venerdì 20 marzo 2026

PRIMAVERA E POESIA: LE MIE PREFERITE

 Dai "Preferiti del mese", una raccolta di componimenti per la stagione




Cari lettori,

per il nostro "Angolo della poesia", facciamo una piccola pausa dal nostro progetto letterario su Eugenio Montale (che comunque tornerà giovedì prossimo) e concludiamo la serie di poesie regionali, dopo l'estate, l'autunno e l'inverno

Non potevamo che chiudere con la primavera, insieme ad un po' di scatti di giornate da ricordare!



Il Cavallo, di Maria Luisa Spaziani


Viene la primavera, presto, scrivere!

In che cosa è diverso questo marzo?

Non ha le stesse tinte né profumi

selvaggi del passato.


Ma non voglio un giardino coltivato

all’inglese o francese con zampilli

d’acque educate, statue, allegorie

e recinti di fragole e lamponi.


Vorrei quel marzo là… che anno era?

Quando a cavallo saltavo le siepi.

Dov’è andato il cavallo? Sì, le siepi

fedelmente rimangono lì.



Il ramo rubato, di Pablo Neruda


Nella notte entreremo

a rubare

un ramo fiorito.

Passeremo il muro,

nelle tenebre del giardino altrui,

due ombre nell’ombra.

Ancora non se n’è andato l’inverno,

e il melo appare

trasformato d’improvviso

in cascata di stelle odorose.

Nella notte entreremo

fino al suo tremulo firmamento,

e le tue piccole mani e le mie

ruberanno le stelle.

E cautamente

nella nostra casa,

nella notte e nell’ombra,

entrerà con i tuoi passi

il silenzioso passo del profumo

e con i piedi stellati

il corpo chiaro della Primavera.



Speranza, di Guido Gozzano


Il gigantesco rovere abbattuto

l’intero inverno giacque sulla zolla,

mostrando, in cerchi, nelle sue midolla

i centonovant’anni che ha vissuto.


Ma poi che Primavera ogni corolla

dischiuse con le mani di velluto,

dai manchi nodi qua e là rampolla

e sogna ancora d’essere fronzuto.


Rampolla e sogna – immemore di scuri -

l’eterna volta cerula e serena

e gli ospiti canori e i frutti e l’ire


aquilonari e i secoli futuri…

Non so perché mi faccia tanta pena

quel moribondo che non vuol morire.



Già sulle rive…, di Alceo


Già sulle rive dello Xanto ritornano i cavalli,

gli uccelli di palude scendono dal cielo,

dalle cime dei monti

si libera azzurra fredda l’acqua e la vite

fiorisce e la verde canna spunta.

Già nelle valli risuonano

canti di primavera.



Risveglio, di Pierluigi Cappello


Ci si risveglia un giorno e le cose sembrano le stesse

mentre invece dietro a noi si è aperto un vuoto

dopo che tutto è stato fatto per trattenere la vita

in mezzo a un panorama di pietre sparse e tegole rotte.

Allora uno mette il dentifricio sullo spazzolino

mescola lo zucchero al caffè

con l’attenzione che aveva da scolaro

quando ritagliava dalla carta

file di bambini che si tengono per mano,

piccoli pesci che baciano l’aria.



Mi son nascosta nel mio fiore, di Emily Dickinson


Mi son nascosta nel mio fiore,

così che, quando appassirà dentro il tuo vaso,

per me tu senta, senza sospettarlo,

quasi una solitudine.



Un bambino veniva avanti traballando, di Camillo Sbarbaro


Un bambino veniva avanti traballando

sulle gambine discoste e

cogliendo ad ogni passo un po’ di fango

come un fiore.

Non s’accorse della mia carezza.

Aveva gli occhi pieni di sì chiaro stupore che, dopo,

credevo d’aver

accarezzato una margherita.



Un boschetto di meli, di Saffo


Un boschetto di meli: sugli altari

bruciano incensi.

Mormora fresca l’acqua tra i rami

tacitamente, tutto il mondo è ombrato

di rose.

Stormiscono le fronde e ne discende

un molle sonno

e di fiori di loto come a festa

fiorito è il prato, esalano gli aneti

sapore di miele.



Io sarò albero, di Sandor Petofi


Sarò albero se ti farai

fiore d’un albero:

se rugiada sarai mi farò fiore.

Rugiada diverrò se tu sarai

raggio di sole:

così, mio amore, noi ci uniremo.

Se, mia fanciulla, tu sarai cielo,

io diverrò, allora, una stella:

se, mia fanciulla, tu sarai inferno,

io per amarti mi dannerò.



Nostalgia, di Giuseppe Ungaretti


Quando

la notte è a svanire

poco prima di primavera

e di rado

qualcuno passa


Su Parigi s’addensa

un oscuro colore

di pianto


In un canto

di ponte

contemplo

l’illimitato silenzio

di una ragazza

tenue


Le nostre

malattie

si fondono


E come portati via

si rimane.



3 Tanka giapponesi sulla Primavera


Appoggio il mio corpo al cancello

e mi perdo in pensieri

infiniti

guardo il vento autunnale

passare sui fiori rossi.


Ho sentito, non so perché

che tu mi aspettavi

e sono uscita – Nella notte

improvvisa spuntò la luna

sui campi in fiore.


Colombe sull’alta pagoda

dove i fiori di ciliegio

cadono nel vento

a primavera – Il mio canto

scriverò sulle loro ali.




Con queste poesie auguro a tutti voi una primavera serena e ricca di bei ricordi. 

Fatemi sapere quale di questi componimenti avete preferito e perché, se vi va! 

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


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