venerdì 20 marzo 2026

PRIMAVERA E POESIA: LE MIE PREFERITE

 Dai "Preferiti del mese", una raccolta di componimenti per la stagione




Cari lettori,

per il nostro "Angolo della poesia", facciamo una piccola pausa dal nostro progetto letterario su Eugenio Montale (che comunque tornerà giovedì prossimo) e concludiamo la serie di poesie regionali, dopo l'estate, l'autunno e l'inverno

Non potevamo che chiudere con la primavera, insieme ad un po' di scatti di giornate da ricordare!



Il Cavallo, di Maria Luisa Spaziani


Viene la primavera, presto, scrivere!

In che cosa è diverso questo marzo?

Non ha le stesse tinte né profumi

selvaggi del passato.


Ma non voglio un giardino coltivato

all’inglese o francese con zampilli

d’acque educate, statue, allegorie

e recinti di fragole e lamponi.


Vorrei quel marzo là… che anno era?

Quando a cavallo saltavo le siepi.

Dov’è andato il cavallo? Sì, le siepi

fedelmente rimangono lì.



Il ramo rubato, di Pablo Neruda


Nella notte entreremo

a rubare

un ramo fiorito.

Passeremo il muro,

nelle tenebre del giardino altrui,

due ombre nell’ombra.

Ancora non se n’è andato l’inverno,

e il melo appare

trasformato d’improvviso

in cascata di stelle odorose.

Nella notte entreremo

fino al suo tremulo firmamento,

e le tue piccole mani e le mie

ruberanno le stelle.

E cautamente

nella nostra casa,

nella notte e nell’ombra,

entrerà con i tuoi passi

il silenzioso passo del profumo

e con i piedi stellati

il corpo chiaro della Primavera.



Speranza, di Guido Gozzano


Il gigantesco rovere abbattuto

l’intero inverno giacque sulla zolla,

mostrando, in cerchi, nelle sue midolla

i centonovant’anni che ha vissuto.


Ma poi che Primavera ogni corolla

dischiuse con le mani di velluto,

dai manchi nodi qua e là rampolla

e sogna ancora d’essere fronzuto.


Rampolla e sogna – immemore di scuri -

l’eterna volta cerula e serena

e gli ospiti canori e i frutti e l’ire


aquilonari e i secoli futuri…

Non so perché mi faccia tanta pena

quel moribondo che non vuol morire.



Già sulle rive…, di Alceo


Già sulle rive dello Xanto ritornano i cavalli,

gli uccelli di palude scendono dal cielo,

dalle cime dei monti

si libera azzurra fredda l’acqua e la vite

fiorisce e la verde canna spunta.

Già nelle valli risuonano

canti di primavera.



Risveglio, di Pierluigi Cappello


Ci si risveglia un giorno e le cose sembrano le stesse

mentre invece dietro a noi si è aperto un vuoto

dopo che tutto è stato fatto per trattenere la vita

in mezzo a un panorama di pietre sparse e tegole rotte.

Allora uno mette il dentifricio sullo spazzolino

mescola lo zucchero al caffè

con l’attenzione che aveva da scolaro

quando ritagliava dalla carta

file di bambini che si tengono per mano,

piccoli pesci che baciano l’aria.



Mi son nascosta nel mio fiore, di Emily Dickinson


Mi son nascosta nel mio fiore,

così che, quando appassirà dentro il tuo vaso,

per me tu senta, senza sospettarlo,

quasi una solitudine.



Un bambino veniva avanti traballando, di Camillo Sbarbaro


Un bambino veniva avanti traballando

sulle gambine discoste e

cogliendo ad ogni passo un po’ di fango

come un fiore.

Non s’accorse della mia carezza.

Aveva gli occhi pieni di sì chiaro stupore che, dopo,

credevo d’aver

accarezzato una margherita.



Un boschetto di meli, di Saffo


Un boschetto di meli: sugli altari

bruciano incensi.

Mormora fresca l’acqua tra i rami

tacitamente, tutto il mondo è ombrato

di rose.

Stormiscono le fronde e ne discende

un molle sonno

e di fiori di loto come a festa

fiorito è il prato, esalano gli aneti

sapore di miele.



Io sarò albero, di Sandor Petofi


Sarò albero se ti farai

fiore d’un albero:

se rugiada sarai mi farò fiore.

Rugiada diverrò se tu sarai

raggio di sole:

così, mio amore, noi ci uniremo.

Se, mia fanciulla, tu sarai cielo,

io diverrò, allora, una stella:

se, mia fanciulla, tu sarai inferno,

io per amarti mi dannerò.



Nostalgia, di Giuseppe Ungaretti


Quando

la notte è a svanire

poco prima di primavera

e di rado

qualcuno passa


Su Parigi s’addensa

un oscuro colore

di pianto


In un canto

di ponte

contemplo

l’illimitato silenzio

di una ragazza

tenue


Le nostre

malattie

si fondono


E come portati via

si rimane.



3 Tanka giapponesi sulla Primavera


Appoggio il mio corpo al cancello

e mi perdo in pensieri

infiniti

guardo il vento autunnale

passare sui fiori rossi.


Ho sentito, non so perché

che tu mi aspettavi

e sono uscita – Nella notte

improvvisa spuntò la luna

sui campi in fiore.


Colombe sull’alta pagoda

dove i fiori di ciliegio

cadono nel vento

a primavera – Il mio canto

scriverò sulle loro ali.




Con queste poesie auguro a tutti voi una primavera serena e ricca di bei ricordi. 

Fatemi sapere quale di questi componimenti avete preferito e perché, se vi va! 

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


martedì 17 marzo 2026

L'ANGOLO VINTAGE 2.0 - MARZO 2026



Cari lettori,

dopo qualche mese torna sul blog la rubrica a più mani “L’angolo vintage”!


Per chi non lo ricordasse o fosse nuovo da queste parti, questa utilissima rubrica ci aiuta a “smaltire” quei libri comprati mesi prima e poi lasciati a prendere polvere, oppure i romanzi letti un po’ di tempo fa sui quali però, per vari motivi, non è stata ancora fatta nessuna recensione.


Abbiamo iniziato il mese con due consigli di genere romance per l'8 marzo, abbiamo proseguito con qualche giallo in terra ligure ed ora torniamo al rosa, ma in versione ebook.


Le due storie che oggi vi racconterò sono state delle mie scoperte dello “Stuff your Kindle Day” (una giornata di promozione gratuita di ebook rosa e fantasy) di qualche mese fa. Tra eventi di questo tipo e il “Calendario dell’Avvento” che hanno fatto alcune CE in Dicembre, ho una ricca scorta nel Kindle, e me la tengo buona per ogni volta in cui desidero un po’ di leggerezza, tra una lettura impegnativa e un’altra.


I due romance che vi racconto oggi sono entrambi dei contemporary, e potremmo definirli del sottogenere “office”: parliamo infatti prima di due archeologi, poi di due giornalisti. La prima delle due storie è poco spicy, la seconda è closed door, quindi sono assolutamente adatti a tutti e scritti in modo scorrevole e spesso anche divertente.


Vediamoli meglio insieme!



Anche se è amore non si vede, di Belle Landa


Maxine Miller, figlia del celebre archeologo dell’avventura Arthur, sfortunatamente passato alla storia anche per il suo passato da ladro di tombe, ha un’eredità molto difficile sulle spalle.


Il padre, amatissimo ma ingombrante e scomodo, è sparito nel nulla durante una pericolosa spedizione. Maxine, dentro di sé, sa che è molto probabile che l’uomo sia ormai morto, ma non ha mai smesso di cercare la verità. Nel frattempo, ella ha raccolto la sua eredità, sia nel bene che nel male.


La partenza era stata buona, con gli studi in campo storico e archeologico e la tesi data con profitto: Maxine, proprio come suo padre, ama la materia. 

Ora, però, un po’ perché il nome dei Miller pesa e non è sempre gradito, un po’ perché la vicinanza di certi personaggi non proprio affidabili potrebbe aiutarla a far luce sulla scomparsa di Arthur, Maxine si è messa a fare la “cacciatrice di tesori” su commissione. 

È un lavoro molto pericoloso, fisicamente pesante e non proprio etico per chi, dentro di sé, continua ad amare l’archeologia e le civiltà passate. Tuttavia il capo di Maxine, lo spietato magnate Jackson Hill, non accetta rifiuti. E proprio quando la ragazza sta per tirarsi indietro ed accenna alla possibilità di licenziarsi, egli, con quello che potrebbe essere definito un ricatto, la convince a prendere parte ad un’ultima missione per lui.


Si parla della possibilità di una civiltà mai scoperta, un popolo nativo americano che i primi esploratori conobbero e, per qualche motivo, decisero di non conquistare. Di questo mitico popolo si sarebbero perse le tracce: ci sarebbe solo l’indicazione di una località montuosa e molto impervia. Era di questo che si stava occupando Arthur Miller quando è scomparso.


Dall’altra parte dell’oceano, Preston O’ Neill, stimato professore di Cambridge, conduce un’esistenza troppo monotona anche per i suoi gusti. In passato, come tutti, e come il suo mentore Arthur Miller, ha accarezzato l’idea di fare l’archeologo dell’avventura; poi la vita adulta e il mondo reale lo hanno inchiodato alla cattedra.


Il direttore del dipartimento, che è molto affezionato a lui, ultimamente però è parecchio scontento della sua ignavia, delle sue lezioni che non si rinnovano con l’anno accademico, della sua attività di ricerca che è stata bellamente abbandonata.


Per questo motivo Preston riceve, dopo tanto tempo, un incarico archeologico sul campo: proprio quello che riguarda la stessa civiltà sepolta di cui si sta occupando Maxine.


I due non vorrebbero reincontrarsi. Il loro passato è molto burrascoso: quando Maxine era una studentessa e Preston un assistente alle prime armi, c’è stata una storia tra di loro, breve ma molto dolorosa. Senza rendersene conto, entrambi hanno fatto male all’altro. 

E poi Preston ha preso la scomparsa di Arthur come un tradimento nei confronti delle persone che gli volevano bene, lui compreso, e così facendo ha respinto anche Maxine, che continuava a stare dalla parte del padre.


Ma la missione pericolosa alla quale stanno andando incontro li spingerà a collaborare sempre più, fino a formare una vera e propria squadra. Maxine non vuole più fare la parte disonesta della cacciatrice di tesori, Preston non si è mai davvero rassegnato alla scomparsa del suo mentore: piuttosto che ammettere questi segreti all’altro e chiarirsi, però, i due preferiscono continuare ad avere un rapporto burrascoso.


E intanto l’attrazione rinasce come le braci sotto le ceneri…



Anche se è amore non si vede mi ha ispirato fin da subito per le sue atmosfere alla Indiana Jones, proprio da archeologo dell’avventura. Maxine, anche se dalla descrizione assomiglia un po’ più a Lara Croft, incarna bene questo lato spericolato. Preston, nei primi capitoli, sembra più un topo da biblioteca, un uomo che ha rinunciato all’avventura in nome di una tranquilla vita accademica, ma, capitolo dopo capitolo, tornerà a ricordare tutti gli insegnamenti di Arthur.


È proprio quest’ultimo, il padre scomparso, il mentore amatissimo e mai dimenticato, ad essere, in qualche modo, il terzo protagonista, che si sostituisce ai più gettonati destino e Universo nel far mettere insieme i due personaggi principali.


Questa storia, oltre che office romance (e si parla di un ufficio molto particolare), potrebbe essere considerata anche un second chance, per quanto, ai tempi della loro prima storia, i due personaggi fossero ancora piuttosto immaturi.


Inoltre, come ogni storia alla Indiana Jones che si rispetti, c’è anche una componente mistery, e ci sono anche degli antagonisti, che non sono solo quelli che ci si potrebbe aspettare.


Non il classico romance, non soltanto una storia d’avventura: un romanzo da leggere!



Odiarsi è bene, amarsi è meglio, di Angela Iezzi


La protagonista di questa storia è Megan Woodhouse, una ragazza che ha lasciato la vita di provincia e la famiglia per avvicinarsi a New York ed inseguire il sogno di diventare una grande giornalista.


I suoi sogni, però, le costano molta fatica, sia dal punto di vista economico che da quello mentale, perché non solo il giornalismo paga poco, ma la sua famiglia, e in modo particolare sua madre, non approva la sua scelta di vita. Ogni volta che Megan torna a casa, la donna cerca di convincerla ad accettare qualche incarico come baby sitter “in attesa” di sposare un buon partito della cittadina (come per esempio un medico piuttosto avanti con gli anni e appena rientrato in provincia) e di metter su famiglia.


Per Megan il pensiero è un vero incubo, e forse è per troppo zelo che commette un errore: scrive un articolo sul sito online del giornale per cui lavora, convinta di aver fatto uno scoop e di aver trovato un negozio di alimentari in cui si verificano irregolarità. Purtroppo ella non sa che l’esercizio in questione è di proprietà della zia del suo capo e che le “ridistribuzioni non a norma” del cibo erano accettate da tutto il quartiere e servivano anche ad aiutare qualche bisognoso. In breve, un fiasco completo.


In poco tempo Megan si ritrova licenziata e senza neanche più la possibilità di poter restare nella stanza in affitto dov’era prima.


La ragazza, però, è tenace, e, pensando ad una possibile soluzione, improvvisamente si ricorda che suo padre apprezza la lettura del NYN, uno dei quotidiani più importanti di New York, e in particolare i pezzi di un certo T.K.


Megan non ci pensa due volte: varca le porte della redazione del NYN e chiede disperatamente al caporedattore di assumerla per qualunque incarico. L’uomo, letto velocemente qualche suo pezzo, prima cerca di convincerla a tornare tra qualche mese perché non ci sono posizioni aperte, poi accetta di tenerla con sé per uno stage decisamente sottopagato (Nota del lettore: questo è l’unico capitolo che, dal punto di vista narrativo, non mi convince fino in fondo. Credo che, nella vita reale, l’atteggiamento di Megan l’avrebbe condotta ad un bell’accompagnamento alla porta forzato da parte della sicurezza. Capisco il bisogno di lavorare, ma anche meno.)


La ragazza, per i primi tempi, dorme in un ostello non proprio accogliente, poi trova una nuova sistemazione in compagnia di una ragazza solitaria e scontrosa, che però non le dà nessun disturbo. Il lavoro, per quanto di bassa manovalanza e di molte ore al giorno, è pur sempre nella redazione dei suoi sogni. E allora che cosa non va?


L’unica spina nel fianco di Megan è proprio il famoso T.K., che non è come lei lo immaginava. Pensava di trovarsi davanti un uomo di mezza età dal fare paterno che fa squadra con i colleghi più giovani, e si è ritrovato di fronte un ragazzo poco più grande di lei che non dà confidenza a nessuno e le chiede con una certa malagrazia di fare fotocopie e portare caffè. Inoltre, a qualche settimana dall’ingresso nel suo nuovo appartamento, ella scopre con sconcerto che la sua nuova coinquilina è proprio la sorella di T.K.


Tuttavia la ragazza non ha scelta. Se vuole realizzare il suo sogno di diventare giornalista al NYN deve dare al suo capo un valido motivo per restare, e non c’è scelta migliore che partecipare ad una delle inchieste di T.K.


Il ragazzo, inizialmente, non è interessato a collaborare. Poi però qualcosa in Megan, che ci mette entusiasmo persino per digitalizzare l’archivio polveroso del giornale, gli ricorda la spontaneità dei suoi primi tempi. E così aiutarla viene naturale, così come far nascere un’insolita amicizia…



Odiarsi è bene, amarsi è meglio promette scintille e battibecchi fin dalla prima pagina. E così è, almeno per i primi capitoli.


Poi, quando entrambi i protagonisti accettano di collaborare insieme ad un’inchiesta piuttosto seria, noi lettori riusciamo a conoscerli meglio. Al di là della troppo entusiasta combinaguai e del serioso reporter che non si fida di nessuno, ci sono due persone che hanno fatto della loro scelta professionale la loro ragione di vita più importante, una risposta a tutte le batoste che hanno preso in campi più privati.


Per questo motivo nella prima parte del romanzo si ride molto, poi, dopo qualche pagina in più, Megan che dorme in un ostello da film horror e T.K. che si rifugia da sua sorella ci divertono molto meno e ci fanno riflettere un po’ di più.


Anche se la madre di Megan sembra più una classica comare dei paesini italici che una mamma americana, i suoi deliri sono francamente insopportabili per chiunque abbia coscienza che gli anni ‘60 sono finiti. E anche T.K. è stato deluso da una persona intrigante che… purtroppo non si svela subito, come tutti gli ipocriti.


Il lettore, dunque, non può fare a meno di tifare per la loro alleanza, dentro e fuori dal giornale. E sperare in un lieto fine!




Questo è quanto per “L’angolo vintage” di marzo”!

Mi raccomando, non perdete i post degli altri blogger che hanno partecipato.

Fatemi sapere se avete letto questi romanzi, se conoscete le autrici, che cosa ne pensate.

Grazie per la lettura, al prossimo post!



giovedì 12 marzo 2026

GIALLI LIGURI

 Due romanzi di Roberto Centazzo e Maria Masella




Cari lettori,

dopo un po’ di post a tema libri dedicati al genere romance e affini, oggi, per le nostre “Letture… a tema”, torniamo a parlare di gialli.


Il filo conduttore del post odierno è l’ambientazione: la Liguria, la mia “seconda casa”, e in particolare Genova. Il primo dei due romanzi è una delle ultime uscite di un autore di cui vi ho parlato già più volte. Per la presentazione di questo volume sono stata proprio in una libreria di Varazze, dove c’è la casetta di famiglia.


Il secondo invece è un romanzo di un’autrice che non conoscevo: una lettura davvero coinvolgente, che ho divorato in pochi giorni.


Vi lascio alle recensioni!



L’inconveniente della morte, di Roberto Centazzo


La lunga estate dei tre poliziotti in pensione protagonisti della serie “Squadra speciale Minestrina” è quasi finita, e, anche se i soldi sono sempre pochi e le possibilità non sono infinite, è stata piuttosto serena.


Ferruccio Pammattone, con qualche sacrificio, è riuscito a risparmiare abbastanza per portare la sua giovane compagna Yasmina in un bell’albergo con tanto di trattamenti termali, in modo che, almeno per una settimana, ella possa staccare dal suo lavoro (pulizie e cucina) ed avere già tutto pronto, senza pensare a niente.


Eugenio Mignogna e Luc Santoro, gli storici (ormai ex) colleghi di Pammattone, sono tornati chi al paese d’origine chi a passare il tempo con le figlie, e non hanno una gran voglia di ritornare a Genova in settembre.


In fondo il lavoro non c’è più, chi glielo fa fare di tornare in città, a portare avanti la loro attività da detective non riconosciuti?


Eppure le indagini della “Squadra Speciale Minestrina” ormai sono decisamente popolari, al punto che i tre ex poliziotti sono ospiti fissi di una trasmissione su una TV locale. Il ruolo di opinionisti è qualcosa di nuovo per loro, e ci tengono a fare bella figura, soprattutto Ferruccio, l’unico dei tre che non ha particolari impegni familiari – a parte la vita a due con Yasmina – e prova ancora nostalgia per la sua vecchia vita.


Un giorno, in una bella casa del centro storico di Genova, avviene una morte inspiegabile. Una donna conosciuta, una dottoressa molto apprezzata, viene trovata strangolata di fronte alla porta di casa sua.


Il primo sospettato è l’ex marito, un vigile del fuoco che i tre protagonisti conoscono bene. Eugenio gli ha addirittura prestato il suo camper nel periodo in cui la separazione era appena avvenuta e l’uomo non aveva ancora racimolato abbastanza soldi per l’affitto. Effettivamente sembrerebbe il colpevole perfetto: l’accordo di divorzio era svantaggioso per lui ed egli aveva persino iniziato a bere.


Ma Ferruccio, Eugenio e Luc non abbandonano la speranza che il loro conoscente ed amico non si sia trasformato in un assassino, per di più di una donna che forse amava ancora. Ferruccio lo difende persino in televisione, con una giornalista ed opinionista un po' troppo ansiosa di gridare al femminicidio.


È in questo momento che entra in gioco Marco Raffa, altra vecchia conoscenza della Squadra Speciale Minestrina. Anche lui è un “pensionato suo malgrado”: raggiunti i requisiti, nonostante il suo tentativo di temporeggiare, il giornale dove lavorava lo ha messo a riposo. Eppure qualcuno crede ancora nelle sue capacità da cronista d’assalto: da qualche giorno, egli riceve strane telefonate anonime che segnalano casi di mala sanità all’ospedale di Genova.


Sapendo che Ferruccio ed i suoi non hanno rinunciato alle loro indagini non autorizzate, Marco li contatta e propone loro di seguire la pista dell’ospedale, che sembra fin da subito molto intricata…



Sono contenta di potervi parlare, finalmente, de L’inconveniente della morte, perché ho assistito alla presentazione di questo volume addirittura l’estate scorsa. Poi, nei mesi freddi, ho letto il romanzo, ma aspettavo proprio di poterlo abbinare ad un’altra storia “genovese” per parlarvene.


La presentazione con firmacopie è stata del genere che piace a me: tranquilla, raccolta, in una libreria del centro storico di Varazze. Una sorta di book club: abbiamo potuto discutere di molti temi con l’autore, compresi i suoi romanzi precedenti, il settore giallo/crime in generale, la possibilità di qualche trasposizione televisiva, e lui gentilmente si è fermato ben oltre l’orario previsto.


La “Squadra Speciale Minestrina” (non più “in brodo”, perché a quanto pare è un’aggiunta che invecchia ulteriormente i nostri protagonisti) vive una fase di stanca, e l’autore stesso ha dichiarato che non sa se protrarla ancora o lasciare più spazio a nuove serie e nuovi personaggi: già in questa storia l’unico ancora motivato è Ferruccio. Eugenio e Luc si trascinano lentamente, perché tra il pensiero di un trasferimento e i problemi familiari la testa è da un’altra parte, e ritornano “sul pezzo” soltanto quando un loro vecchio amico rischia grosso.


La particolarità delle storie di Roberto Centazzo è proprio il realismo, l’attenzione per il quotidiano. Io, lo sapete, leggo volentieri tutti i sottogeneri di giallo. Se però, dopo aver conosciuto commissari che sono eroi senza macchia e senza paura e serial killer al limite del fantasy, volete leggere qualcosa di più vicino alla vita di tutti i giorni, questo autore è la scelta giusta.


Egli ha fatto parte della polizia ferroviaria per decenni prima di andare in pensione e dedicarsi completamente alla scrittura, quindi possiamo dire che i protagonisti di questa storia sono quasi dei suoi alter ego. Tre ex poliziotti che conoscono solo questa vita e non sanno bene come reinventarsi, che dopo una vita di lavoro fanno fatica a godersi la vita con la pensione (grande ingiustizia del nostro paese), che non hanno mai visto né un serial killer né un intreccio da paura ma hanno passato anni ed anni a combattere truffe, furbetti di ogni genere, tentativi di speculare su tutto (anche sulla salute delle persone).


All’incontro si è parlato anche della scena – che effettivamente poteva essere controversa – di Ferruccio che se la prende con l’ospite femminista. In questo caso, però, sul banco d’accusa ci sono quelle persone che sono saltate sul carro del femminismo solo per raggiungere un loro scopo di carriera o di popolarità, senza fare una vera differenza per le donne che soffrono. Da fervente femminista, devo ammettere a malincuore che negli ultimi anni si sono viste un po’ troppe persone così. E quindi sono d’accordo con l’autore.


Personalmente spero che la Squadra Speciale Minestrina torni a farci compagnia… ma vediamo che cosa succederà!



Irene l’assassina, di Maria Masella


Questa triste e difficile storia ha inizio con l’ultimo giorno di carcere di Irene, una donna di mezza età che non ha più niente da perdere.


Irene un tempo è stata la moglie di Stefano, un’impiegata molto apprezzata dal commercialista suo datore di lavoro, e soprattutto la madre di Giulio.


Giulio aveva solo cinque anni il pomeriggio in cui Irene l’ha portato a giocare sulla solita piccola spiaggia del litorale genovese. Ma, tra lavoro e carico familiare (che il marito lasciava interamente a lei), la stanchezza era davvero troppa. È bastato un colpo di sonno imprevisto, e Giulio è annegato. All’inizio tutti avevano pensato ad una tragedia: poi, però, l’autopsia aveva tolto ogni dubbio. Giulio era stato ucciso da qualcuno, che gli aveva tenuto la testa sotto l’acqua.


I sospetti erano ricaduti subito su un senzatetto che girava spesso per i giardini di quella zona di Genova e, a detta di molte madri e nonne, si avvicinava troppo ai bambini. Pochi giorni dopo, però, l’uomo era stato investito. Da Irene: almeno così sembrava.


La donna, che dopo la morte del figlio viveva in un costante stato di nebbia dovuta a sonniferi e psicofarmaci, non ricordava nulla. Ma non si era difesa. Aveva concluso che sì, non poteva che essere lei l’assassina. Il giudice l’aveva condannata a quindici anni di detenzione.


Ora Irene può uscire dal carcere, ma non ha nulla. Rifiuta l’aiuto del suo ormai ex marito, che, a sua insaputa, ha iniziato una relazione con una donna che anni prima faceva parte del loro gruppo di amici. L’uomo ha fatto il gesto di venirla a prendere di fronte al carcere, ma Irene non vuole nemmeno un soldo da lui.


Ella si affida all’associazione per il reinserimento dei carcerati, accetta l’alloggio che le viene proposto (pochi locali bui in un palazzone circondato da colonne che sembrano sbarre) e inizia a lavorare come operaia. Le uniche persone con cui parla un po’ sono l’unica delle sue colleghe senza pregiudizi e una vicina di casa arrivata da poco in Italia, ma a nessuno dà confidenza per davvero.


Ella non sa, però, che qualcuno la osserva da lontano e si sta occupando di lei e di una sua possibile riabilitazione. Si tratta di Jensen, un giornalista e ghostwriter che per tanti motivi – la gestione del lavoro, l’autonomia, lo scarso desiderio di impegnarsi – ha sempre preferito rimanere nell’ombra e lasciare che fossero altri a metterci la faccia, ma solo una volta si è appassionato ad un caso: quindici anni prima, quando Irene è stata condannata.


Ora che la donna è uscita, Jensen fantastica di scrivere su di lei il suo primo vero libro, ma per farlo egli deve comprendere chi è stato l’assassino del senzatetto – perché egli non pensa che si tratti di Irene – e, soprattutto, chi ha voluto uccidere il piccolo Giulio.


Le sue indagini lo portano ad una scoperta scioccante: da quando è uscita dal carcere, Irene riceve delle lettere anonime, con scritte come “Assassina” o “Hai ucciso la persona sbagliata”. Chi altri, oltre a lui, ha interesse a rimestare in quella vecchia storia?



Irene l’assassina è un thriller suddiviso in tre parti. La prima ha come protagonista Irene, la seconda Jensen, la terza ed ultima un’ispettrice di polizia che avrà il coraggio di riprendere in mano questo vecchio caso.


È una di quelle storie che si divorano. Pagina dopo pagina, i dettagli inquietanti si sommano, e si verificano nuovi delitti che in qualche modo si collegano a quelli compiuti più di quindici anni prima.


Abituata a gialli liguri che virano verso la commedia (come quelli del già citato Centazzo, quelli di Valeria Corciolani che sono molto ironici, quelli di Cristina Rava che alternano parti noir ad altre sulla quotidianità dei protagonisti), non mi aspettavo una storia così cruda e intensa.


Qui, amici, mi spiace dirlo perché sapete quanto sono legata a questa terra, ma ci scordiamo la Liguria dell’idillio: se leggete questo romanzo, per qualche centinaio di pagine sarete in compagnia dei peggiori angoli di Genova, quelli vicino alle carcasse arrugginite dei porti e delle fabbriche, quelli che superi velocemente in treno chiedendoti quanto manca all’arrivo in Riviera.


Ma vi assicuro che nulla di tutto questo vi impedirà di restare incollati alla lettura.

Per me è stata una bella scoperta: penso che leggerò altro di questa autrice!




Questi sono i miei consigli di lettura odierni!

Che ne pensate? Conoscete questi autori?

Avete letto qualcosa di loro? Vi è piaciuto?

Fatemi sapere!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)