martedì 19 settembre 2017

LA GUERRA DELLE DUE ROSE

Gli appassionanti romanzi di Philippa Gregory



Cari lettori,
per la rubrica “Letture a tema…” oggi vi vorrei parlare di una saga che ho letto prima dell’estate e che mi ha colpito moltissimo: la serie "La guerra delle due rose", scritta da Philippa Gregory.


Pur cercando sempre di essere costante con le letture ed avendo scoperto tanti autori interessanti, era da tanto tempo che non mi capitava di restare con il fiato in sospeso e di leggere moltissime pagine senza nemmeno rendermene conto.

Lo stile impeccabile di quest’autrice, unito alla scelta di personaggi complessi ed alla sua approfondita conoscenza della storia, ha contribuito a farmi divorare in pochissimo tempo dei volumi di quattrocento/cinquecento pagine.

La vera Protagonista di questa serie di romanzi, che è una sorta di epopea, è la Grande Storia della Guerra delle Due Rose, ovvero la lotta per la corona di due fazioni di nobili inglesi (gli York, cioè la Rosa Bianca, ed i Lancaster, cioè la Rosa Rossa) nel corso della seconda metà del XV secolo.
Questi sono i capitoli della storia che ho avuto il grande piacere di leggere!



LA REGINA DELLA ROSA BIANCA



Elisabetta Woodville, figlia di una Duchessa francese e di uno scudiero inglese diventato Conte di Rivers per meriti sul campo, è sempre appartenuta alla fazione di Lancaster. Quando però il suo giovane marito perde la vita in una battaglia che sancisce il trionfo degli York, la sua famiglia, per sopravvivere, dichiara la resa alla Rosa Bianca.

Poco dopo, ella conosce il giovanissimo e neoeletto re Edoardo. A dispetto di tutto ciò che li divide (la classe sociale, la differenza d’età, i figli di lei) nasce un sentimento molto forte ed i due si sposano segretamente.

Dopo poco, Elisabetta viene dichiarata ufficialmente Regina d’Inghilterra. La sua famiglia d’origine, i Rivers, si trova così in cima alla ruota della fortuna, ma anche soggetta a tantissimi pericoli ed insidie.

La nostra protagonista, infatti, dovrà guardarsi non solo dalle persone rimaste fedeli alla fazione di Lancaster, ma anche da chi non la ritiene degna del re e soprattutto dagli stessi fratelli ed amici del marito, in quanto la famiglia York è per tradizione propensa alla rivalità ed alla lotta fratricida.
Elisabetta lotta per difendere marito, fratelli, genitori ed i numerosi figli avuti dai suoi due matrimoni, ma, per quanto abile e previdente, non potrà impedire alla storia di fare il suo corso.


La figura di questa donna che la storia ha poi svalutato e dimenticato troneggia invece in questo romanzo. La madre di Elisabetta afferma di discendere da Melusina, una leggendaria dea dell’acqua, e la nostra protagonista è una vera mutaforma, proprio come questo elemento. Ella sa essere allo stesso tempo una scaltra politica ed una ragazza innamorata; subisce i rovesci della sorte che spesso le sono imposti da un sistema sociale maschilista, ma, con grande determinazione, riesce anche a manovrare molti uomini più potenti di lei; crede molto nell’istruzione, ma fa uso anche delle pratiche di magia e di alchimia che la madre le ha insegnato.

Amare questo personaggio è piuttosto facile. Meno semplice è restare affezionata ad Edoardo, che (almeno secondo me) perde abbastanza presto la sua aura di giovane bello, romantico ed invincibile, per diventare un re sempre più libertino e tentato dalla sete di sangue che sembra contraddistinguere la famiglia York.
Ottime alcune figure di spalla, come quello dell’affascinante madre di Elisabetta, Jacquetta, del suo saggio ed intelligente fratello maggiore Anthony e del fratello minore di Edoardo, Riccardo, prima fedelissimo e poi rivale.



LA REGINA DELLA ROSA ROSSA



Margaret Beaufort è una ragazzina di dodici anni molto intelligente e fin troppo devota che vorrebbe diventare la nuova Giovanna d’Arco, o almeno entrare in convento.

Invece è la cugina di Enrico VI, il Re di Lancaster ritenuto da tutti sempre più debole, malato ed incapace di governare, ed il suo compito è quello di essere madre di un maschio che potrà ereditare il trono.
È così che ella viene data in sposa in età ancora puerile ad un suo lontano parente ed è costretta ad andare a vivere nel Galles, dove vive sola ed infelice, partorisce un figlio, Enrico Tudor, con grandissimo dolore ed infine perde il marito.

Le sue sfortune non sono finite: ella viene data in seconde nozze ad un uomo anziano e gentile che la rispetta e le permette di studiare, ma è costretta dalla ragion di Stato a separarsi da Enrico. La sconfitta dei Lancaster e l’ascesa di Edoardo di York, infine, relegano tutta la sua famiglia in una posizione subalterna.

Margaret, da sempre orgogliosa e volitiva, decide allora di non essere più una vittima della sorte, ma di prendere in mano il suo destino: da quel momento in avanti, la sua missione sarà quella di impedire che suo figlio subisca quello che ha dovuto sopportare lei, e, se possibile, di farlo avvicinare il più possibile al trono. Non sa ancora che la storia la ricorderà come la capostipite della dinastia Tudor…


Ho letto un buon numero di recensioni su questo romanzo e tutte concordavano nel preferire il personaggio di Elisabetta, la regina della Rosa Bianca, a quello di Margaret. Mi considero dunque una voce fuori dal coro ed ammetto che ho apprezzato maggiormente degli aspetti della regina della Rosa Rossa.

Sicuramente Margaret è un po’ troppo religiosa, è bigotta al limite dell’insopportabile e Philippa Gregory non nasconde che è passata alla storia come “la suocera per definizione”.
Tuttavia, io trovo che sia veramente un’eroina, un esempio di determinazione e di forza interiore. La sua storia è quella di una vittima, di una povera bambina cresciuta troppo presto, che tutti a corte additavano come una “cosina ridicola”, che non era amata nemmeno dalla madre e che veniva messa in ridicolo quando confessava le sue reali aspirazioni. La sua costanza e la sua voglia di riscatto l’hanno portata invece ad essere non solo una rispettabile dama, istruita ed influente, ma anche un personaggio chiave della storia inglese.

Interessante è anche il fatto che l’autrice abbia dato spazio al lato più sentimentale di Margaret, da sempre innamorata di Jasper Tudor, il fratello del suo primo marito, che ha cresciuto Enrico come se fosse figlio suo. I due rinunciano alla loro felicità per dare un avvenire al ragazzo ed alla nazione, ed il lettore non può fare a meno di stare dalla loro parte.



LA SIGNORA DEI FIUMI



Questo romanzo può essere considerato un prequel de La regina della rosa bianca e narra la storia di Jacquetta, figlia di un nobile francese alleato con gli inglesi e futura madre di Elisabetta.

Il racconto inizia nel pieno della Guerra dei Cent’anni: la nostra protagonista, ragazza di appena 14 anni, conosce Giovanna d’Arco, che per lei è solo una fanciulla intelligente, curiosa e volitiva, ed assiste alla sua terribile fine. Da quel giorno nasce in lei la convinzione che ogni donna debba esercitare di nascosto le proprie arti e tutto ciò che non è gradito alla società patriarcale in cui si trova, pena l’essere considerata una “strega”. Allo stesso tempo, però, ella non può evitare di sentirsi attratta dalle arti magiche alla quale l’ha iniziata la sua amata prozia, che si considera discendente della dea-sirena Melusina.

Ancora giovanissima, Jacquetta viene data in sposa ad un maturo ed influente vedovo, il Duca di Bedford, luogotenente inglese in Francia, ed inizia a dividersi tra due nazioni. L’uomo, però, non l’ha sposata per amore, ma perché conosce la storia della sua prozia e, ritenendola giustamente dotata di poteri magici, la inizia al mondo dell’alchimia. Jacquetta si innamora ben presto di Richard Woodville, lo scudiero del marito, un uomo semplice che la desidera per quello che lei è e non per tutto ciò che rappresenta.

Quando il Duca di Bedford muore, i due si sposano contro ogni regola della società del tempo e decidono di vivere in Inghilterra. Lì, però, li aspettano ben due battaglie, la prima per costruire una loro (numerosa) famiglia e per restare insieme nonostante tutto, la seconda per sostenere Re Enrico VI e la Regina Margherita d’Angiò, prima molto amati dalla nobiltà e poi sempre più criticati.



Piccola “variazione sul tema” rispetto alla fase più cruenta della Guerra delle Due Rose, La signora dei fiumi indaga l’origine di questo complesso fenomeno, a partire dagli strascichi della Guerra dei Cent’anni, fino ad arrivare agli intrighi operati da Margherita, regina dall’aspetto esile e dall’atteggiamento viziato, che però riesce incredibilmente ad essere una buona amica per la protagonista.

Al contrario di quello che ci si potrebbe aspettare, al centro della scena non vi è la forza di volontà di un’unica donna, come negli altri due romanzi, bensì una coppia affiatata, costituita da due persone tra loro complementari e spinte da desideri ed aspirazioni in comune.

Molto affascinante l’aspetto della magia e dell’alchimia, che rappresenta una sfida contro l’atmosfera da “caccia alle streghe” del tempo e che diventa un simbolo di emancipazione e di ricerca della verità.



LA FUTURA REGINA



Questo romanzo racconta la storia della Guerra delle Due Rose dal punto di vista di un personaggio femminile discusso, dalla vita travagliata: la giovane Anna Neville, la seconda delle due figlie del conte di Warwick. Quest’ultimo è passato alla storia come il “creatore di re” per la sua estrema abilità politica, che l’ha portato prima a mettere sul trono il giovanissimo Edoardo IV e poi a tentare di rovesciarlo, sostenendo il fratello traditore Giorgio.

Anna è solo una bambina timorosa quando viene introdotta a corte e conosce una donna che per tutta la vita considererà una mortale nemica: Elisabetta Woodville, la regina della rosa bianca, acerrima rivale del padre della ragazza.

La sua vita, insieme a quella di Isabella, la sua ambiziosa ma fragile sorella maggiore, diventa presto una pedina nelle mani dell’avido padre.
Prima, infatti, ella viene costretta ad essere la semplice dama di compagnia di Isabella, diventata suo malgrado la moglie del traditore Giorgio, poi viene data in sposa a sua volta per via della ragion di Stato.

Il suo primo matrimonio con il figlio di Margherita d’Angiò, la regina Lancaster spodestata, è però molto breve ed infelice.
Rimasta vedova prestissimo, Anna inizia a sognare una via d’uscita: Riccardo, fratello minore di Edoardo IV e Giorgio, che è per lei l’amico d’infanzia più caro e l’amore di una vita.


Questo ulteriore capitolo della Guerra delle Due Rose racconta la storia di una donna che da molti è vista come una vittima per via della sua vita breve e costellata da episodi di grande infelicità. Il romanzo prova invece a ridarle giustizia, a considerarla una giovane donna intelligente e posata, costretta a vivere degli eventi più grandi di lei.

Interessante il suo rapporto con il secondo marito, passato alla storia come il malvagio Riccardo III. Philippa Gregory non condivide la damnatio memoriae operata dalla storiografia e consacrata dall’omonima tragedia shakespeariana, bensì presenta Riccardo ed Anna come due giovani fin troppo idealisti, più duri con se stessi che con gli altri, destinati però ad essere sconfitti.



UNA PRINCIPESSA TRA DUE RE



L’ultimo romanzo della saga dedicata alla Guerra delle Due Rose è un vero e proprio sequel ambientato in un periodo successivo, ma non per questo più sereno o facile da vivere.

I due protagonisti sono gli “sposi benedetti” che hanno posto fine al conflitto con il loro matrimonio: Elisabetta di York, figlia della regina della rosa bianca, ed Enrico VII Tudor, figlio della regina della rosa rossa.

Da un punto di vista personale e sentimentale, il loro matrimonio non è iniziato sotto i migliori auspici: Elisabetta, infatti, è stata a lungo l’amante dello zio Riccardo III (il cui matrimonio con Anna Neville era in difficoltà da tempo), ma egli è stato ucciso in battaglia proprio dall’esercito di Enrico.
Su insistenza della madre e soprattutto della suocera, la nostra protagonista cerca di vivere serenamente questa nuova fase della sua esistenza, ma la pace è ancora ben lontana dall’essere conquistata.

Molti, infatti, ritengono che la dinastia Tudor, che ha origini regali per quanto riguarda il ramo materno ma ha umilissimi natali per quel che concerne quello paterno, sia solo una stirpe di usurpatori.
È per questo motivo che moltissimi nobili appoggiano una rivoluzione mossa da un non meglio definito “ragazzo” proveniente dall’Europa continentale, dotato di grande cultura ed irresistibile carisma.
Enrico è più che mai determinato ad uccidere l’infido pretendente; Elisabetta, però, prova paura e speranza allo stesso tempo all’idea che quel ragazzo sia in realtà il fratello minore Riccardo, sparito nel nulla anni prima…


Al centro di questo romanzo c’è il dramma di una ragazza costretta dal destino a diventare regina, costantemente lacerata tra la famiglia d’origine e quella che si è costruita. A lei è affiancato il combattuto re Enrico VII, addestrato dalla madre e dallo zio ad essere re fin dalla culla, ma timoroso e spesso indeciso.
L’ultimo capitolo della saga si rivela piuttosto amaro: il mantenimento della pace sembra peggiore della guerra stessa, e getta inquietanti ombre sul futuro della dinastia Tudor.




L’autrice è prolifica ed ha scritto altri romanzi storici, come, per esempio, un’intera saga che narra le vicende della dinastia Tudor.
Per questo motivo non escludo di tornare a parlare di lei in un post successivo. Come avrete sicuramente capito, mi sono appassionata molto a questi magnifici personaggi!

Da un punto di vista oggettivo consiglio assolutamente a tutti di iniziare con La regina della rosa bianca, che è sicuramente il romanzo più lineare, ricco di eventi e significativo. Per quanto riguarda il mio gusto personale, tuttavia, ho amato molto leggere La regina della rosa rossa.
Aspetto con grande curiosità un vostro parere al riguardo.
Grazie per la lettura e al prossimo post 😊


venerdì 15 settembre 2017

ANTEPRIMA: NUOVA STAGIONE TEATRALE AL CARCANO

Il programma per l'anno 2017-2018




Cari lettori,
dopo la pausa estiva, quest’anno riprendo la rubrica “Consigli teatrali” con un po’ di anticipo rispetto al solito. È solo settembre, le varie attività culturali sono appena riprese e le stagioni di prosa a Milano, nella maggior parte dei casi devono ancora iniziare.


Tuttavia, io in settimana sono andata al Teatro Carcano ed ho assistito alla presentazione della stagione 2017 – 2018.

È già qualche anno che frequento regolarmente questo teatro ed ho la possibilità di vedere le loro rappresentazioni, ma quest’anno sono rimasta particolarmente colpita dalla varietà delle proposte e dalle attenzioni riservate alla dimensione scolastica.
Già l’anno scorso il Carcano aveva preparato un efficiente programma per i docenti (qui maggiori dettagli), ma trovo che quest’anno le iniziative siano davvero tante e diversificate.






Lo slogan dell’anno 2017 – 2018 è “Ogni età ha la sua stagione”: ogni fase della vita, infatti, ha bisogno della sua tipologia di spettacolo, con il linguaggio e le metodologie più adatte.
Ecco, in breve, le proposte per ogni età!



Spettacoli per i bambini della scuola dell’infanzia e della primaria:
Favole, giochi e spettacoli interattivi




- 18 dicembre 2017: Il soldatino e la ballerina
(Compagnia Fantateatro)
Chi non si è mai commosso per questa favola di Hans Christian Andersen? Ecco questa storia davvero immortale in una versione adatta ai più piccini…


- 2 febbraio 2018: I musicanti di Brema
(Compagnia Fantateatro)
Una famosa favola dei fratelli Grimm che mette al centro della scena l’importanza di valori come l’amicizia, la libertà, la forza di volontà.




- 21 febbraio 2018: Il Piccolo Principe
(Compagnia Fantateatro)
Un classico che non ha davvero bisogno di presentazioni e che rimane ancora oggi nel cuore di piccoli e grandi.
Qui trovate la mia citazione preferita dal romanzo!


- 23 marzo 2018: Peter Pan e Wendy
(Compagnia Fantateatro)
Gli indimenticabili personaggi di questa amatissima storia vengono inseriti in uno spettacolo fatto di giochi, musiche e duelli di spade.



Spettacoli per i ragazzi della scuola media inferiore:
introduzione ai classici, ai romanzi gialli, allo sport



- 29 novembre 2017: Cyrano
(Compagnia Fantateatro)
L’indimenticabile storia del poeta spadaccino mette in risalto l’importanza della cultura, dei sentimenti, della bellezza interiore rispetto a quella esteriore.


- 15 dicembre 2017: Il mercante di Venezia
(Di e con Davide Lorenzo Palla)
Prosegue il percorso di avvicinamento ai grandi classici di Shakespeare, già iniziato l’anno prima con Otello. Qui parlo del testo de Il mercante di Venezia e dell’importanza di quest’opera.


- 19 gennaio 2018: L’importanza di chiamarsi Ernesto
(Compagnia Fantateatro)
Un’esilarante commedia che mette in ridicolo la società vittoriana e fa riflettere molto sul tema della doppiezza e dell’ipocrisia.




- 23 e 28 febbraio 2018: Dieci piccoli indiani...e non rimase nessuno!
(Con Ivana Monti, Mattia Sbragia, Luciano Virgilio, Pietro Bontempo)
Il celeberrimo giallo di Agatha Christie pone al centro della scena una splendida isola deserta ed una serie di misteriosi decessi. Una storia elettrizzante, dai risvolti imprevedibili.
Anche l’anno scorso il Teatro Carcano si è cimentato in un’interessante commedia gialla… A questo link la mia recensione.


- 8 marzo 2018: Playground
(Compagnia Kataklò Athletic Dance Theatre)
Uno spettacolo unico nel suo genere, fatto di una commistione tra teatro, danza e sport. Una rappresentazione originalissima che riesce a porre in contemporanea sul palcoscenico arti molto diverse tra loro.


- 9 marzo 2018: Orlando Furioso
(Compagnia Fantateatro)
Una trasposizione teatrale del celebre poema epico, che mette al centro della scena l’immaginazione, l’amore, la magia, vizi e virtù umane.


- 13 aprile 2018: Gulliver
(Compagnia Fantateatro)
Il romanzo satirico di Swift diventa uno spettacolo interattivo che porta i ragazzi a riflettere su come la vita possa sembrare diversa cambiando semplicemente punto di vista.



Spettacoli per ragazzi delle scuole superiori ed in prima serata per gli adulti:
avvicinamento alla grande prosa



- Dal 18 al 29 ottobre 2017: Filumena Marturano
(di Eduardo De Filippo, con Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijses, per la regia di Liliana Cavani)
Una riflessione commovente sulla maternità, in tutte le sue sfumature. Uno spettacolo intenso e drammatico, già applaudito al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 2016.
La riflessione sulla figura materna è stata protagonista al Carcano anche in questo spettacolo dell’anno scorso.


- Dal 7 al 19 novembre 2017: Il borghese gentiluomo
(di Moliére, con Emilio Solfrizzi, per la regia di Armando Pugliese)
Emilio Solfrizzi, noto attore di commedia e di fiction, si cimenta qui in un personaggio tipico dell’immaginario di Moliére: l’archetipo dell’arrampicatore sociale, dell’ambizioso che non si accontenterà mai.


- Dal 22 novembre al 3 dicembre 2017: Il viaggio di Enea
(di Olivier Kemeid, tratto dall’Eneide di Virgilio, per la regia di Emanuela Giordano)
Il classico latino diventa qui una storia di attualità. Al centro della scena c’è il tema della migrazione, dalla lotta per la sopravvivenza alla ricerca di una sistemazione.


- Dal 7 al 18 febbraio 2017: La bisbetica domata
(di William Shakespeare, per la regia di Andrea Chiodi)
Una delle prime e più chiacchierate commedie del Bardo, che mette in discussione il ruolo della donna ed il rapporto tra i sessi.


- Dal 20 febbraio al 4 marzo 2018: Dieci piccoli indiani...e non rimase nessuno!
(Con Ivana Monti, Mattia Sbragia, Luciano Virgilio, Pietro Bontempo)
Lo spettacolo è proposto anche per studenti delle superiori ed adulti.




- 15 marzo 2018: Playground
(Compagnia Kataklò Athletic Dance Theatre)
Una versione dello spettacolo dedicata ai ragazzi più grandi.


- Dal 14 al 25 marzo 2018: Dio Pluto
(Di e con Jurij Ferrini)
Una riflessione, tratta dalla commedia Aristofane, sulla tragica importanza del “Dio Denaro”.


- 10 aprile 2018: Un alt(r)o Everest
(Di e con Mattia Fabris e Jacopo Maria Bicocchi)
La storia di due scalatori che, nel corso di una cordata, scopriranno molto su se stessi e sulla loro amicizia.


- Dal 12 al 22 aprile 2018: La vedova scaltra
(Di Carlo Goldoni, con Francesca Inaudi e Giuseppe Zeno, per la regia di Gianluca Guidi)
Una commedia tipica dell’autore, tra pretendenti, corteggiamenti, donne volitive e colpi di scena.


- 7 maggio 2018: La nave fantasma
(Di Giovanni Maria Bellu, Renato Sarti, Bebo Storti)
La storia della tragedia dei “fantasmi di Portopalo”, avvenuta al largo delle coste siciliane nel 1996.
Come testimonia questa mia recensione, l’attenzione per l’attualità è sempre presente all’interno della stagione di prosa del Carcano.



Spettacoli in prima serata riservati agli adulti



- Dall’11 al 21 gennaio 2018: Rosalyn
(di Edoardo Erba, con Marina Massironi e Alessandra Faiella, per la regia di Serena Sinigaglia)
Un’indagine su un omicidio che diventa un thriller psicologico.



- Dal 25 gennaio al 4 febbraio 2018: Venere in pelliccia
(Di David Ives, con Sabrina Impacciatore e Valter Malosti, per la regia di Valter Malosti)
Una storia brillante ed amara di teatro nel teatro, l’incontro-scontro tra un regista ed un’attrice molto ambiziosa.


- Dal 6 all’11 marzo: Human
(Di e con Marco Baliani e Lella Costa)
Una ricerca sui temi della migrazione e della natura umana, che dà vita ad una sorta di “Odissea rovesciata”.




- Dal 2 al 13 maggio: Che disastro di commedia
(Traduzione di Enrico Luttmann per la regia di Mark Bell)
Le disavventure di una sgangherata compagnia teatrale che dà vita ad un “pasticcio di commedia”.



Oltre alla prosa…



- Ci sono balletti e musical, dal classico Schiaccianoci, passando per la sempre godibile Vedova allegra, fino all’irriverente Gigi – Innamorarsi a Parigi.
L’anno scorso ho assistito a Giulietta e Romeo (qui la recensione) ed ho potuto constatare che anche le proposte in ambito di danza e musica sono eccellenti.


- Sono previsti degli incontri sull’Odissea, diretti e ideati da Sergio Maifredi.


- Ricordo il progetto “Teatroinmatematica”, per far conoscere ai ragazzi un altro modo di studiare le materie scientifiche.




Queste sono le proposte di quest’anno! Vi ho incuriosito? Quali spettacoli vi attirano di più?
Fatemi sapere di cosa vi piacerebbe avere una recensione più dettagliata, specie tra gli spettacoli per scuole superiori/adulti.
Spero di aver dato qualche spunto anche a chi per lavoro si occupa dei più piccoli.
Grazie per la lettura e al prossimo post :-)

lunedì 11 settembre 2017

GIANCARLO VITALI

Un artista da scoprire a Palazzo Reale




Cari lettori,
sono molto felice di presentarvi un nuovo appuntamento con i “Consigli artistici”, e questa volta voglio parlarvi dell’esposizione di un pittore lombardo che forse non tutti conoscete: Giancarlo Vitali.
Palazzo Reale ha dedicato una mostra all’artista, che è visitabile in questo periodo. Ecco perché andarci!



L’artista



Giancarlo Vitali nasce nel 1929 a Bellano, sul lago di Como, proprio come il suo omonimo scrittore Andrea (che, prima di dedicarsi completamente ai romanzi, è stato a lungo il suo medico).
Figlio di pescatori, vince una borsa di studio all’Accademia di Brera, ma vi rinuncia, dal momento che la sua famiglia non può mantenerlo a Milano.
Egli prosegue così la sua carriera da autodidatta, attraversando fasi artistiche differenti e sperimentando più tecniche pittoriche.

A partire dagli anni ‘80, la solida amicizia con il poeta e scrittore Giovanni Testori rende le sue opere ancora più famose e gli consente di venire a contatto con altre importanti personalità artistiche e culturali.


In occasione di questa mostra, Giancarlo Vitali si fa riprendere nella sua casa di Bellano, dove vive e lavora tuttora, e, mentre mostra il suo modus operandi, racconta al visitatore che cosa rappresenta, per un artista, la necessità di avere sempre una spinta creativa. Il filmino si trova verso la fine dell’esposizione ed è a cura dei tre figli di Vitali.
Il figlio Velasco, in particolar modo, è il curatore della mostra.



I ritratti



Il punto forte di Giancarlo Vitali sono sicuramente le figure umane. Egli ritrae se stesso (molteplici volte ed in diverse età), la moglie Germana, i figli (soprattutto Velasco), l’amico Testori.
Non sono però solo la famiglia e gli amici gli unici destinatari della sua arte.

Moltissime sue opere, infatti, ritraggono i tipici personaggi del paese di Bellano: il farmacista, il sacrestano, gli amici al bar, le vecchie contadine.




In una prima fase l’artista ritrae ognuno di questi soggetti singolarmente. In seguito, invece, egli crea dei grandi quadri corali, che danno quasi l’impressione che Bellano non sia tanto un paese, quanto invece una sorta di palcoscenico, del quale l’artista è attento osservatore.

Ciò che colpisce maggiormente il visitatore della mostra è il meraviglioso realismo con il quale le persone vengono ritratte. Basta un accessorio, un atteggiamento, una luce particolare negli occhi, e subito si ha la sensazione di aver catturato l’essenza del soggetto ritratto.



Le piccole nature morte



Un’ampia sezione della mostra è dedicata a quadri di piccola dimensione, i quali ritraggono fiori, frutti, animali, altri piccoli soggetti.
Le particolarità di queste tele “in formato ridotto” sono sicuramente due.
La prima è l’attenzione e la cura per ogni singolo dettaglio. Vitali sembra prediligere sfondi molto scuri ed oggetti dai colori vibranti, come la zucca tagliata, i fiori di campo multicolori, un gatto dal pelo maculato.




La seconda è, ancora una volta, l’innegabile affetto che egli nutre per il paese d’origine, espresso tramite la rappresentazione non solo dei suoi abitanti, ma anche di quegli oggetti che ne diventano il simbolo. Grande spazio è dedicato ai pesci di lago, rappresentati in varie forme e colori.

Piccola variazione sul tema: una sala dell’esposizione è dedicata alla tematica delle tavolate vuote, quando il pranzo della domenica, di Natale o di una qualunque festività è ormai terminato. Fiaschi di vino, piatti sporchi, salami mangiati per metà e frutti spolpati sono ritratti con un realismo molto efficace, che rende un po’ malinconico il visitatore, quasi egli stesse assistendo per davvero alla fine di una festa.


Le carni e la collaborazione con Testori



La sala che forse colpisce di più lo spettatore nel corso dell’esposizione è probabilmente quella dedicata alla carne.
L’impressione che si ha è quella di entrare quasi in una macelleria: dalle braciole ai conigli, dal toro appeso ai quarti di bue, il rosso della carne ed il bianco del grasso si rivelano essere i colori dominanti.

Per Giancarlo Vitali la scelta di questi soggetti ha rappresentato una nuova ricerca sul tema delle nature morte ed un altro modo per ribadire la propria “concretezza” negli anni in cui tantissimi suoi colleghi si dedicano all’arte astratta e concettuale.

Per Giovanni Testori, invece, la rappresentazione della carne ha un significato religioso, ed indica il sacrificio dell’Agnello. Questi suoi concetti sono esposti nelle poesie che ha dedicato al “Trittico del toro”, una serie di tre quadri che rappresenta l’ormai avvenuta macellazione dell’animale.


Il soggetto è molto particolare e forse non adatto ai gusti di tutti, ma sicuramente testimonia quanto fosse solida e proficua la collaborazione tra i due artisti.


e se volete conoscere un artista del tutto diverso: Vincenzo Agnetti



Accanto alla mostra dedicata a Giancarlo Vitali c’è quella di Vincenzo Agnetti, un importante artista concettuale nato nel 1926 e morto nel 1981.
Le atmosfere sono completamente diverse rispetto all’esposizione di cui abbiamo parlato finora.

Lo spettatore si trova in un mondo decisamente contemporaneo, nel quale l’immagine, il numero, la parola smettono di essere semplici elementi della vita di tutti i giorni e diventano i soggetti al centro dell’opera d’arte.




Notevoli i quadri che rappresentano frasi semplici ma poetiche, i fax contenenti riflessioni sul potere della parola, le fotografie che riprendono l’artista mentre compie alcune delle sue performance artistiche.

Una bella esposizione di un artista audace, visionario, sicuramente interessante. Da non perdere!




Le due mostre resteranno ancora poco qui a Milano...solo fino al 24 settembre!
Vi consiglio di fare un salto, perché sono davvero valide.
L’ingresso è gratuito!
Spero di avervi incuriosito.
Grazie per la lettura ed al prossimo post :-)