giovedì 4 giugno 2026

LETTURE PER BALLERINI #2

 Due romanzi di Giada Grimaldi e Silvia Carbone




Cari lettori,

come promesso, per le nostre “Letture… a tema”, continuiamo con la nostra settimana dedicata alla danza!


Lunedì vi ho raccontato due storie che mi sono molto piaciute: una novella lunga di Patrick Modiano, La ballerina, e un contemporary romance a tema danza di Lisina Coney, The darkest corner of the heart, capitolo centrale di una trilogia.


Oggi vi parlo di due ebook che ho trovato in promozione quest’inverno, uno appartenente al mondo self, l’altro della Queen Edizioni.


In tutta onestà devo dirvi che i due “protagonisti” del post di lunedì mi sono piaciuti decisamente di più di quelli odierni. Questi due romanzi sono… carini, e non di più, purtroppo. Mi dispiace un po’ perché Giada Grimaldi, l’autrice del primo dei due, mi piace molto: le sue due storie natalizie dal tocco romantasy sono deliziose (e ve lo dico anche fuori stagione perché ne vale davvero la pena), e Un nuovo sorriso è un piccolo capolavoro. Però il libro che oggi vi racconterò è una delle sue prime opere e per certi versi è un po’ acerbo. Quanto al secondo romanzo, nato dalla penna di Silvia Carbone, l’idea è buona, ma non tutto mi ha convinto.


Scendiamo un po’ più nei dettagli!



Take my breath away, di Giada Grimaldi


La storia di Alessia Molinari è a metà strada tra un’avventura ed un sogno: ella ha studiato danza fin da bambina e ben presto le scuole prestigiose d’America l’hanno notata. Così, appena maggiorenne, Alessia si è trasferita nella soleggiata California.


Per qualche anno ha calcato il palcoscenico con soddisfazione, poi si è dedicata all’insegnamento di altissimo livello, infine alle coreografie per cantanti famosi, video musicali, film.


Ormai Alessia è sull’Olimpo delle star americane ed è in lizza per un Grammy per la miglior colonna sonora. Ma proprio la sera della premiazione ella si imbatte, in modo del tutto imprevisto e non proprio gradito, in Lucas Storm, attore inglese che ha collezionato grandi successi, ma negli ultimi tempi è stato più famoso per i vizi e gli eccessi che per la carriera cinematografica.


Lucas ed Alessia, a dispetto della situazione che richiederebbe l’attenzione altrove, si piacciono subito. Ma la fama di Lucas lo precede, e Alessia non può rischiare di perdere concentrazione ed energie per un uomo che notoriamente non sa impegnarsi.


Lucas, tuttavia, inizia ad essere stanco di questa rotta sbagliata che ha intrapreso, così, quando ha l’occasione di rivedere Alessia, decide di dimostrarle che può essere un uomo migliore. I due iniziano una conoscenza cauta, cercando di entrare l’uno nel mondo dell’altra, e ben presto si rendono conto che quello che li lega non è un’attrazione superficiale, bensì qualcosa di più profondo.


Ma tanti ostacoli sono disseminati sulla loro strada. Lucas non riesce a liberarsi dai demoni dell’alcool e della droga, Alessia ha alcune ambizioni lavorative importanti che (giustamente) le fanno desiderare accanto a sé la presenza di un uomo più affidabile, ed entrambi hanno un passato con cui fare i conti.



La storia di Take my breath away, di fatto, è tutta qui, anche se ci sono molti colpi di scena ed imprevisti che arricchiscono il percorso verso la felicità dei nostri protagonisti. Come dicevo, l’autrice mi piace molto. Allora qui che cosa non ha funzionato?


Ho apprezzato tanto Alessia: è una donna forte, caparbia, ambiziosa. Ancora ragazza ha preso un volo intercontinentale, non certo per il viaggio della Maturità come fanno alcuni suoi coetanei, ma per cambiare vita ed entrare in scuole che l’avrebbero fatta lavorare il doppio di qualsiasi Università. Con il tempo è diventata una donna potente, benestante, famosa. Potrebbe avere qualunque uomo. E allora perché Lucas?


Qui siamo in piena “sindrome da Didone” (una donna straordinaria che perde la testa per un uomo qualunque), con l’aggravante che Lucas non è semplicemente “un tizio” che non avrà niente di speciale ma la rende felice – questa potrebbe essere la storia di tante di noi - , ma davvero una ne fa e cento ne pensa. È una persona che ha bisogno di aiuto, aiuto di professionisti, e sì, mi è spiaciuto vedere una persona come Alessia che in troppi momenti si è trasformata in una crocerossina (se non in senso letterale, quantomeno in senso metaforico).


E devo dirla proprio tutta: non ho apprezzato per niente il fatto che la prima notte intima dei due sia avvenuta in seguito ad un “litigio”, chiamiamolo così, con lui ubriaco. Una scena che somiglia davvero troppo ad una molestia, e poi ad una sorta di manipolazione emotiva.


Ecco, forse è il mio lavoro in mezzo alle persone ed alle famiglie, o forse sono diventata un po’ vecchiotta e cinica, ma con queste premesse, purtroppo, io credo che una redenzione completa e un finale romantico siano davvero… una favola. Possiamo apprezzare questo romanzo così com’è e considerarlo di evasione, ma sappiamo tutti che nella stragrande maggioranza dei casi la realtà presenta poi un conto salato. A volte anche anni dopo, quando sembrava che ci fosse un equilibrio consolidato.


Insomma, considerato anche lo stile (non sempre all’altezza dei romanzi successivi dell’autrice), per me è un nì. Salvo il personaggio femminile, il mondo della danza, qualche momento glamour. Ma vi consiglio di puntare su altre letture di Giada Grimaldi… e vedrete che non ne sarete delusi!



Dancing in the wind, di Silvia Carbone


A vent’anni, Dakota Johnson ha già vissuto una vita fin troppo intensa… ed ha anche rischiato di perdersi.


Studentessa di danza di altissimo livello, per anni ella ha considerato il ballo tutta la sua vita. Ma l’adolescenza ha portato con sé il corpo in cambiamento, il perfezionismo, la mania di controllo, il rapporto malsano con la madre, i disturbi alimentari.


Dakota è diventata il fantasma di se stessa e il padre Patrick, sentendosi in colpa per essere stato piuttosto assente, ha deciso di cambiare rotta e di dedicarsi completamente alla salute della figlia.


Dopo qualche tempo, però, il lavoro chiama nuovamente, così Patrick pensa ad una soluzione che potrebbe aiutare la figlia non solo a guarire, ma anche a vivere per un po’ la vita della ventenne ordinaria. Egli la iscrive all’Università, a poca distanza da dove abita sua sorella Rachel, psicologa, e chiede a quest’ultima di ospitarla.


Rachel, che accetta subito con entusiasmo, è sposata con George, un professore di storia e letteratura antica. La coppia ha due figli, Cassandra e Ares. L’uomo, però, ha altri due ragazzi, Hades e Zephyr, avuti da un matrimonio precedente.


È proprio con Zephyr e con il suo caratteraccio che Dakota si scontra fin da subito. Il ragazzo è molto protettivo nei confronti dei suoi fratelli minori e scambia il grumo di paure e insicurezze che attanaglia Dakota per semplice snobismo. I primi tempi di convivenza sono difficili per entrambi.


Poi, pian piano, Dakota si rende conto di stare vivendo, per la prima volta, all’interno di una famiglia dove le persone si vogliono bene veramente e si supportano. Lontana dalle parole crudeli della madre e dall’assenteismo del padre, ella si apre e ricomincia a considerare la danza come una parte della sua vita, non un mostro che pian piano la stava divorando.


Anche i rapporti tra lei e Zephyr cambiano, prima con calma, poi completamente. Ben presto tra i due nasce un sentimento imprevisto. Ma il resto della famiglia potrebbe non approvare, e Dakota non sa ancora se riprendere la sua vecchia vita o restare…


Dancing in the wind, almeno nell’intenzione, ha tutte le carte in regola per essere l’incoraggiante storia di rinascita di una ragazza e ballerina.


Purtroppo, però, nell’esecuzione ci sono aspetti che non mi hanno convinto.


Innanzitutto, odio ripetermi, ma, accidenti, il protagonista maschile. Una ragazza come Dakota avrebbe avuto bisogno di una persona rassicurante, tranquilla, una “green flag” come si suol dire ora. Basta con questi ragazzacci tormentati, donnaioli, pure scurrili. Anche gli ultimi successi televisivi lo confermano: il golden boy va alla grande, il bad boy ha stufato pure le giovincelle. Figuratevi me.


Poi, i due sono in qualche modo… cugini acquisiti. E come diceva l’indimenticabile Humphrey Bogart, “in fondo resta tutto in famiglia”. Ok, tecnicamente i genitori di entrambi sono diversi e non c’è parentela. Però io continuo a trovarlo un pochino strano.


Infine la seconda parte del romanzo è un pochino tirata in lungo, con un colpo di scena molto drammatico che mette in difficoltà la famiglia di Rachel e George e che secondo me… si sarebbe anche potuto risparmiare, dal momento che c’è già parecchio angst tra i due protagonisti.


Mi piacciono comunque tanti personaggi (oltre a Dakota, anche Rachel e Hades, per esempio), il trope della found family che è gestito bene, il lento avvicinarsi della nostra protagonista a Zephyr, il cambiamento importante che fanno i nostri due innamorati in virtù del sentimento che li unisce.


È una storia carina, come dicevo. Resto però dell’idea che sarebbe potuta essere ancora meglio. Fatemi sapere che ne pensate se la leggete…




Che ne dite? Conoscete queste autrici?

Avete letto questi libri? Che cosa ne pensate?

Attendo i vostri commenti…

Ci rileggiamo settimana prossima con il TAG per la fine della scuola e l’inizio del nostro countdown estivo!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 1 giugno 2026

LETTURE PER BALLERINI #1

 Due romanzi di Patrick Modiano e Lisina Coney




Cari lettori,

diamo insieme il benvenuto a giugno!


Spero che il vostro ponte per la Festa della Repubblica stia andando bene. Per me, penso che ormai lo sappiate, la prima decade di questo mese è uno dei momenti più importanti ogni anno: questa settimana concludiamo il nostro anno ballerino, lunedì finirà anche quest’anno scolastico.


Di questo secondo momento ci occuperemo lunedì prossimo con un TAG di “fine scuola” che inaugurerà il nostro solito Countdown verso l’estate. Oggi e giovedì, invece, ci dedichiamo alla danza.


Nel corso della primavera ho letto ben quattro romanzi a tema danza: una novella di un autore internazionale pluripremiato e tre ebook romance con ballerine protagoniste. 

Ho pensato di presentarveli tra oggi e giovedì, in una sorta di “settimana della danza”.


Vediamo i primi due!



La ballerina, di Patrick Modiano


I due protagonisti di questa breve storia non hanno nome. Il primo è un giovane uomo, una voce narrante di cui non sappiamo molto. È arrivato a Parigi in un inverno freddo e nebuloso, prendendo una stanza in affitto da un certo Verzini, un uomo che possiede un locale per artisti, in pieno spirito “vecchia Montmartre”. Anche lui insegue un suo sogno: diventare uno scrittore. La sua incostanza e la complessità dei suoi stessi pensieri, tuttavia, spesso lo fanno sentire bloccato:


Era il periodo più incerto della mia vita. Non ero nulla. Giorno dopo giorno avevo l’impressione di fluttuare per le strade e di non riuscire a distinguermi dai marciapiedi e dalle luci, tanto da diventare invisibile.

Eppure avevo l’esempio di qualcuno che praticava un’arte difficile […] e credo proprio che l’esempio della ballerina, senza che me ne rendessi davvero conto, mi abbia spinto a modificare a poco a poco il mio comportamento, e a uscire dall’incertezza e dal nulla che facevano parte di me”.


La ballerina” è una vecchia amica di Verzini, che abita anch’essa nel quartiere. Ella fa parte della compagnia di ballo di uno stimato ex ballerino russo, il leggiadro ed enigmatico Kniaseff, e cerca di barcamenarsi tra il tentativo di fare carriera nella danza e l’essere una madre single del piccolo Pierre.


La donna non racconta molto del suo passato al suo protagonista: parla del padre di Pierre come un errore di gioventù e sembra decisa a dimenticare il luogo da cui viene. L’unico accenno a quella che potrebbe essere una fuga spunta in un solo capitolo, quando ella ha uno sgradevole incontro con un uomo che in passato la aveva molestata più volte.


Il rapporto che nasce tra i due protagonisti è indefinibile: è più che amicizia, non è ancora amore, ma è sicuramente fiducia, al punto che l’uomo inizia a prendere il piccolo Pierre a scuola, ad aspettare con lui la ballerina a casa, a diventare un punto di riferimento importante.



La storia è su due piani: la gioventù dei due protagonisti, vissuta in modo tanto intenso quanto malinconico in quell’inverno parigino, ed i ricordi dello scrittore ormai maturo, che torna a Parigi dopo tanto tempo e cerca di affrontare un viaggio nella memoria, ritrovandosi però molto in difficoltà:


Per il momento non vorrei perdermi in deviazioni, ma seguire una strada ben dritta che mi permetta di vederci più chiaro. Bisogna procedere con cautela per contrastare il disordine e gli inganni della memoria.”


Ed è proprio la disciplina della ballerina ad insegnare al nostro protagonista a diventare un vero scrittore, a farsi coraggio, a partire da qualunque parte pur di non restare più fermo (accettando, per esempio, incarichi di traduzione o collaborazioni).

Una disciplina rigidissima che, paradossalmente, regala la libertà.


Ecco cos’era la danza, era solito dire ai suoi allievi. Tanto impegno per dare l’illusione di prendere il volo senza sforzo a qualche metro da terra… “



Una storia che unisce scrittura e danza non poteva non chiamarmi, ed immaginerete che 96 pagine sono state fin troppo poche, e no, non tutto vi si chiarirà. Ma credo che l’autore abbia voluto dare l’idea, anche tramite la scrittura, di un viaggio nella memoria. 

Quest’anno stiamo rileggendo insieme Montale per un mio progetto letterario (a questo link trovate il post di maggio) e non ho potuto fare a meno di pensare alle sue poesie sul ricordo, come per esempio Cigola la carrucola nel pozzo e Non recidere, forbice, quel volto: anche in questa novella il ricordo si fa sempre più confuso, è “riveduto e corretto” dai nostri desideri e dalle nostre speranze. (Su questo tema consiglio anche Vuoti di memoria di Valerio Varesi, che ho recensito a questo link). 

In questo caso, è possibile che l’autore abbia considerato come un amore quella che era un’attrazione platonica per una persona che per lui è stata un esempio, ma… ogni lettore è libero di pensarla come vuole.


È un lungo racconto scritto benissimo, con estratti secondo me indimenticabili sia per chi ama la scrittura che per gli appassionati di danza.


L’ho trovato al banco delle novità in biblioteca e… certe volte è proprio bello lasciarsi sorprendere!



The darkest corner of the heart, di Lisina Coney


La ballerina che ci porta nel mondo della danza è Maddie Stevens, una ragazza che ha poco più di vent’anni e studia balletto tutto il giorno, in attesa della sua grande occasione.


Proprio il giorno prima di fare un’audizione – insieme al suo migliore amico – per una scuola di altissimo livello che le garantirà un ingresso quasi sicuro nelle compagnie professionistiche, la sua gamba cede.


Per Maddie è una vera e propria tragedia: la danza è tutto quello che ha. Il padre è fuggito anni fa, con la madre (ex alcoolista) i rapporti sono complessi, suo fratello maggiore Cal è stato il suo vero padre e la moglie di lui, Grace, la sua vera madre, nonché prima insegnante di danza. 

Ella però è stanca di pesare economicamente su fratello e cognata e di essere una sorta di “primogenita” per loro (i due hanno anche una figlia). E senza la danza rischia di non esserci il futuro dei suoi sogni, solo un lavoro part time in un bar che le serviva giusto per pagarsi le lezioni. Il suo amico è stato preso nella scuola, l’amore è un miraggio da molto tempo e Maddie si sente davvero sola.


Dopo qualche difficile settimana di convalescenza, però, arriva una buona notizia: forse non tutto è perduto. Il recupero potrebbe essere possibile, ma solo con una fisioterapia rigorosa. Per sei settimane Maddie dovrà sottoporsi ad un trattamento molto intenso, e poi fare il dovuto mantenimento mentre cerca di rimettersi in piedi e capire se per lei ci sarà un futuro nella danza.


Il dottor James Simmons ha dieci anni in più di Maddie, ha alle sue spalle a sua volta una storia di sport abbandonato dopo un infortunio ed è un classico brontolone di poche parole. Maddie all’inizio non si trova a suo agio, poi inizia ad apprezzare non solo la sua competenza, ma anche la sua tranquillità.


Con il tempo i due iniziano a sentire un’evidente attrazione durante le sedute, ma entrambi sanno che finché sono medico e paziente una relazione non è possibile, e c’è anche la differenza d’età.


Nel frattempo, due eventi imprevisti sconvolgono la vita di Maddie: innanzitutto la scuola alla quale mirava, a giudicare dai racconti dell’amico, si rivela una mezza delusione, ed ella inizia a chiedersi se non sarebbe il caso di considerare altre strade per esprimere il suo amore per la danza; e poi un uomo misterioso inizia a seguirla, dicendo di essere suo padre.



The darkest corner of the heart è il sequel di The brightest light of sushine, che altro non è che la storia di Cal e Grace, fratello e cognata di Maddie.


Per via di una di quelle (benedette) giornate di promozione che propongono moltissimi ebook romance da scaricare gratis, ho preso solo questo romanzo, ma vi assicuro che è tranquillamente leggibile senza il precedente. Certo, ora che l’ho letto, non escludo di dedicarmi anche agli altri (si tratta di una trilogia, c’è anche una storia sulla figlia di Cal e Grace), perché l’ho trovata una storia molto piacevole e godibile.


Non è proprio un “grumpy x sunshine” da manuale: James è brontolone solo all’inizio, poi si rivela semplicemente una persona introversa che preferisce conoscere le persone a poco a poco. E poi in privato alleva gattini, non so se mi spiego. 

Maddie è una persona estroversa e solare di suo, ma attraversa un periodo difficile e, anche se è fatta di carta di inchiostro, la ammiro molto: per me è stato già sufficientemente duro lo stop forzato dovuto al Covid, e almeno lì era un “mal comune”. Scendere dal treno che per anni è stato più che una passione è qualcosa di durissimo, eppure lei, pian piano, riesce ad affrontarlo con l’ottimismo che la contraddistingue. E la sua natura solare è ancora più apprezzabile se si pensa alla difficile storia familiare dalla quale proviene.


Non si parla solo di danza e di amore, dunque, ma anche di famiglia, amicizia, rinascita.


L’unico trope che ho trovato un filo forzato è quello del “forbidden romance”: si parla solo di sei settimane di fisioterapia, giusto il tempo di conoscersi al di là delle sedute, e poi Maddie è liberissima di rivolgersi ad un altro specialista per il mantenimento e iniziare una relazione con James. Anche la differenza di età, considerato che stiamo parlando di due persone giovani ma adulte, è superabile, secondo me. Quanto al fratello geloso, beh, la sorellina è ormai grande, facciamocene una ragione…


Vi farò sapere se leggerò gli altri volumi della trilogia!




Ecco i miei due “consigli ballerini” per oggi!

Due modi molto diversi di considerare la danza e anche di scriverne, come vedete.

Conoscete questi romanzi o questi autori? Che cosa ne pensate?

Fatemi sapere! Ci riaggiorniamo giovedì con altri consigli ballerini…

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 28 maggio 2026

I PREFERITI DI MAGGIO 2026

 Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese




Cari lettori,

ultimissimi giorni di maggio! Siamo ormai in vista del ponte del 2 giugno, della fine della scuola, dell’arrivo dell’estate… Una lunga strada da gennaio, eh?


Il 2026 si sta rivelando un anno molto intenso, sia nel bene che nel male. E questo maggio ne è stata una rappresentazione perfetta… infatti sono cotta!


Uno dei mesi più impegnativi per il lavoro, il mese clou in preparazione al nostro spettacolo ballerino. Un imprevisto in famiglia (per fortuna niente di grave) che mi ha dato parecchio da fare in casa. E per non farsi mancare proprio niente, un paio di controlli medici di routine (tutto ok) e i lavori nel bagno della casetta a Varazze. Nient’altro, direte voi? In effetti ho dimenticato di citare un tempo novembrino (ahinoi), ad eccezione dell'ultima decade, e qualche ritaglio di tempo per raccogliere questi preferiti!



Il libro del mese


Questa storia ha inizio durante una festa di Halloween a cui partecipano tanti ragazzi tra i venti e trenta, tra qualche ultimo studente del college e tanti giovani lavoratori.


La festa è stata organizzata dalla migliore amica di Win, una ragazza che lavora come barista e che fin dalla nascita ha una delle due mani con una deformazione. Halloween le piace moltissimo, così ella ha pensato di mettere un uncino sopra alla sua mano più piccola e di travestirsi da pirata.


Un’idea originale, almeno finché alla festa non le viene incontro un altro pirata… dotato di gamba di legno. Robert detto Bo ha subito l’amputazione di un arto ed ha pensato bene di ricoprire la sua protesi con uno speciale materiale che crea l’effetto del legno.

Per entrambi i ragazzi l’imbarazzo lascia presto il posto alla curiosità. Sia Win che Bo hanno una storia piuttosto difficile alle spalle: lui non è andato in nessun posto che non fosse il lavoro dopo l’operazione, e questa è la sua prima uscita; lei ha appena concluso l’ennesima frequentazione deludente. È proprio Win a proporre a Bo una nottata di divertimento “senza impegno”, perché ella è stanca di mettere in gioco ogni volta il suo cuore solo per scoprire che non solo l’altro non vuole una relazione con lei, ma è anche piuttosto infastidito dalla sua malformazione.


Bo è solo da tanto tempo, ma, sorprendendo anche se stesso, accetta.


La serata, però, coinvolge entrambi i protagonisti molto di più di quanto essi vogliano ammettere. E, qualche settimana dopo, Win si rende conto di essere incinta.


Ella ha sempre desiderato essere madre, ma pian piano aveva rinunciato a questo sogno, perché tutte le sue amiche neomamme le ripetevano che per un neonato “non bastano due mani”, figurarsi una. Così, quando scopre di aspettare un bambino, ella decide di informare Bo. Nonostante essi non si siano più visti dopo quella serata, ella è convinta che egli sia una brava persona e possa essere un buon padre.


La reazione di Bo sconvolge completamente Win. Egli scoppia a piangere dalla gioia e confessa a Win che la sua amputazione è avvenuta in seguito ad un tumore alle ossa e che, proprio come lei, anche lui aveva rinunciato al sogno di diventare genitore. Bo propone a Win di lasciare il piccolo, squallido e scomodo appartamento in cui lei è in affitto e di trasferire armi, bagagli e le sue moltissime piante a casa sua. Anche se non si è mai vantato, Bo è benestante ed ha una casa che anche così è larghissima per tutti.


I due decidono di iniziare insieme l’avventura della gravidanza da amici e coinquilini, ma la scintilla che è nata quella notte tenterà in ogni modo di riaccendersi…



Out on a limb è un contemporary romance con i trope della vicinanza forzata e della gravidanza inaspettata, e fa parte della collana di Rizzoli “La biblioteca di Daphne”, che, almeno all’inizio, era stata venduta come una serie di romanzi per i più giovani e popolari sul booktok internazionale. Delle due affermazioni, a giudicare da questo romanzo, direi che è più veritiera la seconda. Perché sinceramente questa storia non è proprio da ragazzini.


È la storia di due giovani adulti che si ritrovano a metter su famiglia in un mondo che non è certo buono né con i disabili né con i malati, e nemmeno con chi ha una situazione economica e familiare come quella di Win, o con chi ha alle spalle una storia difficile come Bo (e scoprirete che non mi riferisco solo al tumore).


C’è una nuova vita da costruire insieme, tra quotidianità e divisione delle spese, altri amici con una famiglia loro e rapporti un po’ traballanti con i genitori da recuperare.


E sì, questo libro mi è piaciuto molto, è una storia dolce ed intelligente e si ispira all’esperienza diretta dell’autrice, che a sua volta ha una malformazione alla mano ed è diventata madre qualche anno fa. Quindi non dubito che sarebbe un ottimo esempio per adolescenti e universitari, in mezzo a un mercato librario che ultimamente ha avuto qualche scivolone di troppo verso il trash.


Però è un peccato che questa storia sia iper conosciuta tra le giovanissime appassionate di lettura e nettamente meno tra i miei coetanei e dintorni, per non parlare delle persone di età più matura. Così come questo è uno dei tanti esempi per cui si sbaglia – soprattutto in Italia – a considerare il romance come un genere prettamente femminile. Questa potrebbe essere davvero una buona lettura condivisa per una coppia in attesa e un po’ in ansia.


Certo, c’è da dire che lo stile è iper giovanile ed è l’unica parte non proprio di mio gusto di questo romanzo. Anche nella traduzione italiana sono più che visibili molti “calchi” dalle espressioni di quello slang in inglese che si utilizza su internet e soprattutto sui social. Personalmente anche io preferisco un altro stile, ma il romanzo resta comunque super scorrevole e si divora.


Mi piacerebbe leggere altro di questa autrice, ma non so nemmeno se sia disponibile in Italia al momento, visto che, a quanto ho capito, i primi a tradurla sono stati proprio i curatori di questa collana, e di recente. Vi farò sapere!



Il film del mese


Protagonista di questa insolita commedia è Tommaso, un uomo dalla vita lavorativa quasi noiosa (si occupa di infissi e finestre e ha un solo dipendente che è anche il suo unico amico) e dalla vita privata fin troppo movimentata: è rimasto vedovo e ha ben quattro figlie. Dalla ragazza appena maggiorenne che ogni giorno cambia idea sul suo futuro all’adolescente sempre sarcastica, dalla ragazzina da truccare e vestire ogni settimana per le gare di nuoto sincronizzato all’ultimogenita che si diletta un po’ troppo con la balestra, Tommaso non ha un minuto libero. Gli piacerebbe rimettersi in gioco, ma a volte il dolore è ancora troppo fresco, il suo amico e dipendente fornisce solo consigli troppo grezzi, la colf non è molto flessibile quando si tratta di fermarsi in più la sera e persino agli incontri di supporto tra vedovi tutte le donne scappano quando egli nomina la presenza di “quattro figlie”.


Queste ultime, però, si sono accorte che il padre talvolta si sente un po’ solo, e lo convincono ad andare ad una festa, comprandogli anche la camicia “di Ryan Gosling” (che poi, malauguratamente, è la stessa dei camerieri).


Proprio quella sera, però, Tommaso conosce Lara, che poi scopre essere un’impiegata della sua banca. I due, forse per unire le reciproche solitudini e superare l’imbarazzo della festa, si trovano subito bene, e, dopo la serata, iniziano subito una frequentazione.


Tommaso, però, non ha idea di come parlarle delle sue quattro figlie. Per settimane egli si inventa l’impossibile, chiedendo in prestito la casa al suo amico ed escogitando qualunque sotterfugio. In una notte di pioggia, però, seguendo il cane che ha lo stesso carattere vivace delle sue figlie, egli si ritrova di fronte al portone di Lara e decide di farle un’improvvisata.


Peccato che la sorpresa tocchi a lui: Lara ha tre figli, due gemelli ormai grandi e un adolescente DVA con il quale è iper protettiva, soprattutto da quando l’ex marito è fuggito altrove.


E così la neo-coppia si rende conto di avere… sette figli da crescere insieme. Follia o nuova avventura?



Un bel giorno è uno di quei film che guardi “per ridere” e poi scopri che non c’è soltanto di che divertirsi.


Ultimamente guardo e leggo con più piacere quelle storie romance con protagonisti che hanno già fatto un pezzetto di vita e che nonostante le batoste riescono comunque a reinventarsi. Certo le storie d’amore tra ragazzi giovani e di belle speranze sono una boccata d’aria fresca e talvolta ci vogliono proprio, ma in commedie come Un bel giorno sono il realismo e la vita di tutti i giorni a prendere per mano il romanticismo, che, ahinoi, non sempre basta.


Virginia Raffaele interpreta in modo convincente la madre di un ragazzo con disabilità, raccontando senza fronzoli le piccole e grandi frustrazioni nel crescerlo (personalmente ne ho viste e sentite alcune sul lavoro). Fabio De Luigi, come suo solito, vi farà ridere, così come il suo campionario di figlie una più stravagante dell’altra, ma sono sicura che alla fine della pellicola avrete anche qualcosa su cui riflettere.


Lo consiglio per una serata… leggera ma non senza impegno!



La musica del mese


In questo maggio un po’ complicato mi sono spesso trovata a canticchiare una canzone della colonna sonora del musical Mamma mia!, dal titolo I have a dream. Potete ascoltarla a questo link.


Ho un sogno, una canzone da cantare

che mi aiuti ad affrontare tutto

se vedi la meraviglia di una favola

puoi accettare il futuro, anche se fallisci


Credo negli angeli,

qualcosa di buono in tutto quello che vedo

credo negli angeli

quando so che il momento è giusto per me

attraverserò la corrente

ho un sogno…


Ho un sogno, una fantasia

che mi aiuta ad affrontare la realtà

e la mia destinazione… vale la pena

attraverso l’oscurità, ancora un altro miglio…


Credo negli angeli,

qualcosa di buono in tutto quello che vedo

credo negli angeli

quando so che il momento è giusto per me

attraverserò la corrente

ho un sogno…



La poesia del mese


Per questo mese di maggio in cui ho cercato (senza troppo successo) un po’ di pace, ho scelto una poesia di David Herbert Lawrence dal titolo Silenzio.


Da quando ti ho persa,

sono ossessionato dal silenzio;

i suoni le lor piccole ali agitano

un attimo, poi all’onda

s’abbandonano

dalla stanchezza,

che dondola senza rumore.


Sia che per strada la gente

passeggi con monotono brusio

o sospiri il teatro e sospiri

con un profondo respiro roco,


o agiti il vento un groviglio di luce

sul fiume nero, profondo,

o gli ultimi echi della notte

facciano rabbrividire l’aurora,


io avverto il silenzio che aspetta

di poter bere tutto ancora

nella sua estrema totalità svuotando

il rumore degli uomini.



Le foto del mese


Per il ponte di inizio mese ho cucinato un dolce che mi piace molto ma non facevo da ormai troppo tempo: il tiramisù alle fragole!



Come già avete visto in copertina, durante il mese sono fioriti ovunque gli iris, un fiore che adoro e che per me è un segno dell’estate in avvicinamento!



Nella prima metà del mese ho fatto parecchio dog-sitting a Otto. Il nostro vecchietto ha un po’ di acciacchi, ma resiste!



Sono riuscita a vedere una piccola mostra a Gorgonzola che ha per protagonista Osvaldo Cavandoli, l'inventore della "Linea". Spero di parlarvene in giugno! 



Sabato scorso, il 23, ho nuovamente partecipato ad un evento che mi era piaciuto molto già la scorsa primavera: la "passeggiata con Jane Austen", tra letture recitate e un minuetto da imparare insieme. Quest'anno l'iniziativa si è tenuta nel parco di Villa Alari, che ha riaperto al pubblico da pochissimo!



Che dirvi... è stata dura, ma ce l'abbiamo fatta! 

Rileggendo questo post, comunque, mi rendo conto che, nonostante il periodo tosto e i moltissimi impegni, sono riuscita a ritagliarmi degli angoli per me, e va già bene. Mi attende giugno, un mese che da sempre è suddiviso in due parti: la prima metà è una naturale continuazione di maggio, con giornate e scadenze importanti; nella seconda metà, i ritmi finalmente rallentano. Ma vi racconterò... nel frattempo ditemi voi del vostro maggio! 

Grazie per la lettura, ci rileggiamo in giugno :-)