Una mostra tra storia e sport alla Fondazione Rovati
Cari lettori,
oggi, per i nostri “Consigli artistici” ed “Eventi culturali”, sono molto contenta di raccontarvi che, come vi dicevo nei Preferiti di febbraio, sono riuscita a tornare alla Fondazione Rovati , un museo milanese di fronte ai giardini in zona Palestro. Si tratta di un luogo dedicato principalmente allo studio degli Etruschi, civiltà che mi ha sempre molto affascinato ma di cui spesso ho avuto l’impressione di sapere poco. Devo ammettere che questo angolino di Milano, così curato ed accogliente, mi sta aiutando molto a conoscerli meglio.
Circa due anni fa ho visitato la mostra dedicata all’antica città di Vulci (ve ne ho parlato meglio in questo post), in dicembre ho assistito alla presentazione di un libro con tanto di letture animate (ve l’ho raccontato qui), e ora sono riuscita a tornare – in un pomeriggio proprio piovoso – per una nuova esposizione.
Il tema è davvero originale: in occasione delle Olimpiadi invernali di Milano – Cortina, gli organizzatori della mostra hanno pensato di dedicare un percorso tutto incentrato sui “Giochi olimpici”… di ieri e di oggi.
Tutti sappiamo che le Olimpiadi odierne non sono altro che una “nuova versione” di quelle che erano ambientate al tempo dei Greci. Questa mostra testimonia che anche gli Etruschi apprezzarono molto lo sport e lo rappresentarono tramite la loro arte.
Ma vediamo meglio insieme il percorso espositivo!
Atleti di ieri e di oggi
La mostra ha inizio al primo piano della Fondazione e prosegue nell’Ipogeo.
Le sale colorate del primo piano dell’esposizione sono ricchissime di teche che mostrano quanto, in realtà, chi organizza le Olimpiadi odierne abbia inventato ben poco. A partire dalla fiamma olimpica, rito irrinunciabile che sancisce ancora oggi l’inizio della manifestazione: anche una piccola anfora greca ritrae un atleta che la porta con sé in corsa.
Ci sono anche i manifesti di Cortina 1956, a testimonianza che non è la prima volta che le Olimpiadi invernali raggiungono l’Italia…
Altre volte le Olimpiadi si sono tenute dall’altra parte del mondo rispetto a Italia e Grecia, ma le origini non sono mai state dimenticate. L’accostamento in un’unica teca di un manifesto prodotto a Los Angeles con caratteri greci e di due vasi che ritraggono degli atleti è molto significativo.
Sport di ieri e di oggi! La staffetta, molto popolare nell’antichità, è arrivata fino a noi…
… così come il lancio del disco, che oggi per fortuna non è più di pietra, ma è molto più aerodinamico…
… e le varie forme di lotta/pugilato, sport che ha fatto guadagnare all’Italia parecchie medaglie.
Un corridore famosissimo di oggi è sicuramente Usain Bolt. I suoi effetti personali sono stati gentilmente prestati per questa mostra! Strano vederli in mezzo alle anfore greche…
Dei ed eroi dello sport
Lo sport era molto più che attività fisica svolta dal singolo. Noi viviamo un tempo in cui si parla di movimento anche per sciogliere le tensioni, riconnettersi con i propri pensieri, mantenersi in forma. Tutte ottime motivazioni, che però le società greche ed etrusche non avevano ancora gli strumenti per capire.
Lo sport era soprattutto un rito collettivo, accompagnato da musica e feste, legittimato da dèi e muse, importante al punto che persino le guerre si fermavano. Per questo motivo il vasellame etrusco e greco non rappresenta soltanto gli atleti in azione, ma anche, per esempio, i suonatori che prendevano parte alle Olimpiadi per allietare il pubblico con la loro musica.
Alcune anfore scomodano addirittura Pallade Atena, dea della guerra (di strategia, a differenza della furia violenta di Ares/Marte) e della sapienza, che, in occasione delle Olimpiadi, deponeva le armi per benedire le attività sportive.
La seconda parte della mostra, nell’Ipogeo, mostra al visitatore come e quanto il fascino di dèi ed eroi del mondo classico non abbia mai finito di influenzare le Olimpiadi. Anche in tempi più recenti di quelli degli antichi Greci ed Etruschi, infatti, sono state create delle statue che raffigurano Nike, la dea alata della Vittoria.
E se non si è ispirati dai miti della classicità, perché la Grecia è un po’ lontana, sono gli eroi locali a prestarsi come soggetto. Questo premio olimpico di circa cento anni fa, creato dalla prestigiosissima gioielleria russa Fabergé, c’è un gruppo di eroi di foggia norrena che riporta a casa un vascello in mezzo alla tempesta. Forse un premio per una gara di vela o affini?
Tra dèi, eroi e uomini comuni, non può mancare il cavallo, amico animale di tanti personaggi di spicco della mitologia classica.
Una vita (sportiva) dopo la morte
Uno dei pezzi forti di questa esposizione, che non vedevo l’ora di ammirare, è la ricostruzione di una vera e propria tomba etrusca, la cosiddetta “Tomba delle Olimpiadi” di Tarquinia, un reperto del 530-520 a.C.
I muri della tomba, già suddivisi e collocati su pannelli di rinforzo, sono stati prelevati dalla loro sede originaria e, per quella che potrebbe essere la prima volta nella loro storia, sono stati ridisposti in una delle sale della Fondazione.
L’effetto è spettacolare, lascia veramente ammirati. Qui lo dico e qui NON lo nego: dovrei davvero fare un viaggetto culturale “sulle tracce degli Etruschi”, prima o poi.
Purtroppo parte della superficie è rovinata, ma quel che resta è sorprendente: si vedono uomini, cavalli, carri, riprodotti con una sorprendente cura per i dettagli. Si intravede quel che sembra una corsa con bighe, che diventerà popolarissima tra i Romani.
Altre pareti raffigurano invece sport pedestri, come la corsa o il lancio del disco.
Un’altra stanza della Fondazione riproduce, sempre su pannelli, una copia di un altro fregio etrusco, che presenta una doppia teoria di dipinti. Se quella inferiore riproduce delle figure danzanti…
… quella superiore riproduce delle attività sportive, anche in questo caso con o senza cavallo.
La collezione permanente
Come vi dicevo, la mostra si suddivide tra primo piano e Ipogeo.
Ora, sarà che la prima volta che sono stata alla Fondazione Rovati mi stavo sciogliendo dal caldo e nell’Ipogeo ho trovato un riparo al fresco, ma a me questa stanza piace moltissimo. L’architetto che l’ha progettata ha pensato proprio di riprodurre una tomba etrusca, con le sue forme sinuose e la somiglianza con delle grotte comunicanti.
L’Ipogeo non ospita solo la seconda parte della mostra, ma anche alcuni reperti che avevo già visto in occasione dell’esposizione su Vulci, e che credo facciano parte di una collezione permanente. La parte dedicata alla gioielleria etrusca, per esempio, era presente anche l’altra volta, ma non smette mai di affascinare… almeno me.
Una parte della collezione è dedicata alla comunicazione con gli dèi, tra loro rappresentazioni ed ex voto. Nel contesto olimpico non poteva certo mancare una riproduzione di Eracle/Ercole: questa figura di eroe che compie grandi imprese e punta a entrare nel Pantheon divino sembra essere trasversale: è entrato a far parte della mitologia greca, etrusca e romana!
Non ci sono solo uomini e modelli virili: anche le donne comunicavano con gli dèi. L’oggetto principale delle preoccupazioni femminili sembra essere la maternità: tra infertilità e parti difficili, gravidanze che non sempre arrivavano al termine e neonati non sempre sani, in tempi in cui la scienza era ancora agli albori, le donne si affidavano tanto agli dèi… e se tutto andava bene, consacravano delle statue votive con tanto di utero.
Penso che tutti sappiate quanto era importante la vita ultraterrena per gli Etruschi (come i loro antenati, i Villanoviani, e come i più lontani Egizi). La collezione nell’Ipogeo ospita un buon numero di elementi del corredo dei defunti.
Come protettori per chi non c’era più potevano esserci anche degli animali di fantasia, incisi sul vasellame…
… o altri in parte realistici e in altra parte fantastici, come questo gallo gigante.
Il gallo annuncia l’arrivo di un nuovo giorno, e forse riprodurlo era di buon auspicio.
Vi ho parlato già altre volte del rapporto difficile che gli Etruschi avevano con la scrittura. A questo proposito vi consiglio uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, Un infinito numero di Sebastiano Vassalli (trovate la recensione a questo link), che è sostanzialmente la causa della mia passione per gli Etruschi.
Però, in conclusione della mostra, ci sono alcuni reperti che attestano che, alla fine della loro storia, essi hanno adottato i caratteri romani. Erano un popolo che si affidava alla tradizione orale; per loro “scrittura” era sinonimo di “morte”. Così, quando hanno capito di essere ormai “sulla via della morte” perché integrati (e di fatto subordinati) ai Romani, si sono arresi e hanno scritto.
A costo di sembrare piagnucolona, ho già detto e ripeto che questo genere di cose mi fa commuovere.
Avete ancora un paio di settimane per visitare la mostra: chiuderà il 22 marzo!
Spero tanto che vi possa piacere, non solo perché io non smetterò mai di consigliare questo posticino di Milano, ma anche perché so che il tema olimpico piace a molti.
Fatemi sapere se avete visitato l’esposizione o se ci andrete!
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)
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