venerdì 17 aprile 2026

I CASI DEL PM MANRICO SPINORI

 Due romanzi di Giancarlo De Cataldo



Cari lettori,

oggi nuovo post per nostra rubrica “Letture...per autori”: torniamo a parlare della serie di gialli a sfondo legale che è nata dalla penna di Giancarlo De Cataldo ed ha per protagonista il PM Manrico Spinori.


Ho letto tutti i volumi di questa serie, ormai uscita da qualche anno, e oggi vi racconto gli ultimi due. Mi sono accorta che Il bacio del calabrone è una mia lettura di… decisamente troppi mesi fa, e ok, nel frattempo è uscito anche Un cadavere in cucina e così oggi posso parlarvi di entrambi.


Però era proprio ora di scrivere questo post!



Il bacio del calabrone


Per il “bel mondo” romano è una sera come tante. Il PM Manrico Spinori, nobile decaduto in bilico tra il suo vecchio mondo e quello lavorativo della procura, ha accettato di prolungare la sua serata.


Melomane da sempre, Manrico si sarebbe semplicemente goduto l’opera lirica, la sua passione, e poi sarebbe tornato a casa. Ma le prime sono sempre eventi speciali, e “il contino” (come lo chiamano le sue collaboratrici) conosce troppa gente per potersi defilare da certi eventi.


Così egli si trova ad un’elegante cena, organizzata in un posto davvero insolito: il laboratorio dei costumi del Teatro Costanzi. Si tratta di una serata che coniuga il cibo alla moda: mentre Manrico e gli altri cenano, ci sono modelli che sfilano, presentando gli abiti che sono stati utilizzati negli spettacoli, ed anche qualche nuova creazione.


Manrico non sa niente di moda, ma tutto quello che riguarda la lirica lo affascina, e la sua vicina di posto al tavolo che gli è stato assegnato sembra una donna molto interessante, così decide di provare a godersi la serata. Buon proposito che gli riesce finché non accade una vera e propria tragedia.


Il titolare di un famoso brand, Tito Cannelli, dopo un confronto acceso con altri ospiti, si accascia e muore. Si pensa ad un malore, ma Manrico telefona subito ai suoi, deciso a fugare ogni dubbio. E, in effetti, lo stilista e imprenditore è morto per una fatale coincidenza: la puntura di un velenoso calabrone che gli ha provocato uno shock anafilattico, essendo un soggetto allergico.


Il mondo della moda è scosso dalla tragedia, ma sembra accettarla come tale. Manrico, invece, non ne è convinto. Il laboratorio è un luogo chiuso, e, in una circostanza così affollata, sarebbe stato facile portare con sé una scatolina contenente l’insetto incriminato e avvicinarla alla vittima al momento opportuno. Anche perché per tanti ospiti casuali – come egli stesso – Tito Cannelli era poco più di un nome celebre, ma le persone che erano in confidenza con lui conoscevano bene la sua condizione di soggetto allergico… e questo sembra proprio il delitto perfetto.


Manrico mette al lavoro la squadra delle sue collaboratrici, che sono quasi tutte prese da questioni personali – tra fidanzati che fanno lavori pericolosi, tradimenti dei mariti e desiderio di maternità – ma rispondono subito alla chiamata del “contino”, che è considerato un capo eccentrico ma comprensivo e di talento.


Nel frattempo, egli decide di ricontattare la sua vicina di posto alla cena, una vera esperta del mondo della moda, e di saperne di più sulla cerchia della vittima. 

La frequentazione, però, come spesso gli succede, gli sfugge di mano, e così la donna aggiunge un ulteriore tassello alla sua già complicata vita sentimentale, tra l’ex moglie – nonché madre di suo figlio – che però sta dall’altra parte dell’oceano, un’ex fidanzata che è tornata a Milano dalla figlia perché l’amore comune per la lirica non è bastato a creare una coppia solida e un giovane medico legale di origini francesi che periodicamente torna nella sua vita…



Il bacio del calabrone porta alla scoperta di una nuova fetta del ricco mondo romano: la moda. La serie di Manrico Spinori ci ha già portato tra cantanti caduti in disgrazia, imprenditori che devono guardarsi dai rivali ma ancor di più dalla loro stessa famiglia, nobilotti che pagano cara la loro passione per la caccia e altro ancora.


Sembra essere il destino del nostro PM, che, proprio come accade ai protagonisti delle opere che tanto ama, è tragico e farsesco insieme: egli è nato nobile, ma la ludopatia della madre, gli investimenti sbagliati del padre e l’estinzione della classe nobiliare in Italia lo hanno portato ad essere il primo della sua famiglia a studiare e lavorare duramente; in procura, però, tutti continuano a conoscerlo come “il contino” esperto del bel mondo romano e ad assegnargli casi che lo riportano nell’universo in cui è cresciuto, tra persone che continuano a fare la vita agiata che a lui è sfuggita.

Questa volta, poi, egli è un testimone diretto


Manrico è un personaggio intelligente e sensibile, ma anche animato da una malinconia di fondo e soprattutto da un’eterna insoddisfazione, forse derivata dal fatto che la vita che gli era stata promessa gli è stata poi sottratta. Da questa sua costante ricerca di “altro” deriva il suo essere donnaiolo, caratteristica che personalmente non me lo rende nemmeno antipatico: nelle pagine che raccontano la sua vita sentimentale non vedo un manipolatore che si diverte e poi se ne va, ma proprio una persona sofferente che pensa sempre di non avere abbastanza da donare… e poi si auto-sabota. E, come vedremo in questo volume e nel prossimo, il figlio Alex, crescendo, inizia pure ad assomigliargli.


In definitiva, i punti fermi di Manrico sembrano essere la famiglia (il figlio, come dicevamo, la madre che va controllata a vista ma in qualche modo è presente, il maggiordomo Camillo che è ormai come un fratello maggiore) e poi la squadra, che lo assisterà impeccabilmente anche nella risoluzione di questo caso.



Un cadavere in cucina


Una bella sera d’estate a Roma: il salone principale del Controcorrente, ristorante stellato molto in voga tra i ricchi e le celebrità, è gremito. All’improvviso, però, alcuni dei commensali iniziano a comportarsi in maniera inspiegabile: una composta signora si dimena, un compassato signore inizia a dire parolacce, qualcun altro urla, qualcuno ancora sviene.


Una delle poche persone rimaste lucide ha la prontezza di chiamare un medico, che poi a sua volta telefona alla polizia. Dopo qualche ora, il mistero si chiarisce: si tratta di un’intossicazione alimentare. In uno dei piatti più richiesti del ristorante (per darvi un’idea di quanto ci si abbuffi, una croce composta da due acciughe del Mar Cantabrico e assaggi di funghi ai quattro lati del piatto) c’erano dei minuscoli pezzetti di fungo contenenti una sostanza allucinogena. La questione viene lasciata in mano ai dottori e, dopo qualche lavanda gastrica e qualche rinvenimento degli svenuti, l’incidente sembra chiuso. Per tutti, ovviamente, tranne che per il ristorante, che perde un po’ di smalto e buona fama tra la ricca clientela.


Manrico Spinori si trova sulla spiaggia antistante alla residenza marittima di famiglia, una delle poche proprietà che è riuscito a salvare dalla follia materna. Il suo desiderio sarebbe quello di riposarsi, ma ci sono un paio di pensieri che lo agitano: il maggiordomo Camillo, risorsa fondamentale per la famiglia e principale custode della madre, per la prima volta dopo mesi e mesi si assenterà per un importante impegno di famiglia, e Alex, il figlio, si trova per la prima volta a dover gestire una relazione a distanza con la giovanissima fidanzata.


Purtroppo per lui, però, non c’è modo e tempo di pensare alle beghe familiari. L’intossicazione alimentare avvenuta al Controcorrente, infatti, si è trasformata in tragedia: uno dei commensali di quella sera, un colonnello dell’esercito, è morto dopo quarantott’ore.


Manrico è costretto a tornare in città, a rimettere in moto la sua squadra in pieno periodo di ferie e soprattutto a cimentarsi con il mondo dell’alta cucina, che non solo gli è estraneo com’era successo con la moda, ma, per dirla tutta, lo infastidisce anche un po’. 

Egli non è particolarmente fan dei ristoranti gourmet: apprezza le buone ricette tradizionali, ma davvero non capisce come due acciughe e quattro funghi si possano considerare “un’esperienza” più ancora che un pasto, e come possano esserci moltissime persone disposte a pagare profumatamente per questo…



Il titolo Un cadavere in cucina richiama, più o meno ironicamente, il celeberrimo romanzo di Agatha Christie, che inizia con il ritrovamento del corpo di una ragazza in biblioteca. Anche in questo caso non si comprende se l’ambiente in cui è maturato il delitto sia stato solo una casualità fortuita, oppure abbia nascosto l’assassino.


Per saperne qualcosa di più, il PM Spinori, questa volta, si deve cimentare con il mondo degli chef, dei programmi TV sulla cucina, delle ricette improbabili che sembrano opere d’arte che poi è un peccato mangiare. In particolare, egli viene a contatto con il mondo del lavoro nel settore ristorazione: un universo che premia solo pochi eletti, che pagano però con la vita privata, e fa scappare tutti coloro che volevano soltanto un lavoro e che sono costretti a reinventarsi in luoghi molto più semplici e molto meno remunerativi.


Manco a dirlo, anche stavolta Manrico si avvarrà della collaborazione di un’amicizia femminile occasionale, non proprio vicina al mondo della cucina, ma abituata comunque a frequentarlo. 

Detto tra noi, le uniche donne destinate a restare nella vita del “contino” sono le sue collaboratrici: tra tranquille esperte d'informatica, apprensive madri di famiglia e testarde romane di borgata, non ce n’è una che gli assomigli o faccia parte del suo mondo, eppure sono le esponenti del sesso femminile con cui egli riesce ad andare d’accordo più a lungo.


Non ci resta che aspettare e vedere in quale nuova avventura si cimenteranno prossimamente!




Che ne dite? Conoscete questo prolifico autore? 

Avete letto qualcuno dei suo romanzi? Che cosa ne pensate? 

Fatemi sapere!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


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