giovedì 12 dicembre 2024

LE FINESTRE DEGLI ALTRI - CHRISTMAS COUNTDOWN 2024 #2

 Spazio Scrittura Creativa: dicembre 2024



...mancano 13 giorni a Natale!



Cari lettori,

secondo appuntamento con il nostro conteggio prenatalizio, e si tratta del nostro Spazio Scrittura Creativa!


Non sarebbe un mio dicembre sul blog se non scrivessi qualcosa a proposito di Canto di Natale. Il caro vecchio Ebenezer Scrooge è già comparso in veste di personaggio di altro racconto, di recensione del romanzo, di film, di booktag ed altro ancora.


Questa è un’idea che avevo in mente da qualche mese, ascoltando e riascoltando un brano che all’inizio avevo sicuramente un po’ sottovalutato. Non so bene cosa sia venuto fuori, forse oltre all’amore per quest’opera c’è anche un po’ di flusso di coscienza, ma avevo proprio un desiderio di “seguire” quest’idea, e così eccola qua.


Naturalmente, come tutti i miei racconti scritti sia per questa rubrica che per la precedente (Storytelling Chronicles), ed in particolare le fanfiction e gli omaggi letterari, si tratta solo di un “divertissement” senza alcuno scopo di lucro.


Buona lettura, spero che vi piacerà!



Le finestre degli altri


Ero morta, della morte più sottile,

avevo spiato la presa del tuo respiro

fuori, fuori, fuori

Spinta a nord, sono stata portata via

mentre tu salivi sul tuo treno

e andavi a sud, a sud, a sud…

Come una piuma rapita dal vento che soffia

sono afflitta dal non sapere più niente, quindi…



Londra, Vigilia di Natale 1843


Caro fratello,

quanto vorrei che tu mi potessi sentire!


Quando ho saputo che prima il buon Marley, e poi altri tre colleghi spiriti sarebbero venuti da te, ho fatto il possibile – anzi, visto ciò di cui stiamo parlando, l’impossibile – per presentarmi a te insieme a loro. La decisione, però, non spettava a me: era destino che loro, e loro soltanto, venissero in tuo soccorso, a salvare il tuo Natale e la tua anima. L’idea di non poterti rivedere da vivo è stato come separarmi di nuovo da te; poi però ho visto che lo Spirito del passato ti ha mostrato i nostri ricordi felici e mi sono consolata.


Quanti bei momenti abbiamo passato insieme! Per te ero la piccola Fan, la donnina che veniva a prenderti a Natale per portarti via da quel triste e lugubre collegio. Ricordo tutto di quei giorni: le vacanze invernali che erano appena iniziate, io che correvo lungo assi di legno sgangherate e ti abbracciavo fuori dalla porta della tua camera, il gelido studio del direttore, quei mappamondi che avrei voluto ruotare ma non erano palloni da gioco (come ti affannavi a ricordarmi). La merenda che ci offriva il preside: una torta che faceva tossire e un vinello che tutti gli ospiti adulti avevano già rifiutato. Nonostante tutto, l’umore mi faceva sembrare quelle "delizie" le migliori vivande del mondo. 

E poi la corsa in carrozza verso casa, per un altro Natale insieme, almeno finché non ho convinto nostro padre a farti terminare gli studi in città. Ti guardavo respirare, osservavo le calde nuvolette che uscivano dalla tua bocca in quei gelidi pomeriggi di dicembre. Cercavo di leggere le tue emozioni, convinta di trovare la gioia nei tuoi occhi, trovando un entusiasmo trattenuto che era curiosamente complementare alla mia felicità senza freni. In qualche modo ci siamo sempre completati.


Questo è quello che hai sempre saputo, anche se a quanto pare negli ultimi anni te n’eri dimenticato. Quello che non sai è che avrei dato una gamba, un braccio, la mia stessa anima per essere dov’eri tu. Non ho pregato mio padre soltanto di riportarti a casa: cento, mille volte gli ho chiesto di portarmi lì da te e lasciarmi in collegio, anche se si trattava di un istituto per soli uomini, anche se la vita di noi donne segue sempre altre regole. Alla fine tutto è andato diversamente da quello che aspettavo, ma non lo rimpiango.


Più ripenso ai miei anni sulla Terra, e più la mia vita mi è sembrata un bel sogno. Mi dispiace soltanto di essermene andata troppo presto: io e mio marito avremmo potuto avere davanti ancora altri anni felici, ed il piccolo Fred aveva ancora bisogno di me. E presto me ne sono fuggita da questo mondo: sono stata portata via come una piuma, ed in pochi secondi ho macinato una distanza immensa, perché – così mi hanno detto – la mia anima era pura, e meritavo di stare tra i giusti ed i beati.


Ma ultimamente, fratello mio, ho la sensazione che la vita per te sia diventata un incubo. E gli incubi non fanno volare. Ti fanno prendere un treno nella direzione opposta alla felicità, ti fanno percorrere pochi metri in anni, ti fanno trasportare catene pesantissime anche da morto, ti incarcerano alla dannazione che ti sei costruito.


Se solo gli spiriti mi portassero buone notizie.

Se solo tu e Fred riusciste a passare un Natale insieme, una volta tanto.


* * *


Guardo nelle finestre della gente

trafitto dai bagliori rosa e oro;

hanno invitato i loro amici a bere un buon vino;

guardo nelle finestre della gente

in caso tu sia alla loro tavola

...e se i tuoi occhi si alzassero e incontrassero i miei

ancora una volta?



Londra, Notte di Natale 1843


Caro nipote,

se in questo momento avessi carta e calamaio per scriverti una lettera, metterei per iscritto questi miei pensieri.


Sono nell’ultimo posto in cui mi cercheresti: di fronte a casa tua. La compagnia di stasera non è niente male: un bel gruppo di spiriti. Uomini senza viscere, proprio come me, direbbe qualcuno se volesse fare una battuta di spirito.


Quello che mi è a fianco in questo momento, però, è tutt’altro che inquietante, anzi, forse piacerebbe anche a te: è un allegro gigante che si trasporta dietro una grande quantità di vivande ed una torcia piena di fiammeggiante spirito natalizio. Ti assomiglia un po’.


Quante Vigilie hai passato intabarrandoti quando già alle tre non c’era più luce, attraversando la nebbia sulla tua carrozza con il rischio di ammalarti, varcando la porta del mio studio – che era più freddo dell’esterno – ed invitandomi a cena, con la conseguenza di subire ogni singola volta una mia sfuriata.


Ed è vero quello che mi hai detto poche ore fa, è verissimo: tu non hai mai voluto niente da me – a differenza di tanti altri -, quindi perché non essere amici? Non ci ho mai davvero pensato fino ad ora. Mi ripetevo soltanto che le feste erano scempiaggini per le quali non avevo tempo.


È stato solo poche ore fa – o la notte scorsa? Il tempo è così strano, in questo momento – che, grazie allo spirito dei Natali passati, mi sono reso conto della verità: assomigli così tanto a tua madre, la piccola Fan. E se c’è qualcosa che non riesco a perdonarmi è di essere passato subito oltre la sua prematura scomparsa. Mi ero semplicemente allontanato dal funerale pochi minuti dopo la conclusione, lasciando una numerosa e contrita folla in nero che ricordava la sua bontà ed allegria, tuo padre in stato di prostrazione ed un bimbo – tu – che si guardava intorno e piangeva solo perché vedeva altre persone piangere, senza capire che cosa fosse davvero successo.


Quanti momenti importanti della vita non ho voluto affrontare solo perché il lavoro ed il dovere chiamavano. Eppure ora, nelle luci oro e rosa che gettano ampi bagliori fuori dalle tue finestre, è tutto talmente chiaro!


Tu sei molto migliore di me. Anche se eri un bambino, hai trovato dentro di te la forza di elaborare quella perdita, di ricominciare a vivere.


Tu sorridi alla vita, e tutto in questa sala lo testimonia. Le molte portate sulla tavola, che fanno l’invidia del mio amico spirito. La tua simpatica e graziosa moglie, che ho sempre mal giudicato senza nemmeno averla mai vista. I tuoi amici, che ridono di cuore e rendono speciale la serata. Hai pure ordinato un ottimo vino! Io e tua madre, in un’altra circostanza, ne bevevamo uno davvero da dimenticare…


So che il mio viaggio con lo spirito del Natale presente non si fermerà qui. Chissà dove mi porterà. Forse a vedere altri festeggiamenti di Natale, dal più tradizionale al più stravagante, dal più semplice e povero al più opulento. Eppure nemmeno il banchetto di un re potrebbe competere con la gioia della tua tavola.


Se solo potessi fermarmi qui.

Se solo avessi l’opportunità di farmi perdonare sedendomi alla tua tavola.


* * *


Tu ti eri fermato ed avevi scosso la testa

mi interrogo ancora su che cosa significasse

ora, ora, ora

ho provato a cercare facce per le strade

quali sono le opportunità che tu adesso sia

qui in giro, qui in giro?

Ti sembra giusto non conoscermi?

Sono assuefatto all’idea del “Se solo...”


Londra, Natale 1843


Caro zio,

anche quest’anno hai passato il Natale da solo? Anche questa volta sei rimasto in quel tuo buio e triste appartamento con la compagnia dei tuoi soli pensieri e di un pentolino di brodo?


La casa è piena di gente, eppure io mi affaccio ogni mezz’ora ai finestroni del salotto. Non so cosa spero di trovare, anzi, lo so, ma so anche che inseguo un sogno impossibile.


Dico sempre che il tentativo che faccio ogni Vigilia è “in onore del Natale”, ma solo io e mia moglie sappiamo che non è così. Se ti invito ogni anno e subisco i tuoi rifiuti e le tue considerazioni sarcastiche con un sorriso, è soprattutto in onore di mia madre.


Sono stato con lei così poco, eppure so tutto della “piccola Fan”, com’era chiamata da tutti. Mio padre diceva che c’è moltissimo di lei in me. E dunque se c’è riuscita lei anni fa a tirarti fuori da un postaccio per costringerti a festeggiare il Natale con lei, perché io non ci riesco?


Tutti pensano di conoscermi. Fred il burlone, il simpaticone, l’uomo più gentile e di compagnia che si possa incontrare a Londra. Ma tu sei l’unico oltre a mia moglie che potrebbe conoscermi un po’ più a fondo, vedere il lato malinconico di me: quello di un bimbo che ha perso troppo presto la sua luce e che da allora ha giurato di lottare un pochino ogni giorno per accendere una fiammella di felicità.


Ma tu, caro zio, hai messo un cappello alla fiammella del tuo passato. E così facendo hai spento anche il tuo presente.


E quindi va bene, pazienza se non verrai, anche questa volta ingaggerò la mia lotta quotidiana e sarò felice e grato del moltissimo che già ho. Godrò della compagnia di amici e persone amate e passerò il migliore dei Natali possibili, perché non c’è giorno più gaio sulla terra. Anche se dei passi pesanti all’ingresso mi fanno pensare che forse questa volta non mi sono illuso…


Sei arrivato, finalmente.

Se solo fosse così tutti gli anni.

Se solo avessimo ancora tanti Natali da trascorrere insieme e non solo una sparuta manciata.



* * *


Così guardo nelle finestre degli altri

come se fossi una matta stravagante

partecipo a feste di Natale dall’esterno

guardo nelle finestre degli altri

in caso tu sia alla loro tavola

e se i tuoi occhi si alzassero ed incontrassero i miei

ancora una volta?


Londra, 10 dicembre 2023


Cara zia,

cinque Natali senza di te sono davvero troppi. Da quando non ci sei più tu è come se qualcuno avesse portato via lo spirito del Natale.


Ci siamo impegnati per reinventarci. Per creare nuove tradizioni, studiare i menù senza di te, rendere accogliente la casa, includere nuovi ospiti perché la famiglia si allarga sempre di più. Ci riusciamo, quasi sempre anche senza fatica, anzi, con grande gioia. Siamo felici e grati del presente e della meraviglia che si rinnova ad ogni Natale.


Ma una parte di me è ancora là, a festeggiare a casa tua. Con quel piccolo alberello sulla mensola che quando ero piccola mi finiva in testa perché correvo e urtavo da tutte le parti, quell’angioletto sopra la tv, quel ragù forse un po’ troppo piccante ma sempre buono, quella mostarda di frutta che ho imparato ad apprezzare solo dopo che te ne sei andata, quel carrello per portare i dolci che ho voluto a tutti i costi tenere a casa mia e soprattutto quel tavolo rettangolare dove si riuniva la nostra famiglia di una volta, una parte della quale si è trasformata in un bel – per me bellissimo – gruppo di spiriti. Te compresa.


Per il ponte di Sant’Ambrogio, così caro a noi lombardi, mi sono regalata un viaggetto a Londra insieme ad un’amica. Da quando sono qui non faccio che cercare nei volti, nei luoghi, persino nel cielo delle tracce dell’opera natalizia di Dickens, Un canto di Natale. Certo è difficile, percorrendo Camden Town, che ora è un quartiere di artisti e di negozi stravaganti, pensare al misero uscio di Bob Cratchit e del povero Tiny Tim, il bimbo che ha fatto commuovere qualcosa come otto generazioni. Così come, osservando i palazzi sfavillanti della City, risulta veramente strano immaginare l’ufficetto di Scrooge.


Più facile è invece sbirciare negli androni degli hotel, nelle finestre dei palazzi signorili, nelle vetrine dei negozi, ed osservare il Natale che sta arrivando: i grandi alberi nei salotti, le cucine a festa, i clienti indaffarati e pieni di pacchi che scansano addobbi giganti, le persone che si affrettano con le valigie per andare in un luogo più lieto.


Mi sento un’impicciona a curiosare tra una finestra e l’altra, eppure è lì che ritrovo la magia che ogni anno riporta con sé questa festa. Ed ogni volta mi chiedo se assomiglio più all’allegro e festaiolo Fred, alla buona e cara Fan o al disilluso Scrooge che cerca di ricominciare a sorridere. Forse ho qualcosa in comune con tutti e tre. Forse ormai sono parte di me, così come te e le altre persone che mi hanno lasciato.


Se solo ci fosse un modo di far tornare indietro il tempo, anche solo per un giorno.

Se solo attraverso una di queste tante finestre potessi vedere ancora la me e la te del passato, prima della nostra separazione.

Ma ora so che quando mi mancherai, in qualche modo, ti ritroverò sempre.

E quindi posso ritornare a casa.



FINE





Eccoci giunti alla fine!


La canzone che ci accompagna è I look in people’s windows, forse la meno conosciuta ed apprezzata di tutte le 31 tracce dell’edizione estesa di The tortured poets department di Taylor Swift (la potete trovare a questo link).

All’inizio non ci avevo fatto troppo caso, poi però sentendo il verso "I attend Christmas parties from outside" mi è venuta in mente questa immagine di Scrooge che osserva non visto il salotto di Fred e non sono più riuscita a fermarmi. 


Il brano è in realtà una metafora per i social network, le “finestre sulle vite degli altri”, che sembrano sprizzare solo gioia e felicità i giorni di Natale. A quasi tutti noi, credo, capita di prendere in mano il telefono e guardare regolarmente nelle “finestre degli altri” e, non si sa come, queste finestre finiscono per diventare le nostre. Il passato che non può più tornare indietro, le persone che ci hanno lasciato, i rimpianti che possono farsi più acuti man mano che il clima di festa si fa più rumoroso, i “se solo” che ci tormentano costantemente. Tutto questo fa parte dell’atmosfera natalizia, anche se non ci piace ricordarcelo. Ma ci sono anche la gioia e la gratitudine per quello che continuiamo ad avere, la speranza che con l’anno nuovo un po’ di cose andranno meglio, la consapevolezza di essere comunque cresciuti ed aver imparato qualcosa.



Vi lascio i link anche ai miei racconti natalizi precedenti:


Il cappotto rosso


La libreria di Matteo (qui ritroverete il caro Scrooge)


Natale a Hogwarts


La città incantata



Come al solito vi ringrazio moltissimo per aver letto fin qui! Lasciatemi un commento, se vi va…

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 9 dicembre 2024

DUE STORIE DELLA FAMIGLIA CLAUS - CHRISTMAS COUNTDOWN 2024 #1

 Due romanzi di Giada Grimaldi




Cari lettori,

diamo ufficialmente inizio al “Christmas Countdown” del 2024!


Questo nostro appuntamento di fine anno è ormai una tradizione del blog – sembra incredibile, ma lo faccio dal 2017! - e vi confesso che scrivere questi post a tema mi aiuta tantissimo ad entrare nello spirito. Anche quest’anno spero di riuscire a tenervi compagnia e ad intrattenervi con letture prenatalizie, racconti, booktag invernali ed altro ancora.


Iniziamo da due letture di un’autrice self che ho scoperto da poco!


Se qualcuno di voi mi segue su Instagram, forse si ricorderà che domenica 20 ottobre ho repostato una bellissima iniziativa del blog "Romance book", dal titolo Stuff your kindle day. In quel giorno moltissimi autori del mondo romance, dal contemporary allo storico, dal new adult al romantasy, hanno messo in promozione gratuita alcuni dei loro titoli, per sole 24 ore, in modo che ognuno di noi appassionati potesse “riempire il suo Kindle”, come promesso.


Tra i vari titoli che ho acquistato quel giorno ce ne sono due che ho letto quasi subito, perché mi sembravano delle buone proposte proprio per il periodo natalizio: si tratta di due romanzi (anche se il primo si può considerare una lunga novella) dell’autrice self Giada Grimaldi, che io ancora non conoscevo.


Queste due storie ci raccontano le avventure di Nick e Twinkle, fratello e sorella, che sono figli di… Babbo Natale! Proprio così. Ma andiamo per ordine…



Santa Claus is coming to town


A casa di Noel Claus, meglio conosciuto da tutti come Babbo Natale, sembrerebbe un banale pomeriggio di novembre. In altre parole, la quiete prima della tempesta.


L’anziano patriarca si è addormentato sulla poltrona del suo studio; in silenzio, pian piano, il figlio Nick cerca di eludere la sorveglianza del padre e di consultare un libro “interattivo” e molto speciale che potrebbe fornirgli qualche indicazione sul futuro. Ma, come penso che sia noto a tutti, non la si fa a Santa Claus.


Noel ha già intuito che il figlio Nick ha dentro di sé una grande inquietudine. Egli è destinato a succedergli, a prendere il suo posto come Babbo Natale quando lui prima diventerà troppo anziano e poi morirà. Eppure da troppo tempo rifiuta il suo destino e vaga per il mondo collezionando lavori ed esperienze che lo appagano solo fino ad un certo punto.


Inoltre, l’irrequietezza di Nick non ha motivi soltanto professionali. La casa dei Claus ha un collegamento diretto con Peakysnowy, la cittadina del Natale. È un luogo magico e perso nel tempo: è collocato vicino a Boston, ma è introvabile sulle carte geografiche; la temperatura oscilla sempre dal freddo al fresco, anche nei mesi “caldi”; tutte le altre feste (da Pasqua ad Halloween a Ferragosto) sono comunque celebrate con un tocco natalizio; da fine ottobre a metà gennaio ovviamente non si pensa ad altro che alle festività.


Qui vive Emily, il primo – unico – grande amore di Nick Claus. I due hanno avuto una storia d’amore breve ma autentica a vent’anni e da allora non sono mai riusciti a dimenticarsi l’uno dell’altra. Da allora, ogni anno, Emily “celebra” una sorta di anniversario con Nick a novembre, andando a prendere una cioccolata in quella che era la loro caffetteria preferita, ed ha la sensazione che lui la stia osservando. Cosa che peraltro accade davvero, grazie al libro magico.


Noel Claus ne ha abbastanza, sia del figlio che è irrimediabilmente attratto dal mondo natalizio ma lo nega per orgoglio, sia del fatto che lui ed Emily vivano nel rimpianto, così costringe Nick a partire per Peakysnowy ed a prendersi la responsabilità delle incombenze natalizie, come futuro “Babbo Natale”.


Lì trova una Emily adulta rispetto a quella che ricordava: la donna è diventata assistente sociale insieme ad una sua socia, si occupa di bambini ed adozioni, ed ha una figlia di nome Holly. Una figlia adottiva, nata dall’amore di due amici prematuramente scomparsi.


Ci sono tante cose che Nick non sa ancora né di Emily né di Peakysnowy, come per esempio chi sta tentando di sabotare il Natale o qual è la più importante funzione del libro magico. Anche Emily, d’altro canto, non conosce la realtà su Nick: come tutti gli abitanti della cittadina, crede che Noel Claus sia il generoso finanziatore delle attività natalizie, un imprenditore che possiede aziende di giocattoli…



Santa Claus is coming to town è una lettura che potremmo classificare come a metà strada tra il romanzo e la novella (si tratta di poco più di 100 pagine). Per essere specifici, potremmo dire che è una storia che rientra nella categoria romantasy, anche se questa parola di solito fa venire in mente worldbuilding complicati, tanti personaggi da ricordare e tanti volumi di una saga… e invece qui tutto è semplice ed efficace al tempo stesso, proprio come una favola. Quindi, per darvi meglio un’idea di quello di cui stiamo parlando, lo definirei un contemporary romance second chance con un pizzico di magia, oppure un retelling delle favole su Babbo Natale.


È una mini-storia di formazione per Nick Claus, “figlio d’arte” che da un lato vorrebbe prendere il posto del padre e dall’altro non si sente per niente all’altezza. Lui ed Emily sono fatti l’uno per l’altra, perché sono due persone buone e generose, ma la strada per il lieto fine sarà costellata da una serie di ostacoli da superare. Ci vorranno molta pazienza, l’amore delle persone che hanno intorno… ed ovviamente un po’ di magia natalizia.


E la storia della famiglia Claus non è finita qui!



Twinkle


Non tutti coloro che gravitano intorno alla famiglia Claus sono innamorati del Natale!


Nathan Turner decisamente non appartiene a questa categoria, anche se i Claus sono l’unica famiglia che ha. Egli è nato proprio a Peakysnowy, ma ha perso i genitori in seguito ad un drammatico incidente: qualcuno ha sparato loro mentre erano tutti e tre all’aperto, ed il ricordo, frammentario e confuso, ancora lo tormenta.


Nathan era solo un bambino ed è stato affidato a Lidya, la sorella di Noel Claus, che lo ha cresciuto come una seconda madre. Nathan è sempre stato un bravo ragazzo, giudizioso e responsabile, ma da tutta la vita porta dentro di sé rabbia e tristezza per quel che gli è successo, ed evita Peakysnowy come la peste, lavorando sì per i Claus, ma in città, nell’azienda di giocattoli che frutta diversi milioni l’anno e serve come “copertura ufficiale”.


La sua fama di capo pedante, però, ad un certo punto gli si rivolta contro. All’ennesimo licenziamento di una stagista che lo accusa di essere un “noiosone in gilet”, Lidya e Noel Claus decidono che Nathan deve stare per un po’ in un posto che non sia l’ufficio. E, esattamente come successo un anno prima con Nick, non c’è posto migliore di Peakysnowy.


Questa volta, però, Noel non vuole solo aiutare Nathan, ma ha anche bisogno di lui, o meglio, di una persona con il suo acume. Proprio come l’anno scorso, qualcuno trama nell’ombra, e sta facendo tutto il possibile per sabotare il Natale… un po’ come il Grinch, ma con una cattiveria che ha poco in comune con la solitudine profonda dell’amato mostro verde.


Nathan comprende le ragioni di Noel – anche se non gli sono state rivelate tutte – e potrebbe persino accettare di tornare a Peakysnowy, un posto dove le sue idee di sobrietà e tranquillità vanno del tutto alle ortiche, ma c’è un problema: lo atterrisce dover collaborare con Twinkle, figlia di Noel e sorella del suo amico fraterno Nick. Considerata la sua storia di affidamento, lui e Twinkle dovrebbero essere “cugini”, ma egli non è mai riuscito a vederla così. In passato c’è stato una sorta di qui pro quo sentimentale tra di loro, terminato bruscamente quando lei ha scelto un altro ragazzo.


Nathan, però, ignora due cose. La prima è che Twinkle si è poi molto pentita di quella scelta, e rimpiange la loro complicità. La seconda è la famiglia Noel non è – come pensa lui e come pensava anche Emily – soltanto dedita all’attività imprenditoriale, ma è dotata di poteri magici!


Con grande disappunto di entrambi, Nathan e Twinkle si ritrovano persino a dividere la stessa casa. La convivenza è difficile, ma rinverdisce un sentimento che entrambi credevano ormai sopito. Peccato che non ci sia troppo tempo per pensarci: c’è un Natale da organizzare, e c’è anche un complotto da sventare…



Twinkle, rispetto all’episodio precedente, è un vero e proprio romanzo di oltre 200 pagine, ed aggiunge un altro sottogenere al mix di romance/fantasy/retelling: il mistery.


Twinkle Claus, rispetto a Nick, è sempre stata a suo agio con le attività di famiglia: se però il fratello è destinato ad ereditare il ruolo paterno, lei ha sempre preferito la posizione di “tuttofare”, sovrintendendo a 360° alle attività di Peakysnowy ed indagando menti e sentimenti degli abitanti con il suo potere speciale. È lei a comprendere che qualcuno molto vicino alla famiglia Claus non è propriamente “pulito”…


Rispetto a Santa Claus is coming to town, che punta decisamente più sul trope “second chance”, Twinkle ha un pizzico di “enemies to lovers”, anche se la storia è così dolce e simpatica che non c’è un vero e proprio angst tra i protagonisti.


Tutte le questioni rimaste in sospeso si chiariscono, il che secondo me è ottimo: si tratta di una vera e propria dilogia. Per la famiglia Claus ed i suoi misteriosi nemici è il momento della resa dei conti!




Due perfette commedie sotto l’albero, vero?

Io le ho trovate proprio carine e piacevoli, ideali per questo periodo e per delle serate di relax al termine delle frenetiche giornate dicembrine.

Fatemi sapere se conoscevate già l’autrice, se avete letto qualcosa di suo e se vi è piaciuto!

Se state leggendo qualcosa di prenatalizio, scrivetemi nei commenti di cosa si tratta!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 5 dicembre 2024

PICASSO: LO STRANIERO

 Un tour della mostra a Palazzo Reale




Cari lettori,

eccoci pronti per quelli che credo saranno gli ultimi “Consigli artistici” del 2024!


Questo che sta per concludersi è stato un anno di bellissime mostre ed ho pensato di chiudere con un artista che non ha bisogno di presentazioni.


Non è la prima volta che Picasso è protagonista di uno dei miei post! Qualche anno fa ero andata sempre a Palazzo Reale per un percorso dedicato al rapporto tra l’artista e la mitologia (ve lo racconto qui); in primavera sono andata al Mudec per un’esposizione sugli influssi che l’arte africana ha avuto sull’artista (recensione a questo link).


La mostra che in questo autunno/inverno ha luogo tra le sale di Palazzo Reale racconta invece un Picasso ospite in terra straniera: la Francia. Tra alti e bassi, questa nazione sarà per l’artista una seconda casa. La mostra indaga tutte le complesse sfaccettature del rapporto tra Picasso e la sua nuova nazione, dalla concezione dello straniero in Francia ad una nuova unità dopo le guerre mondiali.


Facciamo insieme una passeggiata virtuale tra le sale della mostra!



L’arrivo dello “straniero”


All’inizio del XX secolo Montmartre si sta riempiendo di artisti: dall’esposizione universale del 1900 in avanti, la città diventa nota come luogo in cui chiunque voglia occuparsi di arte è ben accolto. In mostra ci sono alcune fotografie, risalenti agli anni ‘50, che illustrano quel che è rimasto dei primi studi di Picasso a Montmartre. Uno di essi è condiviso con Braques.



I locali di Montmartre diventano ben presto dei preziosissimi luoghi di ritrovo e di scambio di idee: chiunque non sia ancora conosciuto ma abbia aspirazioni artistiche può avere un’occasione semplicemente entrando nel giro degli artisti cittadini. Anche se purtroppo ci sarà di mezzo la prima delle due guerre mondiali, si sta preparando il terreno per quello che sarà il fiorente circolo parigino di artisti e letterati degli anni ‘20.



Nonostante la fama meritata che si fa Parigi, non tutto è rose e fiori per Picasso. Gli spagnoli sono visti da tanti francesi come una popolazione in qualche modo “inferiore” e meno evoluta. Pregiudizi a parte, senz’altro egli e tanti suoi connazionali non hanno le possibilità economiche dei francesi, ed il loro tenore di vita non è sempre quello che ci si aspetterebbe da persone che frequentano i circoli colti. In più ci sono delle amarezze personali: un suo amico, uno dei primi che era arrivato con lui in Francia, si toglie la vita dopo una delusione d’amore. Alla sua morte egli dedica uno dei suoi primi quadri parigini.



La sua simpatia va spesso in direzione degli ultimi, o di chi, per qualche motivo, è emarginato come lui ed altri spagnoli in trasferta: per esempio i saltimbanchi, che non hanno una vera e propria casa.



La guerra


Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale scuote profondamente Picasso, che ritrae il turbamento di quei tempi difficili negli occhi dei soggetti che dipinge. È proprio in quel periodo che studia la sua “versione personalizzata” del corpo umano e diventa a tutti gli effetti il padre del cubismo.



Durante la guerra egli milita tra i francesi, come testimoniano sue lettere ad altri artisti, ed in particolare ad Apollinaire. Sono anni molto duri, per lui come per tutti; restano dei segni profondi, e la sua arte ne è testimone.



Sappiamo quanto Picasso fu sconvolto anche dai fatti che riguardarono il suo paese natale. Una delle sale più grandi dell’esposizione è dedicata agli studi che Picasso ha compiuto prima di realizzare la versione definitiva di Guernica. Tra l’altro, durante la Seconda Guerra Mondiale, egli tentò ripetutamente di ottenere la naturalizzazione francese, ma la sua richiesta fu rinviata al mittente da un ministro francese decisamente troppo vicino a posizioni filonaziste. Una brutta macchia sulla storia della Francia; i leader di oggi di sicuro sarebbero stati fieri di sbandierare questa acquisizione…



Picasso non dimenticherà mai la guerra, infatti, pur non essendo proprio un pittore che ritrae animali, la colomba della pace rientrerà comunque tra i suoi soggetti.



La vita in Francia


Finora abbiamo visto insieme i lati più difficili che ha dovuto affrontare “lo straniero” Picasso: ristrettezze economiche, pregiudizi, conflitti. La mostra, però, fatta eccezione per le prime sale, è ricchissima di opere che testimoniano tutto ciò che l’artista ha vissuto di positivo. C’è la confidenza acquisita con alcuni cari amici, con i quali egli legge anche la corrispondenza.



C’è del tempo da passare con la propria amante (sappiamo che l’artista non fu proprio un marito fedele…) in riva al mare, con lei che legge un libro sulla spiaggia.



C’è la bellezza di tanti paesini del Sud della Francia, anche sotto la pioggia.



Picasso preferisce sempre ritrarre la figura umana, non solo tramite dipinti, ma anche realizzando sculture…



ma non disdegna altri soggetti, come i paesaggi e le nature morte.



Gli anni a Vallauris



L’ultima parte della mostra è per me è stata una sorta di tuffo nel passato. Nell’ormai lontano 2013 (la vecchiaia incombe…) sono stata in Costa Azzurra con la mia famiglia e lì ho scoperto che Picasso ha soggiornato a lungo, ed in particolare a Vallauris, dove egli ha messo su un vero e proprio studio per dedicarsi soprattutto alla scultura. 

Ancora oggi la cittadina ha un vero e proprio culto per le ceramiche!



La Costa Azzurra sembra essere stato davvero un luogo felice per Picasso: i dipinti che ritraggono i paesaggi sulla costa comunicano grande serenità.



L’opera più curiosa di questa sezione è probabilmente questa serie di statue in metallo che ritraggono “I bagnanti”… già in passato, sulla spiaggia c’era una bella varietà!





Avete tempo fino al 2 febbraio per visitare la mostra!

Amici, io come al solito cerco di essere il più possibile chiara con voi ed aggiungo un’altra informazione che forse può aiutarvi a valutare meglio se vi interessa. 

Questa è una delle mostre un po’ “discusse” tra noi di Milano e dintorni perché ogni volta che Picasso arriva in città c’è sempre la speranza di una mega mostra didascalica che esplori ogni suo periodo artistico (se non erro ce n’era stata una ormai 20 anni fa, ci ero andata io con le scuole medie) ed invece negli ultimi anni ci sono sempre stati dei percorsi dedicati ad una sola delle varie sfaccettature dell’artista. Può essere una questione di budget come di altre motivazioni, fatto sta che ultimamente è stato così.


Io vi consiglio comunque la mostra perché a me è proprio piaciuta, ma vi avviso che, esattamente come l’esposizione primaverile al Mudec, si tratta di “uno dei tanti percorsi possibili su Picasso”, non di “una imperdibile mostra gigante su tutto Picasso”. Se posso spezzare una lancia a favore, mi verrebbe da dire che il contatto con la cultura africana (al Mudec) e la concezione dello straniero (qui a Palazzo Reale) sono comunque due percorsi di grande attualità. Sicuramente più della mitologia, e lo dico contro i miei stessi gusti, ma temo che sei anni fa quel tipo di percorso abbia fatto realmente felici i nerd della letteratura come me e poi pochi altri.


Comunque fatemi sapere se riuscite a fare un giretto!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 2 dicembre 2024

INDAGINI "ALLA VECCHIA MANIERA"

 Due romanzi di Paolo Roversi




Cari lettori,

diamo insieme il benvenuto a dicembre!


Come anticipavo settimana scorsa nei preferiti di novembre, oggi e giovedì ci saranno ancora post delle solite rubriche, poi dalla prossima settimana partiremo con il nostro tradizionale “Christmas Countdown”.


Oggi torniamo sulle nostre “Letture...per autori”, e vi racconto due romanzi di un autore milanese che abbiamo già conosciuto: Paolo Roversi. Nel periodo della pandemia avevo letto qualche suo romanzo giallo che aveva per protagonista un insolito personaggio: un hacker, figura che, alle soglie del terzo millennio, assumeva le caratteristiche di un vero e proprio pioniere dell’universo informatico, e che, navigando dove non avrebbe dovuto, faceva delle scoperte fin troppo utili alle forze dell’ordine, ed in particolare ad un suo amico commissario (trovate le mie recensioni a questo link ).


Con il personaggio che vi presento oggi è come se l’autore avesse voluto fare l’esatto opposto: da un uomo che precorreva i tempi ad uno che invece si rifugia nel passato. Vi spiego meglio perché!



Alla vecchia maniera


Per Milano il 2015 non è – e non sarà ricordato come - un anno qualunque. La gigantesca macchina dell’Expo ha condizionato la vita della metropoli per tutti i 12 mesi, ed anche in autunno, quando ormai manca poco alla chiusura, l’argomento continua ad essere sulla bocca di tutti.


In quei giorni gelidi e frenetici al tempo stesso, l’ispettrice di polizia Camilla Farina viene convocata dai suoi superiori per un sopralluogo. In pieno centro è stato ritrovato il cadavere di un avvocato che aveva più volte difeso dei personaggi molto dubbi. Non è però la sola sul luogo del delitto: per un periodo e su istruzione dei piani alti, infatti, egli dovrà aggregarsi alla squadra di un commissario che non ha mai conosciuto.


Quando lo incontra, ella rimane perplessa: Luca Botero, soprannominato “l’Amish”, sembra pronto per una festa in costume, un revival anni ‘70 o giù di lì, e chiede immediatamente a tutti di spegnere le luci e di mettere via i telefoni, come se la tecnologia fosse sua nemica.


Dopo aver preso qualche informazione in più, Camilla scopre che Botero non è sempre stato così. C’è stato un tempo in cui, dedizione totale per il lavoro a parte, egli era il più comune degli uomini. Una sua indagine su un pericoloso criminale dell’Est Europa lo ha però condotto in una trappola: egli è stato vittima di una tempesta elettromagnetica che lo ha quasi ucciso.


Sopravvissuto a quella terribile esperienza, egli si è risvegliato in condizioni che non si sarebbe mai aspettato: tutto ciò che è tecnologico è diventato per lui come la kryptonite per Superman. Quindi niente dispositivi in casa ed ovviamente niente indagini tecnologiche. Con il tempo, vivere nel passato è diventato per lui una sorta di vezzo.


Camilla è sempre più esterrefatta, ma già dopo pochi giorni si rende conto che Botero è bravissimo nell’investigazione “classica”, e che le sue intuizioni sembrano quasi quelle di Sherlock Holmes.


Con il tempo ella prende familiarità con il commissariato di Botero – un capannone abbandonato piuttosto triste ma anche molto pacifico – e con la sua squadra, ad eccezione di una collega che è sempre stata innamorata del capo e la vede come una rivale.


Servirà tutta la collaborazione possibile: il caso dell’avvocato è tutt’altro che semplice, considerato che egli ha fatto uscire di prigione tanti elementi per niente raccomandabili, e lui stesso non era poi così pulito…



Alla vecchia maniera rispecchia, secondo me, lo stile della collana “Giallo Mondadori”: il giusto mix di introspezione ed intrattenimento. È una storia che scorre via in poche serate libere, con uno stile piano ma non scontato che fa girare al lettore una pagina dopo l’altra. Nonostante ciò, non è banale, anzi, ci sono idee originali e colpi di scena inaspettati.


Già da questo romanzo, che è il primo di quella che immagino diventerà una serie – per l’appunto, è già uscito il secondo volume – si comprende che ognuno dei libri è leggibile singolarmente e presenta un diverso caso da risolvere, ma sullo sfondo c’è un nemico che appartiene al passato di Botero e che prima o poi tornerà per la resa dei conti. Sto parlando, ovviamente, del criminale che ha causato lo shock tecnologico al nostro protagonista. Un’ombra malvagia che per il momento rimane sullo sfondo, ma che potrebbe rispuntare da un momento all’altro.


Quanto al commissario Luca Botero, mi spiace dire che la caratterizzazione dei personaggi, come già facevo notare quando vi raccontavo dell’hacker Radeschi, per me è un pochino il punto debole dell’autore, o se non altro il punto “meno forte”. 

È decisamente un peccato, perché gli intrecci gialli sono ben congegnati, ci sono informazioni di attualità o discorsi a proposito dell’ “essere nella mente dei criminali” che mi hanno davvero insegnato qualcosa che non sapevo, e pure Milano – la mia città – è presentata bene. Però insomma, non è che il protagonista maschile deve essere sempre “bellissimo bravissimo simpaticissimo” e le donne sono poco più che macchiette tutte innamorate di lui.


Per onestà devo dire che rispetto alla serie dell’hacker Radeschi – dove davvero l’amico commissario era un emerito bastardo e le ragazze che uscivano con lui venivano anche apostrofate in modi pessimi – questo difetto è stato limato parecchio. Se non altro qui stiamo parlando di due donne poliziotte, un po’ sognatrici in amore ma molto toste da tanti altri punti di vista. E Botero ha le sue ragioni per assumere certi atteggiamenti. 

Altri, però, sono del tutto gratuiti! Il look da vecchio dandy, la fissazione per la cucina con i manuali della nonna, e mangiare solo una volta al giorno, e non dormire durante le indagini tranne che sul tram guidato da un amico molto paziente… insomma, verrebbe da dire “tiratela di meno”. Ma è un personaggio fatto così, è la sua peculiarità, prendere o lasciare.


Io tutto sommato ho apprezzato la lettura, anche se con alti e bassi, quindi ho letto anche il secondo volume.



Una morte onorevole


La storia ha inizio al Savoy, uno degli hotel più prestigiosi di Milano. In una delle suite più lussuose del complesso cinquanta selezionatissimi invitati stanno partecipando ad un party più che esclusivo.


L’onorevole Vincenzo Greco vuole festeggiare, insieme alla moglie, ai suoi collaboratori e ad altri personaggi del jet set milanese, un doppio traguardo: da una parte la chiusura dell’Expo, che ha visto una sua fruttuosa partecipazione; dall’altro il nuovo progetto, il finanziamento di un progetto stradale.


Qualcosa, però, va storto. All’improvviso c’è un blackout, e quando, dopo pochi minuti di confusione, torna la luce, in piscina c’è un cadavere. Quello dell’onorevole.


Il commissario Botero vorrebbe starsene a casa sua con il suo manuale di cucina, i suoi libri ed il suo cane, ma è costretto ad indossare il suo trench e delle discutibili galosce anni ‘70 per affrontare l’uggioso autunno milanese. Una volta arrivato sul luogo del delitto, però, solo il concierge – un compagno di stadio nerazzurro – è gentile con lui. Il direttore è comprensibilmente in preda al panico, i cari dell’onorevole sono sotto shock, tanti altri degli invitati si sono palesemente pentiti di aver preso parte alla festa.


Grazie alla sua inossidabile squadra Alfa, alla quale ancora una volta si è aggiunta l’ispettrice Camilla Farina, il commissario ricostruisce in poco tempo un quadro piuttosto preoccupante: i tanti progetti dell’onorevole avevano qualcosa di losco, i suoi contatti in politica non erano del tutto puliti, persino dal punto di vista della vita privata c’è qualcosa che non torna.


Le piste potrebbero essere tantissime: politica, soldi, corruzione, contatti con la malavita. Oppure, in alternativa, le amicizie o il delitto passionale. La chiave di tutto sembra essere in un bicchiere che è passato di mano in mano durante il blackout, e che ha finito per avvelenare l’onorevole.


Mentre l’Amish cerca di far luce su questo caso spinoso, l’ombra malvagia che lo tormenta si fa di giorno in giorno più vicina. Ed inizia a mettere in pericolo le vite dei suoi amici e colleghi.



Una morte onorevole riparte da dov’era finito il volume precedente: dalla sensazione di Luca Botero di essere perseguitato dal suo vecchio nemico. Una sensazione che, purtroppo per lui e per chi gli sta accanto, si rivela tutt’altro che errata.


Al nostro protagonista tocca lavorare su due fronti: da un lato un’indagine rognosa, dall’altro una minaccia che si avvicina sempre più. Il suo grande coinvolgimento in questo pericolo contribuisce però a renderlo un po’ meno “Amish” ed un po’ più umano, e lo avvicina molto alle nostre protagoniste femminili (in particolare a Camilla, almeno per il momento).


Sullo sfondo c’è una Milano molto variegata: una città che comprende le vecchie piazze con i suoi tram sferraglianti e le circonvallazioni esterne sulle quali viaggiano persone provenienti da tutta Italia; una metropoli che ospita sia ricchissimi privilegiati che passano le loro serate al Savoy che i criminali al soldo del jet set.


L’intreccio relativo alla morte dell’onorevole è sorprendente, quindi non dico altro.


Nel complesso ho trovato questi due romanzi delle letture piacevoli, quindi non escludo di leggere un terzo volume, se e quando uscirà!





Ecco il mio parere su questi due gialli milanesi!

Fatemi sapere se avete letto qualcosa dell’autore e che cosa ne pensate…

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)