lunedì 30 agosto 2021

I PREFERITI DI AGOSTO 2021

 Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese




Cari lettori,

bentrovati! Come state? Com’è andato il vostro agosto?

Il mio è stato proprio come lo sognavo… anzi, anche meglio, direi!

Le giornate sono volate e prima che me ne accorgessi è giunto il momento di lasciare la nostra casetta al mare e di tornare alla base. La fine dell’estate è sempre un po’ malinconica per me: amo questo periodo dell’anno e stare in riva al mare mi ricarica moltissimo le energie, sia fisiche che mentali.

Oggi, dal momento che tra due giorni sarà settembre… si riapre il blog! Ecco a voi i preferiti di agosto, dai libri ai film, dalla musica alla poesia!



Il libro del mese


La voce narrante di questa storia, già protagonista de L’arminuta (romanzo che prima o poi recupererò sicuramente) è una donna nata e cresciuta a Borgo Sud, un villaggio nei pressi di Pescara, fatto di barche di pescatori e case popolari, campagne sconfinate e temporali improvvisi.


Ella è nata in una famiglia numerosa, composta, oltre che da lei, dai genitori, da quattro fratelli e dalla sorella Adriana, ma le amarezze non sono mancate. La madre anaffettiva, il padre chiuso nel suo egoismo, il fratello Vincenzo morto tragicamente cadendo dal motorino proprio sopra al filo spinato, il più piccolo di famiglia affetto da patologie mentali: c’è ben poco, nell’infanzia della protagonista, che ella voglia davvero ricordare. Il rapporto familiare più intenso ed autentico, suo malgrado, è proprio quello con la sorella Adriana, una donna che è tutto il contrario di lei.


Tanto la protagonista è studiosa, severa con se stessa, rigorosa nel perseguire i suoi obiettivi, tanto Adriana è impulsiva e passionale, alle prese ogni giorno con un’idea diversa ed un tormento differente.


Due sono gli episodi intorno ai quali si dipana questo romanzo. Il primo è il presente: la narratrice della storia, ora professoressa di letteratura italiana contemporanea nell’Università di Grenoble, viene richiamata con urgenza a Borgo Sud per un’emergenza, e, incapace sia di rilassarsi in treno che di dormire in albergo, non fa che ripensare alle circostanze che l’hanno condotta nuovamente a casa. Il secondo è un evento traumatico del passato: il momento in cui Adriana, dopo più di un anno di assenza, si era presentata a casa della protagonista e del marito Piero con un bambino del quale la famiglia ignorava l’esistenza, chiamato Vincenzo in ricordo del fratello perduto, e con uno sfregio ai capelli che denunciava un pericolo imminente.


Partendo da questi due punti chiave, la protagonista, con una narrazione che sembra non distinguere il passato più recente da quello più remoto, l’attualità del presente dai ricordi più lontani, ricostruisce una complessa storia familiare, fatta di amori difficili, caratteri spinosi, decisioni che cambiano la vita ed un rapporto di sorellanza capace di resistere a tutto.



Borgo Sud è un romanzo di sole 160 pagine, ma ognuna di essa vale per tre. È una storia densa di avvenimenti, riflessioni, sensazioni. Se si dovesse accostarlo ad un genere, potremmo definirlo parte di una saga familiare, anche se, più che di un solo nucleo, l’autrice fa un ritratto puntuale di un microcosmo, all’interno del quale convivono amori imperfetti dai quali è difficile staccarsi, piccoli e grandi misteri tenuti nascosti da un silenzio complice, veri orrori che talvolta si celano in alcune case private, la quiete di un affetto dimostrato quasi mai con le parole ma sempre con i fatti.


Una continua alternanza di flashback ed anticipazioni dà al lettore l’impressione che il tempo della storia sia labile, come se davanti agli occhi della protagonista (della quale non si fa mai il nome) scorressero anni ed anni di vita, che però non sono mai ricordati in modo ozioso o nostalgico, ma portano ancora con sé tutto il loro carico di emozione, spesso di dolore.


Inoltre, ciò che mi ha colpito di questo romanzo è il fatto che la narrazione sia del tutto priva di stereotipi, soprattutto di quelli di genere. Adriana e sua sorella sono due personaggi a tutto tondo, ben al di là dei modelli della donna scapestrata o giudiziosa che sembrano incarnare. Non c’è compiacimento nel descrivere le virtù di entrambe, né un giudizio implicito quando una delle due commette un errore; Rafael e Piero, i loro amori di una vita, non sono romanticizzati, ma raccontati attraverso piccoli gesti quotidiani ed episodi significativi; l’una non è presentata come migliore dell’altra, ma il loro affetto (sepolto al di sotto di tanti momenti difficili) è rappresentato da dettagli quotidiani così vividi che, da sorella, spesso mi sono venute le lacrime agli occhi. Un modo di raccontare che per alcuni versi mi ha ricordato il Verismo di fine Ottocento (ed anche qui si parla di periferie del Centro-Sud e di situazioni difficili) e per altri L’amica geniale (della quale ho parlato qui).


Una lettura che mi è capitata tra le mani principalmente per la curiosità legata al Premio Strega del 2017 vinto da L’arminuta… ma senz’altro una delle più valide degli ultimi mesi, e non solo.



Il film del mese


Eugenia, detta “Skeeter”, è una ragazza di 23 anni, aspirante giornalista, che, dopo aver finito l’Università, torna a casa sua, a Jackson, nel Mississippi. Sono gli anni ‘60 e le donne, solitamente, non lavorano: la maggior parte delle sue vecchie amiche si è sposata, ha avuto figli e “si occupa” della casa, il che significa, in pratica, far faticare le domestiche di colore. Skeeter cerca di impiegarsi nel giornale locale, ma riesce soltanto ad ottenere una rubrica di economia domestica, materia nella quale non si sente per niente preparata.


Pensa di poter trovare un aiuto nella domestica di casa sua, ma scopre che la madre l’ha licenziata, apparentemente per futili motivi. Il rapporto tra le due, già difficile prima che Skeeter partisse per l’Università, si complica ancor di più a causa di un segreto che sembra essere la chiave di quell’improvviso licenziamento.


Skeeter, allora, chiede aiuto ad Aibileen, la governante della sua vecchia amica Elizabeth, ma non è facile come sembra: la donna è trattata come una proprietà, deve svolgere un mucchio di mansioni faticose ed Elizabeth, così come le altre sue vecchie amiche, sembrano lontane mille miglia da lei: snob, razziste, superficiali.


È proprio parlando con Aibileen che Skeeter inizia a pensare ad un ambizioso progetto: un libro di interviste e testimonianze delle domestiche di colore, per poter rendere pubbliche, anche in stati meno retrivi del Mississippi, le loro umiliazioni, rabbie e fatiche. Inizialmente le uniche donne che accettano sono Aibileen e Minny, la sua migliore amica, perché entrambe hanno una forte motivazione che le spinge: Aibileen sente la necessità di denunciare l’ingiusta e violenta morte di suo figlio, mentre Minny, che è appena stata cacciata da Hilly, la reginetta della cittadina, non sa più come vivere, avendo a casa un marito violento e cinque figli.


In seguito all’arresto ed al pestaggio di una di loro, però, tutte le domestiche di Jackson decidono di aiutare Skeeter, che si prepara a scrivere un romanzo che farà la storia.



Ho visto The Help al cinema nel 2012, ma mi è capitato di rivederlo soltanto di recente, e ne sono rimasta nuovamente colpita, a tratti turbata.

C’erano turbamenti che mi aspettavo: la terribile condizione delle domestiche di colore ridotte allo schiavismo, gli atti di razzismo che sono costrette a subire, la forza d’animo che esse riescono a conservare nonostante tutti i momenti in cui la vita le ha messe all’angolo.

Quello che non mi aspettavo, però, è stata l’inquietante sensazione di dejà-vu che ho avuto quando al centro della scena c’erano le altre donne, quelle bianche, ricche e privilegiate. Come vi ho accennato più volte, anche io anni fa, come tutti, ho sofferto per le amicizie sbagliate ed ho cercato di far parte di compagnie che poi si sono rivelate in qualche modo tossiche, ed alcune scene mi hanno fatto stringere lo stomaco. Quando Aibileen racconta che Hilly, l’ape regina, è stata la prima a restare incinta, e per le altre è stato come un comandamento, un ordine a fare figli anche loro; quando le giovani mogli di Jackson compiono gesti infantili al limite dell’imbarazzante per escludere Celia Foote, “rea” di essere diversa da loro (leggi: spontanea, generosa e non razzista); quando tutte quante sentono l’esigenza di fare la stessa cosa, per quanto ridicola, perché l’ha deciso la loro “capetta”; quando parlano male dei loro bambini davanti agli stessi, come se fossero bei soprammobili senza orecchie… in questi ed altri momenti mi è capitato di chiedermi se gli anni ‘60 fossero così lontani, e come mai certe dinamiche, nelle compagnie dei paeselli, siano rimaste invariate nonostante decenni di progresso.


In ogni caso, si comprende come una donna intelligente, sensibile e cosmopolita come Skeeter finisca per sentirsi fuori posto. La sua storia, così come quelle di Aibileen e di Minny, è davvero indimenticabile.



La musica del mese


Il tema di questo agosto non può che essere il mare, in tutte le sue versioni!


Innanzitutto vi consiglio Le onde di Ludovico Einaudi, artista di cui vi ho già parlato in questo post. Un rilassante brano al pianoforte per avere l’impressione di sognare in riva al mare, a questo link.



Tra i vari balletti che ho portato sul palco in tanti anni di danza, uno che mi fa pensare al mare è indubbiamente la Rapsodia in blu di George Gershwin che abbiamo messo in scena nel 2015 (la trovate qui). Abbiamo giocato molto sul colore blu: prima io, da solista di danza moderna, ho ballato su una versione strumentale di Blu Cobalto dei Negramaro (a questo link), e poi ho introdotto le mie compagne del corso di classica per la Rapsodia vera e propria. Anche i costumi giocavano tutti sui toni del blu. Vi lascio una foto ricordo!



Infine, tra le moltissime canzoni di musica leggera che parlano di mare, ho pensato di consigliarvi Io non abito al mare di Francesca Michielin. Questa canzone mi piace molto perché mi ritrovo in questa idea di mare come luogo non solo vissuto, ma anche immaginato e sognato, sia come posto del cuore che come angolo di felicità nei momenti difficili. La trovate a questo link.


Non mi intendo d’amore

non lo so parlare

non mi intendo di te

è per questo che non vieni con me

io non abito al mare

ma lo so immaginare

è ora di andare a dormire

è la mente che ci porta via

oltre queste boe sembra una bugia

perché non so nuotare


Queste cose vorrei dirtele all’orecchio

quando urlano e mi spingono a un concerto

gridarle dentro un bosco, nel vento

per vedere se mi stai ascoltando


Queste cose vorrei dirtele sopra la techno

accartocciarle dentro un foglio

e poi centrare il secchio

stasera non mi trucco, che sto anche meglio

voglio sapere se mi stai ascoltando



La poesia del mese


Per il mese d’agosto ho scelto una poesia di un poeta spagnolo vivente, Jordi Doce, intitolata Sul colle. L’ho trovata davvero incantevole, soprattutto per gli amanti del mare! La traduzione è di Raffaella Marzano.


Si offusca lo sguardo, e l’aria della sera

fumiga come brace su uno sfondo

di vele gonfie e schiuma infranta.

Il mare è il respiro, l’attesa.

Avvolte dal pieno sole d’agosto,

le rocce scivolano fino all’acqua.


Una pozzanghera si consuma in scintillio.

Il sale brilla sui fianchi stillanti.

Estate, nel tuo tremore abbacinato

apprendo la costanza dell’azzurro.

Sotto il volo tenace dei gabbiani,

son tutt’uno col tempo dell’acqua che si ristagna.



Le foto del mese


Come mio solito in agosto, ho pensato di raccontarvi qualche dettaglio della mia vita ligure. Il 31 luglio, dopo una cena in un ristorante messicano protrattasi fino a tardi e quattro ore di sonno, ho raggiunto il Molo Marinai d’Italia alle 6 in punto per quella che ormai è una tradizione: il concerto all’alba. Ogni anno la proposta musicale è diversa: questa volta abbiamo ascoltato dei brani famosi di musica leggera, ma con uno stile jazz che mi è piaciuto molto. E guardate che alba stupenda tra le nuvole!



La prima settimana di agosto ci sono state frequenti mareggiate e tempo molto instabile. Poi è arrivata un’ondata di caldo eccezionale persino per la Liguria!



A S.Lorenzo la famiglia era al completo ed abbiamo pensato di festeggiare andando ad una sagra che ci piace moltissimo e che, per il secondo anno, si svolge in versione “ridotta” e più tranquilla per via del Covid, ma ben organizzata e sempre piacevole. 

Particolarmente buoni i ravioli di pesce con ragù di spada, super i calamari fritti!



Il 16 agosto il tempo era così così ed abbiamo deciso di fare un giro ad Arenzano, tra parchi e castelli, porticciolo e lungomare. Ero stata solo un paio di volte anni fa e non ricordavo più quasi niente. Sono stata molto contenta di aver approfittato del tempo grigio per fare un giretto!



La mia spiaggia verso le 7 di sera nelle giornate di bel tempo è un pezzo di cuore!



L’ultima sera c’era una spettacolare luna sul mare che sembrava invitarci a restare…




Ecco il mio agosto!

Fatemi sapere com’è andata la vostra estate, come siete stati in questo periodo, che novità avete da raccontarmi. In questi giorni di fine estate, spesso nostalgici, riprendere con il blog è sempre, per me, una grande gioia, e per questo vi ringrazio.

Da settembre ricominceranno le consuete rubriche, e spero con tutto il cuore che i post autunnali saranno ricchi di cinema, teatro ed arte vissuti dal vivo e non più solo da casa. Stay tuned, vedremo che succederà!

Grazie per la lettura, ci risentiamo in settembre :-)

lunedì 2 agosto 2021

CHIUSURA ESTIVA DEL BLOG

 Buone vacanze a tutti!




Cari lettori,

è arrivato un mese sicuramente atteso da tanti di noi: agosto!

Come ormai faccio d’abitudine, da oggi il blog è in “vacanza estiva”.


Vi confesso che quest’anno faccio un po’ di fatica a mettere in pausa questo spazio. 

È stato un anno davvero complesso da tanti punti di vista: per quanto riguarda il lavoro è stato uno dei più intensi, se non il più intenso in assoluto da quando mi sono laureata (e so di aver avuto fortuna, viste le circostanze); ho passato tante settimane sempre e totalmente a casa da sola, senza nemmeno poter trascorrere una domenica in famiglia, un po’ per le zone rosse che in Lombardia hanno abbondato e un po’ per la paura di contagiare qualcuno, visto il servizio in presenza; ho fatto danza in videolezione per la quasi totalità dell’anno, ed anche quest’anno abbiamo dovuto mettere in un cassetto il sogno di esibirci; vacanze blindate, weekend un po’ vuoti, serate passate esclusivamente a casa mi hanno dato l’impressione di essere entrata in una sorta di “tunnel” ad ottobre e di esserne uscita solo ai primi di giugno, quando l’estate ci ha portato qualche libertà in più.


L’anno scorso, ad agosto, avevo condiviso con voi delle riflessioni a proposito del lockdown della primavera 2020, ma devo dire che quest’anno per me è stata molto più tosta… lenta e logorante, direi.


Sinceramente non so che avrei fatto senza il blog, una vera ancora in questi mesi. Grazie alla programmazione di tanti post diversi ho movimentato un po’ delle settimane che, specie in inverno, sembravano spesso tutte uguali; ne ho approfittato per essere costante con le letture e conoscere su carta nuovi autori; la situazione, tra cinema e teatri chiusi e zero eventi culturali ad eccezione di quelli online, ha stimolato un po’ la mia creatività e, tra racconti, progetti letterari e serie di post musicali, ho pubblicato contenuti magari un po’ diversi dal solito, ma al tempo stesso, a quanto ho visto, apprezzati.



A giugno ed a luglio ho programmato di meno ed improvvisato di più, e mi sono resa conto di avere un forte bisogno di fare altro. Leggere, scrivere, recuperare film/spettacoli con RaiPlay, fare danza in videolezione da casa o zumba con i tutorial di YouTube sono delle gran belle cose… ma quando, per tutto l’anno, non hai potuto fare nient’altro, è giusto anche (nel rispetto delle regole, ovvio) riprendersi i propri spazi all’aperto. Come già vi raccontavo nei preferiti di luglio, sono già da un po’ di giorni nella casetta al mare di famiglia, e questa mia grandissima fortuna mi ha concesso di fare lunghe camminate (al di là del parco cittadino che ho a casa), nuotare (più spesso giocare col mare mosso, in realtà), andare finalmente al ristorante qualche volta, fare un pochino di meritato shopping, ascoltare un po’ di musica dal vivo in piazzetta, sperimentare nuove ricette… ed altro ancora. Sono anche felice di “recuperare” del tempo con la famiglia, e non vi nego che mi sento piuttosto sollevata, soprattutto se ripenso a quelle settimane d’inverno in cui era possibile vedersi solo all’aperto per una passeggiata (in mezzo al gelo, peraltro).



Come – credo – tanti di voi, sono piena di dubbi su quello che ci aspetterà nei prossimi mesi. Dal punto di vista del blog, ammetto che un anno e mezzo di “materia prima” ridotta al lumicino sta iniziando a mettere alla prova la mia fantasia: il mio blog è sempre stato un mix di libri e cultura, e senza cinema, teatri, balletti, mostre, fiere del libro e tanto altro, non è rimasto moltissimo da inventare oltre le letture.


So che settembre porta sempre con sé rinnovata energia e nuove idee, e mi auguro anche che nelle prossime settimane mi si accenda una “lampadina” per qualche futuro progetto letterario o di altro tipo, però spero anche tanto che, a partire dall’autunno, potremo almeno tornare in modo sistematico alle nostre attività preferite, non solo quelle legate alle nostre attività di blogging, ma anche quelle che ci permettono di staccare con la testa anche solo durante un weekend normalissimo nel nostro paese.


Come mio solito mi sono dilungata, ma ho pensato di parlarvi un po’ di come mi sento in questo periodo: sono felice e nel complesso tranquilla, ma anche con tanti punti di domanda per il futuro. Mi piacerebbe sapere come state voi: come avete vissuto questa annata appena trascorsa, che cosa provate ora che l’estate ci ha regalato qualche libertà, se anche voi siete preoccupati per le news… e ovviamente che programmi avete per agosto!


Ringrazio tantissimo ognuno di voi lettori, sia quelli fissi che quelli che mi seguono dai social. Auguro tanta serenità e salute per voi e per i vostri cari.


Credo la mia pausa durerà per buona parte del mese. Sicuramente tornerò l’ultima settimana con i soliti “Preferiti”, in modo da potervi raccontare le mie vacanze e riepilogare agosto. I miei social saranno sempre più o meno attivi, anche se magari pubblicherò una foto ogni tanto, non con la solita frequenza.


Ancora grazie di tutto, e… buon agosto a tutti voi!



Silvia



giovedì 29 luglio 2021

I PREFERITI DI LUGLIO 2021

 Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese




Cari lettori,

eccoci quasi alla fine di luglio!

Lo ammetto: questo mese è davvero volato. Dopo un lungo periodo di doveri ed impegni resi più difficoltosi dalle restrizioni che sappiamo, in giugno mi sono adattata ben volentieri ad un altro ritmo, ed anche luglio è scivolato dalle dita.

Oggi cerco di fermarlo su carta, raccontandovi, con i nostri soliti “Preferiti del mese”, tutto quello che mi è piaciuto, dai libri ai film, dalla musica alla poesia!



Il libro del mese


Torino, giugno 1935. La tabaccheria della famiglia Bo sta per chiudere al termine di una lunga giornata di lavoro, e se i proprietari, marito e moglie, non vedono l’ora di salire in casa a riposarsi, la figlia Anita è impaziente di fare una passeggiata con l’amica di sempre Clara: sa che in serata incontrerà Corrado, il ragazzo che da tempo la sta corteggiando.


La serata va proprio come Anita aveva sperato: ella riesce a restare da sola con Corrado e, come da lei sperato e temuto, egli le chiede di sposarlo. Anita sogna da tanto questo momento, ma quando si ritrova ad ascoltare i sogni ad occhi aperti di Corrado, che già la vede come moglie devota, casalinga a tempo pieno e madre di ben sei figli, all’improvviso ha una crisi di panico e si ritrova a pronunciare una frase che non si sarebbe mai aspettata di dire: “Ti sposo, ma prima voglio lavorare”.


Con grande sconcerto dei suoi genitori, ella si mette a cercare lavoro come dattilografa e quasi subito viene assunta dalla Casa Editrice che pubblica la rivista di racconti gialli Saturnalia. Si tratta di una piccola realtà, costituita da due persone: un proprietario e finanziatore e l’uomo che è la vera anima creativa della rivista, lo scrittore Sebastiano Satta Ascona. Egli è il creatore dell’unico personaggio tutto italiano dei racconti, il commissario Bonomo, letto con grande entusiasmo dagli estimatori del regime perché la sua figura ricalca molto quella di Mussolini. Anita non riesce a trovare interessanti simili storie, ma sa di essere una “bella ma stupida” (o meglio, tutti l’hanno sempre considerata così) e continua a digitare imperterrita quel che Sebastiano Satta Ascona le detta. Gli altri racconti di Saturnalia, che sono traduzioni dai gialli, dai noir e dagli hard-boiled americani degli anni ‘20 e ‘30, la intrigano invece molto, al punto che ne parla spessissimo con l’amica Clara, a sua volta dattilografa, e con Candida, ex professoressa di entrambe ed ora cara “sorella maggiore” di riferimento.


La sua tranquilla routine lavorativa, che inizia a piacerle, viene però sconvolta da un insolito avvenimento verificatosi durante un sabato fascista: mentre, nell’auditorium della scuola del suo fratellino, si commemora un eroe della Prima Guerra Mondiale, un’anziana donna si mette ad inveire contro gli oratori, dicendo che l’uomo in questione non ha proprio nulla di eroico, anzi, è l’assassino di sua figlia. Ella, poi, paga cara questa sua insubordinazione, e viene portata via dalle camicie nere.


Anita prova a confessare il suo turbamento a Corrado, ma ottiene solo una risata bonaria e la velata accusa, da parte del fidanzato, di non comprendere fino in fondo i doveri di chi rappresenta il regime.


Stanca e stufa di essere sminuita, ella cerca di saperne più di questa triste vicenda e decide di vederci chiaro da sola… o quasi: la aiuterà Sebastiano, che è in una posizione molto più difficile della sua e nasconde svariati segreti, ma che non può fare a meno di farsi travolgere dal suo brillante entusiasmo e dalla sua ricerca della verità.



Come qualcuno di voi saprà, sono a metà della serie di Alice Basso che ha per protagonista la ghostwriter Vani Sarca: ho letto i primi tre romanzi e mi mancano il quarto e il quinto. Sto adorando questi romanzi e non pensavo che un altro personaggio di Alice Basso mi avrebbe conquistato così presto, ma la storia di Anita è davvero incredibile: ironica, graffiante, a tratti divertente e poi all’improvviso profonda, talvolta persino lacerante.


L’autrice descrive con spietata lucidità tutte le limitazioni che il regime fascista imponeva negli anni ‘30, mettendo in luce soprattutto le difficoltà che dovevano affrontare le donne: l’impossibilità di conseguire la carriera che esse desideravano, l’obbligo di fatto di essere mogli e madri, l’ideale di “brava donna” che erano obbligate a perseguire. Il lettore si immerge in questo mondo che sembra così lontano, ma, pagina dopo pagina, non può scacciare l’impressione che queste spinose questioni siano ancora, almeno in parte, nel cuore di tante donne, nonostante i decenni passati ed i progressi fatti.


Il motore della storia, a mio parere, è la crescita intellettiva e spirituale di Anita, una ragazza che, come moltissime (e non solo negli anni ‘30, purtroppo) è stata educata a credere che la bellezza fosse la più importante delle virtù, e che non le sarebbe servito nient’altro per vivere serena. È dura affrancarsi da una serie di condizioni antiche e di stampo patriarcale che vorrebbero noi donne chiuse in una teca: anche adesso che viaggiamo da sole, lavoriamo e sulla carta abbiamo pari diritti, è frustrante ritrovarsi ancora, come capita ad Anita, ad essere giudicate solo per il proprio aspetto fisico, a vedere sminuiti i propri ragionamenti in modo paternalistico, a dover lottare per affermare la sicurezza delle proprie convinzioni e la bontà delle proprie idee.


Ovviamente Alice Basso continua ad essere, oltre che scrittrice, anche una “addetta ai lavori” del mondo dell’editoria, quindi anche questa serie promette di regalarci molte informazioni sul mondo del libro, questa volta “d’epoca”… e molto affascinanti.


Ho visto che è già uscito il sequel, Il grido della rosa. Sicuramente lo leggerò al più presto!



Il film del mese


In una di queste calde serate ho rivisto Il grande Gatsby, nella versione del 2013 con Leonardo di Caprio, ed ho pensato che in effetti non avevo mai condiviso con voi le mie riflessioni su questa pellicola.


Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald ed il protagonista, nonché voce narrante, Nick Carraway è un giovane ambizioso che nell’estate del 1922 arriva a New York dalla provincia. Ben presto egli trova un impiego in ambito economico in città e decide di stabilirsi nel Long Island, nella parte Ovest, quella dei cosiddetti “nuovi ricchi”, per riposarsi nei weekend e studiare. I suoi lodevoli propositi, però, vengono messi a dura prova dai divertimenti che egli sente regolarmente provenire dalla villa accanto: ogni sera ci sono incredibili feste, ma il proprietario non si fa mai vedere ed il suo personaggio è avvolto da un alone di mistero.


Nel frattempo, Nick riprende a frequentare una sua cugina, Daisy, che sta attraversando un periodo difficile: ella vive nella parte Est di Long Island, quella dedicata ai ricchi da generazioni, è sposata da tempo ad ex campione di polo, è consapevole di essere stata ripetutamente tradita ed è molto infelice.


Qualche tempo dopo, egli conosce finalmente il suo misterioso vicino, Jay Gatsby, e ne è, allo stesso tempo, affascinato ed intimorito: si tratta di un uomo molto socievole, amante delle chiacchiere e della bella vita, che considera gli altri con gentilezza e rispetto, ma egli ha la netta impressione che al di sotto della maschera di cordialità ci siano un passato sofferto ed un obiettivo nascosto.


Gatsby, in realtà, è da sempre innamorato di Daisy, che non ha mai dimenticato, nonostante ella si sia sposata ed abbia evitato di incontrarlo per anni. Con l’aiuto di Tom, i due ex amanti si rivedono e riprendono la loro storia… ma il sogno di Gatsby ha ben poco a che fare con la cinica realtà dei ricchi newyorkesi.



Il regista di questo film è Baz Luhrmann, lo stesso del celeberrimo Moulin Rouge, ed il suo tocco è particolarmente evidente per quanto riguarda le musiche, i colori ed i costumi. Anche una certa velocità delle scene d’azione, che contrasta volutamente con la forzata lentezza di alcune scene clou del film, è presente in entrambe le pellicole.


La tematica principale della storia è la critica alla società americana degli anni ‘20, che stava vivendo, senza rendersene conto, anni di agio e di boom economico che li avrebbero portati al rovinoso crollo del ‘29. La colpa della classe dominante, secondo Nick, è quella di essersi comportata come se il momento di prosperità fosse eterno, ed aver così pensato solo al proprio orticello, badando ad arricchirsi nel lato ovest di Long Island ed a mantenere il proprio status quo nel lato est.


Nella cornice di feste e divertimenti che dovrebbero sembrare sfarzosi ma finiscono col risultare decadenti come il canto di un cigno, l’occhio prima meravigliato e poi impietoso di Nick cattura tutto ciò che non funziona: la rapidità della massa nel dichiararsi “amica” della celebrità di turno e di salire sul carrozzone del vincitore, salvo poi battere in ritirata quando le sorti cambiano; l’abuso di alcool, reso ancor più sfrenato dal proibizionismo; la troppa facilità nel possedere e maneggiare armi; l’incapacità di staccarsi da un matrimonio infelice e di trovare il coraggio per inseguire un sogno tanto romantico quanto incerto.



Per questo motivo, nel libro come nel film, Nick dice a Gatsby che tutto il resto della società di Long Island è marcia, e che lui vale più di tutti loro messi insieme (una frase che mi commuove ancora adesso, per essere sincera). Egli incarna il vero e proprio sogno americano, simboleggiato dalla luce verde che si intravede alla fine del pontile del lato ovest di Long Island; un sogno che si infrangerà di fronte al destino avverso ed alla crudele indifferenza, come definito nel film, della donna che dice di amarlo.



Ultima curiosità: molti fan di Taylor Swift pensano che la sua canzone Happiness (che trovate a questo link) sia ispirata a Il grande Gatsby e contenga dei riferimenti a questo film. Il mio parere da fan è che sì, i riferimenti ci sono, dalla luce verde al vestito fatto di luci fino ad arrivare alla citazione “spero che lei sarà una bellissima sciocca” (frase pronunciata da Daisy parlando della figlia)… però emotivamente no, non mi pare giusto attribuire una voce narrante così appassionata ad una donna definita “indifferente” sia nel libro che nel film. Quindi per me Happiness sarà sempre e solo la canzone che ri-racconta la storia di Cosimo Piovasco di Rondò e Viola ne Il barone rampante. Per ulteriori delucidazioni, potete leggere qui il mio racconto di gennaio per la rubrica di scrittura creativa “Storytelling Chronicles”.



La musica del mese


Due sono i simboli dell’estate per me: i girasoli, che mio papà e mio fratello fanno crescere nei loro giardini durante i mesi più caldi, ed il mio amato mare.


Così ho deciso che per il nostro spazio dedicato alla musica del mese parlerò prima degli uni e poi dell’altro!


Per quanto riguarda girasoli e musica classica, ho trovato una splendida esibizione di due violiniste sullo sfondo di un campo fiorito. La potete vedere a questo link.



Un classico della musica leggera degli ultimi anni è Girasole di Giorgia (che trovate qui), un brano romantico ed allegro allo stesso tempo:


E come un girasole giro intorno a te

che sei il mio sole anche di notte

e come un girasole giro intorno a te

che sei il mio sole anche di notte...

Tu non ti stanchi mai, tu non ti fermi mai,

con gli occhi neri e quelle labbra disegnate

e come un girasole giro intorno a te

che sei il mio sole anche di notte…


Tu non mi basti mai, prendimi l’anima

e non mi basti mai, muoviti amore sopra di me

e come un girasole io ti seguirò

e mille volte ancora ti sorprenderò

e come un girasole guardo solo te

quando sorridi tu mi lasci senza fiato...




Dando un’occhiata su YouTube ho trovato a questo link anche una canzone dal titolo I girasoli che mi è piaciuta molto. È scritta e interpretata da Emanuele Aloia, un cantautore che ammetto di non conoscere ma che qualcuno di voi – sicuramente più “sul pezzo” di me – avrà forse già sentito nominare;


Nei tuoi occhi ho visto i girasoli di Van Gogh

e ti ho sentita più vicina per un attimo

ho dato tutto ciò che avevo fino a perderlo

il nostro amore come arte in ogni secolo


Passano i giorni e sogno un colore per ogni stagione

questa tristezza è solo l’essenza

di arte incompiuta che chiamano amore

riflesso di luce come un girasole

eco di vita, parole lontane

vedo lontano mille sfumature

che rendono l’attimo quasi immortale


Nei tuoi occhi ho visto i girasoli di Van Gogh

e ti ho sentita più vicina per un attimo

ho dato tutto ciò che avevo fino a perderlo

il nostro amore come arte in ogni secolo

e le tue labbra come fiori di Monet

il tuo profumo è il mistero di Stonehenge



La poesia del mese


Per il mese di luglio, pieno di luce e di colori, ho scelto una poesia di Herman Hesse dal titolo Improvvisamente fu piena estate, che mi sembra descriva appieno lo spirito della stagione che stiamo vivendo.


Improvvisamente fu piena estate.

I campi verdi di grano, cresciuti e

riempiti nelle lunghe settimane di piogge,

cominciavano a imbiancarsi,

in ogni campo il papavero lampeggiava

col suo rosso smagliante.


La bianca e polverosa strada maestra era arroventata,

dai boschi diventati più scuri risuonava più spossato,

più greve e penetrante il richiamo del cuculo,

nei prati delle alture, sui loro flessibili steli,

si cullavano le margherite e le lupinelle,

la sabbia e le scabbiose, già tutte in pieno rigoglio

e nel febbrile, folle anelito della dissipazione

nell’approssimarsi della morte

perché a sera si sentiva qua e là nei villaggi il chiaro,

inesorabile avvertimento delle falci in azione.



Le foto del mese


La prima metà di luglio sono rimasta a casa, a Cernusco, per via di alcuni impegni, ma anche di vari anniversari e compleanni. Domenica 4 luglio è stato il 34esimo anniversario dei miei genitori e lo abbiamo festeggiato con una parmigiana fatta quasi interamente con i prodotti dell’orto di papà (melanzane, pomodori, basilico). Dopo qualche giorno ho provato a replicarla da sola, per la prima volta, e devo dire che il risultato mi ha lasciato davvero soddisfatta! Ecco la teglia prima di entrare nel forno…



In quel periodo sono anche “tornate a trovarci” Dora e Panna, le conigliette di mio fratello. I primi due o tre giorni erano un po’ spaesate, ma poi si sono ricordate di aver già visto la tavernetta!



La seconda metà del mese ho deciso di tornare sulle rive del mio amato Mar Ligure, in attesa del tradizionale agosto in famiglia che quest’anno, ancor più del precedente, in tanti momenti ho sognato come un miraggio. Avevo i miei dubbi sul trascorrere qui dei giorni in solitudine, anche se ormai lo faccio da anni, perché da quando è iniziata la vicenda della pandemia ci sono stati tanti, tanti momenti in cui, vivendo da sola, mi sono sentita isolata, e per me è stata una strana esperienza, perché ho sempre adorato la mia casetta. Una volta giunta qui, però, mi sono resa conto di quanto, in piena estate, mi faccia bene la routine “marittima” rispetto a quella di città, da tanti punti di vista, ed i giorni sono volati. L’unica pecca è che il tempo non è stato sempre ideale, ahimè: ci sono state molte mareggiate, insolite per luglio (come quella in foto), e mentre vi scrivo fuori ci sono cielo grigio e tuoni. È stato un mese molto instabile: speriamo nei prossimi giorni, visto che sarò anche in compagnia!



Dal 19 al 23, però, c’è stata un’eccezionale ondata di caldo, e ci sono stati cielo e mare stupendi, soprattutto all’ora di cena, che, se si ha fortuna, è una delle più belle.




Ecco il mio luglio in breve!

E voi, cosa mi raccontate? Vi state godendo la bella stagione?

Siete riusciti a partire, o anche solo a rilassarvi un po’? Avete piani per agosto?

Questo è (quasi) l’ultimo post prima della pausa estiva.

Ci riaggiorniamo lunedì per augurarci ufficialmente buone vacanze! :-)

lunedì 26 luglio 2021

CONSIGLI STORICI PER L'ESTATE

 Due romanzi di Valerio Massimo Manfredi e Giancarlo De Cataldo




Cari lettori,

ultimo post di luglio prima dei consueti “Preferiti”!

Oggi ho pensato di raccontarvi due romanzi appartenenti ad un genere che, come sapete, mi piace molto: lo storico. Nel caso in cui viaggiare nello spazio (al mare, in montagna, al lago…) non vi basti, e desideriate anche fare un giro con la macchina del tempo quest’estate, questi due libri potrebbero essere quelli giusti per voi.


Il primo è una delle ultime uscite del mio scrittore storico preferito di sempre, Valerio Massimo Manfredi, che però, come vedrete, mi ha convinto un po’ meno di altre sue opere. Il secondo è un romanzo di un autore del quale ormai ho letto molto, Giancarlo De Cataldo: tuttavia si tratta di una storia piuttosto diversa dai suoi soliti gialli o romanzi d’inchiesta di ambientazione contemporanea. Entrambe le storie raccontano soprattutto la nostra bellissima capitale, Roma, ma sono ambientate anche in altri luoghi.


Vi lascio alle recensioni, sperando che vi possano interessare!



Antica madre, di Valerio Massimo Manfredi


Siamo nel 62 a.C. e Nerone terrorizza l’Urbe con la sua follia. Un nutrito gruppo di soldati, guidati dal centurione Furio Voreno, ha preferito accettare di partire per una missione in Numidia piuttosto che restare a Roma, con il rischio di essere coinvolti in qualche pericoloso intrigo di palazzo.


Il terreno africano è fertile ed ancora quasi inesplorato; il compito dei legionari è quello di catturare molte bestie selvagge per le venationes, le terribili cacce delle quali si rendono protagonisti i gladiatori nell’Arena. Dopo qualche settimana di pericolosa peregrinazione, giunge il momento di tornare a Roma. Furio Voreno, oltre alle prede, ha catturato una prigioniera dall’aria pericolosa: si tratta di una giovane donna africana, che ha l’aspetto fiero di una nobile ed è molto scaltra e veloce. Nonostante i suoi ripetuti tentativi di fuga, Voreno ed i suoi riescono a portarla a Roma.


Varea, la ragazza, viene subito condotta da Nerone, che dà ordine di drogarla per potersi approfittare di lei e renderla la sua concubina. Il crudele proposito dell’imperatore, però, si scontra con la forza e la tenacia di Varea, che si ribella alla tentata violenza nonostante le droghe che ha in corpo e viene così accusata di tradimento e condannata ai giochi dell’Arena.


Il suo destino, come gladiatrice giovane ed inesperta, sembra segnato, ma Varea ha moltissime risorse, compresa un’inaspettata abilità con le armi, la capacità di comunicare con le bestie feroci tipica del suo popolo e l’aiuto di due persone. Il primo è un gigante africano, un campione dell’arena, che sembra in qualche modo legato a lei; il secondo è Furio Voreno, che si è silenziosamente innamorato di lei.


Sarà proprio quest’ultimo a sottrarla al terribile destino di gladiatrice, non senza aver subito le domande indagatrici dell’imperatore, ed a chiederle di fargli da guida in un’altra pericolosissima missione africana… nel corso della quale egli dovrà fare qualcosa di ancora più difficile che catturare belve feroci.



Ho letto tanti romanzi di Valerio Massimo Manfredi, soprattutto durante gli anni dell’Università, e lui è uno degli autori che più mi ha fatto amare il genere storico. A questo link trovate un mio vecchio post in cui vi racconto i miei “must read” dello scrittore. Non nego che, nel corso di quest’ultimo anno e mezzo in cui ci siamo trovati ad avere un po’ troppo tempo libero a disposizione, ho accarezzato più volte l’idea di rileggere la trilogia di Aléxandros, o qualche altro suo romanzo che avevo letto ben prima di aprire il blog e che vorrei riprendere e “meditare” adesso che non sono più proprio una matricola. Chissà, magari nei prossimi mesi lo farò davvero!


Perché questa premessa, mi chiederete? Risposta semplice: perché, ahimé, mi costa un po’ dire che questo romanzo non è proprio all’altezza di tanti precedenti lavori di Valerio Massimo Manfredi.


Si tratta di un libro scritto in modo molto accurato e ben documentato come tutti gli altri suoi, ma purtroppo, in questo caso, la precisione storica e didattica finisce per essere quasi eccessiva, trasformando un grande pregio in una sorta di limite: il nozionismo “schiaccia” la trama, che si rivela, rispetto ai grandi intrighi a cui l’autore ci ha abituato, un po’ esile e spesso lenta. Forse, per chi è digiuno di studi classici e preferisce un approccio per beginners al genere storico, questo romanzo è più semplice e scolastico di altri dell’autore, e può soddisfare: per gli “addetti ai lavori” del sapere umanistico e per gli affezionati allo scrittore, però, l’impressione è che il collage di informazioni storiche e letterarie abbia riempito uno slancio di creatività minore rispetto al solito.


Anche dal punto di vista dei sottogeneri dello storico il romanzo appare un po’ frammentato: le pagine d’avventura ambientate in Africa si mischiano alle disavventure nell’arena dei gladiatori, il romanticismo di una storia d’amore incipiente viene spento dai fuochi delle congiure contro Nerone. L’affresco dell’epoca è davvero affascinante ed esauriente, ma saltare da un tipo di storia ad un altro, invece che concentrare tutta l’attenzione su una determinata vicenda, distrae un po’ il lettore, che era convinto che la storia avrebbe preso una certa piega e poi all’improvviso si ritrova da tutt’altra parte.


Il mio giudizio complessivamente è positivo perché Valerio Massimo Manfredi è e sarà sempre un grande autore; se però volete innamorarvi delle sue storie come è capitato a me, vi consiglio di partire da altri titoli.



Quasi per caso, di Giancarlo De Cataldo


Questo insolito giallo storico di Giancarlo De Cataldo è il sequel di Nell’ombra e nella luce, di cui vi avevo parlato in questo post.


Avevamo lasciato i due protagonisti, il maggiore Emiliano Mercalli di Saint – Just e la sua fidanzata Naide, a dichiararsi eterno amore dopo una brutta vicenda che li aveva visti protagonisti. Quando Emiliano torna a Torino in licenza matrimoniale dopo aver compiuto una missione all’estero, però, non c’è traccia della sua futura sposa: la casa è vuota, eccezion fatta per uno stringato biglietto in cui Naide lo invita a raggiungerla a Roma, dove Mazzini sta organizzando i Moti e cercando di fare la storia.


Emiliano, sulle prime, non sa che fare, perché ha richiesto di trascorrere la licenza matrimoniale a Torino e non saprebbe come giustificare ai superiori una fuga a Roma, che è da tutti considerata teatro di azioni sovversive. Poco dopo, però, una sua vecchia conoscenza lo convoca con grande urgenza: si tratta di Cavour in persona, che questa volta, però, fa da semplice intermediario tra lui e il re Vittorio Emanuele.


Quest’ultimo è molto preoccupato per Aymone, un suo compagno di disavventure che si è trovato in una situazione incresciosa: è sfuggito ad un matrimonio combinato per accompagnare a Roma la giovanissima principessa Matilde, moglie piuttosto infelice di un nobile anziano e rozzo, e la sua intemperanza rischia di metterlo nei guai.


Ad Emiliano non sembra vero di aver finalmente trovato un pretesto per raggiungere Roma e Naide. Quando arriva nella Città Eterna, però, egli si rende conto ben presto che la situazione è complessa: l’Urbe è divisa tra cattolici conservatori e fedeli a Mazzini, che addirittura frequentano bar differenti per evitare una rissa quasi certa; una lunga serie di poveracci ed indigenti occupa le periferie e può essere utilizzata facilmente come braccio per le rivolte; Naide, infine, è piuttosto sfuggente, molto concentrata sulla situazione romana e poco propensa a tornare a casa ed a sposarsi.


Quando egli raggiunge la casa di campagna della principessa Matilde e consorte, egli è deciso a riportare Aymone a Torino, con le buone o con le cattive, ma, dopo la prima notte, si verificano ben due morti misteriose che lo costringono a rispolverare i suoi panni di investigatore.



Quasi per caso è un originale mix di giallo e romanzo storico. Se Nell’ombra e nella luce raccontava soprattutto la Torino di Cavour, tra punti di forza ed inevitabili limiti, questo romanzo, dopo le prime pagine, ci porta in una Roma che è una fucina di eventi fondamentali per la storia italiana. I moti mazziniani restano sullo sfondo, ma sono comunque un elemento importante nel romanzo, soprattutto per quanto riguarda le scelte personali di Emiliano e di Naide.


I due sono una coppia complementare: Emiliano è ligio al dovere, coraggioso e leale, ma un po’ rigido; Naide è passionale, generosa e dalla mentalità molto aperta, ma anche piuttosto impulsiva e più incline a seguire una grande passione che un progetto di vita stabile (tant’è vero che in due romanzi il lettore assiste alla sua trasformazione: da attrice a medico a militante nella politica).


Gradito ritorno è quello di Gualtiero, amico di entrambi, un personaggio tanto colto quanto stravagante, che non esita a fare la sua parte quando si tratta di aiutare gli altri e venire a capo di un mistero.


Ultima curiosità: in una pagina c’è anche una versione “poco ortodossa” della ricetta della carbonara… spero che i puristi non si offenderanno, perché non sembra niente affatto male!




Piaciuto questo viaggio nella Roma d’altri tempi (e non solo)?

Che ne pensate? Conoscete questi romanzi?

Avete già sentito parlare di questi autori? Vi piacciono?

Fatemi sapere!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)