giovedì 30 luglio 2026

I PREFERITI DI LUGLIO 2026

Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese


Cari lettori,

oggi vi propongo l’ultimo post di luglio… i nostri “Preferiti del mese”!


Sapete che amo l’estate, ma quest’anno, se da un lato sono molto contenta della pausa lavorativa, del relax, del mare, come al solito, dall’altro mi rendo conto che le temperature fuori controllo, per non parlare degli indici di umidità, stanno diventando un problema per molti di noi. 

Io faccio parte dei fortunati, e sarei pure una persona freddolosa, eppure ho avuto dei momenti di “crisi”, ho patito alcune notti, ho dovuto adottare qualche strategia perché in alcuni giorni mi sentivo svenire. E mi immagino come possa stare chi sta ancora lavorando, soprattutto in certi settori.


Tutto questo per dirvi che vi capisco se questa estate asfissiante non si sta rivelando né molto produttiva né proprio soddisfacente: sentitevi liberi di raccontarmelo. 

Personalmente, oggi, come al solito, vi porto “il mio meglio”!



Il libro del mese


Han Kang ha raccontato storie di donne, storie sul suo paese (la Corea del Sud), storie di incontri inaspettati a Seoul.


Ma in questa raccolta di “poesie in prosa”, se così si può chiamare omaggiando il caro Baudelaire, ella parla di una pagina particolarmente dolorosa della sua vita personale.


Quando i suoi genitori erano ancora giovanissimi, hanno avuto una bambina. Una bimba nata prematura, piccolissima, malata. La vita dei due giovani sposi era in campagna, isolata, in mezzo alla neve: difficile trovare assistenza medica in breve tempo. Mentre il padre andava a cercare soccorso, la madre ha vestito la bambina con un camicino della fortuna bianco, ha guardato la neve candida ed ha ripetuto: Non morire.


Purtroppo la piccola è stata viva soltanto per poche ore. E, anni dopo, è nata l’autrice, che ha sempre portato con sé la dolorosa sensazione di stare vivendo al posto di qualcun altro… nel bene e nel male.


Il libro bianco di Han Kang è stato ispirato proprio dal più candido dei colori, o forse dovremmo dire dall’assenza di essi, dalla luce pura. Il bianco è il colore del lutto in Oriente, e bianco è tutto ciò che ha visto la sua sorella minore perduta, tra la casa, la nevicata, il camicino che ha indossato.


È un libro diviso in tre parti. La prima racconta, in modo frammentario e con un intreccio diverso dalla successione cronologica, i fatti che hanno portato la scrittrice a mettere queste riflessioni su carta (principalmente la morte della sorella, ma non solo).


La seconda immagina una vita per la sorella, se fosse sopravvissuta. Una vita di cui racconta amori, crisi, studi, pezzi di storia della Corea che in qualche modo lasciano il segno. Storie che forse ha vissuto Han Kang stessa e che “regala” alla sorella che non ha mai potuto vivere, o che ha visto accadere ai suoi amici e parenti, o che ancora ha creato apposta per lei.


La terza e ultima parte, Tutto il bianco, la più poetica, prende in considerazione una serie di oggetti e di paesaggi candidi e in qualche modo li collega al lutto, al dolore, al cambiamento, alla catarsi e ad altre emozioni che l’autrice deve aver provato per tutta la vita pensando alla sorella.


È difficile farvi una recensione di quest’opera perché, in effetti, fa parte di quelle storie che non riescono ad essere spiegate, ma vanno solo lette. È un pugno nello stomaco che ti ferisce e ti guarisce, una serie di minuscole storie che ti colpiscono dove meno te lo aspetti e ti insegnano tanto sulla sofferenza.


Ne condivido solo una molto piccola, Isola di luce, che non poteva che colpire una persona che, come me, inaugura le estati sul palcoscenico:


Appena salita sul palco, una luce accecante la investì dall’alto.

Tranne il palco, tutto attorno a lei si trasformò in un mare nero.

Non riusciva neppure a distinguere se in platea ci fosse qualcuno.

Era confusa: doveva scendere e avanzare a tentoni in quello spazio buio come il fondo del mare, o rimanere lì nell’isola di luce?


Al momento ho letto solo due libri di Han Kang, ma li ho trovati entrambi indimenticabili. Sono sicura che vi parlerò nuovamente di quest’autrice!



Il film del mese


Proprio lo scorso weekend sono andata a vedere il tanto chiacchierato kolossal Odissea di Christopher Nolan. Ero un po’ indecisa se vederlo o no per vari motivi, dalla lunghezza al mega dibattito social non proprio incoraggiante, fino ad arrivare a quello che per me era la ragione più importante: credo che nessuna trasposizione contemporanea del poema, nella mia testa, mi darà le stesse emozioni di Odyssey, lo spettacolo teatrale di Bob Wilson che era stato protagonista della mia Tesi per la Magistrale.


Ecco, devo dire che tutti i dubbi sono stati spazzati: mi sono resa conto che il fatto che una trasposizione specifica sia stata importante per la mia storia personale non significa che io non possa semplicemente apprezzarne delle altre, e al resto non ci ho pensato più, perché è stata un’esperienza stupenda. Sicuramente è il film più bello del mio 2026, almeno per ora, e andrei a rivederlo pure stasera, se capitasse.


Mi sembra un po’ assurdo scrivervi come al solito trama e personaggi, quindi ho pensato di fare come avevo fatto in misura minore sulle storie Instagram qualche giorno fa: raccontarvi qualche mio pensiero sparso.


1) Non vi accorgerete delle tre ore di film: voleranno in un attimo!


2) Ci sono degli effettivi cambiamenti rispetto al poema. Qualcuno è interessante e funzionale, come, per esempio, la fusione di Calipso con l’elemento del Loto, una pianta che fa dimenticare tutto, ma cura anche un’anima che non è ancora pronta a ritornare a casa. Ho apprezzato anche Circe che non è una “femme fatale” come in quasi tutti i film, ma una donna ordinaria che però vive da sola ed ha dovuto imparare a difendersi, ed i Lestrigoni, che secondo me sono stati valorizzati e resi più simili a creature fantastiche (invece che essere semplicemente dei guerrieri alti, come è capitato altrove). 

Quello che un po’ mi è spiaciuto invece è la trasformazione quasi bestiale di Polifemo: non più un Ciclope tanto intelligente quanto crudele, ma un gigante uomo/animale che sembra non sapere nemmeno bene che cosa sta facendo. È un peccato perdere l’inganno di “Nessuno”…


3) Purtroppo però mi sento in dovere di comunicarvi che alcune scene di Polifemo e Circe vi faranno trovare improvvisamente molto interessante la vostra borsetta. O qualunque cosa abbiate in grembo. Non è paura, in realtà: è più proprio un po’ di schifo. Ma se ce l’hanno fatta i ragazzini, e soprattutto se ce l’ho fatta io, potete riuscirci anche voi.


4) La scena dell’Ade mi ha fatto trattenere il fiato. È una rappresentazione convincente di un uomo di fronte ai propri fantasmi. Anche e soprattutto metaforici...


5) I flashback sul cavallo di legno e sulla conquista di Troia sono adrenalina purissima. Ma anche disperazione… dei vincitori. Nolan calca molto sulla tematica dei reduci di guerra e sinceramente non capisco perché questo sia stato uno degli aspetti più criticati. I “nostoi” (i ritorni degli eroi dopo la guerra di Troia) sono anche questo.


6) Alcuni attori sono sottovalutati dalla stessa Hollywood. Per esempio, Robert Pattinson ne ha fatta di strada, da quando era il vampiro luccicante Edward Cullen. Oppure Tom Holland, quando avrà finito di rimbalzare sui tetti con la ragnatela (senza offesa, è che proprio io e i film sui supereroi siamo due cose diverse), potrebbe dedicarsi a qualche altro ruolo drammatico.


7) Le musiche, amici. Vi dico solo… fidatevi!


* PASSATE ALLA MUSICA SE NON AVETE VISTO IL FILM. SE LO AVETE VISTO E VI VA, PROSEGUITE *


8) Questa è un’interpretazione personale, ma mi è sembrato di vedere nella pellicola una contrapposizione tra i due modi greci di intendere la guerra: quella “con misura e di strategia”, sotto il controllo della dea Atena, e la ferocia bruta, il desiderio di distruggere, che appartengono al dio Ares. 

Ecco, è come se Odisseo, corrispettivo umano di Atena, avesse costruito il cavallo di Troia con la ferma convinzione che il resto dell’esercito greco avrebbe agito nel primo modo, scontrandosi solo con l’esercito e prendendo il controllo della città, che poteva essere anche un ottimo avamposto per la conquista dell’Oriente. Spesso la civiltà greca ha ragionato così. 

Ma Odisseo, o almeno questo sembra suggerire il film, era stato cieco: il resto dell’esercito, guidato da Agamennone, voleva solo scaricare dieci anni di frustrazione sulla città di Troia, cancellarla dalla Terra, tornare a casa, dimenticare. E così Nolan costruisce il ritorno a casa di Odisseo come una lunga espiazione, un tentativo di essere un leader positivo, di salvare almeno i suoi, di far sì che non sbaglino. Almeno finché il destino non lo obbliga a guardarsi in faccia davvero, a vivere per se stesso, a perdonarsi prima del tanto atteso ritorno.


9) Non so perché il personaggio di Agamennone (molto cupo, armato e nero dalla testa ai piedi, che non si fa mai vedere in volto) sia stato accostato a Batman. Forse perché il regista ha fatto dei film sul supereroe. Io non credo: Batman, per quanto solitario e malinconico (e quindi a me più simpatico del saltatore tra le ragnatele di cui sopra), fa parte dei buoni. 

Anche questa è una mia idea, ma io ci ho visto non solo una forte connotazione negativa, ma anche una fusione tra gli dèi Ares e Ade: Agamennone è Ares quando è di fronte (quando entra a Troia ordinando silenziosamente la devastazione, quando parla agli altri generali a lui sottoposti), Ade quando è di schiena con l’elmo adornato di ossa di cavallo (quando porta via Ifigenia, quando compare nell’Aldilà). 

Curiosamente è stato scelto proprio lui di spalle per la locandina. È come se Nolan volesse dire che al centro di questo film c’è la morte, la morte dell’Età del Bronzo, la morte della civiltà micenea per far spazio a quella che noi consideriamo greca a tutti gli effetti.



La musica del mese


In questo mese di luglio ho ascoltato alcune delle tracce del nuovo album di Olivia Rodrigo, You look pretty sad for a girl so in love. Devo ancora sentire il disco nella sua interezza, ma un brano che ha sicuramente toccato qualche corda è Begged, che potete ascoltare a questo link:


E ho questo pensiero

quando sono nel letto di notte:

che mi sento intrappolata nella mia vita.

È una cosa normale?

Contrastare le onde della paura

di un amante immobile?

Sono sopraffatta e malnutrita

eppure ancora mi appiglio


Mi appiglio alla speranza come la neve sulle montagne

e le parole poco attente scivolano via

sono una monetina in una fontana

che aspetta soltanto la sua fortuna per cambiare


Così sono paziente, tu stai ancora imparando,

e faccio finta che non faccia male

perché dicono che è una virtù

non lasciare scivolare via un amore buono

così sono tranquilla e ti perdono

e prenderò quel che mi dai, sì,

ma niente è mai abbastanza

quando so che, per ottenerlo, ho implorato.



La poesia del mese


Questo mese, nel corso di uno dei classici eventi culturali estivi sul lungomare, ho scoperto un poeta italiano che era particolarmente legato a Varazze: Gian Pietro Lucini. Ho pensato di proporvi un suo componimento, dal titolo Per chi?


Per chi volli raccogliere

questo mazzo di fiori selvaggi

stringerli in fascio nel gambo spinoso ed acerbo?


Tutti i fiori vi sono di sangue e di lacrime

raccolti lungo le siepi delle lunghe strade;

dentro le forre delle boscaglie impervie;

sui muri sregolati delle capanne lebbrose;

lunghesso i margini che lambe e impingua

il rivolo inquinato dai veleni,

decorso dal sobborgo alla campagna.

Tutti i fiori vi son, che, pei giardini urbani e decaduti,

tra le muffe e i funghi, s’ammalan da morirne,

e gli altri che sboccian sfacciati e sgargianti,

penduli al davanzale d’equivoci balconi meretrici:

tutti i fiori cresciuti col sangue e colle lacrime ai detriti.

Per chi io canto questi fiori plebei e consacrati

dal martirio plebeo innominato,

in codesto sdegnoso rifiuto di prosodia,

per l’odio e per l’amore,

per l’angoscia e la gioia,

e pel ricordo e la maledizione,

per la speranza acuta alla vendicazione?

Ed è per voi, acefale e oscure falangi,

uscite da un limbo di nebie e di fiumi,

tra il vacillar di fiamme porporine, in sulla sera,

da portici tozzi e sospetti di nere officine?

Ed è per voi, pei quali non sorride il sole,

schiavi curvi alla terra, che vi porta,

e rinnovate al torneo dell’armata,

ma non vi nutre, vostra?

Ed è per voi, pallide teorie impietosite

di giovani, di vecchie e di bambine

inquiete tra fède e desiderii,

tra la tentazione della ricca città

e il pudor permaloso della verginità?


Per chi, per chi, questa lirica nuova,

che bestemmia, sorride, condanna e sogghigna,

accento sonoro e composto dell’anima mia,

contro a tutti, ribelle e superbo,

in codesto rifiuto imperiale d’astrosa

prosodia? …



Le foto del mese


Anche quest’anno ho seguito la mia solita routine di luglio: la prima metà a casa, la seconda in trasferta ligure. A volte l’afa ha ingrigito il cielo, ma i colori dei fiori di vetro nel giardino del Comune sono sempre magnifici!



Nei primi giorni di luglio c’è sempre qualche occasione di famiglia per festeggiare, come l’anniversario dei miei genitori e il compleanno di papà. 

Per l’occasione abbiamo fatto una cena ed ho preparato il mio (richiesto) tiramisù ai frutti di bosco!



In quelle prime sere di luglio, molto tranquille e casalinghe, mi sono messa a rileggere i fumetti WITCH, una vera coccola tra una lettura e l’altra. 

Ieri come oggi, Irma è sempre la mia preferita!



A partire da metà mese mi sono spostata in riva al mare. L’estate è stata implacabile anche in Riviera, dove solitamente si trova sollievo. Molti bagni, molte letture in ombra, poca esposizione diretta al sole. Orari tattici e spuntini di frutta. Moltissime litigate con il vecchio Pinguino e con i vecchissimi ventilatori. Ma è sempre il mio posto felice!



Solo qualche serata è stata ventilata, anche se la passeggiata in riva al mare è sempre una buona idea, almeno per provare a vedere se è finalmente la notte in cui il caldo allenterà un po’…



In una serata particolarmente bella sono andata nel giardino della biblioteca per la mostra “Milanesi a Varazze”. Dopo una conferenza ed un video girato nel Ferragosto del 1928 (incredibile ma vero), io e gli altri visitatori abbiamo dato un’occhiata alle foto d’epoca. 

Ogni anno l’associazione storica Varagine.it propone una rassegna di questo tipo, anche se con un tema diverso… e mi piacciono sempre tanto! È come viaggiare indietro nel tempo, e per di più in un luogo del cuore…





Questo post mi sembra un po’ suddiviso in due parti: dai libri ai film, dalla musica alla poesia è tutto piuttosto drammatico. Poi si arriva alle foto e in pratica c’è la mia ricetta della felicità: molto mare, molto cibo, buona compagnia e l’occasione di imparare ogni tanto qualcosa. 

Diciamo che questo (complesso) primo semestre del 2026 mi ha portata a fare qualche riflessione in più, ma anche a ricercare svaghi più semplici e pratici – in particolare, l’aria aperta e la vita più “analogica”, dopo giornate lunghissime al lavoro e l’uso di troppi dispositivi elettronici, è un toccasana.

Mancano solo i saluti di inizio agosto e poi mandiamo questo blog in vacanza per un po’! Nel frattempo, fatemi sapere com’è andato il vostro luglio…

Grazie per la lettura, ci rileggiamo in agosto :-)


lunedì 27 luglio 2026

RISATE... TRA PINETA E LAGO

 Due romanzi divertenti dall'ambientazione estiva




Cari lettori,

anche oggi vi propongo le nostre “Letture...a tema” e concludiamo la serie di consigli per le vacanze estive!


Prima di procedere con il post odierno, un piccolo recap dei consigli per ombrellone/montagna/viaggio di giugno e luglio:


1) Per gli amanti del romance: Elsie Silver e le sue popolarissime serie, a questo link e a questo.


2) Per chi preferisce storie di rinascita e introspezione: due romanzi di Lorenza Gentile a questo link.


3) Per gli appassionati di giallo: due raccolte di racconti con delitto qui.


4) Due TAG ricchi di consigli estivi, uno ispirato alla musica e l’altro alla frutta estiva.


Oggi concludiamo questo percorso con… un po’ di risate! Ho scelto i romanzi di due autori, Marco Malvaldi e Andrea Vitali, che, se mi leggete, conoscete sicuramente. 

Ci dividiamo un po’ tra Pineta, sulla costa tirrenica, e Bellano, sul Lago di Como!



Piomba libera tutti, di Marco Malvaldi


Questo romanzo inizia con una nota di malinconia. I quattro vecchietti del BarLume, infatti, sono rimasti tre. Aldo Griffa, il più tranquillo e saggio, quello che calmava gli animi quando Ampelio difendeva i suoi ideali, quando il Rimediotti replicava perché punto sul vivo, quando Pilade riportava i vari gossip di paese.


A novant’anni, l’investimento di una bicicletta gli è stato fatale: è bastato picchiare la testa. Il paese non ci può credere; al BarLume tutti gli equilibri sono sconvolti. A Massimo è rimasto in eredità il ristorante che divideva con Aldo, che, nonostante l’età, non ha mai smesso di lavorare. I tre vecchietti rimasti, poi, sono mogi, anche se di questioni da discutere ce ne sarebbero: dopo anni di un’amministrazione di sinistra che tutto sommato piaceva ad Ampelio (per i suoi standard di incontentabile, ovviamente), è salita una giunta di destra, i cui valori sono del tutto incompatibili con quelli del ferroviere che ha fatto la Resistenza.


Eppure nemmeno questo cambiamento, lamentele occasionali a parte, sembra vivacizzare la chiacchiera al bar.


Quel che ci vuole davvero, inutile dirlo, è un caso di cronaca nera come si deve. E così il vicequestore Alice Martelli, compagna di Massimo e mamma della piccola Matilde, un giorno si trova di fronte ad un caso singolare.


Già, perché solitamente dovrebbe essere difficile trovare un possibile colpevole. Di solito, se la vittima è una persona comune, è sempre una “brava persona” e “nessuno ce l’aveva con lei”. Ecco, stavolta è capitato il contrario.


Tutti ce l’avevano con Giada Meini, la donna trovata uccisa nel garage del suo condominio. Sia a casa che sul lavoro, le persone animate da odio feroce nei suoi confronti sono davvero troppe. La vittima, infatti, era una persona davvero impossibile: voleva che tutto venisse fatto come diceva lei, si divertiva a mettere le altre persone in posizioni difficili, e una sola parola fuori posto era sufficiente per scatenare un esercito di avvocati. Quindi, chi non avrebbe voluto uccidere Giada Meini? Forse, per risolvere questo caso, bisogna fare tutto al contrario…



Lo so, lo so. Questo post sarebbe incentrato sulle risate e invece io finora vi ho parlato di un vecchietto del BarLume che ci ha salutato per sempre e di una persona che tutti non vedevano l’ora di accoppare. E invece Piomba libera tutti è un capitolo dei delitti del BarLume che ci fa una grande lezione di ironia.


Innanzitutto i protagonisti, pagina dopo pagina, trovano il coraggio di ridere di nuovo, anche se qualcuno li ha lasciati: qualcuno che sicuramente non avrebbe voluto che le cose cambiassero a causa sua. E le risate, in questo romanzo, sono particolarmente satiriche. Ci sono pagine in cui Ampelio parla senza mezzi termini della deriva politica degli ultimi tempi, tra slogan ignoranti e una prepotenza che ricorda in modo spiacevole momenti bui della nostra storia.


E poi questo giallo “al contrario” è farsesco, e tragicamente attuale: alcune persone, come Giada Meini, evidentemente non reggono questi tempi troppo veloci e crudeli e finiscono per prendersela con chiunque altro si trovino di fronte. Il che, ovviamente, rende le convivenze condominiali e lavorative sempre più difficili. Purtroppo temo che ognuno di noi abbia incontrato (almeno) una “Giada”.


Pineta è uno di quei luoghi del cuore libreschi dai quali mi sento sempre accolta, specie durante la stagione estiva. Ma guai a chiedere un cappuccino dopo mezzogiorno a Massimo Viviani…



I rimedi del dottor Aiace Deboché, di Andrea Vitali


Bellano, 1920. In una giornata qualunque, in un momento di fiacca per la stazione, scende dal convoglio il nuovo famacista: Aiace Debouché.


Lo storico farmacista del paese si è trasferito in gran segreto sulla Riviera, contrario agli addii e soprattutto alle grandi feste di pensionamento. E così il dottor Deboché ha lasciato l’insegnamento, che non era proprio l’ideale per il suo carattere schivo, e ha fatto un investimento.


La sua farmacia, infatti, è solo la parte ufficiale del suo lavoro, quella che gli dà di che vivere: quel che davvero interessa all’uomo è avere tempo, la sera, tra casa e negozio, per le sue ricerche. Da tempo sogna di creare un rimedio che sia tutto suo, un farmaco sul quale mettere il brevetto. E, dopo qualche settimana trascorsa a Bellano, egli si rende conto di quale potrebbe essere il settore più redditizio: gli abitanti del paese passano in bagno un po’ più tempo del necessario, cercando inutilmente di fare ciò che dovrebbe venire naturale.


Convinto di aver avuto l’illuminazione, il dottore si butta anima e corpo nelle ricerche, e, se non ci fosse la donna delle pulizie ad assisterlo, non mangerebbe neppure. Il suo unico vizio è la mostarda del droghiere Vespro Bordonera, che egli compra personalmente il venerdì. È lì che egli conosce Virginia, la figlia del negoziante, durante un periodo di vacanza scolastica.


Bordonera, vedovo, ha cresciuto la figlia come un gioiello: ha risparmiato per darle la migliore educazione, l’ha spedita in un collegio in Svizzera dalle suore, ha insistito perché oltre alla didattica standard ella studiasse attività extra come il pianoforte (per cui la ragazza è molto portata). Ed ora non vorrebbe certo che Virginia facesse la fine delle figlie dei colleghi, sposate a uomini che fanno lavori di fatica e le trattano come donne delle pulizie. Un matrimonio con il farmacista, una delle poche autorità del paese, consentirebbe a Virginia una sistemazione in una bella casa con tanto di governante, e donerebbe ulteriore prestigio alla famiglia.


Il fidanzamento tra il dottor Debouché e Virginia va a buon fine. Il nostro farmacista, però, convinto che l’amore per la ragazza avrebbe fatto il miracolo, ha taciuto alla mogliettina un “piccolo problema intimo” che si porta dietro fin dall’adolescenza. E, notando che il miracolo tarda ad arrivare, non trova soluzione migliore che buttarsi di nuovo nei suoi amati studi. Solo che un neo-marito che si disinteressa del letto e pensa soltanto al WC non è proprio l’ideale. La povera Virginia dovrà agire di conseguenza…



Negli ultimi anni Andrea Vitali sta alternando la serie di “misteri gialli” che ha per protagonista il maresciallo Maccadò a spassose commedie degli equivoci e/o storie di critica sociale più malinconiche, ambientate sempre a Bellano, ma in altri periodi storici (il maresciallo opera negli anni ‘30).


I rimedi del dottor Aiace Deboché appartiene decisamente alla prima categoria. Credetemi, c’è da spanciarsi dal ridere.


So che la fiction sul maresciallo Maccadò che sarebbe dovuta uscire in maggio è stata rimandata all’autunno, e vi farò sapere se mi piacerà. Però non mi dispiacerebbe che qualcuna di queste storie “stand alone” diventasse uno spettacolo teatrale: questo romanzo, per esempio, darebbe lo spunto per un’ottima commedia.


L’ambientazione lacustre non è sempre estiva, perché le vicende si snodano mese dopo mese, ma è sempre bello dare un’occhiata al Lago di Como in questa stagione così calda!





Con questa coppia finale di consigli ci siamo avvicinati alla pausa d’agosto! Ci mancano solo i preferiti di luglio e il recap/saluto prima delle vacanze.

Fatemi sapere se conoscete questi romanzi e se vi ho incuriosito!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 23 luglio 2026

RACCONTI... TASCABILI

 Due raccolte da portare con sé in estate




Cari lettori,

oggi, per le nostre “Letture… a tema”, parliamo di… racconti!


Già, tra le varie letture arretrate che ho ancora da recensirvi mi sono accorta che ci sono due raccolte di racconti della Sellerio che potrebbero essere una buona scelta per i vostri viaggi o le vostre vacanze. Si possono leggere un po’ alla volta, nell’ordine che preferite, e sono sicura che alcuni di voi conoscono già i protagonisti di queste storie!


Una delle due raccolte è di autori vari editi da Sellerio; l’altra è invece dedicata ai racconti di un solo scrittore, purtroppo recentemente scomparso.


Spero che possano essere delle buone scelte per la vostra estate!



Animali in giallo, Autori vari


La corrida è una pratica (giustamente) disprezzata un po’ ovunque ormai, ma in Spagna è una tradizione dura a morire. Quando però ben sette tori vengono uccisi con un fucile di precisione, è difficile determinare chi possa essere stato: di sicuro non un animalista. Le sorelle poliziotte Berta e Marta Mirailles sono perplesse, ma cercano comunque di comprendere chi abbia commesso un simile delitto.


A Màkari, Saverio Lamanna e l’insostituibile Peppe Piccionello si trovano di fronte ad uno spettacolo purtroppo comune in Sicilia: un cane randagio che è stato investito. Di fronte alla casa di una signora misteriosamente scomparsa…


Domenico Cigno, giornalista appassionato di gastronomia, ha una nuova inchiesta da seguire: un bracciante di origini africane è stato ucciso nella periferia di Caserta. La sua morte sembra un’orribile fatalità: l’attacco di un branco di cani randagi. Ma l’uomo era vittima di caporalato e forse la sua morte non è stata casuale…


In zona Napoli, l’agente Acanfora, tanto giovane quanto buono di spirito, si trova ad indagare su una serie di morti sbranati da un misterioso animale. Un serial killer dalle sembianze mostruose?


Una collega di Domenico Cigno, Viola Tanzini, affetta da uno strano disturbo di sinestesia (ella vede i colori delle persone), si avvale dell’insolito aiuto di una capra e di un asino.


La biologa e mamma Serena Martini è in vacanza con la sua famiglia: la sua amica poliziotta Corinna la coinvolge, da remoto, in un caso la cui chiave risiede nello studio del veleno di alcune rane.


Nella Casa di Ringhiera milanese dove risiedono il tappezziere Amedeo Consonni ed i suoi sodali si è verificato un terribile incidente: qualcosa, forse un enorme animale, ha aggredito una delle impiegate del centro massaggi asiatico a piano terra.



Tante sono le raccolte della Sellerio “in giallo”: da quelle dedicate alle festività (Natale, Pasqua, Carnevale…) a quelle che trattano argomenti più leggeri (come viaggi e vacanze) fino ad arrivare a quelle che pongono al centro dell’attenzione tematiche più impegnative (come la crisi).


Questa volta si parla del rapporto tra uomo e animale, e non sempre i toni sono leggeri. Mi sembra doveroso fare un “trigger warning” di violenza sugli animali, anche se, leggendo la trama, credo che lo abbiate già capito.


Comunque, se ve la sentite, io credo che, a maggior ragione se siete amanti degli animali, questa raccolta sia interessante da leggere. E poi alcuni personaggi, come la coppia Lamanna-Piccionello e gli inquilini della Casa di Ringhiera, sono divertenti di natura, e sicuramente vi strapperanno una risata anche nei momenti più drammatici.



Sei storie della Casa di Ringhiera, di Francesco Recami


Amedeo Consonni è un tappezziere in pensione, vedovo da tempo ma felicemente “ri-fidanzato” con Angela, una professoressa di Lettere che, come lui, abita in una Casa di Ringhiera milanese. E poi ci sono la figlia Caterina e l’amatissimo nipotino Enrico.


Tutti i cari di Amedeo Consonni non comprendono la sua ossessione: quella per il delitto. Egli colleziona ritagli di giornale di casi celebri e ne ha creato un archivio, proprio come faceva una volta con il campionario delle stoffe.


È il suo stesso palazzo, inoltre, ad offrirgli occasioni imperdibili per indagare. Il suo amico, l’ottantenne Luis, innamorato della sua auto e sempre pronto a cacciarsi nei pasticci; la signorina Mattei-Ferri, che sa tutto di tutti, ma sicuramente nasconde qualcosa a sua volta; alcune famiglie in difficoltà, che hanno più di uno scheletro nell’armadio; il centro massaggi orientale al piano terra, dove lavorano solo persone che si fanno fin troppo gli affari propri; il clan familiare proveniente dal Perù, comprensivo di bambini che cercano perennemente di portare il suo Enrico sulla cattiva strada.


Ed è così che il buon Amedeo, convinto di fare del bene, alcune volte si imbatte in situazioni molto più grandi di lui. Oppure viene scambiato per un criminale invece che per quello che è, ovvero un detective improvvisato. E finisce in guai davvero grossi…



Le Sei storie della Casa di Ringhiera, tratte da altrettante raccolte della Sellerio, raccontano le tragicomiche avventure del Consonni e degli altri abitanti del palazzo più stravagante di Milano. Non sono gialli tradizionali: sono più che altro delle commedie nere, tragiche e farsesche insieme, come talvolta è la vita.



Consigliandovi questa raccolta vorrei anche fare un omaggio a Francesco Recami, recentemente scomparso in seguito ad una brutta malattia. L’ho incontrato solo una volta, anni fa, durante una serie di presentazioni alla biblioteca di Carugate (un paese della mia zona) che si intitolava “Quattro aperitivi”: ricordo che era stato molto simpatico con me e mi aveva firmato Il segreto di Angela, aggiungendo un saluto a mio padre, che mi aveva incaricato di lasciargli un messaggio perché non era proprio riuscito a venire.


Ci mancheranno il Consonni e tutti gli altri!




Che ne dite? Potrebbero essere dei racconti interessanti per la vostra estate?

Fatemi sapere che ne pensate!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)