giovedì 11 giugno 2026

ESTATE A ROSE HILL - SUMMER COUNTDOWN 2026 #2

Due romanzi di Elsie Silver



mancano 10 giorni all'estate!



Cari lettori,

oggi, per le nostre “Letture…per autori”, proseguiamo con il nostro countdown estivo! Lunedì abbiamo salutato insieme l’anno scolastico con un TAG dedicato, oggi pensiamo a qualche buona lettura da portare con noi sotto l’ombrellone, tra i monti o durante lunghe ore di viaggio.


La stagione calda per me spesso chiama i romance, e per un giusto mix di sentimenti ed intrattenimento ho pensato di portarvi con me alla scoperta di un’autrice che è stata la rivelazione di questa primavera quasi conclusa: Elsie Silver, notissima come regina degli small town/cowboy romance.


Qualche mese fa, in febbraio, vi avevo parlato di quanto mi fosse piaciuto Wild love, il primo volume della “Rose Hill series”, una serie di quattro libri ambientati tutti nell’omonima cittadina canadese, che ha per protagonisti altrettanti padri single che sono amici tra di loro e si trovano tutti i giovedì sera in un club del bowling. Trovate la recensione a questo link.


In questi mesi ho terminato la serie: per oggi vi racconto il secondo libro (il mio preferito) e il terzo. In luglio dovrei riuscire a parlarvi di altri due suoi titoli: il quarto volume (conclusivo della serie) e il primo di un’altra sua serie famosissima, la Chestnut Springs.


Per oggi vediamo insieme Wild eyes e Wild side!



Wild eyes


La pittoresca cittadina di Rose Hill, tra lago e montagna, ha vissuto un piccolo cambiamento con l’arrivo in città del miliardario Ford Grant, cresciuto lì e tornato dopo la fama per aprire uno studio di registrazione indipendente.


Ora, però, i cittadini si sono abituati persino all’arrivo di qualche celebrità che collabora con Ford. Un nuovo acquisto è Skylar Stone, famosa star del country, che però, mentre è in viaggio per raggiungere Rose Hill, ha la disgraziata idea di fermarsi a riprendere un grizzly mamma con i suoi due cuccioli. L’idea sarebbe fare delle stories carine per il suo profilo Instagram: inutile dire che si rivela una pessima idea.


Per fortuna di Skylar, tuttavia, proprio in quel momento passa con il suo camioncino Weston Belmont, cognato e amico del cuore di Ford, che interviene prontamente aiutandola a “fingersi morta” e lasciando che il grizzly (solo insospettito e non ancora furibondo) si allontani. Weston riconosce la sua cantante preferita, ma si imbarazza nel confessarle la sua “cotta”, così si limita ad accompagnarla da Ford e dalla fidanzata di lui Rosie (che è anche sua sorella). Lei e il suo simpatico e scurrile pappagallino di nome Cherry, unica vera amica della superstar.


Quello che West non sa è che Skylar è in anticipo di almeno una settimana perché in fuga dal padre-manager, dal fidanzato opportunista (che stava con lei solo perché pagato dalla famiglia) e dall’agente che non la tiene in alcuna considerazione. Fare un disco con Ford, un progetto più tranquillo dei precedenti, è un’idea soltanto sua, che è stata osteggiata da tutti. Skylar è in profondo burnout e, nonostante la fama, si sente molto sola.


Con l’alta stagione non c’è posto nei pochi hotel di Rose Hill, e le dépendance per artisti che Ford e Rosie stanno facendo costruire non sono ancora pronte. Alla fine i tre trovano un’insolita soluzione: almeno per i primi tempi, Skylar si adatterà nella casetta/baracca all’interno della proprietà di West, che confina con quella dei Grant.


Skylar è rimasta colpita da West dopo che lui l’ha salvata dall’orso, e si sente attratta, ma è anche in imbarazzo, perché convinta di aver fatto la figura della sciocca. West, però, ha un carattere estroverso e molto affabile e la mette subito a suo agio. Così, siccome ella ha qualche giorno di riposo a disposizione prima di cominciare a lavorare con Ford, ne approfitta per conoscere meglio la famiglia che la ospita.


West gestisce il ranch, alleva cavalli ed è separato con due bambini: Oliver, che ha il carattere tranquillo della sua ex moglie ma soffre di mutismo selettivo, ed Emmy, che  assomiglia molto a lui… e quindi è vivacissima. I due piccoli sono in custodia congiunta tra di lui e l’ex moglie Mia, che si è già risposata.


Skylar passa molto tempo con i tre, che la accolgono con grande generosità, e per la prima volta comprende quel che si prova a stare con una famiglia affettuosa (che non è un’azienda, tra l’altro). L’amicizia di West la aiuta a mettere da parte pensieri e preoccupazioni, anche perché lui trova un modo “creativo” di far sì che ella non possa controllare i suoi social.


E quando il lavoro sul nuovo disco inizia, Skylar inizia a chiedersi quale possa essere il suo futuro nella musica, un mondo che ha sempre amato ma che forse non la ricambia più come una volta, soprattutto perché in questi anni le ha preso l’anima. L’atmosfera conviviale di Rose Hill, l’amicizia nascente con Rosie e con la ristoratrice Tabitha e il sentimento nei confronti di West (che cresce ogni giorno) la aiuteranno a comprendere quale sia davvero la sua strada.



Come vi dicevo, Wild eyes è il secondo dei quattro volumi della “Rose Hill series” e, ora che li ho letti tutti, posso confermarvi che è il mio preferito.


Per la prima volta dopo tanto tempo ho trovato un romance in cui mi sono potuta identificare sia nel personaggio femminile che in quello maschile: Skylar e West sono due personaggi costruiti benissimo e, per certi versi, ho capito entrambi.


Raccontando Skylar, l’autrice ha parlato di tematiche delicate ed attuali. Innanzitutto il burnout (che ormai, purtroppo, non riguarda più soltanto i famosi e le persone in carriera, ma ci investe tutti trasversalmente): quando sopravvivi in certi contesti dove le rispostacce e i maltrattamenti sono all’ordine del giorno, capita di commuoversi persino perché rompi accidentalmente un bicchiere e la persona di fronte a te si preoccupa che tu ti tagli invece che insultarti. 

E poi il rapporto malsano con i social, che, mi ripeto, non è un problema soltanto dei personaggi pubblici: siamo in moltissimi – e mi ci metto dentro anche io – ad usare un po’ troppo certe piattaforme, o a preoccuparci eccessivamente dell’immagine che diamo online.


Quanto a West, fin dai primi capitoli ho pensato che fosse “l’uomo per me, fatto apposta per me” (ok, lo ammetto: settimana scorsa vi parlavo di qualche mia delusione in materia di personaggi maschili, ma stavolta non posso proprio dire niente), ma, man mano che procedeva il romanzo, mi sono ritrovata a pensare che… beh, comprendevo bene anche lui. 

So cosa vuol dire fare la parte degli estroversi ma dentro di sé sentirsi cauti e diffidenti (come dice Rosie descrivendo il fratello), o tenere unito un gruppo di amici e poi, a fine giornata, sentirsi un po’ soli se per caso quella sera non c’è nemmeno la famiglia.


Non definirei la storia un friends to lovers, come spesso viene descritta nelle recensioni online (sapete che questa serie è un vero tormentone), perché un po’ di attrazione tra i due c’è fin da subito, però sicuramente il rapporto tra i due nasce in modo molto spontaneo, naturale, persino divertente.


Molto bello è invece il trope della “famiglia allargata”. Innanzitutto West e la ex moglie Mia danno un bellissimo esempio di maturità nella custodia congiunta: ho apprezzato che lei non sia la villain della situazione, scelta un po’ troppo facilona che ho visto in altri romance (perché a volte il modo più immediato di creare tensione è trasformare la ex in una strega, e invece qui no, fortunatamente).

E poi Skylar instaura un ottimo rapporto sia con Oliver che con Emmy, diversissimi tra loro ma ugualmente affettuosi nei suoi confronti. Riesce anche a piacere ai “più o meno suoceri”, che, devo dire, hanno lo stesso senso dell’umorismo del figlio (leggete e capirete).


Rispetto al primo volume, qui riusciamo a conoscere meglio l’universo di Rose Hill ed i personaggi che ci faranno compagnia per il resto della serie. Wild love e Wild eyes sono ambientati nella parte più periferica, tra le grandi proprietà terriere e i ranch, mentre gli altri due romanzi si spostano maggiormente nel centro città.


Ho talmente amato questo romanzo che non mi è bastato arrivare all’ultima pagina. Così sono passata direttamente al terzo volume!



Wild Side


Il terzo volume della “Rose Hill series” ha per protagonista femminile Tabitha Garrison, una ragazza che lavora come cuoca e titolare di un bistrot in centro città.


Anche se ella mostra grande sicurezza di sé, si porta dentro una grande ferita: da pochissimo sua sorella maggiore Erika è tragicamente morta.


La donna è sempre stata un cruccio sia per Tabitha che per i suoi genitori: in seguito ad un intervento importante avvenuto quando era giovanissima, ella è caduta nella spirale di alcool e droghe per attutire il dolore e, tre anni prima della sua morte, ha messo al mondo un bambino, Milo, che non ha alcun padre. La situazione sembrava essere migliorata negli ultimi mesi: Erika lavorava, andava agli incontri con il gruppo di sostegno, aveva affittato casa in un paese vicino a Rose Hill e il suo padrone di casa, Rhys Dupris, la aiutava sia con la gestione del quotidiano che con il bambino.


Poi però tutto è precipitato: Erika ha incontrato l’ennesimo perdigiorno della sua vita, che l’ha riportata con sé in un brutto giro, e, quando un’incomprensione con Rhys l’ha portata allo sfratto, è andata via con quell'uomo poco affidabile. Per poi essere ritrovata morta per overdose in una cantina poco dopo.


La prima cosa che fa Tabitha è portare con sé Milo e cercare di crescerlo come una madre: non è facile, considerato che è sola e che lavora, ma può contare sull’appoggio dei genitori. Quando però Rhys torna in zona Rose Hill dopo uno dei suoi misteriosi viaggi di lavoro (nessuno sa quale sia la sua professione), Tabitha ha un’altra doccia fredda: Erika aveva nominato proprio lui come tutore di Milo.


La ragazza, comprensibilmente, odia l’uomo che prima ha sfrattato la sorella dopo anni di amicizia e poi minaccia di portagli via il nipote.


Rhys, a sua volta, ha una storia complicata. Innanzitutto egli, di nascosto da tutti, è un campione di wrestling: gareggia con lo pseudonimo di Wild Side, porta una maschera verde e nera sul ring, e nessuno conosce la sua vera identità (persino la figlia di Ford Grant, Cora, è una grandissima fan del personaggio, ma non sa che è lui). 

Poi non nutre particolare fiducia né in Tabitha né nei suoi genitori, dal momento che Erika non aveva fatto altro che parlarne male. Infine, egli è un ragazzo senza famiglia, rifiutato anche dai genitori adottivi: la sua infanzia è stata segnata dai traumi e dai continui cambi di casa-famiglia, ed egli si rifiuta categoricamente di non obbedire alla volontà di Erika e di far fare a Milo la sua stessa vita.


Tabitha, solo per il bene di Milo, cerca di appianare le divergenze invitando Rhys a stare a casa sua solo per un po’. Ben presto si rende conto che l’uomo voleva bene a Erika come una sorella e che la storia dello sfratto ha contorni piuttosto fumosi. Rhys, a sua volta, vede come Tabitha si dà da fare a tenere unita la famiglia mentre porta avanti una sua attività e le viene il sospetto che Erika non abbia detto proprio tutta la verità.


Alla fine, deposta – almeno per il momento – l’ascia di guerra, Tabitha e Rhys arrivano ad una conclusione comune: un matrimonio di convenienza, seguito da una convivenza a tre con il bambino, risolverebbe tutti i loro problemi. Rhys, statunitense, avrebbe la cittadinanza canadese e potrebbe passare con Milo tutto il tempo che non trascorre viaggiando per lavoro; Tabitha non perderebbe il nipote, altrimenti costretto ad andare in un’altra nazione; i due non sarebbero una coppia ma, avendo anche lavori impegnativi da portare avanti, sarebbero solo co-genitori, e farebbero vite separate.


La cerimonia è così bella da sembrare vera, e per un po’, in effetti, l’inganno riesce alla grande. Milo è felicissimo, perché considerava già Rhys come un padre e Tabitha come una madre. I genitori della nostra protagonista, provati dal terribile lutto, si risollevano vedendo felice la seconda figlia. Rosie e Skylar fanno da damigelle a Tabitha e creano un bel gruppo di amiche, insieme ad un’istruttrice di yoga appena arrivata da Toronto, Gwen. 

West introduce Rhys al suo gruppo di bowling per papà single, composto da loro due, da Ford – protagonista del primo volume -, dal tuttofare di paese Sebastian detto Bash e da un anziano signore complottista chiamato da tutti “Clyde il pazzo”… e persino un tipo silenzioso come lui inizia a socializzare.


Dentro di sé, però, Rhys ha accettato la proposta di matrimonio di Tabitha perché, nonostante Erika non le abbia mai fatto una buona pubblicità, è da sempre innamorato di lei. E quando Tabitha se ne renderà conto, dovrà finalmente interrogarsi sui suoi sentimenti.



Rispetto a Wild eyes, Wild side ha delle premesse decisamente più drammatiche. Rhys e Tabitha sono fin da subito una coppia complicata, con dei bagagli pesanti.


Non lo definirei un enemies to lovers, perché non ci sono quelle dinamiche tra rivali che caratterizzano questo trope: niente punzecchiamenti divertenti, anzi, c’è poco da scherzare, almeno all’inizio. Semmai parlerei di miscommunication, dal momento che entrambi i protagonisti si portano nel cuore una persona che è stata resa “santa” e intoccabile dalla tragica morte e che invece, quando era in vita, ha chiesto loro moltissimo, per poi lasciarli soli.


Eppure i due, tra di loro, sono l’incastro perfetto. Tabitha tiene in piedi lavoro e famiglia come un’equilibrista, eppure nessuno sembra pensare a come sta lei, tranne l’uomo che l’ha sempre amata in silenzio. Rhys non ha una famiglia e non ha mai avuto una vera casa: è stato bene davvero solo a Rose Hill, e, quando inizia a vivere con Tabitha, gli bastano una camera tutta sua, un pasto cucinato in casa e l’affetto del gatto domestico per sentirsi davvero accolto. Personalmente un bel po’ di volte, leggendo, mi sono sentita come Tabitha (che ha un sacco di complessi tipici da sorella maggiore pur essendo tecnicamente la minore); più difficile, ovviamente, è stato identificarsi in Rhys, però mi sono emozionata con lui.



Il trope del matrimonio di convenienza personalmente mi è sempre piaciuto (e in Italia è stata scritta una vera chicca del genere, di cui vi ho parlato a questo link) e in questo caso permette ai protagonisti di conoscersi davvero e di abbassare le relative maschere.


Come dicevamo, Elsie Silver è nota per gli small town e per i cowboy romance. Qui il primo dei due elementi ovviamente è presente; il secondo, in realtà, quasi per niente, dal momento che siamo nel mondo del wrestling. Ecco, questa parte della storia mi è piaciuta un po’ meno: non ero certo un’adolescente che seguiva il wrestling in tv o collezionava le figurine dei protagonisti e, da quello che l’autrice racconta nel libro, mi è sembrato tutto molto… finto. Al punto che Rhys stesso nel libro confida molti suoi dubbi a proposito di questo universo.


Però mi piace comunque il fatto che l’autrice – forse per ampliare il suo già vastissimo pubblico – voglia almeno in parte affrancarsi dal cowboy romance, sua cifra stilistica, e con la serie di Rose Hill abbia presentato protagonisti maschili che fanno lavori diversi dal bull rider o dalla gestione del ranch.


A quanto ne so, anche la sua serie precedente, Chestnut Springs, ha un volume che appartiene al sottogenere dello sport, in particolare l’hockey. Avendo letto (per ora soltanto) il primo romanzo di questa sua serie scritta in un momento anteriore, vi confido quella che forse è un’opinione impopolare, ma, beh, la scrivo lo stesso: la Rose Hill è scritta meglio, i personaggi sono più caratterizzati, e scommetto che c’è stato anche un editing massiccio. Ma ne riparleremo.


Quindi sì, Wild side forse non mi è piaciuto quanto Wild eyes, ma è comunque consigliatissimo.




Per oggi mi fermo qui, spero di pubblicarvi al più presto le recensioni di Wild card e Flawless! Vi confesso che questa è stata l’autrice giusta al momento giusto. 

Il primo volume è stato letto quasi per caso ed è stato una bella sorpresa. Poi la primavera si è rivelata complicata, soprattutto maggio (so che di base per un’insegnante e ballerina lo è sempre, ma credetemi, questa di più), e il bisogno di evasione, in vari sensi, mi ha portato a proseguire la serie. Mai scelta fu più giusta! 

A volte, al di là di tutte le TBR e i piani che possiamo fare noi amanti della lettura, non c’è niente da fare: seguire l’ispirazione del momento è la scelta giusta.

Visto che sono romanzi conosciutissimi… fatemi sapere che ne pensate voi!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


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