giovedì 14 settembre 2023

A CONTATTO CON LA NATURA

 Novecento in poesia #1




Cari lettori,

benvenuti ad un nuovo appuntamento con “L’angolo della poesia”… il primo di una lunga serie, mi auguro!


Come sapete, ogni anno a partire da settembre mi piace dare inizio con voi ad un nuovo progetto letterario. L’anno scorso abbiamo visto le tragedie di Sofocle da settembre a febbraio, quindi ci siamo dedicati alla narrativa con la rilettura de L'amica geniale e quattro post di lettura ed analisi.


Visto che l’anno scorso siamo tornati nel mondo classico e due anni fa eravamo in pieno Medioevo con la Commedia dantesca, ho pensato che sarebbe stato piacevole vedere con voi qualcosa di più recente: il Novecento italiano.


L’ispirazione mi è venuta sfogliando nuovamente, a ben dodici anni dall’esame universitario che avevo sostenuto (sì, sono una vecchietta), la raccolta Il canto strozzato, uno dei manuali che avevo utilizzato per Letteratura italiana contemporanea. Dopo una serie di saggi ed atti di convegno, la seconda parte del volume è costituita da un ampio campionario di testi. C’è davvero di tutto: da quegli autori imprescindibili che tutti hanno studiato in quinta superiore ai meno noti che sono stati scoperti recentemente, da personaggi che sono stati noti per una carriera artistica diversa dalla poesia a professori universitari ancora viventi.


Ho riletto con attenzione questa raccolta ed ho pensato di suddividere “a modo mio” le poesie in essa contenute. Ho individuato undici temi chiave, e vorrei vederli con voi mensilmente, in modo che i poeti del Novecento ci possano accompagnare per tutta questa annata di blogging, fino alla prossima estate (è un bel po’ di tempo, lo so… ma fidatevi, volerà fin troppo).


Le poesie che ho scelto di volta in volta saranno accompagnate da alcuni miei scatti. Mi è capitato di associare i miei post di poesie a dipinti famosi, o ad immagini che mi avevano ispirato su internet, ma stavolta ho pensato che sarebbe stato bello farvi vedere con delle foto mie quello che mi è venuto in mente quando ho letto ognuno di questi componimenti.


Il primo tema, forse uno dei più classici e semplici da capire ma per me mai scontato, è il contatto con la natura, declinato in moltissimi modi. Vediamo insieme quali!



Memorie d’adolescenza, di Riccardo Bacchelli


Stanco, felice, abbagliato di meraviglie,

sdraiato tra occhi di sole sull’erba io tocco terra,

ma gli occhi si perdono e entrano per i laghi

di azzurro dove spaziano per il cielo i grandi venti,

e ammassano le nuvole che si salgono incontro,

dove vorrei sprofondare e perdermi.



Vittorio Sereni, di Franco Buffoni


Il sentiero scendeva sulla fronte di Armio,

Lago d’inverno stropicciato solo.

Se ne andava con profondi squarci

Nel ritratto d’acqua dell’acqua che indossava

E il suo cavallo sollevava onde di polvere

Nello sguardo semplice del cielo.


I pini salivano nel buio

- ripeteva a nascondersi

tra stelle decenti

coi soli sorrisi -


E adesso erano proprio tutti uguali.



Su un vecchio appunto, di Giorgio Caproni


(Ora, sazio della città – delle sue tentazioni e dei suoi crimini – mi sono ritirato al limitare del bosco. Ad appagarmi la vista, poco mi basta: lo scintillio del fiume nel sole del mattino, giù a fondo valle. Un albero…)


Un albero…

Com’è leggero

un albero, tutto ali

di foglie – tutto voli

verdi di luci azzurre nel celeste

dell’aria…


E com’è forte,

un albero, com’è saldo

e fermo, «abbarbicato

al suo macigno...»…


Viene

l’autunno, e come

la Fenice s’accende

nel rosso del suo rogo.


Viene

primavera, e splende

d’altro suo verde…


Ma noi,

noi, al paragone,

che cosa e chi siamo, noi,

senza radici e senza

speranza – senza

alito di rigenerazione?



Da “Armonia in grigio et in silenzio”, di Corrado Govoni


- Ne la corte – Tre stracci ad asciugare

sul muricciolo accanto al rosmarino.

Una scala seduta. Un alveare

vedovo, su cui gioca il mio micino.


Un orciuolo che à sete sul pozzale

di marmo scanalato tra le funi.

Dei cocci gialli. Un vaso vuoto. Un fiale

che à vomitato. Dei fogliami bruni.


- Su le finestre – Un pettine sdentato

con due capelli come dei pistilli.

Un astuccio per cipria. Uno sventrato

guancialino di seta per gli spilli.


Una scatola di belletto. Un guanto

mencio. Un grande garofano appassito.

Una cicca. Una pagina in un canto

piegata, da chissà mai quale dito!


- Per l’aria – La docile campana

d’un convento di suore di clausura.

Una lunga monotonia di zana.

Un gallo. Una leggera incrinatura


di vento. Due rosse ventarole

cifrate. Delle nubi bianche. Un treno.

Un odore acutissimo di viole.

Un odore acutissimo di fieno.



Da “Madrigale e Cairn”, di Cesare Greppi


Questo pomeriggio è liscio,

la sua piccolezza verrà

difficilmente consumata:

è il rumore e la sua spoglia

dei passi di cui trema

è l’acqua che saliva

e gli stormi come chiama

foglie povere e vento

la tua voce in fiamme.



Mappa del cielo invernale, di Margherita Guidacci


Con la mappa del cielo invernale, che tu hai disegnato per me,

uscirò prima dell’alba in una piazza ormai vuota

d’uomini e alzerò gli occhi ad incontrare

i viandanti stellari che lentamente si muovono

intorno al polo dell’Orsa. Ai più spendenti

chiederò: «Sei tu Rigel? Sei tu Betelgeuse?

O Sirio? O la Capella?», restando ancora in dubbio

(tanta è la mia inesperienza nonostante il tuo aiuto)

su quale sia la risposta. E intanto penserò

a San Juan, perché quella sarà la notte di Dio,

dopo la notte dei sensi e dell’anima; e le stelle,

riconosciute o ignote, saranno per me tanti angeli

il cui volo silenzioso mi conduce verso il giorno.

E penserò anche a te, che da un altro parallelo contempli,

ugualmente assorto, lo stesso firmamento,

sentendo come me un gelo esterno ed un fuoco interiore,

mentre i nostri cuori lontani, che sono ancora imprigionati nel tempo,

lo scandiscono all’unisono.



Libeccio, di Mario Novaro


Libeccio furioso sfrenato

tu che pieghi durevolmente gli ulivi,

che pur nella calma

a te seconde stendan le braccia:

tu vento che l’onde volgi maggiori,

che i moli oltrepassino gonfie

spumeggiando in tumulto,

belle e tremende a vedere:

libeccio, tu che soffi che soffi a gran voce

coprendo la voce del mare

(oh come tu amando lo sferzi!

Fin qui sul colle gli spruzzi ne sperdi!)

bruciando, rapendo

pur le foglie de’ lecci tenaci,

strinando i pini

e alle palme le chiome di serpi

che per te sibilano

e urlano col mare in gara:

non mi sdegnare!

Poi che sempre sempre io ti amai:

soffia, soffia, soffia,

non aver pace nel cuore mio!

Oh non è in pianto

che tu rompi il tuo canto possente:

la pioggia che ti scroscia seguace

lava il cielo e la terra feconda.



Da “Esilio”, di Alessandro Parronchi


Il cielo si richiuse. Alta splendeva

la luna, poi di nubi

rotolò un grigio e denso si diffuse.


Poi da cespi fioriti in terrecotte

un profumo esalò la mezzanotte.


Avvicinatosi a una porta, l’ombra

l’investì, lo sommerse, attraversata

che l’ebbe


era una moltitudine

d’uomini che scalzi lo seguivano

ne sentiva il respiro non osava

guardarli ma sapeva che piangevano.



L’ultimo canto, di Elio Pecora


Forse la prova fu in questo andare per acque

mai ferme sotto i cieli sopra gli abissi

incontro a porti segnati su logore mappe


e ancora in questo snodare funi d’inganni

chiusi dentro l’inganno che tutto include

così seguitando le attese le congetture.


Dunque sostiamo fra le mura e gli arredi

dicendoci eventi remoti grovigli di storie

il colmo amore attimo fulminante

il nostro ultimo loro esteso dolore

un canto accennando breve come un saluto:


«...la segreta allegria

di starsene affacciato

il cammino malcerto

nel percorso tracciato

l’arbusto che s’infoglia

il cielo che imbruna

dentro i vetri la luna… »



Da “Poesie”, di Sandro Penna


Se la notte d’estate cede un poco

su la riva del mare sorgeranno

- nati in silenzio come i suoi colori -

uomini nudi e leggeri che vanno.


Ma come il vento muove il mare, muovono

anche, gridando, gli uomini le barche.


Sorge sull’ultimo sudore il sole.



Il pino, di Camillo Sbarbaro


Si torce il pin rachitico

sulle ferrigne creste,

sotto lo schiaffo o al brivido

di borea che l’investe;

e, sempreverde setola

sulla spelata schiena d’un onagro,

s’abbranca al tufo magro,

che ghigna e fra le barbe arse si sgretola.


E ‘l torrentaccio, torbido

di rovi sassi e mota,

che furibondo avventasi

verso la meta ignota,

urla a borea che ascolta

e che nell’irto crine al pino caccia

le cento ferree braccia:

«Buttalo giù, buttalo giù una volta!»


Ma canta il pin: «M’abbarbico

io solo dappertutto.

Che val se cresco tisico

in apparenza e brutto?

Se la mia foglia è un ago?

Se per tronco mi diede il tufo stitico

la spina d’un rachitico?

Anche così di vivere son pago.


Piccola goccia bastami

per essere felice;

e sol se il tufo ruvido

all’avida radice

anche la goccia lesina,

e invano aspetto il generoso fango,

allora solo piango;

e profumate lagrime di resina.»



I, 19


Il mio cuore si gonfia per te, Terra,

come la zolla a primavera.

Io torno.

I miei occhi son nuovi. Tutto quello

che vedo è come non veduto mai:

e le cose più vili e più consuete,

tutto m’intenerisce e mi dà gioja.

In te mi lavo come dentro un’acqua

dove si scordi tutto di sé stesso.

La mia miseria lascio dietro a me

come la biscia la sua vecchia pelle.

Io non sono più io, io sono un altro.

Io sono liberato di me stesso.


Terra, tu sei per me piena di grazia.

Finché vicino a te mi sentirò

così bambino, fin che la mia pena

in te si scioglierà come la nuvola

nel sole,

io non maledirò d’essere nato.

Io mi sono seduto qui per terra

con le due mani aperte sopra l’erba,

guardandomi amorosamente intorno.

E, mentre così guardo, mi si bagna

di calde dolci lacrime la faccia.



Da “I violini del diluvio”, di Toti Scialoia


Sono in attesa da un’ora

sul lungolago – con l’acqua

è facile il pari e patta

per chi annega il suo dolore.

La foglia della magnolia

viene giù dal ramo e batte

sul bordo del dormiveglia

il colpo di una ciabatta.



Lindoro di deserto, di Giuseppe Ungaretti


Dondolo di ali in fumo

mozza il silenzio degli occhi


Col vento si spippola il corallo

di una sete di baci


Allibisco all’alba


Mi si travasa la vita

in un ghirigoro di nostalgie


Ora specchio i punti di mondo

che avevo compagni

e fiuto l’orientamento


Sino alla morte in balia del viaggio


Abbiamo le soste di sonno


Il sole spegne il pianto


Mi copro di un tepido manto

di lind’oro


Da questa terrazza di desolazione

in braccio mi sporgo

al buon tempo



Albero, di Diego Valeri


Tutto il cielo cammina come un fiume,

grandi blocchi traendo di fiamma e d’ombra.

Tutto il mare rompe, onda dietro onda,

splendido, alle fuggenti dune.


L’albero, chiuso nel puro contorno,

oscuro come uno che sta su la soglia,

muto guarda, senza battere foglia,

gli spazi agitati dal trapasso del giorno.



Pastorale, di Rodolfo J.Wilcock


C’è un vetro in questa stanza, una finestra

di vetro opaco e resistente. Il sole

traccia sul vetro l’ombra di una pianta

e il rapido percorso di una mosca

in cicliche figure ricorrenti;

un cane dà la caccia a una gallina.

E dietro il vetro azzurro e verde, io.

Alla mia destra un muro di mattoni,

stipiti, soglia […]

Il sole muove le ore,

la crescita fomenta delle piante,

trascina le ombre, origina tramonti

e dà corso alla notte.

E a mezzogiorno allaga i prati gialli.

Volgo lo sguardo verso la città,

il gesto involontario degli assenti.

Un uomo falcia l’erba del giardino;

romba un motore, tubano colombe,

ruote, invisibili bambini, cani,

e il falciatore; ti amo

come le lente nuvole nel cielo

tranquillamente superiori.




Eccoci arrivati alla fine di questo primo appuntamento poetico!

Che ne pensate? Quale poesia avete preferito?

Conoscete questi autori? Io personalmente… non tutti, alcuni sono stati una scoperta!

Ormai mi conoscete, anche in questa occasione non posso fare a meno di confidarmi con voi. Sfogliando di nuovo le pagine de Il canto strozzato, mi sono fatta prendere dalla nostalgia. Ho pensato alle piccole e grandi felicità di quegli anni che non ci sono più, alle difficoltà della vita adulta. Alle complessità del mestiere dell’insegnamento, che di sicuro ribalta tutte le tue priorità rispetto a quando eri una studentessa universitaria. Ho provato nostalgia e scoramento e la sensazione che il cervello non sia più quello dei 20 anni… non lo nascondo.


Poi, come spesso mi accade quando torno sui miei passi, ho cercato di vedere le cose da un altro punto di vista. Ora che i volumoni universitari sono miei da anni, non sono più qualcosa che – per quanto io abbia amato la mia Facoltà ed i miei studi – non vedo l’ora di torgliermi di torno e portare in cantina perché sono -1 esame alla laurea. Sono miei, ci ho sudato. Mi possono servire per il lavoro, per il blog, anche solo per la gioia ed il piacere di riaprirli e comprendere che, dopo un po’ di anni, è rimasto quel che davvero importa: ciò che hai appreso e che torna sempre dentro di te, perché è un po’ come andare in bicicletta.


Passare da studenti e fruitori ammirati ma un po’ ingenui a possessori consapevoli del proprio sapere: anche questo per me è crescere.


Vi ringrazio già da ora se vorrete accompagnarmi in questo viaggio.

Grazie mille per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 11 settembre 2023

TRE DOLCI... ASPETTANDO L'AUTUNNO

 Tre ricette da forno per salutare l'estate




Cari lettori,

ultimi scampoli di estate… è difficile, lo so. Perché non consolarsi un po’ con i nostri “Menu e ricette”?

Uno dei pochi vantaggi di questo periodo un po’ nostalgico del Ferragosto e dintorni, per come la vedo io, è che – almeno in certe fasce orarie – si può riprendere a cucinare senza soffrire. Per questo ho pensato di proporvi tre dolci consolazioni da forno.


La prima è un mio “classico” che ho scoperto qualche anno fa e che non smette mai di piacermi. La seconda è una ricetta che lo scorso settembre ho sperimentato due volte, grazie alla mia amica Luana ed alle box di frutta e verdura di stagione che mi aveva regalato. La terza è una variante del classico strudel.


Spero che siano di vostro gradimento!



Torta di mele, yogurt e cioccolato bianco



Ingredienti


- 250 gr di farina integrale

- 70 gr di burro

- 3 uova

- 140 gr di zucchero

- 1 yogurt bianco

- 1 bustina di lievito

- Mele (2 grandi, oppure 3 piccole)

- Gocce di cioccolato bianco a piacere


Preparazione


- Lavare le mele, sbucciarle e togliere il torsolo. Fare una metà a fettine e disporla momentaneamente su un piattino. Tagliare a dadini le mele restanti.

- Far fondere il burro e bagnomaria.

- Versare in una ciotola il burro fuso, aggiungere zucchero e tuorli.

- Montare a neve gli albumi e versarli nel composto.

- Aggiungere lo yogurt.

- Aggiungere la farina setacciata ed il lievito, mescolando e formando un composto omogeneo.

- Versare le mele tagliate a dadini e mescolare. Aggiungere le gocce di cioccolato bianco.

- Versare l’impasto in una teglia rotonda imburrata ed infarinata.

- Guarnire con le fettine di mela avanzate.

- Cuocere nel forno a 180° per 50 minuti.



Torta al limone verdello


Ingredienti


- Limone verdello (2 grandi o 3 piccoli): serviranno sia la scorza che il succo

- 250 gr di farina

- 200 gr di zucchero

- 3 uova

- 100 gr di olio d’oliva

- Burro per la teglia

- 1 bustina di lievito


Preparazione


- Preparare i limoni: spremere il succo e grattuggiare la scorza (io ho preferito sbucciare con il coltello e tagliarla a pezzettini).

- Disporre in una ciotola i tuorli con lo zucchero e mescolare bene, fino a formare una cremina.

- Montare gli albumi a neve ed aggiungerli.

- Versare l’olio e mescolare bene.

- Aggiungere succo di limone e scorza.

- Aggiungere pian piano farina e lievito, meglio se setacciando, ed evitando di creare grumi.

- Versare l’impasto in una teglia rotonda imburrata ed infarinata.

- Cuocere a 170° per 50 minuti.



Strudel di pere e cioccolato


Ingredienti


- 1 rotolo di pasta sfoglia (rotonda o rettangolare a seconda delle preferenze)

- 1 kg scarso di pere

- Gocce di cioccolato fondente a piacere

- 50 gr di zucchero

- Marsala

- Frutta secca a piacere (io ho usato una bustina della linea “Piacersi” della Conad, con noci, mandorle ed uvette)


Preparazione

- Srotolare la pasta sfoglia sulla carta da forno e bucherellarla.

- Lavare e sbucciare le pere, togliere il torsolo e tagliarle a pezzettini.

- In una ciotola, mettere insieme le pere, il marsala, le gocce di cioccolato e la frutta secca. Aggiungere lo zucchero e mescolare.

- Versare il contenuto della ciotola sulla pasta sfoglia e richiudere lo strudel. Bucherellare i lati.

- Infornare a 180° per mezz'ora abbondante.




Ecco le mie proposte per questo settembre!

Vi lascio anche il link al post con le mie idee se preferite i muffin, e ad un mio vecchio post di preferiti del mese con la ricetta della torta morbida all'uva.

Visto che l’autunno è il periodo da dolci da forno per eccellenza, mi piacerebbe tanto sperimentare qualcosa di nuovo… Se vi va, ditemi quali sono le vostre ricette top! Io proverò a replicarle, così come spero che voi replicherete le mie!

Grazie della lettura, al prossimo post :-)


giovedì 7 settembre 2023

DUE CASI PER IL PROCURATORE TOCCALOSSI

 Due romanzi di Roberto Centazzo




Cari lettori,

dopo aver condiviso con voi i miei preferiti di agosto ed aver fatto il punto sulle letture estive, ho pensato di tornare alle nostre “Letture… per autori” e di raccontarvi nel dettaglio che cosa ho letto in riva al mare!


Sapete che un autore ligure che apprezzo da anni è Roberto Centazzo. Quest’anno, alla biblioteca di Varazze, ho trovato due romanzi appartenenti ad una serie precedente a Squadra speciale Minestrina in brodo, che forse è il suo più grande successo. Protagonista di queste storie è Lorenzo Toccalossi, un procuratore che vive e lavora a Savona dopo essere stato lasciato dalla moglie Arlette ed aver a sua volta abbandonato il sogno di fare ulteriormente carriera.


Vediamoli meglio insieme!



Toccalossi e il fascicolo del ‘44


Il procuratore Toccalossi ha trascorso un Natale piuttosto solitario: l’ex moglie Arlette se n’è andata da tempo, i figli sono indipendenti e non proprio in rapporti idilliaci con il padre. L’unica persona che mostra interesse per lui è l’assistente Erminia, che, del tutto dimentica di essere sposata, non può fare a meno di ripensare ai baci che si è scambiata con lui sotto l’effetto dell’alcool e continua a sostenere di amarlo.


Per il nostro protagonista, però, non c’è nemmeno il tempo di chiarire. Sia lui che la squadra del Capitano Maugeri si svegliano il 27 con una brutta notizia: una barca è stata incendiata nel porto. Il mezzo è proprietà di Federico Barberis, un uomo che dichiara allo Stato da anni di essere poco più che nullatenente e che tutti conoscono come usuraio. Intorno a questo losco personaggio si muovono delle figure poco chiare, come Milena, la sua amante in cerca di soldi e di un posto sicuro, o come l’ex fidanzato di quest’ultima, che tenta senza successo di derubarlo.


L’inchiesta su Barberis non decolla, soprattutto perché Toccalossi è piuttosto distratto e perso nelle sue riflessioni sul passato. Un passato che non riguarda solo lui: per vie traverse, infatti, un fascicolo della Seconda Guerra Mondiale è arrivato sulla sua scrivania, ed egli è divorato dalla curiosità di sapere che cosa sia realmente accaduto tanti anni prima, e perché questa storia sia saltata fuori di nuovo dopo tanto tempo.


Si tratta dell’uccisione di un soldato della Divisione San Marco, fucilato per cosiddetta “insubordinazione” da un suo superiore perché stava correndo ad abbracciare la moglie. Curiosamente, anche il migliore amico della vittima, l’unico che avrebbe potuto testimoniare in suo favore, risulta morto pochi giorni dopo il fatto, in seguito ad un’esplosione.


Mentre il procuratore cerca di occuparsi senza successo sia delle indagini relative al passato che di quelle presenti, la fatidica data di Capodanno si avvicina sempre più, ed egli ha già stilato una lista di “no” tassativi: no ai cenoni da mille portate, no al trenino con il samba brasiliano, no alla chitarra con le canzoni di Battisti… un po’ difficile così, no? Tuttavia, passare persino Capodanno lavorando è troppo…



Toccalossi e il fascicolo del ‘44 è stata la lettura con cui ho conosciuto il procuratore, e devo dire che ho trovato lo stile dell’autore… una conferma ed una sorpresa al tempo stesso.


Ciò che sorprende è il fatto che la narrazione non sia propriamente lineare: le parti relative all’inchiesta Barberis si mescolano alla ricostruzione degli eventi del ‘44, ai racconti di un misterioso uomo anziano che sicuramente ha un ruolo nella vecchia vicenda. Anche le pagine che riguardano Toccalossi da vicino alternano la sua routine in Procura, che non varia mai nemmeno tra Natale e Capodanno, ed i suoi ricordi. Egli è tormentato dal ricordo di un amore giovanile, dalle memorie di un’estate da diciottenne, trascorsa insieme ad una ragazza di nome Esmeralda, la quale, nella sua testa, è diventata improvvisamente un grande amore perduto da ritrovare assolutamente. Il lettore non ci mette molto a comprendere che Toccalossi è ancora in fase di negazione per Arlette, ma il nostro protagonista deve metterci ancora un po’ per capirlo.


Quello che invece suona come una conferma è ritrovare, anche in questa serie di inizio carriera, quelle riflessioni sulla vita che sono al tempo stesso così semplici e così efficaci, e che sono un po’ il marchio di fabbrica dell’autore. Esattamente come i tre poliziotti neopensionati della Squadra Speciale Minestrina in brodo, o i personaggi della stazione di Cala Marina, nemmeno Toccalossi vive una vita idilliaca, eppure, nonostante i tanti problemi, cerca di cogliere quegli attimi di felicità che la vita gli regala, anche solo pochi minuti nel mezzo di una giornata delirante.


Anche l’inchiesta del presente è in linea con quello che Centazzo ha sempre voluto raccontare, ovvero la “vita vera” degli inquirenti: niente serial killer, niente detective eroici, rari casi insolvibili, una marea di truffe e furtarelli e personaggi che vivacchiano e si approfittano delle altrui debolezze.


Quella del passato è invece pervasa da una sorta di liricismo, da un tono che riesce allo stesso tempo sia a criticare che a comprendere le ragioni di alcuni ragazzi giovani che, nel tentativo di inseguire un ideale, hanno preso la strada sbagliata del totalitarismo ed hanno finito per farsi la guerra tra loro.



Toccalossi e il boss Cardellino


Avevamo lasciato Toccalossi a festeggiare Capodanno per mettere a tacere le insistenze del Capitano Maugeri e della sua signora, e lo ritroviamo in una stagione completamente diversa, ma non per questo meno corrucciato.


È il giorno di Ferragosto, è ormai da due settimane che il procuratore rimanda le tanto detestate ferie, e sempre da due settimane non fa che ricevere telefonate da parenti che lo invitano al mare, telefonate alle quali egli risponde sempre con un generico “Sto per arrivare”, consapevole che, senza Arlette, quello che faceva le scorse estati non ha più alcun senso.


La sua missione per quel giorno speciale è una sola: cercare di archiviare nel modo più ordinato possibile il materiale di una requisitoria su un traffico di immigrati clandestini. Egli spera, un po’ scioccamente, di perdersi tra le carte e di dimenticare, tra un faldone e l’altro, che l’umanità al di fuori delle mura dell’ufficio sta facendo il bagno in spiagge affollatissime, mangiando fritto misto ed aspettando lo spettacolo dei fuochi artificiali… tutte attività che lui detesta ancor più del famoso Capodanno.


Il maresciallo Centofanti, che all’inizio spera di cavarsela in mattinata e di andare a fare un pranzetto di Ferragosto, perde presto le speranze di potersene andare e resta sommerso dalle fotocopie. Mentre cerca altra carta, però, finisce per rinvenire una foto del ‘77 con un uomo che potrebbe essere un giovane Toccalossi, pinzata insieme ad una lettera che è sicuramente stata scritta da una donna molto arrabbiata e desiderosa di troncare una relazione.


Alla vista della foto, però, Toccalossi spiega a Centofanti che l’uomo in foto non è lui, bensì il boss Vito Cardellino, e che l’autrice della lettera è Riccarda, fidanzata del fratello di Cardellino e sua amante segreta.


Mentre il Ferragosto scivola piano nella seconda metà del mese e l’indagine per fermare il traffico umano di clandestini sfruttati prosegue, Toccalossi racconta pian piano a Centofanti tutta la storia del boss Cardellino, personaggio che era stato il suo incubo a ventiquattro anni, quando egli era al suo primo incarico ed aveva ancora tanta esperienza da fare e tanta spocchia da lasciare per strada.


Viene fuori la storia di un villain senza dubbio ordinario, il fratello cadetto di un boss della droga già affermato. Un uomo che vivacchiava sulle spalle di prostitute e del mercato a luci rosse, ma avrebbe voluto espandere i traffici di suo fratello fino a Marsiglia. Eppure la sua acuta intelligenza, la sua ambizione, la sua capacità di riflettere su tutto (dalle azioni illegali alla storia della musica rock) lo hanno reso davvero un rivale temibile, il primo grande anniversario di Toccalossi.



Rispetto al volume precedente, ho avuto l’impressione che Toccalossi e il boss Cardellino fosse più incentrato sull’ambientazione ligure, ed in generale sulla Riviera, che Vito Cardellino percorre in lungo ed in largo nel tentativo di stringere un accordo fruttuoso con i marsigliesi.


Come Bruno Morchio osserva nella prefazione, sia l’autore che Toccalossi sembrano avere un rapporto di odio ed amore con Savona, una città che sa essere al tempo stesso un posto di svago e di lavoro, un luogo storico ed una piccola metropoli caratterizzata da uffici e palazzoni. In ogni caso, la città è conosciuta e descritta benissimo: come forse ricordate dai miei preferiti del mese, ho fatto una gita lì il 3 agosto, e sono riuscita a riconoscere un po’ di zone e monumenti, anche se tante pagine di questo romanzo sono ambientate nel 1977.


La cosa più carina per me dal punto di vista dell’ambientazione, però, è il fatto che Riccarda, la ragazza contesa tra i due fratelli, viva a Varazze, la mia “seconda casa” e luogo di elezione per le mie estati. Ero proprio lì quando ho letto il libro, ritrovare gli stessi luoghi tra le pagine mi ha fatto uno strano effetto!


In questo volume ho trovato un Toccalossi forse un po’ più maturo ed in pace con il passato. Dal punto di vista lavorativo, egli non si fa problemi ad ammettere con Centofanti che da giovane aveva tanti difetti da smussare. Da quello privato, è arrivata la consapevolezza che la ex moglie non aveva poi solo difetti, e l’amore platonico “a ritroso” per Esmeralda vacilla sempre più.


In questo libro troviamo anche un lato dell’autore che non tutti conoscono: la sua passione per la musica rock e la sua conoscenza della storia di questo genere. Devo dire che, pur amando la musica, preferisco altro e non sono proprio esperta di rock d’annata, ed ho imparato molto da questo romanzo.


Tra ambientazioni, musica ed intreccio (ancora una volta si mescolano passato e presente) il romanzo mi è piaciuto molto. Credo proprio che leggerò altro di Toccalossi.





Ecco il mio punto di vista su questi romanzi!

Sapete che per me leggere storie ambientate in Liguria vuol dire tornare con il cuore alla mia seconda casa ed al mio mare, e leggerli proprio in loco è stato speciale.

Fatemi sapere se avete letto questi romanzi e che cosa ne pensate!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 4 settembre 2023

QUESTIONS ABOUT SUMMER 2023

 Un riepilogo delle mie letture estive




Cari lettori,

iniziamo insieme il mese di Settembre con quella che è ormai una piccola tradizione del blog: il TAG Questions about summer!


Sia l'anno scorso che due anni fa ho pubblicato una versione di questo TAG, che trovo utile e simpatico per riepilogare le letture dell’estate appena trascorsa.


Come già successo gli anni scorsi, soltanto i tre romanzi che ho scelto per i preferiti di giugno, luglio ed agosto, più un altro, hanno una loro recensione. Per tutti gli altri di cui oggi inizio ad accennarvi qualcosa arriveranno commenti più approfonditi nelle prossime settimane!



Miglior romanzo letto nell’estate


Tra i romanzi che non ho ancora recensito credo che il più bello sia Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin, un vero e proprio “librone”, un caso narrativo degli ultimi anni che davvero vale la pena leggere.


Quasi sicuramente, anche se ho letto il libro in pieno agosto, la recensione arriverà per i preferiti di settembre, perché mi sembra il modo giusto di dare spazio ad un libro che mi ha dato una coltellata in pancia ed una ventata di serenità allo stesso tempo. Una parte romance, una mystery, un pizzico di realismo magico, tanta narrativa di tipo familiare… il tutto ha concorso a formare un romanzo di cui spero di potervi parlare al più presto.



Peggior romanzo letto nell’estate


Non che avessi grandi aspettative leggendo Angelo della notte di Kahlen Aymes. I primi giorni di luglio sono sempre molto stanca e speravo in una lettura leggera che mi avrebbe consentito di farmi due risate. Solo che, per vari motivi che vi racconterò nel dettaglio più avanti, il romanzo è “involontariamente comico” in alcune parti. Anche il linguaggio non è proprio finissimo (ok che stiamo parlando di un romance con componente erotica, però insomma…), ed una trilogia su una storia così esile mi sembra proprio tirata per i capelli. Non credo che mi diletterò con gli altri due volumi.



Un bel romanzo letto a giugno


Per i preferiti di giugno ho scelto una lettura in English che mi ha regalato lo scorso Natale la mia amica Luana. The Essex Serpent è un historical romance ambientato in epoca vittoriana, la storia di una giovane donna, Cora, che, dopo essere rimasta vedova di un marito violento, decide di lasciare Londra insieme alla governante ed al figlio e di andare a stare sulla costa. Lì torna a dedicarsi alla paleontologia, sua passione da ragazza, e raccoglie gli indizi dell’esistenza di una mitica creatura marina.


La superstizione della gente del luogo e le resistenze di tipo religioso del pastore locale, William Ransome, non le saranno però d’aiuto.


Link recensione



Un bel romanzo letto a luglio


Atlas di Lucinda Riley e del figlio Harry Whittaker è l’attesissima conclusione della Saga delle Sette Sorelle, che ha commosso e tenuto in scacco un mare di lettori in tutto il mondo.


È passato ormai un anno dalla morte improvvisa del magnate svizzero Pa’ Salt e le sue sei figlie adottive stanno per partire a bordo dello yacht Titan per una commemorazione funebre al largo delle coste greche. In questo anno ognuna di loro ha compiuto un avventuroso percorso per scoprire la sua famiglia d’origine ed insieme hanno trovato la settima sorella, quella “perduta”, Merope detta Merry.


È proprio lei a portare sul Titan un diario che Pa’ Salt voleva venisse consegnato a lei. Finalmente riunite, le sette donne scoprono finalmente la storia del loro papà, tanto amato ma anche così misterioso.


Non ci sono parole che possano esprimere quello che mi ha dato questa saga nel corso degli anni. Otto volumi meravigliosi, emozionanti ed istruttivi, e quest’ultimo, terminato dal figlio di Lucinda, è il più bel dono che lei ci potesse fare.


Link recensione



Un bel libro letto ad agosto


Le aquile della notte di Alice Basso è il quarto e penultimo capitolo della storia di Anita Bo, dattilografa che vive nella Torino degli anni ‘30.


Dopo tre romanzi in cui la nostra protagonista ha scoperto di non essere solo bella ma di avere anche un cervello funzionante, si è affermata come dattilografa per la rivista Saturnalia, è diventata una scrittrice in erba ed ha iniziato a covare dei sentimenti (ricambiati, ma ostacolati dalle circostanze) per il suo capo Sebastiano Satta Ascona, il tempo stringe.


Anita sta per sposare il fidanzato ufficiale Corrado, Sebastiano la figlia del gerarca locale. È proprio per via delle insistenze di questo invadente suocero che i nostri due protagonisti si ritrovano in trasferta nelle Langhe, per poter sia seguire la vendemmia e le attività agricole che proseguire con il lavoro di scrittura e traduzione.


Dove vanno i due, però, vanno anche i guai. Guai che li uniranno sempre di più… in attesa di scoprire come andrà a finire la loro storia.


Link recensione



Un libro letto o terminato sotto l’ombrellone


Un romanzo che ho preso proprio alla biblioteca di Varazze è un titolo che avevo in mente da tempo: La doppia vita di M.Laurent di Santo Piazzese.


Di questo autore ho già letto I delitti di via Medina-Sidonia, volume in cui egli presenta il professor Lorenzo La Marca e tutto il suo mondo un po’ bizzarro, Blues di mezz’autunno, una sorta di prequel che ci racconta di cosa combinava il nostro protagonista ai tempi in cui era studente, e Il soffio della valanga, una storia narrata dal punto di vista dell’amico poliziotto Vittorio Spotorno.


Tra i tre, questo romanzo assomiglia decisamente di più a I delitti di via Medina-Sidonia, con la differenza che il mondo di La Marca sta iniziando – non sempre lentamente – a cambiare.


Ve ne parlerò presto!



Un libro che fa parte di una saga o di una serie


Quest’anno, tra giugno e luglio, ho letto i primi due volumi della serie gialla di Cristina Rava, e ve ne ho parlato in un post di un mesetto fa circa.


Il primo romanzo della serie si intitola Il pozzo della discordia. I protagonisti sono il commissario Bartolomeo Rebaudengo, da anni in pensione e residente tra i colli piemontesi, e la dottoressa Ardelia Spinola, medico legale ligure. Ex fidanzati e molto amici, i due hanno una rete di conoscenze che purtroppo… li mette spesso nei guai.


Come, per esempio, un medico stimato, che chiede al commissario Rebaudengo di indagare con discrezione sulla morte della madre, che ufficialmente ha avuto un ictus sul suo portone, ma sembra aver ricevuto anche un colpo in testa.


Le indagini dei due si concentrano su un paesino del Piemonte, con due case identiche, un pozzo nel mezzo (teatro di un mistero di anni fa) e tante questioni irrisolte del passato.



Link recensione



Un colpo di fulmine estivo


Non possiamo parlare di un vero e proprio colpo di fulmine “a prima vista”, perché di Cristina Caboni avevo già letto due romanzi.


Tuttavia Il sentiero dei profumi e La custode del miele e delle api, per quanto vertessero su temi interessanti, non erano esattamente la mia materia.


È stato quindi un vero piacere scoprire che con La rilegatrice di storie perdute Cristina Caboni ha fatto un vero e proprio tuffo nel mondo dei libri, della scrittura, della cultura umanistica.


Le due protagoniste della storia, una vivente nella Roma di oggi, l’altra vissuta nella Vienna di epoca romantica, vivono vite parallele, e sarà solo l’amore per i libri e la rilegatura ad unirle.


A breve ve ne parlerò meglio.



Una lettura leggera


Averti trovato ora, romanzo del giornalista sportivo Roberto Perrone, si potrebbe definire uno sport romance, ma è ben lontano da tutti i cliché che caratterizzano (e spesso stereotipizzano) questo genere. È una storia scritta da chi conosce bene il lato calcistico e solo in seconda battuta ha iniziato ad occuparsi anche del lato romanzesco.


Io sono tutto tranne che una fan del calcio ma devo dire che questo libro, pur se scorrevole e leggero, mi ha colpito, ed ho anche fotografato delle pagine con delle riflessioni. Spero di potervi raccontare presto di più.




Certo un TAG non basta per racchiudere tutte le letture di tre mesi – quelli estivi, poi, mediamente sono quelli più liberi dell’anno per me. Credo però di avervi dato un’idea di cosa mi è rimasto più impresso e da cosa mi piacerebbe partire per le recensioni settembrine. Come mi ero proposta ad inizio giugno, ho cercato di trovare un equilibrio, dedicandomi ai miei amati libri ora che avevo un più tempo a disposizione, ma dando la precedenza a tutto quello che a fine estate non si può fare più, ovvero godersi la spiaggia e la natura, fare bagni, uscire un bel po’ di sere di fila.

Penso di esserci riuscita, tutto sommato.


Ora, però, fatemi sapere quali sono state le vostre letture! Che cosa vi ha colpito, che cosa vi ha deluso, che cosa faceva parte della vostra TBR estiva e che cosa invece è stato una sorpresa… ditemi voi!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)