lunedì 27 aprile 2026

POESIA, PRIMAVERA E... CAMBIAMENTO

 Spazio Scrittura Creativa: aprile 2026




Cari lettori,

benvenuti all’appuntamento con lo Spazio Scrittura Creativa di aprile!


Oggi, dopo un po’ di tempo, torno a proporvi le mie poesie. Sapete che più volte, per questa rubrica, ho pubblicato alcuni miei vecchi lavori poetici, ai quali avevo fatto un po’ di editing.


Da quando, però, la scorsa primavera ho preso tre miei vecchi componimenti ed ho tenuto solo l’incipit, creando poi delle poesie ex novo (trovate il post a questo link), mi è rimasta nel cuore l’idea di riprovare.


E in questi giorni, quasi dal niente, le idee sono arrivate. Siamo in fase “rush finale” di un anno scolastico, sportivo e personale che mi ha portato sulle montagne russe, proprio nel bene e nel male, e, essendo nella seconda metà dei trent’anni, mi sento ormai diversa dai ventenni e anche dagli appena trentenni di oggi. 

È un periodo che sto riflettendo molto sul concetto di cambiamento, complici forse la primavera e la natura che mi invitano ad una nuova stagione, ma esprimerlo a parole non è sempre facile: spero che avrò le idee più chiare quando arriverà l’estate e avrò più tempo per me stessa.


Nel frattempo, questo è più o meno come mi sento… in versi.



Cerco l’ispirazione


Ispirazione”: i miei occhi scivolano su questa parola

lentamente, mentre un pensiero

li anima e sembra voglia raggiungere le labbra:

scrivere ancora d’amore

quando l’ultimo batticuore è ormai un buffo ricordo?

Ricordare ancora quelle amicizie, quelle storie,

tutti quei luoghi

che io stessa ho lasciato andare?

Un altro giorno farà uscire questi sentimenti dalla mia penna:

oggi vorrei ritrovare la me creativa.


Perché negli ultimi mesi mi ha accompagnato un silenzio

che è diventato la ricerca di un rifugio

e poi mi ha avvolto come una coperta troppo calda.

Forse la verità più nascosta dentro di me

è il desiderio di nuove storie da narrare

fresche come la primavera

e mentre i miei sogni scorrono come un torrente senza argini

una nuova ispirazione io cerco.


Non mi sento più in sintonia con quella che ero:

quel che ammiravo come una giusta missione

è diventato un fardello da cui liberarsi presto,

quelle persone che vedevo come fratelli

hanno preso strade che non conosco,

ciò che compivo per realizzarmi

ora è solo portato avanti per non deludermi.


Cosa sto facendo davvero per la nuova me?

Quale germoglio sto facendo crescere tra il cuore e la pancia?

Quando lo capirò, forse davvero ritornerà

l’ispirazione.



Gioia, serenità?


Se solo potessi catturare questo infinito e caldo

momento contornato di brillantezza!

Se solo potessi inseguire quel fulmineo

guizzo di sole che si espande oltre l’orizzonte!


Dolcezza, calore, una fresca luce per i miei occhi:

sale e sabbia in cui i miei capelli si sono incastrati:

forse questa è gioia, serenità?


Amica mia, se solo potessi non pensare a nulla,

almeno in momenti come questi.

Se solo potessi fermare il tempo, le aspettative,

la sensazione di dover sempre funzionare

come un macchinario rumoroso, sbuffante e inceppato

mentre la natura mi chiede soltanto di esistere.


L’attesa di un’estate vera sembra infinita,

e quest’anno sono fin troppo cresciuta.

E forse questa, se non è adesso,

presto sarà gioia, serenità.



Il crepuscolo del vecchio giorno


I trenta sembravano ieri,

i quaranta forse saranno già domani.

E io quante volte penso ancora all’infanzia

e alla sua allegria.


Sui giochi intessuti di fantasia,

sulle corse libere nel pieno del verde di maggio,

sugli incontenibili entusiasmi,

 si è posata una luce dorata e sanguigna.


E poi i sogni, i progetti,

i pensieri che s’affastellavano ingenui,

la briosa e ancora puerile gioia dell’adolescenza

che si è insinuata e poi mi ha salutato

così com’era arrivata.


Sei una persona adulta ormai”,

e giorno dopo giorno nuovi spazi tutti miei

e tempi sempre più stretti

e gioie che ho sperato fossero eterne

e dolori che ho creduto insuperabili.


Sei ancora giovane!”

Eppure a me sembra che il sole

sia tramontato su un vecchio giorno

che più di così non avrei potuto vivere. 

Il mio cuore è scoppiato insieme agli ultimi raggi 

che si spegnevano in lontananza.


E vedo anche sorgere qualcosa,

forse un nuovo sole:

sì, quello d’un altra, e incredibile, avventura.




Grazie per essere arrivati fin qui ed aver letto i miei pensieri poetici senza giudicarmi. 

Conta moltissimo per me.

Scrivete pure quel che vi va, mi fa soltanto piacere.

Grazie ancora per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 23 aprile 2026

CONSIGLI DI LETTURA PER IL 25 APRILE

 Una TBR ideale per il Giorno della Liberazione



Cari lettori,

(quasi) buon 25 aprile!

Oggi, per i nostri “Tag… a tema libri”, ho pensato di proporvi una TBR di letture a tema per questa giornata.


Ho fatto qualcosa di simile anche in gennaio per la Giornata della Memoria (trovate il post a questo link). Il periodo storico è lo stesso, ma oggi mi sono concentrata più sulla Resistenza e su storie partigiane che sull’Olocausto. C’è un solo titolo che avevo già inserito a gennaio e che vi ripropongo qui, ma, come vedrete, è molto valido.


Ho cercato di inserire più generi: romanzi storici veri e propri, gialli ambientati in determinati periodi storici, serie historical romance, commedie che però lasciano spazio al passato familiare dei protagonisti, persino una tragedia greca. Spero di potervi dare qualche utile spunto di lettura per questa importante ricorrenza!



Il racconto di più generazioni di donne, tra Genova e la Libia


Come le lucciole di Francesca Pongiluppi è una delle letture più belle della scorsa estate.


La storia ha inizio a Genova nel 2001. Sonia, una giovane donna che lavora nel sociale e fa parte di un gruppo pacifista, si sta preparando a partecipare al G8, quando l’annuncio di un necrologio sul giornale la catapulta nel passato.


Da bambina Sonia, figlia di divorziati, era solita trascorrere l’estate con i nonni in una bella casa di un paesino dell’entroterra ligure. L’abitazione era di proprietà di Giannetto e Jolanda, due persone che per lei sono stati dei secondi nonni, e che ora sono entrambi scomparsi. Sonia, sorprendendo persino se stessa, abbandona Genova e torna al paese.


Dopo aver cercato e trovato l’ultimo parente rimasto in vita, ella si intrufola nella sua vecchia casa delle vacanze e fa quello che da bambina desiderava tanto: legge il diario segreto di Jolanda. Ma, tra una gioventù difficile in Libia, la lotta partigiana ed un segreto di famiglia, la verità la sconvolge…


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La storia vera di un’infermiera partigiana


Maria – Nata per la libertà di Amalia Frontali ha fatto parte anche del post per la Giornata della Memoria, ma, considerato il tema, ho pensato di proporvelo pure qui.


È la storia vera di Maria Peron, una donna di trent’anni che fino al 1944 ha lavorato come infermiera al Niguarda. Un giorno, all’improvviso, l’eroico sotterfugio del personale ospedaliero, che da mesi sta “registrando la morte” di ebrei ed altri perseguitati, agevolando invece la loro fuga, viene scoperto.


Maria si ritrova a fuggire disperata dal suo posto di lavoro e si rifugia a casa di un’amica. Non può tornare in campagna dai suoi genitori, è troppo pericoloso sia per lei che per la sua famiglia. C’è però la possibilità di seguire il marito della sua amica, che è partigiano, in montagna, ed unirsi a uno dei tanti gruppi che si nascondono tra monti e paesini. Un’infermiera serve “come il pane” e Maria non sarebbe l’unica donna. Così la ragazza parte.


Il libro è la storia del suo anno da partigiana, delle sue imprese, dello scardinamento di tutto quello in cui credeva, dei nuovi nemici ed amici, e dell’incontro con l’uomo che sposerà.


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Giacomo Matteotti raccontato nelle scuole di oggi


Amore nero è un romanzo scritto da Marco Erba e Mauro Raimondi, due professori del mio paese, che conosco di persona. Il libro è composto da due storie che si intrecciano tra di loro.


Da un lato la cronaca dell’ascesa al potere di Mussolini e del suo scontro con Giacomo Matteotti, culminato nell’efferato omicidio di quest’ultimo.


Dall’altro un liceo classico di Mosano sul Naviglio, cittadina dell’hinterland milanese, e Mas, uno studente brillante che però ha perso la rotta dopo la morte prematura della madre e, arrabbiato con il mondo, decide di unirsi ad un gruppo locale di giovani neofascisti…


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Una famiglia divisa dal totalitarismo


La guerra dei Traversa è un romanzo storico di Alessandro Perissinotto che racconta una pagina dimenticata della nostra storia: la strage di Torino, perpetrata dal regime nel dicembre del 1922.


Dopo una notte di violenze e soprusi, gli squadristi mettono in atto un vero e proprio rastrellamento di tutti coloro che fanno parte di un movimento operaio cittadino. Tra di loro ci sono anche l’ultimo dei tre figli della famiglia Traversa ed un suo amico, che è anche il cognato (il fidanzato della sorella). Il primo dei due riesce a fuggire, mentre per il secondo non c’è niente da fare.


Da quel giorno la famiglia Traversa si spaccherà per sempre: una parte lotterà contro il totalitarismo, un’altra si legherà a chi lo sostiene.


E si scatenerà una rivalità lunga decenni…


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Il giallo della scomparsa di una nonna partigiana


La memoria del lago di Rosa Teruzzi è il quinto capitolo delle indagini delle tre “Miss Marple del Giambellino”, una serie a metà strada tra il giallo e la commedia.


Per Iola, Libera e Vittoria – che, per chi non lo sapesse, sono anche nonna, madre e figlia – è il momento di rispolverare un mistero di famiglia: la morte della giovane Ribella, madre di Iole e nonna di Libera, trovata uccisa nell’immediato secondo Dopoguerra in mezzo ai monti di Colico.


Questa volta Rosa Teruzzi intreccia le vicende personali e familiari che di solito caratterizzano i suoi gialli con uno spaccato dell’Italia della fine degli anni Quaranta. Sicuramente uno degli episodi più toccanti della serie.


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La serie di gialli di un commissario che ha fatto la Resistenza


Nulla si distrugge di Marco Vichi è uno degli ultimi romanzi della serie gialla che ha per protagonista il commissario Franco Bordelli, che risolve casi a Firenze tra gli anni ‘60 e ‘70.


All’inizio di questo libro egli è andato in pensione da poco, e può finalmente occuparsi di un “cold case” sepolto nella sua memoria troppo a lungo: il suo primo caso, l’omicidio del figlio di un gerarca, trovato morto in campagna nel 1947.


Nel frattempo il suo ex vice (che ormai occupa il suo posto) Pietrino Piras trova dei resti femminili in un crepaccio, ed un suo vecchio amico rispunta dopo anni chiedendogli di aiutarlo a fare luce su una storia del passato.


Tre casi per un commissario solo apparentemente “a riposo”. Questa serie contiene quasi sempre una sorta di raccolta di racconti: si tratta delle storie che gli ospiti di Bordelli portano in dono alle cene che egli organizza periodicamente. Sono quasi tutti aneddoti di guerra o ricordi della gioventù partigiana del commissario.


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Un thriller senza fiato che ci riporta agli anni Trenta e Quaranta


Il fiore d’oro di Leonardo Gori e Franco Cardini è una storia spin-off della serie gialla/di spionaggio del Colonnello Arcieri, della quale vi avevo parlato qualche anno fa.


Protagonista è un ufficiale tedesco in fuga dal regime nazista che, in piena Seconda Guerra Mondiale, si ritrova chiuso nel Vittoriale di D’Annunzio insieme ad una compagnia di attori e ad alcuni ambigui personaggi.


La causa di questa reclusione d’emergenza sono degli omicidi che sembrano essere incursioni partigiane ma che poi si rivelano parte di un piano molto ben congegnato, il cui obiettivo è tenere nascosto un prezioso segreto.


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Una serie che racconta editoria, amore e un momento storico difficile


Con Una festa in nero di Alice Basso siamo alla conclusione della serie della dattilografa Anita Bo e del suo capo – e amore segreto – Sebastiano Satta Ascona. I due protagonisti vivono nella Torino degli anni ‘30 e finora sono riusciti ripetutamente a sfidare il regime e la censura con i loro racconti ispirati a fatti realmente accaduti.


Ora, però, per la rivista Saturnalia è giunto il momento dello speciale di Natale, e le menti dei protagonisti non potrebbero essere più lontane: entrambi, di lì a poco, saranno costretti dalle circostanze a sposarsi con persone che non amano.


In più, Anita ha la sgradevole sensazione di essere spiata.


Riusciranno i nostri protagonisti – e tutti i loro amici – ad avere il lieto fine? Leggere per scoprire…


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Una storia humour che prende in giro i prepotenti


Sua Eccellenza perde un pezzo di Andrea Vitali è una delle tante disavventure del Maresciallo Maccadò, carabiniere che si ritrova a gestire la caserma di Bellano in pieno ventennio, tra una sezione del partito scalcagnata che gli mette i bastoni tra le ruote e un popolo avverso ai prepotenti che finisce sempre per far fare brutta figura al segretario di turno.


Questa volta, nel negozio più tranquillo e anonimo del paese, il panificio dei fratelli Scaccola, arriva una strana missiva: il rappresentante del sindacato dei panettieri vorrebbe organizzare una gita proprio nella ridente cittadina.


I due interpellati non sanno che fare, così si rivolgono al Comune, suscitando subito l’interesse delle autorità. Ben presto la gita dei panettieri diventa un affare istituzionale che coinvolge tutti, dai commercianti agli insegnanti, fino ad arrivare al Maresciallo Maccadò ed ai suoi uomini della caserma.


Si attende addirittura l’arrivo del Federale da Como. Che sia la volta buona per riabilitare Bellano? O anche stavolta i cittadini, un po’ involontariamente, trascineranno il partito in situazioni imbarazzanti?


Risate garantite!


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Un classico che ha ancora tanto da raccontarci


Nell’ormai lontanino 2018 (help, come passa il tempo) ho scritto una serie di post che avevano come protagoniste le donne raccontate dal tragediografo greco Euripide.


Elena è stata la protagonista del post del 25 aprile. È un’opera forse meno conosciuta di altre dell’autore, ma molto attuale. In essa si racconta la ricerca di Elena da parte dei Greci… la vera Elena, perché quella che è stata trovata a Troia la notte del leggendario cavallo di legno si è rivelata un fantasma. E così la guerra è guidata da motivazioni inconsistenti… come una nuvola.


E tanti sono i motivi per non combattere: la guerra distrugge i vincitori tanto quanto i vinti, è portata avanti da chi non ha rispetto per gli insegnamenti del passato, può essere scongiurata a patto di ascoltare chi l’ha già subita. Tutte motivazioni che Euripide espone in modo magistrale… e che hanno tanto da insegnare anche a noi, più di due millenni dopo.


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Questi sono i miei consigli di lettura per il 25 aprile!

Che cosa ne pensate? Conoscete questi titoli? Li avete letti?

Mi piacerebbe sentire anche i vostri consigli di lettura su questo tema: sentitevi liberi di scriverli nei commenti!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 20 aprile 2026

ALLA SCOPERTA DI "OSSI DI SEPPIA" #4

 Ricordi di liceo, tra ombre e luci #4



Cari lettori,

eccoci arrivati al nostro appuntamento mensile con “L’angolo della poesia” e Ossi di seppia di Eugenio Montale!


Oggi entriamo nel cuore della sezione che dà il nome alla raccolta e leggiamo cinque poesie. Una è davvero tra le più celebri dell’autore. Un’altra è per me un ricordo speciale. Le tre rimanenti si concentrano soprattutto sui concetti di luce ed ombra, sia in natura che nell’animo umano.



Sezione "Ossi di seppia"


Ripenso il tuo sorriso


Chi era presente alla Maturità del 2008? Io sì! Questo era il brano scelto per la vecchia tipologia A, l’analisi del testo. L’ho fatto anche io: ricordo ore e ore a scrivere in un corridoio, mentre fuori c’era uno dei tanti temporali estivi.

Si è dibattuto sul destinatario della poesia: K. non è una figura femminile, bensì un ballerino russo. Una presenza in qualche modo salvifica, che ricorda le “donne angelicate” della letteratura medioevale. Il sorriso di chi è artista e felice di esserlo regala la calma al poeta, è un ricordo fresco e piacevole in mezzo a tanti altri “grigi”.


a K.


Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida

scorta per avventura tra le petraie d’un greto,

esiguo specchio in cui guardi un’ellera i suoi corimbi;

e su tutto l’abbraccio d’un bianco cielo quieto.


Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,

se dal tuo volto s’esprime libera un’anima ingenua,

o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua

e recano il loro soffrire con sé come un talismano.


Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie

sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,

e che il tuo aspetto s’insinua nella mia memoria grigia

schietto come la cima d’una giovinetta palma…



Mia vita, a te non chiedo lineamenti


Questa breve poesia lascia già intravedere quel che poi sarà esplicitato nel componimento sul “male di vivere”. Nell’animo del poeta, infatti, il malessere è così radicato che quiete e rassegnazione sono equivalenti. Solo pochi avvenimenti hanno il potere di sconvolgerlo, come uno sparo in una campagna silenziosa.


Mia vita, a te non chiedo lineamenti

fissi, volti plausibili o possessi.

Nel tuo giro inquieto ormai lo stesso

sapore han miele e assenzio.


Il cuore che ogni moto tiene a vile

raro è squassato da trasalimenti.

Così suona talvolta nel silenzio

della campagna un colpo di fucile.



Portami il girasole ch’io lo trapianti


Il girasole, in questa poesia, diventa un simbolo di tutto ciò che l’autore non è e forse vorrebbe essere. Egli trova la sua dimensione in paesaggi un po’ sbiaditi, come il “meriggiare pallido e assorto” che abbiamo letto insieme il mese scorso. Il tempo, inoltre, trasforma in ombre qualsiasi cosa: ciò che è vivo o materiale muore o deperisce, persino i traumi diventano ricordi. 

Il girasole, invece, è pieno di luce, e altra ne cerca, quando il sole è alto ed il cielo è azzurro.


Portami il girasole ch’io lo trapianti

nel mio terreno bruciato dal salino,

e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti

del cielo l’ansietà del suo volto giallino.


Tendono alla chiarità le cose oscure,

si esauriscono i corpi in un fluire

di tinte: queste in musiche. Svanire

è dunque la ventura delle venture.


Portami tu la pianta che conduce

dove sorgono bionde trasparenze

e vapora la vita quale essenza;

portami il girasole impazzito di luce.



Spesso il male di vivere ho incontrato


Una delle poesie più conosciute di Eugenio Montale: in essa, il poeta descrive il malessere che sempre lo accompagna utilizzando immagini contrastanti. La prima strofa è tutta dedicata alla fatica ed alla sofferenza, che non riguarda soltanto l’uomo, ma investe anche animali, piante, cose. La seconda parla di una divina Indifferenza, che poi non è troppo diversa dalla Natura matrigna di Leopardi: una statua immobile (impossibile non pensare al celebre dialogo dell’islandese con la natura), una nuvola che passa e va. Quindi non solo si è destinati a soffrire, ma i nostri singoli dolori sono troppo “piccoli” perché la Natura, Dio o chi per esso se ne possa occupare.


Spesso il male di vivere ho incontrato:

era il rivo strozzato che gorgoglia,

era l’incartocciarsi della foglia

riarsa, era il cavallo stramazzato.


Bene non seppi, fuori del prodigio

che schiude la divina Indifferenza:

era la statua nella sonnolenza

del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.



Ciò che di me sapeste


Questa poesia mi ha fatto venire in mente una frase protagonista di tanti video sui social: “Egli non ha nemmeno graffiato la mia superficie. Nessuno di loro lo ha fatto.” Ed è così che si sente il poeta: come se nessuno avesse visto davvero la sua vera essenza. Egli vorrebbe raccontarla, donarla a qualcuno di fidato, ma forse per problemi di incomunicabilità (una piaga che già c’era il secolo scorso e che oggi è ancora più estesa), forse perché egli stesso non sa verbalizzare i suoi sentimenti più profondi, non ci riesce.


Ciò che di me sapeste

non fu che la scialbatura,

la tonaca che riveste

la nostra umana ventura.


Ed era forse oltre il telo

l’azzurro tranquillo;

vietava il limpido cielo

solo un sigillo.


O vero c’era il falòtico

mutarsi della mia vita,

lo schiudersi d’un’ignita

zolla che mai vedrò.


Restò così questa scorza

la vera mia sostanza;

il fuoco che non si smorza

per me si chiamò: l’ignoranza.


Se un’ombra scorgete, non è

un’ombra – ma quella io sono.

Potessi spiccarla da me,

offrirvela in dono.




Tanti temi interessanti messi sul tavolo, vero?

Spero di avervi aiutato a conoscere meglio questo autore che, come avrete capito, è stato particolarmente importante per la me diciottenne, e meritava una riscoperta ora che di anni ne ho 18x2.

Aspetto i vostri commenti!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)