lunedì 3 ottobre 2022

LA CUSTODE DEL MIELE E DELLE API

 Challenge "La donna verde": quinta tappa




Cari lettori,

bentrovati ad una nuova tappa della challenge di lettura “La donna verde”!


Se vi siete persi i post precedenti, ecco un breve riepilogo!


La donna verde” è una challenge di lettura creata da Seli Rowan, Stefania SianoI libri di CristinaAlemagikfantasy (cliccando potete accedere ai loro profili Instagram). È un progetto per appassionati di libri molto semplice e libero: sei volumi da leggere nel corso del 2022, uno ogni due mesi.


Come recita la didascalia ai post di Instagram delle organizzatrici, “La Donna verde è una challenge che ruota intorno alla figura della donna, della magia e della natura. Ogni tappa proporrà un tema legato a questi argomenti, ma saranno sempre versatili, così che possiate interpretarli a modo vostro e scegliere il titolo più adatto ai vostri gusti ed interessi”.


Non posso credere che sia già arrivato l’autunno e che oggi vi racconterò la mia quinta (e penultima) tappa! A inizio anno ho aderito perché molto attratta dalle tematiche, che mi avrebbero portato a variare un po’ rispetto ai miei generi preferiti (giallo, romance e storico), che sono molto razionali, ed a fare qualche fuga nel mondo del fantasy e/o in quello della natura. Ora che mi manca solo una lettura da scegliere posso dire che se tornassi indietro ri-accetterei di corsa, perché quest’anno ho conosciuto meglio generi ed autori ai quali da sola forse non mi sarei avvicinata, e che mi stanno piacendo moltissimo.



Per la tappa di gennaio/febbraio, “Il realismo magico”, ho puntato su un classico Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, di Luis Sepúlveda. Mancava alla lista dei classici letti, e mi stavo perdendo una storia bellissima! Recensione qui.


Per marzo/aprile, invece, dovendomi dedicare alle “Creature fantastiche”, ho deciso di iniziare la serie di Percy Jackson. Trovate la mia recensione de Il ladro di fulmini a questo link; in luglio ho pubblicato anche la mia recensione al secondo e terzo volume della serie, che trovate qui. In settembre ho letto anche gli ultimi due romanzi, La battaglia del labirinto e Lo scontro finale: il mio parere arriverà nel corso dell’autunno, ma posso già anticiparvi che considero Percy Jackson la più bella scoperta che ho fatto grazie a questa challenge.


Per maggio/giugno ho puntato sulle “Donne coraggiose” e sul commissario Teresa Battaglia, che in Ninfa dormiente deve condurre un’indagine in Val Resia e si ritrova all’interno di una società matriarcale composta da figure femminili molto carismatiche. Con questa serie di thriller sono tornata un po’ più nella mia zona di comfort: ve ne parlo in questo post.


In luglio/agosto mi sono occupata di stare “A contatto con la natura” e, anche se ero sotto l’ombrellone, ho fatto un bellissimo viaggio in montagna grazie a Paolo Cognetti ed alla sua storia La felicità del lupo. Una storia molto lontana dalle atmosfere che di solito prediligo, non essendo un’amante delle alte vette, ma ben raccontata e quasi magica. Ve la racconto qui.


E adesso vediamo meglio insieme questa tappa!



Il tema di settembre e ottobre: la magia naturale/la donna magica


Questa quinta tappa della challenge mescola i tre elementi portanti del percorso “La donna verde”: natura, fantasia e figura femminile.


Le donne che praticano magia naturale non sono da confondersi con le streghe (vi anticipo già che la stregoneria sarà il tema dell’ultima tappa). Sono delle persone, solitamente volitive ed empatiche, che hanno imparato da un’amica o una familiare un’arte antica che consente loro di aiutare gli altri.


Il caso più celebre è quello del libro e film Chocolat: una donna dalla mentalità molto aperta per i tempi che si ritrova in un paesello borghese e bigotto della Francia e cura ipocrisia e mali dell’animo con il magico potere del cioccolato.


Esistono molte storie al femminile di questo tipo, ed ogni volta l’elemento curativo/rigenerante è differente: profumi, the e tisane, fiori… e così via.


La protagonista femminile di queste storie non è una strega in alcun modo, anzi, solitamente è la più comune delle donne, che coltiva amicizie, soffre per amore e deve guadagnarsi da vivere. Solitamente questi romanzi rientrano nella grande categoria del romance, ma il dono speciale che ha la protagonista aggiunge un tocco, se non di fantasy, almeno di sospensione dell’incredulità.


In tante di queste storie gioca un ruolo fondamentale anche l’ambientazione, perché la protagonista solitamente ha un contatto privilegiato con la natura.



La mia scelta: “La custode del miele e delle api”


Per questa tappa ho scelto di puntare su un’autrice che ho scoperto proprio grazie alla challenge: Cristina Caboni. I suoi romanzi mi erano stati consigliati già per la tappa dedicata al realismo magico, ma, non avendoli trovati in biblioteca, ho deciso di fare un’altra scelta. Successivamente, in primavera, ho trovato la sua prima opera, Il sentiero dei profumi (una storia di magia naturale con fiori e fragranze) e ve ne ho parlato in questo post.


Questa volta invece ho puntato su La custode del miele e delle api. La protagonista di questa storia è Angelica Senes, una giovane donna che lavora come apicultrice itinerante in giro per l’Europa. La sua vita è quella di una nomade senza casa, in un camper insieme al cagnolone Lorenzo ed alla gatta Pepita. I suoi servigi sono molto richiesti, perché ella riesce ad accostarsi alle api senza protezioni ed a calmarle cantando loro alcune specifiche canzoni. La sua sensibilità ed il suo contatto privilegiato con le api la rendono una professionista molto ricercata, ma Angelica non è felice.


Nel suo passato ci sono molti dolori: l’infanzia in Sardegna, in un paesino vicino a Cagliari; la morte del padre pescatore quando era piccolissima; il rapporto difficile con la madre Maria, che l’ha lasciata a se stessa troppe volte da bambina adducendo sempre scuse da lavoro; il trasferimento a Roma quando la mamma ha trovato un secondo marito; quindi la morte di Margherita, la prozia che le ha fatto da seconda madre.


Di ritorno da un viaggio di lavoro in Provenza, Angelica torna a Roma a far visita a Maria, ma fa una scoperta terribile: la donna l’ha ingannata per anni a proposito della morte di Margherita. In realtà la sua prozia è morta da pochi giorni e l’ha nominata sua unica erede di tutto quel che ha: l’ampia villetta sull’isoletta sarda Abbadulche (“Acqua dolce”) dove Angelica è cresciuta, i terreni intorno e ovviamente le sue api.


Angelica arriva in Sardegna ancora sconvolta ed in pochi giorni ritrova il sapore di casa ed il desiderio di stabilirsi, finalmente, in un luogo che le appartiene. Dovrà però lottare con persone che non hanno alcun rispetto dell’ambiente e affrontare un amore del passato che credeva dimenticato.



Lo scontro tra natura e progresso


L’accoglienza che viene riservata ad Angelica nel paesino sardo della sua infanzia non è tra le più calorose. Molte persone, non sapendo dell’inganno di Maria ai suoi danni, la considerano un'approfittatrice che è sparita per anni ed è tornata a battere cassa. Qualcun altro, in particolare, aveva ben altri progetti per il territorio di Margherita.


Angelica dovrà scontrarsi prima con dei parenti che, convinti di essere gli eredi, avevano intenzione di vendere la proprietà a degli squali dell’edilizia, e poi con l’impresa stessa, che non vuole rinunciare all’affare, a costo di danneggiare le aree di natura incontaminata di Abbadulche.


Disgraziatamente, l’azienda appartiene a Claudio, il fratello di Nicola, primo amore di Angelica. Il sentimento tra i due si riaccende in pochissimo tempo, ma lui si sente ancora come se dovesse espiare per il suo passato da carrierista senza scrupoli a Milano, e lei ha perso fiducia negli uomini dopo la loro prima separazione…



L’autrice ha delineato con nettezza e precisione lo scontro che nasce ad Abbadulche. Da una parte, Angelica, pur essendo sempre stata una donna introversa, riesce a raccogliere l’eredità di Margherita anche da un punto di vista sociale. Così, oltre ad occuparsi personalmente delle api della sua prozia, ben presto riesce a creare intorno a sé un gruppo di amiche e dipendenti, tra chi la aiuta con l’apiario e chi riporta alla vita la tradizione del pane carasau in forme decorative, tra signore anziane che non hanno dimenticato le tradizioni e bambine sole e desiderose di conoscere meglio questo mondo.

La piccola comunità che Angelica riesce a costituire richiama, in qualche modo, le Janas, le fate sarde che conservavano le tradizioni e proteggevano la natura.


Dall’altra parte, però, ci sono anche gli indefessi sostenitori del progresso, della tecnologia e dei benefici economici immediati: i parenti di Angelica, l’azienda di Claudio e Nicola e l’amministrazione comunale. Ho apprezzato che non fosse tutto bianco o nero, e che comunque anche le persone che rivestono il ruolo di antagonisti avessero delle valide motivazioni, come il desiderio di creare opportunità o posti di lavoro ad Abbadulche.


Certo, quando l’amore ci mette lo zampino è tutto molto più difficile...



La magia del miele


La tematica cardine del romanzo, quella che lo ha reso perfetto per questa tappa della challenge, è il fatto che Angelica erediti dalla sua prozia Margherita il ruolo di “custode” delle api, il che va oltre il già difficile mestiere dell’apicultrice.


La nostra protagonista, infatti, conosce fin da quando era bambina il potere curativo dei vari tipi di miele, e, aiutata dalle amiche che si fa ad Abbadulche, diffonde questa forma di medicina naturale all’interno della sua comunità.


La stessa Cristina Caboni è apicultrice e inserisce molti dei suoi studi sul tema in questo romanzo. Ogni capitolo inizia con la descrizione di un tipo di miele, dall’acacia al rosmarino, dal tiglio alla lavanda: tutti posseggono la capacità di curare una parte del corpo umano e infondere un sentimento positivo nella mente.


Ora, per quanto riguarda la salute fisica, non è un mistero che il miele possa essere un rimedio “della nonna”, e devo ammettere che in questi anni di insegnamento prendere l’abitudine di mangiare qualche cucchiaino di miele mi ha aiutato tantissimo con la raucedine, evitando di imbottirmi sia di medicine quando avevo soltanto parlato troppo che di dolcetti più calorici in fascia serale (ok, questo non sempre, lo ammetto).


Per quanto riguarda, invece, la salute mentale e l’umore, qui entra in gioco la fantasia, o, come dicevo prima, la sospensione dell’incredulità. Ma, visto che la salute mentale è importante tanto quanto quella fisica e a quanto pare il miele è davvero una medicina naturale, perché non credere che l’acacia ci ridarà il sorriso o il corbezzolo ci regalerà forza d’animo?


Personalmente sono rimasta molto soddisfatta di questa lettura. Ho ritrovato tutto quello che mi era piaciuto ne Il sentiero dei profumi (una protagonista determinata e coraggiosa, un tocco di fantasia, atmosfere quasi incantate) ma nella cornice spettacolare della Sardegna e con un focus su miele e apicoltura che ho trovato davvero interessante.


Lo stile diventa un pochino più lento e descrittivo in alcuni momenti, ma nel complesso è scorrevole.




E dunque… manca solo l’ultima tappa!

Intanto raccontatemi che ne pensate: conoscete i libri di Cristina Caboni?

Vi piacciono? Vi potrebbero interessare?

Se state partecipando anche voi alla challenge La donna verde, fatemi sapere quale romanzo avete scelto e che cosa ne pensate.

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 29 settembre 2022

I PREFERITI DI SETTEMBRE 2022

 Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese




Cari lettori,

eccoci arrivati alla fine di settembre!

Sospeso tra estate e autunno, come si suol dire, “settembre è un mese perfetto per ricominciare”. Mai come quest’anno sento vera questa frase.


Sono tornata dalle vacanze piena di energie positive e devo dire che in queste settimane mi sono proprio servite, perché è stato un mese già pieno di novità: qualcuna bella, qualcun’altra che mi ha sollevato, qualcun’altra ancora, purtroppo, deludente. Inoltre, il ritorno delle attività culturali, la riapertura della scuola di danza e le temperature perfette per tornare a fare i miei giretti a Cernusco o a Milano hanno reso ancora più ricco ed interessante questo mese.


Vediamo un po’ tutto quello che mi è piaciuto, dai libri ai film, dalla musica alla poesia, fino ad arrivare alle foto del periodo!



Il libro del mese


Il romanzo che vi propongo per i preferiti di settembre è stato, in realtà, protagonista assoluto degli unici tre giorni piovosi di questo agosto. I preferiti del mese scorso erano già “occupati” da un’altra lettura che mi era piaciuta molto (la trovate qui), ma mi dispiaceva non avere uno spazio più approfondito per parlarvi di questa lettura, così l’ho rimandata ad oggi.


Chi segue il mio blog sa già che Giancarlo De Cataldo è un autore che mi piace molto e non mi delude mai; La Svedese, però, è una storia del tutto nuova, in uno stile che mi è sembrato diverso, quindi mi sono approcciata con molta curiosità. A giudicare da come l’ho divorato, direi che mi è piaciuta…!


Protagonista di questo noir è una ragazza di appena vent’anni, Sharon detta Sharo, che non ha potuto proseguire gli studi, vive alle Torri (che, se non erro, è un modo confidenziale di definire Tor Bella Monaca) con la madre invalida che le rinfaccia qualsiasi cosa tutti i giorni e non vede nessun futuro di fronte a sé.


Sharo non si perde d’animo e rimedia qualsiasi lavoro per poter dare da mangiare a sé ed alla madre, dalla cameriera alla parrucchiera alla cassiera, ma è più che precaria e già diverse volte i capi sono stati sgradevoli con lei.


Un giorno, mentre è in giro con il suo fidanzato, un piccolo incidente stradale le fa scoprire la verità su di lui: egli non fa consegne di vino e liquori per un bar come pensava, ma spaccia la “Gina”, la droga dello stupro. Il ragazzo deve proprio essere trasportato al pronto soccorso, così Sharo, dopo un primo momento di indecisione, decide di fare la consegna, ritirare i soldi che poi darà di dovere e non avere più niente a che fare con questo mondo.


Solo che, invece di finire in una qualunque casa borghese come pensava, ella finisce per trovarsi in una vera e propria reggia, abitata da un uomo un po’ avanti con gli anni, molto gentile e raffinato nei modi, che organizza festini omosessuali, ma di tutte le altre parti della sua vita non dice proprio niente, al punto da non farsi chiamare con il suo vero nome, ma “semplicemente” Il Principe.


Tra Sharo e il Principe nasce un’immediata sintonia, perché la ragazza, per la prima volta, si sente considerata in modo diverso: come una persona intelligente e scaltra, e non come un oggetto sessuale. L’uomo le propone di diventare lei il suo corriere di fiducia, e la ragazza, dopo qualche ripensamento, accetta.


È solo il primo passo della sua “scalata al successo”: prima le consegne; poi la collaborazione diretta con il barista e spacciatore che tiene in pugno le Torri; infine la cacciata dello stesso dal quartiere, insieme a nuovi alleati molto più pericolosi.


Mese dopo mese, nella sua periferia più in difficoltà che mai con gli strascichi della pandemia, Sharo riesce ad imporsi come punto di riferimento malavitoso. Per tutti è la Svedese, perché bella, giovane e bionda.


La sua nuova vita le porta molti vantaggi, come la possibilità di dare alla madre una badante ed una serie di nuovi e splendidi alloggi, e poi i viaggi, il benessere, uomini importanti che all’improvviso si interessano a lei. Più in alto si sale, però, e più i nemici si moltiplicano.



Senza volerlo, il caso mi ha fornito la perfetta descrizione per La Svedese: questo libro è come una giornata di diluvio quando sei nella casa al mare. Roma è una città così bella… al punto che si potrebbe pensare che le Torri, il quartiere dov’è ambientata questa storia, siano da tutt’altra parte. E invece sono proprio lì, a pochi chilometri di distanza dalle vestigia dell’Impero Romano. Un posto che a me personalmente ha ricordato l’ambientazione di Gomorra, le vele di Scampia: una serie di palazzoni all’interno dei quali, oltre a cercare di lavorare e di sopravvivere, non si può fare molto, e purtroppo la delinquenza, soprattutto lo spaccio, a volte rimane l’ultima alternativa.


Sharo, pur nella disperazione, cerca di evitare quel mondo in tutti i modi, ma non riesce a dire di no quando qualcuno per la prima volta la apprezza. In qualche modo resterà sempre una voce fuori dal coro rispetto agli altri co-protagonisti del romanzo: gli “affari” le interessano anche perché può tornare a studiare matematica e contabilità, materie che le è dispiaciuto abbandonare; è una delle poche sostenitrici della scienza in mezzo ad un quartiere di No Vax, qualcuno anche un po’ complottista; considera Il Principe una sorta di mentore, non avendo avuto altri maestri; fa il possibile per pensare alla famiglia ed agli amici, anche se la vita gliene porterà via qualcuno.


Però è impossibile lasciar entrare il male nella propria vita senza che esso ti cambi, e La Svedese sarà per Sharo come il quadro di Dorian Gray, un’immagine a cui deve attenersi per proseguire con la sua nuova “vita dorata” ma che le costa un prezzo altissimo.


Una storia noir e di certo non leggera, ma molto avvincente e scorrevole. Per me, da tenere assolutamente in considerazione!



Il film del mese


Immagino che conoscendo la mia passione per i cartoni animati saprete già qual è il mio film del mese: I minions 2!


Sono andata a vederlo ben due volte (mi pare giusto): sabato 3, in un pomeriggio uggioso in cui non avevo molto da fare ed ero convinta che non interessasse a nessun altro, e poi, a sorpresa, due domeniche dopo, con la mia amica Mara che era rimasta senza accompagnatrice.


Il film riprende da dove era finito il precedente: Gru, il “Cattivissimo”, ha quasi dodici anni, va alle scuole medie e, anche se non si sente molto considerato dalla madre (che colleziona relazioni con stravaganti toyboy e non ha mai tempo per il figlio), non se ne fa un cruccio più di tanto, perché non è mai solo. Infatti con lui c’è il suo fedelissimo esercito di Minions, che ha preso residenza nella cantina della sua casa e sta costruendo quello che diventerà il suo celeberrimo covo.


Gru ed i Minions hanno all’attivo tanti cattivissimi piani, ma l’imprevisto è dietro l’angolo: i Malefici 6, una temibile associazione di cattivi, ha buttato fuori il suo capo anziano, Willy Krudo (dicendo a tutti che è morto) ed ha avviato una vera e propria selezione, con tanto di colloqui di lavoro. Gru viene convocato, ma i 5 Malefici rimasti, non appena lo vedono, scoppiano a ridere e lo cacciano via. Gru non può che vendicarsi… rubando la Pietra dello Zodiaco, un preziosissimo manufatto.


Peccato che sulle tracce della Pietra ci sia anche lo stesso Willy Krudo, sopravvissuto alle rapide dei fiumi dell’Asia, che rapirà il povero Gru… chiedendo il riscatto proprio ai Minions!



Così come il primo film dei Minions, anche questo è una sorta di prequel: racconta la storia di come Gru ed i suoi imbranatissimi aiutanti si siano incontrati, e di quando e perché Gru sia diventato il “grande capo”.


È un film che, come capirete, non mi è pesato affatto rivedere: una storia simpaticissima e divertente, adatta a tutti, dalle famiglie ai gruppi di ragazzi, dai bimbi agli adulti che vogliono staccare con un pomeriggio di leggerezza.


Le imprese dei Minions sono fenomenali: le sequenze in cui cercano di imparare il Kung Fu, o si improvvisano Hostess e steward su un volo per San Francisco, mi hanno fatto morire dal ridere, e ce ne sono molte altre!


La storia del cattivissimo Gru che è sempre in cerca d’affetto – ed alla fine si costruisce la sua famiglia niente affatto convenzionale -, ma non rinuncia mai ad essere, in sostanza, un monello mai cresciuto, è una delle più riuscite serie d’animazione degli ultimi anni, secondo me. Io vedo sempre volentieri anche le repliche, se non ho altro da fare!


Ultima chicca: questo film è perfetto per i nostalgici degli anni ‘70 :-)



La musica del mese



La parola giusta per settembre, viste tutte le novità che questo mese porta sempre con sé, mi sembra proprio cambiamento.


Per quanto riguarda la musica classica vi propongo una famosissima aria di Puccini tratta da Madama Butterfly, dal titolo Un bel dì vedremo. Cantando questo brano dell'opera, la protagonista sogna il ritorno del suo amore lontano, che darà finalmente un senso alla sua vita, fatta di attese e tristezze. La trovate a questo link nella versione di Maria Callas.




Per quanto riguarda, invece, la musica contemporanea, continuiamo a parlare di cartoni animati con Qualcosa che non cambia mai, la mia canzone preferita di Frozen 2. Un brano che trovate qui e che, ad un ascolto attento, si rivela tutt’altro che per bambini:


Che venti inquieti, un dubbio ormai in mente ce l’ho

Quel che mi chiama annuncia cambiamenti

Ed io non so se sono pronta

Lo cristallizzerei

Quel che vedo è proprio perfetto

Adesso non lo cambierei


Il tempo trasforma un po’ tutto

E invecchiare non è affatto brutto

Diciamo grazie al Fato per quello che ci dà

Abbonda il cibo per tutti gli amici

E noi ci aiutiamo felici

D’ora in poi quella bandiera là in alto volerà…


Cambia tutto ma qualche cosa non cambierà

Vola il tempo e il futuro è un’incognita

Il passato sai è passato ormai

Resta un ricordo in noi

Cambia tutto ma…

Il mio posto è accanto a voi



La poesia del mese



A volte, in questo mese, mi ha colto un pochino di nostalgia per il mare e per l’estate che è andata spegnendosi pian piano (anche se per almeno metà mese ha fatto ancora un gran caldo…). Così ho pensato di proporvi una poesia di Thomas Bernhard, dal titolo In un tappeto d’acqua.


In un tappeto d’acqua

ricamo i miei giorni,

i miei dei e i miei malanni.

In un tappeto di verde

ricamo i miei dolori rossi,

i miei mattini azzurri,

i miei borghi in giallo e le mie fette di pane e miele.

In un tappeto di terra

ricamo la mia caducità.

Ci ricamo dentro la mia notte

e la mia fame,

il mio cordoglio

e la nave da guerra delle mie afflizioni

che scivola in mille acque,

nelle acque dell’inquietudine,

nelle acque dell’immortalità.



Le foto del mese



Sabato 10 sono andata con tutta la famiglia all’Antica Hosteria di Odiago, un paesino vicino a Pontida (vicino ai laghi ed ai piedi delle montagne lombarde, per chi non fosse della zona). Abbiamo festeggiato con un po’ di ritardo – ma in modo super – il 60esimo compleanno di mia zia. Dopo il poker di bruschette della casa, il risotto con i funghi, un assaggio di stufato d’asino/lumache/polenta, tiramisù finale e due vini diversi… anche Otto è crollato!



Per l’occasione ho sfoggiato un nuovo abito trovato al mercato del mercoledì, bianco e nero con un tocco di marrone, insieme ad una fusciacca nera abbinata. Ho aggiunto delle decolleté bianche che avevo comprato per un matrimonio pre Covid e che poi purtroppo non ho più avuto modo di mettere.



Domenica 18, dopo aver visto i Minions, io e Mara abbiamo fatto una bella passeggiata per Milano (ci era mancato girarla, da metà maggio in avanti il caldo pomeridiano si è fatto proibitivo) ed abbiamo fatto una merenda un po’ tarda da Pavé, un bar pasticceria tra Centrale e Porta Venezia. Abbiamo fatto metà per uno delle due tortine che vedete in foto: base di biscotto, mousse di cioccolato bianco fico e sesamo, marmellata di fichi per la prima; biscotto alla nocciola, mousse al cioccolato al latte e marmellata di prugne per la seconda. Poi non abbiamo resistito e abbiamo fatto un piccolo bis con una crostatina con ganache al cioccolato fondente… quando si dice “I tre cioccolati”!



Sono tornati i tocchi autunnali in casa! Non decoro tutto come le influencer americane (no, non mi piacerebbe affatto, io non farei mai queste cose, lo sapete), però qualche tovaglietta e qualche centrotavola con foglie ci stanno :-)





Proprio ieri… il 28 settembre… ho compiuto 33 anni! Sono entrata nel "Club degli anni di Cristo", come si suol dire. Ieri ho festeggiato con un pranzetto in famiglia e un po' di shopping; oggi andrò al cinema e nel weekend vedrò qualche amica. Una bella cifra... ma in fondo in fondo sono ancora una novellina, dai!





Ecco il mio settembre in breve! Raccontatemi un po' com'è stato il vostro. 

Come state? Vi è successo qualcosa di speciale? 

O avete scoperto qualche bella lettura, film, canzone? Fatemi sapere! 

Grazie per la lettura, ci rileggiamo in ottobre :-)


lunedì 26 settembre 2022

GIALLI... IN LIGURIA

 Due romanzi di Valeria Corciolani ed Emilio Martini




Cari lettori,

per la nostra rubrica “Letture… a tema”, oggi torno nella mia seconda casa, la mia amata Liguria!


Quest’estate ho letto due romanzi gialli ambientati proprio in Riviera: due storie con un tocco di commedia e splendidi scenari a fare da sfondo! Quello della Corciolani è stata una delle mie letture sotto l’ombrellone, mentre quello di Martini mi ha fatto un po’ sognare mentre stavo per partire…


Vediamoli meglio insieme!



Con l’arte e con l’inganno, di Valeria Corciolani


Protagonista di questa insolita storia gialla è Edna Silvera, una donna di cinquantasette anni che ha lavorato come restauratrice e più di recente è rientrata nel mondo accademico come insegnante di storia dell’arte.


Edna ama profondamente i suoi studi e le materie di cui si occupa, ma ha sempre mal tollerato le formalità e lo snobismo di alcuni ambienti culturali, e di recente ha anche litigato con alcune autorità universitarie a causa delle borse di studio per i dottorati. Triste e sconfortata, ella si è isolata nella sua casetta nell’entroterra di Chiavari, occupandosi del gatto Cagliostro, delle sue galline nutrite a mangime e musica pop, e della madre, ex violoncellista che non si rassegna alla calata del sipario e litiga con tutte le badanti. L’unico amico con il quale riesce ancora a parlare di attività culturali è Ottavio, esperto di musica e “ultima salvezza” quando la madre resta sola e senza assistenza da un momento all’altro.


Da un giorno all’altro, però, due persone riescono ad espugnare la sua fortezza. Il primo è Leonardo, il giovane ingegnere informatico che va a vivere nella villetta di campagna accanto alla sua e rende il quartiere un po’ meno tranquillo. La seconda è Edoardo, direttore della Facoltà in cui Edna lavora e suo amore di gioventù, che, con grande pazienza e perseveranza, la persuade a partecipare ad un convegno per i 700 anni dalla morte di Dante.


Edna parte armata di utilitaria e rancore nei confronti del mondo accademico, e con queste premesse il suo viaggio non può che essere travagliato: tra sbaglio di location, temporali settembrini e rami che si infilano nel semiasse, ella non si fa mancare nulla. La disgrazia peggiore, tuttavia, si verifica a poca distanza dalla meta: Edna ed una gentile ed intrepida assessora al turismo, entrate in un negozio di antiquariato per chiedere informazioni, trovano il cadavere dell’antiquario stesso.


L’uomo, Nando Folli, era un cinquantenne molto esperto di arte e restauro, ma anche propenso a traffici poco leciti. Edna individua subito, all’interno del negozio, una tavola di legno dipinta che potrebbe far parte di una tela più grande, e quindi essere di notevole valore. Tuttavia, ella non ha tempo di approfondire, perché sulla scena irrompe subito il Pm Jacopo Bassi, un uomo integerrimo e recentemente scottato dall’affossamento di un caso di traffici d’arte.


Il Pm, una volta chiarito che la stravagante professoressa è capitata per caso sulla scena del delitto, preferirebbe che ella andasse per la sua strada, ma Edna, ormai incuriosita dalla pala misteriosa, non fa altro che intromettersi nelle indagini degli inquirenti, arrivando persino a forzare di nascosto un magazzino comunale (con la complicità dell’assessora). Troppe cose non le tornano: simboli incongruenti con il resto dell’iconografia, il taglio inusuale del legno, l’utilizzo del colore giallo – che solitamente indica personaggi maligni… A sorpresa, ella riesce a coinvolgere nelle sue indagini non autorizzate anche il vicino Leonardo, che si offre di aiutarla con ingrandimenti ed archivi on line. Inutili perdite di tempo, o risorse inaspettate per le forze dell’Ordine?



Valeria Corciolani, nota al pubblico per una serie definita “la colf e l’ispettore” (che non ho ancora letto ma che non mi dispiacerebbe conoscere), scrivendo Con l’arte e con l’inganno ha creato un nuovo personaggio che secondo me è a sua volta destinato alla serialità (a giudicare dalla conclusione, credo proprio che rivedremo Edna).

Qualche mese fa ho letto un altro romanzo in cui la protagonista si era presa una pausa dal mondo accademico (trovate la recensione in questo post), ed avevo scritto le mie riflessioni in merito al divario che ogni tanto si crea tra le meraviglie che si possono scoprire studiando materie umanistiche e creative e la giungla di burocrazia, occasioni mancate e sterili litigi nella quale queste meraviglie si perdono.


In questo romanzo si ritrovano alcune riflessioni di questo stampo, ma con una scrittura ironica e scorrevole che pervade tutto il libro e rende la lettura molto piacevole.


La nostra Edna sembra costantemente in guerra con i colleghi accademici e con il modo in cui essi considerano lo studio dell’arte, ma più il romanzo procede e più i motivi di questa sua rabbia si fanno consistenti e motivati. Ella, inaspettatamente, torna ad appassionarsi alla sua materia come ai vecchi tempi… nel modo più insolito: analizzando le opere artistiche accatastate nel negozio del fu Nando Folli, l’antiquario ucciso. Per questo motivo il romanzo è ricchissimo di approfondimenti sulla storia dell’arte, sull’iconografia medioevale (soprattutto quella di Bosch), su Dante e sul restauro: nozioni e curiosità che sicuramente interesseranno anche a chi, come la sottoscritta, ha già fatto un bel po’ di studi umanistici.


La Liguria di questo romanzo è quella meno turistica dell’entroterra, tra Chiavari e Siestri: le collinette della campagna, la striscia di mare blu in fondo ai campi, le stradine punteggiate da macchia mediterranea ed i colori di un settembre ancora caldo sono i protagonisti dell’ambientazione.


Volendo definire questo romanzo, direi che è un giallo con elementi di commedia ed interessanti approfondimenti culturali. Sicuramente consigliato!



La Regina del catrame, di Emilio Martini


A Lungariva, paesino ligure troppo affollato d’estate e tristemente vuoto in inverno, è arrivato il mese di luglio, e con esso il clou della stagione turistica.


È la prima estate in Riviera per il commissario Gigi Berté, un uomo solitario ed un po’ scontroso arrivato da Milano in trasferimento punitivo dopo un incidente disciplinare. Il commissario Berté non è nordico al 100%, ma ormai da tempo si sente parte integrante della metropoli milanese e ne ama ogni sfumatura, comprese le estati torride ed un po’ deserte in mezzo all’asfalto.


Per questo motivo, egli non è propriamente contento di lavorare in mezzo a stabilimenti balneari, villeggianti stagionali che a suo parere si dedicano “più a parlare che a nuotare” e sovraffollamenti ogni weekend. Lui stesso, in questo periodo, sta facendo un po’ la parte del turista, anche se suo malgrado: non avendo ancora trovato una casa di suo gradimento, infatti, egli sta soggiornando presso la pensione di Marzia, una donna affascinante ma lontana dal suo ideale, e che comunque è sposata, anche se il marito è sempre via per lavoro.


Tutto solo nella sua camera d’albergo, egli si può dedicare al suo hobby: la scrittura di racconti gialli ed avventurosi, preferibilmente ambientati nel passato, tra i pirati, nel bel mezzo di un mare in tempesta che tanto contrasta con la placida riva ligure.


A rovinare il quadretto di questo luglio – tutto sommato più idilliaco del previsto – ci pensa purtroppo la morte violenta di una villeggiante. La donna, che veniva tutti gli anni in luglio ed agosto nel medesimo stabilimento, è stata ritrovata in una spiaggetta poco distante, colpita alla testa da alcuni sassi impregnati di catrame.


Il commissario Berté comprende subito che si trattava di un personaggio molto chiacchierato nel tranquillo paesino di Lungariva. Il movente passionale viene subito preso in considerazione, ma ci sono anche altri elementi da considerare, come la lavanderia che la vittima gestiva in società con un’amica (attività dalla quale, in estate, si assentava fin troppo) o il suo passato.



Ho trovato l’ebook di La regina del catrame in promozione gratuita l’anno scorso, grazie all’iniziativa “Milano da leggere”, che nel 2021 era tutta dedicata al romanzo giallo ambientato in Italia. Ho già visto che è il primo romanzo di una serie, e che i casi di Gigi Berté sono già in buon numero.


Piccola curiosità: “Emilio Martini” è uno pseudonimo dietro cui si nascondono due sorelle scrittrici, Elena e Michela Martignoni.


Devo ammettere che per buona parte del romanzo mi sono sentita decisamente in disaccordo con il commissario Berté: come lui, anche io sono legata a Milano, perché, pur essendo Cernusco sul Naviglio la mia città, lì ci sono stati i miei studi, alcune esperienze lavorative, tante attività culturali… però, come ormai quasi tutti saprete, mi piace tanto anche la Liguria, soprattutto in estate, quindi molte delle cose che il nostro protagonista considera “scocciature” per me sono bei sogni che mi riempiono d’aspettativa a maggio, oppure ricordi che mi rallegrano in autunno.

In questo libro c’è proprio la Riviera che amo, tra villeggianti che si ritrovano tutti gli anni, lungomare che diventano salotti, centri storici e caruggi sempre affollati e piatti tipici (una delle poche particolarità della Liguria che il commissario sembra apprezzare davvero).


Un’altra caratteristica interessante de La regina del catrame è il fatto che ci sia una sorta di “romanzo nel romanzo”: man mano che il caso procede, infatti, anche il lungo racconto che il commissario Berté sta scrivendo prende forma. Così, da un momento all’altro, il lettore si trova in mezzo ai pirati, con un capitano che assomiglia curiosamente al nostro protagonista, tra assassinii sanguinosi, spie a bordo ed una nave costantemente in tempesta. Una storia sicuramente un po’ surreale, forse con qualche intento comico nella narrazione, ma piacevole da leggere.


Quello che invece mi piacerebbe leggere nelle prossime indagini del commissario Berté è qualche complicazione in più in corso d’indagine. La lettura è davvero agevole – una classica lettura da ombrellone – ma scorre fin troppo, e qualche colpo di scena in più non mi sarebbe dispiaciuto. Si tratta anche di un romanzo piuttosto breve, ed ho avuto l’impressione di finirlo fin troppo in fretta. Per le prossime volte, qualche pagina in più insieme al commissario Berté sarebbe gradita…!

Comunque, appunto, trattandosi dell’inizio di una serie, è un difetto perdonabile.


Per il resto consiglio questo romanzo, anche e soprattutto ai nostalgici che in settembre/ottobre continuano ad apprezzare la riviera ligure, anche se il tempo dei lunghissimi bagni è finito e la luce è diventata più autunnale. Quelli come me, insomma.




Ragazzi, che nostalgia!

Scrivere un post tutto dedicato alla Liguria a settembre, dopo un’estate passata lì, ti fa ripensare a tutti i momenti belli. Ma pazienza, l’importante è che ci siano stati, no?

Voi che ne dite? Conoscete questi romanzi o questi autori?

Vi sono piaciuti? Vi ho incuriosito?

Fatemi sapere che cosa ne pensate!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)