giovedì 28 maggio 2026

I PREFERITI DI MAGGIO 2026

 Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese




Cari lettori,

ultimissimi giorni di maggio! Siamo ormai in vista del ponte del 2 giugno, della fine della scuola, dell’arrivo dell’estate… Una lunga strada da gennaio, eh?


Il 2026 si sta rivelando un anno molto intenso, sia nel bene che nel male. E questo maggio ne è stata una rappresentazione perfetta… infatti sono cotta!


Uno dei mesi più impegnativi per il lavoro, il mese clou in preparazione al nostro spettacolo ballerino. Un imprevisto in famiglia (per fortuna niente di grave) che mi ha dato parecchio da fare in casa. E per non farsi mancare proprio niente, un paio di controlli medici di routine (tutto ok) e i lavori nel bagno della casetta a Varazze. Nient’altro, direte voi? In effetti ho dimenticato di citare un tempo novembrino (ahinoi), ad eccezione dell'ultima decade, e qualche ritaglio di tempo per raccogliere questi preferiti!



Il libro del mese


Questa storia ha inizio durante una festa di Halloween a cui partecipano tanti ragazzi tra i venti e trenta, tra qualche ultimo studente del college e tanti giovani lavoratori.


La festa è stata organizzata dalla migliore amica di Win, una ragazza che lavora come barista e che fin dalla nascita ha una delle due mani con una deformazione. Halloween le piace moltissimo, così ella ha pensato di mettere un uncino sopra alla sua mano più piccola e di travestirsi da pirata.


Un’idea originale, almeno finché alla festa non le viene incontro un altro pirata… dotato di gamba di legno. Robert detto Bo ha subito l’amputazione di un arto ed ha pensato bene di ricoprire la sua protesi con uno speciale materiale che crea l’effetto del legno.

Per entrambi i ragazzi l’imbarazzo lascia presto il posto alla curiosità. Sia Win che Bo hanno una storia piuttosto difficile alle spalle: lui non è andato in nessun posto che non fosse il lavoro dopo l’operazione, e questa è la sua prima uscita; lei ha appena concluso l’ennesima frequentazione deludente. È proprio Win a proporre a Bo una nottata di divertimento “senza impegno”, perché ella è stanca di mettere in gioco ogni volta il suo cuore solo per scoprire che non solo l’altro non vuole una relazione con lei, ma è anche piuttosto infastidito dalla sua malformazione.


Bo è solo da tanto tempo, ma, sorprendendo anche se stesso, accetta.


La serata, però, coinvolge entrambi i protagonisti molto di più di quanto essi vogliano ammettere. E, qualche settimana dopo, Win si rende conto di essere incinta.


Ella ha sempre desiderato essere madre, ma pian piano aveva rinunciato a questo sogno, perché tutte le sue amiche neomamme le ripetevano che per un neonato “non bastano due mani”, figurarsi una. Così, quando scopre di aspettare un bambino, ella decide di informare Bo. Nonostante essi non si siano più visti dopo quella serata, ella è convinta che egli sia una brava persona e possa essere un buon padre.


La reazione di Bo sconvolge completamente Win. Egli scoppia a piangere dalla gioia e confessa a Win che la sua amputazione è avvenuta in seguito ad un tumore alle ossa e che, proprio come lei, anche lui aveva rinunciato al sogno di diventare genitore. Bo propone a Win di lasciare il piccolo, squallido e scomodo appartamento in cui lei è in affitto e di trasferire armi, bagagli e le sue moltissime piante a casa sua. Anche se non si è mai vantato, Bo è benestante ed ha una casa che anche così è larghissima per tutti.


I due decidono di iniziare insieme l’avventura della gravidanza da amici e coinquilini, ma la scintilla che è nata quella notte tenterà in ogni modo di riaccendersi…



Out on a limb è un contemporary romance con i trope della vicinanza forzata e della gravidanza inaspettata, e fa parte della collana di Rizzoli “La biblioteca di Daphne”, che, almeno all’inizio, era stata venduta come una serie di romanzi per i più giovani e popolari sul booktok internazionale. Delle due affermazioni, a giudicare da questo romanzo, direi che è più veritiera la seconda. Perché sinceramente questa storia non è proprio da ragazzini.


È la storia di due giovani adulti che si ritrovano a metter su famiglia in un mondo che non è certo buono né con i disabili né con i malati, e nemmeno con chi ha una situazione economica e familiare come quella di Win, o con chi ha alle spalle una storia difficile come Bo (e scoprirete che non mi riferisco solo al tumore).


C’è una nuova vita da costruire insieme, tra quotidianità e divisione delle spese, altri amici con una famiglia loro e rapporti un po’ traballanti con i genitori da recuperare.


E sì, questo libro mi è piaciuto molto, è una storia dolce ed intelligente e si ispira all’esperienza diretta dell’autrice, che a sua volta ha una malformazione alla mano ed è diventata madre qualche anno fa. Quindi non dubito che sarebbe un ottimo esempio per adolescenti e universitari, in mezzo a un mercato librario che ultimamente ha avuto qualche scivolone di troppo verso il trash.


Però è un peccato che questa storia sia iper conosciuta tra le giovanissime appassionate di lettura e nettamente meno tra i miei coetanei e dintorni, per non parlare delle persone di età più matura. Così come questo è uno dei tanti esempi per cui si sbaglia – soprattutto in Italia – a considerare il romance come un genere prettamente femminile. Questa potrebbe essere davvero una buona lettura condivisa per una coppia in attesa e un po’ in ansia.


Certo, c’è da dire che lo stile è iper giovanile ed è l’unica parte non proprio di mio gusto di questo romanzo. Anche nella traduzione italiana sono più che visibili molti “calchi” dalle espressioni di quello slang in inglese che si utilizza su internet e soprattutto sui social. Personalmente anche io preferisco un altro stile, ma il romanzo resta comunque super scorrevole e si divora.


Mi piacerebbe leggere altro di questa autrice, ma non so nemmeno se sia disponibile in Italia al momento, visto che, a quanto ho capito, i primi a tradurla sono stati proprio i curatori di questa collana, e di recente. Vi farò sapere!



Il film del mese


Protagonista di questa insolita commedia è Tommaso, un uomo dalla vita lavorativa quasi noiosa (si occupa di infissi e finestre e ha un solo dipendente che è anche il suo unico amico) e dalla vita privata fin troppo movimentata: è rimasto vedovo e ha ben quattro figlie. Dalla ragazza appena maggiorenne che ogni giorno cambia idea sul suo futuro all’adolescente sempre sarcastica, dalla ragazzina da truccare e vestire ogni settimana per le gare di nuoto sincronizzato all’ultimogenita che si diletta un po’ troppo con la balestra, Tommaso non ha un minuto libero. Gli piacerebbe rimettersi in gioco, ma a volte il dolore è ancora troppo fresco, il suo amico e dipendente fornisce solo consigli troppo grezzi, la colf non è molto flessibile quando si tratta di fermarsi in più la sera e persino agli incontri di supporto tra vedovi tutte le donne scappano quando egli nomina la presenza di “quattro figlie”.


Queste ultime, però, si sono accorte che il padre talvolta si sente un po’ solo, e lo convincono ad andare ad una festa, comprandogli anche la camicia “di Ryan Gosling” (che poi, malauguratamente, è la stessa dei camerieri).


Proprio quella sera, però, Tommaso conosce Lara, che poi scopre essere un’impiegata della sua banca. I due, forse per unire le reciproche solitudini e superare l’imbarazzo della festa, si trovano subito bene, e, dopo la serata, iniziano subito una frequentazione.


Tommaso, però, non ha idea di come parlarle delle sue quattro figlie. Per settimane egli si inventa l’impossibile, chiedendo in prestito la casa al suo amico ed escogitando qualunque sotterfugio. In una notte di pioggia, però, seguendo il cane che ha lo stesso carattere vivace delle sue figlie, egli si ritrova di fronte al portone di Lara e decide di farle un’improvvisata.


Peccato che la sorpresa tocchi a lui: Lara ha tre figli, due gemelli ormai grandi e un adolescente DVA con il quale è iper protettiva, soprattutto da quando l’ex marito è fuggito altrove.


E così la neo-coppia si rende conto di avere… sette figli da crescere insieme. Follia o nuova avventura?



Un bel giorno è uno di quei film che guardi “per ridere” e poi scopri che non c’è soltanto di che divertirsi.


Ultimamente guardo e leggo con più piacere quelle storie romance con protagonisti che hanno già fatto un pezzetto di vita e che nonostante le batoste riescono comunque a reinventarsi. Certo le storie d’amore tra ragazzi giovani e di belle speranze sono una boccata d’aria fresca e talvolta ci vogliono proprio, ma in commedie come Un bel giorno sono il realismo e la vita di tutti i giorni a prendere per mano il romanticismo, che, ahinoi, non sempre basta.


Virginia Raffaele interpreta in modo convincente la madre di un ragazzo con disabilità, raccontando senza fronzoli le piccole e grandi frustrazioni nel crescerlo (personalmente ne ho viste e sentite alcune sul lavoro). Fabio De Luigi, come suo solito, vi farà ridere, così come il suo campionario di figlie una più stravagante dell’altra, ma sono sicura che alla fine della pellicola avrete anche qualcosa su cui riflettere.


Lo consiglio per una serata… leggera ma non senza impegno!



La musica del mese


In questo maggio un po’ complicato mi sono spesso trovata a canticchiare una canzone della colonna sonora del musical Mamma mia!, dal titolo I have a dream. Potete ascoltarla a questo link.


Ho un sogno, una canzone da cantare

che mi aiuti ad affrontare tutto

se vedi la meraviglia di una favola

puoi accettare il futuro, anche se fallisci


Credo negli angeli,

qualcosa di buono in tutto quello che vedo

credo negli angeli

quando so che il momento è giusto per me

attraverserò la corrente

ho un sogno…


Ho un sogno, una fantasia

che mi aiuta ad affrontare la realtà

e la mia destinazione… vale la pena

attraverso l’oscurità, ancora un altro miglio…


Credo negli angeli,

qualcosa di buono in tutto quello che vedo

credo negli angeli

quando so che il momento è giusto per me

attraverserò la corrente

ho un sogno…



La poesia del mese


Per questo mese di maggio in cui ho cercato (senza troppo successo) un po’ di pace, ho scelto una poesia di David Herbert Lawrence dal titolo Silenzio.


Da quando ti ho persa,

sono ossessionato dal silenzio;

i suoni le lor piccole ali agitano

un attimo, poi all’onda

s’abbandonano

dalla stanchezza,

che dondola senza rumore.


Sia che per strada la gente

passeggi con monotono brusio

o sospiri il teatro e sospiri

con un profondo respiro roco,


o agiti il vento un groviglio di luce

sul fiume nero, profondo,

o gli ultimi echi della notte

facciano rabbrividire l’aurora,


io avverto il silenzio che aspetta

di poter bere tutto ancora

nella sua estrema totalità svuotando

il rumore degli uomini.



Le foto del mese


Per il ponte di inizio mese ho cucinato un dolce che mi piace molto ma non facevo da ormai troppo tempo: il tiramisù alle fragole!



Come già avete visto in copertina, durante il mese sono fioriti ovunque gli iris, un fiore che adoro e che per me è un segno dell’estate in avvicinamento!



Nella prima metà del mese ho fatto parecchio dog-sitting a Otto. Il nostro vecchietto ha un po’ di acciacchi, ma resiste!



Sono riuscita a vedere una piccola mostra a Gorgonzola che ha per protagonista Osvaldo Cavandoli, l'inventore della "Linea". Spero di parlarvene in giugno! 



Sabato scorso, il 23, ho nuovamente partecipato ad un evento che mi era piaciuto molto già la scorsa primavera: la "passeggiata con Jane Austen", tra letture recitate e un minuetto da imparare insieme. Quest'anno l'iniziativa si è tenuta nel parco di Villa Alari, che ha riaperto al pubblico da pochissimo!



Che dirvi... è stata dura, ma ce l'abbiamo fatta! 

Rileggendo questo post, comunque, mi rendo conto che, nonostante il periodo tosto e i moltissimi impegni, sono riuscita a ritagliarmi degli angoli per me, e va già bene. Mi attende giugno, un mese che da sempre è suddiviso in due parti: la prima metà è una naturale continuazione di maggio, con giornate e scadenze importanti; nella seconda metà, i ritmi finalmente rallentano. Ma vi racconterò... nel frattempo ditemi voi del vostro maggio! 

Grazie per la lettura, ci rileggiamo in giugno :-)



lunedì 25 maggio 2026

GLI INVISIBILI

 Spazio Scrittura Creativa: maggio 2026




Cari lettori,

benvenuti all’appuntamento di maggio con lo Spazio Scrittura Creativa!

Il post di oggi è per me molto speciale: prima di una nuova estate, ci tengo a concludere la serie di sette mini fanfiction di Harry Potter, I sette peccati capitali.


È ormai un anno e mezzo che vi propongo queste storie, proprio perché, per variare ed accontentare anche chi di voi non ama Harry Potter, ho preferito alternarle ad altri generi di appuntamento creativo.


Vi lascio i recap delle “puntate precedenti”:


1 – Ho visto gli occhi tuoi, Invidia, Ninfadora Tonks: Link racconto


2 – Sentiva la neve cadere, Accidia, Horace Lumacorno: Link racconto


3 – I gialli dei limoni, Gola, Albus Silente: Link racconto


4 – La festa di Halloween, Superbia, Pansy Parkinson: Link racconto


5 – Tutto brucia, Ira, Molly Weasley: Link racconto


6 – Il comico, Avarizia, Ron Weasley: Link racconto


Prima di procedere con il capitolo mancante, quello della Lussuria, una piccola nota autoriale. Come vi ho già detto altre volte, queste fanfiction sono un mio vecchio lavoro, prima dell’apertura del blog. Già sugli altri 6 capitoli l’editing è stato massiccio… ma questa è una storia del tutto nuova. 


Il vecchio capitolo sulla Lussuria non mi rappresentava più: per tanti motivi vedevo le idee di una ragazza, e non di una donna adulta. Comunque, per darvi un’idea, se volete soddisfarvi con la coppia che al tempo avevo scelto (e che per me non è più “giusta” come pensavo a vent’anni, per moltissimi motivi), credo che Alchemised e Come non innamorarsi del nemico faranno molto meglio di quello che potrei fare io.


Personalmente ho puntato sui film della serie Animali fantastici, su due protagonisti adulti e su un concetto secondo me molto attuale di “amore proibito”. Spero che convinca anche voi.


Ovviamente tutte e sette le fanfiction sono puro divertimento e non hanno alcuno scopo di lucro. Buona lettura!


Gli invisibili

(Capitolo della Lussuria

Voce narrante: Jacob Kowalski)


Eccomi che mi sveglio

e ancora non riesco a dormire dal tuo lato

c’è la tua tazza di caffè

e il rossetto svanisce con il tempo

se potessi sognare abbastanza a lungo

tu verresti e mi diresti che starò bene

sì, starò bene


Una cena della buona società. Tutti vestiti, pettinati, imbellettati, in linea con quella eleganza che questi discussi anni ‘20 sembrano imporre. Una serata irrinunciabile: proprio tra pochi minuti il Ministro della Magia tedesco annuncerà il suo appoggio a uno dei tre candidati che correranno alle elezioni europee.

Nonostante il momento importante, l’ambiente sembra leggero. Chiacchiere, battute, persino risate, bicchieri che continuano a tintinnare per i brindisi.

Ed un tormento interiore ben celato. Almeno per me.

Non mi importa niente del Ministro della magia tedesco. Con tutto il rispetto, io nemmeno dovrei stare in mezzo ai maghi. Se scoprissero chi sono… meglio non pensarci.


Sono di nuovo di fianco a lei... e mi pare proprio che nulla sia cambiato in nove mesi.


Per settimane mi sono illuso di aver superato quel terribile momento. Quello in cui l’unica donna che io abbia mai amato mi ha abbandonato per il peggiore degli uomini, dicendo di farlo “per il mio bene”. Mi sono ripetuto che non ne valeva la pena, che ormai lei apparteneva ad un altro.

Non pensavo più alla mia (ormai non più) Queenie, davvero; ho passato quel che restava dell'inverno, tutta la primavera, buona parte dell'estate a ripetermelo.

Mi sono quasi congratulato con me stesso: non ero poi così inconsolabile! La mia nuova panetteria e pasticceria, il sogno di una vita, mi dava fin troppo lavoro da fare. Insomma, io, che sono sempre stato l’ultimo degli operai, mi sono dovuto adattare a gestire un’attività mia, con tanto di personale. Forse avevo troppe novità a cui pensare, o forse, semplicemente, non ce l'avevo fatta a guardare in faccia la realtà.


Ci ha pensato, ancora una volta, il mio amico mago Newt. O forse dovremmo dire che è stato il professor Silente, mentore del mio amico, coinvolto in un’eterna lotta con lo stregone oscuro Gellert Grindelwald. L’uomo che mi ha portato via la mia Queenie.


Non avrei voluto farmi coinvolgere nuovamente dal mondo magico. Io sono un panettiere e questo mi è sempre bastato. Ma l’ho fatto, ancora una volta, per amicizia… e per amore.


Ora che ho di nuovo di fronte la mia Queenie è tutto chiaro, in modo persino doloroso. Tutta la vicenda che riguarda lei e me è stata una lotta senza alcuna speranza fin dal principio; ricordo ancora il giorno in cui ci siamo confessati i nostri sentimenti, con la consapevolezza che le unioni tra maghi e No-Mag sono illegali negli Stati Uniti. E poi la ricerca affannosa di una soluzione, la peregrinazione per l’Europa, quel maledetto viaggio a Parigi.


Il giorno in cui Queenie ha pensato che l’unica soluzione fosse ascoltare le teorie di quel pazzo di Grindelwald, che le aveva promesso “mai più nessuna guerra e un mondo migliore per tutti”, e mi ha salutato piangendo, prima di fuggire con lui.


Cara Queenie, non mi hai dato il tempo di parlarti. Appena ascoltato quel discorso pieno di menzogne, sei scivolata via. Se solo mi avessi dato dieci minuti, te lo avrei detto io: non è vero che non ci sarà un’altra guerra. Voi del mondo magico siete rimasti al chiuso e protetti tra il ‘14 e il ‘18, ma noi no. Noi abbiamo visto la Guerra Mondiale, e secondo me ce ne sarà presto un’altra: colgo tutti i segnali.


Nella Germania non magica sta salendo al potere un pazzo che non ha niente da invidiare al tuo Grindelwald. Spero che l’equivalente nel mondo dei maghi abbia più senno e tra i tre candidati non scelga proprio di favorire lui.


Già, perché è questo il motivo per cui sono qui stasera. Con Newt e gli altri della squadra di Silente ci siamo divisi i compiti: a me quello di infiltrarmi e dare l’allarme nel caso disgraziato che la candidatura di quel maledetto sia ufficialmente accettata.


E pensare che fino a qualche settimana fa rischiava la galera per crimini internazionali. Nel giro di pochi giorni egli è stato assolto ed è passato direttamente alla candidatura come Supremo Pezzo Grosso. Non serve essere dei maghi per capire che una sua vittoria gli darebbe in mano fin troppo potere.


Ma se anche succedesse, che cosa potrei farci io? Non ho nemmeno una di quelle bacchette di legno che Newt e gli altri agitano per fare magie. Non ho un buon rapporto con gli animali ordinari, figuriamoci con quelli fantastici. E di certo non leggo nel pensiero come la mia Queenie. 

Che utilità potrei mai avere? Non mi stupisce che la donna che amo mi abbia lasciato…


* * *


Sistemando oggi

ho trovato quella vecchia t-shirt

quella che hai indossato quando sei scappata

e nessuno poteva comprendere il tuo dolore

Siamo troppo giovani, troppo sciocchi

per conoscere cose come l’amore

ma ora lo conosco, lo conosco bene.


Voce narrante: Queenie Goldstein


Caro Jacob,

ti vedo. Anche se mi volto da un’altra parte, anche se chiudo gli occhi, anche se tento di fare qualunque magia sia in mio potere per non vederti più, non ho scampo: continuo a vederti.


Perché gli occhi funzionano secondo la scienza, e quindi basta chiuderli per non vedere più niente. Ma la mia testa, fin da quando sono nata, ha deciso di funzionare secondo i dettami della magia.


E così io sento i pensieri di tutti, di qualunque commensale sia in questa stanza, dal Ministro tedesco in persona al ragazzo delle consegne che è passato cinque minuti in magazzino per portare il pane e se n’è andato.


E oggi persino il mio dono magico ha deciso di farmi i dispetti. Perché sì, i pensieri di tutti gli altri attraversano la mia mente, ma sono ovattati, proprio come succede nelle cene eleganti come questa, quando tutti parlano a bassa voce. Sento chiaramente solo te.


Avverto tutta la tua rabbia, la tua tristezza, persino la tua gelosia. È buffo: se c’è qualcosa che non è mai piaciuto a Grindelwald sono proprio le donne, ed è risaputo in tutto il nostro mondo. Sono sicura che Newt o qualcun altro abbia avvertito Jacob del fatto che il dissidio tra lui e Silente sia nato da una vicenda molto privata. Eppure so che tu vorresti prenderlo per il bavero e intimargli di lasciarmi libera, di non toccarmi nemmeno, di non osare guardarmi mai più.


E non sei mai stato un uomo collerico. In realtà sei l’uomo più buono, dolce, paziente che io abbia mai incontrato. Un lavoratore che sogna ancora, un amico fedele, una persona che quando si innamora lo fa per sempre. Quando ci siamo conosciuti, mi hai detto che come te “ce ne sono a milioni”. Caro Jacob, quanto ti sbagli. Lo sapevo già prima, lo so doppiamente ora che ho visto il male così da vicino.



Non c’è niente di peggio che starsene qui, dall’altra parte di una stanza, in mezzo ad un ricevimento sfarzoso che non c’entra niente con il nostro stile, e non poterti confidare che anche io soffro quanto te. Rivederti ora, dopo il grande distacco che c'è stato, è come una Maledizione Senza Perdono. So che ti amo ancora.

Ed è per amore che, accecata dalla mia stessa follia, ho seguito Grindelwald. A Parigi egli parlava di scongiurare altre guerre. Di abbattere le barriere che dividono maghi da Non-Mag. Di creare insieme un nuovo mondo. E io, d’impulso, gli ho creduto. 

Per qualche folle attimo mi sono persino convinta che il suo spessore politico sarebbe presto diventato grande, così grande da travalicare l’oceano, arrivare negli Stati Uniti e abrogare quella orribile legge che impediva il matrimonio tra me e te.



Poi ho visto il vero volto di quell’uomo, che fatico a non chiamare mostro. Ho compreso di essere cascata mani e piedi nella sua trappola: egli mi ha blandito perché una persona che legge nella mente come me gli fa molto comodo.

E in tutti questi mesi non ho fatto altro che nascondere sotto a rabbia, delusione, indignazione, voglia di restare sola... i miei sentimenti per te, più vivi che mai.


Ho provato a combatterli, credimi. Mi sono più volte ripetuta che tu ormai eri tornato in America certo un po’ acciaccato e dal cuore infranto, ma con tutte le possibilità di ricominciare. Con la tua panetteria, i tuoi sogni, il tuo mondo No-Mag di cui io non ho mai fatto parte.


Ma la tua luce era entrata nel mio cuore. E credo non ne uscirà finché vivo. Se mai sopravvivrò alla guerra che incombe.


Perché l’ho capito, mio caro, e sono sicura che, se ti avessi ascoltato invece di scivolare via come la pazza che sono stata, tu me lo avresti detto subito. La più grande delle bugie di Grindelwald era proprio quella sulla guerra: un conflitto ci sarà, e la causa sarà proprio lui. Sento già nella mia mente il discorso del Ministro della Magia tedesco: lo favorirà. Gli altri due maghi sono candidati onesti, ma non parlano alla pancia del popolo come i dittatori di ogni tempo hanno sempre fatto: in questo clima, sono destinati a perdere.


E non posso fare niente, amore mio. Grindelwald ha capito che non mi fido più di lui, che voglio fuggire dal suo castello: mi controlla a vista. Quanto vorrei che per una volta nella tua vita qualcuno, Dio o il destino, ti desse la possibilità di fare una magia e farmi fuggire insieme a te…


* * *


Quindi affogo nei miei sentimenti,

come faccio sempre,

danzando nella nostra casa

con il fantasma di te


Voce narrante: Jacob Kowalski


Cara Queenie,

se dovessi trovare un termine per descrivere la nostra situazione, userei invisibile.


Siamo invisibili l’uno al mondo dell’altra: quelli come me non sanno che esistono quelli come te, quelli come te lo sanno ma (quasi tutti) ci disprezzano.


È invisibile il nostro amore per la legge: se si scoprisse, rischieremmo addirittura un processo.


È invisibile la nostra storia, di cui sono testimoni solo pochissimi amici fidati.


È invisibile il nostro legame ora, in questa stanza affollata: solo noi lo percepiamo, eppure mi sembra di non sentire nient’altro. Le persone ci guardano attraverso, e non capiscono. Non dovrebbero fare magie e meraviglie? Non riescono nemmeno a guardare al di là del loro naso…


Ma non avere paura, Queenie. Silente mi ha detto che non ho niente da invidiare ai maghi ed alle streghe, perché sono un uomo con pienezza di cuore. La sai una cosa? Si sbaglia! Nel mio cuore ci sarà sempre un posto per te…


e un giorno, forse non lontano, non saremo più invisibili.



FINE



Siamo giunti alla conclusione!

La canzone che ci ha accompagnato è Ghost of you dei 5 Seconds of Summer, che potete ascoltare a questo link.

Se avete visto i film, credo che abbiate riconosciuto la citazione finale. So che avviene in un momento successivo della pellicola, ma mi piaceva troppo, così mi sono presa una piccola licenza e l’ho anticipata.

Spero che anche quest’ultimo capitolo della serie “I sette peccati capitali” vi sia piaciuto. Mi farebbe piacere ricevere un vostro commento, sia su questa storia e su questa serie in generale… sentitevi liberi di scrivere quello che vi va!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 21 maggio 2026

ALLA SCOPERTA DI "OSSI DI SEPPIA" #5

Paesaggi estivi e ricerca della felicità




Cari lettori,

benvenuti all’appuntamento di maggio con “L’angolo della poesia” e il nostro progetto letterario dedicato alla riscoperta di Ossi di seppia di Montale!


Oggi continuiamo ad esplorare la sezione che dà il titolo alla raccolta. Leggeremo cinque brevi componimenti che, caso vuole, fanno pensare all’estate quasi alle porte, soprattutto come ambientazione. Ho trovato queste poesie di più facile lettura rispetto ad altre di Ossi di seppia, ma non per questo meno importanti: anzi, ognuna di esse ci fa riflettere su qualcosa di semplice ma vero, anche a decenni di distanza dal momento in cui è stata composta.


Vi lascio alla lettura!



Portovenere


Portovenere è un luogo che i liguri – e gli amanti della Liguria – conoscono molto bene. Tra il tempio cristiano che si è perfettamente conservato, la grotta di Keats, il borgo multicolore e l’abbraccio del mare, in pochi metri quadrati si respira bellezza, arte, poesia. Io ci sono stata… e devo dirvi che persino il cimitero, luogo non proprio allegro, ha il suo perché. Per Montale è un luogo ideale per tornare alle origini, fermarsi e riposarsi in attesa di una decisione futura.


Là fuoriesce il Tritone

dai flutti che lambiscono

le soglie d’un cristiano

tempio, ed ogni ora prossima

è antica. Ogni dubbiezza

si conduce per mano

come una fanciulletta amica.


Là non è chi si guardi

o stia di sé in ascolto.

Quivi sei alle origini

e decidere è stolto:

ripartirai più tardi

per assumere un volto.



So l’ora in cui la faccia più impassibile…


Questo breve componimento parla di quelle persone che portano con sé una storia dolorosa, un dispiacere segreto. Può capitare, in qualche momento, che la loro facciata imperturbabile sia disturbata da una piccola smorfia. Eppure nessuno se ne accorge, perché tutti sono abituati a considerare quella persona come “forte”.

Forse, prima o poi, ci siamo tutti sentiti così.


So l’ora in cui la faccia più impassibile

è traversata da una cruda smorfia:

s’è svelata per poco una pena invisibile.

Ciò non vede la gente nell’affollato corso.


Voi, mie parole, tradite invano il morso

secreto, il vento che nel cuore soffia.

La più vera ragione è di chi tace.

Il canto che singhiozza è un canto di pace.



Gloria del disteso mezzogiorno


La fotografia di un momento di calura estiva, proprio mentre il sole è al suo culmine. Anche il greto più secco prima o poi riceverà la sua pioggia.

Ma è necessario attendere e ripetersi che i momenti di “siccità” prima o poi finiscono, e che riservano comunque delle piccole gioie inaspettate.


Gloria del disteso mezzogiorno

quand’ombra non rendono gli alberi,

e più e più si mostrano d’attorno

per troppa luce, le parvenze, falbe.


Il sole, in alto, - e un secco greto.

Il mio giorno non è dunque passato:

l’ora più bella è di là dal muretto

che rinchiude in un occaso scialbato.


L’arsura, in giro; un martin pescatore

volteggia s’una reliquia di vita.

La buona pioggia è di là dallo squallore,

ma in attendere è gioia più compita.



Felicità raggiunta


Ancora una volta Montale è, almeno in parte, leopardiano: l’unica felicità che ci è concessa è a tratti, sottile come un filo di lana.

E può bastare un piccolo particolare (un bambino che perde un pallone) perché la tristezza si insinui nuovamente in noi.


Felicità raggiunta, si cammina

per te su fil di lama.

Agli occhi sei barlume che vacilla,

al piede, teso ghiaccio che s’incrina;

e dunque non ti tocchi chi più t’ama.


Se giungi sulle anime invase

di tristezza e le schiari, il tuo mattino

è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.

Ma nulla paga il pianto del bambino

a cui fugge il pallone tra le case.



Il canneto rispunta i suoi cimelli


Un paesaggio del tutto opposto alla gloria del disteso mezzogiorno.

Qualcuno, forse una donna amata, ha lasciato solo il poeta, che si sente come se tutti i colori fossero scomparsi. Aria, acqua e piante si sono confusi in un’unica nebbiolina grigia, e l’afa è opprimente. È il lato triste dell’estate, quando il maltempo ci ricorda che anche le stagioni più belle hanno una fine.


Il canneto rispunta i suoi cimelli

nella serenità che non si ragna:

l’orto assetato sporge irti ramelli

oltre i chiusi ripari, all’afa stagna.


Sale un’ora d’attesa in cielo, vacua,

dal mare che s’ingrigia.

Un albero di nuvole sull’acqua

cresce, poi crolla come di cinigia.


Assente, come manchi in questa plaga

che ti presente e senza te consuma:

sei lontana e però tutto divaga

dal suo solco, dirupa, spare in bruma.



Siamo di nuovo alla fine!

Fatemi sapere, se vi va, quale poesia vi è piaciuta di più e perché.

Ringrazio tutti voi che seguite questo percorso letterario… davvero non è scontato!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)