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giovedì 30 luglio 2026

I PREFERITI DI LUGLIO 2026

Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese


Cari lettori,

oggi vi propongo l’ultimo post di luglio… i nostri “Preferiti del mese”!


Sapete che amo l’estate, ma quest’anno, se da un lato sono molto contenta della pausa lavorativa, del relax, del mare, come al solito, dall’altro mi rendo conto che le temperature fuori controllo, per non parlare degli indici di umidità, stanno diventando un problema per molti di noi. 

Io faccio parte dei fortunati, e sarei pure una persona freddolosa, eppure ho avuto dei momenti di “crisi”, ho patito alcune notti, ho dovuto adottare qualche strategia perché in alcuni giorni mi sentivo svenire. E mi immagino come possa stare chi sta ancora lavorando, soprattutto in certi settori.


Tutto questo per dirvi che vi capisco se questa estate asfissiante non si sta rivelando né molto produttiva né proprio soddisfacente: sentitevi liberi di raccontarmelo. 

Personalmente, oggi, come al solito, vi porto “il mio meglio”!



Il libro del mese


Han Kang ha raccontato storie di donne, storie sul suo paese (la Corea del Sud), storie di incontri inaspettati a Seoul.


Ma in questa raccolta di “poesie in prosa”, se così si può chiamare omaggiando il caro Baudelaire, ella parla di una pagina particolarmente dolorosa della sua vita personale.


Quando i suoi genitori erano ancora giovanissimi, hanno avuto una bambina. Una bimba nata prematura, piccolissima, malata. La vita dei due giovani sposi era in campagna, isolata, in mezzo alla neve: difficile trovare assistenza medica in breve tempo. Mentre il padre andava a cercare soccorso, la madre ha vestito la bambina con un camicino della fortuna bianco, ha guardato la neve candida ed ha ripetuto: Non morire.


Purtroppo la piccola è stata viva soltanto per poche ore. E, anni dopo, è nata l’autrice, che ha sempre portato con sé la dolorosa sensazione di stare vivendo al posto di qualcun altro… nel bene e nel male.


Il libro bianco di Han Kang è stato ispirato proprio dal più candido dei colori, o forse dovremmo dire dall’assenza di essi, dalla luce pura. Il bianco è il colore del lutto in Oriente, e bianco è tutto ciò che ha visto la sua sorella minore perduta, tra la casa, la nevicata, il camicino che ha indossato.


È un libro diviso in tre parti. La prima racconta, in modo frammentario e con un intreccio diverso dalla successione cronologica, i fatti che hanno portato la scrittrice a mettere queste riflessioni su carta (principalmente la morte della sorella, ma non solo).


La seconda immagina una vita per la sorella, se fosse sopravvissuta. Una vita di cui racconta amori, crisi, studi, pezzi di storia della Corea che in qualche modo lasciano il segno. Storie che forse ha vissuto Han Kang stessa e che “regala” alla sorella che non ha mai potuto vivere, o che ha visto accadere ai suoi amici e parenti, o che ancora ha creato apposta per lei.


La terza e ultima parte, Tutto il bianco, la più poetica, prende in considerazione una serie di oggetti e di paesaggi candidi e in qualche modo li collega al lutto, al dolore, al cambiamento, alla catarsi e ad altre emozioni che l’autrice deve aver provato per tutta la vita pensando alla sorella.


È difficile farvi una recensione di quest’opera perché, in effetti, fa parte di quelle storie che non riescono ad essere spiegate, ma vanno solo lette. È un pugno nello stomaco che ti ferisce e ti guarisce, una serie di minuscole storie che ti colpiscono dove meno te lo aspetti e ti insegnano tanto sulla sofferenza.


Ne condivido solo una molto piccola, Isola di luce, che non poteva che colpire una persona che, come me, inaugura le estati sul palcoscenico:


Appena salita sul palco, una luce accecante la investì dall’alto.

Tranne il palco, tutto attorno a lei si trasformò in un mare nero.

Non riusciva neppure a distinguere se in platea ci fosse qualcuno.

Era confusa: doveva scendere e avanzare a tentoni in quello spazio buio come il fondo del mare, o rimanere lì nell’isola di luce?


Al momento ho letto solo due libri di Han Kang, ma li ho trovati entrambi indimenticabili. Sono sicura che vi parlerò nuovamente di quest’autrice!



Il film del mese


Proprio lo scorso weekend sono andata a vedere il tanto chiacchierato kolossal Odissea di Christopher Nolan. Ero un po’ indecisa se vederlo o no per vari motivi, dalla lunghezza al mega dibattito social non proprio incoraggiante, fino ad arrivare a quello che per me era la ragione più importante: credo che nessuna trasposizione contemporanea del poema, nella mia testa, mi darà le stesse emozioni di Odyssey, lo spettacolo teatrale di Bob Wilson che era stato protagonista della mia Tesi per la Magistrale.


Ecco, devo dire che tutti i dubbi sono stati spazzati: mi sono resa conto che il fatto che una trasposizione specifica sia stata importante per la mia storia personale non significa che io non possa semplicemente apprezzarne delle altre, e al resto non ci ho pensato più, perché è stata un’esperienza stupenda. Sicuramente è il film più bello del mio 2026, almeno per ora, e andrei a rivederlo pure stasera, se capitasse.


Mi sembra un po’ assurdo scrivervi come al solito trama e personaggi, quindi ho pensato di fare come avevo fatto in misura minore sulle storie Instagram qualche giorno fa: raccontarvi qualche mio pensiero sparso.


1) Non vi accorgerete delle tre ore di film: voleranno in un attimo!


2) Ci sono degli effettivi cambiamenti rispetto al poema. Qualcuno è interessante e funzionale, come, per esempio, la fusione di Calipso con l’elemento del Loto, una pianta che fa dimenticare tutto, ma cura anche un’anima che non è ancora pronta a ritornare a casa. Ho apprezzato anche Circe che non è una “femme fatale” come in quasi tutti i film, ma una donna ordinaria che però vive da sola ed ha dovuto imparare a difendersi, ed i Lestrigoni, che secondo me sono stati valorizzati e resi più simili a creature fantastiche (invece che essere semplicemente dei guerrieri alti, come è capitato altrove). 

Quello che un po’ mi è spiaciuto invece è la trasformazione quasi bestiale di Polifemo: non più un Ciclope tanto intelligente quanto crudele, ma un gigante uomo/animale che sembra non sapere nemmeno bene che cosa sta facendo. È un peccato perdere l’inganno di “Nessuno”…


3) Purtroppo però mi sento in dovere di comunicarvi che alcune scene di Polifemo e Circe vi faranno trovare improvvisamente molto interessante la vostra borsetta. O qualunque cosa abbiate in grembo. Non è paura, in realtà: è più proprio un po’ di schifo. Ma se ce l’hanno fatta i ragazzini, e soprattutto se ce l’ho fatta io, potete riuscirci anche voi.


4) La scena dell’Ade mi ha fatto trattenere il fiato. È una rappresentazione convincente di un uomo di fronte ai propri fantasmi. Anche e soprattutto metaforici...


5) I flashback sul cavallo di legno e sulla conquista di Troia sono adrenalina purissima. Ma anche disperazione… dei vincitori. Nolan calca molto sulla tematica dei reduci di guerra e sinceramente non capisco perché questo sia stato uno degli aspetti più criticati. I “nostoi” (i ritorni degli eroi dopo la guerra di Troia) sono anche questo.


6) Alcuni attori sono sottovalutati dalla stessa Hollywood. Per esempio, Robert Pattinson ne ha fatta di strada, da quando era il vampiro luccicante Edward Cullen. Oppure Tom Holland, quando avrà finito di rimbalzare sui tetti con la ragnatela (senza offesa, è che proprio io e i film sui supereroi siamo due cose diverse), potrebbe dedicarsi a qualche altro ruolo drammatico.


7) Le musiche, amici. Vi dico solo… fidatevi!


* PASSATE ALLA MUSICA SE NON AVETE VISTO IL FILM. SE LO AVETE VISTO E VI VA, PROSEGUITE *


8) Questa è un’interpretazione personale, ma mi è sembrato di vedere nella pellicola una contrapposizione tra i due modi greci di intendere la guerra: quella “con misura e di strategia”, sotto il controllo della dea Atena, e la ferocia bruta, il desiderio di distruggere, che appartengono al dio Ares. 

Ecco, è come se Odisseo, corrispettivo umano di Atena, avesse costruito il cavallo di Troia con la ferma convinzione che il resto dell’esercito greco avrebbe agito nel primo modo, scontrandosi solo con l’esercito e prendendo il controllo della città, che poteva essere anche un ottimo avamposto per la conquista dell’Oriente. Spesso la civiltà greca ha ragionato così. 

Ma Odisseo, o almeno questo sembra suggerire il film, era stato cieco: il resto dell’esercito, guidato da Agamennone, voleva solo scaricare dieci anni di frustrazione sulla città di Troia, cancellarla dalla Terra, tornare a casa, dimenticare. E così Nolan costruisce il ritorno a casa di Odisseo come una lunga espiazione, un tentativo di essere un leader positivo, di salvare almeno i suoi, di far sì che non sbaglino. Almeno finché il destino non lo obbliga a guardarsi in faccia davvero, a vivere per se stesso, a perdonarsi prima del tanto atteso ritorno.


9) Non so perché il personaggio di Agamennone (molto cupo, armato e nero dalla testa ai piedi, che non si fa mai vedere in volto) sia stato accostato a Batman. Forse perché il regista ha fatto dei film sul supereroe. Io non credo: Batman, per quanto solitario e malinconico (e quindi a me più simpatico del saltatore tra le ragnatele di cui sopra), fa parte dei buoni. 

Anche questa è una mia idea, ma io ci ho visto non solo una forte connotazione negativa, ma anche una fusione tra gli dèi Ares e Ade: Agamennone è Ares quando è di fronte (quando entra a Troia ordinando silenziosamente la devastazione, quando parla agli altri generali a lui sottoposti), Ade quando è di schiena con l’elmo adornato di ossa di cavallo (quando porta via Ifigenia, quando compare nell’Aldilà). 

Curiosamente è stato scelto proprio lui di spalle per la locandina. È come se Nolan volesse dire che al centro di questo film c’è la morte, la morte dell’Età del Bronzo, la morte della civiltà micenea per far spazio a quella che noi consideriamo greca a tutti gli effetti.



La musica del mese


In questo mese di luglio ho ascoltato alcune delle tracce del nuovo album di Olivia Rodrigo, You look pretty sad for a girl so in love. Devo ancora sentire il disco nella sua interezza, ma un brano che ha sicuramente toccato qualche corda è Begged, che potete ascoltare a questo link:


E ho questo pensiero

quando sono nel letto di notte:

che mi sento intrappolata nella mia vita.

È una cosa normale?

Contrastare le onde della paura

di un amante immobile?

Sono sopraffatta e malnutrita

eppure ancora mi appiglio


Mi appiglio alla speranza come la neve sulle montagne

e le parole poco attente scivolano via

sono una monetina in una fontana

che aspetta soltanto la sua fortuna per cambiare


Così sono paziente, tu stai ancora imparando,

e faccio finta che non faccia male

perché dicono che è una virtù

non lasciare scivolare via un amore buono

così sono tranquilla e ti perdono

e prenderò quel che mi dai, sì,

ma niente è mai abbastanza

quando so che, per ottenerlo, ho implorato.



La poesia del mese


Questo mese, nel corso di uno dei classici eventi culturali estivi sul lungomare, ho scoperto un poeta italiano che era particolarmente legato a Varazze: Gian Pietro Lucini. Ho pensato di proporvi un suo componimento, dal titolo Per chi?


Per chi volli raccogliere

questo mazzo di fiori selvaggi

stringerli in fascio nel gambo spinoso ed acerbo?


Tutti i fiori vi sono di sangue e di lacrime

raccolti lungo le siepi delle lunghe strade;

dentro le forre delle boscaglie impervie;

sui muri sregolati delle capanne lebbrose;

lunghesso i margini che lambe e impingua

il rivolo inquinato dai veleni,

decorso dal sobborgo alla campagna.

Tutti i fiori vi son, che, pei giardini urbani e decaduti,

tra le muffe e i funghi, s’ammalan da morirne,

e gli altri che sboccian sfacciati e sgargianti,

penduli al davanzale d’equivoci balconi meretrici:

tutti i fiori cresciuti col sangue e colle lacrime ai detriti.

Per chi io canto questi fiori plebei e consacrati

dal martirio plebeo innominato,

in codesto sdegnoso rifiuto di prosodia,

per l’odio e per l’amore,

per l’angoscia e la gioia,

e pel ricordo e la maledizione,

per la speranza acuta alla vendicazione?

Ed è per voi, acefale e oscure falangi,

uscite da un limbo di nebie e di fiumi,

tra il vacillar di fiamme porporine, in sulla sera,

da portici tozzi e sospetti di nere officine?

Ed è per voi, pei quali non sorride il sole,

schiavi curvi alla terra, che vi porta,

e rinnovate al torneo dell’armata,

ma non vi nutre, vostra?

Ed è per voi, pallide teorie impietosite

di giovani, di vecchie e di bambine

inquiete tra fède e desiderii,

tra la tentazione della ricca città

e il pudor permaloso della verginità?


Per chi, per chi, questa lirica nuova,

che bestemmia, sorride, condanna e sogghigna,

accento sonoro e composto dell’anima mia,

contro a tutti, ribelle e superbo,

in codesto rifiuto imperiale d’astrosa

prosodia? …



Le foto del mese


Anche quest’anno ho seguito la mia solita routine di luglio: la prima metà a casa, la seconda in trasferta ligure. A volte l’afa ha ingrigito il cielo, ma i colori dei fiori di vetro nel giardino del Comune sono sempre magnifici!



Nei primi giorni di luglio c’è sempre qualche occasione di famiglia per festeggiare, come l’anniversario dei miei genitori e il compleanno di papà. 

Per l’occasione abbiamo fatto una cena ed ho preparato il mio (richiesto) tiramisù ai frutti di bosco!



In quelle prime sere di luglio, molto tranquille e casalinghe, mi sono messa a rileggere i fumetti WITCH, una vera coccola tra una lettura e l’altra. 

Ieri come oggi, Irma è sempre la mia preferita!



A partire da metà mese mi sono spostata in riva al mare. L’estate è stata implacabile anche in Riviera, dove solitamente si trova sollievo. Molti bagni, molte letture in ombra, poca esposizione diretta al sole. Orari tattici e spuntini di frutta. Moltissime litigate con il vecchio Pinguino e con i vecchissimi ventilatori. Ma è sempre il mio posto felice!



Solo qualche serata è stata ventilata, anche se la passeggiata in riva al mare è sempre una buona idea, almeno per provare a vedere se è finalmente la notte in cui il caldo allenterà un po’…



In una serata particolarmente bella sono andata nel giardino della biblioteca per la mostra “Milanesi a Varazze”. Dopo una conferenza ed un video girato nel Ferragosto del 1928 (incredibile ma vero), io e gli altri visitatori abbiamo dato un’occhiata alle foto d’epoca. 

Ogni anno l’associazione storica Varagine.it propone una rassegna di questo tipo, anche se con un tema diverso… e mi piacciono sempre tanto! È come viaggiare indietro nel tempo, e per di più in un luogo del cuore…





Questo post mi sembra un po’ suddiviso in due parti: dai libri ai film, dalla musica alla poesia è tutto piuttosto drammatico. Poi si arriva alle foto e in pratica c’è la mia ricetta della felicità: molto mare, molto cibo, buona compagnia e l’occasione di imparare ogni tanto qualcosa. 

Diciamo che questo (complesso) primo semestre del 2026 mi ha portata a fare qualche riflessione in più, ma anche a ricercare svaghi più semplici e pratici – in particolare, l’aria aperta e la vita più “analogica”, dopo giornate lunghissime al lavoro e l’uso di troppi dispositivi elettronici, è un toccasana.

Mancano solo i saluti di inizio agosto e poi mandiamo questo blog in vacanza per un po’! Nel frattempo, fatemi sapere com’è andato il vostro luglio…

Grazie per la lettura, ci rileggiamo in agosto :-)


lunedì 29 giugno 2026

I PREFERITI DI GIUGNO 2026

 Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese




Cari lettori,

ecco che si è concluso anche giugno! Questo per me è uno dei più bei mesi dell’anno: amo l’estate, e le possibilità di svago che luglio e agosto mi offrono, ma alcuni momenti del mese di giugno sono veramente importanti per me.


Anche quest’anno non ha fatto eccezione. La prima metà del mese mi ha un po’ stravolto, tra tutte le emozioni, ma mi ha anche dato delle gran belle soddisfazioni. La seconda metà è stata invece (volutamente) tranquilla, e finalmente di stacco.


Non è stato un mese molto produttivo tra lettura e scrittura, ma dopo tutto quel che è successo da Pasqua in avanti, le batterie avevano (e mi sa che hanno ancora) davvero bisogno di ricaricarsi con relax, aria aperta ed attività pratiche.


Vi racconto però tutto quello che mi è piaciuto!



Il libro del mese


Questo contemporary romance ha inizio in un freddissimo inverno svedese. Bell, ragazza inglese che da qualche tempo si è trasferita in Scozia, sta andando come sempre a lavorare a casa di Hanna e Max, per i quali fa da collaboratrice familiare. Ufficialmente il suo impiego sarebbe fare da tata a Linus, che ormai è un po’ cresciuto, ed alle piccole gemelle Elise e Tilde, ma in realtà ella aiuta la famiglia in moltissimi modi. Nonostante le giornate molto piene, l’impiego le piace, e le fa dimenticare un passato doloroso lasciato in Inghilterra.


Quella mattina, però, anche Hanna, la sua datrice di lavoro, deve affrontare un segreto del passato che ritorna. Il suo primo marito, padre di Linus, considerato da tutti cerebralmente morto, è uscito dal coma. Bell, sconvolta dalla rivelazione, accompagna Hanna e Linus a visitare l’uomo, ma si spaventa ancora di più nel vedere le sue condizioni di salute. Hanna promette a Bell ed al resto della famiglia che si occuperà della faccenda personalmente e per un po’ non si sente più parlare di quell’uomo.


Qualche mese dopo, Bell sta per partire con tutta la sua famiglia acquisita per andare a vivere la solita estate tra i fiordi: una “bella stagione” di baby sitting per lei, ma pur sempre un soggiorno spesato in un bel posto. I primi giorni, nel bungalow di Hanna e Max, sembrano sereni, così Bell si prende un weekend libero per andare sull’isoletta dove stanno i suoi amici. Lì ha anche un’avventura di una notte sulla barca di un certo Emil.


Subito dopo il suo ritorno, però, ella trova Hanna e Max in grande agitazione: il primo marito di lei, l’uomo uscito dal coma, si sta lentamente riprendendo e vorrebbe instaurare un rapporto con Linus: lo ha addirittura invitato a passare alcuni giorni sulla sua isola privata, che fa parte di quello stesso arcipelago. Hanna prega Bell di accompagnare Linus, ma, una volta arrivata, la ragazza fa una scoperta scioccante: si tratta proprio di Emil.


L’atmosfera sull’isola è fin da subito pesante. Bell si sente in imbarazzo e in colpa. Emil sta ancora cercando di comprendere chi è stato ad investirlo ed a mandarlo in coma. Molti segreti stanno per essere portati alla luce…



La spiaggia segreta è un romanzo che ho trovato sulle bancarelle del Libraccio e… posso dire che non era un acquisto programmato, ma quando l’ho visto ho pensato che ormai con Karen Swan vado sul sicuro.


Ho letto un buon numero delle sue storie e non me ne sono mai pentita. Diciamo che i suoi romanzi non appartengono ai sottogeneri romance che vanno di moda adesso: sono dei rosa tradizionali, con protagonisti adulti e uno stile inizialmente più lento e descrittivo, che poi però finisce per coinvolgerti molto, anche perché alla trama principale, che solitamente appartiene al filone del contemporary romance, si sovrappongono quasi sempre un po’ di historical e un po’ di mistery.


In questo caso, rispetto ad altri libri dell’autrice, il salto indietro nel tempo è piccolo: si torna al passato che sia Bell che Hanna hanno voluto rimuovere perché troppo doloroso, ricostruendosi una vita altrove e con nuove persone. Emil, invece, vorrebbe fare luce su quel passato, e questa è la componente mistery.


Un’altra componente che non manca mai nei romanzi di Karen Swan, nonché uno dei motivi che mi spingono a leggere le sue storie, è l’ambientazione da sogno. Ho letto altre sue due storie ambientate nel Nord Europa, ma in inverno; poi un’altra che ci porta a spasso per le strade di Roma, una ancora che ci fa sognare l’estate greca…


In questo caso andiamo tra isolette e bungalow per una tipica estate svedese, che a noi italiani, abituati alle ondate di calore, sembrerà più che altro una quieta primavera, ma ha il suo fascino.


Devo anche avvisarvi che siamo in presenza del trope del grey MMC: Emil non è proprio il classico principe da romanzo rosa, anzi, è una persona piena di rabbia e di dolore per quello che gli è successo, e per questo motivo alcune sue scelte sicuramente non vi piaceranno. Ma c’è tutta una storia dietro…


Davvero un bel romanzo per l’estate appena iniziata!



Il film del mese


La storia è ambientata a Roma, nell’estate del 1943.


Mentre la Seconda Guerra Mondiale attraversa la sua fase più crudele, quattro bambini fanno amicizia. Italo è il figlio di un gerarca; Cosimo vive con fratello e nonno perché i genitori, rei di aver insultato Mussolini, sono stati cacciati via; Vanda vive in un convento e si allontana ogni volta che può; Riccardo è un bambino di origine ebrea.


Quando quest’ultimo sparisce, gli altri tre sono disperati. Poi Italo, che si sente poco apprezzato dal padre e controlla costantemente dallo spioncino del suo ufficio, ascolta una strana storia a proposito di certi campi dove vengono mandate persone ebree “povere” e “che hanno bisogno di lavorare”.


Nessuno dei tre bambini ha mai visto Riccardo come appartenente ad una famiglia bisognosa, anzi, egli stava in una casa molto bella ed i suoi genitori avrebbero voluto adottare Vanda. Ma se da qualche parte verso la Germania c’è un campo e bisogna seguire la ferrovia per arrivarci, allora questa è la strada giusta da percorrere.


I tre fuggono di soppiatto, convinti di iniziare il cammino a piedi e di trovare un treno più in là, magari proprio quello su cui ci sono Riccardo e la sua famiglia.


Quando i familiari dei bambini scoprono la loro fuga, anche Vittorio, fratello di Italo, e la giovane suor Agnese, molto legata a Vanda, si mettono sulle loro tracce.


Ma il viaggio sarà molto più difficile del previsto e porterà bambini e giovani a scontrarsi con realtà che non avrebbero mai immaginato, o che non pensavano fossero così gravi…



L’ultima volta che siamo stati bambini, da un certo punto di vista, ricorda il celeberrimo Stand by me: anche qui c’è un’estate, anche qui un gruppo di ragazzini molto amici fugge a piedi per trovare uno di loro… per quanto essi sappiano che lo troveranno morto. Quel che fa la differenza è lo sguardo ottimistico dell’infanzia, che fa credere ai protagonisti che Riccardo non sia finito in un campo di sterminio, bensì in un luogo lontano e forse mitico dal quale prima o poi ritornerà.


È un film di denuncia sulla fine anticipata dell’infanzia, provocata dalla guerra e da traumi indicibili. Sono sicura che non vi aspettate i colpi di scena che questa pellicola ha in serbo per voi: avrete i brividi fino alla conclusione.


È anche l’esordio alla regia di Claudio Bisio, che qui fa la parte di un gerarca che finge di essere forte, in realtà sottomesso ai superiori, vagamente interessato al figlio maggiore solo perché fa tutto “come dovrebbe essere” e completamente indifferente al minore… un ruolo decisamente insolito rispetto alle commedie di cui spesso è protagonista.




La musica del mese


Scelta piuttosto obbligata questo mese: vi racconto le musiche su cui ho danzato durante la serata del saggio di fine anno, il 5 giugno.


Innanzitutto abbiamo scelto due musiche da fare noi “grandi” tutti insieme, sia classico che moderno: l’intramontabile Bohemian Rhapsody dei Queen per il finale del primo tempo (che potete ascoltare qui) e la travolgente Notte della Taranta con Elodie come finalissimo (la trovate a questo link).



Con il moderno del lunedì ho affrontato il balletto più difficile di quest’anno, Skyfall nella versione sanremese di Giorgia e Annalisa (a questo link).


Con il moderno del giovedì mi sono invece cimentata in un mix di musiche un po’ piratesche e un po’ campagnole, Sea Shanty, che abbiamo interpretato in versione country (lo trovate qui).



Per quanto riguarda la mia variazione, avevo il desiderio di cimentarmi in una musica che raccontasse il mio amore per il mare, così ho scelto Le onde di Ludovico Einaudi (a questo link).


Infine, per il duetto con una mia compagna abbiamo puntato su un’altra musica strumentale, Courant d’air (a questo link).



La poesia del mese


Per questi giorni ho trovato una poesia che si intitola proprio Giugno, di Attilio Bertolucci.


Stan le ciliegie rosse tra le foglie

nella calma sera estiva

vedo il mio amore che le coglie

seria come una bambina, e così sola e schiva.


Non oso chiamarla, tanta grazia

è nella mano bruna che spicca…

Qualcuna ne mangia, ma come sazia,

movendo la capigliatura nera e ricca.



Le foto del mese


Come sempre, i primi giorni di giugno sono dedicati alla scuola di danza ed al nostro amato spettacolo di fine anno, che è stato la sera di venerdì 5 giugno. Quest’anno ero particolarmente stanca dopo l’anno scolastico tosto e il maggio pesante, ma una volta di più la danza mi ha sollevato. Ed è andata benissimo! Questo è uno scatto della “Notte della Taranta”, sicuramente uno dei nostri finali più belli.



Vi lascio anche uno scatto della mia variazione, tratta da Le onde di Ludovico Einaudi. A mani basse, tra i momenti più felici di quest’anno. Tra i sei pezzi che dovevo fare, ho esordito proprio con questo: quello che provi quando finalmente sei sul palco non si può spiegare…



Tra il 6 e l’8 giugno ho salutato anche questo anno scolastico. Tra cena di classe, ultimo giorno, spettacolino per la fine del ciclo di studi, scrutini e serata di festeggiamenti subito dopo… c’è stato da fare, ma alla fine le soddisfazioni sono arrivate.



Dopo Pasqua mi è stato praticamente impossibile tornare al mare. Il resto di aprile aveva già i weekend impegnati. Poi un infortunio in famiglia ha richiesto la mia presenza nel mese di maggio, che, come vi dicevo, è stato molto impegnativo. Infine, la casa non è stata agibile per delle settimane per dei lavori nel bagno che sono andati un po’ lunghi. Ma a metà giugno, complice qualche giornata di ferie obbligate, ce l’ho fatta! 



Vi metto anche una foto di Varazze by night, in una serata particolarmente calda! 



Incredibile ma vero, io e mio fratello abbiamo una nuova foto insieme dopo una vita!




Un giugno niente male, eh? Ci voleva proprio, dopo un maggio complesso. 

Credo che luglio ed agosto saranno più lenti, ma... vi porterò comunque con me! Se vi va, raccontatemi il vostro giugno. 

Grazie per la lettura, ci rileggiamo in luglio :-)


giovedì 28 maggio 2026

I PREFERITI DI MAGGIO 2026

 Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese




Cari lettori,

ultimissimi giorni di maggio! Siamo ormai in vista del ponte del 2 giugno, della fine della scuola, dell’arrivo dell’estate… Una lunga strada da gennaio, eh?


Il 2026 si sta rivelando un anno molto intenso, sia nel bene che nel male. E questo maggio ne è stata una rappresentazione perfetta… infatti sono cotta!


Uno dei mesi più impegnativi per il lavoro, il mese clou in preparazione al nostro spettacolo ballerino. Un imprevisto in famiglia (per fortuna niente di grave) che mi ha dato parecchio da fare in casa. E per non farsi mancare proprio niente, un paio di controlli medici di routine (tutto ok) e i lavori nel bagno della casetta a Varazze. Nient’altro, direte voi? In effetti ho dimenticato di citare un tempo novembrino (ahinoi), ad eccezione dell'ultima decade, e qualche ritaglio di tempo per raccogliere questi preferiti!



Il libro del mese


Questa storia ha inizio durante una festa di Halloween a cui partecipano tanti ragazzi tra i venti e trenta, tra qualche ultimo studente del college e tanti giovani lavoratori.


La festa è stata organizzata dalla migliore amica di Win, una ragazza che lavora come barista e che fin dalla nascita ha una delle due mani con una deformazione. Halloween le piace moltissimo, così ella ha pensato di mettere un uncino sopra alla sua mano più piccola e di travestirsi da pirata.


Un’idea originale, almeno finché alla festa non le viene incontro un altro pirata… dotato di gamba di legno. Robert detto Bo ha subito l’amputazione di un arto ed ha pensato bene di ricoprire la sua protesi con uno speciale materiale che crea l’effetto del legno.

Per entrambi i ragazzi l’imbarazzo lascia presto il posto alla curiosità. Sia Win che Bo hanno una storia piuttosto difficile alle spalle: lui non è andato in nessun posto che non fosse il lavoro dopo l’operazione, e questa è la sua prima uscita; lei ha appena concluso l’ennesima frequentazione deludente. È proprio Win a proporre a Bo una nottata di divertimento “senza impegno”, perché ella è stanca di mettere in gioco ogni volta il suo cuore solo per scoprire che non solo l’altro non vuole una relazione con lei, ma è anche piuttosto infastidito dalla sua malformazione.


Bo è solo da tanto tempo, ma, sorprendendo anche se stesso, accetta.


La serata, però, coinvolge entrambi i protagonisti molto di più di quanto essi vogliano ammettere. E, qualche settimana dopo, Win si rende conto di essere incinta.


Ella ha sempre desiderato essere madre, ma pian piano aveva rinunciato a questo sogno, perché tutte le sue amiche neomamme le ripetevano che per un neonato “non bastano due mani”, figurarsi una. Così, quando scopre di aspettare un bambino, ella decide di informare Bo. Nonostante essi non si siano più visti dopo quella serata, ella è convinta che egli sia una brava persona e possa essere un buon padre.


La reazione di Bo sconvolge completamente Win. Egli scoppia a piangere dalla gioia e confessa a Win che la sua amputazione è avvenuta in seguito ad un tumore alle ossa e che, proprio come lei, anche lui aveva rinunciato al sogno di diventare genitore. Bo propone a Win di lasciare il piccolo, squallido e scomodo appartamento in cui lei è in affitto e di trasferire armi, bagagli e le sue moltissime piante a casa sua. Anche se non si è mai vantato, Bo è benestante ed ha una casa che anche così è larghissima per tutti.


I due decidono di iniziare insieme l’avventura della gravidanza da amici e coinquilini, ma la scintilla che è nata quella notte tenterà in ogni modo di riaccendersi…



Out on a limb è un contemporary romance con i trope della vicinanza forzata e della gravidanza inaspettata, e fa parte della collana di Rizzoli “La biblioteca di Daphne”, che, almeno all’inizio, era stata venduta come una serie di romanzi per i più giovani e popolari sul booktok internazionale. Delle due affermazioni, a giudicare da questo romanzo, direi che è più veritiera la seconda. Perché sinceramente questa storia non è proprio da ragazzini.


È la storia di due giovani adulti che si ritrovano a metter su famiglia in un mondo che non è certo buono né con i disabili né con i malati, e nemmeno con chi ha una situazione economica e familiare come quella di Win, o con chi ha alle spalle una storia difficile come Bo (e scoprirete che non mi riferisco solo al tumore).


C’è una nuova vita da costruire insieme, tra quotidianità e divisione delle spese, altri amici con una famiglia loro e rapporti un po’ traballanti con i genitori da recuperare.


E sì, questo libro mi è piaciuto molto, è una storia dolce ed intelligente e si ispira all’esperienza diretta dell’autrice, che a sua volta ha una malformazione alla mano ed è diventata madre qualche anno fa. Quindi non dubito che sarebbe un ottimo esempio per adolescenti e universitari, in mezzo a un mercato librario che ultimamente ha avuto qualche scivolone di troppo verso il trash.


Però è un peccato che questa storia sia iper conosciuta tra le giovanissime appassionate di lettura e nettamente meno tra i miei coetanei e dintorni, per non parlare delle persone di età più matura. Così come questo è uno dei tanti esempi per cui si sbaglia – soprattutto in Italia – a considerare il romance come un genere prettamente femminile. Questa potrebbe essere davvero una buona lettura condivisa per una coppia in attesa e un po’ in ansia.


Certo, c’è da dire che lo stile è iper giovanile ed è l’unica parte non proprio di mio gusto di questo romanzo. Anche nella traduzione italiana sono più che visibili molti “calchi” dalle espressioni di quello slang in inglese che si utilizza su internet e soprattutto sui social. Personalmente anche io preferisco un altro stile, ma il romanzo resta comunque super scorrevole e si divora.


Mi piacerebbe leggere altro di questa autrice, ma non so nemmeno se sia disponibile in Italia al momento, visto che, a quanto ho capito, i primi a tradurla sono stati proprio i curatori di questa collana, e di recente. Vi farò sapere!



Il film del mese


Protagonista di questa insolita commedia è Tommaso, un uomo dalla vita lavorativa quasi noiosa (si occupa di infissi e finestre e ha un solo dipendente che è anche il suo unico amico) e dalla vita privata fin troppo movimentata: è rimasto vedovo e ha ben quattro figlie. Dalla ragazza appena maggiorenne che ogni giorno cambia idea sul suo futuro all’adolescente sempre sarcastica, dalla ragazzina da truccare e vestire ogni settimana per le gare di nuoto sincronizzato all’ultimogenita che si diletta un po’ troppo con la balestra, Tommaso non ha un minuto libero. Gli piacerebbe rimettersi in gioco, ma a volte il dolore è ancora troppo fresco, il suo amico e dipendente fornisce solo consigli troppo grezzi, la colf non è molto flessibile quando si tratta di fermarsi in più la sera e persino agli incontri di supporto tra vedovi tutte le donne scappano quando egli nomina la presenza di “quattro figlie”.


Queste ultime, però, si sono accorte che il padre talvolta si sente un po’ solo, e lo convincono ad andare ad una festa, comprandogli anche la camicia “di Ryan Gosling” (che poi, malauguratamente, è la stessa dei camerieri).


Proprio quella sera, però, Tommaso conosce Lara, che poi scopre essere un’impiegata della sua banca. I due, forse per unire le reciproche solitudini e superare l’imbarazzo della festa, si trovano subito bene, e, dopo la serata, iniziano subito una frequentazione.


Tommaso, però, non ha idea di come parlarle delle sue quattro figlie. Per settimane egli si inventa l’impossibile, chiedendo in prestito la casa al suo amico ed escogitando qualunque sotterfugio. In una notte di pioggia, però, seguendo il cane che ha lo stesso carattere vivace delle sue figlie, egli si ritrova di fronte al portone di Lara e decide di farle un’improvvisata.


Peccato che la sorpresa tocchi a lui: Lara ha tre figli, due gemelli ormai grandi e un adolescente DVA con il quale è iper protettiva, soprattutto da quando l’ex marito è fuggito altrove.


E così la neo-coppia si rende conto di avere… sette figli da crescere insieme. Follia o nuova avventura?



Un bel giorno è uno di quei film che guardi “per ridere” e poi scopri che non c’è soltanto di che divertirsi.


Ultimamente guardo e leggo con più piacere quelle storie romance con protagonisti che hanno già fatto un pezzetto di vita e che nonostante le batoste riescono comunque a reinventarsi. Certo le storie d’amore tra ragazzi giovani e di belle speranze sono una boccata d’aria fresca e talvolta ci vogliono proprio, ma in commedie come Un bel giorno sono il realismo e la vita di tutti i giorni a prendere per mano il romanticismo, che, ahinoi, non sempre basta.


Virginia Raffaele interpreta in modo convincente la madre di un ragazzo con disabilità, raccontando senza fronzoli le piccole e grandi frustrazioni nel crescerlo (personalmente ne ho viste e sentite alcune sul lavoro). Fabio De Luigi, come suo solito, vi farà ridere, così come il suo campionario di figlie una più stravagante dell’altra, ma sono sicura che alla fine della pellicola avrete anche qualcosa su cui riflettere.


Lo consiglio per una serata… leggera ma non senza impegno!



La musica del mese


In questo maggio un po’ complicato mi sono spesso trovata a canticchiare una canzone della colonna sonora del musical Mamma mia!, dal titolo I have a dream. Potete ascoltarla a questo link.


Ho un sogno, una canzone da cantare

che mi aiuti ad affrontare tutto

se vedi la meraviglia di una favola

puoi accettare il futuro, anche se fallisci


Credo negli angeli,

qualcosa di buono in tutto quello che vedo

credo negli angeli

quando so che il momento è giusto per me

attraverserò la corrente

ho un sogno…


Ho un sogno, una fantasia

che mi aiuta ad affrontare la realtà

e la mia destinazione… vale la pena

attraverso l’oscurità, ancora un altro miglio…


Credo negli angeli,

qualcosa di buono in tutto quello che vedo

credo negli angeli

quando so che il momento è giusto per me

attraverserò la corrente

ho un sogno…



La poesia del mese


Per questo mese di maggio in cui ho cercato (senza troppo successo) un po’ di pace, ho scelto una poesia di David Herbert Lawrence dal titolo Silenzio.


Da quando ti ho persa,

sono ossessionato dal silenzio;

i suoni le lor piccole ali agitano

un attimo, poi all’onda

s’abbandonano

dalla stanchezza,

che dondola senza rumore.


Sia che per strada la gente

passeggi con monotono brusio

o sospiri il teatro e sospiri

con un profondo respiro roco,


o agiti il vento un groviglio di luce

sul fiume nero, profondo,

o gli ultimi echi della notte

facciano rabbrividire l’aurora,


io avverto il silenzio che aspetta

di poter bere tutto ancora

nella sua estrema totalità svuotando

il rumore degli uomini.



Le foto del mese


Per il ponte di inizio mese ho cucinato un dolce che mi piace molto ma non facevo da ormai troppo tempo: il tiramisù alle fragole!



Come già avete visto in copertina, durante il mese sono fioriti ovunque gli iris, un fiore che adoro e che per me è un segno dell’estate in avvicinamento!



Nella prima metà del mese ho fatto parecchio dog-sitting a Otto. Il nostro vecchietto ha un po’ di acciacchi, ma resiste!



Sono riuscita a vedere una piccola mostra a Gorgonzola che ha per protagonista Osvaldo Cavandoli, l'inventore della "Linea". Spero di parlarvene in giugno! 



Sabato scorso, il 23, ho nuovamente partecipato ad un evento che mi era piaciuto molto già la scorsa primavera: la "passeggiata con Jane Austen", tra letture recitate e un minuetto da imparare insieme. Quest'anno l'iniziativa si è tenuta nel parco di Villa Alari, che ha riaperto al pubblico da pochissimo!



Che dirvi... è stata dura, ma ce l'abbiamo fatta! 

Rileggendo questo post, comunque, mi rendo conto che, nonostante il periodo tosto e i moltissimi impegni, sono riuscita a ritagliarmi degli angoli per me, e va già bene. Mi attende giugno, un mese che da sempre è suddiviso in due parti: la prima metà è una naturale continuazione di maggio, con giornate e scadenze importanti; nella seconda metà, i ritmi finalmente rallentano. Ma vi racconterò... nel frattempo ditemi voi del vostro maggio! 

Grazie per la lettura, ci rileggiamo in giugno :-)