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giovedì 25 maggio 2017

NON APRITE QUEL LIBRO

Le frasi che noi lettori accaniti ripetiamo fin troppo spesso



Cari lettori,
ecco a voi il grande ritorno della rubrica “Umorismo per letterati”! Oggi parliamo di qualcosa che, ne sono certa, moltissimi di voi hanno sperimentato in prima persona: il brivido di essere dei lettori impenitenti!


Ognuno di noi sa di avere le sue preferenze, i suoi rituali, le sue idee in proposito. Tuttavia, io credo che ci siano alcuni irrinunciabili “cavalli di battaglia” che ognuno di noi ha pronunciato almeno una volta nella vita.
Secondo me sono questi….




1-“Stasera leggo un po’. Ma non tanto. Domani lavoro. Alle 23 chiudo tutto.” 

Ecco, visto? Sono stata brava! Certo, mi spiace un po’ abbandonare la lettura, ma adesso sono quasi le 23, è ora di prepararsi e spegnere… COOSA? LA 1?? Va beh, finisco questo capitolo e spengo.


2-“Ancora due pagine e poi chiudo.” 

Facciamo duecento.


3-“Devo finire questo libro”.

È un pensiero fisso in ogni momento della giornata. Al lavoro, a scuola di danza, persino mentre sono al supermercato e sto scegliendo tra erbetta e spinaci. In questo senso, vi consiglio di non meditare troppo mentre tenete aperto lo sportello dei cibi surgelati.



4-“Noooo! Perché ho finito questo libro?!?”

Perché ho fatto l’impossibile per finirlo, ecco perché.


5-“Qual è il posto più strano in cui hai letto un libro?”
“Mah, sai, niente di particolare…”

È un po’ troppo imbarazzante spiegare di aver letto appartata in ogni angolo di qualche luogo pubblico dove c’era coda (vi consiglio le poste), in piedi sul treno e sull’autobus, seduta sulle scale e anche sul pavimento dell’Università, in sala prof durante i momenti di pausa, arrampicata su qualche scoglio al mare ed in tanti altri posti ancora.


6-“Basta con questo libro. Stasera in tv c’è un bel film!”

Va beh, però adesso c’è la pubblicità. Leggo un paio di pagine.
Tutto sommato, però, non posso interrompere la lettura di questa parte.
Mi leggo questo capitolo, dai.
Ed anche questo, perché è chiaramente collegato.
Ed anche questo, perché sono molto curiosa…
…ehi, aspetta. Stanno scorrendo i titoli di coda?



7-“Entro in biblioteca, ma solo per restituire i vecchi volumi.”

Io lo volevo, lo giuro. Però è stata una giornata fortunata: hanno riempito di nuovo il banco delle nuove proposte, è arrivato l’ultimo romanzo di una trilogia che volevo completare da tanto, e poi non è solo puro svago, dopotutto ho anche il blog, no?
Insomma, ho quattro tomi pesantissimi in una borsa dell’umido che si sfascerà tra 3, 2, 1… E sono pure a piedi. E ora?


8-“Sì, ho sentito parlare di questo nuovo romanzo, ma ultimamente ho letto troppi libri rosa, e poi non credo che avrò tempo.”

A meno che non lo ritrovi nel sopracitato banco delle novità. Tanto è gratis, che mi costa?


9-“Oggi ho letto solo due ore…come mai? Eppure è domenica!”

Se una domenica non leggo almeno per tre/quattro ore buone, significa che ho avuto veramente tanti impegni. Oppure che ho la febbre alta.



10- “I libri dell’autore X?  Letti tutti!
Quelli dell’autore Y? Pure!”

Se uno scrittore mi piace davvero, divento un’insaziabile collezionista.


11- “Di sicuro non vivrò mai una storia d’amore come quella di Mr Darcy ed Elizabeth Bennet! (o altri personaggi a scelta).”

Non sono una persona molto romantica, però ammetto di averlo pensato. Ho scelto i protagonisti di Orgoglio e pregiudizio perché credo che siano i più gettonati…o sbaglio?

12-“Perché questo personaggio si comporta così? 
Non lo capisco proprio!”

Ormai, per me, molti protagonisti dei romanzi sono quasi reali.




13-“Non mi parlare di quell'autore, guarda! 
Mi ha profondamente deluso!”

In quanto lettrice accanita, sono veramente onnivora. C’è un buon numero di romanzi che non mi ha entusiasmato più di tanto, ma se un libro mi ha veramente schifato, non solo io la prendo un po’ sul personale, ma non nego che potrebbe essere davvero un brutto segno per lo scrittore in questione.


14-“Vorrei tanto leggere questo/quel libro! Me lo riprometto da una vita, ma mi manca il tempo!”

Siccome vorrei leggere tutto quello che esiste al mondo, è ovvio che le 24 ore della mia giornata non saranno MAI sufficienti.


15-“Ma no, guarda che io non leggo tanto! C’è gente che legge molto più di me!”

Primo: negare, sempre.
Secondo: io pensavo di essere una delle peggiori serial readers esistenti, ma, leggendo quotidianamente i post dei miei blog amici, mi sono resa conto che un buon numero di voi mi batte, e non certo per un soffio.
Complimenti!




Che ne dite? Vi ritrovate in queste frasi?
Se ne avete alcune tutte vostre da suggerirmi, scrivetele qui sotto!
Vi piace l’idea del ritorno di questa rubrica un po’ umoristica?
Fatemi sapere! Al prossimo post J

venerdì 1 aprile 2016

NON DITECI MAI...


Un viaggio tra i luoghi comuni sui letterati da sfatare

 

 


Cari lettori,
la maggior parte di voi conosce già il mio percorso di formazione e di lavoro. Per chi ancora non lo sapesse, io mi sono laureata prima in Lettere e poi in Filologia moderna, ed al momento lavoro come insegnante.


Fin dai tempi del liceo, una parte di me si è sempre sentita “letterata”, e credo, inconsciamente, di avere sempre saputo quale fosse la mia strada.


Tuttavia, nel corso di questi anni ho dovuto, mio malgrado, avere a che fare con tante frasi di circostanza, luoghi comuni e pregiudizi che nessun letterato vorrebbe sentire mai.


Ho deciso così di riportare qua sotto i più sentiti, spiegando brevemente perché non sono veri. Spero di riuscire a sfatare qualche mito.


Ecco dunque le frasi che noi letterati/studenti di Lettere/appassionati di materie umanistiche siamo stufi di sentirci ripetere!




1) "Perché hai scelto Lettere? Vuoi fare l'insegnante?"

 
Idea comunissima e sbagliatissima. È vero, c'erano alcuni miei compagni di corso che fin dal primo semestre del primo anno erano decisi ad insegnare dopo la laurea.
Li conosco bene: sono quelli che ora non stanno insegnando affatto.


Perché?, direte voi. Perché il mondo del lavoro, nel settore umanistico, è complesso e sfaccettato. Puoi lavorare come ufficio stampa, negli eventi, nell'editoria, nel marketing ed in mille altri campi.
E sì, puoi anche insegnare. Ma tutto quello che ti capiterà, in questi anni tumultuosi, è soltanto una grandissima botta di fattore C. 


Non siamo più ai tempi dei nostri genitori e non si può più scegliere comodamente il lavoro della propria vita.
Si può invece, fortunatamente, selezionare un corso di laurea che ci appassiona, come Lettere.
Dopodiché, sarà quel che sarà.



2) "Lettere è una facoltà semplice. Basta studiare."

 
Ok, caro signore/signora che mi hai detto questa frase.
Studia un autore. Ce l'hai fatta? Facile, no?
Bene, ora studiane un altro. Ed un altro. Ed un altro ancora.
Continua così per 3 volumi di 800 pagine l'una.
Considera che ogni autore occupa una di queste pagine e che all'esame possono iniziare a chiedertene una qualunque, e mandarti via se non la sai.
Ripeti questo processo per ogni singolo esame.
È ancora facile?



3) "Con Lettere sarai disoccupata a vita!"

 
Non mi risulta proprio. Al contrario, le facoltà più inflazionate sembrano essere, ultimamente, quelle che forniscono un “lavoro sicuro”, che poi tanto sicuro non è più, vista la sovrabbondanza di candidati.
È vero che un letterato dovrà essere versatile e prestarsi a lavori dei quali forse non conosceva neanche l'esistenza; non si può nemmeno negare il consistente problema del precariato.
È anche vero, però, che la capacità di reinventarsi di chi si è laureato in materie umanistiche può essere notevole.
Io stessa ho sperimentato questa realtà l'anno scorso: ci possono sempre essere offerte di lavoro inaspettate.




4) "Chi fa Lettere/Filosofia ecc. non si sa divertire!"

 
La mia splendida esperienza universitaria dimostra l'esatto contrario.
Si può frequentare una facoltà umanistica e, al tempo stesso, sapersi divertire.
È vero, forse i laureati in Economia o Moda o Design sono più informati di noi sui locali più alla moda della grande città, sulle feste di tendenza o sulle cosiddette “serate universitarie”.


Però noi letterati siamo molto allegri, conviviali, sappiamo cosa mangiare e, credetemi, grazie ad Alceo, Orazio e tutti i loro amici, sappiamo decisamente cosa bere.
La nostra massima aspirazione è ricreare l'atmosfera di festa degli antichi, dai banchetti organizzati dagli imperatori ai riti dionisiaci (da sempre e per sempre rimpianti).
Inoltre, non abbiamo bisogno di viaggi fin dall'altra parte del mondo: c'è sempre qualche piccolo angolo culturale nelle vicinanze che non abbiamo visto e che vogliamo visitare, ed ecco che la nostra voglia di vacanze è già soddisfatta.
Infine, ci divertiamo in modo vario: nel corso degli anni, infatti, ho organizzato con gli amici delle uscite per andare a teatro, a vedere dei musical, a visitare mostre, a girare festival. Basta con questo monopolio dei locali notturni, insomma!



5) "Lo studio di arte e letteratura non serve più a niente!"

 
Innanzitutto io rimango sempre male di fronte a chi mi dice una cosa del genere, non solo per la pochezza di un simile pensiero, ma anche perché ci troviamo in Italia, una delle più straordinarie culle della civiltà mondiale.
Spero di non sembrare troppo polemica o “in lotta”, come spesso qualcuno mi ha definita, ma ho proprio la necessità di togliermi un sassolino dalla scarpa.


Troppo spesso, negli ultimi anni, ho avuto l'impressione che le persone che ci governano (di qualunque colore politico), le persone che diffondono le opinioni su scala nazionale e quanti occupano le alte sfere del nostro Paese abbiano tutte un medesimo obiettivo.


Vogliono farci credere che l'istruzione non sia poi così importante.
Che serve sapere un pochino di tutto e basta, solo per avere una carriera il più possibile sfavillante.
Che i professori di ogni ordine e grado sono solo figure noiose ed obsolete che creano problemi.
Che l'apprendimento è qualcosa di facile, veloce e che funziona a comando.
Che i prodotti culturali migliori che possiamo trovare sono serie tv e reality show trash, e chi se ne frega dei premi letterari e degli autori contemporanei.


Ci stanno riempiendo di mediocrità in ogni campo, facendoci credere che tutto ciò sia normale.
Per scrivere un libro basta essere personaggi noti, per essere personaggi noti basta poco e niente e poco e niente è esattamente quello che molti ragazzi in età scolare (purtroppo) hanno voglia di fare.
Ed allora sì, passare un pomeriggio intero a chiedersi perché Ungaretti parla di morte ed è invece tanto attaccato alla vita o perché Caravaggio dipinga con un tratto diverso rispetto a Michelangelo può sembrare inutile.


Io penso che stiano facendo tutto questo per sottometterci. Ci stanno soltanto dando una serie di caramelle avvelenate.
Ci vogliono ignoranti, e quindi docili, obbedienti, manipolabili, e persino servili con il più forte.
È per questo che noi dobbiamo fregare il sistema.
Dobbiamo studiare!





Mi auguro che questa “top five” relativa ai pregiudizi sui letterati e sui laureandi in Lettere vi sia piaciuta.
Ovviamente ci sarebbe molto altro da dire su alcune tematiche.
Sicuramente ho tralasciato qualche altro irrinunciabile luogo comune.
Per questo motivo aspetto i vostri interventi!
Come sempre grazie ed al prossimo post :-)

martedì 5 gennaio 2016

QUANDO UN PROFESSORE DI LETTERE...

Lo stupidario dei miei anni dell'Università

 

Durante queste feste, ormai (quasi) concluse, mi è capitato di scambiare una chiacchierata con alcune ragazze più giovani, che stanno frequentando la mia vecchia Facoltà.


Mi ha sorpreso molto, ascoltando il resoconto delle loro avventure, scoprire che non è poi cambiato tanto in quel piccolo mondo che, incredibile ma vero, ho lasciato già da quasi due anni.

Presa da un'inevitabile nostalgia, ho iniziato a riguardare le vecchie agende che avevo conservato in un angolo della cantina, e mi sono ricordata che, nel corso di quegli anni, avevo l'abitudine di annotare tutte le “sparate” più simpatiche, divertenti e fuori dalle righe dei miei professori.


Per quanto l'Università sia stata una lunga scalata ed io non abbia mai avuto dubbi sulla validità di chi mi ha formato, devo ammettere che, riguardando quelle pagine, mi sono tornati alla mente parecchi momenti spassosi.



È per questo che oggi, in forma del tutto anonima, ho deciso di condividerli con voi.

Per facilitare questo piccolo viaggio nella memoria, ho diviso ogni frase in “categorie”, tentando di immedesimarmi nei miei vecchi professori.

Spero che ridiate almeno quanto l'ho fatto io!



Quando un professore di Lettere vuole mettere un po' di pepe nello studio dei classici!



La seconda navigazione di Platone è un rischio…come viaggiare con Alitalia!”




Aristotele si può leggere a vari livelli… insomma, lo si riceve o in pigiama o in abito da sera!”




Perché la consolazione della filosofia è come un ragazzo che viene reclutato per andare a combattere a Troia. Lui torna a casa e dice a sua madre: <Mamma, devo andare a Troia!> E lei: <Eh, ho capito, ma prendi qualche precauzione…> (si interrompe) Oddio ragazzi… credo di aver appena detto la frase più equivoca di tutta la mia vita!!”




E dunque questo metro lirico assomiglia al pentametro, che è paragonabile ad un ronzino zoppicante, mentre l’esametro è un purosangue galoppante. In effetti, è una lirica d’amore, e dopo un rapporto sessuale uno poteva non essere più proprio uno stallone…!”




Insomma, tra i soldati a quel tempo una relazione guerriero- scudiero di tipo guerresco ed omosessuale era più che normale… dev’essere per quello che mi hanno scartato dal militare!”




Io nell’Iliade ho sempre fatto il tifo per il personaggio più sfigato, Aiace Telamonio…E ci sono rimasto malissimo quando ho visto Troy ed ho visto com’è rappresentato!! Sembra Homer Simpson con una clava!! Beh comunque capite che chi tifa per un personaggio del genere non può che essere interista!”




Insomma, Cicerone cercava di convogliare una sensazione sgradevole… un po’ come quando vi stringe la mano una persona che non usa la crema… so che non c’entra, ma a me dà fastidio!”



Quando un professore di Lettere vuole fare il simpatico ma riesce a portare solo tanta… sfortuna!



“…e poi al massimo vi diciamo che non avete passato l’esame… ma insomma, ve lo diciamo sorridendo!”




Come poesia benaugurale per le vostre vacanze natalizie ho scelto un carme funebre…!”




“…aveva assistito a uno spettacolo che lo aveva emozionato molto… peccato che poi quella notte è morto!” (e tutti si toccarono!)




Ragazzi, non capite che è una situazione con un minimo di pericolo?!? Uscite dall’aula, in fretta!” (…per un microfono che faceva contatto.)



Quando un professore di Lettere ha a che fare con la Lega Nord




"Riguarda i miei conterranei... oh beh, posso ben dirlo, conterronei.”




Perché ricordate, il cristiano deve fare del bene nei confronti di ogni angolo del mondo… non solo nella Padania!!”





Quando un professore di Lettere si mette a dare insolite lezioni di biologia





Toh…di nuovo l’uccellino! Si vede che gli piacciono le mie lezioni!”




“…Il passero di Lesbia, che, giustamente, a furia di essere sempre sballottato qua e là dalla fanciulla, aveva pensato bene di morire…”




Le bufale sono essenzialmente delle mucche incazzate…”




Ragazzi, c’è il bruco saggio e il bruco stolto…però, parliamoci chiaramente! Questo bruco non è stolto, è pirla!”




Venghino, signori, venghino!! Più gente entra e più bestie si vedono!! [Si interrompe] Non per dare a voi delle bestie, ovviamente…”




Quando un professore di Lettere interpreta in modo personale grammatica e letteratura



“…a quel tempo dire Cesare Borgia era come dire Il Padrino…”




Magari fossimo sul K2…invece siamo solo sul codice K2!”




“…perché Machiavelli in quella posizione era un uomo al di sopra di ogni obbligo, ogni costrizione…insomma, i nostri parlamentari!”




In francese abbiamo una sorta di festival del dittongo…”




Dire che la grammatica serve a parlar bene è come dire che per fare la cacca bisogna conoscere la storia del water!”




E insomma, la ninfa è come un babà, e Giuliano De Medici prova un immediato appetito nei suoi confronti… ne è ghiotto, diciamo!”



Quando un professore di Lettere ha qualcosa da ridire sulla sua Università



La nostra aula è come il refettorio di Harry Potter!”




Ecco… ci siamo connessi… vediamo… scusate,eh… dovrebbe aprirsi la slide…!” (Detto ogni volta, e la metà delle volte abbiamo dovuto chiamare il bidello)



Quei fantasmi che non si presentano mai al mio corso e poi io mi trovo a correggere 140 elaborati invece di 80… Dio li strafulmini!”



Noi non siamo docenti, siamo la bassa manovalanza dell'Università!!”




Quando un professore di Lettere è semplicemente un po' troppo sincero



Io non dormo bene di pomeriggio… forse in memoria di quando ero bambino, vi ricordate? Quando vi dicevano <Vai a dormire!> e voi: <Mai!>”




Nel caso non l’aveste capito, sto cercando di farvi regredire all’età di un bambino di quattro anni!”




L’altro giorno, entrando in Università, ho visto ragazzo e ragazza che questionavano visibilmente… non ho capito quale fosse la natura della questione perché non ho avuto il coraggio di nascondermi dietro una colonna ad origliare!!”




Ma, io dico…si può travestirsi da Paris Hilton per la festa di Carnevale? È come se io adesso tornassi a casa e trovassi mia moglie vestita da Maria De Filippi!”




L’anno scorso uno studente tramite i quiz di gradimento mi aveva invitata a cena…ma io preferirei evitare!”




Ma anche se arrivate qui a lezione con il vostro bel panino a me non disturba… anzi,portatene uno anche a me!”




Se dite smoking in Inghilterra non pensano al vestito, ma pensano che vogliate fumare, e, siccome mi pare che l’Inghilterra sia ancora un paese civile, vi lasceranno fumare anche nei locali!!”






Scherzi a parte, la Facoltà di Lettere è seria, impegnativa e formativa, come ogni facoltà universitaria che si rispetti. 
 

Tuttavia, a volte, quando ripenso ad alcune lezioni o alcuni momenti particolari, ancora rido o sorrido.


Che c'è di più bello del poter studiare con leggerezza quello che tanto ci appassiona?





Vi ringrazio tantissimo per aver letto fin qui, e per le quasi 1700 visualizzazioni (un traguardo che mi ha davvero resa felice!).


Ovviamente lo spazio sottostante è a disposizione per il “vostro” stupidario… sarei davvero curiosa di scoprire come siano/siano stati i vostri professori!



A presto :-)

domenica 31 maggio 2015

LE DODICI FATICHE DELLO STUDENTE DI LETTERE


Cari lettori,
l'idea per questo post è nata mentre, la settimana scorsa, stavo leggendo Le fatiche di Hercule. In questo spassoso volumetto, l'arcinoto protagonista riflette sul suo nome, Hercule, e, mentre svolge il suo lavoro di detective privato, si rende conto di aver affrontato, nel corso della sua vita, dodici fatiche, simili a quelle compiute dal suo eroico omonimo. Ovviamente le “fatiche” sono altrettanti racconti gialli, che, come sempre – stiamo parlando di Agatha Christie! -, sono semplicemente geniali.


Una volta terminata la lettura, mi è capitato di pensare, proprio come Hercule Poirot – con il quale ho in comune solo l'altezza, purtroppo -, al mitico Ercole ed a tutti gli eroi della classicità che ho studiato durante i miei anni di liceo e di Università. Come spesso mi succede, mi è venuta un po' di nostalgia del passato, e mi sono consolata pensando che, in fondo, anche io ed i miei compagni della Facoltà di Lettere siamo riusciti a sopravvivere a tante, inenarrabili fatiche.


Senza dubbio, alcune di esse sono condivisibili anche con studenti di altre Facoltà.

Tuttavia, chiedo al lettore di essere clemente, perché, si sa, a noi “letterati” tocca ogni giorno convivere con tanti invincibili eroi, che, per quanto fatti di carta, non per questo non esistono, e possono rivelarsi dei modelli con i quali è piuttosto arduo reggere il confronto. Non me ne voglia il lettore se cerco di far sentire un po' eroici i miei colleghi.

Quali sono, dunque, le orride fatiche che chi si iscrive a Lettere deve mettere in conto?





1)Uccidere l'invulnerabile leone di Nemea e portare la sua pelle come trofeo. 
Non appena si iscrive al primo anno, l'impavido studente ha già un'idea chiarissima di quale sarà il primo mostro da affrontare. Lo sa bene, perché tutti gliene parlano: il suo nome è ribadito dagli studenti veterani, ripetuto dai tutor, sussurrato con paura e venerazione dalle matricole. Non si può far finta di niente, perché è semplicemente impossibile ignorare il Re della Foresta Accademica. Dovunque lo studente vada, si troverà sempre faccia a faccia con l'invincibile esame di Letteratura Italiana I, reso invulnerabile dai mitici poteri del malvagio volume Contini. È con lui che lo studente deve ingaggiare una battaglia impari: il libro opporrà un'ardua resistenza, grazie alle sue cosiddette chiose che non spiegano un accidente, al linguaggio più che ermetico ed ai testi in latino candidamente riportati senza traduzione. Tuttavia, se si studia a dovere, il leone riconosce la sconfitta. Lo studente, sgominato il Contini, esce dall'aula con il suo trofeo: un fogliettino con un giudizio che ti ammette alla seconda parte dell'esame. Pensavate forse che fosse finita lì?



2) Uccidere l'immortale Idra di Lerna.
Se l'Università fosse un videogioco, sicuramente, a questo punto, si salirebbe di livello. Già, perché se Letteratura Italiana I è un indiscusso sovrano, Latino I è un insaziabile mostro. Si tratta di uno di quegli esami infiniti, a più teste: parziale di Lingua, parziale di Letteratura, seminario... Ognuna di queste teste ha come guardiano un'assistente, solitamente giovane, professoressa di liceo classico e parecchio esigente. Inutile dire che fanno più paura queste ultime delle teste del mostro, no? Lo studente non ha scelta: deve decapitare tutte le teste, se vuole uccidere l'Idra. Spesso gli sembrerà di perdere il controllo della materia e si sentirà disorientato dalla quantità di materiale da preparare per l'esame. La decapitazione di alcune teste particolarmente toste potrebbe farlo uscire dall'aula esausto e insanguinato come Harry Potter dopo aver affrontato il Basilisco (che poi è della stessa famiglia dell'Idra di Lerna). Nel mio caso, una volta ci sono volute 10 ore. Tuttavia, l'eroico studente, se dotato di perseveranza, riuscirà anche in questa fatica.




3) Catturare la cerva di Cerinea. 
Giunti al secondo anno, il piano di studi si fa più flessibile. Questo comporta l'inserimento di esami un po' più interessanti, sicuramente più piacevoli, ed anche la possibilità, se lo si vuole, di cambiare alcune regole del piano di studi. È allora che lo studente fa la conoscenza di una figura eterea ed inafferrabile: il coordinatore del piano di studi. Un personaggio simpatico e affabile, senza alcun dubbio. Anche disponibile, eh! Per cinque secondi, di sicuro. Sempre che lo si riesca a catturare e non fugga via con due balzi affermando di avere altri 25 colloqui oltre a quello con il malcapitato. Per l'intero mese di Ottobre la sua figura diventa mitica, e c'è persino chi, spinto all'esasperazione, lo insegue fino in mensa o alla toilette, con risultati piuttosto scarsi. In ogni caso, gli studenti che cercano di andare nel suo studio hanno l'occasione di compiere un'opera di bene: salveranno infatti la vita ai suoi tesisti, che hanno cercato più volte di appendersi al lampadario dello studio.


4) Catturare il cinghiale di Erimanto. Al terzo anno della Triennale, la preparazione andrebbe completata con un laboratorio universitario o, a scelta, con uno stage. Lo studente, il più delle volte, non avrà dubbi: lanciando per aria penne, appunti e libroni, dirà la fatidica frase: “Basta stare tutto il giorno in Università! Mi cerco uno stage!” Dopotutto, chi rifiuterebbe una volonterosa persona che vuole lavorare gratis? Parecchia gente, ecco chi. La maggior parte degli studenti inizierà già precocemente a considerare il mondo del lavoro come una sorta di cinghiale imbufalito: esso, infatti, ha paura di farsi mangiare anche solo un pelo, quindi ti carica senza pietà. Le scuole richiederanno una trafila burocratica tale da far svenire la segretaria di un notaio, le case editrici ribatteranno che ormai non c'è più lavoro nemmeno per i salariati, gli uffici del comune e le biblioteche risponderanno che si entra solo su concorso!, e quanto ai teatri, ai giornali ed altri enti culturali... beh, diciamo solo che mostreranno le zanne.Alcuni studenti più abili e fortunati riusciranno a portare a casa il tanto sospirato stage. Molti di più di accontenteranno di un laboratorio in Università, venendo meno a quello che avevano detto all'inizio.



5) Ripulire in un giorno le stalle di Augia.Avete presente com'è la camera di uno studente universitario (non solo di Lettere), ed in modo particolare le mensole dei libri, dopo una sessione d'esami? Il povero ragazzo, dopo aver concluso, vorrebbe soltanto mangiare e dormire per giorni; tuttavia, non gli è possibile. Fogli volanti per il ripasso e blocchi di appunti ingombrano il letto, altri libri hanno svolto per giorni la funzione di cuscino, dalla mensola si solleva una polvere che si attacca in gola e spesso si scopre con orrore uno schema riassuntivo di fianco alla tazza del bagno.Accettare di vivere in tali condizioni sarebbe un po' come decidere di andare a vivere in una stalla.È così che, dopo la sessione d'esame, ha inizio la sessione pulizie di primavera, che personalmente ho sempre chiamato “Operazione Cenerella”. Se non altro, per pulire e riordinare non c'è più bisogno di strizzarsi il cervello.


6)Disperdere gli uccelli del lago Stinfalo.Questi orrendi uccelli dal becco aguzzo sono pericolosissimi, in quanto affamati di carne umana. Purtroppo per lo studente, essi possono assumere moltissime forme diverse e celarsi dietro le persone più insospettabili. Le loro tecniche di attacco più tristemente note sono:Lettere? Cosa vuoi fare, insegnare? (faccia schifata)”Lettere? Ma esiste ancora?”Beh, tu fai Lettere, di cosa ti lamenti, basta studiare!” (riservato alle donne) “Se fai Lettere, cerca di trovare un marito ricco!”No no, lascia, faccio io, tu fai Lettere, non hai senso pratico per queste cose!”Lettere? Ma ti piace davvero?” Purtroppo, più che la dispersione, spesso si verifica la fuga dello studente. In fondo, è un vecchio problema: Litterae non dant panem. Lo dicevano già ai nostri colleghi nell'antica Roma. Consoliamoci.



7)Catturare il toro di Creta.Prima o poi, nel corso del terzo ed ultimo anno di Triennale, giunge il momento in cui lo studente si rende conto di dover chiudere il cerchio. In altre parole, è necessario trovare un relatore, scegliere un argomento e scrivere la Tesi Triennale. Lo studente spesso temporeggia, è indeciso e si trova in difficoltà. Di solito, considerata la Facoltà, è uno il pensiero che, alla fine, lo convince: ma sì, dai, tanto devo fare per forza la Specialistica, se sbaglio qualcosa farò di meglio la prossima volta. Semplice, ma efficace. È così che lo studente senza macchia e senza paura prende il toro per le corna e si porta a casa la tanto sudata Laurea Triennale. Non ha avuto bisogno di andare a Creta, ma si sente comunque soddisfatto, perché ha detto “fine” ad un pezzo del suo percorso, perché ha potuto finalmente prendere con sé un mattoncino del Palazzo Accademico nel quale si è perso per anni.



8)Rubare le cavalle di Diomede.Il nostro caro studente adesso è alla Specialistica. Capisce che non è più il tempo di scherzare (lo è mai stato?), e che fuori lo attende il mondo del lavoro e la vita adulta. In un tentativo quanto mai eroico di aiutarlo, l'Università organizza conferenze di tutti i tipi, sempre, naturalmente, dedicate agli studenti della Specialistica. Pomeriggi in cui si conoscono professionisti, si presentano master, si parla del mondo del lavoro. Per quanto riguarda, però, chi si è iscritto a Lettere, spiace dire che questi incontri rasentano il penoso. Per spiegare il perché, è necessario soffermarsi un attimo sulla figura di Diomede. Si tratta di un eroe particolare: è fortissimo, invincibile, presissimo da quello che fa, ma un po' troppo concentrato sulla sua carriera di eroe omerico, e, per questo, una volta, senza accorgersene, ferisce in battaglia Afrodite, la dea dell'amore. Ecco, i signori che tengono queste conferenze sono un po' dei Diomede: provocano ferite mortali ai grandi amori dei letterati. Sono spesso dei formatori di aziende, e non si rendono conto di parlare di strategie di marketing, di selezione del personale e di tecniche di problem solving a persone che hanno appena trascorso due ore a tentare di capire se Baudelaire si identificava di più in un albatro o in un cimitero di notte. Inutile dire che queste persone escono dalla conferenza con la sensazione di non essere decisamente pronti a far parte del mondo del lavoro. Che cosa c'entrano le cavalle, dite voi? Beh, non molto. Di solito, però, in questi casi allo studente viene una grandissima fame nervosa. Una bistecca equina potrebbe essere di dimensioni proporzionali al buco nello stomaco. Buon appetito!



9)Impossessarsi della cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni.Per il nostro studente, la Laurea Triennale sembra appena conseguita. Per questo motivo, egli desidererebbe soltanto riposarsi sugli allori, ma non sempre è consigliabile. La scelta dell'argomento per la Tesi di Laurea Magistrale, infatti, incombe. Questa volta la Tesi non può essere considerata una “prova generale”, ma rappresenta il congedo definitivo dagli studi. Sarà la dimostrazione ultima delle tue competenze e delle tue abilità, una sorta di prezioso monile di cui fregiarti ogni volta che, nel tuo precario futuro, dovrai far capire quanto tu valga(“Sa, comunque ho svolto una Tesi su questo argomento, che ha richiesto, lei capisce, una certa mole di lavoro da sbrigare...”).
Per questo motivo, la scelta è spesso difficile, anche perché molte materie sono gettonate e molti professori richiestissimi. Per amore di verità, occorre aggiungere che tanti studenti tornano dallo stesso relatore della Triennale. Anche io l'ho fatto, dal momento che mi ero trovata molto bene. In ogni caso, anche se con fatica, perfino la cintura di Ippolita viene conquistata.


10)Rubare i buoi di Gerione. Lo studente è ormai arrivato agli esami dell'ultimo semestre. Deve scegliere quelle tre, quattro materie che darà per ultime. Solitamente, avendo ormai fatto fuori, in quasi cinque anni, tutti i corsi davvero importanti, egli inserisce tranquillamente materie complementari, corsi di approfondimento, discipline più leggere. Ringalluzzito ed esaltato dalla fine delle fatiche che si sta avvicinando, egli si dice: “Ho sconfitto il Leone Nemeo! Ho decapitato tutte le teste dell'Idra di Lerna! Che cosa sarà mai, portare al pascolo un po' di mucche?!?” Ed è qui che si sbaglia. Già, perché, anche tra i giovanissimi, il tempo passa. Il peggio è ormai alle spalle, si intravede la fine, e mettersi a studiare, anche per materie di poco conto, diventa di giorno in giorno più faticoso. È un momento quasi surreale per il letterato medio: si rende conto, infatti, che perfino lui non si appassiona più a studiare. La fine dell'ultima sessione viene festeggiata con un baccanale in piena regola.



11)Rubare i pomi d'oro del giardino delle Esperidi.
I pomi d'oro, com'è noto, sono custoditi da tre Esperidi. Nello specifico, la domanda di approvazione dell'argomento, la domanda di laurea ed il modulo di consegna della Tesi. Le Tre Esperidi se ne stanno ben acquattate nell'impenetrabile giardino della segreteria accademica. Esso è fatto di siepi umane di studenti scocciati, di sportelli a cui si accede con un numeretto (sì, come dal macellaio) e di alberi squartati in maniera inquietante e trasformati in un mucchio di carta inutile, anzi, dannosa, della quale non fregherà mai nulla a nessuno. Solo grazie al superamento delle tre Esperidi si potranno gustare i dolci frutti della laurea. Il nostro eroe è allo stremo, ma non ha intenzione di mollare, e, seppur strisciando, si trascina verso l'ultima fatica.


12)Portare vivo Cerbero, il cane a tre teste guardiano degli Inferi, a Micene.È il momento, tanto temuto e tanto atteso, della Laurea Magistrale. L'ultimo mostro, quello che, nei momenti peggiori, ha fatto intravedere le porte dell'Inferno, è finalmente sconfitto, e l'eroe può affermare di aver portato a termine tutte le sue fatiche.Ma come, direte voi... Cerbero va portato a Micene? La culla dell'antica civiltà greca? Il luogo dove tutto è iniziatoAhimé, sì. Quella che sembra una fine non è nient'altro che un inizio. Al di là delle spalle dell'ormai ex-studente si celano altri cinghiali, altri leoni, altre idre di Lerna ed altri mostri sconosciuti, non tutti così ben ordinati e disponibili a ingaggiare la lotta come i loro predecessori.
Se non altro, questa volta saremo pronti ad affrontarli da eroi.





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