… mancano
10 giorni all'estate!
Cari
lettori,
oggi,
per le nostre “Letture…per autori”, proseguiamo con il nostro
countdown estivo! Lunedì abbiamo salutato insieme l’anno
scolastico con un TAG dedicato, oggi pensiamo a qualche buona lettura
da portare con noi sotto l’ombrellone, tra i monti o durante lunghe
ore di viaggio.
La
stagione calda per me spesso chiama i romance, e per un giusto mix di
sentimenti ed intrattenimento ho pensato di portarvi con me alla
scoperta di un’autrice che è stata la rivelazione di questa
primavera quasi conclusa: Elsie Silver, notissima come regina degli
small town/cowboy romance.
Qualche
mese fa, in febbraio, vi avevo parlato di quanto mi fosse piaciuto
Wild love, il primo volume della “Rose Hill series”, una
serie di quattro libri ambientati tutti nell’omonima cittadina
canadese, che ha per protagonisti altrettanti padri single che sono
amici tra di loro e si trovano tutti i giovedì sera in un club del
bowling. Trovate la recensione a questo link.
In
questi mesi ho terminato la serie: per oggi vi racconto il secondo
libro (il mio preferito) e il terzo. In luglio dovrei riuscire a parlarvi di altri due suoi titoli: il quarto volume (conclusivo della serie) e il primo di un’altra sua serie famosissima, la Chestnut
Springs.
Per
oggi vediamo insieme Wild eyes e Wild side!
Wild
eyes
La
pittoresca cittadina di Rose Hill, tra lago e montagna, ha vissuto un
piccolo cambiamento con l’arrivo in città del miliardario Ford
Grant, cresciuto lì e tornato dopo la fama per aprire uno studio di
registrazione indipendente.
Ora,
però, i cittadini si sono abituati persino all’arrivo di qualche
celebrità che collabora con Ford. Un nuovo acquisto è Skylar Stone,
famosa star del country, che però, mentre è in viaggio per
raggiungere Rose Hill, ha la disgraziata idea di fermarsi a
riprendere un grizzly mamma con i suoi due cuccioli. L’idea sarebbe
fare delle stories carine per il suo profilo Instagram: inutile dire
che si rivela una pessima idea.
Per
fortuna di Skylar, tuttavia, proprio in quel momento passa con il suo
camioncino Weston Belmont, cognato e amico del cuore di Ford, che
interviene prontamente aiutandola a “fingersi morta” e lasciando
che il grizzly (solo insospettito e non ancora furibondo) si
allontani. Weston riconosce la sua cantante preferita, ma si
imbarazza nel confessarle la sua “cotta”, così si limita ad
accompagnarla da Ford e dalla fidanzata di lui Rosie (che è anche
sua sorella). Lei e il suo simpatico e scurrile pappagallino di nome Cherry, unica vera amica della superstar.
Quello
che West non sa è che Skylar è in anticipo di almeno una settimana
perché in fuga dal padre-manager, dal fidanzato opportunista (che stava con lei solo perché pagato dalla famiglia) e
dall’agente che non la tiene in alcuna considerazione. Fare un
disco con Ford, un progetto più tranquillo dei precedenti, è
un’idea soltanto sua, che è stata osteggiata da tutti. Skylar è
in profondo burnout e, nonostante la fama, si sente molto sola.
Con
l’alta stagione non c’è posto nei pochi hotel di Rose Hill, e le
dépendance per artisti che Ford e Rosie stanno facendo costruire non
sono ancora pronte. Alla fine i tre trovano un’insolita soluzione:
almeno per i primi tempi, Skylar si adatterà nella casetta/baracca
all’interno della proprietà di West, che confina con quella dei
Grant.
Skylar
è rimasta colpita da West dopo che lui l’ha salvata dall’orso, e
si sente attratta, ma è anche in imbarazzo, perché convinta di aver
fatto la figura della sciocca. West, però, ha un carattere
estroverso e molto affabile e la mette subito a suo agio. Così,
siccome ella ha qualche giorno di riposo a disposizione prima di
cominciare a lavorare con Ford, ne approfitta per conoscere meglio la
famiglia che la ospita.
West
gestisce il ranch, alleva cavalli ed è separato con due bambini:
Oliver, che ha il carattere tranquillo della sua ex moglie ma soffre
di mutismo selettivo, ed Emmy, che assomiglia molto a lui… e quindi è
vivacissima. I due piccoli sono in custodia congiunta tra di lui e
l’ex moglie Mia, che si è già risposata.
Skylar
passa molto tempo con i tre, che la accolgono con grande generosità,
e per la prima volta comprende quel che si prova a stare con una
famiglia affettuosa (che non è un’azienda, tra l’altro).
L’amicizia di West la aiuta a mettere da parte pensieri e
preoccupazioni, anche perché lui trova un modo “creativo” di far
sì che ella non possa controllare i suoi social.
E
quando il lavoro sul nuovo disco inizia, Skylar inizia a chiedersi
quale possa essere il suo futuro nella musica, un mondo che ha sempre
amato ma che forse non la ricambia più come una volta, soprattutto
perché in questi anni le ha preso l’anima. L’atmosfera
conviviale di Rose Hill, l’amicizia nascente con Rosie e con la
ristoratrice Tabitha e il sentimento nei confronti di West (che
cresce ogni giorno) la aiuteranno a comprendere quale sia davvero la
sua strada.
Come
vi dicevo, Wild eyes è il secondo dei quattro volumi della
“Rose Hill series” e, ora che li ho letti tutti, posso
confermarvi che è il mio preferito.
Per
la prima volta dopo tanto tempo ho trovato un romance in cui mi sono
potuta identificare sia nel personaggio femminile che in quello
maschile: Skylar e West sono due personaggi costruiti benissimo e,
per certi versi, ho capito entrambi.
Raccontando
Skylar, l’autrice ha parlato di tematiche delicate ed attuali.
Innanzitutto il burnout (che ormai, purtroppo, non riguarda più
soltanto i famosi e le persone in carriera, ma ci investe tutti
trasversalmente): quando sopravvivi in certi contesti dove le
rispostacce e i maltrattamenti sono all’ordine del giorno, capita
di commuoversi persino perché rompi accidentalmente un bicchiere e
la persona di fronte a te si preoccupa che tu ti tagli invece che
insultarti.
E poi il rapporto malsano con i social, che, mi ripeto,
non è un problema soltanto dei personaggi pubblici: siamo in
moltissimi – e mi ci metto dentro anche io – ad usare un po’
troppo certe piattaforme, o a preoccuparci eccessivamente
dell’immagine che diamo online.
Quanto
a West, fin dai primi capitoli ho pensato che fosse “l’uomo per
me, fatto apposta per me” (ok, lo ammetto: settimana scorsa vi
parlavo di qualche mia delusione in materia di personaggi maschili,
ma stavolta non posso proprio dire niente), ma, man mano che
procedeva il romanzo, mi sono ritrovata a pensare che… beh,
comprendevo bene anche lui.
So cosa vuol dire fare la parte degli
estroversi ma dentro di sé sentirsi cauti e diffidenti (come
dice Rosie descrivendo il fratello), o tenere unito un gruppo di
amici e poi, a fine giornata, sentirsi un po’ soli se per caso
quella sera non c’è nemmeno la famiglia.
Non
definirei la storia un friends to lovers, come spesso viene
descritta nelle recensioni online (sapete che questa serie è un vero
tormentone), perché un po’ di attrazione tra i due c’è fin da
subito, però sicuramente il rapporto tra i due nasce in modo molto
spontaneo, naturale, persino divertente.
Molto
bello è invece il trope della “famiglia allargata”. Innanzitutto
West e la ex moglie Mia danno un bellissimo esempio di maturità
nella custodia congiunta: ho apprezzato che lei non sia la villain
della situazione, scelta un po’ troppo facilona che ho visto in
altri romance (perché a volte il modo più immediato di creare
tensione è trasformare la ex in una strega, e invece qui no,
fortunatamente).
E poi Skylar instaura un ottimo rapporto sia con
Oliver che con Emmy, diversissimi tra loro ma ugualmente affettuosi
nei suoi confronti. Riesce anche a piacere ai “più o meno
suoceri”, che, devo dire, hanno lo stesso senso dell’umorismo del
figlio (leggete e capirete).
Rispetto
al primo volume, qui riusciamo a conoscere meglio l’universo di
Rose Hill ed i personaggi che ci faranno compagnia per il resto della
serie. Wild love e Wild eyes sono ambientati nella
parte più periferica, tra le grandi proprietà terriere e i ranch,
mentre gli altri due romanzi si spostano maggiormente nel centro
città.
Ho
talmente amato questo romanzo che non mi è bastato arrivare
all’ultima pagina. Così sono passata direttamente al terzo volume!
Wild
Side
Il
terzo volume della “Rose Hill series” ha per protagonista
femminile Tabitha Garrison, una ragazza che lavora come cuoca e
titolare di un bistrot in centro città.
Anche
se ella mostra grande sicurezza di sé, si porta dentro una grande
ferita: da pochissimo sua sorella maggiore Erika è tragicamente
morta.
La
donna è sempre stata un cruccio sia per Tabitha che per i suoi
genitori: in seguito ad un intervento importante avvenuto quando era
giovanissima, ella è caduta nella spirale di alcool e droghe per
attutire il dolore e, tre anni prima della sua morte, ha messo al
mondo un bambino, Milo, che non ha alcun padre. La situazione
sembrava essere migliorata negli ultimi mesi: Erika lavorava, andava
agli incontri con il gruppo di sostegno, aveva affittato casa in un
paese vicino a Rose Hill e il suo padrone di casa, Rhys Dupris, la
aiutava sia con la gestione del quotidiano che con il bambino.
Poi
però tutto è precipitato: Erika ha incontrato l’ennesimo
perdigiorno della sua vita, che l’ha riportata con sé in un brutto
giro, e, quando un’incomprensione con Rhys l’ha portata allo
sfratto, è andata via con quell'uomo poco affidabile. Per poi essere ritrovata morta per
overdose in una cantina poco dopo.
La
prima cosa che fa Tabitha è portare con sé Milo e cercare di
crescerlo come una madre: non è facile, considerato che è sola e
che lavora, ma può contare sull’appoggio dei genitori. Quando però
Rhys torna in zona Rose Hill dopo uno dei suoi misteriosi viaggi di
lavoro (nessuno sa quale sia la sua professione), Tabitha ha un’altra
doccia fredda: Erika aveva nominato proprio lui come tutore di Milo.
La
ragazza, comprensibilmente, odia l’uomo che prima ha sfrattato la
sorella dopo anni di amicizia e poi minaccia di portagli via il
nipote.
Rhys,
a sua volta, ha una storia complicata. Innanzitutto egli, di nascosto
da tutti, è un campione di wrestling: gareggia con lo
pseudonimo di Wild Side, porta una maschera verde e nera sul
ring, e nessuno conosce la sua vera identità (persino la figlia di
Ford Grant, Cora, è una grandissima fan del personaggio, ma non sa
che è lui).
Poi non nutre particolare fiducia né in Tabitha né nei
suoi genitori, dal momento che Erika non aveva fatto altro che
parlarne male. Infine, egli è un ragazzo senza famiglia, rifiutato
anche dai genitori adottivi: la sua infanzia è stata segnata dai
traumi e dai continui cambi di casa-famiglia, ed egli si rifiuta
categoricamente di non obbedire alla volontà di Erika e di far fare
a Milo la sua stessa vita.
Tabitha,
solo per il bene di Milo, cerca di appianare le divergenze invitando
Rhys a stare a casa sua solo per un po’. Ben presto si rende conto
che l’uomo voleva bene a Erika come una sorella e che la storia
dello sfratto ha contorni piuttosto fumosi. Rhys, a sua volta, vede
come Tabitha si dà da fare a tenere unita la famiglia mentre porta
avanti una sua attività e le viene il sospetto che Erika non abbia
detto proprio tutta la verità.
Alla
fine, deposta – almeno per il momento – l’ascia di guerra,
Tabitha e Rhys arrivano ad una conclusione comune: un matrimonio di
convenienza, seguito da una convivenza a tre con il bambino,
risolverebbe tutti i loro problemi. Rhys, statunitense, avrebbe la
cittadinanza canadese e potrebbe passare con Milo tutto il tempo che
non trascorre viaggiando per lavoro; Tabitha non perderebbe il
nipote, altrimenti costretto ad andare in un’altra nazione; i due
non sarebbero una coppia ma, avendo anche lavori impegnativi da
portare avanti, sarebbero solo co-genitori, e farebbero vite
separate.
La
cerimonia è così bella da sembrare vera, e per un po’, in
effetti, l’inganno riesce alla grande. Milo è felicissimo, perché
considerava già Rhys come un padre e Tabitha come una madre. I
genitori della nostra protagonista, provati dal terribile lutto, si
risollevano vedendo felice la seconda figlia. Rosie e Skylar fanno da
damigelle a Tabitha e creano un bel gruppo di amiche, insieme ad
un’istruttrice di yoga appena arrivata da Toronto, Gwen.
West
introduce Rhys al suo gruppo di bowling per papà single, composto da
loro due, da Ford – protagonista del primo volume -, dal tuttofare
di paese Sebastian detto Bash e da un anziano signore complottista
chiamato da tutti “Clyde il pazzo”… e persino un tipo
silenzioso come lui inizia a socializzare.
Dentro
di sé, però, Rhys ha accettato la proposta di matrimonio di Tabitha
perché, nonostante Erika non le abbia mai fatto una buona
pubblicità, è da sempre innamorato di lei. E quando Tabitha se ne
renderà conto, dovrà finalmente interrogarsi sui suoi sentimenti.
Rispetto
a Wild eyes, Wild side ha delle premesse decisamente più
drammatiche. Rhys e Tabitha sono fin da subito una coppia complicata,
con dei bagagli pesanti.
Non
lo definirei un enemies to lovers, perché non ci sono quelle
dinamiche tra rivali che caratterizzano questo trope: niente
punzecchiamenti divertenti, anzi, c’è poco da scherzare, almeno
all’inizio. Semmai parlerei di miscommunication, dal momento
che entrambi i protagonisti si portano nel cuore una persona che è
stata resa “santa” e intoccabile dalla tragica morte e che
invece, quando era in vita, ha chiesto loro moltissimo, per poi
lasciarli soli.
Eppure
i due, tra di loro, sono l’incastro perfetto. Tabitha tiene in
piedi lavoro e famiglia come un’equilibrista, eppure nessuno sembra
pensare a come sta lei, tranne l’uomo che l’ha sempre amata in
silenzio. Rhys non ha una famiglia e non ha mai avuto una vera casa:
è stato bene davvero solo a Rose Hill, e, quando inizia a vivere con
Tabitha, gli bastano una camera tutta sua, un pasto cucinato in casa
e l’affetto del gatto domestico per sentirsi davvero accolto.
Personalmente un bel po’ di volte, leggendo, mi sono sentita come
Tabitha (che ha un sacco di complessi tipici da sorella maggiore pur
essendo tecnicamente la minore); più difficile, ovviamente, è stato
identificarsi in Rhys, però mi sono emozionata con lui.
Il
trope del matrimonio di convenienza personalmente mi è sempre
piaciuto (e in Italia è stata scritta una vera chicca del genere, di
cui vi ho parlato a questo link) e in questo caso permette ai
protagonisti di conoscersi davvero e di abbassare le relative
maschere.
Come
dicevamo, Elsie Silver è nota per gli small town e per i cowboy
romance. Qui il primo dei due elementi ovviamente è presente; il
secondo, in realtà, quasi per niente, dal momento che siamo nel
mondo del wrestling. Ecco, questa parte della storia mi è piaciuta
un po’ meno: non ero certo un’adolescente che seguiva il
wrestling in tv o collezionava le figurine dei protagonisti e, da
quello che l’autrice racconta nel libro, mi è sembrato tutto
molto… finto. Al punto che Rhys stesso nel libro confida molti suoi
dubbi a proposito di questo universo.
Però
mi piace comunque il fatto che l’autrice – forse per ampliare il
suo già vastissimo pubblico – voglia almeno in parte affrancarsi
dal cowboy romance, sua cifra stilistica, e con la serie di
Rose Hill abbia presentato protagonisti maschili che fanno lavori
diversi dal bull rider o dalla gestione del ranch.
A
quanto ne so, anche la sua serie precedente, Chestnut Springs, ha
un volume che appartiene al sottogenere dello sport, in particolare
l’hockey. Avendo letto (per ora soltanto) il primo romanzo di
questa sua serie scritta in un momento anteriore, vi confido quella
che forse è un’opinione impopolare, ma, beh, la scrivo lo stesso:
la Rose Hill è scritta meglio, i personaggi sono più
caratterizzati, e scommetto che c’è stato anche un editing
massiccio. Ma ne riparleremo.
Quindi
sì, Wild side forse non mi è piaciuto quanto Wild eyes,
ma è comunque consigliatissimo.
Per
oggi mi fermo qui, spero di pubblicarvi al più presto le recensioni
di Wild card e Flawless! Vi confesso che questa è
stata l’autrice giusta al momento giusto.
Il primo volume è stato
letto quasi per caso ed è stato una bella sorpresa. Poi la primavera
si è rivelata complicata, soprattutto maggio (so che di base per
un’insegnante e ballerina lo è sempre, ma credetemi, questa di
più), e il bisogno di evasione, in vari sensi, mi ha portato a
proseguire la serie. Mai scelta fu più giusta!
A volte, al di là di
tutte le TBR e i piani che possiamo fare noi amanti della lettura,
non c’è niente da fare: seguire l’ispirazione del momento è la
scelta giusta.
Visto
che sono romanzi conosciutissimi… fatemi sapere che ne pensate voi!
Grazie
per la lettura, al prossimo post :-)