Cari
lettori,
lo
scorso lunedì ci siamo dedicati alle nostre “Letture...per
autori”! Oggi, invece, torniamo alle “Letture… a tema” e lo
facciamo con due storie a metà strada tra il giallo e la commedia.
Una
delle due credo sia già ben nota a chi legge abitualmente questo
blog: Rosa Teruzzi ci riporta nella Milano dei Navigli, quella meno
festaiola e più intima, per una nuova indagine delle “Miss Marple
del Giambellino”.
La
seconda, invece, è una lettura che ho scoperto quasi per caso,
grazie ad un prestito, ed è il primo romanzo “giallo ironico”
dell’influencer veneta Alice Guerra, che penso alcuni di voi già
conoscano.
Oggi
ve le racconto meglio!
La
giostra delle spie, di Rosa Teruzzi
Ci
eravamo lasciati con Libera Cairati, la protagonista della serie, in
guai seri. L’ex libraia, diventata fiorista esperta di bouquet per
spose, non ha mai abbandonato la sua passione per i gialli, al punto
da condurre indagini non autorizzate insieme all’eccentrica madre
Iole, insegnante di yoga per professione e hippie per passione, e con
grande sconcerto della figlia Vittoria, l’unica della famiglia a
fare per davvero la poliziotta.
Negli
ultimi romanzi la vita privata di Libera ha subito dei grossi
scossoni.
Innanzitutto,
dopo una lunga vedovanza – il marito, poliziotto come Vittoria, è
morto in servizio giovanissimo -, ella si è decisa ad iniziare una
storia d’amore con il commissario Gabriele Ricci, migliore amico di
suo marito, un uomo che amava segretamente da anni. Di conseguenza
ella si è vista costretta a rifiutare il corteggiamento di Furio, un
cuoco che ha sempre considerato un amico e che con lei non si è mai
arreso.
Infine
– e questa è stata la disavventura più grande – c’è stato un
periodo in cui Libera si è convinta di essere la figlia di Diego
Capistrano, un ladro gentiluomo incontrato nel corso di una delle
tante “indagini non autorizzate” che hanno compiuto lei e Iole.
Sua madre, infatti, non ha mai davvero saputo l’identità del padre
di sua figlia: Libera è nata in un contesto hippie.
La
brutta notizia è che il test del DNA ha smentito la paternità. La
buona è che Iole ha ritrovato un vecchio amico, Libera una sorta di
zio ed entrambe un aiutante per le loro indagini.
L’ultima
inchiesta in cui si sono buttate, però, non era una vicenda privata
o uno dei loro soliti “cold case”. Coadiuvate da Cagnaccio, il
direttore di un quotidiano di nera locale, e da Irene “la Smilza”,
una giornalista alle dipendenze della medesima testata, esse hanno
cercato di scoperchiare un brutto affare di criminalità. Nonostante
Gabriele l’avesse più volte dissuasa dall’avere a che fare con
questioni simili, Libera non si è fermata finché non è uscita
ferita dallo scontro finale con i criminali.
E
questo è il problema: proprio in ospedale, qualcuno ha fatto
recapitare alla nostra protagonista dei fiori avvelenati con la
scritta “Crepa!”, che stavano per essere la causa di un
nuovo malessere per lei.
Una
volta tanto, invece di indagare, Libera è la vittima: qualcuno ce
l’ha con lei al punto da volere la sua morte. La fioraia non può
fare a meno di pensare che la mittente dei fiori avvelenati sia
Nadia, una giovane poliziotta che Gabriele ha lasciato per lei e che
è incinta di suo figlio. La sfiora persino il pensiero che possa
essere Furio, deluso per essere stato respinto. Ma nessuna delle due
ipotesi sembra stare in piedi: Gabriele ha lasciato Nadia da onesto
galantuomo e le ha promesso che si farà carico del figlio; quanto a
Furio, è una persona troppo buona e innamorata della vita per
serbare tanto rancore.
Quel
che è certo è che tutti gli equilibri della sua vita all’improvviso
traballano. Innanzitutto ella è costretta a mettere da parte la
propria proverbiale indipendenza ed a rassegnarsi a non essere mai
sola.
L’irrequieta madre Iole per la prima volta dopo tanto tempo
mostra autentica preoccupazione, la scontrosa e schiva figlia
Vittoria trova qualsiasi scusa per passare più tempo all’ex
casello ferroviario di via Pesto che le tre donne hanno da tempo
trasformato nella loro casa.
Con la “scusa” dell’attentato alla
vita di Libera, Gabriele e Furio si affrontano da veri rivali.
E non
c’è modo di curiosare in giro o di godersi l’amata Milano come
Libera è abituata a fare: il pericolo è serio. Inoltre Mimma
Arrigoni, una PM tutta d’un pezzo, fatica a credere che la nostra
protagonista corra un grande rischio, e sta un po’ troppo vicina a
Gabriele…
La
serie delle tre donne del casello di Via Pesto mi fa compagnia da
ormai qualche anno, e ogni nuovo libro è come una coccola. Sono
storie comfort, in cui l’intreccio giallo si mescola ad elementi
romance, a una vita quieta al femminile (che oggi potremmo definire
“cottagecore”) e ad una Milano insolita, lontana sia dal mondo
degli affari che da quello della movida e molto vicina alla vita che
si faceva decenni fa alla periferia della città.
Ne
La giostra delle spie la piovosa estate del 2014, che ha fatto
da sfondo alle prime avventure delle nostre Miss Marple milanesi, ha
ceduto il passo ad un pieno autunno, anzi, siamo nel ponte di
Ognissanti, e forse per questo non ci stupisce che la persona che
agisce contro Libera si chiami l’Ombra.
Gli
spettri tormentano la nostra protagonista: sia quelli reali di chi la
minaccia, sia quelli che agitano la sua mente, tra il desiderio di
ritrovare un padre mai conosciuto, una storia d’amore iniziata in
mezzo agli ostacoli, la paura sempre presente che la figlia faccia la
stessa fine del marito e la sensazione di non potersi fidare nemmeno
degli amici.
Come
avrete intuito, questo è un capitolo più serio di altri della
storia di Libera. Per fortuna che ci sono personaggi, come la mitica
Iole e l’irriverente Cagnaccio, che tengono sempre le redini della
“quota comedy”.
È
un romanzo di svolta, che fa comprendere alla protagonista che
occuparsi degli altri (ed aiutarli a far luce sulla verità) è bello
e importante, ma prima di tutto è fondamentale la nostra sicurezza.
Mentre
vi scrivo, è già fuori il nuovo romanzo della serie, Trappola
nella nebbia: io provo a ordinarlo tra le novità in biblioteca…
vi farò sapere quando arriverà nelle mie mani!
Dieci
cose che ho imparato da Jessica Fletcher, di Alice Guerra
Alice
è una trentenne che vive a Mestre e, dopo una laurea e tanti lavori
precari, ha trovato la sua strada nel settore della comunicazione
diventando una content creator, e, con video ironici,
sponsorizzazioni e lavori per le aziende, il lavoro non manca.
Anche
la vita privata ha subito un percorso accidentato: dopo qualche
relazione un po’ troppo disfunzionale per i suoi gusti, Alice ha
scelto di rimanere sola, e, tra gli amici, l’affetto di sua madre e
di sua zia Rosanna, la routine che si è creata a casa sua (che è
anche il suo ufficio), ella ha trovato un suo equilibrio.
Ci
sono solo due problemi. Il primo è che Alice mal sopporta l’estate,
le ferie sono troppo lontane ed il caldo è opprimente. Il secondo è
che, di tanto in tanto, qualcuno turba la sua quiete.
In
questo caso è la cara zia Rosanna a confidare ad Alice una
preoccupazione sua e delle altre anziane signore di Mestre: Luigino,
un novantenne molto conosciuto in zona, che vive da solo in una
casa-cascina isolata con tanto di galline, è scomparso senza dare
notizie di sé.
Manco
a dirlo, le signore del paese sospettano che Luigino sia stato
ucciso. La sua bicicletta è stata trovata in un campo, abbandonata,
sotto il solleone, con uno strano pacchetto nel cestino (anche se
Alice, affrontando il caldo insopportabile, lo recupera e comprende
che si tratta di mangime).
Nel
giro di pochi giorni, moltissime voci iniziano ad animare
l’altrimenti sonnolenta estate veneta.
La più fantasiosa è che
Luigino, lungi dall’essere il vecchietto placido che sembra, fosse
in qualche modo un corriere della droga (come Clint Eastwood in un
film di qualche anno fa, per intenderci, ma con la bicicletta al
posto del camioncino).
La più maliziosa sostiene invece che Luigino
negli ultimi tempi fosse diventato un fanatico di diete, vita sana e
spiritualità per piacere a qualche donna più giovane, e che abbia
lasciato il paese in dolce compagnia.
Alice
comprende che la situazione sta sfuggendo di mano a zia Rosanna ed
alle sue amiche, che di giorno in giorno si fanno sempre più
creative, e decide di chiedere un aiuto alle autorità.
Il
commissario di Mestre, però, è arrivato da non molto dalla Sicilia
ed ha altre due preoccupazioni al momento.
La prima è un grosso
traffico di droga (accertato, non sospetto) che sta togliendo il
sonno a lui ed ai suoi collaboratori.
La seconda è fare pace con la
madre: la donna, rimasta in Sicilia, in un primo momento ha accettato
il trasferimento del figlio per fare carriera; in un secondo momento,
però, vedendo che il tanto sospirato ritorno al Sud non era
immediato come sperava, si è stufata persino di mandargli i
famosissimi “pacchi da giù”.
L’uomo,
che ha l’occhio sinistro sui rapporti del traffico di droga e
l’occhio destro sul sito del corriere per scoprire se sua madre ha
cambiato idea, liquida in fretta Alice, aggiungendo ai luoghi comuni
sulla gente di paese “sfaccendata” quelli sulle influencer
“inaffidabili”. Per fortuna della ragazza, però, il vice del
commissario è un suo follower… e forse c’è una strada per
scoprire la verità da sola.
Dieci
cose che ho imparato da Jessica Fletcher è,
come recita il sottotitolo, un giallo “più o meno”.
L’autrice,
che è davvero influencer e penso sia nota a molti di voi per i GRWM
in dialetto veneto e per i suoi video ironici, immagina se stessa
(insieme alla madre e a zia Rosanna, due sue familiari anche nella
vita privata) protagonista di un intreccio giallo, in cui il vero
colpevole sembra essere la tendenza alla chiacchiera della gente,
che, sulla vita reale come su internet, prende un piccolo fatto che
sembra non avere spiegazione e lo trasforma in un mistero di
proporzioni gigantesche.
Siamo
quasi a metà maggio e secondo me questa è una perfetta storia “da
ombrellone” (anche se mi sembra di aver capito che Alice vi
consiglierebbe il fresco della montagna): una lettura leggera e molto
divertente, ricca di pagine che vi faranno ridere di cuore.
Alice,
proprio come sul suo profilo, si racconta
con sincerità e molta autoironia, parlando anche delle batoste che
ha subito in passato, delle delusioni d’amore e del suo problema
con l’ansia.
È
una storia, poi, che può
piacere anche a chi non è propriamente appassionato di gialli o di
romance, proprio perché c’è un po’ di tutto. Una piacevole
commedia sulla vita di provincia, la cui parte finale sicuramente vi
stupirà.
So
che è uscito anche un seguito, ma non l’ho ancora letto. In caso
vi farò sapere!
Ci
stiamo avvicinando al nostro “Summer countdown” e credo che
queste due storie vi potranno fare buona compagnia in estate, la
prima per il formato tascabile e le atmosfere comfort, la seconda per
le tante pagine divertenti.
Conoscete
le autrici? Avete letto qualcosa? Che ne pensate?
Fatemi
sapere le vostre opinioni!
Grazie
per la lettura, al prossimo post :-)