lunedì 25 maggio 2026

GLI INVISIBILI

 Spazio Scrittura Creativa: maggio 2026




Cari lettori,

benvenuti all’appuntamento di maggio con lo Spazio Scrittura Creativa!

Il post di oggi è per me molto speciale: prima di una nuova estate, ci tengo a concludere la serie di sette mini fanfiction di Harry Potter, I sette peccati capitali.


È ormai un anno e mezzo che vi propongo queste storie, proprio perché, per variare ed accontentare anche chi di voi non ama Harry Potter, ho preferito alternarle ad altri generi di appuntamento creativo.


Vi lascio i recap delle “puntate precedenti”:


1 – Ho visto gli occhi tuoi, Invidia, Ninfadora Tonks: Link racconto


2 – Sentiva la neve cadere, Accidia, Horace Lumacorno: Link racconto


3 – I gialli dei limoni, Gola, Albus Silente: Link racconto


4 – La festa di Halloween, Superbia, Pansy Parkinson: Link racconto


5 – Tutto brucia, Ira, Molly Weasley: Link racconto


6 – Il comico, Avarizia, Ron Weasley: Link racconto


Prima di procedere con il capitolo mancante, quello della Lussuria, una piccola nota autoriale. Come vi ho già detto altre volte, queste fanfiction sono un mio vecchio lavoro, prima dell’apertura del blog. Già sugli altri 6 capitoli l’editing è stato massiccio… ma questa è una storia del tutto nuova. 


Il vecchio capitolo sulla Lussuria non mi rappresentava più: per tanti motivi vedevo le idee di una ragazza, e non di una donna adulta. Comunque, per darvi un’idea, se volete soddisfarvi con la coppia che al tempo avevo scelto (e che per me non è più “giusta” come pensavo a vent’anni, per moltissimi motivi), credo che Alchemised e Come non innamorarsi del nemico faranno molto meglio di quello che potrei fare io.


Personalmente ho puntato sui film della serie Animali fantastici, su due protagonisti adulti e su un concetto secondo me molto attuale di “amore proibito”. Spero che convinca anche voi.


Ovviamente tutte e sette le fanfiction sono puro divertimento e non hanno alcuno scopo di lucro. Buona lettura!


Gli invisibili

(Capitolo della Lussuria

Voce narrante: Jacob Kowalski)


Eccomi che mi sveglio

e ancora non riesco a dormire dal tuo lato

c’è la tua tazza di caffè

e il rossetto svanisce con il tempo

se potessi sognare abbastanza a lungo

tu verresti e mi diresti che starò bene

sì, starò bene


Una cena della buona società. Tutti vestiti, pettinati, imbellettati, in linea con quella eleganza che questi discussi anni ‘20 sembrano imporre. Una serata irrinunciabile: proprio tra pochi minuti il Ministro della Magia tedesco annuncerà il suo appoggio a uno dei tre candidati che correranno alle elezioni europee.

Nonostante il momento importante, l’ambiente sembra leggero. Chiacchiere, battute, persino risate, bicchieri che continuano a tintinnare per i brindisi.

Ed un tormento interiore ben celato. Almeno per me.

Non mi importa niente del Ministro della magia tedesco. Con tutto il rispetto, io nemmeno dovrei stare in mezzo ai maghi. Se scoprissero chi sono… meglio non pensarci.


Sono di nuovo di fianco a lei... e mi pare proprio che nulla sia cambiato in nove mesi.


Per settimane mi sono illuso di aver superato quel terribile momento. Quello in cui l’unica donna che io abbia mai amato mi ha abbandonato per il peggiore degli uomini, dicendo di farlo “per il mio bene”. Mi sono ripetuto che non ne valeva la pena, che ormai lei apparteneva ad un altro.

Non pensavo più alla mia (ormai non più) Queenie, davvero; ho passato quel che restava dell'inverno, tutta la primavera, buona parte dell'estate a ripetermelo.

Mi sono quasi congratulato con me stesso: non ero poi così inconsolabile! La mia nuova panetteria e pasticceria, il sogno di una vita, mi dava fin troppo lavoro da fare. Insomma, io, che sono sempre stato l’ultimo degli operai, mi sono dovuto adattare a gestire un’attività mia, con tanto di personale. Forse avevo troppe novità a cui pensare, o forse, semplicemente, non ce l'avevo fatta a guardare in faccia la realtà.


Ci ha pensato, ancora una volta, il mio amico mago Newt. O forse dovremmo dire che è stato il professor Silente, mentore del mio amico, coinvolto in un’eterna lotta con lo stregone oscuro Gellert Grindelwald. L’uomo che mi ha portato via la mia Queenie.


Non avrei voluto farmi coinvolgere nuovamente dal mondo magico. Io sono un panettiere e questo mi è sempre bastato. Ma l’ho fatto, ancora una volta, per amicizia… e per amore.


Ora che ho di nuovo di fronte la mia Queenie è tutto chiaro, in modo persino doloroso. Tutta la vicenda che riguarda lei e me è stata una lotta senza alcuna speranza fin dal principio; ricordo ancora il giorno in cui ci siamo confessati i nostri sentimenti, con la consapevolezza che le unioni tra maghi e No-Mag sono illegali negli Stati Uniti. E poi la ricerca affannosa di una soluzione, la peregrinazione per l’Europa, quel maledetto viaggio a Parigi.


Il giorno in cui Queenie ha pensato che l’unica soluzione fosse ascoltare le teorie di quel pazzo di Grindelwald, che le aveva promesso “mai più nessuna guerra e un mondo migliore per tutti”, e mi ha salutato piangendo, prima di fuggire con lui.


Cara Queenie, non mi hai dato il tempo di parlarti. Appena ascoltato quel discorso pieno di menzogne, sei scivolata via. Se solo mi avessi dato dieci minuti, te lo avrei detto io: non è vero che non ci sarà un’altra guerra. Voi del mondo magico siete rimasti al chiuso e protetti tra il ‘14 e il ‘18, ma noi no. Noi abbiamo visto la Guerra Mondiale, e secondo me ce ne sarà presto un’altra: colgo tutti i segnali.


Nella Germania non magica sta salendo al potere un pazzo che non ha niente da invidiare al tuo Grindelwald. Spero che l’equivalente nel mondo dei maghi abbia più senno e tra i tre candidati non scelga proprio di favorire lui.


Già, perché è questo il motivo per cui sono qui stasera. Con Newt e gli altri della squadra di Silente ci siamo divisi i compiti: a me quello di infiltrarmi e dare l’allarme nel caso disgraziato che la candidatura di quel maledetto sia ufficialmente accettata.


E pensare che fino a qualche settimana fa rischiava la galera per crimini internazionali. Nel giro di pochi giorni egli è stato assolto ed è passato direttamente alla candidatura come Supremo Pezzo Grosso. Non serve essere dei maghi per capire che una sua vittoria gli darebbe in mano fin troppo potere.


Ma se anche succedesse, che cosa potrei farci io? Non ho nemmeno una di quelle bacchette di legno che Newt e gli altri agitano per fare magie. Non ho un buon rapporto con gli animali ordinari, figuriamoci con quelli fantastici. E di certo non leggo nel pensiero come la mia Queenie. 

Che utilità potrei mai avere? Non mi stupisce che la donna che amo mi abbia lasciato…


* * *


Sistemando oggi

ho trovato quella vecchia t-shirt

quella che hai indossato quando sei scappata

e nessuno poteva comprendere il tuo dolore

Siamo troppo giovani, troppo sciocchi

per conoscere cose come l’amore

ma ora lo conosco, lo conosco bene.


Voce narrante: Queenie Goldstein


Caro Jacob,

ti vedo. Anche se mi volto da un’altra parte, anche se chiudo gli occhi, anche se tento di fare qualunque magia sia in mio potere per non vederti più, non ho scampo: continuo a vederti.


Perché gli occhi funzionano secondo la scienza, e quindi basta chiuderli per non vedere più niente. Ma la mia testa, fin da quando sono nata, ha deciso di funzionare secondo i dettami della magia.


E così io sento i pensieri di tutti, di qualunque commensale sia in questa stanza, dal Ministro tedesco in persona al ragazzo delle consegne che è passato cinque minuti in magazzino per portare il pane e se n’è andato.


E oggi persino il mio dono magico ha deciso di farmi i dispetti. Perché sì, i pensieri di tutti gli altri attraversano la mia mente, ma sono ovattati, proprio come succede nelle cene eleganti come questa, quando tutti parlano a bassa voce. Sento chiaramente solo te.


Avverto tutta la tua rabbia, la tua tristezza, persino la tua gelosia. È buffo: se c’è qualcosa che non è mai piaciuto a Grindelwald sono proprio le donne, ed è risaputo in tutto il nostro mondo. Sono sicura che Newt o qualcun altro abbia avvertito Jacob del fatto che il dissidio tra lui e Silente sia nato da una vicenda molto privata. Eppure so che tu vorresti prenderlo per il bavero e intimargli di lasciarmi libera, di non toccarmi nemmeno, di non osare guardarmi mai più.


E non sei mai stato un uomo collerico. In realtà sei l’uomo più buono, dolce, paziente che io abbia mai incontrato. Un lavoratore che sogna ancora, un amico fedele, una persona che quando si innamora lo fa per sempre. Quando ci siamo conosciuti, mi hai detto che come te “ce ne sono a milioni”. Caro Jacob, quanto ti sbagli. Lo sapevo già prima, lo so doppiamente ora che ho visto il male così da vicino.



Non c’è niente di peggio che starsene qui, dall’altra parte di una stanza, in mezzo ad un ricevimento sfarzoso che non c’entra niente con il nostro stile, e non poterti confidare che anche io soffro quanto te. Rivederti ora, dopo il grande distacco che c'è stato, è come una Maledizione Senza Perdono. So che ti amo ancora.

Ed è per amore che, accecata dalla mia stessa follia, ho seguito Grindelwald. A Parigi egli parlava di scongiurare altre guerre. Di abbattere le barriere che dividono maghi da Non-Mag. Di creare insieme un nuovo mondo. E io, d’impulso, gli ho creduto. 

Per qualche folle attimo mi sono persino convinta che il suo spessore politico sarebbe presto diventato grande, così grande da travalicare l’oceano, arrivare negli Stati Uniti e abrogare quella orribile legge che impediva il matrimonio tra me e te.



Poi ho visto il vero volto di quell’uomo, che fatico a non chiamare mostro. Ho compreso di essere cascata mani e piedi nella sua trappola: egli mi ha blandito perché una persona che legge nella mente come me gli fa molto comodo.

E in tutti questi mesi non ho fatto altro che nascondere sotto a rabbia, delusione, indignazione, voglia di restare sola... i miei sentimenti per te, più vivi che mai.


Ho provato a combatterli, credimi. Mi sono più volte ripetuta che tu ormai eri tornato in America certo un po’ acciaccato e dal cuore infranto, ma con tutte le possibilità di ricominciare. Con la tua panetteria, i tuoi sogni, il tuo mondo No-Mag di cui io non ho mai fatto parte.


Ma la tua luce era entrata nel mio cuore. E credo non ne uscirà finché vivo. Se mai sopravvivrò alla guerra che incombe.


Perché l’ho capito, mio caro, e sono sicura che, se ti avessi ascoltato invece di scivolare via come la pazza che sono stata, tu me lo avresti detto subito. La più grande delle bugie di Grindelwald era proprio quella sulla guerra: un conflitto ci sarà, e la causa sarà proprio lui. Sento già nella mia mente il discorso del Ministro della Magia tedesco: lo favorirà. Gli altri due maghi sono candidati onesti, ma non parlano alla pancia del popolo come i dittatori di ogni tempo hanno sempre fatto: in questo clima, sono destinati a perdere.


E non posso fare niente, amore mio. Grindelwald ha capito che non mi fido più di lui, che voglio fuggire dal suo castello: mi controlla a vista. Quanto vorrei che per una volta nella tua vita qualcuno, Dio o il destino, ti desse la possibilità di fare una magia e farmi fuggire insieme a te…


* * *


Quindi affogo nei miei sentimenti,

come faccio sempre,

danzando nella nostra casa

con il fantasma di te


Voce narrante: Jacob Kowalski


Cara Queenie,

se dovessi trovare un termine per descrivere la nostra situazione, userei invisibile.


Siamo invisibili l’uno al mondo dell’altra: quelli come me non sanno che esistono quelli come te, quelli come te lo sanno ma (quasi tutti) ci disprezzano.


È invisibile il nostro amore per la legge: se si scoprisse, rischieremmo addirittura un processo.


È invisibile la nostra storia, di cui sono testimoni solo pochissimi amici fidati.


È invisibile il nostro legame ora, in questa stanza affollata: solo noi lo percepiamo, eppure mi sembra di non sentire nient’altro. Le persone ci guardano attraverso, e non capiscono. Non dovrebbero fare magie e meraviglie? Non riescono nemmeno a guardare al di là del loro naso…


Ma non avere paura, Queenie. Silente mi ha detto che non ho niente da invidiare ai maghi ed alle streghe, perché sono un uomo con pienezza di cuore. La sai una cosa? Si sbaglia! Nel mio cuore ci sarà sempre un posto per te…


e un giorno, forse non lontano, non saremo più invisibili.



FINE



Siamo giunti alla conclusione!

La canzone che ci ha accompagnato è Ghost of you dei 5 Seconds of Summer, che potete ascoltare a questo link.

Se avete visto i film, credo che abbiate riconosciuto la citazione finale. So che avviene in un momento successivo della pellicola, ma mi piaceva troppo, così mi sono presa una piccola licenza e l’ho anticipata.

Spero che anche quest’ultimo capitolo della serie “I sette peccati capitali” vi sia piaciuto. Mi farebbe piacere ricevere un vostro commento, sia su questa storia e su questa serie in generale… sentitevi liberi di scrivere quello che vi va!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 21 maggio 2026

ALLA SCOPERTA DI "OSSI DI SEPPIA" #5

Paesaggi estivi e ricerca della felicità




Cari lettori,

benvenuti all’appuntamento di maggio con “L’angolo della poesia” e il nostro progetto letterario dedicato alla riscoperta di Ossi di seppia di Montale!


Oggi continuiamo ad esplorare la sezione che dà il titolo alla raccolta. Leggeremo cinque brevi componimenti che, caso vuole, fanno pensare all’estate quasi alle porte, soprattutto come ambientazione. Ho trovato queste poesie di più facile lettura rispetto ad altre di Ossi di seppia, ma non per questo meno importanti: anzi, ognuna di esse ci fa riflettere su qualcosa di semplice ma vero, anche a decenni di distanza dal momento in cui è stata composta.


Vi lascio alla lettura!



Portovenere


Portovenere è un luogo che i liguri – e gli amanti della Liguria – conoscono molto bene. Tra il tempio cristiano che si è perfettamente conservato, la grotta di Keats, il borgo multicolore e l’abbraccio del mare, in pochi metri quadrati si respira bellezza, arte, poesia. Io ci sono stata… e devo dirvi che persino il cimitero, luogo non proprio allegro, ha il suo perché. Per Montale è un luogo ideale per tornare alle origini, fermarsi e riposarsi in attesa di una decisione futura.


Là fuoriesce il Tritone

dai flutti che lambiscono

le soglie d’un cristiano

tempio, ed ogni ora prossima

è antica. Ogni dubbiezza

si conduce per mano

come una fanciulletta amica.


Là non è chi si guardi

o stia di sé in ascolto.

Quivi sei alle origini

e decidere è stolto:

ripartirai più tardi

per assumere un volto.



So l’ora in cui la faccia più impassibile…


Questo breve componimento parla di quelle persone che portano con sé una storia dolorosa, un dispiacere segreto. Può capitare, in qualche momento, che la loro facciata imperturbabile sia disturbata da una piccola smorfia. Eppure nessuno se ne accorge, perché tutti sono abituati a considerare quella persona come “forte”.

Forse, prima o poi, ci siamo tutti sentiti così.


So l’ora in cui la faccia più impassibile

è traversata da una cruda smorfia:

s’è svelata per poco una pena invisibile.

Ciò non vede la gente nell’affollato corso.


Voi, mie parole, tradite invano il morso

secreto, il vento che nel cuore soffia.

La più vera ragione è di chi tace.

Il canto che singhiozza è un canto di pace.



Gloria del disteso mezzogiorno


La fotografia di un momento di calura estiva, proprio mentre il sole è al suo culmine. Anche il greto più secco prima o poi riceverà la sua pioggia.

Ma è necessario attendere e ripetersi che i momenti di “siccità” prima o poi finiscono, e che riservano comunque delle piccole gioie inaspettate.


Gloria del disteso mezzogiorno

quand’ombra non rendono gli alberi,

e più e più si mostrano d’attorno

per troppa luce, le parvenze, falbe.


Il sole, in alto, - e un secco greto.

Il mio giorno non è dunque passato:

l’ora più bella è di là dal muretto

che rinchiude in un occaso scialbato.


L’arsura, in giro; un martin pescatore

volteggia s’una reliquia di vita.

La buona pioggia è di là dallo squallore,

ma in attendere è gioia più compita.



Felicità raggiunta


Ancora una volta Montale è, almeno in parte, leopardiano: l’unica felicità che ci è concessa è a tratti, sottile come un filo di lana.

E può bastare un piccolo particolare (un bambino che perde un pallone) perché la tristezza si insinui nuovamente in noi.


Felicità raggiunta, si cammina

per te su fil di lama.

Agli occhi sei barlume che vacilla,

al piede, teso ghiaccio che s’incrina;

e dunque non ti tocchi chi più t’ama.


Se giungi sulle anime invase

di tristezza e le schiari, il tuo mattino

è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.

Ma nulla paga il pianto del bambino

a cui fugge il pallone tra le case.



Il canneto rispunta i suoi cimelli


Un paesaggio del tutto opposto alla gloria del disteso mezzogiorno.

Qualcuno, forse una donna amata, ha lasciato solo il poeta, che si sente come se tutti i colori fossero scomparsi. Aria, acqua e piante si sono confusi in un’unica nebbiolina grigia, e l’afa è opprimente. È il lato triste dell’estate, quando il maltempo ci ricorda che anche le stagioni più belle hanno una fine.


Il canneto rispunta i suoi cimelli

nella serenità che non si ragna:

l’orto assetato sporge irti ramelli

oltre i chiusi ripari, all’afa stagna.


Sale un’ora d’attesa in cielo, vacua,

dal mare che s’ingrigia.

Un albero di nuvole sull’acqua

cresce, poi crolla come di cinigia.


Assente, come manchi in questa plaga

che ti presente e senza te consuma:

sei lontana e però tutto divaga

dal suo solco, dirupa, spare in bruma.



Siamo di nuovo alla fine!

Fatemi sapere, se vi va, quale poesia vi è piaciuta di più e perché.

Ringrazio tutti voi che seguite questo percorso letterario… davvero non è scontato!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 18 maggio 2026

GIALLI MILANESI

 Due romanzi di Paolo Roversi




Cari lettori,

oggi, per le nostre “Letture...per autori”, ci occupiamo di uno scrittore di cui vi ho già parlato qualche volta, un autore di thriller e noir rigorosamente milanesi: Paolo Roversi.


Milano è la “mia città”: anche se abito in provincia, mi piace visitarla per vari motivi culturali e di svago, e poi lì ci sono tutti i miei ricordi della me studentessa universitaria e anche dei miei primi impieghi. Maggio è l’ultimo mese in cui mi capita di fare qualche visita alla città, prima dell’estate e della fuga verso altri lidi: ho pensato così di raccontarvi questi due romanzi, mie letture di quando le temperature erano un po’ più basse, prima del cambio di mood.


Sono entrambi due update piuttosto recenti di due serie differenti dell’autore: il decimo (e per ora penultimo) episodio delle avventure dell’hacker Enrico Radeschi, e il terzo (e al momento ultimo, esclusa una novella) romanzo che ha per protagonista Luca Botero, il commissario “alla vecchia maniera”. Vediamoli meglio insieme!



L’ombra della solitudine


L’hacker Enrico Radeschi sta affrontando un momento delicato della sua vita personale. Da qualche tempo egli vive in “comodato gratuito” nella casa di Fuster, il direttore di Milano Nera, la testata online per la quale scrive (uno dei suoi lavori ufficiali, anche se quelli ufficiosi lo appassionano di più).


Da settimane ospita il Danese, un suo amico tanto misterioso quanto caro: è vero che non racconta mai molto di se stesso e che non tutti i traffici in cui è coinvolto sono propriamente puliti, però è anche vero che gli è sempre stato leale e senza di lui non ci sarebbe stata la risoluzione di qualche caso, anzi, probabilmente il nostro Radeschi avrebbe finito per vedersela brutta. Così da giorni è iniziata una strana convivenza: lui, il Danese, l’inseparabile iguana dell’amico, l’anziano labrador Buk che ha sempre accompagnato il nostro protagonista e, new entry, Rimbaud, il cagnolino di Marika, la cugina di Radeschi, che, dopo essersi goduta un po’ troppo la bella vita milanese, ha deciso una buona volta di dedicarsi allo studio, e dunque ha bisogno di concentrazione.


L’atmosfera, però, non è allegra. Alla conclusione dell’indagine precedente, uno dei malviventi con cui Radeschi ha avuto a che fare ha fatto al Danese una confessione shock: sua figlia, che l’uomo credeva morta, è ancora viva. Ma non vive più a Milano, non si sa dov’è, né che vita faccia. Per il Danese, la speranza di ritrovare viva la ragazza si è mescolata all’ansia di non sapere dove sia ed alla rabbia per averla creduta morta per anni.


Purtroppo l’unica pista che il Danese ha in mano porta ad avere dei contatti con personaggi molto poco raccomandabili, appartenenti alla malavita russa. Enrico non vorrebbe avere niente a che fare con queste persone, ma non può negare un aiuto ad un amico così caro su una cosa tanto importante.


E per il nostro protagonista le preoccupazioni non finiscono qui: dopo qualche mese di promettente relazione con Amanda Benedetti, una quarantenne che sembrava avere intenzioni serie con lui, la donna è scomparsa. Da giorni non si fa viva, il telefono è spento, e il Danese già è pronto a prenderlo in giro, dicendogli che non sa far durare una relazione “più di cinque minuti” e che quindi tanto vale che egli lo aiuti con i russi.


All’improvviso, però, il telefono squilla: è Loris Sebastiani, il vecchio amico commissario di Radeschi. E quando risponde, l’uomo non può credere a quello che sente.


Amanda Benedetti è stata trovata morta. Nel suo posto di lavoro. Che non era il tranquillo e noioso ufficio a cui aveva accennato nei suoi discorsi con Enrico.


Amanda si faceva chiamare “Virginia Love” ed era una escort per clientela di lusso. Esercitava in un appartamento, ed è stata la sua coinquilina a trovarla: una ragazza che svolgeva la sua stessa professione e che divideva con lei affitto e spese.


Una volta tanto, Loris Sebastiani, non proprio il commissario più simpatico del giallo italiano, è dispiaciuto per Radeschi, che ha avuto il doppio shock di ritrovarsi la fidanzata morta e di scoprire che ella aveva una vita segreta.


Dopo essersi ritrovato a indagare più volte per fare luce sui misteri degli altri, l’uomo non riesce a stare fuori da una vicenda che lo tocca così tanto da vicino. Ma scoprire la verità sulla vita nascosta di Amanda (e sulla sua infelice fine) significa andare a disturbare i suoi clienti, persone potenti che non amano essere scomodate. E il guaio in cui si sta cacciando il Danese per ritrovare la figlia è più grande di quel che egli stesso prevedeva.



I gialli di Enrico Radeschi mi accompagnano ormai da qualche anno. Sono letture che scorrono abbastanza in fretta, complice uno stile accattivante, ma che restano impresse, sia per l’abilità dell’autore di aprire nuovi scorci nel mondo giallo e noir (più volte ho scoperto, in materia di criminologia, dinamiche e settori dei quali ero del tutto all’oscuro), sia per la sua capacità di portarci nel cuore di Milano, da quei luoghi che tutti noi locali conosciamo e amiamo agli angoli periferici e dimenticati.


Devo dire che questo capitolo è più maturo di altri, perché, se ricordate, in passato avevo lamentato un’unica pecca di questa serie: la caratterizzazione dei personaggi femminili, che sembravano delle macchiette senza troppa sostanza in confronto agli “altissimi e levissimi” protagonisti maschili, e a volte venivano pure giudicati con un po’ troppa severità morale (specie in confronto agli uomini).


Con mia sorpresa qui ho trovato una figura femminile che, certo, fa la parte della vittima, ma ha un suo spessore, ed anche la sua professione viene trattata con rispetto. 

Anche Loris Sebastiani forse – e dico forse, eh – si è deciso a smetterla di fare il cupido fuori tempo e fuori luogo e si è reso conto, incredibile ma vero, che esiste la possibilità di trovare una nuova compagna fissa dopo il divorzio, e che non è che una donna è stupida solo perché è giovane e alla moda. Scoperte rivoluzionarie, eh? Io comunque continuo a pensare che la canzone ideale per lui sia Dimmi cosa pensi di me (potete ascoltarla a questo link, ma se siete anche voi millennials ve la ricorderete).


Il Danese fornisce la quota drammatica a questa storia… e la sua sottotrama, secondo me, ha ancora qualche colpo di scena in serbo per noi!



L’enigma Kaminski


Torniamo nella Milano del commissario Luca Botero, una città che sta per concludere il 2015, anno di gloria dell’Expo. Anche se i due romanzi precedenti della serie hanno scoperchiato una serie di affari sporchi (con relativa scia di sangue) proprio legati a questa manifestazione, i milanesi sembrano disinteressarsene.


L’importante, ora che si avvicina la stagione prenatalizia, è celebrare gli incassi che l’Esposizione Universale ha portato alla città, e fregiarsi del lustro che essa ha dato a Milano.


Peccato che i festeggiamenti del bel mondo milanese vengano interrotti da un brutto episodio che si verifica proprio l’8 Dicembre, il giorno dell’Immacolata: al termine della Messa, i partecipanti si accorgono che tra di loro c’è un uomo morto. Si tratta di Giovanni Ferri, uno stimato antiquario che possiede un conosciuto negozio in Brera.


L’uomo si era seduto tranquillamente, come tutti gli altri, per assistere alla funzione religiosa, ma qualcosa sembra averlo stroncato: forse un infarto o un ictus.


Per sicurezza, oltre all’ambulanza vengono convocate anche le forze dell’ordine, ed è così che il commissario Luca Botero si ritrova sulla scena di quello che a lui sembra un delitto. Ci sono particolari che gli sembrano troppo insoliti, e che solo lui, insofferente alla tecnologia ed alle ricerche informatiche, riesce ad individuare, con il suo spirito investigativo in stile “Sherlock Holmes”.


L’autopsia sul corpo di Giovanni Ferri conferma i sospetti di Botero, che si ritrova tra le mani un caso spinoso proprio sotto le feste. La prima fase delle indagini rivela subito che l’uomo, come tanti altri del suo settore, si pregiava di avere una clientela di lusso e grandi introiti, ma non riceveva più gli incarichi di una volta: la crisi, almeno in parte, aveva colpito anche lui. Inoltre, negli ultimi tempi egli aveva accettato la rimessa a nuovo di un oggetto pregiato che era però legato ad una questione ereditaria molto delicata, e c’era stata anche una discussione con la cliente che glielo aveva commissionato.


E questa non è la sua maggiore preoccupazione al momento: la battaglia contro il suo avversario di sempre, il criminale venuto dal passato Jacek Kaminski, si è appena riaccesa. È stato quell’uomo, anni prima, ad imprigionarlo in una stanza con l’inganno ed a sottoporlo ad una tempesta elettromagnetica, che per un pelo non lo ha ucciso. Luca Botero si è svegliato per miracolo ma da allora non sopporta la vicinanza di nessuna apparecchiatura elettromagnetica, ha riorganizzato il suo appartamento in stile anni ‘60 e ha chiesto ed ottenuto ai suoi superiori di avere un ufficio distaccato dalla sede, dove lui e la sua squadra lavorano ancora con fax e telefoni “con la ruota”.


Il commissario pensava che l’uomo si fosse dileguato dall’altra parte del mondo per non finire in carcere, ma, con suo grande sconcerto e orrore, negli ultimi mesi egli è tornato a colpire, prendendosela non solo con lui, ma anche con i suoi cari, come, per esempio, un suo amico tramviere.


La sua non è più una minaccia nell’ombra, ma una vera e propria sfida a viso aperto. E al commissario non resta che accettarla, sperando di chiudere una volta per tutte il capitolo che gli ha rovinato la vita.



Vi avevo già raccontato i primi due romanzi del commissario Botero a questo link. Dopo un po’ di tempo, sono riuscita a leggere anche il terzo, L’enigma Kaminski, che vede il commissario alla resa dei conti con il suo nemico di sempre.


Non mancano mai, però, le indagini nella Milano bene, quella che sembra pensare solo all’Expo, agli affari ed ai conseguenti festeggiamenti. Un mondo fatto di veri e propri serpenti a sonagli, che si pugnalano alle spalle tra amici e persino tra congiunti.


Tra queste rovinose cadute di maschere, l’unico imperturbabile, con la sua eleganza vecchio stile, sembra essere proprio il commissario. E davvero c’è da stupirsi che quest’uomo sembri sempre fresco come una rosa, dal momento che qualunque cellulare acceso e puntato su di lui mentre passeggia potrebbe provocargli una crisi epilettica, e poi mangia solo una volta al giorno (Dio sa perché), non dorme – tranne che sul tram dell’amico – finché un caso non è risolto, e passa la maggior parte delle ore del giorno in un casermone giustamente chiamato “La cortina di ferro”. Un vero e proprio locus amoenus dal quale però, altrettanto inspiegabilmente, nessuno se ne vuole andare, tantomeno le colleghe donne, tutte ovviamente un po’ cotte dell’uomo di altri tempi.

Insomma, l’idea è originale, la ricostruzione è interessante, ma non tutti i particolari sono così credibili.

Ma l’autore ci chiede un po’ di sospensione dell’incredulità, e noi gliela concediamo.


Comunque, se conoscete già la serie, sono sicura che non resterete delusi da questo capitolo così decisivo… le ultime pagine vi regaleranno più di un brivido!




Che ne pensate? Avete letto qualcosa dell’autore?

Vi è piaciuto? Avete in programma di leggere qualche giallo quest’estate?

Attendo i vostri pareri!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)