Cari
lettori,
benvenuti
all’appuntamento di febbraio con la rubrica di scrittura creativa
“Storytelling Chronicles”!
Il
2022 è iniziato con una piccola variazione: invece del consueto
racconto, insieme alla nostra amministratrice Lara abbiamo pensato di
condividere un post con i nostri buoni propositi (specie in merito a
lettura e scrittura), che trovate in questo post.
Per
febbraio abbiamo invece deciso di ripartire appieno con i nostri
racconti, e così abbiamo puntato su una tematica coerente con il
mese dell’amore. Lara ci ha chiesto di pensare ad una persona cara
(partner, familiare, amico, anche noi stessi) e poi creare un
racconto utilizzando come elementi il carattere e/o le passioni del
nostro destinatario ideale.
Il
tema scelto e la vicinanza di San Valentino mi hanno spinto a
proseguire la mini-serie romance di Betty ed Enrico. Sarei dell’idea
di renderla una tetralogia con un racconto per ogni stagione, quindi
oggi vi propongo la terza tappa, quella invernale. Trovate quella
estiva, Ricominciare, a questo link, e quella autunnale,
L’unica verità che conosco, in questo post.
Questo
racconto è dedicato con tanto affetto alla mia amica Mara ed a tutti
i momenti in cui c’è stata per me.
Vi
lascio con Il peggior San Valentino di sempre, buona lettura
:-)
Il
peggior San Valentino di sempre
Okay,
niente panico. Niente panico.
È
solo un biglietto d’ingresso. Uno sciocco, misero, insignificante
biglietto d’ingresso. Al palazzetto del ghiaccio, lo so. Un luogo
che detesto, e lui lo sa. Ma su, dai, che cosa vuoi che sia? Ci sarà
andato con qualcuno dei suoi colleghi. O colleghe? Dio, che tormento.
Vorrei non essere così… ma sì, diciamolo pure. Insopportabilmente
gelosa.
È
solo colpa di Enrico se oggi mi sento in questo modo. Oh, non che
abbia combinato qualcosa di imperdonabile. Niente che io non abbia
ancora scoperto, perlomeno.
Al
momento, la sua unica colpa è quella di essere un tremendo
sciattone. Io glielo dicevo da settimane: il tuo bolide ha bisogno di
un bel bagnetto. E lui mi rispondeva sempre che ci avrebbe pensato.
Ci
ho provato in tutti i modi!
“Enrico,
guarda che tra un po’ ti scrivono sul cofano ‘Lavami’.” “Ma
sì, ci penserò.”
“Enrico,
non è un po’ tardi per lasciare il muschio del presepe?” “Ma
sì, ci penserò.”
“Enrico,
questo non è più grigio, è color fango.” Indovinate un po’ la
risposta?
Insomma,
dopo quasi quattro mesi di – tormentata? Vi dirò, temevo peggio -
relazione ho iniziato a rendermi conto che rimandare tutto ciò che è da casalingo e vagamente noioso è uno dei difetti del mio fidanzato.
Così ho preso in mano la situazione, le chiavi di casa sua che ho
accettato con molta riluttanza e paura un mesetto fa, quelle della
macchina, secchio e stracci, e ho deciso di fare di testa mia.
“Divertiti,
Betty” è stato l’ironico commento di Enrico, accompagnato dalla
sua solita faccia da schiaffi, prima di uscire di casa sollevato e
leggero come una piuma. Se ne stava andando al giornale in pieno
sabato, eppure mi è parso più felice di lavorare che di stare qui
ad occuparsi dell’automobile con me.
Per
Enrico la macchina è solo un mezzo: basta che lo porti a
destinazione, e va bene così. Io non sono d’accordo: sono una vera
e propria cultrice dell’auto, anzi, di questo tipo di auto. Sì,
perché, vedete, la vecchia utilitaria è più di un mezzo di
trasporto: è una vecchia amica. Lei ti capisce: sa quando sei
arrabbiata e prenderai un dosso con troppa energia, quando hai
un’alzata d’ingegno artistica e quindi aggiungerai qualche
graffito creativo ai suoi parafanghi, quando sei triste ed hai voglia
di vagare senza meta insieme a lei e ad una compilation di Sanremo
2001, quando ti devi rilassare ed allora che c’è di meglio che
farle un bel bagnetto?
Ecco
perché sono qui, con il giubbotto ed i guanti più vecchi che ho, a
strofinare con detergenti ed acqua troppo fredda per un giorno di
febbraio l’incrollabile bolide di Enrico. Per me quest’automobile
ha un valore affettivo aggiunto: è quella sulla quale io, il mio
attuale fidanzato ed i nostri amici Francy e Giorgio siamo andati in
ottobre a fare quel fantastico weekend nel Monferrato durante il quale
io e lui ci siamo baciati per la prima volta.
Oddio,
fantastico. A parte la baita al gelo. Le ore di camminata. Il
campeggio. Quei terribili bagni chimici. La volpe dispettosa che è
sfrecciata in mezzo al pantano e poi tra le mie gambe. Lo ammetto,
non sono una grande fan delle vacanze un po’ all’avventura, ma
ciò che conta è il risultato, no?
Io
ed Enrico stiamo alla grande. Tra un bisticcio e l’altro. Fatta
eccezione per dei biglietti sospetti del palaghiaccio. Ecco, lo
sapevo, il rovello non mi lascerà più per tutto il resto della
giornata.
*
* *
Forse
farei bene a non pensare niente. Ad ascoltare le canzoni della
playlist Romanticismo che ho creato io sulla app di Spotify
del mio cellulare ed a far andare soltanto le mani pulendo. È solo
che sono così stanca. A scuola siamo in fase di transizione tra i
due quadrimestri, ieri stavo per addormentarmi nella vasca da bagno
(ok, come ogni venerdì sera, ma più profondamente del solito), sono
tremendamente stufa di questo freddo inverno ed allo stesso tempo non
ho ancora avuto l’illuminazione per il racconto di febbraio sul mio
sito.
Tra
due giorni è San Valentino e mi piacerebbe tanto fare qualcosa di
carino. Anche se è lunedì, anche se è una festa commerciale, anche
se Enrico probabilmente lo detesta. In effetti non gliel’ho mai
chiesto esplicitamente. Però insomma, lui è Enrico, l’uomo
che legge solo saggistica e storia contemporanea, che ascolta vecchio
rock, che in tv si rilassa con le repliche di Boris. Non
proprio un tipo dai gusti romantici. Anche se, fin da quando ci siamo conosciuti, lui ha sempre mostrato di apprezzare la mia tendenza a
leggere ed a scrivere rosa, a differenza di quel vendifumo del mio ex
Flavio.
Rettifico:
forse San Valentino gli piace. Forse con un’altra?
Okay,
Elisabetta, smettila. È del tutto irrazionale.
Vorrei
soltanto non averlo sentito fare quella lunga telefonata con la sua
nuova collega Gloria, qualche sera fa. Sì, parlavano solo di lavoro.
Ma lo hanno fatto per più di un’ora, dannazione. Nessuna
persona di buonsenso parlerebbe delle possibili riforme elettorali
per più di dieci minuti, dai. Nessuno che non sia un conduttore di
talk show in seconda serata, almeno. E Gloria decisamente non ne ha
l’aspetto. Sì, ho cercato i suoi profili Facebook ed Instagram,
non ho resistito. Me ne sono pentita cinque secondi dopo.
Non
so cosa mi abbia sconvolto di più. Forse i capelli lunghi, biondo
chiaro, fini fini: si può discutere quanto si vuole sul fatto che
gli uomini preferiscano capigliature ribelli, ma prima o poi a tutti
piacciono i capelli in stile Barbie. Oppure, ancor di più, gli occhi
azzurrissimi e quel sorriso aperto. Ma ciò che mi ha fatto davvero
provare una fitta intercostale è il fatto che i suoi scatti
testimoniano tanti, forse troppi punti in comune con Enrico: vacanze
a New York (città che il mio fidanzato sogna da anni e che
sicuramente vedrà con i suoi amici perché io mediamente non vado
oltre la Costa Azzurra), serate nei locali, birre e sigarette in
contemporanea.
Maledetta
curiosità! Quei fotogrammi mi hanno fatto rigirare nel letto fino a
notte fonda, ed anche ora, a distanza di giorni, mi provocano un
tuffo al cuore.
Io
so che Enrico tiene davvero alla nostra relazione. Una parte di me lo
sa: lui mi ha cercata, voluta, sostenuta. Mi sta anche aiutando a
realizzare il sogno di scrivere. Ma un’altra parte, quella che
proprio non riesco a mettere a tacere, si chiede: con un’anima
gemella così a disposizione, perché ostinarsi con una come me, in
tutto e per tutto diversa da lui?
*
* *
La
macchina di Enrico è uno splendore, ed io, dopo un parcheggio di
fortuna nel suo garage, una camminata verso casa nel freddo, una
cenetta casalinga con Francy ed una tisana bollente, sono sdraiata
con la mia amica per il mio appuntamento del sabato sera: C’è
posta per te.
Enrico
non uscirà dal giornale prima delle dieci (ed io sto cercando di non
figurarmi Gloria in una delle sue luccicanti tenute da sera) e
Giorgio è a calcetto. Io e Francy ci stiamo godendo la nostra serata
al femminile, compreso il programma tv che entrambi i nostri uomini
detestano, e sto giusto per alzarmi a prendere una copertina
aggiuntiva quando squilla il telefono.
“Ciao
Betty. Volevo dirti soltanto di salutare Francy e di non consumare
tutti i fazzoletti.”
“In
che senso, scusa, Enrico?”
Mi
sposto in camera per non disturbare Francy. Ho la sensazione che, a
breve, mi ritroverò ad alzare la voce.
“Dai,
lo sappiamo entrambi che alla prima busta aperta piangi, alla seconda
singhiozzi, alla terza inizi ad accasciarti sui cuscini ed alla
quarta tu e Francy state ronfando dalle due parti del divano.”
Odio
quando ha ragione.
“E
poi come fai a sapere che c’è Francy e che stiamo guardando C’è
Posta per te?”
Lo
sento ridere. “Giorgio è a calcetto, e poi… dai, ti conosco.”
Odio
ancora di più quando non fa neanche il minimo sforzo per avere
ragione. È come se sapesse tutto di me, ormai.
“Mi
conosci e non perdi occasione di prendermi in giro. Fin da quando ci
siamo conosciuti!”
“Eh
sì. La strada che si era rotta ci ha condotti insieme.”
Per
un attimo resto senza parole.
Solo
ieri gli ho girato il video di The Joker and the Queen, la
nuova canzone di Taylor Swift ed Ed Sheeran. Pensavo che, dopo avermi
risposto “Carina!”, se ne sarebbe dimenticato nel giro di cinque
minuti. Ed invece non solo l’ha ascoltata con attenzione, ma ora mi
cita pure il testo. Non posso crederci!
“Sai
com’è” gli rispondo. “Sono stata ingannata prima, quindi ho
tenuto le mie carte nascoste nel mio giubbotto infallibile”
continuo a citare la canzone.
Per
un momento so che entrambi stiamo pensando a quella fava del mio ex
fidanzato, come lo chiama sempre Francy. Poi lo sento nuovamente
ridere.
“Beh
dai, immagino di aver smascherato il tuo bluff, modestamente.
Hai da fare lunedì sera?”
*
* *
Okay,
niente panico. Niente panico.
In
fondo, se tanta gente si diverte a pattinare, un motivo ci sarà, no?
Non
c’è alcuna ragione per cui io mi faccia prendere dal panico ed inizi
a sudare sotto la pianta dei piedi. Perché il ghiaccio deve essere
così dannatamente scivoloso? Lo detesto!
Enrico
mi guarda conciliante: “Betty, dovresti vedere la tua faccia!”
“Piantala,
tu!” lo rimbecco. “Tu e le tue idee assurde!”
Eppure
era iniziato tutto così bene. Sabato sera, dopo che ci siamo
salutati, sono tornata in salotto da Francy con un sorriso estatico e
le ho raccontato tutto. Nemmeno lei poteva credere che Enrico il
cinico avesse dei programmi per San Valentino. Programmi
riservatissimi, tra l’altro.
Ho
passato ieri e oggi su una sorta di nuvola ed ho pure messo degli
abiti nuovi: pantaloni eleganti ed un bel maglione rosa antico, che a
San Valentino è un colore perfetto. Ho pure perso tempo a sistemare
i boccoli ed a truccarmi come si deve, ed ora delle gocce gelate di
condensa stanno colando sulla mia testa e sulle mie guance.
“Perché,
perché?” lo guardo appesa alla balaustra con entrambe le mani,
fissando con terrore la lastra di ghiaccio.
“…...tu
la domenica mi lasci sempre sola? Andiamo Betty, era sabato, e
poi dovevo lavorare, non ero mica allo stadio” mi canzona lui, a
braccia incrociate sul ghiaccio, con il suo solito sorriso ironico.
“Non
ho voglia di scherzare!” rispondo, sull’orlo di una crisi
isterica. “Che cosa ti ha fatto svegliare la mattina pensando: wow,
la mia fidanzata odia il palazzetto del ghiaccio, ce la porto per San
Valentino?”
In
tutta risposta, lui si avvicina a larghe falcate, appoggiandosi alla
balaustra di fianco a me. La cosa non mi piace. Ha lo stesso sguardo
di quando ci eravamo conosciuti da poco e mi studiava da lontano per
trafiggermi con qualche battuta pungente delle sue.
“Sai,
Betty. Ho pensato parecchio al nostro primo San Valentino. Non volevo
essere banale. E quale modo migliore di farsi ricordare… se non
proporti quello che detesti?”
Lo
guardo a metà tra l’indignato e lo stupefatto. Non può dire sul
serio.
“Ammetterai
che mesi fa detestavi anche me, e adesso… Chissà, magari con il
pattinaggio sarà lo stesso!” prosegue con quel tono di chi sa
benissimo di essere irritante.
Certo,
come no. Io, amante di quelle maledette lame sul ghiaccio. Spoiler:
né ora né mai.
“Coraggio,
vieni fino a qui!”
Enrico
ha abbandonato l’aria ironica ed ora mi sorride incoraggiante, ma
io non riesco a muovere un muscolo. La balaustra è il mio rifugio
sicuro, non posso certo abbandonarlo e lanciarmi nell’ignoto.
“Prova
solo a fare un piccolo movimento alla volta.” mi ripete Enrico,
paziente. Maledetti occhi azzurri sorridenti. Mi fregano sempre, e
lui lo sa.
Con
grandissima cautela, stacco piano una mano guantata dalla balaustra,
poi un’altra. Ora, il punto è che io non so che diavolo
fare. Come si scivola sul ghiaccio? Ci sarà pure una tecnica. Ma io
non la conosco. Quindi?
Ho
pochi secondi per decidere, ma alla fine la risolvo. Cammino. Un
passo dopo l’altro, ondeggiando come se fossi ubriaca, spostando un
piede prima da una parte e poi da un’altra. Mi sento come se mi
avessero infilato degli pneumatici facendomeli passare dalla testa,
tra collo e gambe, ed io dovessi camminarci senza cadere. A giudicare
dalla faccia di Enrico, anche lui sta pensando la stessa cosa, ma
stranamente non si lascia sfuggire una delle sue solite frasi
tranchant.
Mi
sembra che sia passata un’era geologica da quando mi sono staccata
dalla balaustra, ma finalmente riesco ad afferrare la mano di Enrico.
“Brava,
Betty” mi dice subito. Mi sta guardando con insolito orgoglio.
“Anche se sembravi la mamma dell’omino Michelin.” Ah ecco,
appunto.
*
* *
Tra
una camminata da pinguino ed un’altra, in qualche modo sono
riuscita a sopravvivere al palazzetto del ghiaccio. Non sono mai
caduta di sedere (...okay, non è proprio vero. Una volta sola. Ma
piano.) e ci siamo fatti anche qualche inaspettata risata. E in più
Enrico ha ammesso di essere già passato di lì qualche giorno prima,
ma da solo. “Volevo vedere se c’erano abbastanza balaustre per
te, sai com’è, un chilometro di ringhiera mi pareva il minimo.”
Lo
dice scherzando, tanto per cambiare, ma il pensiero che abbia
preparato in anticipo il nostro sconclusionato San Valentino mi fa
venire le lacrime agli occhi.
Alla
fine della nostra oretta sui pattini, pensavo che Enrico l’avrebbe
fatta finita con le sue stravaganze e che ci saremmo rilassati con
una cenetta degna di questo nome, ma, a quanto pare, le sorprese non
sono ancora finite.
Così
ora siamo in uno dei bar interni al multisala del nostro paese, a
condividere la cena romantica più stramba di sempre: pop corn e
barrette al caramello salato. In perfetto stile Enrico, io invece lo
trovo del tutto contro natura.
Al
di là dei pop corn che sono praticamente cotone commestibile, ma il
caramello salato? Non dovrebbe essere una cosa dolce? Io
mi chiedo chi abbia partorito una simile idea. Chiunque sia,
scommetto che è amico di Enrico.
“Allora,
con che cosa mi torturerai stavolta?” tento di sondare il terreno
mentre addento l’innaturale barretta.
“Betty,
non hai alcuna fiducia in me?” mi risponde con tono fintamente
bonario.
“Guarda
che non nutro alcuna speranza sul fatto che tu mi porti a vedere una
commedia romantica.”
“Ma
certo che no, da Natale ad oggi ne abbiamo già viste tre, che giorno
speciale sarebbe?”
E
come ti sbagli! “E quindi? Non dirmi che hai puntato quel
documentario sulle elezioni presidenziali da Washington ad oggi,
perché sappi che tra tre minuti dormirò, ed allora come potrai
tormentarmi?”
Le
labbra di Enrico si schiudono in un lento sorriso. “Oh, sapevo che
l’avresti detto.” E con un cenno della testa indica la locandina
alle nostre spalle.
Posso
accettare tutto, ma questo no!
Pattinare sul ghiaccio è una sana attività fisica, anche se
la aborro. E poi, anche su Instagram c’è pieno di dietisti che
consigliano il cheat day con cibo spazzatura dopo tante
giornate di insalatone ed avocado toast.
Però
un film di fantascienza no, va proprio oltre i miei limiti di
comprensione.
Enrico
ha visto tutti i classici del genere, li trova rilassanti e
divertenti. A quanto pare non poteva perdersi nemmeno questa nuova
uscita.
Io
invece ho provato a leggere qualche romanzo, per entrare a poco a
poco nell’atmosfera, ma ogni volta che ci provavo chiudevo le
pagine con uno scatto secco e mille domande. Non ho mai nutrito
grandi speranze sull’esistenza degli alieni: già il fatto che noi
siamo i soli abitanti del Sistema Solare non depone a favore delle
tesi di tanti scrittori di fantascienza. Ma poi, ammesso e non
concesso che esistano, perché dovrebbero essere verdi, bitorzoluti e
con gli occhi grandi? Non potrebbero semplicemente assomigliare a noi
e passare le giornate nei loro uffici marziani, oppure essere ancora
ad una sorta di Età della Pietra ed imparare l’allevamento dei
bovini e delle carote venusiane? E poi perché dovrebbero essere così
aggressivi ed invaderci? Se davvero possono muoversi con le navicelle
spaziali, siamo sicuri che non si accontenterebbero di una vacanza
sulla costiera amalfitana? E soprattutto, che ha il pianeta Terra da
offrire loro, a parte foreste disboscate, speculazione edilizia,
oceani pieni di liquami?
Per
dirlo con parole non mie, ai posteri l’ardua sentenza. Tanto
avrò due ore e mezza per scoprirlo.
*
* *
Mille
esplosioni e duemila lotte intergalattiche dopo, sono pienamente
convinta che questo sia stato il San Valentino più strano della mia
vita.
“La
prossima volta andiamo a vedere Animali fantastici” borbotto
ad Enrico mentre stiamo uscendo dalla sala.
“Vuoi
vendicarti con quasi tre ore di bacchette magiche, castelli in Scozia
e draghi sputafuoco? Beh, me lo sono meritato” risponde.
All’improvviso
sento il bisogno di ridere, e ridere forte.
Mi
piego proprio nel bel mezzo del corridoio del multisala, mentre la
gente intorno a noi butta sacchetti di patatine nei bidoni, mi scarta
e mi guarda come se fossi pazza.
“Che…
giornata… senza capo… né coda.” balbetto tra una risata ed
un’altra.
Enrico
non ride. Mi sembra incredibilmente serio.
“Ti
avevo promesso che sarebbe stato un San Valentino memorabile.”
Ha
ragione, lo è stato. Tra mille imprevisti, come qualsiasi cosa da
ottobre a questa parte. Ma in questo momento non ricordo di essere
mai stata più felice. Tra una scivolata sul ghiaccio ed un film di
alieni, credo di aver capito che al ragazzo di cui mi sto innamorando
non dispiace affatto che io sia così diversa da lui. Anzi, scherza
su tutto ciò che non abbiamo in comune. Non mi cambierebbe mai: me
lo ha dimostrato più volte, anche se a modo suo.
“Sai,
Enrico” gli dico prendendolo per mano, colta da un’ispirazione
improvvisa “Credo proprio che il mio racconto di febbraio sarà
dedicato ai peggiori San Valentino di sempre. O forse ai migliori.
Potremmo scriverlo a quattro mani. Tu che ne dici?”
“Dico
che potremmo intitolarlo Il burlone e la regina”
mi risponde lui con il sorriso da furfante che adoro, accompagnandomi
fuori dal cinema.
E
so che pensi che ciò che rende un uomo un re
sia
l’oro, un palazzo ed anelli di diamanti,
ma
quando mi sono chiusa in me stessa,
tu
hai visto il meglio in me
...il
burlone e la regina.
FINE
Anche
oggi mi sono un po’ dilungata, ma, come successo le altre due
volte, è come se Betty ed Enrico scrivessero la loro storia da soli!
Il personaggio di Betty era nato con la duplice funzione di omaggiare
la Kinsella e di fare autoironia su alcune mie nevrosi e fissazioni,
ma ha finito col vivere di vita propria e suggerirmi continuamente
nuove idee. Anche Enrico si sta rivelando più variegato e ricco di
sorprese di come l’ho immaginato all’inizio, e credo che abbia
ancora qualcosa da raccontarmi!
Non
so ancora quale dei mesi primaverili ospiterà la quarta e credo
ultima tappa di questa storia – molto dipenderà dalle tematiche
della rubrica – ma vi terrò aggiornati!
Nel
frattempo fatemi sapere che ne pensate di questo San Valentino
sconclusionato!
Trovate
il video di The Joker and the Queen a questo link.
Grazie
per la lettura, al prossimo post :-)