lunedì 15 gennaio 2024

TRE RICETTE A BASE DI FUNGHI

 Tre varianti invernali per gustare questo particolare alimento




Cari lettori,

primo appuntamento del 2024 con i “Menù e ricette”!

Fedele ad uno dei buoni propositi che vi ho esposto in questo post, ho pensato di proporvi qualche ricetta basata su idee un po’ diverse dai classici menù.


In particolare, questo autunno/inverno mi sono resa conto di aver utilizzato abbastanza spesso il mix di funghi surgelati. Certo chi va a cercarli in montagna storcerà il naso e lo capisco pure, ma io ho pensato che potrebbe essere carino mostrarvi tre alternative per cucinarli.


Poi chi aspetterà il prossimo agosto/settembre per apprezzare quelli “veri” otterrà sicuramente ricette migliori delle mie…! Nel frattempo, spero di suggerire ricette facili e versatili a chi magari non ha molto tempo e/o non è intenditore.


Io finora ho preparato due primi piatti ed un secondo!



Risotto con funghi e vino bianco


Ingredienti:


- Riso Arborio (circa 100 gr a persona)

- Funghi surgelati o freschi a piacere (un pugno a persona)

- Olio

- Misto per soffritto surgelato (oppure cipolla, carota, sedano per soffritto)

- Brodo vegetale

- Acqua

- Vino bianco fermo (mezzo bicchiere a persona)

- Burro

- Parmigiano


Preparazione


- Riempire un bollilatte di acqua minerale ed aggiungere un cucchiaino di brodo vegetale (o un dado). Far bollire e coprire.

- Disporre in una pentola olio, misto soffritto, funghi e riso. Far tostare pochi minuti, poi aggiungere il vino bianco ed iniziare a farlo cuocere.

- Proseguire nella cottura aggiungendo pian piano il brodo vegetale finché il riso non è al dente o cotto (a seconda delle preferenze). È importante continuare a mescolare e non farlo attaccare.

- Mantecare con burro e parmigiano e servire ben caldo.



Spaghetti cremosi ai funghi


Ingredienti:


- Spaghetti (circa 100 gr a persona)

- Sale

- Olio

- Aglio surgelato (o fresco se si preferisce)

- Prezzemolo a piacere

- Formaggio cremoso (io ho usato i Philadelphia piccoli alle erbe, uno a persona)

- Funghi surgelati o freschi a piacere (un pugno a persona)

- Un pochino di latte/panna da cucina (a piacere)


Preparazione:


- Far bollire l’acqua con il sale.

- Disporre in una padella antiaderente olio, aglio, prezzemolo e funghi e cuocere a fuoco basso.

- Fare a tocchetti il formaggio e metterlo da parte in una terrina. Può aiutare nella cremosità aggiungere un po’ di latte o panna da cucina.

- Far cuocere gli spaghetti fino alla cottura desiderata.

- Scolare gli spaghetti e farli saltare in padella insieme ai funghi conditi. Versare sopra il formaggio che si scioglierà sulla pasta.

- Servire ben caldo.



Scaloppina di pollo con gorgonzola e funghi


Ingredienti:


- Un taglio di pollo a scelta per ogni persona (può andare bene una fetta di petto un po’ spessa, o due più sottili. Io ho utilizzato i cosiddetti “magretti”, delle sovracosce disossate.)

- Funghi surgelati o freschi (un pugno a persona)

- Gorgonzola (sette/otto tocchetti a persona)

- Burro

- Vino bianco fermo (mezzo bicchiere a persona)

- Sale/pepe a piacere


Preparazione


- Fare a tocchetti il gorgonzola e metterlo da parte.

- Lavare il pollo e disporlo su una padella antiaderente con qualche ricciolo di burro. Iniziare a far rosolare.

- Aggiungere pian piano il vino bianco – se necessario anche un po’ di acqua – ed i funghi, e continuare a cuocere la scaloppina. Per il magretto, con un fuoco medio, ci vogliono circa 15 minuti. Le fette di petto cuociono più in fretta e potreste non aver bisogno dell’acqua.

- Quando la cottura è a buon punto, aggiungere i pezzetti di gorgonzola che formeranno una sorta di cremina.

- Salare e pepare a piacere, e poi servire ben caldo.




Ecco le mie tre ricette a base di funghi!

Mi sono piaciute tutt’e tre, ma quella che preferisco è il risotto, un classico se voglio mangiare qualcosa di caldo e buono senza proprio abbuffarmi… come, per esempio, in una sera d’inverno.

Se avete altre idee per cucinare i funghi, scrivetemele pure qui nei commenti!

Mi piacerebbe provare qualcosa di nuovo…

Fatemi anche sapere se avete replicato le mie ricette e com’è andata.

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 11 gennaio 2024

IL SOGNO E L'INCUBO

 Novecento in poesia #5



Cari lettori,

benvenuti al primo appuntamento dell’anno con il nostro progetto letterario per la rubrica “L’angolo della poesia”!


Piccolo riepilogo delle puntate precedenti: siamo partiti a settembre ed abbiamo attraversato il Novecento poetico procedendo per tematiche. Siamo stati a contatto con la natura, abbiamo ascoltato le nostre emozioni, abbiamo parlato di passato e di futuro.


Il post di oggi è un po’… insolito! Ispirandomi ad uno dei miei attori preferiti, Charles Baudelaire, che basava la sua poetica sulla contrapposizione tra spleen (male di vivere) e ideale, ho scelto di parlarvi di sogno e di incubo, quasi sempre coincidente con l’omicidio.


Partiamo con una delle poesie più strane che io abbia mai letto e proseguiamo con tante variazioni su questi due temi opposti!



Osservazioni sul volo degli uccelli, di Nanni Balestrini


Sul pelo dell’acqua avanzare la pinna,

non si dovrebbe incoraggiare la gente a farlo,

dopo lui giunse (osserviamoli) tutta vestita di

(mentre) con un mazzo di rose bianco

sull’arenile c’erano ancora le aste; non si tratta


di un bisogno puramente sensuale (per gli antichi

Garamanti, il problema della comunicabilità); lasciamo

senza candele la direzione del naso, la cera

cavata dalle orecchie, le otto differenti


posizioni; nel cono d’ombra della terra

giace aperto, con gli occhi supini, l’acqua

non era molto alta, in piena bocca (due o più volte)

trafiggendo il cervello; fanno il bagno una volta

il mese, e poi Nadar lo fotografò.


Appressandosi la notte la folla va diramandosi;

ripulito del sangue delle sue vittime

(non sono in grado di dire con altra intonazione),

qualche volta considerato peccaminoso, è un semplice

problema matematico. Tu pensi? Io credo


avesse molti tentacoli, un crepitio più intenso

delle fiamme proseguendo il gioco e le parole

echeggiarono per le gallerie lunghe della mente.

La febbre nel sangue (non posso leggere),

l’intossicazione sul fiume, la prima volta verdissimi;


poi prese tutte le misure (per continuare) e sempre

più di quanto non avrebbe sparato i piedi

dissipati, le mani minuziose i vari modi

di innescare l’esca, infatti l’ultimo

inverno si è fermato di colpo nella gabbia.



La chimera, di Dino Campana


Non so se tra roccie il tuo pallido

Viso m’apparve, o sorriso

Di lontananze ignote

Fosti, la china eburnea

Fronte fulgente o giovine

Suora de la Gioconda:

O delle primavere

Spente, per i tuoi mitici pallori

O Regina o Regina adolescente:

Ma per il tuo ignoto poema

Di voluttà e di dolore

Musica fanciulla esangue,

Segnato di linea di sangue

Nel cerchio delle labbra sinuose,

Regina de la melodia:

Ma per il vergine capo

Reclino, io poeta notturno

Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,

Io per il tuo dolce mistero

Io per il tuo divenir taciturno.

Non so se la fiamma pallida

Fu dei capelli il vivente

Segno del suo pallore,

Non so se fu un dolce vapore,

Dolce sul mio dolore,

Sorriso di un volto notturno:

Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti

E l’immobilità dei firmamenti

E i gonfii rivi che vanno piangenti

E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti

E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti

E ancora ti chiamo Chimera.



Genova, di Dino Campana


[…]


Per i vichi marini nell’ambigua

Sera cacciava il vento tra i fanali

Preludii dal groviglio delle navi:

I palazzi marini avevan bianchi

Arabeschi nell’ombra illanguidita

Ed andavamo io e la sera ambigua:

Ed io gli occhi alzavo su ai mille

E mille e mille occhi benevoli

Delle Chimere nei cieli: …

Quando,

Melodiosamente

D’alto sale, il vento come bianca finse una visione di Grazia

Come dalla vicenda infaticabile

De le nuvole e de le stelle dentro del cielo serale

Dentro il vico marino in alto sale,…

Dentro il vico ché rosse in alto sale

Marino l’ali rosse dei fanali

Rabescavano l’ombra illanguidita, …

Che nel vico marino, in alto sale

Che bianca e lieve e querula salì!

«Come nell’ali rosse dei fanali

Bianca e rossa nell’ombra del fanale

Che bianca e lieve e tremula salì: ...»

Ora di già nel rosso del fanale

Era già l’ombra faticosamente

Bianca ……

Bianca quando nel rosso del fanale

Bianca lontana faticosamente

L’eco attonita rise un irreale

Riso: e che l’eco faticosamente

E bianca e lieve e attonita salì…

[…]



La casa, gli estranei, i parenti prossimi, di Maurizio Cucchi


1


Nei pressi di… trovata la Lambretta. Impolverata,

a pezzi. Nessuno di noi ha mai pensato

seriamente a ritirarla. Forse la paura. Rovistando

nel cassetto, al solito, il furbo di cui al seguito

ha ripescato una fascia elastica, una foto o due,

un dente da latte e un ricciolo rimasti nel portafogli,

dieci lire (che non c’entravano per niente…)


In aggiunta a tutto ricordo che quando venivo su dalle scale io

era di giovedì, finita la scuola, verso mezzogiorno; ma era

anche un ritorno diverso dal solito… Ci sarà

un aggancio.


Adesso comunque, eccomi qui e:

- Credimi, fai caso

a quel tale andare tirandosi dietro le gambe e tutto, con gli occhietti

ancora appiccicati, nel pigiama, goffo da cane,

rigido inamidato. Ma il bello è

che me ne accorgo. E allora con che faccia

fingere un’altra volta il tono giusto, le parole,

cioè, un po’ stiracchiate; il vestire in qualche modo?


(Che i morti siano due? Ma quello giusto?

Indifferente? E il primo,

come una specie di confidenza notturna, non è un parente stretto?

Strettissimo?)


(Dimmi tu se è possibile. Pochi giorni fa

era lì che faceva i suoi lavori. Pareva pacifico.)


È morto per un infarto (o per un incidente stradale, per un malore,

per via di un sasso): sì va bene, ma ci sarà

pure un colpevole, un responsabile

diretto, qualcuno che l’ha fatto fuori.



Il tranviere metafisico, di Luciano Erba


Ritorna a volte il sogno in cui mi avviene

di manovrare un tram senza rotaie

tra campi di patate e fichi verdi

nel coltivato le ruote non sprofondano

schivo spaventapasseri e capanni

vado incontro a settembre, verso ottobre

i passeggeri sono i miei defunti.

Al risveglio rispunta il dubbio antico

se questa vita non sia evento del caso

e il nostro solo un povero monologo

di domande e risposte fatte in casa.

Credo, non credo, quando credo vorrei

portarmi all’al di là un po’ di qua

anche la cicatrice che mi segna

una gamba e mi fa compagnia.

Già, ma allora? Sembra dica in excelsis

un’altra voce.

Altra?



La fata, di Umberto Piersanti


nessuno deve entrare dentro

il bosco che la vitalba chiude

e cinge intorno,

ma lui lascia le pecore

e s’inoltra, spezza i fili

coi denti, li butta in aria,

pesta rami e grovigli,

niente lo ferma


dopo gli animali nei rami, sottoterra,

cessano di frinire, vede il prato,

l’erbe azzurrate e intatte, silenziose,

s’aprono i bei lecci, fanno corona

al grande ceppo della rosa bianca


esce la fata fuori dalla corteccia

Silvia l’incantatrice lì dimora,

i suoi capelli splendono, la pelle,

le lunghe gambe nate da quei rami

un grande rischio corre

chi la vede,

la seguirono in molti,

senza tornare


- pastore, io t’ho scelto,

sei fortunato, alla tua vita

dono un giorno colmo.

Dopo… dopo che importa?

Solo chi non ha colto rosa

non s’è punto -


e la fata prese lui per mano

si stese dentro l’erba,

lo tirò dentro


si risvegliò nel fosso,

le sue pecore attorno

col muso giù a brucare,

solo che era inquieto,

senza sapere



Meridiani e paralleli, di Antonio Porta


1


L’esplosione dell’albero, estate, il castello carico di storia:

la passeggiata del granturco, libri, umanisti, cani

corrono il gran parco,

un alterco più dietro…

Per la strada al passaggio impietrì

della giovane musa, ostinato

l’inseguì, poi, sicuro di non raggiungerla.

Tentò un camion di travolgerlo,

sparì al di là del traffico

e una ferita nel dolente capo

attraversato da un’escavatrice. È vero,

raggiungere voleva il filo dell’Adriatico

e scovare lì notizie,

come chi su una nuvola scruta la trascrizione di sé.


Sembrò per un momento l’appagasse

il mare di tulipani, il prato del castello tenuto verde al mattino

dove di sé tutto obliò.

L’autore del delitto rimase sconosciuto: e la sega

partendo di fianco riesce a lacerare, il tutto

abbandonando nell’ombra.


2


Salito a bordo si avvia: senza intoppi il motore lo conduce

nell’aria di un aperto mare trapassato

da alti pali di ronzanti telegrafi.

Fermo ad ascoltare, l’onda leggera risciacqua.

Ormai in navigazione, coperto di sale, prosegue

e pensa intanto ad una terra

come l’antico folle scopritore:

d’alberi nuovi si vela l’orizzonte,

di uccelli. Galleggiano gusci scagliati da un vento.

Là doveva giungere e approdare? Eretta

nell’isola rapidamente una tenda,

visse per anni, impazzito.

Sparsi, attorno, cadaveri a migliaia, di pappagalli.




Che ne dite? Avete preferito il sogno o l’incubo?

Ringrazio tutti voi che state seguendo questo mio piccolo percorso poetico. So che per i miei progetti letterari non scelgo mai temi facili.

Se tutto va come penso, leggeremo insieme poesie una volta al mese fino all’estate!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 8 gennaio 2024

LA TRILOGIA DI CARMEN KORN

 Dopo "Figlie di una nuova era", gli altri due romanzi della serie



Cari lettori,

bentrovati! Come state?

Per me… oggi è durissima! Ma sapevamo che sarebbe giunto questo momento…


Teniamoci stretti i ricordi del periodo festivo appena concluso e cerchiamo di tirarci su tornando alla nostra routine anche con il blog! Per la nostra rubrica “Letture… per autori”, come promesso, oggi riesco finalmente a concludere la recensione della trilogia di Carmen Korn.


Avevo inserito Figlie di una nuova era nei preferiti di ottobre e subito dopo avevo letto sia È tempo di ricominciare che Aria di novità, ma non ero ancora riuscita a parlarvene, perché prima c’erano stati un po’ di post imprevisti in novembre (soprattutto mostre che avevo visitato), e poi il solito programma prefestivo/festivo del blog. Credo che le recensioni di questo periodo invernale saranno soprattutto degli arretrati delle settimane precedenti, ma poco male, soprattutto se sono valide.


In particolare, vi avevo già detto che la trilogia di Carmen Korn rientrava tra le mie letture preferite del 2023, e che un’idea per il 2024 potrebbe essere leggere la sua seconda serie (per ora ferma a due romanzi su tre, che io sappia).


Oggi ve la racconto un po’ più nel dettaglio!



È tempo di ricominciare


Il romanzo riparte esattamente dov’era finito Figlie di una nuova era, nel 1949. Forse il peggio è alle spalle per la Germania: Hitler è caduto, la Seconda Guerra Mondiale è finita, è il momento di ricostruire luoghi e vite.


La nazione, però, è tra le macerie e la fame, ed Amburgo non fa eccezione. Henny, una delle quattro protagoniste, ha ripreso la sua vita da infermiera alla clinica, che ha più bisogno che mai di personale qualificato, e si è definitivamente allontanata dall’ex marito Ernst, che simpatizzava fin troppo per il regime nazista. Ha accettato di sposare il medico Theo, l’uomo che sotto sotto aveva sempre amato e dal quale era stata divisa per via di tante circostanze avverse, ed è riuscita a salvare i suoi figli dalla guerra.


L’unica sua grande preoccupazione è non sapere dove sia Käthe, la collega ed amica che per lei è come una sorella. Le è sembrato di vederla su un pullman un giorno: poi, però, ne ha perso le tracce.


Quello che non sa è che Ernst, appena prima dello scoppio della guerra, aveva denunciato il marito di Käthe, Rudi, come oppositore politico comunista. Ora Rudi è prigioniero in un campo sugli Urali, la moglie non ha sue notizie da tempo e si è rifugiata in una baracca, vivendo di espedienti e della carità dei vicini. Ella ha paura di contattare Henny, perché teme che sia stata lei la delatrice, e non vuole avere più niente a che fare con l’amica che l’ha delusa; non sa che la donna ignora il gesto meschino dell’ex marito.


Anche per le altre due componenti del quartetto protagonista la vita è cambiata, e di molto. 

La non più ricca Ida è riuscita a separarsi piuttosto civilmente dall’ex marito banchiere, che aveva sposato solo per aiutare la famiglia, ed ora può coronare il suo sogno d’amore con Tian, l’uomo d’origine orientale che ama fin da quando era ragazza. Il sogno, però, si rivela dalle tinte un po’ troppo modeste per una donna abituata allo sfarzo, così, invece che fare due cuori e una capanna, gli sposini decidono di stabilirsi da Guste, una donna anziana ma forte che era stata la compagna del padre di Ida e che gestisce una sorta di albergo/comune in cui arrivano persone in difficoltà.


Un giorno, in particolare, alla porta di Guste bussa Alex, uno studente di musica che è scappato in America per tutto il tempo della guerra, ha perduto la sua famiglia ed ora, convinto di avere poco da vivere per una malattia degenerativa, è tornato in Germania per morire accanto ai suoi cari. Ida, che nonostante l’amore per Tian ama molto il flirt, non perde l’occasione di farsi notare dal giovane bello e di talento, ma nel cuore di Alex ci sarà ben presto un’altra persona: Klaus, il secondo figlio di Henny.


Quanto a Lina, gli anni di indottrinamento nazista fin dentro alla scuola le hanno fatto perdere qualsiasi passione per l’insegnamento. Con grande dispiacere, ma anche voglia di reinventarsi, ella decide di aprire una libreria con la compagna Louise. Il negozio delle due donne, esattamente come la pensione di Guste, diventerà un luogo di ritrovo per persone che vengono da un passato lontano o che faticano a costruirsi un futuro.



È tempo di ricominciare, esattamente come Figlie di una nuova era, racconta un pezzo di storia del Novecento della Germania attraverso un coro multiforme di voci dell’epoca, dagli appartenenti alla classe lavoratrice al personale sanitario, dal mondo dell’arte e della cultura a quello politico, dalle classi sociali più agiate che assistono alla fine del loro mondo a quelle più umili in cerca di nuove opportunità.


Se il primo romanzo della trilogia di Carmen Korn racconta gli anni tra 1919 e 1949, e quindi la Germania del Kaiser, il primo Dopoguerra, la crisi che porta all’elezione di Hitler, il nazismo e la Seconda Guerra Mondiale, questo secondo racconta gli anni Cinquanta e Sessanta, un ventennio in cui tutto cambia.


Scoppia la pace in Europa, e con essa una progressiva unione del mondo occidentale. Pagina dopo pagina, vediamo i protagonisti superare le grosse ferite che erano state inferte alla fine del primo libro: persone divise si ritrovano, i lutti si superano, ci sono nuove nascite, e poi tanti posti nuovi da visitare, carriere che prima non si potevano nemmeno immaginare, il boom economico, il benessere.


Ci sono ancora tanti momenti di paura e di angoscia: le tensioni tra Stati Uniti e URSS, la corsa agli armamenti, il delitto Kennedy, la costruzione del muro di Berlino. E poi moltissime novità, dai canali radio con dei programmi fissi – la nuova carriera di Alex – alla nascita della tv, dalla possibilità di fare carriera nella moda – la fortuna di Ida e sua figlia – al moltiplicarsi del mercato editoriale – di cui profitteranno Lina e Louise, e tanto altro ancora.


Il mondo cambia completamente, e, almeno in questo romanzo (nel prossimo non sarà sempre così), i protagonisti, affamati di vita e di novità, vanno incontro a questo stravolgimento con energia ed entusiasmo.


Oltre che alle quattro protagoniste, grande spazio viene dedicato anche ad Alex e Klaus, coppia stabile in anni in cui gli artisti omosessuali vivevano ancora sotto copertura, ed al padre biologico di Rudi, un italiano che farà il possibile per ritrovare il figlio perduto.


L’ultima parte del romanzo segue la crescita di quelle che saranno le protagoniste principali del prossimo libro: le figlie e le nipoti del quartetto…



Aria di novità


Il romanzo ha inizio nel 1970. Henny, nata nel Novecento, ha lasciato la clinica – che nel frattempo è cambiata molto, decretando la fine di un’epoca – e occasionalmente dà ancora una mano nello studio ginecologico privato che hanno aperto Theo, il marito che non vuole saperne di smettere di lavorare, e la figlia che ha avuto dal primo marito, Marike, ormai medico a sua volta. Käthe ed il suo Rudi si sono ritrovati, hanno realizzato il loro desiderio di diventare genitori grazie all’adozione, e potrebbero occuparsi solo della pensione, ma qualche preoccupazione li consuma. Ida ha concluso i suoi ultimi anni di lavoro nel mondo della moda quando si è resa conto che l’astro nascente della figlia è diventato una stella brillante che non ha più bisogno della madre. Lina e Louise stanno progressivamente lasciando la libreria ai loro ottimi collaboratori, e se la prima delle due è serena, la seconda è sempre più agitata all’idea di invecchiare.


Mentre le quattro protagoniste, sempre unite nonostante le tempeste della vita, affrontano una nuova fase delle loro esistenze, una giovane generazione si appresta a creare un nuovo gruppo di amiche.


Katja, figlia di Marike e nipote di Henny, ha studiato da fotografa e per anni, insieme al suo primo fidanzato, insegue il sogno di fare la reporter di guerra. Il desiderio si realizza grazie al suo duro lavoro, ma ben presto ella si rende conto di essere più coinvolta e preoccupata da quello che sta accadendo alla sua nazione, anche perché si innamora di un ragazzo della Berlino Est. Non solo il legame tra i due è proibitissimo e la fuga impossibile, ma l’uomo è anche vincolato dal fratello epilettico, che non può lasciare solo.


Florentine, figlia di Ida e Tian, è una fotomodella di grido abituata a girare il mondo, con Parigi come seconda casa. Da tempo è fidanzata con Robert, un collega di Alex e Klaus, che non vede l’ora di mettere su famiglia con lei. Florentine ha sempre preferito la carriera, ma quando rimane incinta in modo inaspettato decide di riconsiderare le priorità della sua vita, anche perché c’è un segreto che la tormenta: il bambino potrebbe non essere di Robert.


Infine Ruth, la figlia adottiva di Käthe e Rudi, come i genitori ha una grande passione politica, ma l’estremismo rischia di metterla nei guai. Ella lavora come giornalista, ma ben presto abbandona i quotidiani generalisti a favore di giornali e riviste schierate con l’estremismo di sinistra, e soprattutto non riesce a liberarsi dalla relazione violenta con un uomo pericoloso.



Aria di novità racconta una nuova generazione di donne, mentre quella vecchia si sta spegnendo. Devo dire che sono stata contenta di trovare un romanzo in cui si raccontano così a lungo e nel dettaglio le tante fasi della vecchiaia, un’età che talvolta si tende ad evitare come se non esistesse, ed i differenti modi di viverla.


Lina sarebbe abbastanza serena, se non fosse tormentata dalle insicurezze di Louise, che insegue l’eterna giovinezza e scarica le sue angosce su di lei. Ida, che fino ai settant’anni ha conservato qualche atteggiamento da bambina viziata e ha sempre fatto in modo che qualcuno l’aiutasse o addirittura provvedesse per lei, ha un ultimo grande slancio di maturità, quando si rende conto che Tian non sta bene, che Florentine la renderà nonna, che insomma è il momento di crescere. Käthe, a differenza di Rudi, che ha ritrovato una grande gioia nella paternità, si è piuttosto inasprita, e solo l’amica del cuore riesce ancora a comprenderla. In definitiva, quella che più si è adattata ai cambiamenti del secolo ed alle diverse età della vita è Henny, che conserva un cuore da ragazzina. Mi piace pensare che l'autrice veda in lei una metafora della Germania, o magari dell'Europa, nel XX secolo, che ha indossato molte vesti e vissuto molte fasi, ma si è sempre reinventata.


Quanto alle giovani, le vicende che attraversano sono sicuramente meno gravi, dal punto di vista storico, di quelle che hanno dovuto affrontare le madri o nonne, però sono comunque complesse, parte di un tempo che cambia in modo sempre più veloce.


Anche lo sfondo storico, specie nella seconda metà del romanzo, accelera sempre più: la guerra in Vietnam e il terrorismo cedono presto il posto agli anni Ottanta ed alla caduta del muro, e poi arrivano gli anni Novanta, i computer, il millennium bug.


Non vi nego che gli ultimi capitoli sono difficili da leggere perché sì, non tutti i nostri protagonisti riescono ad arrivare a cent’anni ed a vedere le soglie del Duemila. Le ultime pagine sono un lungo commiato a personaggi che ci hanno fatto emozionare in tutti i modi, e per più di 1500 pagine.


È stato un viaggio stupendo… e per me ne è valsa proprio la pena.




E così dobbiamo salutare Henny e le sue amiche!

Mi è dispiaciuto un po’, però, considerando che ho recuperato questa serie così amata con un discreto ritardo, va bene così.

Voi che ne dite? L’avete letta? Vi è piaciuta? Che ne pensate?

Fatemi sapere i vostri pareri!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)