giovedì 9 dicembre 2021

BOOKTAG: THE JOY OF CHRISTMAS - CHRISTMAS COUNTDOWN 2021 #1

 Un romanzo per ogni sfaccettatura del Natale




...mancano 16 giorni a Natale!


Cari lettori,

benvenuti al primo appuntamento con il “Christmas Countdown” del 2021!

Anche quest’anno, da oggi fino a giovedì 23 dicembre, ci faremo compagnia ed attenderemo il Natale con cinque post speciali, tra libri ed eventi culturali, curiosità natalizie e chiacchiere per conoscerci meglio!


Non può mancare il booktag in cui ci divertiamo ad abbinare un romanzo ad ogni simbolo natalizio. Quest’anno ho scelto un TAG dal titolo The joy of Christmas, che ho trovato sul blog "La lettrice raffinata" (saluto e ringrazio l’autrice!).


Non tutte le mie scelte sono propriamente natalizie, ma compilando questo booktag ho iniziato a sentire un po’ di atmosfera prefestiva… e spero di trasmetterla anche a voi!



1) ANTICIPAZIONE: L’ECCITAZIONE PER L’ARRIVO

DEL NATALE È REALE.


Quali sono le nuove uscite libresche che stai più aspettando?


Sicuramente per me una delle uscite più attese del 2022 è Atlas, l’ottavo ed ultimo romanzo della serie Le sette sorelle. Dopo aver scoperto un mistero sul Cristo di Rio De Janeiro con Maia, aver studiato musica classica nei fiordi norvegesi con Ally, aver gestito tenute di campagna e vecchie librerie in Inghilterra con Star, aver cercato l’ispirazione artistica tra Thailandia ed Australia con CeCe, esserci occupate di natura e di danza tra Scozia ed Andalusia con Tiggy, aver lottato per i diritti civili in Kenya con Electra ed aver finalmente scoperto chi è la sorella perduta… per tutti noi lettori è arrivato il momento di scoprire la fine di una lunga saga!


Link recensione Maia


Link recensione Ally e Star


Link recensione CeCe e Tiggy


Link recensione Electra


Link recensione "La sorella perduta"



2) CANZONI E CANTI NATALIZI


Di quale libro o autore non puoi che cantare le lodi?


Una delle migliori scoperte della fine dell’anno scorso e del 2021 in generale è stata Alice Basso. Le trame tra il giallo e il romance di quest’autrice, la sua competenza sul mondo dell’editoria, la sua passione per le letture di ogni epoca ed il suo stile trascinante mi hanno davvero conquistato. Un paio di mesi fa ho terminato con soddisfazione la serie che ha per protagonista la ghostwriter, collaboratrice della polizia e misantropa di professione Vani Sarca, e credo che le mie verbose recensioni abbiano reso l’idea di quanto mi sia piaciuta. Quest’estate ho letto anche il suo primo romanzo tra quelli con protagonista la dattilografa Anita Bo, ambientati nella Torino degli anni ‘30, ed è finito subito tra i preferiti di luglio. Insomma, mi sentirete presto riparlare di quest’autrice!


Recensione Vani Sarca 1


Recensione Vani Sarca 2 e 3


Recensione Vani Sarca 4 e 5


Recensione "Il morso della vipera"



3) CASE DI PAN DI ZENZERO


Quale libro, o serie letteraria, ha un meraviglioso “world building”?



Abbiamo appena salutato Anita Bo. Restiamo negli anni ‘30 e passiamo da Torino a Napoli con la serie del commissario Ricciardi, nata dalla penna di Maurizio De Giovanni, uno dei miei autori preferiti.


Quest’anno alcuni di questi incredibili romanzi, che sarebbe riduttivo definire “gialli”, sono stati portati sul piccolo schermo. La fiction mi è piaciuta molto, perché è stata curata in ogni dettaglio, compresa l’ambientazione anni ‘30, tra le restrizioni del regime e l’eleganza dei quartieri ricchi, tra il caos del mercato e gli esclusivi salotti della nobiltà a cui il nostro protagonista potrebbe appartenere di diritto… anche se si guarda bene dal farlo. Nei romanzi, però, continuano ad esserci dei particolari malinconici e struggenti, che è difficile rendere appieno con un linguaggio diverso dalla natura, come la miseria di tanti orfani che al tempo non erano tutelati da nessun diritto (tematica centrale de Il giorno dei morti), la vanità dei giovani vanesi che vivono (e purtroppo a volte muoiono) per un amore di poco conto o per un litigio sciocco, la dignità di chi ha una vita che è un vero tormento ma in qualche modo continua a sperare.


Il mondo del commissario Ricciardi è un microcosmo popolato da personaggi destinati a restare nel cuore del lettore, come il brigadiere Maione, padre di famiglia che vive con semplicità ed allegria nonostante un grande dolore, il medico antifascista Bruno Modo, l’elegante e determinata Livia, ex cantante d’opera vicina al regime (un po’ suo malgrado), la quieta maestra Enrica, vicina di casa ed amore segreto di Ricciardi, e tanti altri ancora.


Chi legge abbastanza spesso il mio blog sa quanto questa serie mi piaccia!


Recensione parte 1 serie


Recensione parte 2 serie


Recensione "Il pianto dell'alba"



4) A CHRISTMAS CAROL


Il tuo classico preferito o un classico che vuoi leggere


Il mio classico, nonché romanzo preferito di sempre, è Piccole donne, al quale ho dedicato questo booktag.


Il mio secondo classico preferito è proprio Un canto di Natale di Dickens, al quale avevo dedicato uno dei miei primi post.


Nei post della rubrica Il momento dei classici (a questo post) trovate tutti quelli che ho letto. Tra i miei progetti c’è sicuramente leggere tutto ciò che mi manca di Louisa May Alcott e di Jane Austen… spero di riuscire presto! Non mi dispiacerebbe nemmeno riprendere in mano il teatro greco e latino, anche se, tra i miei studi ed il mio progetto sulle donne di Euripide, ho letto un po’ di opere :-)



5) DOLCEZZE NATALIZIE


Quale libro ameresti ricevere per Natale?


L’anno scorso mi era piaciuto moltissimo Una fantastica vacanza in Grecia di Karen Swan, una commedia romantica con tocco mystery ambientata tra New York ed il Mediterraneo. So che l’autrice è famosa per le sue commedie natalizie, quindi… non mi dispiacerebbe vedere come si trova con le atmosfere natalizie, visto che non se la cava niente male a raccontare di sole, mare ed isole greche!


Ho sul comodino Le incredibili luci delle stelle… vi farò sapere com’è!



6) CANDELE VICINO LA FINESTRA


Quale libro ti regala quella calda sensazione inebriante?


Sophie Kinsella è una delle mie autrici preferite degli anni dell’Università, e la serie di Becky Bloomwood è per me sempre gioia e conforto, oltre che un divertimento.


Per questo vedere Becky alle prese con le festività in I love shopping a Natale è stato un vero piacere. Come al solito, la compratrice compulsiva più famosa d’Inghilterra combinerà dei grandi pasticci pur di raggiungere i suoi obiettivi: ordinerà cibo in quantità eccessive, si intrufolerà in circoli per soli uomini, resterà chiusa in negozi di notte, si inventerà di tutto per riuscire a vendere la merce del negozietto di souvenir in cui lavora. Il suo ottimismo e la sua determinazione, però, sono quelli che il lettore ha imparato a conoscere e ad amare.


Link recensione



7) ALBERI DI NATALE E DECORAZIONI


Quali sono alcune delle tue copertine preferite?


Condivido con voi Il cane che arrivò per Natale di Megan Rix e Chloe di Leila Awad, due tra le mie letture natalizie/invernali con una copertina particolarmente adatta alla stagione.


Il cane che arrivò per Natale è la storia vera di una coppia conosciutasi e sposatasi in età già matura, che, dopo aver affrontato varie difficoltà tra percorsi di maternità assistita e tentativi di adozione, sceglie di dare una mano ad un’associazione allevando cani per ciechi e disabili, e trova una nuova ragione per essere felice.


Link recensione



Chloe è invece un romance tra il contemporary ed il fiabesco, la storia di una modella che si vede costretta a tornare nella sua piccola nazione d’origine per un’insolita settimana della moda. I suoi legami con la famiglia reale – dei quali i suoi amici e conoscenti non sapevano nulla – le schiuderanno di nuovo le porte del palazzo, ma riapriranno anche una ferita mai del tutto rimarginata.


Link recensione



8) LA GIOIA DEL NATALE


Quali sono le cose che preferisci del Natale

e/o alcuni dei ricordi natalizi che più ami?


Dopo tutto quello che abbiamo passato l’anno scorso credo che siamo in tanti, al di là dello shopping e delle vacanze, a desiderare delle festività piene di tempo da spendere con famiglia e amici.


Non so voi, ma ho davvero sofferto il “Natale sobrio”: la giornata in sé è stata tra pochi intimi e piacevole, ma Dicembre casa-lavoro lavoro-casa… è stato proprio un po’ triste e spento.


I ricordi più belli del Natale, per me, sono proprio quelli legati ai pranzi di famiglia, ai nonni che purtroppo non ci sono più, a me e mio fratello che giocavamo con le statue del presepe, al primo Natale che abbiamo ospitato noi gli altri, ai giochi nella neve.


questo link trovate un mio post con vecchie foto natalizie. Invece a questo link c’è un TAG intitolato “I miei Natali del passato”.




Anche quest’anno ho cercato di darvi consigli per tutti i gusti, anche se ho tentato di restare il più possibile fedele al tema natalizio. Fatemi sapere se conoscete i romanzi che ho nominato e se vi sono piaciuti. Come al solito, sentitevi liberi di replicare il TAG sui vostri blog oppure di dirmi più brevemente le vostre scelte nei commenti.

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 6 dicembre 2021

COSTANZA D'ALTAVILLA E PIA DEI TOLOMEI

 Le donne raccontate da Dante #4




Cari lettori,

ultimo appuntamento con le rubriche ordinarie prima di mettere il vestitino natalizio del “Christmas Countdown”! Anche questo mese non potevo lasciarvi senza le “Donne straordinarie” raccontate da Dante nella Commedia.


In autunno ci siamo addentrati nell’Inferno, tra le donne del V canto, le figure mitologiche e le ingannatrici. I mesi invernali, invece, saranno dedicati al Purgatorio, una cantica a cui sono particolarmente legata. Non è popolare come l’Inferno, ma, a mio parere, è caratterizzata da una splendida atmosfera: quella della speranza, della capacità di guardare oltre, di quella sensazione profondamente umana che fa pensare “non sono ancora come o dove vorrei essere, ma il peggio è passato, riesco a guardare tutto con più lucidità”. Poi certo, è un’opera del Medioevo, quindi noteremo anche una grande insistenza sulle tematiche del pentimento e dell’attesa della grazia divina, ma i personaggi del Purgatorio restano, a mio parere, quelli in cui è più facile identificarsi. Non sono tormentati da dannazioni eterne come nell’Inferno, né eterei e lontani come quelli che incontreremo leggendo insieme il Paradiso: sono anime ancora legate alla Terra, consapevoli di aver fatto i loro sbagli, ma anche in grado di guardare alla prossimità di una fase più felice della loro vita ultraterrena, e per questo motivo Dante le considera “benedette” fin dal primo canto.


Quanto a ciò che più ci interessa, ovvero le figure femminili, se all’Inferno abbondavano la mitologia e la leggenda, noterete che nel Purgatorio compaiono più personaggi storicamente esistiti, e verso la fine iniziano a comparire anche delle immagini appartenenti alla teologia, che sarà il cuore del Paradiso.


Oggi, dopo una breve introduzione che ho pensato di raccontarvi per spiegarvi un po’ qual è secondo me lo spirito di questa cantica, conosciamo, con pochi ma incisivi versi, due donne, una ricordata da suo padre, una invece presente al Purgatorio, entrambe storicamente esistite.



Benvenuti al Purgatorio


Lo sol, che dietro fiammeggiava roggio,

Rotto m’era dinanzi alla figura,

Ch’aveva in me de’ suoi raggi fatto appoggio.

Io mi volsi dallato con paura

D’esser abbandonato, quand’io vidi

Solo dinanzi a me la terra oscura:

E il mio Conforto: Perché pur diffidi,

A dir mi cominciò tutto rivolto;

Non credi tu me teco, e ch’io ti guidi?”

(Canto III, vv.16-24)


Quando Dante e Virgilio superano definitivamente il passaggio tra Inferno e Purgatorio e iniziano a salire il monte, il nostro poeta ha un momento di dubbio. Egli, infatti, vede solo la sua ombra e viene colto da un’improvvisa paura di essere abbandonato. Virgilio, che è rimasto indietro perché è stato rimproverato ed ha avuto bisogno di un momento per sé, lo raggiunge rapidamente e lo rassicura, chiedendogli di non dubitare più della sua presenza.


Credo che queste righe rappresentino molto bene lo spirito della cantica del Purgatorio. Innanzitutto esse esprimono un sentimento tipico della vita terrena: il desiderio di non compiere un percorso difficile da soli, ma di essere accompagnati da qualcuno, meglio se un amico, meglio ancora se un maestro. Dante è un poeta, ma nella Commedia si cala nella parte dell’uomo comune, che, come diceva Aristotele (filosofo molto popolare ai suoi tempi), è un “animale sociale”.


Inoltre, se Virgilio rappresenta la razionalità, possiamo concludere, fuor di metafora, che Dante sa che una mente lucida e analitica è indispensabile per capire le ragioni ed i torti dei dannati infernali, ma non sa bene cosa aspettarsi dal Purgatorio. Virgilio gli conferma quel che in fondo egli già immaginava: anche per prendere atto dei propri errori e diventare una versione nuova e migliore di se stessi serve la razionalità, anche se non è più l’unico elemento in gioco. Quando poi si salirà al Paradiso, allora sì che ci vorrà soltanto la Fede.


Interessante, secondo me, è anche il breve pentimento di Virgilio in seguito al rimprovero ricevuto nel secondo canto: credo che Dante l’abbia inserito per ricordare a tutti noi che un vero maestro è colui che continua, anche se affermato e di lunga esperienza, a dubitare di se stesso ed a correggersi per proporsi al meglio ai suoi allievi.


So che questo paragrafo è un off topic rispetto all’argomento da noi trattato, ma, un po’ a scuola e un po’ fuori, ho notato che, anche in questo anno dantesco che sta per terminare, l’Inferno continua ad essere molto popolare, mentre, una volta chiuse le porte della scuola, si parla un po’ meno di Purgatorio, ed ancor meno di Paradiso. Questo episodio, oltre ad essere uno dei miei preferiti della Commedia, è secondo me molto incisivo, quindi l’ho inserito nel post.


Vi lascio anche il link al mio racconto di aprile, se vi va di dare un’occhiata scoprirete il perché…



Costanza D’Altavilla


Ver è che quale in contumacia more

Di santa Chiesa, ancor che al fin si penta,

Star gli convien da questa ripa in fuore

Per ogni tempo, ch’egli è stato, trenta,

In sua presunzion, se tal decreto

Più corto per buoni prieghi non diventa.

Vedi oramai se tu mi puoi far lieto,

Rivelando alla mia buona Costanza

Come m’hai visto, ed anco esto divieto;

Che qui per quei di là molto s’avanza.”

(Canto III, vv. 136 – 145)


Uno dei personaggi del Purgatorio che quasi tutti affrontano a scuola è Manfredi, re di Sicilia e figlio del celeberrimo Federico II, noto mecenate e fondatore della scuola siciliana. Prima che Dante riabilitasse almeno in parte la figura di Manfredi con questo canto, egli era considerato un pessimo esempio: scomunicato per alcuni suoi assassinii e per la sua fiera opposizione alla Chiesa, morto tragicamente nella battaglia di Benevento, sepolto in terreno consacrato e per questo motivo fatto disseppellire dal Papa, che ha lasciato le sue spoglie in riva ad un fiume.


Dante, sorprendendo forse anche i lettori del tempo, non colloca un simile personaggio all’Inferno, come ci si potrebbe aspettare, bensì al Purgatorio, per via di un (reale? Immaginario? Letterario?) pentimento in extremis.


Costanza D’Altavilla è una figura quasi evanescente all’interno del discorso di Manfredi. Si sa solo che ella è stata chiamata così in onore della bisnonna imperatrice e che la nostalgia di suo padre per lei è piuttosto interessata: egli, infatti, chiede a Dante di raccomandarle di pregare per lui. Le invocazioni a Dio per le anime del Purgatorio, infatti, contribuiscono ad accorciare di molto l’espiazione.


Tanto il canto III è illuminato dal punto di vista dell’amicizia virile e delle differenze sostanziali tra Fede in Dio e scelte (spesso discutibili) della Chiesa, tanto si dimostra arretrato e medioevale (è proprio il caso di dirlo) per quanto concerne la figura femminile. Costanza viene considerata dal padre senz’altro virtuosa perché di nobili natali, ma… chi può dirlo, dal momento che egli stesso è stato re ed ha commesso veri e propri delitti? E se fosse davvero virtuosa, perché dovrebbe essere così devota al padre, dal momento che egli è stato addirittura scomunicato? Risposta ahimé scontata: ai tempi, la devozione filiale, specie quella femminile, era considerata un dovere.


Costanza D’Altavilla, in definitiva, è descritta come l’exemplum di come una figlia dovrebbe essere in un mondo medioevale e cattolico, ma Dante non commenta la richiesta di Manfredi, forse perché vuole lasciare che i posteri immaginino da soli se la richiesta verrà accolta o no.



Pia Dei Tolomei


Deh, quando tu sarai tornato al mondo,

E riposato della lunga via,

- Seguitò il terzo spirito al secondo, -

Ricordati di me, che son la Pia;

Siena mi fe’, disfecemi Maremma:

Salsi colui che inanellata pria,

Disposando, m’avea con la sua gemma.”

(Canto V, vv...)


Dopo essersi congedati da Manfredi, Virgilio e Dante continuano ad incontrare personaggi periti di morte violenta e pentitisi poco prima dell’ultimo respiro. Essi sono tutti collocati in un’ampia area ai piedi del Monte del Purgatorio, in attesa di essere assegnati alla cornice di appartenenza.


Mentre stanno attraversando il bosco che caratterizza buona parte di quest’area, i due poeti sono fermati da alcuni personaggi che raccontano loro il modo in cui sono stati costretti ad abbandonare la vita. Come nel caso di Manfredi, si tratta di uomini che sono morti in battaglia o in situazioni affini.


Fa eccezione una figura femminile di poche parole, che chiude il V canto e forse per questo motivo rimane più impressa ai lettori. Rispetto ai personaggi maschili precedenti (compreso lo stesso Manfredi), che sono ansiosi di raccontare la loro storia e di avere la possibilità di ottenere un’intercessione, ella si presenta come un’anima più quieta e gentile, e chiede addirittura a Dante di riposarsi e riprendersi dal lungo viaggio ultraterreno, prima di ricordarla nelle sue preghiere.


La giovane donna è Pia dei Tolomei, una nobildonna di Siena che è stata sposata ad un uomo potente ma di età molto avanzata (per i tempi, avere cinquant’anni significava essere un vecchio). Egli è il responsabile della sua morte: con un pretesto, infatti, l’ha fatta condurre in un suo castello in Maremma da uno dei suoi uomini di servizio, che l’ha presa per le gambe e gettata giù da una finestra.


Le possibili motivazioni di un simile gesto pare possano essere due: o Pia aveva tradito il marito con un nobiluomo più giovane, oppure ella doveva essere eliminata a favore di un nuovo matrimonio con una donna dalla ricca dote. In entrambi i casi, oggi considereremmo l’omicidio di Pia un femminicidio in piena regola, il delitto brutale di un uomo che considera la moglie una sua proprietà ed ingaggia addirittura un sicario (il che ai giorni nostri aggiungerebbe l’aggravante della premeditazione).


Come ricordato di recente nella Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, episodi di questo tipo si verificano ancora al giorno d’oggi, ma ai tempi di Dante erano ancora più frequenti.


Probabilmente il poeta ha scelto lei per l’emblematico nome, Pia: una sorta di ritorno alle origini prima della morte per una nobildonna che in vita si è occupata maggiormente delle faccende terrene.




Il nostro primo post tra i tre dedicati al Purgatorio è terminato!

Fatemi sapere che cosa ne pensate di questo passaggio dall’atmosfera infernale a qualcosa di nuovo. So che questo percorso può essere un pochino intenso per chi ha studiato la Commedia un po’ di tempo fa, ma spero comunque di essere riuscita ad interessarvi!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 2 dicembre 2021

ROMANCE ITALIANO E CAMBIO VITA

 Due romanzi di Anna Premoli ed Alessia Gazzola



Cari lettori,

nuovo post per la nostra rubrica “Letture...a tema”! Protagonista di oggi sarà il romance italiano, con due scrittrici amatissime: Anna Premoli, firma di numerosi bestseller chick lit come il suo esordio Ti prego lasciati odiare ed il delizioso L’amore è sempre in ritardo (del quale vi ho parlato in questo post), ed Alessia Gazzola, autrice della serie L’Allieva (che vi ho raccontato qui).


Molto amore per nulla e Lena e la tempesta sono due romanzi decisamente diversi tra di loro, ma accomunati da due caratteristiche: una protagonista che è in una fase di stallo della propria vita ed una serie di eventi ed imprevisti che la porta al cambiamento, anzi, a tornare alle origini ed a riscoprire se stessa.


Molto bello, vero? Eh… non proprio, purtroppo. Ho preso in biblioteca questi due romanzi con molto entusiasmo e tantissime aspettative, considerato sia il genere romance, che è uno dei miei preferiti, che le autrici di primo piano, ma la lettura non è andata esattamente come speravo. Molto amore per nulla nel complesso mi è piaciuto, anche se vedrete che, nel corso della recensione, evidenzierò alcune criticità. Lena e la tempesta, invece, è una solenne bocciatura, e devo ammettere con dispiacere che era da tanto tempo che un romanzo non mi suscitava sentimenti così negativi.


Ecco, spero di non avervi spaventato. In verità mi auguro proprio di trovare altre persone che hanno letto questi romanzi, e che magari hanno avuto impressioni e sensazioni diverse, così da potermi confrontare con qualcuno. Però purtroppo, come molti di voi ben sanno perché sono lettori accaniti quanto me, non sempre tutto funziona, ed è più che giusto parlarne, anche se la tentazione di rimandare o edulcorare le recensioni negative talvolta c’è.


Senza ulteriori preamboli, vi lascio alle recensioni nel dettaglio!



Molto amore per nulla, di Anna Premoli



Viola Brunello è una donna di quarant’anni che fa l’avvocato e vive quasi esclusivamente in funzione del suo lavoro. Per anni ha lavorato come dipendente in uno studio prestigioso, è stata innamorata del suo capo ed ha avuto una sofferta relazione con lui, che ovviamente aveva già una sua famiglia. Ha lasciato il lavoro quando si è resa conto non solo che i suoi sforzi dal punto di vista lavorativo venivano dati per scontati, ma anche che l’uomo che amava la riteneva “brutta” e utile per una relazione clandestina, ma di certo “non alla sua altezza” perché lui lasciasse la moglie ed iniziasse una nuova vita con lei. Queste considerazioni hanno riaperto a Viola le porte dei ricordi adolescenziali e dei giorni in cui non veniva mai considerata abbastanza bella. Da allora la sua vita è radicalmente cambiata: ella porta con orgoglio i suoi capelli corti ed i suoi occhiali spessi, vive in pratici tailleur e scarpe da uomo, e soprattutto ha aperto uno studio tutto suo e lavora come dice lei, ovvero alzandosi di notte, lavorando più dei suoi dipendenti e non pensando ad altro.


Un giorno, però, nel suo ufficio entra Lorenzo Vailati, un giovane imprenditore che, con il suo socio, sarebbe interessato a fare affari con un cliente di Viola. Egli è consapevole di star tentando di mettere in atto un’operazione finanziaria un po’ disinvolta e, trovandosi davanti una donna, fa il galante per attirare la sua attenzione. Evidentemente, egli non sa con chi ha a che fare: Viola, stufa del genere “bello e playboy”, lo mette alla porta senza tante smancerie.


L’affare che hanno in mente Lorenzo, il socio Ludovico e l’amico e collaboratore Edoardo è però realmente interessante: si tratta di acquisire e rimettere a nuovo una vigna e cantina della Valpolicella, specializzata in Amarone. Viola continua a tentennare perché non le piace l’idea di lavorare con Lorenzo, ma, davanti all’entusiasmo del cliente, alla validità della proposta ed anche alla sua passione per il vino rosso, si convince ad accettare.


C’è un solo problema: dopo un weekend esplorativo in Valpolicella, non solo Viola e Lorenzo si divertono insieme molto più di quanto siano disposti ad ammettere, ma, dopo qualche imprevista confidenza ed un bicchiere di troppo, il compassato avvocato prende carta e penna e scrive una sua “bucket list”, una lista di cose che le piacerebbe fare per cambiare vita ed essere più felice, dalle più comprensibili e quotidiane come prendersi cura del suo difetto di vista, andare per locali ed indossare un vestito rosso, a quelle davvero folli, come andare su una mongolfiera, buttarsi da un aereo in volo con il paracadute e provare a guidare una moto.


La mattina dopo, Viola nasconde con una certa vergogna la sua lista tra le pagine della sua pienissima agenda, ma quando quest’ultima rimane incustodita è proprio Lorenzo a trovarla. Viola metterà davvero in pratica la sua “bucket list”? Ed in che modo egli può aiutarla?



Come vi dicevo prima, il bilancio della lettura di Molto amore per nulla è complessivamente positivo. Ho già letto un paio di romanzi della Premoli e la sua predilezione per le storie “enemies to lovers”, che ha stufato qualche mia amica blogger, a me è sempre piaciuta, perché è uno dei miei sottogeneri rosa preferiti.

L’idea di una bucket list, poi, per quanto non nuovissima, è ben raccontata e conduce il lettore attraverso una serie di mini-avventure, da quelle più ordinarie come un weekend tra le vigne a quelle piene di adrenalina come il lancio con il paracadute (e comunque ci tengo a dire che una “vecchietta dentro” come me non avrebbe fatto nemmeno la metà delle cose di quella lista, quindi chapeau a Viola). Certo, si potrebbe obiettare che non è tramite qualche esperienza esaltante ed isolata che si cambia veramente la propria vita, e che ciò che conta maggiormente sono i piccoli ma importanti impegni quotidiani, ma questo non è un romanzo di formazione, è un chick lit, e l’obiettivo di divertire ed intrattenere il lettore con scene inaspettate e tante emozioni è pienamente riuscito.


Ho solo un paio di criticità da sottolineare, del tutto personali. La prima è che i personaggi, rispetto, per esempio, a quelli di L’amore è sempre in ritardo… non mi stanno proprio un granché simpatici. L’autrice è molto brava ad approfondire i cliché, solo in apparenza piatti, della “donna non canonicamente attraente” e dell’ “uomo che piace molto”, per inserire delle riflessioni su come l’apparenza possa sviare e sia solo una piccola parte di una persona. Resta il fatto, però, che questo è l’unico aspetto davvero interessante di Viola e di Lorenzo. Per il resto sono… noiosi. Due classici milanesi imbruttiti che pensano solo al lavoro, rinunciano a sveglie comode e belle colazioni in agriturismo per prendere un caffè in autogrill ed essere in ufficio ad ore antelucane, si sfidano a chi si sfinisce di più sopra alle sudate carte ed hanno a stento altri interessi (a parte quello per le bevute smodate di vino rosso, che ok, fa sangue come dicevano i nostri nonni, ma ad un certo punto non so quanto sia salutare!). Sarà che vivo nell’hinterland milanese e che di personaggi di questo tipo ne ho visti fin troppi, però mi sarebbe piaciuto qualche guizzo di originalità in più.


La seconda è diretta conseguenza della prima: lo stile in genere scorrevole e super piacevole dell’autrice subisce dei bruschi stop nei momenti in cui ella si dilunga a spiegare nei dettagli questioni economiche e/o legali che riguardano l’affare su cui Viola e Lorenzo stanno lavorando. La Premoli è laureata in Economia e conosce molto bene questo settore, ma il risultato, dal punto di vista di una profana che ha studiato Lettere, sono luuunghi paragrafi da leggere e rileggere perché la difficoltà di comprensione è elevata.



Al di là di queste mie osservazioni, però, mi sento comunque di consigliarvi la lettura, soprattutto se vi piacciono i romance ricchi di battibecchi e rivalità tra i protagonisti ed avete un debole per tutto ciò che riguarda il mondo del vino.



Lena e la tempesta, di Alessia Gazzola


Lena è una ragazza di trent’anni che sente di dover ricominciare tutto da capo. Figlia di un professore universitario e di una scrittrice di historical romance che hanno deciso da tempo di prendere strade differenti, ella ha sempre voluto cavarsela da sola, senza gli aiuti della sua famiglia benestante. Per questo motivo, dopo l’Accademia di Belle Arti, ha lavorato moltissimo come illustratrice, ma la sua carriera ha appena subito un brusco stop.


Poco dopo la laurea, infatti, Lena era entrata nelle grazie di una ricca mecenate d’arte, una sorta di “guru” per il mondo dell’illustrazione, che l’aveva presa sotto la sua ala protettiva e l’aveva presentata ad alcuni facoltosi clienti. Personaggi di questo tipo, però, sono amici molto volubili, ed infatti è bastata la bocciatura di un singolo lavoro perché Lena si trovasse di fatto disoccupata.


Un giorno di maggio, ella decide di fare quel che non avrebbe mai desiderato: tornare a Levura, una piccola isola vicino alla Sicilia, per sistemare la villa al mare di famiglia, che il padre le ha lasciato in eredità. La sua intenzione è quella di lavorare sodo, insieme ai custodi della villa che sono sempre rimasti lì, in modo da affittare la casa ai turisti, e nel frattempo, tra un guizzo di mare e sole ed i paesaggi della costa mediterranea, ritrovare la perduta creatività.


Le difficoltà sono molte fin da subito: la casa è stata abbandonata per troppi anni, i lavori di ristrutturazione da fare sono lunghi e complessi, la stanchezza per il lavoro pratico non lascia tempo fisico e mentale per sedersi, disegnare, creare.


Lena stessa si sente apatica e sfiduciata: vive nella dépendence della villa in condizioni quasi da campeggiante, non segue i consigli organizzativi che saggiamente le danno i custodi, è presa da tutt’altri pensieri. In effetti qualcosa che non va c’è: per lei questo è un amaro ritorno, dopo un precipitoso ritorno a casa durante l’estate dei suoi quindici anni.


Giorno dopo giorno, però, Lena, tra un’imprevista visita della madre e dei suoi vecchi amici e la conoscenza di Tommaso (medico condotto dell’isola), tra affittuari simpatici e governanti che la conoscono meglio della sua famiglia, riuscirà ad affrontare il passato che le fa tanta paura.



Lena e la tempesta è stata una lettura breve e un po’ evanescente e, al tempo stesso, difficile. MOLTO difficile. Chiedo scusa fin da adesso a chi mi accuserà di avere fatto uno spoiler, ma io penso che voi, che siete i miei lettori, abbiate il diritto di sapere, e di non affrontare lo stesso calvario di lettura che ho affrontato io.

In quarta di copertina si dice che Lena ha “un segreto inconfessabile”. Ebbene, mi dispiace, ma NO. Lena non ha un segreto. Chiamiamo le cose con il loro nome. Lena ha subito una violenza sessuale, e per di più quando era ancora minorenne. Ora, mi spiace dirlo, ma è perfettamente inutile creare questo alone di mistero parlando di “segreti” se poi entro le prime venti pagine si scopre di cosa effettivamente si parla.

Innanzitutto, negli ultimi anni si è creata la buona abitudine del “trigger warning”, anche con i post divulgativi sui social, quindi è bene dirlo fin da subito e chiamare le cose con il loro nome: “Caro lettore, gentile lettrice, in questo romanzo la tematica principale è lo stupro. Hai voglia di leggerlo lo stesso?” Non vi nascondo che nel mio caso la risposta, probabilmente, sarebbe stata no, perché la quarta di copertina (e l’immagine stessa) sembrava promettere una storia di sole, mare, nuovi amori, un contesto sì, riflessivo, ma non così drammatico.


In secondo luogo, già non va bene edulcorare un simile tema, perché una violenza sessuale non può essere definita altrimenti, mi dispiace… ma poi, tra tutti i termini che si potevano scegliere, vai a prendere proprio segreto inconfessabile? È davvero la peggior scelta possibile. Ed il problema non si ferma alla quarta di copertina, purtroppo. Tutto il romanzo è intriso di “victim blaming”: Lena si colpevolizza per non aver lottato quella notte (anche se il freezing è una reazione tra le più comuni, perché la vittima è paralizzata dalla paura, specie un minore con un adulto), tace per non “rovinare la bella amicizia” dei genitori con i loro vecchi amici (tra i quali c’è il suo violentatore) e si auto cancella, cercando di non vivere. Ora, tutto questo, per quanto sia faticoso da leggere, è perfettamente comprensibile in chi ha un trauma irrisolto, e infatti chi sbaglia non è Lena, che è una vittima, ma i suoi genitori ed il loro circolo di ottusi ricconi finto intellettuali, che hanno delle belle fette di salame davanti agli occhi. Possibile che nessuno in tanti anni si sia mai accorto di niente, anche se stiamo parlando di genitori egoisti ed indifferenti? Non lo trovo credibile. E mi spiace molto dire che fino alla fine ci sarà qualcuno che si permetterà di dire a Lena frasi tipo “Ma come hai potuto?” (Stiamo scherzando, vero?)



Non è la prima volta che trovo un romanzo in cui una tematica super seria viene trattata in modo errato e/o superficiale, ma purtroppo non posso nemmeno fare come mi è già capitato in altre occasioni e promuovere il romanzo da altri punti di vista.


Troppe cose sono frettolose e non credibili in questo libro, oltre alla famiglia che non sa vedere al di là del proprio naso: una villa milionaria che a maggio cade a pezzi ed a luglio è già popolata di inglesi entusiasti, una storia d’amore che sembra nata come unione di due solitudini ma non viene sufficientemente approfondita, il superamento di grossi traumi così, all’improvviso, perché sì. Non mi è piaciuto nemmeno il “ritorno all’ovile” dal punto di vista lavorativo: sarebbe stato molto più utile, per una persona come Lena, liberarsi dalle persone che la usano e che la buttano anche come illustratrice e non solo in ambito sentimentale.


Lo stile è troppo semplice, non sembra la stessa Gazzola che ci ha raccontato splendide meraviglie archeologiche ne Le ossa della principessa e che ci ha aperto le quinte dei teatri in Un segreto non è per sempre. Ed io avrei voluto moltissimo empatizzare con Lena, dal momento che il suo vissuto è stato così difficile, ma è davvero una persona che si lascia vivere, sembra indifferente a tutto, persino alla bellezza della spiaggia ed alle prelibatezze siciliane… piccole cose, lo so, ma se un personaggio non ricomincia nemmeno, dopo un trauma, ad apprezzare la bellezza della vita nelle meraviglie del quotidiano, come potrà il lettore credere che egli è completamente guarito, tutto d’un tratto, per un paio di eventi risolutivi calati dall’alto da altri?


Insomma, come avrete capito, stavolta questo romanzo è un NO deciso. Soprattutto se siete fan de L’Allieva, risparmiatevi questa sofferenza.




Ecco, mi sono sfogata :-)

Fatemi sapere che cosa ne pensate, se avete letto questi romanzi. Non vi preoccupate se a voi il secondo è piaciuto moltissimo: non vedo l’ora di confrontarmi con voi!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)