sabato 17 luglio 2021

L'ANGOLO VINTAGE 2.0 - LUGLIO 2021

 



Cari lettori,

aggiornamento straordinario di sabato per il nostro solito appuntamento del 17 del mese con “L’angolo vintage”!

Prima della pausa di agosto vi propongo due recuperi di genere giallo, che appartengono a due serie delle quali vi ho già parlato tante volte: la “Squadra speciale Minestrina in brodo” di Roberto Centazzo, e le avventure che hanno per protagonista il Colonnello Arcieri, nate dalla penna di Leonardo Gori.


Ho letto questi due romanzi qualche tempo fa, ma non ho ancora avuto occasione di parlarvene per bene e questa rubrica cade proprio a pennello.

Vi lascio alle recensioni, sperando che vi possano incuriosire!



L’ombra della perduta felicità, di Roberto Centazzo


La nuova avventura della “Squadra speciale Minestrina in brodo” inizia quando l’estate ligure è ormai giunta al termine. Anche settembre sta finendo, le spiagge iniziano ad essere deserte, per tanti lavoratori stagionali è un momento di ferie e la malinconia investe soprattutto chi è in pensione e teme di essere costretto nuovamente in casa ad annoiarsi, dopo qualche mese di distrazioni ed attività all’aria aperta.


Per Ferruccio Pammattone, Eugenio Mignogna e Luc Santoro, però, sembra non esserci un vero riposo. Il Sindacato autonomo che si occupa delle forze dell’ordine ha bisogno della “vecchia guardia” per una questione delicata, della quale, purtroppo, non ha il tempo di occuparsi come dovrebbe. Un giovane collega, Giacomo Dotta, si ritrova in una brutta situazione dopo essersi scontrato più e più volte con una cosiddetta società di agricoltura biologica, che però ha creato diversi problemi a tante attività indipendenti, primo tra tutte l’agriturismo che egli gestisce con la madre. Il suo intuito di poliziotto lo ha portato a fiutare qualcosa di marcio, ma ben presto la questione è diventata un’ossessione, una sorta di battaglia contro un nemico pericoloso che agisce nell’ombra. Giacomo Dotta è caduto in una profonda depressione e si è ritirato nelle Langhe, a controllare da vicino l'attività di sua madre.


Ai tre poliziotti in pensione viene affidato un delicato compito di consulenza, perché su Giacomo Dotta pende anche il rischio di un grave provvedimento disciplinare. Dopo un breve scambio di opinioni, i tre si decidono per una sorta di “vacanza fuori programma” nelle Langhe, perché vogliono vederci un po’ più chiaro, ma soprattutto vorrebbero cercare di convincere Giacomo a tornare in servizio attivo ed a ritrovare un po’ di fiducia nel lavoro e nella vita.


Una volta arrivati, essi si rendono conto che la situazione è davvero drammatica: l’agriturismo è sulle spalle dell’anziana madre, Giacomo fa fatica persino ad avere una routine quotidiana e soprattutto si ritiene vittima di un grave raggiro.


Ciò che preoccupa maggiormente la Squadra Speciale Minestrina in brodo è che Giacomo, sì, è indubbiamente depresso, ma, nonostante tutto, è lucido: le sue indagini hanno una convincente coerenza, e purtroppo lo hanno portato anche a scoperchiare qualche altarino ai piani alti. Non ci vuole molto per comprendere che egli potrebbe essere la pedina sacrificale di un piano pericoloso, perché ormai ha scoperto troppo. 

Per questo motivo i nostri protagonisti cercano di persuadere Giacomo a chiedere il trasferimento cambiando mansioni, e, allo stesso tempo, decidono di iniziare un’altra delle loro “indagini non autorizzate”, per comprendere che cosa ci sia davvero dietro a queste aziende biologiche.



Vi ho già recensito più volte le storie di Ferruccio, Eugenio e Luc e sapete che le ho sempre apprezzate per la capacità dell’autore di portare alla luce temi e questioni che forse fanno meno scalpore di altri, ma sono estremamente attuali e spesso preoccupanti (se volete, trovate le recensioni a questo link e a questo). La vendita abusiva, il commercio illecito di beni di lusso, le truffe agli anziani, lo sfruttamento lavorativo che subisce chi non può permettersi di rifiutare nulla sono tutti problemi con i quali le forze dell’ordine hanno a che fare quotidianamente: sono lotte continue ed incessanti, che però non portano il riconoscimento che spesso vediamo al termine dei romanzi gialli, quando si trova il colpevole per uno spinoso delitto.


Forse proprio per questo motivo la tematica chiave de L’ombra della perduta felicità è la salute mentale, purtroppo sempre sottovalutata, specie in un ambiente come quello delle forze dell’ordine, all’interno del quale si tende a dare per scontato che sia necessario essere sempre “forti e duri”. Giacomo Dotta è uno dei tanti che è entrato in difficoltà dopo essersi reso conto di star portando avanti una battaglia logorante e dall’esito quasi scontato, nonostante tutto il suo impegno.


Non manca una reprimenda nei confronti di chi si approfitta in ogni modo dello stato di fragilità mentale di chi soffre e delle loro famiglie, come i cosiddetti “santoni”, che non sono altro che dei truffatori particolarmente scaltri.


Rispetto al primo romanzo della serie Squadra Speciale Minestrina in brodo, noto con piacere che lo stile si è andato via via arricchendo, con suggestive descrizioni e riflessioni solo apparentemente semplici. 

Una lettura super consigliata!



Musica nera, di Leonardo Gori


È l’estate del 1967 e il Colonnello Arcieri, uomo dei Carabinieri e del SID, è costretto suo malgrado a raggiungere la Versilia, in pieno boom economico e fermento turistico, per un triste avvenimento. Dei ragazzini hanno trovato quasi per caso, in un fosso, il cadavere di un anziano ammiraglio. Purtroppo l’uomo manifestava da tempo segni di squilibrio e tutti propendono per una fuga notturna culminata in tragedia.


Il Colonnello, che conosceva l’ammiraglio, giunge in Versilia per il funerale e decide di trattenersi per qualche giorno, attratto non tanto dal sole, dal mare e dall’estate, quanto da una particolarità della vita notturna: i locali di jazz, la “musica nera” che da sempre lo affascina e lo appassiona.


Proprio in quel contesto egli riconosce un anziano musicista che aveva già incontrato e stimato in un’altra occasione, ed incontra la sua socia, una mediocre cantante con la quale però si crea una sorta di intimità. La tranquillità, però, sembra essere un concetto sconosciuto al colonnello Arcieri, che ben presto si ritrova coinvolto in oscure macchinazioni e sfugge per un pelo ad una trappola mortale.


Costretto dalle circostanze a restare in Versilia, egli inizia ad indagare sulla morte dell'ammiraglio. La versione della tragedia casuale non lo convince del tutto, anche perché il suo vecchio amico sembra essere stato coinvolto, anni addietro, in una brutta faccenda. Si tratta dell’affondamento di un sommergibile avvenuto in circostanze sospette, tanto che le vedove dei militari rimasti uccisi non se ne sono mai fatte una ragione ed ogni sera scrutano il mare, vestite di nero ed in silenzio.


Il Colonnello Arcieri, però, è soprattutto un uomo costantemente tormentato dai fantasmi del suo passato, ed è per questo che, oltre che ad occuparsi della sua sicurezza e della morte dell’amico, deve anche fare luce su un mistero del passato: il massacro di una famiglia avvenuto nel ‘44, in tempi di guerra ed in condizioni di assoluta efferatezza.



Come avrete notato, più che un giallo classico, Musica nera è un mix di tanti generi diversi, ad ognuno del quale è associata una sottotrama: c’è la spy story sullo sfondo dei locali di musica nera; c’è il giallo che affonda le radici nel passato e nei racconti storici di guerra; c’è, infine, il mistero a sfondo politico-economico che rende alcune pagine del libro simili a quelle dei romanzi d’inchiesta.


Il Colonnello Arcieri è in una fase di transizione: non è più il giovane Capitano coraggioso delle storie ambientate tra gli anni ‘30 e ‘40 (delle quali vi avevo parlato qui), ma non è ancora nemmeno l’uomo maturo e desideroso di cambiare vita dei romanzi successivi a questo (la cui recensione trovate a questo link).


Potremmo dire che in questo romanzo egli sta cercando di trovare una strada di quiete dopo anni ed anni di disavventure ed imprevisti, dovuti ad un lavoro che ama ed a scelte di vita nelle quali crede molto, ma anche difficili da sopportare ora che età ed esperienze pesano sulle spalle. Il ricordo di Elena, il suo amore perduto, lo spinge anche a fare delle scelte sbagliate in campo sentimentale, lasciandosi “scegliere” senza provare un particolare trasporto. Ma prima o poi un nuovo amore arriverà anche per lui…


Sapete che questa serie mi piace e che ve la consiglio già da mesi, quindi non aggiungo niente, se non che di questo romanzo mi è piaciuta tanto anche l’ambientazione, tra mare, ferie estive e boom economico!




Ecco il mio “Angolo Vintage” del mese di luglio!

Che ne pensate? Conoscete questi autori? Avete letto questi romanzi?

Aspetto le vostre opinioni!

Nel frattempo vi invito a leggere anche i post di "Librintavola" , di "Le mie ossessioni librose" e di "La biblioteca del libraio" , i tre blog che mi hanno fatto compagnia per l'appuntamento odierno con la rubrica.

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 12 luglio 2021

RICOMINCIARE

 Storytelling Chronicles: luglio 2021



Cari lettori,

benvenuti all’appuntamento di luglio con la rubrica di scrittura creativa “Storytelling Chronicles”!


Il tema del mese è molto particolare. Ognuno di noi partecipanti ha dovuto ispirarsi ad un autore tra i suoi preferiti, ad una sua opera e ad un personaggio amato, traendo da questi dati il genere del proprio racconto, il tipo di narrazione ed il protagonista (in termini di genere e orientamento sessuale).


Dopo aver cambiato idea un po’ di volte, perché gli autori che mi piacciono sono davvero troppi, ho deciso che per l’estate sarebbe stato carino proporvi una storia leggera e divertente ed ho puntato su Sophie Kinsella. Ecco a voi, quindi, il mio primo esperimento con il chick lit, in prima persona e con una ragazza trentenne etero come protagonista.


La mia storia si intitola Ricominciare ed è ambientata ai giorni nostri lungo il litorale toscano. Scriverla è stato inaspettatamente facile, soprattutto perché mi sono resa conto che, per tanti versi, questo racconto è stato un modo per prendere in giro me stessa e un po’ di mie nevrosi (chi mi conosce un po’ meglio lo capirà subito).


Buona lettura, spero di strapparvi una risata!



Ricominciare


Okay, niente panico. Niente panico. In fondo è solo una… macchia. Una piccola, insignificante macchia. Che importanza ha che non sia andata via con il borotalco? Il mio solito spray antimacchia è finito, ecco tutto. Lo ricomprerò domani. E nel frattempo nessuno se ne accorgerà.


Sto ancora fissando inorridita la striscia che separa due dei fiori del mio vestito, prova inconfutabile di un gelato al cioccolato del giorno prima, quando suona il telefono.

Eli, sei pronta? Sono sotto casa!”

Anche oggi la mia migliore amica Francesca si è dimostrata più puntuale di me. Non mi resta che prendere la borsa, chiudere casa e scendere, sperando che l’effettiva grandezza della macchia sia solo una mia illusione.


Ma che hai sul vestito?”

Illusione vana.

Il solito, Francy… ho finito l’antimacchia.”

Francy mi squadra il vestito con aria critica. Poi sorride.

Sì, beh, che importanza ha?” replica. “Non penso che nessuno ci farà troppo caso.”

Io invece temo che qualcuno lo farà eccome. E non un qualcuno qualunque. Magari, però, oggi non ci sarà. Ho avuto abbastanza sfortuna per stasera, no?



Spoiler: evidentemente no.

Non appena arriviamo al bar, noto subito un po’ di nostri amici su dei tavolini all’aperto, pronti ad ordinare l’aperitivo. In realtà non sono proprio amici nostri; sono la storica compagnia di Giorgio, il nuovo fidanzato di Francy. Non sempre la accompagno alle loro serate, ma qualche volta mi capita, perché ci sono delle ragazze davvero alla mano. In realtà sono tutti piuttosto simpatici. Tutti tranne Enrico, ovvio. Ho conosciuto il gruppo di Giorgio circa tre mesi fa, e da tre mesi meno un giorno provo un’insopprimibile antipatia per Enrico. O meglio: non è proprio corretto.

La prima volta che l’ho visto ho pensato che fosse intelligente, divertente, a tratti simpatico. Almeno con gli altri, insomma, visto che a me non aveva detto una parola. E poi, tutto ad un tratto, ha deciso che gli ero antipatica. In breve, ha cominciato lui. E so che è una frase degna dei miei bambini ed io dovrei essere la maestra, ma davvero non so in che altro modo descrivere l’atteggiamento che ha con me.


Ora, per esempio. Se ne sta comodo comodo sulla sua sedia, con una camicia a maniche corte che di sicuro spopolerà tra i pensionati alle Canarie, a chiudere del tabacco dentro una cartina ed a fissarmi al di là degli occhiali. Conosco quel suo silenzio da osservatore: di solito è preambolo di qualche battuta delle sue.

Non ho ancora finito di salutare tutti, quando mi rendo conto che io e Francy siamo le ultime arrivate e che gli unici due posti liberi sono proprio in mezzo tra Giorgio ed Enrico. A malincuore mi rendo conto che non posso frappormi tra la sua amica e il suo ragazzo: sono ancora in quella fase da “luna di miele” in cui vogliono stare sempre appiccicati, mi spiego?

Ecco il perché di quel sorrisetto divertito sulle labbra di Enrico.


Non appena mi siedo al posto incriminato, il mio tentativo di ignorarlo dura circa cinque secondi, cioè il tempo esatto che intercorre tra me che scosto la sedia e lui che, senza neanche dire “ciao”, esordisce con: “Wow Betty, che hai combinato? Hai festeggiato col gelato la fine della scuola?”

Due cose odio: che mi si chiami Betty, come l’ironico nomignolo attribuito alla mia regale omonima, e che mi si tratti come una bambina. Ah, odio pure il fumo, e lui mi sta appestando, e lo sa. Dopo una sessione di training autogeno di altri tre secondi, opto per far scivolare la provocazione.

Sì, esatto. Mi piaceva l’idea di dare da mangiare il gelato al vestito, aveva fame anche lui, sai com’è.”

Una reginetta come te?” Ancora questo riferimento. Neanche mi interessano, i reali inglesi. Alzo lo sguardo su di lui e noto che si sta divertendo; si accontenta di poco. “Che cosa prende stasera Sua Maestà? Un bel the all’inglese deteinato con pupazzetto in omaggio?”

Oh, insomma. È successo solo una volta. Lo sanno tutti che la teina fa male e poi non si dorme. E il the deteinato non è solo un prodotto per bambini, o almeno non dovrebbe esserlo. Se esplode il caldo e la pressione cala, cosa c’è di meglio di un po’ di zuccheri? Lo dice anche la pubblicità.

Mi sa che prenderò uno spritz” rispondo cauta, in un estremo tentativo di autocontrollo.

Ah brava, ottima scelta” ribatte lui in tono improvvisamente casuale. “Io prenderò la seconda birra, ne ho già bevuta una mentre vi aspettavo. Almeno ho potuto scroccare qualche patatina. Non ho pranzato.”

Emetto uno sbuffo che potrebbe somigliare ad un “Bah.” Non capirò mai certe pessime abitudini alimentari. E credo che Enrico l’abbia intuito, perché i suoi occhi chiarissimi brillano sotto le lenti.

Che c’è, principessa? Non mangi grassi? Siamo ad un aperitivo, eh. Vuoi ordinare qualcosa di dietetico?”

Ma no!” replico, incapace di trattenermi oltre. “Solo che… come fai a campare così? A sentire te, sopravvivi con drink, patatine, panini, birra, pastasciutta alle due di notte. E poi quel tuo viziaccio. Mischiare sigarette alla birra, puah. Non abbiamo più vent’anni. Tra dieci avrai già il fegato a pezzi!”

Aaah, capisco. E tu che cosa suggerisci? Una dieta eco-compatibile? Mi controllerai come fai con i tuoi bambini? E se faccio i capricci perché non mangio i broccoli?”

Quest’ultima spassosa battuta è accompagnata da qualche educata risatina, tipica di chi vorrebbe trattenersi ma questa volta non ce l’ha proprio fatta. Mi rendo conto che non solo la nostra conversazione è stata ascoltata, ma anche che è stata oggetto di intrattenimento per il resto del tavolo. Ma perché questo ragazzo riesce sempre, e con tanto successo, ad avere l’ultima parola ed a farmi imbestialire?


* * *


Per fortuna il momento di imbarazzo termina con l’arrivo degli abbondanti vassoi di stuzzichini che accompagnano il nostro aperitivo. Checché ne dica il mio “amico” (virgolette necessarie) del posto accanto, sono affamata e per nulla propensa a limitarmi.

Semplicemente, certe abitudini sono dure a morire. Soprattutto quando sono state fatte per amore, nello specifico per Flavio, il mio ex fidanzato. Credo che le sue intenzioni fossero buone, non fraintendetemi. In fondo uno stile di vita sano fa bene a tutti, e se la scienza ce lo ha permesso, perché non avere un’idea più precisa di quel che mangiamo? È solo che… tutti quei conti a proposito delle calorie. Le proteine separate dai carboidrati. I borbottii quando mangiavo un piatto di pasta a cena. Lo yoga che doveva essere praticato proprio alle sette del mattino. 

Ma la cosa peggiore erano quei terribili weekend negli eremi di lusso. Mi chiedo ancora oggi che cosa possa spingere delle persone che hanno la fortuna di potersi permettere qualche sfizio in più - tipo Flavio, appunto, con il suo lavoro in banca - a spendere cifre astronomiche per andare sul cocuzzolo di una montagna dimenticata dal mondo, a farsi maltrattare da brusche inservienti in completo bianco che ti sequestrano il telefono, ti servono del pinzimonio spacciandolo per un pasto vero e ti impongono ore di silenzio. Però su amache bio di vimini e lino, eh. Che idiozia. Se volete il mio parere, niente a che vedere con la sedia di metallo in sala maestri a fine giornata, quando l’istituto diventa silenzioso, tutti scappano via e tu puoi concederti una veloce merenda prima di andartene.


Eli, ti sei incantata?” La voce di Paola, una delle ragazze del gruppo, mi riscuote.

Maledizione, perché penso ancora a quello? La nostra storia è finita sei mesi fa. Sei mesi in cui ho riscoperto l’impareggiabile sapore del panino con la finocchiona e i sabati sera caotici nel mezzo dei locali. Perché ci sto ancora pensando?

Tu cosa ne dici del concorso letterario appena uscito? Hai visto i manifesti del Comune? Io ci sono passata davanti ieri. Mi sei venuta in mente tu. Non hai un sito di racconti o qualcosa del genere?” prosegue Paola con gentilezza, informandomi di tutta una parte del discorso che devo essermi persa mentre rimuginavo e mangiavo.

Comunque sì, ho visto i manifesti. Ed avevo un sito di racconti, fino a qualche tempo fa. Poi, si sa. Il lavoro. La vita adulta. I trent’anni. I weekend in cui mi è stato strappato il computer da sotto il naso.

Sì, esatto. Ho un sito. Ma sono due anni che non lo aggiorno, ormai.”

Ma no dai! E perché?” replica Paola accorata.

Perché quella fava del suo ex fidanzato non le lasciava mai il tempo per fare quello che voleva, ecco perché” si intromette Francy, poggiando con rabbia il suo drink sul tavolo.

Ma no dai, Francy, che esagerazione!” ribatto debolmente.

Esagerazione un corno! Tu hai talento. E te l’ho detto più volte.”

Penso che la prima a crederci dovrebbe essere Betty. I complimenti degli altri purtroppo servono a poco” fa una voce alla mia sinistra. E come ti sbagli?

Scusa, cosa intendi dire?” chiedo ad Enrico, piuttosto scocciata. Possibile che non riesca mai, mai a farsi gli affari propri? E ancora mi chiama Betty?

Intendo dire che io ogni due per tre parlo di scrittura, pezzi da consegnare, dibattiti su quello che scrivo, e non ho mai sentito una tua opinione. Se questo mondo ti interessa, perché non ne parli? Perché non fai sentire la tua voce?”

Ecco un’altra delle fissazioni del mio compagno di tavolo. Che ne pensi? Mi chiede in continuazione e per i motivi più disparati. Ti hanno già dato la loro opinione in dieci, ribatto spesso. Sì, ma io voglio sentire cosa ne pensi tu… è la sua invariabile risposta. Che noia.

Guarda... ti accontento subito. Vuoi sapere che cosa ne penso? Penso che per te sia facile parlare di scrittura. Lavori in un giornale, consegni pezzi nottetempo, hai delle opinioni politiche molto forti. Con una mano scrivi articoli che fanno indignare tutti i conservatori d’Italia e con l’altra racimoli like con i tuoi tweet al vetriolo!”

Sì, questo sono io, più o meno, e ti ringrazio per le tue parole così lusinghiere” replica con un odioso ghigno. “Ma per te, come stanno le cose?”

Per me è… difficile.” Dico rivolta al pavimento. Alzo lo sguardo e mi rendo conto che mi sta scrutando e che non sorride più. “Okay, va bene. Lasciamo stare. Altro giro di birra?”


* * *


Il mare, il sole, la spiaggia! C’è qualcosa di meglio in luglio?

Ci sarebbe sì: la totale assenza di pensieri, come sarebbe giusto se abiti in una cittadina di mare e puoi approfittare dell’ombrellone stagionale di famiglia. Invece sono qui, che do le spalle al centro storico di Marina di Carrara, tengo la testa sotto un ombrellone celeste (credo) che ha visto estati migliori e non faccio che ripensare alla discussione di sabato scorso.


La mattinata è splendida e forse tuffarmi un po’ mi aiuterebbe a schiarirmi le idee. Adoro stare seduta nell’acqua bassa e rilassarmi. Se solo non continuassi a pensare… oh, insomma, Eli, basta. Non si può continuamente pensare al proprio blocco dello scrittore, no? O invece sì?

Il fatto è che a me è sempre piaciuto inventare storie. Ho iniziato con le favole e le rielaborazioni dei classici che propongo sempre ai bambini, e poi sono passata alle poesie ed ai racconti veri e propri. Ho un debole per le storie rosa, per i racconti d’amore, specie per il cosiddetto chick lit, che mescola romanticismo e ironia.

Ed è vero che con Flavio eravamo sempre impegnati a fare palestra o quei dannati ritiri spirituali, ma non era solo questo. Lui ha sempre detestato “quel genere di lettura”, come lo definiva. Sospirava rassegnato e alzava gli occhi al cielo ogni volta che mi vedeva con un romanzo della Kinsella in mano. Lui leggeva i libri da economisti che non devono chiedere mai, avete presente? Quelle biografie romanzate in cui un piccolo fiammiferaio, con due cavi, un computer ed un garage, crea dal nulla una start up di successo. Oddio, non che fossero così male rispetto agli altri, quei terrificanti manuali di auto aiuto del genere se vuoi puoi.

Me lo ripeteva in continuazione: tutto ciò che ti distrae ostacola la tua volontà! Devi puntare dritta all’obiettivo!

Già, grande idea. Peccato che tra le “distrazioni”, secondo lui, ci fosse anche il mio sito. Non che me lo abbia mai detto chiaramente, eh. Però, tra un commento e l’altro… oh, beh, lo ha fatto ampiamente capire. E così ho iniziato a sentire la sua vocina pedante nella mia testa ogni volta che mi accostavo al computer per scrivere. Provavo a concentrarmi, a lasciar scorrere i miei pensieri sulla carta, a creare situazioni divertenti per i miei personaggi, ma mi distraevo continuamente. Si era insinuato in me una sorta di senso di colpa: all’improvviso tutto quanto era diventato più importante dello scrivere. Più produttivo, per usare le esatte parole della vocina pedante. 

Ho persino provato a leggere uno di quei manuali che Flavio aveva definito rivoluzionari. Credo che sia ancora a casa mia. Dovrei averlo sepolto da qualche parte, ma non so dove. Ho pure provato a cercarlo, ma non l'ho trovato. In compenso ho recuperato sciarpa, maglietta, canottiera e calzoncini della Fiorentina, che avevo cacciato in un remoto cassetto quando il mio ex fidanzato aveva definito il calcio “uno sport primitivo”. Not bad for a girl with no talent.


In verità, da sabato ad oggi, ci sono state un paio di serate in cui ho dato un’occhiata furtiva ad un racconto che non ho mai pubblicato. È l’ultimo che avevo provato a scrivere, prima di desistere definitivamente. Si intitola Ricominciare ed è la storia di un incontro inaspettato nella cornice di Parigi, tra giri in bicicletta lungo la Senna, serate all’Opéra in abito rosa, macarons multicolori e cartoline scritte al parco. Sarebbe perfetto per il concorso letterario, visto che il tema è proprio l’Europa. Mi ero ispirata al video di Begin again di Taylor Swift e quando avevo chiuso il computer avevo avuto la sensazione di aver appena attraversato un sogno.

E, indovina indovinello, qual era stato il commento di Flavio? “Amore, ma dai, come sei tenera.” A ripensarci adesso… no, meglio di no. Meglio fare dei respiri profondi.


* * *


Sono appena tornata al mio ombrellone quando noto che in terza fila c’è Enrico che mi saluta con la mano. Se ne sta tutto solo con una maglietta floreale che deve aver riscosso un grande successo negli anni ‘80 e la protezione totale sul naso. È l’ultima persona che si vorrebbe incontrare quando si sta riflettendo sul blocco dello scrittore, ma ormai mi sto macerando nel dubbio da giorni, che ho da perdere?

Ciao” lo saluto, avvicinandomi cautamente. “Che ci fai qua?”

Lavoro nel weekend e giornata libera in settimana” mi risponde, insolitamente quieto. Ma come? Niente Betty? Niente occhiate ironiche? “Siediti, dai, non stare in piedi.” Ah, ecco dov’era il trucchetto.

Ancora mezza avvolta nell’asciugamano di spugna, mi siedo sull’altra sdraio. È una mattinata davvero splendida. Scaglie di sole si riflettono sul mare. I gabbiani si rincorrono richiamandosi. A luglio in settimana c’è davvero poca gente. Perché diavolo l’essere più logorroico del pianeta se ne sta zitto, adesso?


Che cos’è, il gioco del silenzio?” dico alla fine, stupendomi della mia stessa ironia. 

Stai a vedere che andando con lo zoppo si impara a zoppicare?

No, scusami.” Scusami? Da qualche giorno vorrei parlarti di una questione, ma ci sto pensando su bene. Ci facciamo portare un caffè?”

Decaffeinato per me, grazie” acconsento, chiedendomi che diavolo abbia in mente.



Allora, di che cosa vorresti parlarmi?”

Di sabato sera. Di quando non hai voluto spiegarmi perché per te scrivere è difficile. Tranquilla” si affretta ad aggiungere vedendo le mie sopracciglia scattare verso l’alto “non voglio saperlo. Però peccato. Ho dato un’occhiata al tuo sito. Le tue storie sono graffianti.”

Tranquilla? È stato posseduto dagli alieni?

Ci metto qualche secondo in più a realizzare che non solo si è preso la briga di guardare il mio sito, ma che quello che ho scritto gli è piaciuto.

Va beh, è uno scherzo.

Non prendermi in giro, per favore” replico amaramente. All’improvviso non ho più voglia di ridere.

Ma non lo sto facendo!” ribatte lui tra lo stupito e il faceto. Poi vede la mia faccia e cambia espressione. “Non lo sto facendo” ripete. “Che te ne importa di me? O di chiunque? Dovresti chiederti: che cosa ne penso io dei miei racconti?

Accidenti, che domanda difficile. Perché deve sempre rigirare il dito nella piaga?

Mi piaceva scriverli, sai? Ogni volta che mi avvicinavo al computer, mi sembrava che intorno a me si creasse come… un magico silenzio. Mi immergevo nel mondo dei miei sogni e, se prima di iniziare avevo passato una brutta giornata ed avevo un groviglio nero che mi serrava il petto, quando chiudevo il pc era tutto passato. Ridevo, piangevo, sognavo, viaggiavo davanti allo schermo. Mi manca tanto.”

Ecco, appunto. Ho in me talmente tante emozioni represse che mi sono ritrovata a confidarmi con un quasi sconosciuto al quale sono pure abbastanza antipatica. Non so da dove mi siano uscite queste parole, forse da un angolo del cuore che ho tenuto chiuso a chiave per troppo tempo. Solo ora che le ho pronunciate mi rendo conto che è davvero quel che ho sempre pensato.

Ora la pagherò con una bella battuta sarcastica, me lo sento.

Solo che non arriva. Enrico sorride, ma non ha la sua solita aria ironica. Sembra… incoraggiante? Dovrei preoccuparmi?

E se la pensi così, perché non hai più scritto?”

Mi sono fatta influenzare… dalle compagnie sbagliate.”

Stiamo sempre parlando di quella fava del tuo ex fidanzato, vero?”

Non sono affari tuoi” borbotto con tono scontroso per fargli capire che non è proprio aria.

No, in effetti no” replica annuendo con decisione “ma mettila così: hai perso lui, ma non hai perso tutto. Hai un lavoro che ami, la tua amica Francy che ti vuole molto bene, e soprattutto hai la tua libertà e la tua voglia di scrivere che è rimasta intatta. Anzi, da quando è uscito il concorso letterario è proprio tornata in te con prepotenza, o sbaglio?”

Sono attonita. Ok, quest’uomo non è un mostro di simpatia, ma è un ottimo osservatore. E mi ha capito davvero bene.

Sì, è proprio così” ammetto, sentendo un sorriso che sorge spontaneo.

E allora… ti sei già data tutte le motivazioni da sola. Io a che ti servo? Al massimo puoi ispirarti a me per creare un super cattivo. E guarda che ci tengo, eh!”


* * *


La serata è insolitamente rosa. Il sole al tramonto, mescolandosi con le nuvole basse che sono arrivate verso sera, ha invaso il mio studio.

Lo considero di buon auspicio: anche la storia a cui ho pensato tutto il giorno ha i toni del lilla.

Come quasi sempre mi succede le sere d’estate, ho fatto tardi e devo preparare la cena, ma prima devo fare una cosa importantissima. Aggiungo la mia firma alla mail che ho appena terminato di scrivere e clic, invio!


È fatta. Sono ufficialmente una delle partecipanti al concorso letterario del mio Comune. Ricominciare sarà il primo dei miei racconti che verrà letto da una vera e propria giuria. E non ho intenzione di fermarmi qui: da settimana prossima voglio iniziare a lavorare a qualcosa di nuovo, perché il sito è rimasto fermo troppo tempo.


Mentre chiudo il pc mi sento serena come non lo ero da tempo, perché questa volta so che lo riaprirò molto presto. Per l’ennesima volta penso a quant’è vera la frase che mi ha detto ieri Enrico in riva al mare: io sapevo già di voler ricominciare a scrivere. Mi mancava solo una piccola spinta per convincermi al cento per cento. Davvero curioso che sia arrivata proprio da Enrico. Forse non è poi così insopportabile come sembra. Ma ho la sensazione di avere davanti a me un bel po’ di giorni per conoscerlo meglio.



Ho passato gli ultimi otto mesi

pensando che tutto quel che fa sempre l’amore

è infrangere, bruciare e finire,

ma un mercoledì, in un caffè, ho visto tutto ricominciare.



FINE




Alcune precisazioni:


1) La citazione iniziale (“Okay. Niente panico. Niente panico”) è l’incipit di tutti i romanzi della serie I love shopping. Sono sicura che qualcuno l’ha riconosciuta…


2) I bisticci a proposito delle abitudini alimentari sono un omaggio a Candice e Ed, due personaggi de La compagna di scuola, un libro che adoro e che Sophie Kinsella ha firmato col suo vero nome, Madeleine Wickham. La loro storia è davvero tutta da leggere!


3) Il video di Taylor Swift Begin again è a questo link. I versi che concludono il racconto sono tratti proprio dal ritornello della canzone.




Vi ringrazio per aver letto fin qui!

Sono sempre un po’ dubbiosa nell’accostarmi al romance ed ai suoi sottogeneri, perché credo che sia un genere piuttosto insidioso da scrivere: le idee arrivano con relativa facilità, ma poi è difficile renderle davvero bene su carta. Per questo motivo sono curiosa di leggere i vostri commenti e le vostre osservazioni.

Vi invito, come al solito, a leggere gli altri post del mese contrassegnati dal banner Storytelling Chronicles. Se non erro sono già usciti altri due racconti, uno ispirato da Julia Quinn di Bridgerton ed un altro da Nicholas Sparks… così potrete esplorare altre sfumature di rosa!


Grazie ancora per la lettura, al prossimo post :-)

giovedì 8 luglio 2021

TUTTI AL MARE... CON LA POESIA

 Celebri componimenti a tema marittimo




Cari lettori,

bentrovati ad un nuovo appuntamento con “L’angolo della poesia”!

Da domani inizierà un nuovo weekend estivo e, visto che siamo nel pieno della bella stagione, ho pensato di proporvi un post che ci faccia partire tutti insieme, con la mente e con il cuore, per un luogo marittimo.


Conoscete il mio amore per il mare e nei preferiti di giugno vi ho raccontato la mia gioia nell’essere tornata per un po’ di giorni dopo tanto tempo. Spero che queste parole possano far sognare tutti voi, ma soprattutto gli amanti del mare: chi l’ha appena riabbracciato, chi presto tornerà, chi vorrebbe rivederlo ma non sa ancora quando, chi ci vive tutto l’anno ma a volte si lascia ancora emozionare come se lo vedesse per la prima volta…


Ho pensato di accompagnare queste poesie con alcune foto che ho scattato al “mio mare” della riviera ligure. Non sono una fotografa al top (anzi, non sono fotografa e basta) ma rivedere questi scatti mi rende sempre felice!



Mare, di Giovanni Pascoli


M’affaccio alla finestra, e vedo il mare:

vanno le stelle, tremolano l’onde.

Vedo stelle passare, onde passare;

un guizzo chiama, un palpito risponde.


Ecco, sospira l’acqua, alita il vento:

sul mare è apparso un bel ponte d’argento.


Ponte gettato sui laghi sereni,

per chi dunque sei fatto e dove meni?



Spuma di mare, di Marina Ivanovna Cvetaeva


Chi è fatto di pietra, chi è fatto d’argilla -

io invece sono fatta d’argento e brillo!

La mia occupazione – è il tradimento,

il mio nome – Marina,

io – sono l’effimera spuma del mare.

Chi è fatto d’argilla, chi è fatto di carne -

a costoro la bara e le lastre tombali…

- battezzata nella fonte marina – e nel mio

volo continuamente infranta!

Attraverso ogni cuore, attraverso ogni rete

batte il mio arbitrio.

Io – vedi questi ricci scomposti? -

non sono fatta del sale della terra.

Mi frango sulle vostre granitiche

ginocchia

e da ogni onda – risuscito!

Evviva la schiuma – l’allegra schiuma -

l’alta schiuma del mare!



Come se il mare separandosi, di Emily Dickinson


Come se il mare separandosi

svelasse un altro mare,

questo un altro, ed i tre

solo il presagio fossero

d’un infinito di mari

non visitati da rive -

il mare stesso al mare fosse riva -

questo è l’eternità.



Arrivederci fratello mare, di Nazim Hikmet


Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti

arrivederci fratello mare

mi porto un po’ della tua ghiaia

un po’ del tuo sale azzurro

un po’ della tua infinità

e un pochino della tua luce

e della tua infelicità.

Ci hai saputo dir molte cose

sul tuo destino mare

eccoci con un po’ più di speranza

eccoci con un po’ più di saggezza

e ce ne andiamo come siamo venuti

arrivederci fratello mare.



Albaro, di Giorgio Caproni


Se al crepuscolo, almeno,

ci fosse, dietro i vetri, il mare…

Amore…

Tremore

in trasparenza…

Se almeno

questo fosse il rumore

del mare…

Non

lo sopporto più il rumore

della storia…

Vento

afono…

Glissando…

Sparire

come il giorno che muore

dietro i vetri…

Il mare…

Il mare in luogo della storia…

Oh, amore.



Acqua che all’acqua torna, di José Saramago


Acqua che all’acqua torna, di luce sfrangiata,

si apre l’onda in spuma.

Movimento perpetuo, arco perfetto,

che si erge, ricade e rifluisce,

onda del mare che il mare stesso nutre,

amore che di se stesso si alimenta.



Mare e terra, di Alda Merini


Mare,

che io domino col pensiero,

mi hai nascosto mille bugie

e tante verità.

Un giorno d’aprile

è esplosa un’onda

che avrei voluto baciare,

come un animale

fugge davanti al fuoco,

io sono fuggita da te.

Ho lasciato il mare per la terra

e la terra per il mare,

e ho sbagliato tutto,

perché non esistono

né ombre né luci,

ma solo il nostro breve pensiero,

ma solo il nostro bisogno d’amore.



Maestrale, di Eugenio Montale


S’è rifatta la calma

nell’aria: tra gli scogli parlotta la maretta.

Sulla costa quietata, nei broli, qualche palma

a pena svetta.


Una carezza disfiora

la linea del mare e la scompiglia

un attimo, soffio lieve che vi s’infrange e

ancora

il cammino ripiglia.


Lameggia nella chiarìa

la vasta distesa, s’increspa, indi si spiana

beata

e specchia nel suo cuore vasto codesta

povera mia

vita turbata.


O mio tronco che additi,

in questa ebrietudine tarda,

ogni rinato aspetto coi germogli fioriti

sulle tue mani, guarda:


sotto l’azzurro fitto

del cielo qualche uccello di mare se ne va;

né sosta mai: perché tutte le immagini

portano scritto:

più in là”!



Terra e mare, di Aleksandr Puskin


Quando sull’azzurro dei mari,

Zèfiro soffia la sua brezza

sulle vele dei fieri vascelli

e le barche sull’onde accarezza,

lasciato il peso dei pensieri,

nell’inerzia io posso annegare -

dimentico i canti delle muse,

m’è più caro il mormorio del mare.

Ma quando contro la riva l’onde

schiumose ruggiscono e fremono,

e il tuono rimbomba nel cielo,

e i lampi nel buio balenano,

allora i più ospitali querceti

io ai mari preferisco;

la terra mi sembra più fedele,

e il grave pescatore compatisco:

vive su una fragile imbarcazione,

trastullo della cieca corrente,

mentre io nel silenzio sicuro

ascolto il fruscio d’un torrente.



Mare al mattino, di Costantino Kavafis


Mare al mattino, cielo senza nubi

d’un viola splendido, riva gialla; tutto

grande e bello, fulgido nella luce.

Mi fermerò qui.



Onde, di Mario Luzi


Qui è la lotta con se stesso del mare

che nelle cale livide si torce

si svelle dalla sua continuità,

s’innalza, manda un fremito e ricade.

Il mare, sai, m’associa al suo tormento,

il mare viene, volge in fuga, viene,

coniuga tempo e spazio in questa voce

che soffre e prega rotta alle scogliere.



Il mare, di Antonio Machado


Lo scafo consunto e verdiccio

della vecchia feluca

riposa sul lido…

sembra la vela mozzata

che sogni ancora nel sole e nel mare.

Il mare ribolle e canta…

il mare è un sogno sonoro

sotto il sole d’aprile.

Il mare ribolle e ride

con le onde turchine e spume di latte e argento,

il mare ribolle e ride

sotto il cielo turchino.

Il mare lattescente,

il mare rutilante,

che risa azzurre ride sulle sue cetre

d’argento…

Ribolle e ride il mare! …

L’aria pare che dorma incantata

nella fulgida nebbia del sole bianchiccio.

Palpita il gabbiano nell’aria assopita,

e al tardo

sonnolento volare, si spicca

e si perde nella foschia del sole.




Questi sono i miei consigli poetici a tema mare!

Se volete potete dare un’occhiata anche ad un mio post dell’anno scorso, incentrato sulle poesie in riva al mare della poetessa lombarda Antonia Pozzi (lo trovate a questo link).

Che ne pensate? Conoscevate già questi componimenti?

Quale avete preferito? Ne avete altri da consigliarmi… per sognare ancora un po’?

Aspetto le vostre risposte!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)