giovedì 29 ottobre 2026

I PREFERITI DI OTTOBRE 2026

 Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese




Cari lettori,

siamo arrivati alla fine di questo ottobre super impegnativo!


Un nuovo anno scolastico, una serie di scadenze proprio al termine di questo mese, la riapertura della scuola di danza dopo l’estate, qualche impegno di famiglia: sono state quattro settimane piene. A volte, quando mi riguardo indietro al termine di mesi così ricchi, vorrei aver voluto fare di più “per me” (magari gite nei weekend, un salto a Varazze, o quelle belle attività autunnali che si possono vedere ovunque sui social). Poi mi rendo conto che le mie giornate sono già state toste così, che tutto non si può fare e, insomma, anche svagarsi in modo semplice e/o riposare hanno la loro importanza.


Di sicuro per il blog questo mese è stato caratterizzato dai consigli (e anche sconsigli, ahinoi) di lettura spooky: spero davvero che siano stati graditi! E ora vediamo insieme com’è andato il mio ottobre…



Il libro del mese


Daniel Corvo e Viola Zardi sono una strana coppia di detective. Lui è sposato con figli, molto religioso, legato alla famiglia d’origine che vive in una tenuta in campagna, dove lui è cresciuto ed ha imparato sia a coltivare la terra che ad andare a cavallo. Lei è inquieta, vittima del gioco d’azzardo (un segreto che potrebbe costarle la carriera) e legata ad un ragazzo più giovane di lei, con cui però si rifiuta di “impegnarsi”.


I due lavorano in un commissariato sardo, vicino alla penisola del Sinis. Tra i vari casi che hanno risolto insieme, c’è un mistero che è rimasto insoluto: la scomparsa della giovane Angela Floris. Un giorno, però, a sei mesi dal tragico evento, il cellulare della ragazza si riaccende. Sul luogo del ritrovamento, vicino al telefono, c’è un reperto agghiacciante: una mano di donna mozzata, in stato di perfetta conservazione. Chiunque sia il folle che ha praticato un’amputazione del genere – perché la Scientifica conferma che si tratta dell’arto della donna scomparsa – si è disturbato a fare una perfetta manicure a quel macabro reperto, smalto rosso compreso, ed a tenerla in frigorifero per un lungo periodo.

Non c’è traccia del resto del corpo di Angela: non si sa nemmeno se, dopo una simile mutilazione, ella sia viva o morta.


Come se tutto ciò non fosse abbastanza inquietante, il misterioso rapitore decide di iniziare uno strano gioco con gli inquirenti. Sceglie i posti più desolati di quell’angolo di Sardegna – stagni di sale, paludi, campagne gelide – e lì li attira, utilizzando vecchi dispositivi, o facendo trovare giochi desueti e vecchi bambolotti.


Poco tempo dopo, un’altra ragazza scompare. Una giovane donna che lavora in una profumeria, vive da sola con la sua gatta, si è sempre fatta gli affari suoi e non ha mai destato nessun particolare interesse nemmeno nei suoi concittadini. E in breve tempo viene ritrovata un’altra mano. Che però non è della commessa scomparsa, bensì di una donna di cui si erano perse le tracce… anni prima, a Milano.


Le indagini si allargano, ma nemmeno chiedendo ai colleghi del Nord Italia i due detective riescono ad arrivare a una soluzione. 

Daniel e Viola iniziano a pensare che le anime dietro a questa storia siano due. Una che è disinteressata a tutto fuorché alla sua ossessione malata per la manicure, e l’altra che conosce bene il territorio sardo e sembra avere una storia da raccontare…



Il nido del corvo è, ora come ora, la mia unica lettura del 2026 che potremmo definire un po’ horror. Non vi aspettate elementi di fantasia o gotici propri della narrativa dell’orrore: qui è tutto tragicamente, e profondamente umano. In teoria sarebbe più corretto definirlo un thriller, ma in pratica… vi accorgerete che i brividi non sono pochi.


Principalmente l’autore pubblica per la Rizzoli (come nel caso della serie di Vito Strega) o per la Marsilio (per quanto riguarda i romanzi dei “gatti neri”). Questo romanzo Feltrinelli potrebbe essere considerato anche uno stand-alone, ma ci sono dei collegamenti con il libro precedente scritto per questa CE, La donna nel pozzo (trovate la recensione a questo link): alcuni personaggi si conoscono tra di loro, ma restano sullo sfondo. Del tutto nuova, invece, è la coppia di protagonisti: Daniel è una sorta di “acqua santa” che nasconde bene i suoi demoni, e Vanessa vorrebbe tanto essere “il diavolo” ma si capisce che non lo è poi così tanto.


Quando ho iniziato a leggere questo romanzo l’ho presto ribattezzato Il killer della manicure, e mi sono ritrovata a scherzare in famiglia (qualcuno lo aveva letto prima di me) dicendo: eh, meno male che non ho l’abitudine di farmi le unghie dall’estetista!, visto che il misterioso antagonista sembra avere un’ossessione per le donne dalle mani particolarmente belle e curate. In realtà, la questione è ben diversa, e quando scoprirete cosa ci sta dietro… forse vi dispiacerà un filo meno per le vittime.


In ogni caso tenetevi forte, perché i colpi di scena non mancheranno. Che dite, vi ho consigliato il romanzo giusto per questo weekend di Halloween?



Il film del mese


Questa storia ha inizio a Napoli nel 1949. La città è stata messa in ginocchio dalla guerra e non si è ancora ripresa: povertà e fame dilagano. Un giorno, poi, un ordigno bellico inesploso fa saltare un intero palazzo. Nella deflagrazione perde la vita anche la zia di Celestina, una bambina di dieci anni, che si ritrova sola al mondo, ad eccezione della sorella maggiore, che però è andata a New York per seguire un americano che le ha promesso il matrimonio.


Celestina ha però un amico fraterno, un ragazzino dodicenne di nome Carmine, uno dei tanti poveretti che vivono per strada e vivono di piccoli furti e trucchi con le carte.


Pochi giorni dopo l’esplosione, a Napoli arriva un transatlantico che proviene dall’America e, in seguito a una breve sosta, tornerà a New York. Carmine e Celestina, per puro caso, conoscono George, un cuoco americano che è l’unico dello staff a scendere dalla nave: deve consegnare un cucciolo di giaguaro – originale, come prodotto locale – a un ricco cliente. 

I due bambini notano che sul transatlantico si può salire anche da una scaletta posteriore, e così, la notte della ripartenza, più per caso che per una reale decisione, si ritrovano a bordo. Il viaggio potrebbe essere una buona idea: appena saranno arrivati a New York, si ricongiungeranno ad Agnese, la sorella di Celestina, e il ricco marito di lei provvederà ad una nuova vita per tutti.


Resta il problema che i due sono clandestini e il severissimo capitano americano della nave non ci penserebbe due volte a farli imprigionare o, peggio, a buttarli in mare, anche se sono solo dei bambini. Ma Carmine e Celestina trovano un insperato aiuto nei tanti italiani che viaggiano in terza classe: dei disperati che dormono tra le macchine, alcuni ammalati, con le proverbiali valigie di cartone, in cerca di un sogno che renda la loro vita almeno un po’ migliore.


Tuttavia, il commissario di bordo italiano, Domenico Garofalo, ha intuito che sulla nave c’è qualcuno di troppo. E, a costo di andare contro alla volontà di un suo superiore, è stanco di non aiutare i suoi connazionali…



Ho iniziato la visione del film Napoli New York convinta che sarebbe stato un po’ troppo lento e drammatico per i miei gusti (quello che una volta si definiva “un polpettone”) e invece mi è piaciuto molto. È una storia raccontata con gli occhi dei bambini, che hanno una forza e un coraggio che noi adulti possiamo solo invidiare.


È anche la storia di tantissimi italiani che, dopo la guerra, hanno deciso di cercare fortuna dall’altra parte dell’oceano, spesso ritrovandosi a fare dei lavori umili in qualche Little Italy della East Coast, venendo puniti dalla severa legge americana al primo sbaglio. 

Credo che qualcuno dei nostri connazionali dovrebbe proprio vedere questo film: ultimamente c’è qualche calo di memoria sul fatto che un tempo gli “immigrati” eravamo noi…


L’ultima parte del film parla anche di quelle famiglie che si creano, anche se non sono legate dal sangue: situazioni che in quegli anni capitavano ancor più di ora, quando persone che erano state costrette ad affrontare terribili lutti e perdite in guerra decidevano di unire le loro solitudini.


Vi consiglio molto questo film, sono sicura che piacerà anche a voi!



La musica del mese


Questo mese sfatiamo un mito: non è vero che Michael Bublé fa solo canzoni di Natale! … Ok, l’amico Michael di sicuro tornerà tra noi in Dicembre. Ma in queste settimane ho rispolverato una sua canzone allegra, che non sfigurerebbe in una rom-com, anzi, le cita proprio. Si intitola Today is Yesterday’s Tomorrow e potete ascoltarla a questo link.


Perché Oggi è il Domani di Ieri

perché aspettare ancora

se il sentimento si fa più forte

e non posso più aspettare!

Oggi è il Domani di Ieri

e io non sono Nostradamus

ma il futuro è davanti a noi

e non posso più aspettare!


E so che speri che sia come ne

“Le pagine della nostra vita”,

ma tesoro, come vedrai,

non ho niente da invidiare a Mr Gosling,

come Noah e Allie, o “Harry ti presento Sally”

sapevamo che era destino,

quell’amore che dura per sempre…



La poesia del mese


Per questo mese ho scelto un componimento di Attilio Bertolucci che si intitola proprio Ottobre.


Sporge dal muro di un giardino

La chioma gialla di un albero.


Ogni tanto lascia cadere una foglia

Sul marciapiede grigio e bagnato.


Estasi, un sole bianco fra le nubi

Appare, caldo e lontano, come un santo.


Muto è il giorno, muta sarà la notte

Simile ad un pesce nell’acqua.



Le foto del mese


Come forse qualcuno avrà visto leggendo i miei preferiti del mese scorso, il 28 settembre è stato il mio compleanno. Devo dire che è stato particolarmente festeggiato, sia il weekend precedente che quello successivo (che era il primo di ottobre). Queste delizie provengono da una pasticceria del mio quartiere, ma, un po’ perché sono stata a lungo a Varazze, un po’ per il clima settembrino che ha favorito più il gelato che i dolci da forno, era tutta estate che non li mangiavo. Sempre graditi!



Uno dei regali più belli e utili è stata la friggitrice ad aria. Ci ho messo pochi giorni a capire perché tutti quelli che ne ricevono una sono così entusiasti: è comoda e rapida, si possono fare molte ricette… e rende croccante un po’ tutto, persino piatti con poco (o addirittura zero) condimento! Questa versione della feta al forno con pomodorini e olive sarà presto online in un post di ricette, insieme ad un antipasto e ad un primo…



Il mese scorso vi accennavo che, proprio la sera del mio compleanno, sarebbe cominciato un nuovo anno da ballerina. Quest’anno c’è una novità: non essendo ormai in molte adulte, non siamo riuscite a far partire il corso di moderno due volte alla settimana. 

Così una sera alla settimana faccio la solita danza moderna, l’altra, invece, frequento un corso di ginnastica, sempre con la mia insegnante. Devo dire che è davvero strano fare quei passi che di solito compongono una coreografia… ripetuti in (faticose) serie da 8x8. 

Ma i benefici ci sono eccome. 

Comunque in queste prime settimane abbiamo potuto visionare sia il video che le foto dello spettacolo dello scorso giugno. Credo che la variazione sulle note de Le onde di Ludovico Einaudi resterà proprio un mio caro ricordo…



Sapete che in ottobre non mancano mai le foto autunnali al parco! Vi dico la verità, è un foliage un po’ farlocco. La prima metà del mese è stata ancora calda, quel che vedete in foto è l’insieme di un po’ di verde e un po’ di foglie secche/bruciacchiate dalla lunga estate. Spero, in novembre, di portarvi qualche foto di autunno “vero”…



Ottobre è stato anche un mese di piccoli eventi in centro paese e giretti tra vetrine e prime bancarelle... in attesa della stagione festiva vera e propria. Il primo sabato del mese c'è stata una sorta di piccola festa di paese: ho anche visto una sfilata, e mi sono unita ad una scuola di ballo latino americana per qualche coreografia di gruppo... 



Con questo “must” di ottobre, il cappellino di cioccolato della panetteria (composto da un biscotto di frolla, una punta di cornetto e taaanto cacao), vi auguro di cuore un buon weekend di Halloween… e dintorni! So che questi per alcuni di noi sono giorni più religiosi e per altri invece più profani, quindi spero semplicemente che sia una buona conclusione di ottobre per tutti.

Nel frattempo, fatemi sapere com’è andato il vostro mese!

Grazie per la lettura, ci rileggiamo in novembre :-)


lunedì 26 ottobre 2026

UN GIRO AL MUSEO DEL NOVECENTO

 Quadri, installazioni e una vista incredibile




Cari lettori,

come promesso, per i nostri “Consigli artistici” ed "Eventi culturali", oggi vi racconto la mia recente visita al Museo del Novecento!


Sono stata solo una volta in questo centralissimo e recente museo, ma è stato poco dopo la sua apertura, circa dieci anni fa. Il blog esisteva da pochissimo e per qualche strano motivo (forse perché all’inizio non era uno spazio così variegato e non ero sicura vi sarebbe interessato) non avevo nemmeno scattato fotografie, tranne quella panoramica, che è un classico.


In ogni caso, credo che negli ultimi anni questo spazio sia stato ampliato. Ci sono moltissime cose interessanti e nuove, che io non ricordavo. Lo trovo anche uno spazio divertente: l’arte contemporanea è spesso sorprendente!


Vi lascio alla mia visita, sperando che vi possa interessare!



Il Futurismo


Il primo livello del Museo del Novecento, che in realtà è già il secondo piano (farete un po’ di scale, vi avviso…) è tutto dedicato al movimento futurista, che a Milano ha avuto grande diffusione. L’artista di cui ci sono più opere è Boccioni, a partire dalla statua all’ingresso, un omaggio al corpo umano in movimento.



Ci sono però anche dei suoi dipinti molto più colorati, come “La città sale” del 1910: il dinamismo della metropoli milanese è sempre stato uno dei soggetti preferiti dell’artista.



Non mancano le nature morte, come questa di Soffici con un’anguria, simbolo che oggi è molto importante ed attuale.



Anche Carlo Carrà (di cui vi avevo parlato a questo link) non poteva mancare in questa sezione: questa sua tela sui toni di grigio scuro e nero è piuttosto caotica.



Il mio quadro preferito di questa sezione è questa ballerina di Severini, tra la dinamicità del suo movimento, che viene riprodotta segmentando la figura, e il blu intenso del suo splendido vestito.



Il progresso, le macchine, il volo sono tematiche che hanno sempre affascinato i futuristi. In questo quadro geometrico di Depero, l’uomo ritratto sembra indossare degli occhiali da autista… di macchina decappottabile o di aereo.



I grandi artisti del Novecento


Al piano superiore ci sono molti artisti che non hanno davvero bisogno di presentazioni. Tre anni fa, per esempio, sono stata ad una personale di Giorgio Morandi (a questo link). Qui c’è un suo vaso di fiori dalle tonalità insolite…



… e anche una delle sue nature morte caratteristiche, con vasi e bottiglie.



Non possono mancare le figure con il collo lungo di Amedeo Modigliani. Questa donna dai capelli neri raccolti sembra avere uno sguardo quasi enigmatico…



E ancora una volta c’è Carrà, con un collage che ritrae un cavallo in fuga, dal titolo “Inseguimento”. L’opera è fatta con ritagli di giornale ormai centenari…



Delle figure umane di De Chirico vi ho invece parlato recentemente a questo link. Qui abbiamo due manichini in atteggiamento pensieroso, che tengono in grembo degli elementi geometrici: sembrano quasi dei palazzi in miniatura…



L’ultima parte di questa sezione dedicata ai grandi artisti del Novecento presenta delle tele che, invece di scomporre ancor di più la figura, ritornano al realismo. Come per esempio queste due signore in nero che prendono liquore, pasticcini e sigaretta con un cagnolino…



… o questa strana tela, che però, per quanto insolita, mi piace! Questi volatili dipinti nel dettaglio sono un po’ inquietanti ma originali…



Al di là della figura


L’ultimo piano del Museo del Novecento non permette soltanto di godere di una bellissima vista panoramica. Altri importanti artisti del XX secolo aspettano il visitatore. Per esempio, c’è un’intera stanza (gelida, vi avviso) dedicata a Lucio Fontana, ai suoi tagli…



… ma anche alle sue sperimentazioni figurative, come questa statua di una giovane donna.



Non potevano mancare le geometrie ed i colori di Vasilij Kandinskij, qui su uno sfondo grigio perla che sfuma le tonalità vivaci della composizione centrale.



Altri “ospiti illustri” dell’ultimo piano sono Arnaldo Pomodoro con le sue sfere…



… e Burri con uno dei suoi “cretti”! Certo, il più famoso è quello enorme che ha installato a Gibellina. Ma egli ha creato anche alcune versioni “in dipinto”…



Mi è piaciuta molto anche questa scacchiera tutta colorata, una delle tante opere che rappresentano l’intersezione tra arte e design nella seconda metà del Novecento.



...e non potevo non mettervi una foto della celeberrima “Merda d’artista” di Piero Manzoni, che è rimasto nella storia per essere un provocatore, ma che è venuto a mancare troppo presto e che, chissà, forse ci avrebbe proposto anche dell’altro, se avesse potuto vivere ancora. 

So che questa non è una delle opere novecentesche più amate, per ovvi motivi, ma di sicuro ha lasciato il segno…



Concludere… per tornare alle origini


Il percorso del Museo del Novecento si snoda in modo un po’ particolare. 

Se finora avete seguito le mie indicazioni, avete visitato per intero il piano del Futurismo, per metà quello in mezzo con i grandi artisti, e poi tutto l’attico. È da lì che dovete ridiscendere per fare l’altra metà del piano in mezzo, dove vi aspettano gli artisti più recenti in assoluto. 

Una delle protagoniste è Niki De Saint Phalle, di cui ho visto una bellissima mostra al Mudec un paio di anni fa (a questo link). In un lunghissimo foglio di carta a fisarmonica, aperto e tenuto sotto una teca, ella racconta l’inizio e la fine di una storia d’amore.



Un’opera enorme, tra dipinto, scultura e collage, ritrae la morte di Giuseppe Pinelli, caduto dal balcone della Questura di Milano subito dopo i fatti di Piazza Fontana. Il “pavimento” di questa installazione è composto interamente da passamanerie e ritagli di ricamo.



Proprio Milano viene più volte omaggiata in questa sezione, come nel caso di questa foto rimaneggiata, un po’ enigmatica: è come se sulla facciata del Duomo si fossero create delle “voragini”…



Questo dipinto su specchio è molto divertente: c’è una “Ragazza che fugge”… e una che fotografa!



La sezione contemporanea si conclude con qualche cartolina per noi amanti dei cani!



La visita al Museo del Novecento, normalmente, si concluderebbe qui. Ma io ero riuscita a passare nel mese di settembre, e così, poco prima di uscire dal museo, ho potuto visitare una saletta in più, una piccola esposizione extra rimasta solo per l’estate. 

C’era un’unica tela, Homme assis (o Il Fumatore) di Pablo Picasso. Si tratta, però, di una tela di enorme importanza: essa è stata acquistata dal Comune di Milano nel 1972, per sostenere gli operai spagnoli che lottavano contro la dittatura franchista.



E così, al termine di un lungo viaggio, si arriva sulle soglie del XXI secolo per poi tornare da quello che probabilmente è stato l’artista più rappresentativo del XX! Ho parlato un po' di lui a questo link... 




Una visita affascinante, no? Io sono stata molto soddisfatta. 

Chissà, forse ci saranno altre occasioni per tornare in questo museo così interessante. 

Fatemi sapere se ci siete stati e che ne pensate... o se vi piacerebbe venire a dare un'occhiata!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-) 


giovedì 22 ottobre 2026

LETTURE SPOOKY 2026 #4

 Un giallo e una spy story di Maurizio De Giovanni




Cari lettori,

oggi quarto e ultimo appuntamento con le nostre letture spooky!


Nel corso di questo mese di ottobre abbiamo affrontato varie letture “a tema”, tra gialli con protagonisti ombrosi (qui), thriller agghiaccianti (a questo link) e dark romance/romantasy, che, in un certo senso, sono risultati i più paurosi di tutti (qui).


Oggi, invece, vi propongo delle “Letture...per autori” con due storie di uno dei miei autori preferiti: Maurizio De Giovanni. Questo scrittore non ha bisogno di presentazioni, non solo perché è popolarissimo, ma anche perché è stato protagonista dei miei post più e più volte.


Tra le varie serie pubblicate dall’autore, ho scelto le ultime uscite de I Bastardi di Pizzofalcone, che è un’indagine a metà strada tra il giallo classico e le sfumature noir, e di Sara, l’agente dei Servizi (più o meno) in pensione. 

Per concludere bene questa carrellata ottobrina!



Figli per i Bastardi di Pizzofalcone


In una notte napoletana di luglio, mentre tutti si lamentano per la canicola e qualcuno non riesce a dormire, uno strano evento sconvolge via Egiziaca. Un’anziana donna che non riesce a prendere sonno sente un tonfo, si affaccia al balcone e vede un corpo.


Purtroppo l’uomo caduto (o spinto?) è morto sul colpo. Si tratta di Francesco Cascetta, un medico patologo molto noto nel circondario. Insieme a pochi altri colleghi fidati, egli gestiva un laboratorio privato di analisi: un servizio sempre più richiesto anche dai cittadini comuni, considerati i lunghi tempi di attesa del SSN.


Le indagini si concentrano sia sul campo professionale che su quello privato, ma il passato dell’uomo sembra senza macchie: la sua precisione in ambito lavorativo era nota, così come nella vita personale non c’erano scandali o segreti nell’armadio.


Al contrario, emerge una certa piattezza: tanti soldi ma poco tempo per goderseli (Cascetta era sempre sul lavoro), una moglie ormai di facciata e presa dagli impegni più del defunto marito, tanti “amici” di convenienza che riempiono la casa per fare le condoglianze ma di certo non torneranno nel momento del bisogno, e un figlio piuttosto assente, lontano per motivi di studi, ma anche e soprattutto con il cuore.


Proprio questo rapporto padre-figlio non proprio ideale stimola alla riflessione i nostri protagonisti, che, in questo periodo, hanno tutti dei problemi di genitorialità.


Il dirigente della squadra di Pizzofalcone, Luigi Palma, soffre molto la solitudine nella sua casa abitata soltanto dall’amato cane, e non sopporta un’altra estate solitaria: vorrebbe un figlio, forse proprio quello della donna amata, Ottavia. Ma quest’ultima, che è anche collega di Palma, è infelicemente sposata e suo figlio, Riccardo, è da sempre il suo più grande cruccio: affetto da una grave forma di disabilità, egli sa dire solo “mamma”, e con quell’unica parola l’ha imprigionata per sempre.


Non va meglio all’ispettore Lojacono, braccio destro di Palma: la figlia Marinella, che è venuta a vivere con lui dopo il divorzio, è passata dall’essere sempre allegra e vivace (al punto da dover mettere un freno ad amicizie e uscite) ad una preoccupante apatia, dovuta forse alla Maturità in corso, o a qualche problema di cuore. 

Per non parlare dell’ispettore Romano, che sta adottando un’orfana con la moglie, ma è segretamente innamorato della dottoressa che li ha aiutati. 

O della giovane agente Alex Di Nardo, per la quale forse è giunto il momento di riappacificarsi con il padre (che non ha mai accettato la sua omosessualità).


Completano il quadro il fresco pensionato Giorgio Pisanelli e l’agente scelto (non si sa bene da chi) Marco Aragona. Un padre vedovo con un figlio assente e un figlio il cui padre non ha dato proprio un grande esempio. Aragona ha deciso arbitrariamente che Pisanelli sarà il suo nuovo padre; quest’ultimo tentenna, ma sotto sotto, specie dopo l’operazione, non disdegna una persona in più nella sua vita. Così, nel dubbio, i due stanno portando avanti ormai da tempo una strana convivenza.


Niente di nuovo sotto il sole, sembrerebbe: vicende private complesse, un caso che spinge tutti a lavorare insieme ed a dare il meglio di sé. Questa volta, però, qualche imprevista forza esterna potrebbe provocare un cambiamento importante all’interno della squadra.



Figli è un capitolo della serie dei Bastardi ambientato in estate, ma pervaso da un’atmosfera cupa. Anche se siamo a Napoli ed il mare è a pochi passi, i nostri protagonisti sembrano non volere, o potere, approfittare dell’estate: a parte il caldo da sopportare, il lavoro e le vicende personali non consentono un vero stacco.


In più, l’ambientazione notturna in cui si consuma il delitto rende ancora più inquietanti tante delle scene del romanzo. La sensazione che prova il lettore è quella di un tempo sospeso: i protagonisti stanno vivendo quasi tutti un momento di svolta e, tra i tanti cambiamenti, sono sicura che almeno qualcuno di essi vi sorprenderà.


Così come vi colpirà l’intreccio proposto: i Figli sono davvero il motore dell’azione, ma Maurizio De Giovanni sa come spingerci a pensare alla soluzione che sembra più ovvia… e poi lasciarci senza fiato.


Certo, considerato il “finale”, non so bene come evolverà la storia dei Bastardi… ma staremo a vedere!



Il pappagallo muto: una storia di Sara


Sara Morozzi è una donna matura, dall’aspetto modesto. Agli occhi di tutti è una tranquilla signora seduta al parco, che osserva giocare il nipotino e intanto chiacchiera con un suo coetaneo.


Ma il casuale avventore del parco che vede questa scena non sa molte cose. Sara e il suo amico Andrea hanno fatto parte dei Servizi per una vita intera, risultando tra i migliori elementi. Essi hanno condiviso un lavoro durissimo, paure, pericoli, una lunghissima amicizia che non si è mai conclusa… e anche l’amore per lo stesso uomo.


Massimiliano Tamburi, il direttore della loro sezione. Per lui, che la ricambiava, Sara ha lasciato il marito e il figlio. Figlio che ha ritrovato in età matura solo per perderlo di nuovo e tragicamente.


Per lui, Andrea è rimasto nella sezione anche se progressivamente stava perdendo la vista, fino alla quasi completa cecità e ad un ritiro “ufficioso”.


Già, perché Sara e Andrea non sono proprio a riposo. Massimiliano è morto di tumore pochi anni prima, e Sara avrebbe avuto tutte le intenzioni di pensionarsi, anche perché, nel frattempo, ha costruito una strana famiglia, composta dalla nuora Viola, dal nipotino chiamato proprio Massimiliano e dal poliziotto Davide Pardo, che è a metà strada tra un figlio scapestrato e un amico di famiglia.


Ma la loro vecchia amica Teresa, che ora ha preso il posto di direttrice della Sezione, ha chiesto più volte il loro aiuto (anche per salvare se stessa). E così, Sara e Andrea si sono ritrovati convocati per la loro ennesima “pizza”.


Da qualche tempo i due si stanno occupando del recupero di un materiale prezioso che si è perso a seguito della caduta (pilotata) di un aereo, anni fa. Si tratta di intercettazioni che coinvolgono personaggi molto in vista del Paese.


Ma ce n’è uno che inquieta più di tutti i nostri protagonisti. Un uomo misterioso, che nelle intercettazioni dice solo “Buongiorno”. Eppure il suo ingresso gela l’atmosfera, tutti sono improvvisamente sull’attenti. E, a quanto pare, l’uomo non si perde una parola.


Un personaggio inquietante che ricorda la favoletta morale del “pappagallo muto”. In un negozio piena di pappagalli variopinti, che parlano, cantano e fanno acrobazie, perché il più caro dovrebbe essere quello nell’angolo, piccolo e storto, che non dice una parola? Beh, perché tutti gli altri lo chiamano “maestro”…


Ma prima che Andrea, espertissimo nel trattare materiale audio, possa scoprire l’identità del “pappagallo muto”, subisce un terribile incidente. E così Sara si trova in ospedale, a pensare al suo amico che lotta tra la vita e la morte, sicura che quello che gli è capitato non può essere una coincidenza…



Il pappagallo muto è l’ultima indagine di Sara Morozzi. Con lei abbiamo vissuto emozioni davvero grandi: abbiamo scoperto l’assassino del figlio, trovato un medico dal passato ingombrante per salvare il nipotino da un brutto male, impedito l’omicidio di Teresa quando è stata rapita.


Ecco, proprio per questo motivo, onestamente, stavolta mi aspettavo un po’ di più. Certo, la vicenda che Sara ed i suoi hanno iniziato ad affrontare in Un volo per Sara (di cui trovate la recensione a questo link) è complessa e sicuramente merita più di un libro. 

Però mi sembra che, rispetto al volume precedente, non ci siano stati moltissimi passi avanti: come se questa fosse una storia “filler”, in attesa di una risoluzione definitiva in quello che sarà il prossimo romanzo (e di cui, almeno per ora, non si conosce l’uscita).


Certo l’idea del “pappagallo muto” è davvero interessante e affascinante, e lo stile dell’autore ti porta a chiudere il libro senza sapere nemmeno come ci sei arrivata, ma spero, per il prossimo giro, in un po’ più di ricchezza narrativa.


Sempre una certezza, invece, la parte “commedia”, perché i litigi tra Viola e Pardo sono epici, e la sua lotta contro il gigantesco cane che il poliziotto ha adottato suo malgrado – si potrebbe dire che il Bovaro ha adottato lui – fa sempre ridere. È un contraltare che ci vuole, considerata la materia così seria.


Mi piacciono tanto anche i flashback di quando Sara e Teresa erano più giovani, e la nostra protagonista si è innamorata di Massimiliano. L’autore racconta sempre benissimo i sentimenti, e su questo possiamo davvero andare sul sicuro.


Vediamo che cosa succederà nel prossimo volume!




Che ne dite? Conoscete l’autore? Avete letto qualcosa? 

Se vi va, fatemi sapere anche quale delle quattro tappe spooky avete preferito!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)