giovedì 6 maggio 2021

MAMMA MIA! BOOK TAG

 Un romanzo per ogni canzone degli Abba... per una Festa della Mamma danzante!




Cari lettori,

il post di oggi è tutto dedicato alla ricorrenza di questa domenica: la Festa della Mamma! Così come nel “Tag di primavera” di un mese e mezzo fa (che trovate qui) avevo riservato una sezione speciale alla Festa del Papà, così anche oggi, per la nostra rubrica “Tag...a tema libri”, ho pensato ad un questionario che celebrasse tutte le mamme, e ne ho trovato uno che mi è sembrato davvero perfetto, ispirato ai film musicali Mamma mia 1 e 2. Ho abbinato un romanzo ad ogni canzone degli Abba inclusa nella colonna sonora!


Rispetto ad altri TAG a tema libri nei quali vi avevo dato consigli di lettura un po’ per tutti i gusti, mi sono resa conto che stavolta mi sono concentrata prevalentemente sulle sfumature di romance, dall’historical alla commedia gialla, dal chick lit all’urban fantasy. 

Un post un po’ al femminile per celebrare al meglio le nostre mamme! 

Spero che le mie scelte vi piaceranno :-)



1)When I kissed the teacher


Un romanzo con uno sconvolgente “plot twist”



Coming back di Betty Nakaichi è uno dei pochissimi urban fantasy che io abbia mai letto e apprezzato. In questa originale storia, la protagonista Eliza, una ragazza di origini italiane, poco prima di sposarsi con il suo attuale fidanzato Mike e di trasferirsi definitivamente a Londra, decide di intraprendere un viaggio a Seattle per una commemorazione dedicata al suo primo fidanzato, Adam.


Ella è consapevole, dentro di sé, di non aver mai realmente dimenticato il ragazzo, morto prematuramente in un incidente stradale. Per questo motivo le viene quasi un infarto quando si ritrova davanti… Adam in carne e ossa!


Potrebbe sembrare un colpo di scena ingannevole, una sorta di illusione della protagonista ancora innamorata di un uomo che non c’è più, ma non è così: Adam è davvero tornato sia nel corpo che nello spirito (anche se, pare, solo per pochi giorni) e ha bisogno di Eliza per scoprire chi c’è dietro il suo “incidente”, che non si può davvero definire tale.


Una storia diversa sia dal mio solito che da tanti canoni del romance, ma interessante, piacevole, coinvolgente… da leggere, se vi va di cambiare un po’!


Link recensione



2) Waterloo


Un romanzo che sei sicura che amerai


Dopo aver divorato i primi sei volumi della saga, sono sicura che amerò La sorella perduta di Lucinda Riley!


Le storie delle sei sorelle D’Aplièse, che dopo la morte del loro padre adottivo decidono di intraprendere una ricerca sulle loro origini, mi hanno conquistato sia per i romantici intrecci che per le profonde riflessioni. Si impara moltissimo da questi romanzi, anche in termini di geostoria: ognuna delle sorelle protagoniste, infatti, intraprende un viaggio verso un angolo di mondo e riporta alla luce la storia di una sua antenata. Lo stile dell’autrice, poi, è davvero trascinante, e volumi di moltissime pagine scorrono con velocità sorprendente.


La sorella perduta esce tra cinque giorni… è il volume conclusivo della saga, e ormai non c’è più molto da aspettare!


Link recensione volume 1 (Maia)


Link recensione volumi 2 e 3 (Ally e Star)


Link recensione volumi 4 e 5 (Cece e Tiggy)


Link recensione volume 6 (Electra)



3) Why did it have to be me


Un romanzo che ti ha quasi provocato un blocco del lettore


La collezionista di ricette segrete di Allegra Goodman è un libro che ho letto ormai anni fa, forse addirittura poco prima di aprire il blog… ma lo ricordo ancora per l’incredibile pesantezza. Mi sono accostata a questo romanzo convinta che sarebbe stata una lettura rosa leggera… e il fatto che la storia fosse una sorta di retelling contemporaneo di Ragione e sentimento di Jane Austen non solo mi aveva invogliato alla lettura, ma mi aveva fatto sperare in uno stile pungente ed ironico.


E invece… che delusione! Non solo i personaggi presentati sembravano, più che un omaggio, una squallida parodia di Elinor, Marianne & co., ma il libro in sé era incredibilmente prolisso, pieno zeppo di digressioni fini a se stesse (un esempio tra tanti: che cosa ce ne importa dell’infanzia felice della panettiera da cui una delle protagoniste va a comprare i cornetti alla mattina?). Arrivare alla fine è stata proprio un’impresa!


Link "recensione" (che poi è una stroncatura)



4) I have a dream


Il personaggio di un libro che ti ispira


Un personaggio del quale spero di leggere presto qualcosa di nuovo è Libera, la fioraia del Giambellino nata dalla penna di Rosa Teruzzi. Nei romanzi che la vedono protagonista, a metà strada tra il giallo ed il romance, Libera vive a Milano in un casello ferroviario ristrutturato con la sua famiglia tutta al femminile, compone bouquet da sposa nel suo originale atelier e, incidentalmente, si trova coinvolta in alcuni casi da risolvere.


Insieme a lei ci sono la madre hippy Iole, estroversa e amante di ogni genere di libertà, e la figlia Vittoria, giovanissima ma rigida e severa con sé stessa e con gli altri. Libera, più introversa delle due donne con cui condivide il tetto, è vedova da tanto tempo, ma due uomini (il poliziotto Gabriele, capo della figlia, e lo chef Furio) la mettono in crisi.


Ho letto i primi quattro romanzi della serie di Rosa Teruzzi: mi manca il quinto volume, La memoria del lago, che, se non erro, dovrebbe riguardare il mistero della nonna di Libera.


Vi confesso che lo leggerei volentieri non solo perché i personaggi mi sono simpatici, ma anche perché, da quando questa situazione di pandemia ci ha chiuso tutti nei nostri comuni, pur amando molto la mia cittadina mi manca tanto andare alla scoperta di Milano città… e questi romanzi la raccontano in modo così genuino e vissuto che non si può evitare di sentirsi lì sui Navigli, insieme alle “Miss Marple del Giambellino”.


Link recensione serie



5) Andante andante


La tua lettura attuale


Sto proseguendo con soddisfazione la serie di Alice Basso che ha per protagonista la ghostwriter Vani (Silvana) Sarca. L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome è stata una delle letture migliori dello scorso autunno. Nel corso del mese di aprile ho letto, quasi di seguito, Scrivere è un mestiere pericoloso e Non ditelo allo scrittore ma per ora non anticipo niente! Scriverò per bene le mie impressioni in un post apposito…


Link recensione al primo volume della serie



6) Knowing me, knowing you


Un romanzo con un “break-up” doloroso


Mia cara Jane – Le lettere mai scritte di Amalia Frontali è una sorta di romanzo epistolare che indaga una delle relazioni infelici più famose della letteratura: quella tra Jane Austen e Sir Thomas Langlois Lefroy, diventato poi un importante uomo di legge del Regno Unito. I due si erano incontrati e piaciuti da ragazzi, ma erano stati allontanati l’uno dall’altra per motivi di carattere economico e sociale.


Amalia Frontali, con fantasia ed accuratezza allo stesso tempo, prova a ricostruire il romantico carteggio che fu bruciato dalla sorella di Jane Austen dopo la morte della scrittrice (e su sua stessa richiesta). Attraverso le lettere di Sir Thomas, l’autrice traccia un bellissimo ritratto della donna, sia dal punto di vista privato che da quello professionale. Una vera chicca per gli amanti dell’autrice, da non perdere!


Link recensione



7) Mamma mia


Un libro che consiglieresti per questa festa della Mamma


Un regalo per sempre di Melissa Hill è una commedia sentimentale di un’autrice di cui avevo letto qualche romanzo tempo fa (il mio preferito dei quali è "Innamorarsi a New York") e che vorrei riprendere.


Questo romanzo tratta il tema della maternità, declinato dal punto di vista di tre donne diverse: una stimata professionista che ha un matrimonio tranquillo con un uomo che ama, ma che dentro di sé si strugge per la mancanza di un figlio; una ragazza romantica che è stata ingannata dall’uomo sbagliato e scopre di essere incinta; una famosa attrice che ha un’avventura da dimenticare con un collega e, leggendo il risultato positivo del test di gravidanza, si sente improvvisamente sola e disperata. Le tre donne, a dispetto della loro diversità, diventeranno molto amiche e cercheranno di trovare insieme una soluzione ai loro problemi.


Vi lascio sotto il link di un post in cui vi ho parlato di questo romanzo e di altri a tema maternità che sono perfetti per la festa di domenica.


Link al post



8) Dancing Queen


Un romanzo che ti ha fatto danzare intorno alla stanza


Due cuori in affitto di Felicia Kingsley è la un chick-lit molto divertente, ambientato nel mondo degli scrittori. Per una curiosa combinazione del destino, due coppie hanno prenotato la stessa villa negli Hamptons: Summer, sceneggiatrice alle prime armi, con il fidanzato George, e Blake, scrittore affermato, con la sua fiamma del momento. Nessuna delle due coppie vuole rinunciare alla propria estate, ma, dopo un primo, caotico weekend, le “dolci metà” di Summer e Blake li abbandonano, una per provare a diventare attrice dopo anni da valletta, l’altro per la sua attività di giornalista e portavoce dei politici. I due protagonisti restano soli in una grande villa, che però è troppo piccola per le loro diversità di carattere, di vedute e di abitudini. Sarà guerra… o amore.


Un romanzo d’intrattenimento, certo. Però mi sono emozionata insieme a Summer e Blake che sono costretti a rivedere le loro rigide posizioni ed a cambiare l’uno per l’altra. L’idea che entrambi imparino a scrivere insieme, poi, modellandosi su quello che preferiscono dello stile dell’altro, mi è proprio piaciuta.


Link recensione



9) Super Trouper


Una serie che non hai finito per via della sua mole


Come qualcuno di voi saprà, sono una grande fan dei romanzi storici di Philippa Gregory, che racconta prevalentemente la storia inglese tra 1400 e 1600, quasi sempre dal punto di vista delle donne (solitamente delle nobildonne o delle regine).


Sono riuscita ad ultimare la serie della Guerra delle Due Rose (di cui vi ho parlato in questo post), ma mi sono, almeno al momento, un po’ bloccata con quella relativa ai Tudors. Ho letto tre volumi che mi sono piaciuti moltissimo, ma me ne mancano altri quattro relativi a Enrico VIII e/o Elisabetta I, più altri tre/quattro che dovrebbero inquadrare meglio dei personaggi secondari o delle situazioni successive. Ho deciso che ne leggerò uno ogni tanto, con calma… per fuggire, quando mi va, nel mondo di questi incredibili personaggi!


Link recensione "Caterina la prima moglie"


Link recensione "L'amante della Regina vergine"


Link recensione "L'eredità delle Regina"




Ecco le mie scelte per questo TAG “dedicato alle mamme”!

E voi, che ne pensate? Conoscete questi autori? Avete letto questi romanzi?

Vi sono piaciuti? Ne avreste scelti altri?

Fatemi sapere!

Che voi festeggiate la Festa della mamma da genitori o da figli/e, vi auguro comunque una domenica serena con i vostri cari.

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 3 maggio 2021

ANTIEROI IN GIALLO

 Tre romanzi d'indagine con protagonisti introversi e solitari




Cari lettori,

inauguriamo maggio con un nuovo appuntamento dedicato alle nostre “Letture...a tema!”


Oggi, come è già capitato più volte su questi schermi, facciamo una miscellanea di gialli nostrani, con un unico comun denominatore: il protagonista riservato e un po’ burbero, quasi antieroe.


In questo post troverete tre personaggi di cui vi ho già parlato qualche volta, ai quali torno sempre volentieri. Uno di loro è universalmente noto anche sul piccolo schermo, un altro è ben conosciuto nel mondo del romanzo noir italiano, un altro ancora è una novità del panorama ma è comunque uscito dalla penna di un autore che stimo. 

Spero che li apprezzerete tutti!



La paura nell’anima, di Valerio Varesi


Agosto è arrivato e per il commissario Soneri è il momento di una sospirata pausa dopo un anno di lavoro. Insieme alla compagna Angela, a sua volta in cerca di un po’ di relax dopo l’ennesima causa in tribunale, decide di prendere una casa in affitto a Montepiano, sull’Appennino. Si tratta di un luogo dove è stato spesso da bambino e da ragazzo con la famiglia e che lui ricorda con tanto affetto, quasi come una sorta di Paradiso terrestre.


Purtroppo, però, l’aria è cambiata anche sui monti, e il commissario se ne rende conto subito, una delle prime sere di vacanza: è quasi notte quando il silenzio di Montepiano viene squarciato da un urlo. Grazie al pronto intervento di un commerciante di legna che attraversa le montagne a tutte le ore con il suo mulo, il ferito viene subito portato a valle: è un commerciante del luogo e si è ferito ad una gamba, ma afferma di non ricordare le circostanze del suo ferimento. Il commissario Soneri, sulle prime, pensa ad un incidente di bracconaggio finito male e non dichiarato per paura, e cerca di archiviare la “serata di lavoro imprevisto” e di godersi le vacanze, ma non sa ancora che cosa lo aspetta.


Un ragazzo che non si era mai integrato nella comunità chiusa di Montepiano, un perdigiorno che ha mentito a proposito degli esami dati all’Università ed ha dato più di una preoccupazione ai suoi genitori, viene trovato cadavere dopo qualche giorno di sparizione. La Questura inizia a sospettare che un certo Vladimir, un latitante proveniente dall’Est, si sia insediato proprio in zona, e che sia lui il responsabile sia dell’assassinio che della precedente sparatoria. Di conseguenza, a Montepiano arriva una “squadra speciale” di carabinieri, che sfoggia mezzi degni d’un film d’azione americano e si installa nella cittadina, contribuendo a creare un clima d’apprensione tra gli abitanti.


Le forze dell’ordine locali, tuttavia, non sono convinte che i due avvenimenti siano effettivamente collegati, e propongono a Soneri un patto: in accordo con il commissariato di Parma, lui si occuperà dell’assassinio del ragazzo, mentre loro proseguiranno la “caccia all’uomo” con il corpo speciale.


La paura nell’anima è un giallo solo in parte d’azione e di indagine. Gli avvenimenti rilevanti ed i colpi di scena sono pochi, ma l’autore è molto bravo a creare un clima di costante tensione. Mentre Soneri rinuncia definitivamente alla sua vacanza ed inizia ad indagare, infatti, non può fare a meno di notare che Montepiano non è proprio più come lui la ricordava: persino Angela, spaventata dalla prospettiva di passare le notti da sola nella casa vacanze mentre il compagno è fuori per lavoro, preferisce tornare in città, anche se agosto non è ancora finito.


Si potrebbe dire, infatti, che questo romanzo è una sorta di lunga elegia, la storia di una costante disillusione. Non bastano le tanto sospirate passeggiate in mezzo alla natura, gli abbondanti pasti nella trattoria del centro, le chiacchierate con le persone conosciute da ragazzo: giorno dopo giorno, il commissario Soneri non riconosce più in Montepiano il Paradiso della sua giovinezza.


Con la maturità dell’uomo e del poliziotto, non può fare a meno di notare che la paura e la diffidenza nei confronti del prossimo, che lui credeva prerogativa delle grandi città, che sono notoriamente un po’ cosmopolite ma anche un po’ incattivite, è invece una realtà presente anche nelle piccole comunità, in grado persino di condizionare l’individuo e le sue scelte di vita (che solo apparentemente non riguardano la sicurezza personale).


Valerio Varesi ci ha abituati a gialli dai ritmi un po’ lenti e riflessivi (ne ho parlato meglio in questo e in questo post), ma questa lettura è stata particolarmente impegnativa da questo punto di vista. È un romanzo da leggere e comprendere un po’ alla volta, ma l’autore, verso la fine, riesce a tirare con maestria tutti i fili della trama ed a mostrare al lettore fino a dove l’abisso della paura può spingere l’uomo.



Io sono il castigo, di Gianrico De Cataldo


Questo romanzo ha inizio nel bel mezzo di una serata mondana: l’esecuzione di un’opera lirica. Lo spettacolo sembra venire apprezzato dalla numerosa platea, ma purtroppo il più appassionato di tutti non potrà assistervi fino in fondo, perché “chiamato per ben altro palcoscenico”.


Si tratta del PM Manrico Spinori della Rocca, per gli amici Rick. Egli è costretto ad abbandonare la sua serata di relax in seguito ad un incidente sospetto: qualcuno, infatti, ha sabotato l’automobile di “Ciuffo d’Oro”, famoso cantante pop del passato, che ormai da anni si è riciclato con reality, talent e management di artisti emergenti. Per la ex stella della musica italiana non c’è niente da fare, mentre l’autista si è fortunatamente salvato.


Iniziando a condurre le indagini insieme alle sue collaboratrici, Manrico si rende conto che il personale era, in un certo senso, l’unico “affetto stabile” della star defunta. La prima moglie è morta prima di lui; la seconda, nonostante l’apparenza contrita, rivela ben presto tutto il suo disprezzo; i figli sembrano interessati solo all’eredità. Egli cerca di muoversi con cautela e discrezione, considerato il fatto che la vittima era un personaggio pubblico, ma tutto sembra remare contro di lui: i modi spicci e poco delicati della nuova ispettrice che gli è stata affidata; le rivelazioni scandalistiche di giornali e talk show televisivi; l’ambiente dello spettacolo non sempre disponibile a rivelare i suoi segreti.


Nel frattempo, egli deve affrontare anche delle emergenze di carattere personale: il figlio avuto dal divorzio, che sta diventando un adulto sotto i suoi occhi e forse sta iniziando ad allontanarsi da lui; un incontro inaspettato con una donna affascinante; sua madre che purtroppo, con l’avanzare dell’età, ha iniziato a dipendere dal gioco d’azzardo.



Io sono il castigo è il primo romanzo della nuovissima serie gialla di Gianrico De Cataldo, autore di cui vi ho già parlato più volte (per esempio in questo post).

È un personaggio che non ha molto in comune con altri tutori della legge e dell’ordine “tutti d’un pezzo”, e le sue tante stravaganze lo rendono una mosca bianca nell’ambiente. Egli è un melomane, appartiene ad un’antica famiglia romana di nobili decaduti, ha tante piccole manie quotidiane da dandy e ovviamente piace molto alle donne. Diciamo che, se si creassero le condizioni perché venisse interpretato da un divo hollywoodiano, secondo me sarebbe perfetto con il volto di Gary Oldman, Robert Downey Jr o Johnny Depp. Scegliete pure il vostro preferito tra i tre, tanto avrete capito da sole che il tipo è affascinante!


Protagonista a parte, il romanzo mi è piaciuto anche per lo stile (De Cataldo si rinnova a poco a poco e costantemente, ma riesce sempre a tenere avvinto il lettore) e per l’inserimento originale dell’elemento dell’opera lirica all’interno dell’intreccio giallo. Leggere per restare sorpresi!



Ah l’amore l’amore, di Antonio Manzini


Non potevamo non concludere questa carrellata di “antieroi” senza Rocco Schiavone, burbero vicequestore romano in trasferimento punitivo in Valle D’Aosta.


Il nostro protagonista, all’inizio di questo romanzo, è più scontroso e abbattuto che mai, e ne ha tutte le ragioni: alla fine di Rien ne va plus (che ho recensito qui) lo avevamo lasciato miracolosamente sopravvissuto dopo aver ricevuto una ferita da arma da fuoco nel fianco.


Vivo ma ammaccato e senza più un rene, Rocco è costretto a passare il periodo delle vacanze natalizie in ospedale, con l’unico conforto della visita di qualche collega (e talvolta, considerati soggetti come Deruta e D’Intino, nemmeno quello è un grande spasso). Egli si rifiuta di mangiare il terribile cibo dell’ospedale, sopravvive con panettoni in svendita, continua ad infrangere le regole pur di bere un caffè decente o poter fumare.


L’ultima cosa che dovrebbe fare in una situazione del genere è indagare, ma, come avrete immaginato, non gli è proprio possibile smettere di farlo. A metterlo sull’attenti è la morte di un noto industriale della zona, Roberto Sirchia, che è deceduto in seguito alla medesima operazione che ha subito Rocco. Egli ha fiducia nel dottore che ha operato entrambi e, anche se le indagini sembrano andare nella direzione della mala sanità, non crede affatto a questa pista.


In pochi giorni, l’ospedale, che già non era un luogo a lui congeniale, diventa un luogo di sospetti e tensioni: Rocco si accorge di essere spiato da un misterioso personaggio, scopre passaggi segreti dei quali non sospettava l’esistenza, viene a sapere di alcuni traffici interni al luogo che non avrebbe mai immaginato. Senza contare che deve ancora scoprire chi è stato a far partire il colpo che gli ha portato via il rene…



Con Ah l’amore l’amore Antonio Manzini ci presenta un Rocco Schiavone insolito, che solo ad una prima, superficiale osservazione si potrebbe definire ancora più incattivito e musone del solito. In realtà io, da lettrice, non l’ho mai trovato così bendisposto: ormai abituato alla vita in Valle D’Aosta ed alla stravagante convivenza con il vicino adolescente Gabriele e con la madre in difficoltà, inaspettatamente clemente con i colleghi che non sopporta, per la prima volta desideroso di aprirsi ad un nuovo amore dopo una lunga e sofferta vedovanza e un’altra cocente delusione.


Proprio l’amore sembra essere il motore di questo romanzo, dal momento che finisce per coinvolgere alcuni personaggi insospettabili. Per quanto riguarda la risoluzione di altre vicende, quelle che legano Rocco ai suoi amici romani di sempre, purtroppo dobbiamo aspettare ancora… ma forse l’autore non ci farà attendere troppo!




Ecco i miei tre “antieroi”! Quale avete preferito?

Conoscete questi autori? Avete letto qualche loro romanzo?

Che ne pensate? Attendo i vostri pareri!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)

giovedì 29 aprile 2021

I PREFERITI DI APRILE 2021

 Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese




Cari lettori,

eccoci giunti al termine del mese di aprile!

Dopo un inizio relativamente tranquillo grazie alle vacanze di Pasqua, il resto del mese è stato piuttosto caotico, e libri, film e musica sono stati un’ancora necessaria per i momenti di relax. Per questo motivo sono particolarmente contenta di poter condividere con voi tutto quello che mi è piaciuto negli ultimi mesi con i consueti “Preferiti”!



Il libro del mese


Per questo mese di aprile ho deciso di farmi forza – eh sì, è proprio il caso di dirlo – e di condividere le mie riflessioni a proposito di una lettura che rimandavo da troppo e che solo nelle ultime settimane sono riuscita ad affrontare: Riccardino di Andrea Camilleri.


Come purtroppo sappiamo, sono quasi due anni che il Maestro ci ha lasciato, il 17 luglio del 2019. Esattamente un anno dopo è uscito Riccardino, il romanzo che conclude una volta per tutte la lunga storia del commissario Montalbano, che per anni e anni è stato quasi un amico per tantissimi italiani (per me sicuramente).


La genesi di questo libro è molto particolare: Camilleri ha iniziato a scrivere questo romanzo nel 2006, quando si è reso conto che la storia di Montalbano stava avendo un grande successo ed avrebbe meritato un epilogo vero e proprio. Temendo che l’età non lo avrebbe assistito, egli ha portato a termine la prima stesura quindici anni fa. Poi, fortunatamente, egli è riuscito a godere di buona salute e, anche negli ultimi anni, nonostante la cecità, ha potuto scrivere, assistito, altri romanzi. Riccardino è uscito così postumo, come l’autore stesso aveva chiesto, e in due versioni: quella originale del 2006, in italiano più corretto, e quella rimaneggiata, in “vigatese”, nella lingua che Camilleri stesso ha creato per i suoi romanzi e che si è evoluta con il tempo. Io l’ho letto proprio in questa ultima versione.



Riccardino inizia con una camurrìa, come la definirebbe Montalbano. Il commissario, infatti, viene svegliato alle prime luci dell’alba da un utente che ha sbagliato numero, che lo chiama Riccardo e che lo invita a raggiungerlo in un bar per una camminata in montagna, specificando che tutti lo stanno aspettando. Montalbano, indispettito, non chiarisce l’equivoco, ma conferma l’imminente arrivo di “Riccardo”, sperando che gli avventori del bar lo aspettino ancora a lungo, e riattacca.

Qualche ora dopo, però, egli viene nuovamente svegliato, stavolta dai suoi uomini, che lo informano che c’è stato un omicidio… proprio di fronte al bar da cui è partita l’inopportuna chiamata mattutina. Il commissario arriva sul luogo del delitto e si trova di fronte tre terrorizzati quarantenni in tenuta sportiva, ed il cadavere del tanto atteso Riccardo, per tutti “Riccardino”.


Montalbano porta con sé i tre amici della vittima in commissariato e si rende conto subito che qualcosa sembra “troppo perfetto” e stride. Riccardino ed i suoi tre compari, soprannominati i quattro moschettieri da tutti, sono inseparabili fin dall’adolescenza: sono sempre stati insieme, si sono imparentati sposando l’uno la sorella dell’altro, fanno regolarmente sport in gruppo ed anche nel lavoro sono gomito a gomito, perché i tre amici lavorano per una miniera, mentre Riccardino lavorava in banca ed era il loro consulente finanziario.


Sembrerebbe una bella storia d’amicizia, ma gli sguardi, il nervosismo, i “non detti” mettono sull’attenti il commissario, che decide di indagare su Riccardino partendo dalla sua cerchia più stretta di contatti.


Nel frattempo, egli viene chiamato da due curiosi personaggi di un quartiere popolare e degradato di Vigata, una “donna cannone” che prevede il futuro e un magrissimo ed attempato ragioniere, che si lamentano di uno strano rumore notturno, causato regolarmente da un camionista che traffica con delle taniche di benzina.



Un caso complesso ed un altro surreale: sarebbe abbastanza per chiunque, ma Montalbano ha altri problemi ancora. Un misterioso Autore (che altri non è che Camilleri stesso), che si è arricchito romanzando le storie delle sue indagini e ci ha fatto sopra pure una fiction, continua a cercarlo con insistenza, e pretende di intromettersi nell’indagine di Riccardino. Per Montalbano non è sempre facile ricordargli che realtà e narrazione sono due cose diverse…



Non sapevo bene che cosa aspettarmi da Riccardino, ma sono rimasta comunque molto sorpresa dall’impostazione che Camilleri ha dato alla narrazione. L’indagine principale è ricca di tòpos narrativi (il cittadino in apparenza esemplare che ha tanto da nascondere, un ambiente che sembra accogliente e familiare ma che si rivela un covo di vipere…), ma credo che Camilleri l’abbia scelta ad hoc perché essa diventi materiale per una storia che è, a tutti gli effetti, meta-letteraria e d’ispirazione pirandelliana. Le tematiche che costituiscono il vero cuore dell’opera sono infatti il dialogo dell’Autore con un Personaggio che nella sua mente era stato creato in un certo modo e che poi è diventato “di tutti” (e quindi diverso da come se lo era immaginato), il confronto tra il Personaggio dei libri e quello della fiction, i tanti dubbi che possono assalire l’Autore in fase di scrittura (L’evoluzione della trama è credibile? Quale fetta di pubblico potrei accontentare facendo una determinata scelta narrativa? Sono ancora fedele a me stesso ed alle mie idee o da tempo non lo sono più?)


L’impressione è che Camilleri abbia voluto lasciare una sorta di testamento spirituale, inserendo in Riccardino ogni parte di sé che ha voluto condividere con il suo pubblico: la sua storia come narratore, la sua esperienza nel mondo del teatro, l’amore per la sua terra, l’attenzione per l’attualità ed i problemi di carattere socio-economico, i suoi valori e tanto altro ancora.


Quanto all’epilogo vero e proprio… personalmente l’ho trovato, al tempo stesso, molto coerente con il personaggio e...distruttivo. Una prova emotiva niente male per una fan di Montalbano come me. Ma fidatevi, è inevitabile, se avete voluto bene anche voi al commissario… va letto!



Il film del mese



La parte “librosa” di questi Preferiti del mese è un po’ intensa e (per me sicuramente) drammatica, perciò ho pensato di compensare con un film leggero e simpatico, Modalità aereo.


Diego e Ivano, i protagonisti di questa commedia dichiaratamente ispirata al super classico di Natale Una poltrona per due, non potrebbero essere più diversi: il primo ha ereditato dal padre un’azienda vinicola miliardaria, fa “l’uomo d’affari” ma di fatto vive di rendita, ha una ex moglie che lo odia e un figlio in collegio al quale riserva attenzioni quasi nulle; il secondo è un inserviente dell’aeroporto, un tipo semplice ma buono e allegro, che da anni coltiva il desiderio di diventare genitore insieme alla moglie, la quale, però, sta iniziando a scoraggiarsi.


Diego, per un banale equivoco, litiga nel bagno dell’aeroporto con un Ivano ed un suo collega, Sabino, e, abusando del suo potere, li fa licenziare con un messaggio. Poi corre a prendere il suo aereo, ma non si rende conto di aver lasciato il suo cellulare proprio lì nel bagno, tra le mani di due inservienti molto arrabbiati e, in quel momento, un po’ vendicativi.


Ivano e Sabino, sulle prime, cercano di mettere in cattiva luce Diego facendo comparire sui suoi profili social una serie di frasi offensive e politicamente scorrette, ma presto si rendono conto che la vita di quello che credono un implacabile manager ha parecchie zone d’ombra, prima tra tutte un ragazzino che vorrebbe solo divertirsi un po’ con suo padre. Diego, d’altro canto, in preda ad una crisi di panico ad alta quota, verrà riportato alla ragione da una paziente ed ironica hostess.



Modalità aereo è una commedia piacevole per una serata divertente, sostenuta dalle interpretazioni di Paolo Ruffini, Lillo, Caterina Guzzanti, Dino Abbrescia e Violante Placido. Qualcuno di loro è esperto di comicità, altri sorprendono un po’ di più, ma il risultato è davvero esilarante e, al tempo stesso, fa bene al cuore. Tra vecchie canzoni, gag ed equivoci, la pellicola pone l’accento su famiglia ed amicizie in modo talvolta simpatico, talvolta profondo, senza mai risultare pesante.


Ammetto che ho visto questo film perché avevo voglia di distrarmi con qualcosa di simpatico, ma ogni tanto ci vuole… quindi ve lo consiglio più che volentieri!



La musica del mese


A marzo abbiamo celebrato l’arrivo della primavera, concentrandoci soprattutto sulle fioriture. Per il mese di aprile ho scelto invece il tema delle farfalle, che nella stagione primaverile sono rispuntate in mille colori.


Per quanto riguarda la musica classica, vi consiglio un video su YouTube, il n°1 in D minor di Brahms, accompagnato da immagini di farfalle multicolori. Lo trovate a questo link.



Oltre alla Primavera di Ludovico Einaudi, un altro bel ricordo del saggio di danza 2019 (l’ultimo pre-Covid, per ora, ahinoi) è il medley tratto da Alice nel Paese delle Meraviglie, per il quale mi ero calata in due ruoli: “capocoro” dei fiori prima, guardia della Regina Rossa poi. Per la prima delle due interpretazioni avevo dovuto disegnare, colorare e mettere su un bastoncino una farfalla davvero speciale: una dondolibellula, a metà strada tra un cavallo a dondolo ed una libellula. A questo link vi lascio il video de Nel bel meriggio d’or, un vero classico della Disney che mi ero divertita ad interpretare insieme alle studentesse più piccole della nostra scuola di danza.



Concludo questa carrellata con una canzone country-pop della cantante Kacey Musgraves (di cui vi avevo parlato in questo post), intitolata proprio Butterflies, che trovate qui:


Mi nascondevo tra i dubbi

Finché tu non mi hai portato fuori dalla mia crisalide

e me ne sono venuta fuori nuova

tutto a causa tua


Ora tu mi sollevi invece di buttarmi giù

rubi il mio cuore invece di portarmi via la corona,

hai districato tutte le stringhe che legavano le mie ali...

Non conoscevo lui e lui non conosceva me

il settimo cielo era sempre troppo lontano

ora ricordo come ci si sente a volare

tu mi fai sentire le farfalle...



La poesia del mese


Per questo mese ho pensato ad un componimento di Ada Negri, dal titolo Prato d’aprile, che è una vera e propria esplosione di colori e profumi primaverili.


C’era un prato: con folte erbe, frammiste

a vecchi fiori, e gialli; e violetti;

e fra esse un brusio di mille piccole

vite felici; e se sull’erbe e i fiori

spirava il vento, con piegar di steli

tutto il prato nel sol trascolorava.

E volavan farfalle, uguali a petali

sciolti dai gambi; e si perdean rapidi

i miei pensieri in quell’aerea danza

ove l’ala era il fiore e il fiore l’ala.



Le foto del mese


Il mese di aprile è iniziato con le vacanze di Pasqua, piuttosto tranquille e casalinghe, ma davvero piacevoli. Fortunatamente siamo riusciti a fare un paio di pranzetti in famiglia tra pochi intimi, cosa di cui sentivo davvero il bisogno, visti i tanti momenti di isolamento forzato degli ultimi mesi. Allego foto di qualche dolcetto (notare il babà e la mini Sacher).



Aprile è il mese dei tulipani! Ecco quelli super speciali che hanno piantato nel parco del Municipio del mio paese (alternati a qualche giacinto).



Sempre restando in tema floreale, questo narciso bicolor è un piccolo capolavoro!




Ecco il mio aprile in breve!

Sono consapevole che maggio sarà ancora più pieno di doveri, ma, che dirvi, cercherò di non rinunciare ai piaceri… si barcolla, ma non si molla!

E voi che mi dite? Che avete da raccontarvi a proposito delle ultime settimane? Spero che anche voi, come me, vi sentiate un po’ rincuorati dalla diminuzione delle misure restrittive nelle ultime settimane. Teniamo le dita incrociate…

Nel frattempo grazie per la lettura, ci sentiamo in maggio :-)