lunedì 3 agosto 2020

CHIUSURA ESTIVA DEL BLOG

Buone vacanze a tutti!




Cari lettori,
è arrivato agosto, e, come da ormai cinque anni, è giunto il momento di mandare il blog in “vacanza estiva”. Quando arriva questo momento dell’anno, è opportuno mettere in pausa anche hobby e passioni che comunque richiedono il loro impegno, in modo da tornare a settembre con ancora più energia, motivazione e creatività di prima.


Quest’anno è stato particolare ed un po’ difficile per tutti. Io però ci tengo a ringraziare tutti voi, lettori fissi (ben 147, non ci credo ancora) e frequentatori del blog tramite i canali social (trovate i vari link nel box in alto a destra), per due motivi:

1) La situazione di quarantena che in primavera ha riguardato tutti noi ha avuto delle ripercussioni anche sui soliti argomenti del blog. Con teatri, cinema, mostre e luoghi culturali chiusi, ho dovuto puntare di più su ciò che si poteva fruire da casa: la musica, la poesia, la letteratura (con le recensioni classiche) e gli spettacoli su RaiPlay (compresi i balletti). La lettura è rimasta il “cuore” del blog, e grazie alle tante promozioni per l’iniziativa #ioleggodacasa ho potuto finalmente recuperare letture che avevo in wishlist da troppo, oppure sperimentare generi diversi dal solito. Al di là delle mie decisioni personali, tuttavia, nel corso di marzo e aprile sono rimasta veramente colpita dalla creatività con cui tanti di noi blogger hanno cercato di intrattenere se stessi e gli altri, sia sulle loro piattaforme che sui social. Eravamo tutti in grande difficoltà, ma è bastato poco per scaldarmi il cuore!

2) Quest’anno, per la prima volta, complici il tempo libero forzatamente casalingo e la rubrica creata da altre mie colleghe blogger, ho deciso di dare spazio su questi schermi alla scrittura creativa, una passione a cui mi sono sempre dedicata, ma che ho sempre praticato in modo piuttosto discontinuo rispetto alle letture ed alle recensioni. Cinque mesi ed altrettanti racconti dopo (trovate l'ultimo a questo link), non potrei essere più felice dell’accoglienza ricevuta e dei commenti che tanti di voi mi hanno lasciato (non solo i partecipanti alla rubrica). Vi ringrazio soprattutto perché, grazie a voi, mi sento più sicura nel momento in cui mi metto al pc e scrivo qualcosa di più creativo invece di un post classico: so che quelle pagine non resteranno in archivio, ma verranno consegnate ad un pubblico sensibile e ricettivo come voi.




Negli ultimi mesi sono successe moltissime cose nuove a tutti noi, ma credo che una caratteristica ci accomuni: siamo stati un bel po’ più del solito di fronte ai nostri romanzi ed al nostro pc, e, per quanto li amiamo, forse è giunto il momento di ricominciare a godersi il mondo fuori e di fare maggiore movimento. Personalmente, come già vi ho raccontato nei Preferiti di luglio, ho già rivisto per un po’ di giorni il “mio mare” di Varazze, ma in questi giorni sto per raggiungerlo di nuovo per il consueto periodo di villeggiatura d’agosto. Lo ammetto, quest’anno mi sembrava quasi un miraggio e non riesco a crederci!

La mia pausa durerà per buona parte del mese: probabilmente tornerò l’ultima settimana con i soliti “Preferiti”, in modo da potervi raccontare le mie vacanze.

Vi auguro un’estate il più possibile serena, dal momento che quest’anno abbiamo tutti bisogno di riprenderci da momenti difficili. Se vi va, scrivete sotto nei commenti quali sono i vostri piani per agosto, o se avete già fatto delle vacanze tra giugno e luglio! Vi ringrazio ancora tanto per il sostegno, buon agosto a tutti voi!


Silvia

giovedì 30 luglio 2020

I PREFERITI DI LUGLIO 2020

Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese




Cari lettori,
anche il mese di luglio sta per terminare!

Non vi nego che per me è un mese passato in frettissima. Dopo i mesi primaverili forzatamente statici per tutti, a giugno ho ricominciato gradualmente a tornare alla normalità (come, credo, tanti di noi) e in queste settimane mi è parso di riassaporare davvero un po’ di libertà. Tra posti che ho finalmente rivisto dopo un po’ troppo tempo, compleanni importanti, piccoli e grandi cambiamenti in famiglia, i giorni sono volati. Come direbbero i Peanuts, le estati “corrono” rispetto agli inverni (o almeno, io a volte ho questa sensazione), ma giugno e luglio mi hanno regalato relax ed emozioni al tempo stesso, e abbiamo ancora davanti tutto agosto!

Nel frattempo, ricapitoliamo insieme tutto quello che mi è piaciuto, dai libri ai film, dalla musica alla poesia!



Il libro del mese


Una delle mie letture in riva al mare è stata una raccolta di racconti che mi ha portato in un mondo che non conoscevo. Si tratta di Gente in Aspromonte, un libro del 1930 di Corrado Alvaro, scrittore vissuto tra il 1895 e il 1956.

Questa raccolta di racconti, considerata la datazione e l’importanza dell’autore, che è stato anche giornalista e poeta ed ha vinto il premio Strega nel 1951, è considerabile un classico, ma ammetto che, nonostante i miei studi umanistici, ho colmato solo ora questa mia lacuna.

Corrado Alvaro, con questo romanzo, omaggia la sua terra e le sue origini: egli, infatti, è di San Luca, un piccolo paese nell’entroterra ionico calabrese, ai piedi dell’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria.


La raccolta è composta da tredici racconti: il primo, nonché il più lungo, è quello che dà il titolo. In queste storie, ambientate all’inizio del XX secolo, si delinea l’affresco di un’umanità varia, spinta però dal desiderio di sopravvivere nonostante le difficoltà della vita e da un senso di disperazione, di tragedia imminente che deve essere evitata, ma dalla quale non sempre si riesce a sfuggire.

Una famiglia di pastori sottomessa ai signorotti locali decide di far studiare uno dei suoi figli come prete, pensando che solo l’istruzione possa contrastare la loro prepotenza; alcune donne lottano per la loro indipendenza, anche se sono compagne non legittime, figlie non ascoltate, mogli timorose; dei poveracci in cerca di fortuna sperano di trovare un tesoro e quando l'hanno sotto gli occhi non se ne rendono nemmeno conto; alcuni amici e concittadini si sfidano in esibizioni di virilità che diventano gare mortali.


Sullo sfondo di queste vicende c’è il panorama dell’Aspromonte, tanto impervio quanto affascinante. Le descrizioni sono meravigliose: dettagliate, poetiche, quasi liriche.

Forse non è una delle letture più semplici per qualche pomeriggio estivo, ma ne vale assolutamente la pena, perché, come già detto, è un classico meno studiato di altri. 
Per chi ama l’estate in montagna, poi, è una lettura irrinunciabile!



Il film del mese


Avevo letto la trilogia di Divergent di Veronica Roth (composta dal romanzo omonimo e dai seguiti Insurgent e Allegiant) qualche anno fa e, pur non essendo una lettrice assidua di young adult, ricordo di averlo davvero apprezzato.

Tuttavia, in questi anni non ho mai visto il film tratto dal romanzo, soprattutto perché più di una persona mi aveva detto che sarei rimasta delusa. In queste settimane sono riuscita a recuperarlo e, a sorpresa, sono contenta di averlo fatto.


La storia è fedele a quella del romanzo: ci troviamo negli Stati Uniti, in un futuro post-apocalittico, dopo una guerra che ha sconvolto il mondo occidentale ed ha isolato le città americane più importanti all’interno di altissime recinzioni.

Beatrice Prior, la protagonista della storia, vive in una di queste metropoli, i cui abitanti sono stati divisi in cinque fazioni, a seconda della principale caratteristica della persona. I Candidi, schietti e sinceri, amministrano la giustizia; i Pacifici, tranquilli come il loro nome, si occupano di agricoltura e allevamento; gli Eruditi, i più portati per lo studio, lavorano come insegnanti e ricercatori; gli Abneganti, fazione di Beatrice e della sua famiglia, sono generosi, quindi compiono opere di carità, ma a loro è stato affidato anche il governo (secondo me, sono una sorta di metafora della Chiesa); gli Intrepidi, infine, sono i soldati ed i poliziotti della città, spinti dal coraggio.

Il motto della città è “la fazione prima del sangue” ed i figli, una volta compiuto il sedicesimo anno di età, si ritrovano a scegliere la loro destinazione definitiva in una pubblica cerimonia, allontanandosi anche dai genitori, se necessario.


Il giorno del test attitudinale, però, Beatrice ha una brutta sorpresa: il suo risultato...non c’è. Ella è una dei cosiddetti Divergenti, ovvero le persone che non hanno una caratteristica dominante, ma hanno tante qualità differenti: nello specifico, Beatrice risulta in parte Abnegante, in parte Erudita, in parte Intrepida.

La sua prima decisione è quella di continuare a nascondersi nella fazione degli Abneganti, la più semplice in cui restare, la più accogliente. Quando il fratello, durante la cerimonia, sceglie gli Eruditi, rivali storici della sua fazione d’origine, si convince sempre più di dover essere la “figlia che deve restare”… ma all’ultimo secondo non può fare a meno di pensare che, se rimane dov’è, non capirà mai chi è veramente, ed alla fine opta per la sua terza scelta: gli Intrepidi, che ha sempre segretamente ammirato.

C’è un solo problema: non si tratta di una fazione come le altre, in cui si viene semplicemente accolti. Le selezioni per diventare un vero Intrepido sono durissime: c’è un lungo allenamento fisico e mentale da superare, tra ore massacranti di palestra, combattimenti, prove di coraggio, simulazioni delle proprie paure da sconfiggere.
Beatrice, ribattezzata Tris, si fa dei nuovi amici ed inizia a provare una forte attrazione per il suo istruttore Quattro, ma deve anche affrontare la cattiveria dei capi, le gelosie di alcuni compagni di fazione e soprattutto la paura di non passare la selezione e di diventare una degli Esclusi, i vagabondi senza fazione.

Inoltre, gli Eruditi tramano nell’ombra per rovesciare il governo degli Abneganti e il loro capo, Jeanine, inizia a studiare un piano per eliminare i Divergenti come Tris, che sono ritenuti poco controllabili e quindi pericolosi.


Volendo trovare un difetto a questo film, potremmo dire che, in effetti, alcune scene d’azione non possono essere definite in altro modo se non americanate. La stessa Tris, che nei primi dieci minuti del film, tra vestitone grigio, cappotto, scarponi e chignon sembra una delle nostre prozie negli anni ‘30 e poi all’improvviso diventa una super bella tatuata e muscolosa, forse non risulta sempre credibile.

Tuttavia, al di là degli elementi di puro intrattenimento, i messaggi importanti del romanzo vengono resi bene nel film. 

Resta l’idea di base: chi non appartiene ad una sola categoria, chi è una persona formata da tante diverse caratteristiche, sfugge al controllo del sistema che lo/a vuole intrappolare e si rende conto che le manipolazioni a cui è sottoposto non sono reali. Interessante anche la scelta degli Eruditi come nemici (anche se in Insurgent e in Allegiant le cose si complicheranno): chi studia in modo nozionistico, senza meditare ciò che apprende nella mente e nel cuore, presto o tardi metterà la propria erudizione al servizio di poteri più grandi. Gli Intrepidi, dal canto loro, risultano ciechi nella loro ricerca di un coraggio assoluto, che non tenga conto della normalità dell’avere paura, della legittima fragilità dell’essere umani. Gli Abneganti, infine, proprio come l’istituzione che sembrano richiamare, pur di preservare la loro immagine innocente e generosa, nascondono al loro interno persone che si sono macchiate di abusi vergognosi.


Vorrei recuperare anche gli altri film ispirati dai romanzi (anche se mi hanno detto che la seconda parte di Allegiant è stata purtroppo cancellata): vi farò sapere se la mia impressione resterà positiva!



La musica del mese


Nei preferiti di giugno ho inserito una parte dedicata al nuovo disco di Nek, cantante che, come ormai saprete, adoro (trovate il link qui). 

Di certo, però, non mi aspettavo che il 24 luglio sarebbe arrivata una sorpresa dall’altra mia preferita di sempre: Taylor Swift. Contrariamente al suo solito, senza alcuna promozione, con un solo giorno di preavviso, è uscito il suo ottavo album, Folklore, concepito e creato durante la quarantena primaverile. Come forse ricorderete, io avevo apprezzato moltissimo il suo settimo album, Lover (del quale ho parlato qui), perché lo avevo sentito come un ritorno alle sue canzoni “vecchia maniera” e perché mi erano piaciuti tanto i testi. Posso però tranquillamente dire che con Folklore Taylor ha, per l’ennesima volta, superato se stessa.


Innanzitutto, con questo disco si è accostata al terzo genere della sua carriera: dopo due dischi country, due country-pop e tre puramente pop, è iniziata una sua transizione verso il folk e l’alternative, ma sempre con la dolcezza nelle melodie che la contraddistingue. Inoltre, io, viste le premesse (assenza di pubblicità e di singoli radio-friendly) mi aspettavo qualcosa di più acustico ed intimo di altri suoi lavori, ma davvero non avrei sperato in un simile estro creativo nei testi.

Taylor ha raccontato, nella lettera introduttiva che accompagna ogni suo album, che tutto è nato da una serie di immagini e di sogni, e che dopo tanti dischi in cui ha parlato prevalentemente di sé è nato in lei il desiderio di inventare delle storie, con protagonisti reali o di fantasia.


Come già fatto con Lover, ho pensato di dividere le sedici tracce del disco in più categorie, in modo da dare un’idea dei temi che vengono trattati. Spero di incuriosirvi!


Storie più intime: anche se tante storie che Taylor racconta in questo disco non la riguardano direttamente, un suo album non può considerarsi tale se non ci sono tracce in cui ella può raccontarsi direttamente. Stavolta la modalità “diario segreto” che tanto piace a noi fan della prima ora ha lasciato il posto a una narrazione più sfumata, ma l’intensità delle riflessioni e dei messaggi resta invariata. Mirrorball, per esempio, è un brano in cui ella analizza il suo comportamento nelle relazioni ed ammette di non essere una persona a cui viene naturale viverle con serenità, ma che almeno prova a farlo. Riflessioni di questo tipo ci sono anche in This is me trying, una canzone in cui la protagonista afferma di essersi creata da sola delle gabbie mentali e di aver imprigionato il suo potenziale. Invisible string è invece una canzone più allegra, che gioca con il significato dei colori e pone l’accento sui piccoli miracoli che può fare il tempo. Peace, infine, presenta il contrasto tra pensieri ed aspettative in una relazione (di amicizia o d’amore) e la realtà, che non permette mai di essere davvero “in pace” al 100%.


Storie di bambini ed adolescenti: Tre canzoni del disco sono legate tra loro e raccontano la storia di due diciassettenni, Betty e James, del loro amore, dei loro errori dettati dalla giovane età e del loro desiderio di restare insieme. Cardigan, il brano che è stato scelto come singolo, narra la loro storia dal punto di vista di lei, per simboli ed immagini. August, un intenso brano estivo, racconta la vicenda dal punto di vista della ragazza che si è intromessa tra loro, mentre Betty, una canzone che strizza l’occhio al vecchio stile country di Taylor, è la versione di lui. In questa categoria inserirei anche Seven, la storia di una bambina che vive una difficile situazione familiare, raccontata però dal punto di vista di una sua amichetta.


Storie d’amore “stracciacuore”: Che cosa faremmo noi fan se Taylor un giorno saltasse a pié pari questa categoria? Non saprei davvero. Ciò che è certo è che in questo disco ha deciso di darci delle belle soddisfazioni. Exile, che è una collaborazione con un gruppo che non conosco ma che già mi piace, è uno struggente confronto tra un uomo e una donna che non si trovano più l’uno con l’altra. Hoax è il giuramento di una donna che piange il suo uomo su una scogliera. Illicit affairs racconta il più classico degli amori clandestini e le sofferenze che ne derivano. Mad woman narra di un tradimento e dei sentimenti contrastanti che prova una donna che è stata ferita. Tuttavia l’esperimento più interessante, secondo me, è My tears ricochet, una storia raccontata da un punto di vista del tutto originale: il fantasma di una donna che vede arrivare alla sua commemorazione funebre un uomo che in vita le ha fatto del male. Non a caso è la “traccia 5” del disco (quella più drammatica, per implicito accordo tra Taylor e noi).


Storie vere: Credo che tre tracce del disco possano rientrare in questa categoria. Una è The 1, la narrazione di una storia d’amore vissuta con leggerezza ma finita in modo imprevisto, che però fa parecchi riferimenti ai “ruggenti anni ‘20” e al lanciare monetine in una fontana, forse a Roma. Non sono sicura che parli di persone realmente esistite ma mi piace pensarla così. Nessun dubbio, invece, su Epiphany, che racconta, in modo romanzato, la storia del nonno di Taylor, che si è trovato in una zona di guerra nel ‘42.  I questo brano ci sono anche dei riferimenti all'emergenza Covid, che viene considerata come un altro genere di guerra. Infine c’è The last great American dynasty, canzone che per ora è la mia preferita del disco: è la storia degli ex proprietari della casa al mare di Taylor in Rhode Island, e devo ammettere che, nonostante tutte le canzoni stracciacuore del disco, da proprietaria di casetta che prima era dei miei zii e da cultrice della casa di famiglia al mare ho finito per commuovermi con questa. 
Vi lascio un pezzetto di testo:


Loro avevano comprato una casa
l’avevano chiamata “Casa vacanze”
le loro feste erano piacevoli, forse un po’ chiassose
Cinquant’anni sono un tempo lungo,
la Casa Vacanze restava seduta quietamente su quella spiaggia
libera da donne folli, dai loro mariti, dalle cattive abitudini
e poi è stata comprata da me!
Chissà, se non mi fossi mai presentata, che cosa sarebbe successo
così ecco arrivata la più donna più rumorosa
che questa città abbia mai visto
mi sono divertita tanto a rovinare tutto



La poesia del mese



Per il mese di luglio ho scelto un componimento del poeta Sandor Petofi dal titolo Io sarò albero. In questa poesia l’amore è narrato tramite delle immagini legate alla natura, con un tono lirico, che vira verso il drammatico solo alla fine.


Sarò albero se ti farai
fiore d’un albero:
se rugiada sarai mi farò fiore.
Rugiada diverrò se tu sarai
raggio di sole:
così, mio amore, noi ci uniremo.
Se, mia fanciulla, tu sarai cielo,
io diverrò, allora, una stella:
se, mia fanciulla, tu sarai inferno,
io per amarti mi dannerò.



Le foto del mese


A partire dagli ultimi giorni di giugno, e poi per un po’ di giorni in luglio, sono riuscita a tornare in un posto che non vedevo dal 7 gennaio e che mi mancava decisamente troppo. Sto parlando della “mia” Varazze, un luogo del cuore che ormai vi ho ampiamente descritto nei miei post e che ho perfino omaggiato, insieme al resto della Riviera ligure, nel mio racconto di giugno. Stessa spiaggia stesso mare, lo so. Però quest’anno la guardavo e non ci credevo…



Rivedere Varazze ha significato anche tornare alla mia amata Passeggiata Europa, che ho percorso in una mattinata che mi sembrava grigia e poco promettente. Poi il sole ha fatto capolino tra le nubi…



Così come giugno, anche luglio è stato un mese ricco per me e per le persone che mi sono più care. Il mio papà neo-pensionato è arrivato al traguardo dei 60 anni; le mie tre amiche più strette hanno compiuto tutte gli anni tra gli ultimi giorni di giugno e la scorsa settimana; la nuova casa di mio fratello ha preso forma quasi del tutto… Qualche pasticcino ci sta, no? (Vi pregherei di notare i pregevoli cannoli al pistacchio… ho scoperto che esistono!)



Vi ricordate Dora e Panna, le conigliette di mio fratello e della sua fidanzata? Ve le avevo presentate in questo post! Sono tornate a farci visita… cresciute e affamate!




Ecco il mio luglio in un post!
Voi che mi raccontate? Siete in vacanza o ci andrete?
Quali libri, film, canzoni, serie tv vi hanno tenuto compagnia in queste settimane?
Spero che tutti voi stiate bene e che vi stiate pian piano riappropriando della vecchia quotidianità, o che, perché no, stiate scoprendo nuove libertà.
Grazie per la lettura, ci risentiamo brevemente in agosto per augurarci buone vacanze e poi il blog andrà in pausa estiva come ogni anno! 
Nel frattempo vi auguro buon weekend :-)

lunedì 27 luglio 2020

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

Recensioni classici  #2




Cari lettori,
è di nuovo “Il momento dei classici” e, dopo il post dedicato ad Anna Karenina, oggi vi recensisco un altro grande classico della letteratura: Orgoglio e pregiudizio.

La mia storia con questo classico è un po’ particolare: da sempre grande fan del film del 2005, che mi ha folgorato quando non avevo nemmeno 16 anni, durante gli anni del liceo avevo letto una riduzione per ragazzi. Negli ultimi anni ho pensato più volte di effettuare una lettura integrale da adulta, ma gli impegni relativi al blog ed il desiderio di dedicarmi a nuove uscite ed autori preferiti mi hanno sempre bloccato. 

Il periodo di stop forzato che abbiamo vissuto questa primavera, però, mi è venuto incontro e, grazie anche alla disponibilità dei classici in formato ebook, sono finalmente riuscita a rileggere con la giusta attenzione questo capolavoro.


Ho notato che nell'ultimo periodo Jane Austen è tornata molto di moda, anche grazie ad una collana illustrata che è stata venduta nelle edicole nel corso degli ultimi mesi. A giudicare da ciò che spesso leggo su vari blog e sulle pagine social dedicate ai libri, però, si tratta di un’autrice sempre nei cuori di moltissimi lettori (soprattutto lettrici).

Vediamo meglio insieme Orgoglio e pregiudizio!



Una famiglia, cinque figlie, tante difficoltà


La storia raccontata è ambientata nel XIX secolo nelle campagne appena fuori Londra, dove vivono molte famiglie appartenenti ad una classe sociale media: persone che possono permettersi di pagare la servitù e di vivere grazie a rendite territoriali, ma che comunque non godono dei privilegi della nobiltà.

Uno dei nuclei familiari più numerosi della zona è quello dei Bennet, composto da padre, madre e ben cinque figlie, di cui due in età da marito e tre quasi.

La madre di famiglia, una donna semplice ed allegra, ma anche pettegola e piuttosto invadente, ha un unico pensiero: “sistemare” le cinque figlie con un buon matrimonio e far sposare almeno una di loro con un uomo di una classe sociale superiore. Il padre, invece, riservato ed ironico, passa le giornate in biblioteca ad occuparsi dei suoi affari ed a leggere, e proprio per questi suoi interessi di tipo intellettuale ha da sempre un legame speciale con la sua secondogenita, Elizabeth.

Quest’ultima, a sua volta, è molto legata alla maggiore delle sorelle Bennet, Jane, una ragazza molto buona ed un po’ ingenua. Le due hanno grande confidenza, mentre non riescono ad avere un rapporto profondo con le altre tre sorelle, la timidissima e pedante Mary e le frivole Kitty e Lydia.


La vita delle sorelle Bennet cambia quando la vicina tenuta di campagna di Netherfield viene affittata da un giovane scapolo della nobiltà londinese, Mr Bingley. Egli si presenta ad un ballo insieme alle due sorelle, una sposata e l’altra sola, al cognato Mr Hurst ed all’amico di sempre Mr Darcy, un personaggio di spicco della società inglese, dalle ricchezze che ammontano quasi al doppio di quelle di Mr Bingley.

Jane e Bingley si piacciono subito, mentre Mr Darcy rifiuta sdegnosamente di danzare con Elizabeth (e con chiunque altro). Jane inizia a frequentare Netherfield regolarmente, ma Lizzie, che vede oltre l’entusiastica bontà della sorella, si rende conto che Mr Bingley è l’unico che abbia davvero il piacere di frequentare la loro famiglia. Le due sorelle, infatti, fingono con Jane un’amicizia che non è affatto sincera, e Mr Darcy non fa che restare sulle sue.


Lui ed Elizabeth, loro malgrado, iniziano a conoscersi per il bene dell’amico e della sorella, e, a poco a poco, si rendono conto di provare dei sentimenti l’uno per l’altra, ma la nascita del loro amore è destinata a scontrarsi con moltissimi ostacoli: il pastore Mr Collins, cugino di Mr Bennet, intenzionato a sposarsi a tutti i costi con una delle signorine della famiglia; un ufficiale dell’esercito, Mr Wickham, che affascina Elizabeth, ma nasconde più di un segreto; i perfidi piani di Miss Bingley, da sempre innamorata di Mr Darcy… ed altro ancora.



Due caratteri simili in rotta di collisione


Il cuore di Orgoglio e pregiudizio, com’è universalmente noto, è l’amore che nasce tra Elizabeth e Mr Darcy: un sentimento che, pagina dopo pagina, cresce lentamente, anche per via delle ritrosie personali dei due protagonisti.

Mr Darcy rappresenta l’orgoglio: egli, come dice nella parte finale del romanzo, ha sempre vissuto a Pemberley, una delle più belle residenze d’Inghilterra, ed i suoi genitori, pur amando lui e la sorella e crescendoli con affetto, gli hanno insegnato diritti e doveri di chi, come lui, è erede di una delle più importanti famiglie del Regno Unito. Mr Darcy non se ne rende conto, perché è una persona che punta più alla sostanza che all’apparenza, ma i suoi modi di fare orgogliosi e scostanti, frutto della sua educazione, lo rendono spesso inviso nelle occasioni pubbliche. 

Nel descrivere l’atteggiamento di Mr Darcy e delle persone che gli sono intorno, l’autrice è volutamente ironica: ella, infatti, pone in contrasto l’integrità morale dell’uomo, che tiene molto ad essere una persona giusta e rispettabile, e la superficialità della maggior parte dei nobili e borghesi di campagna, che si preoccupano solo del “contegno”, della chiacchiera di circostanza, della disponibilità nel ballare. Dopo la sua prima sera in pubblico, egli viene subito bollato come un personaggio “da evitare” per futilissimi motivi, ed il fatto che Elizabeth appartenga ad una famiglia che, con l’eccezione di Jane e talvolta di Mr Bennet, non fa che essere chiassosa ed invadente, certamente non aiuta il suo carattere introverso a fare un passo verso di lei.


Elizabeth, d’altra parte, rappresenta il pregiudizio: come tante persone intorno a lei, ella si sente offesa dal primo rifiuto di Mr Darcy a danzare, e, quando sente che egli la trova appena passabile, decide immediatamente di evitarlo. Ciò che però radica davvero il suo pregiudizio, tuttavia, è la paura che Jane possa venire illusa e poi abbandonata da Bingley e dalle persone intorno a lui: ella sente la falsità nelle parole delle sorelle, l’indifferenza del cognato, l’atteggiamento scostante di Mr Darcy, e non può fare a meno di pensare che loro e gli altri nobili considerino le persone come lei e Jane destinate comunque ad essere inferiori.
Ai pregiudizi di tipo sociale dovuti alle tante differenze tra nobiltà e borghesia se ne aggiungono altri di carattere privato, dovuti ad alcune confidenze che Mr Wickham fa ad Elizabeth… confidenze che, però, nascondono tutt’altra verità.


In definitiva, Mr Darcy ed Elizabeth, senza rendersene conto, sono più simili di quanto potrebbe sembrare: entrambi sono infastiditi dall’ipocrisia di alcune situazioni pubbliche; entrambi agiscono con decisione per il bene di chi amano veramente, come gli amici e le rispettive sorelle; entrambi, infine, hanno un atteggiamento riservato che nasconde pensieri molto più profondi di quelli della maggior parte dei loro conoscenti. Quando essi si renderanno conto di questa somiglianza, potranno finalmente vivere il loro lieto fine.



Società del tempo ed ironia austeniana


Se Elizabeth e Mr Darcy sono due protagonisti “a tutto tondo”, che cambiano profondamente nel corso del romanzo, gli altri personaggi del romanzo, pur essendo a loro volta soggetti ad un’evoluzione, sono comunque più statici, e questo perché ognuno di loro rappresenta una tipologia della società inglese del tempo.

Jane, ad esempio, è l’incarnazione di molte fanciulle del tempo, cresciute con ideali romantici ed istruite a cercare un buon matrimonio, che però non sono state minimamente avvisate di quali difficoltà potrebbero presentarsi sul loro percorso. Jane pensa che basti essere innamorate e ricambiate per essere felici per tutta la vita, ma nessuno le ha insegnato a non tenersi tutto nel cuore, a farsi avanti, a difendersi da chi è invidiosa della sua gioia. 

Mr Bingley, d’altra parte, rappresenta i tanti giovani di buon cuore ma un po’ influenzabili che finiscono per farsi comandare a bacchetta da donne di famiglia gelose e prepotenti, ed è per questo motivo che il suo amore per Jane, proprio come quello di Darcy ed Elizabeth, dovrà affrontare molti ostacoli prima di un felice coronamento.

Mr Wickham, invece, è l’opposto di Mr Darcy: un giovanotto dalle belle maniere e dal buon carattere, che conquista tutti in società, per poi approfittarsene e fuggire dopo aver collezionato figuracce e debiti. Jane Austen, con garbo ed apparente leggerezza, non manca di rimproverare duramente i cosiddetti “amici” di Mr Wickham, che passavano con lui ogni minuto quando era popolare e che, nel momento in cui viene smascherato, ci tengono a far sapere che hanno interrotto qualsiasi rapporto con lui e che, anzi, a loro, sotto sotto, non era mai piaciuto. 

Una delle tematiche che mi piace maggiormente di Jane Austen è la sua tenace critica nei confronti delle cosiddette “infatuazioni”, sia in amicizia ed in società che in amore. Nei suoi romanzi, chi piace subito tantissimo a tutti nasconde sicuramente qualcosa di poco piacevole, e ben presto verrà abbandonato da chi segue i dettami capricciosi della società, sempre in cerca di un altro idolo; invece, tra persone oneste, che si presentano con pregi e difetti ma non abbandonano i loro saldi principi, possono nascere, con tempo e pazienza, sentimenti autentici.


Altri personaggi del romanzo sono ancora più statici, quasi da “commedia dell’arte”. I signori Bennet ne sono un esempio: la madre è l’archetipo della signora borghese con figlie femmine da sistemare, sempre preoccupata di migliorare le condizioni economiche della famiglia tramite un’unione vantaggiosa; il padre, invece, visto attraverso gli occhi di Elizabeth, che ne apprezza l’intelligenza e l’ironia, sembra la voce della ragione, ma l’autrice non manca di metterne in mostra i difetti, come l’indifferenza nei confronti delle figlie che ritiene diverse da lui o la sua tendenza a cercare sempre e comunque il “quieto vivere”.

Anche Mr Collins e la sua patronessa, Lady Catherine, rappresentano rispettivamente i leccapiedi dell’alta società che nascondono (non troppo abilmente) la loro ipocrisia ed i nobili che si autocelebrano facendo della opinabile e classista “beneficenza” nei confronti di chi appartiene ad una classe sociale inferiore. 

Ed il fatto che alla fine Mr Collins sposi Charlotte Lucas, vecchia amica di Elizabeth, fa pensare a quanto potessero essere disperate, al tempo, le ragazze che si avvicinavano ai trent’anni e non volevano essere un peso o una delusione per i loro genitori.



Varie trasposizioni della storia di Elizabeth e Mr Darcy


Come già detto all’inizio del post, la migliore trasposizione cinematografica di Orgoglio e pregiudizio è, secondo me, il film del 2005 di Joe Wright, regista anche della pellicola Anna Karenina della quale vi avevo parlato nella scorsa recensione classica.

So che tanti di voi sono fan anche della vecchia fiction della BBC con Colin Firth, che purtroppo a me manca. Voi l’avete vista? Che ne pensate?

La storia di Elizabeth e Mr Darcy non è stata solo trasposta fedelmente sul grande schermo, ma è anche soggetto di nuove interpretazioni e retelling. 

Uno dei più noti è quello di Helen Fielding con Il diario di Bridget Jones: l’arguta e sensibile Lizzie diventa l’imbranata Bridget, alla prese con le nevrosi del XXI secolo; il protagonista maschile è il riservato avvocato Mark Darcy; il “Mr Wickham” della situazione, invece, è il capo di Bridget, Daniel Cleaver, un editore estroverso e brillante, ma anche inaffidabile e donnaiolo. In questo post parlo meglio di Bridget e Mark, una coppia che mi ha sempre divertito, sia nei libri che sugli schermi.




Orgoglio e pregiudizio è un classico che, immagino, quasi tutti noi conosciamo almeno un po’… quindi oggi, ancora più delle altre volte, attendo il vostro parere!
Elizabeth e Mr Darcy sono tra le vostre coppie preferite o vi piacciono di più altre storie della Austen? Che cosa ne pensate di questo classico senza tempo?
Qual è la vostra trasposizione cinematografica preferita?
Avete dei retelling interessanti da segnalarmi?
Fatemi sapere!
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)