lunedì 22 novembre 2021

INNAMORATI

 Lo spettacolo di Davide Lorenzo Palla in scena al Teatro Carcano




Cari lettori,

che gioia e che piacere riprendere oggi i nostri “Consigli teatrali”!

Negli scorsi giorni ho scorso i vecchi post della rubrica e mi sono resa conto che il mio ultimo spettacolo visto dal vivo risale al 21 febbraio 2020. L’anno scorso vi ho raccontato un paio di rappresentazioni e qualche balletto visto in streaming grazie a Rai 5, Rai Play e le piattaforme digitali di qualche teatro, ed è vero che questi strumenti sono stati un sollievo per molti di noi in questi lunghi mesi in cui la cultura è stata messa alla prova… ma ciò non toglie che oggi io sia felicissima di tornare a parlarvi di spettacoli visti in sala!


Vi dirò di più: la mia felicità è doppia, perché la rappresentazione che condivido con voi oggi è l’ultima opera di Davide Lorenzo Palla, autore e attore di cui, se conoscete il mio blog, avrete sicuramente già sentito parlare. Negli ultimi anni, infatti, egli si è esibito più volte al Carcano con la sua “trilogia shakespeariana”, in una forma a metà strada tra il monologo ed il racconto accompagnato dalla musica: Il mercante di Venezia (il primo suo spettacolo che ho visto, in questo post), Riccardo III (il mio preferito, di cui vi ho parlato qui) e Otello (che ho recuperato in streaming la scorsa primavera grazie alla pagina YouTube del teatro: la recensione è a questo link).


Lo spettacolo Innamorati rappresenta un cambio radicale, sia di autore, perché torniamo in Italia con Carlo Goldoni, sia di genere, perché si passa alla commedia, sia di forma espressiva (vedremo perché).


Senza ulteriori chiacchiere, vi lascio alla recensione!



Due innamorati e mille difficoltà


Innamorati è uno spettacolo tratto dalla commedia Gl’innamorati di Carlo Goldoni, opera che doveva far parte di una serie scritta a favore del Teatro San Luca, oggi ribattezzato Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni.


Si tratterebbe di un filone ispirato alle nove Muse classiche, ma la storia raccontata è comunque ambientata nel XVIII secolo, nella contemporaneità dell’autore.


I protagonisti sono Eugenia e Fulgenzio, due giovani milanesi che si sono incontrati quasi per caso e, come l’opera stessa ci dice, sono rimasti folgorati l’uno dall’altra.


Non sempre, però, l’amore passionale di due giovani può bastare per coronare il sogno di una vita insieme. Eugenia, infatti, è piuttosto sfortunata dal punto di vista familiare: è orfana ed è stata cresciuta da suo zio Fabrizio, un uomo che tiene soltanto all’apparenza e che ha dilapidato il patrimonio di famiglia (compresa la sua dote) un po’ nel gioco d’azzardo, un po’ nel tentativo di mostrarsi più ricco di quello che è (per esempio acquistando pochi quadri con i quali ha allestito una minuscola galleria artistica, della quale però si vanta immensamente). Fulgenzio, da parte sua, in quanto uomo è più libero ma è comunque vincolato da una promessa fatta al fratello: finché quest’ultimo sarà in viaggio, egli si dovrà prendere cura della cognata, Clorinda, come di una sorella, perché non era bene, ai tempi, lasciare una donna senza custodia di una figura maschile.


Eugenia è estremamente gelosa di Clorinda, che vede come una rivale (anche se l’autore fa capire allo spettatore che non ce n’è alcun motivo); Fulgenzio, da parte sua, è collerico ed impaziente, perché non sopporta né l’atteggiamento ambiguo dello zio Fabrizio, né i giovanotti che girano intorno alla sua “quasi fidanzata”, come il conte Roberto, un ricchissimo gentiluomo venuto da Roma che ovviamente piace molto all’avido tutore della ragazza.


Così, i due innamorati alternano momenti in cui litigano terribilmente, si rinfacciano qualsiasi parola ed atto, minacciano persino di trafiggersi con un pugnale, ed altri in cui si perdonano tra le lacrime dichiarandosi eterno amore. Il desiderio di restare insieme nonostante tutto sembra essere il sentimento prevalente, ma, considerati i tanti ostacoli che si frappongono tra loro, basterà?



Un regista sul punto di annullare tutto


La storia di Innamorati, che vi ho raccontato fin qui, non è però narrata in maniera tradizionale.


Questa volta Davide Lorenzo Palla non è più solo, o accompagnato soltanto dal regista Riccardo Mallus e dal fido polistrumentista Tiziano Cannas Aghedu (già presenti nel corso della trilogia shakespeariana). Egli ha con sé sul palco altri due attori, Irene Timpanaro e Giacomo Stallone.


Essi non interpretano solo Eugenia e Fulgenzio, ma anche, in un certo senso, loro stessi. La rappresentazione, infatti, è basata sulla tecnica del meta-teatro.


Davide Lorenzo Palla fa la parte di un regista che vorrebbe portare in scena Gl’Innamorati di Goldoni ma, abbandonato all’ultimo momento dagli attori protagonisti, pensa di non avere altra scelta se non annullare tutto quanto.


All’ultimo momento, però, egli cambia idea e decide di impiegare i due attori che solitamente fanno i comprimari, due giovani di belle speranze che accolgono con gioia l’occasione di essere, per una volta, le star dello spettacolo.


La rappresentazione, dunque, alterna momenti in cui è “buona la prima” (e gli spettatori possono seguire la narrazione di Innamorati) ad altri in cui le scene vanno ripetute, raccontate, spiegate. Il regista si cala nella parte dello zio Fabrizio, mentre il musicista viene suo malgrado coinvolto per interpretare a gesti il (molto silenzioso) conte Roberto.


La scenografia essenziale alla quale eravamo abituati noi spettatori della trilogia shakespeariana ha ceduto il posto ad un lussuoso salottino settecentesco, costituito da un ampio divano, mobiletti accanto alle pareti, tappezzeria colorata e grandi quadri di epoca illuminista, ma il regista pratica una sorta di “sospensione dell’incredulità” anche su di essa, perché richiede apertamente alla regia un certo effetto di luci o un altro, a seconda che ci sia un momento di prova generale oppure uno di interruzione o di riflessione.



Eugenia e Fulgenzio: battibecchi d’amore o infelicità manifesta?


Carlo Goldoni è un autore considerato tra i classici per la sua capacità di scrivere commedie che, ancora oggi, ci fanno ridere piuttosto amaramente. Come il suo collega francese Molière, egli ha portato in scena la vera e propria “commedia umana”, raccontando alcune tipologie di persone che vengono estremizzate in scena, ma nelle quali rischiamo di rivederci almeno in parte: l’avaro patologico, l’ipocrita, gli anziani brontoloni incapaci di vedere che il mondo è cambiato, i ricchi annoiati che pensano che evadere dalla loro lussuosa routine per una vacanza risolverà tutti i loro problemi. In questo caso sono i giovani innamorati a finire sotto la lente del commediografo: appassionati e romantici, certo, ma anche impulsivi e superficiali.


Se la scrittura settecentesca di Goldoni suggeriva a livello individuale una riflessione ad ogni singolo lettore o spettatore delle sue opere, l’approccio meta-teatrale e contemporaneo, che ho apprezzato moltissimo, ha fatto sì che il teatro si trasformasse quasi in un laboratorio, nel quale il regista ha rotto la quarta parete ed ha chiesto apertamente a noi spettatori: la storia di Eugenia e Fulgenzio è davvero una commedia?


Ad una prima impressione, i due potrebbero sembrare dei precursori degli amatissimi romance “enemies to lovers” (d’altra parte, nulla si inventa o si distrugge, ma tutto si trasforma): i battibecchi d’amore coinvolgono sempre lettori e spettatori, la rappresentazione è ricca di momenti esilaranti, dopo ogni lite sembra tornare sempre il sereno.


I presupposti su cui si fonda il sentimento che muove i due protagonisti, però, sembrano fragili, per non dire effimeri, mentre le tante difficoltà di tipo familiare e socio-economico che dovranno affrontare in caso di matrimonio sono tutt’altro che sciocchezze. La sensazione è che Eugenia e Fulgenzio stiano interpretando una parte, innamorati dell’idea dell’amore, senza sapere davvero cos’è. Ma l’ultima parola è lasciata a noi spettatori…



Torniamo a teatro!


Lo spettacolo è rimasto in scena solo nel weekend lungo tra l’11 ed il 14 novembre, ma Davide Lorenzo Palla e la sua squadra sono sempre a spasso con la loro “Tournée da bar” nei luoghi della quotidianità, quindi, se siete incuriositi, vi invito a dare un’occhiata alle loro pagine social, come questa.


Il mese di novembre mi ha riportato, nell’ordine, a visitare mostre, al cinema ed a teatro, e, se mi conoscete almeno un po’, immaginerete quanto io ne sia felice.


Ho visto che qua e là in zona Milano c’è qualche promozione interessante, quindi, se prima di questo terribile periodo vi piaceva andare a teatro, forse è il momento buono per provare a tornare. Per me è stato come recuperare un pezzetto di casa!





Fatemi sapere se avete già visto qualche spettacolo da quando i teatri sono stati riaperti e se vi è piaciuto!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


2 commenti :

  1. Ottima recensione, finalmente i teatri sono stati riaperti.
    Sereno giorno.

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    1. Non vedevo l'ora di vedere di nuovo uno spettacolo dal vivo :-) Grazie mille, buona giornata anche a te!

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