giovedì 23 aprile 2026

CONSIGLI DI LETTURA PER IL 25 APRILE

 Una TBR ideale per il Giorno della Liberazione



Cari lettori,

(quasi) buon 25 aprile!

Oggi, per i nostri “Tag… a tema libri”, ho pensato di proporvi una TBR di letture a tema per questa giornata.


Ho fatto qualcosa di simile anche in gennaio per la Giornata della Memoria (trovate il post a questo link). Il periodo storico è lo stesso, ma oggi mi sono concentrata più sulla Resistenza e su storie partigiane che sull’Olocausto. C’è un solo titolo che avevo già inserito a gennaio e che vi ripropongo qui, ma, come vedrete, è molto valido.


Ho cercato di inserire più generi: romanzi storici veri e propri, gialli ambientati in determinati periodi storici, serie historical romance, commedie che però lasciano spazio al passato familiare dei protagonisti, persino una tragedia greca. Spero di potervi dare qualche utile spunto di lettura per questa importante ricorrenza!



Il racconto di più generazioni di donne, tra Genova e la Libia


Come le lucciole di Francesca Pongiluppi è una delle letture più belle della scorsa estate.


La storia ha inizio a Genova nel 2001. Sonia, una giovane donna che lavora nel sociale e fa parte di un gruppo pacifista, si sta preparando a partecipare al G8, quando l’annuncio di un necrologio sul giornale la catapulta nel passato.


Da bambina Sonia, figlia di divorziati, era solita trascorrere l’estate con i nonni in una bella casa di un paesino dell’entroterra ligure. L’abitazione era di proprietà di Giannetto e Jolanda, due persone che per lei sono stati dei secondi nonni, e che ora sono entrambi scomparsi. Sonia, sorprendendo persino se stessa, abbandona Genova e torna al paese.


Dopo aver cercato e trovato l’ultimo parente rimasto in vita, ella si intrufola nella sua vecchia casa delle vacanze e fa quello che da bambina desiderava tanto: legge il diario segreto di Jolanda. Ma, tra una gioventù difficile in Libia, la lotta partigiana ed un segreto di famiglia, la verità la sconvolge…


Link recensione



La storia vera di un’infermiera partigiana


Maria – Nata per la libertà di Amalia Frontali ha fatto parte anche del post per la Giornata della Memoria, ma, considerato il tema, ho pensato di proporvelo pure qui.


È la storia vera di Maria Peron, una donna di trent’anni che fino al 1944 ha lavorato come infermiera al Niguarda. Un giorno, all’improvviso, l’eroico sotterfugio del personale ospedaliero, che da mesi sta “registrando la morte” di ebrei ed altri perseguitati, agevolando invece la loro fuga, viene scoperto.


Maria si ritrova a fuggire disperata dal suo posto di lavoro e si rifugia a casa di un’amica. Non può tornare in campagna dai suoi genitori, è troppo pericoloso sia per lei che per la sua famiglia. C’è però la possibilità di seguire il marito della sua amica, che è partigiano, in montagna, ed unirsi a uno dei tanti gruppi che si nascondono tra monti e paesini. Un’infermiera serve “come il pane” e Maria non sarebbe l’unica donna. Così la ragazza parte.


Il libro è la storia del suo anno da partigiana, delle sue imprese, dello scardinamento di tutto quello in cui credeva, dei nuovi nemici ed amici, e dell’incontro con l’uomo che sposerà.


Link recensione



Giacomo Matteotti raccontato nelle scuole di oggi


Amore nero è un romanzo scritto da Marco Erba e Mauro Raimondi, due professori del mio paese, che conosco di persona. Il libro è composto da due storie che si intrecciano tra di loro.


Da un lato la cronaca dell’ascesa al potere di Mussolini e del suo scontro con Giacomo Matteotti, culminato nell’efferato omicidio di quest’ultimo.


Dall’altro un liceo classico di Mosano sul Naviglio, cittadina dell’hinterland milanese, e Mas, uno studente brillante che però ha perso la rotta dopo la morte prematura della madre e, arrabbiato con il mondo, decide di unirsi ad un gruppo locale di giovani neofascisti…


Link recensione



Una famiglia divisa dal totalitarismo


La guerra dei Traversa è un romanzo storico di Alessandro Perissinotto che racconta una pagina dimenticata della nostra storia: la strage di Torino, perpetrata dal regime nel dicembre del 1922.


Dopo una notte di violenze e soprusi, gli squadristi mettono in atto un vero e proprio rastrellamento di tutti coloro che fanno parte di un movimento operaio cittadino. Tra di loro ci sono anche l’ultimo dei tre figli della famiglia Traversa ed un suo amico, che è anche il cognato (il fidanzato della sorella). Il primo dei due riesce a fuggire, mentre per il secondo non c’è niente da fare.


Da quel giorno la famiglia Traversa si spaccherà per sempre: una parte lotterà contro il totalitarismo, un’altra si legherà a chi lo sostiene.


E si scatenerà una rivalità lunga decenni…


Link recensione



Il giallo della scomparsa di una nonna partigiana


La memoria del lago di Rosa Teruzzi è il quinto capitolo delle indagini delle tre “Miss Marple del Giambellino”, una serie a metà strada tra il giallo e la commedia.


Per Iola, Libera e Vittoria – che, per chi non lo sapesse, sono anche nonna, madre e figlia – è il momento di rispolverare un mistero di famiglia: la morte della giovane Ribella, madre di Iole e nonna di Libera, trovata uccisa nell’immediato secondo Dopoguerra in mezzo ai monti di Colico.


Questa volta Rosa Teruzzi intreccia le vicende personali e familiari che di solito caratterizzano i suoi gialli con uno spaccato dell’Italia della fine degli anni Quaranta. Sicuramente uno degli episodi più toccanti della serie.


Link recensione



La serie di gialli di un commissario che ha fatto la Resistenza


Nulla si distrugge di Marco Vichi è uno degli ultimi romanzi della serie gialla che ha per protagonista il commissario Franco Bordelli, che risolve casi a Firenze tra gli anni ‘60 e ‘70.


All’inizio di questo libro egli è andato in pensione da poco, e può finalmente occuparsi di un “cold case” sepolto nella sua memoria troppo a lungo: il suo primo caso, l’omicidio del figlio di un gerarca, trovato morto in campagna nel 1947.


Nel frattempo il suo ex vice (che ormai occupa il suo posto) Pietrino Piras trova dei resti femminili in un crepaccio, ed un suo vecchio amico rispunta dopo anni chiedendogli di aiutarlo a fare luce su una storia del passato.


Tre casi per un commissario solo apparentemente “a riposo”. Questa serie contiene quasi sempre una sorta di raccolta di racconti: si tratta delle storie che gli ospiti di Bordelli portano in dono alle cene che egli organizza periodicamente. Sono quasi tutti aneddoti di guerra o ricordi della gioventù partigiana del commissario.


Link recensione



Un thriller senza fiato che ci riporta agli anni Trenta e Quaranta


Il fiore d’oro di Leonardo Gori e Franco Cardini è una storia spin-off della serie gialla/di spionaggio del Colonnello Arcieri, della quale vi avevo parlato qualche anno fa.


Protagonista è un ufficiale tedesco in fuga dal regime nazista che, in piena Seconda Guerra Mondiale, si ritrova chiuso nel Vittoriale di D’Annunzio insieme ad una compagnia di attori e ad alcuni ambigui personaggi.


La causa di questa reclusione d’emergenza sono degli omicidi che sembrano essere incursioni partigiane ma che poi si rivelano parte di un piano molto ben congegnato, il cui obiettivo è tenere nascosto un prezioso segreto.


Link recensione



Una serie che racconta editoria, amore e un momento storico difficile


Con Una festa in nero di Alice Basso siamo alla conclusione della serie della dattilografa Anita Bo e del suo capo – e amore segreto – Sebastiano Satta Ascona. I due protagonisti vivono nella Torino degli anni ‘30 e finora sono riusciti ripetutamente a sfidare il regime e la censura con i loro racconti ispirati a fatti realmente accaduti.


Ora, però, per la rivista Saturnalia è giunto il momento dello speciale di Natale, e le menti dei protagonisti non potrebbero essere più lontane: entrambi, di lì a poco, saranno costretti dalle circostanze a sposarsi con persone che non amano.


In più, Anita ha la sgradevole sensazione di essere spiata.


Riusciranno i nostri protagonisti – e tutti i loro amici – ad avere il lieto fine? Leggere per scoprire…


Link recensione



Una storia humour che prende in giro i prepotenti


Sua Eccellenza perde un pezzo di Andrea Vitali è una delle tante disavventure del Maresciallo Maccadò, carabiniere che si ritrova a gestire la caserma di Bellano in pieno ventennio, tra una sezione del partito scalcagnata che gli mette i bastoni tra le ruote e un popolo avverso ai prepotenti che finisce sempre per far fare brutta figura al segretario di turno.


Questa volta, nel negozio più tranquillo e anonimo del paese, il panificio dei fratelli Scaccola, arriva una strana missiva: il rappresentante del sindacato dei panettieri vorrebbe organizzare una gita proprio nella ridente cittadina.


I due interpellati non sanno che fare, così si rivolgono al Comune, suscitando subito l’interesse delle autorità. Ben presto la gita dei panettieri diventa un affare istituzionale che coinvolge tutti, dai commercianti agli insegnanti, fino ad arrivare al Maresciallo Maccadò ed ai suoi uomini della caserma.


Si attende addirittura l’arrivo del Federale da Como. Che sia la volta buona per riabilitare Bellano? O anche stavolta i cittadini, un po’ involontariamente, trascineranno il partito in situazioni imbarazzanti?


Risate garantite!


Link recensione



Un classico che ha ancora tanto da raccontarci


Nell’ormai lontanino 2018 (help, come passa il tempo) ho scritto una serie di post che avevano come protagoniste le donne raccontate dal tragediografo greco Euripide.


Elena è stata la protagonista del post del 25 aprile. È un’opera forse meno conosciuta di altre dell’autore, ma molto attuale. In essa si racconta la ricerca di Elena da parte dei Greci… la vera Elena, perché quella che è stata trovata a Troia la notte del leggendario cavallo di legno si è rivelata un fantasma. E così la guerra è guidata da motivazioni inconsistenti… come una nuvola.


E tanti sono i motivi per non combattere: la guerra distrugge i vincitori tanto quanto i vinti, è portata avanti da chi non ha rispetto per gli insegnamenti del passato, può essere scongiurata a patto di ascoltare chi l’ha già subita. Tutte motivazioni che Euripide espone in modo magistrale… e che hanno tanto da insegnare anche a noi, più di due millenni dopo.


Link recensione




Questi sono i miei consigli di lettura per il 25 aprile!

Che cosa ne pensate? Conoscete questi titoli? Li avete letti?

Mi piacerebbe sentire anche i vostri consigli di lettura su questo tema: sentitevi liberi di scriverli nei commenti!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 20 aprile 2026

ALLA SCOPERTA DI "OSSI DI SEPPIA" #4

 Ricordi di liceo, tra ombre e luci #4



Cari lettori,

eccoci arrivati al nostro appuntamento mensile con “L’angolo della poesia” e Ossi di seppia di Eugenio Montale!


Oggi entriamo nel cuore della sezione che dà il nome alla raccolta e leggiamo cinque poesie. Una è davvero tra le più celebri dell’autore. Un’altra è per me un ricordo speciale. Le tre rimanenti si concentrano soprattutto sui concetti di luce ed ombra, sia in natura che nell’animo umano.



Sezione "Ossi di seppia"


Ripenso il tuo sorriso


Chi era presente alla Maturità del 2008? Io sì! Questo era il brano scelto per la vecchia tipologia A, l’analisi del testo. L’ho fatto anche io: ricordo ore e ore a scrivere in un corridoio, mentre fuori c’era uno dei tanti temporali estivi.

Si è dibattuto sul destinatario della poesia: K. non è una figura femminile, bensì un ballerino russo. Una presenza in qualche modo salvifica, che ricorda le “donne angelicate” della letteratura medioevale. Il sorriso di chi è artista e felice di esserlo regala la calma al poeta, è un ricordo fresco e piacevole in mezzo a tanti altri “grigi”.


a K.


Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida

scorta per avventura tra le petraie d’un greto,

esiguo specchio in cui guardi un’ellera i suoi corimbi;

e su tutto l’abbraccio d’un bianco cielo quieto.


Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,

se dal tuo volto s’esprime libera un’anima ingenua,

o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua

e recano il loro soffrire con sé come un talismano.


Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie

sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,

e che il tuo aspetto s’insinua nella mia memoria grigia

schietto come la cima d’una giovinetta palma…



Mia vita, a te non chiedo lineamenti


Questa breve poesia lascia già intravedere quel che poi sarà esplicitato nel componimento sul “male di vivere”. Nell’animo del poeta, infatti, il malessere è così radicato che quiete e rassegnazione sono equivalenti. Solo pochi avvenimenti hanno il potere di sconvolgerlo, come uno sparo in una campagna silenziosa.


Mia vita, a te non chiedo lineamenti

fissi, volti plausibili o possessi.

Nel tuo giro inquieto ormai lo stesso

sapore han miele e assenzio.


Il cuore che ogni moto tiene a vile

raro è squassato da trasalimenti.

Così suona talvolta nel silenzio

della campagna un colpo di fucile.



Portami il girasole ch’io lo trapianti


Il girasole, in questa poesia, diventa un simbolo di tutto ciò che l’autore non è e forse vorrebbe essere. Egli trova la sua dimensione in paesaggi un po’ sbiaditi, come il “meriggiare pallido e assorto” che abbiamo letto insieme il mese scorso. Il tempo, inoltre, trasforma in ombre qualsiasi cosa: ciò che è vivo o materiale muore o deperisce, persino i traumi diventano ricordi. 

Il girasole, invece, è pieno di luce, e altra ne cerca, quando il sole è alto ed il cielo è azzurro.


Portami il girasole ch’io lo trapianti

nel mio terreno bruciato dal salino,

e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti

del cielo l’ansietà del suo volto giallino.


Tendono alla chiarità le cose oscure,

si esauriscono i corpi in un fluire

di tinte: queste in musiche. Svanire

è dunque la ventura delle venture.


Portami tu la pianta che conduce

dove sorgono bionde trasparenze

e vapora la vita quale essenza;

portami il girasole impazzito di luce.



Spesso il male di vivere ho incontrato


Una delle poesie più conosciute di Eugenio Montale: in essa, il poeta descrive il malessere che sempre lo accompagna utilizzando immagini contrastanti. La prima strofa è tutta dedicata alla fatica ed alla sofferenza, che non riguarda soltanto l’uomo, ma investe anche animali, piante, cose. La seconda parla di una divina Indifferenza, che poi non è troppo diversa dalla Natura matrigna di Leopardi: una statua immobile (impossibile non pensare al celebre dialogo dell’islandese con la natura), una nuvola che passa e va. Quindi non solo si è destinati a soffrire, ma i nostri singoli dolori sono troppo “piccoli” perché la Natura, Dio o chi per esso se ne possa occupare.


Spesso il male di vivere ho incontrato:

era il rivo strozzato che gorgoglia,

era l’incartocciarsi della foglia

riarsa, era il cavallo stramazzato.


Bene non seppi, fuori del prodigio

che schiude la divina Indifferenza:

era la statua nella sonnolenza

del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.



Ciò che di me sapeste


Questa poesia mi ha fatto venire in mente una frase protagonista di tanti video sui social: “Egli non ha nemmeno graffiato la mia superficie. Nessuno di loro lo ha fatto.” Ed è così che si sente il poeta: come se nessuno avesse visto davvero la sua vera essenza. Egli vorrebbe raccontarla, donarla a qualcuno di fidato, ma forse per problemi di incomunicabilità (una piaga che già c’era il secolo scorso e che oggi è ancora più estesa), forse perché egli stesso non sa verbalizzare i suoi sentimenti più profondi, non ci riesce.


Ciò che di me sapeste

non fu che la scialbatura,

la tonaca che riveste

la nostra umana ventura.


Ed era forse oltre il telo

l’azzurro tranquillo;

vietava il limpido cielo

solo un sigillo.


O vero c’era il falòtico

mutarsi della mia vita,

lo schiudersi d’un’ignita

zolla che mai vedrò.


Restò così questa scorza

la vera mia sostanza;

il fuoco che non si smorza

per me si chiamò: l’ignoranza.


Se un’ombra scorgete, non è

un’ombra – ma quella io sono.

Potessi spiccarla da me,

offrirvela in dono.




Tanti temi interessanti messi sul tavolo, vero?

Spero di avervi aiutato a conoscere meglio questo autore che, come avrete capito, è stato particolarmente importante per la me diciottenne, e meritava una riscoperta ora che di anni ne ho 18x2.

Aspetto i vostri commenti!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


venerdì 17 aprile 2026

I CASI DEL PM MANRICO SPINORI

 Due romanzi di Giancarlo De Cataldo



Cari lettori,

oggi nuovo post per nostra rubrica “Letture...per autori”: torniamo a parlare della serie di gialli a sfondo legale che è nata dalla penna di Giancarlo De Cataldo ed ha per protagonista il PM Manrico Spinori.


Ho letto tutti i volumi di questa serie, ormai uscita da qualche anno, e oggi vi racconto gli ultimi due. Mi sono accorta che Il bacio del calabrone è una mia lettura di… decisamente troppi mesi fa, e ok, nel frattempo è uscito anche Un cadavere in cucina e così oggi posso parlarvi di entrambi.


Però era proprio ora di scrivere questo post!



Il bacio del calabrone


Per il “bel mondo” romano è una sera come tante. Il PM Manrico Spinori, nobile decaduto in bilico tra il suo vecchio mondo e quello lavorativo della procura, ha accettato di prolungare la sua serata.


Melomane da sempre, Manrico si sarebbe semplicemente goduto l’opera lirica, la sua passione, e poi sarebbe tornato a casa. Ma le prime sono sempre eventi speciali, e “il contino” (come lo chiamano le sue collaboratrici) conosce troppa gente per potersi defilare da certi eventi.


Così egli si trova ad un’elegante cena, organizzata in un posto davvero insolito: il laboratorio dei costumi del Teatro Costanzi. Si tratta di una serata che coniuga il cibo alla moda: mentre Manrico e gli altri cenano, ci sono modelli che sfilano, presentando gli abiti che sono stati utilizzati negli spettacoli, ed anche qualche nuova creazione.


Manrico non sa niente di moda, ma tutto quello che riguarda la lirica lo affascina, e la sua vicina di posto al tavolo che gli è stato assegnato sembra una donna molto interessante, così decide di provare a godersi la serata. Buon proposito che gli riesce finché non accade una vera e propria tragedia.


Il titolare di un famoso brand, Tito Cannelli, dopo un confronto acceso con altri ospiti, si accascia e muore. Si pensa ad un malore, ma Manrico telefona subito ai suoi, deciso a fugare ogni dubbio. E, in effetti, lo stilista e imprenditore è morto per una fatale coincidenza: la puntura di un velenoso calabrone che gli ha provocato uno shock anafilattico, essendo un soggetto allergico.


Il mondo della moda è scosso dalla tragedia, ma sembra accettarla come tale. Manrico, invece, non ne è convinto. Il laboratorio è un luogo chiuso, e, in una circostanza così affollata, sarebbe stato facile portare con sé una scatolina contenente l’insetto incriminato e avvicinarla alla vittima al momento opportuno. Anche perché per tanti ospiti casuali – come egli stesso – Tito Cannelli era poco più di un nome celebre, ma le persone che erano in confidenza con lui conoscevano bene la sua condizione di soggetto allergico… e questo sembra proprio il delitto perfetto.


Manrico mette al lavoro la squadra delle sue collaboratrici, che sono quasi tutte prese da questioni personali – tra fidanzati che fanno lavori pericolosi, tradimenti dei mariti e desiderio di maternità – ma rispondono subito alla chiamata del “contino”, che è considerato un capo eccentrico ma comprensivo e di talento.


Nel frattempo, egli decide di ricontattare la sua vicina di posto alla cena, una vera esperta del mondo della moda, e di saperne di più sulla cerchia della vittima. 

La frequentazione, però, come spesso gli succede, gli sfugge di mano, e così la donna aggiunge un ulteriore tassello alla sua già complicata vita sentimentale, tra l’ex moglie – nonché madre di suo figlio – che però sta dall’altra parte dell’oceano, un’ex fidanzata che è tornata a Milano dalla figlia perché l’amore comune per la lirica non è bastato a creare una coppia solida e un giovane medico legale di origini francesi che periodicamente torna nella sua vita…



Il bacio del calabrone porta alla scoperta di una nuova fetta del ricco mondo romano: la moda. La serie di Manrico Spinori ci ha già portato tra cantanti caduti in disgrazia, imprenditori che devono guardarsi dai rivali ma ancor di più dalla loro stessa famiglia, nobilotti che pagano cara la loro passione per la caccia e altro ancora.


Sembra essere il destino del nostro PM, che, proprio come accade ai protagonisti delle opere che tanto ama, è tragico e farsesco insieme: egli è nato nobile, ma la ludopatia della madre, gli investimenti sbagliati del padre e l’estinzione della classe nobiliare in Italia lo hanno portato ad essere il primo della sua famiglia a studiare e lavorare duramente; in procura, però, tutti continuano a conoscerlo come “il contino” esperto del bel mondo romano e ad assegnargli casi che lo riportano nell’universo in cui è cresciuto, tra persone che continuano a fare la vita agiata che a lui è sfuggita.

Questa volta, poi, egli è un testimone diretto


Manrico è un personaggio intelligente e sensibile, ma anche animato da una malinconia di fondo e soprattutto da un’eterna insoddisfazione, forse derivata dal fatto che la vita che gli era stata promessa gli è stata poi sottratta. Da questa sua costante ricerca di “altro” deriva il suo essere donnaiolo, caratteristica che personalmente non me lo rende nemmeno antipatico: nelle pagine che raccontano la sua vita sentimentale non vedo un manipolatore che si diverte e poi se ne va, ma proprio una persona sofferente che pensa sempre di non avere abbastanza da donare… e poi si auto-sabota. E, come vedremo in questo volume e nel prossimo, il figlio Alex, crescendo, inizia pure ad assomigliargli.


In definitiva, i punti fermi di Manrico sembrano essere la famiglia (il figlio, come dicevamo, la madre che va controllata a vista ma in qualche modo è presente, il maggiordomo Camillo che è ormai come un fratello maggiore) e poi la squadra, che lo assisterà impeccabilmente anche nella risoluzione di questo caso.



Un cadavere in cucina


Una bella sera d’estate a Roma: il salone principale del Controcorrente, ristorante stellato molto in voga tra i ricchi e le celebrità, è gremito. All’improvviso, però, alcuni dei commensali iniziano a comportarsi in maniera inspiegabile: una composta signora si dimena, un compassato signore inizia a dire parolacce, qualcun altro urla, qualcuno ancora sviene.


Una delle poche persone rimaste lucide ha la prontezza di chiamare un medico, che poi a sua volta telefona alla polizia. Dopo qualche ora, il mistero si chiarisce: si tratta di un’intossicazione alimentare. In uno dei piatti più richiesti del ristorante (per darvi un’idea di quanto ci si abbuffi, una croce composta da due acciughe del Mar Cantabrico e assaggi di funghi ai quattro lati del piatto) c’erano dei minuscoli pezzetti di fungo contenenti una sostanza allucinogena. La questione viene lasciata in mano ai dottori e, dopo qualche lavanda gastrica e qualche rinvenimento degli svenuti, l’incidente sembra chiuso. Per tutti, ovviamente, tranne che per il ristorante, che perde un po’ di smalto e buona fama tra la ricca clientela.


Manrico Spinori si trova sulla spiaggia antistante alla residenza marittima di famiglia, una delle poche proprietà che è riuscito a salvare dalla follia materna. Il suo desiderio sarebbe quello di riposarsi, ma ci sono un paio di pensieri che lo agitano: il maggiordomo Camillo, risorsa fondamentale per la famiglia e principale custode della madre, per la prima volta dopo mesi e mesi si assenterà per un importante impegno di famiglia, e Alex, il figlio, si trova per la prima volta a dover gestire una relazione a distanza con la giovanissima fidanzata.


Purtroppo per lui, però, non c’è modo e tempo di pensare alle beghe familiari. L’intossicazione alimentare avvenuta al Controcorrente, infatti, si è trasformata in tragedia: uno dei commensali di quella sera, un colonnello dell’esercito, è morto dopo quarantott’ore.


Manrico è costretto a tornare in città, a rimettere in moto la sua squadra in pieno periodo di ferie e soprattutto a cimentarsi con il mondo dell’alta cucina, che non solo gli è estraneo com’era successo con la moda, ma, per dirla tutta, lo infastidisce anche un po’. 

Egli non è particolarmente fan dei ristoranti gourmet: apprezza le buone ricette tradizionali, ma davvero non capisce come due acciughe e quattro funghi si possano considerare “un’esperienza” più ancora che un pasto, e come possano esserci moltissime persone disposte a pagare profumatamente per questo…



Il titolo Un cadavere in cucina richiama, più o meno ironicamente, il celeberrimo romanzo di Agatha Christie, che inizia con il ritrovamento del corpo di una ragazza in biblioteca. Anche in questo caso non si comprende se l’ambiente in cui è maturato il delitto sia stato solo una casualità fortuita, oppure abbia nascosto l’assassino.


Per saperne qualcosa di più, il PM Spinori, questa volta, si deve cimentare con il mondo degli chef, dei programmi TV sulla cucina, delle ricette improbabili che sembrano opere d’arte che poi è un peccato mangiare. In particolare, egli viene a contatto con il mondo del lavoro nel settore ristorazione: un universo che premia solo pochi eletti, che pagano però con la vita privata, e fa scappare tutti coloro che volevano soltanto un lavoro e che sono costretti a reinventarsi in luoghi molto più semplici e molto meno remunerativi.


Manco a dirlo, anche stavolta Manrico si avvarrà della collaborazione di un’amicizia femminile occasionale, non proprio vicina al mondo della cucina, ma abituata comunque a frequentarlo. 

Detto tra noi, le uniche donne destinate a restare nella vita del “contino” sono le sue collaboratrici: tra tranquille esperte d'informatica, apprensive madri di famiglia e testarde romane di borgata, non ce n’è una che gli assomigli o faccia parte del suo mondo, eppure sono le esponenti del sesso femminile con cui egli riesce ad andare d’accordo più a lungo.


Non ci resta che aspettare e vedere in quale nuova avventura si cimenteranno prossimamente!




Che ne dite? Conoscete questo prolifico autore? 

Avete letto qualcuno dei suo romanzi? Che cosa ne pensate? 

Fatemi sapere!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)