venerdì 20 maggio 2022

BOOKTAG: PRIMAVERA TRA LE PAGINE

 Un romanzo per ogni caratteristica della primavera




Cari lettori,

per concludere al meglio questa settimana con le pubblicazioni in giorni un po’ “atipici”, ho pensato di proporvi un booktag primaverile, dal titolo “Primavera tra le pagine”! Era da un po’ che lo vedevo pubblicato su vari blog, ma non l’ho mai fatto, così ho pensato di proporvelo oggi!

Ringrazio e saluto Alice del blog "Some books are", dalla quale ho preso il “modello”. Cerchiamo di abbinare insieme un romanzo ad ogni caratteristica di questa splendida stagione!



1. Il Generale Inverno sta per andarsene:

quale libro di questo inverno ti è rimasto impresso?


Le incredibili luci delle stelle di Karen Swan è un contemporary romance ideale per la stagione più fredda. Questa volta l’autrice, che ho già avuto modo di apprezzare in altre occasioni, ci porta nella gabbia dorata degli influencer, che sembrano vivere esistenze spettacolari, tra viaggi e grandi amori, ma non sempre sono realmente felici.


Bo Loxley, la protagonista, è fuggita dall’Inghilterra e da un passato infelice per fare una vita da “vagabonda di lusso” insieme al fidanzato Zach, ma inizia ad accusare il colpo di essere senza radici e di avere una vita documentata ogni istante dal cellulare.


Un viaggio prenatalizio tra i fiordi norvegesi sarà l’occasione per lei di vivere a ritmi più quieti, conoscere persone che hanno priorità diverse e ripensare a ciò che non va nella sua vita.


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2. Inizia la stagione dei vestiti a cipolla e del foularino in borsetta.

Quale libro ti sei portato dietro per praticità?


Le bolle di sapone di Marco Malvaldi è il classico tascabile della Sellerio, da portare con sé in treno o sotto l’ombrellone.


Si tratta dell’ultima (almeno per ora) indagine dei vecchietti del BarLume, costretti all’immobilità a causa del lockdown della primavera del 2020. Se però loro e Massimo sono riusciti a restare a Pineta, Alice Martelli, la fidanzata vicequestore del “barrista”, è bloccata in Calabria per un corso d’aggiornamento.


Proprio da lì arriva la notizia delle morti di due coniugi, lui per colpo d’arma da fuoco mentre era in fila al supermercato, lei per intossicazione alimentare. Un caso da risolvere in “smart working” per i nostri irriducibili vecchietti!


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3. Rose, viole e lillà: un libro dalla copertina floreale.


Il sentiero dei profumi di Cristina Caboni ritrae in copertina una ragazza circondata da petali di rosa portati dal vento.


È il “superpotere” della protagonista di questo romanzo, Elena Rossini: essere cresciuta in mezzo ai profumi e conoscerli come le proprie tasche. Ella ha voluto abbandonare quel mondo, ma quando si ritrova senza lavoro e senza fidanzato nello stesso giorno, decide di accettare l’offerta di aiuto dell’amica Monique.


Elena si convince a trasferirsi a Parigi ed a lavorare come commessa in una profumeria di lusso. La vita parigina la porterà a riaprire il cassetto dell’ossessione di famiglia, un “profumo perfetto” creato da una sua trisavola nel 1600 e forse perduto per sempre.


Riceverà anche un insperato aiuto dal suo vicino Cail, uno studioso di floricoltura.


Davvero una bella lettura, tra rosa e realismo magico!


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4. La rinascita della natura: un libro che parla di natura e piante.


Il vecchio che leggeva romanzi d’amore è il libro che ho scelto per la prima tappa di una challenge di lettura intitolata La donna verde. Il tema era il realismo magico e credo che questo romanzo vi rientri perfettamente.


Antonio José Bolívar, il protagonista di questa storia, è un uomo sudamericano che ha trascorso anni della sua vita in una baracca tra gli indigeni dell’Amazzonia e da loro ha imparato tutto: rispetto della natura, tradizioni, sopravvivenza.


Quando il feroce tigrillo minaccia le popolazioni dei villaggi confinanti con la foresta, egli, per evitare ritorsioni del crudele sindaco contro gli indigeni, si vede costretto a cercare in prima persona la belva e ad ingaggiare un duello mortale con lui.


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5. Etciù! A quale tema o espediente letterario sei allergico?


Mi tolgo un sassolino dalla scarpa: non sopporto i romance in cui il protagonista maschile è un donnaiolo (per usare un termine démodé…) e dice alla controparte femminile del romanzo “Tu non sei come le altre/Con te è diverso/Mi voglio impegnare”.


Punto primo: caro mio, sei ben sessista! “Le altre” chi? Le altre siamo noi! Perché questa protagonista dovrebbe essere diversa da altre donne? Non si dividono le persone in categorie!


Punto secondo: se una persona (uomo o donna che sia) è fragile e volubile nelle relazioni (amore, amicizia, famiglia…) non cambierà da così a così da un giorno all’altro perché è arrivato un deus ex machina sotto forma di una persona carina. I primi tempi sembreranno belli, ma poi saranno dolori.


Punto terzo: arrivata a 32 anni, non è una dinamica che si trova solo nei libri. Ci sono uomini che fino ai 30/35 anni ne combinano una più del diavolo e poi si vedono improvvisamente stempiati, panciuti e circondati da amici con famiglia che non sono più liberi il sabato sera. Allora essi decidono di sistemarsi praticando una sorta di circonvenzione di incapace su una coetanea buona e generosa che se li accollerà diventando la loro compagna crocerossina, seconda madre, colf personale, madre dei loro figli che faranno contenta mammà che diventa nonna. Che bel premio per essere “diversa dalle altre”! 

Ecco, questa cosa non mi piace nella vita reale, figuratevi che ne penso se mi capita di leggerla.



6. Pioggia a catinelle: un libro che ti ha fatto piangere.


Un caso speciale per la ghostwriter di Alice Basso è l’ultimo romanzo della serie che ha per protagonista Vani Sarca, una ghostwriter che, per la sua straordinaria capacità di “leggere” le persone e di entrare nella loro testa, è diventata una collaboratrice della polizia.


Vani è riuscita ad uscire dal suo guscio di solitudine, a riappacificarsi (almeno in parte) con la famiglia, a trovare l’amore e degli amici veri.


Manca un ultimo tassello: capire che cosa sta succedendo ad Enrico, suo capo da una vita e uomo che lei ha sempre cordialmente detestato.


Il lieto fine di Vani è, come tutto ciò che lo riguarda, a modo suo… ma vi farà commuovere!


Link recensione



7. Pesce d’aprile:

un libro che ti ha colto di sorpresa o ti ha dato una bella fregatura.


Credo che ormai lo sappiate in tanti: Lena e la tempesta di Alessia Gazzola è stata la lettura più deludente di quest’inverno. Mi ha giocato diversi brutti pesci d’Aprile.


Numero 1: non si dipinge in quarta di copertina il quadretto di un’idilliaca commedia estiva quando poi, tra le pagine, c’è un vero e proprio dramma.


Numero 2: non si definisce segreto inconfessabile una violenza sessuale subita da minorenne. Ma neanche per scherzo!


Numero 3: quante incongruenze! Villone da ristrutturare che cadono a pezzi e poi sono pronte in poche settimane, genitori che definire “con le fette di salame sugli occhi” è un eufemismo, tutto si risolve nelle ultime pagine senza grosse spiegazioni…


No, no, e no!


Link recensione



8. 21 marzo: finalmente è arrivato…

Quale libro non vedi l’ora di leggere questa primavera?


Una piccola questione di cuore di Alessandro Robecchi è sicuramente tra le mie prossime letture. La Milano di Carlo Monterossi, autore televisivo che collabora con l’amico detective Oscar Falcone, è sicuramente molto noir, a tratti malinconica. Tuttavia non mancano momenti di ironia e colte riflessioni.


Dopo il rapimento della diva della tv Flora De Pisis mi aspetto di tutto… vedremo che cosa succederà di nuovo al Monterossi!


Link recensione di altri romanzi della serie



9. Gita fuori porta: in quale libro ti piacerebbe fare una gita?


Credo che tutti voi conosciate bene il mio grande amore per la Liguria, dove la mia famiglia ha una casetta. Mi piacerebbe fare un viaggio nello spazio-tempo ed andare a Cala Marina, il paese immaginario della costa ligure che ha creato Roberto Centazzo, negli anni ‘60, nel periodo in cui sono ambientati Tutti i giorni è così e Bevande incluse.


Sarei curiosa di vedere le spiagge attrezzate per le “ferie d’agosto” di una volta, i carretti dei gelati, la moda mare del tempo, persino le piccole stazioni locali dei treni (quella di Cala Marina è il cuore dell’azione dei romanzi).


Da poco è uscito Il rappresentante di cartoline, il terzo capitolo della serie, che presto leggerò!


Link recensione al primo romanzo della serie



10. Tag time: ora tocca a voi!


Non taggo nessuno in particolare, ma, come sempre, vi invito a replicare il Booktag sul vostro blog, oppure di dirmi la vostra più brevemente nei commenti.




Che ne pensate? Conoscete questi romanzi?

Ne avreste scelti altri? Ne avete qualcun altro da consigliarmi su questi temi?

Fatemi sapere che ne dite!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


martedì 17 maggio 2022

L'ANGOLO VINTAGE 2.0 - MAGGIO 2022

 


Cari lettori,

dopo la piccola pausa pasquale che ho fatto lo scorso mese, torna “L’angolo vintage”!

Oggi, come spesso faccio quando preparo i post di questa rubrica, vorrei presentarvi due romanzi di autori di cui ho già parlato sul blog, che però mi “mancavano”.

Talvolta stiamo sul romance, altre volte sul giallo, oggi ci addentriamo nel thriller, con atmosfere un po’ surreali e personaggi non sempre onesti che si trovano braccati da un destino avverso.

Non si tratta di due libri leggeri, anzi, sono due letture piuttosto intense da svariati punti di vista, ma ho pensato che abbiano degli elementi in comune, perciò ve li propongo insieme. Sperando di avervi incuriosito, vi lascio alle recensioni!



Questo libro non esiste, di Marilù Oliva


Mathias, il protagonista di questo romanzo, è un uomo che, in un certo senso, si è reso fantasma. Dopo un’infanzia piuttosto difficile, schiacciata da un nonno autoritario che l’ha costretto ad assistere ad episodi di violenza, egli s’è inventato una bugia con la madre, che ben presto si è trasformata in un colossale inganno, e si è trasferito a Roma con la parte di eredità che gli spettava. Da anni è disoccupato e vive di rendita, ma egli preferisce definirsi uno “scrittore in erba”. In effetti il suo primo manoscritto è quasi terminato, ma le uniche persone che ne sono a conoscenza sono due suoi amici storici che incontra abitualmente in uno stravagante bar della capitale: uno scrittore già abbastanza affermato (anche se sempre in lotta con la sua Casa Editrice) ed un esperto in comunicazione digitale. La terza ed ultima persona che lo ha sempre sostenuta è Luce, la sua compagna, una donna premurosa ed affettuosa per la quale, però, egli prova solo stima e non amore.


Un giorno Mathias subisce in modo piuttosto ingenuo il furto del suo PC e perde così l’unica copia del suo manoscritto ormai ultimato. Non ha chiavette né cartacei che abbia tenuto per sé; la sua unica speranza, purtroppo, è ritrovare una delle copie che ha inviato a tante case editrici ed a qualche esperto del settore nella speranza di farsi notare. La sua ricerca diventa ben presto disperata, tra editori indifferenti che hanno gettato al macero il suo manoscritto e redattrici attente che hanno rifiutato la sua storia perché le terrorizzava.


Tutto si complica quando il primo degli editori che ha visitato, un vero squalo, viene trovato ucciso nel suo studio, e tutto fa presumere che Mathias sia stato l’ultimo ad averlo visto. Nel tentativo di sfuggire ad un’ingiusta accusa e di rendersi irreperibile, il nostro protagonista finisce per immergersi ancora di più nella sua ricerca, incontrando anche una donna, Marina, per la quale inizia a provare un sentimento forte ed inspiegabile.


Questo libro non esiste è sicuramente uno sberleffo al mondo dell’editoria, che spesso si trincera dietro alla scusa del prodotto di cultura – e quindi del fine “alto” - giustificando così alcuni mezzi non proprio ortodossi.

È anche, però, un omaggio sia al mondo della letteratura che a quello della scienza.


Di letterario c’è il tema della “queste” o ricerca, tipico dei poemi epici di età moderna (e soprattutto de L’Orlando Furioso di Ariosto): un continuo e spasmodico ricercare qualcuno o qualcosa che è destinato a non essere mai trovato. A questo intreccio di base si uniscono sia una trama gialla che una sottotrama rosa, caratterizzata dall’insoddisfazione: se si ama non si è riamati, se si è amati non si ama.


Di scientifico ci sono invece i folli progetti del nonno ormai defunto, che definire “visionario” sarebbe un complimento; piani che hanno a che fare con la fisica e l’astronomia e che hanno influenzato Mathias nel profondo.


Sicuramente è uno dei romanzi più originali che abbia mai letto: quest’autrice non smette mai di sorprendermi, e il suo stile è davvero travolgente!

Una lettura super interessante :-)



Il Francese, di Massimo Carlotto


Siamo nel Nord-Est italiano, patria di molti romanzi dell’autore, ma questa volta conosciamo un nuovo personaggio, Toni Zanchetta, detto “Il Francese”.

Egli è un protettore di prostitute, ma si definisce “macrò”, che è un termine che indica una sorta di società tra lui e le donne che fanno parte della sua maison. Dopo un esordio nel mondo della malavita con i peggiori criminali immaginabili, egli è riuscito a “mettersi in proprio” gestendo poche escort per clienti importanti e danarosi.


Un giorno però Claire, una delle più giovani ragazze della sua maison, invece di recarsi all’appuntamento con un cliente sparisce nel nulla. Per il Francese è l’inizio della fine: la polizia, ed in particolare il commissario Franca Ardizzone, gli sta col fiato sul collo; la sua ambita maison entra nel mirino della malavita organizzata; alcuni loschi personaggi sembrano disposti ad offrirgli un alibi, ma poi lo ricattano.


Il Francese, però, è un uomo duro a morire e, come tutti i serpenti, è in grado di cambiare pelle tutte le volte che è necessario. E forse le forze dell’Ordine non lo vedono soltanto come un indagato.



Sarò sincera: ho divorato Il Francese, come tanti altri romanzi di Carlotto (che, come molti di voi ormai sapranno, è un autore che mi piace parecchio). Però non saprei dire se mi è davvero piaciuto.


Sono abituata alle atmosfere non certo fiabesche dei romanzi di questo autore: la sua serie più famosa ha per protagonista Marco Buratti detto L’Alligatore, un ex cantante di blues che ha scontato per sbaglio anni di carcere e si trova spesso coinvolto in trame gialle dalle tinte oscure. Tuttavia le sue storie, per quanto dure, non mi hanno impressionato tanto quanto questa, che mi è sembrata una vera e propria galleria degli orrori. Da donna ho provato ribrezzo, per non dire paura, per tutte le terribili circostanze in cui si trovano quelle infelici. Tra situazioni personali e familiari piene di difficoltà, bisogno di stordirsi con droghe ed alcool per dimenticare, le richieste orribili della maggior parte dei clienti ed il rischio di cadere in mano a dei temibili criminali, c’è di che triggerare chiunque.


Inoltre, se L’Alligatore ed i suoi sono tutt’altro che santi, ma almeno aiutano chi è schiacciato da pericolosi delinquenti e tra loro conoscono il valore dell’amicizia, devo dire che il Francese come personaggio non mi è piaciuto per niente. Continua a fare il santarellino perché invece di intascare tutto il ricavato prende solo il 50% e perché tratta le prostitute meglio di altri (“Com’è umano lei”, cit.), ma al lettore è chiaro fin da subito che è un atteggiamento di convenienza e che egli sa essere come tutti gli altri criminali, anzi, pure peggio se gli gira.


Insomma, si tratta di una lettura che potreste affrontare abbastanza facilmente, magari anche divorare, ma che quasi sicuramente vi lascerà molto amaro in bocca. Soprattutto perché Carlotto è sempre molto preciso ed informato, e tutto quello che scrive è una rielaborazione romanzata di fatti realmente accaduti.





Ecco il mio “angolo vintage” di questo mese!

Non perdetevi i post degli altri partecipanti alla rubrica!

Conoscete libri ed autori? Che ne pensate? Fatemi sapere!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 12 maggio 2022

MARIA

 Le donne raccontate da Dante #9




Cari lettori,

è con un po’ di emozione che vi scrivo oggi: il nostro percorso dantesco alla scoperta delle figure femminili protagoniste della Commedia sta per giungere al termine!


Non mi sembrano passati più di tre/quattro mesi da quel 31 agosto in cui ero al ristorante con la mia amica Luana e le raccontavo il mio buon proposito di intraprendere un percorso dantesco dedicato alle donne. Ero ispirata da alcune letture animate alle quali avevo assistito nella mia città, ed ero decisa ad intraprendere questo mio progetto andando oltre all’Inferno, che resta comunque la cantica più popolare e la più gettonata per eventi di vario tipo.


Ricordo che avevo un po’ di dubbi: l’idea mi piaceva molto, ma mi pareva anche una piccola montagna da scalare. E così, prima che potessi rendermene conto, i mesi si sono susseguiti, l’anno scolastico pure e siamo arrivati a maggio ed all’ultimo post della serie!


Sono riuscita a tenere fede alla mia idea originaria ed a giocare sul numero 3 (Dante approverebbe), dedicando tre post ad ognuna delle tre cantiche. Ora siamo al numero 9, il preferito del Sommo Poeta, ed essendo pure nel mese di maggio non potevamo non concludere con Maria.


Oggi attraversiamo l’ultimo tratto di Paradiso, quello che ci mostra l’Empireo, i Santi, i Beati ed ovviamente la Vergine. Partiamo insieme per l’ultima volta…!



Maria e l’Angelo Gabriele


Qualunque melodia più dolce suona

Quaggiù, e più a sé l’anima tira,

Parrebbe nube che squarciata tuona,

Comparata al sonar di quella lira,

Onde si coronava il bel zaffiro,

Del quale il ciel più chiaro s’inzaffira.

Io sono amore angelico, che giro

L’alta letizia che spira del ventre,

Che fu albergo del nostro disiro;

E girerommi, Donna del Ciel, mentre

Che seguirai tuo figlio, e farai dia

Più la spera suprema, perché gli entre.

Così la circulata melodia

Si sigillava, e tutti gli altri lumi

Facean sonar lo nome di MARIA.

Lo real manto di tutti i volumi

Del mondo, che più ferve e più s’avviva

Ne’ l’alito di Dio e ne’ costumi,

Avea sopra di noi l’interna riva

Tanto distante, che la sua parvenza

Là dov’io era ancor non mi appariva.

Però non ebber gli occhi miei potenza

Di seguitar la coronata fiamma,

Che si levò appresso sua semenza.

E come fantolin, che ver la mamma

Tende le braccia poi che il latte prese,

Per l’animo che in fin di fuor s’infiamma;

Ciascun di quei candori in su si stese

Con la sua fiamma, sì che l’alto affetto

Ch’egli aveano a Maria, mi fu palese.

Indi rimaser lì nel mio cospetto,

Regina Coeli cantando sì dolce,

Che mai da me non si partì il diletto.”

(Canto XXIII Paradiso, vv. 97-129)


Dante ha attraversato tutti i Cieli del Paradiso e conosciuto alcune anime beate, tra le quali, come avevamo visto il mese scorso, ci sono anche delle donne.


Nel momento in cui egli arriva in vista dell’Empireo, una visione gli appare: Maria scende dal Cielo in forma di fiammella, insieme all’angelo Gabriele. Dante paragona l’Angelo dell’Annunciazione ad una lira che suona, e Maria ad uno zaffiro, perché è un prezioso gioiello del Paradiso e perché il colore azzurro è indossato dalle donne a lei devote (l’iconografia tradizionale sostiene che il mantello della Madonna fosse di questo colore).


Poi l’Angelo Gabriele, che non ha mai smesso di vegliare su Maria da quando le ha portato l’annuncio della sua maternità, intona un canto che ricorda ai beati presenti che, così come lui precede la discesa della Vergine, così essi dovranno seguirla.


La discesa della fiammella con Maria dura solo il tempo di una strofa, al termine della quale ella inizia a risalire lentamente verso il cielo. Dante rimane stupito, perché la visione effettivamente scompare dai suoi occhi, cosa che non sarebbe dovuta accadere, perché il Primo Mobile, che separa l’Empireo dai Cieli dei beati, è cristallino, trasparente, e perciò, anche immaginando la presenza di stelle, è difficile che un oggetto sparisca (al massimo dovrebbe rimpicciolirsi sempre più). Questa è una delle tante cosiddette “contraddizioni” del Paradiso, volte a far capire al lettore che, nel regno della Teologia e poi della Fede, le regole della razionalità e della scienza non hanno alcun valore.


Quando Maria sparisce, i Beati restano, intonando una canzone sacra che era nota ai tempi di Dante, Regina Coeli. È curioso che Dante, in questo caso, inserisca una metafora… che metafora, a pensarci bene, non è. Egli, infatti, paragona i Beati che hanno appena lasciato risalire Maria ai bambini piccoli che tendono le mani alla propria madre dopo l’allattamento: si tratta di un paragone più che azzeccato, dal momento che Maria è la madre di tutti. E forse proprio per questo egli la fa invocare dai Beati non con un altisonante soprannome biblico, bensì con il nome di battesimo.



La sede di Maria sull’Empireo


Ma guarda i cerchi fino al più remoto,

Tanto che veggi seder la Regina,

Cui questo regno è suddito e devoto.

Io levai gli occhi; e come da mattina

La parte oriental dell’orizzonte

Soperchia quella, dove il sol declina,

Così, quasi di valle andando a monte

Con gli occhi, vidi parte nello stremo

Vincer di lume tutta l’altra fronte.

E come quivi, ove s’aspetta il temo

Che mal guidò Fetonte, più s’infiamma,

E quinci e quindi il lume è fatto scemo;

Così quella pacifica oriafiamma

Nel mezzo s’avvivava, e d’ogni parte

Per igual modo allentava la fiamma.

Ed a quel mezzo, con le penne sparte,

Vidi più di mille Angeli festanti,

Ciascun distinto e di fulgore e d’arte.

Vidi quivi ai lor giuochi ed a’ lor canti

Ridere una bellezza, che letizia

Era negli occhi a tutti gli altri Santi.

E s’io avessi in dir tanta divizia,

Quanta ad immaginar, non ardirei

Lo minimo tentar di sua delizia.

Bernardo, come vide gli occhi miei

Nel caldo suo calor fissi ed attenti,

Li suoi con tanto affetto volse a lei,

Che i miei di rimirar fe’ più ardenti.”

(Canto XXXI Paradiso, vv.115-142)


Una volta giunti sull’Empireo, Beatrice, il simbolo della Teologia, si siede sul trono che le è stato assegnato. Dante ha bisogno di una nuova guida: San Bernardo, che incarna la Fede. Egli gli spiega la composizione dell’Empireo e lo invita a salutare Beatrice, perché per comprendere il punto più alto del Paradiso persino la Teologia – che, per quanto divina, è pur sempre una scienza – si rivela insufficiente. Solo la piena fiducia in Dio può far sì che Dante viva nel migliore dei modi quest’ultima esperienza ultraterrena.


La sede della Vergine Maria, un trono tra la luce e le nuvole, è paragonata ad un’alba. Così come ogni mattina a Oriente – da dove gli antichi credevano che partisse il carro del Sole, che una volta fu malamente guidato da Fetonte – sembra che si concentri tutta la luce, così il seggio di Maria è il punto più luminoso dell’Empireo. Dante utilizza il termine Oriafiamma, riferendosi allo stendardo di San Dionigi, e creando un gioco di parole con la fiamma del sole e del suo calore.


Intorno alla Vergine ci sono moltissimi angeli beati e festanti che cantano per lei e, nel momento in cui San Bernardo volge lì lo sguardo, anche gli occhi di Dante – che, fuor di metafora, sono accompagnati dalla Fede – si fanno più luminosi e pieni d’amore divino.



Le donne sante e beate


Affetto al suo piacer, quel contemplante,

Libero uficio di dottore assunse,

E cominciò queste parole sante:

La piaga, che Maria richiuse ed unse,

Quella ch’è tanto bella da’ suoi piedi

È colei che l’aperse e che la punse.

Nell’ordine, che fanno i terzi sedi,

Siede Rachel di sotto da costei

Con Beatrice, sì come tu vedi.

Sara,Rebecca, Judit, e colei

Che fu bisava al cantor, che, per doglia

Del fallo, disse: Miserere mei,

Puoi tu veder così di soglia in soglia

Giù dogradar, com’io ch’a proprio nome

Vo per la rosa giù di foglia in foglia.

E dal settimo grado in giù, sì come

Infino ad esso, succedono Ebree,

Dirimendo del fior tutte le chiome;

Perché, secondo lo sguardo che fee

La fede in Cristo, queste sono il muro

A che si parton le sacre scalee.”

(Canto XXXII Paradiso, vv. 1-21)


Beatrice e la Madonna non sono le uniche donne importanti che Dante incontra in questo ultimo tratto di Paradiso. San Bernardo, infatti, gli spiega che tutt’intorno alla Vergine ci sono le donne più importanti della Bibbia, le Sante e le Beate. Ai piedi di Maria c’è Eva, la prima peccatrice della Genesi, che ha indotto l’uomo a mangiare i frutti del Giardino della Conoscenza perché mal consigliata dal Tentatore. Tutto ciò che è nel Paradiso ha una forma circolare e quindi perfetta per i canoni medioevali: così, dunque, anche la donna che ha dato vita al peccato originale siede accanto a quella che è nata senza di esso, creando idealmente la figura di un cerchio che si chiude.


Nei seggi al di sotto sono poste le donne ebree dell’Antico Testamento, come Rebecca, Rachele, Ruth (bisavola del Re Davide, creatore del salmo Miserere) ed altre ancora. Queste antiche figure femminili sono la radice dalla quale parte la suddivisione delle anime beate dell’Empireo: da una parte coloro che credettero al Cristo venturo, dall’altra quelle che credettero al Cristo venuto.


Fino alla fine dell’ultima cantica, Dante non manca di proporci figure femminili che siano di exemplum ai lettori e soprattutto alle lettrici, sia in negativo, come aveva fatto scrivendo l’Inferno, sia in positivo, come accade qui.



E per finire…


Vergine madre, figlia del tuo Figlio,

Umile ed alta più che creatura,

Termine fisso d’eterno consiglio,

Tu se’ colei che l’umana natura

Nobilitasti sì, che il suo Fattore

Non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore,

Per lo cui caldo nell’eterna pace

Così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridiana face

Di caritate, e giuso, intra i mortali,

Sei di speranza fontana vivace.

Donna, sei tanto grande, e tanto vali,

Che qual vuol grazia, ed a te non ricorre,

Sua disianza vuol volar senz’ali.

La tua benignità non pur soccorre

A chi dimanda, ma molte fiate

Liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,

In te magnificenza, in te s’aduna

Quantunque in creatura è di bontate.”

(Canto XXXIII Paradiso, vv. 1-21)


L’ultimo Canto del Paradiso – e della Commedia in generale – è tutto dedicato al desiderio di Dante di vedere Dio, desiderio che può essere appagato soltanto, come nella migliore tradizione cristiana, chiedendo l’intercessione della Madonna.


San Bernardo inizia una celeberrima supplica a Maria, che viene celebrata con ossimori, perché è sia vergine che mamma, sia figlia di Dio in forma di padre che madre di Dio quando si è fatto carne. Il Santo loda le meravigliose qualità di Maria, che hanno fatto sì che Cristo scegliesse proprio lei per incarnarsi, e, di fronte alla schiera di anime beate, ribadisce l’importanza di rivolgersi a lei se si è dei fedeli nel momento del bisogno.


È come se Dante stesso ricordasse al suo pubblico la necessità di non dimenticare Maria nelle proprie preghiere, perché chiunque si dimenticasse di lei peccherebbe di superbia e toglierebbe “le ali” a qualunque suo desiderio.


Dal momento che la Madonna è onnisciente ed intuisce i desideri ed i bisogni dei suoi fedeli prima ancora che essi ne facciano esplicita menzione, con ogni probabilità il volere di Dante aleggia già nell’aria dell’Empireo. Il sommo Poeta, però, prosegue con la sua lunga ed appassionata preghiera, che rivela lo stampo ormai teologico della sua penna ma, tra un vocabolo e un altro, lascia intuire la sua formazione ed il suo primo periodo di composizione legato al Dolce Stil Novo.


Maria ascolta le parole di San Bernardo – e, fuor di metafora, di Dante – e concede al Sommo Poeta l’ineffabile visione divina, che chiude il meraviglioso viaggio della Commedia… ed anche il nostro percorso.





È tutto, cari amici!

Mi scuso se in quest’ultimo post sono stata un pochino troppo teologica. Ci tengo a dire che non ho per niente intenzione di entrare in discorsi religiosi in senso stretto: volevo solo raccontare, da un punto di vista culturale e letterario, come Dante considerava materie mistiche quali la Trinità e la Madonna. Il Cristianesimo è saldamente intrecciato alla letteratura italiana del Medioevo (e non solo), così come, ad esempio, l’arte islamica è mescolata a quella europea nelle città dell’Andalusia.

Premesso questo, spero che il nostro viaggio immaginario vi sia piaciuto fino alla fine!



Vi lascio i link dei post precedenti, per riepilogarli insieme a voi:


Francesca e le donne del V canto


Figure mitologiche Inferno


Le donne ingannatrici


Costanza d'Altavilla e Pia dei Tolomei


Superbia ed invidia in Purgatorio


Matelda ed il Paradiso Terrestre


Beatrice


Piccarda Donati e le donne del Paradiso



Io ho scritto a sufficienza, direi… perciò ora tocca a voi! Fatemi sapere la vostra opinione su questo percorso ed eventualmente qualche vostro consiglio per il futuro. C’è qualcos’altro che vi interesserebbe scoprire su Dante e/o la Commedia? O qualche altro nome importante della letteratura che vorreste vedere su questi schermi?

Fatemi sapere che cosa ne pensate!

Intanto mando un grandissimo abbraccio virtuale a chi ha seguito del tutto o in parte questo mio percorso: so che non è stato né breve né facile, quindi vi ringrazio per la pazienza e l’attenzione!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)