lunedì 9 settembre 2019

I CONSIGLI DEL BIBLIOTERAPEUTA

Il detective letterario di Fabio Stassi




Cari lettori,
nuovo appuntamento con la nostra rubrica “Letture...per autori”! 

Lo scrittore di cui vi parlo oggi è Fabio Stassi, già protagonista dei miei preferiti di luglio con la raccolta di racconti Con in bocca il sapore del mondo.


Due sono le qualità di questo autore che mi hanno colpito fin da subito.
La prima è il suo straordinario modo di scrivere: la sua prosa è, a mio parere, una delle più suggestive tra gli autori contemporanei.
La seconda è la sua ammirevole conoscenza del mondo della letteratura, che, come immagino ormai saprete, è anche un po’ il mio mondo.


Come altri autori della Sellerio (alcuni dei quali sono già stati al centro dell’attenzione di alcuni miei post), anche lui ha creato un “detective per caso”. 
Se per Gaetano Savatteri è l’ex-giornalista Saverio Lamanna, per Marco Malvaldi il “barrista” Massimo Viviani e per Francesco Recami il tappezziere in pensione Amedeo Consonni, il suo si chiama Vince Corso. È un personaggio davvero originale e decisamente letterario, sotto diversi punti di vista.
Conosciamolo insieme!



LA LETTRICE SCOMPARSA



Vince Corso è un uomo di mezza età che vive a Roma e si trova in un momento difficile della sua esistenza. Dopo la laurea in Lettere, è stato supplente per anni, finendo ogni volta negli angoli più sperduti della provincia romana, ma, dopo tanti sacrifici, invece di ottenere il sospirato ruolo, è finito in fondo alla graduatoria a causa di nuove regole del Ministero dell’Istruzione (che, si sa, negli ultimi anni vengono fatte e disfatte con incredibile rapidità).

Stanco del mondo scolastico, più precario di prima e rimasto solo ancora una volta, egli decide di affittare un appartamento per qualche mese e di rifugiarsi lì, intraprendendo una nuova attività: quella di biblioterapeuta.

Se c’è qualcosa in cui non ha mai smesso di credere, infatti, è il potere di guarigione, fisica e metaforica, della parola. Egli ci crede talmente tanto che egli stesso, nei momenti di difficoltà, invia delle cartoline al padre mai conosciuto, dal quale ha ereditato solo tre libri, ed aggiunge ad esse l’indirizzo dell’hotel di Nizza in cui lui e la madre avevano avuto un unico incontro.


Il mestiere di biblioterapeuta è una via di mezzo tra il medico e lo psicologo. Le persone che vengono da lui (quasi esclusivamente donne) gli raccontano i loro malesseri, fisici o psicologici… oppure girano intorno alla questione, ed è Vince stesso a capire il cuore del problema. A quel punto, egli consiglia alla persona in questione un libro come medicina. Alcuni suoi clienti accettano con gioia il consiglio, altri se ne vanno dubbiosi, altri ancora lo insultano e gli danno del ciarlatano sbattendo la porta.

Vince, tuttavia, non si perde d’animo e, dopo i primi momenti di timidezza e difficoltà, riesce a svolgere questo mestiere con sempre maggiore sicurezza, ed anche a guadagnarsi qualche soldo.


Quando egli scopre che una sua vicina, che lo salutava sempre sul pianerottolo, è scomparsa, e che il marito è stato accusato di averla uccisa, decide di intraprendere un’indagine fatta a modo suo. 

Egli si avvale dell’aiuto di un amico libraio e viene a sapere che la signora aveva lasciato nella sua libreria una lista di romanzi. Le letture dell’ultimo mese? Una classica TBR? Oppure un messaggio di diverso genere?

Un altro alleato è il portiere sudamericano dello stabile, che però è coinvolto in alcuni misteriosi riti nel cuore di Roma…


Tra libri e partite a scacchi, enigmi da risolvere e riferimenti letterari, Vince riesce, in maniera del tutto originale, a fare luce sul vero destino della lettrice scomparsa.



Citazione dal libro:

“...e mi parve di capire che andare a spasso per Roma, rispetto a tanti altri posti, ha questo di diverso: ti aspetti sempre, da un momento all’altro, di incontrare qualcuno, ma non accade mai. Camminare a Roma è andare verso qualcosa senza avere nessuna destinazione precisa. In certe ore, questo pendolarismo involontario è il luogo di una solitudine perfetta, che non dà dolore né pena.”



OGNI COINCIDENZA HA UN’ANIMA



Per Vince Corso sono passati dei mesi da quando ha risolto il mistero della vicina scomparsa. Adesso c’è un nuovo amico con lui: Django, un cane di grande taglia ed ancor più grande mitezza, che apprezza perfino i suoi dischi jazz. 
Si tratta di uno dei regali che ha ricevuto dal condominio, del quale ormai si sente parte integrante. Anche la sua attività di biblioterapeuta inizia ad essere avviata, e sempre più clienti vengono da lui.


Un giorno si presenta alla sua porta una sessantenne molto elegante. Ella rivela a Vince di avere un fratello maggiore, che per lei è stato come una figura paterna, ormai ricoverato in una struttura perché il suo Alzheimer è in stato avanzato.

Da qualche tempo, però, egli ripete sempre le stesse frasi, che potrebbero appartenere ad un romanzo. La donna chiede a Vince di trovare il romanzo, anche se quelle poche parole sono un indizio veramente scarno. L’uomo, prima di perdere lucidità, era stato un professore ed un conoscitore di lingue, nonché un esperto bibliotecario, e la lettura di quel romanzo con il quale sembra essere ossessionato potrebbe donargli sollievo e, per un attimo, far tornare la sua mente a quella che era.


Vince è costretto suo malgrado ad applicare, al contrario, un gioco letterario che spesso faceva con i suoi alunni. Si tratta del caviardage, ovvero il progressivo “tingere di nero” la pagina di un romanzo, lasciando solo poche parole che però formano una frase di senso compiuto. Vince deve compiere un caviardage rovesciato, una vera e propria impresa.


Man mano che egli mette in gioco la sua capacità letteraria, però, si rende conto, con una certa amarezza, che potrebbero esserci altri interessi in gioco oltre all’amore fraterno… ed allora vale ancora la pena di continuare? 
… in questo caso più che mai, non resta che leggere!


Citazione dal libro:

“Avrà notato che quando rileggiamo gli stessi libri o racconti, a distanza di anni, ci sembrano diversi. Perché, è naturale, la nostra contemporaneità psichica è cambiata, a volte in maniera radicale. Eppure io ho spesso avuto l’impressione che, insieme a me, fossero cambiati pure i personaggi di cui rileggevo la storia, e perfino i segni sulla carta, o almeno il loro senso. È come se, nel tempo in cui un libro resta chiuso, la vita continui ad accadere anche al suo interno, e lo faccia ancora più velocemente quando lo riaprono...come quando entra la luce in un sarcofago, e tutto rischia di incenerirsi al contatto con l’ossigeno. Ho fantasticato a lungo che, per quella misteriosa relazione che lega ogni libro a ciascun lettore, i personaggi invecchino con noi e, a seconda della nostra età, reagiscano in maniera differente alle avventure che sono costretti a rivivere.”



Diversamente dal mio solito, ho inserito delle citazioni perché credo che l’ottima prosa di Fabio Stassi possa contribuire molto alla vostra curiosità.
Da non perdere anche la bibliografia finale, con tutti i “consigli di Vince Corso”.

Inutile dire che considero questi romanzi delle vere chicche per chi ha fatto studi classici e/o letterari, per chi è bookblogger, per chi lavora/ha lavorato a scuola, per chi ha regolarmente a che fare con librerie e biblioteche, per chi è un appassionato lettore… insomma, per buona parte di voi!


E voi… conoscete questo autore? Avete letto questi romanzi?
Che ne pensate di Vince Corso e delle sue idee in materia di libri?
Aspetto i vostri pareri!
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)

giovedì 5 settembre 2019

LA FIGURA FEMMINILE E LA SATIRA

I PICCOLI POEMI IN PROSA   #6




Cari lettori,
per la nostra rubrica “Il momento dei classici”, sesto e penultimo appuntamento con I piccoli poemi in prosa di Baudelaire! 


Questa sezione dell’opera è, tra tutte, la più cinica e sarcastica. 
Il poeta si concentra sulla figura femminile e sulla satira sociale e ci propone una serie di opere piuttosto crude, talvolta amaramente ironiche. 
Leggiamole insieme!



UN CAVALLO DI RAZZA



“...e poi ella è così dolce ed indaffarata! Ella ama come si ama in autunno; si direbbe che l’avvicinarsi dell’inverno accende nel suo cuore un fuoco nuovo, ed il servilismo della sua tenerezza non ha mai nulla di faticoso.”


Questo breve poema in prosa è, come tanti altri, un ritratto al femminile, caratterizzato, allo stesso tempo, da ironia e malinconia.

Il poeta descrive una donna forse non più giovanissima, o, nonostante l’età ancora in fiore, già segnata dalle sofferenze che il Tempo e l’Amore (che per il poeta sono sempre entità personificate) le hanno causato. Egli sottolinea il fatto che il Tempo non ha potuto rompere l’armonia della sua marcia (metaforicamente si intende il suo “camminare” attraverso la vita) e che l’Amore non ha alterato la dolcezza della sua infanzia.

Ella è, in definitiva, una vera signora, e come tale viene riconosciuta, così come un esperto di cavalli riconosce uno stallone di razza.


Il paragone con l’animale è da un lato lusinghiero (perché, appunto, non si sta parlando di un ronzino), dall’altro provocatorio, perché già in altre composizioni il poeta ha paragonato una donna ad un animale, ma con intenti ben diversi dal complimentarsi con lei.



LO SPECCHIO



“Signore, secondo gli immortali principi dell’89, tutti gli uomini hanno gli stessi diritti; quindi io possiedo il diritto di specchiarmi; con piacere o dispiacere, ciò non riguarda altro che la mia coscienza.”


Il protagonista di questo brevissimo poema è un uomo dall’aspetto molto sgradevole, che entra in un negozio e si rimira nello specchio.

Il poeta rimane colpito dal fatto che egli ci tenga tanto a specchiarsi e gli chiede perché lo faccia, dal momento che il suo volto è sgradito a tanti e forse anche a se stesso. L’uomo risponde che, visto che secondo la legge si è tutti uguali, non vede perché non dovrebbe farlo. Al poeta non resta che concludere che diritti e buon gusto sono due cose nettamente diverse.


Questo piccolo poema potrebbe sembrare una breve barzelletta, ma, a mio parere, presenta un forte intento satirico. 

Le leggi dell’89 a cui l’uomo fa riferimento sono quelle proclamate allo scoppio della Rivoluzione Francese. È come se Baudelaire dicesse ai suoi concittadini: abbiamo assaltato la Bastiglia, abbiamo rovesciato la monarchia, abbiamo fatto anni (se non decenni) di lotte… per poterci impuntare ora su ridicoli diritti, come la possibilità di specchiarci anche se siamo brutti? Bel traguardo davvero!



IL PORTO



“...e poi, soprattutto, c’è una sorta di piacere misterioso ed aristocratico, per colui che non ha più curiosità né ambizione, nel contemplare, accucciato sul belvedere o fermo sul molo, tutti questi movimenti di coloro che partono e di coloro che tornano, di coloro che hanno ancora la forza di volere, il desiderio di viaggiare o di arricchirsi.”


Come già detto nel post relativo alla ricerca dell'ideale, uno dei luoghi che più affascinano Baudelaire è la città di mare; in particolar modo, egli si sente attratto dal porto.


La prima parte di questo componimento descrive tutto ciò che lo conquista di questo luogo, dai colori cangianti del mare allo scintillio dei fari, dalle forme slanciate delle navi al cordame intrecciato in modo complesso.


Nella seconda, invece, il poeta inserisce se stesso come silenzioso spettatore degli arrivi e delle partenze. Quando il male di vivere ha la meglio, infatti, egli si rasserena nel constatare quante persone abbiano ancora voglia di viaggiare, di arricchirsi, di spostarsi, di desiderare qualcosa di nuovo, di vivere pienamente.



I RITRATTI DELLE AMANTI



“In un’alcova di uomini, ovvero in un luogo per fumatori che fungeva da elegante bisca, quattro uomini fumavano e bevevano. Essi non erano esattamente né giovani né vecchi, né belli né brutti; ma, vecchi o giovani, essi presentavano quella distinzione riconoscibile dei veterani della gioia, quell’indescrivibile non-so-che, quella tristezza fredda e beffarda che dice chiaramente: noi abbiamo vissuto fortemente e noi cerchiamo quello che potremmo amare o stimare.”


I protagonisti di questo racconto sono quattro cosiddetti viveur, ovvero quattro personaggi che hanno condotto una vita agiata e piena di dissolutezze, che affermano di essersi divertiti molto ma in realtà conducono esistenze sopraffatte dalla noia, perché non c’è più nulla che sia loro davvero di stimolo e li renda sinceramente felici.


Nel bel mezzo di una partita notturna a carte, uno dei quattro inizia a raccontare le sue avventure sentimentali e si lamenta fortemente della sua ultima amante, che desiderava in tutti i modi essere un uomo come lui… ed ha finito per tradirlo con una donna.

Il secondo, a sua volta, racconta il dolore che le ha causato una ragazza tanto dolce e permissiva quanto incapace di provare piacere fisico, che, una volta lasciata da lui, si è sposata ed ha avuto ben sei figli.

Il terzo, pensando di far ridere gli altri, narra che la sua ultima amante non faceva altro che mangiare, rischiando di mandarlo in rovina, e che lo ha lasciato per un fornitore di viveri dell’esercito.


A questo punto i tre uomini, che hanno mantenuto un tono ironico per tutta la durata dei racconti, vengono interrotti dal quarto, che è chiaramente l’alter ego del poeta. Quest’ultimo mette in ridicolo gli altri, definendoli troppo gelosi e nervosi, o, al contrario, troppo leggeri. Egli, poi, afferma di aver vissuto una storia d’amore con una donna che, in apparenza, non aveva nemmeno un difetto, e che s’impegnava sinceramente per renderlo felice ogni giorno.

I tre ascoltatori, colpiti, chiedono all’uomo dove sia la donna. Egli, allora, fa una scioccante confessione: ella è morta… ed è stato lui ad ucciderla, sopraffatto dalla sua perfezione, che lo schiacciava e gli ricordava ogni giorno quanto egli fosse misero in confronto a lei.


La tematica chiave di questo piccolo poema è chiaramente il femminicidio e, più in generale, il modo sprezzante in cui gli uomini considerano le donne. Forse per la prima volta Baudelaire, nel ridicolizzare i primi tre viveur e nel condannare il gesto del quarto, fa un po’ di autocritica per il modo in cui spesso considera il sesso femminile. 

Ciò che lascia più attonito il lettore, in effetti, è l’indifferenza con cui la confessione viene accolta: vengono portati altri alcoolici e la partita a carte riprende. 
È come se il poeta volesse sottolineare che è proprio questo atteggiamento noncurante a condurre tante donne che subiscono violenza fisica e psicologica dal partner alla solitudine, alla disperazione e spesso ad una fine infelice.



IL TIRATORE GALANTE



“Mentre la vettura attraversava il bosco, egli la fece arrestare a distanza di un tiro, dicendo che gli sarebbe piaciuto tirare qualche pallottola per ammazzare il Tempo. Ammazzare quel mostro là, non è l’occupazione più ordinaria e più legittima di ciascuno?”


Subito dopo i toni cupi che hanno caratterizzato il piccolo poema precedente, Baudelaire torna a prendere in giro il sesso femminile e la vita stessa con lo sferzante sarcasmo che lo contraddistingue. 


Egli, infatti, immagina un esponente della buona società che sta attraversando il bosco su una vettura insieme ad una donna che ama con grande passione e che, al tempo stesso, è la causa di tanti suoi dispiaceri. 

L’uomo chiede al conducente della vettura di fermarsi perché desidera allenarsi a sparare, per “ammazzare il tempo” (in senso, forse, non così metaforico).

La sua mira sembra essere molto scarsa, e la donna lo prende in giro piuttosto crudelmente. L’uomo, allora, indica uno spaventapasseri dall’aspetto femminile alla sua compagna, le dice: “Provo ad immaginare che sia tu!” e lo decapita con netta precisione.

Inutile dire che la “galanteria” del titolo ha un valore del tutto ironico…



LA ZUPPA E LE NUVOLE



“La mia piccola, folle amata mi aveva servito la cena, e, attraverso la finestra aperta della sala da pranzo, io contemplavo le architetture semoventi che Dio fa con il vapore, le meravigliose costruzioni dell’impalpabile.”


In questo breve ed ironico poema Baudelaire sottolinea con efficacia la differenza tra il modo in cui il poeta osserva il mondo da quello in cui lo vedono tutti gli altri.


Egli si trova di fronte una zuppa che costituisce la sua cena, ma, invece che guardare nel piatto, osserva le nuvole fuori dalla finestra, e si stupisce di tutte le forme che esse assumono mentre vengono trasportate dal vento.

All’improvviso, mentre è tutto assorto e sta quasi per comporre una nuova poesia, egli viene colpito da qualcosa alla nuca. Si tratta della sua compagna, che gli intima poco garbatamente di mangiare la sua cena, prima che si freddi.


Il contrasto tra la quotidiana zuppa e le nuvole con le loro “architetture dell’impalpabile” risulta essere, in definitiva, la misura della distanza che separa l’artista dalla gente comune.



IL POLIGONO ED IL CIMITERO



“...Maledette siano le vostre pistole e le vostre carabine, turbolenti vivi, che sapete così poco dei defunti e del loro riposo divino! Maledette siano le vostre ambizioni, maledetti siano i vostri calcoli, mortali impazienti, che venite a studiare l’arte di uccidere accanto al santuario della Morte!”


Un misterioso personaggio, probabilmente uno dei tanti alter ego di Baudelaire, mentre passeggia per la città si accorge che è stato costruito un poligono proprio accanto ad un cimitero.


Se egli non prova attrazione per il primo, ed i ripetuti rumori di chi si esercita a sparare lo infastidiscono non poco, si ritrova invece ad essere stranamente affascinato dal secondo, che è illuminato dal sole e circondato dal verde.

Con il suo sigaro in mano, egli inizia una placida passeggiata per il cimitero, e, mentre passa tra le tombe, si rende conto che c’è una voce che sovrasta gli spari e che sembra provenire dalle lapidi stesse.

Con suo sommo stupore, egli si rende conto che si tratta dei defunti stessi, che maledicono il poligono da tiro ed il desiderio dei vivi di imparare l’arte di uccidere. Se i vivi sapessero quanto la Morte sia un “premio” facile da ottenere, forse non si affannerebbero tanto per darla ad ad altri e forse a se stessi.


Ancora una volta Baudelaire torna sul tema della satira sociale e politica. Come forse qualcuno di voi avrà intuito, questo poema è anche una frecciatina nei confronti del secondo marito della madre, un generale, che sicuramente passava al poligono la maggior parte del suo tempo libero.




Come al solito, vi invito a lasciarmi un vostro parere!
Quale piccolo poema del post avete preferito?
Quale sezione del progetto è stata la vostra preferita finora?
Ci sentiamo prestissimo per l’ultima parte di questo approfondimento “a puntate”!
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)

lunedì 2 settembre 2019

ROMA...VERSIONE THRILLER

Tre romanzi di Giancarlo De Cataldo



Cari lettori,
primo post di settembre, e...come non iniziare da alcune delle letture di quest’estate?
Per la nostra rubrica “Letture...per autori”, oggi vi parlo di uno scrittore molto noto, nonché magistrato, conosciuto principalmente per il libro Romanzo criminale, poi diventato film e serie tv. 

Io ve ne ho già parlato l’anno scorso, recensendovi Nero come il cuore (qui il link).


I tre romanzi che oggi vi presento hanno alcuni punti in comune con la sua opera più famosa: il genere thriller, l’ambientazione romana, la profonda conoscenza che l’autore dimostra in merito alla conduzione di un’indagine.

Una di queste tre storie è la naturale continuazione di Romanzo criminale, un’altra è ambientata nell’era post-11 settembre, la terza sembra essere l’inizio di una nuova, interessante serie.

Vediamo insieme più dettagli!



Alba Nera


Alba Doria è un giovane commissario romano. La maggior parte delle persone la considera tanto affascinante e brava nel suo lavoro quanto scontrosa e distante.
In realtà, la donna è affetta da una patologia chiamata Triade Oscura, un terribile misto di narcisismo, sociopatia e capacità manipolatorie. Ella tenta abitualmente di curarsi con delle sedute da uno psichiatra, ma finisce per esercitare il suo controllo anche su di lui. 

È una persona molto sola: negli ultimi anni ha perso i contatti perfino con le uniche due persone che le sono state vicino fin dai tempi della polizia. Il primo è Biondo, il suo ex fidanzato, un poliziotto d’azione che completa perfettamente il suo spirito riflessivo. Il secondo è il Dr Sax, chiamato così per le sue abilità musicali, un amico della coppia che ha fatto carriera nei Servizi ed ha sposato la figlia del Capo.


Una notte, un paio di giovani delinquenti di origine sudamericana vengono trovati mentre cercano inutilmente di trovare il coraggio di uccidere e fare a pezzi una ragazza in stato di incoscienza e legata con delle corde. Sulla scena del crimine, insieme alla sua squadra, irrompe Biondo, che però capisce subito di avere davanti due sicari prezzolati sicuramente pericolosi ma piuttosto maldestri.

Gli esami medici e scientifici gli confermano che la vittima, che si sta riprendendo ma non ricorda nulla dell’accaduto, è stata legata per delle pratiche sadomaso. Egli si rende conto con sgomento che quel tipo di nodi, di origine asiatica e molto particolari, è lo stesso di un delitto che credeva di aver risolto tempo fa insieme ad Alba ed al Dr Sax.

Dopo essersi ritrovato, il trio si riunisce di nella villa del Capo dei Servizi e decide di indagare all’unisono, partendo da quei particolari che, anni prima, non avevano convinto nessuno dei tre.

La domanda principale è: si tratta di un epigono dell’assassino di qualche anno fa, che ne ha voluto replicare le modalità, oppure la persona arrestata tempo prima non era quella giusta e c’è un maniaco seriale in libertà?


Alba Nera è il primo capitolo di quella che quasi sicuramente diventerà una nuova serie di Giancarlo De Cataldo. 

L’autore ci porta a conoscere una Roma decisamente oscura: quella dei quartieri a luci rosse, delle persone che praticano quotidianamente atti sado-masochisti, degli assassini che si nascondono nell’ombra.

Più l’indagine del trio di amici prosegue e più il lettore ha la (fondata) impressione che la vicenda non sia raccontata come dovrebbe: infatti il mondo della prostituzione non sembra la pista giusta, né tantomeno quello delle pratiche sessuali un po’ creative, frequentato anche da tante persone perbene e disposte a collaborare.

Qual è, allora, il vero, oscuro potere che si nasconde dietro a questa intricata vicenda? Per scoprire il cuore nero di questo appassionante thriller, non resta che leggere!



Nelle mani giuste


Roma, inizio anni ‘90. La vicenda della Banda della Magliana, il gruppo di criminali che ha terrorizzato la capitale negli anni ‘80, si è conclusa. L’omicidio di Salvo Lima ha reso più che mai fragili i rapporti nascosti tra i rappresentanti dello Stato e quelli della Mafia. 

Il commissario Nicola Scialoja, che un tempo era un “puro” innamorato della giustizia e disposto a tutto pur di ottenerla, è stato scelto dal Vecchio, ex capo dei Servizi Segreti, come suo erede. Dopo la morte dell’uomo, infatti, il commissario diventa l’unico proprietario di una collezione smisurata di dossier, conservata in due Tir, che contengono informazioni preziose, quasi sempre pericolose e spesso illegali, su tutti coloro che hanno contato almeno un po’ nel recente passato italiano.

La scalata al potere di Scialoja, però, non è facile: non solo egli non ha scelto questo incarico e non si sente all’altezza, ma ha anche un rivale che trama nell’ombra. Si tratta di Stalin Rossetti, un personaggio oscuro e pericoloso, che vive ben al di là dei confini della legalità. 

Stalin sceglie di affrontare il commissario in modo molto subdolo: decide infatti di usare Patrizia, ex prostituta, inizialmente compagna del Dandi (un esponente della Banda della Magliana), poi fidanzata con Scialoja e tuttora innamorata di lui. Egli persuade la donna a riallacciare i rapporti con il commissario ed a fingere con lui di essere ancora sola e triste per la loro separazione, in modo da poter avere una costante e sicura fonte di informazioni.

Scialoja e Patrizia si ritrovano improvvisamente coinvolti in un “bel mondo” (virgolette necessarie) che a loro non appartiene per niente, tra esponenti della mafia che si fingono galantuomini, imprenditori responsabili di crack finanziari, mogli ricche ed annoiate, primi esponenti di una nascente Lega.


Sullo sfondo (ma non troppo), la situazione storica e politica di quegli anni: i Corleonesi che prendono il potere, Berlusconi che annuncia la sua “discesa in campo”, gli attentati terroristici di stampo politico e mafioso nelle più importanti città d’Italia, il maxi processo, Falcone e Borsellino…


Nelle mani giuste è una sorta di continuazione di Romanzo criminale, anche e soprattutto perché il messaggio dell’autore è evidente: se le autorità romane erano convinte che la capitale, dopo la vicenda della Banda della Magliana, avrebbe trovato la sua pace… purtroppo era soltanto un’illusione.

Come Giancarlo De Cataldo stesso ha specificato, questo non è un romanzo di storia contemporanea, bensì un romanzo che parte dalla storia per creare un racconto verisimile e fare delle ipotesi su alcuni grandi misteri degli anni ‘90. Misteri la cui soluzione è, inutile dirlo, racchiusa in quei due “fantomatici” due tir, che nella realtà nessuno è mai riuscito a trovare.


Ammetto che, quando ho iniziato la mia lettura, ho fatto un po’ di fatica nel destreggiarmi tra storia e fantasia, principalmente perché si tratta di fatti avvenuti quando ero una bambina, e purtroppo ancora presenti solo in minima parte sui manuali scolastici di storia. Tuttavia, la lettura mi ha appassionato sempre più, capitolo dopo capitolo, e non posso che consigliarvela, proprio perché mi ha permesso anche di istruirmi su un’importante pagina di storia contemporanea!



La forma della paura
(scritto con Mimmo Rafele)


Il prologo di questo romanzo è ambientato negli anni ‘90 durante le tante guerre intestine della ex Jugoslavia. Un generale italiano chiamato da tutti Il Comandante, che lavora come mercenario per il migliore offerente, salva una ragazza bosniaca, Alissa, dall’orribile violenza che alcuni soldati croati stanno perpetrando su di lei.


Nei primi anni 2000, dopo il terribile attentato dell’11 settembre 2001, i due sono compagni di vita ed Il Comandante è conosciuto da tutte le persone che contano a Roma. È un enigmatico personaggio che ha amicizie tra ogni genere di autorità e, senza che nessuno se ne accorga, contribuisce a definire i confini del terrore che ha preso tutti dopo l’attentato. Infatti lo spettro del Comunismo, dalla Caduta del Muro di Berlino in avanti, è sempre più caduto nel dimenticatoio, ed il vero nemico, nell’immaginario comune degli occidentali, è diventato l’estremista islamico.

Per questo motivo uno dei sottoposti di rilievo del Comandante, il Dirigente dell’Antiterrorismo Mastino, ha infiltrato un manovale egiziano che è al suo servizio in un gruppo di musulmani idealisti ed un po’ troppo entusiasti. Egli è consapevole del fatto che quelle persone non hanno soldi né armi e non diverranno mai pericolosi, ma conta di poterli usare come capro espiatorio per le sue manovre illegali.

Mastino è anche il vero assassino di Alessio Dentini, suo collega tutto d’un pezzo che aveva iniziato ad intuire le sue sporche manovre.


Il sistema della “forma della paura” sembra molto difficile da scardinare, ma viene messo in difficoltà da due giovani.

Il primo è Marco, un poliziotto dai trascorsi difficili e violenti (che lui chiama “La Furia”), un ex pupillo di Dentini che si fa attrarre dalla prospettiva di una carriera più soddisfacente (e più adrenalinica) ed entra nell’Antiterrorismo.

Il secondo è Guido, un ragazzo di simpatie anarchiche che si ritrova ad essere sul luogo del delitto e per questo ingiustamente accusato. C’è però un esponente dei Servizi, detto Lupo, vecchio amico di Dentini, che è disposto a far di tutto purché emerga la realtà sul colpevole, e manovra (soprattutto nell’ombra) per scagionarlo.


Questo thriller, scritto a quattro mani con lo sceneggiatore Mimmo Rafele, è rapido, conciso, quasi studiato in modo da sembrare un film. Ancora una volta De Cataldo ci stupisce con la sua grande conoscenza di quei “sistemi segreti” di cui nessuno sa nulla ma che, di nascosto, muovono il mondo che conosciamo. 

Quante volte si pensa che la paura, in quanto sentimento irreale, non possa essere controllata? Questo libro, incredibilmente, dimostra l’esatto contrario!

I protagonisti sono dei personaggi che si fa davvero fatica a trovare simpatici ma che, a dispetto di tutto, hanno qualcosa da imparare...e da insegnare.




Ecco un primo assaggio delle mie letture del periodo estivo!
Fatemi sapere se conoscete l’autore, se avete letto questi romanzi, se vi sono piaciuti.
Ditemi anche se mi consigliate Romanzo criminale (libro, film e/o serie tv), che è l’opera più famosa di Giancarlo De Cataldo ma mi manca!
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)