene con amici, vacanze ed ogni genere di occasione mondana.

Essi, però, non si rendono conto che la donna, forse a causa di una vita fatta di povertà, solitudine e uomini violenti, soffre di un disturbo mentale che la porta, ogni giorno di più, a sentirsi la vera padrona di casa. 

A poco a poco, il rapporto tra la famiglia e la tata si fa sempre più malsano e preoccupante: Myriam e Paul non capiscono più Louise, ma allo stesso tempo non riescono a fare a meno di lei.


Direi che basta qualche piccola anticipazione sulla trama per considerare questo romanzo “oscuro ed inquietante”, no? 
In ogni caso, la storia è molto ben scritta e questa giovane autrice, della quale ho parlato anche qui, non mi ha deluso nemmeno stavolta.



8. Le giornate si fanno più fredde: un libro corto, ma che riscalda il cuore.



Vado sul classico: Il piccolo principe si legge in fretta, ma entra nel cuore di molti.

Inoltre, nonostante la brevità, molti dei concetti esposti nel romanzo hanno bisogno di tempo per essere davvero compresi.



9. L’autunno fortunatamente torna ogni anno:
uno dei tuoi libri preferiti che vorresti rileggere presto.



La stagione autunnale/invernale fa sempre tornare un po’ di voglia di leggere Harry Potter, no? Cosa c’è di meglio di Halloween e di Natale a Hogwarts?



10. Condividi la gioia autunnale e tagga qualcuno!

Ho visto che tanti di voi hanno già fatto questo TAG, quindi non faccio qualche nome in particolare, ma lascio liberi tutti coloro che hanno voglia di “copiarmi”!




Fatemi sapere se conoscete questi romanzi, se vi piacciono, se siete d’accordo con me sulle scelte fatte.
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)

lunedì 15 ottobre 2018

LA CAMBIALE DI MATRIMONIO

Parole, musica ed opera lirica per la serata di apertura del Carcano




Cari lettori,
per la nostra rubrica “Consigli teatrali”, oggi sono molto felice di farvi la recensione del primo spettacolo della stagione al Teatro Carcano.

Si tratta de La cambiale di matrimonio, una farsa lirica in un solo atto di Gioachino Rossini. Quest’opera così particolare, meno conosciuta di altre dell’autore, è stata introdotta da due “melologhi”, ovvero due monologhi accompagnati dalla musica.

Sono stata molto soddisfatta di questa apertura di stagione così particolare ed ora vi spiego il perché!


L’anno di Rossini


Non è certo un caso che nel 2018 il nome di Rossini sia spesso comparso sui cartelloni teatrali. Egli è infatti morto in Francia nel novembre del 1868, e quest’anno cade il 150esimo anniversario della sua scomparsa. 

Se ricordate, in primavera avevo recensito un balletto contemporaneo dal titolo Rossini ouvertures, sempre al Carcano.

Nel corso delle mie vacanze estive, poi, mi è capitato di assistere ad una serata dedicata al Barbiere di Siviglia, la sua opera più celebre.

Gioachino Rossini è passato alla storia come un compositore di epoca romantica, in grado di far sognare il suo pubblico, ma anche di farlo divertire con equivoci amorosi e personaggi scaltri, proprio come accade ne La cambiale di matrimonio.


I due “melologhi”


Lo spettacolo al Teatro Carcano ha inizio con la presentazione dell’Orchestra, composta da studenti del Conservatorio di Milano.

Nel corso della prima parte della rappresentazione, i musicisti accompagnano un attore nell’interpretazione di due “melologhi”, ovvero due monologhi in musica.


Il primo si intitola Metodo per addormentarsi, è di Elia Praderio ed altro non è che una raccolta di lettere che Gioachino Rossini scriveva ai suoi genitori.

Dall’ascolto di questi spezzoni della sua corrispondenza emerge il ritratto di un artista creativo, entusiasta, sempre in viaggio e desideroso di apprezzare i piaceri della vita, ma anche di un uomo talvolta fragile, capriccioso ed in ansia per la salute dei genitori sempre lontani da lui.


Il secondo, di Federico Perotti, Petit dîner de plaisir, è una vera e propria serie di ricette consigliate dallo stesso Rossini, che sicuramente amava molto i piaceri della tavola. In particolare, allo spettatore rimane impressa la ricetta dei maccheroni al forno, lunga, complessa e tutt’altro che leggera.


Le musiche che accompagnano entrambi i “melologhi” sono state ideate dagli alunni delle classi di Composizione del Conservatorio di Milano.


La cambiale di matrimonio


Il “secondo tempo” dello spettacolo è l’opera vera e propria, che è ambientata in Inghilterra, a casa del ricco mercante inglese Tobia Mill. 
Egli è da tempo in affari con Slook, un americano dai modi ben poco raffinati, che misura tutto, perfino le questioni più private, in base al denaro.

Un giorno, Tobia Mill riceve una cambiale da Slook, che gli chiede di poter ritirare una “merce” per lui molto preziosa: una donna da sposare, non importa se ricca o nobile, purché sia onesta.

Mill decide di far diventare il cliente americano suo genero e gli promette Fanni, sua figlia, non sapendo che quest’ultima si è fidanzata con Edoardo, un giovane povero.

Slook arriva dall’America con armi, bagagli e pellicce e prova a conoscere meglio Fanni, ma si rende conto ben presto che il cuore della ragazza è occupato, e, sebbene deluso, dà la sua benedizione alla giovane coppia.

L’ultimo ostacolo da superare è Mill, che equivoca la situazione, crede che Slook non voglia onorare il suo patto e lo sfida a duello. 

Per fortuna, l’intercessione di Fanni eviterà che la farsa diventi tragedia e condurrà tutti verso il lieto fine.


Colori, luci e voci da ricordare


Ciò che mi ha colpito, innanzitutto, di questa breve opera è la scenografia, decisamente moderna: i cantanti ed i ballerini indossano abiti pressoché contemporanei e l’ufficio di Mill è costituito da tante porte illuminate da luci colorate, che simboleggiano i tanti luoghi del mondo nei quali egli ha degli affari.

Davvero apprezzabile il corpo di ballo, contraddistinto dallo stile moderno che, a differenza di quello che si potrebbe pensare, non contrasta affatto con la musica lirica.

Indimenticabili, in conclusione, le voci dei cantanti in scena, soprattutto dell’interprete del personaggio di Fanni, alla quale sono assegnati brani particolarmente complessi.




Purtroppo lo spettacolo è rimasto al Teatro Carcano solo per un weekend!

Vi sento comunque di consigliarvelo, dal momento che, come già detto, potreste imbattervi in qualche spettacolo dedicato a Rossini in questi ultimi mesi del 2018.

Conoscete questa rappresentazione? Ne avete sentito parlare?
Vi ho incuriosito? Fatemi sapere!
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 11 ottobre 2018

LE BACCANTI, LE ERACLIDI, LE SUPPLICI E LE FENICIE

Le donne di Euripide  #7




Cari lettori,
per la nostra rubrica “Donne straordinarie”, siamo giunti all’ultimo appuntamento con Le donne di Euripide. 


In questo post, dopo aver affrontato tante figure femminili singole, vorrei parlarvi brevemente di quattro tragedie nelle quali le donne agiscono in gruppo. 
La prima di esse è molto conosciuta, le altre tre forse un po’ meno, ma tutte sono, a mio parere, piuttosto interessanti.



Le Baccanti: gli strumenti di una punizione divina



Questa famosissima tragedia pone al centro della scena le origini del dio Dioniso, nato da Zeus e da una donna mortale. 

A Tebe, città d’origine di Semele, la madre del dio, si crede però che Dioniso non sia una reale divinità: le sorelle della donna hanno infatti messo in giro alcune maldicenze, alimentate dal nipote del dio, Penteo, attuale sovrano di Tebe.

Sotto mentite spoglie, Dioniso arriva in città e rende folli tutte le donne della famiglia reale, che fuggono insieme sui monti e nelle campagne per celebrare riti bacchici. 

La pazzia delle Baccanti diventa ben presto violenza e scatena il terrore, ma Penteo si rifiuta di credere che tutto questo sia opera di Dioniso e raggiunge le donne, convinto di poterle riportare alla ragione.

La vendetta del dio è terribile: Penteo viene ucciso e fatto a pezzi dalle donne della sua famiglia ed è la sua stessa madre che, in preda alla follia, riporta il suo capo a palazzo, convinta di avere in mano una testa di leone.


Le Baccanti sono solo apparentemente una tragedia religiosa: in teoria, infatti, la storia inviterebbe il lettore/spettatore a non irridere gli dei e ad essere rispettoso. 
In realtà, la vendetta di Dioniso risulta assolutamente sproporzionata rispetto a delle semplici maldicenze, ed il fatto che non sia compiuta direttamente, ma manipolando le Baccanti, rende la figura divina ancor più meschina. 



Le Eraclidi: donne tra sacrificio e vendetta



Gli Eraclidi è un dramma di guerra ambientato a Maratona. Lì, presso l’altare consacrato a Zeus, si sono rifugiati i figli di Eracle, perseguitati dal re di Argo Euristeo e protetti dal re di Atene Demofonte.

La questione è così delicata da diventare un vero e proprio casus belli: le due città arrivano a farsi guerra tra loro. Sarà Atene a prevalere e la vita degli Eraclidi verrà risparmiata.

In questo dramma corale sono due le figure femminili rilevanti: Macaria e Alcmena, rappresentanti rispettivamente la vocazione al sacrificio ed il desiderio di vendetta.


La prima è una delle figlie di Eracle: quando viene a sapere che l’oracolo ha predetto che Atene vincerà soltanto se verrà sacrificata una ragazza, si offre volontaria per salvare la vita ai fratelli ed alle sorelle. Ella, in definitiva, riveste il ruolo di una piccola Alcesti.


Ben diversa è Alcmena, che, una volta catturato Euristeo, non si fida delle sue promesse ed ordina che egli venga ucciso, dal momento che il suo desiderio di attaccare dei supplici è indizio di una pericolosa empietà. 
A differenza di ciò che viene raccontato nelle Baccanti, il destino di Euristeo è un vero richiamo per i lettori/spettatori ad essere pii.



Le Supplici: le madri di fronte all’orrore della guerra



Le supplici dell’omonima tragedia sono madri di guerrieri di Argo, che hanno visto tutti i loro figli morire nel corso della battaglia contro Tebe. 

Quando vengono a sapere che non potranno nemmeno seppellire degnamente i corpi, esse, disperate, chiedono aiuto alla regina madre di Atene. Quest’ultima si commuove e fa intervenire il figlio, il re Teseo.

Si giunge inevitabilmente allo scontro, ma, come ne Gli Eraclidi, è il rispetto per gli dei ad avere la meglio, ed i corpi dei sette valorosi capitani argivi vengono restituiti alle famiglie.


Questa tragedia euripidea è davvero drammatica e mette in luce in modo molto severo fino a che punto può arrivare la miseria umana. A queste donne, senza l’intervento risolutivo del re di Atene, non sarebbe stato concesso nemmeno un dignitoso funerale per i propri figli.


Al di là del gruppo delle Supplici, due figure femminili notevoli sono Etra, l’anziana e pietosa madre di Teseo, ed Evadne, la giovane vedova di uno dei sette comandanti, che, resa folle dal dolore, si getta sulla pira funebre.



Le Fenicie: una stirpe maledetta



Le fenicie trae il suo titolo dal coro di donne che, nel corso di questa tragedia, racconta la storia di una famiglia tebana maledetta: quella che ha generato Edipo.


I due figli maschi, Eteocle e Polinice, ingaggiano una guerra civile proprio di fronte alle porte della città, perché entrambi vogliono assumere il comando. La lotta fratricida ha un terribile epilogo: i due muoiono ed il controllo viene assunto da un parente, Creonte.


Oltre al coro di donne fenicie, le uniche figure femminili della tragedia sono destinate ad essere vittime della guerra: Giocasta, la madre di Eteocle e Polinice, si suicida per la disperazione, mentre la sorella Antigone è costretta ad andare in esilio insieme al padre Edipo.


In questa tragedia Euripide fa qualche passo indietro rispetto alla visione del mondo più moderna e dissacrante che presenta in altre tragedie, e torna a parlare, come il suo predecessore Eschilo, di “famiglie maledette” e di un destino al quale non è possibile sottrarsi.




RIEPILOGO DEL PROGETTO “LE DONNE DI EURIPIDE”:




Cari lettori,
siamo giunti alla fine di questo lungo e spero appassionante percorso. 


La tesi che volevo dimostrare è il fatto che Euripide non solo abbia prestato particolare attenzione alle figure femminili, ma che abbia dotato ognuna di loro di caratteristiche uniche e speciali, sia in positivo che in negativo. 

Ognuna di esse incarna un atteggiamento, una qualità, una caratteristica positiva o, al contrario, molto negativa. Siete d’accordo con le mie affermazioni?


Vi lascio il link ai miei post precedenti:



Elena


Medea



Vi ricordo che, nel corso del filone “Le donne della letteratura e la figura paterna”, ho parlato anche di:


Elettra (anche se nella versione di Sofocle)



Ho evitato di scrivere post su:

- Ecuba, Ifigenia in Tauride, Elettra, Oreste perché hanno per protagoniste eroine di cui ho già parlato;

- Il ciclope, che è una tragedia (satirica) interamente al maschile.



Ormai mi conoscete un po’ e sapete della mia grande passione per la tragedia greca.

Per me era molto importante scrivere una serie di post dedicati e spero di essere riuscita nel mio intento. Spero anche di aver avvicinato almeno un po’ i “non classicisti” a questo mondo così particolare.

Fatemi sapere che cosa vi è piaciuto (e che cosa invece no, ovviamente) e quale personaggio avete apprezzato di più. 

Se avete qualche idea per la prossima serie di post dedicata alle “Donne straordinarie”, scrivetela qui sotto, please :-) 
Vi confesso che in questo periodo ho in cantiere una nuova serie per "Il momento dei classici", ma non ho ancora pensato bene al futuro di questa rubrica, quindi qualunque idea è ben accetta!

Grazie infinite per la lettura, al prossimo post!