lunedì 24 gennaio 2022

SCATENIAMO L'INFERNO

 Lo spettacolo su Dante in scena al Teatro Leonardo




Cari lettori,

oggi vi propongo i primi “Consigli teatrali” del 2022!

Si tratta di uno spettacolo che ho visto nel corso del mese di dicembre al Teatro Leonardo di Milano (in zona Piola), un luogo della cultura che non visitavo decisamente da troppo… da quasi due anni, credo.


Sapete che il 2021 è stato un importante anno dantesco (700 anni dalla morte) e che io stessa, in questi mesi, vi sto tenendo compagnia con un progetto letterario dedicato a Dante (trovate qui quello che finora è l’ultimo post).


In questo contesto, non si poteva che chiudere l’anno con uno spettacolo teatrale dedicato al Sommo Poeta, dal titolo Scateniamo l’Inferno. Sono stata felicissima di tornare al Leonardo con questa rappresentazione, sia per l’argomento che per l’attore protagonista in scena, che mi è già noto. Ora comunque vi racconto meglio!



Un giovane prof… e un bidello d’esperienza


La storia ha inizio una mattina come tante: giorno feriale, pioggia, metropolitana intasata, lavoratori arrabbiati sul mezzo pubblico. Il professor Roversi, nonostante la notte passata quasi in bianco per i capricci della sua bambina, ha preso il primo treno ed è arrivato prestissimo a scuola, nell’orario in cui i collaboratori stanno ancora pulendo e preparando l’edificio.


Incurante dell’orario e delle molteplici gocce di pioggia che ha lasciato sul pavimento, il professore riempie la cattedra di libri e si mette a studiare la lezione. Egli è molto preoccupato: di lì a poco dovrà introdurre l’Inferno dantesco alla sua terza ed ha paura di leggere negli occhi dei suoi alunni, anche solo dopo pochi minuti, il terribile Spettro della Noia, incubo dei docenti di tutto il mondo.


Non ha fatto i conti, però, con l’indispettito bidello della scuola: un uomo dotato di esperienza e capelli grigi, che mal sopporta le paturnie dei giovani docenti, da lui ritenuti un po’ troppo emotivi. Sulle prime, egli tenta di far sloggiare il professore, adducendo come motivazione l’orario davvero antelucano; poi, però, è costretto ad alzare bandiera bianca.



Come rendere interessante Dante per gli studenti?


È questa la domanda che il professor Roversi si fa in continuazione, e che ripete anche al rassegnato bidello, il quale ha ormai messo da parte secchio e spazzolone per ascoltare i pensieri e le preoccupazioni dell’altro.


Dante è il nostro Sommo Poeta, il padre della nostra lingua, ma è anche un autore del Medioevo, un uomo che scriveva di realtà lontanissime dai giovani del XXI secolo.


Roversi le tenta tutte pur di “svecchiare” lo stile della Commedia: cerca parallelismi tra la guerra intestina tra guelfi e ghibellini ed i dissing tra i rapper/trapper; prova a raccontare Paolo e Francesca come se fossero una ship romantica odierna; cerca degli equivalenti contemporanei per tanti termini medioevali ed ormai desueti.



Sarà il bidello, con la sua semplicità ed il senso pratico dettato dalla lunga esperienza a scuola (e dalle tantissime lezioni ascoltate tra una pulizia aule e un’altra), a fargli capire a poco a poco che, certo, attualizzare può essere una soluzione, ma non deve essere l’unica chiave di lettura possibile. Che il bello di Dante è che anche ora, nel XXI secolo, ha ancora qualcosa da raccontarci, e quindi può essere letto ed apprezzato così com’è.



Tutti gli insegnanti, un tempo, sono stati alunni


Questo spettacolo offre molti spunti di riflessione sul mondo della scuola, sull’attualità dei classici della letteratura, sul confronto tra generazioni.


Tra tutti, però, è questo che mi è rimasto più impresso: soprattutto nella parte finale del racconto, si pone l’accento sul fatto che gli insegnanti, spesso, siano visti dalla società come “nati così”, con il libro e la penna rossa in mano, pronti ad insegnare ed a non fare nient’altro che questo.


Non è così. Per quanto le motivazioni della scelta di lavorare nelle scuole possano essere profonde, l’insegnamento non è una “vocazione”, qualcosa di infuso dalla grazia divina. L’insegnamento è un lavoro, e come tale si apprende sul campo.


Dietro alla cattedra, tante volte, c’è un/a giovane alle prime armi che vorrebbe intraprendere questa strada ma non sa ancora bene come fare e spesso ha la sensazione di stare sbagliando qualcosa; oppure una persona più matura che, dopo anni di lavoro in altri ambiti, ha dovuto/voluto reinventarsi e sta cominciando una nuova strada; o ancora qualcuno che aveva studiato per determinati ordini, gradi e classi di concorso, però poi la vita ha fatto quel che voleva lei ed ora sta lavorando in un tipo di scuola del tutto diverso da quel che si immaginava (presente all’appello).


Soprattutto, tutti gli insegnanti sono stati alunni, un tempo: spesso alunni studiosi e diligenti, ma ancor più spesso, secondo me, appassionati e curiosi, anche un po’ disordinati, con una creatività che si esprimeva al meglio in quelle che oggi sono le “nostre materie” e qualche raro ma significativo episodio di ribellione, dovuto quasi sicuramente al rompersi fin troppo la testa sui libri e prendere a cuore ciò che ogni tanto non va.


Anche il professor Roversi, grazie a Dante ed al suo amico bidello, proverà a tornare studente con la mente e con il cuore, anche solo per un po’.



Andrea Robbiano e la letteratura


Andrea Robbiano e Antonio Rosti sono i due bravissimi attori che si dividono la scena in 75 minuti di spettacolo, su un palcoscenico allestito come una sobria aula scolastica.


A novembre vi raccontavo di essere stata molto felice di tornare al Teatro Carcano con Davide Lorenzo Palla ed i suoi Innamorati (dei quali vi ho parlato in questo post), perché lui è sempre una garanzia per me. Allo stesso modo sono stata contenta di rientrare al Teatro Leonardo dopo un po’ troppo tempo, ma con uno spettacolo di Andrea Robbiano.


Forse questo nome non è nuovo nemmeno a voi: a questo link, infatti, vi avevo raccontato uno spettacolo di tre anni fa, Beata gioventù, in cui egli interpretava un padre in conflitto con la figlia adolescente. L’opera letteraria al centro di quella rappresentazione era La metamorfosi di Kafka, una metafora perfetta del/la ragazzo/a che non riconosce più il suo corpo che sta diventando adulto.


Avevo molto apprezzato quello spettacolo, e ancora di più mi era piaciuto Fuori misura, il monologo su Giacomo Leopardi che Andrea Robbiano aveva interpretato nel 2013 (ben prima che aprissi il blog), assumendo, ancora una volta, il ruolo del professore.




Purtroppo lo spettacolo è rimasto in scena solo nel mese di Dicembre al Teatro Leonardo, ed ammetto che, tra il Christmas Countdown ed i post festivi, ho proprio pubblicato la recensione un po’ in ritardo. Però il complesso MTM Teatro (composto dal Leonardo e dal Litta) è noto per replicare spesso alcuni suoi spettacoli, soprattutto quelli fruibili dalle scuole, quindi sono certa che ci saranno altre occasioni.

Non vi nascondo che nel concludere questo post sono un pochino demoralizzata: nel corso delle vacanze di Natale la situazione Covid è peggiorata molto ed ancora una volta, a malincuore, ho rinunciato ad andare in città a Milano, per non prendere mezzi poco frequenti (per l’alta incidenza di positivi/quarantene tra il personale) e di conseguenza sovraffollati. Quindi non ho, almeno per ora, altri spettacoli milanesi di cui parlarvi. Cercherò, se non altro, di andare al cinema/teatro del paese, che è poco affollato e raggiungibile a piedi… ma vi farò sapere!

Nel frattempo, ditemi se vi ho incuriosito!
Grazie della lettura, al prossimo post :-)


giovedì 20 gennaio 2022

LA SUPERBIA E L'INVIDIA

 Le donne raccontate da Dante #5




Cari lettori,

benvenuti al primo appuntamento dell’anno con la rubrica “Donne straordinarie” e con il nostro percorso tra i personaggi femminili raccontati da Dante!


Nel corso dell’autunno abbiamo attraversato l’Inferno dantesco, tra Francesca e le altre protagoniste del V canto, le figure mitologiche che abitano il mondo infernale e le donne ingannatrici relegate nelle zone più profonde.


Ad inizio Dicembre abbiamo iniziato ad accostarci al Purgatorio, una cantica che mi è particolarmente cara, e nello scorso post abbiamo conosciuto meglio Costanza D’Altavilla e Pia Dei Tolomei: due personaggi storici, una ricordata dal padre Manfredi come grande esempio di virtù, l’altra come una nobildonna che ha commesso alcuni peccati ma è stata posta all’inizio del Purgatorio per via del pentimento in extremis e della fine violenta ed ingiusta.


Oggi abbandoniamo, almeno momentaneamente, la storia medioevale per rituffarci prima nella mitologia (che nel Purgatorio non è la fonte primaria come nel caso dell’Inferno, ma è comunque molto presente) e poi nella contemporaneità di Dante.


Prima affrontiamo il girone dei superbi, con una coppia di rivali che gli amanti della mitologia sicuramente conosceranno, e poi quello degli invidiosi, con un personaggio vissuto poco prima del poeta.


Vediamo queste protagoniste insieme nel dettaglio!



Pallade Atena e gli altri dei latini


Sì vid’io lì, ma di miglior sembianza,

Secondo l’artificio, figurato

Quanto per via di fuor del monte avanza.

Vedea colui che fu nobil creato

Più ch’altra creatura, giù dal cielo

Folgoreggiando scendere da un lato.

Vedea Briareo, fitto dal telo

Celestial, giacer dall’altra parte,

Grave alla terra per lo mortal gelo.

Vedea Timbreo, vedea Pallade e Marte,

Armati ancora, intorno al padre loro,

Mirar le membra de’ Giganti sparte.”

(Canto XII, vv. 22-33)


Appena giunto al secondo girone, quello dei Superbi, Dante e Virgilio vedono, al di là del monte, l’immagine figurata di Satana che viene cacciato dal regno dei Cieli. Non si tratta di Lucifero in carne ed ossa come alla fine dell’Inferno, ma di un exemplum che funge da avvertimento: il primo peccato di Satana, infatti, è stata proprio la superbia, che poi ha disgraziatamente “aperto la porta” a tutti gli altri mali. È come se si invitassero i penitenti a fare ammenda di un peccato la cui diretta conseguenza è credersi fin troppo simili a Dio.


Non a caso le prime anime di superbi che Dante incontra sono quelle degli dei pagani (che egli chiama prevalentemente con nomi latini). Briareo è un personaggio dei poemi omerici, uno strenuo difensore di Zeus/Giove nel momento in cui quest’ultimo, con il suo atteggiamento, aveva suscitato la ribellione negli altri dei. Intento di piaggeria? Oppure aveva preso fin troppo a cuore le sorti di un dio pagano, dimenticando la giusta distanza tra uomo e Dio? In entrambi i casi, egli viene punito per superbia.


Zeus/Giove stesso è punito in questo girone, insieme ai due tra i suoi tanti figli che sono diventati gli dei della guerra: Marte/Ares e Pallade Atena. Mi vorrei soffermare proprio su quest’ultima, perché non è la sola donna della mitologia presente in questo girone.


Atena, nella mitologia greca (così come la sua equivalente Minerva in quella latina) ha una connotazione fortemente positiva: è la saggia patrona della città di Atene, è sostenitrice della guerra come mezzo razionale di strategia politica (a differenza del fratello Ares, che rappresenta l’eccitazione per il sangue e per le stragi) ed è soprattutto la dea dell’intelletto, alla quale sono devote tutte le donne virtuose ed anche molti uomini di potere.


Dante, studioso da sempre dei classici, non pone Atena all’Inferno, senza possibilità di redenzione, bensì al Purgatorio, forse in un tentativo di “salvare” le anime grandi del mondo classico, come già ha fatto con Virgilio e tanti altri letterati antichi inserendoli nel Limbo. Il peccato che Atena deve scontare, secondo il poeta, è la superbia: la dea, infatti, per quanto considerata temperante, non è troppo diversa dalla maggioranza degli altri componenti del pantheon pagano, capricciosi e spesso ingiusti nei confronti degli umani.


Alcuni esempi sono le sue storiche contese con Poseidone/Nettuno, dio dei mari, che hanno portato alla fondazione di Atene (un tempo Poseidonia); il fatto che entrambi gli dei abbiano sfogato la loro rabbia sull’innocente Medusa, un tempo sacerdotessa di Atena (ne parlo meglio qui); la sua inaspettata partecipazione alla gara di bellezza della Mela d’Oro, quella per cui fu chiamato giudice Paride, prova che forse ella non era davvero devota solo e soltanto alle qualità intellettuali.


Gli dei pagani sono sicuramente figure complesse ed affascinanti, costituiti da luci ed ombre, ma secondo me è stupefacente notare come Dante sia capace di descriverli con pochissimi versi.



Aracne e la sua sfida con Atena


O folle Aragne, sì vedea io in te

Già mezza aragna, trista in su gli stracci

Dell’opera che mal per te si fe’.”

(Canto XII, vv.43-45)


Un caso emblematico di doppia superbia, umana e divina, è la sfida tra Aracne ed Atena.


Aracne in vita era una fanciulla della Lidia. Ella viveva a Colofone, era figlia di un tessitore ed aveva una sorella, Falance, che era stata addestrata nelle tecniche di guerra da Pallade Atena stessa. La dea frequentava la casa della fanciulla ed aveva potuto notare quanto Aracne fosse diventata brava nell’arte della tessitura.


Girava voce che Aracne fosse stata istruita da Atena stessa a tessere, esattamente come la sorella era stata addestrata a combattere, ma Aracne rispondeva con superbia a queste voci, affermando di essere più brava della dea. Le due, piene di gelosia l’una verso l’altra, avevano finito per sfidarsi a duello.


Aracne aveva tessuto un’ampia tela nella quale irrideva gli dei pagani ed i loro amori; Atena, furiosa per la magnificenza dell’opera ed il realismo della rappresentazione, aveva finito per strappare la tela. Aracne, disperata, aveva tentato di impiccarsi, ma Atena l’aveva “salvata” e maledetta al tempo stesso: l’aveva tramutata in un ragno, condannandola a vivere per tessere la sua tela per tutta la vita.



Questo racconto mitologico, che somiglia, per certi versi, alla sfida musicale tra il dio Apollo e il satiro Marsia, in epoca greca era narrato allo scopo di dissuadere gli umani dallo sfidare la potenza divina, perché non potevano che derivarne guai. Passando da una visione pagana ad una cristiana, però, non risalta solo la superbia di Aracne, ma anche il comportamento scorretto di Atena, che, pur essendo dea, si è messa alla pari di un’umana, per poi punirla approfittando della sua posizione di superiorità.


Aracne viene qui ritratta in atteggiamento quasi da supplice, trasformata per metà, in mezzo ai frammenti della tela stracciata.



Io trovo straordinario che Dante abbia voluto inserire entrambe le rivali nello stesso canto. È come se il poeta stesso riconoscesse che il peccato di superbia è egualmente diviso tra le due rivali, indipendentemente della loro natura. Come se la giustizia cristiana fosse una “livella” (per citare Totò) che pone allo stesso livello gli uomini desiderosi di somigliare agli dei e gli dei che abusano della loro posizione.



La senese Sapia


I’ fui Sanese, rispose, e con questi

Altri rimondo qui la vita ria,

Lagrimando a Colui, che sé ne presti.

Savia non fui, avvegna che Sapia

Fossi chiamata, e fui degli altrui danni

Più lieta assai, che di ventura mia.

E perché tu non creda ch’io t’inganni,

Odi se fui, com’io ti dico, folle.

Già discendendo l’arco de’ miei anni,

Eran li cittadini miei presso a Colle

In campo giunti coi loro avversari,

Ed io pregava Dio di quel ch’ei volle.

Rotti fur quivi, e volti negli amari

Passi di fuga, e veggendo la caccia,

Letizia presi a tutt’altre dispari:

Tanto ch’io volsi in su l’ardita faccia,

Gridando a Dio: Omai più non ti temo;

Come fa il merlo per poca bonaccia.

Pace volli con Dio in sullo stremo

Della mia vita; ed ancor non sarebbe

Lo mio dover per penitenzia scemo,

Se ciò non fosse, che a memoria m’ebbe

Pier Pettinagno in sue sante orazioni,

A cui di me per caritate increbbe.”

(Canto XIII, vv. 106 – 129)


Lasciato il girone dei superbi, Dante e Virgilio arrivano tra gli invidiosi, vestiti con tuniche coprenti con tanto di cappuccio e costretti a sopportare una terribile punizione: gli occhi cuciti. Come al solito, il poeta fa riferimento alla regola del contrappasso: proprio coloro che per tutta la vita non hanno fatto altro che guardare gli altri in modo malevolo, ora sono obbligati a fare a meno della vista.


Dopo aver incontrato alcuni personaggi, Dante, con l’arguzia che lo contraddistingue, chiede se c’è tra gli invidiosi qualche toscano. Egli sa che la sua terra è stata funestata da tanti schieramenti politici rivali (lui stesso è stato vittima dello scontro tra guelfi bianchi e neri) e addirittura da litigi personali tra esponenti di spicco della città, e non dubita che troverà qualche concittadino proprio in questa zona del Purgatorio.

In effetti, si fa avanti una nobildonna senese, Sapia, un’appartenente alla classe sociale più elevata della città, nota per aver fondato un ospizio insieme al marito nel 1265. Probabilmente la scelta di Siena è stata tutt’altro che casuale: tra tutte le città toscane, essa è nota per essere una tra le più divise al suo interno. Se oggi la presenza di tante “contrade” (piccoli quartieri) è qualcosa di folkloristico, un’attrazione turistica del quale il tradizionale Palio è il più classico esempio, un tempo significava aspre contese, nelle quali spesso e volentieri si finiva per perdere tutto quello che si possedeva, se non proprio la vita.


Sapia è stata, in un primo momento, vittima di queste lotte intestine: è certo che “i suoi” (non si sa bene se solo la sua famiglia o proprio la sua contrada), poco prima della battaglia di Valdelsa contro Firenze, erano stati trattati aspramente dal governo senese. Così, quando la battaglia aveva avuto luogo, vedendo la città di Siena sconfitta dagli avversari, ella, dall’alto, sentendo nascere in sé un senso di rivalsa, si era rivolta a Dio con superbia, dicendo di non temere più nulla da lui e di non avere bisogno più di nient’altro per essere felice. Il pentimento per questo suo sentimento d’invidia era giunto soltanto in extremis, e per questo motivo la sua anima ora è in Purgatorio.


Nel descrivere il suo comportamento invidioso, Sapia fa riferimento alla leggenda dei Giorni della Merla, che è propria del mese di gennaio. La storia, infatti, racconta di un merlo imprudente che si era avventurato tra la neve sul finire del mese di gennaio, credendo che il periodo più freddo dell’anno fosse ormai concluso. Da allora, gli ultimi tre giorni del mese sono ritenuti i più gelidi dell’inverno.



L’incontro con Sapia si conclude con la tradizionale richiesta di preghiera ed intercessione, un classico che torna spesso in questa cantica.




Eccoci arrivati in fondo al nostro secondo post dedicato al Purgatorio!

Il mese prossimo concluderemo il nostro percorso “in cima al monte”, tra le meraviglie del Paradiso terrestre, ed in primavera ci dedicheremo al Paradiso.

Ringrazio tutti voi che continuate a leggere questo mio percorso. Personalmente, più vado avanti e più mi si allarga il cuore: Dante è stato una parte importante dei miei studi e di alcune mie esperienze di lavoro, ed aprire la Commedia in libertà per un progetto creato da me è un piccolo sogno che si realizza.

Grazie ancora per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 17 gennaio 2022

L'ANGOLO VINTAGE 2.0 - GENNAIO 2022

 


Cari lettori,

eccoci arrivati al primo 17 del mese ed al primo appuntamento del 2022 con la rubrica “L’angolo vintage”!


Oggi torno a parlarvi di un autore che è stato più volte protagonista di questi schermi: Leonardo Gori. Durante le vacanze di Natale, infatti, ho letto altri due volumi della serie gialla/thriller che ha per protagonista il colonnello Arcieri, carabiniere e agente segreto del SIM. Ho quasi finito: mi dovrebbe mancare solo un romanzo dal titolo Il ragazzo inglese.


Ho parlato già più volte di questo intrigante personaggio, ma forse non tutti ricordano che le sue storie sono ambientate in due tempi differenti: ci sono quelle di quando egli è un giovane capitano, appena entrato nei servizi, ambientate appena prima della Seconda Guerra Mondiale oppure nei momenti più drammatici del conflitto, delle quali vi ho parlato in questo post; c’è poi un “secondo tempo”, quello prevalente, principalmente la fine degli anni ‘60, in cui Bruno Arcieri è ormai un maturo colonnello che cerca in tutti i modi di sfuggire alla sua seconda vita da agente segreto, ma viene quasi sempre richiamato all’ordine da qualche storia poco chiara (trovate qualche esempio a questo link).


Dei due romanzi di cui vi parlerò oggi, La finale appartiene alle avventure di gioventù, mentre L’ultima scelta è forse la storia più recente del colonnello.


Senza ulteriori preamboli, vi lascio alle recensioni!



La finale


Parigi, giugno del 1938. Il Capitano Arcieri, appena entrato nelle file del SIM, ha ricevuto un incarico piuttosto delicato dal suo comandante: riportare in Italia un importante “contatto”, che potrebbe avere utili informazioni. La situazione italiana è molto tesa, soprattutto da maggio in avanti, considerato l’avvicinamento tra Mussolini e Hitler, e Arcieri trova in Francia un clima estremamente ostile. I francesi sono alleati con l’Inghilterra, fieramente democratici, e considerano fascisti tutti gli italiani, soprattutto quelli appartenenti alle Forze dell’Ordine.


Il suo compito, però, potrebbe essere favorito dal fatto che non è certo l’unico italiano presente sul territorio francese in quei giorni: l’estate del ‘38 è quella dei Mondiali di Francia e l’Italia sta collezionando una vittoria dietro l’altra. Arcieri non è molto appassionato di calcio, ma si lascia travolgere volentieri dal clima festante. Appena arrivato a Parigi, egli incontra un giornalista sportivo, elegante ma ambiguo, che gli consiglia una pensioncina da poco. Insospettito, il capitano raggiunge il luogo, ma si rende conto di essere arrivato proprio nell’albergo dove il “contatto” che cercava, Paolo Marinelli, ha trovato la morte, sembra per suicidio tramite soffocamento. La fine dell’uomo gli sembra non solo una brutta sorpresa, ma anche decisamente sospetta, almeno a giudicare da quello che gli riferisce la vedova, Ginevra Casati, una donna affascinante e misteriosa.


Tra una partita ed una serata in un locale jazz, egli non si rende conto di essere seguito dai professionisti (che insistono nel definirsi “volontari”) dell’OVRA, l’Opera Vigilanza Repressione Antifascismo, che lo colgono di sorpresa in un vicolo buio e lo malmenano. Arcieri viene salvato da un cinquantenne italiano, un uomo che sostiene di chiamarsi Ireneo Barbano e di essere un ragioniere, ma del quale non riesce a fidarsi del tutto.


Anche la polizia francese è sulle tracce di Arcieri, ma egli riesce a stringere una sorta di patto di non belligeranza con il commissario, promettendo di rivelargli importanti informazioni mentre indaga sul mistero della morte di Paolo Marinelli.


La situazione è davvero confusa: tra fuoriusciti, fascisti, ribelli, comunisti provenienti dalla Spagna e funzionari corrotti, chi è il vero nemico?



La finale è un romanzo appassionante e, al tempo stesso, davvero complicato. Ogni volta che inizio un libro di Leonardo Gori mi preparo ad entrare nella macchina del tempo ed a fare un viaggio nel Novecento. Non vi nego che persino io che più di una volta ho insegnato storia ho imparato parecchio da questi romanzi. In questo, in particolare, mi sono resa conto che, nei turbinosi anni ‘30, non c’erano solo le nette distinzioni di cui di solito si parla sui romanzi di scuola: fascisti ed oppositori del regime, italiani e tedeschi da una parte e francesi ed inglesi dall’altra, conservatori e comunisti… Gli schieramenti erano davvero molteplici, alcune volte addirittura confusi e, quel che è peggio, aleggiava un clima di vera diffidenza. L’Europa era un’autentica polveriera e noi tutti, purtroppo, abbiamo studiato le conseguenze di quel terribile clima.


Arcieri non è ancora oppositore del regime fascista come si dichiarerà più avanti: è solo il ‘38 ed egli è un giovane fedele alla sua divisa, ma inizia anche a considerare le camicie nere come più pericolose del previsto, ed è estremamente preoccupato per la sua fidanzata Elena, ebrea. Ci vorrà l’arrivo della guerra (in romanzi come Il passaggio) per fargli aprire gli occhi definitivamente.


Più che gialli classici, le storie di Arcieri sono dei thriller di spionaggio nei quali avvengono delle situazioni “tutti contro tutti”. Ormai ne ho lette un po’ e mi aspettavo qualche cambio di bandiera e qualche colpo di scena, ma devo dire che alla fine del romanzo qualcosa mi ha comunque stupito.


Infine, questo è un capitolo delle avventure di Arcieri dedicato a chi ama il calcio: ci sono addirittura degli articoli di giornalismo sportivo risalenti al 1938.



L’ultima scelta


Nel gennaio del 1970 il Colonnello Arcieri è a Firenze con la sua “fidanzatina cinquantenne” Marie e sembra aver cambiato definitivamente vita: è in pensione sia dai carabinieri che dal SIM e insieme a dei giovani amici (con i quali ha condiviso un’avventura qualche anno prima) ha avviato una trattoria.


Un giorno, però, egli viene richiamato dal vecchio comando del SIM per una missione delicata per la quale è stata richiesto il suo intervento. Nonostante il colonnello provi a protestare ed a ribadire che è in pensione, il nuovo comando non vuole sentire ragioni (tanto per cambiare… mai una volta che gli facciano godere la sua amata trattoria, eh!). Il suo nuovo compito sembra, tutto sommato, abbastanza veloce ed indolore: incontrare un uomo americano, che si fa chiamare “Agente zero”, ed ascoltare le informazioni che ha da riferirgli a proposito di alcuni servizi deviati.


L’uomo, per qualche inspiegabile motivo, ha richiesto l’esclusivo intervento di Arcieri. Egli capisce che lo ritengono persona fidata per via della sua esperienza ed accetta l’incontro in una villa toscana, ma si verificano fin da subito vari problemi.


Innanzitutto una ragazza hippy dall’aria un po’ ribelle e molto sveglia, che dice di chiamarsi Jennifer, ferma il colonnello già nel centro di Firenze, chiedendogli un passaggio per liberarsi di un ragazzo insistente. Suo malgrado, Arcieri non può fare a meno di portarsela con sé.


Inoltre, appena arrivato nella villa (che è incredibilmente diroccata e scomoda, considerata soprattutto la stagione) egli scopre che non è abitata soltanto dall’Agente Zero, ma anche da alcune sue vecchie conoscenze: la sua collega Nanette, da lui considerata alla pari di Mata Hari, e Daniele, un ex fascista che aveva conosciuto nel ‘39 (nel romanzo La nave dei vinti, di cui ho parlato qui) e che da anni vive di espedienti e doppi giochi. I due, inaspettatamente, sembrano aver abbandonato la vecchia vita e, insieme ad un eccentrico maggiordomo ed autista che si fa chiamare Max, hanno creato una sorta di casa vacanze che alcune ragazze perbene dell’Europa del Nord usano come alloggio, luogo di studio e base per visitare le meraviglie della Toscana.


A complicare ulteriormente le cose, l’Agente Zero svela ad Arcieri di avere un mandante, anzi una mandante, che egli conosce molto bene: Elena Contini, suo primo amore mai dimenticato, ora parte integrante dei Servizi Segreti israeliani. La donna, prima velatamente e poi in modo più esplicito, gli vuole comunicare, tramite intermediario, il desiderio di tornare con lui. Per il colonnello c’è un vero e proprio bivio da affrontare: vecchia o nuova vita?


Rispetto ad altri romanzi del colonnello Arcieri, L’ultima scelta è piuttosto statico: è un libro cupo, invernale, fatto di dialoghi serrati, situazioni di stallo, strategie da mettere a punto, lunghe riflessioni. Tra vecchi amici che sembrano aver cambiato vita solo in parte, misteriosi ed inaffidabili agenti segreti, personaggi folkloristici che hanno più di una storia da raccontare e giovani donne che non sono quello che sembrano, ai lettori sembrerà di essere un po’ “imprigionati” insieme al colonnello in una villa nella quale succede davvero di tutto.


Solo la parte finale del romanzo c’è una certa azione, e devo dire che ogni volta rimango esterrefatta dalla capacità del colonnello Arcieri di essere praticamente fatto di ferro: a settant’anni tondi tondi lui mangia solo quando può, non dorme, si sveglia all’alba, si deve sempre guardare le spalle, salta giù dai tetti, percorre miglia ferito nella neve, scampa ad agguati mortali ed altre amenità. Io non durerei un giorno, probabilmente…


Ne approfitto anche per togliermi un sassolino dalla scarpa: io detesto il personaggio di Elena. Non riesco a capire con quale ostinazione il colonnello Arcieri – e non solo lui, anche il protagonista dello spin-off storico Il fiore d’oro, di cui vi ho parlato qui – continui a considerarla una specie di donna angelicata. Dopo un primo romanzo in cui in effetti si mostra coraggiosa, ella finisce per rappresentare tutto quello che Arcieri stesso detesta nel mondo dei Servizi Segreti: la meschinità dei giochi di potere, l’indifferenza nei confronti delle vite umane sacrificate, e soprattutto l’opportunismo nel prendere e mollare le persone come e quando più le conviene (primo tra tutti il colonnello). Però, eeh, sapete com’è, lei è tanto bella con i capelli biondi e gli occhioni azzurri, fa girare la testa coi suoi bei sorrisi… anche l’inossidabile Arcieri ha le sue debolezze, insomma. Se negli altri romanzi della serie ho “retto” un pochino di più, questa volta mi veniva veramente l’orticaria ogni volta che veniva nominata. Inutile dire che faccio un tifo spudorato per Marie, una bella e simpatica signora dai sogni molto concreti e dalla vita semplice… ma vedremo che cosa deciderà l’autore, e che finale sentimentale vorrà dare al colonnello :-)




Ecco il mio primo “Angolo Vintage” del 2022!

Fatemi sapere se conoscete quest’autore, se avete letto qualcuno dei suoi romanzi, se vi sono piaciuti. Mi raccomando, non perdetevi gli altri post dei partecipanti alla rubrica di questo mese!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 13 gennaio 2022

BUONI PROPOSITI PER IL 2022

 Storytelling Chronicles: gennaio 2022




Cari lettori,

nuovo anno, nuovo appuntamento con la rubrica di scrittura creativa “Storytelling Chronicles”!


Come ormai tanti di voi sapranno, sono quasi due anni che partecipo, con cadenza mensile, a questa rubrica ideata da Lara, autrice del blog "La nicchia letteraria", con la grafica a cura di Tania, del blog "My crea bookish kingdom". Il mio primo racconto risale al marzo del 2020 e ormai ci sono ben 20 miei racconti online.


Questa premessa per dirvi che, di comune accordo, questo mese abbiamo deciso di prenderci una sorta di pausa. C’è chi è stato “chiamato a gran voce” dalla vita fuori dal blog ed è rimasto un po’ indietro con le pubblicazioni; chi con le vacanze natalizie ha giustamente rallentato; chi si è reso conto di aver bisogno di più tempo.


Per questo motivo, Lara ci ha proposto di condividere tra noi e con voi lettori, per conoscerci meglio, i nostri buoni propositi per il 2022.


Il tema di queste nostre buone intenzioni è del tutto libero, ma io ho pensato, per non sviare troppo e restare comunque in tema con la nostra rubrica di scrittura creativa, di condividere con voi tutto quello che mi piacerebbe fare dal punto di vista della lettura, della scrittura e del blogging.


Questo sia per non proporvi qualcosa del tutto fuori tema, sia perché la situazione degli ultimi due anni mi ha portato, sì, a formulare dei buoni propositi anche per quanto riguarda altre sfere della mia vita, ma in modo piuttosto flessibile. Credo che tutti noi abbiamo dei sogni per quanto concerne il nostro studio/lavoro, la nostra casa, qualche eventuale viaggio, il nostro sport preferito e via dicendo, ma la pandemia che ci ha colpito rende tutto estremamente fragile ed a volte, non so voi, ma a me capita di dover già dire “grazie” tra me e me se le cose restano esattamente come stanno, senza grossi scossoni.


Ho pensato, così, per quanto concerne altri ambiti della mia vita, di coltivare “sogni” per il 2022, sogni che spero si realizzeranno e non verranno scacciati via da ulteriori brutte sorprese. La lettura, la scrittura e il blogging restano invece attività che posso in gran parte controllare io, quindi posso ragionevolmente formulare dei “buoni propositi” ed impegnarmi per realizzarli.


Senza ulteriori chiacchiere, passo al mio decalogo per l’anno nuovo!



1) Leggere spaziando di più tra i vari generi.


Questo è il primo proposito al quale ho pensato prima ancora di stendere questo decalogo, quello che mi frullava in testa già a dicembre. Preparando il post “The best books of 2021!”, che trovate a questo link, mi sono resa conto che c’era un grande genere protagonista, ovvero il giallo ed il thriller in tutte le sue sfumature, due comprimari, cioè il romance e lo storico, e poi qualche classico e poco altro.


È più che giusto leggere ciò che si ama, dal momento che la lettura è la nostra passione. Ma in alcuni periodi del 2021 mi è capitato di avvertire un po’ di stanchezza nell’approcciarmi ai miei amati gialli: persino i miei autori preferiti mi sembravano intraprendere strade già viste, e talvolta provavo un’inspiegabile noia. Possiamo dire che “non erano loro, ero io”: anche il genere che ami di più, se letto in esclusiva, dopo un po’ ti stufa. Ho in TBR due acquisti gialli recenti, una delle ultime avventure del commissario Bordelli e la novità di Marco Malvaldi e dei suoi Vecchietti del BarLume, ma, essendo libri miei e non della biblioteca, posso tranquillamente alternarli ad altro.


Come primo step, vorrei dedicare un po’ più di tempo ai miei due comprimari, il romance e lo storico. Non vi anticipo niente su romanzi ed autori perché anche io vorrei lasciarmi guidare dall’ispirazione del momento, almeno nei primi mesi dell’anno.


Come secondo step, vorrei avvicinarmi a generi che leggo raramente o non leggo da una vita… primo tra tutti il fantasy. Ho come un insolito desiderio di volare con la fantasia: sarà colpa della triste concretezza che ci ha accompagnato in questi ultimi due anni? 

A questo proposito, vorrei anche partecipare ad una challenge di lettura che mi è sembrata particolarmente interessante... ma ve ne parlerò meglio più avanti!



2) Non scrivere solo di libri, ma anche il più possibile di teatro, cinema, arte ecc.


Questo “buon proposito” purtroppo è l’unico che resta, almeno per ora, un mezzo sogno. Fortunatamente, anche se con delle restrizioni, nella seconda metà del 2021 sono riuscita a tornare nei miei amati luoghi della cultura. Il 2022 si apre con una situazione molto complicata e lo sappiamo, ma io formulo lo stesso l’intenzione di continuare a parlarvi di film, spettacoli, mostre ecc.


Anche se, nel complesso, appartengo al “giro” dei bookblogger e principalmente mi considero tale, questo spazio è nato, come recita il titolo, per dare libero sfogo a tutte le mie passioni. Nell’anno e mezzo in cui danza, teatro e cinema sono stati solo in streaming (e quindi anche le recensioni erano ben poche), le mostre ed i musei sono stati chiusi e vari eventi culturali sono stati annullati, mi è mancato qualcosa.

Incrociamo le dita!



3) Portare a termine il progetto letterario su Dante e idearne un altro per dopo l’estate.


La prima parte è doverosa: ho già scritto quattro post del progetto “Le donne di Dante”, di certo non vi lascerò senza gli altri! Nella seconda metà di gennaio e poi in febbraio vorrei continuare a parlarvi del Purgatorio, mentre in primavera affronteremo insieme il Paradiso. Vi lascio i link ai post precedenti:


Dante 1


Dante 2


Dante 3


Dante 4


In estate, stagione un po’ particolare per vari motivi (soprattutto per chi, come me, lavora nella scuola), non penso di far partire un nuovo progetto letterario, ma spero proprio di trovare l’ispirazione per qualcosa che leggerete da settembre in avanti. Ma è presto per pensarci...



4) Migliorare la qualità delle foto a tema libri su Instagram, o almeno fare tentativi più consistenti.


Questo è il mio equivalente di “Da lunedì dieta”, oppure “Quest’anno mi iscrivo in palestra!” Ogni anno, a gennaio, guardo con forzato ottimismo quelle quattro o cinque foto in cui mi sono degnata di inserire un libro nuovo fiammante e qualche simpatico oggettino, e mi dico “Dai, non male”. La maggior parte delle volte, però, faccio uno scatto veloce prima di restituire un romanzo (consumato, vecchio, di colore un po’ indefinito) in biblioteca, e fine della storia. Mi piace passeggiare e fotografare il mare, i fiori, l’autunno, la neve; fotografo le decorazioni natalizie che ho messo in casa ed i miei nuovi look; adoro gli scatti che facciamo a scuola di danza. Quando si tratta di libri, però, mi rendo conto sempre più che sono una bookblogger che scrive, non una bookstagrammer che cura anche scatti e grafica.


Sono consapevole, però, che se continuo ad usare i social anche solo come mezzo per far conoscere ciò che scrivo, anche l’occhio vuole la sua parte. Quindi io rinnovo questo proposito, e che sia la volta buona!



5) Rispolverare la mia passione per il teatro greco e latino con la lettura di qualche opera che mi manca.


Ogni tanto, negli ultimi mesi del 2021, mi è capitato di ripensare al progetto di qualche anno fa “Le donne di Euripide” (il cui riepilogo è in questo post) e mi sono sentita curiosamente nostalgica.


L’incontro tra letteratura greca e teatro è stato uno dei miei primi amori, nonché l’oggetto delle mie due tesi di laurea: L’Elettra di Sofocle per la regia di Strehler nel ‘51 per la Triennale, Odyssey di Bob Wilson per la Magistrale (di cui parlo meglio qui).


Il progetto che ho scritto per voi tre anni fa, inoltre, mi ha permesso di conoscere bene anche le opere meno note di Euripide. Ora non saprei se approfondire altri tragediografi (come Eschilo, che ho visto un po’ meno anche a scuola), buttarmi sulla commedia o addirittura passare al teatro latino. La voglia di tornare al mio amato teatro classico, però, c’è… tempo permettendo!



6) Provare ad informarmi meglio sul mondo dell’autopubblicazione.


Al momento, tra recensioni, racconti ed articoli vari per il blog, ho abbastanza da scrivere così. Non ho mai considerato veramente l’idea di scrivere qualcosa di più corposo, come un romanzo o una raccolta, ed al momento mi dispiacerebbe troppo accantonare il resto. Tuttavia, penso da tempo che sarebbe meglio informarsi un po’ di più su come funziona questo mondo, anche solo per sapere come muovermi da sola nel caso che un’idea migliore di altre si presentasse.



7) Non farmi demoralizzare dai “lati oscuri” del mondo del bookblogging/bookstagram.


Angolo della polemica, lo so. Ultimamente mi è capitato di sentire più di un “collega blogger” lamentarsi dei lati meno simpatici di questo mondo e, per quanto io di solito cerchi di non dare peso a certe dinamiche, devo ammettere che a volte sono un pochino demoralizzata anche io.


Collaborazioni che hanno il sapore dello sfruttamento, o che vengono ripagate con unfollow o addirittura insulti in caso di critiche; hype al massimo per la novità della settimana – e poi, spesso, conseguenti delusioni - a scapito di ottimi volumi di qualche anno fa che si possono reperire senza problemi in biblioteca; desiderio talvolta eccessivo di popolarità su Instagram, in un’imitazione secondo me fuori luogo degli influencer; tendenza a scrivere sempre meno veri e propri articoli su Blogspot &co. ed a spostarsi sempre più sui social, con contenuti di sicuro più accattivanti ma anche con minor spazio per l’approfondimento; a volte persino litigi tra noi per questioni davvero risibili.


La chiave per uscire da questo tipo di empasse secondo me è sempre la stessa: ricordarci che questo non è il nostro lavoro, e non “dobbiamo” niente a nessuno, se non il rispetto per gli altri che come noi popolano questo mondo.


In definitiva, ciò che mi piace di meno, il comun denominatore di tutto ciò che ho elencato sopra, è il fatto che si creino delle “regole non scritte” per essere un buon blogger di libri e cultura: essere sempre sul pezzo con determinate novità, cercare in tutti i modi di collaborare, specializzarsi su un certo tipo di romanzi, essere sempre attivi sui social pure in vacanza… ma chi lo ha detto?!?

Il blog, la lettura, la scrittura sono la nostra passione, il nostro hobby, il nostro progetto alternativo che dovrebbe donarci solo gioia… quindi, viva la libertà!



8) “Leggere meno” se serve!


Gli ultimi due anni sono stati caratterizzati da periodi di lettura anche più intensa del necessario: momenti in cui si leggeva perché non si poteva uscire da casa, perché le alternative a disposizione non erano molte, perché l’isolamento era forzato. Nel 2020 ho letto più di 90 libri, tra i quali dei veri e propri “mattoni” classici affrontati tra marzo e aprile, e nel 2021 comunque 66. Qualche volta ho avuto proprio il desiderio di fare altro, ma il guaio è che… a parte scrivere, allenarsi o fare attività casalinghe, non sempre si poteva.


Quindi per questo 2022 vado in controtendenza e mi dico che, se il reading journal segnerà un numero inferiore ai precedenti (un pochino, non troppo dai!), sarà un buon segno: uno degli indizi che tutto sommato si sta tornando alla normalità, dentro e fuori casa.



9) Proseguire con il recupero dei classici


Il 2020 mi ha portato (più che altro mi ha costretto, considerate le circostanze spesso difficili) a recuperare qualche classico un po’ impegnativo che non avevo ancora letto. Nel 2021 ho fatto meno, anche se ho comunque portato avanti progetti letterari e poesia.


Non so cosa riuscirò a fare nel 2022, ma comunque metto in lista questo evergreen!



10) Da febbraio in avanti, proseguire con la rubrica Storytelling Chronicles!


Questa rubrica ha rappresentato un’importante svolta per me. Dopo il concorso letterario che avevo vinto alla fine del 2018, mi ero trovata molto, molto contenta, ma anche parecchio spiazzata: la scrittura creativa mi piaceva, ma ero già presa con il blog e non sapevo in che modo mi sarei potuta occupare anche di questo.


Ho passato quasi tutto il 2019 a mettermi davanti al computer, cercare l’ispirazione… e finire per portarmi avanti con le recensioni. Ho partecipato ad un altro concorso letterario, ma decisamente non è andato bene.


L’invito a partecipare alla rubrica è arrivato proprio a fagiolo, a inizio 2020, e si è rivelata una delle migliori decisioni che potessi prendere. Grazie a Storytelling Chronicles ho “preso due piccioni con una fava”, inserendo la scrittura creativa nel blog, e ho tante interessanti opportunità: un feedback in breve tempo (a differenza di quello che accade con le commissioni dei concorsi…), la possibilità di dialogare con altri appassionati invece che ricevere un giudizio nero su bianco senza possibilità di confronto, un tema mensile che mi aiuta con l’ispirazione quando le idee sono pochine, l’inserimento in un gruppo di altre persone che, come me, amano il blogging, la lettura e la scrittura. Quindi… appuntamento a febbraio!




Ecco i miei buoni propositi per il 2022!

Fatemi sapere se ne abbiamo qualcuno in comune e che cosa pensate delle mie riflessioni. Mi piacerebbe sentire un po’ la vostra nei commenti, per iniziare il nuovo anno con un bel confronto!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)