lunedì 2 febbraio 2026

DA LOS ANGELES A MILANO...CON IL ROMANCE

 Due romance di Felicia Kingsley



Cari lettori,

diamo il benvenuto a febbraio! Come avevo fatto l’anno scorso, anche quest’anno ho pensato di dedicare buona parte dei post di questo mese al tema “romance/San Valentino”, tra letture, ricette, booktag e altro ancora.


Oggi iniziamo con le recensioni di due contemporary romance di Felicia Kingsley, autrice che, ne sono sicura, voi tutti conoscete bene.


Il primo è stato uno dei tormentoni del 2025 che si è appena concluso; il secondo è una storia scritta in un momento molto particolare.


Credo che conosciate già questi romanzi, quindi spero che vi farà piacere sentire anche la mia opinione!



Scandalo a Hollywood


Los Angeles, giorni nostri. Hayden West è il più famoso giornalista di gossip della California, nonché scapolo d’oro chiamato dalle fanciulle con l’autoesplicativo soprannome “911”, e questo è quello che più o meno tutti sanno di lui. 

Quello che non tutti conoscono è invece il suo passato: egli proviene da una famiglia di strateghi politici, che si occupa di lanciare in campagna elettorale il candidato più adatto al partito (repubblicano, si lascia intendere). I suoi genitori sono divorziati ma costretti dalle circostanze a lavorare ancora insieme; il cugino Nate, deputato, è “tutto quello che lui non è mai stato”; a Los Angeles tutti considerano Hayden un uomo di successo, tranne la sua famiglia. Per il resto, la sua vita non è così male, tra un attico vicino alla spiaggia, l’amicizia del suo manager e la corsa all’ultimo scoop.


Un giorno, però, egli si imbatte – in modo davvero esilarante – in una sua vecchia conoscenza dell’Università: Sofia Cortez. I due hanno frequentato insieme la Facoltà di Giornalismo e sono stati rivali, contendendosi la partecipazione al giornale dell’Università ed anche uno stage piuttosto importante. Hayden ha vinto su esplicita raccomandazione, e da allora Sofia gliel’ha giurata, ripromettendosi di non vederlo mai più.


Sofia è tutto ciò che Hayden non è: ha origini sudamericane, vive vicino alla madre parrucchiera e la nonna sarta (due donne sole da sempre) in un quartiere residenziale ben lontano dal centro, condivide un minuscolo appartamento con una stramba coinquilina che parla solo al computer, ha studiato grazie ad una borsa ottenuta con buoni voti, è femminista ed ecologista, ha una relazione a distanza con un fidanzato dalle idee ancora più progressiste delle sue.

Il giornalismo è stato il suo sogno fin da bambina, ma ella ha pagato caro il suo “non essere nessuno”, ed ora si trova a lavorare per una testata minore: avrebbe voluto occuparsi di cronaca ed invece ha a che fare con… il gossip, settore che, a grande differenza di Hayden, detesta.


Il primo incontro di Sofia e Hayden dopo molto tempo è scoppiettante. I due si augurano di non rivedersi più, ma, come recita la teoria del “filo rosso”, finiscono per incrociarsi ovunque, specie nel locale che Hayden ha acquistato per dare un po’ di privacy (ovviamente in cambio di segreti) ai vip con i quali è in amicizia. Sofia prova a trovare qualche scoop interessante, ma Hayden sembra sempre precederla, e l’idea di fare rivelazioni sulla vita privata delle persone non le piace nemmeno.


Almeno finché, un giorno, Sofia non riceve una soffiata: una famosa attrice, nota per aver già portato via il fidanzato (ora suo marito) all’ex amica del cuore, si trova in un albergo in periferia… forse con un amante? Quando Sofia arriva, l’edificio è in fiamme, e solo un salvataggio fortuito da parte di Hayden la salva da una trave fumante.


Il giorno dopo, è evidente che qualcosa non va. L’incendio è riconosciuto come doloso, in quelle ore c’era in servizio un “portiere Jimmy” che nessuno ha mai sentito nominare, l’attrice in questione è in ospedale con il preoccupato marito, non c’è nessun amante. La donna, intuendo che Sofia non è proprio una giornalista di gossip, rivela che in quell’hotel ella aveva indetto una riunione d’emergenza con altre donne (non famose) che, come lei, volevano intentare una grossa causa per una brutta storia di mala sanità.


Un vero scandalo a Hollywood. Una vera occasione d’inchiesta. Nonché la possibilità, una volta tanto, di fare davvero giustizia. Sofia e Hayden decidono di unire le forze: lui metterà a disposizione la sua piattaforma, lei avrà un’occasione vera di fare la giornalista a modo suo. Ma se l’amore ci mettesse lo zampino?



È difficile condensare anche solo la parte iniziale di Scandalo a Hollywood in poche righe, perché è un bel volumone di oltre 500 pagine, che però scorrono come acqua fresca (e ve lo dice una che ha letto questo romanzo nei giorni in cui era un po’ obnubilata da millemila pranzi natalizi e brindisi). 

Come forse qualcuno saprà, tra le storie di Felicia Kingsley che mi piacciono particolarmente c’è il suo debutto, "Matrimonio di convenienza", quindi apprezzo anche le sue storie rom-com.


Trovo però che negli ultimi romanzi Felicia si sia ulteriormente migliorata come stile e temi. Innanzitutto ella descrive molto di più i suoi personaggi, lasciando spazio anche alla vita prima che essi si incontrassero ed innamorassero; poi, il romance resta protagonista, ma ci sono anche altri temi importanti che non restano sullo sfondo, ma si prendono il loro spazio e appassionano il lettore quasi quanto la storia d’amore.


L’idealizzazione odierna del mondo regency in "Una ragazza d'altri tempi", le gioie e i dolori del mondo editoriale in "Ti aspetto a Central Park" e i pregiudizi a cui vanno incontro gli italiani negli Stati Uniti in "Una conquista fuori menù" ne sono degli esempi.


Qui si parla invece di un’inchiesta realmente avvenuta: è successo davvero che delle donne abbiano sofferto le pene dell’Inferno dopo che era stato impiantato loro un dispositivo di sterilizzazione. Oltre ad anni di dolore e malattie ed una causa legale infinita, queste donne hanno dovuto affrontare lo stigma sociale, perché parlare di non voler figli o di non volerne più è ancora molto difficile per una donna.


Sofia e Hayden, in verità, non mi sono risultati subito super simpatici, soprattutto lui. Poi però l’autrice pian piano smussa gli spigoli di entrambi e fa trovare loro un punto d’incontro.


Credo che sia stato detto di tutto e il contrario di tutto su questo romanzo negli ultimi mesi; io penso che, se l’intrattenimento e l’evasione sono fatti bene, lasciando anche spazio alla riflessione, il successo sia meritato.



Appuntamento in terrazzo


Milano, marzo 2020. L’Italia è nel pieno del lockdown per il Covid, l’umore è molto basso, la paura per la pandemia ha spento i colori della primavera.


In un palazzo tra tanti, però, ci sono un paio di situazioni particolarmente difficili.


Quella di Alex, libero professionista, che cerca di portare avanti il suo lavoro anche da casa, ma ha la sfortuna di condividere l’appartamento con Gaia, la sua ex ragazza da pochi giorni.

La loro storia è finita nel peggiore dei modi – con la scoperta di un tradimento – proprio i primi giorni del lockdown, ma la ragazza non può andarsene di casa per ovvi motivi, e la convivenza si fa di giorno in giorno più difficile. 

E non è solo un problema di sentimenti finiti: il vero problema è che Gaia è una fitness influencer e ha trasformato l’appartamento che divide con Alex nel suo set, condividendo centinaia di contenuti al giorno su allenamento da casa e cibo sano. Alex, tra l’altro, sa benissimo che Gaia dice solo bugie alle sue follower e che il suo fisico è merito del chirurgo plastico, ma non può prendersi nemmeno la soddisfazione di sbugiardarla, perché renderebbe la convivenza ancora più difficile.


E poi c’è la situazione di Didi, ingegnera di successo che vive in Germania ma che, ahinoi, è tornata a trovare la famiglia in Italia per il ponte di Carnevale, restando così ostaggio della sua nazione e soprattutto della sua famiglia. 

Didi è in smart working, ma lavorare sempre da remoto è difficile, considerando soprattutto che a casa sua non c’è mai pace. Sua madre passa il tempo su Facebook a cercare strane teorie, suo padre è sempre in studio a fare call di lavoro molto rumorose, la sua sorellina minore è in piena crisi dei 18 anni e si consola solo guardando i video di una certa influencer Gaia (della quale vorrebbe seguire le orme), e il suo anziano nonno è convinto di essere nuovamente in guerra e racconta a tutti più volte i medesimi ricordi.


Alex e Didi sono prigionieri delle loro case, ma ancora non sanno di condividere il medesimo palazzo. I loro balconi sono accostati l’uno all’altro, ed è così che, entrambi esasperati ed in cerca di pace, si conoscono.


Dopo la prima chiacchierata sul terrazzo, entrambi decidono di rivedersi sempre alla stessa ora ogni giorno, per fare due chiacchiere e condividere un po’ di pace. Nel frattempo le settimane di lockdown si susseguono, e nasce una nuova amicizia…



Appuntamento in terrazzo è un romanzo breve – potremmo quasi considerarlo una novella un po’ più lunga – scritto di getto proprio nella primavera del 2020 come proposta per l’iniziativa “Io leggo da casa”. Ricordo che in quel periodo tanti autori hanno messo i loro ebook in promozione gratuita, e tanti altri, come Felicia Kingsley, hanno scritto delle novelle sulla difficile situazione che stavamo vivendo.


Io vado in controtendenza: sono contenta di non aver letto questa storia nel “momento del bisogno”, ma pochi mesi fa, quando ho potuto apprezzarne tranquillamente il lato comico. Nel periodo del lockdown il mio umore sarebbe stato troppo basso per ridere della chiusura, dei divieti, delle mascherine.


Sono passati quasi sei anni, ma ricordo bene tante sensazioni: a differenza dei protagonisti di questa storia, io ero completamente sola, e forse avrei pensato che era meglio qualche litigio sciocco, piuttosto che non ricordarsi nemmeno il suono della propria voce e sentirsi davvero, ma davvero in isolamento, anche se ero sana.


Se, come me, non avete letto questa storia quando è uscita, vi consiglio comunque di recuperarla adesso, anche solo per farsi due risate e dirsi che è stata difficile, ma ne siamo usciti. Non proprio migliori, secondo me, ma pazienza, non si può avere tutto, purtroppo.


Alex e Didi vi faranno ridere, ma secondo me le perle migliori provengono dal nonno, dalla fin troppo credibile Gaia e da una coppia di carabinieri particolarmente solerti!





Che ne pensate di questo primo angolo romance di febbraio?

Conoscete l’autrice? Avete letto questi romanzi o altri suoi?

Che cosa ne pensate? Fatemi sapere!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 29 gennaio 2026

I PREFERITI DI GENNAIO 2026

 Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese




Cari lettori,

primo appuntamento con i “Preferiti del mese” del 2026!


Ormai è ben il nono anno per questo format, che resta sempre uno di quelli che mi piace di più, perché mi dà l’opportunità di raccontarmi sotto diversi punti di vista.


Gennaio è stato un mese essenzialmente diviso in due parti: la prima settimana trascorsa in vacanza, tra sole, mare e ultimi pranzi in famiglia; e poi tutto il resto del mese, tra rientro al lavoro, riapertura della scuola di danza e clima di stagione. Impegni e gelo mi hanno portato spesso a weekend tranquilli e hobbies casalinghi. 

Quindi come inizio anno, per ora, procede tutto abbastanza bene. Nel frattempo vediamo insieme che cosa mi è piaciuto questo mese, dai libri ai film, dalla musica alla poesia alle foto delle vacanze!



Il libro del mese


Questa storia ha inizio in Sardegna alla fin degli anni ‘70.


Livio ha sedici anni e finora ha frequentato con profitto il liceo linguistico, nonostante l’influenza non sempre positiva dell’amico Marco Aurelio e dell’irrequieta Dafne. I suoi amici sono fedeli seguaci delle filosofie pacifiste e di libero amore degli anni ‘70, e sono grandi appassionati di musica, specie il rock, che in quel decennio sta vivendo un momento d’oro.


Così Livio, che non ne può più dell’estate sarda, del brulicare di turisti e di tutti quelli che per lui sono sintomi del conformismo borghese, una notte scappa senza niente, nemmeno le scarpe: solo i vestiti essenziali. La destinazione è un traghetto per Firenze, per partecipare al concerto di Patti Smith insieme proprio a Dafne e a Marco Aurelio. 

La serata, però, non va come Livio aveva immaginato: egli, infatti, conosce una ragazza di nome Anaïs che lo affascina immediatamente. Per non perderla di vista, egli accetta di seguire gli amici di lei, che ai suoi occhi risultano molto stravaganti, ed anche nei modi di fare sono decisamente lontani da quelli dei suoi amici hippy. Egli scoprirà in seguito che essi, insieme ad Anaïs, appartengono al movimento punk.


Livio assume delle droghe allucinogene insieme alla ragazza e passa la sua prima notte in uno squat (un palazzo abbandonato), ma quando si risveglia è solo.


Deluso e sconfortato, egli torna a casa ed a scuola, che frequenta con profitto altalenante. Egli si sente sempre più distratto, e si rende conto che anche gli amici di cui si era sempre fidato stanno iniziando a cambiare idee e modi di essere, così come gli anni ‘70 stanno lasciando il passo agli ‘80.


Quando egli inizia a pensare che che l’incontro con Anaïs sia stato solo una brevissima e molto felice parentesi della sua vita, ella rispunta improvvisamente nella sua vita. La ragazza soggiorna a casa di Cesare, un uomo gentile, colto e misterioso che ha trasformato casa sua in una sorta di comune. Oltre a lei ci sono un ragazzo che sogna di fare il deejay, qualche artista indipendente, le prime donne transessuali che cercano di vivere liberamente, ragazzi omosessuali che tra quelle mura non si sentono giudicati. 

Gli ospiti della casa sono i cosiddetti “Indegni”, tutti coloro che la società, ancora molto restia ad accettare il diverso, finisce per isolare. Livio inizia a frequentare la casa di Cesare a sua volta – di nascosto, tornando dai suoi genitori la sera – e inizia a sentirsi per davvero parte di qualcosa.


Ma Anaïs è irrequieta e, nonostante lo stesso Cesare abbia posto il veto, continua a esagerare con l’alcool e ad assumere droghe, quasi volesse restare al di fuori di sé. Livio nasconde il più possibile i vizi della ragazza perché ne è innamorato… almeno finché ella non si allontana da lui in modo del tutto imprevisto e doloroso. E non sarà l’unica volta in cui i due si cercheranno, si ritroveranno e si divideranno ancora…



Gli Indegni è un romanzo a metà strada tra la narrativa di storia contemporanea e un originalissimo romance. La storia di Livio e Anaïs è indubbiamente una storia d’amore, ma al lettore basta poco per comprendere che il sentimento di lui è sicuramente più profondo di quello di lei, che è sfuggente: è come se inseguisse sempre qualcosa, forse una realizzazione personale, che però finisce per assumere i contorni dell’autodistruzione.


Gli anni Ottanta, sia nel bene che soprattutto nel male, sono il terzo protagonista di questa storia, ed Anaïs sembra assorbirne soltanto il peggio: gli ideali di pace e amore che si spengono in una miriade di movimenti molto più individualisti, le droghe che hanno portato via moltissime giovani vite, l’esplodere del consumismo, i ricchi e famosi che diventano “divi” con tanto di groupie al seguito, magari maltrattate (per non dire di peggio).


A casa di Cesare c’è invece il meglio di quel tempo, come i primi segnali d’inclusione e accettazione di chi da tanti era ancora considerato “diverso”, e la nascita dell’idea di chosen family. E la storia di Livio è un vero e proprio romanzo di formazione.


È un romanzo bellissimo, che si divora, e dice molto della nostra recentissima storia. Personalmente ho ritrovato anche un buon numero di storie che mi ha raccontato mio padre sulla sua gioventù e ho compreso meglio alcuni dettagli.

Ve lo consiglio di cuore!



Il film del mese


Bernardo è un allevatore di cavalli che passerebbe tutto il suo tempo in compagnia dei suoi amici animali; Giovanna è un’estetista che intesse relazioni soltanto con ragazzi molto più giovani di lei, ai quali però non si lega veramente; Ivana è un geometra che dirige cantieri con un piglio fin troppo deciso.


I tre sono fratelli, ma hanno un pessimo rapporto e non si parlano da anni. Quasi nessuno lo sa, perché essi mantengono volutamente il riserbo, ma dietro di loro – e soprattutto dietro ai loro litigi – c’è un padre ingombrante, il professore universitario Arnaldo Cannistraci. Un uomo ben conosciuto anche al di fuori dell’ambiente accademico, che è sempre stato molto esigente con se stesso e con gli altri e che ha finito per mettere i fratelli in competizione tra loro.


L’uomo, però, non ha più nemmeno una consorte a cui fare riferimento nella vecchiaia, così, quando egli si ammala e viene ricoverato in ospedale, sono i suoi tre figli ad essere chiamati al suo capezzale. Essi si rendono conto che la situazione del padre è seria, e che ormai è rimasto a disposizione ben poco tempo per ricucire i rapporti familiari che sono disastrati da tempo.


Arnaldo, convinto che si sia trattato soltanto di una crisi passeggera, confida ai tre figli che, ora che li ha di nuovo con sé, vorrebbe esaudire un suo desiderio giovanile: un viaggio a Parigi che non è mai riuscito a fare. Peccato che le sue condizioni di salute non gli permettano nemmeno di varcare i confini dell’Italia.


Ai tre fratelli viene un’idea folle: prendere un camper e fare un “viaggio” circumnavigando il ranch di Bernardo e i suoi dintorni, facendo però credere al padre – che è sempre a riposo nella parte posteriore, dove c’è il letto – di star attraversando l’Italia e la Francia.


Giorno dopo giorno, il surreale “non-viaggio” della famiglia Cannistraci fa il giro dei social e diventa virale, mentre Bernardo, Giovanna e Ivana scoprono importanti segreti di famiglia e iniziano a riavvicinarsi…



Proprio come ho fatto in Dicembre, anche questo mese vi consiglio una divertente commedia per tutta la famiglia.


Le storie di Pieraccioni – che a me han fatto sempre ridere, beninteso – negli ultimi anni si sono ripetute un po’, ma non stavolta. Questa è una storia… originale ma vera, potremmo dire, visto che è ispirata ad un fatto realmente accaduto.

E poi c’è Nino Frassica, che mi fa sempre morir dal ridere.


Per una serata simpatica!



La musica del mese


Ho pensato a lungo a che tema introdurre per l’angolo musicale di quest’anno. Poi mi sono detta che, pensando di essere “un po’ vecchiotta” per stare al passo con le musiche che piacciono ai giovanotti di oggi (cosa verissima, penso di conoscere un ventesimo delle canzoni che sanno i miei studenti o le mie compagne di danza più giovani), sono però un po’ di anni che non condivido semplicemente la mia canzone preferita del periodo, quella che definisce un po’ il mood del mio mese. 

Vi avviso che, non essendo per l’appunto super aggiornata, saranno semplicemente canzoni che mi piacciono, non novità dell’ultimo periodo.


Per gennaio ho pensato a Life’s for the living di Passenger, che potete trovare a questo link.


Mentre la sera tirava fuori la luna dal suo pacchetto

le stelle brillavano come i bottoni sulla giacca di un vecchio

e noi avevamo bisogno di un chiodo, ma lo abbiamo colpito

finché non è caduto dalla parete

mentre i piccioni beccavano i treni,

le scintille volavano come aeroplani,

la pioggia mostrava gli arcobaleni nelle macchie dell’olio

e tutti avevamo nuovi iPhone,

ma nessuno di noi aveva qualcuno da chiamare…


E mi sono imbattuto nel ventre della città

dove la vedova porta i ricordi ad affogare lentamente

con una mano verso il cielo e la nebbia negli occhi

mi ha detto:


Non piangere per chi hai perso

sorridi per chi vive

prendi quello che ti serve

e dai quello che ti viene dato

la vita è per chi vive, perciò vivila

o tanto vale morire”



La poesia del mese


Dal momento che ho scelto il 2026 come mio personale anno dedicato ad Eugenio Montale, e settimana scorsa vi ho pubblicato il primo dei post dedicati a Ossi di seppia (lo trovate a questo link), non potevo non proporvi, per il primo mese dell’anno, la sua poesia Il primo gennaio.


So che si può vivere

non esistendo,

emersi da una quinta, da un fondale,

da un fuori che non c’è se mai nessuno

l’ha veduto.

So che si può esistere

non vivendo,

con radici strappate da ogni vento

se anche non muove foglia e non un soffio

increspa

l’acqua su cui si affaccia il tuo salone.

So che non c’è magia

di filtro o d’infusione

che possano spiegare come di te s’azzuffino

dita e capelli, come il tuo riso esploda

nel suo ringraziamento

al minuscolo dio a cui ti affidi,

d’ora in ora diverso, e ne diffidi.

So che mai ti sei posta

il come – il dove – il perché,

pigramente rassegnata al non importa,

al non so quando o quanto, assorta in un oscuro

germinale di larve e arborescenze.

So che quello che afferri,

oggetto o mano, penna o portacenere,

brucia e non se n’accorge,

né t’avvedi tu animale innocente

inconsapevole

di essere un perno e uno sfacelo, un’ombra

e una sostanza, un raggio che si oscura.

So che si può vivere

nel fuochetto di paglia dell’emulazione

senza che dalla tua fronte dispaia il segno timbrato

da Chi volle tu fossi… e se ne pentì.

Ora,

uscita sul terrazzo, annaffi i fiori, scuoti

lo scheletro dell’albero di Natale,

ti accompagna in sordina il mangianastri,

torni indietro, allo specchio ti dispiaci,

ti getti a terra, con lo straccio scrosti

dal pavimento le orme degli intrusi.

Erano tanti e il più impresentabile

di tutti perché gli altri almeno parlano,

io, a bocca chiusa.



Le foto del mese


Come da tradizione, per finire bene l’anno vecchio, ma soprattutto per cominciare al meglio quello nuovo, tra gli ultimi giorni di dicembre ed i primi di gennaio sono stata a Varazze con la mia famiglia. Non ho fatto in tempo a metterlo nei preferiti del mese scorso, ma l’ultimo lunedì dell’anno abbiamo fatto una passeggiata a Savona : ve ne parlo a questo link.



Il mare, il sole, questi magnifici colori… tutto mi ha fatto pensare all’arrivo della primavera. Ma l’inverno è ancora lungo…



Il primo dell’anno, dopo un ottimo pranzo, c’è stato il tradizionale spettacolo pirotecnico!



Un altro classico dell’anno nuovo sono i pasticcini… questa volta diversi dal solito!



Non potevo non farmi fare una fotografia con questo carinissimo trenino illuminato!



Come vi dicevo, il resto di gennaio è stato... un po' gelido e un po' impegnativo. Però sono riuscita a ritagliarmi un pomeriggio libero e così ho visto due mostre ormai in chiusura, che avevo quasi dato "per perse"... e invece ce l'ho fatta! 

La prima è la rassegna fotografica Wildlife Photographer of The Year: penso che ormai sappiate che mi piace molto! 



La seconda è invece l'esposizione dedicata a Pellizza da Volpedo alla GAM di Milano... splendida!

Non vedrete subito le recensioni di queste due mostre perché in febbraio, tra San Valentino e Carnevale, ho pensato ad altro. Però, anche se una ha ormai chiuso e una sta chiudendo, ve ne voglio parlare, quindi arriveranno!



Come primo mese dell'anno nuovo, non è andata poi male, vero? 

Fatemi sapere com'è andato il vostro! 

Grazie per la lettura, ci rileggiamo in febbraio :-)


lunedì 26 gennaio 2026

CONSIGLI DI LETTURA PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA

 Una TBR ideale per il 27 gennaio




Cari lettori, 

il post di oggi è dedicato alla Giornata della Memoria, una ricorrenza più che mai importante, soprattutto di questi tempi. 

Il mondo è dilaniato da nuove guerre e soprattutto da un nuovo genocidio, e io credo che in giornate come questa sia inevitabile un momento di riflessione. 

Non ho letture nuovissime da consigliarvi, ma mi sono resa conto che negli ultimi due anni ho letto svariati libri su questo tema. 

Ho pensato così di riunirle in un unico post, un'ideale TBR.

Spero di farvi cosa gradita!



Da Auschwitz alle Foibe, un romanzo storico sul coraggio


Risplendo non brucio di Ilaria Tuti è ambientato nel 1944 a Dachau. Il professor Johann Maria Adami, che dalla Facoltà di Medicina si è ritrovato imprigionato come oppositore politico, riceve una visita inaspettata: il peggiore dei suoi ex alunni, che ha fatto carriera tra le file dei gerarchi nazisti. Egli ha bisogno del suo vecchio insegnante: nel castello dove Hitler si è rintanato, ormai temendo di perdere la guerra, c’è stato un omicidio misterioso.


Il professore non vorrebbe raggiungere quel luogo pericoloso, ma non ha scelta, ed è tristemente abituato alla sofferenza.


A Trieste, Ada, la figlia di Adami, rimasta senza padre e senza marito, continua a lavorare come dottoressa per mantenere il figlio piccolo e con disabilità, che tiene nascosto. Una delle sue pazienti ed amiche, però, è stata picchiata e morsa da un aggressore seriale, che ha già fatto altre vittime. E le tracce dell’assassino sono vicino alla Risiera, una ex fabbrica diventata quartier generale dei nazisti…


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Un racconto sulla storia della Rosa Bianca


Come fiori che rompono l’asfalto è una raccolta di racconti di Riccardo Gazzaniga. Venti storie del Novecento che hanno per protagoniste persone comuni e straordinarie allo stesso tempo, tutte unite dal desiderio di giustizia e libertà.


Dalla lotta al nazifascismo all’organizzazione dei primi scioperi tra Inghilterra e Irlanda, dai diritti degli aborigeni ai colpi di Stato in Argentina, dalla Ruanda nel 1994 alla Corea del Nord ai giorni nostri, tanti sono i temi importanti che vengono toccati.


Il primo racconto è proprio dedicato alla storia della Rosa Bianca, il coraggioso gruppo di ragazzi che ha pagato per la vita la sua scelta di stampare volantini e altro materiale contro Hitler.


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I bambini e i lager: sopravvivere all’orrore


Se solo il mio cuore fosse pietra di Titti Marrone è un romanzo docu-fiction che racconta una storia vera: quella delle “case d’accoglienza senza punizione” fondate da Anna Freud, figlia del celebre inventore della psicoanalisi, per ospitare i bambini sopravvissuti agli orrori dei lager.


La storia è ambientata a Lingfield, una casa inglese diretta da Alice Goldberger, straordinaria psicologa ed educatrice. Una storia di ritorno alla vita, di amore e di dedizione, che indaga le ingiustizie subite dai bambini nei campi di concentramento e racconta il loro graduale ritorno ad una vita piena e, quando è stato possibile, alle loro famiglie.


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Una storia di spionaggio (e razzismo) a bordo di un dirigibile


Il crimine del buon nazista di Samir Machado De Machado è una delle letture più sorprendenti dello scorso inverno. Protagonista di questa storia è Bruno, un funzionario della polizia tedesca che, insieme ad alcuni personaggi dell’alta società europea, si ritrova a bordo di un dirigibile che vola sopra il Brasile.


È il 1933, il clima è tesissimo ed alcuni ospiti non trovano di meglio da fare che infastidire, per tutta la durata della cena, un certo Otto Klein, accusandolo di essere “segretamente ebreo”. L’uomo se ne va arrabbiato e la storia sembra finita lì, ma il mattino dopo il suo cadavere viene trovato nel bagno, e c’è un passaporto ebraico nella sua cabina.


Il capitano del dirigibile chiede a Bruno di condurre un’indagine a bordo, ma… niente è come sembra.


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La fuga dalla guerra di uno dei commissari più amati


Volver di Maurizio De Giovanni è l’ultimo romanzo della serie del commissario Ricciardi.


Fuggito da Napoli con la famiglia, perché la figlia ed i suoceri sono di origine ebraica, egli ha dovuto lasciare la polizia, è ritornato a Fortino ed è tornato ad essere il barone di Malomonte. Anche se egli sembrerebbe aver trovato la sua pace tra i monti del Cilento, c’è un mistero che lo tormenta: l’omicidio del primo uomo che ha visto morto, un lavorante trovato proprio tra le vigne di suo padre, è rimasto senza soluzione.


Nel frattempo Maione e Modo, gli amici di sempre, cercano di sopravvivere a Napoli in piena guerra, e la piccola Marta, la figlia di Ricciardi, ascolta un’incredibile storia – forse vera – dall’anziana zia Filomena.


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Un saggio su totalitarismi e censura della cultura


Bebelplatz di Fabio Stassi ha come concetto cardine i “libri bruciati”, ed in particolare quelli che sono stati ridotti in cenere nel 1933 per ordine dei nazisti.


Fabio Stassi prima racconta un suo “viaggio nella memoria” in quei luoghi, poi ricorda le guerre che hanno straziato il XX secolo, infine si concentra su quei 5 autori le cui opere sono state bruciate a Bebelplatz.


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Una saga familiare sulla storia della Germania (tra 1919 e 1949)


Figlie di una nuova era di Carmen Korn è la prima parte della storia di quattro ragazze, poi diventate donne: Henny, ostetrica e figlia di una bisbetica vedova di guerra; Käthe, amica del cuore e collega di Henny, militante comunista insieme al marito Rudi; Ida, figlia di un ricco affarista che sta per perdere tutto e per spingerla ad un matrimonio combinato; Lina, insegnante in erba rimasta sola con il fratello Lud.


Sullo sfondo c’è la Germania dal 1919 al 1949, con tutto il suo carico di Storia, tra cambiamenti più graduali ed eventi che sconvolgeranno la vita delle protagoniste.


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Una testimonianza diretta


Scolpitelo nel vostro cuore di Liliana Segre è una testimonianza scritta dalla senatrice a vita per i lettori adolescenti, delle scuole medie e superiori. Faccio sempre una certa fatica a leggere testimonianze in prima persona sui campi di concentramento, ma questa è davvero adatta a tutte le età ed è raccontata con grande delicatezza e struggente semplicità.


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Questi sono i miei consigli per la Giornata della Memoria, anche se mi rendo conto che la lista potrebbe essere lunga... dieci volte tanto! Per oggi ci fermiamo qui. 

Se vi va, fatemi sapere se state leggendo qualcosa anche voi sul tema e se vi sta piacendo. Scrivetemi anche il vostro parere: per caso avete letto qualcuna di queste storie? 

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)