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giovedì 24 luglio 2025

DUE COMMEDIE PER L'ESTATE

 "Follemente" e "Fatti vedere"




Cari lettori,

in occasione dell’estate ho pensato di fare un post per i nostri “Consigli cinematografici”!


In giugno ho visto due commedie su Disney Plus, Follemente e Fatti vedere, ed ho pensato che potesse essere interessante parlarne insieme. Ho notato che il cinema italiano, solitamente un po’ tradizionalista in materia d’amore, ha iniziato a parlare un linguaggio nuovo, così sarei curiosa di sapere che cosa ne pensate voi.

Vediamo insieme di che cosa si tratta!



Follemente


La storia ha inizio a casa di Lara, la protagonista femminile di questa storia. Pochi giorni prima, delusa dall’ennesima storia senza futuro con un uomo già impegnato, ella si è ritrovata in un bar, e lì ha conosciuto Pietro.


Proprio quella sera, Pietro verrà a casa sua, così che i due si possano conoscere meglio.


Entrambi hanno molta voglia di rimettersi in gioco e portano con sé un pacchetto piuttosto impegnativo di delusioni. 

Lara, che ha trentacinque anni e gestisce un suo negozio di restauro di mobili, è tanto contenta del suo lavoro quanto delusa dalla crescente solitudine, tra incontri con uomini inaffidabili ed amiche che restano incinte e, prese dalla maternità, non hanno più tempo e modo di divertirsi con lei come una volta. 

Pietro, invece, ha quasi cinquant’anni, è un professore di storia e filosofia di liceo che avrebbe tanto voluto raggiungere la carriera universitaria ma non ha potuto, ha appena superato il divorzio con fatica ed ha una figlia da gestire come genitore separato.


Quello che entrambi non sanno è che nella loro testa c’è un mondo fatto di personaggi che anch’essi, a modo loro, si stanno preparando al fatidico appuntamento. Nella mente di Lara, che ha l’aspetto di una delle stanze del suo appartamento, ci sono la romantica Giulietta, la decisa e femminista Alfa, la seducente Trilli e la stramba Scheggia. In quella di Pietro, un salotto ben più tradizionale con un ingombrante archivio, ci sono Romeo, corrispettivo di Giulietta, il severo Professore, il rassegnato e cinico Valium e l’allegro e sregolato Eros.


Minuto dopo minuto, mentre Pietro e Lara si conoscono meglio e si confrontano, attraversando ogni fase dell’appuntamento – l’imbarazzo iniziale, i reciproci passati, storie di realtà quotidiana, insicurezze che rischiano di mandare a monte la serata e molto altro – anche nei due “appartamenti mentali” succede di tutto: ogni personaggio si scontra con gli altri in modo anche piuttosto acceso e passa dall’illusione di un possibile nuovo capitolo alle inevitabili battute d’arresto.


Se son rose fioriranno?



Follemente è stato presentato come la versione in età adulta di Inside Out (a questo link la mia recensione del secondo film), e sì, l’idea e la struttura di questa commedia richiamano il celeberrimo cartone animato, anche per me è stato più facile associare le Emozioni protagoniste ai personaggi maschili (Romeo è un fan sfegatato della Gioia, il Professore si porta dietro un carico di Tristezza, Eros ha degli scatti di Rabbia, Valium alterna il Disgusto alla Paura). Quanto alle Emozioni femminili, a me è tornato in mente un altro classico della commedia, Sex and the City: vi sfido a riconoscere gli equivalenti italiani della tradizionalista Charlotte, dell'intransigente Miranda, dell’imprevedibile Carrie e dell’anticonformista Samantha.


Questo film indaga il mondo delle relazioni odierne e mi sembra di aver colto più di uno spunto di critica. In circa due ore di pellicola si cerca di raccontare il “dating” odierno, tra app di incontri e conoscenze alla vecchia maniera (come, appunto, in un bar). 

Lara e Pietro incarnano tanti “falsi miti” che spesso condizionano, rispettivamente, i trentenni ed i cinquantenni: dalla paura di essere “in ritardo” quando tutte le amiche sono incinte al timore di aver perso tutto (e sprecato tanto tempo) con il divorzio; il senso di solitudine che spinge le persone a considerare sei mesi di solitudine come un lasso di tempo eccessivo ed a cercare appuntamenti un po’ ovunque; la carriera scartata vent’anni prima che diventa un rimpianto e l’ostinazione nel mettersi in proprio perché essere dipendenti non dà più le garanzie di una volta.


Credo però che la critica principale vada cercata nel motivo per cui tutte le Emozioni, sia maschili che femminili, sono in estrema agitazione, come se la serata fosse molto più di quel che in effetti è. 

Personalmente io vi ho letto la conferma di quello che spesso ho pensato: è un po’ fuorviante dire che il mondo del dating tra single è fatto di “casi umani”. Tutti noi, potenzialmente, anche se siamo brave persone, potremmo essere i casi umani di qualcun altro. 

È che secondo me, quando si dà un appuntamento a uno sconosciuto o quasi, si ha una pretesa impossibile. Viste le premesse, è già tanto se la persona che ci troviamo davanti non è un ladro o un truffatore ci è affine e simpatica in amicizia. Come possiamo pretendere che ci sia subito intesa, che in brevissimo tempo possa diventare una delle persone più importanti della nostra vita? Anche statisticamente, è l’equivalente di un miracolo.


Insomma, il mio parere in merito, se vi interessa, è presto detto, e usando il linguaggio dei tropes romance, che su questi schermi mastichiamo abbastanza: nei romanzi sono tanto belli gli instant love, gli enemies to lovers, gli strangers to lovers, ma nella vita è difficilissimo. Funzionano molto meglio i friends to lovers, gli academic/office romance, al limite i best friend’s brother. Perché conoscersi è la chiave.


Però un conto è il mio parere, un altro il film. Quindi fatemi sapere che ne pensate!



Fatti vedere


Sandra Scuteri è una ragazza che ha appena concluso i lunghi studi in Psicologia e sta per affrontare un importante colloquio di lavoro per la piattaforma online “Fatti vedere”. Se entrerà a far parte del prestigioso studio, ella potrà finalmente coronare il suo sogno di sposarsi con Stefano, fidanzato decennale con il quale convive da anni.


Fortunatamente il colloquio, nonostante un po’ di agitazione e qualche imprevisto, va bene, così Sandra torna a casa di corsa e felice, convinta che Stefano le farà la proposta di matrimonio la sera stessa. La attende però una bruttissima sorpresa: il suo fidanzato sta facendo le valigie praticamente di nascosto e, una volta colto sul fatto, la lascia e se ne va di casa, senza nessuna spiegazione.


Sandra crolla nello sconforto più totale, e non la aiuta il fatto che la sua amica del cuore Benedetta, l’opposto di lei in tutto, abbia ricevuto la proposta di matrimonio da un fidanzato con cui sta da poco ed abbia anche bisogno di lei per i preparativi.


Che la nostra protagonista sia pronta o no, però, il primo giorno di lavoro per “Fatti vedere” arriva. Sandra si collega da casa ed ha subito una strana sorpresa: per un bug del sistema, il suo account è stato associato a quello della dottoressa Robbiati, un’anziana collega con la quale condivide il nome di battesimo, ed i pazienti vedono sullo schermo l’icona di quest’ultima invece che quella che ha scelto Sandra.


Con i primi due pazienti basta accendere la fotocamera e chiarire l’equivoco perché si svolga la seduta. Il terzo, però, è proprio Stefano. Sandra spegne la fotocamera, finge di avere una voce roca da persona anziana e cerca – in modo per niente ortodosso – di carpire informazioni all’ex fidanzato. Stefano, però, è molto reticente e chiuso in se stesso, ed inizia a rispolverare i suoi ricordi partendo dall’infanzia. Alla fine della seduta, inoltre, egli dichiara di trovarsi molto bene con la “dottoressa Robbiati”, ma di preferire un incontro con la telecamera accesa a partire dalla prossima volta, perché senza è “troppo impersonale”.


Come uscire da questo impiccio? Sandra sarebbe ancora in tempo per confessare la scorrettezza e chiedere scusa, ma il desiderio di saperne di più sull’uomo che l’ha abbandonata da un giorno all’altro la spinge a non ragionare più lucidamente. 

Così ella decide di chiedere aiuto a Marco, un detective privato conosciuto quasi per caso, durante le sue passeggiate notturne. Il ragazzo è un po’ scarso con gli appostamenti – l’aveva scambiata per una certa Ginevra – ma molto bravo con i travestimenti e le maschere in stile Diabolik. Perché non rivolgersi a lui per diventare, anche solo per un’ora a settimana, la “dottoressa Robbiati”?



Fatti vedere è una storia molto divertente, che però spinge anche ad una riflessione. Sandra, la protagonista, è una giovane donna molto determinata, alla quale sono sempre bastati impegno e senso del dovere – due qualità che comunque sono ingiustamente sottovalutate – per portare a termine gli studi e tenere in piedi una relazione dove ormai era l’abitudine, più che l’amore, a fare la parte del leone.


Per questo motivo, però, ella commette anche degli errori di valutazione: attribuisce fin troppa importanza ad un singolo colloquio di lavoro (tutti i miei coetanei, e non solo, sanno bene che non sempre si rivela occasione di un “cambio vita” vantaggioso da prendere al volo, anzi), incastra la sua amica in una specie di ruolo predefinito – la casinista della situazione – senza fermarsi ad ascoltarla davvero, non si rende conto del fatto che Stefano, la persona che dovrebbe conoscere meglio, non ha alcuna intenzione di sposarla, anzi.


Il “travestimento” che mette in atto, per quanto scorretto e non professionale, è una rivoluzione nella sua vita: per la prima volta, ella si gioca il tutto e per tutto in nome della verità. E così facendo si “fa vedere”, accettando di essere stata cieca in alcuni momenti della sua vita, troppo egoista in altri. Ma comprendendo anche di dover prendere in mano il suo futuro, senza continuare ad essere una semplice comparsa che deve aderire a tutti gli standard.


Credo che questa pellicola vi sorprenderà!




Spero di avervi consigliato due bei film per le sere d’estate!

Fatemi sapere se li avete visti e che cosa ne pensate, oppure se non li avete ancora visti e quale vi incuriosisce di più.

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 8 maggio 2025

LA FESTA DELLA MAMMA... IN LIBRERIA E AL CINEMA

 Un romanzo e un film adatti a questa ricorrenza




Cari lettori,

questa domenica è… la Festa della Mamma! Auguri a tutte… ma soprattutto alla mia!

Se la Festa del Papà è arrivata in coincidenza con l’Equinozio della Primavera e quindi vi ho proposto la consueta Tbr stagionale, che trovate a questo link (con un consiglio per i papà, però), per la Festa della Mamma ho pensato di proporre qualcosa di più specifico.


Di recente, infatti, ho letto un breve romanzo (o novella, chiamatela come preferite) e visto un film che secondo me sono in tema con questa domenica.


Il libro è di Sophie Kinsella, che, come sapete, è una delle mie scrittrici preferite, ma si tratta di qualcosa di diverso dalle sue solite commedie romantiche. Il film, invece, appartiene all’universo Disney ed è per tutta la famiglia.


Parliamone meglio insieme!



Cosa si prova


Eve Monroe è una scrittrice di romanzi storici che da qualche tempo sta attraversando un momento di crisi. Ne ha abbastanza della saga familiare che sta tentando di scrivere e che sembra noiosa persino a lei. Convinta di ritrovare l’ispirazione con una bella passeggiata, ella si ritrova nel quartiere dello shopping, con una busta contenente bellissimo abito di Jenny Packham fatto di stoffa argento e paillettes ed un premuroso messaggio del marito che la fa sentire tremendamente in colpa. 

Come gestire la sua crisi lavorativa con la famiglia ed i cinque figli? E soprattutto perché sul suo conto online figurano delle spese che ella non ricorda? Mentre sta tornando a casa ella scrive sul cellulare una lettera a se stessa, dal titolo Ehi spendacciona. Una sorta di invito per la se stessa futura a… spendere meno.


Un paio di anni dopo, Ehi spendacciona è un best seller, la crisi creativa è nel dimenticatoio, il romanzo è diventato un film ed Eve indossa il suo splendido abito argento sul red carpet, insieme al marito ed ai cinque figli, tutti tirati a lucido. Eve si sente super fortunata e felice.


Pochi giorni dopo, però, si risveglia in ospedale, con gli arti intorpiditi, quasi zero mobilità ed una grossa fasciatura in testa. Il marito Nick le spiega che è stata operata per otto ore e che le è stata tolta una massa che dev’essere ancora identificata.


Per Eve è l’inizio di un incubo, intervallato da lunghi sogni. Si riaddormenta e si sveglia con il girello ed un’infermiera che le insegna a camminare di nuovo. Si addormenta ancora ed è a passeggio con il marito, ma davvero non riesce a ricordare come mai ci siano già le luminarie in giro e, quel che è peggio, non ricorda nemmeno un verso della sua carola natalizia preferita. Fa un altro lungo sonno e si risveglia con accanto una signora che dice di essere la sua badante, eppure non capisce, lei non è una vecchia invalida, lei è una madre lavoratrice con giornate super piene.


La verità è che Eve ha un glioblastoma, un rarissimo ed incurabile tumore al cervello. Non ci sono cure specifiche, si può solo seguire il percorso di radioterapia e chemioterapia adatto agli altri tumori, sperando che basti, ed ovviamente incrociare le dita e sperare che la massa asportata non si ripresenti.


La vita di Eve e Nick, un tempo piena e faticosa ma “divertente”, come essi stessi amavano definirla, viene capovolta. 

E quel che è peggio è che Eve sente di non avere il controllo della situazione: lei che lavorava con le parole ed era stata definita dalla critica come arguta ed ironica, ora non ricorda nemmeno come si mette insieme una semplice frase; lei che gestiva la famiglia in squadra perfetta con Nick, ora si ritrova costretta a delegare tutto a lui, che è già travolto dal dolore per la sua malattia; lei che scriveva con gioia tanti lieti finali, ora non sa se la sua storia personale si concluderà in modo felice.


Quel che più pesa sul cuore di Eve è il senso di colpa, anche se lei ovviamente non ha alcuna responsabilità. Che ne sarà della sua numerosa famiglia se la madre non ci sarà più?



La storia di Eve Monroe è la storia della stessa Sophie Kinsella. Nell’autunno del 2022 la scrittrice ha iniziato ad accusare alcuni dei sintomi che racconta in questa storia, e ben presto si è ritrovata sul lettino della sala operatoria. Attraverso pochi ma toccanti post sui suoi canali social, ella ha raccontato il suo percorso, che in questo breve romanzo è ricostruito per filo e per segno, tra chat di supporto e momenti di disperazione, moduli da compilare e sedie di plastica su cui aspettare, vicinanza di parenti ed amici e giorni in cui tra lei ed i suoi figli il dolore ha creato una voragine.


Non è il solito romanzo di Sophie Kinsella, e non solo perché si tratta di una novella autobiografica e non di un romance divertente. Per la prima volta, l’autrice si racconta apertamente e non “narra la sua vita tramite romanzi”, come ella stessa afferma di aver fatto più volte in passato. 

Inoltre lo stile non è lineare: ci sono capitoli raccontati in terza persona, altri che riportano dei dialoghi, altri ancora che sono un lungo elenco di messaggi o di email… una storia frammentata proprio come la memoria dell’autrice, che non nasconde di dover fare ancora un lavoro di recupero.


Eppure, in qualche modo, è ancora la solita Sophie Kinsella che ci parla. Quella alla quale basta una passeggiata in centro con un caffè per ritrovare ottimismo, proprio come fa la nostra amatissima Becky Bloomwood, regina dello shopping. Quella che riesce ad essere autoironica persino quando tutto va storto (ed inaspettatamente qui scopriamo che anche il marito, Nick nel libro/Henry nella vita, ha questa stessa caratteristica). Quella che scrive di protagoniste che cercano di vedere il lato positivo della situazione, anche se qui il “nemico” non è un fidanzato che ti ha lasciato, il burnout o il conto in banca in rosso, bensì qualcosa che potrebbe davvero ucciderti da un momento all’altro.


Per chi conosce ed apprezza l’autrice, una lettura davvero da non perdere. Per chi sa bene che cos’è il senso di colpa da madre/caregiver/lavoratrice nel mondo dell’educazione, è ancora più consigliato.


Con tanti auguri di buona guarigione all’autrice, sperando che il mostro sia definitivamente alle spalle!



Come per disincanto


Sono passati dieci anni da quando Giselle, ex fanciulla che viveva nei boschi nel regno magico di Andalasia, ex aspirante principessa, ha lasciato perdere tutto per vivere a New York, nel mondo reale, con Robert, avvocato vedovo, e con la figlia di lui, Morgan.


Ora Giselle e Robert sono sposati ed hanno avuto un’altra piccola, Sofia. La vita nella grande città è sempre più difficile: la piccola toglie il sonno ad entrambi i genitori, la routine cittadina schiaccia Robert che sogna una vita in campagna, Giselle e Morgan hanno problemi perché la ragazza ora è un’adolescente ed a Giselle sembra di non comprendere più quel che vuole e pensa la figliastra.


Finché un giorno Giselle non vede un manifesto che pubblicizza il quartiere di Monroeville, fuori città. Un luogo “da favola”, a quanto pare. Dopo tanti anni di dura realtà, Giselle è nostalgica delle atmosfere fiabesche, così convince tutta la famiglia a trasferirsi e ad iniziare una nuova avventura.


Nonostante l’ottimismo di Giselle, che ricomincia a cantare ed a ballare proprio come faceva un tempo, Monroeville non è come la famigliola si immaginava. Robert deve alzarsi ogni mattina alle 5 e prendere il treno per raggiungere il suo vecchio ufficio; la villetta è da ristrutturare e cade a pezzi; Morgan è a disagio nella sua nuova scuola, anche perché Giselle tenta di starle accanto in modo un po’ invadente, regalandole vestiti a fiori per il suo primo giorno e cantando canzoni d’incoraggiamento all’ingresso; la presidente del comitato genitori della scuola, Malvina Monroe, tratta Giselle con distacco perché ha manie da “reginetta”.


Un giorno, direttamente da Andalasia, il principe Edward e Nancy, sovrani del regno nonché ex fidanzati di Giselle e Robert, vengono in visita, portando un dono speciale a Sofia: una bacchetta magica che può realizzare tutto, ma solo se utilizzata da “una vera figlia di Andalasia”.


Morgan, che si sente messa da parte, ha un ennesimo litigio con Giselle e la accusa di non essere la sua vera mamma, ma di essere soltanto una matrigna, e di non volerle davvero bene. Giselle, ferita, prende la bacchetta e, durante la notte, esprime il desiderio di una “vita da fiaba”, perché la realtà l’ha definitivamente stufata.


Al suo risveglio, tutto è diverso: Monroeville è diventato un regno incantato; gli elettrodomestici cantano e si puliscono da soli; Robert è convinto di essere un paladino della giustizia e di dover uccidere draghi; Morgan è vestita come Cenerentola ed afferma di dover fare delle “faccende”; nessuno litiga o si preoccupa più, anzi, tutti sono felici. 

Sarebbe tutto perfetto se non ci fosse un problema, anzi, due. 

Il primo è che Malvina Monroe è diventata a tutti gli effetti la regina cattiva di quel regno, e non vede di buon occhio Giselle. 

Il secondo è che Giselle stessa, in quel mondo che segue le regole delle fiabe, è una matrigna, e le matrigne… possono solo essere cattive. Inoltre Monroeville sta risucchiando tutta l’energia fiabesca di Andalasia: presto il regno che ha dato i natali a Giselle sparirà per sempre. 

La nostra protagonista stavolta è nei guai: come può salvare il mondo ed annullare l’incantesimo, se lei stessa, ora dopo ora, diventa… cattiva?



Avevo sentito molti pareri negativi su questo film, e invece devo dire che mi è piaciuto. Sono passati più di quindici anni da Come d’incanto e Amy Adams non sembra affatto una cinquantenne: canta e balla come una libellula, e incanta ancora tutti col suo sogno fiabesco. Anche Patrick Dempsey non è poi invecchiato male, si può dire? :-)


La vera protagonista della storia, tuttavia, è Morgan, che pian piano, anche se il suo carattere e le sue inclinazioni sono state parzialmente cambiate dall’incantesimo, si rende conto che Giselle è sempre stata la sua vera madre, perché l’ha sempre amata. È proprio l’imprevedibilità della vita reale che fa la differenza rispetto alle fiabe, a volte nel male (come pensa Giselle a inizio film), ma altre volte nel bene. 

Nelle fiabe le vere madri sono angeli che indicano sempre la retta via o che lasciano i protagonisti troppo presto, e le matrigne sono invariabilmente cattive. Invece nella vita reale sappiamo che purtroppo ci sono madri biologiche che poi non sono presenti nelle vite dei figli, così come esistono tante mamme “trovate” (per mezzo di adozioni, affidi, divorzi, vedovanze) che ci mettono tutto il cuore.


Sconsiglierei un terzo film, anche se le trilogie vanno molto di moda, per non “spezzare l’incantesimo” della fine di questa seconda pellicola. Però, come sequel, secondo me è riuscito!




Che ne dite? Avete letto questo libro o visto questo film?

Vi sono piaciuti?

Fatemi sapere che ne pensate!

Nel frattempo auguri a tutte le mamme, grazie per la lettura e al prossimo post :-)


giovedì 6 marzo 2025

DUE FILM PER L'8 MARZO

 Pellicole consigliate per la Giornata Internazionale della Donna




Cari lettori,

buon 8 marzo in anticipo!


Come vi anticipavo già nel post di lunedì, questa settimana è un po’ “a tema”, perché ci sono sia una festa sia una ricorrenza importante nella medesima settimana. Lunedì ci siamo occupati del Carnevale, con un post giocoso.


Oggi invece torniamo seri e ci dedichiamo alla Giornata Nazionale della Donna, che si celebrerà questo sabato. In occasione di questa ricorrenza ho scelto il più delle volte di proporvi qualcosa a temi libri, magari un excursus tra i classici o un booktag al femminile.


Quest’anno, però, non vi avevo ancora raccontato due film secondo me molto interessanti, che ho visto addirittura prima che arrivasse il Natale… così ho deciso di riservarli apposta per questa occasione. Si tratta di due pellicole francesi, con due protagoniste che vivono tempi diversi e sono molto distanti tra di loro per vari motivi, ma sono ugualmente forti e coraggiose.


Proviamo ad “andare al cinema insieme”!



Rosalie


Francia, fine ‘800. Al centro di una zona rurale piuttosto povera sorge un villaggio industriale, costituito dalla fabbrica che dà lavoro a molti, dai campi dove faticano tutti gli altri, da poche case e ancor meno esercizi commerciali. Il padrone del luogo, di fatto, è Monsieur Barcelin, il proprietario della fabbrica, che in teoria non riveste altre cariche, ma in pratica ha il potere di licenziare – e quindi di mettere in pericolo di vita – chiunque non faccia quel che dica lui.


Proprio qui, un giorno, arriva Rosalie, una ragazza timida e composta, sensibile ed intelligente. Ella ha vissuto per anni con il padre vedovo, che l’ha istruita il più possibile, sia dal punto di vista degli studi che da quello pratico di gestione della casa, in modo da trasformarla in una buona moglie. È quello che egli ripete ad Abel, il gestore del bar del villaggio, un uomo semplice che è tornato dalla guerra con una schiena semi paralizzata ed un corsetto da ferro da portare per stare in piedi. Abel, più che di una moglie, ha bisogno di qualcuno che renda meno pesante la solitudine e possa tenere aperto il bar quando i dolori sono troppo forti, così accetta di sposare Rosalie.


La ragazza, però, nasconde un segreto: soffre di ipertricosi, ogni giorno deve farsi di nascosto la barba, ed anche il suo corpo è ricoperto da peluria rossiccia. La prima notte di nozze Abel scopre il suo segreto e la allontana, convinto di essere stato ingannato. Essendo però una persona burbera ma non crudele, non se la sente di rimandare Rosalie dal padre, così decide di tenerla con sé.


Nel frattempo la ragazza, come le era stato richiesto, cerca di aiutare Abel nella gestione del bar, ma ben presto si rende conto che gli affari vanno malissimo. Monsieur Barcelin ha decretato che tutti i problemi del mondo derivano dall’alcool, e così ci sono ben pochi avventori, tutti svelti nel servirsi perché hanno paura di essere scoperti dal padrone. Quest’ultimo, in realtà, è tutt’altro che un puritano contrario all’alcool: vuole semplicemente che Abel rinunci all’edificio che comprende sia la sua casa che il bar e lo venda a lui, così egli potrà espandere un’altra sua proprietà.


Rosalie prova inizialmente ad essere gentile con gli ospiti ed a creare un’atmosfera conviviale, ma non basta. È solo dopo aver dato un’occhiata ai giornali che sfogliano i pochi avventori che le viene un’idea: se dentro il locale ci fosse una persona “fenomenale”, tutti pagherebbero più di una birra per poter entrare e poterla ammirare.


Così ella, con grande sconforto del marito, si fa crescere la barba per giorni, e poi si ripresenta in pubblico. La prima tentazione degli abitanti del paesino è quella di gridare allo scandalo; poi, però, la curiosità prevale. Giorno dopo giorno, il bar torna ad essere il centro del villaggio, e persino Abel, che non è più arrabbiato per l’inganno, inizia a rivalutare la moglie che gli è stata donata in sorte.


Un’attività fiorente ed un matrimonio che sta iniziando ad ingranare: Rosalie non potrebbe chiedere di meglio. Ma Monsieur Barcelin non si arrende…



Rosalie è un film storico in bilico tra commedia e dramma, una storia d’amore davvero inusuale, un inno all’autenticità.


L’attrice protagonista secondo me è bravissima: interpreta il ruolo di Rosalie con una fisicità molto espressiva, quasi si identifica nel suo personaggio. Giorno dopo giorno, Rosalie impara a non vergognarsi di quella che oggi sarebbe semplicemente considerata una patologia ormonale da risolvere con una cura apposita (e con depilazione definitiva laser) e che ai suoi tempi era considerata una vergogna, quasi una colpa.


Il film è tratto da una storia vera, anzi, direi da molte. Non ho potuto non pensare al musical The greatest showman (ve ne avevo parlato anni fa a questo link), alla donna barbuta dalla voce soave che intona la maggior parte delle canzoni, all’attrazione che le persone subiscono nei confronti di chi è “particolare”. Il destino di chi è nato diverso è quello di essere vittime di questo interesse altalenante, che a volte si trasforma in repulsione. Rosalie ha molto coraggio e, nonostante gli ostacoli che il destino le metterà sulla strada, fa il possibile sia per mettere a frutto quello che ha studiato e tenersi il lavoro, sia per conquistare la stima e l’affetto del marito.


Una storia dolce e commovente che vi consiglio per questo weekend!



...E la festa continua!


Francia del Sud, giorni nostri. Rosa è una donna francese di origini armene, di età matura, quasi sull’orlo della pensione. Per tutta la vita ella ha portato avanti due lavori: quello di infermiera, che a breve lascerà, e quello politico. Da sempre militante nei partiti più progressisti della sua città, ella ha ricoperto anche cariche istituzionali a livello locale, e proprio nel momento in cui inizia la nostra storia c’è una nuova campagna elettorale di cui occuparsi.


Dal punto di vista privato, Rosa non ha un uomo accanto a sé da tempo, ma ha comunque una famiglia numerosa che non la fa annoiare mai: innanzitutto il fratello, che si definisce “l’ultimo comunista”, un personaggio stravagante che da mesi ha iniziato una convivenza (non sentimentale) con una giovane collega di Rosa; e poi i due figli, uno con famiglia e l’altro libero, che la vedono ancora come una guida da tanti punti di vista.


È proprio il figlio finora rimasto single che un giorno chiede a Rosa di organizzare un pranzo tradizionale (con la pasta “noci e acciughe”, ingredienti tipici della storia armena) per presentare a tutti la nuova fidanzata.


Inaspettatamente, nella sua nuova nuora Rosa rivede qualcosa di se stessa da giovane: il lavoro nel sociale, l’idealismo, un po’ di rigidità che nasconde la paura di “lasciarsi travolgere” dai sentimenti. E l’amore, a sorpresa, sta per sconvolgere anche Rosa.


L’incontro con il padre della ragazza, infatti, si trasforma ben presto in un’amicizia, e poi in qualcosa di più. Rosa per la prima volta pensa davvero a se stessa ed alla sua felicità, e questo la spinge a cambiare in modi che non si sarebbe aspettata.


È giunto il momento di dare una scossa alla sua lista civica, che da tempo si parla addosso mentre l’opposizione macina una vittoria dietro l’altra; di passare il testimone al lavoro, perché da tempo ella è stanca e fa finta che la routine ospedaliera non le pesi più di tanto; di trasmettere un po’ di coraggio ai suoi figli, che fanno fatica a staccarsi dalla sua ombra.



...E la festa continua! è una commedia che riflette sulla Francia di oggi, una nazione che da un lato vuole essere aperta e progressista (e diciamocelo, secondo me il più delle volte ci riesce meglio di quanto noi facciamo qui in Italia), dall’altro vive dei momenti in cui ha quasi paura di questo slancio verso l’ignoto.


La lista civica di Rosa è una metafora di questa contraddizione: ogni persona che la compone è seria, onesta e di mentalità aperta, ma… la frangia più ecologista vede male quella più moderata; le femministe più giovani e radicali litigano regolarmente con la vecchia guardia; in questo modo la nostra protagonista, che ricopre un ruolo di leadership, si ritrova sempre e solo a fare da mediatrice di litigi tutto sommato evitabili, mentre fuori dal bar che è loro ritrovo i partiti conservatori impongono la loro volontà con la prepotenza e con la forza. E questo non accade assolutamente anche in Italia, no no…


Anche in Rosa convivono sia il desiderio di crescere e di migliorarsi che mille dubbi ed insicurezze, provocate anche dal fatto che tutte le persone intorno a lei, magari inconsciamente, non facciano che rubarle tempo ed energie: il fratello che vive nel passato, la collega che non se la sente di prendere il suo posto dopo la pensione, i figli in perenne crisi lavorativa e/o sentimentale. Non è facile essere, contemporaneamente, una lavoratrice ancora a tempo pieno, la leader di una lista civica, una madre di famiglia, una donna che desidera di nuovo aprire le porte all’amore.


Certo, non è la prima volta, specie in questi ultimi anni, che un film pone l’accento sull’impossibilità, per la donna contemporanea, di riuscire a gestire tutte le sfaccettature della sua vita. Però il taglio di questa storia è originale ed intelligente. Una commedia tutt’altro che scontata che, sono sicura, non vi deluderà!




Questi sono i due film che consiglio, se in questo weekend vi va di guardare qualcosa a tema “8 marzo”!

Fatemi sapere se avete visto queste pellicole e che cosa ne pensate, oppure quali sarebbero state le vostre scelte cinematografiche. Sono curiosa di conoscere altre storie al femminile!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 13 gennaio 2025

CINEMA PER TUTTA LA FAMIGLIA

 Due classici d'animazione per i pomeriggi di gennaio




Cari lettori,

bentrovati e buona settimana! Fedele ai miei buoni propositi per il 2025, il post odierno fa parte dei nostri “Consigli cinematografici”.


Ormai le feste sono terminate (ahinoi), però gennaio è un mese in qualche modo dedicato alla famiglia ed al tempo in tranquillità con gli affetti. Ho pensato così di proporvi due classici d’animazione che non avevo ancora visto fino a poco tempo fa, che mi sono molto piaciuti e che credo siano perfetti per un pomeriggio invernale in compagnia.


Credo che tanti di voi li conoscano, ma mi fa comunque piacere raccontarvi che cosa ne penso!



Oceania


In un’isola lontana al largo delle coste australiane vive un popolo aborigeno che conduce una vita semplice e serena. Essi sono guidati dalla famiglia Waialiki, composta dalla coppia di regnanti, dall’anziana e saggia nonna Tala – che qualcuno ritiene la matta del villaggio, ma i più stimano – e dalla piccola Vaiana.


Nonna Tala ama raccontare ai piccoli del villaggio una storia avvenuta decenni prima: quella del cuore di Te Fiti, l’isola madre che un tempo proteggeva Terra ed Oceano e manteneva in salute e ricchezza tutti gli esseri viventi. La leggenda narra che un semidio geloso di nome Maui abbia rubato il cuore di Te Fiti e da allora il demone Te Ka abbia preso il controllo dell’isola madre, rendendo l’Oceano imprevedibile ed inaffidabile. Molti dei piccoli dell’isola si spaventano all’idea del mostro marino… tutti tranne Vaiana, che fin da quando è in fasce si sente attratta dall’Oceano. Il guaio è che il grande mare, che è una creatura senziente, sembra ricambiare l’amore che Vaiana prova per lui, e fin da quando è piccola la attrae a sé con il suo mistero e la sua magia.


Il padre di Vaiana, che ha ordinato al suo popolo anni prima di non superare mai il reef (la barriera corallina) perché l’Oceano non è più amico del popolo, ha molta paura che sia proprio sua figlia a voler andare oltre. Lui e la moglie, nel corso degli anni, tentano ripetutamente di distrarre Vaiana dalla sua ossessione, ma ella continua ad ascoltare la nonna ed a guardare l’Oceano.


Quando diventa adolescente, poi, Vaiana si rende conto che il suo popolo non vive nella prosperità come ella ha sempre pensato: agricoltura ed allevamento vivacchiano e soprattutto non c’è quasi più pesce dentro il reef. È allora che nonna Tala le rivela un grande segreto: un tempo il suo popolo era composto da grandi navigatori, il più abile dei quali era proprio suo padre. A seguito della comparsa del demone Te Ka e di un episodio particolarmente tragico, però, tutte le navi sono state nascoste. Nonna Tala, che ha poteri magici, è fortemente convinta che da anni l’Oceano abbia scelto Vaiana per un’impresa molto pericolosa, ma importante: restituire il cuore a Te Fiti.


Vaiana è piena di dubbi, ma decide di partire, anche se con la morte nel cuore. I suoi genitori hanno ostacolato la sua scelta fino all’ultimo, e nel momento in cui salpa ella vede sotto di sé una manta con gli stessi tatuaggi di nonna Tala, segno che l’anziana donna, da tempo malata, non c’è più.


Il primo passo da fare è trovare Maui, da anni solo ed in esilio su un’isola sperduta. Vaiana riesce ad individuarlo abbastanza in fretta, ma non è proprio amicizia a prima vista: il semidio è altezzoso, la reputa solo una ragazzina, ed il suo unico obiettivo è recuperare il suo bastone magico. Ovviamente si guarda bene dal tornare all’isola madre ed affrontare Te Ka.


Vaiana, con un po’ di pazienza e dopo qualche disavventura, riesce a convincerlo che questa è la volontà dell’Oceano e che la sconfitta di Te Ka gli porterebbe grande gloria. Ma il viaggio promette di essere molto lungo e pieno di insidie…



Ho visto Oceania perché l’ambientazione marittima, come penso saprete, mi attrae sempre molto, e devo dire che i paesaggi esotici sono resi con un’animazione incredibile.


La storia di Vaiana è quella di una ragazza che riporta il coraggio nella famiglia: nonna Tala, custode delle tradizioni, è ormai troppo vecchia per agire; il padre è rimasto sconvolto anni prima dalla perdita in mare di una persona cara ed ora ha paura per il suo popolo e la sua famiglia; lei è l’unica che si lascia convincere dall’attrazione verso l’Oceano e dalla convinzione che i suoi concittadini, restando dentro il reef, soffriranno comunque la fame.


Vaiana e Maui si trovano perché sono complementari: la prima è amata a tal punto da essere troppo protetta, e finisce per essere così allergica alla “campana di vetro” da buttarsi di sua spontanea volontà in una pericolosa avventura; Maui invece è stato abbandonato dai genitori biologici e diventare un eroe è stata per lui l’unica strada per farsi amare da qualcuno.


Al di là dei due protagonisti e della famiglia di Vaiana, c’è un altro personaggio che secondo me insegna molto, ed è quello di Te Fiti. Detto in un cartone animato sembra semplice, eppure non è così banale: se ti portano via il cuore, nessuno più ti riconosce. Noi siamo quel che ci fa battere il cuore.


Tutta la storia (esattamente come l’altra di cui vi parlo oggi) è pervasa dal “realismo magico”: per il popolo di Oceania, la magia è parte integrante della realtà. A differenza dell’altro film, però, c’è chi vive questa dimensione con gioia – come nonna Tala – e chi resta sospettoso e preferisce ciò che è razionale, come il padre di Vaiana.


So che da poco è uscito al cinema il sequel, ma non l’ho visto. Se non riuscirò ad andare al cinema lo vedrò sicuramente in streaming più in là, perché sono curiosa di sapere come va avanti la storia di Vaiana!



Encanto


La storia è ambientata in Colombia, ai primi del Novecento, in un villaggio di campagna che è di fatto governato e protetto dalla famiglia Madrigal e dalla loro casa magica, la Casita, nata in seguito ad un Encanto.


Le origini della fortuna dei Madrigal affondano nel XIX secolo, quando la Colombia era scossa da continue guerre civili e quella che oggi è la Abuela (nonna della famiglia) si era appena sposata con nonno Pedro ed aveva avuto tre gemelli: Pepa, Bruno e Julieta. Durante la fuga, Pedro si era sacrificato per proteggere la sua famiglia da alcuni aggressori, e dal suo sangue, unito alle lacrime di Abuela, era nata una magia: era sorta la Casita e tutta la valle era stata soggetta ad un Encanto.


Nel momento in cui la storia ha inizio, Abuela vive ancora nella Casa incantata con Pepa e Julieta. Entrambe si sono sposate ed hanno avuto tre figli o figlie. Tutti i componenti della famiglia Madrigal hanno un dono magico speciale: controllare il meteo, far nascere fiori, prendere le sembianze di altre persone, il super udito, la forza smisurata… tutti tranne Mirabel, l’ultima figlia di Julieta.


Mirabel è una ragazza solare e molto generosa, sempre pronta ad ascoltare ed aiutare gli altri, ma il resto della sua famiglia le dà poche attenzioni, soprattutto Abuela, che ha sempre paura che ella rovini i momenti importanti della famiglia. Ma è proprio durante una giornata di festa dedicata al suo cuginetto che Mirabel scopre che la Casa ha delle crepe e la fiamma della Candela sacra alla sua famiglia è diventata tremolante. La sua famiglia non le crede perché – almeno in un primo momento – questi fenomeni vanno e vengono, ma Mirabel scopre Abuela intenta a parlare con il ritratto di Pedro e capisce che anche lei è preoccupata.


Giorno dopo giorno, si fa strada in lei un piano che la sua famiglia non approverebbe mai: ella decide di andare in cerca di Bruno, il figlio rinnegato di Abuela, che nessuno nomina mai. Bruno aveva la capacità di predire il futuro, ma – come è capitato a tutti i veggenti, fin dall’epoca classica – non tutte le previsioni erano gradite, così egli è stato accusato di portare sfortuna e se n’è andato.


Visitando quella che un tempo era la camera di Bruno, Mirabel scopre che lo zio non se n’è mai andato dalla famiglia, ma si è costruito un rifugio tra le intercapedini della Casa e vive insieme ai topi. Mirabel capisce che forse i poteri della famiglia Madrigal si stanno affievolendo in seguito a scelte sbagliate dei componenti stessi, come escludere chi in qualche modo non è “adeguato” o caricare troppo di aspettative i “preferiti”. Il primo passo, secondo una visione di Pedro, potrebbe essere un abbraccio tra Mirabel e la sorella Isabela, la prediletta di Abuela. Ma è più complicato del previsto…



Se Oceania è un cartone animato più tradizionale che mescola una storia di formazione per i più piccoli a temi che interessano anche gli adulti, guardando Encanto si ha la sensazione che la storia sia per bambini solo in apparenza. È un ritratto di famiglia spesso piuttosto impietoso: il “vero volto” di chi è considerato un esempio ed una guida da un villaggio intero.


Innanzitutto, non è vero che Mirabel non ha alcun potere. Basta vedere dieci minuti di film per comprendere che ella ha il dono di mediare, cioè, in parole povere, di sopportare tutti gli altri, troppo presi dal peso del loro talento per pensare ad altro.


È piuttosto raro in un film Disney vedere una nonna che dismette i panni di “dolce e un po’ matta vecchina con cui confidarsi” e diventare, in un certo senso, antagonista della nipote. Uno dei più grandi insegnamenti della pellicola è la critica ad un modello troppo rigido di educazione, che non lascia figli e nipoti liberi di esprimersi: se si cresce convinti di avere un unico compito e talento e di non poter né cambiare né fare nient’altro, un minimo vacillare di quella tua speciale qualità ti getterà in una crisi totale. E troppo spesso ci si sofferma sui talenti più “produttivi” o “di successo” minimizzando invece le qualità umane, che tengono unite le famiglie, le coppie, i gruppi di amici. Senza famiglia unita, la Casa perde la sua magia, si riempie di crepe.


Secondo me ci sono anche scene – come il flashback della morte di Pedro o i motivi dell’esclusione di Bruno – che i più piccoli capiranno meglio rivedendolo da grandi, ma dipende: ho potuto notare di persona che i bambini di oggi hanno una sensibilità diversa rispetto alla mia generazione. Però è sicuramente un ottimo film per gli adolescenti e anche per gli adulti.


Anche in Encanto, come in Oceania, è presente il realismo magico, che in tanta letteratura e narrativa del Sudamerica è un elemento importante. Questa volta, però, esso è intrecciato a riflessioni di natura psicologica.


In definitiva, una pellicola sorprendente!




Questi sono i miei due consigli cinematografici per tutta la famiglia!

Fatemi sapere se avete visto questi due film e che cosa ne pensate. Se vi va, scrivetemi anche se siete andati a vedere il sequel di Oceania e se ne vale la pena!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)