domenica 8 novembre 2015

CASA DI BAMBOLA

Un po' di chiarezza sul femminismo e sulla condizione della donna

Le donne della letteratura e la figura paterna #1


Cari lettori,

molti di voi sanno che, in questo blog, cerco di mantenere quasi sempre un tono pacato ed obiettivo. Alcune volte, tuttavia, mi è davvero difficile non arrabbiarmi.



In questi giorni ho scoperto – con mio grande orrore – una piccola collezione di pagine Internet, purtroppo gestite da donne (o almeno, così sembrerebbe), le quali si dichiarano portatrici di “idee controcorrente”. In queste pagine ho trovato un'esaltazione assurda della società patriarcale e del maschilismo, una serie di accuse infondate rivolte al femminismo, una visione distorta della condizione della donna nella storia ed anche parecchia omofobia.



 

Agghiacciante, vero?

Non so voi, ma io mi sono spaventata di più leggendo questa roba che vedendo il mostro che salta fuori dal cassonetto nel film Mulholland Drive.



Mi ha confortato vedere che queste pagine sono frequentate anche da tante persone di buonsenso che intervengono cercando di far ragionare queste… come chiamarle? Signore convinte di vivere ancora nel Medioevo?



Tuttavia, per quanto gli adepti (e, ahimé, le adepte) di queste discutibili teorie non siano tantissimi, per essere l'inizio del XXI secolo non mi sono parsi nemmeno pochi. 

 

Quindi ho deciso di scrivere semplicemente la mia opinione, e di farlo un po' come faccio sempre su questo blog: chiamando in causa i grandi della letteratura e della cultura. Questa volta la mia scelta è ricaduta sul drammaturgo norvegese Henrik Ibsen.






Quando, a 17 anni, ho letto “Casa di bambola” per la scuola, non mi rendevo conto della portata di quest'opera. Ricordo di aver aperto il libro durante un'ora buca, per portarmi avanti con i compiti.
Il supplente che avevamo per quell'ora ha visto il volumetto ed ha detto “Ah! Casa di bambola! Una lettura importantissima! Assolutamente formativa per le ragazze della tua età!”

Continuando a far scorrere le pagine, mi sono resa conto che il professore aveva ragione. 


 

È ancora adesso uno dei miei testi preferiti. Credo di averlo letto sei, forse sette volte. Ed adesso vi spiego perché non mi stanca mai.





Nora è una giovane donna, moglie e madre di tre figli. Le sue giornate scorrono tranquille, tra un ricamo ed un gioco con i bambini, tra un giro per negozi ed i dolcetti che ama tanto. Questa, per lei, è la miglior vita possibile.

Non si accorge del fatto che il marito non la ami davvero, anzi, la tratti in modo paternalistico, come una sorta di grazioso soprammobile.

Non si rende nemmeno conto del fatto che le sue amiche non la stimino, perché la ritengono poco più che una bambina. L'unico che si preoccupa veramente per lei è un medico, amico di famiglia, ovviamente innamorato di lei, fatto al quale lei non pensa nemmeno fino alla confessione di lui.




Quella di Nora, tuttavia, è una maschera. 
Ella, infatti, ha realmente compiuto, almeno una volta, un gesto coraggioso ed altruista: alla morte del padre, ha falsificato la firma del marito su una cambiale, in modo da poter avere più denaro proprio per la salute di quest'ultimo.

Il suo segreto, però, rischia di essere rivelato da Krogstad, un funzionario della banca, che minaccia di denunciarla. Nora cerca il più possibile di farlo tacere, ma, quando suo marito viene a conoscenza della situazione, invece di ringraziarla per aver pensato alla sua salute la ricopre di insulti, preoccupato che la reputazione della famiglia venga infangata.



Una notizia, infine, giunge inaspettata: Krogstad non sporgerà denuncia, perché persuaso da Linda, un'amica di Nora con cui ha riallacciato una vecchia relazione.

Il marito di Nora sembra disposto a “perdonare” la donna: in fondo, dal suo punto di vista, tutto è risolto.




Purtroppo (o per fortuna) per Nora le cose non stanno più così. Questa vicenda, infatti, le ha fatto aprire gli occhi sulla sua condizione di servile “bambolina” del marito e sulla sua posizione ingiustamente subalterna rispetto a tutti gli uomini della sua vita, dal padre allo sposo.

Senza alcun rimpianto, Nora esce sola dalla porta di casa, sbattendosela dietro, decisa a non rivedere mai più chi le ha fatto del male ed a costruirsi una nuova vita.






Sicuramente non basta il mio breve riassunto per rendere pienamente la complessità di questo capolavoro.

Tuttavia, penso che sia evidente come quest'opera ci mostri alcune importanti verità.


Innanzitutto, non c'è amore all'interno di una coppia nella quale non ci sia parità e stima reciproca. Se l'uomo desidera la donna “sottomessa” a lui, il suo non è amore, bensì egocentrismo (unito ad una buona dose di insicurezza patologica).



Poi, la violenza domestica esiste, eccome, e le statistiche non sono affatto falsate, perché l'esistenza di tante famiglie felici non fa scomparire dalla faccia della Terra quelle all'interno delle quali si compiono abusi. Forse, poi, il tipo di violenza più diffuso non è tanto quello fisico, bensì quello psicologico (il “lavaggio del cervello”, in parole povere), del quale, spesso, le vittime non si rendono conto per molto, molto tempo.



Inoltre, essere femministe (e femministi, perché esistono anche tanti uomini che lo sono!) significa semplicemente desiderare pari diritti per l'uomo e per la donna, e lottare ogni giorno perché non esistano più donne come Nora, terrorizzate all'idea di fare una semplice firma in banca, né uomini come suo marito, a loro volta spaventati a morte dall'idea di avere una cattiva reputazione e di non essere considerati “abbastanza maschi”.



E sì, se noi donne possiamo studiare, lavorare, scrivere blog e aprire pagine su Internet è grazie a tante “Nora” che hanno rischiato tutto in nome dei sacrosanti diritti della donna. Se fosse stato solo per l'andare della storia e della cultura saremmo ancora tutte analfabete e chiuse in casa a fare la calza con la convinzione che non ci sia alternativa.



Infine, qualsiasi tipo di relazione renda felici le persone in essa coinvolte va capita ed accettata. In fondo, Linda e Krogstad non sono due personaggi molto apprezzati, ma è proprio il loro amore apparentemente sconclusionato a liberare Nora, no?!?






Ecco quello che ha cercato di insegnarci Henrik Ibsen.


Correva l'anno 1879, e gli spettatori abbandonavano il teatro, sconvolti dalla modernità di questa rappresentazione.


Siamo quasi in fondo al 2015. 
 

Forse è il caso di restare in quel teatro e di ascoltare.

2 commenti :

  1. Questi siti di donne che, come hai detto tu, sono rimaste al Medioevo, con le loro idee arretrate e discriminatorie, mi spaventano molto. Non riesco a concepire che nel 2016 esistano ancora persone così.
    Io sono estremamente grata a quelle donne, quelle "Nora", che hanno combattuto per i diritti e fatto in modo che io vivessi in un mondo diverso e migliore del loro. Ma la battaglia non è ancora conclusa, c'è ancora molta strada da fare per arrivare alla parità. Per questo, nel mio blog, ho deciso di inserire ogni tanto post su libri femministi, o che comunque riguardino il razzismo, l'omofobia e le discriminazioni in generale, per abbattere questi muri che non dovrebbero nemmeno esistere nel nuovo Millennio. Tutti devrebbero fare la loro parte per rendere questo mondo un posto migliore, e io proverò a farlo attraverso i libri (perché la cultura passa anche e soprattutto attraverso di essi).
    "Casa di bambole" non l'ho ancora letto, ma l'ho comprato recentemente in libreria e dopo il tuo discorso non vedo l'ora di leggerlo!!

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    1. Ciao! Grazie mille per essere passata e per le tue belle parole! Passerò sicuramente dal tuo blog :-)

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