lunedì 6 luglio 2020

LIEBSTER AWARD 2020

...nuovo premio per il blog!




Cari lettori,
dopo tanto tempo, ecco un nuovo post per la rubrica “Premi ricevuti”!

A sorpresa, sono stata nominata da Vanessa del blog "Gattara cinefila", che ringrazio e saluto, per un’edizione 2020 del “Liebster Award”, premio-catena dei blog che ho vinto più volte qualche anno fa in varie occasioni (per esempio questaquesta e questa).

Come sempre, questo premio è una sorta di TAG composto da una serie di domande a cui rispondere! Ecco qui sotto il regolamento:


REGOLE DEL TAG:

1) Ringraziare il blogger che ti ha nominato, fornendo anche il link del suo blog;

2) Rispondere alle 11 domande ricevute;

3) Nominare altri 5-11 blogger;

4) Chiedere 11 domande ai blogger nominati;

5) Avvisare i blogger che sono stati nominati.




RISPONDO ALLE DOMANDE DI VANESSA:



1) Prodotti artistici o prodotti industriali? Arte di consumo o arte pura?
Dicotomie impossibili: ti senti di prendere parte in questa diatriba o prendi quello che passa…?


Ho pensato un po’ a questa domanda prima di formulare una risposta e mi sono resa conto che, invece che rispondere con un discorso astratto, è molto meglio farvi l’esempio concreto di quella che da oltre cinque anni è la materia del mio blog: i libri e la cultura.


Per quanto riguarda il settore degli spettacoli teatrali, della danza e delle mostre d’arte, anche se c’è la consuetudine di pagare il biglietto (ma già lo facevano gli antichi Greci per il teatro!), credo che la fazione “arte pura” vinca ancora su quella “prodotto industriale”: teatri e musei continuano a scegliere, secondo me, pochi artisti/opere di qualità su cui puntare per ogni singola annata. Canali televisivi come Rai 5 e Rai storia rendono questo tipo di prodotto fruibile per tutti, e spettacoli come “Ulisse” di Alberto Angela e “Danza con me” di Roberto Bolle sono arrivati addirittura su Rai 1, ma secondo me parliamo sempre di tv formativa e di alta qualità, ed è per questo motivo che, in tempo di quarantena, ho inserito nel blog anche le recensioni di balletti e spettacoli teatrali trovati sul catalogo di Rai Play.

Arte pura” è un po’ la parola d’ordine anche dei miei post relativi ai classici, alla letteratura ed alla poesia: prendo spunto dai miei studi, talvolta con argomenti complessivamente noti ai più, talvolta con scelte un po’ più di nicchia, ma le lettere, per definizione, non hanno mai venduto molto, e comunque potete trovare con facilità in biblioteca tutte le opere di cui vi parlo.

Il cinema e la musica sono una via di mezzo: ci sono film d’autore e dischi poco conosciuti, così come i prodotti conosciuti al grande pubblico, ed io cerco, sul blog, di parlare sia degli uni che degli altri.


In definitiva, credo che l’unico argomento su cui il fattore “prodotto industriale” a volte ha la meglio siano proprio le letture. Leggere, per definizione, rende liberi, ma ultimamente mi sono resa conto che spesso il desiderio di novità finisce per appiattire l’attività di blogging. Certo, collaborare con il mondo editoriale e restare sempre “sul pezzo” con le nuove uscite è una bella soddisfazione per tanti di noi, ma promuovere tutti in contemporanea sempre lo stesso romanzo rischia di farci perdere la nostra originalità e di trasformare il libro in semplice “merce” da promuovere. D’altro canto, non ci si può nemmeno ritirare nella famosa torre d’avorio ed ignorare quello che accade nel mondo del libro e dell’editoria, che è in continua evoluzione.

Secondo me, come spesso accade, la soluzione migliore è il compromesso: personalmente, tra le novità, scelgo quelle che realmente ci interessano (perché amo l’autore, perché quel genere è il mio…), e le promuovo. Le novità, comunque, occupano circa un terzo dei miei post “librosi”, e per gli altri due terzi, via libera per quello che voglio: recuperi dei vecchi romanzi dei miei autori preferiti, libri un po’ più datati scovati in biblioteca, ebook meno noti ma che mi hanno sorpreso… 
In questo modo, spero di tenere i miei lettori informati sia su ciò che vale la pena scoprire nel mare magnum delle nuove uscite sia su ciò che in questo periodo non è al centro del mercato editoriale ma vale comunque la pena leggere.



2) Ti senti più un tipo nordico o mediterraneo?


Dal punto di vista fisico sono una via di mezzo: ho i capelli castano chiaro con colpi di sole ed i miei vicini per scherzare mi chiamano “la bionda”, ma ho anche una pelle media che resiste abbastanza bene al sole e gli occhi scuri.

Se si considerano, invece, le mie preferenze, sono un tipo decisamente mediterraneo: amo la bella stagione e stare al sole, e come ormai saprete sono affezionata al paesaggio della Riviera (soprattutto ligure).



3) Preferisci le cose che si sentono o le cose che si vedono?


Sinceramente non saprei rinunciare né alle une né alle altre. La conoscenza avviene tramite tutti i sensi di cui siamo stati forniti...



4) Ti inondi di social? Ti mantieni distante? Li rifiuti?



Non mi inondo e non li rifiuto: li utilizzo, ognuno in modo differente. Principalmente uso Blogspot, Facebook, Twitter, Instagram e Youtube.

Blogspot resta la mia piattaforma preferita, ma per me è più di un social: è come il mio angolino felice, grazie al quale ha preso vita questa piccola avventura del blog che è ormai realtà da anni.


Facebook è il primo social che ho utilizzato e continuo a farne uso, sia perché viene utilizzato per comunicazioni istituzionali (es. quelle del sindaco in questo periodo di Covid) sia perché mi ha consentito di far conoscere il mio blog a un po’ di conoscenti/concittadini. Purtroppo ho notato che i giovanissimi, i ragazzi nati dopo di me, non ne fanno più un grande uso, ma posso “raggiungerli” tramite Instagram (sempre che siano interessati ai miei contenuti, cosa che talvolta comunque capita).

Twitter è utile per far leggere i tuoi post ad un pubblico un po’ più ampio grazie agli hashtag su libri e cultura, ed i tweet che in fascia serale commentano i programmi tv sono molto divertenti, ma ultimamente è un social che mi ha un po’ stufato, e ci accedo solo per restare nelle “isole felici” che vi ho appena nominato. Un tempo mi piaceva molto di più perché era il luogo del confronto tra appassionati degli stessi argomenti, ma ultimamente qualcosa si è rotto: il clima è pesante, c’è molta saccenza, ognuno fa a gara per saperne di più dell’altro, ed anche molte persone alle quali in linea teorica darei ragione al 100% finiscono per diventare davvero antipatiche per il modo in cui si esprimono ed attaccano gli altri. Quindi lo uso con il contagocce.

Instagram è un social che negli ultimi tempi uso sempre più, ed anche lui ha i suoi pregi ed i suoi difetti. Sicuramente ha di positivo il fatto che sia un social che si aggiorna continuamente, e tra stories, filtri per modificare foto, musiche di sottofondo e tanto altro risulta creativo e divertente. Il guaio, invece, è che ci sono così tante opzioni perché ci sono persone che ci lavorano, il che ci rimanda alla questione del “prodotto industriale” della domanda 1: l’adattamento alle esigenze di mercato sacrifica un po’ l’originalità, specie negli ambiti come moda e bellezza. L’importante, come già detto, è cercare di mediare tra ciò che va di moda al momento e la propria individualità!


YouTube non è un social a cui propriamente partecipo, ma averlo sulla Smart TV è molto utile sia per ascoltare musica che per gli allenamenti casalinghi (di cui vi ho parlato qui e qui).



5) Hai un criterio di organizzazione del blog?


Ci ho messo un po’, perché i primi tempi in cui avevo il blog erano un po’ più “liberi”. Adesso sono circa tre anni che pubblico due volte alla settimana, solitamente lunedì e giovedì, con qualche piccolo spostamento ogni tanto. 

Gli unici due mesi particolari sono agosto, perché di solito “saluto” il blog ad inizio mese e riprendo con i preferiti del mese dopo la pausa estiva, e dicembre, perché i post del Christmas countdown sono sempre un po’ diversi dagli altri. 

Per quanto riguarda gli altri dieci mesi, pubblico circa dai 7 ai 9 post. 3 di questi post sono generalmente occupati da tre rubriche: "L'angolo vintage" il 17 del mese, la rubrica di scrittura creativa "Storytelling chronicles" nel giorno in cui desidero ma secondo il tema scelto insieme alle altre, e alla fine del mese i preferiti, rubrica che ho creato io. Poi ho dai 4 ai 6 post liberi e cambio di volta in volta, dividendoli tra i vari argomenti, dalla lettura al cinema, dalla letteratura al teatro, dall’arte alla danza...



6) Programmi molto i tuoi post o “pubblichi” a istinto quando capita?


Per quanto riguarda l’organizzazione generale dei post, ho già chiarito nella scorsa domanda. 

Prima del momentaccio Covid capitava che ci fossero un bel po’ di inserimenti last minute, relativi principalmente a spettacoli teatrali, balletti e mostre d’arte, specie in autunno ed inverno, stagioni più “ricche” di questo tipo di eventi rispetto alla primavera e all’estate. Spero che tutti noi potremo tornare presto a fruire di tutti i luoghi culturali in piena libertà, anche in modo inaspettato.

Da marzo in avanti ho postato maggiormente sulla lettura, ho inserito post su argomenti come musica,letteratura, spettacoli fruibili dalla tv ed ho inaugurato la rubrica di scrittura creativa, quindi sono stata quasi sempre pronta in anticipo… ma, come avrete capito, non vedo l’ora di tornare ai last minute!



7) Come ti approcci alle tematiche femministe?


Sono sempre stata a favore delle battaglie femministe e le ho sempre credute importanti e necessarie.

Credo che il nemico più grande delle donne, pericoloso e silenzioso, sia la mentalità di fondo di tante persone, che spesso produce pensieri assimilati e ripetuti “in buona fede”, ma basati su idee tutt’altro che piacevoli.

Mi spiego meglio con degli esempi: nel mio piccolo, anche io mi sono resa conto che delle critiche che mi sono state mosse o osservazioni che mi sono state fatte derivano da un retaggio molto antico. Per esempio, quando sono andata a vivere da sola ho sentito una serie di frasi che secondo me ad un maschio non avrebbero mai detto: “Ma finché sei sola, non puoi stare coi tuoi, almeno hai un po’ di compagnia?”, “Secondo me è inutile quello che fai: cioè, vai lì, ti fai lo sbatti, pulisci e cucini… solo per te?”, “Non hai paura a dormire da sola?” (unica risposta possibile: assolutamente no, ho una mensola piena di peluche che mi difendono) e simili.

Per non parlare di tutte le volte in cui le persone considerano i miei interessi culturali e/o sportivi come dei “riempitivi”, dei modi di tenermi occupata in attesa di farmi una famiglia, e non dei veri e propri pezzi di vita che per me sono stati e sono ancora spesso e volentieri delle priorità. Io a volte provo a spiegarmi, ma mi sono resa conto che, per una persona che mi capisce, ce ne sono tre che sorridono, annuiscono e non mi credono (“Vedrai che fra un po’ non sarai più sola e non ti interesseranno più tutti questi libri”).

Il guaio è che finché non abbattiamo questa mentalità nelle piccole cose sarà dura ottenere risultati sulle grandi. Ma forse, se facciamo un passo al giorno senza mai retrocedere dalle nostre posizioni, arriveremo dove desideriamo.



8) Rapporto con la TV: la guardi? E se sì cosa guardi?


Direi che ho un buon rapporto con la TV. Oltre ai canali e programmi culturali che ho già nominato, guardo anche film (sia d’autore che più leggeri) e un bel po’ di fiction.

Io preferisco quelle italiane alle straniere: prodotti più impegnativi come La guerra è finita (la fiction che hanno fatto a gennaio sulla Giornata della Memoria), fughe nel passato come I Medici o Il Paradiso delle Signore (solo le prime due serie, però, non la soap), quelle tratte dai miei libri preferiti come Il commissario Montalbano, L’amica geniale, Rocco Schiavone, I delitti del BarLume ed altri ancora, sia storie più leggere (la mia preferita di sempre è Don Matteo).

Praticamente le uniche serie tv straniere di cui riguardo volentieri le repliche sono The OC, Gossip Girl, L’ispettore Barnaby, Merlin e Sherlock. So che non sono esattamente prime visioni… ma questa mia preferenza per le fiction italiane non mi invoglia molto a prendere Netflix o simili. Almeno per ora...



9) A livello musicale sei da oggetto (compri CD, vinili ecc.) o vivi bene anche i file?


Mio padre ha qualche vinile. Io ho dei CD, ma risalgono tutti all’adolescenza. Negli ultimi anni ho ascoltato musica con Spotify e YouTube.



10) Ti consideri un eterno bambino o preferisci essere adulto?


Ognuno di noi ha in sé una parte più infantile ed una più adulta.

Secondo me a 30 anni è importante essere adulti sulle cose che davvero contano: nel gestire con maturità i rapporti, nell’occuparsi di chi ti vuole bene e non “prendere” soltanto senza dare, nel portare avanti le responsabilità che abbiamo scelto di prenderci, nel riflettere con la propria testa senza farsi trascinare dal “gruppo di turno”, nel volersi bene e difendere se stessi e la propria individualità.

Poi ci sono tanti momenti in cui ci si sente tornare bambini: per esempio, quando risalgo sul palco e mi verrebbe da saltellare come fa il corso delle piccole, quando rivedo il mio mare dopo un po’, quando riscopro storie (libri o film) che mi avevano emozionato già da adolescente. Ognuno di noi ha bisogno di questi momenti per completare la sua parte più adulta.



11) Sei ordinato o disordinato? Riesci a spiegare la tua posizione in proposito?


A casa mia sono complessivamente ordinata: certo, una casa dev’essere vissuta e ci sono periodi intensi in cui non me ne riesco ad occupare, ma poi, in giornate in cui ho tempo, sistemo, pulisco e riordino con una certa precisione.

Anche come studentessa sono stata piuttosto precisa ed ho cercato di mantenere questa tendenza all’ordine anche nelle mie esperienze lavorative.

Faccio un po’ di fatica con la burocrazia, ma chi, onestamente, riesce a ricordare tutte le carte che ha? Fortunatamente divido tutto in cartelle per categoria, è già un inizio…

Insomma, diciamo che sono più ordinata che disordinata!




Come al solito, non ho il dono della sintesi, ma ammetto che ho trovato alcune di queste domande davvero interessanti, ed è per questo motivo che, proprio come ha fatto Vanessa, le conservo, invece di crearne di nuove, ed invito tutti voi a rispondere nei commenti o sul vostro blog, e, in particolare, mi piacerebbe vedere le risposte di queste cinque persone:


1) Angela di "Chicchi di pensieri";

2) Cry de "Il mondo di Cry";



5) Federica di "On rainy days"


Fatemi sapere che ne pensate! Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 2 luglio 2020

ESSI VENNERO

La mia recensione del romanzo di Raffaele Fiorillo




Cari lettori,
iniziamo luglio con un nuovo consiglio di lettura “in primo piano”!

In questo periodo mi sono cimentata con un romanzo appartenente ad un genere che su questo blog costituisce una novità: la fantascienza. Si tratta di Essi vennero, romanzo d’esordio dello scrittore self Raffaele Fiorillo. Ho provato a cimentarmi nella lettura di un genere che, come credo abbiate intuito, non è tra quelli che pratico di più, ma nel complesso sono rimasta soddisfatta.

Oggi ve ne parlo meglio!


Grazie all’autore per la copia omaggio.



Scheda libro



Titolo: Essi vennero

Autore: Raffaele Fiorillo

Casa editrice: autopubblicato in esclusiva su Amazon

Genere: fantascienza apocalittica

Prezzo: ebook 2,99 euro e cartaceo 7,99 euro

Pagine: 116


Trama (quarta di copertina): 

La storia comincia in un futuro non molto lontano: è l’anno 2043 e Giulia, giovane ragazza napoletana, sfugge alla prigionia degli alieni per ritrovarsi nella sua città, Napoli, totalmente disorientata dalla distruzione e dal caos che regna sovrano.
Il pianeta Terra è stato invaso circa un anno prima da una razza aliena belligerante conosciuta come “Grigi” e la ragazza si ritroverà suo malgrado a vagare per la città fino a incontrare un uomo di nome Giovanni che la accoglierà nel suo gruppo di sopravvissuti che vive sottoterra sfruttando le linee della metropolitana. La storia si snoda poi in vari punti temporali, spostandosi in altre città d’Italia come Milano e Taranto fino a ritornare a Napoli dove la ragazza nasconde inconsapevolmente un grosso segreto che porterà i sopravvissuti a dover reinventare nuovamente se stessi.


Informazioni sull’autore: Raffaele Fiorillo. 

Aspirante scrittore classe 1989, nato e cresciuto in provincia di Napoli all’ombra del Vesuvio dove attualmente risiedo. Vorace lettore, appassionato di libri, fumetti, cinema, teatro, videogiochi. Mi nutro ogni giorno di pizza e caffè espresso.
Ho sempre scritto per me stesso, negli anni poi ho seminato qualche racconto breve su riviste online e in altri luoghi dell’Internet fino a decidere di voler provare a scrivere un libro per farmi leggere anche da altre persone.
Essi vennero” è il mio romanzo d’esordio e non ho assolutamente intenzione di fermarmi.


Link social

FB: facebook.com/raffaelefiorilloautore



La lotta tra umani e Grigi


Questo interessante romanzo di fantascienza ha inizio il 9 maggio 2042, il giorno in cui, come recita il titolo, Essi vennero. Nel tardo pomeriggio di una giornata qualunque, infatti, il luminoso cielo di tarda primavera si oscura improvvisamente e una serie di piramidi nere scende dalle nuvole, conficcandosi in terra o addirittura nel mare. Si tratta delle astronavi dei Grigi, extraterrestri presentati come umanoidi molto alti e dai lunghi arti, dalla pelle grigiastra e dagli occhi neri ed inespressivi. 
Ad una prima occhiata, essi sembrano dotati di una tecnologia molto superiore a quella umana: possiedono delle futuristiche tute blu e maneggiano attrezzi spettacolari davvero spaventosi.

Quando però qualcuno degli astanti li insulta e ordina loro di sparire perché non sono graditi, uno dei Grigi reagisce con inaudita violenza, polverizzando l’umano ostile e quelli intorno a lui. Da questo momento in avanti avrà inizio una lotta senza esclusione di colpi, mentre le più famose città italiane si trasformano in giganteschi fantasmi di lamiera e cemento e tutti gli esseri umani cercano di nascondersi e di lottare per la sopravvivenza.


Quello che ho maggiormente apprezzato nel contesto di questa lotta tra umani ed extraterrestri è che essa non sia casuale, ma motivata. I Grigi rapiscono alcuni umani e praticano su di loro delle sperimentazioni, ma questo non è soltanto un metodo perverso per sfogare il loro desiderio di conoscenza degli umani. Essi sono spinti da una motivazione molto seria, qualcosa che potrebbe mettere a rischio la loro sopravvivenza e che ha innescato quel loro attacco sulla Terra.

Se la caratterizzazione dei Grigi è piuttosto interessante, quella degli umani è forse un po’ meno approfondita: si accenna a qualche progresso tecnologico ed informatico, e quando i protagonisti si rifugiano in ospedale c’è un riferimento all’emergenza Covid-19 che si ipotizza ormai sia solo un ricordo, ma, nel complesso, l’umanità sembra essere rimasta quella del 2020. Poco più di vent’anni non sono moltissimi, ma mi sarebbe piaciuto vedere anche qualche novità in più per quanto riguarda il mondo degli umani. Magari nei prossimi capitoli di questa avventura ci saranno…!



Luoghi e protagonisti della storia


La storia non è ambientata in una sola città italiana, perché l’attacco dei Grigi si svolge su tutto il territorio nazionale, e, stando a quanto afferma il Presidente della Repubblica in un discorso all’inizio del romanzo, anche in altri stati d’Europa, mentre dagli USA nessuno riesce ad avere notizie.

Il libro racconta quel che succede in quattro città italiane, in ognuno delle quali la lotta ai Grigi è portata avanti con modalità diverse.


Napoli è la città natale di Giulia, la protagonista, che è una degli umani che hanno dovuto subire il rapimento da parte dei Grigi e le sperimentazioni scientifiche sul proprio corpo. Anche se non ricorda come e perché, dal momento che è ancora sconvolta, ella è riuscita a fuggire, e trova fortunatamente rifugio nei locali sotterranei della metropolitana, dove i pochi sopravvissuti della città cercano di resistere sotto la guida del loro leader Giovanni e con l’aiuto del medico Bruno.

Taranto è il luogo dove i Grigi, per la prima volta, hanno attaccato qualcuno (il turista che ha intimato loro di andarsene e li ha insultati). Lì il soldato in congedo Dario è riuscito a salvare la giovane madre Amira, i suoi due bambini e la poliziotta Nadia, ed insieme a loro si è rifugiato tra le mura di un albergo miracolosamente rimasto intatto.

Milano, o meglio, Cernusco sul Naviglio (il mio paese!) è il posto privilegiato per l’osservazione del cielo, ma nemmeno dall’Osservatorio gli umani sono riusciti a prevedere una simile catastrofe. Il turista americano Jack vive lì ormai da mesi con un anziano professore ed una giovane ricercatrice, ma mal sopporta l’immobilità e vorrebbe uscire all’esterno per cercare aiuto e verificare se nei dintorni ci siano altri sopravvissuti con cui allearsi.

Le caverne naturali nella zona dell’Etna, infine, sono il rifugio di Camilla, ex ristoratrice che ha perso il marito durante il primo attacco alieno, e dei suoi anziani genitori. Lì il pericolo non sono tanto i Grigi, quanto dei sedicenti “sacerdoti” che hanno inventato un culto basato sull’arrivo degli extraterrestri e perseguitano tutti coloro che ancora si definiscono cristiani.


Il romanzo intreccia piuttosto abilmente queste vicende che avvengono in diverse parti d’Italia. Il lettore non comprende subito il perché di questo continuo cambio di ambientazione e di personaggi, ma alla fine del romanzo l’autore riesce a tirare le fila ed a far intuire i vari collegamenti.



Analisi di contenuto e forma in corso di lettura


Volendo fare un bilancio di questa lettura, direi che gli innegabili pregi risiedono prevalentemente nel contenuto, mentre gli aspetti migliorabili, a mio parere, nella forma.


Innanzitutto, come sicuramente voi lettori saprete, io sono tutto tranne che una lettrice di fantascienza, quindi un grande merito dell’autore è quello di essere riuscito a coinvolgere fino alla fine una persona che solitamente legge altri generi.

Mi sono piaciute molto sia l’idea di un racconto corale che quella dell’ambientazione su tutto il territorio italiano. Il riferimento al mio paese mi ha colpito e nella parte relativa al viaggio di Jack da Cernusco a Milano, mentre egli segue il percorso della metropolitana e della superstrada, ho riconosciuto molti luoghi noti.


Proprio nel leggere le descrizioni, però, devo sottolineare un primo punto dolente: esse sarebbero molto buone…se comparissero solo una o due volte. Mi spiego meglio: i Grigi, le città, le infrastrutture sono descritti più volte con le medesime parole. Secondo me, o si descrive qualcosa una sola volta, oppure, se si vuole ripetere una descrizione per aggiungere più dettagli, bisogna andare più nei particolari, oppure cercare dei sinonimi. Va bene l’ambientazione apocalittica, ma, oltre a parlare di macchine ribaltate ed edifici sventrati, non sarebbe meglio aggiungere qualcos’altro… oppure, se lo scenario è sempre lo stesso, passare oltre?

Mi permetto poi di segnalare alcuni difetti “tecnici”, come il testo a bandiera (allineato a sinistra) e non giustificato, qualche refuso ed alcune ripetizioni.

Tutto questo è più che comprensibile nel primo romanzo di un autore self, ma sarebbe veramente un peccato se queste sviste facilmente correggibili andassero ad incidere sulla godibilità del romanzo. Il cuore di questo libro è costituito da un’idea di fondo abbastanza classica per il suo genere ma comunque ben sviluppata, da un “retroscena” relativo alle vere intenzioni dei Grigi davvero sorprendente, da una serie di personaggi con un buon potenziale, da un insolito omaggio a tanti luoghi d’Italia.


Dal momento che il finale è aperto e quasi sicuramente Essi vennero sarà solo il primo capitolo di una serie, mi auguro che queste sviste formali possano essere al più presto riviste e corrette, in modo da dare una veste migliore ad un romanzo comunque interessante e consigliabile.


Valutazione: tre stelle




Come sempre, ora tocca a voi!
Conoscete questo romanzo? Lo avete letto? Che cosa ne pensate?
Avete letto qualcos’altro dell’autore?
Aspetto i vostri commenti!
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)

lunedì 29 giugno 2020

I PREFERITI DI GIUGNO 2020

Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese




Cari lettori,
siamo al termine di giugno ed al consueto appuntamento con i “Preferiti del mese”! 

Per me sono state settimane un po’ anomale, perché la prima parte di giugno è solitamente dedicata al mio annuale spettacolo di danza, e quest’anno l’emergenza sanitaria ha annullato tutti i nostri programmi. Come vedrete nella parte finale del post, però, si è rivelato comunque un mese piuttosto importante per me e per la mia famiglia… una sorta di nuovo inizio! 

Nel frattempo, ricapitoliamo insieme tutto quello che mi è piaciuto, dai libri ai film, dalla musica alla poesia!



Il libro del mese


È il ‘67 e le radio di tutta Italia propongono Un cuore matto come tormentone dell’estate in arrivo. Maggio, per la Liguria, è un mese di preparazione per la stagione turistica ormai alle porte. La piccola stazione della località di Cala Marina si gode la sua routine abituale prima che, in giugno, i turisti la invadano.

Il primo ad arrivare ogni mattina è Silvano, l’edicolante, che ama più leggere i fumetti che vendere i giornali; poi arriva Ludovica, la barista corteggiata da tutti, sul suo Ciao blu; in tempo per la colazione si presenta il professor Martinelli, un solitario professionista della matematica; con il primo treno del mattino si affaccia il capostazione Dalmasso, che poi passa quasi tutta la giornata nella sua stanzuccia dalla quale controlla la situazione; appena fuori, Bartolomeo, il tassista, fa le parole crociate e spera in una bella estate dopo un inverno di scarse corse e difficoltà economiche; ogni giovedì, infine, il maresciallo Norberto della Polfer fa un giro in stazione, in teoria per controllare che non ci siano problemi, in pratica per fare lo spaccone con gli uomini ed il brillante con Ludovica.

Tutti questi personaggi sono osservati con attenzione da una figura chiave della storia, la nostra voce narrante: Adelmo, l’addetto alle pulizie. Tra tutti, egli è quello che conosce meglio la stazione: per lui è la sua casa, un pezzo importante di vita, e ci passa molte più ore di quelle che dovrebbe trascorrere, al di là dei suoi turni abituali. Egli può osservare senza essere visto perché è una persona “ai margini”: dal momento che non può parlare, tutti lo chiamano Il Muto e lo ignorano, ad eccezione di Ludovica che gli sorride al mattino e del professor Martinelli che gli rivolge qualche parola.


Il giovedì 18 maggio in cui inizia la storia, però, non è una giornata come le altre: con il primo treno del mattino, insieme ai soliti pendolari le cui facce tutti conoscono a memoria, scende una bellissima donna dal vestito bianco e dal largo cappello, con scarpe e borsa rossa. Ella non ha né l’aspetto sportivo ed ordinario delle signore che vanno in vacanza in bassa stagione, né l’aria disinibita delle prostitute delle case chiuse che ogni quindici giorni si alternano. Inoltre, a differenza delle due categorie sopra citate, è del tutto sola. La donna del mistero va dal tassista Bartolomeo, gli chiede di essere portata all’hotel Miramare e scompare come in un sogno.

Pochi giorni dopo, il maresciallo Norberto riceve una segnalazione dalla Procura: una donna, Liliana Borromini, a quanto dice il marito, è scomparsa. Egli osserva la foto segnaletica della donna e si rende conto che si tratta della splendida signora che è arrivata a Cala Marina il giovedì precedente.

Il maresciallo Norberto non ha mai avuto per le mani un’indagine così importante, e di sicuro la sua inesperienza ed il suo atteggiamento un po’ da sbruffone non lo aiutano, ma potrà approfittare sia della collaborazione di un appuntato sveglio e molto paziente sia dell’aiuto di tutti i personaggi della stazione, che contribuiranno alla ricerca ed alla risoluzione del caso, ognuno a modo suo.


Tutti i giorni è così è il primo capitolo di una nuova serie di Roberto Centazzo, già autore dei quattro volumi di Squadra speciale minestrina in brodo, romanzi gialli che hanno per protagonisti tre poliziotti neo-pensionati, dei quali vi ho parlato qui e qui.

La serie di Cala Marina resta fedele alla formula, tanto cara all’autore, della “commedia gialla”, calcando un po’ più la mano sul primo dei due aspetti. Gli anni ‘60, l’ambientazione vacanziera, l’apparente quiete di un piccolo paese in cui tutti si conoscono e le dinamiche che si instaurano tra i vari personaggi ricordano molto da vicino le commedie televisive d’epoca, quelle che ancora adesso trasmettono in replica nei pomeriggi di agosto e che sono diventate dei classici, grazie anche ai bravissimi interpreti. 

I personaggi della stazione di Cala Marina sono degli “archetipi”, un po’ sul modello della commedia teatrale: la bella ragazza di cui tutti notano l’avvenenza ma pochi conoscono i pensieri e le preoccupazioni; l’uomo che lavora tutto il giorno per fuggire da una moglie prepotente e dalle figlie invadenti e si rifugia in una stanza dove si occupa di un modellino in miniatura della stazione; il maresciallo che si mette in mostra con le donne anche se è sposato e con il lavoro anche se non ha grandi capacità, ed il secondo in comando che deve rimediare alle sue smargiassate…

Anche la parte “gialla”, tuttavia, riserva degli interessanti colpi di scena e fornisce all’autore l’occasione per fare delle belle riflessioni su come si costruisce un poliziesco e, in generale, una storia che valga la pena di raccontare.


La piccola Cala Marina ed il suo microcosmo, descritto nel dettaglio, conquisterà chi, come me, è amante della Liguria, ed in questo momento ne sente un po’ di nostalgia.

In luglio uscirà il secondo volume delle Storie di Cala Marina, e di certo non me lo perderò!



Il film del mese


I cinema hanno riaperto da pochissimo e con mille precauzioni, e la stagione estiva è sempre piuttosto priva di novità, quindi purtroppo non ho una nuova uscita particolare da segnalarvi nemmeno questo mese. Giugno, però, è tradizionalmente il mese delle elezioni (anche se so che molte regionali ed amministrative sono state rimandate a settembre per via della questione Covid) e per questo motivo ho pensato di parlarvi di un film uscito qualche anno fa, una simpatica commedia romantica a sfondo politico, Passione sinistra.

La storia è liberamente tratta dall’omonimo romanzo di Chiara Gamberale, di cui vi avevo parlato in questo booktag. Il libro, però, è più che altro una sorta di racconto lungo: ho trovato la storia un po’ troppo scorrevole e tante tematiche appena accennate. Il film, invece, presenta personaggi molto meglio caratterizzati ed un intreccio più originale.


La protagonista, Giovanna detta Nina, interpretata da Valentina Lodovini, è una trentenne che lavora precariamente come giornalista insieme all’amica Martina (Geppi Cucciari), con la quale condivide anche gli ideali di sinistra. Il suo tempo libero è speso tra marce pacifiste e/o ecologiste ed attivismo politico spesso a titolo gratuito. Il suo storico fidanzato è Bernardo, uno scrittore che si dà tante arie da intellettuale impegnato ma in realtà punta soprattutto alla fama. Nina crede molto nella loro storia e tenta regolarmente di avere un figlio da lui, ricorrendo anche alla fecondazione assistita, ma egli, appena ha una trasferta di lavoro, la tradisce con chiunque.

Nina ha appena perso il padre e ne soffre molto, ma, anche se a malincuore, è decisa a vendere la sua villa al mare. Con l’aiuto di Serge, custode della villa piuttosto eccentrico ma molto sensibile, mette un annuncio immobiliare… annuncio che viene subito trovato da Giulio (Alessandro Preziosi), un uomo che è l’esatto opposto della nostra protagonista. Egli vende barche all’alta società, è il classico imprenditore che fa la “bella vita”, è fidanzato con la bionda e frivola Simonetta e ovviamente vota a destra. Il suo nemico politico del momento è il candidato sindaco Andrea Splendore, giovanotto che incarna appieno una nuova sinistra che si definisce “rottamatrice” e che i conservatori vedono come fumo negli occhi. Proprio per questa giovane promessa della politica Nina deve scrivere il discorso in caso di vittoria delle elezioni, e per la prima volta nella sua vita è in crisi.


Anche se l’idea chiave che ruota intorno alla storia di Passione sinistra è il classico delle commedie romantiche “gli opposti si attraggono”, perché l’incontro/scontro tra Nina e Giulio si trasformerà ben presto in passione, quello che mi è piaciuto maggiormente di questo film è il fatto che ognuno dei personaggi, alla fine della storia, si riveli molto diverso da quello che potrebbe sembrare sulla carta. Nina avverte da tempo una certa ipocrisia nelle persone che intorno a lei si professano idealiste e tutte d’un pezzo, ma lo nega persino a se stessa per senso del dovere; Giulio è stufo da tempo della vacuità del suo ambiente, fatto di gente che ha tutto e vuole arraffare ancora di più, e la profondità di contenuti di Nina, se all’inizio gli sembra pesantezza, poi lo attrae; Bernardo sembrerebbe l’uomo ideale per una donna come la nostra protagonista, ma è del tutto ipocrita; persino Simonetta si rivela autoironica e sensibile suo malgrado, ed alcuni personaggi in apparenza secondari sono più importanti di quello che potrebbe sembrare.

Si tratta comunque di un film leggero e piacevole, una storia romantica e divertente al tempo stesso, che ironizza su tanti luoghi comuni politici e sociali. Potreste prenderlo come un cineforum in preparazione ad eventuali elezioni settembrine…!



La musica del mese


Scommetto che tanti voi non saranno sorprese nello scoprire il protagonista musicale del mio giugno: Nek!

A fine maggio è uscita la seconda metà del suo nuovo disco Il mio gioco preferito (della prima parte vi avevo parlato l’anno scorso in questo post). Nek ha presentato le sue nuove canzoni in un’esibizione “a porte chiuse”, in una piazza deserta, con i suoi musicisti a debita distanza (Rtl 102.5 ha registrato dei video che potete trovare a questo link).


Apriamo subito una parentesi al femminile: …ma perché, perché, perché farsi crescere i capelli (ormai piuttosto grigi) e radersi completamente? Non sembra anche a voi che la scelta lo invecchi un po’? Meno male che almeno come look è rimasto fedele alle sue magliette a tinta unita ed ai suoi jeans neri, altrimenti forse non sarebbe sembrato nemmeno lui…


Al di là delle scelte d’immagine, la prima canzone che vi consiglio è Imperfetta così, una sorta di inno all’autenticità ed agli errori che diventano lezioni:

E lo so come stai quando torni la sera, dei biscotti per cena,
e lo so come mai parli sempre da sola, ma non sai dirti scusa,
piangi, ti asciughi, ti osservi, ti sgridi, vorresti ma non sai perché,
sembrano tutti più magri o più felici, almeno un bel po’ più di te (…)

...e non impari mai che la sfortuna è una lezione,
che ti ha salvato essere l’errore,
perfetta, perfetta, perfetta, perfetta, imperfetta così!


La seconda è invece Le montagne, un brano forse autobiografico sulle difficoltà dell’età matura, che, ammetto, mi ha fatto un po’ commuovere:

è già il primo dicembre, senti che freddo fuori,
e tu mi copri le spalle, dici “Ti ammali così”.
Oggi è un giorno normale, mio padre nella foto
sembra mi voglia dire: ti vedo anche da qui!

...Resteremo io e te a sollevarci ancora
mentre tutti di fretta se ne vanno sulla strada nuova
resteremo io e te a vivere battaglie
a coprirci di notte, sempre qui, come le montagne...



La poesia del mese


Per il mese di giugno ho scelto un componimento di Leonardo Sinisgalli, un po’ malinconico ma molto evocativo, dal titolo I vecchi hanno il pianto facile. In questa poesia i pomeriggi d’estate vengono raccontati in modo molto delicato.


I vecchi hanno il pianto facile
in pieno meriggio
in un nascondiglio
della casa vuota
scoppiano in lacrime seduti.
Li coglie di sorpresa
una disperazione infinita.
Portano alle labbra uno spicchio
secco di pera, la polpa
di un fico cotto sulle tegole.
Anche un sorso d’acqua
può spegnere una crisi
e la visita di una lumachina.



Le foto del mese


Il 12 giugno è stato… l’ultimo giorno di lavoro di papà! Dopo 42 anni e 10 mesi di fabbrica, anche per lui è arrivato il momento del meritato riposo e della libertà! Auguri papi :-)



Il 15, invece, a più di cinque anni da quando sono diventata proprietaria “in percentuale” della mia casetta, ed a quattro esatti dal mio trasferimento… la casa è ufficialmente diventata mia al 100%. 

Come già scritto sui social, sono stati cinque anni intensi. 

Ci sono stati piccoli e grandi lavori di sistemazione, tv che saltano nel bel mezzo di un programma, box doccia che franano mentre stai rifacendo il letto, aspirapolvere che crollano e ti svegliano alle 5.47, piastrelle che si sollevano con rumori inquietanti alle 3 di notte quando hai appena finito di leggere “Il suggeritore” di Donato Carrisi (paura, eh???), formiche che decidono di invadere il bagno proprio quando sei appena tornata dalle prove generali del saggio, cimici che colonizzano le tue persiane, elementi laterali del garage che crollano di schianto evitando per pochi cm la tua Fiestina (che già di suo campa per miracolo) e questa recentissima quarantena. 

Ma sono stati anche cinque anni di vicini fantastici, amici “pelosetti” del tuo palazzo che ormai sono diventati un po’ anche tuoi, serate di relax con telecomando e divano tutti per te, costumi in scena sparsi tra studio e salotto, recensioni per il blog scritte alla scrivania con la nuova sedia ergonomica, sere d’estate sul balcone con il kindle ed i gatti dei dirimpettai, lotte contro “marchingegni infernali” ingaggiate e vinte, esperimenti culinari e nuovi piatti forti, cene di compleanno e pigiama party, colazioni al bar sotto casa, pizze e grigliate dagli zii e da Otto che sono ad un passo, pomeriggi passati tra le bancarelle alla ricerca di “oggettini” per decorare la casa, riscoperta di soprammobili dei nonni e di famiglia che hanno avuto una “seconda vita”, mattine prenatalizie alla ricerca dell’albero natalizio perfetto… e tanto altro ancora! 

Quindi, tanti auguri anche a noi, casetta!



Giugno qui in Lombardia è stato un mese piuttosto insolito dal punto di vista climatico: ancora freddino, piovoso e non troppo estivo, il che, dopo una lunga quarantena, non ci voleva proprio… però sono riuscita ad approfittare delle giornate buone per fare qualche passeggiata al parco qui vicino, e per scoprire che sono state piantate tante aiuole fiorite che l’hanno reso ancora più bello!




Ecco il mio giugno… come vedete, nonostante tutto, è stato piuttosto intenso!
Voi che mi raccontate, invece? Qualche novità da condividere?
Qualche film, libro, disco da raccomandarmi? Qualche progetto per l’estate ormai iniziata? Fatemi sapere!
Grazie per la lettura, ci rileggiamo in luglio :-)