lunedì 25 gennaio 2021

LA CASA DEGLI SPIRITI

 Recensioni classiche #5




Cari lettori,

è di nuovo “Il momento dei classici”!

Dopo Tolstoj e il doppio appuntamento con Jane Austen (prima con Orgoglio e pregiudizio, poi con Emma), l’autrice su cui si è concentrata la nostra attenzione è uno dei nomi di spicco del XX (e XXI) secolo: Isabel Allende.


Se ricordate, la quarta tappa delle nostre “recensioni classiche” è stata dedicata a Ritratto in seppia, una sorta di prequel (insieme a La figlia della fortuna, che dovrei ancora leggere) del romanzo di cui, come già promesso, parleremo oggi: La casa degli spiriti.


La protagonista di Ritratto in seppia è infatti Aurora del Valle, la sorellastra molto maggiore di Clara, che è uno dei personaggi più importanti di questo libro.

La storia della famiglia Del Valle, che abbiamo già imparato a conoscere, prosegue in questo celeberrimo volume… e con essa anche il Cile va incontro ad importantissimi mutamenti politici, economici, sociali.


Vediamo meglio insieme questo romanzo!



La genesi dell’opera


Anche se io ho letto prima Ritratto in seppia e di conseguenza ho ritenuto più giusto parlarvi precedentemente di questo romanzo, è La casa degli spiriti il primo libro di Isabel Allende, scritto dall’autrice quando ella aveva già quarant’anni.


Come la Allende racconterà nella sua autobiografia Il mio paese inventato (altro romanzo di cui spero di potervi parlare al più presto), a quel tempo ella si trovava in Venezuela con il suo primo marito, ma era in profonda difficoltà, sia a causa del suo matrimonio, sia perché si trovava in un paese che, anche dopo anni, continuava a sentire come “straniero” e non suo.


In quel momento già difficile, nel 1981, ella ricevette una telefonata: il suo nonno materno, che stava per compiere 100 anni, era purtroppo moribondo. Spinta dal desiderio di salutarlo per sempre, Isabel scrisse una lunga lettera… poi trasformatasi in questo romanzo.


Se l’intento iniziale era quello di rievocare memorie di famiglia insieme al nonno (che purtroppo non riuscì a leggere il romanzo ultimato), ben presto quell’insieme di lettere si trasformò in una storia originale, con dei protagonisti tutti suoi. Eppure, agli occhi del lettore attento che ormai conosce l’autrice, ci sono innegabili punti di contatto tra la vita reale di Isabel Allende e quella fittizia che prende vita sulla carta.


Clara, la donna intorno alla quale ruotano quasi tutte le vicende narrate nel romanzo, è appassionata di scrittura, proprio come l’autrice: La casa degli spiriti è infatti un libro presentato, con un escamotage quasi manzoniano, come la raccolta dei diari di Clara, nei quali ella non annotava solo nomi, fatti e date, ma soprattutto sensazioni ed impressioni, anche di carattere sovrannaturale (da cui il titolo).


Inoltre il protagonista maschile della storia, il proprietario terriero Esteban Trueba, avrà rapporti difficili e spesso malsani con la quasi totalità delle donne della sua vita, ma riuscirà a tirar fuori il lato migliore di sé grazie ad una nipote al quale si affezionerà moltissimo.


L’impressione è quella che Isabel Allende abbia voluto inizialmente tracciare un lungo ritratto dei suoi nonni, ma che abbia finito per modificare, almeno in parte, le loro caratteristiche, per creare dei personaggi-archetipo, appartenenti ad una vecchia generazione di cileni che si era rifiutata di accettare gli importanti cambiamenti avvenuti in Cile nel XX secolo.



La storia di Rosa, Esteban e Clara


La protagonista Clara è l’ultima arrivata di una numerosissima famiglia: è infatti la figlia minore di Severo Del Valle e della moglie Nivea, personaggi che abbiamo già imparato a conoscere leggendo Ritratto in seppia, in quanto essi sono i genitori putativi di Aurora.


All’inizio de La casa degli spiriti, la famiglia Del Valle si prepara ad acquisire un nuovo membro: si tratta di Esteban Trueba, giovane di belle speranze fidanzato di Rosa, la sorella maggiore di Clara. Tra le due ragazze, cresciute nella medesima famiglia, ci sono delle notevoli differenze. La prima, di straordinaria avvenenza e carattere riservato, è elogiata da tutto il paese e dalla società, anche se i più ammettono la stranezza della sua chioma sulle tonalità del verde (primo accenno ai tanti elementi sovrannaturali del romanzo). La seconda, invece, pur essendo ancora una ragazzina, è guardata con diffidenza da tutti, sia per la sua innegabile capacità di prevedere il futuro, sia per l’innocente spontaneità con cui mette in pratica le sue doti di veggenza. È ignorata dalle coetanee, isolata perché ritenuta diversa, ed il suo solo amico è un cane gigante chiamato Barrabás.


Rosa ed Esteban fanno una promessa ufficiale davanti ai genitori di lei, ma il giovane, che ha la tipica mentalità dei conservatori cileni (e non solo) e vuole portare “in dote” ai suoceri una posizione economica più stabile per poter mantenere la moglie, insiste per proseguire ancora per un po’ il suo lavoro come dirigente di una miniera lontana dalla città, prima di poter sposare Rosa.


L’indugio sarà fatale alla coppia: dopo una cena in famiglia come tante, Rosa muore avvelenata misteriosamente. Si indaga su una bottiglia di cordiale arrivata in un pacco dono e sui rivali politici di Severo Del Valle, ma i medici non sono in grado di dare una risposta certa nemmeno dopo l’autopsia.


Qualche anno dopo, Esteban sposa Clara, come da lei già predetto tempo prima.


La storia di Rosa e della sua infelice morte potrebbe sembrare un preambolo al cuore del romanzo, ovvero la nuova famiglia che i protagonisti creano insieme, ma è invece un campanello d’allarme piuttosto forte di due tematiche importanti per il romanzo.

La prima è la freddezza con cui Esteban tratta le donne che egli dice di amare (fidanzate, mogli, figlie, sorelle). La seconda è il clima di tensione politica che aleggia in Cile.



La vita di Esteban e Clara nella “Casa degli Spiriti”


L’uomo che Clara si ritrova a sposare non è più il giovanotto ambizioso che aveva contratto il fidanzamento con Rosa. Negli anni in cui Clara è diventata donna, Esteban Trueba ha rilevato una fattoria con terreni tutt’intorno, chiamata Le Tre Marie, e, senza farsi impressionare dal terreno avaro, dal carattere difficile dei lavoranti e dalla lontananza da casa, l’ha fatta fruttare. Egli è diventato in tutto e per tutto il prototipo del proprietario terriero sudamericano “vecchio stampo”: ricco, conservatore, orgoglioso, concreto.


Clara, invece, appartiene a tutt’altro mondo: ha studiato a casa perché le suore non comprendevano il suo talento, parla a stento e solo per fare predizioni, sembra vivere in una dimensione fatta di sogni e ricordi passati.


La loro vita a due, prima alle Tre Marie e poi a Santiago, nella villa di famiglia che è la “Casa degli spiriti” da cui proviene il titolo, è costellata da difficoltà di ogni genere.


La nascita della figlia Blanca, una bambina molto quieta che sembra non avere quasi niente in comune con entrambi i suoi genitori, e poi dei gemelli Jaime e Nicolàs, venuti al mondo con grande rischio per la salute di Clara.


Il difficile rapporto con la sorella di Esteban, Férula, una donna solitaria e dal carattere duro. Ella, inaspettatamente, lega con Clara, ma l’uomo è terribilmente geloso del rapporto fra le due donne e finisce per cacciare via la sorella con un pretesto.


L’amore tra Blanca e Pedro, figlio di uno dei contadini che lavorano alle Tre Marie, ovviamente osteggiata dal padre di lei.


Il terribile terremoto del gennaio 1939, che rade quasi al suolo la fattoria (dove la famiglia Trueba continua a tornare ogni estate) e mette in seria difficoltà anche la città.



Ciò che, a mio parere, colpisce maggiormente il lettore è il fatto che tutti questi episodi siano raccontati in una doppia chiave, proprio perché i protagonisti sono così diversi tra di loro. Quando l’autrice racconta la Storia con la “S” maiuscola, descrive la condizione economica e sociale dei personaggi, narra i fatti con precisione, sembra di sentire la voce di Esteban. Nel momento in cui, invece, accadono fatti sovrannaturali (tra i quali la vera e propria apparizione di un fantasma), c’è un volo pindarico verso il passato o il futuro, un evento felice o terribile che era stato predetto (a volte anche in modo fumoso) accade puntualmente, allora è Clara a tenere le fila della narrazione.



Storia della famiglia e storia del Cile


Come già detto all’inizio della recensione, Esteban Trueba è una versione romanzata del nonno della Allende, un uomo che avrebbe compiuto cento anni nel 1981, che quindi era nato sul finire del XIX secolo ed era cresciuto in un mondo che, sia per quanto riguarda le situazioni reali che i valori in cui credere, negli anni ‘80 del 1900 non esisteva più.


Anche nel romanzo Esteban e Clara assistono quasi impotenti a ciò che accade ai figli ed alla nipote, perché le giovani generazioni, molto più di loro, vengono colpite dagli importanti cambiamenti che a cui va incontro il Cile nella seconda metà del XX secolo.


Già parlando di Ritratto in seppia avevo accennato ad un problema della società cilena, “vecchia” per età e tradizioni ed incapace di leggere i segni di un imminente cambiamento.


Se Clara, con la sua dote per la preveggenza, riesce, almeno in parte, a intuire che qualcosa cambierà, e lo accetta prima di andare incontro ad una morte un po’ prematura ma naturale, Esteban è sempre più spaesato e solo, vedovo, con l’unico conforto della nipote Alba a cui è molto legato. Egli è ormai da tempo senatore dell’ala più conservatrice, partito a cui appartengono praticamente tutti gli anziani proprietari terrieri come lui. Tutti coloro che la pensano diversamente, secondo lui, sono marxisti e facinorosi, e soffre moltissimo nel constatare che né i figli né la nipote sembrano assecondarlo in quelli che per lui sono degli importanti dettami da seguire, non solo politici, ma anche morali.


La vittoria del Partito Socialista lo getta nello sconforto e lo porta a litigare con il figlio Jaime (tra l’altro, un importante candidato di quel partito era parente della Allende stessa); il colpo di Stato di Pinochet dell’11 settembre 1973 porterà tragiche conseguenze nella loro famiglia; le rivolte popolari e studentesche che precedono il golpe e la repressione che ne consegue vedranno come protagonisti la giovane Alba, ormai diventata adulta, ed un altro personaggio, che proviene da un lato oscuro del passato di Esteban.


Sullo sfondo di questi importantissimi mutamenti storici, la “Casa degli spiriti” continua ad essere il centro delle vite dei personaggi. Credo che l’autrice abbia voluto porre l’accento sull’importanza della villa di famiglia e descriverla quasi come se avesse una personalità propria perché essa è, in un certo senso, la custode della memoria di intere generazioni. Essa è ricca e ben tenuta con Severo e Nivea, prima che tutto cambi; è il luogo delle sperimentazioni esoteriche di Clara, personaggio straordinario che riesce a legare un passato di ricordi saldi ed un futuro di predizioni spesso infauste; è trascurata e fuori controllo nel momento in cui Esteban e i suoi eredi vengono travolti dagli avvenimenti e costretti a dire addio ad un vecchio mondo che un po’ li aveva tenuti legati e un po’ protetti.



Se volete vedere sullo schermo la storia di Esteban, di Clara e della loro famiglia, credo che la miglior trasposizione rimanga quella del 1993 di Billie August, con un cast d’eccezione: Jeremy Irons (Esteban), Meryl Streep (Clara), Glenn Close (Férula), Winona Ryder (Blanca), Antonio Banderas (Pedro) ed altri ancora.




Siamo arrivati alla fine anche di questa quinta recensione classica! Ora tocca a voi…

Avete letto il romanzo? Conoscete già questa storia?

Avete visto il film?

Vi ho convinti ad iniziare Ritratto in seppia, o almeno incuriositi?

Aspetto i vostri commenti!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)

15 commenti :

  1. La “lettura” che ne fai di questo libro è superba e puntuale. Come sempre sei davvero molto brava, complimenti. Buona settimana.
    sinforosa

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    1. Ciao Sinforosa! Sono contenta che la mia analisi ti sia piaciuta :-) Grazie mille per i complimenti!

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  2. Ciao Silvia, conosco il romanzo ma non l'ho mai letto (della Allende ho letto solo "Il gioco di Ripper") ma non nego che prima o poi mi piacerebbe colmare questa "lacuna"! Complimenti per la tua analisi, sempre molto interessante :-)

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    1. Ciao! Io non ho letto "Il gioco di Ripper", invece... ammetto di non conoscerlo proprio! Grazie mille, sono contenta che la mia analisi ti sia piaciuta :-)

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  3. Ciao Silvia!
    Quanto amo Isabelle Allende, tantissimo. Comunque, prima di questo titolo dovevi leggere i due volumi che lo precedono, essendo il terzo e ultimo di una saga familiare. L'autrice in verità li scrisse successivamente, ma comunque andrebbero letti secondo l'ordine cronologico.
    Il film è molto bello, mi piace riguardarlo spesso, ma, come sempre accade, il cartaceo è imbattibile.

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    1. Ciao Diletta! Se vuoi, trovi la mia recensione di "Ritratto in seppia" sempre tra quelle della rubrica "Il momento dei classici". "La figlia della fortuna" in effetti mi manca! Certo... film bello, libro imbattibile! :-)

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  4. Ho letto questo libro tantissimo tempo fa ancor prima di aprire il blog e ne conservo un gran bel ricordo

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    1. Ciao Susy! Sono contenta che piaccia anche a te :-)

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  5. Cara Silvia, le analisi che le dai rendono ancora più interessante.
    Ciao e buona settimana con un forte forte abbraccio.
    Tomaso

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    1. Ciao Tomaso! Sono contenta che questo post ti interessi :-) Buona settimana anche a te, ricambio l'abbraccio!!

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  6. ho questo libro in libreria da un po', ne sto rimandando la lettura ma prima o poi mi cimenterò, e anzi, spero presto! Il film è bello, ma immagino che il romanzo sia ancora più coinvolgente!
    complimenti per la recensione accuratissima!

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    1. Ciao Angela! Mi fa piacere sapere che hai trovato la recensione accurata! Spero che riuscirai presto a leggere il libro 🤗

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  7. avevo amato tantissimo questo libro, letto da ragazza. Stupendo

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    1. Ciao Chiara! Vedo che siamo in tanti ad aver amato questo romanzo :-)

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  8. Salve. Nel romanzo si fa cenno di un ritratto di Clara, mentre vola con la poltrona per la stanza grazie alle sue doti, che sarebbe conservato a Londra. È vero? Dove si trova?

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