I 10 insegnamenti più belli della cantautrice
Cari
lettori,
per
la nostra rubrica “Consigli musicali”, oggi parliamo della mia
cantante straniera preferita: Taylor Swift.
I
dati essenziali della ragazza sono noti ai più. Classe ’89 come
me, in attività dal 2006, ha raggiunto la popolarità con i primi
album Taylor Swift
(2006) e Fearless
(2008), fortemente
country, e la consacrazione con i dischi Speak
Now (2010) e Red
(2012), ben più
sperimentali. Con il quinto album 1989
(2014) la svolta
pop è stata definitiva e l’ha portata ad avere un pubblico molto
più ampio, specie in Italia, dove, fino a quel momento, non era mai
stata molto considerata.
In
questo momento, noi fan siamo tutti in grande attesa del suo sesto
album, in ritardo di un
anno rispetto alla sua
abituale cadenza biennale.
Il disco si chiamerà Reputation
e
sarà disponibile a partire dal 10 novembre.
Si
potrebbe parlare a lungo di questo personaggio (e, credetemi, io lo
farei), a partire dalla sua musica, passando dalla sua ultima tournée
(che ha visto la partecipazione di ospiti di spicco) fino ad arrivare
alla sua immagine pubblica. Tuttavia, io credo che quello di cui
valga la pena scrivere sia il suo vero punto di forza: i testi.
Taylor
è autrice di ogni sua singola canzone (anche se a volte lavora da
sola ed a volte in gruppo), e si sente. Io ascolto moltissima musica,
ma non ho ancora trovato una persona che descriva sentimenti,
pensieri ed emozioni bene come lei. In particolare, trovo che il
terzo album, Speak
now, scritto
esclusivamente da lei per suo volere, sia il suo capolavoro dal punto
di vista testuale.
In
questo post vi propongo 10 piccole perle.
Sono
dei frammenti di testo tratti da tutti i suoi album, da quello di
esordio a quello più recente. Ripenso spesso a queste parole, che mi
hanno lasciato molto e che continuano a stimolarmi. Spero di riuscire
a farvi capire il perché.
MARY’S
SONG, 2006
“Take
me back to the house on the backyard tree, said you'd beat me up, you
were bigger than me... you never did, you never did.”
Riportami
alla casa sull'albero in cortile, tu dicevi che mi avresti pestato
perché eri più grosso di me... ma non l'hai mai fatto, non l'hai
mai fatto.
La
mia canzone preferita dell’album d’esordio narra la dolce e
commovente storia di due vicini di casa che, amici d’infanzia e poi
fidanzati da adolescenti, finiscono per sposarsi e mettere su
famiglia come nella migliore delle favole.
Ho scelto questi due versi
non solo perché mi riportano alla mente un ricordo ben preciso, ma
anche e soprattutto perché in poche parole è convogliato un mondo:
la casa, i giochi d’infanzia, le amicizie più innocenti e sincere.
Quante volte, dietro alle minacce scherzose dei bambini che giocano
tra loro, si celano affetti sinceri e poi a lungo rimpianti?
FIFTEEN,
2008
“I
found time can heal most anything and you might find who you're
supposed to be... I didn't know who I was supposed to be, at
fifteen.”
Ho
capito che il tempo può guarire quasi tutto, e troverai quello che
sei destinata ad essere...io non sapevo chi sarei diventata, a 15
anni.
La
mia canzone preferita del secondo album. È un vero viaggio nei
ricordi, dal primo all'ultimo giorno di liceo. Niente viene
risparmiato, a partire dall'eccitazione e dalla speranza dei primi
giorni, passando per
l'allegria
nel vivere da adolescente,
la
conoscenza di quelle che diventano le tue migliori amiche, fino ad
arrivare, naturalmente, ai ragazzi.
Tutto
positivo, certo. Ma l'adolescenza passa, e le prime delusioni
arrivano.
Qual
è l’insegnamento da trarre, allora? Io credo che sia il fatto che
il liceo è solo una fase della vita. Si sogna intensamente, si
spera, si ama, ma non si conosce ancora la propria vera identità,
che è ancora in costruzione.
Personalmente
io trovo questo testo un’analisi a posteriori della propria
adolescenza molto lucida ed istruttiva.
CHANGE,
2008
“Tonight
we'll stand, get off of our knees, fight for what we've worked for
all these years, and the battle was long, it's the fight of our
lives, but we'll stand up champions tonight.”
Stanotte
saremo qui, ci alzeremo dalle ginocchia, combatteremo per quello per
cui abbiamo lavorato per tutti questi anni, e la battaglia è stata
lunga, è la lotta della nostra vita, ma staremo qui come campioni
stanotte.
Ci
sono momenti della propria vita in cui ci si sente stanchi, stufi, un
po' immobili. Come se tutto quello che abbiamo fatto non valesse
nulla, come se noi stessimo lavorando a vuoto per un futuro che
appare come un buco nero. Per tutti noi ci sono stati tanti,
tantissimi momenti così!
In
ogni caso, vi è una sensazione positiva che si accompagna a tutto
questo: il cambiamento è vicino, si chiude un'epoca che comunque ha
portato tante cose belle, ed il futuro è tutto da scrivere. Non
tutti i cambiamenti vengono per nuocere, anche se qualcosa,
inevitabilmente, ci farà soffrire. Forse ci sentiremo tristi, persi,
dubbiosi... ma anche stupefatti e, in qualche modo, liberi.
Ed allora
è giusto lavorare, è giusto dedicarsi a quello che desideriamo, con
passione, senza la necessità di ipotecare sempre il futuro. Perché
qualche riconoscimento arriverà, anche soltanto nel nostro cuore.
NEVER
GROW UP, 2010
“Take
pictures in your mind of your childhood room, memorize what it
sounded like when your dad gets home, remember the footsteps,
remember the words said, and all your little brother's favourite
songs. I just realized everything I have is someday gonna be gone.”
Scatta
foto nella tua mente della tua cameretta da bambina, memorizza
com'era quando tuo padre tornava a casa, ricorda i passi, ricorda le
parole dette, e le canzoni preferite del tuo fratellino. Ho appena
capito che tutto quello che ho un giorno se ne andrà.
Una
delle canzoni più dolci e commoventi scritte da Taylor. Tutto, a
partire dalla melodia, che sembra quasi una ninna-nanna, fino ad
arrivare allo splendido testo, mette alla prova anche il cuore più
di pietra.
La
canzone sembrerebbe dedicata ad un bimbo di cui la protagonista si
sta prendendo cura, ma, a partire dalla seconda strofa, ella inizia a
rivolgersi a un'adolescente. I destinatari di questa meravigliosa
lettera potrebbero essere dunque tutte quelle persone nate dopo di
noi, delle quali, in qualche modo, ci occupiamo.
C'è,
inoltre, un altro aspetto: insieme a loro, siamo cresciuti anche noi!
Quante volte ci è capitato di dirci, durante questi tumultuosi ed un
po' imprevedibili anni da ventenni, “vorrei
non essere mai cresciuta”?
Purtroppo
– o per fortuna! - nulla di questo si può evitare.
LAST
KISS, 2010
“Hope
it's nice where you are...and I hope the sun shines and it's a
beautiful day, and something reminds you you wished you had stayed.
You can plan for a change of weather or town, but I never planned on
you changing your mind.”
Spero
che sia bello dove sei... e spero che il sole brilli e che sia una
bella giornata, e che qualcosa ti ricordi che avresti voluto restare.
Puoi programmare un cambiamento di clima o di città, ma non avrei
mai pensato che avresti cambiato idea così.
Tra
tutte le canzoni di Taylor che hanno come argomento la rottura di una
relazione, ho scelto questa perché credo che la terza strofa sia un
assoluto capolavoro, un misto di emozioni e di maturità.
Una
storia, all’inizio, può sembrare meravigliosa, coinvolgente, la
migliore possibile, ed anche l’intesa con la persona in questione
può essere perfetta. La vita, però, inevitabilmente divide, ed è
così che ci si trova davanti a qualcuno di cui non si conoscono più
le reali aspirazioni ed i veri desideri.
Se
una persona amata prende un’altra strada – magari una che da lui
non ci saremmo mai aspettati – è difficile non cedere alla rabbia,
al rancore ed al senso di abbandono. Tuttavia, con tempo e pazienza,
si può arrivare ad augurargli il meglio.
LONG
LIVE, 2010
“Can
you take a moment? Promise me this: that you’ll stand by me
forever, but If God forbid, Fate should step in, and force us into a
goodbye, if you have children someday, when they point to the
pictures, please tell them my name…”
Potete
aspettare un momento? Promettetemi questo: che starete con me per
sempre, ma se Dio lo impedisse, se il Fato si mettesse in mezzo, e ci
forzasse ad un addio, se avrete dei bambini un giorno, quando
punteranno il dito sulle foto, per favore, dite loro il mio nome…
Taylor
ha scritto questa canzone per la sua band e per poter ricordare per
sempre l’emozione dei concerti.
Personalmente, questa per me sarà
sempre la canzone da dedicare alla mia scuola di danza ed alle
compagne che hanno vissuto e continuano a vivere con me
quest’avventura. Facendo un discorso generale, io credo che questo
testo sia dedicato a tutti coloro che si esibiscono per mestiere o
anche solo per hobby: le luci, l’eccitazione, il buio che nasconde
la folla sono i grandi protagonisti di questa storia.
Condividendo
queste emozioni si diventa come fratelli e rimangono dei ricordi
preziosi che nessun ostacolo, a parere mio, potrà mai cancellare.
ALL
TOO WELL, 2012
“Hey,
you called me up again just to break me like a promise, so casually
cruel in the name of being honest. I'm a crumbled piece of paper
lying here, 'cause I remember it all, all, all... too well.”
Ehi,
mi hai chiamato di nuovo, solo per spezzarmi come si fa con una
promessa, così disinvolto e crudele in nome dell'essere onesti. Sono
un pezzo di carta stropicciato, e resto qui, perché mi ricordo
tutto, tutto, tutto... troppo bene.
Ho
inserito questo estratto perché credo che All
too well sia uno
degli assoluti capolavori di Taylor dal punto di vista testuale. Il
pretesto è, ancora una volta, il racconto di una storia d’amore,
ma sarebbe riduttivo limitare a questo l’analisi della canzone.
Questo
testo, infatti, è una vera e propria ode al ricordo, che, anche se
apparentemente amaro, è Dolce
per sé, come
scriveva Dacia Maraini, proprio perché appartiene alla nostra
storia.
Per
capire quello che intendo, vi consiglio caldamente di ascoltare il
brano. Personalmente, ogni suo verso mi fa tornare in mente qualcosa
di diverso.
Forse
per questo motivo questa canzone, mai stata singolo, è diventata
comunque così amata e popolare che Taylor l’ha presentata ai
Grammy del gennaio 2014.
OUT
OF THE WOODS, 2014
“Remember
when we couldn’t take the heat, I walked out and said: I’m
setting you free… but the monsters turned out to be just trees.”
Ricorda
quando non potevamo sopportare la pressione; me ne sono andata ed ho
detto: “Ti lascio libero!”…ma i mostri si sono rivelati essere
soltanto alberi.
Questo
estratto ed i due successivi sono tratti da 1989,
ultimo album di Taylor e, come spesso dico io, guida perfetta per noi
ragazzi tra i 25 ed i 30.
Il
brano Out of the
woods è una vera e
propria presa di coscienza di una persona che, spaventata dalla
provvisorietà e dalla fragilità delle relazioni e di ogni altro
aspetto dell’esistenza, si fa prendere dal panico ed attende con
ansia il momento in cui sarà fuori
dal bosco, ovvero
al di fuori dei guai. Giorno dopo giorno, però, ella si rende conto
di essersi semplicemente affacciata alla vita adulta con tutta la sua
precarietà.
In
definitiva, il suo errore è stato quello di considerare dei mostri
spaventosi quelli
che erano dei semplici alberi,
ovvero degli ostacoli sorpassabili che spesso aiutano a restare nella
giusta direzione.
Consiglio
caldamente a tutti di vedere il video, molto poetico e dotato di una
simbologia semplice ma efficace.
THIS
LOVE (2014)
“When
you're young, you just run, but you come back to what you need.”
Quando
sei giovane, corri e basta, ma poi torni indietro a quello di cui hai
bisogno.
This
love è la mia
canzone preferita di 1989.
I protagonisti di
questa struggente ballata sono i molti tipi di amore che una persona
può incontrare nella vita, lasciati volutamente indefiniti
dall’autrice.
I
sentimenti tornano come una marea; restano accesi nella notte come
una lanterna; vengono espressi con urla silenziose e sogni selvaggi;
tramutano un sorriso in un fantasma che ci fa cadere in ginocchio
senza parole; possono essere buoni e cattivi e, soprattutto, possono
ritornare.
This
love ci insegna che
non perdiamo mai un sentimento, perché esso ritornerà da noi anche
se la persona amata non c’è più. Quando si è giovani è facile
rincorrere ogni novità, ma si finisce sempre per tornare da ciò che
è parte di noi.
YOU
ARE IN LOVE, 2014
“You
understand now why they lost their minds and fought the wars, and why
I spent my whole life trying to put it into words.”
Ora
capisci perché hanno perso la testa e combattuto le guerre, e perché
ho passato tutta la mia vita a provare a metterlo in parole.
Taylor
è del mio anno e forse è presto per parlare di un “testamento
spirituale”, ma io credo che questa canzone, in parte, lo sia. Il
brano è stato scritto per il matrimonio di due amici e parla
dell’amore adulto.
Basta
con le favole, i boschi, le casette sul cortile, i sogni: ci sono
toast bruciati alla mattina, foto da mettere sulla scrivania in
ufficio, maglioni da condividere se fa freddo. C’è un amore molto
più semplice e quotidiano, che però si svela in tutta la sua
potenza ed importanza.
È
la stessa autrice che, prendendo esempio dai suoi amici, comprende
finalmente perché ha tentato tutta la vita di mettere in parole
l’amore.
Vi
ringrazio per la pazienza nella lettura di questo lungo post. Ho
ridotto ad un decalogo gli estratti selezionati perché,
probabilmente, se avessi dovuto inserire tutto quello che mi piace,
sarebbe venuto fuori un post interminabile. Ho scelto dei brani che,
secondo me, contengono consigli ed idee oggettive, lasciando perdere
quei testi che mi sono rimasti nel cuore per motivi strettamente
personali (come, per esempio, Cold
as you, Breathe, Enchanted, Begin again, I wish you would…)
Dal
momento che l’uscita del nuovo disco si avvicina, vi faccio sapere
anche che cosa penso delle nuove canzoni finora presentate in
anteprima.
Look
what you made me do
mi ha convinto al 100% fin da subito. La sonorità è del tutto nuova
ed il testo è audace ed inedito… un vero proprio inno contro tutti
i maltrattamenti e le ingiustizie che spesso si è costretti a
subire.
...Ready
for it? Mi
piace molto dal punto di vista musicale, un po’ meno da quello
testuale, perché sembra riprendere la tematica di un’altra sua
canzone famosa, Wildest
dreams (l’incontro
romantico con un uomo misterioso e non troppo affidabile).
Gorgeous,
infine, riprende un po’ il sound del suo disco 1989,
ha
tutte le carte in regola per essere un tormentone ed il testo nel
complesso è piacevole.
Rileggendo
i testi, e considerando quella che sembra essere la tematica chiave
del disco, a me e ad altri fan è venuto il sospetto che essi siano
scritti in chiave satirica/ironica, e che “prendano in giro”
rispettivamente la sua immagine come diva, la sua fama di
“mangiauomini” e l’indole romantica che ha spesso dimostrato
nelle sue canzoni.
Se
così fosse, da un lato mi spiacerebbe non riascoltare quella
semplicità genuina che caratterizza molti suoi testi, ma dall’altro
sarei ancora più incuriosita, perché un
disco in chiave autoironica sarebbe davvero unico nel suo genere.
Comunque
scopriremo tutto il 10 novembre :-)
Fatemi
sapere se conoscete quest’artista, se vi piace, quali sue canzoni
preferite.
Spero
anche di avervi fatto conoscere (meglio) una cantante della cui
unicità, secondo me, non si parla ancora a sufficienza in Italia.
Ancora
più del solito, aspetto i vostri pareri!
Al
prossimo post