giovedì 26 febbraio 2026

I PREFERITI DI FEBBRAIO 2026

 Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese



Cari lettori,

ultimissimi giorni del breve febbraio e “Preferiti del mese”!


Il mese è andato abbastanza bene. Un bel po’ di lavoro, tempo da organizzare tra hobbies e affetti, qualche peccato di gola carnevalesco, un ponte atteso. Ormai io aspetto la primavera, una stagione che amo ed è sempre molto ricca da veri punti di vista.


Intanto, però, vi aggiorno a proposito di questo mese!



Il libro del mese


Per assaporare al meglio questa storia, che poi sono tante storie legate da un filo conduttore comune, ci dobbiamo spostare a Uzès, un gioiello nel dipartimento del Gard, una cittadina ricca di arte e storia, con 8573 abitanti.


Un tempo, per Nathalie, appassionata professoressa di Lettere delle scuole superiori, si trattava del luogo ideale per le sue vacanze. Un giorno, però, tutto è cambiato. Sia lei che il marito Nathan avevano ancora pochi anni di lavoro prima della pensione, lui aveva già avuto un problema di salute, i figli erano fuori casa da tempo. Una mattina, dal niente, ella ha chiesto a Nathan chi fosse. Evaso il terribile dubbio di un inizio di Alzheimer precoce, il medico ha qualificato l’episodio come un mix di stress e stanchezza.


La coppia, acciaccata e un po’ stanca della vita parigina, della quale un tempo ormai lontano apprezzava la frenesia, ha deciso per un trasferimento definitivo a Uzès. E lì Nathalie, che sentiva di poter dare ancora qualcosa dal punto di vista lavorativo, ha rilevato una piccola libreria in Piazza delle Erbe, il cuore del paesello.


Si potrebbe pensare ad un investimento a perdere, considerate le piccolissime dimensioni del paese e soprattutto il fatto che, si sa, anche nelle grandi città si vendono sempre meno libri. E invece, con grande sorpresa di tutti (compresa la stessa Nathalie), arrivano tanti avventori, ognuno con una sua storia da raccontare.



Cloé è una studentessa di una scuola privata. Inizialmente è accompagnata dalla madre, che le impone di leggere i grandi classici della letteratura francese, come Corneille o Racine; grazie a Nathalie, però, ella scopre storie sorprendenti di donne coraggiose.


Jacques non avrebbe dovuto fermarsi a Uzés: è in cammino spirituale, da Santiago a Mont-Saint-Michel, ma il medico gli ha imposto uno stop forzato di tre settimane. Nathalie con lui mette in atto una sorta di prestito libri, e scopre di più sul perché del suo cammino.


Philippe è un instancabile viaggiatore ed acquarellista: compra le guide da Nathalie, parte, dipinge e ritorna con le sue opere. Ma c’è un lato della sua natura di giramondo che egli non ha raccontato a nessuno.


Leila è una conoscenza abituale di Nathalie: lei e il giovane compagno hanno una bancarella al mercato. La ragazza, che non è arrivata da molto in Francia, conosce solo la vita di campagna e ha bisogno di qualcuno che le insegni a leggere…


Le visite di Bastien, invece, mettono in crisi Nathalie: per la prima volta dopo tanto tempo, ella prova una vaga attrazione per un uomo diverso dal marito, senza contare che la sua richiesta di inviare ogni volta un libro al medesimo indirizzo (un paese sulle Alpi) è molto misteriosa. E infatti Bastien ha un segreto.


Tarik è un soldato francese della legione straniera, rimasto ferito e ricoverato all’ospedale. Ha le bende persino sugli occhi. Forse una persona che gli legge storie di guerra e di pace ad alta voce potrebbe farlo stare meglio?


Non solo Uzès, ma anche i dintorni. Suor Véronika conduce Nathalie in un monastero che è una vera e propria oasi dove si lavorano i campi, si vive insieme… e non ci si scorda di leggere.


Arthur è un giovane postino pieno di sogni e aspirazioni che lo portano molto più lontano della sua cittadina.


Solange, infine, è una moglie insoddisfatta che, come direbbe Calvino, sente il desiderio di coltivare il proprio giardino… sia con i fiori che con i libri.



La libreria di Piazza delle Erbe è un romanzo-coccola, da leggere un po’ alla volta (magari un personaggio diverso per ogni giorno, o sera). Incontrando i suoi clienti anche Nathalie si mette alla prova e cambia. Anche lei ha le sue preoccupazioni: la salute del marito, qualche rimpianto a proposito della sua carriera da insegnante, il rapporto con la prima dei suoi due figli che vive un momento di stallo. L’insieme di questi pensieri pesanti l’ha portata a entrare in crisi a Parigi, ma Uzès e la libreria la aiuteranno a voltare pagina.


Non so davvero come mai questo libro sia poco conosciuto online: io stessa l’ho trovato a pochissimo su una bancarella dell’usato.

Lo consiglio a tutti voi amanti della lettura!



Il film del mese


Incredibile ma vero – non penso che ve lo aspettaste da me! - oggi vi racconto un film sul calcio, anzi, su un calciatore.


Etienne Morville è uno dei calciatori più famosi del mondo. È arrivato a Milano (e alla Serie A) come una giovane promessa proveniente dalle banlieue parigine, grato del suo successo e pronto a mettere a frutto il suo talento per lo sport.


Nel corso di pochi anni, però, egli è diventato l’esatto opposto. Ha chiuso i rapporti con famiglia, amici e fidanzata, senza più dare notizie di sé e trattando freddamente chiunque venisse a Milano a trovarlo. Ha cominciato a fare una vita piena di lussi e vizi inutili. Il problema principale, però, è che egli ha iniziato a giocare in modo rabbioso e scorretto. Dopo l’ennesima rissa in campo, seguita dagli insulti grassofobici ad una tiktoker in un locale, egli cade definitivamente in disgrazia e viene sospeso, in attesa di un’eliminazione definitiva dalla squadra e di un’altra proposta da qualche squadra di serie A, che però, ovviamente, tarda ad arrivare.


Etienne, però, non sa di avere un fan insospettabile: Vincenzo, un pensionato che vive da sempre nella cittadina di Palmi, in Calabria. Egli è rimasto solo con una figlia adulta, con la quale ha un rapporto complesso perché si ostina a non parlare dell’omosessualità di lei e continua a “cercarle un fidanzato”.


L’unica distrazione alla noia del quotidiano è l’U.S.Palmese, una squadra composta da non professionisti che per lui è la squadra del cuore e una vera e propria fede. Vincenzo non è solo: tanti suoi concittadini, dai pochi ragazzi del luogo ai padri di famiglia, da un colto professore ad una stravagante poetessa, amano la loro piccola ma tenace squadra.


Quando egli viene a sapere che Etienne è sospeso e in attesa di un nuovo ingaggio, decide di coinvolgere il paese in un’assurda raccolta fondi per… acquistarlo. All'inizio il super calciatore viene a sapere della “proposta” e si fa una sonora risata. Poi, però, il suo manager gli fa notare che i suoi vecchi fan potrebbero vederlo come un gesto di beneficenza, nonché di ritrovata umiltà, e questo potrebbe far risalire la sua popolarità.



Etienne arriva a Palmi e si ritrova in una realtà molto diversa da quella a cui ormai era abituato: un paesino silenzioso, camere d’albergo spartane, colleghi che giocano a calcio soltanto quando hanno finito di fare altro. All’inizio egli non prova neanche ad entrare in partita, spaventato all’idea di un infortunio. Poi, però, giorno dopo giorno, l’U.S.Palmese gli restituisce quello che aveva perso davvero: il piacere di giocare a calcio.



Pensavo che questo film fosse semplicemente la soluzione giusta per un pomeriggio di relax; invece ho deciso di parlarvene perché, vi dirò, tra una scena divertente e l’altra, mi è sembrato che si raccontassero tante verità. Sul mondo del calcio, su “idoli” che vengono trattati come bambini capricciosi anche se sono adulti e se ne stra approfittano, sulla noia e sui sogni della vita di paese, sul contrasto tra il mondo dei VIP e quello delle persone comuni… e ovviamente anche sullo spirito sportivo.


Ripeto, è una commedia senza particolari pretese, ma secondo me merita una chance. Provate a dare un’occhiata, se vi va!



La musica del mese


Per il mese di febbraio ed i festeggiamenti di Carnevale ho pensato a Celebrate di Mika, una canzone che ultimamente è diventata la colonna sonora delle mie mattinate. Mi piace il fatto che questo brano parli del sentirsi meglio a poco a poco dopo un periodo difficile, del non avere fretta ma prendersi il proprio tempo per stare meglio. In attesa di una stagione migliore e di tornare a casa. Potete ascoltarla a questo link.


Starò bene

quando ti vedrò alla linea del traguardo

non importa se mi prendo il mio tempo

sto tornando a casa!


Quando mi alzo sto meglio,

e mi rimetto insieme

mi ricordo di quelle due lettere,

andrà tutto bene.

Tutti dicono: “Ora o mai più”,

io dico: “Solo se si starà meglio”!



La poesia del mese


Divertiamoci un po’ con Gianni Rodari e Il gioco dei se!


Se comandasse Arlecchino

il cielo sai come lo vuole?

A toppe di cento colori

cucite con un raggio di sole.

Se Gianduia diventasse

ministro dello Stato,

farebbe le case di zucchero

con le porte di cioccolato.

Se comandasse Pulcinella

la legge sarebbe questa:

a chi ha brutti pensieri

sia data una nuova testa.



Le foto del mese


L’ultima sera di gennaio, giusto per accogliere al meglio questo mese di “peccati di gola”, ho partecipato a un giro pizza, che non facevo da un po’. 

Alla fine è arrivata anche una pizza alla Nutella!



L’11 febbraio il nostro Otto, bassotto di famiglia, ha compiuto… 15 anni! È un po’ acciaccato e quest’inverno è stato complicato per lui, ma è il cagnolino affettuoso di sempre!



Mi sono ritagliata un pomeriggio piovoso per andare alla Fondazione Rovati (in zona Palestro) a vedere una mostra sui giochi olimpici… da quelli dei Greci e degli Etruschi a Milano-Cortina 2026! 

In marzo ve ne parlerò sicuramente…



Sono tornati i fiori: la primavera è più vicina di quel che sembra!



Tra il pomeriggio del 18 e quello del 22 sono stata a Varazze per l'attesissimo ponte di Carnevale. Ho trovato un clima meraviglioso che mi ha fatto sognare la primavera, ed ho anche passeggiato tra le magnolie in fiore! 



Venerdì 20, in particolare, è stata una giornata speciale: abbiamo camminato fino a Cogoleto e ritorno lungo la mia amata passeggiata Europa, ed il clima faceva pensare a maggio! 



Sulla tavola di Carnevale non poteva mancare la focaccia ligure... insieme ai classici pansotti e ad un ottimo dolce!




Un febbraio che è partito con tanti impegni ma si è concluso con una piccola vacanza e tanta voglia di primavera! Non vedo l'ora di proporvi qualche post a tema... sono proprio un po' stanca dell'inverno! 

Nel frattempo, se vi va, fatemi sapere com'è stato il vostro febbraio... 

Grazie per la lettura, ci rileggiamo in marzo :-)


lunedì 23 febbraio 2026

ALLA SCOPERTA DI "OSSI DI SEPPIA" #2

 Poeti liguri e memorie di chi non c'è più



Cari lettori,

oggi, per “L’angolo della poesia”, vi propongo il secondo appuntamento del nostro progetto letterario alla ri-scoperta di Ossi di seppia di Eugenio Montale!


Nel caso vi siate persi la “prima puntata”, potete recuperarla a questo link

A gennaio abbiamo letto insieme l’incipit dell’opera e le prime poesie, che costituiscono quasi un manifesto programmatico di quella che sarà la raccolta.


Oggi invece affrontiamo insieme una sezione dedicata a Camillo Sbarbaro, collega e conterraneo di Eugenio Montale, ed una dal titolo “Sarcofaghi”, incentrata sul tema del lutto. 

Vediamo meglio insieme i componimenti!



Sezione “Poesie per Camillo Sbarbaro”


Caffè a Rapallo


Questa lirica è ambientata in un bar a Rapallo, città costiera e turistica. È Natale e il poeta si ritrova in mezzo alle persone vestite a festa, tra i fumi delle tazze calde e le signore ben vestite, truccate e ingioiellate, che egli paragona alle “Sirene” che Ulisse non ascoltò. L’atmosfera è quella di un Natale adulto, quieto ed elegante; ma manca la presenza dell’amico Sbarbaro e, con essa, manca l’autenticità. Sembra che gli adulti non riescano più a godersi nemmeno le feste, presi come sono dall’ostentare un’apparenza che sicuramente nasconde piccoli e grandi malesseri. L’autore rimpiange i Natali della sua infanzia, caratterizzati da una “musica innocente”, fino ad immaginare una parata che, più che le feste di fine anno, richiama il Carnevale.


I


Natale nel tepidario

lustrante, truccato dai fumi

che svolgono tazze, velato

tremore di lumi oltre i chiusi

cristalli, profili di femmine

nel grigio, tra lampi di gemme

e screzi di sete…

Son giunte

a queste native tue spiagge,

le nuove Sirene!; e qui manchi

Camillo, amico, tu storico

di cupidige e di brividi.


S’ode grande frastuono nella via.


È passata di fuori

l’indicibile musica

delle trombe di lama

e dei piattini arguti dei fanciulli:

è passata la musica innocente.


Un mondo gnomo se ne andava

con strepere di muletti e carriole,

tra un lagno di montoni

di cartapesta e un bagliare

di sciabole fasciate di stagnole.

Passarono i Generali

con le feluche di cartone

e impugnavano aste di torroni;

poi furono i gregari

con moccoli e lampioni,

e le tinnanti scatole

ch’ànno il suono più trito,

tenue rivo che incanta

l’animo dubitoso:

(meraviglioso udivo).

L’orda passò col rumore

d’una zampante greggia

che il tuono recente impaura.

L’accolse la pastura

che per noi più non verdeggia.



Epigramma


Questa poesia esalta l’opera dell’amico Sbarbaro e chiede al lettore (in questo caso immaginato come un passante gentiluomo) di prendersene cura. Non so perché, ma questa breve poesia mi ha ricordato immediatamente la conclusione de “Il battello ebbro” di Rimbaud: la barca protagonista del componimento, dopo aver attraversato scenari che l’uomo non potrà mai immaginare, sente di avere “visto troppo” e rimpiange la semplicità dell’infanzia, giungendo persino a desiderare di essere una barchetta di carta in una pozzanghera, molto più libera di quanto esso non sia mai stato. Ed è così, per Montale, la poesia di Sbarbaro.


Sbarbaro, estroso fanciullo, piega versicolori

carte e ne trae navicelle che affida alla fanghiglia

mobile d’un rigagno; vedile andarsene fuori.

Sii preveggente per lui, tu galantuomo che passi:

col tuo bastone raggiungi la delicata flottiglia,

che non si perda; guidala a un porticello di sassi.



Sezione "Sarcofaghi"


Dove se ne vanno le ricciute donzelle


Dopo due componimenti di rimpianto per l’infanzia, ecco una poesia che invece ricorda, con nostalgia dolente, la gioventù.

Le fanciulle che trasportano anfore sulle spalle richiamano la mitologia greca, ma anche, considerato che stiamo parlando di “sarcofaghi”, le pie donne che si occupano della sepoltura di Cristo. Per loro la natura è “madre, non matrigna”, in una chiarissima citazione leopardiana: non sono (ancora) state colte dal male di vivere che sopravviene con l’età adulta e la maturità, e per loro il mondo è qualcosa di splendido da scoprire. Ma il poeta – che qui si identifica con un “uomo che passa” - è già “troppo morto”, troppo privo di vita per poter avere interazioni con loro al di là di un semplice ramoscello da porgere per le loro anfore.

Il poeta si sente in un’altra dimensione rispetto alle donzelle… purtroppo non così felice come la loro.


Dove se ne vanno le ricciute donzelle

che recano le colme anfore sulle spalle

ed hanno il fermo passo sì leggero;

e in fondo uno sbocco di valle

invano attende le belle

cui adombra una pergola di vigna

e i grappoli ne pendono oscillando.

Il sole che va in alto,

le intraviste pendici

non han tinte: nel blando

minuto la natura fulminata

atteggia le felici

sue creature, madre non matrigna,

in levità di forme.

Mondo che dorme o mondo che si gloria

d’immutata esistenza, chi può dire?,

uomo che passi, e tu dagli

il meglio ramicello del tuo orto.

Poi segui: in questa valle

non è vicenda di buio e di luce.

Lungi di qui la tua via ti conduce,

non c’è asilo per te, sei troppo morto:

seguita il giro delle tue stelle.

E dunque addio, infanti ricciutelle,

portate le colme anfore sulle spalle.



Ora sia il tuo passo


In questo breve componimento, Montale invita il lettore ad immaginare una scena arida e piuttosto desolante: un piccolo tempio la cui porta rovinata è chiusa per sempre (i tempi di Montale sono quelli in cui la religione, un tempo di Stato, subisce i primi abbandoni), il sole che brucia l’ingresso erboso, un magro cane che attende qualcosa di sconosciuto. È impossibile non pensare a tutti i cani dei romanzi e dei film, da Argo ad Hachiko, che aspettano un padrone che non arriva, perché disperso in mare o morto, dando prova di una fedeltà eccezionale.


Ora sia il tuo passo

più cauto: a un tiro di sasso

di qui ti si prepara

una più rara scena.

La porta corrosa d’un tempietto

è rinchiusa per sempre.

Una grande luce è diffusa

sull’erbosa soglia.

E qui dove peste umane

non suoneranno, o fittizia doglia,

vigila steso al suolo un magro cane.

Mai più si muoverà

in quest’ora che s’indovina afosa.

Sopra il tetto s’affaccia

una nuvola grandiosa.



Il fuoco che scoppietta


Un triste idillio: una persona anziana, stanca, che dorme di fronte al caminetto, trovando conforto nel fuoco che lo scalda.

In questa poesia Montale ipotizza che la tanto desiderata pace arrivi con la senilità, dopo un’esistenza tormentata. Una pace malinconica, che giunge quando tanti dei propri cari sono scomparsi e l’esistenza è quasi interamente alle spalle.

Quando si rinuncia alla lotta arriva la rassegnazione, ma anche il riposo.


Il fuoco che scoppietta

nel caminetto verdeggia

e un’aria oscura grava

sopra un mondo indeciso. Un vecchio stanco

dorme accanto a un alare

il sonno dell’abbandonato.

In questa luce abissale

che finge il bronzo, non ti svegliare

addormentato! E tu camminante

procedi piano; ma prima

un ramo aggiungi alla fiamma

del focolare e una pigna

matura alla cesta gettata

nel canto: ne cadono a terra

le provvigioni serbate

pel viaggio finale.



Ma dove cercare la tomba


Cosa cerchiamo quando andiamo al cimitero a visitare le tombe dei nostri cari defunti? Come mai le abbiamo fatte costruire in questo modo, con le loro fotografie, con i fiori, con i simboli religiosi o laici che abbiamo scelto? Che cosa speriamo di trovare: un sollievo tanto cercato, un bel ricordo che avevamo rimosso, un barlume della gioia che provavamo quando essi erano ancora vivi? Montale si interroga su questi quesiti, senza però fornire una risposta univoca.


Ma dove cercare la tomba

dell’amico fedele e dell’amante;

quella del mendicante e del fanciullo;

dove trovare un asilo

per codesti che accolgono la brace

dell’originale fiammata;

oh da un segnale di pace lieve come un trastullo

l’urna ne sia effigiata!

Lascia la taciturna folla di pietra

per le derelitte lastre

ch’ànno talora inciso

il simbolo che più turba

poiché il pianto e il riso

parimenti ne sgorgano, gemelli.

Lo guarda il triste artiere che al lavoro si reca

e già gli batte ai polsi una volontà cieca.

Tra quelle cerca un fregio primordiale

che sappia pel ricordo che ne avanza

trarre l’anima rude

per vie di dolci esigli:

un nulla, un girasole che si schiude

ed intorno una danza di conigli…




Per oggi ci fermiamo qui!

Fatemi sapere che cosa ne pensate di queste poesie: se le avete studiate per la scuola o lette per un vostro interesse personale, quale vi è piaciuta di più o vi ha incuriosito.

Ditemi la vostra, e grazie se siete arrivati fin qui!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)