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lunedì 5 dicembre 2022

LA CHIMERA

 Challenge La donna verde #6




Cari lettori,

benvenuti al sesto ed ultimo appuntamento con la challenge di lettura “La donna verde”, creata da Seli Rowan, AlemagikfantasyI libri di Cristina e Stefania Siano!


È ormai l’ultima tappa di questo percorso che prevedeva la lettura di sei libri nell’arco del 2022, ognuno dei quali era riferito ad un tema come la figura femminile, la magia e la natura. Ecco il riepilogo degli scorsi post:


- Gennaio/febbraio: Il realismo magico, Il vecchio che leggeva romanzi d’amore di Luìs Sepùlveda;

- Marzo/aprile: Creature fantastiche, Percy Jackson e gli dèi dell’Olimpo – Il ladro di fulmini di Rick Riordan;

- Maggio/giugno: donne coraggiose, Ninfa dormiente di Ilaria Tuti;

- Luglio/agosto: in contatto con la natura, La felicità del lupo di Paolo Cognetti;

- Settembre/ottobre: Donna magica e magia naturale, La custode del miele e delle api, di Cristina Caboni.


Oggi siamo arrivati all’ultima tappa, quella relativa ai mesi di novembre e di dicembre!



Il tema di novembre e dicembre: la stregoneria


L’ultimo tema di questa challenge era, dal mio punto di vista, il più impegnativo: la stregoneria, intesa non dal punto di vista fantasy bensì storico, quindi in riferimento alla caccia alle streghe avvenuta in Europa e nel mondo occidentale, soprattutto nel Medioevo e nel periodo della Controriforma. Ho studiato, come penso tutti noi, questo tema sia in letteratura che in storia a scuola, e l’ho sempre trovato una delle – tante, purtroppo – grandi vergogne dell’umanità. Per questo motivo inizialmente non mi attirava molto l’idea di leggere un romanzo che sapevo già mi avrebbe provocato indignazione. Inoltre, novembre è stato un mese super impegnativo per me, come vi raccontavo settimana scorsa in questo post, e volevo essere accompagnata da un autore che sapevo mi sarebbe piaciuto.


Fortunatamente ho trovato la soluzione perfetta con Sebastiano Vassalli, un autore che amo – già protagonista di questo post – ed il suo romanzo-saggio La chimera.



La mia scelta: “La Chimera” di Sebastiano Vassalli


Il libro, che è la rielaborazione romanzata di un fatto realmente accaduto, racconta l’infelice storia di Antonia Spagnolini (adottata Nidasio), una ragazza nata nel 1590 nel Novarese e morta nel 1610 nel paese di Zardino, che oggi non esiste più. Purtroppo la sua morte è tra le peggiori che si possano immaginare: ella fu arsa viva sul rogo, bruciata come strega dopo un lungo ed offensivo processo in cui viene anche torturata.


Vassalli ripercorre la breve e drammatica storia della ragazza, portando a sostegno della sua narrazione una amplissima documentazione. I primi anni di Antonia, una “esposta” abbandonata in convento, costretta ad essere vestita con un sacco ed a svolgere umili compiti in chiesa; il suo incontro con Rosalina, una giovane prostituta che sarà la prima a parlarle con schiettezza della difficile condizione delle “esposte” e della fragilità della vita delle donne; l’arrivo al convento di Francesca e Bartolo Nidasio, due umili contadini che non hanno avuto figli e decidono di adottare Antonia come se fosse figlia loro e di portarla a Zardino.


Mi hanno molto colpito le pagine in cui Antonia arriva nella sua nuova casa: Zardino è descritta con tutte le caratteristiche del locus amoenus, invece diverrà il suo inferno personale.



Il microcosmo di Zardino



Sebastiano Vassalli, scrivendo questo romanzo, fa un’operazione di critica sociale molto lucida. Antonia viene accusata di essere una strega sulla base di voci di paese che alle nostre orecchie di contemporanei suonano assurde, ridicole, testimonianze dell’ignoranza più becera: aver impedito con un maleficio l’arrivo della pioggia, aver affogato dei bambini, avere partecipato a dei “sabba” ai quali era presente anche il Diavolo… L’autore sembra perfino vergognarsi nel riportare queste accuse, e di certo non ha torto. Ad una lettura più attenta, però, le ragioni sono altre.


La prima è l’odio innato, frutto di un atroce bigottismo, nei confronti di tutti gli “esposti”, nati dal crimine del tradimento (ritenuto allora uno dei più vergognosi), ed in particolare nei confronti di quelli di sesso femminile. Il che, purtroppo, ci porta dritti alla seconda motivazione di diffidenza nei confronti di Antonia: la sua “eccessiva” bellezza, ritenuta pericolosa. In questo caso, Vassalli fa comprendere che gli piacerebbe che gli piacerebbe poter dire che la gelosia nei confronti delle belle donne si sia estinta nel XX secolo, ma purtroppo non è proprio così.


Un terzo motivo di odio nei confronti di Antonia è la sua relazione con un cosiddetto “camminante”, un vagabondo che vive di espedienti, il quale non ci mette niente a prometterle un matrimonio e poi a sparire. La libertà sentimentale delle donne spesso è osteggiata ancora adesso, figurarsi nel XVII secolo.


Ultimo ma non meno importante, il paese di Zardino cova un rancore mai sopito nei confronti di Bartolo e Francesca Nidasio, rei sostanzialmente di ragionare con la propria testa e di non integrarsi nelle meschine dinamiche di paese. La vendetta di un microcosmo chiuso, ignorante e retrivo nei confronti di chi non sta alle sue regole sarà la più crudele.



L’accusa nei confronti della Chiesa



Cari amici, vi ho ormai già parlato qualche volta del mio percorso di allontanamento dalla Chiesa e dalla religione avvenuto negli ultimi anni. Devo confessarvi che leggere questo romanzo è stato come buttare benzina sul fuoco.


C’è di tutto: preti che si spingono sin sulla porta di casa per pur di dire alla gente come deve vivere; chierici che piangono miseria soltanto per poter incassare soldi, sempre più soldi; pressione e sensi di colpa sui fedeli per poter imporre così nuove tasse; vendette personali orrende che non hanno proprio nulla di cristiano, ma neanche di umano; il Tribunale dell’Inquisizione che si serve dei peggiori farabutti… e tanto altro ancora.


È una condanna della Controriforma, voluta da asceti come il vescovo Bascapè – che ha larga parte nella storia – ma poi sfuggita di mano e trasformatasi in una lotta senza esclusione di colpi per riconquistare il potere perduto durante il Rinascimento.


La cosa peggiore è che, se devo giudicare dai miei trascorsi, beh… non è che sia cambiato molto. Certo non si arriva al rogo – e ci mancherebbe pure – ma i motivi di esclusione e di derisione di certe persone (soprattutto di certe donne) negli ambienti cattolici sono sempre gli stessi; i tentativi di manipolazione dei fedeli da parte del clero sono più sottili, ma comunque infiniti; e di certo il dio denaro non ha perso la sua attrattiva.


Insomma, devo proprio confessarvi che leggendo questo libro mi sono sentita piena di rabbia, ed anche sciocca e credulona; però ringrazierò sempre Sebastiano Vassalli per quest’opera magistrale.





Fine del post… e fine della challenge!

Se avete seguito il mio percorso, saprete che il mio bilancio è più che positivo: ho scoperto dei classici che vanno proprio letti, ho conosciuto un Premio Strega, ho proseguito serie che avevo già in TBR ed ho iniziato una nuova ed entusiasmante saga. Non so ancora se parteciperò ad una challenge nel 2023, ma spero di trovarne una altrettanto interessante!


L’inizio di dicembre, tra questo post e Antigone, è stato un po’ tosto, lo so. Da giovedì, però, indosseremo il nostro vestito natalizio e parleremo solo di feste!

Nel frattempo, attendo i vostri commenti.

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 3 ottobre 2022

LA CUSTODE DEL MIELE E DELLE API

 Challenge "La donna verde": quinta tappa




Cari lettori,

bentrovati ad una nuova tappa della challenge di lettura “La donna verde”!


Se vi siete persi i post precedenti, ecco un breve riepilogo!


La donna verde” è una challenge di lettura creata da Seli Rowan, Stefania SianoI libri di CristinaAlemagikfantasy (cliccando potete accedere ai loro profili Instagram). È un progetto per appassionati di libri molto semplice e libero: sei volumi da leggere nel corso del 2022, uno ogni due mesi.


Come recita la didascalia ai post di Instagram delle organizzatrici, “La Donna verde è una challenge che ruota intorno alla figura della donna, della magia e della natura. Ogni tappa proporrà un tema legato a questi argomenti, ma saranno sempre versatili, così che possiate interpretarli a modo vostro e scegliere il titolo più adatto ai vostri gusti ed interessi”.


Non posso credere che sia già arrivato l’autunno e che oggi vi racconterò la mia quinta (e penultima) tappa! A inizio anno ho aderito perché molto attratta dalle tematiche, che mi avrebbero portato a variare un po’ rispetto ai miei generi preferiti (giallo, romance e storico), che sono molto razionali, ed a fare qualche fuga nel mondo del fantasy e/o in quello della natura. Ora che mi manca solo una lettura da scegliere posso dire che se tornassi indietro ri-accetterei di corsa, perché quest’anno ho conosciuto meglio generi ed autori ai quali da sola forse non mi sarei avvicinata, e che mi stanno piacendo moltissimo.



Per la tappa di gennaio/febbraio, “Il realismo magico”, ho puntato su un classico Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, di Luis Sepúlveda. Mancava alla lista dei classici letti, e mi stavo perdendo una storia bellissima! Recensione qui.


Per marzo/aprile, invece, dovendomi dedicare alle “Creature fantastiche”, ho deciso di iniziare la serie di Percy Jackson. Trovate la mia recensione de Il ladro di fulmini a questo link; in luglio ho pubblicato anche la mia recensione al secondo e terzo volume della serie, che trovate qui. In settembre ho letto anche gli ultimi due romanzi, La battaglia del labirinto e Lo scontro finale: il mio parere arriverà nel corso dell’autunno, ma posso già anticiparvi che considero Percy Jackson la più bella scoperta che ho fatto grazie a questa challenge.


Per maggio/giugno ho puntato sulle “Donne coraggiose” e sul commissario Teresa Battaglia, che in Ninfa dormiente deve condurre un’indagine in Val Resia e si ritrova all’interno di una società matriarcale composta da figure femminili molto carismatiche. Con questa serie di thriller sono tornata un po’ più nella mia zona di comfort: ve ne parlo in questo post.


In luglio/agosto mi sono occupata di stare “A contatto con la natura” e, anche se ero sotto l’ombrellone, ho fatto un bellissimo viaggio in montagna grazie a Paolo Cognetti ed alla sua storia La felicità del lupo. Una storia molto lontana dalle atmosfere che di solito prediligo, non essendo un’amante delle alte vette, ma ben raccontata e quasi magica. Ve la racconto qui.


E adesso vediamo meglio insieme questa tappa!



Il tema di settembre e ottobre: la magia naturale/la donna magica


Questa quinta tappa della challenge mescola i tre elementi portanti del percorso “La donna verde”: natura, fantasia e figura femminile.


Le donne che praticano magia naturale non sono da confondersi con le streghe (vi anticipo già che la stregoneria sarà il tema dell’ultima tappa). Sono delle persone, solitamente volitive ed empatiche, che hanno imparato da un’amica o una familiare un’arte antica che consente loro di aiutare gli altri.


Il caso più celebre è quello del libro e film Chocolat: una donna dalla mentalità molto aperta per i tempi che si ritrova in un paesello borghese e bigotto della Francia e cura ipocrisia e mali dell’animo con il magico potere del cioccolato.


Esistono molte storie al femminile di questo tipo, ed ogni volta l’elemento curativo/rigenerante è differente: profumi, the e tisane, fiori… e così via.


La protagonista femminile di queste storie non è una strega in alcun modo, anzi, solitamente è la più comune delle donne, che coltiva amicizie, soffre per amore e deve guadagnarsi da vivere. Solitamente questi romanzi rientrano nella grande categoria del romance, ma il dono speciale che ha la protagonista aggiunge un tocco, se non di fantasy, almeno di sospensione dell’incredulità.


In tante di queste storie gioca un ruolo fondamentale anche l’ambientazione, perché la protagonista solitamente ha un contatto privilegiato con la natura.



La mia scelta: “La custode del miele e delle api”


Per questa tappa ho scelto di puntare su un’autrice che ho scoperto proprio grazie alla challenge: Cristina Caboni. I suoi romanzi mi erano stati consigliati già per la tappa dedicata al realismo magico, ma, non avendoli trovati in biblioteca, ho deciso di fare un’altra scelta. Successivamente, in primavera, ho trovato la sua prima opera, Il sentiero dei profumi (una storia di magia naturale con fiori e fragranze) e ve ne ho parlato in questo post.


Questa volta invece ho puntato su La custode del miele e delle api. La protagonista di questa storia è Angelica Senes, una giovane donna che lavora come apicultrice itinerante in giro per l’Europa. La sua vita è quella di una nomade senza casa, in un camper insieme al cagnolone Lorenzo ed alla gatta Pepita. I suoi servigi sono molto richiesti, perché ella riesce ad accostarsi alle api senza protezioni ed a calmarle cantando loro alcune specifiche canzoni. La sua sensibilità ed il suo contatto privilegiato con le api la rendono una professionista molto ricercata, ma Angelica non è felice.


Nel suo passato ci sono molti dolori: l’infanzia in Sardegna, in un paesino vicino a Cagliari; la morte del padre pescatore quando era piccolissima; il rapporto difficile con la madre Maria, che l’ha lasciata a se stessa troppe volte da bambina adducendo sempre scuse da lavoro; il trasferimento a Roma quando la mamma ha trovato un secondo marito; quindi la morte di Margherita, la prozia che le ha fatto da seconda madre.


Di ritorno da un viaggio di lavoro in Provenza, Angelica torna a Roma a far visita a Maria, ma fa una scoperta terribile: la donna l’ha ingannata per anni a proposito della morte di Margherita. In realtà la sua prozia è morta da pochi giorni e l’ha nominata sua unica erede di tutto quel che ha: l’ampia villetta sull’isoletta sarda Abbadulche (“Acqua dolce”) dove Angelica è cresciuta, i terreni intorno e ovviamente le sue api.


Angelica arriva in Sardegna ancora sconvolta ed in pochi giorni ritrova il sapore di casa ed il desiderio di stabilirsi, finalmente, in un luogo che le appartiene. Dovrà però lottare con persone che non hanno alcun rispetto dell’ambiente e affrontare un amore del passato che credeva dimenticato.



Lo scontro tra natura e progresso


L’accoglienza che viene riservata ad Angelica nel paesino sardo della sua infanzia non è tra le più calorose. Molte persone, non sapendo dell’inganno di Maria ai suoi danni, la considerano un'approfittatrice che è sparita per anni ed è tornata a battere cassa. Qualcun altro, in particolare, aveva ben altri progetti per il territorio di Margherita.


Angelica dovrà scontrarsi prima con dei parenti che, convinti di essere gli eredi, avevano intenzione di vendere la proprietà a degli squali dell’edilizia, e poi con l’impresa stessa, che non vuole rinunciare all’affare, a costo di danneggiare le aree di natura incontaminata di Abbadulche.


Disgraziatamente, l’azienda appartiene a Claudio, il fratello di Nicola, primo amore di Angelica. Il sentimento tra i due si riaccende in pochissimo tempo, ma lui si sente ancora come se dovesse espiare per il suo passato da carrierista senza scrupoli a Milano, e lei ha perso fiducia negli uomini dopo la loro prima separazione…



L’autrice ha delineato con nettezza e precisione lo scontro che nasce ad Abbadulche. Da una parte, Angelica, pur essendo sempre stata una donna introversa, riesce a raccogliere l’eredità di Margherita anche da un punto di vista sociale. Così, oltre ad occuparsi personalmente delle api della sua prozia, ben presto riesce a creare intorno a sé un gruppo di amiche e dipendenti, tra chi la aiuta con l’apiario e chi riporta alla vita la tradizione del pane carasau in forme decorative, tra signore anziane che non hanno dimenticato le tradizioni e bambine sole e desiderose di conoscere meglio questo mondo.

La piccola comunità che Angelica riesce a costituire richiama, in qualche modo, le Janas, le fate sarde che conservavano le tradizioni e proteggevano la natura.


Dall’altra parte, però, ci sono anche gli indefessi sostenitori del progresso, della tecnologia e dei benefici economici immediati: i parenti di Angelica, l’azienda di Claudio e Nicola e l’amministrazione comunale. Ho apprezzato che non fosse tutto bianco o nero, e che comunque anche le persone che rivestono il ruolo di antagonisti avessero delle valide motivazioni, come il desiderio di creare opportunità o posti di lavoro ad Abbadulche.


Certo, quando l’amore ci mette lo zampino è tutto molto più difficile...



La magia del miele


La tematica cardine del romanzo, quella che lo ha reso perfetto per questa tappa della challenge, è il fatto che Angelica erediti dalla sua prozia Margherita il ruolo di “custode” delle api, il che va oltre il già difficile mestiere dell’apicultrice.


La nostra protagonista, infatti, conosce fin da quando era bambina il potere curativo dei vari tipi di miele, e, aiutata dalle amiche che si fa ad Abbadulche, diffonde questa forma di medicina naturale all’interno della sua comunità.


La stessa Cristina Caboni è apicultrice e inserisce molti dei suoi studi sul tema in questo romanzo. Ogni capitolo inizia con la descrizione di un tipo di miele, dall’acacia al rosmarino, dal tiglio alla lavanda: tutti posseggono la capacità di curare una parte del corpo umano e infondere un sentimento positivo nella mente.


Ora, per quanto riguarda la salute fisica, non è un mistero che il miele possa essere un rimedio “della nonna”, e devo ammettere che in questi anni di insegnamento prendere l’abitudine di mangiare qualche cucchiaino di miele mi ha aiutato tantissimo con la raucedine, evitando di imbottirmi sia di medicine quando avevo soltanto parlato troppo che di dolcetti più calorici in fascia serale (ok, questo non sempre, lo ammetto).


Per quanto riguarda, invece, la salute mentale e l’umore, qui entra in gioco la fantasia, o, come dicevo prima, la sospensione dell’incredulità. Ma, visto che la salute mentale è importante tanto quanto quella fisica e a quanto pare il miele è davvero una medicina naturale, perché non credere che l’acacia ci ridarà il sorriso o il corbezzolo ci regalerà forza d’animo?


Personalmente sono rimasta molto soddisfatta di questa lettura. Ho ritrovato tutto quello che mi era piaciuto ne Il sentiero dei profumi (una protagonista determinata e coraggiosa, un tocco di fantasia, atmosfere quasi incantate) ma nella cornice spettacolare della Sardegna e con un focus su miele e apicoltura che ho trovato davvero interessante.


Lo stile diventa un pochino più lento e descrittivo in alcuni momenti, ma nel complesso è scorrevole.




E dunque… manca solo l’ultima tappa!

Intanto raccontatemi che ne pensate: conoscete i libri di Cristina Caboni?

Vi piacciono? Vi potrebbero interessare?

Se state partecipando anche voi alla challenge La donna verde, fatemi sapere quale romanzo avete scelto e che cosa ne pensate.

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 25 luglio 2022

LA FELICITÀ DEL LUPO

 Challenge "La donna verde": quarta tappa




Cari lettori,

il post di oggi è dedicato alla quarta tappa della challenge “La donna verde”!


Vi siete persi i post precedenti di questa serie? Ecco un breve aggiornamento!


La donna verde” è una challenge di lettura creata da Seli Rowan, Stefania SianoI libri di CristinaAlemagikfantasy (cliccando potete accedere ai loro profili Instagram). È un progetto per appassionati di libri molto semplice e libero: sei volumi da leggere nel corso del 2022, uno ogni due mesi.


Come recita la didascalia ai post di Instagram delle organizzatrici, “La Donna verde è una challenge che ruota intorno alla figura della donna, della magia e della natura. Ogni tappa proporrà un tema legato a questi argomenti, ma saranno sempre versatili, così che possiate interpretarli a modo vostro e scegliere il titolo più adatto ai vostri gusti ed interessi”.



Essendo ormai luglio inoltrato, ho già portato a termine metà della challenge! All’inizio dell’anno avevo deciso di aderire perché ero affascinata dalle tematiche piuttosto differenti dalle mie abituali letture (e molto più fantasiose) e mi rassicuravano le modalità abbastanza free di gestire la challenge.


Per la tappa di gennaio/febbraio, “Il realismo magico”, ho puntato su un classico Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, di Luis Sepúlveda. Mi è piaciuto moltissimo e ve ne parlo meglio qui.


Per marzo/aprile, invece, dovendomi dedicare alle “Creature fantastiche”, ho deciso di iniziare la serie di Percy Jackson. Trovate la mia recensione de Il ladro di fulmini a questo link; qualche settimana fa ho pubblicato anche la mia recensione al secondo e terzo volume della serie, che trovate qui.


Per maggio/giugno ho puntato sulle “Donne coraggiose” e sul commissario Teresa Battaglia, che in Ninfa dormiente deve condurre un’indagine in Val Resia e si ritrova all’interno di una società matriarcale composta da figure femminili molto carismatiche. Anche questo accuratissimo thriller mi ha conquistato: ve ne parlo in questo post.



Oggi, poco prima che il blog si prenda un po’ delle consuete ferie d’agosto, vi racconto la mia versione della quarta tappa di questa challenge. Come avete visto, finora è valsa assolutamente la pena di partecipare a questo percorso… ed anche oggi non mi smentisco!


Il tema di luglio/agosto è “In contatto con la natura” e la mia scelta è stata La felicità del lupo di Paolo Cognetti. Parliamone meglio insieme!



Il tema di luglio e agosto: in contatto con la natura


Pensando alla scelta della lettura per la quarta tappa della challenge, mi sono resa conto che in effetti non sempre leggo storie che comprendano un vero e proprio legame con la natura selvaggia. Mi capita molto più spesso di leggere dei gialli o dei rosa ambientati in luoghi splendidi, ma nella maggior parte dei casi essi rimangono sullo sfondo mentre i protagonisti del romanzo, per un motivo o per un altro, hanno altro di cui occuparsi. Questo a volte è persino un peccato: mi è capitato di leggere di ragazze su bellissime isole greche che però si preoccupavano quasi esclusivamente del loro love affair, di ombrosi commissari in bellissimi posti d’Italia che però a stento guardavano perché troppo presi dagli straordinari o dall’indagine di turno, persino di uomini e donne costretti dalle circostanze a trasferirsi in paradisi terrestri, che però detestavano, provando nostalgia per la città.


Io stessa mi rendo conto di frequentare quasi solo i parchi cittadini e le spiagge (luoghi iper civilizzati ed a volte fin troppo affollati) e di non visitare da troppo dei posti incontaminati, specie in montagna.


È per questo motivo che per la mia lettura ho scelto proprio di salire tra i monti, almeno con la fantasia, scegliendo un autore che mi è stato consigliato proprio dalle creatrici della challenge.



La mia scelta: “La felicità del lupo”


Uno degli autori dei quali mi è stata consigliata tutta la produzione è proprio Paolo Cognetti, esordiente con alcuni racconti proprio a tema natura e montagna anni fa e vincitore del Premio Strega qualche anno fa con Le otto montagne.


La felicità del lupo, sua uscita del 2021, è il resoconto di un anno trascorso a Fontana Fredda, un paesino sulle pendici del Monte Rosa, in Valle D’Aosta.


Lì ha trovato rifugio Fausto, un uomo di quarant’anni che per molti anni ha vissuto piuttosto malvolentieri a Milano, cercando di adattarsi alla vita di città anche se l’amore per la montagna spesso lo spingeva a scappare. Per molto tempo egli ha creduto di vivere una vita più o meno stabile, grazie alla relazione con Veronica ed al suo desiderio di diventare scrittore di romanzi d’amore.


Quando però la sua storia è finita, egli si è reso conto che anche la sua carriera non era mai propriamente decollata ed è tornato tra le sue amate montagne.


Per sbarcare il lunario, egli si mette a lavorare come cuoco al modesto rifugio di una donna che si fa chiamare Babette in onore di un romanzo di Karen Blixen. La proprietaria del locale è una persona sensibile ed intuisce che Fausto ha bisogno di ricominciare.


In effetti Fausto si rivela un ottimo cuoco, e ben presto si lega ad altre due persone che ruotano intorno al mondo di Fontana Fredda.


La prima è Santorso (anche questo è un soprannome), un ex forestale che si è licenziato perché non gli piaceva la trasformazione da custode della natura a parte di un corpo di polizia. Con un passato doloroso che nasconde bene, il vizio del bere dal quale non riesce a liberarsi e l’abitudine di sopravvivere con lavori saltuari (gattista in inverno, boscaiolo in estate), egli non è sicuramente un uomo propenso a fare amicizia, ma con il tempo tra lui e Fausto si instaura un legame importante.


La seconda è Silvia, una ragazza di ventisette anni che lavora come cameriera proprio nel ristorante di Babette. Fausto è riluttante nell’iniziare una nuova relazione, ma Silvia lo conquista con il suo desiderio di scoprire le meraviglie delle montagne. Ella è convinta che salire di altitudine significhi, in un certo senso e con uno spostamento più breve, compiere l’equivalente di un viaggio in latitudine, e che un rifugio sulle cime sia un po’ come il Polo Nord.


Insieme, l’aspirante scrittore e l’esploratrice polare, entrambi in fuga da una vita che stava loro stretta, troveranno un nuovo stile di vita, forse più difficile di quello che hanno lasciato, ma in armonia con la natura che tanto amano.



I personaggi di Fontana Fredda


Un aspetto che sicuramente mi è piaciuto di questo romanzo è il fatto che i personaggi che ruotano intorno al mondo di Fontana Fredda rientrino fino ad un certo punto in qualche cliché, e poi se ne discostino, all’improvviso ed in maniera inaspettata.


Santorso, per esempio, è una sorta di personaggio tragico: non gli viene risparmiato nulla, tra problemi di salute, difficoltà lavorative e traversie personali. Egli, però, lento e costante come un vero custode della montagna (l’unico ruolo che gli interessi davvero), resiste alle ostilità e continua ad avere fiducia in una natura che per lui è stata fin troppe volte matrigna.


Babette, invece, è come un’istituzione a Fontana Fredda: nel corso dei primi capitoli, quelli riguardanti i mesi più freddi, il suo rifugio è un luogo accogliente e sicuro per tutti i locali che sono obbligati dalle circostanze a lavorare alla stazione sciistica e desiderano un po’ di pace e di calore umano. Eppure anche lei, ad un certo punto, avrà bisogno di una fuga, di vedere la pianura ed addirittura il mare.



Quanto ai protagonisti, sicuramente Fausto e Silvia sono due persone irrisolte da molti punti di vista, ma non sono descritti con quei fastidiosi cliché in stile “Peter Pan” che finiscono per rendere insopportabile il personaggio alla maggior parte dei lettori. Al contrario, i loro punti di debolezza e di forza sono descritti con precisione e cura nello scegliere le parole.


Fausto ha uno spirito d’artista che inizialmente crede di poter convogliare nel raccontare storie d’amore, ma ben presto si rende conto che il nutrimento per la sua creatività (una relazione che si trascina ed una vita cittadina che non vuole) è insufficiente. Tornare nel suo luogo di adozione, spendere tante ore del giorno in attività pratiche ed avere tempo per riflettere sono tutte scelte che progressivamente riaccendono il suo desiderio di scrivere.


Silvia, invece, non è rimasta soddisfatta della sua esperienza universitaria, ha cambiato lavoro tante volte ed ha perso la madre troppo presto. Il suo desiderio di salire più in alto possibile potrebbe essere visto quasi in modo mistico, come un volersi avvicinare al Cielo, ma anche come una volontà di allontanarsi e di capire davvero qual è la sua strada.



Il legame con le stagioni della montagna


Tutti i personaggi della storia danno il meglio di sé quando riescono ad entrare in sintonia con la natura, con i boschi, la montagna ed il ritmo lento delle stagioni.


La felicità del lupo inizia e finisce in autunno, la stagione del cambiamento e del rinnovo per eccellenza, minacciata però dall’inizio della caccia e dai tanti pericoli nell’attraversare il bosco. Fausto parte per le montagne in settembre, deciso a restare in solitudine, e non sa ancora che un anno a Fontana Fredda lo cambierà completamente.


L’inverno è dominato dalla neve e dalla stagione sciistica, ed è il momento in cui i pochi umani che risiedono lì stabilmente coltivano legami, fanno amicizia, si innamorano.


La brevissima primavera porta con sé un altro cambiamento e per Fausto e Silvia l’estate sarà la stagione della separazione, anche se solo fisica: l’uno fedele ai suoi boschi, l’altra in un rifugio a 3500 metri, non smetteranno mai di pensare l’uno all’altra.


Sono rimasta conquistata dalle accurate descrizioni che Paolo Cognetti fa dell’ambiente montano, che deve conoscere davvero come le proprie tasche!

Ho letto questo romanzo in spiaggia e sto scrivendo questa recensione sul balcone con tanto di profumo di mare, eppure vi garantisco che non appena aprivo le pagine mi trovavo nel bel mezzo del bosco, oppure su un ghiacciaio. Da brava adepta del “team mare” faccio fatica a capire la mia omonima, perché continuo a pensare che trascorrere la nostra bella estate italiana a lavorare in un rifugio piazzato esattamente sopra un ghiacciaio sia una follia bella e buona. Però qualcuno giustamente potrebbe obiettare che con questo caldo fuori norma è un’idea comprensibile.


Scherzi a parte, credo di aver centrato appieno il tema di questa tappa della challenge, e per la quarta volta mi considero soddisfatta.




Eccoci giunti alla fine!

Per la tappa di settembre/ottobre e per quella di novembre/dicembre ho già intravisto che ci sarà da puntare maggiormente sulla magia e sul fantasy, ma c’è tempo… come fanno Fausto e Silvia, ci penserò quando sarà arrivata una nuova stagione!

Nel frattempo aspetto i vostri pareri: conoscete Paolo Cognetti?

Avete letto questo romanzo? Che ne pensate?

Fatemi anche sapere se avete già partecipato alla challenge con qualche altro libro.

Grazie della lettura, al prossimo post :-)


giovedì 26 maggio 2022

NINFA DORMIENTE

Challenge "La donna verde": terza tappa 




Cari lettori,

il post di oggi è dedicato alla terza tappa della challenge “La donna verde”!


Vi siete persi i post precedenti di questa serie? Ecco un breve aggiornamento!


La donna verde” è una challenge di lettura creata da Seli Rowan, Stefania SianoI libri di CristinaAlemagikfantasy (cliccando potete accedere ai loro profili Instagram). È un progetto per appassionati di libri molto semplice e libero: sei volumi da leggere nel corso del 2022, uno ogni due mesi.


Come recita la didascalia ai post di Instagram delle organizzatrici, “La Donna verde è una challenge che ruota intorno alla figura della donna, della magia e della natura. Ogni tappa proporrà un tema legato a questi argomenti, ma saranno sempre versatili, così che possiate interpretarli a modo vostro e scegliere il titolo più adatto ai vostri gusti ed interessi”.



Sono ormai passati quasi cinque mesi da quando ho deciso di aderire, convinta sia dalle tematiche piuttosto differenti dalle mie abituali letture (e molto più fantasiose) che dalle modalità abbastanza free.


Per la tappa di gennaio/febbraio, “Il realismo magico”, ho puntato su un classico Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, di Luis Sepúlveda. Mi è piaciuto moltissimo e ve ne parlo meglio qui.


Per marzo/aprile, invece, dovendomi dedicare alle “Creature fantastiche”, ho deciso di iniziare la serie di Percy Jackson. Trovate la mia recensione de Il ladro di fulmini a questo link, e nel frattempo ho letto altri due volumi della saga, di cui vi parlerò prossimamente!



Il post di oggi, invece, è tutto dedicato alla mia scelta per i mesi di maggio/giugno...



Il tema di maggio e giugno: donne coraggiose


Come detto poco prima, tra le sei tappe della challenge ce ne sono alcune che mi hanno fatto uscire parecchio dalla mia “comfort zone” di lettura. Il realismo magico era per me un genere narrativo molto poco conosciuto, mentre di creature fantastiche conoscevo solo quelle di Harry Potter (più i film tratti dai romanzi di Tolkien).


Sia nel corso della prima che della seconda tappa della challenge mi sono ritrovata ad espandere molto i miei orizzonti ed ho fatto delle scoperte interessanti.


Questa terza tappa, che ha per protagoniste le “donne coraggiose”, è invece molto più vicina a tante mie solite letture.


Possono rientrarvi tante protagoniste di romance, che si trovano a riprendere in mano la loro vita dopo una brutta delusione (per esempio nei due romanzi di cui vi ho parlato in questo post).


Senza dubbio fanno parte di questa categoria parecchie figure femminili davvero esistite e raccontate negli storici. A me piacciono particolarmente le regine protagoniste della serie sulla Guerra delle Due Rose di Philippa Gregory (di cui avevo scritto tempo fa a questo link).


Ci sono, infine, le donne che si ritrovano al centro di un mistero da risolvere, dalle sfumature gialle o thriller. Proprio su queste ultime ho deciso di puntare: dopo aver letto Fiori sopra l'Inferno e Luce della notte, i primi due capitoli della serie del commissario Teresa Battaglia, ho deciso di proseguire con il terzo romanzo.



La mia scelta: “Ninfa dormiente”


La Ninfa dormiente non è una creatura fantastica, bensì un quadro datato 20 aprile 1945. Il commissario Teresa Battaglia ed il suo inseparabile vice, l’ispettore Massimo Marini, ne ignorano l’esistenza finché i loro superiori non dichiarano la necessità di indagarvi sopra.


Il nipote del pittore, l’ex partigiano Alessio Andrian, ha infatti pensato di esporre i lavori del prozio, ma, inquietato dal colore rosso che domina la tela, l’ha fatta analizzare. Il risultato è sconcertante: le pennellate che attraversano e quasi coprono il corpo della giovane ragazza ritratta sono state tracciate con sangue e tessuto cardiaco. In altre parole, sembra che il pittore abbia prima ucciso e poi strappato il sangue a qualcuno per completare la sua opera. Egli, però, non è imputabile, perché ormai da tempo dichiarato incapace di intendere e di volere: è dal ‘45 che egli ha smesso di dipingere e di vivere, consumandosi nella sua stanza, riducendosi ad un vegetale che non parla e che non vive e tenendo gli occhi fissi verso la foresta, come se essa nascondesse un segreto spaventoso.


Le indagini conducono il commissario Battaglia e l’ispettore Marini in Val Resia, un luogo tra montagne e lago, dove il tempo sembra essersi fermato. In particolare, la ricerca delle forze dell’ordine si concentra intorno al villaggio di Bovec, abitato al 100% da Resiani, una popolazione che ha un DNA del tutto diverso dagli italiani ed anche dagli altri europei. È lì che i nostri protagonisti scoprono che la Ninfa dormiente, la ragazza ritratta, si chiamava Aniza, era una giovane scomparsa esattamente il 20 aprile del 1945 e si diceva che fosse innamorata di un partigiano (con ogni probabilità, proprio Alessio Andrian).


Il nipote di Aniza, un uomo ormai anziano ma lucidissimo, racconta con sconforto anche un terribile fatto di sangue avvenuto verso la fine della guerra: il ferimento accidentale di una guardia slovena e la crudele rappresaglia che ne era conseguita.


Considerati gli strani avvenimenti che continuano ad accadere a Bovec (ed un nuovo omicidio, terribilmente simile alla morte di Aniza), Teresa fatica a credere che Alessio Andrian sia l’unico colpevole della vicenda, sempre ammesso che lo sia. Sembra quasi che il male abbia preso possesso della Valle...



La società matriarcale della Val Resia


Le storie di Teresa Battaglia sono ambientate nel Nord Est italiano, soprattutto sul Carso, ma in questo caso buona parte della sua indagine è incentrata in una zona davvero di confine, bella e maledetta allo stesso tempo.


La determinazione dei Resiani a non adottare lo stile di vita occidentale ha fatto sì che la natura rimanesse incontaminata, ma la zona è stata un terribile teatro di guerra negli anni ‘40. Gli abitanti, infatti, hanno dovuto sopportare sia le aggressioni delle truppe nazifasciste che quelle dei comunisti di Tito, combattendo sempre su più fronti.


Quella che ci presenta Ilaria Tuti è una società che sembra rimasta, almeno in parte, al ‘45: nessuno soffre più per la guerra o per la fame, ma le abitazioni sono prive delle moderne comodità e ogni villaggio resiano è un piccolo mondo a parte, isolato dal resto.


Come Teresa apprende da Matriona, una donna che gestisce l’unico locale del centro di Bovec, sono le donne a detenere una speciale autorità all’interno della società resiana. Esse si occupano di custodire e riproporre antiche tradizioni, di tenere vivo il turismo culturale che può offrire la zona, di praticare una sorta di magia naturale che, nelle loro credenze, dovrebbe proteggere la popolazione.


Si tratta di pratiche affascinanti ed inquietanti allo stesso tempo, che destabilizzano la razionalità del commissario Battaglia. Ella stima l’indipendenza e la determinazione di donne come Matriona e Krisnja, ma allo stesso tempo teme il potere irrazionale che porta con sé la pratica della magia… soprattutto quello di suggestionare una popolazione.


Un’altra caratteristica della Val Resia che la preoccupa è il fatto che lì il passato, tra lotte partigiane e rappresaglie di guerra, sembri più vivo che mai… ed infatti, forse, esso sta per tornare.



Teresa Battaglia e le altre donne coraggiose


Personalmente ritengo che, per quanto questo romanzo abbia come fil rouge una serie di forti figure femminili, la donna più coraggiosa della serie resti proprio il commissario Battaglia, che, oltre a dover lottare contro i delinquenti e chiunque tenti di metterle i bastoni tra le ruote, deve portare avanti una difficile battaglia contro se stessa. Ella è in età matura, anche se non ancora proprio pensionabile, e purtroppo, all’inizio di Fiori sopra l’Inferno, le viene diagnosticato l’Alzheimer. Da allora, Teresa cerca in ogni modo di arrestare l’inesorabile scorrere della malattia, leggendo i più prestigiosi studi sul campo, tenendo allenata la mente e soprattutto appuntando qualsiasi cosa sul suo prezioso quaderno. È un lavoro durissimo, specie perché i momenti di grande blackout ci sono e la portano a dubitare della sua sanità mentale.

Ho appena preso in prestito Figlia della cenere, quello che per ora è l’ultimo romanzo di Teresa Battaglia, quindi presumo che ella riuscirà a condurre un’ulteriore indagine, ma in Ninfa dormiente le sue difficoltà sono molto profonde, quindi suppongo che la Tuti non abbia nei suoi piani una serie molto lunga. So che ha scritto anche un romanzo storico: magari ella non vuole diventare proprio un’autrice seriale, ma è solo un’ipotesi.


In questo romanzo compaiono anche due personaggi femminili legati alla squadra del commissario Battaglia, che quindi probabilmente ritroverò in Figlia della cenere.


La prima è Elena, l’unica donna che l’ispettore Massimo Marini abbia mai amato. Egli l’ha allontanata per ragioni complesse e dolorose, ma ella è decisa a rientrare nella sua vita ed a convincerlo a fare pace con il passato.


La seconda è Blanca, la nipote di un collaboratore di Teresa, una ragazza molto sveglia e coraggiosa che ha addestrato il suo cagnolino a trovare cadaveri con un fiuto ed un’approssimazione eccezionali.



Vi ho raccontato a lungo tematiche e personaggi di questo romanzo, e credo che si intuisca che la mia opinione è assolutamente positiva. Sono sempre più intrigata da questa serie thriller, incredibilmente ben scritta, colta e meditata, in grado di tenerti incollata alle pagine per ore ed ore. Ninfa dormiente è un volume corposo ed io stessa non credevo che sarei riuscita a leggerlo in così (relativamente) poco tempo, ma c’erano dei momenti in cui non riuscivo davvero a staccarmi!

Vediamo Figlia della cenere come sarà…





Ecco la mia scelta per la terza tappa di questa challenge!

Siamo a metà percorso e mi sento molto soddisfatta.

Per la tappa di luglio e agosto dovrò scegliere qualcosa per stare “in contatto con la natura”, il che mi sembra perfetto per l’estate, ma c’è ancora tempo!

Nel frattempo, fatemi sapere se conoscete la serie di Teresa Battaglia e se vi piace.

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)