lunedì 27 giugno 2022

BOLLE AND FRIENDS

 Uno splendido pomeriggio di danza al Teatro degli Arcimboldi




Cari lettori,

oggi sono felicissima di iniziare la settimana con un post speciale della rubrica “Consigli per gli amanti della danza”!

Domenica 19 giugno sono andata con la mia amica Mara al Teatro Arcimboldi per un appuntamento che attendevo con impazienza da settimane: lo spettacolo Bolle and friends! Devo ammettere che senza Mara, sempre molto attenta alle offerte di TicketOne ed agli eventi di Milano città, non so se sarei riuscita a trovare i biglietti, ma in ogni caso sono felicissima di averlo fatto.

Oggi vi propongo la mia recensione, che forse sarà fatta più di sensazioni ed emozioni che di cronaca, ma… potete immaginare la gioia di una ballerina dilettante come me davanti ad uno spettacolo così bello!



La struttura dello spettacolo


Chi come me ha visto le cinque edizioni di Danza con me, lo spettacolo di Roberto Bolle che viene abitualmente trasmesso la sera del 1 gennaio su Rai Uno, può farsi un’idea di come funzioni lo spettacolo Bolle and friends.


Anche in questo caso Roberto Bolle è il protagonista assoluto, talvolta da solo, talvolta in compagnia di ospiti di altissimo livello. Tra un numero che lo vede protagonista ed un altro ci sono altre esibizioni di artisti provenienti dal Royal Ballet di Londra, dal San Francisco Ballet e da altre importantissime realtà del balletto mondiale.


Rispetto a Danza con me, il tono è sicuramente meno da varietà televisiva e più teatrale. Inoltre, se in tv Roberto Bolle si è dilettato anche a far ballare personaggi che nulla hanno a che fare con la danza, qui egli è tra colleghi. Infine, la scelta delle musiche è decisamente classica, o almeno classicheggiante: anche i brani che non appartengono proprio ad un repertorio tradizionale sono comunque melodie che si ispirano alla classicità, senza testi di accompagnamento. La musica leggera, le atmosfere da musical ed altri generi che Roberto Bolle ha portato in tv sono stati qui messi da parte a favore di un repertorio più settoriale.



Roberto Bolle protagonista...


Lo spettacolo dura circa due ore senza intervallo ed è composto da dieci esibizioni, a volte costituite da brani singoli, altre volte da medley.


Roberto Bolle si esibisce in due assoli tra loro molto diversi, ma che mi hanno molto colpito per la loro intensità. Il primo, su una musica di Ezio Bosso, In your black eyes, è un omaggio al compositore scomparso, tra gli abiti neri e l’interpretazione drammatica. Il secondo, Duel, mi ha colpito moltissimo per la straordinaria capacità che ha dimostrato Bolle nel danzare unicamente sul suono delle percussioni di un bravissimo batterista, senza una vera e propria melodia, che di solito permette a chi danza sul palco di collegare i movimenti tra di loro… non muoversi a scatti, quando tutto quello che hai a disposizione è il ritmo imposto dalla batteria, è davvero una prova complessa!


Gli altri tre numeri in cui Bolle si esibisce prevedono una vecchia conoscenza dei suoi fan ed una new entry, almeno per me.


Due esibizioni sono in coppia con Melissa Hamilton, l’étoile del Royal Ballet di Londra che ormai da tempo collabora con Bolle. I Tre Preludi classici con pianoforte dal vivo mi hanno emozionato, anche per l’originalità dell’utilizzo della sbarra. Quello che però mi ha commosso – e non per modo di dire – è stato vedere dal vivo L’Altro Casanova, un brano che avevo visto su Rai Uno tempo fa. Ricordo di aver visto in pieno lockdown una replica di Danza con me, la sera della Giornata Internazionale della Danza; questo era uno dei miei brani preferiti, e, credetemi, mi sembra di sentire ancora adesso il morso acuto della nostalgia per il mondo della danza e l’insita consapevolezza che quell’anno, per la prima volta, avremmo dovuto annullare il nostro spettacolo, perché ormai maggio era alle porte e tutto era chiuso. Ecco, posso dirvi con tanta emozione che rivedere quel balletto che mi era piaciuto tanto, dal vivo, in un teatro gremito, in compagnia di un’amica e due settimane dopo il mio personalissimo ritorno sul palco… ha tutto un altro sapore!


Un’ultima esibizione di Bolle, Sentieri, è invece in collaborazione con due artisti, Casia Vengoechea e Toon Lobach: un trio di virtuosismi in cui talvolta l’étoile danza seguendo gli altri due protagonisti, talvolta si discosta.



...and friends


Tra le cinque esibizioni di altri artisti, il repertorio classico la fa da padrone. Le stelle internazionali Anastasia Matvienko, Bakhtiyar Adamzhan, Fumi Kaneko, Vadim Muntagirov e Misa Kuranaga si alternano sul palco per una serie di pas de deux e variazioni singole sulle note di tre grandi titoli della tradizione: Il Corsaro, Il lago dei cigni e Don Chisciotte.


Ho notato alcune analogie tra le coreografie che sono state proposte; non so se è stata una scelta voluta o se dipenda soprattutto dal fatto che alcuni tòpos della danza classica si ripetono quasi in ogni balletto famoso, ma ho visto una gran quantità di gran jeté e acrobazie da parte degli uomini, e soprattutto invidiabili serie di giri con fuettés compiuti dalle ballerine (fino a 32), che non hanno proprio giovato alla mia autostima da ballerina dilettante. Uno dei segreti più importanti di questo tipo di passi (o anche solo dei giri “normali”) è il modo di fare girare la testa, in maniera indipendente rispetto al corpo… e niente, sono praticamente vent’anni che ci provo, ed alla “sostanza” sono arrivata, ma… quando vedo la pulizia del movimento e l’agilità dei professionisti, resto ancora un pochino delusa.


Unico numero che potremmo definire contemporaneo tra quelli dei “friends” di Bolle è O, una lunga esibizione di Casia Venhoechea e Toon Lobach, gli stessi artisti di Sentieri: un balletto molto strano, sicuramente originale, ma ipnotico, che evidenzia una scioltezza del corpo davvero invidiabile.



Un atteso ritorno in scena!


Durante questi due anni difficili di lockdown e zone rosse, che per noi amanti della danza amatoriale si sono tradotti in serrate, videolezioni da casa e spettacoli annullati, ho seguito con piacere ed interesse Roberto Bolle ed altri suoi colleghi sui social. Mi ha colpito la determinazione che hanno dimostrato nel portare avanti delle giuste battaglie per i lavoratori dello spettacolo, non solo per loro stessi che sono le étoile, ma anche per tutti coloro che stanno dietro alle quinte e sono stati in cassa integrazione o in altre situazioni difficili per mesi e mesi.


Quando ho saputo dello spettacolo Bolle and friends, mi è sembrata la cosa più giusta festeggiare il mio ritorno alla danza in presenza e sul palcoscenico… facendo da spettatrice per una sera, finalmente dal vivo e non più in tv.


Credo che, senza ulteriori discorsi, tutti voi abbiate capito che sono rimasta davvero incantata da questo spettacolo. Sapevo di aver scelto qualcosa di qualitativamente molto alto, ma non mi aspettavo un simile tornado di emozioni. Giugno è da sempre, per me, il mese della danza, e quest’anno mi sono tolta delle belle soddisfazioni sia come ballerina che come spettatrice.





I gala milanesi si sono conclusi proprio ieri, ma so che lo spettacolo andrà avanti in tante importanti città d’Italia per tutta estate. Voi andrete?

Avete mai visto una delle edizioni di Bolle and friends? Vi è piaciuto lo spettacolo?

Oppure, proprio come me, siete stati agli Arcimboldi in questi giorni?

Fatemi sapere!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 23 giugno 2022

DALLA PARRUCCHIERA

 Storytelling Chronicles: giugno 2022



Cari lettori,

benvenuti all’appuntamento di giugno con la rubrica di scrittura creativa “Storytelling Chronicles”!


Per i tre mesi estivi, la nostra amministratrice Lara ha pensato ad un’organizzazione un po’ più libera rispetto al nostro solito: ci ha lasciato tre “compiti delle vacanze”, uno per ogni mese, senza però obbligarci a pubblicare nel mese esatto.


Voi però sapete ormai che io sono piuttosto precisina, così ho pensato di proporvi comunque in giugno ed in luglio i “compiti delle vacanze” corrispondenti, mentre in agosto farò la solita chiusura del blog (anche se non è escluso che recuperi il terzo tema in settembre).


Il compito di giugno era decisamente intrigante: “Il giorno 14 giugno, ore 16.50, guardate alla vostra destra: il primo oggetto che il vostro occhio osserverà, sarà il protagonista del vostro racconto”.


Ecco, ammetto di non averlo fatto proprio apposta, dal momento che il calendario di giugno è, ehm, pienotto. Vi dico solo che ho appeso il calendario del Wwf in cucina, che la foto di giugno è quella di un cucciolo di leoncino ed io ogni volta che lo guardo penso “Ecco giugno, un mese da leoni”. Fatto sta che il 14 sono riuscita ad incastrare la parrucchiera, e così alla mia destra, ma pure alla mia sinistra, in alto e in basso, c’erano solo attrezzi da lavoro, lavandini, specchi e caschi. Ho pensato così di ambientare il mio racconto proprio in un negozio di acconciature. So che teoricamente il nostro “Summer Countdown” è finito, ma ne è uscito fuori comunque un racconto tutto dedicato all’attesa dell’estate. Vi lascio alla mia storia Dalla parrucchiera, sperando che vi piacerà!



DALLA PARRUCCHIERA


Ancora due colpetti di forbice e potrò alzarmi, pensa Martino con un leggero sospiro d’impazienza. Non aveva previsto di passare dalla parrucchiera quel pomeriggio, ma il martedì non c’è mai molta gente e lui ha proprio bisogno di una risistemata. Mentre si guarda allo specchio, egli non può fare a meno di notare che oggi Sarah ha utilizzato una tecnica nuova per il suo solito taglio da dieci euro. Con i capelli riportati tutti a sinistra ed ancora bagnati, sembra davvero un vecchietto pronto per la villeggiatura… cosa che in effetti è.

Tutti pensano che i pensionati abbiano tempo da buttare via, giornate infinite ed uno strano, ingiustificabile desiderio di tenere occupati con le loro richieste per nulla urgenti gli altri, che invece hanno tanto da fare, perché lavorano ed il loro tempo è contato.


Invece Martino ripensa spesso con nostalgia ed una punta di rimpianto alla sua bottega di falegname, quella che ha dovuto chiudere subito dopo il suo pensionamento perché suo figlio ha studiato altro e comunque si sa che l’artigianato svolto con metodi tradizionali non rende più. Se chiude gli occhi, mentre le forbici di Sarah continuano a lavorare, riesce a risentire tutti i suoni dei suoi vecchi attrezzi: ognuno aveva una sua particolare sonorità, come gli strumenti di un’orchestra sinfonica che non va mai fuori tempo. Gli piacerebbe ritrovarsi ancora lì a tagliare con precisione un'asse di legno, a ripassare con la carta vetrata una punta piena di spigoli, a piantare chiodi tra lastre perpendicolari ed iniziare a vedere che si sta lentamente componendo lo scheletro di un mobile. Non che ora non lo faccia mai; semplicemente non è la stessa cosa. Un tempo era un lavoratore, ora è un pensionato hobbista.

A casa sua ci sono due garage; nel primo c’è la sua vecchia utilitaria, al quale egli cerca di allungare la vita il più possibile; il secondo ha ospitato per qualche anno la macchina nuova da neopatentato di Alessandro, suo figlio, ed ora è diventato una sorta di laboratorio. Lì Martino può rivivere tutte le gioie e le fatiche della sua professione, componendo mobili per casa sua, o per amici e parenti, in tutta tranquillità… almeno così credeva all’inizio. Da quando Alessandro è diventato padre, egli ha scoperto di essere stato appena assunto per una professione molto più complessa e totalizzante: il nonno.


Quest’autunno Gioia compirà sei anni; Gabriele, invece, ha appena spento quattro candeline. E questo martedì Martino ha una gran fretta perché domani mattina lui, la moglie ed i nipotini si metteranno in macchina circondati da valigie piene di utile e (molto più) futile, galleggianti a forma di fenicottero rosa, sporte di spesa avanzata che è un peccato non portarsi da casa e borse termiche piene di acqua e di succhi. Direzione Riviera Ligure, per quindici giorni di relax (la sola parola gli fa ridere e spostare la testa, che Sarah prontamente gli raddrizza), in attesa che anche i genitori dei bambini inizino le tanto sospirate ferie. La vigilia della partenza è sempre un momento frenetico, soprattutto quando ci sono di mezzo i bambini, ma Martino si sente felice: anche lui, proprio come i suoi nipoti, adora il mare. Solo, ogni tanto, negli ultimi giorni, prova una strana sensazione. Come se avesse tre desideri da chiedere ad un fantomatico genio della lampada.



Vorrei che i miei nipotini, qualche volta, smettessero di correre e di saltarmi intorno per sedersi ad ascoltare qualche storia del loro vecchio nonno.

Per una volta, mi piacerebbe andare in vacanza con mia moglie da solo, come ai vecchi tempi. Magari sui monti, a prendere un po’ d’aria fresca dopo tutto quel sole e quella salsedine.

Spero che i miei mobili resteranno nelle case dei miei ex clienti per generazioni, anche quando della mia bottega non sarà rimasto nemmeno il ricordo.


* * *


Tra effetto balayage, shampoo e taglio oggi ci vorrà un po’, considera pensierosa Giuditta. Mentre osserva Sarah girare intorno a lei con spatola e stagnole, pronta ad impacchettare i suoi capelli una ciocca sì e due no per regalare delle sfumature di castano ramato ai suoi lunghi capelli neri, si rende conto che la radio è stranamente spenta. Eppure lei ha continuato a canticchiare per tutta la durata dell’operazione tricologica. Non riesce a togliersi di testa quella canzone che si intitola Più felice che mai e invece forse non ha molto a che fare con la felicità. Non è un brano sereno e spensierato, uno di quelli che ti capita di sentire in radio ad inizio giugno, la solita sequela infinita di feste, falò sulla spiaggia ed amori improvvisi. Happier than ever è una canzone sul sollievo, sulla sensazione di aver “scansato un fosso” - come diceva la nonna di Giuditta -, di essersi liberati da una situazione tossica.


Al centro della storia c’è la relazione di una donna con l’uomo sbagliato, ma Giuditta è single da più di due anni e davvero non sa spiegarsi perché nelle ultime settimane si sia ritrovata a cantare quella canzone con tanto sentimento – rabbia, se vogliamo dargli un nome. Proprio ora, però, mentre Sarah la obbliga a non avere nulla da fare ed a pazientare, si chiede se le parole del brano, specie dell’ultima strofa (un vero colpo al cuore) non si possano riferire anche a situazioni diverse dalla relazione amorosa. Ad un gruppo di amici che tale non è, per esempio.

Subito dopo la fine della sua storia con Lorenzo, Giuditta si era sentita molto sola. Si era fatta prendere dallo sconforto, dai discorsi retorici su quanto è difficile rifarsi una vita sentimentale (o anche solo dalle amicizie) dopo i trenta, da una sensazione di vuoto che la terrorizzava. Certo, c’erano la sua famiglia d’origine, le sue due amiche del cuore, il suo lavoro da impiegata in un ufficio con qualche collega un po’ anziana e rassicurante con cui si era sempre trovata bene, ma tutto questo, all’improvviso, non le bastava.


Un po’ per noia ed un po’ per tristezza, si era fatta trascinare da un vecchio amico di Lorenzo, forse rattristato dalla loro rottura, ad una serata con una compagnia del paese piuttosto vasta: persone che in parte conosceva dall’adolescenza e che in parte non aveva ancora avuto occasione di incontrare. A poco a poco Giuditta era integrata nel gruppo – o almeno così le sembrava – e per lei era iniziata una lunga serie di serate divertenti, vacanze programmate nelle località più esclusive d’Italia e d’Europa, domeniche fuori porta tra grigliate, gite ed altro ancora. Le piaceva sentirsi ancora come una studentessa universitaria a caccia di indipendenza nel tempo libero; le sembrava di aver trovato nuove amicizie femminili a portata di mano, con le quali condividere la sua quotidianità; si era persino divertita a flirtare con un ragazzo del gruppo.

Ben presto, però, la situazione aveva iniziato a prendere un’altra piega. E lei per troppo tempo aveva chiuso gli occhi volontariamente davanti a ciò che non andava.


Non ho niente a che fare con te, no, perché io non tratterei mai me stessa così male. Ancora le parole di quella canzone che tornano a tormentarla. È che purtroppo non è facile rendersi conto progressivamente che per le persone che tu consideri ormai care sei una sorta di presenza in più, utile a fare numero, ma della quale nessuno, in fondo, sente la mancanza quando non c’è. Tu mi hai fatto odiare questa città. Giuditta si è resa conto, giorno dopo giorno e suo malgrado, dell’imbarazzante chiusura mentale di tante delle persone di quel giro, delle loro battutacce medioevali, della loro pruderie camuffata da ironia, e si è chiesta per mesi se davvero tutti i suoi concittadini siano così o se si tratti soltanto di una sfortunata coincidenza. Tu eri il mio tutto, e tutto quel che hai fatto è stato rendermi incredibilmente triste. Ormai Giuditta stava iniziando a considerare quelle persone come una sorta di “chosen family”… ed invece si è ritrovata a doversi difendere dalle cattiverie, a scoprire profondi disaccordi all’interno della compagnia stessa, a dover fare finta di divertirsi all’ennesima serata di finta allegria, avendo peraltro la sensazione di non essere l’unica a recitare. Quindi non sprecare il tempo che non ho. Soltanto ora che il dispiacere per la rottura con Lorenzo si è definitivamente dissolto, Giuditta comprende di aver sempre avuto una vita piena, con un lavoro che le piace, poche persone fidate, tanti interessi. E di non avere più tempo per la ricerca di un divertimento a tutti i costi con persone che non si sforzano neanche di conoscerla meglio. E non provare a farmi sentire male, potrei parlare di tutte le volte che ci sei stato quando ho avuto bisogno di te, ma avrei una pagina vuota, perché non l’hai mai fatto. Perché alla fine lei c’è stata sempre per quei cosiddetti amici, ma ha dovuto affrontare da sola i momenti di dolore e di sconforto. Non c’è nulla di peggio di quando ti rendi conto di essere sempre andata incontro a qualcuno con energia positiva ed entusiasmo, e di aver ricevuto in cambio indifferenza nel migliore dei casi, una sonora porta in faccia in tutti gli altri.


Mentre Sarah toglie i quadratini di stagnola sotto il getto del lavandino e le restituisce i suoi capelli in colorazioni diverse, Giuditta sente che nello scarico stanno finendo anche la rabbia ed il dispiacere. Per la prima volta dopo tanto tempo si sente cresciuta, sicura e pronta ad iniziare un nuovo capitolo. E l’inizio dell’estate è il momento migliore per ricominciare. È stufa di pseudo divertirsi a Ibiza e Mykonos finendo poi per litigare tutti i giorni perché si è in troppi e tanto diversi. Quest’anno mare in tranquillità con le sue due amiche vere.




Vorrei godermi finalmente la libertà di essere me stessa con le persone che amo, o anche da sola, facendo quel che voglio quando voglio.

Mi piacerebbe avere dei momenti di pace quest’estate in cui mi godo il momento, vivendo appieno un periodo tanto atteso, invece di essere sempre presa dall’ansia di dover dimostrare agli altri che mi sto divertendo.

Spero di ricordare per sempre queste mie sensazioni, perché mi sa che sì, un fosso l’ho scansato davvero.


* * *


Un taglio veloce e dopo potrò tornare a casa, pensa Veronica. Mentre Sarah le poggia sulle spalle la mantellina colorata, ella guarda il suo riflesso nel lungo specchio rettangolare, dai capelli bagnati alle scarpe da ginnastica semi nascoste sotto i jeans.


Lavora con i libri e la cultura, quindi in ufficio le è consentito essere informale. Anche perché è l’ultima ruota del carro. “Hai solo ventisei anni e tutto il tempo che vuoi per fare esperienza”, le dicono. Il che significa che ha ancora poco più di tre anni per tentare con gli stage a quattrocento euro al mese, poi nel giro di una notte passerà da troppo giovane a troppo vecchia.


Nella casa editrice dove lavora adesso è riuscita a strapparne quattrocentotrentatré, che le accreditano ogni due mesi perché evidentemente non vale la pena di emettere un assegno così misero e così di frequente. Ora che è arrivata l’estate vorrebbe rilassarsi, ma non può. I suoi sei mesi scadranno proprio con l’inizio di agosto, e la sua responsabile le ha detto di non aspettarsi nulla nel mese per eccellenza delle ferie, ma che “Vedrai, per settembre ci sarà sicuramente bisogno di te, insomma, io sono ottimista”. A Veronica piacerebbe considerare l’attestato di stima della sua responsabile come una garanzia di essere richiamata, ma già una volta ci è caduta ed il risultato è stato un mese trascorso a piangere davanti al telefono che non squillava.


Ella sa di non avere più molto tempo a disposizione per tentare di entrare in una casa editrice come impiegata vera e propria. Se continua a fare stage per altri tre anni, dopo i trenta diverrà quella che “se non è stata assunta c’è un perché” (ha amiche più grandi a cui questa frase è stata ripetuta più volte durante i colloqui) e dovrà mettersi a cercare in altri settori, sperando che siano meno complessi di quello dell’editoria. Oppure si dovrà inoltrare nel campo minato del libero professionismo e della partita IVA.


Desidererebbe con tutte le sue forze proseguire nel suo attuale posto di lavoro. O meglio, questo è quello che le suggerisce l’istinto di sopravvivenza che pulsa in lei come una bestia affamata, soprattutto le notti in cui non riesce a dormire pensando che solo l’altroieri aveva a che fare con le sessioni estive ed ora ha paura di essere, in un certo senso, già troppo grande. In realtà, se chiude gli occhi ed ascolta solo le forbici di Sarah che si muovono ritmicamente, si rende conto che la sua parte emotiva, più sincera, non vuole sempre fortemente quel posto. Il viaggio sui mezzi pubblici è abbastanza lungo e scomodo; più volte si è ritrovata a dover rimandare impegni importanti per un problema che le è stato rovesciato addosso all’ultimo minuto; è dovuta venire a presidiare l’ufficio persino il 2 giugno (che si tratti di una casa editrice monarchica?). Inoltre, ella da tempo ha capito che non è proprio tutto oro ciò che luccica. In nome della lettura e della cultura, fini generalmente considerati “alti” ed importanti, ella ha visto colleghi e responsabili giustificare dei mezzi… come minimo discutibili.


Nonostante tutto questo, Veronica vorrebbe rimanere. Perché crede ancora che sia possibile lavorare nel mondo dei libri e della cultura cercando di restare fedeli a se stessi. Perché avere un posto dove, pur con i soliti alti e bassi, le cose nel complesso funzionano la fa sentire adulta ed indipendente. Perché – e questo è quello che le costa di più ammettere – anche se questo posto non è il top, questo posto è meglio, meglio di tante cose che nei suoi due anni e mezzo da neolaureata ha già visto: i colloqui truffa, le giornate “di prova” non pagate con sparizione annessa, i contratti recisi da un giorno all’altro senza preavviso, il mobbing.


E mentre Sarah tira fuori spazzola tonda e phon per sistemarle la piega, ella vorrebbe tanto dare un taglio a tutte le sue preoccupazioni. I suoi desideri sono come una marea discontinua, fatta di onde che cozzano l’una contro l’altra.



Vorrei avere la forza di dirmi che nelle prossime sei settimane farò semplicemente del mio meglio, e che poi mi merito le vacanze.

Mi piacerebbe staccare ad agosto con serenità, anche se mi accontenterò della casa in montagna con mamma e papà, perché già mi vergogno a non essere indipendente, figuriamoci a chiedere i soldi per un viaggio.

Spero che l’estate mi insegnerà a vedere il mio futuro con meno paura e più fiducia in me stessa.



* * *


È solo martedì, pensa Sarah spazzando il pavimento del negozio. Il martedì dei parrucchieri è il lunedì della maggior parte delle persone, ma questo per lei non è un problema, anzi, si ripete questa frase con una velata allegria. È solo martedì e lei ha già portato a casa un ottimo risultato per quanto riguarda i suoi due lavori.

Sì, perché Sarah sa bene di essere sia una parrucchiera che una collezionista di storie. Le legge tutte negli occhi dei clienti, tra un tic nervoso con la gamba che denota impazienza, un sospiro soddisfatto mentre scorre l’acqua del lavandino ed uno sguardo fisso ma assente allo specchio.

Oggi crede di averne sentite tre davvero interessanti; tre classici, se vogliamo, ma proprio per questo sempre attuali.

Manca esattamente una settimana al Solstizio d’Estate ed all’inizio della stagione delle giornate infinite, dei tramonti pieni di speranze, delle serate tiepide e piene di luci. Sarah sa che i clienti lo sentono, perché giugno è il mese in cui, in assoluto, raccoglie più storie. E stasera, proprio all’inizio di una settimana che sa già le regalerà moltissime emozioni, vorrebbe anche lei esprimere i tre desideri che i suoi clienti hanno espresso durante il pomeriggio.



Vorrei che Martino trovasse il coraggio per abbracciare una nuova fase della sua vita e si godesse tutto quello che il suo presente può offrirgli, senza nostalgia per ciò che non può ritornare.

Spero che Giuditta comprenda che essere felici e voler dimostrare a tutti di esserlo (anche a se stessi) sono cose ben diverse, e che duecento sconosciuti che riempiono la tavola non hanno lo stesso valore di due veri amici.

Spero di vedere tornare Veronica sorridente dalla montagna, consapevole che, qualunque cosa accadrà, la sua vita è molto più grande della decisione altrui di farla lavorare o meno.



Con un ultimo sorriso soddisfatto, Sarah dà tre mandate alla porta del negozio e si allontana nella notte. Tiepida e piena di luci. E di promesse di storie.



FINE




Eccoci arrivati alla fine!

Come sempre, aspetto i vostri commenti per sapere che cosa ne pensate! Vi invito anche a leggere, come al solito, gli altri post con il banner della rubrica Storytelling Chronicles… così scoprirete qual è l’oggetto o il luogo prescelto dalle mie compagne d’avventura!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 20 giugno 2022

CHIACCHIERE D'ESTATE

 Tutto quello che mi piace in questa stagione



...domani è il Solstizio d’Estate!



Cari lettori,

buon Solstizio d’Estate a tutti voi! 

Eccoci arrivati al termine del nostro Summer Countdown. Spero che consigli di lettura, ricette, poesie e TAG vi abbiano tenuto compagnia e siano stati di vostro gradimento. 

Oggi ho pensato di concludere questo percorso con un post di chiacchiere, come già fatto in autunnoinverno e primavera. Vi racconto un po' tutto quello che mi piace di questo periodo dell'anno!



1. LO SPETTACOLO DI FINE ANNO A DANZA!


Il nostro ultimo spettacolo prima della brutta vicenda Covid era stato nel giugno del 2019. A gennaio e febbraio del 2020 avevamo iniziato a preparare qualche coreografia… e poi purtroppo vi immaginate fin troppo bene che cosa è successo. Serrata totale per tutta la primavera del 2020, quattro gloriose settimane in presenza tra settembre e ottobre, mesi e mesi di “zone rosse” e videolezioni fino a maggio, uno spettacolo annullato ed uno che non siamo neanche riuscite a progettare.


Vi immaginerete la nostra gioia in questi mesi primaverili nel preparare finalmente – e in presenza! - un nuovo spettacolo!


Non vi nego che, quando è arrivato maggio, insieme all’allegria hanno fatto capolino anche emozioni meno simpatiche, come un po’ di (oramai quasi dimenticata) ansia da palcoscenico e di agitazione perché tutte volevamo dare il nostro meglio. Abbiamo passato il ponte del 2 giugno in scuola, a fare prove generali, sistemare costumi, perfezionare quel che ci convinceva meno, ed è stata un’esperienza intensa e stancante, ma super arricchente.


Quando ho rivisto il palcoscenico mi sentivo così felice, così al mio posto che in certi momenti ridevo e piangevo contemporaneamente.


Il 6 giugno è stata la “nostra” serata, un momento di grandissime emozioni che di certo non dimenticheremo. Personalmente ho portato sul palco due pezzi con il mio corso moderno, Jerusalema e Di sole e d’azzurro; altri due che abbiamo fatto noi “grandi” di classico e moderno tutte insieme, una danza irlandese e un mix delle vecchie musiche di Studio Uno; un brano del classico, una rivisitazione de Lo spettro della rosa, al quale mi sono aggregata per introdurre le altre; la mia variazione, sulle note di Take me to Church.


Tra le altre cose, la sera del saggio è sempre, per me, simbolo dell’inizio dell’estate… e quest’anno siamo partiti alla grande!


Nei preferiti di questo mese metterò qualche foto in più!



2. LA FINE DELL’ANNO SCOLASTICO


Come penso la maggior parte di voi sappia, dopo gli studi (prima Lettere, poi Filologia Moderna) ho lavorato principalmente con supplenze, sia con adolescenti che come bambini. Se ricordate, l’anno scorso sono stata in un istituto comprensivo del mio paese, rivestendo un ruolo un po’ jolly, la prima parte dell’anno all’infanzia e la seconda alla primaria.


Quest’anno sono stata richiamata anche prima e mi è stata affidata una classe all’infanzia, fino alla fine di giugno. Ormai manca pochissimo alla fine di questo percorso e posso dire che è stata una vera altalena di emozioni: non sono mancate stanchezza, difficoltà e momenti di sconforto, ma guardandomi indietro credo di stare terminando un’esperienza importantissima per me. L’anno scorso e quest’anno, anche se in modi diversi, sono stati una palestra molto intensa: mi sento cresciuta professionalmente, ho affrontato tante novità (e di alcune di queste non mi credevo nemmeno capace) ed ho conosciuto bene un tipo di insegnamento, quello prescolare, per il quale non ho studiato e che mi è un po’ capitato, ma che, giorno dopo giorno, ha rivelato molti aspetti interessanti. In breve, mi sono sentita un po’ insegnante ed un po’ di nuovo studentessa!


Superata anche la festa di fine anno, non resta che da vivere gli ultimi giorni. Dopodiché… per noi insegnanti, la fine del mese di giugno coincide con l’arrivo del meritato relax!



3. I COMPLEANNI DEI MIEI CARI


I mesi estivi sono sempre per me una girandola di festeggiamenti, di solito tranquilli e raccolti, ma comunque molto sentiti.


In famiglia, ci sono i compleanni dei miei genitori (8 luglio mio padre, 24 agosto mia madre) e di mio fratello (7 agosto). Io sono l’unica nata all’inizio dell’autunno, il 28 settembre. Prima dei compleanni c’è l’anniversario di matrimonio dei miei, il 4 luglio (quest’anno 35 anni!).


Anche le mie tre più care e vecchie amiche compiono gli anni in estate: Luana il 28 giugno, Mara il 10 luglio e Francesca (l’autrice del blog L'angolo di Ariel) il 24 luglio.


Insomma… non mancano i motivi per festeggiare!



4. RELAX A VARAZZE TRA SOLE E MARE


Credo che ormai quasi tutti sappiate che posso essere tante cose, ma non una viaggiatrice… eh sì, è un mio limite, ogni anno in questo periodo ci penso, ma la verità è che sto bene dove sto, cioè a godermi il relax nella casetta di famiglia a Varazze. Solitamente passiamo lì insieme buona parte di agosto, mentre a giugno e luglio facciamo un po’ la spola, talvolta a turno, talvolta insieme almeno per qualche giorno, a seconda di lavoro ed impegni.


So che per chi preferisce viaggi esotici o d’esplorazione la routine varazzina può sembrare noiosa, ma io adoro la vita da spiaggia: prendere il sole, leggere sotto l’ombrellone, nuotare a lungo, fare una piccola pausa nelle ore più calde…


Il sole e il mare sono per me ingredienti fondamentali dell’estate!



5. TEMPO PER LA FAMIGLIA


L’anno scorso sono stata a Varazze anche più del solito, perché volevo “rifarmi” dei mesi e mesi in cui non avevo visto la casetta per via delle zone rosse e delle varie limitazioni. Ad agosto sono stata in compagnia, mentre a luglio sono stata un bel po’ da sola, e, nonostante avessi sperimentato fin troppa solitudine durante l’anno, lì non mi è affatto pesato, anzi! Ho chiacchierato con un po’ di persone dello stabilimento che frequento ogni anno, provato nuove ricette e passato serate sul balcone a scrivere per il blog.


La solitudine non è malvagia, insomma, ma continuo a preferire i giorni che passo lì con i miei genitori, e con mio fratello se e quando riesce a raggiungerci (è sempre piuttosto incasinato). Da quando vivo da sola, agosto è il mese “sacro” in cui abbiamo tempo per stare tutti e quattro insieme come una volta, prima della vita adulta, insomma :-)



6. LE SAGRE E LE TENTAZIONI CULINARIE LIGURI


In questo senso, un appuntamento fisso per noi è sempre la Festa del Mare, dal 9 al 13 agosto, una sagra tipicamente ligure con focaccette, impepata di cozze, trenette al pesto, pesce spada in umido ed altre specialità locali.


Ormai siamo di casa lì ed abbiamo un po’ di tradizioni gastronomiche da rispettare: gli aperitivi casalinghi con focaccia e vino bianco, i nostri negozi preferiti di pasta fresca, gli spaghetti con pomodorini ed acciughe fresche, le verdure ripiene ed il pollo arrosto della rosticceria sotto casa, la pescheria di fiducia, le nostre gelaterie del cuore, la pasticceria preferita… ci viziamo un po’ a pranzo e la sera stiamo leggeri!



7. RICETTE HOMEMADE CON L’ORTO DI PAPÀ


In giugno e luglio mi godo anche la mia casetta e quella dove sono cresciuta ed abitano ancora i miei genitori.


Papà cura l’orto ed ogni estate abbiamo un’abbondanza di pomodori, melanzane, zucchine e basilico. Purtroppo non ho ancora imparato a fare il pesto (anche se credo sia solo pigrizia dal momento che lo prepara mamma, con il frullatore dovrei farcela), ma negli ultimi anni ho provato un po’ di nuove ricette estive con la mia cucina: una versione facile della parmigiana di melanzane, la torta salata alle zucchine e le zucchine ripiene, il tiramisù alle fragole, dei primi e secondi semplici a base di pesce fresco e pomodorini, qualche insalata di riso e di pasta con verdure fresche.



8. I WEEKEND CASALINGHI IN LIBERTÀ


Purtroppo la Pianura Padana non è il luogo migliore dove vivere in estate: il clima è molto caldo e super afoso, e durante le cosiddette “ondate di caldo” l’opzione migliore, se si può, è fare un giro al mattino presto e poi restare in casa con i condizionatori. Per questo motivo finisco per trascorrere tanto tempo sulla riviera ligure, visto che ho questa splendida opportunità.


Però devo dire che in questo giugno in cui sono molto stanca, sto ancora lavorando ed il weekend al mare è un’opzione sì fattibile ma non tutte le settimane perché è più lo stress dello spostamento che il divertimento… non mi dispiacciono i giorni di relax casalingo estivo. Posso godermi il giardino (in ombra…) nella mia vecchia casa, passare la domenica in compagnia, dedicarmi alle mie letture ed al blog. Sinceramente in questo periodo mi piacciono anche le serate o i tardi pomeriggi a base di gelato e repliche (o recuperi di film/serie tv che avevo in lista), proprio perché la stanchezza da fine anno scolastico e post saggio mi atterra (quest’anno soprattutto fisicamente).



9. LE PASSEGGIATE MATTUTINE TRA MERCATO E CENTRO


Durante la bella stagione cerco di vivere un po’ la mia città, nonostante il caldo: vorrei tornare al mercato del mercoledì, che non vedo dalle vacanze di Natale, e mi piace anche girare per i negozi del centro, comprandomi qualcosa di buono da mangiare per pranzo oppure qualche occasione con i saldi estivi.


Il parco, mia destinazione prediletta in autunno e primavera, per me in estate è vivibile solo al mattino presto: poi purtroppo il caldo si accumula e il rischio di beccarsi un’insolazione è davvero alto.


Il peggio per me, comunque, resta Milano città: anche ai tempi dell’Università ci andavo solo i giorni degli esami. Ora ci vado solo per festeggiare i compleanni delle mie amiche e se c’è qualche impegno particolare, per il resto preferisco evitare. Amo quella città, ma a luglio e ad agosto mi sembra di prendere fuoco! Qualche volta però sono stata raggiunta dalle mie amiche a Cernusco, e qualche volta anche a Varazze!



10. LE LETTURE ROSA


Ormai chi segue il mio blog sa che sono una lettrice un po’ “onnivora”, ma che i miei generi preferiti sono il giallo, il rosa e lo storico. Quest’ultimo va a periodi perché ho bisogno di un po’ di concentrazione, il giallo è una costante annuale soprattutto nei mesi freddi, ed il rosa… è il genere principe dell’estate!


Anche l’anno scorso mi sono portata a Varazze il Kindle che conteneva un sacco di ebook romance, soprattutto di autrici self, che avevo scaricato durante il lockdown della primavera del 2020 e che non avevo ancora letto. Quest’anno ho già portato in spiaggia Felicia Kingsley (per le vacanze di Pasqua) e Sophie Kinsella (per l’ultimo weekend di maggio). Sapete che non ho una vera e propria TBR – seguo un po’ l’ispirazione e gli “scambi” di libri con i miei e con le amiche – ma sicuramente i romance, meglio se con ambientazione estiva, non potranno mancare!



11. L’ABBIGLIAMENTO ESTIVO


Mi piace fare shopping, ma credo che il mio preferito resti sempre quello estivo. Ho una passione per i vestitini del mercato, nei quali “vivo” la maggior parte dei giorni estivi. Mi piacciono tanto anche le borse coloratissime, i bikini fantasia che sfoggio sulla spiaggia, le camicette in pizzo ed i pantaloni lunghi e larghi, leggeri.


In queste prime settimane estive sono sempre super sportiva, tra le giornate con i bambini e le ultimissime lezioni di danza prima della chiusura, ma cerco di sfoggiare qualcosa fuori servizio, e sicuramente al mare mi divertirò con tutti i miei look preferiti!




12. TEMPO PER SISTEMARE CASA


Confesso che quest’anno sono un bel po’ pigra… ma di solito sfrutto il tempo estivo per fare qualche lavoro casalingo che durante l’anno non farei mai. Polvere di fino tra le mensole di salotto e camera, sistemazione dello studio e dei cassetti pieni di scartoffie, decluttering di vestiti ed accessori (quello che io volgarmente denomino ancora “repulisti”) e, quando mi gira bene, perfino sistemazione di garage e cantina.


L’aria condizionata è mia fedele alleata, ma di solito riesco a sistemare la casetta in modo soddisfacente!



13. PET SITTING AD OTTO ED ALLE CONIGLIETTE


Capita spesso che mio fratello ed i miei zii preferiscano la bassa stagione alle ferie d’agosto, così io o i miei (o entrambi) ogni anno ci occupiamo almeno per una settimana di Otto il bassotto o delle conigliette Dora e Panna (talvolta contemporaneamente).


Al momento sono tutti dai miei, dopo che Otto ha passato un paio di giorni da me. Sapete che mi piace occuparmi dei pelosetti di famiglia e di solito a giugno capita spesso!



14. ...LA LEGGEREZZA ED IL TEMPO “SOSPESO”!


L’estate ed il relax portano con loro, talvolta, un pochino di malinconia. Ricordo ancora il senso di spaesamento (e spesso di tristezza, purtroppo) che provavo nell’estate del 2014: in febbraio avevo terminato l’Università, a metà luglio si era concluso il mio primissimo stage ed il pensiero di non sapere che cosa sarebbe successo da settembre in avanti mi preoccupava molto.


Oramai mi sono, in un certo senso, “abituata” all’incertezza ed al precariato ed ho imparato a non essere troppo severa con me stessa, specie se a giugno ho sulle spalle un anno di lavoro ed altri impegni. Il riposo è necessario, e poi, quando tornerà l’autunno… sarà quel che sarà, e sapete che cerco sempre di restare positiva!


Nel frattempo mi godo la leggerezza di un momento dell’anno particolare, soprattutto per chi, come me ed altri, è rimasta a scuola!





Eccoci arrivati alla fine di questo viaggio di scoperta estivo! Fatemi sapere che cosa piace a voi dell'estate, se avete programmi per i prossimi mesi, come vi sentite in questo periodo in generale. Mi piacerebbe sapere come state e che progetti avete per quest'estate appena iniziata :-) 

Grazie per la lettura, al prossimo post:-)