lunedì 7 settembre 2020

AMORE E NUOVA VITA

 Tre romance dedicati al cambiamento




Cari lettori,

per la nostra rubrica “Letture…a tema”, ritorniamo a parlare di romance, ed in modo particolare di quelli in cui i protagonisti decidono di mettere in discussione tutto ciò che sono e di cambiare vita. Oggi vi consiglio tre ebook piuttosto diversi tra loro, ma accomunati dal romanticismo e dal desiderio di rinnovamento dei protagonisti. 

Vediamoli meglio insieme!



Non fa più rumore, di Elisa Gioia



La protagonista di questo romanzo, Beatrice, non è nuova ai lettori più affezionati dell’autrice. È la migliore amica di Gioia, già protagonista del romanzo So che ci sei insieme al suo fidanzato Christian Kelly. Io, tuttavia, ho letto questo libro per primo senza riscontrare alcuna difficoltà, perché entrambi i romanzi, anche se legati tra loro, sono autoconclusivi.


Beatrice è una ragazza di ventisei anni che ha subito gravi traumi infantili a causa del padre, alcoolizzato e violento, che è scomparso dalla sua vita quando era ancora una bambina, ma che ha lasciato segni profondi nella sua anima. Ella ha un ottimo rapporto con la madre, che l’ha cresciuta da sola con grande coraggio e determinazione, ma da mesi la donna si è ammalata di SLA e Beatrice, di giorno in giorno, si sente sempre più sola e sconfortata.


Per superare il dolore e la paura si dedica il più possibile al suo lavoro in un’agenzia viaggi, ai suoi amici del cuore Gioia e Marco, alle amiche Ludovica e Melissa (che si fanno vedere un po’ meno perché hanno famiglia ma che continuano ad essere presenti) ed agli incontri casuali con uomini di una notte, che però stanno iniziando a stufarla.


Una sera Beatrice decide di trascinare Marco ad una serata di speed-date, ma nessuno dei candidati sembra piacerle. Ella, al contrario, rimane molto colpita dal barista, che le dice di chiamarsi Shake. Non preoccupandosi del vero nome del ragazzo, Beatrice lo accompagna a casa sua e, dopo la solita avventura fugace, scappa via in taxi.


Quell’incontro, però, l’ha colpita molto più di quello che lei stessa vorrebbe ammettere, ed ha suscitato in lei molte domande a proposito del suo rapporto difficile con l’altro sesso. Dopo qualche tentennamento, accetta la proposta di aiuto delle sue amiche, che le fissano un appuntamento con uno psicologo del quale hanno sentito parlare bene. Quando arriva il momento della seduta, però, Beatrice ha un’incredibile sorpresa: lo psicologo, Filippo, è… il barista, Shake, che fa un secondo lavoro serale per arrotondare.


Beatrice vorrebbe nuovamente scappare, ma si sente trattenuta dalla grande sensibilità ed arguzia di Filippo, che in una sola sera al bar l’ha compresa molto più di quanto abbiano fatto persino i suoi amici. Decide di non iniziare una vera e propria terapia con lui, ma di accettare alcuni suoi consigli e di rivederlo come semplice amico. E la vicenda non finirà qua…


Non fa più rumore è la storia di una ragazza che, un po’ suo malgrado, impara a mettere a tacere i suoi demoni interiori, le sue paure e la sua insicurezza. Beatrice, all’inizio del romanzo, è molto abile a dissimulare, per mezzo di tanta ironia e di un atteggiamento spavaldo, ma in realtà è pietrificata dal dolore che c’è nel suo passato e dall’incognita che sembra essere il suo futuro. Mi è stato facile comprenderla quando ha paura di perdere la sua famiglia e le sue amiche più care, un po’ meno quando continua a respingere Filippo ed a fuggire da lui… ma ho trovato comunque emozionante il percorso di avvicinamento dei protagonisti che ha creato l’autrice. Filippo è il “principe azzurro” giusto per Beatrice, perché, come lei, nasconde la sua sensibilità al di sotto di una corazza di sicurezza e di ironia.


L’unica caratteristica che purtroppo non ho gradito molto di questo romanzo è la diversità di registri linguistici, un po’ troppo altalenante tra il romance e l’erotico. I discorsi scherzosi tra amici in stile Sex and the city sono sempre ben accetti, ma alcune “basse” affermazioni e riflessioni, specie se la frase precedente era romantica ed idealista, mi sono sembrate, per contrasto, un po’ volgari e fuori luogo. 

Al di là di queste osservazioni, comunque, consiglio il romanzo a tutti gli appassionati di romance e chick-lit, che di sicuro non resteranno delusi.



Un amore come il nostro, di Sophie Love


Keira è una ragazza di ventotto anni che vive a New York e tiene moltissimo alla sua carriera. Ella convive da anni con il fidanzato Zachary, ma la sua storia è ormai tiepida e non è nemmeno in buoni rapporti con la famiglia di lui. Il vero fulcro della sua esistenza è la rivista di viaggi Viatorum, dove lavora come giornalista. È ancora l’ultima ruota del carro ed il suo capo, Joshua, è un incubo in carne ed ossa che si diverte ad umiliare e licenziare, il che rende l’ambiente lavorativo davvero pesante da gestire. 

Un giorno, però, il karma colpisce inesorabile: Joshua scivola su una macchia di caffè e si rompe la gamba a due passi dal direttore, Elliott, che lo spedisce via in ambulanza e convoca una riunione straordinaria. L’infortunato, infatti, avrebbe dovuto prendere un aereo diretto per l’Irlanda il giorno successivo. Keira intuisce che si tratta della sua grande occasione e riesce a convincere il direttore a scegliere lei come sostituta.


Così, la mattina dopo, Keira, dopo aver discusso per l’ennesima volta con Zachary (che non riesce a credere che ella starà via per un mese e che diserterà il matrimonio di sua sorella), si ritrova prima su un volo intercontinentale e poi su una vecchia macchina a noleggio, diretta verso il Festival dell’Amore di Lisdoonvarna, una sorta di gigantesca sagra di paese organizzata da un sensale di matrimoni, frequentata da persone in cerca dell’anima gemella. Le indicazioni dei suoi capi sono molto chiare: ella deve scrivere un lungo articolo sulla manifestazione… ma mettendola in ridicolo e presentandola come un discutibile retaggio di una nazione tradizionalista.


Keira è una ragazza piuttosto sarcastica ed un po’ snob e, quando si trova a guidare in mezzo alle pecore, a bere birra scura in un pub vecchio stile ed a dormire in una camera con tappezzeria anni ‘60, pensa che sarà facilissimo completare l’articolo.


Non ha però fatto i conti con Shane, la sua guida turistica, l’uomo che per un mese dovrà farle compagnia sia durante il giorno (per le esplorazioni in zona) sia di sera (mentre lei intervista i partecipanti al Festival). L’incontro con lui, con il sensale di matrimoni William e con Orin, il burbero ma paterno gestore del suo bed and breakfast, cambierà di molto il suo modo di vedere la vita e l’amore.


Un amore come il nostro non è semplicemente la storia di una newyorchese DOC che si innamora dell’Irlanda. Sicuramente l’ambientazione è una delle caratteristiche di questo romanzo che preferisco: le selvagge scogliere, il mare d’inverno, le manifestazioni di paese, i locali alla buona ed il verde entroterra mi hanno piacevolmente ricordato la mia Liguria in bassa stagione (anche se in tanti mi hanno detto che l’Irlanda è un paese da visitare e che è difficile immaginare questi paesaggi senza averli visti).


Keira, però, non ha soltanto un magico incontro con l’Irlanda (e con Shane, ovviamente), ma, giorno dopo giorno, impara a riscoprire se stessa, e questo è particolarmente evidente nel mutamento del suo stile di scrittura. Ella, infatti, si rende conto ben presto di non riuscire più a mantenere il tono dissacrante dei suoi soliti articoli: in altre parole, la sua penna non è più la stessa perché sono cambiati anche i suoi occhi. Ammetto che l’idea di un Festival dell’amore e di un sensale di matrimoni all’inizio aveva fatto ridere anche me, ma, proprio come Keira, sono rimasta colpita dalla quantità di messaggi incoraggianti e positivi che questo romanzo trasmette. Se si lascia perdere per un attimo lo scetticismo, questo libro fa davvero bene al cuore!


Anche Shane, il protagonista maschile, mi ha colpito per alcune sue caratteristiche al di là dei cliché: è belloccio ma per niente playboy, sa essere leggero e divertente ma non superficiale, è orgoglioso delle sue origini e dei suoi affetti e non lo nasconde.


Ho visto che questo romanzo è il primo di una trilogia… voi avete letto gli altri due capitoli? Che ne pensate? Fatemi sapere!



A second life: quando la neve si scioglie, di Alice Elle



Questo sorprendente romance ha inizio in Ucraina, nel 1986. Nana, una bambina come tante, sta giocando in strada con i suoi amichetti quando essi vengono sorpresi da un’insolita pioggia calda. Ignara di essere a poca distanza da Chernobyl, Nana torna a casa con un insopportabile prurito. Poche ore dopo, lei ed i suoi genitori sono obbligati a lasciare il villaggio, insieme a tanti altri sfollati che ignorano il loro futuro.


Ventiquattro anni dopo, nell’estate 2010, Elena Grandi arriva a Minsk, capitale bielorussa, dopo aver deciso precipitosamente di lasciare l’Italia. La sua unica certezza, il suo matrimonio, non c’è più, ed ella si sente a pezzi. Dopo settimane di disperazione, ha deciso di partire per fare un’esperienza di volontariato lunga sei mesi, e viene accolta in un centro che si occupa di bambini bielorussi che hanno subito gli effetti delle nubi tossiche provenienti da Chernobyl. Elena non ha studiato in ambito sanitario, quindi svolge mansioni di tipo assistenziale, soprattutto con i bambini dai quattro ai sei anni. 

La sua dolcezza e la sua capacità di affezionarsi facilmente ai piccoli incontrano ben presto la disapprovazione di Mikhail, il medico della struttura, un uomo piuttosto duro e chiuso in se stesso. Egli, in realtà, si è fin da subito sentito molto attratto da Elena, ma nega persino a se stesso questo sentimento a causa della difficile storia che si porta dietro. Nonostante la ritrosia di lui e le brutte esperienze passate di lei, i due si innamoreranno… e costruiranno insieme un futuro per il centro e per i bambini abbandonati.


A second life: quando la neve si scioglie, come dice il titolo stesso, è un romanzo sulla possibilità di ricominciare dopo eventi traumatici come lutti, separazioni, scelte dolorose. Ciò che lo rende diverso rispetto a molti altri romance, e sicuramente originale, è il contesto: la tragedia di Chernobyl potrebbe sembrare ormai lontana nel tempo, ma tante famiglie e tanti bambini soffrono ancora moltissimo per le conseguenze delle radiazioni. Riuscire a proporre un convincente intreccio romance all’interno di una vicenda così drammatica è sicuramente il più grande punto di forza di questo romanzo.


Quanto ai protagonisti, Elena, che riesce a conservare la sua bontà d’animo e la sua determinazione nonostante quello che le è successo, mi ha convinto di più, Mikhail, che ogni tanto fa la parte del classico “finto duro”, un po’ meno, anche se ammetto che con la storia che ha alle spalle un carattere chiuso è il minimo. Ho anche trovato dolcissimi Leonid e Nicolaj, il bambino ed il ragazzino che entrano maggiormente nel cuore dei protagonisti.


Una storia che sorprende e commuove, ideale per chi è in cerca di qualcosa un po’ drammatico, ma anche molto romantico.




Ho letto questi tre romanzi quasi per caso, approfittando delle promozioni relative all’iniziativa “Io leggo a casa”, ma mi sono trovata decisamente soddisfatta.

Voi che cosa ne dite? Conoscete questi romanzi? Che cosa ne pensate? Vi sono piaciuti? Ne avete letti altri delle medesime autrici? Attendo il vostro parere!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 3 settembre 2020

IL GIARDINO DEGLI AMANTI

 Un balletto da vedere su Rai 5 e Rai Play



Cari lettori,

primo appuntamento con i “Consigli per gli amanti della danza” dopo la pausa estiva!

Con un po’ di fortuna, forse in autunno riusciremo a tornare nei teatri ed a rivedere finalmente dal vivo rappresentazioni e balletti. Nel frattempo, io mi godo ancora la programmazione di Rai 5 ed il catalogo di Rai Play.


Durante la serata del 27 agosto è stato trasmesso uno spettacolo che si è tenuto al Teatro della Scala di Milano nel 2016, in occasione del 225° anniversario della morte di Mozart. Si intitola Il giardino degli amanti e non è solo un omaggio all’immortale compositore, ma anche un’esibizione collettiva degli allievi della Scuola della Scala. L’idea e la coreografia sono di Massimiliano Volpini, mentre la regia è di Lorena Sardi. 

Parliamone meglio insieme!



Un giardino, tanti personaggi


I protagonisti sono interpretati da Roberto Bolle, primo ballerino della Scala di Milano, e dall’étoile Nicoletta Manni. Essi rivestono il ruolo di un uomo e di una donna comune, che si danno appuntamento con altre coppie di amici in un magnifico giardino per una festa serale. Dopo un ballo sul piazzale e qualche drink di troppo, però, i due finiscono per perdersi tra alberi e vialetti, e successivamente si addormentano. Non è chiaro se durante il sonno o la veglia, però, essi incontrano dei misteriosi personaggi, identificabili con le figure più importanti delle opere di Mozart.


Ben riconoscibile è Don Giovanni, che non perde occasione per tentare di sedurre la ragazza, insieme al suo servitore Leporello. La “doppia coppia” di Così fan tutte, composta dalle fanciulle Fiordiligi e Dorabella e dai soldati Ferrando e Guglielmo, è protagonista di una serie di intermezzi dall’atmosfera giocosa ed ironica: uno ispirato alle danze russe, uno ambientato in un campo pieno di panni stesi, un altro ancora nel corso di un balletto in maschera. Non possono mancare, infine, i quattro protagonisti di quella che è forse l’opera più nota di Mozart, Le nozze di Figaro: il barbiere di Siviglia, la sua promessa sposa Susanna, il giovane Conte di Almaviva e la bella Rosina.


Oltre ai personaggi singoli, c’è un gruppo di “abitanti del giardino” che sembra seguire i due protagonisti ovunque vadano, invitandoli più volte a ballare con loro, finché, in sogno, i due non si ritrovano vestiti di abiti scintillanti ed improvvisano un magnifico passo a due.


Poco dopo essere stati applauditi dalla folla, però, la lunga notte si conclude, arriva l’alba ed i due protagonisti si svegliano, lasciando il giardino degli amanti.



Un bosco fatato e costumi fantasy


L’atmosfera sul palcoscenico mi ha ricordato molto da vicino alcune rappresentazioni del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare: più che un giardino, l’ambientazione sembra quella di un bosco incantato.

Alcuni alti alberi, proiettati sul fondo del palcoscenico, fanno da sfondo e cambiano leggermente colore man mano che la sera e la notte procedono. Sul palco ci sono delle siepi finte semoventi che creano piazzali, che si sovrappongono formando vialetti che sembrano labirinti, che lasciano intuire ambienti più privati grazie ad alcune porte inserite tra le fronde.


La creatrice delle scenografie è Erika Carretta, che è anche responsabile dei costumi. L’originalità, la varietà ed i colori degli abiti dei ballerini mi hanno lasciato molto stupita. La danza iniziale, che è una vera e propria festa in giardino, è caratterizzata da uno stile molto moderno: le ballerine hanno vivaci abiti da cocktail dalle coloratissime sfumature, i ballerini degli eleganti completi dai colori pastello con la cravatta dalla tonalità simile a quella dei vestiti delle loro dame. Anche Roberto Bolle e Nicoletta Manni sono, rispettivamente, in giacca e pantaloni e abito con paillettes, entrambi sul blu.


Nel momento in cui essi entrano nel paesaggio fatato, però, vestiti, colori, perfino acconciature cambiano radicalmente. Gli uomini indossano giacche lunghe con pantaloni molto aderenti (quasi calzamaglie); le donne hanno dei tutù corti, molto rigidi sia nella parte superiore che in quella inferiore, e degli originali chignon “spettinati” con ciuffi ribelli e grosse decorazioni. Il corpo di ballo che segue i due protagonisti è prevalentemente in bianco, nero e beige, mentre i personaggi si distinguono per i loro colori vivaci (per esempio, il quartetto di Così fan tutte è in rosso e verde evidenziatore).


Una matura figura femminile, che sembra essere la “regina” del giardino, è in blu proprio come Roberto Bolle e Nicoletta Manni, che per il passo a due si cambiano e sfoggiano vestiti davvero spettacolari.



Stile classico… con brio


Per quanto riguarda lo stile di danza, se ben ricordate, in questa rubrica vi ho parlato sia di balletti strettamente classici, come "La bella Addormentata nel bosco", che di rappresentazioni del tutto contemporanee, come "Eureka". Tuttavia, nella maggior parte dei casi in cui ho assistito ad uno spettacolo di danza, la base classica viene arricchita da alcune contaminazioni provenienti da altri mondi del ballo.


È questo il caso de Il giardino degli amanti. La festa iniziale nel giardino è interpretata con scarpe da ballo da sala, sia di tipo maschile che femminile, e riprende sia il twist ed il boogie nei passi di coppia che l'idea dei pasitos dei caraibici, con gli uomini da una parte e le donne dall’altra.


Uno degli intermezzi più ironici con i personaggi di Così fan tutte richiama invece la danza russa, un’idea meno insolita di quel che si potrebbe pensare, dal momento che Russia, Cina e paesi danubiani sono luoghi spesso omaggiati nei balletti classici più famosi, come, per esempio, ne "Lo Schiaccianoci".


Personalmente, poi, nella scena in cui tutto il gruppo di ballo stende dei teli bianchi su dei fili tesi per il palcoscenico, non ho potuto fare a meno di pensare al mondo classico, allo spettacolo Odyssey (di cui vi ho parlato qui) ed all’allegra danza della principessa Nausicaa e delle sue ancelle nel momento in cui vanno a fare il bucato in riva al mare.


I ballerini fanno sia da porteur che da virtuosi, e lo spettacolo, anche se talvolta sembra un po’ recitato, se non con la voce, almeno con le espressioni del volto e con i gesti, resta comunque un balletto vero e proprio.



Le musiche di Mozart e l’omaggio al compositore


L’attenzione dello spettatore è giustamente rivolta al palcoscenico ed ai ballerini, ma fortunatamente la cinepresa si sposta anche sui musicisti nella “buca”, che interpretano i componimenti e le opere più importanti di Mozart non solo con grande precisione (necessaria ai danzatori per andare a tempo), ma anche con delicatezza. La formazione è insolita: un classico quartetto d’archi (due violini, una viola, un violoncello) e un trio di fiati.


Questo spettacolo è andato in scena quattro anni fa ed ha rappresentato la serata d’apertura di una serie di giornate dedicate al 225° anniversario della morte del compositore, che ad oggi resta uno dei più famosi ed importanti del mondo.


Ho visto una versione “raccontata e cantata” de Le nozze di Figaro in occasione di una manifestazione varazzina intitolata Varazze è lirica, e sono stata felice di notare che la storia di Figaro, del Conte e di Rosina viene ancora raccontata in mille modi diversi, ma sempre tramite queste musiche meravigliose.



Non so se lo spettacolo verrà replicato su Rai 5, ma è probabile che a breve sia reperibile sul catalogo di Rai Play. Spero di avervi incuriosito e di stare riuscendo ad avvicinarvi al mondo della danza tramite questi post, anche se magari non siete proprio degli appassionati.

Voi avete assistito al balletto dal vivo? O come me lo avete visto in tv?

Che ne pensate? Avete visto altre trasposizioni interessanti delle opere di Mozart?

Fatemi sapere che ne pensate!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)

lunedì 31 agosto 2020

I PREFERITI DI AGOSTO 2020

 Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese



Cari lettori,
bentrovati! Che meraviglia tornare a scrivere sul blog dopo una pausa che è durata quasi tutto il mese di agosto :-)

Ogni anno le settimane che trascorro a Varazze volano… e stavolta ancora di più, perché, come credo tutti noi, avevo un forte desiderio di stare all’aria aperta e di passare un’estate serena dopo una primavera che è stata complicata per tutti noi.


Com’è ormai consuetudine, “riapro” il blog ricapitolando con voi i preferiti di agosto… ecco tutto quello che mi è piaciuto in queste settimane, dai libri ai film, dalla musica alla poesia, dalle foto ai ricordi delle vacanze!



Il libro del mese


Sarah Bane è una ragazza nata in Inghilterra all’inizio del XIX secolo e, come tutte le fanciulle dell’epoca regency, sogna di conoscere un galantuomo nel corso della stagione dei balli e di fare un buon matrimonio che la porti a diventare proprietaria di un’elegante tenuta, non troppo lontano dalla madre vedova e dagli affezionati zii, e che le consenta di vivere con le rendite del marito per il resto della sua vita.

Ella ha già individuato un pretendente, e l’uomo sembra ricambiarla, ma un giorno, all’improvviso, la sua vita va in frantumi: suo zio le annuncia di non poter più mantenere né lei né la madre e di aver già negoziato un vantaggioso contratto di matrimonio con un archeologo italiano. Lo zio, che svolge attività per conto dell’ambasciata e che da tempo fa la spola tra Inghilterra ed Egitto, dopo una lunga ricerca ha accettato la sfida di un intrepido esploratore di origini venete, Giovanni Belzoni, che ha recuperato la statua gigante di un faraone pur di poter sposare Sarah.


Sentendo quel nome, la ragazza si spaventa, perché riconosce in quel coraggioso archeologo un suo antico corteggiatore, un uomo italiano fin troppo alto e dai vestiti fuori moda con il quale si era scontrata per caso durante la stagione dei balli e che pochi giorni dopo si era presentato a casa sua dicendo di “essere stato colpito da un dardo di Cupido” e di “voler sposare la ragazza azardosa (avventurosa)”. Al tempo, tutti, lei compresa, avevano riso di quello stravagante personaggio… ma ora Sarah comprende di non aver altra scelta: deve partire per Il Cairo insieme alla madre e, dopo il matrimonio, imbarcarsi con Belzoni sul Nilo ed assisterlo nelle sue imprese di egittologo.


La chioma di Berenice è un romanzo che avevo acquistato in primavera in formato digitale grazie alle promozioni legate all’iniziativa #Ioleggoacasa. Non conoscevo l’autrice, Amalia Frontali, ma, dopo aver letto questa storia, posso affermare con sicurezza che questa non sarà la mia unica lettura di questa scrittrice.

Sono rimasta davvero colpita da questo romanzo, che viene presentato come un romance di tipo regency, ma è una vera e propria commistione di generi: il rosa, lo storico, l’avventura. In un capitolo sembra di essere tra le eroine austeniane (e Sarah, a suo modo, assomiglia loro un po’), in un altro ci si sente in compagnia di un archeologo dell’avventura (e Giovanni Belzoni è un Indiana Jones ante litteram), in un altro ancora si lascia spazio al sentimento che, giorno dopo giorno, nasce tra i protagonisti. Giovanni non sbaglia nel definire Sarah “avventurosa”: ella, all’inizio del romanzo, fa il possibile per obbedire ai dettami della società, e crede di essere felice, ma le basta passare qualche settimana sul Nilo per rendersi conto di quanto fossero limitati i suoi orizzonti, di quali pregiudizi ella avesse nei confronti di ciò che semplicemente non conosceva, della grettezza e meschinità degli uomini che sulla carta le erano sembrati ottimi partiti.


Oltre all’intreccio, ai personaggi ben delineati ed all’ambientazione davvero affascinante (specie per i fan dell’Antico Egitto), segnalo altre due grandi qualità del romanzo.

Il primo è lo stile dell’autrice: forbito ma scorrevole, armonioso nonostante il mix di generi, ricco di descrizioni ma tutt’altro che prolisso, appassionato nel raccontare l’amore tra i protagonisti ma mai volgare (una caratteristica che purtroppo nei romance non si riscontra sempre).

Il secondo è l’accurato lavoro di documentazione: le tante note a piè di pagina forniscono al lettore tante informazioni sulla figura storica di Giovanni Belzoni, che è un egittologo realmente esistito, così come Sarah (anche se forse la storia di lei è un po’ più romanzata), e su tanto altro ancora, come la storia antica, la conformazione dell’Egitto, le usanze del XIX secolo.


Una lettura davvero consigliata, soprattutto per i fan dell’historical romance, ma non solo!



Il film del mese


Come vi ho già raccontato in altri post, questi mesi di cinema chiusi e di poche occasioni per visionare le novità cinematografiche mi hanno fatto scoprire per la prima volta tante pellicole che avevo trascurato, comprese alcune saghe fantasy che avevo sempre giudicato piuttosto lunghe ed impegnative.


Nei preferiti di maggio vi ho parlato di tutto quello che mi è piaciuto della trilogia de "Il Signore degli Anelli" di Peter Jackson. Oggi, invece, analizziamo insieme l’altra serie tolkeniana, quella tratta da Lo Hobbit, che ho visto poco prima di partire per le vacanze (perché ammetto che ad agosto faccio una pausa non solo dal blog, ma anche, se riesco, da social e tv, preferendo serate tipicamente estive fuori casa a passeggiare).


Lo Hobbit è un prequel de Il Signore degli Anelli: questi film, infatti, raccontano una storia differente rispetto all’altra trilogia, con personaggi di cui già vi avevo parlato nell’altro post ed altri del tutto nuovi, ma pongono anche le basi di vicende che avverranno successivamente.

Il protagonista è Bilbo Baggins, zio di Frodo, hobbit curioso e determinato, ma anche amante della tranquillità e dei piaceri della vita, come tutti i suoi simili. Egli è legato a Gandalf da una lunga amicizia, perché lo Stregone passa spesso dalla Contea degli Hobbit, ma non ha mai avuto il coraggio di lasciare la sua terra e di seguire l’amico in qualche avventura. Una sera come tante, però, la sua lenta quotidianità viene sconvolta dall’irruzione di una dozzina di caotici ed allegri nani, che si autoinvitano a cena e si rivelano essere amici di Gandalf.

Sono stati guidati fin lì dallo Stregone perché quest’ultimo vuole aiutarli a riconquistare della mitica grotta da cui erano stati cacciati, ponendo fine alla loro vita da nomadi e consentendo loro di riprendere possesso dei tesori che il luogo conserva. Ci sono però due gravi problemi: il luogo è occupato da uno spaventoso drago parlante e per riuscire nell’impresa c’è bisogno proprio di un hobbit.

Bilbo, sulle prime, ritiene la proposta di aggregarsi ai nani una follia, sia perché non si sente portato per l’avventura, sia perché non stima molto la razza dei nani: tuttavia, alla fine, si convince ad iniziare un incredibile viaggio nella Terra di Mezzo. Giorno dopo giorno, egli è sempre più meravigliato dalla bellezza della natura e dal coraggio che sente crescere in sé, ma non può dimenticare i pericoli ed i molti nemici: la mostruosa creatura Gollum, nascosta nel profondo delle montagne; gli Elfi, rivali storici dei nani per via di una vecchia ruggine, con i quali Gandalf tenta una difficile alleanza; Azog, il capo degli Orchi, che vuole vendicarsi del leader del gruppo dei Nani, l’erede al trono Thorin; un misterioso “Negromante” che sembra incrociare il loro percorsi (e che altri non è che l’ombra di Sauron, il Signore Oscuro de Il Signore degli Anelli).


Ho iniziato questa trilogia di film con un po’ di scetticismo, perché Il Signore degli Anelli mi era stato consigliato davvero da tutti, mentre queste pellicole, a quanto pare, dividono maggiormente il pubblico. Più di una persona mi ha detto che la storia era stata tirata “per le lunghe” e che avrei rischiato di annoiarmi.

Invece, con mia grande sorpresa, mi sono ritrovata a vedere la pellicola con gli stessi occhi di Bilbo nel primo film: meravigliati ed emozionati. Rispetto all’altra trilogia, questa lascia meno spazio ad aspetti come la politica, il potere, la guerra (che pure ci sono) e molto di più agli elementi puramente fantasy che ha creato Tolkien nel concepire il suo mondo fantastico. Tra creature mitiche, boschi fatati, aquile giganti, incredibili avventure, lo spettatore, a mio parere, non può non sentirsi affascinato.


Inoltre, anche se si parla di nani, orchi ed elfi, in tre film emerge l’affresco di un’umanità davvero varia: lo stregone eremita senza ambizioni che si occupa solo della natura, come una sorta di ambientalista; l’elfa ed il nano che si innamorano, ma sono un po’ come Romeo e Giulietta; l’uomo solo con tre figli che assume il comando in situazioni d’emergenza e difende la sua città; Legolas e suo padre che non riescono a parlare della morte della madre/moglie perché le circostanze sono state troppo tragiche; le vecchie rivalità che non hanno più ragione di esistere e che si annullano di fronte ad un nemico comune e molto più pericoloso.


A mio parere, però, la tematica predominante sembra essere quella della follia derivante dal desiderio di potere, già ampiamente presente ne Il Signore degli Anelli, ma qui raccontata in modo forse meno simbolico e più concreto. Torna nuovamente il personaggio di Gollum, che suscita la pietà di Bilbo Baggins, così come accadrà a Frodo. La figura più rappresentativa di questo tema è però Thorin, figlio e nipote di re, tormentato dal ricordo dei suoi avi che erano caduti in preda alla follia e spaventato all’idea di fare la medesima fine. Malinconico e silenzioso, egli si sente costantemente diviso tra le aspettative dei suoi amici, la volontà di vendicare la famiglia e il desiderio di dimenticare un passato difficile, ma sarà l’amicizia con Bilbo ad aiutarlo e sostenerlo.


Sono davvero felice di aver scoperto questi film, specie perché, come sapete, non sempre sono un’amante del fantasy. E voi, che ne pensate di questa trilogia?



La musica del mese


Solitamente, la sezione musicale dei preferiti di agosto è dedicata al resoconto degli eventi di musica (classica e leggera) dal vivo ai quali mi è capitato di partecipare nel corso di queste settimane di vacanza.


Questo è stato un periodo particolare: di conseguenza quest’anno c’è stata meno della metà delle attività serali che solitamente il Comune e le Associazioni programmano. Il liscio del martedì sera, le “notti bianche”, i fuochi d’artificio di Ferragosto ed altri eventi sarebbero stati causa di assembramento e di conseguenza non sono stati organizzati. 

Ho comunque apprezzato quelle poche che si sono potute svolgere in sicurezza.


Innanzitutto, non è stato possibile organizzare i consueti venerdì sera di Varazze è lirica perché la chiesetta in cui di solito si tenevano è decisamente troppo angusta, ma la sera di domenica 23, nel “duomo” di Varazze, c’è stata una serata di musica lirica in ricordo di Federica Repetto, una soprano che ha partecipato più volte a questa manifestazione e che purtroppo ci ha lasciato troppo presto. Il repertorio era piuttosto malinconico, come l’occasione richiedeva: dal Valse Triste di J.Sibelius al Recordare di Giuseppe Verdi, dai Preludi di Chopin a delle poesie elegiache messe in musica. Alla serata ha preso parte anche il vedovo, il tenore Silvano Santagata, che ci ha dato appuntamento al 2021 per (si spera) una nuova stagione di Varazze è lirica.


Inoltre, ogni sabato sera, sul Molo Marinai d’Italia, si è tenuto un concerto, con poche sedie distanziate e la possibilità di ascoltare dal lungomare. L’8 agosto c’è stata una serata dedicata agli anni ‘70 e ‘80; a Ferragosto un omaggio speciale alle colonne sonore create da Ennio Morricone; il 22 un po’ di musica d’atmosfera e jazz.


Venerdì 21, per tutti gli appassionati di Vasco Rossi, c’è stata una serata-tributo alla Polisportiva San Nazario (una sorta di oratorio) con il gruppo La combriccola del Blasco.


Sempre lì, dal 9 al 13, c’è stata la consueta “Festa del mare”, la sagra più amata di agosto, ma in tono minore: prenotazione obbligatoria, menu un po’ ridotto (ma buonissimo!), tavoli distanziati con sanificazione e, soprattutto, niente ballo e classici “tormentoni estivi” un po’ agés (da Bandiera gialla, passando per Il ballo di Simone, fino ad arrivare all’intramontabile Alligalli). C’era solo un po’ di musica già registrata selezionata da un dj, per accompagnare la cena.


Nel complesso, mi è sembrato che le iniziative comunali siano state organizzate con criterio ed intelligenza, ed ho apprezzato anche il fatto che abbiano tentato comunque di farci divertire!



La poesia del mese


Per questo mese ho scelto una poesia di Federico García Lorca intitolata proprio Agosto. Adoro le immagini di questo componimento e trovo che in pochi versi il poeta abbia raccolto l’essenza dell’estate!


Controluce a un tramonto

di pesca e zucchero.

E il sole all’interno del vespro,

come il nocciolo in un frutto.

La pannocchia serba intatto

il suo riso giallo e duro.

Agosto.

I bambini mangiano

pane scuro e saporita luna.



Le foto del mese


Ad inizio agosto nel nostro giardino sono fioriti i girasoli! Un po’ in ritardo rispetto al solito, ma bellissimi!


La “mia spiaggia” di Varazze appena dopo le 19: un pedalò solitario, una luce stupenda e tanta tranquillità…



...ed ecco Varazze “by night” dalla strada che conduce al porto!


Anche imparare a cucinare il pesce fresco per me è parte della vacanza! Ecco una ricetta semplice: filetti di rana pescatrice in padella con olio, pomodorini e prezzemolo.


Purtroppo l’unica nota stonata di quest’estate sono stati un paio di incidenti con le meduse: uno più serio a luglio, uno molto più lieve adesso ad agosto. In questi anni mi sono scottata più e più volte e mio malgrado devo ammettere che questi infidi pescetti di gelatina ci tengono proprio ad essere miei amici. Così ho pensato di aggiungere alla mia collezione di “oggettini” in salotto anche una piccola medusa della Thun!



Questo è stato il mio agosto… un mese che mi ha consentito di soddisfare la mia voglia di sole e mare, mi ha permesso di potermi muovere in libertà dopo un periodo di forzata immobilità (come già era successo a luglio) e soprattutto mi ha concesso di passare tanto tempo con la mia famiglia, che in primavera non ho proprio visto per due mesi.

Spero tanto che anche il vostro mese sia stato ricco di momenti di sollievo, di riposo e di divertimento. Che mi raccontate? Siete stati in vacanza o in relax a casa? Che cosa avete letto, visto, ascoltato? Quali saranno i vostri ricordi più belli di questo periodo?

Come ormai saprete, la fine dell’estate mi porta sempre un pochino di malinconia… ma quest’anno meno del solito, perché sono davvero soddisfatta di aver potuto apprezzare di nuovo dei semplici piaceri ai quali, in questo periodo difficile, abbiamo spesso dovuto rinunciare.

Da oggi il blog riparte con le consuete rubriche, perciò… bentrovati di nuovo, ci rileggiamo a settembre! :-)

lunedì 3 agosto 2020

CHIUSURA ESTIVA DEL BLOG

Buone vacanze a tutti!




Cari lettori,
è arrivato agosto, e, come da ormai cinque anni, è giunto il momento di mandare il blog in “vacanza estiva”. Quando arriva questo momento dell’anno, è opportuno mettere in pausa anche hobby e passioni che comunque richiedono il loro impegno, in modo da tornare a settembre con ancora più energia, motivazione e creatività di prima.


Quest’anno è stato particolare ed un po’ difficile per tutti. Io però ci tengo a ringraziare tutti voi, lettori fissi (ben 147, non ci credo ancora) e frequentatori del blog tramite i canali social (trovate i vari link nel box in alto a destra), per due motivi:

1) La situazione di quarantena che in primavera ha riguardato tutti noi ha avuto delle ripercussioni anche sui soliti argomenti del blog. Con teatri, cinema, mostre e luoghi culturali chiusi, ho dovuto puntare di più su ciò che si poteva fruire da casa: la musica, la poesia, la letteratura (con le recensioni classiche) e gli spettacoli su RaiPlay (compresi i balletti). La lettura è rimasta il “cuore” del blog, e grazie alle tante promozioni per l’iniziativa #ioleggodacasa ho potuto finalmente recuperare letture che avevo in wishlist da troppo, oppure sperimentare generi diversi dal solito. Al di là delle mie decisioni personali, tuttavia, nel corso di marzo e aprile sono rimasta veramente colpita dalla creatività con cui tanti di noi blogger hanno cercato di intrattenere se stessi e gli altri, sia sulle loro piattaforme che sui social. Eravamo tutti in grande difficoltà, ma è bastato poco per scaldarmi il cuore!

2) Quest’anno, per la prima volta, complici il tempo libero forzatamente casalingo e la rubrica creata da altre mie colleghe blogger, ho deciso di dare spazio su questi schermi alla scrittura creativa, una passione a cui mi sono sempre dedicata, ma che ho sempre praticato in modo piuttosto discontinuo rispetto alle letture ed alle recensioni. Cinque mesi ed altrettanti racconti dopo (trovate l'ultimo a questo link), non potrei essere più felice dell’accoglienza ricevuta e dei commenti che tanti di voi mi hanno lasciato (non solo i partecipanti alla rubrica). Vi ringrazio soprattutto perché, grazie a voi, mi sento più sicura nel momento in cui mi metto al pc e scrivo qualcosa di più creativo invece di un post classico: so che quelle pagine non resteranno in archivio, ma verranno consegnate ad un pubblico sensibile e ricettivo come voi.




Negli ultimi mesi sono successe moltissime cose nuove a tutti noi, ma credo che una caratteristica ci accomuni: siamo stati un bel po’ più del solito di fronte ai nostri romanzi ed al nostro pc, e, per quanto li amiamo, forse è giunto il momento di ricominciare a godersi il mondo fuori e di fare maggiore movimento. Personalmente, come già vi ho raccontato nei Preferiti di luglio, ho già rivisto per un po’ di giorni il “mio mare” di Varazze, ma in questi giorni sto per raggiungerlo di nuovo per il consueto periodo di villeggiatura d’agosto. Lo ammetto, quest’anno mi sembrava quasi un miraggio e non riesco a crederci!

La mia pausa durerà per buona parte del mese: probabilmente tornerò l’ultima settimana con i soliti “Preferiti”, in modo da potervi raccontare le mie vacanze.

Vi auguro un’estate il più possibile serena, dal momento che quest’anno abbiamo tutti bisogno di riprenderci da momenti difficili. Se vi va, scrivete sotto nei commenti quali sono i vostri piani per agosto, o se avete già fatto delle vacanze tra giugno e luglio! Vi ringrazio ancora tanto per il sostegno, buon agosto a tutti voi!


Silvia