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martedì 17 marzo 2026

L'ANGOLO VINTAGE 2.0 - MARZO 2026



Cari lettori,

dopo qualche mese torna sul blog la rubrica a più mani “L’angolo vintage”!


Per chi non lo ricordasse o fosse nuovo da queste parti, questa utilissima rubrica ci aiuta a “smaltire” quei libri comprati mesi prima e poi lasciati a prendere polvere, oppure i romanzi letti un po’ di tempo fa sui quali però, per vari motivi, non è stata ancora fatta nessuna recensione.


Abbiamo iniziato il mese con due consigli di genere romance per l'8 marzo, abbiamo proseguito con qualche giallo in terra ligure ed ora torniamo al rosa, ma in versione ebook.


Le due storie che oggi vi racconterò sono state delle mie scoperte dello “Stuff your Kindle Day” (una giornata di promozione gratuita di ebook rosa e fantasy) di qualche mese fa. Tra eventi di questo tipo e il “Calendario dell’Avvento” che hanno fatto alcune CE in Dicembre, ho una ricca scorta nel Kindle, e me la tengo buona per ogni volta in cui desidero un po’ di leggerezza, tra una lettura impegnativa e un’altra.


I due romance che vi racconto oggi sono entrambi dei contemporary, e potremmo definirli del sottogenere “office”: parliamo infatti prima di due archeologi, poi di due giornalisti. La prima delle due storie è poco spicy, la seconda è closed door, quindi sono assolutamente adatti a tutti e scritti in modo scorrevole e spesso anche divertente.


Vediamoli meglio insieme!



Anche se è amore non si vede, di Belle Landa


Maxine Miller, figlia del celebre archeologo dell’avventura Arthur, sfortunatamente passato alla storia anche per il suo passato da ladro di tombe, ha un’eredità molto difficile sulle spalle.


Il padre, amatissimo ma ingombrante e scomodo, è sparito nel nulla durante una pericolosa spedizione. Maxine, dentro di sé, sa che è molto probabile che l’uomo sia ormai morto, ma non ha mai smesso di cercare la verità. Nel frattempo, ella ha raccolto la sua eredità, sia nel bene che nel male.


La partenza era stata buona, con gli studi in campo storico e archeologico e la tesi data con profitto: Maxine, proprio come suo padre, ama la materia. 

Ora, però, un po’ perché il nome dei Miller pesa e non è sempre gradito, un po’ perché la vicinanza di certi personaggi non proprio affidabili potrebbe aiutarla a far luce sulla scomparsa di Arthur, Maxine si è messa a fare la “cacciatrice di tesori” su commissione. 

È un lavoro molto pericoloso, fisicamente pesante e non proprio etico per chi, dentro di sé, continua ad amare l’archeologia e le civiltà passate. Tuttavia il capo di Maxine, lo spietato magnate Jackson Hill, non accetta rifiuti. E proprio quando la ragazza sta per tirarsi indietro ed accenna alla possibilità di licenziarsi, egli, con quello che potrebbe essere definito un ricatto, la convince a prendere parte ad un’ultima missione per lui.


Si parla della possibilità di una civiltà mai scoperta, un popolo nativo americano che i primi esploratori conobbero e, per qualche motivo, decisero di non conquistare. Di questo mitico popolo si sarebbero perse le tracce: ci sarebbe solo l’indicazione di una località montuosa e molto impervia. Era di questo che si stava occupando Arthur Miller quando è scomparso.


Dall’altra parte dell’oceano, Preston O’ Neill, stimato professore di Cambridge, conduce un’esistenza troppo monotona anche per i suoi gusti. In passato, come tutti, e come il suo mentore Arthur Miller, ha accarezzato l’idea di fare l’archeologo dell’avventura; poi la vita adulta e il mondo reale lo hanno inchiodato alla cattedra.


Il direttore del dipartimento, che è molto affezionato a lui, ultimamente però è parecchio scontento della sua ignavia, delle sue lezioni che non si rinnovano con l’anno accademico, della sua attività di ricerca che è stata bellamente abbandonata.


Per questo motivo Preston riceve, dopo tanto tempo, un incarico archeologico sul campo: proprio quello che riguarda la stessa civiltà sepolta di cui si sta occupando Maxine.


I due non vorrebbero reincontrarsi. Il loro passato è molto burrascoso: quando Maxine era una studentessa e Preston un assistente alle prime armi, c’è stata una storia tra di loro, breve ma molto dolorosa. Senza rendersene conto, entrambi hanno fatto male all’altro. 

E poi Preston ha preso la scomparsa di Arthur come un tradimento nei confronti delle persone che gli volevano bene, lui compreso, e così facendo ha respinto anche Maxine, che continuava a stare dalla parte del padre.


Ma la missione pericolosa alla quale stanno andando incontro li spingerà a collaborare sempre più, fino a formare una vera e propria squadra. Maxine non vuole più fare la parte disonesta della cacciatrice di tesori, Preston non si è mai davvero rassegnato alla scomparsa del suo mentore: piuttosto che ammettere questi segreti all’altro e chiarirsi, però, i due preferiscono continuare ad avere un rapporto burrascoso.


E intanto l’attrazione rinasce come le braci sotto le ceneri…



Anche se è amore non si vede mi ha ispirato fin da subito per le sue atmosfere alla Indiana Jones, proprio da archeologo dell’avventura. Maxine, anche se dalla descrizione assomiglia un po’ più a Lara Croft, incarna bene questo lato spericolato. Preston, nei primi capitoli, sembra più un topo da biblioteca, un uomo che ha rinunciato all’avventura in nome di una tranquilla vita accademica, ma, capitolo dopo capitolo, tornerà a ricordare tutti gli insegnamenti di Arthur.


È proprio quest’ultimo, il padre scomparso, il mentore amatissimo e mai dimenticato, ad essere, in qualche modo, il terzo protagonista, che si sostituisce ai più gettonati destino e Universo nel far mettere insieme i due personaggi principali.


Questa storia, oltre che office romance (e si parla di un ufficio molto particolare), potrebbe essere considerata anche un second chance, per quanto, ai tempi della loro prima storia, i due personaggi fossero ancora piuttosto immaturi.


Inoltre, come ogni storia alla Indiana Jones che si rispetti, c’è anche una componente mistery, e ci sono anche degli antagonisti, che non sono solo quelli che ci si potrebbe aspettare.


Non il classico romance, non soltanto una storia d’avventura: un romanzo da leggere!



Odiarsi è bene, amarsi è meglio, di Angela Iezzi


La protagonista di questa storia è Megan Woodhouse, una ragazza che ha lasciato la vita di provincia e la famiglia per avvicinarsi a New York ed inseguire il sogno di diventare una grande giornalista.


I suoi sogni, però, le costano molta fatica, sia dal punto di vista economico che da quello mentale, perché non solo il giornalismo paga poco, ma la sua famiglia, e in modo particolare sua madre, non approva la sua scelta di vita. Ogni volta che Megan torna a casa, la donna cerca di convincerla ad accettare qualche incarico come baby sitter “in attesa” di sposare un buon partito della cittadina (come per esempio un medico piuttosto avanti con gli anni e appena rientrato in provincia) e di metter su famiglia.


Per Megan il pensiero è un vero incubo, e forse è per troppo zelo che commette un errore: scrive un articolo sul sito online del giornale per cui lavora, convinta di aver fatto uno scoop e di aver trovato un negozio di alimentari in cui si verificano irregolarità. Purtroppo ella non sa che l’esercizio in questione è di proprietà della zia del suo capo e che le “ridistribuzioni non a norma” del cibo erano accettate da tutto il quartiere e servivano anche ad aiutare qualche bisognoso. In breve, un fiasco completo.


In poco tempo Megan si ritrova licenziata e senza neanche più la possibilità di poter restare nella stanza in affitto dov’era prima.


La ragazza, però, è tenace, e, pensando ad una possibile soluzione, improvvisamente si ricorda che suo padre apprezza la lettura del NYN, uno dei quotidiani più importanti di New York, e in particolare i pezzi di un certo T.K.


Megan non ci pensa due volte: varca le porte della redazione del NYN e chiede disperatamente al caporedattore di assumerla per qualunque incarico. L’uomo, letto velocemente qualche suo pezzo, prima cerca di convincerla a tornare tra qualche mese perché non ci sono posizioni aperte, poi accetta di tenerla con sé per uno stage decisamente sottopagato (Nota del lettore: questo è l’unico capitolo che, dal punto di vista narrativo, non mi convince fino in fondo. Credo che, nella vita reale, l’atteggiamento di Megan l’avrebbe condotta ad un bell’accompagnamento alla porta forzato da parte della sicurezza. Capisco il bisogno di lavorare, ma anche meno.)


La ragazza, per i primi tempi, dorme in un ostello non proprio accogliente, poi trova una nuova sistemazione in compagnia di una ragazza solitaria e scontrosa, che però non le dà nessun disturbo. Il lavoro, per quanto di bassa manovalanza e di molte ore al giorno, è pur sempre nella redazione dei suoi sogni. E allora che cosa non va?


L’unica spina nel fianco di Megan è proprio il famoso T.K., che non è come lei lo immaginava. Pensava di trovarsi davanti un uomo di mezza età dal fare paterno che fa squadra con i colleghi più giovani, e si è ritrovato di fronte un ragazzo poco più grande di lei che non dà confidenza a nessuno e le chiede con una certa malagrazia di fare fotocopie e portare caffè. Inoltre, a qualche settimana dall’ingresso nel suo nuovo appartamento, ella scopre con sconcerto che la sua nuova coinquilina è proprio la sorella di T.K.


Tuttavia la ragazza non ha scelta. Se vuole realizzare il suo sogno di diventare giornalista al NYN deve dare al suo capo un valido motivo per restare, e non c’è scelta migliore che partecipare ad una delle inchieste di T.K.


Il ragazzo, inizialmente, non è interessato a collaborare. Poi però qualcosa in Megan, che ci mette entusiasmo persino per digitalizzare l’archivio polveroso del giornale, gli ricorda la spontaneità dei suoi primi tempi. E così aiutarla viene naturale, così come far nascere un’insolita amicizia…



Odiarsi è bene, amarsi è meglio promette scintille e battibecchi fin dalla prima pagina. E così è, almeno per i primi capitoli.


Poi, quando entrambi i protagonisti accettano di collaborare insieme ad un’inchiesta piuttosto seria, noi lettori riusciamo a conoscerli meglio. Al di là della troppo entusiasta combinaguai e del serioso reporter che non si fida di nessuno, ci sono due persone che hanno fatto della loro scelta professionale la loro ragione di vita più importante, una risposta a tutte le batoste che hanno preso in campi più privati.


Per questo motivo nella prima parte del romanzo si ride molto, poi, dopo qualche pagina in più, Megan che dorme in un ostello da film horror e T.K. che si rifugia da sua sorella ci divertono molto meno e ci fanno riflettere un po’ di più.


Anche se la madre di Megan sembra più una classica comare dei paesini italici che una mamma americana, i suoi deliri sono francamente insopportabili per chiunque abbia coscienza che gli anni ‘60 sono finiti. E anche T.K. è stato deluso da una persona intrigante che… purtroppo non si svela subito, come tutti gli ipocriti.


Il lettore, dunque, non può fare a meno di tifare per la loro alleanza, dentro e fuori dal giornale. E sperare in un lieto fine!




Questo è quanto per “L’angolo vintage” di marzo”!

Mi raccomando, non perdete i post degli altri blogger che hanno partecipato.

Fatemi sapere se avete letto questi romanzi, se conoscete le autrici, che cosa ne pensate.

Grazie per la lettura, al prossimo post!



venerdì 17 ottobre 2025

L'ANGOLO VINTAGE 2.0 - OTTOBRE 2025



Cari lettori,

bentrovati all’appuntamento del 17 del mese con “L’angolo vintage”!


Lo scorso mese avevamo riaperto la rubrica insieme alle altre dopo la pausa estiva, ed avevo scelto due romanzi self di genere romance che avevano come protagoniste due giovani insegnanti.


Nel mese di ottobre siamo in piena spooky season e così ho pensato di proporvi due romanzi che, tra dolcetto e scherzetto...prediligono il secondo!


Il primo è l’ultimo – almeno per ora – romanzo giallo della serie che ha per protagonista il commissario (ormai in pensione) Bordelli, nato dalla penna di Marco Vichi. Il secondo è invece uno dei “giallognoli” degli equivoci di Andrea Vitali: un nuovo caso improbabile per il maresciallo Maccadò.


Entrambe queste serie sono già comparse più volte sul blog; questi due volumi, però, pongono entrambi al centro dell’attenzione due beffe al sistema, due scherzi ben riusciti al potente (e prepotente) di turno.


Vediamoli meglio insieme!



Meglio di niente, di Marco Vichi


Gli anni ‘60 hanno ormai lasciato spazio ai ‘70 e per il commissario Bordelli è arrivato il momento della pensione. Forse.


Già, perché in questo mese o poco più in cui avrebbe dovuto stare “a riposo” gli è capitato di tutto. Il ragazzo che un tempo era il suo vice, Pietrino Piras (al quale egli è molto legato, perché ha combattuto a fianco del padre quando c’era la guerra), ha preso il suo posto, e non manca di coinvolgerlo nelle indagini, anche se in modo non proprio lecito.


Inoltre, egli stesso si è preso del tempo per fare luce su un “cold case”, il caso mai risolto del figlio di un gerarca che era stato trovato ucciso in un campo poco tempo dopo la fine della guerra. A quel tempo egli era troppo giovane e inesperto e le autorità, vista la famiglia del ragazzo, avevano deciso di lasciar perdere. Il Bordelli maturo, però, è riuscito a trovare il bandolo della matassa, trovandolo di natura molto meno politica e molto più privata di quanto si aspettasse.


Tutto questo è stato possibile perché il suo commissariato (ora di Piras) è sempre stato diretto da un questore affidabile e di buon carattere, per lui anche un amico (che non manca di partecipare alle sue famose cene). Ora, però, le cose stanno per cambiare: il questore si trasferisce e va verso il prepensionamento, ed il successore promette di essere molto più severo, specie sulle interferenze da parte dei civili… e Bordelli, gli piaccia o no, ormai è soltanto questo.


L’ormai ex commissario riflette per settimane sulla possibilità di diventare un investigatore privato, poi scarta l’ipotesi. 

Innanzitutto perché la logica delle indagini private è molto diversa da quella della polizia, e per lui il lavoro è stato quasi una vocazione. 

E poi perché dopo tanti anni di orari e di giornate infinite – e una giovinezza portata via dalla guerra – egli vuole godersi il bello della vita: la sua grande casa di campagna sulle colline dell’Impruneta, con tanto di orto e di oliveto; il cagnolone Blisk, uno spirito libero come lui; la relazione con la giovane Eleonora, molto seria, per quanto entrambi ci scherzino sopra; le cene con gli amici, con i racconti fino a tarda sera; il libro di poesie della sua defunta madre che sta per essere pubblicato da un piccolo editore.


Egli è ancora immerso in queste riflessioni quando, quasi per caso, incontra un ragazzo che gli sottopone un mistero molto curioso.


Il giovane fa parte di una facoltosa famiglia, che è molto in amicizia con quella di un suo coetaneo. Una sera, mentre è a casa dell’amico ed entrambi sono soli in casa, si sono resi conto che la preziosa collezione dei quadri del padre si è molto ridotta, ci sono intere pareti vuote. Per una serie di motivi, il ragazzo sospetta che ci sia un ladro silenzioso, e che quel ladro sia proprio il suo stesso padre.


Non si tratta di un’indagine ufficiale, perché non c’è stata nessuna denuncia, però proprio per questo motivo Bordelli può occuparsene per vie private. Giorno dopo giorno, egli ricostruisce una storia di segreti familiari e di “non detti” dalle gravi conseguenze. Insieme al suo amico “Botta”, un ex ladro e scassinatore che ha arrestato più volte finché egli non si è deciso a cambiare vita, egli trova un modo di… truffare a sua volta chi ha voluto truffare una famiglia di amici.


E mentre è preso con la sua beffa, arriva una chiamata da Piras: la polizia si sta occupando di una nuova indagine. E l’aiuto del commissario Bordelli, anche se è necessaria molta prudenza… è sempre gradito.



Per la prima volta da quando leggo i romanzi del commissario Bordelli – ormai è qualche anno -, ho avuto la sensazione che forse l’autore vorrebbe, se non salutare il suo personaggio, lasciarlo in pace un po’ di più. Ho visto che negli ultimi anni egli ha pubblicato altre storie, anche in collaborazione con altri autori. In effetti Vichi non si è mai voluto definire un giallista e, considerando i racconti sulla guerra e sui partigiani che vengono sempre inseriti all’interno dei suoi romanzi, la sua attrazione verso il romanzo storico è piuttosto nota.


Quanto al commissario Bordelli stesso, questa volta l’autore l’ha dipinto come un po’ più stanco e dubbioso… ma è difficile rinunciare a quello che è sempre stato più che un lavoro per lui. Per questo credo che Meglio di niente non sia un addio, ma un “arrivederci, con più calma”: un giusto compromesso, perché non è verosimile che un commissario in pensione sia sempre indaffarato e coinvolto nelle vecchie indagini, è normale pensare che torni all’opera “per vie traverse” una volta ogni tanto.


Come sempre, l’intreccio non è quello di un giallo classico, con un singolo delitto: ci sono più indagini, di cui solo una è ufficiale, e poi tutto il resto della vita del commissario, compresi i ricordi del passato, che non lo lasciano mai solo.


La storia dei quadri è una beffa magistrale… un filo fantasiosa ma molto divertente!


Io leggo ancora con molto piacere di questo personaggio, spero che l’autore vorrà tornare a scriverci ancora di lui, anche se magari un po’ meno. Perché per uno come il commissario Bordelli appendere il distintivo al chiodo è davvero difficile…



Il sistema Vivacchia, di Andrea Vitali


Bellano, anni ‘30.


Per la caserma diretta dal Maresciallo Maccadò è un periodo tranquillo. Di certo alla sede del partito non si può dire lo stesso, però.


Da qualche tempo il vecchio segretario, chiamato ironicamente “Il Tartina” (giusto per far capire quanto fosse temuto), è stato destituito dopo che Bellano è stata investita da una serie di assurde vicende: la fuga di un toro chiamato Benito che era senza corna ma ha suscitato ugualmente il panico, un curioso incidente con le poste e la corrispondenza che era destinata al Federale, il fiasco della Befana fascista, una gita del sindacato dei panettieri che doveva essere un esempio di buona organizzazione bellanese ed invece è stata un susseguirsi di imprevisti, il discorso di un prefetto che si è trasformato in un lancio della dentiera dal balcone.


Ce n’era abbastanza per non considerare più Il Tartina quel capo forte e autoritario che tanto il partito vorrebbe. Da qualche mese il posto di segretario è stato occupato da Aurelio Trovatore, un tipo tranquillo che non dà fastidio a nessuno: non ha un grande polso, ma è abbastanza sveglio da non far capitare guai.


Per qualcuno, però, non è abbastanza. Caio Scafandro, l’anima del partito, è stufo di deboli burocrati, e sente che, se la sezione bellanese del partito fosse nelle sue mani, diventerebbe un esempio in Lombardia, anzi, per l’Italia intera.



Però… c’è un però. Il cognato di Caio Scafandro è in grossi guai. È stato beccato da un ispettore della ferrovia decisamente troppo zelante (leggi: che non riusciva a prendere sonno sulla brandina perché ogni volta che scende a Bellano si abbuffa) mentre, insieme al figlio ancora minorenne, rubava del carbone.


Il ladro è regolarmente iscritto al partito ed è cognato di una delle colonne portanti, e quindi, se fosse condannato per questo reato piuttosto ridicolo, metterebbe nei guai – un’altra volta! - tutta la sezione bellanese. Caio Scafandro sa che cosa ci vuole: un mega processo con un avvocato principe del foro, magari qualcuno venuto da fuori, che possa intortare a parole quei sempliciotti dei suoi concittadini.



Milano, pochi giorni prima del fattaccio. Un giovane visibilmente in fuga entra di nascosto nella tipografia Vivacchia. Ha dei grossi problemi con le autorità locali e gli hanno detto di rivolgersi lì, dove lo aiuteranno a rifarsi una vita. Gli impiegati della tipografia sono un po’ burberi e misteriosi, ma svolgono benissimo il loro compito: in quattro e quattr’otto, il fuggitivo si ritrova con dei nuovi documenti, perfettamente contraffatti, ed una nuova identità professionale di avvocato, anche se egli non ha nemmeno studiato.


Munito dei documenti e di una valigia essenziale, egli prende il primo treno verso i laghi. E perché non scendere a Bellano, un luogo così incantevole?



Il sistema Vivacchia è un titolo dal doppio significato, fortemente ironico, sul quale l’autore gioca. Tecnicamente il significato sarebbe “il sistema della tipografia Vivacchia”, ovvero il lavoro provvidenziale di questo esercizio, che aiuta a far fuggire – e di fatto a salvare la vita – a tutti gli oppositori del regime, che già ben prima della guerra venivano arrestati e mandati al confino. Senza quella V maiuscola, però, il significato diventa “il sistema del partito/del regime tira a campare”, e credetemi, questo romanzo ne è un’ennesima dimostrazione.


L’ho detto tante volte e non mi stanco mai di ripeterlo: ben pochi, in Italia, prendono in giro i prepotenti, in particolare quelli degli anni ‘20 e ‘30, con la classe di Vitali. Egli non si è mai definito un autore impegnato, le sue presentazioni – ci sono stata più di una volta – sono spassose, il suo intento resta principalmente quello di raccontare vizi e virtù degli italiani di una volta, che curiosamente assomigliano molto a noi.


Eppure la sezione bellanese del partito è stata messa alla berlina in tutti i modi, ed ogni volta, in questo romanzo, fa una ben magra figura. 

Ogni volta c’è qualche prepotente che vuole avere qualche privilegio a scapito della povera gente, o vuole spendere i soldi pubblici per qualche assurdità che gli farà fare “bella figura”… e viene prontamente beffato. 

A questo proposito, vi lascio a questo link la recensione di Sua eccellenza perde un pezzo, perché a me è venuto mal di pancia dal ridere e quindi deve venire anche a voi.


Fin qui vi ho raccontato degli “antagonisti” e del “protagonista per caso”, ma i veri e propri protagonisti della storia, ovvero il maresciallo Maccadò con la sua squadra, composta dal vivace e sveglio Misfatti, dal silenzioso Mannu e dal giovane appuntato Beola, sono anche questa volta una presenza determinante e risolutiva.


Il tema del processo-farsa mi ha ricordato, per certi versi, Troppo forte, il film con Sordi e Verdone, anche se ovviamente è un’altra storia. Le risate amare, però, sono quasi le stesse.


Sono curiosa di vedere anche la fiction sul maresciallo Maccadò, che, a quanto pare, è in lavorazione. Nel frattempo mi diverto molto leggendo i romanzi!




Questo è tutto per "l'angolo vintage" ottobrino! 

Sono contenta di essere riuscita a parlarvi di due romanzi che ho letto durante i mesi più caldi... 

In ottobre siamo solo in due a partecipare alla rubrica: mi raccomando, non perdetevi il post di Chiara! Fatemi anche sapere se conoscete questi libri o questi autori! 

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


mercoledì 17 settembre 2025

L'ANGOLO VINTAGE 2.0 - SETTEMBRE 2025

 



Cari lettori,

oggi sono particolarmente contenta di annunciarvi che, dopo qualche mese di pausa, torna su questi schermi la rubrica del 17 “L’angolo vintage”!


Per chi non si ricordasse: questa rubrica, in condivisione con altre amiche blogger, si occupa di recensire tutti quei romanzi o ebook acquistati mesi prima e poi lasciati a prendere polvere perché, si sa… oggi c’è la nuova uscita del nostro autore preferito, domani arriva in biblioteca il romanzo per cui ti eri messa in lista d’attesa tre mesi fa… e le settimane passano!


Quest’anno ci sono state tante giornate di promozione online per quanto riguarda gli ebook romance, sia quelli di autrici self che quelli delle piccole CE.


Così anche quest’estate, tra una puntata alla biblioteca di Varazze ed un nuovo acquisto, ho letto qualche romanzo che avevo scaricato tempo fa sul mio Kindle.


Questo è il periodo in cui la scuola riprende a pieno ritmo, così, oltre al TAG di lunedì, oggi ho pensato di raccontarvi due ebook che hanno come protagonisti due giovani insegnanti. Sono entrambi di autrici italiane (una delle quali già comparsa su questi schermi); il primo è un cowboy romance, il secondo racconta invece un ritorno a casa dopo un passato difficile.


Come già successo con i due ebook romance di cui vi ho parlato settimana scorsa, anche in questo caso uno dei due mi è piaciuto di più dell’altro.


Vi lascio alle recensioni!



Sei la mia nuova vita, di Alessandra Caimi


Jillian è una giovane insegnante rimasta vedova troppo presto: suo marito, un collega più anziano di lei, è mancato prematuramente per un brutto male. Insieme a lui se n’è andato anche il desiderio di maternità della donna: lei ed il marito avevano a lungo sospettato un problema di infertilità, solo per ricevere come responso la diagnosi della malattia di lui.


Da tempo Jillian ha cambiato città ed ora insegna nella tranquilla cittadina di Paradise. È legata sia alla sua nuova scuola che al ranch dei Carter, gestito da due fratelli che sono entrambi impegnati con due sue amiche.


Una sera ella è in trasferta con una collega ed incontra un ragazzo che dice di chiamarsi AJ. Jillian non è mai stata tipo da avventure di una notte, ma per una volta decide di cedere e di accettare l’imprevisto, anche perché l’uomo che ha incontrato dichiara di essere “sempre in viaggio per lavoro” ed ella non si sente ancora pronta ad iniziare una relazione.


Poche settimane dopo, però, Jillian si rende conto di essere incinta. Non ha modo di ricontattare AJ e non è sicura di volerlo fare, così si appoggia alla famiglia Carter per i momenti più difficili della gravidanza e decide che realizzerà il suo sogno di diventare madre anche da single.


Quel che ignora è che il vero nome di AJ è Adam Carter: egli è il terzo fratello della sua “nuova famiglia” e negli ultimi dieci anni è tornato a casa solo sporadicamente, tutto preso dal suo lavoro come cowboy nelle gare di rodeo.


Quando Adam torna finalmente al ranch per il matrimonio di uno dei suoi due fratelli, tutto si aspetterebbe tranne Jillian sulla porta, in avanzato stato di gravidanza. La sorpresa è grande e reciproca, ma entrambi sono inaspettatamente contenti di essersi incontrati di nuovo.


Dopo un chiarimento, Adam e Jillian decidono di provare ad essere coinquilini, perché lui vuole essere un padre presente nella vita della bambina che sta per nascere, e lei ha comunque bisogno di aiuto.


I due non hanno però fatto i conti con i loro sentimenti, con il passato di Jillian che ogni tanto bussa ancora alla porta e con il lavoro imprevedibile di Adam…



Ho scelto Sei la mia nuova vita di Alessandra Caimi per i tropes: se fatto bene, quello della gravidanza inaspettata mi piace, e poi sono sicura che anche voi avrete notato che negli ultimi mesi, tra blog e social, l’ambientazione country è una delle più gettonate, così ero curiosa (e poi devo ammettere che una parte di me non si scorderà mai La risposta è nelle stelle di Nicholas Sparks, un romanzo che a mio parere possiamo considerare un antesignano di questo fiorire del cowboy romance).


Però qualcosa non ha funzionato, e mi è anche dispiaciuto constatarlo.


Innanzitutto la storia inizia con un grosso scivolone: da collega a collega, non è realistico pensare che Jillian si sia trovata prima in un bar con la sua co-titolare della classe e poi in un hotel con AJ… in piena gita scolastica! La sorveglianza deve essere H24 e c’è la responsabilità civile e penale su dei minori. Non solo in Italia, vi assicuro! 

Sarebbe bastato sostituire l’espediente della gita scolastica con “un weekend fuori porta con una collega” per rendere realistica la narrazione… ed evitare alla povera Jillian un procedimento disciplinare, direi!


Poi credo che questa storia abbia (ancora) bisogno di editing: non ho potuto fare a meno di notare dei piccoli errori qua e là, tra refusi e sintassi. È un peccato, perché lo stile, di per sé, è scorrevole, anche piuttosto piacevole.


Infine, ho apprezzato la storia nel complesso, ma avrei preferito un guizzo di originalità in più: essendomi imbattuta, per l’appunto, in diverse recensioni di cowboy romance tra blog e social, l’impressione è che nel romanzo siano stati inseriti molti espedienti narrativi che l’autrice ha apprezzato come lettrice… creando però, forse, un “effetto collage”.


Salvo comunque la dolcezza della storia, la forza d’animo dei protagonisti, il trope della “found family” che mi piace sempre. È un romanzo che comunque tra un bagno e un altro, tra una passeggiata tra i monti e un’altra, ci può stare. Adesso può far compagnia in una delle prime domeniche di pioggia.

Ma speravo che mi sarebbe piaciuto di più…



Un nuovo sorriso, di Giada Grimaldi


La storia di Danika Reese, la protagonista di questo romanzo, ha inizio dieci anni prima dei fatti raccontati.


Danika è una ragazza giovanissima di Chicago quando una sera va ad una festa come tante, ma da un momento all’altro scoppia un incendio. È suo padre, capo dei vigili del fuoco, a salvarla. L’uomo, che si aspetta di trovare delle scottature sul corpo di sua figlia, vede invece tanto sangue e segni di violenza. E si maledice per non essere comunque arrivato in tempo.


Dieci anni dopo, in seguito ad un processo che ha punito i responsabili della violenza ai suoi danni ed a molti anni di studio e lavoro in Europa, Danika torna a Chicago per insegnare inglese in una scuola primaria.


La notizia rende felici non solo i suoi genitori, suo fratello e le sue due amiche del cuore (con le quali il rapporto è sempre stato saldo), ma anche Jason Parker, amico del fratello, da sempre innamorato di lei.


Ora Jason è un chirurgo di successo e sta per sposare una collega che viene da una ricca famiglia. La loro unione sarà la porta d’accesso per un importante finanziamento che consentirà l’apertura di un nuovo reparto del loro ospedale. Per questo motivo Jason non può e non deve commettere errori, né sentimentali né professionali.


Ma un giorno al pronto soccorso arriva Danika, che, tentando di recuperare il gatto di un’altra maestra e di arrampicarsi su un albero, è caduta su dei vetri, ed è proprio Jason a sistemarle… il lato B ammaccato! Come incontro dopo dieci anni è piuttosto tragicomico, ma è quanto basta perché entrambi si ricordino i sentimenti che un tempo provavano l’uno per l’altra. Un amore che dieci anni fa si era nascosto dietro la maschera dell’amicizia e che adesso rischia di scoppiare, con tutte le conseguenze del caso.


Jason, come già detto, è impegnato formalmente con una donna che non ama. Danika, dal canto suo, ha a che fare con un ritorno in patria piuttosto delicato, con una famiglia protettiva e soprattutto con un problema di salute che le ha provocato il suo trauma. 

Danika, infatti, soffre di vaginismo: è come se il suo corpo rifiutasse l’intimità. E tutti i giorni si chiede quale uomo potrebbe volere una donna come lei…



Giada Grimaldi è un’autrice che avevo già letto ed apprezzato in due novelle natalizie che trovate a questo link: due storie a metà strada tra il romance e il fantasy. Questa è la prima volta che leggo un suo romance vero e proprio e… l’ho trovato ancora meglio!


Questa è la storia non solo di un amore (con i trope friends to lovers, childhood friends, in un certo senso second chance), ma anche della rinascita di due persone.


Danika è uno dei personaggi femminili più forti di cui abbia letto ultimamente in un romance. Nonostante il gigantesco trauma ed il passato difficile, ella continua a credere nell’amore, nell’amicizia, nell’importanza del suo lavoro e di rifarsi una vita. 

Ho apprezzato molto il fatto che in questo romanzo si sia parlato di sessualità in modo realistico, parlando del vero e proprio percorso di una donna che prende coscienza di avere una disfunzione e di non voler continuare a vivere così, ma di voler ritrovare il piacere dell’intimità per se stessa, tra visite alla ginecologa, sedute con la psicologa ed esercizi da svolgere a casa. Anche perché non è da tutti dirsi “io non sono il mio trauma, io voglio andare oltre”.


Anche Jason, però, ha bisogno di rinascere. Dopo la partenza della ragazza che aveva sempre sognato – ed allontanato per via dell’amicizia con il fratello di lei -, egli ha, di fatto, chiuso il suo cuore con un lucchetto, pensando solo al lavoro. E proprio il lavoro lo sta portando ad un’unione sbagliata, con una donna che egli ritiene una fida alleata e che invece si rivelerà ben altro.


Mi sono immersa in questa storia ed è stata una vera girandola di emozioni.


A inizio mese Giada Grimaldi ha proposto una promozione sul suo catalogo e vi anticipo che ho già acquistato i suoi titoli mancanti. Non so ancora dirvi quando li leggerò, ma quando lo farò ve ne parlerò sicuramente!




Ecco le mie scelte per “L’angolo vintage” di settembre!

Sono contenta di essere tornata a scrivere per una rubrica a più mani, dopo un’estate che per me è stata bellissima ma pone necessariamente in pausa progetti di questo tipo. Mi raccomando, andate a dare un’occhiata anche ai post delle altre blogger partecipanti!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)



lunedì 17 marzo 2025

L'ANGOLO VINTAGE 2.0 - MARZO 2025

 



Cari lettori,

dopo qualche mese di pausa, ritorna su questi schermi la rubrica in collaborazione “L’angolo vintage”, tipica del 17 del mese!


È il primo appuntamento dell’anno e, come forse qualcuno di voi già saprà dal post relativo ai miei buoni propositi per il 2025, in questi due mesi e mezzo ho alternato le letture del periodo con gli arretrati da recensire appartenenti al 2024. Entro fine marzo dovrei aver concluso con quel che mi mancava dell’anno scorso; nel frattempo, oggi ho pensato di proporvi la recensione di due gialli un po’ insoliti, nati dalla penna di autori poco conosciuti.


Forse più che indagini vere e proprie potremmo considerarle dei mistery. Spero comunque che vi possano interessare!



C’è del marcio in zona Brera, di Cristina Alessandro


Milano, via Fiori Oscuri. In un ex quartier popolare milanese che prima è stato invaso dagli artisti e poi dai nuovi ricchi, c’è un palazzo che conserva ancora le sue caratteristiche tradizionali.


Gli inquilini dello stabile sono persone un po’ eccentriche, ma semplici, dalla quotidianità prevedibile. Non fa eccezione Mariuccia, la portiera. La donna ha vissuto facendo molti lavori; al termine di un matrimonio deludente, le è rimasta solo la sua posizione lavorativa, alla quale è affezionatissima, perché facendo la portiera ella non è mai sola ed ha la sensazione di occuparsi costantemente di qualcosa e/o qualcuno.


Negli anni è diventata particolarmente amica di Samantha, una donna di mezza età che nello stabile non solo vive, ma esercita anche la professione di escort.


Quando, da un giorno all’altro, Mariuccia scompare, e nessuno ha idea di che fine abbia fatto, c’è qualcuno che ha come primo impulso quello di accusare Samantha e i suoi clienti, che potrebbero aver fatto del male alla portiera.


Samantha, come tutti, non pensa che Mariuccia se ne sia andata di sua volontà, ma nemmeno ritiene delinquenti i suoi pochi ed affezionati clienti. Piuttosto è lo stabile che potrebbe nascondere in sé più segreti di quelli “di Pulcinella” che conoscono tutti.


Non nutrendo una particolare fiducia nelle forze dell’Ordine, Samantha cerca di ricostruire passato e presente dell’amica Mariuccia, alla ricerca di un perché di quella sparizione così insospettabile. Una sorta di indagine non autorizzata che rischia di portare alla luce qualche mistero troppo a lungo taciuto in zona Brera.



C’è del marcio in zona Brera è addirittura un acquisto di famiglia dell’estate scorsa, che per mille motivi sono riuscita a leggere e recensire solo adesso. Si sa come vanno certe cose, anzi, la rubrica è nata proprio per questo: alcuni romanzi vengono presi per curiosità o in seguito ad un’occasione (una presentazione, in questo caso) e poi… la TBR che si cerca di rispettare, le novità dei nostri autori preferiti, quei romanzi che dobbiamo tassativamente finire entro i 30 giorni indicati dalla biblioteca perché c’è una lista d’attesa lunghissima.

Tutto concorre nel rimandare la lettura di un libro che “tanto è nostro, lo abbiamo acquistato, c’è tempo”. Rubriche come questa aiutano a non farne passare troppo!


L’ambientazione di questo giallo/mistery è il multiforme quartiere di Brera, dove anche io sono passata più volte. Confermo quel che racconta l’autrice: studenti dell’Accademia si mescolano a lavoratori di classe popolare, mentre nel palazzo accanto, dopo una costosa ristrutturazione, si vendono appartamenti “vintage” a peso d’oro. Resta comunque un piccolo centro storico dentro all’immensa zona centrale milanese, sempre più in espansione.


Questa è la storia di una donna con cui la vita non è mai stata molto generosa, ma che non si è persa d’animo, accontentandole di quel che il destino le offriva. Proprio per questo Samantha, pensando che Mariuccia abbia molto di più da dire e dare di quel che ha sempre raccontato, cerca di far luce sulla sua scomparsa rendendole giustizia.


Anche lei, per via della sua professione ma non solo, si sente almeno in parte emarginata e vicina all’amica.


Diciamo che questo romanzo è un ibrido, a metà strada tra il giallo, il mistery, la commedia di costume. Non conoscevo questa autrice, ma il primo approccio mi è piaciuto. Magari leggerò altri suoi titoli!



Le scarpe di Giovanni, di Andrea Cito


Protagonista di questa storia è Maria, una ragazza che frequenta la scuola media e che, nonostante non sia più una bambina, non ha ancora visto il mare.


Ma per quell’estate i suoi genitori hanno pensato ad un lungo soggiorno in un paesino pugliese: il mare, per la prima volta, poco distante da case vecchie, rimesse a nuovo per i turisti, che tutte insieme costituiscono una sorta di paesello.


Maria resta affascinata da quei luoghi selvaggi, così diversi da quelli dove vive abitualmente, e, oltre alle spiagge, prende a bazzicare le zone selvatiche tutt’intorno, tra rocce e boschi. La bellezza incontaminata della zona la conquista, ma ancora di più gli incontri che fa.


Maria fa amicizia ben presto con un gruppo di ragazzi piuttosto popolari in zona, uno dei quali sembra anche avere un interesse per lei. Purtroppo, però, ella non comprende perché tutti sembrino avere motivo di astio – o perlomeno di esclusione – nei confronti di un altro ragazzino, Giovanni. Certo alcuni suoi comportamenti sono strani, ma Maria sospetta che si tratti solo di timidezza trasformatasi in autodifesa.


Con pazienza e gentilezza, la nostra protagonista cerca di avvicinare con calma Giovanni, ma non sa che il ragazzino, per quanto giovane, ha già nel suoi passato delle storie dolorose da raccontare.



Le scarpe di Giovanni è un libro che, se possibile, mi è arrivato in modo ancora più fortunoso dell’altro romanzo di cui vi ho parlato oggi. All’inizio dell’autunno mio fratello e mia cognata hanno fatto un cammino in Puglia partendo da una costa ed arrivando all’altra. Si tratta di un percorso molto noto – di cui ammetto che non sapevo niente – e lungo la via ci sono non soltanto molti punti per il relax e per il ristoro, ma anche negozietti di souvenir… compreso uno che vende “libri al buio”.


È così che mi sono ritrovata tra le mani questa storia, che è più che altro un racconto lungo, viste le dimensioni… e, credetemi, è comunque un vero pugno nello stomaco. All’inizio sembra la storia di un’adolescente che scopre il mare ed i primi amori, ma ben presto si trasfigura in qualcosa di ben più oscuro. Una storia davvero sorprendente per quanto strana, l’esordio di un autore giovanissimo con una casa editrice poco nota ma da conoscere meglio.


Sono contenta di aver ricevuto questa sorpresa!




Questo è il mio “Angolo vintage” marzolino! Spero di aver scelto due letture che vi possano interessare. Come al solito, vi ricordo di andare a leggere anche i post delle altre partecipanti alla rubrica di questo mese.

Fatemi sapere se conoscete questi romanzi e che ne pensate!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)