Due romanzi di Giulia Carcasi e Bianca Pitzorno
Cari lettori,
oggi, per le nostre “Letture… a tema”, facciamo non uno, ma ben due salti indietro nel tempo… sia dal punto di vista storico che quello dell’età.
Gennaio è il mese in cui si concludono le feste, il periodo post Epifania (che porta altri doni, dopo quelli natalizi), il momento in cui l’inverno è al culmine e anche in famiglia o tra amici si leggono romanzi e si guardano film.
Per questo motivo oggi ho pensato di proporvi due letture per ragazzi: la prima che mi ha riportato agli anni delle scuole superiori (era stato un libro molto letto in quegli anni, ma io l’ho recuperato solo ora), la seconda che è nata dalla penna di una scrittrice per bambini e ragazzi.
Sono due letture che avevo fatto prima di Natale, ma, tra il Christmas Countdown e le feste, non ero ancora riuscita a parlarvene. A me sono piaciute molto… mi è sembrato di tornare quasi indietro nel tempo! Spero di avervi incuriosito…
Ma le stelle quante sono, di Giulia Carcasi
Alice e Carlo frequentano l’ultimo anno di liceo: sono in classe insieme, e manca sempre meno alla Maturità.
Le loro vite potrebbero sembrare quelle di due adolescenti comuni, ma sotto la superficie c’è molto che non si vede.
Alice ha un padre sempre più assente, una madre che piange e dorme il più possibile per non pensare ai continui tradimenti del marito ed una sorella piccola, Camilla, che ha preso lei come punto di riferimento. Ella si sente l’unica che cerca di tenere la famiglia unita.
In più c’è la scuola: il rendimento va bene, le relazioni non sempre. A parte l’amica del cuore Carolina, spesso Alice non si trova con il resto della classe, si ritiene diversa e lontana, soprattutto perché non ha avuto molte esperienze affettive e crede di essere “indietro”.
Carlo, invece, si sente intrappolato nell’ordinarietà della sua tranquilla famiglia, come se non avesse nessuno per confidarsi. Così, giorno dopo giorno, egli si avvicina agli amici “sbagliati”, che non solo lo allontanano dallo studio in un momento molto delicato, ma rischiano anche di spingerlo su strade pericolose.
Alice e Carlo sono stati molto amici, anzi, Carlo ha sempre provato qualcosa per Alice… in segreto, ovviamente. Ma sono capitati troppi imprevisti e cambiamenti nelle vite di entrambi, così essi, senza neanche volerlo davvero o capire il perché, si sono allontanati.
Alice inizia a frequentare Giorgio, un ragazzo che non è nemmeno sicura le piaccia veramente e che non le dice sempre la verità (anzi), ma che frequenta i giri “in” e fa tutte le cose “giuste”. Insieme a lui ella si illude di costruire una relazione vera, ma sa bene di stare creando un castello di carte.
Carlo trova rifugio tra le braccia di Ludovica, una ragazza che lo sceglie solo perché è l’unico single del gruppo dei più trasgressivi. Eppure, con la coda dell’occhio, egli guarda sempre Alice. E intanto la Maturità si avvicina…
Ma le stelle quante sono era uscito quando ero alle superiori ed era stato letto da praticamente metà della mia classe. Sinceramente non ricordo nemmeno perché non l’abbia letto anche io, visto che al tempo avevo comprato un po’ di tormentoni di quegli anni (Federico Moccia, Melissa P, i libri delle Ragazzine…). Fatto sta che non l’ho fatto, e ho trovato questo volume quasi per caso alla fine di quest’estate su una bancarella.
Questo romanzo è un antesignano dell’ormai celeberrimo “doppio POV”, un classico dei romance: la storia è raccontata da una parte dal punto di vista di Alice, poi da quello di Carlo, a mo’ di doppio libro.
Sapete che noi millennials tra i 30 e i 40 (aiuto, che paura fa scrivere questa cifra, per fortuna manca ancora un po’) a volte cadiamo nella nostalgia dei primi anni 2000. Ebbene, in questo romanzo ho ritrovato tutto: le marche di vestiti che andavano di moda al tempo, le canzoni più famose, le abitudini del weekend di un mondo ancora sostanzialmente analogico e sì, non solo il bello, anche una serie di credenze che fortunatamente oggi, se non sono state proprio estirpate, sono comunque meno diffuse.
Mi sembra di intuire, per esempio, che chi ha la metà dei miei anni (eh già, quest’estate saranno 18 anni dalla mia Maturità) adesso sia più salutista anche da molto giovane – io ci scherzo sopra, ma tutto sommato è meglio che vadano di moda il matcha latte e il pilates in tutina rosa, invece che il Bacardi Breezer e girare con i motorini facendo cavolate - e soprattutto sia più disposto ad accettare le diversità, dalle più grandi alle più piccole. Se c’è un merito di questo mondo digitale, sicuramente è quello di aver “normalizzato” una pluralità di stili di vita: vent’anni fa c’era praticamente un solo modello di adolescente in e a quello, bene o male, ci si conformava.
Devo dire che mi sono rivista anche un po’ in Alice, non certo dal punto di vista familiare perché io sono stata e sono tuttora fortunatissima, ma per quel suo sentimento, del genere: “Ok, la scuola va bene, ma sento che c’è tanto fuori”. Quella curiosità verso il mondo, quella voglia di fare qualcosa di costruttivo e non solo di ciondolare in compagnia nel tempo libero (anche in questo le nuove generazioni sono meglio di noi), quella sensazione che oltre le mura del liceo e la Maturità ci sia tanto altro, che affascina ma che fa anche paura.
Come vedete, tanti ricordi da rispolverare. È un romanzo che consiglierei, per ovvi motivi, soprattutto ai miei coetanei… ma non solo.
La bambina col falcone, di Bianca Pitzorno
La storia ha inizio nel 1215 nel castello di Aquisgrana, in una calda giornata di festa.
Messer Rinaldo Rufo, falconiere di Federico II, ha seguito il suo signore in Germania, per assistere alla sua incoronazione come imperatore. Sono tempi turbolenti e Federico, appena sale al trono, annuncia una nuova Crociata. Messer Rinaldo non ha alcun desiderio di andare in Outremer (come un tempo si chiamava la Palestina), e pensa che nemmeno il nuovo imperatore – più interessato alla cultura e all’amministrazione locale che alle guerre sante – ne abbia, ma è anche consapevole del fatto che dichiarare una Crociata sia un atto dovuto in quel momento storico.
Nel frattempo, mentre Federico II inventa una scusa dietro l’altra per rimandare di anno in anno la Crociata, Messer Rufo riporta la sua famiglia in Puglia, dove essi trascorrono molti anni felici.
La matrona di famiglia, Madonna Yvette, si occupa di gestire l’immensa tenuta e la servitù, e nonostante il molto lavoro da fare, riesce a portare avanti le molteplici gravidanze senza mai mettersi a riposo. Ella proviene dalla Provenza e si è portata con sé solo una ragazza, Alienor, salvata da un brutto destino. Sia Madonna Yvette che la sua protetta talvolta si fanno prendere dalla malinconia, l’una per la sua terra natale, l’altra per aver perso un fratello in modo drammatico, ma entrambe hanno trovato la loro felicità, chi in un matrimonio riuscito, chi facendo da balia alla primogenita, Costanza.
Quest’ultima è una bambina, e poi una ragazza, determinata e piena di sogni: il suo desiderio più grande è quello di partire per una Crociata e combattere a fianco del re e dei suoi cavalieri. Tutti gli uomini di famiglia – soprattutto Konrad, un protetto del padre che non ama particolarmente l’addestramento militare – cercano di convincerla che non solo questo è un sogno insolito per una donna, ma soprattutto che Outremer assomiglia molto di più a un Inferno in terra che ad un luogo di redenzione (come viene dipinto dalla propaganda).
Le uniche che ascoltano davvero Costanza sono la tata Alienor e la secondogenita, Melisenda, che anno dopo anno assume sempre più il ruolo di “uomo di casa” e di preferita del padre. Per quanto Madonna Yvette preghi tutte le sere, infatti, anche la terzogenita, Sibilla, è una femmina, e in seguito nascono altre due bambine.
Melisenda, più pratica della sorella Costanza, assiste la madre, sempre più fiaccata dai parti e dalle fatiche, nella gestione della casa, e, allo stesso tempo, si avvicina alla falconeria. All’inizio ella resta sconvolta dai metodi duri con cui l’uomo deve piegare un falcone al suo volere; poi, però, impara pian piano a conoscere un esemplare, che chiama Sparr, e diventerà la sua ombra.
Costanza e Melisenda vivono per anni il loro idillio, insieme a Sibilla, ad Alienor ed alle altre tate, a tutti i maestri che danno loro un’istruzione ragguardevole per i tempi. Ma l’età da marito si avvicina, ed anche il momento in cui Federico II sarà davvero obbligato dal Papa a partire per quella Crociata rimandata più e più volte…
Bianca Pitzorno ha definito questo suo romanzo una sorta di “Piccole donne” medioevale e devo dire che l’intento è piuttosto riuscito. Certamente quella che viene dipinta è un’utopia al femminile ed una famiglia composta da sorelle molto unite.
Non paragonerei però Costanza e Melisenda a Meg e Jo: anzi, è quasi l’opposto! È Costanza ad essere una sognatrice e a voler andare in crociata (esattamente come Jo desiderava “essere un uomo” per poter raggiungere il padre in guerra), ed è Melisenda a prendere in mano con coraggio le redini della tenuta (proprio come Meg perseguiva il suo sogno quieto e pragmatico di una vita familiare). E di certo Sibilla e le due piccole sono troppo poco cresciute per essere paragonate a Beth o Amy.
Grande spazio rivestono invece le balie: più che delle tate o delle serve, delle amiche più grandi, che insegnano molto alle nostre protagoniste. Gli uomini sono in secondo piano, anche se non li definirei "sullo sfondo": il padre, considerato soprattutto il secolo in cui è ambientata la storia, è un genitore presente; c’è un bambino (figlio di una balia), Nureddin, che riveste il ruolo che oggi occuperebbe un cugino; e la figura di Konrad, una sorta di equivalente del figlio maschio che non è mai arrivato.
Il sogno della Crociata svela tutta la sua inconsistenza in un “tentativo di fuga” che Costanza effettuerà da adulta, ma siamo pur sempre in un libro per ragazzi, quindi l’autrice sceglie la strada dell’ironia (è difficile conciliare i sogni di gloria con un cammino faticoso solo per raggiungere la nave, giacigli di fortuna e un poco simpatico virus intestinale), e non quella del dramma.
Questo è un romanzo pensato per avvicinare alla storia i più giovani, quindi anche le tematiche più serie vengono trattate con una giusta leggerezza. L’ho apprezzato, così come sono stata contenta che lo stile di scrittura non fosse né troppo difficile (per ovvi motivi) né troppo facile (come tante storie “usa e getta” per minorenni che in questi ultimi anni sono state super gettonate): è una lettura piacevole, ma un po’ di impegno è richiesto anche a noi adulti.
Che ne dite di questi due titoli? Li avete letti?
Conoscete le autrici? Che ne pensate?
Fatemi sapere!
Spero che abbiate apprezzato il salto nel passato…
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)
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