Dai "Preferiti del mese", una raccolta di componimenti per la stagione
Cari lettori,
per il nostro "Angolo della poesia", facciamo una piccola pausa dal nostro progetto letterario su Eugenio Montale (che comunque tornerà giovedì prossimo) e concludiamo la serie di poesie regionali, dopo l'estate, l'autunno e l'inverno.
Non potevamo che chiudere con la primavera, insieme ad un po' di scatti di giornate da ricordare!
Il Cavallo, di Maria Luisa Spaziani
Viene la primavera, presto, scrivere!
In che cosa è diverso questo marzo?
Non ha le stesse tinte né profumi
selvaggi del passato.
Ma non voglio un giardino coltivato
all’inglese o francese con zampilli
d’acque educate, statue, allegorie
e recinti di fragole e lamponi.
Vorrei quel marzo là… che anno era?
Quando a cavallo saltavo le siepi.
Dov’è andato il cavallo? Sì, le siepi
fedelmente rimangono lì.
Il ramo rubato, di Pablo Neruda
Nella notte entreremo
a rubare
un ramo fiorito.
Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell’ombra.
Ancora non se n’è andato l’inverno,
e il melo appare
trasformato d’improvviso
in cascata di stelle odorose.
Nella notte entreremo
fino al suo tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.
E cautamente
nella nostra casa,
nella notte e nell’ombra,
entrerà con i tuoi passi
il silenzioso passo del profumo
e con i piedi stellati
il corpo chiaro della Primavera.
Speranza, di Guido Gozzano
Il gigantesco rovere abbattuto
l’intero inverno giacque sulla zolla,
mostrando, in cerchi, nelle sue midolla
i centonovant’anni che ha vissuto.
Ma poi che Primavera ogni corolla
dischiuse con le mani di velluto,
dai manchi nodi qua e là rampolla
e sogna ancora d’essere fronzuto.
Rampolla e sogna – immemore di scuri -
l’eterna volta cerula e serena
e gli ospiti canori e i frutti e l’ire
aquilonari e i secoli futuri…
Non so perché mi faccia tanta pena
quel moribondo che non vuol morire.
Già sulle rive…, di Alceo
Già sulle rive dello Xanto ritornano i cavalli,
gli uccelli di palude scendono dal cielo,
dalle cime dei monti
si libera azzurra fredda l’acqua e la vite
fiorisce e la verde canna spunta.
Già nelle valli risuonano
canti di primavera.
Risveglio, di Pierluigi Cappello
Ci si risveglia un giorno e le cose sembrano le stesse
mentre invece dietro a noi si è aperto un vuoto
dopo che tutto è stato fatto per trattenere la vita
in mezzo a un panorama di pietre sparse e tegole rotte.
Allora uno mette il dentifricio sullo spazzolino
mescola lo zucchero al caffè
con l’attenzione che aveva da scolaro
quando ritagliava dalla carta
file di bambini che si tengono per mano,
piccoli pesci che baciano l’aria.
Mi son nascosta nel mio fiore, di Emily Dickinson
Mi son nascosta nel mio fiore,
così che, quando appassirà dentro il tuo vaso,
per me tu senta, senza sospettarlo,
quasi una solitudine.
Un bambino veniva avanti traballando, di Camillo Sbarbaro
Un bambino veniva avanti traballando
sulle gambine discoste e
cogliendo ad ogni passo un po’ di fango
come un fiore.
Non s’accorse della mia carezza.
Aveva gli occhi pieni di sì chiaro stupore che, dopo,
credevo d’aver
accarezzato una margherita.
Un boschetto di meli, di Saffo
Un boschetto di meli: sugli altari
bruciano incensi.
Mormora fresca l’acqua tra i rami
tacitamente, tutto il mondo è ombrato
di rose.
Stormiscono le fronde e ne discende
un molle sonno
e di fiori di loto come a festa
fiorito è il prato, esalano gli aneti
sapore di miele.
Io sarò albero, di Sandor Petofi
Sarò albero se ti farai
fiore d’un albero:
se rugiada sarai mi farò fiore.
Rugiada diverrò se tu sarai
raggio di sole:
così, mio amore, noi ci uniremo.
Se, mia fanciulla, tu sarai cielo,
io diverrò, allora, una stella:
se, mia fanciulla, tu sarai inferno,
io per amarti mi dannerò.
Nostalgia, di Giuseppe Ungaretti
Quando
la notte è a svanire
poco prima di primavera
e di rado
qualcuno passa
Su Parigi s’addensa
un oscuro colore
di pianto
In un canto
di ponte
contemplo
l’illimitato silenzio
di una ragazza
tenue
Le nostre
malattie
si fondono
E come portati via
si rimane.
3 Tanka giapponesi sulla Primavera
Appoggio il mio corpo al cancello
e mi perdo in pensieri
infiniti
guardo il vento autunnale
passare sui fiori rossi.
Ho sentito, non so perché
che tu mi aspettavi
e sono uscita – Nella notte
improvvisa spuntò la luna
sui campi in fiore.
Colombe sull’alta pagoda
dove i fiori di ciliegio
cadono nel vento
a primavera – Il mio canto
scriverò sulle loro ali.
Con queste poesie auguro a tutti voi una primavera serena e ricca di bei ricordi.
Fatemi sapere quale di questi componimenti avete preferito e perché, se vi va!
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)
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