lunedì 31 luglio 2023

I PREFERITI DI LUGLIO 2023

 Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese




Cari lettori,

siamo arrivati all’ultimo giorno di luglio, e, come al solito, riepiloghiamo i preferiti del mese!


Devo dire che questi preferiti lo sono… un po’ più di altri. Altre volte mi è capitato di essere indecisa tra i libri, i film, le musiche da proporvi, perché magari c’erano due o tre scelte che mi erano piaciute allo stesso modo, ed alla fine avevo pensato di inserire nel post ciò che era più rappresentativo del periodo, o un unicum rispetto a serie che avrei potuto approfondire in altra sede. Questa volta, invece, ero proprio convinta di quello che avrei inserito in questo post.


Vediamo meglio il tutto insieme!



Il libro del mese


Credo che molti di voi conoscano la saga delle Sette Sorelle di Lucinda Riley, e sappiano quanto mi piace. Grazie ai sette (mastodontici) volumi che la componevano finora, abbiamo conosciuto le sorelle D’Aplièse, ragazze adottate dal ricco e misterioso magnate Pa’ Salt. Alla morte dell’uomo, avvenuta in circostanze mai chiarite al largo delle coste greche, tutte le sorelle hanno ricevuto da lui una lettera e delle indicazioni piuttosto nebulose per scoprire la loro origine.


Così abbiamo visitato il Brasile e scoperto il segreto del Cristo di Rio insieme a Maia, abbiamo scoperto storie musicali del Nord Europa con Ally, abbiamo gestito una tenuta di campagna ed una libreria in Inghilterra con Star, abbiamo attraversato Thailandia ed Australia alla ricerca dell’ispirazione artistica con CeCe, ci siamo occupati della natura in Scozia e della danza in Andalusia con Tiggy, ci siamo mobilitate per i diritti umani tra Africa e Stati Uniti con Electra ed infine, in Irlanda, terra natale di Lucinda, abbiamo trovato Merope/Merry, la Sorella Perduta, nonché unica figlia naturale di Pa’ Salt.



Atlas – La storia di Pa’ Salt, ottavo, ultimo ed attesissimo capitolo della saga, ha inizio nel giugno del 2008, a bordo del Titan, lussuosissimo yacht di famiglia. È il primo anniversario della morte di Pa’ Salt e, come richiesto, il numeroso equipaggio sta per prendere parte ad una commemorazione non lontano dall’isola di Delo. Le sorelle D’Aplièse hanno portato con loro le persone speciali che hanno trovato nel corso delle loro avventure (nuovi compagni/e, futuri mariti, figli acquisiti o avuti da precedenti relazioni), ed a bordo, oltre allo staff della barca, ci sono anche Marina detta Ma’, la governante che per le ragazze è come una madre, e Georg Hoffmann, l’avvocato di famiglia.


Merry, l’ultima arrivata, che le sorelle devono ancora conoscere, ha portato con sé un diario, quello che Georg le ha lasciato insieme all’ultima lettera di Pa’ Salt, contenente la rivelazione a proposito della sua nascita.

Non sentendosi a suo agio a leggere il lunghissimo contenuto del diario a tanti sconosciuti (e poi, diciamocelo, non avrebbe più avuto corde vocali, la poveretta…), Merry ha pensato di fare tante copie – per cui gli alberi sicuramente ringrazieranno – in modo che ogni sorella D’Aplièse possa leggere con calma.

Questa è la cornice per un racconto fiume che si rivela davvero strabiliante.


Il vero nome di Pa’ Salt è Atlas. Egli è di origine svizzera, ma ha dovuto trascorrere i primissimi anni della sua vita in Russia (per motivi che si scopriranno verso la fine del libro) ed in seguito allo scoppio della Rivoluzione bolscevica è dovuto fuggire, attraversando a piedi molte frontiere d’Europa, fino ad arrivare...a Parigi, nel giardino di Mr Landowski. Chi ha letto tutta la saga lo ricorderà come il mitico scultore della statua del Cristo, un personaggio molto importante del primo libro.


Lucinda Riley ed il figlio Harry Wittaker, che ha terminato la stesura del romanzo dopo la morte dell’autrice, sono tornati sui loro passi. Atlas, prima bambino, poi ragazzo e poi uomo, è costretto da un terribile segreto del suo passato e soprattutto dall’odio di un nemico implacabile – che un tempo considerava fratello – a fuggire continuamente. Così, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, egli attraversa tutti i luoghi d’origine delle sorelle D’Aplièse, venendo in contatto (in modo diretto o indiretto) con le antenate presenti in ogni romanzo, che erano di volta in volta delle alter ego delle protagoniste: l’ereditiera brasiliana Izabela, la cantante d’opera Anna, la naturalista Flora, la pioniera Kitty, la ballerina Lucia, la filantropa Cecily. Insieme a lui, per buona parte dell’opera, c’è una ragazza di nome Elle, abbandonata in orfanatrofio e non voluta da altre famiglie perché ebrea, che sarà sempre il suo grande amore.


Il lettore scoprirà perché Pa’ Salt si è ritrovato ad adottare le ragazze D’Aplièse, com’è entrato in possesso di una immensa fortuna, come mai ha scelto di costruire la sua casa-fortezza, Atlantis, sul lago di Ginevra, e qual è l’origine dei fidati collaboratori di famiglia. Quanto al temibile nemico, egli non è altri che Kreeg Eszu, il magnate il cui corpo è stato rinvenuto non lontano dal Titan esattamente un anno prima.


È proprio questo nome a portare le sorelle all’ultimo mistero, quello che riguarda la morte di Pa’ Salt. Un’ultima, incredibile avventura da affrontare.



Attendevo moltissimo l’uscita di Atlas e sinceramente avrei voluto “gustarmelo” con un pochino più calma, perché il materiale da approfondire è davvero moltissimo e credetemi, se non mi stessi sforzando di praticare il dono della sintesi (che non ho), probabilmente scriverei altre dieci pagine. La verità, però, è che, per gli amanti della serie, la prima lettura del romanzo non può che essere tipica di tutti i page-turner: in breve, non si può non fare notte su questo libro, non si può non ritrovarsi a dire “ma come, 250 pagine in un pomeriggio?” Ciò che rende la storia davvero straordinaria è il fatto che tutti, tutti i dubbi del lettore vengano chiariti. Pian piano, insieme all’autore, si ripercorre la saga intera (emozionandosi particolarmente quando si incontra la parte relativa alla sorella preferita) e si ricostruisce una vita straordinaria. Una vita che nell’immaginazione di un malvagio avrebbe dovuto essere breve, tormentata ed infelice, e che invece è stata ricca, felice, emozionante, piena di gioia e gentilezza.


Non saprei ancora a quale genere attribuire la saga. Sicuramente il genere prevalente è il romance, con una perfetta alternanza di contemporary ed historical; ci sono però anche una forte componente mistery, tanti approfondimenti storici e geografici interessanti, una base mitologica (principalmente la storia delle Pleiadi, figlie del Titano Atlante e rivali di Zeus, ma anche altri miti) e, secondo me, un pizzico di fantasy in alcuni momenti speciali. Forse, però, il genere prevalente è davvero la saga familiare, e questo perché Lucinda, pur essendosi spenta due anni fa, ci ha lasciato un esempio di vita.


Questi romanzi sono un inno all’amore in tutte le sue forme, all’amicizia, all’importanza della famiglia (biologica ed adottiva), alla gentilezza che vince al di sopra di ogni sopruso (anche quando la Storia si mette di mezzo), alla purezza di cuore.


Potrei andare avanti ancora delle ore e davvero non saprei dire quanto mi è piaciuto. Come buon proposito post ferie (non ho portato i volumoni a Varazze…) sicuramente c’è quello di ripercorrere con calma il romanzo e confrontarlo con i precedenti, cercando di cogliere i riferimenti che ogni volta mi hanno fatto dire: Aaah, ecco cos’era!


Credo che noi fan non saremo mai abbastanza grati a Lucinda per aver lasciato al figlio il romanzo da completare. Non la dimenticheremo mai.



Il film del mese


La città di Element City brulica di vita: ci sono gli abitanti fatti di Terra, quelli fatti di Aria e quelli fatti d’Acqua. Una coppia di Fuochesi, arrivata dalla Terra del Fuoco, la attraversa timidamente, fino a raggiungere un quartiere periferico.


Sapendo di non essere ben visti dal resto della popolazione, i due si stabiliscono in un edificio più alto che largo fatto di un metallo resistente al fuoco, accendono la fiamma azzurra che per loro è simbolo della famiglia e decidono di aprire un negozio.


Circa vent’anni dopo, il quartiere è pieno di Fuochesi, la moglie della coppia guadagna come cartomante/veggente ed il negozio della famiglia, che vende un po’ di tutto, da caffè e cibo ai prodotti per la casa, è gestito dal marito e dalla figlia Ember, che però ha un carattere molto fumantino e perde facilmente la pazienza con i clienti.


Un giorno, da una perdita in cantina esce Wade, un ragazzo Acquatico che fa l’Ispettore del Municipio. Tra Ember e Wade nasce un’immediata simpatia, ma egli non può fare a meno di denunciare l’irregolarità nel negozio, che riceve un ordine di chiusura.


Ember è infuriata e decisa a non deludere il padre, che tiene moltissimo al negozio e vorrebbe tanto che lo ereditasse lei. Wade, pentito di essere stato un po’ troppo ligio al dovere, cerca di aiutarla. La simpatia tra i due diventa presto un sentimento profondo di cui essi stessi si stupiscono.


Entrambi hanno bisogno di parlare con qualcuno e di nuove certezze. Wade può contare su una famiglia numerosa, comprensiva e mentalmente aperta, ma dopo la morte del padre si sente perso e continua a cambiare lavoro. Ember, invece, amerebbe lavorare il vetro, che scolpisce e modella con una vena artistica, ma sa che il suo destino è quello di restare in negozio, sia perché il padre è sempre più vecchio e stanco, sia perché la vita degli “immigrati” fuochesi, discriminati da tutti, non è facilitata per tanti versi come quella di Wade.



Ho visto Elemental quasi per caso con un’amica e davvero non mi aspettavo una versione commedia del più classico schema alla Romeo&Giulietta. Ultimamente i film della Disney e della Pixar viravano più su legami familiari, amicizia, realizzazione personale. Forse perché chi ci lavora ha ritenuto un po’ troppo utilizzato il sogno romantico come lieto fine, e giustamente i tempi sono cambiati ed esso non è più l’unico obiettivo di una persona, specie delle bambine/ragazzine, che di sicuro si sentono molto meno “principesse” di quanto non facessimo noi ai loro tempi. Però ben venga il romanticismo, che ultimamente si è visto meno sugli schermi di animazione. Anche perché questa è una storia decisamente al passo con i tempi: si parla di integrazione, di diversi modelli familiari e conseguente educazione, di aspirazioni lavorative.


È un film dalle vedute estremamente aperte, un’ottima storia educativa per i bambini, e mi stupisco che non sia spuntato il solito commentatore reazionario di turno a dire che i bimbi vanno tutelati. Ma non ne sentiamo la mancanza, no?


Consiglio di cuore a tutti, non solo ai piccoli!



La musica del mese


Il brano di Taylor Swift che ho scelto per il mese di luglio è un po’ diverso da quello che avevo inizialmente immaginato. Ho sempre pensato di proporvi dei brani che fossero in linea con le atmosfere mensili e stagionali.


Stavolta, però, posto semplicemente una novità che mi ha colpito molto e che secondo me ha tutti i numeri per diventare una delle sue migliori canzoni.


Come forse qualcuno di voi saprà, Taylor ha fatto 10 album (a parte quello di Natale); dal n°7 al n°10 la proprietà della musica è sua, mentre, per quanto riguarda i primi 6, c’è stato un contenzioso con la sua vecchia casa discografica (che ad essere sinceri non ho capito molto bene… roba da VIPS). Fatto sta che questo problema si è tramutato in un’ottima notizia per noi fan, perché questi sei dischi stanno ri-uscendo in una versione con la sua voce attuale – che è tutta un’altra cosa, in positivo – e degli inediti scartati al tempo. Tempo fa sono uscite le nuove versioni dei dischi 2 e 4, Fearless e Red, che secondo me hanno fatto un bel salto di qualità rispetto alle vecchie (che pure mi piacevano), e il 7 del mese è uscita la nuova versione di Speak Now, album n°3 e mio super preferito. Vi avevo già parlato della mia canzone preferita di Speak Now, Enchanted, a febbraio, e di un’altra che amo, Long Live, a giugno.



Le tracce inedite questa volta sono sei. Qualcuna di esse mi tocca un po’ più da vicino, ma credo che la più bella, soggettivamente ma anche oggettivamente, sia Timeless. È come un mini-libro di poco meno di sei minuti, con tanto di introduzione:


Giù per la via, c’è un negozio di antiquariato

e qualcosa nella mia testa mi ha detto “Fermati”, così sono entrata…

Su un comodino c’era una scatola di cartoline

ed il cartello diceva “Foto: 25 centesimi per una”…


La voce narrante ripensa alla sua relazione ed immagina che, anche se lei ed il suo amore si fossero incontrati in altri luoghi e momenti storici, sarebbero stati comunque felici:


Anche se ci fossimo incontrati

in una strada affollata nel 1944

e tu fossi dovuto partire per combattere in guerra

tu saresti stato ancora mio

saremmo stati eterni



Nel 1500, in una terra straniera,

e fossi stata costretta a sposare un altro uomo,

tu saresti stato ancora mio

saremmo stati eterni


La storia, piccola e grande, colloca tutti gli avvenimenti in un luogo ed un tempo definito. Ma l’emozione, in qualche modo, li rende eterni.


Il tempo spezza la tua mente ed il tuo corpo

non lasciare che tocchi la tua anima

è stato come un classico senza tempo

la prima volta che mi hai visto

la storia è iniziata quando hai detto “Ciao”


Ad essere sincera, ma proprio super sincera… io stavolta ho i miei dubbi sul fatto che questo brano ed un altro dei sei (Castles Crumbling, qui) siano davvero dei recuperoni del 2010. Troppa profondità adulta secondo me… sbaglierò, ma ho esattamente la sua età, ed ho questa impressione. Come minimo c’è stato un bel rimaneggiamento. Comunque sono bellissime canzoni e tanto basta.


Trovate il video a questo link. I protagonisti di quasi tutte le foto sono i nonni di Taylor, lui ufficiale dell’esercito (partito davvero guidando un aereo militare nel ‘44), lei celebre soprano.



La poesia del mese


Per il mese di luglio vi propongo una poesia di Federigo Tozzi dal titolo O luglio, tu sei come un giovinetto.


O luglio, tu sei come un giovinetto

ch’abbia le chiome molli e succolente

come frutta mature; e per diletto

tu porti ai contadini le semente.


Onde le floride aie sono il letto

dove pieghi i ginocchi sorridente

e stanco. Ma il tuo biancheggiante petto

pieno è di sole come sangue ardente.


E pare che la luna sia più gonfia

nel cielo, dove perde tutto il latte;

e gli alberi si toccano le foglie.


Ma, la mattina, il gallo canta e tronfia

se le galline gli si metton chiatte,

per soddisfare tutte le sue voglie.



Le foto del mese


Chi ha seguito i miei preferiti del mese sa che il 30 giugno ho concluso una nuova e super positiva esperienza lavorativa nel mondo della scuola, e che quindi ora sono “in pausa” fino a nuovo ordine. La prima decade del mese è stata casalinga: ho sistemato la mia casetta, ho fatto imbiancare i box (così ora mio fratello ha una fantastica palestra), ed ho festeggiato due compleanni: quello di mio padre e quello della mia amica Mara. Con lei abbiamo fatto una seconda colazione siciliana da leccarsi i baffi: granita al pistacchio per lei, Setteveli palermitana – buonissima – per me!



Entro metà mese mi sono “trasferita” nella casetta di famiglia di Varazze, come faccio ogni estate. Devo dire che il mese di luglio è stato particolarmente ricco di eventi serali organizzati dal Comune, tra concerti, balli in piazza ed animazione con i trampolieri (in foto).



Per ben due volte, il 16 ed il 29, ho partecipato ai “concerti all’alba” sul molo: prima musica legata ai Festival degli anni ‘70, poi voce ed ukulele! L’alba si è fatta un po’ desiderare, ma anche il rosa tra le nuvole ha il suo perché…



Ovviamente non sono mancate le giornate tranquille sulla spiaggia…



...ed il mare mosso, ahimé! Non ho mai visto così tanto vento e mare grosso per tanti giorni di fila… Uno spettacolo divertente ma anche un po’ inquietante!





Per amore di verità, devo confessarvi che qualcosa di storto in questo mese di luglio c’è stato. Mentre al mare imperversavano dei maremoti, a casa, a Cernusco sul Naviglio, c’è stato qualcosa come 5 nubifragi in 48 ore. Le nostre casette non hanno subito danni preoccupanti, ma c’è stato comunque molto da sistemare (per puro caso, i miei avevano fatto una scappata a casa in quei giorni, per altri motivi). Comunque, considerate le foto ed i video che mi hanno fatto piangere, tra alberi divelti e trombe d’aria, mi sento già graziata così. Fatemi sapere se dalle vostre parti ci sono stati fenomeni simili e com’è andata.

Per il resto è stato un ottimo luglio vacanziero e spero che anche agosto porterà buone nuove!

Grazie per la lettura, ci risentiamo ad agosto per i saluti prima della pausa estiva :-)


giovedì 27 luglio 2023

MISTERI NEL NORD ITALIA

 Due romanzi di Cristina Rava




Cari lettori,

ultimo appuntamento con le nostre “Letture… per autori” prima di concludere il mese di luglio ed avviarci verso la pausa estiva del blog!


Come ormai penso quasi tutti voi sappiate, le mie vacanze estive sono principalmente liguri, e mi sono resa conto che, un po’ volendolo ed un po’ inconsciamente, ultimamente le mie scelte di lettura sono state abbastanza incentrate sull’ambientazione ligure… e mi sa che non ho ancora finito di recensirle tutte.


Oggi vi racconto due romanzi di un’autrice che fa parte della collana Nero Rizzoli, Cristina Rava. I suoi libri non sono liguri al 100%, ma i due protagonisti vanno avanti ed indietro tra Albenga e le Langhe e spesso (e volentieri) esplorano i dintorni di questo percorso. Vediamoli meglio insieme!



Il pozzo della discordia


Il commissario in pensione Bartolomeo Rebaudengo vive tranquillo in una bella casa nelle Langhe, insieme alla governante Nora (una generalessa che lo coccola con tajarin in brodo e torta alle nocciole) ed alla sospirata pace che non si è sempre potuto godere in tanti anni di servizio. Il suo carattere placido ed affabile è l’esatto opposto di quello dell’unica donna che sente di aver davvero amato, Ardelia Spinola, un medico legale dai modi un po’ spinosi e con una propensione per le avventure.


I due si sono lasciati quando Bartolomeo si è reso conto di non essere abbastanza forte da stare dietro alle tante pazzie che Ardelia si andava a cercare, ma sono rimasti ottimi amici e non è raro che la dottoressa approfitti della buona cucina di Nora e dell’ospitalità del commissario.


Proprio una di queste mattine, mentre i due amici stanno per fare colazione insieme, arriva una telefonata. Costanza Alfieri, una chirurga affermata, è l’ultima rimasta della sua ricca e stimata famiglia: l’anziana madre ha avuto un colpo apoplettico di fronte al cancelletto del giardino dopo una delle sue tante cene esagerate con le amiche. Una ferita alla testa, però, ha fatto sospettare agli inquirenti un omicidio, o perlomeno un tentativo, dal momento che sembra che la donna abbia ricevuto un colpo dopo essere caduta morta sul marciapiede.


Costanza Alfieri chiede al commissario Rebaudengo di informarsi con discrezione e di cercare di saperne di più. Per Ardelia è inevitabile intromettersi, come suo solito e non sempre con il tatto che contraddistingue l’amico.


Tra un giro per agriturismi nelle Langhe e molti viaggi tra la casa di Rebaudengo e quella della dottoressa Spinola ad Albenga, i due ricostruiscono una complessa storia familiare. Costanza Alfieri è figlia della vittima e del suo primo marito, un veterinario rimasto fulminato durante un temporale. Dopo la morte dell’uomo, la madre si è risposata con un industriale che non ha mai voluto bene alla figliastra e che è stato misteriosamente ritrovato in un pozzo per un sospetto “suicidio”. Questa tragica morte è stata preceduta da quella della sua ex amante, trovata in un fosso, e seguita da quella del figlio per un incidente d’auto.


Una vera e propria catena di morti, tutte legate a due villette in un paesino nelle Langhe (una è casa di famiglia della dottoressa Alfieri, l’altra è stata trasformata in un agriturismo) ed al cortile con pozzo situato in mezzo alle due.


Mentre Bartolomeo ricostruisce questa vecchia vicenda, Ardelia, sul lavoro, si deve occupare del ritrovamento di un uomo, forse legato alla criminalità organizzata, a cui sono stati cancellati i connotati. Più procede con l’autopsia, però, più segni particolari e tatuaggi le fanno pensare ad un legame con il delitto di casa Alfieri.


Nel frattempo, due personaggi girano intorno alla coppia: il primo è Gabriele Innocenti, uomo che svolge misteriose mansioni di “mercenario” e sembra deciso ad aiutare Costanza per un motivo non chiaro; la seconda è Norma Picolit, una donna che è legata ad Ardelia da alcuni eventi terribili del passato e, dopo un lungo distacco, forse vorrebbe ricominciare a vederla.



Il pozzo della discordia è un giallo che sembra parecchio intricato, ma poi, alla fine, si rivela abbastanza semplice: tutte le piste, ad un certo punto del romanzo, convergono in un’unica direzione. Devo dire che mi sarei aspettata un intreccio un po’ più complicato e che avevo già previsto qualcosa, però la risoluzione proposta alla fine è coerente con il resto della storia e non posso negare che un paio di colpi di scena di tutto rispetto ci siano.


Quella di Cristina Rava e di altri autori è la dimensione del giallo che mi convince di più. Senza nulla togliere agli scrittori dalle sfumature più thriller, o d’inchiesta, questi gialli piacevoli con detective per caso che sanno anche godersi la vita per me sono confortanti. Mi sono divertita a scoprire le Langhe in autunno insieme ai protagonisti, ho conosciuto dei piatti tipici, ho raggiunto la mia cara Liguria ed i suoi carruggi insieme ad Ardelia. Non so bene cosa ci sia che mi metta a mio agio, forse il mistery mescolato alla commedia all’italiana è semplicemente il sottogenere di giallo che preferisco.


Ardelia è un personaggio originalissimo: libera e decisa, piena di rimpianti e pensieri sul passato ma allo stesso tempo piena di grinta nell’andare davanti giorno dopo giorno, sempre pronta a cacciarsi nei guai ma, sotto sotto, desiderosa di tranquillità. Bartolomeo Rebaudengo resta un pochino in secondo piano, ma ci vuole una spalla tranquilla per una personalità così scintillante.


L’unico personaggio che sinceramente non mi ha convinto è Norma Picolit. È giusto, non bisognerebbe avere pregiudizi, le persone meritano una seconda possibilità… in teoria. In pratica, in alcuni casi è quanto meno comprensibile che la gente abbia ancora paura di una persona. E nel caso di Norma non stiamo parlando (faccio degli esempi, eh) di qualcuno che è stato in ospedale psichiatrico per una grave depressione o un disturbo alimentare. O di qualcuno il cui precedente penale è una fantasiosa operazione finanziaria. Il precedente di Norma è aver ucciso due innocenti ed aver legato ed imprigionato la stessa Ardelia, che diceva di amare, finché non è arrivata la polizia, che l'ha costretta ad un ricovero per conclamate patologie psichiatriche. In tutta onestà mi ha stupito vedere tutta questa gente che nel romanzo la riaccoglie dopo l’ospedale psichiatrico, come lo stesso Rebaudengo che la invita a cena con gioia come se fosse, che ne so, una rimpatriata dopo tre anni di lavoro in America. A parte il fatto che se fosse stata una mia amica io sinceramente avrei continuato ad avere paura, proprio per la mia incolumità… sono umana anche io.

E poi, il fatto che Norma ricominci subito la sua carriera di pianista di successo… nel paese dove basta che una donna si sia dedicata alla famiglia per qualche anno per essere guardata male ai colloqui di lavoro, figurarsi un piccolissimo precedente penale? Nel mondo dei musicisti famosi, poi, dove ti assenti per qualche mese e un neodiplomato al Conservatorio ti bagna il naso? Mah… forse poco verosimile, no?



A parte questa critica che mi sento di fare, però, devo dire che il romanzo mi è piaciuto da molti punti di vista, tanto che avevo a disposizione anche un altro volume e l’ho preso subito!



Il tessitore


Ardelia Spinola sta andando verso una nuova vita. Dopo aver concluso la relazione (un po’ a distanza) con il fidanzato Arturo, che non le ha mai dato un senso di affidabilità e le ha sempre detto troppe bugie per i suoi gusti, ella è pronta a vivere una nuova fase, finalmente sola… o almeno così si racconta.


Il commissario Bartolomeo Rebaudengo continua a volerle molto bene ed a trascorrere con lei buona parte del tempo libero. Norma Picolit, di ritorno da una tournée in Russia ed invischiata in una relazione con una donna che non ama, vorrebbe riavvicinarsi ad Ardelia, ma non sa come, visto che è stata lei stessa ad allontanarla.


Il lavoro tiene molto impegnata la dottoressa: l’ultimo caso è quello di una ragazza trovata morta nel bagagliaio del camioncino di un idraulico, con segni di strangolamento. L’uomo viene presto rilasciato, perché è evidente che è stato qualcun altro a disfarsi del cadavere ed a tentare di addossare le colpe a lui, che incautamente aveva parcheggiato nella boscaglia per incontrare la sua amante. Pochi giorni dopo, un evento imprevisto sconvolge Ardelia: il vecchio amico Augusto, ricco architetto, le telefona dicendo di essere stato lui a mettere il corpo della donna (che si rivela essere una segretaria di nome Carla) nell’auto.


A quanto pare, Augusto e Carla stavano facendo un gioco a luci rosse nella casa di campagna dell’uomo, dopo essersi imbottiti di alcool e droga, ed Augusto, dopo aver perso di vista la donna per pochi minuti, l’ha ritrovata in fondo alla scala. I segni di strangolamento, però, non sono compatibili con le impronte digitali di Augusto, e nella casa ci sono solo un anziano zio affetto da demenza ed un badante straniero che non dice una parola, e nessuno dei due sembra avere un movente.


Mentre Ardelia tenta di risolvere il mistero per evitare all’amico – che già ha perso tutto con lo scandalo – ulteriori imputazioni, un nuovo delitto viene commesso in una casa popolare. Una vecchia madre invalida, morta probabilmente di spavento per un colpo apoplettico, ed un figlio di 40 anni, meccanico, ucciso a mazzate. La scena del delitto sembra ricostruita: è come se gli assassini volessero far credere che l’uomo era nel giro della droga, ma né Ardelia né Rebaudengo ci credono.


Pian piano, i due casi si rivelano collegati, ed il vero nemico sembra essere una cellula di nostalgici del fascismo, una sorta di società segreta impossibile da individuare, così come imprendibile è il suo capo.


Ardelia non lo sa, ma lei stessa è sotto osservazione della società, perché conosciuta come una grande impicciona. E frequentare alcuni luoghi la mette in grande pericolo…



Il tessitore, dal punto di vista dell’intreccio, mi è piaciuto decisamente di più de Il pozzo della discordia. Penso che siano stati inseriti più personaggi, più filoni narrativi, ed in generale ho trovato più intrigante e misterioso il fatto che tutto convergesse verso un misterioso capo, “Il tessitore” appunto, la cui identità è rimasta davvero una sorpresa fino alla fine.


Se pensavate che Ardelia si fosse cacciata nei guai nel romanzo precedente, dovreste vedere che cosa fa in questo! Se la va ripetutamente a cercare, con grande costernazione di Bartolomeo, che, avrete capito, è un fan delle indagini più discrete.


Insieme alla coppia protagonista, anche in questo volume ritornano gli altri personaggi della serie: la pianista Norma, che torna pienamente nella vita di Ardelia; la governante Nora, in versione detective; Gabriele Innocenti, che ha una nuova missione da compiere in Russia ma continua a farsi sentire con Ardelia.


Nel complesso un buon proseguimento: tanti aspetti sono stati perfezionati rispetto a prima.


Ho visto che ci sono altri romanzi di questa serie… e credo che quando avrò occasione li leggerò!





Questo è il mio parere sui due romanzi di Cristina Rava!

Conoscete quest’autrice o è una nuova scoperta anche per voi?

Avete letto qualcosa? Che ne pensate?

Aspetto i vostri pareri!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 24 luglio 2023

LA VITA VA AVANTI

 Spazio Scrittura Creativa: luglio 2023




Cari lettori,

ultimo appuntamento con lo Spazio Scrittura Creativa prima della pausa di agosto!

Con il racconto di oggi termina la prima “annata” (sapete che ragiono per anni scolastici…) di questa nuova rubrica e mi sento di fare un bilancio positivo.


In circa dieci mesi si sono alternati su questi schermi:


- la commedia rosa, tra vigne in Provenza (Quando eravamo giovani) e mondo della scuola in Italia (La casa stregata);

- la storia, tra gli anni ‘40 in Italia (Una bambola rotta), la Venezia del ‘700 (Il ventaglio di Carnovale) e l’Irlanda di W.B.Yeats (Un pensiero per le tue orecchie);

- la fanfiction (Natale ad Hogwarts) e l’omaggio ai classici (Sono il numero nove);

- la poesia, a marzo ed a giugno.


Sommando questi post a quelli dei due anni e mezzo precedenti, svolti in collaborazione con la rubrica Storytelling Chronicles (li trovate qui) ho accumulato un po’ di appuntamenti creativi e devo dire che questo mi stimola molto e mi spinge a proseguire.



Questo mese non sapevo bene che cosa fare… ma sapevo a che cosa ispirarmi. Sapete che scelgo sempre una canzone o un brano classico che possano accompagnare il racconto. Questa volta – come già successo in passato – c’è stato il procedimento inverso: volevo proprio scrivere qualcosa su Life goes on di Ed Sheeran, ma non sapevo bene che cosa raccontare. Alla fine ho trovato una soluzione che mi piace e spero potrà interessare anche voi!



La vita va avanti



Mi ha colpito come un treno, non avevo parole

Non ho niente da dire, tutto fa male

e so che l’amore conduce al dolore

ma i ricordi ci portano il più dolce sollievo


Io e lei ci siamo conosciuti grazie alla musica.


Non è semplice essere un musicista di grande fama. Erano anni che viaggiavo costantemente per il paese, percorrendolo così tante volte da conoscere le strade a memoria, e le voci sulla mia musica si erano ormai sparse anche oltre i confini dello Stato, arrivando alle orecchie di personaggi che contano. Quelli che avrebbero potuto farmi fare il salto di qualità, per intenderci.


Ho sempre amato quel che faccio e sarei un ingrato a non rendermi conto che la mia vita è il sogno di tanti, ma quando ho incontrato lei avevo iniziato ad essere stufo di tutto e tutti. Sì, continuavo a viaggiare, ma non vedevo niente del mondo intorno a me, quello che al tempo io vedevo come un universo fatto di natura ancora da esplorare, di cose e persone meravigliose, di creature sorprendenti, forse davvero create da qualcuno lassù.


Invece il mondo per me si riduceva ad una distesa di visi che mi scrutavano, mani che mi applaudivano, gambe che scappavano via lasciandomi di nuovo solo. A volte osservavo il mio pubblico e mi sembrava di leggere i loro pensieri. C’era chi non vedeva l’ora di avvicinarmi e di stringermi la mano per poter dire di essere mio amico, per fregiarsi di conoscere il grande musicista del momento, per ottenere qualche scatto di carriera grazie a me. C’erano i miei detrattori, che non vedevano l’ora di andarsene e parlar male di me con le loro donne, dicendo “Mi hai portato a vedere quello lì, non dirmi che ti piace davvero uno del genere” e cercando di fugare il timore che la risposta si rivelasse affermativa. C’erano poi tante, tantissime ragazze e donne, nei cui occhi leggevo un sentimento che spesso mi commuoveva ma mi faceva anche sentire vuoto: non che il loro amore non mi facesse piacere, ma era rivolto ad un’immagine di me, non certo a me in carne ed ossa.


Lei era un’amante degli animali e della natura, di tutte quelle meraviglie che io attraversavo viaggiando senza nemmeno riuscire a vederle bene per via del mio lavoro.


Conoscerci per davvero era stato semplice, innamorarci un attimo.


Per questo, forse, ora la separazione da lei, avvenuta come un fulmine in un cielo sereno, mi sembra non solo un dolore impossibile da dimenticare, ma anche uno strazio destinato a ripetersi.


* * *


Mi mancano le fiamme, la riserva di calore

ricordo il modo in cui tu mi mettevi in primo piano

che vergogna tremenda per il cuore, tu non lo saprai mai

proprio come delle lacrime nella pioggia


Un costante grigio nelle nuvole

quando sento il tuo nome, penso all’amore


Stasera sembravi davvero ispirato, sei stato così bravo!”

Lo dici ogni volta.”

Davvero, questa volta di più!”

Ah sì? E come mai?”

Perché avevi qualcosa di… magnetico. Sì, lo definirei così. Quando ti esibisci è come se attirassi tutti. Con la musica, con le emozioni che trasmetti. Anche solo con i tuoi occhi.”

Con i miei occhi? E come mai?”

È con loro che è iniziato tutto. Quella sera io non potevo credere che tra tutti tu stessi guardando proprio me. Mi sono chiesta se fosse un caso, se dietro di me ci fosse qualcuna più bella, se mi stessi sbagliando. E poi ho capito che ti interessava parlare con me tanto quanto interessava a me. È cominciato tutto così.”


Quanto può fare uno sguardo? Due persone avvinte da qualcosa di inspiegabile, come quello che ha sconvolto me e lei, possono comunicare anche soltanto con i loro occhi. Ci sono intere conversazioni che le orecchie di tutti gli altri non sentiranno mai, eppure sono avvenute, e solo i due interessati lo sanno.


Talvolta accade solo separatamente, e si resta lì a pensare: e se anche lui…? E se anche lei…? Poi però il destino non si muove, forse il fato è avverso, forse semplicemente al di là di quegli sguardi ci sono vite separate che sembrano, o sono, più importanti. Così non accade nulla, ed a volte ci si ritroverà a pensare a quel che sarebbe potuto essere, che poi, come direbbe qualche vecchio saggio, non sarebbe potuto essere nient’altro, altrimenti lo sarebbe stato.


Poi ci sono quelle volte in cui la cortina trasparente che divide gli sguardi interconnessi di due persone viene improvvisamente squarciata. Dal coraggio di uno dei due, da un’occasione che li avvicina, dall’importanza che entrambi stanno cominciando a dare a questo gesto. Come tra me e lei.


Ci eravamo sposati con semplicità, in mezzo alla campagna, come aveva voluto lei. La felicità, a volte, è non farsi trovare da nessuno e coronare i propri sogni senza che nessuno ti insegua, ti chieda conto, pretenda spiegazioni in base a non si sa quale diritto.


Dopo tanto viaggiare, quella vita bucolica era rigenerante. Avevo iniziato a comporre un brano pensando a tutte le riflessioni sull’importanza degli sguardi che mi aveva suggerito proprio lei. Sarebbe stato un brano a quattro mani, con il suo aiuto nello scrivere il testo.



Il destino, tuttavia, ha deciso per noi. Da un giorno all’altro lei non c’era più. Ed io mi sono ritrovato a fissare le nuvole basse che portavano la tempesta tra un albero e l’altro del bosco che lei amava tanto. Mi sono incamminato pensando che forse non le avevo sempre dimostrato il mio amore come avrei voluto. Che presto l’avrei riportata a casa.



* * *


Ho visto il sole tramontare

Ho così paura, ho bisogno di te adesso


Ripenso alla nostra storia di continuo, e mi rendo conto che ho sempre lottato per lei.


Ho voluto stare con lei nonostante il mio ingombrante mestiere, la sua vocazione ad una vita più libera, gli altri uomini – forse più degni di me – che l’avrebbero voluta. Ci siamo scelti e non abbiamo mai smesso di farlo.


Ecco perché, ancora una volta, mi sono ritrovato a viaggiare, diretto verso un luogo che non avevo mai visto e che per uno come me è più che sconsigliato. Per questo ho di nuovo lottato per riaverla con me, per riportarla a casa.


Il mio errore è stato desiderare troppo uno sguardo. Uno dei tanti che ci eravamo scambiati da quando eravamo ancora sconosciuti a quando ormai eravamo marito e moglie da un po’. Sapevo di non doverlo fare e di dovermi accontentare della tua presenza dietro di me, ma in qualche modo non mi bastava. Avevo bisogno di incrociare i tuoi occhi per dire a me stesso che era tutto vero, che tu mi stavi davvero seguendo, che presto saremmo tornati nella nostra amata campagna. E così mi sono voltato troppo presto.



Orfeo”. Hai detto il mio nome, uno sbuffo in una nuvola color panna. Ma già non c’eri più, trafitta da un raggio di sole che ti stava attraversando quando ancora non avevi recuperato la tua forma umana. Ed io ti ho perso per la seconda volta.



Cara Euridice, non temere. Un giorno ci rivedremo.

Anche se nel frattempo non so come reinventare ogni alba senza di te. Anche se affonderò come una pietra, non vorrò mangiare perché non condividere con te il pasto mi provocherà un groppo alla gola, non potrò dormire perché le notti saranno troppo limpide e stellate per qualcuno che è rimasto solo, non riuscirò a suonare perché l’ultima volta che l’ho fatto mi sono inutilmente cullato nell’illusione di averti riavuta indietro.


Addio boschi e campagne, per me ci sarà solo un mare grigio, una tempesta senza fine. E, come cantano gli aedi, io sarò sulla piccola e fragile barca che è diventata la mia vita, sperando di affrontare i marosi, superare i venti avversi… e compiere lo stesso un viaggio memorabile, per potertelo raccontare.


Cercherò di mettere in pratica quello che mi hai insegnato: scegliere la vita nonostante tutto. La vita che va avanti.



E dimmi come

come la vita va avanti con te che non ci sei più

suppongo che affonderò come una pietra

se mi lasci adesso

oh, le tempeste si susseguiranno

sei arrivata nel modo più facile

e te ne sei andata in quello più duro

e poi la vita va avanti


FINE



...ed eccoci qua! A sorpresa, ho pensato di proporvi un altro retelling mitologico!

Ne avevo scritto un altro proprio nel mese di luglio di tre anni fa, una storia dal titolo Lo sconosciuto: la trovate a questo link.


Questa volta mi sono discostata dai poemi epici per raccontarvi a modo mio la storia di Orfeo ed Euridice. Le leggende che circondano Orfeo, leggendario musico che ammansiva gli animali, figlio di una Musa e di un re, sono moltissime, ma quella che lo lega alla ninfa Euridice è la più famosa. Il matrimonio dei due, molto felice, viene brutalmente spezzato per colpa del pastore Aristeo, un uomo infido che molesta ed insegue Euridice (secondo alcune versioni, figlio di Apollo, a richiamo del mito del dio e di Dafne). Tentando di sfuggire ad Aristeo, Euridice calpesta inavvertitamente un serpente velenoso, che la uccide.


Disperato, Orfeo scende negli Inferi ancora vivo, dove fa commuovere il dio Ade e la regina Persefone con la sua straordinaria musica. Egli ottiene il permesso di riavere indietro Euridice, ma disobbedisce all’unico ordine che i sovrani dell’Oltretomba gli hanno dato: quello di non guardare in faccia la moglie prima che entrambi ritornino nel regno dei vivi.


Non appena Orfeo posa lo sguardo su di lei, Euridice scompare in uno sbuffo di fumo, ed al povero musico non resta che condurre un’esistenza solitaria. Da questo punto in avanti, le leggende si moltiplicano: c’è chi dice che si avvicinò al culto di Bacco rinunciando per sempre all’amore eterosessuale e trovando un amante, chi sostiene che egli fece una gran brutta fine subendo l’ira delle Menadi (le donne dedite al culto di Dioniso) e chi invece sostiene che egli si lasciò morire di stenti per ricongiungersi al più presto all’amata Euridice.


Forse perché la nostra sensibilità del XXI secolo di fronte al lutto è cambiata, ma a me piace pensare che Orfeo si sia sforzato, in un certo modo, di vivere per entrambi, perché, come lui, anche Euridice, ninfa degli alberi appartenente alla famiglia delle Driadi, amava l’arte e la natura.


So che la storia all’inizio sembra tutt’altro, ma è voluto, noi aspiranti scrittori siamo dei simpatici burloni per certi versi Orfeo può essere considerato un antenato di quei musicisti che oggi fanno impazzire le masse, o no?



Spero davvero che la storia vi sia piaciuta. Fatemi sapere che cosa ne pensate!

Trovate Life goes on di Ed Sheeran a questo link.

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)