lunedì 6 settembre 2021

NUOVI AMORI A ROMA

 La dilogia romance di Estelle Hunt




Cari lettori,

per la nostra rubrica “Letture… per autori”, oggi torniamo a parlare di romance, e vi presento un’autrice della quale, fino a quest’estate, non avevo ancora letto nulla: Estelle Hunt. Per molti appassionati di rosa questo nome non sarà sicuramente nuovo, dal momento che è uno dei più popolari del romance self published in Italia. So che è un’autrice nota soprattutto per i rosa di ambientazione storica, ma l’anno scorso la sua dilogia contemporary “Roma” era in promozione gratuita in occasione dell’iniziativa #Ioleggodacasa del marzo ed aprile 2020, così l’ho scaricata e, di recente, l’ho letta.


Le protagoniste di questi due romanzi sono due cugine della Roma “bene”, Grace ed Elena, cresciute insieme come due sorelle, piuttosto diverse tra loro, ma entrambe ferite da esperienze difficili e piuttosto sfiduciate nei confronti dell’amore. Inutile dire che la loro vita cambierà improvvisamente ed in modo del tutto inaspettato.


Il mio giudizio è complessivamente positivo: sono state letture scorrevoli, sicuramente lo stile dell’autrice mi piace e il romanticismo non manca, così come la passione. Purtroppo la lettura non è stata sempre rose e fiori, e, come mio solito, vi racconterò anche quello che mi ha fatto storcere un po’ il naso (o desiderare di prendere un Maalox, in alternativa), ma credo che per chi, come me, è appassionato di romance, si tratti di romanzi più che godibili.


Vi lascio alle recensioni, così vi racconto tutto meglio nel dettaglio!



Per una notte


A Roma è scoppiata una caldissima estate e qualche cittadino ha già cominciato a fuggire, ma non esiste riposo per Nicolas, avvocato rampante, che a soli trentasette anni è già il braccio destro di una delle personalità più importanti della città in ambito legale. Egli si presenta in tutto e per tutto come il classico uomo in carriera, ricco, arrogante e donnaiolo; le sue umili origini, poi, hanno fatto nascere in lui una grande ambizione ed un forte desiderio di affermarsi.


Da pochi mesi, però, in studio è arrivata una nuova segretaria, Grace, una trentenne dall’ottimo curriculum, appena tornata da un lungo soggiorno all’estero, che tutti, e in modo particolare il capo di Nicolas, sembrano trattare con un occhio di riguardo. Grace non è solo più che qualificata per le mansioni che ogni giorno svolge sul lavoro, ma è anche brillante, simpatica e benvoluta da quasi tutti.


L’unico che la tiene ostinatamente a distanza è Nicolas, che si sente fortemente attratto da lei, ma non vuole distrazioni sul lavoro e si ripete che non vuole legarsi a nessuna donna. Giorno dopo giorno, però, egli non può fare a meno di sentirsi sempre più preso da Grace: per quanto egli la tratti male e le ordini sgarbatamente di portarle fotocopie e caffè, non può fare a meno di far trasparire l’interesse che prova per lei.


Grace, d’altro canto, prima è infastidita dalla maleducazione di Nicolas, poi, grazie anche ai consigli della cugina Elena, inizia a sospettare che si tratti di una sorta di maschera, ma continua volutamente ad ignorarlo. Ella ha concluso da poco una intensa e dolorosa relazione con un suo professore all’Università in Gran Bretagna (peraltro sposato), è tornata in Italia con il cuore gonfio di dispiacere per la scoperta della malattia terminale dell’uomo, il suo contratto presso lo studio dove lavora Nicolas è a tempo determinato e non è escluso che il richiamo della sua casa in Inghilterra possa tornare, un giorno, ad essere di nuovo troppo forte.


Entrambi i protagonisti, in definitiva, accampano scuse per non cedere ad una tentazione che si fa sempre più forte… fino a quando, un venerdì sera come tanti, la macchina di Grace ha dei problemi. Nicolas le offre un passaggio, ma in pochi minuti diventa chiaro per entrambi che non ci sarà alcun saluto sul portone. Stufi di nascondere la verità anche a loro stessi, i due cedono e vivono un weekend molto appassionato, ripetendosi, come da copione, che non ci sarà un seguito.


Lunedì mattina, però, non tutto è come prima. Nicolas sente nascere nuovamente in sé dei sentimenti che credeva sopiti dopo una brutta esperienza giovanile ed anni di vita da single libertino, e Grace, per la prima volta, sente di vivere un rapporto da pari a pari, dopo anni da “allieva” e “amante di uomo sposato”. La strada per la loro felicità, però, è irta di ostacoli.



Per una notte sembra il classico “office romance” tra avvocato e segretaria, ma entrambi i personaggi non sono ciò che sembrano. Uno dei punti di forza di questo romanzo è sicuramente il fatto che i protagonisti, a dispetto delle apparenze, non incarnino dei cliché. Nel passato di entrambi ci sono storie pesanti e difficili, che hanno segnato per sempre l’infanzia di lei e la prima giovinezza di lui, e che condizionano ancora il loro presente. Sia Nicolas che Grace, per ragioni diverse ma in fondo non così dissimili, sentono di non meritare la felicità e l’amore, e puniscono se stessi ed il prossimo ponendo subito delle barriere, prima ancora che i problemi insorgano. Per questo motivo la loro iniziale attrazione, che scoppia quasi subito, ha bisogno di tempo per trasformarsi in qualcosa di più profondo.


Quello che purtroppo non mi è piaciuto di questo romanzo sono alcune affermazioni e considerazioni che fanno i protagonisti, che sottintendono, se non sessismo, comunque una visione un po’ troppo all’antica del rapporto tra i sessi, che in un romanzo scritto pochissimi anni fa speravo proprio di non trovare. Per esempio le solite battutacce sui vestiti “da stupro” della protagonista (quando ormai c’è da anni un discorso serio e sacrosanto sul fatto che l’esposizione del corpo o un tipo di abbigliamento non siano forme di consenso, né motivo valido per il victim blaming in caso di violenza) o il comportamento infantile di Nicolas che, alla sua veneranda età, tratta male sul lavoro Grace per il semplice fatto di esistere ed essere attraente ai suoi occhi. Nemmeno la protagonista femminile è salva da queste concezioni patriarcali e non esita a definire puttane anche solo, per esempio, due tizie in bikini che passano in spiaggia accanto a Nicolas e ci scambiano due parole in croce.


È davvero un peccato trovare queste note così stonate nel bel mezzo di una lettura che invece, per tanti altri versi, propone tematiche serie, momenti pieni di passione e romanticismo, rivelazioni inaspettate. Già nell’altro romanzo della dilogia mi è capitato di trovare meno osservazioni di questo tipo, anche se in compenso mi sono bruciate le budella per altri motivi :-)


Un po’ di attenzione a queste tematiche avrebbe reso quasi perfetto un romanzo che comunque resta molto ricco ed interessante.



La notte del cuore


La protagonista di questo secondo romanzo è Elena, cugina di Grace, che, nel corso di Per una notte, viene presentata come la tipica figlia di ricchi, viziata ed indecisa, senza un vero e proprio lavoro, giramondo e sempre pronta a spendere ed a divertirsi.


Elena è consapevole di dare questa immagine di sé e la utilizza come maschera, ma è una donna ben diversa da quella che sembra. Ella, infatti, ha rischiato di morire dal dolore dopo che Lorenzo, il suo amico d’infanzia, il fratello che non ha mai avuto, si è perso per colpa delle droghe e si è suicidato con un’overdose. Dopo la tragedia, Elena ha tentato a sua volta di tagliarsi le vene, ma è stata miracolosamente salvata. Da allora, ella nasconde a tutti le sue cicatrici con numerosi e costosi bracciali e fa finta di non avere alcuna preoccupazione nella vita, ma in realtà trascorre le sue giornate facendo volontariato in ospedale, senza chiedere nulla e facendo turni di ore, come un lavoro vero e proprio. Il senso di colpa per non aver compreso le intenzioni di Lorenzo la divora da anni, e, al di là dei viaggi esotici, delle serate divertenti e della sicurezza ostentata, ci sono delle paure che sembrano non abbandonarla mai.


L’estate romana è quasi finita ed Elena decide di trascorrere l’ultimo scampolo di bella stagione in Austria, sui monti. Peccato che, proprio nella hall dell’albergo, ella faccia un incontro inaspettato: si tratta di Matteo, il suo primo amore mai dimenticato, chirurgo affermato a Parigi, nonché fratello maggiore di Lorenzo. La passione sembra riaccendersi subito tra di loro, ma Matteo è molto crudele con Elena: egli non è mai riuscito a superare la morte di Lorenzo e attribuisce alla donna la colpa di averlo portato su una cattiva strada e di averlo spinto al suicidio con la sua indifferenza nell’ultimo periodo, quando il loro rapporto di fratellanza acquisita si era raffreddato.


Elena, sconvolta dalla cattiveria di Matteo, torna a Roma distrutta e per mesi cerca di dimenticare quel terribile incontro. Le vacanze di Natale, però, arrivano prima del previsto, e con esse un ritorno inaspettato: proprio quello di Matteo, che però porta con sé Margot, la moglie francese della quale Elena ignorava l’esistenza.


Le famiglie dei due protagonisti sono amiche da moltissimo tempo, e le loro villette sono addirittura nel medesimo comprensorio, quindi per Elena è impossibile evitare la compagnia di Matteo nel corso delle feste in famiglia, che ben presto si trasformano in un vero calvario.


Matteo non sa niente del tentato suicidio di Elena, né della sua opera di volontariato, e continua a crederla una sciocca provocatrice che fa del male agli altri e poi scappa. Elena, a sua volta, crede che Matteo sia felice senza di lei, ma non sa che l’uomo è da anni in profonda crisi personale, che non ha mai superato il lutto del fratello e che il suo matrimonio con Margot è praticamente un’amicizia “con benefici”. Le poche settimane che Matteo trascorrerà in Italia potrebbero essere l’ultima occasione per chiarirsi definitivamente… o per dirsi addio.



Come giustamente ha fatto notare qualche mia collega blogger, La notte del cuore è un romanzo che andrebbe messo sottomano a tutti coloro che affermano che il romance è sempre, per definizione, un genere leggero e divertente. La storia di Elena e Matteo è intensa e passionale, ma anche dura e difficile. Le tematiche trattate sono toste, tra tossicodipendenza, suicidio, depressione, sensi di colpa. Credo che ormai tutti voi abbiate capito perché ho parlato di Maalox riferendomi a questo romanzo: questa è decisamente una storia d’amore “da gastrite”.


Personalmente ho apprezzato molto di più la protagonista femminile di quello maschile. Elena, secondo me, è vittima di una grande ingiustizia: tutti la definiscono cattiva e viziata… ed invece ha un grande cuore. Si porta dietro, da anni, una colpa che di fatto non ha (sì, ci sono motivi specifici per cui ella si sente responsabile per la morte di Lorenzo, ma la scelta, purtroppo, è stata tutta del suo amico); fa volontariato senza far trapelare nulla, a differenza di tanti ricchi e vip che si fanno fotografare in luoghi del terzo mondo; è una cugina esemplare per Grace ed anche un’ottima amica per Nicolas (in questo romanzo ritornano i due protagonisti di Per una notte); è una persona buona, che pensa sempre agli altri prima che a se stessa, pure troppo.


Al contrario, per essere proprio sincera… Matteo è detestabile per buona parte del romanzo. Tratta Elena in maniera inqualificabile, assume atteggiamenti deprecabili pur di non affrontare i suoi demoni interiori e manca di rispetto pure a Margot, che, per quanto in questo romanzo sia “la rivale”, mi è parsa una donna onesta e molto più simpatica di lui. Di certo l’autrice è stata molto brava nello sviluppare il personaggio e nel mostrare il suo cambiamento e le sue consapevolezze, ma… insomma, ho passato buona parte del romanzo a pensare che Elena si meriterebbe di meglio.


Nonostante questo, la loro storia d’amore coinvolge molto il lettore e scorre rapida e ricca di colpi di scena fino alla fine.




Ecco il mio parere su questa dilogia romance!

Voi che ne dite? Conoscete l’autrice? Avete letto qualcosa di suo?

Questa coppia di romanzi ambientati a Roma potrebbe interessarvi?

Oppure li avete già letti (e recensiti, magari)?

Fatemi sapere cosa ne pensate!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)

giovedì 2 settembre 2021

QUESTIONS ABOUT SUMMER BOOKTAG

 Un riepilogo delle mie letture estive



Cari lettori,

per la nostra rubrica “Tag… a tema libri”, il primo booktag dopo la pausa estiva non poteva non riguardare le letture fatte a giugno, luglio ed agosto.

Ho trovato un questionario intitolato Questions about summer booktag sul blog della mia amica nella blogosfera e nella vita Francesca/Ariel (a questo link trovate il suo blog) ed ho pensato di proporvi una mia versione.


Sono stata un po’ indecisa sul fare o no un post di questo genere perché, ad eccezione dei romanzi che ho inserito nei preferiti del mese, non ho ancora recensito la maggior parte dei libri che ho letto durante l’estate, quindi non ci saranno sempre link a recensioni più dettagliate. 

Prendete questo post come una serie di anticipazioni… nel corso di settembre e/o dell’autunno arriveranno più informazioni!



Miglior romanzo letto nell’estate


La migliore ri-scoperta di quest’estate 2021 è stato il primo volume della trilogia di Valerio Massimo Manfredi Aléxandros, intitolato Il figlio del sogno.


Vi ho parlato dei miei romanzi preferiti di Manfredi in questo post. Avevo letto (e adorato) questa trilogia tra il 2008 e il 2009, quando non c’era nemmeno l’idea di questo blog. Negli ultimi mesi ho pensato sempre più spesso ad una rilettura più lenta e meditata, con un’altra età ed altre conoscenze sul mondo della lettura.


Rileggere il primo romanzo è stato come rituffarsi in un mondo meraviglioso che non avevo mai davvero dimenticato. Uno dei buoni propositi per i prossimi mesi è sicuramente affrontare la rilettura degli altri due volumi e preparare un post di riflessione.



Peggior romanzo letto nell’estate


Non boccio completamente nessun romanzo, ma Mille prime notti di Anja Massetani ed Alice Winchester mi ha lasciato delle grosse perplessità. Si tratta di un contemporary romance e la storia d’amore raccontata è piacevole, a tratti anche bella, ma poggia su presupposti, a mio parere, del tutto sbagliati.


Vorrei parlarvene meglio a metà mese in occasione della rubrica L’angolo vintage… quindi restate connessi!



Un bel romanzo letto a giugno


Cinquanta in blu è una raccolta di racconti pubblicata per il cinquantesimo anniversario della Sellerio. Ognuno degli amatissimi giallisti italiani che vi ha preso parte ha omaggiato, con il suo racconto, un altro volume della Casa Editrice.

Una raccolta che ho letto a poco a poco, sulla sdraio in giardino o durante i primissimi giorni di mare!


Link recensione



Un bel romanzo letto a luglio


Il morso della vipera è il primo romanzo di una nuova serie nata dalla penna di Alice Basso, già creatrice del personaggio della ghostwriter (e detective nel tempo libero) Vani Sarca. Questa volta la protagonista è Anita Bo, una ragazza che vive negli anni ‘30 a Torino e che, prima di iniziare la sua nuova vita come moglie del “buon partito” dei suoi sogni, decide di lavorare come dattilografa presso una casa editrice specializzata in gialli. Questo lavoro sembra solo una parentesi formativa, ma si rivelerà l’inizio di un (ironico, accidentato, imprevedibile) percorso per conoscere e comprendere la vera se stessa.


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Un bel libro letto ad agosto


Borgo Sud di Donatella di Pietrantonio è la storia di un difficile ma solido rapporto di sorellanza, tra la voce narrante (della quale non si fa il nome), una professoressa universitaria seria ed introversa, ed Adriana, una donna dal carattere impulsivo che si è re-inventata mille volte. Entrambe vivono amori intensi ma non sempre facili: l’una con Piero, un dentista gentile ma un po’ ombroso, e l’altra con Rafael, un pescatore sempre nei guai. Borgo Sud è il paese abruzzese dove sono cresciute, che suscita in loro sentimenti contrastanti e ricordi intensi e dolorosi.


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Un libro letto o terminato sotto l’ombrellone


Quasi per caso è un giallo storico di un autore di cui ormai ho letto molto: Giancarlo De Cataldo. Questo romanzo è il seguito di Nell’ombra e nella luce, è ambientato nella Roma dei moti mazziniani ed ha sempre per protagonisti il maggiore Emiliano Mercalli di Saint-Just, la fidanzata medico (ex attrice) Naide ed il loro stravagante amico Gualtiero.


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Un libro che fa parte di una saga o di una serie


Nel corso del mese di luglio ho letto per la prima volta un’autrice self di cui molti hanno sicuramente sentito parlare: Estelle Hunt.


Mi sono dedicata ai due romanzi che compongono la serie “Roma”, ambientata nella città eterna: Per una notte e La notte del cuore.


Il mio giudizio nel complesso è positivo ma vorrei discutere con voi alcune tematiche legate soprattutto alla concezione della donna ed alla parità di genere nei romance.


La recensione, quindi, arriverà prestissimo!



Un colpo di fulmine estivo


Dopo aver letto l’anno scorso La chioma di Berenice (recensito qua) e questo inverno Mia cara Jane… (di cui vi parlo in questo post), ho aspettato decisamente troppo prima di leggere il terzo romanzo di Amalia Frontali che avevo sul Kindle: La gemma di Ceylon!


Quest’estate sono riuscita finalmente a recuperarlo e mi sono di nuovo persa nelle atmosfere create da Amalia Frontali, che sono sempre un po’ regency ed un po’ d’avventura. Dido, la protagonista, poco amata dalla famiglia d’origine, dovrà intraprendere un viaggio nell’odierno Sri Lanka, al tempo colonia inglese, e si ritroverà suo malgrado coinvolta in un’importante pagina della storia coloniale, tra guerra civile e lotte per l’indipendenza.


Spero proprio di potervene parlare presto!



Una lettura leggera


L’amore non si spiega di Katy Evans è una perfetta lettura da ombrellone: un contemporary romance ambientato a New York e la storia di una notte che si trasforma lentamente in amore.


Protagonisti sono Sara, un’aspirante ballerina che lavora alla reception del Four Seasons, e Ian, un produttore cinematografico che sta cercando di concludere una sofferta separazione ed ottenere il divorzio.


Anche di questo romanzo, se riesco, vorrei parlarvi ne L’angolo vintage di settembre!




Mi ha fatto piacere riepilogare con voi le letture estive, sia quelle poche che ho già recensito che quelle di cui parlerò tra fine estate e l’autunno. 

Quest’estate ho letto con piacere, ma soprattutto in spiaggia, sul balcone o in giardino, approfittando della bella stagione e della possibilità di stare all’aria aperta. Ho alternato la lettura alle nuotate, alle camminate, ad un po’ di vita sociale/familiare (finalmente!)… e questa modalità del genere “un po’ di tutto”, dopo tanti mesi in cui libri e PC sono stati l’unico possibile svago, mi ha fatto davvero bene.


Ora tocca a voi! Quali sono stati i romanzi che avete letto e apprezzato (oppure no) nel corso di questi mesi estivi?

Come sempre, sentitevi liberi di replicare questo TAG sul vostro blog, oppure di dirmi la vostra in forma più sintetica nei commenti.

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)

lunedì 30 agosto 2021

I PREFERITI DI AGOSTO 2021

 Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese




Cari lettori,

bentrovati! Come state? Com’è andato il vostro agosto?

Il mio è stato proprio come lo sognavo… anzi, anche meglio, direi!

Le giornate sono volate e prima che me ne accorgessi è giunto il momento di lasciare la nostra casetta al mare e di tornare alla base. La fine dell’estate è sempre un po’ malinconica per me: amo questo periodo dell’anno e stare in riva al mare mi ricarica moltissimo le energie, sia fisiche che mentali.

Oggi, dal momento che tra due giorni sarà settembre… si riapre il blog! Ecco a voi i preferiti di agosto, dai libri ai film, dalla musica alla poesia!



Il libro del mese


La voce narrante di questa storia, già protagonista de L’arminuta (romanzo che prima o poi recupererò sicuramente) è una donna nata e cresciuta a Borgo Sud, un villaggio nei pressi di Pescara, fatto di barche di pescatori e case popolari, campagne sconfinate e temporali improvvisi.


Ella è nata in una famiglia numerosa, composta, oltre che da lei, dai genitori, da quattro fratelli e dalla sorella Adriana, ma le amarezze non sono mancate. La madre anaffettiva, il padre chiuso nel suo egoismo, il fratello Vincenzo morto tragicamente cadendo dal motorino proprio sopra al filo spinato, il più piccolo di famiglia affetto da patologie mentali: c’è ben poco, nell’infanzia della protagonista, che ella voglia davvero ricordare. Il rapporto familiare più intenso ed autentico, suo malgrado, è proprio quello con la sorella Adriana, una donna che è tutto il contrario di lei.


Tanto la protagonista è studiosa, severa con se stessa, rigorosa nel perseguire i suoi obiettivi, tanto Adriana è impulsiva e passionale, alle prese ogni giorno con un’idea diversa ed un tormento differente.


Due sono gli episodi intorno ai quali si dipana questo romanzo. Il primo è il presente: la narratrice della storia, ora professoressa di letteratura italiana contemporanea nell’Università di Grenoble, viene richiamata con urgenza a Borgo Sud per un’emergenza, e, incapace sia di rilassarsi in treno che di dormire in albergo, non fa che ripensare alle circostanze che l’hanno condotta nuovamente a casa. Il secondo è un evento traumatico del passato: il momento in cui Adriana, dopo più di un anno di assenza, si era presentata a casa della protagonista e del marito Piero con un bambino del quale la famiglia ignorava l’esistenza, chiamato Vincenzo in ricordo del fratello perduto, e con uno sfregio ai capelli che denunciava un pericolo imminente.


Partendo da questi due punti chiave, la protagonista, con una narrazione che sembra non distinguere il passato più recente da quello più remoto, l’attualità del presente dai ricordi più lontani, ricostruisce una complessa storia familiare, fatta di amori difficili, caratteri spinosi, decisioni che cambiano la vita ed un rapporto di sorellanza capace di resistere a tutto.



Borgo Sud è un romanzo di sole 160 pagine, ma ognuna di essa vale per tre. È una storia densa di avvenimenti, riflessioni, sensazioni. Se si dovesse accostarlo ad un genere, potremmo definirlo parte di una saga familiare, anche se, più che di un solo nucleo, l’autrice fa un ritratto puntuale di un microcosmo, all’interno del quale convivono amori imperfetti dai quali è difficile staccarsi, piccoli e grandi misteri tenuti nascosti da un silenzio complice, veri orrori che talvolta si celano in alcune case private, la quiete di un affetto dimostrato quasi mai con le parole ma sempre con i fatti.


Una continua alternanza di flashback ed anticipazioni dà al lettore l’impressione che il tempo della storia sia labile, come se davanti agli occhi della protagonista (della quale non si fa mai il nome) scorressero anni ed anni di vita, che però non sono mai ricordati in modo ozioso o nostalgico, ma portano ancora con sé tutto il loro carico di emozione, spesso di dolore.


Inoltre, ciò che mi ha colpito di questo romanzo è il fatto che la narrazione sia del tutto priva di stereotipi, soprattutto di quelli di genere. Adriana e sua sorella sono due personaggi a tutto tondo, ben al di là dei modelli della donna scapestrata o giudiziosa che sembrano incarnare. Non c’è compiacimento nel descrivere le virtù di entrambe, né un giudizio implicito quando una delle due commette un errore; Rafael e Piero, i loro amori di una vita, non sono romanticizzati, ma raccontati attraverso piccoli gesti quotidiani ed episodi significativi; l’una non è presentata come migliore dell’altra, ma il loro affetto (sepolto al di sotto di tanti momenti difficili) è rappresentato da dettagli quotidiani così vividi che, da sorella, spesso mi sono venute le lacrime agli occhi. Un modo di raccontare che per alcuni versi mi ha ricordato il Verismo di fine Ottocento (ed anche qui si parla di periferie del Centro-Sud e di situazioni difficili) e per altri L’amica geniale (della quale ho parlato qui).


Una lettura che mi è capitata tra le mani principalmente per la curiosità legata al Premio Strega del 2017 vinto da L’arminuta… ma senz’altro una delle più valide degli ultimi mesi, e non solo.



Il film del mese


Eugenia, detta “Skeeter”, è una ragazza di 23 anni, aspirante giornalista, che, dopo aver finito l’Università, torna a casa sua, a Jackson, nel Mississippi. Sono gli anni ‘60 e le donne, solitamente, non lavorano: la maggior parte delle sue vecchie amiche si è sposata, ha avuto figli e “si occupa” della casa, il che significa, in pratica, far faticare le domestiche di colore. Skeeter cerca di impiegarsi nel giornale locale, ma riesce soltanto ad ottenere una rubrica di economia domestica, materia nella quale non si sente per niente preparata.


Pensa di poter trovare un aiuto nella domestica di casa sua, ma scopre che la madre l’ha licenziata, apparentemente per futili motivi. Il rapporto tra le due, già difficile prima che Skeeter partisse per l’Università, si complica ancor di più a causa di un segreto che sembra essere la chiave di quell’improvviso licenziamento.


Skeeter, allora, chiede aiuto ad Aibileen, la governante della sua vecchia amica Elizabeth, ma non è facile come sembra: la donna è trattata come una proprietà, deve svolgere un mucchio di mansioni faticose ed Elizabeth, così come le altre sue vecchie amiche, sembrano lontane mille miglia da lei: snob, razziste, superficiali.


È proprio parlando con Aibileen che Skeeter inizia a pensare ad un ambizioso progetto: un libro di interviste e testimonianze delle domestiche di colore, per poter rendere pubbliche, anche in stati meno retrivi del Mississippi, le loro umiliazioni, rabbie e fatiche. Inizialmente le uniche donne che accettano sono Aibileen e Minny, la sua migliore amica, perché entrambe hanno una forte motivazione che le spinge: Aibileen sente la necessità di denunciare l’ingiusta e violenta morte di suo figlio, mentre Minny, che è appena stata cacciata da Hilly, la reginetta della cittadina, non sa più come vivere, avendo a casa un marito violento e cinque figli.


In seguito all’arresto ed al pestaggio di una di loro, però, tutte le domestiche di Jackson decidono di aiutare Skeeter, che si prepara a scrivere un romanzo che farà la storia.



Ho visto The Help al cinema nel 2012, ma mi è capitato di rivederlo soltanto di recente, e ne sono rimasta nuovamente colpita, a tratti turbata.

C’erano turbamenti che mi aspettavo: la terribile condizione delle domestiche di colore ridotte allo schiavismo, gli atti di razzismo che sono costrette a subire, la forza d’animo che esse riescono a conservare nonostante tutti i momenti in cui la vita le ha messe all’angolo.

Quello che non mi aspettavo, però, è stata l’inquietante sensazione di dejà-vu che ho avuto quando al centro della scena c’erano le altre donne, quelle bianche, ricche e privilegiate. Come vi ho accennato più volte, anche io anni fa, come tutti, ho sofferto per le amicizie sbagliate ed ho cercato di far parte di compagnie che poi si sono rivelate in qualche modo tossiche, ed alcune scene mi hanno fatto stringere lo stomaco. Quando Aibileen racconta che Hilly, l’ape regina, è stata la prima a restare incinta, e per le altre è stato come un comandamento, un ordine a fare figli anche loro; quando le giovani mogli di Jackson compiono gesti infantili al limite dell’imbarazzante per escludere Celia Foote, “rea” di essere diversa da loro (leggi: spontanea, generosa e non razzista); quando tutte quante sentono l’esigenza di fare la stessa cosa, per quanto ridicola, perché l’ha deciso la loro “capetta”; quando parlano male dei loro bambini davanti agli stessi, come se fossero bei soprammobili senza orecchie… in questi ed altri momenti mi è capitato di chiedermi se gli anni ‘60 fossero così lontani, e come mai certe dinamiche, nelle compagnie dei paeselli, siano rimaste invariate nonostante decenni di progresso.


In ogni caso, si comprende come una donna intelligente, sensibile e cosmopolita come Skeeter finisca per sentirsi fuori posto. La sua storia, così come quelle di Aibileen e di Minny, è davvero indimenticabile.



La musica del mese


Il tema di questo agosto non può che essere il mare, in tutte le sue versioni!


Innanzitutto vi consiglio Le onde di Ludovico Einaudi, artista di cui vi ho già parlato in questo post. Un rilassante brano al pianoforte per avere l’impressione di sognare in riva al mare, a questo link.



Tra i vari balletti che ho portato sul palco in tanti anni di danza, uno che mi fa pensare al mare è indubbiamente la Rapsodia in blu di George Gershwin che abbiamo messo in scena nel 2015 (la trovate qui). Abbiamo giocato molto sul colore blu: prima io, da solista di danza moderna, ho ballato su una versione strumentale di Blu Cobalto dei Negramaro (a questo link), e poi ho introdotto le mie compagne del corso di classica per la Rapsodia vera e propria. Anche i costumi giocavano tutti sui toni del blu. Vi lascio una foto ricordo!



Infine, tra le moltissime canzoni di musica leggera che parlano di mare, ho pensato di consigliarvi Io non abito al mare di Francesca Michielin. Questa canzone mi piace molto perché mi ritrovo in questa idea di mare come luogo non solo vissuto, ma anche immaginato e sognato, sia come posto del cuore che come angolo di felicità nei momenti difficili. La trovate a questo link.


Non mi intendo d’amore

non lo so parlare

non mi intendo di te

è per questo che non vieni con me

io non abito al mare

ma lo so immaginare

è ora di andare a dormire

è la mente che ci porta via

oltre queste boe sembra una bugia

perché non so nuotare


Queste cose vorrei dirtele all’orecchio

quando urlano e mi spingono a un concerto

gridarle dentro un bosco, nel vento

per vedere se mi stai ascoltando


Queste cose vorrei dirtele sopra la techno

accartocciarle dentro un foglio

e poi centrare il secchio

stasera non mi trucco, che sto anche meglio

voglio sapere se mi stai ascoltando



La poesia del mese


Per il mese d’agosto ho scelto una poesia di un poeta spagnolo vivente, Jordi Doce, intitolata Sul colle. L’ho trovata davvero incantevole, soprattutto per gli amanti del mare! La traduzione è di Raffaella Marzano.


Si offusca lo sguardo, e l’aria della sera

fumiga come brace su uno sfondo

di vele gonfie e schiuma infranta.

Il mare è il respiro, l’attesa.

Avvolte dal pieno sole d’agosto,

le rocce scivolano fino all’acqua.


Una pozzanghera si consuma in scintillio.

Il sale brilla sui fianchi stillanti.

Estate, nel tuo tremore abbacinato

apprendo la costanza dell’azzurro.

Sotto il volo tenace dei gabbiani,

son tutt’uno col tempo dell’acqua che si ristagna.



Le foto del mese


Come mio solito in agosto, ho pensato di raccontarvi qualche dettaglio della mia vita ligure. Il 31 luglio, dopo una cena in un ristorante messicano protrattasi fino a tardi e quattro ore di sonno, ho raggiunto il Molo Marinai d’Italia alle 6 in punto per quella che ormai è una tradizione: il concerto all’alba. Ogni anno la proposta musicale è diversa: questa volta abbiamo ascoltato dei brani famosi di musica leggera, ma con uno stile jazz che mi è piaciuto molto. E guardate che alba stupenda tra le nuvole!



La prima settimana di agosto ci sono state frequenti mareggiate e tempo molto instabile. Poi è arrivata un’ondata di caldo eccezionale persino per la Liguria!



A S.Lorenzo la famiglia era al completo ed abbiamo pensato di festeggiare andando ad una sagra che ci piace moltissimo e che, per il secondo anno, si svolge in versione “ridotta” e più tranquilla per via del Covid, ma ben organizzata e sempre piacevole. 

Particolarmente buoni i ravioli di pesce con ragù di spada, super i calamari fritti!



Il 16 agosto il tempo era così così ed abbiamo deciso di fare un giro ad Arenzano, tra parchi e castelli, porticciolo e lungomare. Ero stata solo un paio di volte anni fa e non ricordavo più quasi niente. Sono stata molto contenta di aver approfittato del tempo grigio per fare un giretto!



La mia spiaggia verso le 7 di sera nelle giornate di bel tempo è un pezzo di cuore!



L’ultima sera c’era una spettacolare luna sul mare che sembrava invitarci a restare…




Ecco il mio agosto!

Fatemi sapere com’è andata la vostra estate, come siete stati in questo periodo, che novità avete da raccontarmi. In questi giorni di fine estate, spesso nostalgici, riprendere con il blog è sempre, per me, una grande gioia, e per questo vi ringrazio.

Da settembre ricominceranno le consuete rubriche, e spero con tutto il cuore che i post autunnali saranno ricchi di cinema, teatro ed arte vissuti dal vivo e non più solo da casa. Stay tuned, vedremo che succederà!

Grazie per la lettura, ci risentiamo in settembre :-)

lunedì 2 agosto 2021

CHIUSURA ESTIVA DEL BLOG

 Buone vacanze a tutti!




Cari lettori,

è arrivato un mese sicuramente atteso da tanti di noi: agosto!

Come ormai faccio d’abitudine, da oggi il blog è in “vacanza estiva”.


Vi confesso che quest’anno faccio un po’ di fatica a mettere in pausa questo spazio. 

È stato un anno davvero complesso da tanti punti di vista: per quanto riguarda il lavoro è stato uno dei più intensi, se non il più intenso in assoluto da quando mi sono laureata (e so di aver avuto fortuna, viste le circostanze); ho passato tante settimane sempre e totalmente a casa da sola, senza nemmeno poter trascorrere una domenica in famiglia, un po’ per le zone rosse che in Lombardia hanno abbondato e un po’ per la paura di contagiare qualcuno, visto il servizio in presenza; ho fatto danza in videolezione per la quasi totalità dell’anno, ed anche quest’anno abbiamo dovuto mettere in un cassetto il sogno di esibirci; vacanze blindate, weekend un po’ vuoti, serate passate esclusivamente a casa mi hanno dato l’impressione di essere entrata in una sorta di “tunnel” ad ottobre e di esserne uscita solo ai primi di giugno, quando l’estate ci ha portato qualche libertà in più.


L’anno scorso, ad agosto, avevo condiviso con voi delle riflessioni a proposito del lockdown della primavera 2020, ma devo dire che quest’anno per me è stata molto più tosta… lenta e logorante, direi.


Sinceramente non so che avrei fatto senza il blog, una vera ancora in questi mesi. Grazie alla programmazione di tanti post diversi ho movimentato un po’ delle settimane che, specie in inverno, sembravano spesso tutte uguali; ne ho approfittato per essere costante con le letture e conoscere su carta nuovi autori; la situazione, tra cinema e teatri chiusi e zero eventi culturali ad eccezione di quelli online, ha stimolato un po’ la mia creatività e, tra racconti, progetti letterari e serie di post musicali, ho pubblicato contenuti magari un po’ diversi dal solito, ma al tempo stesso, a quanto ho visto, apprezzati.



A giugno ed a luglio ho programmato di meno ed improvvisato di più, e mi sono resa conto di avere un forte bisogno di fare altro. Leggere, scrivere, recuperare film/spettacoli con RaiPlay, fare danza in videolezione da casa o zumba con i tutorial di YouTube sono delle gran belle cose… ma quando, per tutto l’anno, non hai potuto fare nient’altro, è giusto anche (nel rispetto delle regole, ovvio) riprendersi i propri spazi all’aperto. Come già vi raccontavo nei preferiti di luglio, sono già da un po’ di giorni nella casetta al mare di famiglia, e questa mia grandissima fortuna mi ha concesso di fare lunghe camminate (al di là del parco cittadino che ho a casa), nuotare (più spesso giocare col mare mosso, in realtà), andare finalmente al ristorante qualche volta, fare un pochino di meritato shopping, ascoltare un po’ di musica dal vivo in piazzetta, sperimentare nuove ricette… ed altro ancora. Sono anche felice di “recuperare” del tempo con la famiglia, e non vi nego che mi sento piuttosto sollevata, soprattutto se ripenso a quelle settimane d’inverno in cui era possibile vedersi solo all’aperto per una passeggiata (in mezzo al gelo, peraltro).



Come – credo – tanti di voi, sono piena di dubbi su quello che ci aspetterà nei prossimi mesi. Dal punto di vista del blog, ammetto che un anno e mezzo di “materia prima” ridotta al lumicino sta iniziando a mettere alla prova la mia fantasia: il mio blog è sempre stato un mix di libri e cultura, e senza cinema, teatri, balletti, mostre, fiere del libro e tanto altro, non è rimasto moltissimo da inventare oltre le letture.


So che settembre porta sempre con sé rinnovata energia e nuove idee, e mi auguro anche che nelle prossime settimane mi si accenda una “lampadina” per qualche futuro progetto letterario o di altro tipo, però spero anche tanto che, a partire dall’autunno, potremo almeno tornare in modo sistematico alle nostre attività preferite, non solo quelle legate alle nostre attività di blogging, ma anche quelle che ci permettono di staccare con la testa anche solo durante un weekend normalissimo nel nostro paese.


Come mio solito mi sono dilungata, ma ho pensato di parlarvi un po’ di come mi sento in questo periodo: sono felice e nel complesso tranquilla, ma anche con tanti punti di domanda per il futuro. Mi piacerebbe sapere come state voi: come avete vissuto questa annata appena trascorsa, che cosa provate ora che l’estate ci ha regalato qualche libertà, se anche voi siete preoccupati per le news… e ovviamente che programmi avete per agosto!


Ringrazio tantissimo ognuno di voi lettori, sia quelli fissi che quelli che mi seguono dai social. Auguro tanta serenità e salute per voi e per i vostri cari.


Credo la mia pausa durerà per buona parte del mese. Sicuramente tornerò l’ultima settimana con i soliti “Preferiti”, in modo da potervi raccontare le mie vacanze e riepilogare agosto. I miei social saranno sempre più o meno attivi, anche se magari pubblicherò una foto ogni tanto, non con la solita frequenza.


Ancora grazie di tutto, e… buon agosto a tutti voi!



Silvia