lunedì 25 maggio 2020

POTION BOOK TAG

Un romanzo per ogni pozione di Harry Potter



Cari lettori,
per la nostra rubrica “Tag… a tema libri”, oggi vi propongo un questionario che ho trovato sul blog della mia amica Cristina del blog “Il mondo di Cry”, che ringrazio e saluto (qui il post originario). 

Si tratta di un TAG a tema Harry Potter, e la sfida è quella di abbinare un romanzo ad ogni pozione creata dalla fantasia di J.K.Rowling.

Questi sono i miei personali abbinamenti!



1. Amortentia


Gli ingredienti per il tuo libro ideale?


L’ingrediente più importante, per me, sono i personaggi: nel mio romanzo ideale dovrebbero essere curati, dalla personalità ricca di sfaccettature, con una storia personale interessante, coerenti nelle azioni e nei pensieri e possibilmente non appartenenti a cliché.

Anche le tematiche hanno un ruolo cruciale, e non è detto che temi seri si possano trovare solo in romanzi impegnati, anzi!

La trama è naturalmente importante, ma apprezzo sia gli intrecci più complessi e coinvolgenti che un ritmo più lento e riflessivo… dipende dal genere!

Infine, ammetto di avere un debole per le ambientazioni “familiari”, che conosco ed ho visitato personalmente.



2. Distillato di morte vivente


Un libro che ti ha annoiato a morte


Qualche anno fa, nostalgica della Rowling e, per l’appunto, della saga di Harry Potter a cui si ispira questo TAG, ho deciso di leggere Il seggio vacante, ritenendo che l’autrice sarebbe riuscita nuovamente a conquistarmi e che si trattasse di una sorta di giallo. Due gravi errori.


Siamo nella piacevole cittadina inglese di Pagford, una città di provincia che viene gestita, in apparenza senza alcun problema, dal Consiglio Locale, organo di supporto al Sindaco. Uno dei consiglieri più stimati ed in vista, Barry Fairbrother, un quarantenne banchiere, sportivo e con famiglia, una notte muore improvvisamente, a causa di un ictus.

A dispetto di ciò che le prime pagine sembrano promettere, la morte non è un delitto mascherato, e non ci saranno indagini: l’uomo è venuto a mancare tragicamente, ma per motivi del tutto naturali.

Il guaio, però, è che la sua morte ha lasciato un posto libero nel Consiglio Locale, e per la cittadina di Pagford, solo in apparenza ridente e tranquilla, ha inizio una vera e propria lotta tra i candidati ritenuti più meritevoli: una giostra di gelosie, invidie, piccole vendette reciproche, segreti tenuti nascosti troppo a lungo, che, giorno dopo giorno, sconvolge sempre più la comunità.


Sicuramente il punto di forza del romanzo è la capacità dell’autrice di sgretolare le immagini perfette dei rispettabili candidati al posto. Tra dottoresse innamorate di mariti altrui, industriali con famiglia che si curano solo del lavoro, mogli desiderose di trasgredire con uomini più giovani, professori amati dai presidi ma detestati dagli studenti, assistenti sociali che intrattengono relazioni adulterine ed effimere, genitori che rompono con i figli perché questi ultimi sono dichiaratamente omosessuali, nessuno degli stimati cittadini di Pagford sembra uscire indenne dall’occhio clinico del narratore.

Interessante è anche la questione del misterioso sito che ogni giorno rivela uno scandaloso segreto di qualche candidato al seggio… e davvero sorprendente è l’identità del blogger.


Purtroppo, però, nonostante gli innegabili aspetti positivi, il romanzo risulta un vero mattone. L’intreccio procede a rilento, i personaggi sono fin troppi (e tutti quanti detestabili), la storia viene tirata parecchio per le lunghe e, tanto per cambiare, saranno sempre pochi poveri disgraziati a diventare il capro espiatorio di una società borghese malata. 

Insomma… se siete fan della Rowling, forse è il caso di fermarsi al magnifico mondo magico che viene omaggiato in questo TAG!



3. Distillato della pace


Un libro che ti dà conforto


La regina della casa è un romanzo di Sophie Kinsella che, nonostante rientri nella categoria dei chick-lit leggeri e piacevoli, insegna molto sull’importanza di una vita piena e vissuta al meglio.

La protagonista Samantha Sweeting è una ragazza di ventinove anni abituata fin da piccola dalla sua severa madre a “dare il meglio sotto pressione”. Per questo motivo, in così giovane età, sta per diventare socio anziano di un grande studio legale londinese… ma la sua vita è una sorta di corsa cieca della quale non riesce a godersi nemmeno un minuto: ci sono solo riunioni, il suo ufficio in cui tira le undici di sera, emergenze all’ordine del giorno, una famiglia malata di lavoro che non le concede nemmeno una cena la sera del suo compleanno ed una valanga di stress.

A causa di un singolo errore sul lavoro, però, Samantha si ritrova improvvisamente esclusa non solo dal suo studio, ma proprio da tutto l’ambiente legale. Per via di una serie di divertenti equivoci deciderà di reinventarsi come governante per una anziana ed eccentrica coppia di campagna… e grazie a questa sua “nuova vita” capirà ciò che conta davvero, come le amicizie, l’amore, la serenità quotidiana, il buon cibo, i giusti momenti di relax, la possibilità di prendersi cura di se stessa.

In questo post trovate la recensione di questo ed altri romanzi della Kinsella.



4. Pozione polisucco


Un libro la cui copertina non si abbina al contenuto


Te lo dico sottovoce di Lucrezia Scali è un romance davvero dolce e coinvolgente, ma la copertina rimanda in modo fin troppo netto ad un’ambientazione natalizia.

Non che il Natale non sia presente nel romanzo, ma riguarda solo un capitolo, e nemmeno uno di quelli decisivi. Probabilmente la scelta della copertina ha inciso con la data di uscita del romanzo o con un tentativo di marketing di vendere l’opera nei mesi invernali. A mio parere, però, si sarebbe dovuto puntare molto di più sul rapporto che la protagonista ha con gli animali, vero cuore del romanzo, invece di porre in copertina un cagnolino solitario ed un po’ abbandonato in mezzo ad un trionfo di romanticismo natalizio.

Trovate qui la mia recensione del romanzo.



5. Pozione liscia capelli


Un libro con una bella copertina


Per un’appassionata di danza come me la copertina di Arabesque di Alessia Gazzola è davvero splendida!

Si tratta di uno dei capitoli più recenti della serie de L’allieva, che ha come protagonista Alice Allevi, una giovane specializzanda in Medicina Legale, tanto goffa ed imprudente quanto determinata e sensibile.

Trovate la recensione della serie a questo post.



6. Crescita ossa


Un libro a cui, secondo te, manca qualcosa?


Il club dei filosofi dilettanti di Alexander McCall Smith ha tutte le carte in regola per essere un buon giallo: protagonisti intelligenti e simpatici, riflessioni intriganti sul tema della filosofia, un intreccio che cattura il lettore… ma sul finale si perde, e la risoluzione risulta un po’ banale, fin troppo scontata rispetto alle premesse.

...è un vero peccato, considerando che questa delusione mi ha fatto desistere, almeno per il momento, dal leggere altri romanzi della stessa serie.

Ve ne parlo meglio in questo post.



7. Felix felicis


Un libro che ti senti fortunata ad aver letto?


La vera scoperta dell’anno scorso sono stati i romanzi di Fabio Stassi, un autore che avevo conosciuto con alcuni racconti delle raccolte della Sellerio.

Sono due le sue opere che mi hanno particolarmente colpito. La prima è Con in bocca il sapore del mondo, una raccolta di monologhi che hanno per protagonisti dieci grandi nomi della poesia italiana del ‘900. Ne parlo meglio nei preferiti di luglio dell’anno scorso.

La seconda è la serie (composta, per ora, da La lettrice scomparsa ed Ogni coincidenza ha un’anima) che ha per protagonista il “biblioterapeuta” Vince Corso, esperto di letteratura e narrativa ed investigatore suo malgrado. Ne parlo meglio qui.

La cultura umanistica, lo stile colto, le profonde riflessioni di questo autore, così come i personaggi che ha creato, meno noti di altri di casa Sellerio ma molto originali ed affascinanti, mi hanno davvero conquistato.




Ecco la mia versione di questo TAG!
Voi che cosa mi raccontate?
Siete d’accordo con le mie scelte o avreste indicato altri romanzi?
Avete letto i libri che ho citato? Che ne pensate?
Fatemi sapere!
Come sempre, siete liberissimi di riproporre il questionario sul vostro blog, o scrivere una vostra breve versione nei commenti.
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)

mercoledì 20 maggio 2020

LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO

Il celebre balletto disponibile nel catalogo di Rai Play




Cari lettori,
nuovo appuntamento con i “Consigli per gli amanti della danza”! 

Dopo avervi parlato della versione di "Carmen" del Teatro dell’Opera di Roma, ho deciso di continuare a consultare il catalogo di Rai Play per poter dare a tutti voi qualche consiglio a proposito di teatro e danza anche se in questo periodo non possiamo frequentare luoghi culturali. 

Tra i vari titoli disponibili, uno di essi ha subito colpito la mia attenzione: si tratta di una versione de La bella addormentata nel bosco di Čajkovskij tenutasi qualche anno fa al Teatro della Scala di Milano, con la coreografia di Nureyev e le interpretazioni di due autentiche étoile nei ruoli della Principessa Aurora e del Principe: Polina Semionova e Timofej Andrijashenko. 

Con una serie di nomi e riferimenti così importanti non ho potuto non essere curiosa… parliamone meglio insieme!



Una vicenda immortale in un prologo e tre atti


Il prologo della storia ha inizio all’incirca nel XVIII secolo (abiti e parrucche di chi si trova in scena fanno pensare così). 

Siamo in un immaginario regno, nel Palazzo del re, e tutti quanti sono in festa per via della presentazione ufficiale ai sudditi della principessina Aurora, nata da pochi giorni. Dopo il ballo dei nobili e dei cortigiani, è il turno delle fatine buone, che, in una serie di variazioni, si presentano a re e regina e portano un dono per la piccola. 
L’ultima ad apparire è la Fata dei Lillà, la più potente tra le fate; prima che lei possa omaggiare Aurora, però, la scena si oscura ed appare la malvagia strega Carabosse (che ha ispirato la Malefica di cartoni animati e film), la quale getta una maledizione sulla piccola: a 16 anni, ella si pungerà con un fuso e morirà. Dopo un primo momento di terrore, la Fata dei Lillà, che non ha ancora espresso il suo dono, riesce a trasformare la morte in un sonno di cent’anni, e Carabosse viene cacciata.


Tra prologo e primo atto passano sedici anni: i fusi sono proibiti in tutto il regno, tanto che tre imprudenti massaie che continuano ad utilizzarlo rischiano di venire imprigionate dal re e sono salvate solo dall’intercessione della regina.

Fervono i preparativi per la festa del sedicesimo compleanno di Aurora: la principessa appare, acclamata dalla folla, ed il padre le presenta quattro ricchi pretendenti, con i quali lei danza. Tra un festeggiamento e l’altro, però, ella accetta un misterioso dono da una mendicante col viso incappucciato, che altri non è che Carabosse mascherata: si tratta proprio del tanto temuto fuso che la punge. La principessa cade a terra priva di sensi, mentre la malvagia strega fugge. La Fata dei Lillà benedice la principessa, mutando il suo stato di morte apparente in sonno, addormenta i reali con tutta la corte e fa crescere un fitto bosco intorno al castello.


Il secondo atto ha inizio cento anni dopo, quando alcuni nobili del luogo vanno proprio nel bosco per una battuta di caccia. Tra di loro c’è anche il Principe Desiré, che, dopo una lunga giornata di divertimenti, si ritira nel suo alloggio e si addormenta. È allora che gli compaiono in sogno prima la Fata dei Lillà, e poi Aurora, della quale il principe si innamora subito.
Il castello è presidiato da Carabosse e dalle sue guardie, ma, all’alba, tutti vengono scacciati dalla Fata dei Lillà, poiché è arrivato il vero amore di Aurora e la strega non può più esercitare il suo maleficio.
Il Principe risveglia Aurora con un bacio e tutta la corte si desta e festeggia i due.


Il terzo atto, infine, è dedicato al ricevimento di matrimonio tra Principe e Principessa, con moltissimi balli e divertissement.



Tra coreografie di gruppo e variazioni


Come forse ricorderete avendo letto altri post di questa mia rubrica, vi sarete resi conto che spesso mi sono ritrovata a descrivere degli originali spettacoli di danza-teatro, o di analizzare originali rappresentazioni in cui erano stati ben coniugati più stili di danza differenti.

La bella addormentata del bosco non è però tra le tipologie di balletto che ho appena elencato: si tratta, infatti, di un pilastro della danza classica, che, nonostante richieda impegno e pazienza per essere seguito (oltre due ore e mezza di coreografie non sono uno scherzo nemmeno per uno spettatore appassionato), colpisce e coinvolge come solo un classico immortale riesce a fare.

Anche nel più tradizionale degli ambiti, tuttavia, ci sono delle lievi differenze di stile. Ci sono personaggi, come il Re, la Regina, il cerimoniere di corte, la Fata dei Lillà e la Strega Carabosse, che sono molto statici: muovono molto poco la parte inferiore del corpo, ma moltissimo quella superiore e le espressioni del viso, quasi recitando.

Ci sono poi ballerini che interpretano grandi coreografie di gruppo, come il ballo di benvenuto di re e regina alla presentazione di Aurora, i festeggiamenti in attesa della principessa sedicenne, la battuta di caccia nel bosco, il ballo finale insieme ai neo-sposi.



Quanto alle variazioni, le stesse ballerine che nel prologo interpretano le fatine buone del regno tornano nel terzo atto come invitate di primo piano al matrimonio, talvolta sole, altre volte accompagnate. Un particolare che di sicuro sarà apprezzato dagli amanti della Disney: tra gli invitati al ricevimento di Aurora e Desiré ci sono anche dei celebri personaggi delle favole, come tre fatine che ricordano molto da vicino quelle dell’omonimo cartone animato, Cenerentola con il suo Principe, il Gatto con gli Stivali e la Gatta Bianca, l’Uccello Azzurro e la Principessa Florine.

Spettano però alle due étoile, ovvero alla Principessa Aurora ed al Principe Desiré, gli emozionanti passi a due e gli assoli più complessi. 
Credo che una caratteristica peculiare di questo balletto ed in generale delle coreografie di Nureyev, rispetto ad altri del mondo classico, sia quella di richiedere al protagonista maschile un’agilità ed una rapidità quasi equivalente a quelle della sua co-protagonista femminile: egli fa molto meno il porteur, si muove molto di più in sintonia con la principessa e nei suoi assoli è compresa una serie di giri, piroette, fouettés e salti davvero strabiliante. Quanto ad Aurora, il suo banco di prova peggiore è forse esordire in scena con l’Adagio della Rosa (il balletto con i pretendenti), una coreografia che mette a durissima prova l’equilibrio di piedi e caviglie, senza essersi riscaldata prima con qualcosa che richieda meno resistenza.



Costumi e scenografie


La scenografia sul fondale, una composizione di colonnati e fogliame, può andare bene sia per rappresentare il palazzo che il bosco. In alcuni momenti viene portato sulla scena un grande cancello decorato, che rappresenta l’ingresso della corte. All’inizio del secondo atto, per simulare la caccia, sono invece presenti sul palcoscenico un carro e degli animali finti, le prede dei nobili che si sono accampati fuori dal castello.

Quanto ai costumi, quelli dei personaggi più statici, come i reali ed i cortigiani, sono tipicamente settecenteschi per gli uomini, con tanto di cappelli e parrucche, e piuttosto lunghi ed ingombranti per le donne; essi, come già detto, muovono molto di più la parte superiore del corpo rispetto a quella inferiore. La Fata dei Lillà è in argento e glicine, mentre Carabosse, in nero, con un trucco verdastro, un grosso copricapo ed un lungo bastone, sembra davvero Malefica.



Il principe è in camicia e pantaloni bianchi, occasionalmente con una giacca azzurra, mentre Aurora ha due tutù corti, uno giallo ed uno lilla, e l’immancabile corona.

Per il resto, la fantasia dei costumisti ha avuto libero sfogo: un vero mare di colori e fogge diverse, tra tutù dedicati alle quattro stagioni, coroncine di rose, omaggi alle favole più famose… qualcosa che merita decisamente di essere visto!



Le musiche: un confronto con il classico Disney


Personalmente sapevo che le musiche del balletto fossero state inserite nel classico Disney La bella addormentata del ‘59, ma ignoravo quali ed in che modo. 
Vedendo lo spettacolo ho finalmente avuto il piacere di scoprirlo!


Innanzitutto, la celeberrima canzone So chi sei (ovviamente senza le parole, che sono state aggiunte in un momento successivo) è il balletto immediatamente prima dell’ingresso di Aurora, una coreografia di gruppo con tutù gialli e rossi e bellissimi archetti di rose aranciate che passano di mano in mano ai ballerini.

La musica che nel film accompagna la fuga nella notte delle tre fatine e della piccola Aurora è quella che nel balletto rappresenta il ferimento e la quasi morte della principessa, mentre il motivo che nel classico Disney accompagna la prima alba dopo la sconfitta di Malefica sancisce nel balletto la cacciata di Carabosse.



Infine, non possono mancare dei riferimenti nei divertissement del Terzo Atto: la variazione delle Fate in verde è utilizzata per caratterizzare proprio le tre fatine Flora, Fauna e Serenella, mentre la danza del Gatto con gli Stivali e della Gatta Bianca accompagna la fuga del Principe Filippo dal castello di Malefica.




Vi ricordo che lo spettacolo è disponibile sul catalogo di Rai Play nella sezione “Teatro e danza”. Per chi di noi sarà a casa domani mattina, inoltre, verrà trasmesso alle 10 su Rai 5. Spero che questa mia scelta di proporvi degli spettacoli da casa possa essere di vostro interesse!
Avete mai visto qualche versione di questo balletto? L’avete apprezzata?
Preferite rappresentazioni classiche come questa o qualcosa di più moderno?
Aspetto i vostri commenti!
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)

domenica 17 maggio 2020

L'ANGOLO VINTAGE 2.0 - MAGGIO 2020





Cari lettori,
siamo al consueto appuntamento del 17 del mese con “L’angolo vintage”. Il post di oggi, però, sarà un po’ particolare: non farà parte soltanto della sopracitata rubrica, ma anche di quella degli “S...consigli libreschi”.

Nelle ultime settimane, infatti, ho riletto un romance, L’anello di Beatrice, che avevo sul kindle da tempo ed ammetto che non ricordavo tanto bene. Poco tempo dopo, complice l’iniziativa #ioleggodacasa, ho letto gratuitamente Almeno tu di Alice Marcotti, sempre appartenente al genere del romanzo rosa. 

Pur non sconsigliando nessuno dei due al 100%, perché comunque le brutte letture sono altre (ne ho parlato qui, per esempio), ho trovato in entrambi degli elementi che non mi hanno convinto, alcuni dei quali sono clichés dei romance che purtroppo rendono un romanzo molto più scontato.

Vi lascio alle recensioni, sperando che capirete le mie perplessità!



L’anello di Beatrice, Prima parte, di Chiara Cipolla


La protagonista di questo romance è Emma, una ragazza di ventisette anni che sta muovendo i primi passi nel mondo dell’insegnamento: attualmente è in un liceo per una cattedra di matematica e scienze, ma è una supplenza, dal momento che non ha ancora ottenuto il posto fisso. La sua precarietà lavorativa va di pari passo con quella sentimentale: negli ultimi anni ella ha avuto tante delusioni e, dopo qualche porta in faccia particolarmente dolorosa, si è quasi rassegnata a restare da sola.

I suoi amici, che la vedono sfiduciata ma suppongono che sia solo una presa di posizione (una riflessione che si rivelerà davvero lungimirante), la coinvolgono in una cena alla quale è presente anche un professore universitario inglese, Edward, in visita in Italia per alcuni mesi. Tra Emma ed Edward c’è subito una forte attrazione: i due finiscono per chiacchierare tutta la notte e decidono di rivedersi.

Emma è una ragazza romantica e sulle prime non si fida di Edward, che afferma di cercare soltanto divertimento, soprattutto in Italia, dal momento che tra qualche mese dovrà tornare nel Regno Unito. Al di là dei discorsi teorici e delle confidenze, però, essi non riescono a stare lontano l’uno dall’altra: il loro viaggio a Roma nel mese di luglio si trasforma in una sorta di luna di miele e, alla fine dell’estate, prima che Emma accetti un nuovo incarico annuale come supplente, egli le propone di andare con lei in Inghilterra e di provare a convivere.

La ragazza si rende conto di essere ormai innamorata di Edward ed accetta il suo invito, ma, una volta arrivata lì, scopre che il suo fidanzato è molto ricco di famiglia e che i compassati genitori di lui non la apprezzano affatto. Edward sembra non curarsene: dichiara il suo amore ad Emma e le promette che saranno felici. Purtroppo non tutto andrà come previsto…

Il titolo L’anello di Beatrice deriva da un gioiello che appartiene alla protagonista, di proprietà di una nonna, che nasconde un mistero sul quale ella farà luce nel secondo volume della duologia (che, confesso, devo ancora leggere).


Innanzitutto, una caratteristica che non mi ha convinto è il modo in cui viene trattata la professione della protagonista. Come saprete, anche io, come Emma, ho fatto un bel po’ di supplenze (anche se in altre materie rispetto a lei), e quando si ha la nostra età e si sta facendo ancora la gavetta, possono benissimo capitare delle sostituzioni per malattia, maternità, brevi infortuni… insomma, essere chiamate per un anno intero, e poi ancora per un altro anno nel medesimo posto, è come vincere una piccola lotteria, ed il fatto che Emma rinunci a questo incarico “mezzo fisso” per seguire un ragazzo conosciuto da pochi mesi che per le prime settimane ha continuato a ripetere di volere “solo sesso”… insomma, possiamo dire che sia una scelta un po’ azzardata? E poi, lasciatemelo dire: se stai a spasso con il tuo amore fino alle 5, con che faccia e che energia ti presenti davanti a 25 quindicenni alle 8? Già non è un granché arrivare in ufficio con un litro di caffè e dormire davanti al computer, ma come si fa a gestire gli adolescenti e spiegar loro matematica o latino dopo più e più notti di baldoria? Poco realistico, direi.


Di Emma non mi è piaciuto nemmeno l’atteggiamento, quello che io definisco della “finta contenta di essere single”: continua a ripetere che sta bene da sola, ma appena le presentano un tizio (bello, eh, non dico di no) si dimentica persino degli amici, che, secondo me molto giustamente, ad un certo punto del romanzo le fanno notare che è diventata una di quelle ragazze che quando è fidanzata si dimentica di tutto e di tutti. Togliamoci pure questo sassolino dalla scarpa: è colpa di quelle come Emma se quelle come me, che, a parte qualche comprensibile momento no, il più delle volte sono davvero contente di vivere da sole e della loro routine da single, non vengono mai, mai credute.


Edward, dal canto suo, è un po’ stereotipato: non so voi, ma io sono un po’ stufa dei bellocci che si danno alla pazza gioia con le avventure sessuali prima di “innamorarsi davvero” (conclusione opinabile). Una volta tanto mi piacerebbe incontrare un “principe azzurro” bruttarello, imbranato e che come esperienze sessuali sta a zero o quasi… così, per avere il brivido di una botta d’originalità. Se conoscete romanzi così consigliatemeli nei commenti, grazie!


Concludo dicendo che il finale nasconde sicuramente un trabocchetto (chi l’ha letto capirà) e che molte questioni restano in sospeso. Vorrei comunque leggere il secondo volume, almeno per vedere se la storia si evolve o mi convince di più… in caso, vi farò sapere!



Almeno tu, di Alice Marcotti


L’autunno è arrivato ed a Yale, Università americana tra le più importanti, sta per iniziare un nuovo anno accademico. Tra le matricole della facoltà di Letteratura e Giornalismo c’è Ellie Prinsloo, una ragazza in fuga dalla sua cittadina natale e dalla brutta delusione che ha avuto nel corso dell’estate: il suo fidanzato storico l’ha tradita con la sua migliore amica e si è iscritto a Princeton.

Decisa a ricominciare da capo, Ellie si stabilisce al campus e diventa subito amica delle sue due compagne di stanza, Violet e Taylor. Quest’ultima è la cugina di Aiden Wilson, un ragazzo che ella ha già avuto il dispiacere di incontrare il giorno del suo trasferimento: gli è inciampata addosso con tutti gli scatoloni e lui non solo non l’ha aiutata, ma l’ha anche presa in giro con una certa strafottenza.

Ellie preferirebbe non incontrare più un ragazzo così presuntuoso ed antipatico, ma, per sua sfortuna, ha alcuni corsi in comune con lui, ed egli è anche molto legato alla cugina. Giorno dopo giorno, Ellie impara a conoscere Aiden e comprende che il suo atteggiamento è una sorta di bluff che nasconde un carattere molto più profondo ed un po’ tormentato. Egli, infatti, si sente molto attratto da Ellie, ma ha paura di iniziare una nuova relazione per via dei suoi sensi di colpa nei confronti della sua prima fidanzata, tragicamente scomparsa qualche anno prima.

Quando però l’ex di Ellie si ripresenta al campus, deciso a riconquistarla, la gelosia gli fa comprendere che non vuole assolutamente perderla.


Almeno tu appartiene al filone dei romance ambientati nelle Università americane, che ultimamente vanno molto di moda anche tra le autrici italiane. Senza nulla togliere a chi fa questa scelta, a me piacerebbe che le scrittrici nostrane, qualora volessero scrivere un libro di ambientazione universitaria, valorizzassero maggiormente le nostre Università. Quasi tutte noi appassionate di lettura e scrittura l’abbiamo frequentata e, invece di un anonimo campus americano che è sempre uguale in tutti i romanzi proprio perché noi italiane non lo abbiamo mai visto (o quasi, in pochi fortunati casi), sarebbe bello vedere il cortile di Via Festa del Perdono, l’austerità dei chiostri della Cattolica, la goliardia di Padova, i portici di Bologna. Posti vissuti ed apprezzati da noi italiani, dove davvero sappiamo come funzionano le cose, dall’ordinamento generale agli aneddoti divertenti. Ancora una volta, se conoscete romanzi di questo tipo, consigliatemeli nei commenti!


Questa considerazione porta immediatamente a quella successiva: ...non c’è vita fuori dal campus. Ellie, sia con le amiche che con Aiden, passa il tempo libero sempre e solo in camera, a mangiare take away e guardare film o telefilm. Al massimo c’è qualche festa, sempre all’interno dell’Università. Non un’occhiata a quello che accade di fuori: che ne so, una cena in città, un picnic nei dintorni, qualche luogo interessante da visitare nei dintorni di Yale. 
Ancora una volta, non sarebbe stato meglio per l’autrice puntare su un luogo a lei noto, dove potesse “muoversi con sicurezza” e presentare anche qualche scena in esterno?


Il difetto maggiore di questo romanzo, tuttavia, è un altro ancora: i troppi, troppi clichés, che rendono la lettura sicuramente veloce, molto scorrevole ed abbastanza piacevole, ma purtroppo piuttosto scontata. Se tematiche, personaggi e trama sono già visti e rivisti, il rischio che non resti molto al lettore è parecchio elevato.
A parte l’ambientazione, di cui abbiamo già discusso, ci sono anche altri elementi decisamente “non nuovi”: il tradimento fidanzato-migliore amica; l’incontro-scontro; il passato traumatico che innesca la paura di innamorarsi di nuovo; il protagonista maschile ovviamente splendido, muscoloso e sessualmente frivolo (il che ci riporta alla recensione de L’anello di Beatrice); le compagne di stanza estroverse che spingono la protagonista ad uscire dal loro guscio; una serie di dubbi di Ellie che scompaiono in un istante di fronte all’epifania della persona giusta; e così via. 
Ora, mi rendo conto che quasi tutti i romance contengono uno, due, tre di questi luoghi comuni; ma inserirli tutti senza apportare nessuna tematica originale mi sembra un po’ troppo. Mi sarei decisamente aspettata di meglio!




Questo è il mio “angolo vintage” di oggi, purtroppo un po’ critico!
Voi che cosa ne pensate? Avete letto questi romanzi? Vi sono piaciuti?
Conoscete le autrici o altri loro romanzi?
Come sempre, vi invito a leggere anche i post delle colleghe blogger che hanno partecipato alla rubrica questo mese, i cui nomi trovate nel banner ad inizio post.
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)