sabato 26 novembre 2016

IL SECONDO FIGLIO DI DIO

La discussa figura di Davide Lazzaretti raccontata da Simone Cristicchi

 




Cari lettori,
ultimo appuntamento con i “Consigli teatrali” per il mese di novembre, che è stato molto ricco.
Oggi vi parlo di uno spettacolo in scena al Teatro Carcano di Milano, dal titolo “Il secondo figlio di Dio”.

Due sono i grandi protagonisti di questa rappresentazione: Simone Cristicchi, autore ed unico attore, e Davide Lazzaretti, personaggio centrale della storia raccontata.
Ho trovato questo spettacolo davvero affascinante, di rara poesia e delicatezza. Vediamo più da vicino gli elementi che lo compongono!



La storia raccontata



Prima di andare a vedere la rappresentazione, non avevo mai sentito parlare di Davide Lazzaretti, così come, forse, molti altri spettatori.

È proprio Simone Cristicchi a dire che questa è una storia che, se non te la raccontano, non la sai. 
 
Nato il 6 novembre 1834 in un piccolo paese della Maremma contadina, Davide Lazzaretti è fin da giovane tormentato da strane visioni mistiche e sembrerebbe voler coltivare una vocazione sacerdotale, ma finisce per sposarsi, fare una famiglia e vivere dello stesso lavoro che faceva il padre: il birocciaio.

Egli, tuttavia, spinto da una forte fede personale, diventa ben presto un predicatore amato e, una volta ritiratosi in cima al Monte Labbro, tra le colline della Toscana, dà vita ad una larga comunità di persone che vivono e lavorano insieme mettendo in comune il poco che hanno.

Il fascino che le sue teorie ed il racconto delle sue visioni esercitano sulla gente lo rende famoso in tutta Italia e perfino in Europa, ma attira anche l'odio del potere ecclesiale e statale. Sempre più isolato, Davide Lazzaretti finisce per andare incontro ad un tragico destino.



Siamo di fronte, com'è facile capire, ad un personaggio assolutamente discusso e controverso, che ha scosso le anime di molti quand'era in vita ma è andato incontro alla damnatio memoriae dopo la sua morte.

Lo spettacolo sospende il giudizio sul Davide Lazzaretti predicatore, e non fornisce lezioni, né religiose né di altro genere; esso si concentra, al contrario, su chi fosse realmente quest'uomo, sui suoi sentimenti, sui suoi dubbi e difficoltà, sulla quotidianità.
Una storia impegnativa, dunque, trasformatasi in un racconto.



La narrazione di Simone Cristicchi



Lo spettacolo, come appena detto, non è né didattico né troppo nozionistico, e gran parte del merito è da attribuire a Simone Cristicchi, “cant-attore” davvero camaleontico. 
 
Non è la prima volta che egli studia bene e poi porta sul palcoscenico qualche pagina di storia spesso trascurata, se non dimenticata: è già successo, infatti, con lo spettacolo “Magazzino 18”, che narra una vicenda del XX secolo sconosciuta ai più.


Questa volta Cristicchi ci riporta in pieno '800, tra le difficoltà dell'Italia prima divisa e poi “unita” in modo sommario e l'amarezza della vita quotidiana dei contadini.
Egli racconta con grande precisione ed abbondanza di dettagli, ma il suo non è un classico monologo. Egli riesce, infatti, a dare vita a tutti i personaggi della storia, con imitazioni spesso divertenti e scenette che danno colore e realismo al racconto.
Non mancano, ovviamente, le musiche: le canzoni sono scritte e cantate da lui ed intervallano la narrazione, lasciando spazio all'immaginazione dello spettatore.


Spettacolo dopo spettacolo, Simone Cristicchi si mostra sempre più un artista completo, capace di fare musica così come di recitare, oltre che di arricchire il nostro bagaglio culturale con queste particolarissime storie.



Il biroccio, cuore della scenografia



Una parte importante della vita di Davide Lazzaretti, come già detto, è trascorsa svolgendo il mestiere del padre, che era birocciao.

Forse per questo motivo la scenografia dello spettacolo è stata costruita in modo davvero originale: il grande carro di legno a due ruote non è un semplice elemento della scena, ma ne diventa il cuore. 
 
All'inizio è un semplice biroccio che trasporta grossi pacchi di carta e di legno: nel corso dello spettacolo, però, Simone Cristicchi lo ribalta, lo gira, lo trasforma in una porta, inserisce dei bastoni che creano una sorta di grata, lo riveste di drappi, lo riempie di fiori e fa tanto altro ancora.

Grazie alla sua fantasia, quello che poteva essere un semplice elemento di contorno diviene il simbolo delle ripetute “trasformazioni” di Davide Lazzaretti: da umile carrettiere a padre di famiglia, da leader di una comunità a discusso predicatore.

Solo un cappello, una lanterna ed una croce al collo caratterizzano invece l'ipotetico narratore di questa storia, che è l'ultimo che lo spettatore si potrebbe immaginare.



Il messaggio


Il tema della rappresentazione, così discusso e, allo stesso tempo, così delicato, porta lo spettatore a chiedersi se ci sia un messaggio tra le righe e, in questo caso, quale sia. Personalmente, credo che gli autori dello spettacolo avessero a cuore in particolare due aspetti della vita di Davide Lazzaretti.

Il primo è l'idea del miracolo: tutti i suoi seguaci se ne aspettavano uno da lui, in modo che egli potesse dimostrare di essere davvero il secondo figlio di Dio. Tuttavia, la narrazione ci fa capire che il vero miracolo operato da Lazzaretti era sotto gli occhi di tutti, ed era proprio la creazione di quella comunità eccezionale, che, nonostante tutto, funzionava come una macchina umana.

Il secondo è invece la denuncia di una situazione di disuguaglianza sociale: Davide Lazzaretti era benvoluto dalla Chiesa finché era un semplice birocciaio virtuoso, ma è stato subito allontanato nel momento in cui le sue teorie hanno iniziato a rappresentare una sorta di alternativa alla Chiesa stessa. È stato proprio il clero, più ancora dello Stato, a voler “rimettere a posto” e punire un cristiano che era andato troppo al di fuori del seminato.
Come dice amaramente Cristicchi, non sono tutte uguali le croci dei figlioli di Dio.





Ecco il mio punto di vista su questa rappresentazione, che consiglio caldamente a tutti. Lo spettacolo resterà in scena fino al 4 dicembre, quindi avete ancora qualche giorno per recuperare il vostro biglietto!

Ora tocca a voi! Avete visto questo spettacolo?
Vi è già capitato di assistere a qualche rappresentazione di Simone Cristicchi?
Avevate già sentito parlare della storia di Davide Lazzaretti (che è stato studiato e citato da autori del calibro di Pascoli e Tolstoj)?
Grazie mille per la lettura e l'attenzione! Al prossimo post :-)






martedì 22 novembre 2016

DISNEY PRINCESS BOOK TAG

Cari lettori,

oggi vi propongo un Book Tag che ho "rubato" al blog di Susy (che saluto e ringrazio), I miei magici mondi , e che è ispirato al mondo della Disney.


Chi di noi ragazze non si è mai identificata in una principessa/eroina di uno di questi celeberrimi film? Oggi, ad ognuna di loro proverò ad abbinare un libro!





Frozen


Un libro che coinvolga rapporti di parentela fratelli/sorelle 




Un romanzo davvero interessante e speciale sotto questo punto di vista è Inseparabili, di Alessandro Piperno. Al centro della narrazione ci sono i due fratelli Pontecorvo, tanto diversi quanto uniti tra di loro, proprio come i pappagalli della copertina. 
Il lettore conosce così il maggiore Filippo, fumettista pigro e dedito ai piaceri della vita, ed il minore Samuel, brillante genio della finanza che perde tutta la sua sicurezza nel momento in cui deve gestire i suoi affetti. Per una serie di rovesci del destino, i loro ruoli a poco a poco si invertono: Filippo diventa improvvisamente famoso ed è costretto a viaggiare e lavorare molto di più, mentre Samuel conosce una donna che ribalta tutte le sue certezze… cosa accadrà?

Una storia apparentemente semplice, ma dai risvolti commoventi.





Rapunzel



Un libro che ti ha fatto sentire emotiva



Non posso non scegliere Storia di una ladra di libri, di Marcus Zusak. A commuovermi è stata sicuramente la storia di Liesel: la morte prematura del fratellino, la perdita della madre, l'adozione da parte di una nuova famiglia, l'amicizia con il ragazzo ricercato dalle SS che lei ed i genitori adottivi proteggono…

Ci sono però altri due particolari straordinari che mi hanno fatto sentire molto, molto emotiva.

Il primo è il desiderio di Liesel di imparare, conoscere e quindi crescere, che la porta a sottrarre libri dalle biblioteche dei ricchi del paese.

Il secondo è la voce narrante della storia: la Morte in persona, che racconta il suo struggente punto di vista sull'esistenza umana.

 
Ribelle


Un libro con una donna guerriera 

 


Per questa associazione ho pensato ad un'idea di “guerriera” non proprio tradizionale, ma comunque, secondo me, azzeccata. Sto parlando di Rosa, la protagonista di “Come stelle cadenti”, di Sveva Casati Modignani. Ella è prima la giovane erede e poi la leader di un impero industriale: un'azienda che costruisce aerei. Nel corso delle pagine di questo romanzo Rosa impara a diventare una vera manager, affronta gli scandalosi segreti della sua famiglia e subisce gli affronti della guerra, che la ferirà nel profondo.

Non riesco ad immaginare nulla di più eroico di Rosa che pilota un aereo da sola per salvare quel che resta della sua famiglia in un cielo bombardato.



La principessa e il ranocchio.




Un libro che affronta problemi reali 


 



La mia scelta ricade su una mia recentissima lettura, Non è la fine del mondo di Alessia Gazzola.

La protagonista Emma ha trent'anni, vive (un po' malvolentieri) con la madre e, a dispetto delle lauree con lode, è ancora precaria. Quando il suo contratto di “eterna stagista” non viene rinnovato, ella si ritrova di nuovo alle prese con la disoccupazione ed una serie di ridicoli colloqui di lavoro.

Stanca e sfiduciata, Emma decide infine di fare da aiutante in un negozio di vestiti per bambini, incarico che le ridarà energia e voglia di ricominciare in quello che è il suo campo, ovvero la comunicazione nell'ambito cinematografico.

I problemi di Emma, inoltre, non sono solo lavorativi: ci sono quelli con la sorella, che ha un marito irrispettoso e due pestifere figliolette; c'è il desiderio di una casa nuova (la villetta con i glicini sotto i quali ella si rifugia costantemente); possono infine mancare i guai sentimentali?

Un ritratto molto convincente della generazione dei 25enni/30enni di oggi.




La bella e la bestia




Un libro classico 
 


Se dovessi sceglierne uno solo, indicherei il Canto di Natale di Charles Dickens, meraviglioso per narrazione, trama e messaggio.

Ne parlo approfonditamente in questo post..




Pocahontas.


Un libro con tema la natura, o scritto da un naturalista 


 



Un autore che parla del rapporto con la natura in un modo che mi appassiona sempre molto è Mauro Corona, e per questo motivo mi sento di consigliare Nel legno e nella pietra.

Si tratta di una serie di racconti di poche pagine l'uno, fortemente autobiografici. In essi, l'autore ripercorre con brevità e chiarezza le sue esperienze come scultore del legno, come operaio in una cava, come cacciatore nei boschi; non mancano tante rievocazioni di quando egli era bambino o ragazzo ed ha dovuto avere a che fare con le difficoltà di una parte d'Italia rimasta arretrata molto più a lungo di altre.


Jasmine



Un libro con il desiderio di libertà 


 

La libertà è sicuramente quello che desidera Cassie, la protagonista di Un diamante da Tiffany, di Karen Swan. Dai 20 ai 30 anni si è rinchiusa in una tenuta in Scozia, volendo godersi appieno le gioie di un matrimonio che si è concluso bruscamente e che si è rivelato essere solo un'illusione. 
 

Cassie ricomincia a vivere grazie alle tre amiche Kelly (di New York), Anouk (di Parigi) e Suzy (di Londra): viene ospitata a turno da ognuna di loro, ed in ogni città conosce un nuovo lato di se stessa.

A New York impara a divertirsi, a farsi nuovi amici, a dimenticare le brutte esperienze con un sorriso; a Parigi si prende del tempo per curare le sue ferite emotive ed impara a trasformare in un lavoro la passione per la cucina; a Londra, infine, fa tesoro delle esperienze vissute e ritrova la vera se stessa.

Questo romanzo, solo apparentemente frivolo, è in realtà la storia della fuga di una donna da quella che era solo una prigione dorata: nel corso dell'anno successivo, infatti, Cassie impara il vero significato della parola “libertà”, che non è solo indipendenza o un rifugio in cui nascondersi, bensì una nuova consapevolezza.




Mulan




Un libro con guerra o battaglie 


 

Questo romanzo di Massimiliano Colombo, La legione degli immortali, è ambientato all'epoca di Giulio Cesare. Nel 55 a.C. una flotta in assetto di guerra giunge presso un luogo sconosciuto: la Britannia. La popolazione locale è feroce e lo scontro che ne consegue è lungo e cruento, ma Cesare può contare sulla Decima Legione, condotta da Lucio Petrosidio, un coraggioso aquilifero.

Intorno a Lucio c'è un piccolo mondo: gli amici, l'esercito e Gwynith, la schiava di cui è innamorato…

Tante emozioni e moltissimi colpi di scena caratterizzano questo romanzo di guerra ambientato nell'epoca più bella e travagliata della storia romana.

Ariel.


Un libro che tratta di curiosità o apprendimento 





Un romanzo che mi ha davvero colpito in questo senso è stato La chioma di Berenice, di Denis Guedj. 

La storia è ambientata all'epoca dei Tolomei: siamo dunque nell'antichità, ma ben lontani dal mondo classico e ben vicini all'Oriente. Il lettore viene a conoscenza di un universo stravagante, nel quale è normale nuotare nel Nilo di fianco ai coccodrilli, indossare gioielli dal peso di svariati chili e, se si è la principessa, scegliere quale dei propri fratelli maggiori diventerà il proprio futuro sposo, nonché il nuovo Faraone.

Questo è lo sfondo in cui si muove il nostro protagonista: Eratostene, matematico di corte, deciso più che mai a misurare il diametro della Terra in un modo curioso ma innovativo.

Un romanzo in cui, in definitiva, storia e scienze si fondono perfettamente!





Cenerentola.




Un libro che tratta del lavoro manuale 


 


Un romanzo in cui il lavoro manuale diventa la chiave per una svolta è Amore, zucchero e cannella, di Amy Bratley.

Juliet è un'impiegata come tante altre ed ha appena coronato il suo sogno: ha trovato la casa dove andare a vivere con Simon, il suo fidanzato storico. Alla vigilia del trasloco, però, ella scopre di essere stata tradita e si ritrova sola.

Sentendosi più persa che mai, ella decide comunque di iniziare una nuova vita nella sua casa appena comprata e trova conforto leggendo i diari della nonna Violet. È così che scopre di essere la nipote di una vera appassionata di bricolage e lavori casalinghi: tra quelle pagine ci sono, infatti, tutte le indicazioni per costruire grembiuli, cuscini ed altri esclusivi oggetti di cucito che, inaspettatamente, diventeranno la fortuna di Juliet.

Aurora.


Un libro che coinvolga il sonno 


 


In Chimaira , di Valerio Massimo Manfredi, il giovane archeologo Fabrizio Castellani ha a che fare con una serie di terribili delitti che hanno sconvolto Volterra. Più di una persona, infatti, è stata sbranata da quella che sembra essere una belva mitologica, ed egli ha la sensazione che ci possa essere un collegamento con le anomalie che ha riscontrato nelle statue etrusche che egli sta studiando.

Sarà proprio in sogno, dopo essere crollato dalla stanchezza, che gli apparirà, chiara e sconvolgente, la vera storia dietro a questo enigma…

Un thriller archeologico da leggere tutto d'un fiato!





Biancaneve




Un libro che tratta di uno dei sette peccati capitali 


 


Il romanzo che consiglio, Silas Marner, di George Eliot, è un classico della letteratura inglese, meno discusso di altri.

Silas è un uomo di mezza età che è stato tradito dal suo migliore amico e dalla donna che amava, e che si è trovato ad essere allontanato da una comunità chiusa che egli considerava la sua famiglia. Triste e sfiduciato, si rifugia in un paese di provincia e non fa altro che lavorare.

Il suo obiettivo è il puro e semplice accumulo di denaro, e, preso da un'inarrestabile avarizia, si trova ogni notte a contare le monete d'oro, in pieno stile Paperon De'Paperoni.

Una notte, però, davanti al caminetto, al posto delle monete trova… dei riccioli d'oro, appartenenti ad una bambina ancora piccola. Ella ha una sua storia, che il lettore poi conoscerà. Non sapendo cosa fare, egli finisce per adottarla, diventando così, a poco a poco, un uomo completamente diverso.

Meg




Un libro che tratti di mitologia Greca




Se dovessi sceglierne uno che riscrive un vero mito greco (cioè la storia di Odisseo-Ulisse) in maniera del tutto anticonvenzionale, allora direi Odyssey, di Simon Armitage. Più che un vero e proprio romanzo, si tratta di un copione, a partire dal quale il regista Robert Wilson ha tratto uno spettacolo teatrale. Ne parlo meglio in questo post..

  Alice

Un libro senza senso o che tratti di mondi strani 


 

Ne Il bar sotto il mare, di Stefano Benni, un uomo senza nome (L'Ospite) si ritrova in un bar al quale si accede con delle scalette che scendono sott'acqua. Egli fa la conoscenza di 23 misteriosi personaggi, i quali gli raccontano altrettante storie.

Molti di questi racconti sono fantasy, misteriosi e complessi da immaginare, ma ognuno di essi rivela appieno la personalità di chi li narra.



Nala

Un libro con un felino




Vado un po' controcorrente e consiglio un libro self, ovvero Due cuori a zonzo (per tacer dei gatti), di Aurora Stella. La vicenda è ambientata a Roma, ai giorni nostri, e i protagonisti sono due, anzi, quattro: un attore americano in incognito che cerca di godersi una vacanza, accompagnato da un gatto randagio che ha “adottato”, ed una giovane donna insoddisfatta di lavoro e marito, che vive con una gattina aristocratica e snob. L'incontro di questi personaggi creerà tanti divertenti equivoci e darà vita a romantiche sorprese.




Ecco le mie risposte a questo booktag! Invito chiunque voglia cimentarsi a “rubarmelo” ed a dare la sua versione (ovviamente inserendo il suo link nei commenti!).
Spero che la mia vi sia piaciuta.

Grazie ed al prossimo post :-)

venerdì 18 novembre 2016

ANGELICAMENTE ANARCHICI

Don Andrea Gallo e Fabrizio De André raccontati da Michele Riondino

 

Cari lettori,
novembre si sta rivelando un mese ricco di occasioni per assistere a bellissimi spettacoli. Oggi, per la nostra rubrica “Consigli teatrali”, vi parlo di una rappresentazione che sta andando in scena in questi giorni al Teatro Carcano di Milano, dal titolo Angelicamente anarchici.
Ecco gli elementi più affascinanti e sorprendenti di questo spettacolo!




La scenografia


L'unico attore dello spettacolo, Michele Riondino, appare seduto su uno sgabello, di fronte ad un telone, sul quale è apparentemente proiettata la sua ombra. Nel momento in cui egli si alza, però, lo spettatore nota che quella figura sul telone si muove da sola, si distorce, cambia e, infine, lascia spazio a nuove immagini.

Il protagonista della storia dialoga con le ombre che appaiono sul telone ed utilizza le immagini che vi appaiono per raccontare storie.

Si lascia molto spazio alla fantasia: una scelta artistica coraggiosa, che rende l'attore protagonista un vero cantore di storie e fa sì che lo spettatore sia rapito dalle sue parole.



La storia di Don Gallo



Il protagonista della rappresentazione è Don Andrea Gallo, ormai morto ed arrivato in un ipotetico aldilà. Anche se ormai diventato un angelo, egli continua a conservare tratti della sua personalità anarchica e ribelle.

Egli si chiede, innanzitutto, dove siano molti dei ragazzi di strada prematuramente scomparsi di cui egli si era occupato in vita ed ai quali aveva dato un appuntamento dopo la morte. 
 
Ricorda, poi, la sua gioventù come marinaio e partigiano, le sue lotte a fianco dei più deboli, le persone che ha cercato di aiutare.

Non manca, infine, di discutere con un immaginario cardinale, un'ombra sul telone che a volte incombe ed a volte sfugge, chiaro simbolo della corruzione della Chiesa odierna.


Quello che più mi è piaciuto di questa interpretazione di Don Gallo è il fatto che gli autori dello spettacolo non abbiano cercato di fare una sua apologia o di renderlo una figura mitica. 
Esso è invece presentato come un uomo, a differenza dei tanti, troppi “santi” incensati dalle masse o autoproclamatisi tali: una persona che, pur con i suoi errori e possibili peccati, ha comunque continuato a camminare in avanti, un passo dopo l'altro, inseguendo un'utopia.




Le canzoni di De André



Lo spettacolo gioca molto sull'amicizia che c'è stata in vita tra il prete ed il cantautore. Le storie che Don Gallo racconta, infatti, sono proprio quelle delle più celebri canzoni di Fabrizio De André: Via del campo, La ballata del Miché, Un giudice, Dormono sulla collina.

Un posto d'onore è riservato alla Ballata dell'amore cieco (o della vanità), raccontata ed interpretata nei dettagli con grande intensità.

Le musiche sono proposte, nella maggior parte dei casi, con degli arrangiamenti del tutto nuovi ed originali, e sono suonate dal vivo da tre musicisti posti dietro al telone, che appariranno solo verso la fine della rappresentazione.




Genova e gli "ultimi”



Una canzone che non è stata cantata nel corso dello spettacolo, ma che è continuamente evocata, citata, raccontata, è La città vecchia, realistico ritratto della Genova più povera e degradata.

Frequentando regolarmente la riviera ligure ed essendovi molto affezionata, posso dire di aver conosciuto un po' Genova e (spero) di averne colto lo spirito. Per questo motivo mi sento di affermare che questa canzone di De André è ancora molto attuale. 
Certo, sono passati dei decenni, ma Genova continua ad essere un grande porto, un luogo di speranza, ma anche di fuga; nella stessa via si possono trovare monumenti bellissimi ed edifici degradati, turisti benestanti e persone più che povere. 

 
Questo spettacolo evidenzia molto bene il modo in cui Don Gallo e Fabrizio De André hanno vissuto la loro Genova: entrambi, a modo loro, sono stati dalla parte degli ultimi, cioè di coloro che nessuna cosiddetta “persona perbene” vorrebbe frequentare: le prostitute, gli ubriaconi, i pazzi, i ragazzi di strada.




L'attore



Il bravissimo Michele Riondino, in questo particolare monologo, tra musiche, immagini e racconti, dimostra di avere, secondo me, due capacità davvero straordinarie.

La prima è quella di creare interi scenari semplicemente con il potere delle sue parole: narrando le storie che abbiamo sempre sentito da Fabrizio De André, egli diventa, a sua volta, una sorta di cantautore, e ci presenta nuovi dettagli e poetiche riflessioni.

La seconda è invece quella di fare suo un personaggio, cogliendone l'essenza più autentica.
L'abbiamo visto donare un volto giovane, inedito ed un po' ombroso all'amatissimo commissario Montalbano; l'abbiamo ammirato ne Il giovane favoloso nella parte di Ranieri, amico di Giacomo Leopardi tanto diverso dal poeta quanto affezionato a lui; qui, invece, lo scopriamo nelle vesti di Don Andrea Gallo, avendo non di rado l'impressione di trovarci davanti proprio il prete scomparso.





Lo spettacolo resterà in scena al Teatro Carcano ancora per pochi giorni, fino al 20 novembre!
Nel caso non abitiate a Milano, tuttavia, vi consiglio comunque di informarvi su eventuali tappe successive dello spettacolo, perché, dal momento che sta riscuotendo un grande successo, è possibile che ben presto venga portato altrove.
Spero di avervi interessato!
Che ne pensate di Michele Riondino e dei ruoli che ha interpretato?
Che opinione avete dei due protagonisti di cui abbiamo parlato oggi?
Grazie mille per la lettura!
Al prossimo post :-)