Cari lettori,
dopo qualche mese torna sul blog la rubrica a più mani “L’angolo vintage”!
Per chi non lo ricordasse o fosse nuovo da queste parti, questa utilissima rubrica ci aiuta a “smaltire” quei libri comprati mesi prima e poi lasciati a prendere polvere, oppure i romanzi letti un po’ di tempo fa sui quali però, per vari motivi, non è stata ancora fatta nessuna recensione.
Abbiamo iniziato il mese con due consigli di genere romance per l'8 marzo, abbiamo proseguito con qualche giallo in terra ligure ed ora torniamo al rosa, ma in versione ebook.
Le due storie che oggi vi racconterò sono state delle mie scoperte dello “Stuff your Kindle Day” (una giornata di promozione gratuita di ebook rosa e fantasy) di qualche mese fa. Tra eventi di questo tipo e il “Calendario dell’Avvento” che hanno fatto alcune CE in Dicembre, ho una ricca scorta nel Kindle, e me la tengo buona per ogni volta in cui desidero un po’ di leggerezza, tra una lettura impegnativa e un’altra.
I due romance che vi racconto oggi sono entrambi dei contemporary, e potremmo definirli del sottogenere “office”: parliamo infatti prima di due archeologi, poi di due giornalisti. La prima delle due storie è poco spicy, la seconda è closed door, quindi sono assolutamente adatti a tutti e scritti in modo scorrevole e spesso anche divertente.
Vediamoli meglio insieme!
Anche se è amore non si vede, di Belle Landa
Maxine Miller, figlia del celebre archeologo dell’avventura Arthur, sfortunatamente passato alla storia anche per il suo passato da ladro di tombe, ha un’eredità molto difficile sulle spalle.
Il padre, amatissimo ma ingombrante e scomodo, è sparito nel nulla durante una pericolosa spedizione. Maxine, dentro di sé, sa che è molto probabile che l’uomo sia ormai morto, ma non ha mai smesso di cercare la verità. Nel frattempo, ella ha raccolto la sua eredità, sia nel bene che nel male.
La partenza era stata buona, con gli studi in campo storico e archeologico e la tesi data con profitto: Maxine, proprio come suo padre, ama la materia.
Ora, però, un po’ perché il nome dei Miller pesa e non è sempre gradito, un po’ perché la vicinanza di certi personaggi non proprio affidabili potrebbe aiutarla a far luce sulla scomparsa di Arthur, Maxine si è messa a fare la “cacciatrice di tesori” su commissione.
È un lavoro molto pericoloso, fisicamente pesante e non proprio etico per chi, dentro di sé, continua ad amare l’archeologia e le civiltà passate. Tuttavia il capo di Maxine, lo spietato magnate Jackson Hill, non accetta rifiuti. E proprio quando la ragazza sta per tirarsi indietro ed accenna alla possibilità di licenziarsi, egli, con quello che potrebbe essere definito un ricatto, la convince a prendere parte ad un’ultima missione per lui.
Si parla della possibilità di una civiltà mai scoperta, un popolo nativo americano che i primi esploratori conobbero e, per qualche motivo, decisero di non conquistare. Di questo mitico popolo si sarebbero perse le tracce: ci sarebbe solo l’indicazione di una località montuosa e molto impervia. Era di questo che si stava occupando Arthur Miller quando è scomparso.
Dall’altra parte dell’oceano, Preston O’ Neill, stimato professore di Cambridge, conduce un’esistenza troppo monotona anche per i suoi gusti. In passato, come tutti, e come il suo mentore Arthur Miller, ha accarezzato l’idea di fare l’archeologo dell’avventura; poi la vita adulta e il mondo reale lo hanno inchiodato alla cattedra.
Il direttore del dipartimento, che è molto affezionato a lui, ultimamente però è parecchio scontento della sua ignavia, delle sue lezioni che non si rinnovano con l’anno accademico, della sua attività di ricerca che è stata bellamente abbandonata.
Per questo motivo Preston riceve, dopo tanto tempo, un incarico archeologico sul campo: proprio quello che riguarda la stessa civiltà sepolta di cui si sta occupando Maxine.
I due non vorrebbero reincontrarsi. Il loro passato è molto burrascoso: quando Maxine era una studentessa e Preston un assistente alle prime armi, c’è stata una storia tra di loro, breve ma molto dolorosa. Senza rendersene conto, entrambi hanno fatto male all’altro.
E poi Preston ha preso la scomparsa di Arthur come un tradimento nei confronti delle persone che gli volevano bene, lui compreso, e così facendo ha respinto anche Maxine, che continuava a stare dalla parte del padre.
Ma la missione pericolosa alla quale stanno andando incontro li spingerà a collaborare sempre più, fino a formare una vera e propria squadra. Maxine non vuole più fare la parte disonesta della cacciatrice di tesori, Preston non si è mai davvero rassegnato alla scomparsa del suo mentore: piuttosto che ammettere questi segreti all’altro e chiarirsi, però, i due preferiscono continuare ad avere un rapporto burrascoso.
E intanto l’attrazione rinasce come le braci sotto le ceneri…
Anche se è amore non si vede mi ha ispirato fin da subito per le sue atmosfere alla Indiana Jones, proprio da archeologo dell’avventura. Maxine, anche se dalla descrizione assomiglia un po’ più a Lara Croft, incarna bene questo lato spericolato. Preston, nei primi capitoli, sembra più un topo da biblioteca, un uomo che ha rinunciato all’avventura in nome di una tranquilla vita accademica, ma, capitolo dopo capitolo, tornerà a ricordare tutti gli insegnamenti di Arthur.
È proprio quest’ultimo, il padre scomparso, il mentore amatissimo e mai dimenticato, ad essere, in qualche modo, il terzo protagonista, che si sostituisce ai più gettonati destino e Universo nel far mettere insieme i due personaggi principali.
Questa storia, oltre che office romance (e si parla di un ufficio molto particolare), potrebbe essere considerata anche un second chance, per quanto, ai tempi della loro prima storia, i due personaggi fossero ancora piuttosto immaturi.
Inoltre, come ogni storia alla Indiana Jones che si rispetti, c’è anche una componente mistery, e ci sono anche degli antagonisti, che non sono solo quelli che ci si potrebbe aspettare.
Non il classico romance, non soltanto una storia d’avventura: un romanzo da leggere!
Odiarsi è bene, amarsi è meglio, di Angela Iezzi
La protagonista di questa storia è Megan Woodhouse, una ragazza che ha lasciato la vita di provincia e la famiglia per avvicinarsi a New York ed inseguire il sogno di diventare una grande giornalista.
I suoi sogni, però, le costano molta fatica, sia dal punto di vista economico che da quello mentale, perché non solo il giornalismo paga poco, ma la sua famiglia, e in modo particolare sua madre, non approva la sua scelta di vita. Ogni volta che Megan torna a casa, la donna cerca di convincerla ad accettare qualche incarico come baby sitter “in attesa” di sposare un buon partito della cittadina (come per esempio un medico piuttosto avanti con gli anni e appena rientrato in provincia) e di metter su famiglia.
Per Megan il pensiero è un vero incubo, e forse è per troppo zelo che commette un errore: scrive un articolo sul sito online del giornale per cui lavora, convinta di aver fatto uno scoop e di aver trovato un negozio di alimentari in cui si verificano irregolarità. Purtroppo ella non sa che l’esercizio in questione è di proprietà della zia del suo capo e che le “ridistribuzioni non a norma” del cibo erano accettate da tutto il quartiere e servivano anche ad aiutare qualche bisognoso. In breve, un fiasco completo.
In poco tempo Megan si ritrova licenziata e senza neanche più la possibilità di poter restare nella stanza in affitto dov’era prima.
La ragazza, però, è tenace, e, pensando ad una possibile soluzione, improvvisamente si ricorda che suo padre apprezza la lettura del NYN, uno dei quotidiani più importanti di New York, e in particolare i pezzi di un certo T.K.
Megan non ci pensa due volte: varca le porte della redazione del NYN e chiede disperatamente al caporedattore di assumerla per qualunque incarico. L’uomo, letto velocemente qualche suo pezzo, prima cerca di convincerla a tornare tra qualche mese perché non ci sono posizioni aperte, poi accetta di tenerla con sé per uno stage decisamente sottopagato (Nota del lettore: questo è l’unico capitolo che, dal punto di vista narrativo, non mi convince fino in fondo. Credo che, nella vita reale, l’atteggiamento di Megan l’avrebbe condotta ad un bell’accompagnamento alla porta forzato da parte della sicurezza. Capisco il bisogno di lavorare, ma anche meno.)
La ragazza, per i primi tempi, dorme in un ostello non proprio accogliente, poi trova una nuova sistemazione in compagnia di una ragazza solitaria e scontrosa, che però non le dà nessun disturbo. Il lavoro, per quanto di bassa manovalanza e di molte ore al giorno, è pur sempre nella redazione dei suoi sogni. E allora che cosa non va?
L’unica spina nel fianco di Megan è proprio il famoso T.K., che non è come lei lo immaginava. Pensava di trovarsi davanti un uomo di mezza età dal fare paterno che fa squadra con i colleghi più giovani, e si è ritrovato di fronte un ragazzo poco più grande di lei che non dà confidenza a nessuno e le chiede con una certa malagrazia di fare fotocopie e portare caffè. Inoltre, a qualche settimana dall’ingresso nel suo nuovo appartamento, ella scopre con sconcerto che la sua nuova coinquilina è proprio la sorella di T.K.
Tuttavia la ragazza non ha scelta. Se vuole realizzare il suo sogno di diventare giornalista al NYN deve dare al suo capo un valido motivo per restare, e non c’è scelta migliore che partecipare ad una delle inchieste di T.K.
Il ragazzo, inizialmente, non è interessato a collaborare. Poi però qualcosa in Megan, che ci mette entusiasmo persino per digitalizzare l’archivio polveroso del giornale, gli ricorda la spontaneità dei suoi primi tempi. E così aiutarla viene naturale, così come far nascere un’insolita amicizia…
Odiarsi è bene, amarsi è meglio promette scintille e battibecchi fin dalla prima pagina. E così è, almeno per i primi capitoli.
Poi, quando entrambi i protagonisti accettano di collaborare insieme ad un’inchiesta piuttosto seria, noi lettori riusciamo a conoscerli meglio. Al di là della troppo entusiasta combinaguai e del serioso reporter che non si fida di nessuno, ci sono due persone che hanno fatto della loro scelta professionale la loro ragione di vita più importante, una risposta a tutte le batoste che hanno preso in campi più privati.
Per questo motivo nella prima parte del romanzo si ride molto, poi, dopo qualche pagina in più, Megan che dorme in un ostello da film horror e T.K. che si rifugia da sua sorella ci divertono molto meno e ci fanno riflettere un po’ di più.
Anche se la madre di Megan sembra più una classica comare dei paesini italici che una mamma americana, i suoi deliri sono francamente insopportabili per chiunque abbia coscienza che gli anni ‘60 sono finiti. E anche T.K. è stato deluso da una persona intrigante che… purtroppo non si svela subito, come tutti gli ipocriti.
Il lettore, dunque, non può fare a meno di tifare per la loro alleanza, dentro e fuori dal giornale. E sperare in un lieto fine!
Questo è quanto per “L’angolo vintage” di marzo”!
Mi raccomando, non perdete i post degli altri blogger che hanno partecipato.
Fatemi sapere se avete letto questi romanzi, se conoscete le autrici, che cosa ne pensate.
Grazie per la lettura, al prossimo post!