Due esposizioni di Paolo Troilo e Mario Raciti
Cari lettori,
dopo qualche settimana, torniamo ai nostri “Consigli artistici”!
La prima mostra che vi avevo raccontato dopo la pausa estiva è stata Le Alchimiste di Anselm Kiefer, di cui vi ho parlato a questo link. In quella stessa giornata di settembre ho visitato anche due piccole esposizioni ad ingresso libero di artisti contemporanei viventi.
È una consuetudine di Palazzo Reale: nel corso dei mesi più caldi, le esposizioni più grandi e a pagamento generalmente chiudono – ad eccezione delle Alchimiste, altre mostre attese hanno aperto in autunno – ma il palazzo resta aperto. Gli spazi espositivi vengono occupati da artisti contemporanei, spesso anche viventi, con mostre di ridotte dimensioni e ingresso libero.
Vi confesso che mi piacerebbe andare tutti gli anni a visitarle, ma raramente l’ho fatto. Un po’ di caldo e pigrizia, un po’ il fatto che spesso in estate divento ligure. Ma stavolta i primi freschi settembrini mi hanno aiutato a non procrastinare.
Unico problema: ero proprio a cinque minuti dalla campanella d’uscita. Di queste due esposizioni, una ha chiuso nel weekend in cui sono andata, l’altra sette giorni dopo. Mi sono chiesta se avesse senso parlarvene, poi ho deciso di sì: si tratta di artisti sempre in giro per l’Italia e chissà che dopo Milano non raggiungano altre tappe.
Quindi spero di farvi cosa gradita!
PAOLO TROILO - THE BREACH
L’esposizione dedicata a Paolo Troilo, giovane artista nato nel 1972, ha occupato le bellissime sale di quello che un tempo era l’appartamento del Principe. Sono già stata lì l’anno scorso per la mostra neoclassica di Appiani, di cui vi ho parlato a questo link.
Troilo è un artista di “finger painting”: dipinge con le dita. The breach è una serie di opere, dipinte con la tecnica del trompe l’oil, che non si limita ad occupare i muri di Palazzo Reale, ma crea dei veri e propri varchi: ogni opera svela una verità, qualcosa che in fondo tutti sanno, ma per quieto vivere fingono di non vedere.
Questa triplice opera, per esempio, racconta un errore fatale che hanno fatto – e secondo me fanno ancora – i dittatori: nell’ottica di una “propaganda” che è solo prepotenza, distruggono importanti simboli culturali ed artistici. L’obiettivo, a volte dichiarato, a volte abilmente nascosto, è sostituirsi ad essi. Ma, alla lunga, questa è un’arma che si ritorce loro contro.
Una donna che spacca in due un fucile, che pure sembra tenuto da due mani molto forti, simboleggia una condanna della guerra e della violenza, che purtroppo non possono sempre essere contrastate in modo pacifico. Alcune volte è proprio necessario difendersi e spaccare le armi dell’aggressore…
Grandi personalità di ieri e di oggi, famose nel bene e nel male: una saletta è dedicata alla figura di Napoleone. Una persona che forse non sarebbe stata niente di più di un abile e ambizioso generale, se non si fosse trovato al posto ed al momento giusto. Se, soprattutto, una moltitudine di persone non gli avesse dato fiducia e quindi potere.
Il serpente bianco che divora un moro è invece una condanna del razzismo, e in generale di tutti coloro che si sentono superiori per qualche caratteristica, discriminando chi per loro è “diverso”. Il serpente bianco divora la persona nera, ma sta diventando un uroboro: poi mangerà la sua stessa coda, si divorerà da solo. Così chi passa la vita ad odiare gli altri si autodistrugge.
La Regina Margherita è protagonista di un’altra stanza: rappresentata come una delle prime influencer della storia, prima che questo termine esistesse, mostra con orgoglio i suoi due diamanti: la pace e la guerra.
Dopo la critica sociale ed i personaggi pubblici, l’ultima stanza dell’esposizione racconta una parte importante della storia personale di Paolo Troilo. Protagonista è sua madre Lucia, una donna che ha dovuto affrontare la morte prematura del marito per un cancro, ha cresciuto i figli da sola e non ha mai smesso di fare forza a se stessa ed agli altri.
La donna si è spenta nel 2018, dopo aver, a sua volta, lottato contro una grave malattia. I pannelli sui toni del rosso di quest’ultima stanza narrano diverse fasi della vita e della morte della donna: il pugno nello stomaco che è stato la morte del marito e la vedovanza, la sensazione che anche dal dolore nascessero “dei fiori”, il senso di abbandono che prova un figlio che ormai non ha più i suoi genitori.
Di tutte le “brecce” che Paolo Troilo ha aperto nelle mura di Palazzo Reale, questa risulta sicuramente la più intima e la più dolorosa.
MARIO RACITI – OPERE 1952-2025
Mario Raciti è uno dei più importanti artisti appartenenti alla corrente dell’Astrattismo del Novecento. La prima sala dell’esposizione dedicata a lui propone una serie di tele a fondo candido, denominata, appunto, Ombre bianche.
Sempre negli anni ‘50, però, Raciti dipinge anche un quadro misterioso, che ritrae i Giochi d’infanzia. È una sorta di natura morta dall’atmosfera rarefatta, che fa pensare sia alla nostalgia per l’infanzia sia ad una memoria che pian piano si perde e si vorrebbe disperatamente trattenere.
Un omaggio ai classici nella tela Edipo a Colono: il celebre re classico, ormai cieco, si fa guidare da una fiaccola verso Colono, sullo sfondo di un tramonto che getta ombre sempre più cupe man mano che il sole scende.
La figura bianca dietro di lui è piuttosto dubbia: una divinità che protegge Edipo? Antigone e Ismene, le figlie, che lo hanno accompagnato, ignare che presto una delle due farà a sua volta un'infelice fine? O forse un messaggero che annuncia ad Edipo la tragedia della contesa tra Eteocle e Polinice? Forse bisognerebbe chiedere all’artista…
In questa tela ci sono anche delle frasi, o, meglio, degli slogan. Mi ha colpito “Povero Novecento!” Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi Raciti del Duemila… purtroppo non direi che abbiamo fatto tesoro delle lezioni del secolo scorso.
Questa parete mi è piaciuta particolarmente per il mix di quadri, tutti diversi per temi e per colori!
Un tocco di colore per questa tela che mi piace molto: La testa tra le nuvole… Anche se quello portato in cielo sembra un cuore rovesciato!
Negli ultimi anni, i bianchi sembrano aver lasciato il posto ad un misto di azzurri. Anche se il colore candido sembra essere comunque il preferito dell’artista…
Due artisti molto diversi tra loro ma comunque interessanti, vero?
Questo tipo di esposizioni è sempre molto formativo per me. Ai tempi avevo seguito il corso di Storia dell’Arte Contemporanea in Università, ma si tratta di una materia in continua evoluzione: ci sono sempre nuovi artisti che si aggiungono al novero di quelli già studiati, e forse le loro opere migliori… devono ancora essere create.
È un pensiero molto piacevole, no?
Fatemi sapere se qualcosa vi ha colpito in particolare, o se avete visto qualche esposizione di questi artisti nelle vostre città… aspetto i vostri commenti!
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)