Due romanzi di Roberto Centazzo e Maria Masella
Cari lettori,
dopo un po’ di post a tema libri dedicati al genere romance e affini, oggi, per le nostre “Letture… a tema”, torniamo a parlare di gialli.
Il filo conduttore del post odierno è l’ambientazione: la Liguria, la mia “seconda casa”, e in particolare Genova. Il primo dei due romanzi è una delle ultime uscite di un autore di cui vi ho parlato già più volte. Per la presentazione di questo volume sono stata proprio in una libreria di Varazze, dove c’è la casetta di famiglia.
Il secondo invece è un romanzo di un’autrice che non conoscevo: una lettura davvero coinvolgente, che ho divorato in pochi giorni.
Vi lascio alle recensioni!
L’inconveniente della morte, di Roberto Centazzo
La lunga estate dei tre poliziotti in pensione protagonisti della serie “Squadra speciale Minestrina” è quasi finita, e, anche se i soldi sono sempre pochi e le possibilità non sono infinite, è stata piuttosto serena.
Ferruccio Pammattone, con qualche sacrificio, è riuscito a risparmiare abbastanza per portare la sua giovane compagna Yasmina in un bell’albergo con tanto di trattamenti termali, in modo che, almeno per una settimana, ella possa staccare dal suo lavoro (pulizie e cucina) ed avere già tutto pronto, senza pensare a niente.
Eugenio Mignogna e Luc Santoro, gli storici (ormai ex) colleghi di Pammattone, sono tornati chi al paese d’origine chi a passare il tempo con le figlie, e non hanno una gran voglia di ritornare a Genova in settembre.
In fondo il lavoro non c’è più, chi glielo fa fare di tornare in città, a portare avanti la loro attività da detective non riconosciuti?
Eppure le indagini della “Squadra Speciale Minestrina” ormai sono decisamente popolari, al punto che i tre ex poliziotti sono ospiti fissi di una trasmissione su una TV locale. Il ruolo di opinionisti è qualcosa di nuovo per loro, e ci tengono a fare bella figura, soprattutto Ferruccio, l’unico dei tre che non ha particolari impegni familiari – a parte la vita a due con Yasmina – e prova ancora nostalgia per la sua vecchia vita.
Un giorno, in una bella casa del centro storico di Genova, avviene una morte inspiegabile. Una donna conosciuta, una dottoressa molto apprezzata, viene trovata strangolata di fronte alla porta di casa sua.
Il primo sospettato è l’ex marito, un vigile del fuoco che i tre protagonisti conoscono bene. Eugenio gli ha addirittura prestato il suo camper nel periodo in cui la separazione era appena avvenuta e l’uomo non aveva ancora racimolato abbastanza soldi per l’affitto. Effettivamente sembrerebbe il colpevole perfetto: l’accordo di divorzio era svantaggioso per lui ed egli aveva persino iniziato a bere.
Ma Ferruccio, Eugenio e Luc non abbandonano la speranza che il loro conoscente ed amico non si sia trasformato in un assassino, per di più di una donna che forse amava ancora. Ferruccio lo difende persino in televisione, con una giornalista ed opinionista un po' troppo ansiosa di gridare al femminicidio.
È in questo momento che entra in gioco Marco Raffa, altra vecchia conoscenza della Squadra Speciale Minestrina. Anche lui è un “pensionato suo malgrado”: raggiunti i requisiti, nonostante il suo tentativo di temporeggiare, il giornale dove lavorava lo ha messo a riposo. Eppure qualcuno crede ancora nelle sue capacità da cronista d’assalto: da qualche giorno, egli riceve strane telefonate anonime che segnalano casi di mala sanità all’ospedale di Genova.
Sapendo che Ferruccio ed i suoi non hanno rinunciato alle loro indagini non autorizzate, Marco li contatta e propone loro di seguire la pista dell’ospedale, che sembra fin da subito molto intricata…
Sono contenta di potervi parlare, finalmente, de L’inconveniente della morte, perché ho assistito alla presentazione di questo volume addirittura l’estate scorsa. Poi, nei mesi freddi, ho letto il romanzo, ma aspettavo proprio di poterlo abbinare ad un’altra storia “genovese” per parlarvene.
La presentazione con firmacopie è stata del genere che piace a me: tranquilla, raccolta, in una libreria del centro storico di Varazze. Una sorta di book club: abbiamo potuto discutere di molti temi con l’autore, compresi i suoi romanzi precedenti, il settore giallo/crime in generale, la possibilità di qualche trasposizione televisiva, e lui gentilmente si è fermato ben oltre l’orario previsto.
La “Squadra Speciale Minestrina” (non più “in brodo”, perché a quanto pare è un’aggiunta che invecchia ulteriormente i nostri protagonisti) vive una fase di stanca, e l’autore stesso ha dichiarato che non sa se protrarla ancora o lasciare più spazio a nuove serie e nuovi personaggi: già in questa storia l’unico ancora motivato è Ferruccio. Eugenio e Luc si trascinano lentamente, perché tra il pensiero di un trasferimento e i problemi familiari la testa è da un’altra parte, e ritornano “sul pezzo” soltanto quando un loro vecchio amico rischia grosso.
La particolarità delle storie di Roberto Centazzo è proprio il realismo, l’attenzione per il quotidiano. Io, lo sapete, leggo volentieri tutti i sottogeneri di giallo. Se però, dopo aver conosciuto commissari che sono eroi senza macchia e senza paura e serial killer al limite del fantasy, volete leggere qualcosa di più vicino alla vita di tutti i giorni, questo autore è la scelta giusta.
Egli ha fatto parte della polizia ferroviaria per decenni prima di andare in pensione e dedicarsi completamente alla scrittura, quindi possiamo dire che i protagonisti di questa storia sono quasi dei suoi alter ego. Tre ex poliziotti che conoscono solo questa vita e non sanno bene come reinventarsi, che dopo una vita di lavoro fanno fatica a godersi la vita con la pensione (grande ingiustizia del nostro paese), che non hanno mai visto né un serial killer né un intreccio da paura ma hanno passato anni ed anni a combattere truffe, furbetti di ogni genere, tentativi di speculare su tutto (anche sulla salute delle persone).
All’incontro si è parlato anche della scena – che effettivamente poteva essere controversa – di Ferruccio che se la prende con l’ospite femminista. In questo caso, però, sul banco d’accusa ci sono quelle persone che sono saltate sul carro del femminismo solo per raggiungere un loro scopo di carriera o di popolarità, senza fare una vera differenza per le donne che soffrono. Da fervente femminista, devo ammettere a malincuore che negli ultimi anni si sono viste un po’ troppe persone così. E quindi sono d’accordo con l’autore.
Personalmente spero che la Squadra Speciale Minestrina torni a farci compagnia… ma vediamo che cosa succederà!
Irene l’assassina, di Maria Masella
Questa triste e difficile storia ha inizio con l’ultimo giorno di carcere di Irene, una donna di mezza età che non ha più niente da perdere.
Irene un tempo è stata la moglie di Stefano, un’impiegata molto apprezzata dal commercialista suo datore di lavoro, e soprattutto la madre di Giulio.
Giulio aveva solo cinque anni il pomeriggio in cui Irene l’ha portato a giocare sulla solita piccola spiaggia del litorale genovese. Ma, tra lavoro e carico familiare (che il marito lasciava interamente a lei), la stanchezza era davvero troppa. È bastato un colpo di sonno imprevisto, e Giulio è annegato. All’inizio tutti avevano pensato ad una tragedia: poi, però, l’autopsia aveva tolto ogni dubbio. Giulio era stato ucciso da qualcuno, che gli aveva tenuto la testa sotto l’acqua.
I sospetti erano ricaduti subito su un senzatetto che girava spesso per i giardini di quella zona di Genova e, a detta di molte madri e nonne, si avvicinava troppo ai bambini. Pochi giorni dopo, però, l’uomo era stato investito. Da Irene: almeno così sembrava.
La donna, che dopo la morte del figlio viveva in un costante stato di nebbia dovuta a sonniferi e psicofarmaci, non ricordava nulla. Ma non si era difesa. Aveva concluso che sì, non poteva che essere lei l’assassina. Il giudice l’aveva condannata a quindici anni di detenzione.
Ora Irene può uscire dal carcere, ma non ha nulla. Rifiuta l’aiuto del suo ormai ex marito, che, a sua insaputa, ha iniziato una relazione con una donna che anni prima faceva parte del loro gruppo di amici. L’uomo ha fatto il gesto di venirla a prendere di fronte al carcere, ma Irene non vuole nemmeno un soldo da lui.
Ella si affida all’associazione per il reinserimento dei carcerati, accetta l’alloggio che le viene proposto (pochi locali bui in un palazzone circondato da colonne che sembrano sbarre) e inizia a lavorare come operaia. Le uniche persone con cui parla un po’ sono l’unica delle sue colleghe senza pregiudizi e una vicina di casa arrivata da poco in Italia, ma a nessuno dà confidenza per davvero.
Ella non sa, però, che qualcuno la osserva da lontano e si sta occupando di lei e di una sua possibile riabilitazione. Si tratta di Jensen, un giornalista e ghostwriter che per tanti motivi – la gestione del lavoro, l’autonomia, lo scarso desiderio di impegnarsi – ha sempre preferito rimanere nell’ombra e lasciare che fossero altri a metterci la faccia, ma solo una volta si è appassionato ad un caso: quindici anni prima, quando Irene è stata condannata.
Ora che la donna è uscita, Jensen fantastica di scrivere su di lei il suo primo vero libro, ma per farlo egli deve comprendere chi è stato l’assassino del senzatetto – perché egli non pensa che si tratti di Irene – e, soprattutto, chi ha voluto uccidere il piccolo Giulio.
Le sue indagini lo portano ad una scoperta scioccante: da quando è uscita dal carcere, Irene riceve delle lettere anonime, con scritte come “Assassina” o “Hai ucciso la persona sbagliata”. Chi altri, oltre a lui, ha interesse a rimestare in quella vecchia storia?
Irene l’assassina è un thriller suddiviso in tre parti. La prima ha come protagonista Irene, la seconda Jensen, la terza ed ultima un’ispettrice di polizia che avrà il coraggio di riprendere in mano questo vecchio caso.
È una di quelle storie che si divorano. Pagina dopo pagina, i dettagli inquietanti si sommano, e si verificano nuovi delitti che in qualche modo si collegano a quelli compiuti più di quindici anni prima.
Abituata a gialli liguri che virano verso la commedia (come quelli del già citato Centazzo, quelli di Valeria Corciolani che sono molto ironici, quelli di Cristina Rava che alternano parti noir ad altre sulla quotidianità dei protagonisti), non mi aspettavo una storia così cruda e intensa.
Qui, amici, mi spiace dirlo perché sapete quanto sono legata a questa terra, ma ci scordiamo la Liguria dell’idillio: se leggete questo romanzo, per qualche centinaio di pagine sarete in compagnia dei peggiori angoli di Genova, quelli vicino alle carcasse arrugginite dei porti e delle fabbriche, quelli che superi velocemente in treno chiedendoti quanto manca all’arrivo in Riviera.
Ma vi assicuro che nulla di tutto questo vi impedirà di restare incollati alla lettura.
Per me è stata una bella scoperta: penso che leggerò altro di questa autrice!
Questi sono i miei consigli di lettura odierni!
Che ne pensate? Conoscete questi autori?
Avete letto qualcosa di loro? Vi è piaciuto?
Fatemi sapere!
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)
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