lunedì 21 novembre 2022

MIDNIGHTS

 Dieci perle dell'ultimo album di Taylor Swift




Cari lettori,

oggi vi propongo qualche “Consiglio musicale”!

Torniamo a parlare di Taylor Swift, la mia cantante preferita, già protagonista di un progetto tutto dedicato ai testi delle sue canzoni (a questo link trovate l’ultimo post della serie, che riepiloga un po’ ) e sempre presente su questi schermi.


Il 21 ottobre, un mese fa, è uscito il suo disco Midnights, quindi ho pensato che i tempi fossero maturi per parlarvene un po’. Forse non vi sorprenderà sapere che sono ancora una volta entusiasta, ma ci tengo comunque a spiegarvi il perché. Personalmente mi sembra che Midnights sia un po’ una summa di tutto il suo lavoro passato: dal 2006 in avanti è passata dal country al pop al folk/alternativo, e qui c’è tutto, in dosi variabili. Dal punto di vista musicale c’è una grande eterogeneità; per quanto riguarda i testi, invece, il comun denominatore è l’introspezione. Il disco è stato presentato da Taylor come “una collezione delle notti insonni della mia vita”, e devo dire che l’oscurità, in tanti sensi, non manca.


Le canzoni del disco sono 20 ed io ho pensato di parlarvi di 10 che a me piacciono particolarmente. A voi, se vi va, il compito di scoprire l’altra metà… che magari vi piacerà di più!



Maroon


Maroon è una delle più classiche canzoni di Taylor: il racconto di una relazione per immagini e ricordi. Di sicuro è uno dei brani più “vecchio stampo” del disco, ma quello che la rende particolarmente ben scritta è l’utilizzo di tutte le sfumature di rosso per descrivere situazioni e sentimenti. Rosso che ben presto diventa ruggine, ed infine marrone.


Quando il silenzio è arrivato,

noi stavamo tremando, ciechi e nella nebbia

Come diavolo abbiamo potuto perderci di vista di nuovo?

Singhiozzando con la tua testa tra le mani,

non è forse in questo modo che finiscono sempre le cose?

Tu stavi lì, con lo sguardo vuoto, nel corridoio

Garofani che avevi pensato fossero rose, questi siamo noi,

eppure io ti sento in ogni caso

sento i rubini ai quali ho rinunciato


Ed ho perso te, colui con cui stavo danzando

a New York, senza scarpe,

ho guardato in alto nel cielo ed era marrone


Il borgogna sulla mia maglietta quando mi hai versato addosso il tuo vino

e come il sangue è salito fino alle mie guance

così scarlatto, era marrone

Il segno che hai visto sul mio colletto, la ruggine che è cresciuta tra i telefoni

le labbra che ero solita chiamare “casa”,

così scarlatte, erano marroni


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Anti-hero


Anti-hero è il singolo di lancio di Midnights ed è una sorta di confessione a proposito di insicurezze, bassa autostima, pensieri pesanti da sopportare. Alcune parti del brano, secondo me, potrebbero riguardare chiunque di noi; altre, invece, secondo me, parlano proprio dell’essere famosi e del sentirsi, talvolta, più “personaggi” che “persone”.


Ho questo problema: divento più vecchia, ma mai più saggia,

e le mezzanotti diventano i miei pomeriggi,

quando la mia depressione si ripresenta, il cimitero si apre

e tutte le persone che ho abbandonato stanno lì, nella stanza


Non dovrei essere lasciata sola con i miei dispositivi,

ogni volta si ripresentano con i loro prezzi ed i loro vizi

e finisco per andare in crisi (ci ho messo tutto questo tempo per capirlo);

mi sveglio urlando dopo aver sognato,

un giorno mi ritroverò a guardare mentre tu te ne vai

perché ti sei stancato dei miei schemi poco sani

per l’ultima volta


Sono io, ciao! Sono io il problema,

all’ora del the tutti sono d’accordo su questo

fisserò direttamente il sole, ma non fisso mai lo specchio

dev’essere davvero stancante, fare sempre il tifo per l’anti-eroe


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Snow on the beach


Snow on the beach è scritta e cantata in collaborazione con Lana Del Rey, e questo si sente molto, secondo me, a livello di melodia. È una canzone sull’innamoramento, sulla magia, sulle farfalle nello stomaco: le immagini utilizzate sono originali e delicate allo stesso tempo.


Questa scena sembra ciò che una volta ho visto su uno schermo

Ho cercato la verde aurora boreale

Ma non ho mai visto qualcuno così vivo da dentro,

tanto da farmi perdere la mia visione periferica.

Il mio sorriso è quello che avrei se avessi vinto un premio

e nascondere tutto questo sarebbe così disonesto

E va bene far finta di sentirsi così

finché non ce la fai, finché non è vero


Ed ora è come neve sulla spiaggia,

strana ma incredibilmente bella,

volando in un sogno, con le tasche piene di stelle,

ed il fatto che tu mi voglia stanotte sembra impossibile,

ma sta succedendo, non c’è un suono ed è tutt’intorno,

come neve sulla spiaggia


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You’re on your own, kid


You’re on your own, kid è la mia canzone preferita del disco, una storia bellissima sul “salvarsi da soli”. L’ascoltatore scopre la storia di una ragazza diventata donna che si è sentita spesso sola, tra una cittadina soffocante, amori non ricambiati, difficoltà nel farsi strada in un mondo competitivo, amicizie fatue. All’inizio la solitudine è vista in modo negativo, poi pian piano la protagonista si rende conto che è diventata forte e sa cavarsela da sola.


Dai gettiti d’acqua alle ceneri del caminetto

ho chiamato un taxi per portarmi là

ho cercato la festa dei corpi migliori

solo per imparare che i miei sogni non sono rari

Sei per conto tuo, bambina, lo sei sempre stata


Dai gettiti d’acqua alle ceneri del caminetto

Ho dato il mio sangue, sudore e lacrime per questo

Ho organizzato feste ed affamato il mio corpo

come se avessi potuto essere salvata da un bacio perfetto.

Gli scherzi non erano divertenti,

ho preso i soldi e me ne sono andata,

i miei amici da casa non sapevano che cosa dire,

mi sono guardata intorno in un vestito elegante impregnato di sangue

ed ho visto qualcosa che loro non possono portarmi via


Perché ci sono state pagine svoltate ad ogni ponte abbattuto

Tutto quel che perdi è un passo che fai

Quindi fai pure i braccialetti dell’amicizia,

cogli l’attimo e goditelo, non hai motivo per essere impaurita


Sei per conto tuo, bambina,

sì, puoi affrontare tutto questo,

sei per conto tuo, bambina, lo sei sempre stata


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Sweet nothing


Sweet nothing è una canzone dedicata alla quotidianità delle relazioni stabili, ma a me fa pensare a tutte quelle persone che nella vita di ognuno sono una certezza. Quelle che ti apprezzano come sei e stanno insieme a te senza secondi fini.


Sulla strada di casa ho scritto una poesia

e tu mi hai detto: “Che mente!”

e questo accade tutte le volte…


Perché dicono che la fine sta arrivando,

tutti hanno le loro preoccupazioni,

io invece mi ritrovo a correre a casa dai tuoi dolci “niente”

fuori tutti spingono e pressano

tu invece sei in cucina a canticchiare

tutto quello che hai sempre voluto da me è un dolce niente


I disgregatori dell’industria e chi ti vuole psicoanalizzare

ed i trafficanti che parlano in modo mellifluo

e sono là fuori a stringersi la mano

e le voci che implorano “Dovresti fare di più!”

A te posso ammettere che semplicemente

sono troppo tenera per tutto questo…


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Mastermind


Dietro a Mastermind c’è un gran bel concetto. È la storia di una persona che si è sempre sentita un po’ diversa ed esclusa per la sua sensibilità ed intelligenza, e così ha utilizzato la sua stessa mente per legare a sé le persone, magari con gentilezza e favori che diventano dei veri e propri trucchetti. È anche una canzone sulla sindrome dell’impostore e sul sentirsi sempre sul punto di essere “scoperti” come inadeguati. Nonostante queste remore mentali, però, qualcuno che capisce ed apprezza davvero c’è sempre.


Nessuno voleva mai giocare con me quando ero piccola

quindi ho intessuto trame come una criminale fin da allora

per far sì che gli altri mi amassero

e che sembrasse loro qualcosa da fare senza sforzi

e questa è la prima volta che sento il bisogno di confessarlo,

e lo giuro, sono così criptica e machiavellica solo perché mi importa davvero


Quindi ti ho detto che nulla di tutto questo è stato accidentale

e che la prima notte che mi hai visto, niente mi avrebbe fermato

ho messo lì le fondamenta e poi ho visto un largo sorriso

sul tuo volto, lo hai saputo per tutto il tempo


Tu sapevi che sono una super-mente, ed ora sei mio,

sì, tutto quello che hai fatto è stato sorridere, perché sono una super- mente


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The Great War


The Great War è un esempio di songwriting eccellente, secondo me. Le crisi di coppia sono state raccontate in tutte le salse, ma la metafora della guerra qui è molto suggestiva e perfettamente riuscita.


È diventato qualcosa di più grande

Da qualche parte nella foschia,

avevo la sensazione di essere stata tradita

le tue dita tra i nodi nei miei capelli

un soldato seduto su quel terreno ghiacciato

hai guardato verso di me con onore e verità,

distrutto e triste, quindi io ho richiamato le mie truppe,

e quella è stata la notte che ti ho quasi perso

ho davvero pensato di averti perso


Possiamo piantare un giardino della memoria

dire una preghiera solenne, porre un papavero nei miei capelli

non c’è gloria nel mattino, è stata guerra, non è stata giusta

e noi due non torneremo mai più


A quel trifoglio cremisi macchiato di sangue

il peggio è passato, la mia mano è quella che hai raggiunto

nel mezzo della Grande Guerra.

Ricordiamo sempre che ci siamo infiammati per rendere le cose migliori

ed io ho giurato che sarei stata per sempre tua

se fossimo sopravvissuti alla Grande Guerra


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Bigger than the whole sky


Bigger than the whole sky è una canzone che straccia il cuore, non ho altre definizioni purtroppo :-( Racconta una perdita, sia che si tratti di relazioni che di lutto (qualcuno ha ipotizzato che si tratti addirittura di aborto spontaneo). In ogni caso si allude a qualcosa che sembrava l’inizio di un bellissimo percorso, ma poi si è concluso presto e con tanta tristezza.


Di fronte a me, non è apparsa nessuna parola nei postumi del momento,

fiumi salati fuori dai miei occhi e nelle mie orecchie.

Ogni cosa che tocco diventa corrotta dalla tristezza

perché è tutto finito ora, tutto nel mare


Addio, addio, addio, tu eri più grande di tutto il cielo,

sei stato più di un breve periodo di tempo

ed ho molto per cui struggermi

ho tanto tempo per vivere senza

non incontrerò mai

quello che avrebbe potuto essere, quello che sarebbe stato

quello che avrebbe dovuto essere te


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Would’ve, Could’ve, Should’ve


Would’ve, Could’ve, Should’ve è una canzone che mi parla molto, e, come spesso capita con i brani di Taylor, può essere letta in vari modi. In questo brano, infatti, si ripercorre una relazione tossica avuta a 19 anni con un uomo che era già sui 30: la protagonista ora è trentenne come il suo ex amante e si rende conto di essere stata la vittima troppo giovane di tanti torti. Però questa canzone è stata interpretata anche in un altro senso: potrebbe anche essere il punto di vista di chi si è allontanato da comunità religiose soffocanti, o comunque dalla Chiesa in generale. Qualche mese fa vi avevo accennato al mio percorso di allontanamento da queste realtà (in questo post) e devo dire che, letta in questo senso, la canzone è proprio un pugno nello stomaco.


Se la chiarezza è nella morte, perché questa cosa non muore?

Anni passati a strapparci le nostre insegne, io e te,

vivendo per il brivido di colpirti dove fa più male

dammi indietro la mia vita da ragazza, apparteneva a me


E sicuramente non avrei mai danzato con il demonio a 19 anni

e Dio, l’onesta realtà è che il dolore era il Paradiso,

ed ora che sono cresciuta, ho paura dei fantasmi,

i ricordi sembrano delle armi da fuoco,

ed ora che so, preferirei che tu mi avessi lasciata col dubbio


Che Dio lasci in pace la mia anima, mi manca quel che ero solita essere,

la tomba non si chiuderà, ci sono come vetri a mosaico nella mia mente,

ti rimpiango tutto il tempo,

non riesco a lasciar andare tutto questo, lotto contro di te nel sonno,

la ferita non si chiuderà, continuo ad attendere un segno,

ti rimpiango tutto il tempo


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Dear Reader


Dear Reader è il congedo, una sorta di lettera a noi lettori, ma potrebbe essere anche un appunto per la se stessa del futuro. Da una parte ci sono consigli dettati dall’esperienza, dall’altra persiste una scarsa autostima che fa dubitare persino di quel che si scrive.


Caro lettore,

piegati quando puoi,

ribellati quando devi.

Caro lettore,

non devi rispondere

solo perché te lo hanno chiesto

Caro lettore,

il lusso più grande sono i tuoi segreti

Caro lettore,

quando miri al diavolo

sii sicuro di non mancarlo


E non ascoltare mai i consigli

di chi sta andando in mille pezzi...


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Ecco la mia recensione di Midnights!

Come sempre, quando inizio a parlare di Taylor non la smetto più, ma spero comunque di avervi interessato o incuriosito. Ho messo anche i link, così potete andare ad ascoltare su YouTube quello che vi ha colpito di più.

Fatemi sapere che cosa ne pensate!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


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