giovedì 19 ottobre 2017

FILUMENA MARTURANO

Il teatro di Eduardo De Filippo in scena al Carcano




Cari lettori,
il post odierno è dedicato ai “Consigli teatrali”, e, in modo particolare, al primo spettacolo della stagione di prosa 2017-2018 al Teatro Carcano di Milano: Filumena Marturano.


Come vi avevo anticipato in questo post di presentazione, l’offerta del Carcano di quest’anno è davvero variegata ed interessante, ed il capolavoro di Eduardo De Filippo, in bilico tra il dramma e la commedia, è una conferma della validità delle proposte.


Vediamo insieme lo spettacolo nel dettaglio!



La storia di Filumena e Domenico



Domenico Soriano, personaggio di spicco della Napoli benestante, convive da anni con Filumena Marturano, una ex prostituta che lo assiste, giorno dopo giorno, come se fosse la sua legittima moglie.

Nel momento in cui, però, Domenico tenta di allontanare Filumena per sposare una giovanissima ragazza, la donna, vistasi in difficoltà dopo aver sopportato per anni molte disavventure, architetta uno stratagemma per far valere i suoi diritti. Ella, infatti, si finge in punto di morte e costringe Domenico, come ultimo desiderio, a sposarla.

L’uomo cade nel tranello, ma, quando scopre che la donna non è affatto in pericolo di vita, si infuria e cerca degli avvocati per l’annullamento.


Filumena, che non si rassegna, decide di rivelare a Domenico il suo segreto: ella ha avuto tre figli, che ora sono uomini adulti e non sono a conoscenza né dell’identità della madre né della loro fratellanza, ed uno di loro ha come padre biologico proprio Soriano.

Quale sarà dei tre? E che ruolo avrà questa storia nel destino di Filumena?

Eduardo De Filippo ce lo racconta, con grande arguzia e delicatezza.



Indimenticabili attori principali...



La vera star di questa rappresentazione è Mariangela D’Abbraccio, la cui interpretazione conferisce grandissima intensità al personaggio di Filumena.
Ciò che, secondo me, affascina maggiormente lo spettatore è la capacità di raccontare e di tenere legato a sé il pubblico con il potere della parola.

Quando Filumena rivela ai suoi tre figli di essere la loro vera madre, cerca di spiegare loro il motivo del suo silenzio durato molti anni, e rievoca la sua gioventù fatta di miseria e desideri frustrati e le circostanze che l’hanno portata ad essere una prostituta. La sua storia è piena di dolore e di rimpianti, eppure ella, con pochi dettagli e gesti significativi, lascia intendere che molto di quello che le è successo sia stato semplicemente frutto del caso, oppure l’unica alternativa di fronte al rischio di morire di fame e di stenti.


Ottima anche l’interpretazione di Geppy Gleijeses, che riesce a rendere convincente un personaggio come Domenico Soriano, che non sempre è facile da comprendere.

All’inizio dello spettacolo, infatti, potrebbe sembrare che sia Filumena a dipendere dall’uomo, e così è dal punto di vista della posizione sociale.
Più lo spettatore osserva Soriano, però, e più si rende conto che egli non potrebbe vivere serenamente senza Filumena.
Egli, infatti, coltiva l’irragionevole illusione di essere ancora giovane e di poter continuare a condurre una vita fatta di eccessi e di divertimenti; l’inaspettata paternità e la graduale rivalutazione della donna con cui ha vissuto per oltre vent’anni, però, fanno sì che egli apra gli occhi e scelga ciò che per lui è realmente importante.



...e straordinari attori secondari



Se Filumena è un personaggio prevalentemente drammatico, e Domenico alterna momenti più seri ad altri più divertenti, sono i due personaggi di “spalla” a regalare un’inaspettata comicità alla narrazione: il tuttofare di Soriano e la cameriera della Marturano.

Essi sono interpretati, rispettivamente, da Mimmo Mignemi, già visto in serie tv come Il commissario Montalbano e La mafia uccide solo d’estate, e da Nunzia Schiano, conosciuta da tanti come l’arcigna mamma napoletana di Alessandro Siani in Benvenuti al Sud.

Entrambi rendono pienamente giustizia ai due servitori di casa, indecisi tra il desiderio di continuare a servire i loro padroni e l’esasperazione nel vedere che Filumena è disperata e Soriano è convinto di essere ancora un ragazzo.

Per questo motivo, forse, quando la vicenda inizia a risolversi per il meglio, lo spettatore li vede molto sorridenti, persino più dei protagonisti.



La crisi della famiglia e la sua ricostruzione



Lo scontro tra i due protagonisti è soprattutto ideologico e riguarda le due diverse concezioni di famiglia che essi hanno.

Domenico Soriano, infatti, è un uomo che si ritiene moderno, ma è ancora intimamente ancorato all’ideale antiquato della famiglia borghese, secondo il quale una relazione con una donna come Filumena non ha alcuna importanza ed è necessario, dunque, formare una nuova famiglia sposandosi con una donna giovane e con una buona posizione sociale.

Filumena, invece, fa capire a Domenico che egli ha già avuto una famiglia per tutta la vita e non l’ha apprezzata come avrebbe dovuto.


Con questa commedia, Eduardo De Filippo restituisce dignità anche alla figura dei “figli della prostituta”, tradizionalmente disprezzati dalla società, che invece mostrano di essere dei rispettabili professionisti e padri di famiglia, molto comprensivi nei confronti della madre che si è rivelata loro in età adulta.

Quest’opera, scritta nel 1946, è una delle più significative del grande drammaturgo, proprio perché sembra voler segnare un cambiamento di società e di mentalità del popolo italiano. È come se Eduardo De Filippo invitasse i suoi spettatori, a guerra finita, a tenere stretto quel che resta della propria famiglia e dei propri affetti, di qualunque natura essi siano.




Lo spettacolo, già molto applaudito al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 2016, resterà al Teatro Carcano fino a domenica 29 ottobre!
Avete già visto questa rappresentazione?
Vi è capitato di vedere altre versioni di questa grande opera di Eduardo De Filippo?
Spero di avervi interessato!
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


martedì 17 ottobre 2017

NOI CHE AMIAMO NICHOLAS SPARKS

Vicino a te non ho paura





Cari lettori,
oggi è una giornata speciale, dedicata ad un altro tra i “Progetti condivisi” ai quali ho deciso di aderire!

Se l’altra volta io ed i miei colleghi bloggers ci eravamo occupati dei gentiluomini della letteratura , questa volta abbiamo deciso di raccontare, ognuno a modo suo, i romanzi di uno degli autori di romanzi rosa più amati della narrativa contemporanea: Nicholas Sparks.


Quest’autore, giustamente definito da molti suoi fan “il poeta dell’amore”, ha una straordinaria abilità nel porre al centro dei suoi romanzi le mille sfumature di questo sentimento. Per Sparks, l’amore può ferire, lasciare senza parole o addirittura distruggere una persona, ma può anche guarirla ed aiutarla ad andare avanti.

Tra i suoi romanzi, celeberrimo è il caso di Le pagine della nostra vita, diventato poi uno dei film romantici più conosciuti ed amati in tutto il mondo. Il successo che ha ottenuto questa storia ha però consentito a noi lettori di conoscere l’intero universo di Nicholas Sparks, fatto di storie memorabili e di personaggi che rimangono facilmente nel cuore.

Il luogo d’elezione dello scrittore, con pochissime eccezioni, è sempre l’amata North Carolina, dove egli stesso si è stabilito con la moglie (dalla quale purtroppo ha recentemente divorziato) e con i cinque figli.


L’ideatrice del progetto, che saluto e ringrazio per la creatività e per la costanza nel voler riunire noi “amici bloggers”, è ancora una volta Susy, de "I miei magici mondi".
Questo è il calendario completo dei post:




Oggi è il mio turno ed io ho scelto di parlarvi di Vicino a te non ho paura, libro del 2011, diventato poi un film nel 2013, che, insieme a L’ultima canzone (che vi ho citato qui), può essere considerato il mio preferito tra i romanzi dell’autore. Se manca alla vostra collezione di romanzi di Sparks, o se siete ancora poco esperti di quest’autore, Vicino a te non ho paura è davvero una lettura irrinunciabile.
Vediamo insieme perché!



La protagonista: Katie



Alle nove, quando i clienti venuti a cena cominciarono ad andarsene, Katie pulì e chiuse il bancone.
Aiutò gli sguatteri a portare i piatti verso la lavastoviglie mentre gli ultimi avventori finivano di mangiare.
Tra loro c’era una giovane coppia con la fede al dito. Si tenevano per mano, erano belli e felici, e Katie provò un senso di déjà-vu.
Anche lei un tempo era stata così, tanto tempo prima, solo per un istante.
O almeno così pensava, perché aveva imparato che quel momento era stato soltanto un’illusione.
Distolse lo sguardo da quella coppia innamorata, augurandosi di poter cancellare per sempre i ricordi e di non provare mai più quell’emozione. (pag.6)


L’eroina di questa storia è la bella quanto misteriosa Katie Feldman, da poco arrivata nella tranquilla cittadina di Southport. Ella non dà confidenza a nessuno: lavora in un ristorante in riva al mare come cameriera, con i clienti è gentile ma riservata e rifiuta gli inviti ad uscire di amiche e colleghi.
Una volta terminato il suo turno, dopo aver rifiutato qualsiasi passaggio, si avvia risolutamente a piedi verso casa sua, una capanna nel bosco appena fuori dalla cittadina, che ella stessa ha ristrutturato e vorrebbe riverniciare da sola.

Katie parla a malapena con i suoi concittadini, si nutre di riso e verdure per risparmiare, non acquista nemmeno una bicicletta per il tratto casa-lavoro e sembra spaventata dalla prospettiva di non aver soldi in caso di emergenze.


In effetti, a soli ventisette anni, la nostra protagonista ha tutto l’aspetto di una donna spaventata dalla vita. Il lettore comprende subito che la sua ritrosia ha a che fare con un’esperienza amorosa passata, dal momento che ella evita con decisione il collega Ricky che le fa la corte ed ha pensieri malinconici quando vede entrare al ristorante delle coppie innamorate.

Il problema di Katie, però, va ben oltre una semplice relazione finita male, e rischia di tornare a tormentarla.

Ciò che mi piace di più di questo personaggio è la costanza quotidiana nel voler fare tutto da sola e nel cavarsela con le sue forze. A Katie bastano un impiego tranquillo, quattro mura tutto per sé, una quotidianità rassicurante. La serenità è il suo più grande obiettivo ed ella fa di tutto per ricostruirsi una vita dignitosa, giorno dopo giorno.



Il protagonista: Alex



Forse quella non era l’infanzia ideale, ma era l’unica che lui potesse offrirle. Era consapevole che badare ai figli e al negozio gli prosciugava le forze. […]
Era uno stile di vita stressante e solitario, incentrato su Josh e Kristen. Anche se ora capitava di rado, entrambi soffrivano di incubi da quando Carly era scomparsa. […]
Nel periodo subito dopo la scomparsa di Carly non riusciva neppure a immaginare di avere in futuro un’altra relazione, men che meno di potersi innamorare di un’altra. Passato un anno, quello era un pensiero che scacciava ancora. Il dolore era troppo recente, il ricordo troppo atroce. […]
Era disposto ad aspettare di incontrare la persona giusta, qualcuno che non solo riportasse la gioia nella sua vita, ma amasse i suoi figli quanto lui.” (pagg. 20-22)


Alex Wheatley gestisce un emporio a Southport, tra la campagna ed il mare. Il suo negozio è un importante punto d’incontro per gli abitanti della cittadina, perché egli vende di tutto, dal cibo agli attrezzi di lavoro, passando dagli oggetti utili per la casa.

Nonostante tutta questa compagnia, però, Alex si sente solo.
È vedovo della moglie Carly, stroncata prematuramente da un cancro, da poco più di un anno, ed è rimasto l’unico genitore per Josh, un ragazzino piuttosto timido, e Kristen, una bambina ancora piccola e bisognosa di attenzioni.
Quando Alex vede Katie che si aggira spaurita e fin troppo magra per gli scaffali, comprando avena e caffè e chiedendogli se può ordinare della vernice, egli rimane subito colpito e cerca di aiutarla. La donna cerca di opporre resistenza come suo solito, a causa della sua diffidenza nei confronti degli uomini, ma, giorno dopo giorno, ella comprende che Alex è semplicemente una persona di buon cuore ed un po’ solitaria come lei.


Alex è tra il personaggi più tranquilli ed ordinari tra gli “eroi romantici” di Nicholas Sparks. Non è un bel ragazzo sportivo come Will di L’ultima canzone, non è un chirurgo di fama come Paul di Come un uragano, non è un soldato reduce da imprese memorabili come i protagonisti di Ricordati di guardare la luna e Ho cercato il tuo nome. La bellezza ed il coraggio di Alex risiedono nella sua generosità, nella sua dedizione verso il prossimo, nella sua costanza nel tenere unita la famiglia.
È per questo motivo che la sua presenza costituisce un “Paradiso protetto" (Safe heaven, il titolo originale del romanzo) per Katie.



La storia di Katie



Kevin tornò in salotto a bere dell’altra vodka prima di mettersi a tavola. Le parlò del lavoro e poi andò ad accendere il televisore mentre lei sparecchiava. Quindi le chiese di sedersi accanto a lui sul divano a guardare un programma e lei ubbidì, finché venne l’ora di coricarsi.
Nel giro di pochi minuti Kevin russava, ignaro delle lacrime silenziose di Katie, ignaro del suo odio per lui e per se stessa.
Ignaro dei soldi che lei aveva messo via da quasi un anno e della tinta per capelli che aveva infilato di soppiatto nel carrello del supermercato un mese prima, ignaro del cellulare nell’armadietto sotto il lavandino in cucina.
Ignaro del fatto che nel giro di pochi giorni, se tutto andava come lei sperava, non l’avrebbe mai più rivista né picchiata. (pagg. 171 – 172)


Il tema centrale di questo romanzo è la violenza domestica.

Il vero nome di Katie è Erin, ed ella è stata costretta ad assumere una falsa identità per sfuggire al marito Kevin Tierney, ispettore di polizia del dipartimento di Boston.
La vita di Erin non è mai stata facile, tra il padre alcoolista, il divorzio dei genitori, i soldi che sono sempre mancati, la lotta per la sopravvivenza.
Kevin le ha dato l’illusione di una vita tranquilla… finché non sono iniziate le violenze quotidiane.

Nicholas Sparks è molto abile nel descrivere la disperazione crescente di una donna che, giorno dopo giorno, si sente sempre più in prigione: Erin, con il marito, non può lavorare, prendere la patente, uscire di casa, spendere un centesimo in più del consentito.

La sua situazione sembra non prospettare alcuna soluzione: ella non ha né modo né possibilità di denunciare il suo aguzzino, non ci sono amici o parenti che possano sostenerla e non ha nemmeno un’indipendenza economica.
L’unica possibilità resta la fuga, ed Erin ci riesce grazie alla sua astuzia ed ad un insperato aiuto.

Com’è facile immaginare, tuttavia, Kevin fa l’impossibile per ritrovare la moglie e cerca, se non di riprenderla con sé, almeno di vendicarsi per essere stato abbandonato.



La condanna della violenza e del fanatismo



Aveva giurato che non c’era nessun uomo e lui le aveva creduto perché era sua moglie. Si erano giurati fedeltà davanti a Dio e alla famiglia, del resto nella Bibbia sta scritto “Non commettere adulterio”.
Non aveva mai creduto che ci fosse stato un altro. Mentre erano sposati si era assicurato che non potesse accadere. (pag.188)


Il personaggio di Kevin è interessante perché egli non è solo un marito violento, possessivo ed ubriaco, ma è anche e soprattutto un fanatico religioso.

Questo aspetto della sua personalità mi ha colpito perché, come chi ha letto altri romanzi di quest’autore ben sa, Nicholas Sparks è un autore profondamente cristiano. Nei suoi libri, infatti, egli dedica paragrafi, a volte pagine intere al rapporto con Dio e con la spiritualità dei personaggi, trasmettendo insegnamenti di rara intensità e delicatezza, apprezzabili anche da chi non è credente o appartiene ad un’altra confessione.
Mi piace ricordare, per esempio, il commovente rapporto tra il protagonista de I passi dell’amore ed il “suocero” pastore protestante, le riflessioni del padre di Ronnie ne L’ultima canzone e le questioni etiche al centro de La scelta.

Questa volta Nicholas Sparks sceglie invece di mostrarci i pericoli di un’eccessiva adesione ai principi religiosi, che trasforma la fede in fanatismo. Così Kevin, nel tentativo di auto-giustificare i propri folli comportamenti, non fa che citare passi della Bibbia, ritenendosi, così, sempre nel giusto ed al di sopra di ogni critica.

La condanna di un certo tipo di ipocrisia legato alla religione è qui evidente, così come la netta condanna dell’autore nei confronti di un uomo che crede di amare una donna ma desidera solo avere un malato controllo su di lei.



L’amica Jo ed il suo sostegno




Katie non sapeva che cosa ribattere, quindi si limitò a toccarle la mano. “Seriamente, che cosa sta succedendo?” domandò in tono gentile. “Perché mi volevi parlare?”
Jo si guardò intorno nel locale semivuoto, come se volesse trarne ispirazione.
Ti capita mai di chiederti quale sia il senso della vita? Se esista qualcosa di più grande là fuori? O se tu non fossi destinata a fare meglio?” (pag. 223)


Per quanto la capanna di Katie sia isolata, ella ha comunque una vicina: si tratta di Jo, una psicologa che è venuta da poco ad abitare nell’unico cottage che c’è di fianco a quello della nostra protagonista.

La donna si rivela subito molto diversa da Katie: è curiosa, estroversa, socievole, in cerca di nuove amicizie.
Come ha fatto con Alex, Katie tenta di restare sulle sue, ma Jo abbatte facilmente le barriere che la donna ha creato intorno a sé.

È con Jo che Katie si confida a proposito di Alex, dei sentimenti che prova per lui, della sua paura nel rimettersi in gioco e nel far parte di una nuova famiglia.


Jo fa comprendere alla protagonista che Alex ed i suoi figli la adorano, e che le sue preoccupazioni sono comprensibili, ma è tempo di allontanarle e di ricominciare da capo.
Anche Katie avrà modo di scoprire qualche inaspettata fragilità della sua nuova amica, che si rivela una persona davvero sorprendente.



E infine...



Però sono fermamente convinta che, se l’amore può far male, l’amore può anche guarire… ed è per questa ragione che ti ho consegnato un’altra lettera.
Ti prego di non leggerla. Non è destinata a te, né alle nostre famiglie e neppure ai nostri amici. Dubito che uno di noi due abbia già conosciuto la persona a cui la darai. La lettera è destinata a una donna speciale, quella che alla fine riuscirà a guarirti, che ti farà sentire di nuovo completo. (pag.266)

Chi è l’autrice di queste frasi? Chi il destinatario?
Di cosa parla la misteriosa lettera che viene citata?
...Per saperlo, non vi resta che leggere il romanzo…




Tutte le immagini che ho utilizzato nel post sono tratte dall’omonima pellicola del 2013, per la regia di Lasse Hallström, con Julianne Hough e Josh Duhamel. Il film è molto fedele al libro e ve lo consiglio!


Fatemi sapere che cosa pensate di questo romanzo!
L’avete letto? Avete visto il film?
Siete fans di Nicholas Sparks?
Quali, tra i suoi romanzi, sono i vostri preferiti?


Vi lascio il link all’introduzione di Susy ed al post relativo a "Le pagine della nostra vita", sul blog “Il regno dei libri”.

Vi do appuntamento a domani sul blog "Silvia tra le righe", con un post dedicato a I passi dell’amore!

Grazie ancora per la lettura e al prossimo post :-)

venerdì 13 ottobre 2017

BLOGGER RECOGNITION AWARD



Cari lettori,
oggi condivido un breve aggiornamento per farvi sapere che sono stata nominata da Vanessa, del blog “Gattara cinefila”, per il premio “Blogger recognition award”.


Si tratta di un riconoscimento assegnato da altri bloggers, come nel caso del Liebster Award, con la differenza che è possibile nominare anche siti con più di 200 followers.

Cosa bisogna fare, una volta nominati al “Blogger recognition award”?



1) Ringraziare il blogger che ti ha nominato ed inserire il link al suo blog.

Il blog si chiama “Gattara cinefila” e questo è il link: http://gattaracinefila.blogspot.it/

Grazie di cuore, Vanessa, per la nomination! Sono davvero contenta di averti conosciuto via Blogspot, perché non sei solo una brava blogger, ma anche una ragazza semplice e simpatica con cui condivido tanti interessi.
Spero che continueremo a collaborare!




2) Scrivere un post per mostrare il proprio riconoscimento.

Colgo l’occasione per ringraziare, ancora una volta, i miei ormai 92 (!!) lettori fissi e tutte le persone che mi leggono regolarmente dai link di Facebook, Twitter ed Instagram.

Ricordo che, per chi mi volesse seguire sui social, c’è l’apposita finestrella in alto a destra.

Nel corso del 2017 sono stata molto “premiata” da tutti voi, e sono felice che questo spazio, nato ormai due anni e mezzo fa, stia continuando a crescere.



3) Raccontare la nascita del proprio blog.

Come ormai un po’ di voi sanno, ho concluso la Triennale in Lettere nel febbraio 2012 e la Specialistica in Filologia Moderna nel febbraio 2014 (e tanti conoscono una mia storica compagna di studi: si tratta di Ariel).

Poi ho cominciato a lavorare, destreggiandomi tra stage, supplenze e precariato. Tante esperienze lavorative sono state belle e soddisfacenti, ma mi sembrava sempre di impiegare solo una parte di tutto ciò che avevo studiato nei (bellissimi) cinque anni e mezzo di Università.

Tra una lezione di geografia alla prima media, una mailing list alla quale pubblicizzare un evento e tante pratiche burocratiche, avevo un po’ paura di perdere tutti i contenuti appresi, o di non dedicare più alle mie passioni il tempo che meritavano.

Per questo motivo ho deciso di aprire uno spazio personale nel quale parlare di tutto quello che mi appassiona. Letteratura, lettura, teatro, arte, musica non sono solo materia di studio e di lavoro per me… sono molto di più, e credo che si sia capito.

Anche il titolo del blog, tratto da una canzone dei Negramaro, Cade la pioggia, richiama un po’ questa idea.



4) Dare consigli ai nuovi blogger.

- Interagite! Non scrivete semplicemente dei post pubblicando il link su Facebook/Twitter. I primi mesi io facevo così, senza essere conscia dei meccanismi della blogosfera, ed avevo un buon numero di visualizzazioni, ma niente commenti o interazioni. È invece necessario cercare persone su Blogspot che hanno uno spazio simile, iscriversi, commentare. I primi contatti vanno cercati… i successivi arriveranno da sé.

- Ugualmente importante: imparate da chi ha un blog da più tempo di voi. Anche solo leggere regolarmente 3 o 4 siti molto frequentati può insegnare tanto.

- Alternate post un po’ più “di nicchia” e culturali ad altri più easy, come i booktag o i consigli per le letture. La varietà è un elemento importante.

- Anche l’occhio vuole la sua parte… belle immagini ed una grafica chiara danno ad un post tutt’altro aspetto.

- Cercate di essere il più possibile costanti, rispondete ai commenti, ricambiate chi vi segue. Un bravo blogger è, prima di tutto, educato.



5) Nominare altri 15 blogger ai quali vuoi passare un segno di riconoscimento.


6) Informare chi ti ha nominato e chi hai nominato.

sarà fatto!



Vi ringrazio ancora moltissimo!
Al prossimo post :-)

martedì 10 ottobre 2017

CINEFORUM INIZIO AUTUNNO 2017

La mia recensione dei film che ho visto



Cari lettori,
oggi ci dedichiamo ai nostri “Consigli cinematografici”. Con l’arrivo dell’autunno ho pensato al consiglio che mi hanno dato alcuni di voi, ovvero quello di inserire più post dedicati al cinema.

È già qualche anno che – tutte le settimane che riesco - frequento un cinecircolo in un paese vicino al mio (per chi abita in zona: si tratta del Cinema - Teatro San Giuseppe di Brugherio). La programmazione di quest’anno prevede non uno, ma ben due film a settimana, e personalmente ho sempre trovato l’offerta interessante e varia.


Ho pensato di raccontarvi i film che vedrò nel corso di questa rassegna, iniziata a settembre. Si tratta di pellicole un po’ particolari, lontane dai grandi numeri del botteghino, ma forse per questo un po’ più interessanti e meritevoli.


Oggi vi parlo dei film che ho visto in queste prime settimane di cineforum. Al di sotto della mia recensione ho messo una valutazione in stellette, che corrisponde a quella che noi spettatori lasciamo uscendo dal cinema.
In generale, per ora, sono piuttosto soddisfatta… vediamo film per film!



Adorabile nemica, di Mark Pellington



Harriet Lauler è una milionaria che, nel corso della sua vita, ha avuto una carriera sfavillante nel mondo della pubblicità, che però si è bruscamente interrotta, una famiglia, con la quale ha di fatto chiuso i rapporti, e molte conoscenze, tutte concordi nel trovarla insopportabile.

Rimasta sola ed ossessionata dalla sua mania del controllo, prende un’insolita decisione: farà scrivere il suo necrologio prima che avvenga la sua morte, in modo che esso sia esattamente come lei lo vuole. Per questo motivo assume Anne, una ragazza addetta proprio ai necrologi sul giornale locale.

Il primo approccio non è dei migliori: Anne non riesce a trovare una sola persona che parli bene di Harriet e quest’ultima è incontentabile. Le due donne allora decidono di partire da un approccio diverso: visto che la vita di Harriet non è ancora terminata, in che modo ci si può dare da fare per renderla memorabile?


Shirley MacLaine e Amanda Seyfried danno vita ad una commedia un po’ divertente ed un po’ amara, che riflette non solo sulla memoria, ma anche e soprattutto sulla solitudine, problema che non coinvolge solo Harriet.

Simpatico il personaggio della bambina che viene “adottata” dall’irascibile vecchietta e piacevole il tema della musica indipendente, che accompagna tutto il film.

Molto buona l’interpretazione della Seyfried, fantastica quella della MacLaine.


Valutazione: 4 stelle



Cuori puri, di Roberto De Paolis



In una cittadina di periferia del centro Italia vivono Agnese e Stefano, due giovani insoddisfatti che vorrebbero uscire dalle loro prigioni invisibili.
Lei, 18 anni appena compiuti, vive con una madre single che ha trovato nella parrocchia una famiglia e che la obbliga a partecipare a svariate iniziative religiose, impedendole, al contempo, di frequentare qualsiasi ragazzo.

Lui, 25 anni, ha i genitori che rischiano di essere sfrattati, qualche precedente penale e un incarico quanto mai precario come custode di un parcheggio che è l’unico sostentamento familiare.

L’incontro tra i due ragazzi fa nascere un sentimento che diventa anche un’alleanza, una sorta di ribellione contro tutti i loro “carcerieri” ed una disperata ricerca di un mondo più giusto.


Una storia a metà strada tra il romanzo rosa per teenager ed il dramma sociale, fresca e coinvolgente. Le uniche pecche di quello che resta comunque un bel film sono l’uso del dialetto in alcune scene (che senza sottotitoli è un po’ ostico per noi milanesi) ed alcuni stereotipi del binomio “brava ragazza/cattivo ragazzo”, anche se il più delle volte il tema è sviluppato in modo originale.


Valutazione: 3 stelle



American Pastoral, di Ewan McGregor



All’interno della cornice di una rimpatriata tra vecchi compagni di scuola viene narrata la storia di quello che, al tempo, era l’idolo del liceo: Seymour Levov, detto “Lo svedese”. La maggior parte delle persone lo ricorda come un uomo al quale la vita non faceva che sorridere: primo della classe, campione della squadra sportiva, rampollo di un’importante famiglia, erede di un’azienda, promesso sposo di Miss New Jersey.

Le sofferenze dello Svedese hanno inizio con la nascita e la crescita della figlia Merry, fin dall’inizio balbuziente, instabile e problematica. Quando, a 16 anni, la ragazza viene accusata di aver messo una bomba nell’ufficio postale del paese e di aver così provocato la morte di un uomo, ella sparisce nel nulla.

Lo Svedese si trova improvvisamente solo, senza il sostegno della moglie, che non ha retto allo shock ed ha iniziato ad avere a sua volta problemi psicologici. Egli darebbe qualsiasi cosa per incontrare nuovamente Merry, ma per farlo viene costretto ad indagare in quello che ormai sembra essere diventato il mondo della figlia, trovandosi molte volte in situazioni pericolose e spiacevoli.


Tanti bloggers parlano di amore per Philip Roth, addirittura di “Roth-mania”, quindi sono entrata al cinema con un buon numero di aspettative… decisamente deluse.

Non boccio del tutto la pellicola perché gli attori mi sono piaciuti e la storia è comunque un bello (bruttissimo) spaccato di cos’era l’America negli anni ‘60-’70.

Il problema è che ho trovato la storia di un’amarezza squallida, alcuni temi pesantissimi (come l’incesto o la violenza) trattati quasi con noncuranza ed i personaggi piuttosto antipatici. A partire dalla figlia di Seymour, passando dalla moglie, fino ad arrivare ai discutibili amici della ragazza, sembra che tutti non facciano che accusare il protagonista di chissà cosa, quando a me è parso solo una vittima.
Decisamente, mi aspettavo di meglio.


Valutazione: due stelle e mezza



Paterson, di Jim Jarmush



Questa pellicola dai toni delicati presenta la storia di Paterson, che vive e lavora come autista di autobus nell’omonima cittadina, insieme alla moglie ed al cane.

Egli ogni giorno annota i suoi pensieri su un “quaderno segreto” (chiamato così in omaggio a Petrarca) e, un verso dopo l’altro, compone piccoli poemi. I soggetti delle sue storie sono i più disparati, dagli oggetti di uso quotidiano alla cascata che vede ogni giorno al deposito degli autobus.

Le sue fonti d’ispirazione sono: la moglie Laura (nome, ancora una volta, petrarchesco), sempre in cerca di nuove idee e progetti; il cane, un adorabile pitbull con espressioni quasi umane; i passeggeri dell’autobus, che ogni giorno gli raccontano nuove storie; gli avventori del bar dove va ogni sera, simpatici e stravaganti.


La settimana di Paterson, così come il film intero, mette al centro della scena la poesia, intesa come osservazione della realtà e sua interpretazione.
Un film un po’ lento ma molto godibile, in grado di regalare una luce inedita alla quotidianità, da gustare un po’ alla volta, come il Secretum petrarchesco.


Valutazione: 4 stelle



Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini



I due protagonisti di questa storia sono Teo ed Emma.
Il primo è un pubblicitario che conduce una vita agiata e non si fa problemi a tradire la storica fidanzata, con la quale si rifiuta di andare a convivere.

La seconda è un’osteopata non vedente che, dopo il divorzio, divide l’appartamento con l’amica ipovedente Patti e cerca di non chiudersi in se stessa.

Il film racconta la nascita e lo sviluppo di una relazione tra i due personaggi, che cambierà molto le loro prospettive ed il loro stile di vita.


Molto brava Valeria Golino, che dà vita ad un personaggio apparentemente ricco di insicurezze ma dotato, in realtà, di grande forza e determinazione.
Anche Adriano Giannini è più che credibile, anche se il personaggio di Teo è da prendere a schiaffi per buona parte del film, anche e soprattutto per come si comporta con la sua famiglia d’origine.

Divertente il personaggio di Patti (Arianna Scommegna), che regala qualche scena un po’ più spensierata ad una commedia piuttosto seria.


Valutazione: tre stelle e mezza




Questo è il mio parere sui primi film visti al cinecircolo quest’anno!
Avete visto queste pellicole? Che cosa ne pensate?
Aspetto un vostro riscontro!
Grazie per la lettura e al prossimo post :-)