lunedì 12 ottobre 2026

ALLA SCOPERTA DI "OSSI DI SEPPIA" #10

 Venti autunnali e nostalgia




Cari lettori,

appuntamento di ottobre con “L’angolo della poesia” e con la nostra rilettura di Ossi di seppia!


Il post di oggi sembra proprio perfetto per il periodo autunnale che stiamo vivendo. Continuiamo a leggere insieme la sezione “Meriggi e ombre”, che avevamo iniziato a questo link. 

I primi due componimenti parlano di venti, sia di quello che si porta via l’afa e l’aria viziata, sia di quello che porta la pace dopo la tempesta. E poi si narra della quiete delle acque in estate che viene improvvisamente rotta, della nostalgia dell’infanzia, della dea dell’Estate mutilata che cede il passo ad un’altra stagione della vita.


Spero che apprezzerete la lettura di queste poesie!



Sezione “Meriggi e ombre”


Tramontana


Questo componimento riscrive, in maniera molto più suggestiva,

la metafora del colpo d’aria (il cambiamento) che caccia via l’aria viziata (uno status quo che non sempre fa star bene, ma rassicura).

Così come la tramontana, vento gelido e impetuoso, scaccia l’afa immobile, così ansie e paure, dettate dall’immobilità, sono spazzate via da un vero mutamento, che può sembrare crudele, ma porta con sé anche un rinnovo che sotto sotto si desiderava.


Ed ora sono spariti i circoli d’ansia

che discorrevano il lago del cuore

e quel friggere vasto della materia

che discolora e muore.

Oggi una volontà di ferro spazza l’aria,

divelle gli arbusti, strapazza i palmizi

e nel mare compresso scava

grandi solchi crestati di bava.

Ogni forma si squassa nel subbuglio

degli elementi; è un urlo solo, un muglio

di scerpate esistenze: tutto schianta

l’ora che passa: viaggiano la cupola del cielo

non sai se foglie o uccelli – e non son più.

E tu che tutta ti scrolli fra i tonfi

dei venti disfrenati

e stringi a te i bracci gonfi

di fiori non ancora nati;

come senti nemici

gli spiriti che la convulsa terra

sorvolano a sciami,

mia vita sottile, e come ami

oggi le tue radici.



Maestrale


Se la tramontana annuncia l’inizio della tempesta, il maestrale porta la pace.

Dopo un grande momento di crisi, tutta la negatività si è sfogata e, almeno per poco, si allontana. È così che inizia a spirare una tranquillità ritrovata, simile ad un vento leggero, proprio come il Maestrale. E gli uccelli in lontananza simboleggiano la speranza, il desiderio di andare “più in là”, di iniziare un nuovo giorno, di buttarsi alle spalle il momento difficile.


S’è rifatta la calma

nell’aria: tra gli scogli parlotta la maretta.

Sulla costa quietata, nei broli, qualche palma

a pena svetta.


Una carezza disfiora

la linea del mare e la scompiglia

un attimo, soffio lieve che vi s’infrange e ancora

il cammino ripiglia.


Lameggia nella chiaria

la vasta distesa, s’increspa, indi si spiana beata

e specchia nel suo cuore vasto codesta povera mia

vita turbata.


O mio tronco che additi,

in questa ebrietudine tarda,

ogni rinato aspetto coi germogli fioriti

sulle tue mani, guarda:


sotto l’azzurro fitto

del cielo qualche uccello di mare se ne va;

né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:

«più in là»!



Vasca


L’apparente immobilità di un placido specchio d’acqua viene rotta dal lancio di un sasso. Nel momento in cui il ciottolo scende giù, qualcosa di non identificabile compare e scompare: forse una pianta che è stata spostata dall’acqua, o un pesce che affiora e ridiscende. 

Così a volte anche nel nostro animo basta un piccolo spostamento perché uno stato d’animo che sembra placido lasci trasparire il turbamento interiore, oppure, al contrario, una spinta al cambiamento.


Passò sul tremulo vetro

un riso di belladonna fiorita,

di tra le rame urgevano le nuvole,

dal fondo ne riassommava

la vista fioccosa e sbiadita.

Alcuno di noi tirò un ciottolo

che ruppe la tesa lucente:

le molli parvenze s’infransero.


Ma ecco, c’è altro che striscia

a fior della spera rifatta liscia:

di erompere non ha virtù,

vuol vivere e non sa come;

se lo guardi si stacca, torna in giù:

è nato e morto, e non ha avuto un nome.



Egloga


Ancora una volta Montale racconta un passato idilliaco all’interno di un paesaggio ligure: in particolare, questo componimento parla degli ulivi, chiarissimo simbolo di pace. 

Ora invece il vagabondare dell’adulto, che pure non è solo, è “infruttuoso”: una serie di rumori, ognuno dei quali porta con sé il bene e il male del progresso, squarcia l’idillio. 

Solo il fischiare di lepri che viene citato alla fine rimanda all’infanzia bucolica, ma anche alla velocità del tempo (chi va più in fretta delle lepri?).


Perdersi nel bigio ondoso

dei miei ulivi era buono

nel tempo andato – loquaci

di riottanti uccelli

e di cantanti rivi.

Come affondava il tallone

nel suolo screpolato,

tra le lamelle d’argento

dell’esili foglie. Sconnessi

nascevano in mente i pensieri

nell’aria di troppa quiete.


Ora è finito il cerulo marezzo.

Si getta il pino domestico

a romper la grigiura;

brucia una toppa di cielo

in alto, un ragnatelo

si squarcia al passo: si svincola

d’attorno un’ora fallita.

È uscito un rombo di treno,

non lunge, ingrossa. Uno sparo

si schiaccia nell’etra vetrino.

Strepita un volo come un acquazzone,

venta e vanisce bruciata

una bracciata di amara

tua scorza, istante: discosta

esplode furibonda una canea.


Tosto potrà rinascere l’idillio.

S’è ricomposta la fase che pende

dal cielo, riescono bende

leggere fuori…;

il fitto dei fagiuoli

n’è scancellato e involto.

Non serve più rapid’ale,

né giova proposito baldo;

non durano che le solenni cicale

in questi saturnali del caldo.

Va e viene un istante in un folto

una parvenza di donna.

È disparsa, non era una Baccante.


Sul tardi corneggia la luna.

Ritornavamo dai nostri

vagabondari infruttuosi.

Non si leggeva più in faccia

al mondo la traccia

della frenesia durata

il pomeriggio. Turbati

discendevamo tra i vepri.

Nei miei paesi a quell’ora

cominciano a fischiare le lepri.



Flussi


Seguiamo, insieme all’autore, un “gruppo di fanciulli” che si gode l’estate tra innocenti scherzi e dispetti che invece fanno già intravedere gli adulti che forse saranno: crudeli con le creature che ritengono più deboli di loro.

L’estate sembra infinita, ma è una “dea mutilata”, come la statua che la ritrae: presto finirà, così come giungerà al termine l’infanzia dei fanciulli.

Il loro ritorno a casa è reale; il poeta, invece, “torna” con la memoria a quando era un ragazzino come loro. Ora non gli resta che una vita che talvolta è inutile, più spesso è addirittura crudele.


I fanciulli con gli archetti

spaventano gli scriccioli nei buchi.

Cola il pigro sereno nel riale

che l’accidia sorrade,

pausa che gli astri donano ai malvivi

camminatori delle bianche strade.

Alte tremano guglie di sambuchi

e sovrastano al poggio

cui domina una statua dell’Estate

fatta camusa da lapidazioni;

e su lei cresce un roggio

di rampicanti ed un ronzio di fuchi.

Ma la dea mutilata non s’affaccia

e ogni cosa si tende alla flottiglia

di carta che discende lenta il vallo.

Brilla in aria una freccia,

si configge s’un palo, oscilla tremula.

La vita è questo scialo

di triti fatti, vano

più che crudele.

Tornano

le tribù dei fanciulli con le fionde

se è scorsa una stagione od un minuto,

e i morti aspetti scoprono immutati

se pur tutto è diruto

e più dalla sua rama non dipende

il frutto conosciuto.

- Ritornano i fanciulli… ; così un giorno

il giro che governa

la nostra vita ci addurrà il passato

lontano, franto e vivido, stampato

sopra immobili tende

da un’ignota lanterna. -

E ancora si distende

un dòmo celestino ed appannato

sul fitto bulicame del fossato:

e soltanto la statua

sa che il tempo precipita e s’infrasca

vie più nell’accesa edera.

E tutto scorre nella gran discesa

e fiotta il flusso impetuoso tal che

s’increspano i suoi specchi:

fanno naufragio i piccoli sciabecchi

nei gorghi dell’acquiccia insaponata.

Addio! - fischiano pietre tra le fronde,

la rapace fortuna è già lontana,

cala un’ora, i suoi volti riconfonde, -

e la vita è crudele più che vana.



Clivo


La parola “clivo” è un latinismo che indica un pendio.

In questo caso, Montale ci guida attraverso uno stretto sentiero che discende verso il mare. Per lui la vita umana è proprio così, una lunga discesa… e quando si arriva al mare, di fronte all’infinito, c’è “una lima che sega la nostra catena”, come in epoca classica le Parche recidevano il filo della vita. 

Qualcuno andrà verso l’infinito, verso il mare: ma chi? 

Non è dato sapere, forse non tutti. 

E così ognuno di noi, alla fine della propria vita, vorrebbe proseguire con le sue fatiche e i suoi dolori, anche quelli che si porta dietro da decenni, piuttosto che abbracciare una soglia sconosciuta.

Purtroppo, però, è inevitabile…


Viene un suono di buccine

dal greppo che scoscende,

discende verso il mare

che tremola e si fende per accoglierlo.

Cala nella ventosa gola

con l’ombre la parola

che la terra dissolve sui frangenti;

si dismemora il mondo e può rinascere.

Con le barche dell’alba

spiega la luce le sue grandi vele

e trova stanza in cuore la speranza.

Ma ora lungi è il mattino,

sfugge il chiarore e s’aduna

sovra eminenze e frondi,

e tutto è più raccolto e più vicino

come visto a traverso di una cruna;

ora è certa la fine,

e s’anche il vento tace

senti la lima che sega

assidua la catena che ci lega.

Come una musicale frana

divalla il suono, s’allontana.

Con questo si disperdono le accolte

voci dalle volute

aride dei crepacci;

il gemito delle pendìe,

là tra le viti che i lacci

delle radici stringono.

Il clivo non ha più vie,

le mani s’afferrano ai rami

dei pini nani; poi trema

e scema il bagliore del giorno;

e un ordine discende che districa

dai confini

le cose che non chiedono

ormai che di durare, di persistere

contente dell’infinita fatica;

un crollo di pietrame che dal cielo

s’inabissa alle prode…


Nella sera distesa appena, s’ode

un ululo di corni, uno sfacelo.




Finiamo con un po’ di ottimismo, eh? Che ci vogliamo fare, purtroppo nemmeno un poeta come Montale, che lascia sempre un angolino per la speranza, può negare il fatto che a un certo punto tutti noi dovremo scendere dalla giostra…


Ok, allegria a parte, mi piacerebbe leggere qualche vostro commento. Fatemi pure sapere tutto quello che vi va! Anche solo delle impressioni o dei pensieri… sentitevi liberi.

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 8 ottobre 2026

LETTURE SPOOKY 2026 #2

 Due thriller agghiaccianti




Cari lettori,

continuiamo con le nostre “Letture...a tema” spooky per ottobre!

Giovedì scorso vi ho parlato di due gialli targati Sellerio con due protagonisti dal carattere ombroso: trovate il post a questo link.


Oggi rabbrividiamo ancora di più con due storie thriller di autori molto famosi e che, se seguite il mio blog almeno un po’, penso conosciate già: Massimo Carlotto e Piergiorgio Pulixi.


Quello di Carlotto è un attesissimo – e molto gradito – ritorno, coincidente con i 30 anni dalla creazione del protagonista. Quello di Pulixi non appartiene invece alle sue serie più famose, è meno noto, ma vi assicuro che vi farà tremare!



A esequie avvenute: una storia dell’Alligatore, di Massimo Carlotto


Sono passati molti anni da quando l’ex cantante di blues Marco Buratti detto “L’Alligatore”, il rivoluzionario Max la Memoria e il bandito Beniamino Rossini si sono incontrati per la prima volta. Una storia non facile, la loro, passata per le sbarre di un carcere. Una vita a metà strada tra la legalità e quella che essi preferiscono definire “irregolarità”.


Eppure i tre sono ancora molto uniti, anzi, hanno solo loro stessi. Non hanno più famiglia o altri affetti, Marco viene costantemente lasciato dalle donne per cui ha una sbandata, Max piange ormai da anni la sua Marielita (che ha perso la vita in una sparatoria), Beniamino ha dovuto assistere al suicidio dell’amata Sylvie.


Il loro modo principale di guadagnarsi da vivere continua ad essere l’investigazione “senza licenza”. Dai tre vanno i disperati, coloro che non vogliono o non possono coinvolgere la polizia quando è successa loro una tragedia e vogliono giustizia.


Loris Pozza è uno di questi. Non ha mai fatto male fisicamente ad alcuno, ma è entrato nei portafogli di molti, e non per piccole cifre. È quel che si potrebbe definire un mago della truffa finanziaria, e lavora soprattutto per una banca cinese clandestina. Qualcuno, però, ha rapito la sua compagna, una giovane donna rumena che niente ha a che fare con i suoi crimini.


L’Alligatore e i suoi, anche se non nutrono molta simpatia per un personaggio come Loris Pozza, ritengono ingiusto che debba pagare una donna che è all’oscuro dei traffici del compagno, così cercano di trattare con i criminali che la hanno rapita e di gestire il pagamento di un riscatto. Ma non tutto va come previsto… e la donna scompare nel nulla.


Come se ciò non bastasse, una ragazza ucraina, sfuggita alla mafia locale, si rivolge a Beniamino Rossini perché egli la protegga e la aiuti a scappare. Un tempo era Sylvie ad occuparsi di queste ragazze disperate, e Beniamino, che non vuole insultare la sua memoria, cerca di aiutarla. Ma la donna non è tra le tante che si rivolgevano a Sylvie per sfuggire al giro della prostituzione: ella ha a che fare con persone molto più pericolose.


L’Alligatore, Max e Beniamino non sanno di aver appena dato inizio ad una rappresaglia molto sanguinosa. Anche e soprattutto perché sulle loro tracce viene messa una loro “vecchia conoscenza”, un uomo dalla crudeltà immensa che essi hanno già avuto il dispiacere di conoscere; è caduto “in disgrazia” ed è finito sotto padrone, ma ha chiesto di occuparsi personalmente dei suoi storici nemici…



Sono ormai anni che leggo le storie dell’Alligatore, anche se non immaginavo che la serie ne avesse addirittura 30! Quando, circa un anno e mezzo fa, ho incontrato Piergiorgio Pulixi per la presentazione di uno dei suoi libri (ve ne parlo qui), egli ci ha raccontato che continua a collaborare con Carlotto e che presto sarebbe uscito A esequie avvenute.


Recensione breve: una montagna russa emotiva. E pensare che quando, 7/8 anni fa, mi è stata consigliata la serie, avevo i miei dubbi… non mi sembrava il mio genere. 

E sì, continuo ad essere una ragazza più da gialli “cozy”, magari di quelli che ci portano alla scoperta di qualche parte d’Italia o di mondo (enogastronomia inclusa), con una sottotrama rosa e/o comedy. Ma questo non vuol dire che io non possa apprezzare un buon thriller e soprattutto personaggi le cui esistenze non hanno niente né di romantico né tantomeno di divertente.


Perché se c’è un autore che conosce benissimo gli ultimi, quello è Massimo Carlotto, che è stato costretto per una vita a scontare in carcere una colpa non sua. C’è molto di lui ne L’Alligatore, che ha pagato per il suo amico Max e non ne avrebbe voluto più sapere… e invece la loro amicizia è riuscita a superare anche questo.


Anche l’ambientazione non ha niente di poetico: siamo in piene paludi del Nordest, ed è un inverno gelido. In effetti è una buona scelta per le spooky vibes, ma potrebbe andare ancora meglio per quell’interregno gelato tra l’Epifania e il Carnevale che non tutti amano.


Quando si è palesato “l’antagonista”, sono saltata sul sedile della macchina (perché sì, si fa anche questo, si legge mentre si aspetta in auto, se no quando si trova il tempo?). Preferisco non rivelare di chi si tratti, perché per chi segue la serie sarebbe uno spoiler e per chi non la conosce sarebbe solo un nome qualunque. Ma amici, vi assicuro che più cattivo di lui forse c’è solo Voldemort, quindi insomma, aspettatevi dei colpi di scena e soprattutto tirate fuori i fazzoletti.


Concludo dicendo che è veramente un peccato che ci sia stata solo una breve stagione della serie TV, su Rai 2 (quindi un po’ in disparte rispetto alle fiction di Rai 1), e che non ci sia stata una continuazione. Forse questi personaggi “irregolari” non piacciono molto alla linea piuttosto perbenista della nostra televisione? Mah. È un peccato, ma piuttosto che proseguire trasformandola in qualcos’altro rispetto all’originale, forse meglio così…



Per mia colpa, di Piergiorgio Pulixi


Il personaggio principale di questo romanzo è Giulia Riva, una vicecommissaria appena arrivata a Cagliari in seguito ad un trasferimento richiesto per necessità… non professionali. Purtroppo ella è dovuta scappare dal commissario dove lavorava prima per terminare una relazione extraconiugale con un suo superiore. 

Nonostante l’innamoramento, il dolore per la clandestinità della loro storia ed il senso di solitudine erano troppi, e soprattutto lui non l’avrebbe mai lasciata andare. Anche ora che Giulia è lontana, le chiamate del suo ex non si arrestano, ma lei resiste con determinazione.


Dopo poche mattine al nuovo commissariato, però, Giulia riceve una visita inaspettata: quella di Elisa, una bambina di nove anni che le chiede di ritrovare sua madre. Giulia è stupita ed agghiacciata dalla richiesta, si chiede che cosa sia successo e perché una bambina di sua spontanea volontà sia andata dalla polizia con una richiesta del genere.


Flavio Caruso, suo partner e tutor in commissariato, le spiega che si tratta di un caso che egli stesso ha tentato inutilmente di risolvere qualche anno fa. Virginia Piras, moglie e madre affidabile, persona incensurata ed esemplare, è da tempo sparita nel nulla. Nessuna pista seguita è risultata valida, nessuna indagine ha avuto seguito.


Purtroppo l’opinione più consolidata è che la donna sia stata derubata o violentata, e poi uccisa dal balordo che l’ha aggredita, che ne ha nascosto il corpo.


Elisa, però, continua a sostenere che sua madre sia ancora viva, e che l’allontanamento non sia volontario. Giulia, in qualche modo, crede ai legami di sangue e chiede a Flavio di provare ad occuparsi lei del caso.


Esaminando gli elementi in suo possesso, ella ben presto si rende conto che ci sono dei punti oscuri nell’indagine, qualcosa che il suo partner potrebbe aver trascurato. Ma sa bene che il suo partner, che conosce da poco ma che ha alle spalle una brillante carriera, non è più quello di un tempo per motivi strettamente personali.


Come ritrovare Virginia, e allo stesso tempo non far fare una brutta figura all’istituzione che rappresenta?



Per mia colpa di Piergiorgio Pulixi fa parte della collezione “Giallo Mondadori”, a riprova che lo scrittore è ormai così di successo da scrivere per diverse CE: tra le altre, anche Einaudi e la collana Nero Rizzoli…


Questo romanzo, però, forse perché non dei più nuovi, non è pubblicizzato e/o condiviso sui canali social quanto altre sue serie, come quella di Strega o quella dei gatti neri. Ed è, per quanto mi riguarda, la prova provata che il digitale è una rivoluzione che ci ha portato un sacco di vantaggi (e anche svantaggi, ma facciamo gli ottimisti), ma il caro vecchio giro casuale in libreria/biblioteca continua a dare soddisfazioni.


Non ho scritto moltissimo sulla trama di questa storia perché il mistero della scomparsa di Virginia merita di essere letto pezzo per pezzo. Questa è una storia in cui davvero nulla è come sembra e sono sicura che resterete molto stupiti.


È una storia che raggela, soprattutto se si pensa che la collaboratrice principale della protagonista – che pure combatte con i suoi mostri – è una bambina disperata, che continua fermamente a credere che la madre non sia né morta né fuggita di propria volontà, per un esempio con un amante. È come se si percepisse una forza oscura che impedisce a questa donna di tornare a casa… e, pagina dopo pagina, la sua presenza si fa più incombente.


Tutti sono infelici in questo romanzo, tra Giulia che cerca di dimenticare il passato, Flavio che ha altro per la testa e non riesce più a concentrarsi sul lavoro che ama, i cari di Virginia che l’attendono. In qualche modo, però, tutti vogliono giustizia.


Non vi resta che leggere per scoprire che cosa succederà!




… e siamo già a due su quattro appuntamenti di questa piccola carrellata spooky!

Che ne dite? Vi ispirano di più i romanzi che vi ho consigliato oggi o quelli di giovedì scorso?

Non cullatevi troppo, però, perché settimana prossima ci spaventiamo davvero con due libri che… forse sarebbe stato meglio non leggere.

Nel frattempo, fatemi sapere che ne pensate di questi titoli!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 5 ottobre 2026

LIBRI CHE... NEANCHE SE MI PAGASSERO

 Un gioco a tema romanzi




Cari lettori,

il “Tag… a tema libri” di oggi forse non vi sarà nuovo!


Credo che un po’ di voi abbiano visto su Instagram e TikTok il trend “neanche se mi pagassero”. Ho pensato di proporvelo sul blog… con una piccola modifica.


Mi va bene parlarvi dei libri che non riuscivo a mettere giù, di quelli di cui continuo a parlare, di quelli che non rileggerei perché mi hanno deluso. 

Ma non mi sembrava corretto parlare di libri che “non leggerei neanche se mi pagassero”: se non leggi, come puoi giudicare?


Spero che capirete se ho sostituito questa quarta e ultima sezione con una piccola licenza poetica. Che poi potremmo definire anche una… deformazione professionale. Mi auguro che vi piaccia. Vi lascio al TAG!



5 libri che non sarei riuscita a mettere giù…

neanche se mi avessero pagato


1) Atlas – La storia di Pa’ Salt di Lucinda Riley e Harry Whittaker è la conclusione di una meravigliosa saga di otto volumi che ha per protagonisti il magnate Pa’ Salt e le sue sette figlie adottive, tutte cresciute in una grandissima villa vicino a un lago svizzero. 

In seguito all’improvvisa morte del patriarca, ogni sorella trova una lettera dell’amato genitore che gli fornisce indicazioni sulla sua origine. Ognuno dei primi sette volumi è un meraviglioso viaggio tra passato e presente: le sorelle D’Apliése viaggiano per il mondo, scoprono la storia di una loro mitica antenata, ritrovano la gioia di vivere dopo il pesante lutto e spesso anche l’amore. 

L’ultimo volume, però, è quello che racconta la storia di Pa’ Salt: chi era davvero? E perché la bellissima vita delle sue figlie è stata circondata da tanto mistero?


Il libro è stato scritto in una prima versione da Lucinda Riley, che purtroppo ci ha lasciato dopo una lunga lotta con il cancro al seno, e concluso da uno dei suoi figli. Per me questo volume è stato la definizione di “page turner”: 800 pagine, percepite 200 scarse. Date un’opportunità alla serie e non vi pentirete.


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2) La guerra dei Traversa di Alessandro Perissinotto è una delle più belle letture dell’anno scorso. Una storia familiare travagliata, vista attraverso la voce narrante dell’ultimo componente sopravvissuto… almeno per il momento, visto che si sta spegnendo. La famiglia Traversa è stata divisa dall’avvento del fascismo e si è trovata spaccata a metà, da due diverse parti della barricata. Dagli anni ‘20 fino alla contemporaneità, seguiamo insieme al narratore le vicende travagliate di un nucleo familiare maledetto, che ricorda fin troppo quelle delle tragedie classiche…


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3) L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome di Alice Basso. Prima con la ghostwriter Vani, poi con la dattilografa Anita, infine con la nuova protagonista Atena… quest’autrice non smette di affascinarmi.

Le sue storie a metà strada tra il mistery e la commedia, con un pizzico di romance, sono impossibili da mettere giù. Provare per credere!


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4) Risplendo non brucio di Ilaria Tuti. Un padre e una figlia divisi dalla Seconda Guerra Mondiale. Un romanzo storico ambientato tra il castello dove si è rifugiato Hitler e una Trieste occupata. Due misteri su cui fare luce. Gli orrori del nazismo e delle foibe. E poi tanta paura e tantissimo coraggio. Come direbbe il buon Ron Weasley, soffrirete, ma poi sarete felici. E per la felicità piangerete di nuovo, ma ne varrà la pena.


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5) Il pianto dell’alba di Maurizio De Giovanni. Non poteva mancare una serie di gialli a questo breve elenco e, se dovessi scegliere con il cuore, vi consiglierei il commissario Ricciardi. Questo è l’ultimo romanzo della serie (fatta eccezione per la trilogia ambientata “anni dopo”) e credo mi sia bastato solo un giorno per leggerlo.


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5 libri di cui non smetterei mai di parlare…

neanche se mi pagassero!



1) Un infinito numero di Sebastiano Vassalli non poteva che essere il primo della lista. È il mio “impero romano” (frase che nel linguaggio ironico di internet indica una sorta di fissazione)… e, pensate un po’, parla proprio dell’impero romano!

Della genesi dell’Eneide. Di un viaggio compiuto da Virgilio insieme al suo servo greco (la voce narrante della storia) ed al celebre Mecenate nelle terre degli Etruschi, alla scoperta di una civiltà che ormai si è arresa ai Romani. Della scrittura, e del perché scrivere per alcuni significa diventare eterni, per altri accettare che si sta morendo. 

Non potete perdervelo… altrimenti ve lo racconto io!


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2) Resisti, cuore di Alessandro D’Avenia è una lunga lettura commentata dell’Odissea. Io ho un rapporto speciale con questo classico: la tesi della mia laurea magistrale è stata su Odyssey di Bob Wilson, una versione contemporanea del poema epico. Non mi stancherò mai di leggere, vedere, ascoltare nuove versioni di questa storia, e la lunga lezione che tiene l’autore è davvero… bellissima. Vorrei imparare a memoria alcune pagine e ricordarle sempre. Nel dubbio, ogni tanto vado a rileggerle. Per chi ama i classici, per me è davvero irrinunciabile.


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3) La chioma di Berenice di Amalia Frontali è un ottimo esempio di quanto spesso – e purtroppo – gli autori self siano sottovalutati. 

Questo romanzo, a metà strada tra lo storico e il romance, racconta la storia di Giovanni Belzoni, un egittologo italiano che ha fatto scoperte davvero eccezionali. Il libro segue il suo viaggio lungo il Nilo, ed è un viaggio ben documentato da una solida bibliografia: l’autrice ha fatto ricerche accurate. 

Ma è anche un romance con il trope del “matrimonio di convenienza”, perché la moglie inglese, Sarah, la vera protagonista della storia, avrebbe sognato una vita da romanzo regency: una “stagione” per trovare marito, un nobile della società inglese, una vita tranquilla. 

E invece, per motivi di soldi e problemi familiari, si trova a vivere avventure da Indiana Jones con un marito eccentrico, che però la adora…


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4) Come fiori che rompono l’asfalto di Riccardo Gazzaniga è una raccolta di racconti, ma forse sarebbe meglio considerarla una serie di articoli giornalistici. 

Venti storie di ribellione, di ricerca della libertà e della giustizia, di dedizione e spesso di sacrificio. Venti protagonisti della storia del ‘900, alcuni molto noti (come il nostro Presidente della Repubblica Sandro Pertini), altri purtroppo un po’ poco conosciuti. Ho anche ascoltato l’autore ad un piccolo festival letterario che si è tenuto nel mio paese due anni fa.


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5) “La compagna di scuola” di Madeleine Wickham/Sophie Kinsella resterà sempre uno dei miei romance preferiti, e non è così conosciuto rispetto ad altri dell’autrice. Come tutti i romanzi che l’autrice firmava col suo vero nome, la parte comedy lascia spazio a una critica della società inglese (ma anche occidentale) molto arguta.

Delle tre grandi amiche protagoniste, che lavorano nello stesso giornale, la prima ha una posizione da dirigente ma è messa in crisi dalla maternità, la seconda è una freelance sempre single e in viaggio che si definisce “libera” ma ama un uomo sposato, e la terza, per motivi di famiglia, si porta dietro un senso di colpa grosso come una casa. E questo, purtroppo, la porta a stringere un’amicizia profonda con una ragazza che non le vuole affatto bene, anzi…

Ok, amici, detto così, mi sa che, più che parlarne a voi, di recente avrei dovuto rileggerlo io.


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5 libri che non rileggerei…

neanche se mi pagassero!


1) After di Anna Todd. Scelta banale e che risale agli albori del blog, ma il primo orrore non si scorda mai. 

Penso che i tempi siano maturi per dire che purtroppo questa “storia d’amore” che avrebbe dovuto far sognare tante giovani ragazze, ha invece fatto scuola nel modo sbagliato: sono proliferati tanti, troppi romance in cui si normalizzano comportamenti violenti e possessivi dell’uomo nei confronti della donna. Anche se ultimamente c’è più sensibilità e attenzione, e questo tipo di libri viene perlomeno criticato con maggiore decisione dai lettori, sembra che (almeno alcune) case editrici non si facciano troppi problemi a pubblicare, finché si vende.


Inoltre, considerato che questa serie era ispirata ai componenti degli One Direction, e alla luce della tragedia di Liam di due anni fa, persino uno dei pochi lati positivi di questa storia (il modo in cui era raccontata l’amicizia) ha perso la sua attrattiva. 

Da ragazza che già al tempo era troppo grande per essere una vera e propria fan, ma ascoltava comunque le loro canzoni, fa piuttosto male pensare che li ritenevamo “dei ragazzi spensierati”. Quante cose non sapevamo… o forse semplicemente li vedevamo con gli occhi della tarda adolescenza e/o dei vent'anni... 


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2) La collezionista di ricette segrete di Allegra Goodman è un altro romanzo su cui fare qualche considerazione con il “senno del poi”, anche se c’è da dire che, banalmente, mi aveva annoiato a morte già al tempo. 

È stata un’altra lettura agli albori del blog, più di dieci anni fa, quando il romance stava allargando la sua platea ma non era proprio un fenomeno come lo è ora, e forse anche gli autori stavano cercando ancora di orientarsi. 

Qualche volta, però, i risultati erano un po’ troppo confusi, come nel caso di questo romanzo: una sorta di retelling di Ragione e sentimento di Jane Austen, ma con uno stile lentissimo (scordatevi l’ironia dell’originale), personaggi sbiaditi e piuttosto antipatici, e un milione di pagine infarcite di eventi secondari inutili. Aiuto!


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3) La meraviglia degli anni imperfetti di Clara Sanchez. Questo lo ricorderò sempre perché è l’emblema del giallo-non-giallo. 

Ci sono dei misteri da risolvere, c’è addirittura una persona scomparsa… sarebbe bello se ci fosse anche un colpevole, no? Eh, no. Non si risolve niente. E io non avevo capito niente. Però in certe pagine ci sono belle descrizioni, eh…


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4) Il suggeritore di Donato Carrisi è un titolo che quasi mi spiace inserire qui, perché è un signor thriller e mi è piaciuto tanto. Parliamo di un maestro del genere e credo che non ci siano dubbi in proposito. Ma… amici, non ho mai avuto tanta paura! 

E per giunta, proprio la notte successiva alla sera in cui l’ho finito, le mattonelle del mio bagno hanno deciso che era arrivato il momento di scollarsi, con un fracasso bestiale, facendomi svegliare in un bagno di sudore alle tre di notte. 

Non è un’esperienza che ripeterei!


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5) A touch of Chaos di Scarlett St Clair è l’unica lettura del 2026 che posso definire “un flop totale”. 

Tremendo, amici… davvero desolante. Premetto che state parlando con una fan di Percy Jackson, quindi non sono una purista in materia di classici: nonostante i miei studi, mi piacciono i retelling fantasiosi, anzi, “passo” persino qualche americanata random. 

Ma non si possono straziare così i classici (gli dèi non muoiono, acciderbolina) e poi è veramente una storia senza capo né coda. Sto preparando la recensione, così vi renderete conto di persona della mia prostrazione nel leggere questo libro…




5 classici su cui terrei una lezione…

anche se NON mi pagassero!


1) Casa di bambola di Ibsen è una delle cinque opere che avevo scelto per la mia tesina di Maturità, “Il rapporto tra padre e figlia nella letteratura”. 

Se dovessi indicare una lettura che ha aiutato la me 18enne a salutare pian piano l’adolescenza ed a diventare una giovanissima adulta, sceglierei questa. Un pugno nello stomaco, perché si parla di un brutto Natale, e io proprio a 17 anni ne avevo vissuto uno da dimenticare. 

Ma grazie a quella lettura ho fatto la pace sia con le mie emozioni negative, che avevo tutto il diritto di provare ma che non riconoscevo, sia con il proposito di essere “perfetta”, uno di quei brutti fantasmi che purtroppo perseguitano tante di noi donne.


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2) Canto di Natale di Dickens è il mio classico preferito, che rileggo ogni Natale: volendo vi posso recitare qualche pezzetto a memoria! Ok, non tutti insieme… :-)


Link al racconto-omaggio a "Un canto di Natale"


Link al racconto che parla (anche) di Dickens



3) I fiori del male di Baudelaire ha fatto parte di un corso universitario di letteratura francese che si è rivelato uno dei miei preferiti del percorso. Da allora, Baudelaire è uno dei miei poeti preferiti. Mi ha aiutato soprattutto ad affrontare alcuni lutti.


Link al post con i miei preferiti



4) Le tragedie greche in generale sono un altro mio grande amore. Quella che ho studiato di più, per la tesi triennale (ci mancava, in mezzo tra Maturità e magistrale), è Elettra di Sofocle. Però per me tutte hanno qualcosa da insegnare, anche le meno conosciute, anche le spurie.


Link al progetto letterario "Gli eroi di Sofocle"


Link al progetto letterario "Le donne di Euripide"



5) Ultimo ma non meno importante, se avete voglia di fare una chiacchierata sulla Commedia dantesca, vi dirò sempre di sì. Soprattutto se vi va di parlare di qualche canto che a scuola, purtroppo, non si fa in tempo a studiare!


Link al progetto letterario "Le figure femminili della Commedia"




Che ne dite? Sarei davvero curiosa di sentire i vostri pareri! 

A ruota libera, e senza paura... proprio come ho fatto io, divertendomi a completare questo TAG! 

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)