lunedì 11 maggio 2026

GIALLI O COMMEDIE?

 Due romanzi di Rosa Teruzzi e di Alice Guerra




Cari lettori,

lo scorso lunedì ci siamo dedicati alle nostre “Letture...per autori”! Oggi, invece, torniamo alle “Letture… a tema” e lo facciamo con due storie a metà strada tra il giallo e la commedia.


Una delle due credo sia già ben nota a chi legge abitualmente questo blog: Rosa Teruzzi ci riporta nella Milano dei Navigli, quella meno festaiola e più intima, per una nuova indagine delle “Miss Marple del Giambellino”.


La seconda, invece, è una lettura che ho scoperto quasi per caso, grazie ad un prestito, ed è il primo romanzo “giallo ironico” dell’influencer veneta Alice Guerra, che penso alcuni di voi già conoscano.


Oggi ve le racconto meglio!



La giostra delle spie, di Rosa Teruzzi


Ci eravamo lasciati con Libera Cairati, la protagonista della serie, in guai seri. L’ex libraia, diventata fiorista esperta di bouquet per spose, non ha mai abbandonato la sua passione per i gialli, al punto da condurre indagini non autorizzate insieme all’eccentrica madre Iole, insegnante di yoga per professione e hippie per passione, e con grande sconcerto della figlia Vittoria, l’unica della famiglia a fare per davvero la poliziotta.


Negli ultimi romanzi la vita privata di Libera ha subito dei grossi scossoni.


Innanzitutto, dopo una lunga vedovanza – il marito, poliziotto come Vittoria, è morto in servizio giovanissimo -, ella si è decisa ad iniziare una storia d’amore con il commissario Gabriele Ricci, migliore amico di suo marito, un uomo che amava segretamente da anni. Di conseguenza ella si è vista costretta a rifiutare il corteggiamento di Furio, un cuoco che ha sempre considerato un amico e che con lei non si è mai arreso.


Infine – e questa è stata la disavventura più grande – c’è stato un periodo in cui Libera si è convinta di essere la figlia di Diego Capistrano, un ladro gentiluomo incontrato nel corso di una delle tante “indagini non autorizzate” che hanno compiuto lei e Iole. Sua madre, infatti, non ha mai davvero saputo l’identità del padre di sua figlia: Libera è nata in un contesto hippie.


La brutta notizia è che il test del DNA ha smentito la paternità. La buona è che Iole ha ritrovato un vecchio amico, Libera una sorta di zio ed entrambe un aiutante per le loro indagini.


L’ultima inchiesta in cui si sono buttate, però, non era una vicenda privata o uno dei loro soliti “cold case”. Coadiuvate da Cagnaccio, il direttore di un quotidiano di nera locale, e da Irene “la Smilza”, una giornalista alle dipendenze della medesima testata, esse hanno cercato di scoperchiare un brutto affare di criminalità. Nonostante Gabriele l’avesse più volte dissuasa dall’avere a che fare con questioni simili, Libera non si è fermata finché non è uscita ferita dallo scontro finale con i criminali.


E questo è il problema: proprio in ospedale, qualcuno ha fatto recapitare alla nostra protagonista dei fiori avvelenati con la scritta “Crepa!”, che stavano per essere la causa di un nuovo malessere per lei.


Una volta tanto, invece di indagare, Libera è la vittima: qualcuno ce l’ha con lei al punto da volere la sua morte. La fioraia non può fare a meno di pensare che la mittente dei fiori avvelenati sia Nadia, una giovane poliziotta che Gabriele ha lasciato per lei e che è incinta di suo figlio. La sfiora persino il pensiero che possa essere Furio, deluso per essere stato respinto. Ma nessuna delle due ipotesi sembra stare in piedi: Gabriele ha lasciato Nadia da onesto galantuomo e le ha promesso che si farà carico del figlio; quanto a Furio, è una persona troppo buona e innamorata della vita per serbare tanto rancore.


Quel che è certo è che tutti gli equilibri della sua vita all’improvviso traballano. Innanzitutto ella è costretta a mettere da parte la propria proverbiale indipendenza ed a rassegnarsi a non essere mai sola. 

L’irrequieta madre Iole per la prima volta dopo tanto tempo mostra autentica preoccupazione, la scontrosa e schiva figlia Vittoria trova qualsiasi scusa per passare più tempo all’ex casello ferroviario di via Pesto che le tre donne hanno da tempo trasformato nella loro casa. 

Con la “scusa” dell’attentato alla vita di Libera, Gabriele e Furio si affrontano da veri rivali. 

E non c’è modo di curiosare in giro o di godersi l’amata Milano come Libera è abituata a fare: il pericolo è serio. Inoltre Mimma Arrigoni, una PM tutta d’un pezzo, fatica a credere che la nostra protagonista corra un grande rischio, e sta un po’ troppo vicina a Gabriele…



La serie delle tre donne del casello di Via Pesto mi fa compagnia da ormai qualche anno, e ogni nuovo libro è come una coccola. Sono storie comfort, in cui l’intreccio giallo si mescola ad elementi romance, a una vita quieta al femminile (che oggi potremmo definire “cottagecore”) e ad una Milano insolita, lontana sia dal mondo degli affari che da quello della movida e molto vicina alla vita che si faceva decenni fa alla periferia della città.


Ne La giostra delle spie la piovosa estate del 2014, che ha fatto da sfondo alle prime avventure delle nostre Miss Marple milanesi, ha ceduto il passo ad un pieno autunno, anzi, siamo nel ponte di Ognissanti, e forse per questo non ci stupisce che la persona che agisce contro Libera si chiami l’Ombra.


Gli spettri tormentano la nostra protagonista: sia quelli reali di chi la minaccia, sia quelli che agitano la sua mente, tra il desiderio di ritrovare un padre mai conosciuto, una storia d’amore iniziata in mezzo agli ostacoli, la paura sempre presente che la figlia faccia la stessa fine del marito e la sensazione di non potersi fidare nemmeno degli amici.


Come avrete intuito, questo è un capitolo più serio di altri della storia di Libera. Per fortuna che ci sono personaggi, come la mitica Iole e l’irriverente Cagnaccio, che tengono sempre le redini della “quota comedy”.


È un romanzo di svolta, che fa comprendere alla protagonista che occuparsi degli altri (ed aiutarli a far luce sulla verità) è bello e importante, ma prima di tutto è fondamentale la nostra sicurezza.


Mentre vi scrivo, è già fuori il nuovo romanzo della serie, Trappola nella nebbia: io provo a ordinarlo tra le novità in biblioteca… vi farò sapere quando arriverà nelle mie mani!



Dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher, di Alice Guerra


Alice è una trentenne che vive a Mestre e, dopo una laurea e tanti lavori precari, ha trovato la sua strada nel settore della comunicazione diventando una content creator, e, con video ironici, sponsorizzazioni e lavori per le aziende, il lavoro non manca.


Anche la vita privata ha subito un percorso accidentato: dopo qualche relazione un po’ troppo disfunzionale per i suoi gusti, Alice ha scelto di rimanere sola, e, tra gli amici, l’affetto di sua madre e di sua zia Rosanna, la routine che si è creata a casa sua (che è anche il suo ufficio), ella ha trovato un suo equilibrio.


Ci sono solo due problemi. Il primo è che Alice mal sopporta l’estate, le ferie sono troppo lontane ed il caldo è opprimente. Il secondo è che, di tanto in tanto, qualcuno turba la sua quiete.


In questo caso è la cara zia Rosanna a confidare ad Alice una preoccupazione sua e delle altre anziane signore di Mestre: Luigino, un novantenne molto conosciuto in zona, che vive da solo in una casa-cascina isolata con tanto di galline, è scomparso senza dare notizie di sé.


Manco a dirlo, le signore del paese sospettano che Luigino sia stato ucciso. La sua bicicletta è stata trovata in un campo, abbandonata, sotto il solleone, con uno strano pacchetto nel cestino (anche se Alice, affrontando il caldo insopportabile, lo recupera e comprende che si tratta di mangime).


Nel giro di pochi giorni, moltissime voci iniziano ad animare l’altrimenti sonnolenta estate veneta. 

La più fantasiosa è che Luigino, lungi dall’essere il vecchietto placido che sembra, fosse in qualche modo un corriere della droga (come Clint Eastwood in un film di qualche anno fa, per intenderci, ma con la bicicletta al posto del camioncino). 

La più maliziosa sostiene invece che Luigino negli ultimi tempi fosse diventato un fanatico di diete, vita sana e spiritualità per piacere a qualche donna più giovane, e che abbia lasciato il paese in dolce compagnia.


Alice comprende che la situazione sta sfuggendo di mano a zia Rosanna ed alle sue amiche, che di giorno in giorno si fanno sempre più creative, e decide di chiedere un aiuto alle autorità.


Il commissario di Mestre, però, è arrivato da non molto dalla Sicilia ed ha altre due preoccupazioni al momento. 

La prima è un grosso traffico di droga (accertato, non sospetto) che sta togliendo il sonno a lui ed ai suoi collaboratori. 

La seconda è fare pace con la madre: la donna, rimasta in Sicilia, in un primo momento ha accettato il trasferimento del figlio per fare carriera; in un secondo momento, però, vedendo che il tanto sospirato ritorno al Sud non era immediato come sperava, si è stufata persino di mandargli i famosissimi “pacchi da giù”.


L’uomo, che ha l’occhio sinistro sui rapporti del traffico di droga e l’occhio destro sul sito del corriere per scoprire se sua madre ha cambiato idea, liquida in fretta Alice, aggiungendo ai luoghi comuni sulla gente di paese “sfaccendata” quelli sulle influencer “inaffidabili”. Per fortuna della ragazza, però, il vice del commissario è un suo follower… e forse c’è una strada per scoprire la verità da sola.



Dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher è, come recita il sottotitolo, un giallo “più o meno”.


L’autrice, che è davvero influencer e penso sia nota a molti di voi per i GRWM in dialetto veneto e per i suoi video ironici, immagina se stessa (insieme alla madre e a zia Rosanna, due sue familiari anche nella vita privata) protagonista di un intreccio giallo, in cui il vero colpevole sembra essere la tendenza alla chiacchiera della gente, che, sulla vita reale come su internet, prende un piccolo fatto che sembra non avere spiegazione e lo trasforma in un mistero di proporzioni gigantesche.


Siamo quasi a metà maggio e secondo me questa è una perfetta storia “da ombrellone” (anche se mi sembra di aver capito che Alice vi consiglierebbe il fresco della montagna): una lettura leggera e molto divertente, ricca di pagine che vi faranno ridere di cuore.


Alice, proprio come sul suo profilo, si racconta con sincerità e molta autoironia, parlando anche delle batoste che ha subito in passato, delle delusioni d’amore e del suo problema con l’ansia.


È una storia, poi, che può piacere anche a chi non è propriamente appassionato di gialli o di romance, proprio perché c’è un po’ di tutto. Una piacevole commedia sulla vita di provincia, la cui parte finale sicuramente vi stupirà.


So che è uscito anche un seguito, ma non l’ho ancora letto. In caso vi farò sapere!




Ci stiamo avvicinando al nostro “Summer countdown” e credo che queste due storie vi potranno fare buona compagnia in estate, la prima per il formato tascabile e le atmosfere comfort, la seconda per le tante pagine divertenti.

Conoscete le autrici? Avete letto qualcosa? Che ne pensate?

Fatemi sapere le vostre opinioni!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


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