lunedì 13 marzo 2023

POESIE TRA INVERNO E PRIMAVERA

 Spazio Scrittura Creativa: marzo 2023




Cari lettori,

benvenuti all’appuntamento di marzo con la rubrica Spazio Scrittura Creativa!


Per questo mese ho pensato a qualcosa di diverso dal solito racconto. Se ben ricordate, quando in ottobre mi sono messa “in proprio” con questa rubrica, dopo due anni e mezzo di fruttuosa collaborazione con il gruppo Storytelling Chronicles, vi ho spiegato che avrei utilizzato questo spazio non solo per racconti inediti, ma anche per fanfiction, omaggi letterari, vecchie poesie e tutto quello che mi avrebbe suggerito la mia creatività.


Nelle ultime settimane, risistemando il file nel mio PC, mi sono imbattuta in un po’ di vecchio materiale, comprese alcune poesie che risalgono agli anni dell’Università.


Ne ho scelte due che secondo me rappresentano la natura ambivalente di marzo: da un lato l’inverno che sembra non decidersi a finire, dall’altro le prime fioriture di primavera. Il filo conduttore è un colpo di fulmine romantico che prometteva di essere amore ma si è spento troppo presto.


Vi lascio alle poesie, spero che vi piaceranno!



All’astro perduto


Una soffice distesa di neve

Ed una decisa, scura scia di impronte su di essa,

Un placido laghetto dall’immobili acque

Ed un improvviso tonfo di sasso che lo muta e lo segna:

Questo, solo, di te è quel che resta…


Ed erano tante le stelle in quella notte distante,

Torrenti di luce che nel cielo si scioglievano;

Così in tanti lo sguardo nell’ignoto rivolgevamo,

Ed una tra tutti…sentiva nell’aria vaga un nuovo inizio…


Il mare s’acquietava contro saldi moletti,

Un sordo fruscio faceva a me sentir la bianca schiuma,

Ero da te in quel momento lontana,

Eppur la tua voce sentivo,quasi mi fossi accanto.


Ed ancora ricordo innocenti giochi e scherzi,

Un sogno d’essere, almeno per finta, amanti,

Mentre prendeva corpo la muta domanda:

…sarà mai realtà?


E forse a questo già t’abbandonavi

Mentre t’appoggiavi docile alla mia spalla

E spegnevi il tuo sguardo fiero in un sonno soave?

O forse già pensavi a chi poi ci divise

Quando si stagliava la tua elegante figura

In quella fredda foschia invernale

Ove ancora si disperdeva la tua risata?


Dolce sogno ch’ora non par più vero!



Aspettando la primavera


Nuove linee s’intrecciano nel cielo;

Di rosa ed oro l’inverno si tinge,

ed in mille rivoli l’ormai languente sole

per l’aria pungente si spande;


Ed è il deciso taglio dei tuoi occhi,

La morbidezza della tua pelle rosata,

Un intero mondo che mi schiudi con la tua aura delicata…


Quando poi una notte è sopraggiunta,

Serenamente immobile nella sua nivale purezza,

E sembrava tutto il monte cullato

Da un’incantata nebbia di glicine ed ambra,

Un pensiero mi si è avvicinato…


Amore,il sentimento tu sei che unico

L’Universo colora per gli occhi di chi ti conosce.

Ma non solo per lontani sogni io sono qui…


Ora che questo ho perduto,non più mi perdo io stessa nell’aria:

Sotto la fresca coltre,chi lo sa,un accenno di verde?

L’inverno è poesia; ma io aspetto la primavera.




Ecco il mio angolo poetico marzolino!

Devo confessarvi che sono sempre indecisa prima di portare su questi schermi vecchi lavori, scritti che anni prima non mi ero sentita di pubblicare o che addirittura risalgono a prima della nascita del blog. È tanto tempo che non provo a comporre poesie; lo stile è un po’ più frutto degli studi compiuti in quegli anni che della mia libera espressione, e non so se l’ispirazione tornerà a dettarmi qualcosa di simile oppure no. Però mi faceva piacere farvi conoscere anche questo lato di me.

Nel 2018 ho anche inviato Aspettando la primavera al concorso Poesia&Narrativa della BCC, ma, a differenza del racconto Una lettrice ante litteram, che ha vinto la categoria Narrativa (ve l’ho pubblicato in questo post), per la categoria Poesia si sono classificati altri componimenti.

Aspetto i vostri commenti!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 9 marzo 2023

GIRL POWER BOOKTAG!

 Un romanzo per ogni eroina della letteratura




Cari lettori,

anche se con un giorno di ritardo, vi auguro una buona Giornata Internazionale della Donna! Come già fatto l'anno scorso, anche oggi vi propongo un Booktag in onore di questa giornata. Ho trovato questo Girl Power Booktag sul blog Arcadia lo scaffale sulla laguna e spero che vi piacerà!



Leslie – La ladra di libri


Un libro che parla di libri


La locanda degli amori sospesi di Viviana Picchiarelli è una storia ambientata in una bellissima villa sul Lago Trasimeno, trasformata in un originale albergo per gli amanti della lettura e della scrittura, tra librerie suddivise per genere, seminari di scrittura ed incontri con gli autori. A gestirlo sono due signore di mezza età, Matilde ed Emma, che hanno dato una svolta alle loro vite dopo pensionamenti, divorzi e lutti.


La tranquillità della locanda viene sconvolta quando arriva Matteo, avvocato di successo, autore di una serie di gialli e primo amore di Matilde.


Un romanzo sulle seconde occasioni ideale per chi, in questo periodo quasi primaverile, sogna proprio una bella vacanza!



Link recensione



Hermione Granger – Harry Potter


Un libro sull’importanza della cultura


Una stella senza luce di Alice Basso è il terzo romanzo che ha per protagonista la dattilografa Anita Bo. La nostra protagonista, che lavora per la Casa Editrice Saturnalia, è ormai diventata, insieme al suo capo Sebastiano, una scrittrice di racconti gialli a tutti gli effetti, anche se la versione ufficiale (soprattutto per la censura degli anni ‘30) è quella della comparsa, sulle pagine della rivista che producono, di un nuovo autore americano.


Proprio questi racconti contraffatti attirano l’attenzione di Leo Luminari, un regista visionario che vorrebbe riportare il cinema a Torino ed è in cerca di un soggetto.


Il sogno di lavorare per il cinema, grande passione di Anita, dura molto poco: il cadavere del regista viene ritrovato nel suo albergo. Pare proprio che per la nostra protagonista le “indagini improvvisate” siano destinate a proseguire…


Tutta la serie di Anita Bo pone al centro dell’attenzione l’importanza dell’istruzione e dell’indipendenza per le giovani donne. Questo volume, in particolare, oltre ad approfondire il mondo della narrativa gialla degli anni ‘30, ci parla anche di cinema e di teatro.



Link recensione



Wendy Darling – Le avventure di Peter Pan


Un personaggio femminile che adoravi da piccola


Fin da quando ero piccola la mia eroina è Jo March di Piccole donne, ed anche oggi la posso definire il mio personaggio femminile preferito.


Da adulta comprendo molto di più Meg, che da bambina mi era pressoché indifferente, ed ho persino rivalutato la Amy di Piccole donne crescono, ma continuo ad avere molto di più in comune con Jo, dallo spirito creativo alla determinazione nel difendere le proprie idee, dall’affetto per la famiglia al desiderio di seguire le proprie regole.


Con il tempo ho compreso anche le ragioni per cui ha rifiutato Laurie e poi si è innamorata del professore… certo, ha fatto male a tutti, ma secondo me è stato meglio così!



Eponine – I miserabili



Un romanzo che denuncia un’ingiustizia


Per una lettura ambientata nella Venezia del passato – in ricordo di una pagina vergognosa della nostra storia – vi consiglio Il sesto comandamento di Anna Vera Sullam.


È il 1940, la Seconda Guerra Mondiale è scoppiata da poco e gli ebrei italiani vivono confinati nei ghetti. In una neonata scuola ebraica il segretario Rodolfo trova il cadavere della professoressa Ida Forti.


Il vicequestore incaricato delle indagini individua subito un possibile colpevole, un uomo che bazzica per il quartiere ebraico chiedendo l’elemosina. Il segretario Rodolfo e lo scaltro maresciallo Russo, non credendo alla colpevolezza dell’uomo arrestato, uniranno le forze per fare luce sul mistero.



Link recensione



Anastasia Steele – 50 sfumature di grigio


Un romanzo che preferiresti non aver letto


The Selection di Kiera Cass è uno Young Adult che andava piuttosto di moda qualche anno fa… e, considerato che è l’inizio di una saga abbastanza lunga e che non ne ho compreso molto il “quid”, forse avrei potuto anche risparmiarmelo.


Dovrebbe essere una storia distopica ambientata in un possibile futuro! Tuttavia risulta essere un – abbastanza inspiegabile – crossover tra Cenerentola e Uomini e donne. No, purtroppo non sto scherzando!


Sono diventata troppo vecchia per gli YA? Si tratta di una serie poco riuscita, visto che ne hanno parlato male in più angoli del web? Mah! Nel dubbio, avrei anche potuto evitare…



Jo March – Piccole Donne


La tua eroina preferita


Ogni tanto mi capita di pensare che L’amica geniale sia per me in età adulta quello che Harry Potter negli anni delle superiori e dell’Università: più che una saga da leggere e rileggere, un conforto, un punto di riferimento.


Credo che ci siano due tipi di lettrici della serie: chi si sente più vicina a Lila, e chi a Lenù. Io, per tanti motivi, alcuni più facili da intuire ed altri più personali, appartengo decisamente alla seconda categoria.


Sto rileggendo la tetralogia proprio in questi mesi e lunedì ho pubblicato la recensione dettagliata del primo volume!



Post che riepiloga la tetralogia



Elizabeth Bennet – Orgoglio e pregiudizio


Un’autrice che non conoscevi ma che ti ha stupito


Con l’arte e con l’inganno di Valeria Corciolani è il primo romanzo della serie di Edna Silvera, una restauratrice e professoressa universitaria di storia dell’arte, costantemente in lotta con il mondo accademico ed amante del suo piccolo angolo casalingo nell’entroterra ligure.


Da un giorno all’altro, però, ella viene persuasa a partecipare ad un convegno per i 700 anni dalla morte di Dante. Fin dall’inizio, però, il viaggio si rivela travagliato, tra sbaglio di location, temporali settembrini e rami che si infilano nel semiasse.


La disgrazia peggiore, tuttavia, si verifica a poca distanza dalla meta: Edna ed una gentile ed intrepida assessora al turismo, entrate in un negozio di antiquariato per chiedere informazioni, trovano il cadavere dell’antiquario stesso, Nando Folli.


Edna vorrebbe restare fuori da questa storia, ma è, suo malgrado, una testimone, e nel negozio dell’antiquario ha individuato una pala di grande valore… ed è così che ella torna ad appassionarsi alla sua materia come ai vecchi tempi, ed in modo del tutto inaspettato, con delle indagini “non autorizzate”.



Link recensione




Ecco le mie scelte in occasione dell’8 marzo!

Che ne pensate? Conoscete questi romanzi? Avreste fatto altre scelte?

Fatemi sapere le vostre opinioni!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 6 marzo 2023

L'AMICA GENIALE

 Rilettura del primo volume della tetralogia di Elena Ferrante




Cari lettori,

con oggi inauguriamo una serie di quattro post per la nostra rubrica “Donne straordinarie”.


Se ben ricordate, in febbraio abbiamo concluso il nostro percorso letterario dedicato agli eroi di Sofocle (a questo link il riepilogo). Nell’ultimo post del progetto avevo espresso il desiderio di passare ad un percorso narrativo, anche se non avevo proprio le idee chiare.


Alla fine, dopo averci riflettuto, ho pensato di fare quello che, per varie ragioni, rimandavo da troppo tempo: rileggere la tetralogia dell’Amica geniale di Elena Ferrante.


Ho iniziato e concluso questa serie nella prima metà del 2015, su consiglio di alcune amiche. Nel frattempo, in aprile, il blog ha preso vita, ed ho cominciato a scrivere i primi post, dedicati più che altro alle mie prime esperienze a scuola, a qualche recensione teatrale, a critiche letterarie. In giugno ho pubblicato un post, 10 motivi per leggere L’amica geniale, che trovate a questo link. Da allora anche – e soprattutto – le letture sono state il cuore del blog, anche se, come sapete, su queste pagine non ci sono solo libri, ma anche racconti, cinema, arte, teatro, musica, tutto quello che mi piace.


Negli ultimi anni ho seguito con entusiasmo la fiction proposta da Rai 1 e pian piano ho riscoperto personaggi, intrecci narrativi, tematiche. In particolare mi ha colpito la terza stagione, Storia di chi fugge e di chi resta, che racconta gli anni ‘70 e presenta le protagoniste in una fascia d’età che è più o meno la mia.


Sono tanti i motivi per cui ho deciso di ripercorrere questa storia, alcuni legati alla necessità di scrivere qualcosa di più dettagliato rispetto ad un solo post da “principiante del blog”, altri più personali.


Ad ogni modo sono felicissima di averlo fatto!


Oggi partiamo vedendo insieme il primo volume della tetralogia, che si intitola, appunto, L’amica geniale.



Il microcosmo del rione


Protagonista e voce narrante di questa lunghissima storia è Elena Greco, detta Lenù. Ella è ormai una donna anziana quando una telefonata notturna la sveglia e la informa della sparizione di Raffaella Cerullo, da tutti chiamata Lina e per lei sola Lila, la sua migliore amica di sempre. La sua prima reazione è la rabbia, un sentimento che la spinge a sedersi alla scrivania ed a raccontare tutta la loro storia, dalla nascita fino all’anzianità.


Questa è la cornice da cui prende spunto tutta la storia. Lila e Lenù sono nate sul finire della Seconda Guerra Mondiale in un rione napoletano dove la povertà, la rabbia, l’ignoranza sono compagne della vita di ogni giorno. All’inizio degli anni ‘50 si ritrovano in classe insieme, in prima elementare, sotto la guida della dura e tenace maestra Oliviero. Non è proprio un “colpo di fulmine”, come si suol dire, perché Lila è una bambina dal carattere forte, da tutti definita cattiva, mentre Lenù si sente buona al limite della stupidità e quasi invisibile per una piccola primadonna come Lila. Eppure un curioso incidente con due bambole ed una cantina dove abita “l’orco delle favole” le unisce per sempre.


La vita non è facile. Il rione è un luogo misero, e nell’immediato Dopoguerra fa fatica ad andare incontro al progresso. Gli uomini lavorano tutto il giorno per pochi soldi ed in casa fanno i tiranni con le mogli e con i figli; le donne, prostrate da gravidanze, fatiche e botte, finiscono persino per essere cattive le une con le altre.


Le uniche due famiglie che sembrano prosperare sono quella di Don Achille Carracci, borsanerista e strozzino, “l’orco delle favole” di cui sopra, il reuccio indiscusso del rione, ed i Solara, proprietari del bar pasticceria al centro del rione, un luogo dove si gioca d’azzardo, si beve e si fanno affari poco chiari. Il padre Silvio Solara è un ex picchiatore fascista, la moglie Manuela ruba i clienti a Don Achille con il suo famigerato “libro rosso” ed i figli Marcello e Michele sono già da adolescenti due soggetti pericolosi. Il brutale assassinio di Don Achille, per il quale viene accusato ingiustamente un povero falegname (il padre di Pasquale, un amico di Lila e Lenù) favorirà l’ascesa della seconda famiglia dopo decenni di dominio della prima.


Ricordo che la prima volta che ho letto L’amica geniale ho provato subito un senso di claustrofobia nel leggere del rione e delle terribili condizioni di vita quotidiana dei suoi abitanti. Rileggendolo, mi sono resa conto una volta di più del mio privilegio, della mia fortuna di essere nata in condizioni agiate, di aver potuto studiare, di aver avuto un’infanzia felice nel corso della quale sono stata nutrita, accudita e coccolata.


L’amica geniale non tratta il femminismo in modo didascalico, però fin dalla prima pagina l’autrice mette in chiaro che al rione le donne vengono trattate come oggetti e spesso non hanno altra strada che la disperazione. Purtroppo questo destino pesa addosso alle protagoniste fin dall’infanzia.



Lo studio come strada della salvezza


Lila e Lenù, come già detto, si ritrovano insieme nella classe della maestra Oliviero, e presto diventano le più brave della classe. Lenù mescola un’innata bravura a tanto impegno e pazienza nello studio, mentre Lila, pur applicandosi meglio, mostra fin da subito un’intelligenza fuori dal comune. Lenù, che si sente da meno – e, vedremo, sempre si sentirà – decide di prendere ad esempio Lila, di vederla come un modello più che come un’amica. È tormentata dall’incubo di diventare sua madre, di acquisire la sua zoppia, di diventare strabica… di essere, in definitiva, come tutte le altre donne del rione, costrette a perdere bellezza e salute in giovanissima età, e Lila le sembra la persona giusta al cui passo adeguare il proprio, per sfuggire alla miseria ed all’ignoranza.


Gli anni delle elementari si susseguono veloci, e proprio alla fine della quinta avverrà il primo strappo doloroso, quello che segnerà per sempre la diversità di vite delle protagoniste. La maestra Oliviero, infatti, insiste con le famiglie Greco e Cerullo perché Lila e Lenù vadano alla scuola media e proseguano gli studi il più possibile. Gli esiti, però, sono opposti. Lenù, nonostante le proteste della madre che vorrebbe un aiuto in casa, ha un padre usciere al Comune che ha passato la vita a veder sfilare davanti a sé le autorità ed a chiedere loro mance, e l’autrice lascia intuire che a poco a poco egli ha maturato il desiderio di volere qualcosa di più per la sua prole. Così Lenù frequenta prima la scuola media, poi il ginnasio ed il liceo. Il padre di Lila, invece, un calzolaio, è un uomo duro e violento, chiuso in se stesso, e la moglie gli è del tutto succube. Così, dopo pianti, urla ed un terribile pestaggio, Lila è obbligata ad interrompere gli studi.


Lenù è disperata all’idea di separarsi dalla sua amatissima Lila e di fare le medie da sola, e nei primi mesi non riesce nemmeno a studiare. Quando poi, però, ella scopre che Lila ha continuato a leggere e ad apprendere da sola e che ha imparato il latino prima di lei, le due si ritrovano.


Da quel momento in avanti Lila e Lenù studiano insieme, anzi, spesso è Lila ad aiutare Lenù con la scuola. Questo, ovviamente, è il punto di vista della voce narrante, la cui peculiarità è quella di essere del tutto parziale. Lenù è afflitta da quella che oggi chiameremmo “la sindrome dell’impostore”, e soffre di un complesso di inferiorità nei confronti di Lila, quindi riesce a vedere solo le sue nottate sui libri e la sua disciplina ferrea, e non la bravura di cui ovviamente è dotata e che attribuisce soltanto alla sua amica. Di Lila non vede – o meglio, vede ma fa finta di non notare – l’atteggiamento invidioso di chi si sente rimasta indietro e vorrebbe comunque primeggiare. Un giorno dopo l’altro, la frequentazione di scuole difficili e di persone che hanno studiato la portano sempre più lontana dal rione e dalle sue logiche. Rione in cui Lila, nonostante la sua genialità ed il suo forte carattere, continua a rimanere sprofondata.



Il matrimonio di Lila


Gli anni in cui Lenù frequenta il ginnasio sono molto difficili per Lila. Costretta a non frequentare più la scuola, ella si reinventa come aiutante calzolaia nella bottega del padre e dell’amatissimo fratello Rino, ed il suo nuovo proposito è quello di diventare il più possibile ricca.


Sono anni tumultuosi, fatti di tentativi di creare scarpe di successo, amicizie che si trasformano in amori, dinamiche complesse con gli altri ragazzi del rione. Lila diventa ben presto una ragazza affascinante, che Lenù paragona ad Angelica, la protagonista femminile de L’Orlando Furioso: il “motore dell’azione” del rione, ammirata e detestata insieme dalle sue coetanee, desiderata da buona parte degli uomini.


Mentre Lenù va a Ischia da una cugina della maestra Oliviero e ritrova Nino Sarratore, un ex bambino del rione andato a vivere altrove che si rivelerà un personaggio cruciale per la storia, Lila riceve una proposta di matrimonio da Marcello Solara, del quale non vuole sapere nulla, terrorizzata all’idea di sposare un delinquente.


Dopo molte traversie, pur di sfuggire ad un destino che non vuole, ella accetta di sposare Stefano Carracci, il figlio di Don Achille, che, in parole e gesti, sta dimostrando di voler essere diverso dal padre, tentando di appianare vecchi rancori interni al rione ed aprendo la sua casa a famiglie in difficoltà.


Ecco, da questo momento in avanti ha inizio una serie di pagine brutalmente oneste sui sentimenti che prova Lenù alla notizia del matrimonio di Lila. Devo dire che è una lettura che mi ha fatto bene, che ho trovato quasi necessaria. È solo uno dei moltissimi esempi di come la Ferrante comprenda l’animo femminile nel profondo, senza dividerle tra angeli felici della felicità dell’amica e streghe invidiose perché sole (stereotipi che capitano fin troppo spesso anche in romanzi che sono considerati impegnati). Invece no, invece l’autrice fa capire senza mezzi termini che le reazioni rabbiose e meschine possono derivare proprio dal voler sinceramente bene ad una persona:


“Quella notizia mi sconvolse. […] Feci pensieri meschini. Contai i mesi: nove. Forse nove mesi erano abbastanza lunghi perché l’astio perfido di Pinuccia, l’ostilità di Maria, le dicerie di Marcello Solara che continuavano a volare di bocca in bocca per tutto il rione come la Fama nell’Eneide, logorassero Stefano portandolo alla rottura del fidanzamento. Mi vergognai di me, ma non ce la feci più a tracciare un disegno coerente anche nella divaricazione dei nostri destini. La concretezza di quella data rese concreto il bivio che avrebbe allontanato le nostre vite l’una dall’altra.”


Lenù ha soprattutto una grande paura dell’abbandono: non sa pensarsi sola, senza Lila, anche perché si stima così poco che crede che tutto quel che ha costruito sia merito dell’amica e non suo. Alcuni passi del libro lo testimoniano con precisione crudele:


“Però intanto pensai: anche se mi prende in giro, è bello parlarci così, al sole, sedute sul cemento caldo, coi piedi in acqua; pazienza se non mi ha chiesto che libro sto leggendo, pazienza se non s’è informata su come sono andati gli esami di quinto ginnasio; forse non è tutto finito: anche dopo sposata, qualcosa tra noi durerà.”



Sentirsi diverse


Nonostante tutti i pensieri di Lenù, il 12 marzo, giorno del matrimonio di Lila, arriva. La giornata, così importante per le due amiche, è descritta in modo dettagliato dall’autrice, dall’inizio alla fine. Le nostre protagoniste condividono insieme il momento della preparazione della sposa, l’ultimo di intimità e di affetto prima che abbia inizio quello che a Lenù (ed a noi lettori) sembrerà un circo esagerato.


Suo malgrado, Lenù ha un’epifania triste: ella, infatti, nel rivalutare la madre ed il suo tenerla lontano dai chiassosi amici del rione, comprende di aver sbagliato a seguire il passo di Lila, che sembrava capace di uscire dal mondo claustrofobico del rione ed invece ha scelto volontariamente di sprofondarci.


“Saldai indissolubilmente a mia madre, al suo corpo, l’estraneità che mi stava sempre più crescendo dentro. Ecco Lila festeggiata dal rione, sembrava felice. Sorrideva elegante, cortese, mano nella mano di suo marito. Era bellissima. Su di lei, sulla sua andatura, avevo puntato da piccola, per sfuggire a mia madre. Avevo sbagliato. Lila era rimasta lì, vincolata in modo lampante a quel mondo, dal quale s’immaginava di aver tratto il meglio. E il meglio era quel giovane, quel matrimonio, quella festa, il gioco delle scarpe per Rino e suo padre. Niente che avesse a che fare col mio percorso di ragazza studiosa. Mi sentii del tutto sola."


Ammettere il passo successivo è molto più difficile. Già, perché al lettore la conseguenza di questo ragionamento è ovvio: se Lenù si è illusa di aver soltanto seguito Lila, ma ora si trova estranea al rione mentre la sua amica è al centro dell’attenzione… il percorso di uscita è stato merito suo, e di nessun altro. Ripetendosi ogni giorno “io non sarei niente senza la mia amica, è lei che mi dà la forza” mentre la suddetta amica aveva tutt’altro a cui pensare, Lenù non si è resa conto di tutto quello che ha affrontato con le sue sole forze.


Ancora una volta ho apprezzato che l’autrice abbia fatto una scelta narrativa non stereotipata, anzi, volutamente neorealista. Lenù andrebbe applaudita per questa sua ostinazione nell’affrancarsi da un ambiente che le ha fatto del male, eppure la sensazione prevalente non è certo quella di sentirsi un’eroina, o anche solo una ragazza forte. Quello che resta, in fondo al cuore, è una perenne sensazione di estraneità, di solitudine. La sensazione che ragionare con la propria testa e vivere secondo le sue regole porti, sì, a scelte importanti per se stessi e per il proprio futuro, ma in amore ed in amicizia sia causa di una solitudine costante.


“Fu durante quel percorso verso via Orazio che cominciai a sentirmi in modo chiaro un’estranea resa infelice dalla mia stessa estraneità. Ero cresciuta con quei ragazzi, ritenevo normali i loro comportamenti, la loro lingua violenta era la mia. Ma seguivo anche quotidianamente, ormai da sei anni, un percorso di cui loro ignoravano tutto e che io invece affrontavo in modo così brillante da risultare la più capace. Con loro non potevo usare niente di ciò che imparavo ogni giorno, dovevo contenermi, in qualche modo autodegradarmi. Ciò che ero a scuola, lì ero obbligata a metterlo tra parentesi o a usarlo a tradimento, per intimidirli...”


Il flusso dei pensieri di Lenù verrà interrotto da un evento che scombinerà il giorno del matrimonio e spingerà i lettori a passare subito alla lettura del secondo volume.





Prima rilettura conclusa!

Lo so, mi sono un po’ dilungata, ma credo che sia stato quasi catartico: rileggendo ho fatto moltissime riflessioni, e metterle su carta (digitale…) mi ha aiutato a renderle più chiare. Sono curiosa di sentire le vostre opinioni su questa serie così amata, sia che voi siate lettori oppure spettatori della fiction.

Non so ancora se i post saranno a cadenza mensile; quasi sicuramente vi parlerò in aprile del secondo volume, ma per il terzo ed il quarto non mi sono ancora organizzata. Aspetto i vostri commenti!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)



giovedì 2 marzo 2023

ULTIME LETTURE SELLERIO

 Due romanzi di Marco Malvaldi/Samantha Bruzzone e Santo Piazzese




Cari lettori,

inauguriamo marzo con le nostre “Letture… a tema”!

Oggi vi racconto due romanzi che ho letto durante quest’inverno, entrambi targati Sellerio. Come sapete è una casa editrice di cui leggo molto: sono tanti gli autori che apprezzo tra quelli che scrivono i “libri blu”.


I protagonisti odierni sono Marco Malvaldi, autore conosciutissimo per la serie dei Vecchietti del BarLume e qui in coppia con la moglie Samantha Bruzzone per una nuova storia, e Santo Piazzese, scrittore di cui l’anno scorso avevo letto due romanzi che mi erano piaciuti molto.


Vediamoli meglio insieme!



Chi si ferma è perduto, di Marco Malvaldi e Samantha Bruzzone


Serena è una dottoressa in Chimica che vive in un paesino dell’entroterra toscano insieme al marito Virgilio, un professore universitario con la testa tra le nuvole, ed ai loro due figli maschi, uno alle elementari e l’altro alle medie, iscritti entrambi in un comprensivo privato gestito dalle suore. È una scuola gettonatissima nonostante l’ateismo conclamato della stragrande maggioranza degli abitanti del paese (compresi Serena e Virgilio), che però, da bravi toscani, sono tanto miscredenti quanto pragmatici, e non hanno problemi a mandare i figli nell’unica scuola che faccia il tempo prolungato. A Serena serviva molto fino a qualche tempo fa, ora purtroppo un po’ meno: dopo tanti anni con una buona posizione in azienda, un giorno si è licenziata, delusa e disgustata dall’ennesimo episodio maschilista. Da qualche tempo ella si occupa full time della sua famiglia, ha stretto amicizia con altre madri e si è persino presa l’impegno di fare la rappresentante dei genitori.


Per questo motivo, quando un giorno ella perde il suo vecchio badge del lavoro durante una passeggiata in campagna e torna a cercarlo battendo gli angoli più isolati, e si imbatte in un cadavere, lo riconosce subito. Si tratta del professor Caroselli, insegnante di musica alle medie del comprensivo dei suoi figli, noto per essere tanto bravo e preparato quanto un uomo dal carattere insopportabile.


Serena telefona subito alle autorità, e pochi minuti dopo sul luogo del delitto arriva il vicequestore Corinna Stelea, una donna che più che un poliziotto sembra un incrocio tra una modella ed un giocatore di basket. La nostra protagonista, da brava testimone, fornisce le poche informazioni che ha in possesso agli inquirenti, però non è del tutto d’accordo con le loro conclusioni.


Il Caroselli, infatti, sembrerebbe essere stato ucciso in una zona battuta dai cacciatori, e la tesi iniziale del vicequestore Stelea è quella dell’incidente, con omicidio colposo e conseguente fuga del cacciatore terrorizzato. In effetti il paesino è popolato da cacciatori, anche tra i vegetariani, ma Serena è un naso, espertissima nel riconoscere gli odori, e quel che sente nell’aria non è lo strascico di un’arma da caccia.


Nel riferire i suoi dubbi al vicequestore Stelea, ella ha paura di essere presa per pazza, e sulle prime la poliziotta prende con le pinze le sensazioni di quella che ritiene una madre casalinga un po’ annoiata. Quando però arrivano riscontri dalla Scientifica che confermano i sospetti di Serena, la donna diventa all’improvviso una collaboratrice preziosa.



Tra le novità per lo scorso Natale, Chi si ferma è perduto è, proprio come nello stile dei Vecchietti del Barlume, a metà strada tra la commedia e il giallo. L’impronta di Malvaldi si vede nell’ambientazione toscana, nei personaggi dai modi spicci e diretti ma di cuore, nei momenti di (anche involontaria) comicità. La scrittura a quattro mani con Samantha Bruzzone dà vita ad una nuova protagonista femminile, anzi due, che forse diventeranno amiche nei prossimi episodi della serie. Non che una continuazione sia scontata – al momento non ci sono notizie certe – però credo che Serena abbia ancora molto su cui riflettere a proposito del suo futuro lavorativo, e che Corinna Stelea nasconda un bel po’ al suo lettore a proposito del settore privato.


Mi sembra di aver visto qualcosa di autobiografico sia nelle distrazioni quotidiane di Virgilio che nelle spiacevoli situazioni che Serena ha affrontato sul lavoro, ma è pur sempre un’impressione da lettrice.


Di certo ciò che unisce la coppia Malvaldi/Bruzzone, oltre alla scrittura, è la scienza: il romanzo è ricco di digressioni di carattere chimico, tanto interessanti e coerenti con il filo dell’indagine quanto un po’ ostici da decifrare per una letterata come me. Sono approfondimenti che però non rallentano per niente la lettura, che procede gradevole e spedita e di certo piacerà ai fan dell’autore.


Personalmente l’ho trovata una lettura piacevole ed interessante, una gradita conferma per chi già apprezza i Vecchietti. Vedremo se ci sarà un seguito…



Blues di mezz'autunno, di Santo Piazzese


Lorenzo La Marca, professore ordinario al Dipartimento di Biologia di Palermo, è costretto da necessità accademiche a partecipare ad un convegno scientifico in piena estate. In pausa pranzo, mentre le sue accompagnatrici sono a fare shopping, egli trova un baretto in cui prendere un po’ di fresco.

Non ha fatto i conti con l’imprevisto: proprio lì egli trova un ex compagno di studi che non vedeva da moltissimo tempo, con il quale rievoca i “vecchi tempi”.


Questa è la cornice di quello che è il cuore di questo romanzo breve (o racconto lungo): un flashback dei suoi mesi da tesista.


Il giovane Lorenzo La Marca, in procinto di laurearsi in Biologia Marina, aveva trovato un relatore fidato ma tosto, che gli aveva commissionato una Tesi complessa. Per raccogliere le informazioni, infatti, egli aveva dovuto imbarcarsi su una motopesca, lavorando duramente a fianco dei marinai e nel frattempo raccogliendo dati e catalogandoli.


Come punto di ristoro, per la motopesca, c’era un’isola siciliana chiamata La Spada dei Turchi, abitata da personaggi originali: uomini e donne che avevano perso tutto in guerra, studiosi solitari, lavoratori in viaggio che passavano lì per rigenerarsi.


Anche una volta conclusa la sua esperienza sulla motopesca, La Marca era tornato lì per studiare, concludere la Tesi e vivere l’atmosfera rilassata dell’isola.


Purtroppo, però, c’è un però. Il ricordo dell’isola è indelebile per il nostro protagonista non solo per i momenti felici che ha vissuto, ma anche per un giorno particolare che ha brutalmente concluso l’idillio. Qualcosa che lo ha strappato alle sue ultime ingenuità da studente e lo ha proiettato nel mondo degli adulti.



Di Piazzese ho letto tempo fa I delitti di via Medina-Sidonia, che mi era piaciuto molto (ve ne avevo parlato in questo post di preferiti), e Il soffio della valanga, che avevo apprezzato, anche se il punto di vista del vicequestore Spotorno mi era sembrato un più semplice ed asciutto rispetto a quello arguto, colto – ed esperto di gastronomia – di La Marca.


Purtroppo l’autore ha pubblicato solo quattro romanzi con Sellerio – pochi ma buoni – e perciò mi manca solo La doppia vita di M.Laurent, che non è escluso recuperi a breve.


Blues di mezz'autunno è un memoir di Lorenzo La Marca giovane: tanto stanziale, abitudinario ed affezionato a Palermo è l’uomo maturo, tanto intraprendente e desideroso di nuove esperienze era il ragazzo.


Volendo togliermi un sassolino dalla scarpa, devo dire che io già ai tempi dell’Università non apprezzavo per niente questa abitudine dei professori universitari di appioppare tesi con viaggio/esperienza a carico. Un paio di mie amiche avevano accettato, io ed altre avevamo svicolato; comunque tutte, per fortuna, avevamo avuto la possibilità di scegliere tra due/tre proposte per la Tesi, non una sola come il povero La Marca. Voglio dire, già noi studenti pagavamo profumatamente ed avevamo l’acqua alla gola tra lezioni ed esami; in più avremmo dovuto chiedere alle nostre famiglie l’onere di un viaggio che evidentemente i nostri professori non avevano voglia di fare, affrontare un’avventura completamente soli (che non a tutti può andare, a me no di sicuro) e perdere lezioni/settimane di sessioni? Le trasferte sul lavoro sono retribuite e comunque riguardano lavoratori adulti che hanno firmato un contratto che lo prevede; questa mi sembrava un po’ una forma di sfruttamento di ragazzi che dovevano pur laurearsi ed avevano alle spalle genitori paganti…

È buffo, ogni volta che vi recensisco un libro sul mondo universitario rifletto molto sui miei anni lì. Sinceramente credo di aver vissuto quei tempi con gli “occhi dell’amore”, come si suol dire, perché ero giovanissima e di belle speranze e poi mi piaceva davvero stare lì. Ora che sono immersa da un bel po’ nella vita adulta, alcune cose e persone con il senno del poi sono ancora più nel mio cuore, altre insomma… mi fanno pensare che il mondo accademico, purtroppo, sia troppo chiuso in se stesso per i tempi che corrono.


Ora, so che questa è una riflessione personale, ma vi assicuro che quello che ho appena fatto non si discosta poi molto da quello che fa il giovane La Marca in questo video. Questa è la storia di un ragazzo che diventa uomo uscendo dalle stanze in cui ha studiato per anni e conoscendo un’umanità variegata, scoprendo che anche il mondo degli adulti non è sempre fatto di persone mature e sincere.


Sono sempre più conquistata dalla capacità di narrazione e di introspezione di questo autore. Spero di completare presto la mini-serie!





Ecco le mie due ultime letture Sellerio!

Come avete visto, mi sono molto piaciute. Voi che ne dite?

Conoscete gli autori? Avete letto questi libri? Vi sono piaciuti?

Fatemi sapere!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)