giovedì 20 ottobre 2016

L'HOTEL DEL LIBERO SCAMBIO


Al Teatro Carcano la sfortuna non è mai stata così comica




Cari lettori,
con l'arrivo del mese di ottobre e l'inizio di molte stagioni di prosa sono lieta di poter riaprire la rubrica “Consigli teatrali”. 

Lo spettacolo di cui parlerò oggi è in scena al Teatro Carcano di Milano ed è L'hotel del libero scambio, grande classico di Georges Feydeau.

Ecco tutti i motivi per cui lo spettacolo è assolutamente consigliato!




“L'Hotel del libero scambio” riflette bene lo spirito del tempo



Prima di parlare di trama e personaggi, è necessario soffermarsi sul contesto storico. L'opera è stata scritta e rappresentata per la prima volta nel 1894, in un momento in cui il genere teatrale che andava più di moda era quello dell'operetta: un modo di fare teatro, dunque, spesso divertente, ma anche piuttosto rigido ed impostato. 
 
Feydeau preferisce un'altra soluzione: il vaudeville, ovvero la commedia popolare, fatta di equivoci e momenti fortemente comici.

Lo spettacolo messo in scena al teatro Carcano lascia intuire il momento storico nel quale è ambientata la narrazione grazie a pochi ed essenziali elementi di scenografia e costume, ma l'elemento, a mio parere, davvero rivelatore dello spirito del tempo è la leggerezza che pervade tutto il racconto. 

Siamo alle soglie della Belle époque, in un momento in cui il benessere e la relativa tranquillità storica potevano permettere alle classi più agiate di desiderare dei divertimenti e delle evasioni, ed è proprio questo desiderio il motore dello spettacolo.



“L'Hotel del libero scambio” si prende gioco di tutti i protagonisti




Nessun personaggio di questa commedia è esemplare. 
 
I protagonisti della storia, infatti, sono due coppie, i Pinglet ed i Paillardin. La prima è formata da una donna bisbetica e da un uomo che cerca di sottrarsi in ogni modo alle sue prepotenze; la seconda è composta da un perito del comune fin troppo dedito al suo lavoro e da una giovane moglie annoiata. 

Entrambe le famiglie subiscono l'invadente amicizia del balbuziente signor Mathieu, seguito dalle tre figlie, che sono persino più stravaganti di lui.

Completano il quadro un giovane prete, nipote di Paillardin, non così dedito alla vocazione sacerdotale come sembrerebbe, e Vittoria, l'allegra e sfacciata donna di servizio di casa Pinglet.

Nessuno di loro è completamente innocente: ognuno di essi ha un difetto insopportabile (anche solo l'incostante insoddisfazione) e tutti si ritrovano coinvolti, loro malgrado, nell'implicita critica che l'autore rivolge alla società del tempo.

 

“L'Hotel del libero scambio” è ricco di divertentissimi quanto sfortunatissimi equivoci

 

Tutti i protagonisti che abbiamo presentato si ritrovano, a metà dell'opera, proprio nel malfamato Hotel del libero scambio, gestito da un ambiguo proprietario, con l'aiuto di un imbranato cameriere. 

Ci sono il signor Pinglet e la signora Paillardin, decisi ad evadere insieme dalla loro vita coniugale; c'è il signor Paillardin, costretto a dormire quella sera in albergo per motivi di lavoro; c'è Mathieu con le figlie e tutti i loro bagagli, in cerca di una sistemazione provvisoria; non mancano, infine, il nipote di Paillardin e Vittoria, che hanno deciso di trascorrere insieme la notte.

Complici l'atmosfera equivoca dell'Hotel, la notte di Carnevale, un temporale e le sviste del cameriere alle prime armi, il soggiorno dei protagonisti presso l'Hotel si trasforma ben presto in un caotico incubo.

La straordinaria capacità dell'autore è dunque quella di trasformare la sfortuna in comicità: le disavventure dei personaggi, infatti, sono così buffe ed inverosimili che lo spettatore non può fare a meno di ridere di gusto.



“L'Hotel del libero scambio” vanta attori d'eccezione



I miei complimenti vanno a tutto il cast di questo spettacolo, perché ognuno di essi ha saputo gestire brillantemente pregi e difetti del suo personaggio.

Tuttavia, credo che sia necessaria una menzione d'onore nei confronti di Nicola Rignanese (il signor Pinglet) e di Antonello Fassari (l'amico Mathieu).

I due attori, infatti, si rivelano il vero cuore comico della narrazione: il signor Pinglet si esibisce in salti e contorsioni che non hanno nulla da invidiare alla commedia slapstick; Mathieu combatte per tutto lo spettacolo con una ridicola balbuzie che subisce le variazioni metereologiche; ritrovatisi, poi, l'uno di fronte all'altro nell'Hotel, essi mettono in scena una serie di assurde peripezie.

Davvero uno spettacolo imperdibile per chi vuole divertirsi in modo garbato ed intelligente.



“L'Hotel del libero scambio” (e non solo) può essere oggetto di approfondimento a scuola



In qualità di prof ci tengo molto a segnalare una bella iniziativa che il Teatro Carcano dedica alle scuole per l'anno scolastico 2016-2017: un libretto con tutte le indicazioni per comprendere al meglio gli spettacoli di questa stagione di prosa.

Per ogni rappresentazione che viene proposta a ragazzi ed insegnanti, infatti, viene riportata una recensione essenziale ma esauriente. 
Seguono poi una traccia per un approfondimento in classe (che l'insegnante può utilizzare per un tema scritto oppure per un dibattito) ed una serie di letture consigliate (che si possono affrontare in classe o assegnare ai ragazzi come “libro mensile”).

Le proposte di quest'anno sono davvero tante: oltre alla tradizionale stagione di prosa, c'è uno “speciale Shakespeare”, previsto tra i mesi di febbraio ed aprile, una serie di rappresentazioni chiamata “Fantateatro” (spettacoli per avvicinare i ragazzi delle medie inferiori al mondo del teatro, come L'isola del tesoro o I tre moschettieri) e perfino alcuni spettacoli dedicati alla matematica (chi l'ha detto che dev'essere sempre la prof di Lettere ad occuparsi di teatro?).

Se qualcosa di questa stagione teatrale vi ha colpito o interessato, continuate a seguire il mio blog ed avrete presto notizie!




Lo spettacolo L'Hotel del libero scambio resterà in scena fino al 30 ottobre!

Vi ho incuriosito? Andrete a vederlo?
Vi è capitato di assistere ad altri adattamenti interessanti di Feydeau?
Come sempre aspetto i vostri commenti.

Grazie per la lettura e al prossimo post :-)

lunedì 17 ottobre 2016

TUTTE LE SCOPERTE FATTE CON ESCHER

Un parere sulla mostra milanese

 


Cari lettori,
oggi ci occupiamo di “consigli artistici”. Con questo post, infatti, vorrei parlarvi di una mostra che ho appena visitato a Milano, presso Palazzo Reale.

Il protagonista di questa esposizione è Maurits Cornelis Escher, incisore e disegnatore olandese vissuto tra il 1898 ed il 1972.

Visitando la mostra, si ha l'impressione di essere guidato, grazie all'artista, in un percorso di conoscenza fatto di nuove scoperte. Vediamo insieme quali!



L'Italia



Forse non è noto a tutti, ma l'artista, arrivato nel Sud Italia all'inizio del '900 con l'idea di completare la sua istruzione, vi è poi rimasto per diversi anni, sposandosi e radicando lì la sua famiglia.

Le opere di Escher illustrano alla perfezione il grande amore che egli ha sempre avutoper l'Italia, in modo particolare per la Calabria, sua terra di adozione. Le protagoniste di molti suoi disegni sono località come Scanno o Tropea, rappresentate dall'alto oppure tra i vicoli, con un realismo ed una cura per i dettagli che, nei decenni di cubismo e surrealismo, lasciano il visitatore molto stupito.




La matematica



In una delle sue opere più famose, egli ritrae un uomo in una pinacoteca, nell'atto di osservare un quadro...di se stesso, che osserva un quadro. È quello che è stato definito (ispirandosi ad una pubblicità simile) “effetto Droste”: una scena dentro alla scena, dentro alla scena… e così via, ripetendosi all'infinito. 

Per rendere più creativo un simile effetto, egli aggiunge anche una sorta di spirale che deforma gli oggetti rappresentati. Nel momento in cui egli disegna quest'opera, non sa ancora di avere creato una curva che poi verrà studiata dai matematici. 
 
È così che, grazie alla genialità di Escher, l'arte diventa oggetto di calcolo.




Le scienze



Escher, in moltissime delle sue opere, si dimostra un possibile ottimo scienziato naturalista. Se i suoi disegni più famosi presentano principalmente animali stilizzati, le sue prime opere si soffermano invece su fiori, uccelli, rane, insetti posti in primissimo piano e rappresentati con abbondanza di dettagli.

Com'è noto, il disegno è un ottimo punto di partenza per l'osservazione scientifica.

Come con la matematica, dunque, Escher fa uso della sua arte per avvicinarsi ad un'altra disciplina.




Il latino



Una delle prime opere presentate nel corso della mostra è una serie intitolata “Emblemata”, cioè Simboli: in ognuno dei disegni che la compongono è rappresentato un determinato oggetto o animale, con una frase in latino che lo descrive in modo evocativo. 
 
Notevoli la farfalla (“simbolo di immortalità oltremodo fragile”), la rana (“il silenzio è più grande di ogni strepito”) ed il crocevia (“tutte le strade sono precluse, tranne una”).

Una vera chicca per i classicisti (e non solo).



L'architettura “creativa”



Nell'opera “Il belvedere”, il soggetto ritratto sembrerebbe apparentemente semplice: uomini e donne salgono le scale di un palazzo posto su un'altura per poter ammirare la splendida vista sottostante.

Ad una più attenta osservazione, però, ci si rende conto che qualcosa non va: una delle colonne posteriori ha inizio, per l'appunto, dal retro dell'edificio, ma ha il suo termine nella parte anteriore, il che è razionalmente impossibile.

Molte rappresentazioni dell'artista giocano su queste costruzioni architettoniche deformate, disegnate con una maestria così strabiliante che l'osservatore, il più delle volte, fatica ad accorgersene.




Il Medioevo



Ci si potrebbe aspettare che un artista per tanti versi innovativo come Escher sia molto concentrato sull'epoca in cui vive e, anzi, sia con gli occhi puntati al futuro. 

Egli, invece, in molte sue opere sorprende tutti e mostra uno spiccato interesse nei confronti di un'epoca che, all'inizio del XX secolo, non è più tanto ammirata e studiata: il Medioevo.

Moltissime delle sue opere a tema architettonico hanno per protagonisti dei palazzi medioevali, per non parlare delle persone, vestite rigorosamente con i costumi dell'epoca. Decisamente una scelta inusuale!




Gli effetti ottici




La mostra permette al visitatore non solo di conoscere l'artista, ma anche di intervenire per comprendere meglio le sue creazioni. In molte delle sale ci sono, infatti, alcuni pannelli interattivi che spiegano gli effetti ottici più utilizzati da Escher. 

Molte delle sue opere, per esempio, sono giocate sull'idea di riempire tutti gli interstizi, in modo che, se ci si focalizza, per esempio, su ciò che è dipinto di bianco, saltano all'occhio determinati soggetti, mentre se ci si concentra su ciò che è dipinto di nero se ne notano altri.

Questo è solo uno dei molti stratagemmi di Escher, che si rivela un vero illusionista dell'arte.




La fantasia




Gli effetti ottici non bastano: per creare simili opere, infatti, ci vuole anche una notevole creatività. È quello che dimostra l'ultimo quadro della mostra, Metamorfosi II, che presenta una serie di oggetti ed animali che si trasformano l'uno nell'altro a partire da semplicissimi quadretti bianchi e neri.

È proprio la fervida fantasia dell'artista ad avere dato vita ad una vera e propria Escher mania: sono tantissime le pubblicità, le copertine dei libri e persino quelle dei dischi che si sono ispirate a ciò che questo eclettico disegnatore ha sperimentato.



La mostra rimarrà a Palazzo Reale fino al 22 gennaio, quindi avete ancora un bel po' di tempo per fare un giro!
Qualcuno di voi è andato? Che cosa ne pensate?

Personalmente l'ho apprezzata moltissimo e mi sono anche divertita nelle aree più “interattive” . A quest'ultimo proposito, se volete capire di che cosa parlo, ho messo qualche foto sul mio profilo Instagram (link nella zona destra della home page).

Fatemi sapere se vi ho incuriosito e se pensate di andare!


Grazie per la lettura ed al prossimo post :-)

lunedì 10 ottobre 2016

POESIA SU PELLICOLA

Le vite dei grandi poeti al cinema

 



Cari lettori,

oggi, per la rubrica “consigli cinematografici”, vorrei segnalarvi alcuni film che hanno come scopo quello di raccontare gli eventi più significativi della vita di alcuni grandi poeti.

Alcuni di questi film sono già noti da anni al grande pubblico, altri meno. In questo post vi illustrerò i miei preferiti ed il motivo per cui mi piacciono tanto.





SHAKESPEARE IN LOVE, 1998, di John Madden




Non si può che iniziare questo breve campionario con uno dei più importanti drammaturghi e poeti di ogni tempo e, di conseguenza, con un film che costituisce un grande classico. 
 

Il giovane William Shakespeare, in preda ad un apparentemente irrisolvibile blocco dello scrittore, si ritrova a dover aiutare un amico che ha contratto troppi debiti. L'unico modo di risolvere il problema, però, è proprio portare a termine quella commedia che egli sta provando a scrivere e che resta perennemente in sospeso.

Quando William conosce Viola, giovane nobildonna, si innamora, ricambiato, ed è convinto di avere trovato una nuova musa. 
La ragazza, dal canto suo, desidererebbe moltissimo entrare in una compagnia teatrale come attrice.

Vi sono però due ostacoli che sembrano insormontabili: la recitazione è vietata alle donne e Viola è promessa sposa di Lord Wessex, un aristocratico che lei non ama.

I due amanti trovano una soluzione apparentemente semplice ma geniale: Viola, con un adeguato travestimento, diventa un ragazzo, mentre William inizia finalmente a riscrivere quello che poi diventerà il celeberrimo dramma Romeo e Giulietta.

Questo film ha tante qualità: un cast stellare, un'ottima ricostruzione, una trama avvincente. 
Tuttavia, credo che quello che più colpisce lo spettatore sia il fatto che la pellicola non può essere archiviata tra quelle di un solo genere: c'è la commedia, ci sono tanti momenti comici, c'è il dramma e, sullo sfondo, c'è la Grande Storia della letteratura sempre protagonista.

Consigliatissimo!





IL POSTINO, 1994, di Michael Radford e Massimo Troisi




Siamo all'inizio degli anni '50 e molte zone del Sud Italia faticano a lasciarsi la guerra alle spalle, in quanto fame, povertà ed analfabetismo la fanno ancora da padroni.

In una di queste isole apparentemente dimenticate da tutti vive Mario Ruoppolo, un pescatore che vive alla giornata.

Improvvisamente, però, giunge la notizia che il celebre poeta Pablo Neruda sta per arrivare sull'isola per un lungo soggiorno. Mario viene assunto come postino personale di Neruda, l'unico residente in grado di leggere e scrivere.

All'inizio tra i due personaggi c'è un grande imbarazzo ed una evidente diversità di vedute.

Poi, però, la curiosità che Mario nutre nei confronti del poeta fa sì che nasca una curiosa amicizia.

Pablo Neruda insegna a Mario l'importanza di esprimere le proprie opinioni, di risollevarsi dal suo stato di ignoranza e di rendersi conto della realtà che lo circonda. Mario, dal canto suo, con la sua semplicità fa sì che il poeta impari nuovi punti di vista, immagini poetiche differenti ed un rinnovato slancio nell'impegno politico.


Il postino è una favola realista. È vera l'ambientazione, a partire dalle “tristi” reti da pesca che costituiscono l'unica speranza di vita per i pescatori, fino ad arrivare ai politici presuntuosi che spadroneggiano sull'isola manipolando i poco acculturati e troppo ingenui abitanti. 
Verisimile è la caratterizzazione di Pablo Neruda, che è proprio come i suoi lettori lo immaginano.

Forse più fantasiosa è l'idea di un postino che si improvvisa poeta; tuttavia, la figura di Mario è, a mio avviso, un simbolo di speranza. Egli, infatti, sembra dirci: anche se si proviene da un luogo totalmente privo di stimoli, in noi c'è sempre una scintilla di curiosità, di interesse, di amore per quello che ci circonda. Basta saperla accendere.





IL GIOVANE FAVOLOSO, 2014, di Mario Martone





Questo film, più che raccontare una storia, crea una sorta di epopea mitica. Esso, infatti, ricostruisce, passo dopo passo, la vita di Giacomo Leopardi.

Il poeta bambino, insieme al fratello ed alla sorella, emerge giocando e correndo dalle nebbie di Recanati, e sembra non solo felice ma, considerata la sua condizione economica, anche più fortunato di molti altri. Tuttavia, la telecamera si sposta subito sul padre dei bambini e sui difficili studi ai quali egli sottopone i figli.

Tutta l'infanzia di Leopardi viene mostrata come segnata da questa contraddizione: la ricerca della felicità e, allo stesso tempo, le pesanti imposizioni subite.

In poco più di due ore, il film racconta con attenzione e delicatezza l'incontro con Teresa Fattorini (poi Silvia), la sfortunata figlia del cocchiere di famiglia; l'amicizia con Ranieri, molto più prestante e fortunato con le donne del poeta, ma sempre disposto a restare al suo fianco; l'attrazione per l'affascinante donna Fanny Targioni Tozzetti, non ricambiata; gli spostamenti tra Recanati, Roma e Napoli; infine, la costante ricerca, da parte del poeta, di nuove forme di espressione e di una personale realizzazione.


Si sente troppo spesso parlare di Leopardi come se fosse un artista sui generis, che ha vissuto una vita breve e sofferta, lontanissima dalla sensibilità della maggior parte di noi, e che per questo motivo sia estremamente difficile comprendere le sue teorie ed il suo pessimismo.

Io credo invece che questo film ci mostri con esattezza come Giacomo Leopardi, nel corso della sua vita, abbia avvicinato una ragazza con la scusa di raccoglierle qualcosa che le era caduto, si sia annoiato tra le sue stanze, si sia ribellato al padre all'idea di aprire l'ennesimo libro, abbia pianto per le perdite e le delusioni mentre gli era stato ordinato di restare impassibile e sia stato, in definitiva, esattamente come tutti noi.






BRIGHT STAR, 2009, di Jane Campion





Questo interessante film affronta, con toni delicati e quasi intimi, gli ultimi anni di vita del poeta romantico inglese John Keats.  

Egli viene presentato come un uomo in difficoltà, senza alcuna rendita, con un fratello morente; tenta inutilmente di vivere di poesia e vive sotto l'ala protettrice dell'amico Brown, tanto ricco quanto presuntuoso.

A fianco dei due poeti c'è la tenuta dell'agiata famiglia Brawne, il cui cuore pulsante è costituito dalla primogenita Fanny, una ragazza schietta e curiosa, ma soprattutto creativa. Ella, infatti, si interessa di moda e cuce da sola degli abiti straordinari; quando conosce John Keats, però, fa il possibile per avvicinarsi al mondo dei poeti e dei letterati, che nel XIX secolo è ancora fin troppo maschile.

Nasce presto un'intensa storia d'amore tra il poeta e la sua musa, caratterizzata non solo da interessi comuni, ma anche da un sentimento veritiero.

Tanti ostacoli vengono posti, però, sulla strada dei due amanti: la reticenza della madre di lei, dovuta alla povertà di Keats; la disistima di Brown nei confronti di Fanny, ritenuta da lui un'ignorante; l'innegabile differenza sociale; non ultimo, il destino di Keats come poeta e come uomo.


Ammetto di essere sempre stata legata a questa storia narrata così, in tono minore ed intensamente poetica: l'ho trovata molto adatta al protagonista.

Ho apprezzato anche la cura per i dettagli della regista, che trasforma una farfalla, un fiore ed un filo da cucito in simboli di un grande amore.





Ecco dunque i miei consigli per passare una bella serata a base di cinema, divano, popcorn e poeti.

Quale di questi film preferite? Ce n'era qualcuno che non conoscevate?

Se avete qualche altro film a tema da consigliare, scrivetelo pure nello spazio sottostante! Lo guarderò sicuramente!

Come sempre, grazie per la lettura ed al prossimo post :-)

lunedì 3 ottobre 2016

PER UN DOLCE AUTUNNO

Letture irrinunciabili per i golosi

 

Cari lettori,

oggi, per il nostro appuntamento con le “Letture a tema...”, vorrei proporvi qualcosa che – ne sono certa – piacerà a tutti voi: i dolci.


Personalmente, come forse qualcuno di voi già sa, mi piace cucinare e sperimentare ogni volta delle varianti di qualche ricetta.


Ovviamente ciò che amo di più fare (e mangiare) sono i dolci di qualsiasi tipo: torte, muffin, biscotti, dolcetti…




Ho trovato semplicemente irresistibili queste letture, che prendono spunto da una ricetta o da un negozio di dolci per creare storie intense, divertenti, coinvolgenti.

A voi, dunque, la scelta di quello che potrebbe essere il vostro preferito!






LA CUCINA DEI DESIDERI SEGRETI, di DARIEN GEE






Questo romanzo dai toni delicati è ambientato in una piccola cittadina come tante, abitata da tre donne che hanno bisogno di ricominciare con la propria vita.


Madeline è una signora che ha appena deciso di aprire una sala da tè, senza rivelare ai suoi nuovi concittadini da dove provenga e quale lavoro abbia svolto prima. L'afflusso di clientela è discreto, ma sembra mancarle un po' di creatività nella preparazione dei dolci.


Hannah è una giovane donna confusa e spaesata, che non sa come ricostruirsi una vita dopo la fine del suo matrimonio. La sensazione di non avere un obiettivo e la bassa autostima la soffocano e le danno l'impressione che non ci sia una via d'uscita.


Quella che sta peggio, però, è Julia, che ha appena subito un gravissimo lutto e non riesce nemmeno a guardare in faccia con coraggio quel che rimane della sua famiglia.

È a lei che, una mattina, capita qualcosa di curioso: uno sconosciuto ha lasciato sulla porta un piattino con un piccolo pandolce e le indicazioni per creare un lievito base per molte ricette. Non sapendo che farsene, decide di portarlo alla caffetteria di Madeline, dove conosce anche Hannah.


L'amicizia nascente tra le tre donne diventerà la spinta per una svolta nelle loro vite e per un nuovo spirito di solidarietà in paese.



Ciò che ho maggiormente apprezzato di questo romanzo è un'idea semplice, ma efficace: basta un solo ingrediente base (quella pasta-lievito particolare) per creare infinite ricette dolci. In altre parole, ci serve solo un po' di coraggio, o un po' di determinazione, o un po' di consapevolezza: tutte le scelte della nostra vita, poi, verranno di conseguenza.






CUPCAKE CLUB, di ROISIN MEANEY




Hannah, pasticcera provetta, sta per realizzare il suo sogno: aprire un negozio di cupcake nella sua cittadina irlandese.


La sera dell'inaugurazione, però, la vita le riserva una brutta sorpresa: il fidanzato Patrick la lascia all'improvviso per un'altra.


Ad Hannah non rimane che buttarsi a capofitto nel lavoro. Una pasticceria di questo tipo, infatti, richiede molto lavoro ed abilità, soprattutto se gestita da sola.

Come spesso accade, però, il crescente successo del piccolo locale permette alla ragazza di iniziare ad osservare gli abitanti di Clongarvin, la sua città.


In questo piccolo angolo dolce, infatti, inizieranno ben presto ad intrecciarsi nuove amicizie, storie d'amore e riconciliazioni familiari. La stessa Hannah non resterà semplicemente a guardare…



Chi vive in una cittadina come quella di Hannah (o come la mia) può capire quanto questi bar-pasticceria possano diventare luoghi in cui ci si incontra, si passa del tempo, ci si rilassa assaggiando i propri dolci preferiti. In fondo, se si ragiona su grande scala, l'enorme successo delle caffetterie Starbucks (dove si può restare anche per ore con computer e wi-fi) deriva proprio da questa intuizione.


Quanto ai cupcake, essendo io ormai una mezza specialista dei muffin, mi piacerebbe cimentarmi, ma ho sempre qualche dubbio sulla realizzazione dei frosting. Che dite, prima o poi ce la farò?






INIZIÒ TUTTO CON UN BACIO, di MIRANDA DICKINSON





Romily vive a Birmingham e si divide tra due lavori: quello ufficiale di compositrice di motivetti per le pubblicità e quello che preferisce, cioè suonare e cantare ai matrimoni insieme agli amici di sempre.


Tra questi ultimi c'è anche Charlie, il ragazzo di cui lei è innamorata, dal quale riceve un disastroso due di picche poco prima di Natale. Quel giorno stesso, però, mentre vaga desolata tra le bancarelle del mercatino di Birmingham, conosce un misterioso ragazzo che le parla, le dà un bacio e poi… sparisce.


Romily, sempre più confusa, prende una decisione: dedicherà il tempo che intercorre tra il suo 29esimo e 30esimo compleanno per cercare questo ragazzo, raccontando i suoi progressi in un blog.


I suoi principali sostenitori, nel corso di quello che si rivelerà uno degli anni più intensi della sua vita, non sono soltanto gli amici, ma anche i suoi zii, due eccentrici signori che vivono su una chiatta con un cagnolino.


Se lo zio aiuta Romily con strampalate campagne pubblicitarie e ricerche su internet, la zia ha un modo molto più pratico per confortare la nipote: tante, tantissime torte.

Secondo lei, infatti, ne esiste una per curare ogni stato d'animo negativo: confusione, insicurezza, ansia, tristezza…

Resta da scoprire al lettore se, tra un dolcetto e l'altro, Romily troverà l'uomo del mistero o, nel corso dei mesi, cambierà obiettivo.



La tematica della pasticceria, in questo romanzo, è una tra le tante, ma riveste comunque un ruolo importante, perché simboleggia il porto sicuro, il luogo in cui tornare quando c'è bisogno di un consiglio e di un po' più di sicurezza.

In appendice al romanzo ci sono anche tutte le indicazioni della zia su quale torta scegliere se ci si sente arrabbiati, giù di morale o preoccupati. Da non perdere!







BISCOTTI, DOLCETTI E UNA TAZZA DI TÈ, di VANESSA GREENE




È una verità risaputa che, specie ora che ci stiamo avvicinando all'autunno, torte e muffin sono ancora più gustosi insieme ad una buona tazza di tè. 
 

È proprio questa passione che fa incontrare – anzi, quasi scontrare – tre donne molto diverse per età e stile di vita al mercatino dell'antiquariato.


Jenny ha ventisei anni, lavora molto e sta per sposare il suo fidanzato dai tempi dell'Università. Il suo sogno è organizzare il matrimonio del secolo, elegante e raffinato: una vera impresa per lei, che ha uno stile molto semplice ed informale.


Maggie è sui trenta e gestisce un negozio di fiori dopo aver abbandonato la città ed un fidanzato che l'ha fatta soffrire. La sua vita subirà una svolta con la conoscenza di un giardiniere più giovane di lei troppo polemico e cocciuto per i suoi gusti.


Alison, infine, è la perfetta madre di famiglia e vende dei deliziosi lavori di artigianato. Alcuni dubbi sul comportamento del marito, però, l'hanno messa in crisi.


Nel tentativo di accaparrarsi il medesimo servizio, le tre donne decidono di acquistarlo in società, stabilendo dei turni.

Tra chiacchiere, tè e dolcetti, nascerà un'amicizia che sosterrà le donne nelle loro difficili scelte.



Questo libro è davvero piacevole, scorrevole, divertente.

Nel caso qualcuno se lo fosse chiesto, sì, anche io ho una piccola fissa per i servizi da tè e caffè. Ci ho riempito la casa nuova…







Se siete arrivati fin qui, è il momento dei vostri pareri!

Avete già letto questi libri? Che ne pensate? Quale vi incuriosisce di più?

Grazie a tutti per la lettura!

Al prossimo post :-)