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giovedì 5 marzo 2026

DUE LETTURE PER L'8 MARZO

 Sophie Kinsella ed Elle Kennedy... per la Giornata Internazionale della Donna




Cari lettori,

siamo in zona 8 marzo e, per le nostre “Letture… a tema”, non possono mancare i consigli per la Giornata Internazionale della Donna!


Oggi ho pensato di proporvi due romanzi. 

Il primo mi è molto caro: si tratta di uno dei miei preferiti di Sophie Kinsella, autrice recentemente scomparsa. Ammetto che la notizia della sua morte mi ha davvero scosso – speravo che la sua battaglia con il cancro fosse ormai vinta – e, pochi giorni dopo, mi sono ritrovata tra le mani questo suo libro alle bancarelle dell’usato. Mi è venuto in mente che, avendolo letto moltissimo tempo fa, non ne avevo mai parlato sul blog, così me lo sono portato a casa e l’ho riletto. 

Il secondo è invece un titolo molto chiacchierato dell’autrice Elle Kennedy: le tematiche proposte mi sono sembrate in linea con la giornata dell’8 marzo.


Vi lascio alle recensioni!



Ti ricordi di me?, di Sophie Kinsella


A venticinque anni, non c’è quasi niente che funzioni nella vita di Lexi Smart. 

La sua storia familiare è piuttosto complicata, segnata dalla costante assenza del padre, che entrava e usciva a convenienza sia dalla sua vita che da quella di sua madre e di sua sorella. Da pochi giorni, però, l’uomo è venuto a mancare, e così Lexi si trova in mezzo ad una strada, dopo una serataccia in un bar qualunque in zona Londra, a sentirsi improvvisamente responsabile, sia per una madre svampita e troppo dedita ai suoi cani, sia per una sorella ancora piccola per affrontare un lutto.


Se solo non fosse l’ultima ruota del carro alla Deller Carpets, l’azienda in cui lavora. 

Se solo le sue amiche e colleghe, Fiona, Debs e Carolyn, si rendessero conto che lei non ha niente da festeggiare, perché a differenza loro non ha ricevuto alcun bonus dalla dirigenza e il giorno dopo la attende un funerale.

Se solo non fosse stata piantata in asso dal suo pseudo-fidanzato, un tipo talmente scialbo da essere definito da tutti “Dave lo Sfigato”.

Se solo lo specchio le restituisse un’immagine migliore, invece di quei capelli crespi, di quei denti fuori posto, di quei vestiti a poco prezzo…


Prima di rendersene conto, Lexi, alla disperata ricerca di un taxi, scivola su uno scalino bagnato. Poi il buio.


Lexi si risveglia in una confortevole stanza d’ospedale, nel reparto solventi, con un’infermiera premurosa che le serve il the. Eppure non potrebbe permettersi di pagarsi privatamente le sue spese sanitarie. E questa non è l'unica nota stonata.


Tutti, intorno a lei, sostengono che ella abbia 28 anni, non 25. E che abbia fatto un incidente guidando una Mercedes... di sua proprietà. 


Quel che è semplice da capire è che al vecchio trauma del taxi e dello scalino bagnato si è sommato quello nuovo dell’incidente in auto, e così Lexi, almeno per il momento, ha perduto tre anni di ricordi.


Molto più complicato è, quindi, comprendere tutto quello che è successo nel frattempo, e soprattutto perché. 

Lexi si guarda allo specchio e non si riconosce: l’acconciatura è perfetta, il fisico è quello di una donna abituata a diete e palestra, i denti sono sistemati, gli abiti firmati. E nella sua borsa ci sono un badge da “Direttore del reparto pavimentazioni” alla Deller Carpets e… una fede. Già, perché Lexi è sposata. Con Eric, un imprenditore edile di successo, un uomo molto bello e ricco che tre anni prima non l’avrebbe nemmeno degnata di uno sguardo.


Sul momento, Lexi, nonostante la botta in testa e lo sconvolgimento, è euforica. Le sembra di aver fatto una semplice dormita e di essersi svegliata all’interno di una vita perfetta, proprio come l’ha sempre desiderata. Così, quando i medici le propongono di tornare sia a vivere con Eric che in azienda, per poter agevolare il ritorno della sua memoria episodica, ella accetta.


I primi tempi sono una continua scoperta. Ben presto, però, arriva anche qualche brutta sorpresa. 

Sua madre è sempre più alienata e parla con i cani invece che rispondere alle sue spinose domande. La sorellina, da bambina con il cerchietto innamorata del suo pony, è diventata un’adolescente che risponde male, rubacchia nei negozi e si fa sospendere a scuola. 

Eric è molto preso con il suo lavoro e, per quanto benintenzionato, sembra considerare il matrimonio come un’altra azienda da mandare avanti, senza troppo spazio per i sentimenti.

Al lavoro, la nuova posizione da direttrice le ha regalato solo antipatie e tanto stress. Le sue tre amiche di sempre la evitano e, messe alle strette, confessano che in questi anni l’amicizia con lei è finita perché ella è diventata “una stronza arrogante”.


Come se tutto questo non la lasciasse frastornata, ad un certo punto compare anche Jon, un architetto che lavora con Eric. È un tipo piuttosto diverso da suo marito: simpatico, ironico, ma senza un particolare fascino. Eppure egli sostiene di essere stato il suo amante…



Ti ricordi di me? È da sempre uno dei miei romanzi preferiti di Sophie Kinsella. La trope della “perdita della memoria” mi piaceva molto anni fa (se qualcuno di voi c’era quando ho aperto il blog, forse ricorderete che uno dei miei preferiti del periodo era Innamorarsi a New York di Melissa Hill, un’altra storia di amnesia) e devo dire che, anche se è meno in voga, mi attira ancora.


Questo libro si pone molte domande su quella che, per una giovane donna, può essere considerata “una vita perfetta”. All’inizio del romanzo troviamo una Lexi sicuramente imperfetta, forse un po’ pigra nel non voler cambiare il suo status quo, ma capace di provare sinceri sprazzi di felicità: con le sue amiche, con sua sorella, nel tempo libero…


E poi Lexi si risveglia e scopre di avere un’esistenza che tutte le donne sulla soglia dei trenta sognerebbero. Ma non è tutto oro quel che luccica. 

Perché il badge con la scritta “Direttore” non è più soddisfacente se ti ritrovi ad aver paura di andare in ufficio, i soldi ed il lusso non riempiono la tua vita quanto le vere amicizie, e l’amore vero va ben oltre il classico “trovare un buon partito”.


Lexi, pagina dopo pagina, dovrà fare un viaggio a ritroso nel tempo, sia per comprendere che cosa l’abbia trasformata in una persona che non riconosce, sia per capire che cosa tenere e che cosa buttare della sua nuova vita.


Nonostante la presenza di tematiche serie, il romanzo è un continuo susseguirsi di scene divertenti ed equivoci spassosi. Vi dico la verità: ho letto molto romance e tanto altro ne leggerò, ma la formula che adotta Sophie Kinsella per me resta una delle migliori in assoluto. Il suo modo di farci ridere di gusto e poi di tagliare in profondità come una lama, il tutto nella stessa pagina, resta qualcosa di raro.


Dalla ricerca della “vita perfetta” all’ostentazione social, dal carrierismo che svuota la vita privata al burnout, dalla fatica nel trovare la propria strada a quella nel lasciare la casa di famiglia, dall’accettazione di sé per un miglior futuro al coraggio di fare luce sui misteri del passato… i temi personali e sociali trattati nei suoi romanzi sono davvero moltissimi.


E mi dispiace ritrovarmi a pensare che forse questa è una delle ultime volte in cui recensirò un suo libro. I suoi libri mi hanno cambiato la vita, e non è un modo di dire: hanno avuto una grande parte anche nella mia scelta di aprire questo blog.


La verità è che senza di lei mi sento un pochino più sola… come se avessi perso uno dei miei mentori. Ma quale giorno è migliore dell’8 marzo, per omaggiare questa donna speciale?



Il contratto, di Elle Kennedy


Questa conosciutissima storia new adult è ambientata all’interno del campus (da cui l’appartenenza del romanzo alla The Campus Series) della Briar University, in Massachussets.


Un’Università che chiede molto agli studenti, non solo dal punto di vista strettamente didattico: gli interessi extra sono incoraggiati, in particolar modo lo sport (hockey e football) e la musica. E proprio ai mondi dello sport e della musica appartengono i nostri due protagonisti.


Hannah Wells, che è ormai al terzo anno e convive all’interno del campus con l’amica Allie, frequenta con profitto la Facoltà di Storia ed è l’alunna che ogni professore vorrebbe. 

Il suo sogno nel cassetto, tuttavia, resta cantare, e non solo per passione: gli anni scorsi, il buon piazzamento alle esibizioni semestrali, che poi sono delle vere e proprie gare canore, le ha consentito di vincere una borsa di studio e di restare in Università senza dover lavorare a tempo pieno. La famiglia di Hannah ha molte difficoltà economiche, ella ha già un impiego che la aiuta a mantenersi agli studi e talvolta, nonostante tutto, le mancano i soldi anche solo per ritrovarsi tutti dalla zia di Philadelphia a festeggiare Natale e Pasqua.


Come se la sua situazione non fosse già piuttosto delicata, ultimamente ci sono due cose che la preoccupano. La prima è la prossima esibizione canora, che le sta dando parecchio filo da torcere: ella dovrebbe fare un duetto con un certo Cassidy Donovan, che però è una vera primadonna e le sta rendendo la vita impossibile. La seconda è un corso di Filosofia piuttosto complesso, con un’insegnante estremamente esigente.


Quest’ultimo problema non è soltanto un suo cruccio. Anche Garrett Graham, star della squadra di hockey dell’Università, non ama il corso di Filosofia. A differenza di Hannah, che riesce comunque a cavarsela, Garrett prende un votaccio dietro l’altro, e le regole dell’Università sono chiare: andare male nei test significa panchina, almeno per un po’.


Così Garrett, avendo notato che Hannah ha preso il voto più alto della classe, decide di fermarla e di chiederle delle ripetizioni. Hannah, infastidita dall’atteggiamento un po’ troppo brillante di Garrett e ben decisa a non avere niente a che fare con i ragazzi che fanno parte di squadre o confraternite, all’inizio risponde di no.


Poi, però, Garrett trova il punto debole di Hannah: se lei lo aiuterà con Filosofia, lui sarà un suo alleato nel tentare di far ingelosire Justin Kohl, il ragazzo della squadra di football per cui Hannah ha una cotta.


Inutile dire che le ripetizioni si tramuteranno in una serie di serate insieme – complice il fatto che Garrett non vive in Università ma ha affittato una villetta insieme a tre coinquilini ed amici – e che Justin Kohl finirà pian piano nel dimenticatoio.


Ma c’è qualcosa che Garrett non sa. Il vero motivo per cui Hannah passa le vacanze a Philadelphia e non nella sua cittadina natale in Indiana, e soprattutto quello per cui la sua famiglia si è indebitata, è orribile. 

Hannah ha subito una violenza da Aaron, il figlio del sindaco della sua cittadina, un bullo prepotente spalleggiato da tutte le autorità locali. I soldi sono spariti in seguito alle spese processuali e, nonostante la certezza del reato, il paese ha isolato completamente i genitori di Hannah. 

La ragazza soffre moltissimo ed ha la sensazione di essere “rotta”: si chiede se mai qualcuno potrà costruire qualcosa con lei, nonostante il suo trauma e le sue paure. 

Anche Garrett, però, all’insaputa di (quasi) tutti, ha una storia molto complicata alle spalle, tra una madre scomparsa troppo presto ed un padre campione di hockey di cui nessuno sospetta la vera natura – e forse, nonostante l’aria da spaccone, può comprenderla più di molti altri.



Proprio come la Rose Hill Series di Elsie Silver, di cui vi ho recensito il primo volume in questo post, anche la The Campus Series non ha bisogno di grandi presentazioni: è un chiacchieratissimo tormentone del booktok e so che presto – a maggio, se non erro? - arriverà la serie tv.


Si è detto di tutto e il contrario di tutto a proposito di questo romanzo e dei successivi (che, a quanto ho capito, dovrebbero raccontare delle storie d’amore con protagonisti rispettivamente Logan, Tucker e Dean, i tre coinquilini di Garrett), quindi posso rispondere direttamente alle FAQ.


È una storia per ragazzine? Nì. Sicuramente a 36 anni, leggendo di vita universitaria, cotte in classe e feste ogni due per tre, ti senti un po’ vecchia e ti vien voglia di riaccendere quella bella playlist del 2010. Però tra problemi familiari ed economici, e la difficile storia di Hannah, vengono trattate tante questioni che fanno riflettere eccome anche gli adulti.



È un “grumpy for sunshine”? Sì, ma quasi al contrario di quel che ci si aspetterebbe. Siamo abituati a storie new adult in cui lui è brontolone e tenebroso e lei “è il suo sole”. 

Qui la persona più seria e malinconica del duo, per ovvie ragioni, è Hannah; Garrett smette di sembrare un “bad boy” dopo le prime dieci pagine. Mi rendo conto che con l’età sono diventata indulgente nei confronti dei personaggi maschili molto giovani – di sicuro a vent’anni li avrei giudicati più severamente – ma a me Garrett, a parte una legittima propensione al divertimento, è sembrato un tenerone, pure responsabile da vari punti di vista (dallo sport ai soldi).



Il tema serio è trattato con superficialità? Questa è stata la questione più discussa, ma, in definitiva… io non direi. Certo, Hannah si fida di Garrett piuttosto in fretta e altrettanto in fretta si riavvicina all’intimità: potrebbe essere considerata una trattazione del tema un po’ troppo ottimista, anche se, quando si parla di temi delicati, ogni storia è a sé. Però la loro storia è equilibrata, nasce lentamente, attraversa una fase di amicizia, e il comportamento prudente di Garrett mi è molto piaciuto. 


E poi mi è capitato (troppe) altre volte, in libri, film e telefilm, di assistere alla rappresentazione, ahimé spesso non realistica, di vittime di violenza sessuale che vengono subito credute e colpevoli che vengono puniti all’istante, o, peggio mi sento, di donne che “inventano” la violenza per chissà quale scopo. 

Una volta tanto, invece, mi sono imbattuta in una storia che purtroppo è molto più in linea con quello per cui ancora ogni 8 marzo si lotta: un colpevole “figlio di”, la famiglia della vittima che viene ostracizzata, la vittima stessa costretta a studiare in un’altra città, una vera e propria lotta per la giustizia con tanto di spese processuali carissime.


In breve, promuovo la lettura, e sarei curiosa di proseguire la serie (anche se, lo ammetto, tra i due tormentoni social per ora mi ispira un pochino di più la Rose Hill, se non altro perché preferisco l’età adulta dei protagonisti). 

Vi farò sapere se leggerò qualche altro volume!


Vorrei farvi notare un ultimo dettaglio: nonostante il battage pubblicitario degli ultimi anni, Il contratto è del 2015. E anche questo libro, per quel che mi riguarda, proviene dalle bancarelle dell’usato. 

Volevo farvi notare lo stile della copertina di 10 anni fa: un tripudio di rosso e nero, dettagli metallizzati, due volti in primo piano. Perfettamente in linea con quella serie di romance un po’ spicy che si erano diffusi dodici-dieci anni fa sulla falsariga delle Cinquanta sfumature. 

Credo anche che, al tempo, nonostante la giovanissima età dei protagonisti, la CE puntasse su un pubblico più adulto.



Ed ora guardate la nuova copertina, che punta su tutto ciò che va di moda ora: la giovane età, l’ambientazione universitaria e soprattutto l’hockey, che ultimamente gode di grandissima popolarità. Un notevole rebranding, non trovate?




Questi sono i miei due consigli di lettura per l’8 marzo!

Credo di aver scelto due titoli piuttosto conosciuti… quindi sono curiosa di sapere che cosa ne pensate voi! Li avete letti? Conoscete le autrici?

Quale dei due vi incuriosisce di più?

Fatemi sapere!

Nel frattempo… amiche, auguri a noi per l’8 marzo!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 7 marzo 2024

DONNE TRA LETTERATURA E NARRATIVA

 Un recap dei post al femminile di questo blog




Cari lettori,

anche se con un giorno di anticipo, buon 8 marzo e buona Giornata Internazionale della Donna!


Tradizionalmente ho sempre scritto un post per questa ricorrenza, e negli ultimi anni ho puntato su booktag che vi consigliassero qualcosa a tema tra le mie ultime letture, dalla narrativa generale al giallo, dal romance allo storico.


Quest’anno ho pensato invece di portare il discorso su letteratura, teatro, grande narrativa contemporanea. Mi sono resa conto che, in questi ormai quasi nove anni di blog (aiuto… non ci credo ancora), vi ho parlato spesso di protagoniste femminili celeberrime, ma i post sono giustamente sparsi tra più rubriche e più progetti letterari e magari un post di recap, invece del classico booktag, potrebbe essere utile.


Ho pensato che ognuna di queste protagoniste di cui ho scritto rappresenti un archetipo femminile, qualcosa che ha reso la sua storia un classico senza tempo, o un caso letterario degli ultimi decenni. Ho cercato di pensarci in modo più approfondito. Spero di darvi dei buoni spunti di lettura per questo mese di marzo, e magari anche oltre!



La donna che attraversa il Novecento


La tetralogia de L’amica geniale di Elena Ferrante è stata protagonista di uno dei miei primissimi post sul blog nell’ormai lontanuccio 2015. La scorsa primavera ho deciso di rileggerla e recensirla volume per volume, in modo più approfondito. Lila e Lenù, le due protagoniste, la cui amicizia andrà avanti, tra alti e bassi, per tutta la vita, rappresentano a tutti gli effetti il Novecento. La loro infanzia è frutto della povertà che regna nel Dopoguerra, specie in alcune zone periferiche e degradate d’Italia; la loro adolescenza è nel pieno del boom economico e nel tentativo di affermarsi; la loro giovinezza occupa gli anni Settanta, con un improvviso desiderio di liberazione dai vecchi costumi ed emancipazione; la loro maturità, infine, si confronta con le incertezze degli anni Ottanta e con il caos del mondo contemporaneo.

Sono romanzi che non ci si stanca mai di (ri)leggere…


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La donna idealizzata


Circa due anni fa ho proposto un progetto dedicato alle donne raccontate da Dante Alighieri, e non poteva mancare un post che avesse per protagonista Beatrice.


Ho ri-raccontato ed analizzato insieme a voi il passaggio di Beatrice da donna amata a simbolo della Teologia, la sua discesa dal Cielo, il suo primo incontro con Dante, la salita di entrambi in Paradiso.


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La donna tenace ed animata dall’affetto



Sempre per il medesimo progetto ho parlato anche di Matelda, la custode del Paradiso Terrestre. Ho posto l’accento sul confronto tra lei e Proserpina, sul racconto che ella fa a proposito della cacciata di Adamo ed Eva, sui fiumi di cui ella è la custode, sulle Virtù che attraversano il giardino incantato che è la porta del Paradiso.


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La donna trasformata in mostro dalla società


Un mio progetto letterario di qualche anno fa riguarda invece i personaggi femminili raccontati dal tragediografo classico Euripide. Tra tutte, la villain per eccellenza è Medea.


Nel mio post ho cercato di spiegare, però, come ella sia stata spinta dalla civiltà greca a diventare un mostro: il fatto che fosse considerata una straniera con una cultura diversa, la diffidenza nei confronti della magia, il ripudio da parte del marito ed altro ancora…


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La donna custode della saggezza e delle tradizioni


Tra le tragedie euripidee con protagoniste femminili, Le Troiane è sicuramente la più rappresentativa. Ecuba, la madre di Ettore, è madre e matriarca delle donne di Troia sopravvissute alla guerra: la sua tragedia indaga il suo rapporto con Andromaca, con Elena e con Cassandra.


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La donna che si reinventa


Tanto sfortunata quanto la suocera è Andromaca, la sfortunata nuora di Ecuba, nonché vedova di Ettore. Nella tragedia euripidea a lei dedicata, però, si pone l’accento sulle sue straordinarie qualità umane: la capacità di non provare rancore, di accettare la sua condizione, di reinventarsi ed andare verso una nuova vita.


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La donna sconfitta


Diametralmente opposta ad Andromaca è Eveline, una delle protagoniste dei racconti Dubliners di James Joyce. Il post dedicato a lei fa parte di un ciclo ispirato alla mia tesina di Maturità e riguardante il rapporto padre-figlia nella letteratura.

Eveline si ritrova paralizzata, divisa tra un padre che alza le mani su di lei e la chiude in casa, ed un fidanzato che sembra prometterle un futuro migliore…


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La donna divisa tra la vecchia famiglia e la nuova


Sempre in questo ciclo di post si parla anche di Micol, figlia del re ebraico Saul, promessa sposa dell’eroe biblico Davide. La tragedia Saul di Vittorio Alfieri racconta il conflitto interiore di questa coraggiosa donna, che vorrebbe iniziare una nuova vita con il suo promesso sposo, ma è anche preoccupata per il padre che manifesta sempre più quella che oggi definiremmo una demenza senile. Il fatto che Davide e Saul siano spesso in disaccordo ed a volte quasi rivali non la aiuta.


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La donna che ha dato il via ad una rivoluzione


Casa di bambola di Ibsen è stata in assoluto una delle letture più importanti della mia adolescenza, quella che mi ha dato l’idea per la mia Tesina di Maturità. La sua scelta di non essere più la “bambolina” delle figure maschili della sua vita e di andarsene, iniziando una nuova vita da sola, ha suscitato polemiche fin da quando l’opera è stata scritta, e forse ne desterebbe anche oggi. Tuttavia, io continuo a pensare che sia una lettura – o una visione in teatro – fondamentale per le donne.


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La donna che diventa capro espiatorio


Non poteva mancare un consiglio di lettura sulla famigerata caccia alle streghe, una pagina vergognosa della storia europea. La Chimera di Sebastiano Vassalli è stata una delle letture al tempo stesso più difficili e più soddisfacenti di quest’anno.


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La donna che cresce e conosce il mondo


Emma Woodhouse, la protagonista di Emma di Jane Austen, è l’archetipo della ragazza di epoca regency che è stata cresciuta sotto una campana di vetro e nel mito dell’amore romantico. La sua maturazione è progressiva ed irta di ostacoli, ma la porta al suo personale lieto fine.

Personalmente ho preferito questa lettura a quella di Orgoglio e pregiudizio (di cui pure adoro il film) e mi piace moltissimo il personaggio di Emma!


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La donna che va controcorrente


Sono passati anni, decenni, un secolo intero, ma per me Anna Karenina è ancora un simbolo di coraggio e di verità. Una donna che, quando si innamora, non ha cuore di continuare a vivere una menzogna, di stare con il marito ed i figli e frequentare un amante come fanno tutte le altre appartenenti all’alta società come lei… ed abbandona il suo mondo, compiendo un salto nel buio che le costerà molto caro.


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La donna che per la famiglia va contro alla legge degli uomini


Per il progetto letterario “Gli eroi di Sofocle” che ho portato avanti l’anno scorso, non posso non citare Antigone, l’eroina mitologica che ha scelto di andare contro alle leggi della città di Tebe per poter dare degna sepoltura a suo fratello. Una di quelle storie che al liceo classico e nelle facoltà umanistiche non si finisce mai di raccontare, ma che ha sempre qualcosa da dire.


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... e con questo credo di aver ricapitolato un po' tutto! 

Che ne dite? Avete letto questi classici? Quali sono i vostri preferiti? 

Ne avreste scelti altri per questa ricorrenza? Ancora tanti auguri a tutte noi donne! 

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 1 giugno 2023

STORIA DELLA BAMBINA PERDUTA

 Rilettura del quarto ed ultimo volume della tetralogia di Elena Ferrante




Cari lettori,

inauguriamo giugno con la nostra rubrica “Donne straordinarie” e con la conclusione del progetto dedicato ad Elena Ferrante ed alla rilettura della serie L’Amica Geniale.


Tra i quattro romanzi, questo era quello che ricordavo meno, perché la mia memoria non era stata ancora rinfrescata dalla fiction (che so essere in lavorazione).


A marzo abbiamo visto infanzia ed adolescenza di Lila e Lenù con L'amica geniale; in aprile abbiamo ripercorso la tarda adolescenza e la giovinezza con Storia del nuovo cognome; a maggio abbiamo affrontato l’inizio dell’età adulta con Storia di chi fugge e di chi resta.


Storia della bambina perduta racconta il resto della vita delle protagoniste, dall’approssimarsi dei quarant’anni alla vecchiaia. È stato nuovamente emozionante – ed un po’ difficile – per me “salutare” Lila e Lenù, che mi hanno fatto fare un viaggio straordinario, così bello e ricco di riflessioni importanti che, come avete visto, non ho resistito all’idea di rileggere un’intera tetralogia.



Oggi rivediamo bene insieme l’ultimo capitolo! Vi avviso che in questo post ci sono spoiler grandi come una casa, quindi, se non vi va di rovinarvi il finale dei romanzi e/o della fiction (che deve ancora uscire), passate pure oltre. Altrimenti, buona lettura!



La storia di Lenù e Nino


Storia di chi fugge e di chi resta si era concluso con la scelta di Lenù di divorziare da Pietro, con il quale la relazione era diventata da tempo infelice, e di iniziare una nuova vita andando a Montpellier con Nino, che ha a sua volta lasciato la moglie.


Il convegno in Francia è l’occasione per la nuova coppia di trascorrere dei giorni sereni, ma al rientro in Italia iniziano i problemi. Nino ha acquistato per sé, per Lenù e per le sue figlie Dede ed Elsa un appartamento in via Tasso a Napoli (lui non può lasciare la città per motivi di lavoro e per la vicinanza del figlio).


In un modo o nell’altro, Lenù torna a Napoli con le figlie, anche se in un quartiere molto più agiato di quello in cui è cresciuta, e riprende a frequentare assiduamente Lila, che per anni era stata solo una “voce nel telefono”.


Lila è diventata una donna potente: dopo aver appreso i segreti dell’informatica nel centro di Michele Solara, lei ed Enzo hanno aperto un’azienda tutta loro, dando lavoro a tante persone che erano state licenziate per ingiusta causa (come Alfonso Carracci, dichiaratamente omosessuale) o che erano in strada a disposizione della malavita (come Peppe e Gianni, fratelli di Lenù). Tutti la considerano con improvviso rispetto e si rivolgono a lei, ma ella non ne è entusiasta, sa bene che si tratta di piaggeria dovuta ai soldi.


Il rapporto tra Lila e Lenù diventa quasi quello di una volta, ma c’è un’ombra tra di loro: la relazione di Lenù con Nino, che prosegue nonostante tutto. Dopo qualche tempo, Lenù scopre quello che Lila aveva cercato di comunicarle con lo sguardo ma non era riuscita a dirle a parole: Nino non ha mai lasciato la moglie, che, anzi, ora è incinta nuovamente. Lenù prova molte volte ad allontanarsi da Nino, ma egli riesce a farsi perdonare tutto: l’unione formale con la moglie, che, poveretta, ha minacciato il suicidio; le molte amanti o ex amanti che spuntano da ogni dove, perché secondo lui non contano niente, servono solo alla sua carriera; le inspiegabili sparizioni che egli giustifica in modo sempre più fantasioso. 

Lenù persevera in quello che si ostina a chiamare “amore” e non si rende conto che sta umiliando se stessa, anzi, resta persino incinta di Nino, mettendo al mondo una figlia di nome Imma, come la madre (che poco dopo muore di cancro, ammettendo, dopo una vita di rimproveri, che Lenù è sempre stata la sua figlia prediletta). Pochi mesi dopo, anche Lila ha una figlia da Enzo, Nunzia detta Tina.


Personalmente non riesco a non vederlo come un periodo buio della vita di Lenù, che continua a giustificare Nino vivendo nel mito di un uomo che non esiste, anzi, addirittura, di un ragazzo che era stato il suo primo sogno. Questo argomento mi tocca particolarmente in questo periodo, ma forse, per una donna estremamente cerebrale ed immersa nella letteratura, è davvero uno degli errori più comuni perdere la testa per l’idea di un uomo e non voler vedere realmente com’è, presa dalla favola creata nella propria mente e dalla paura di infrangere il sogno che sembra darti le forze di andare avanti.


Non a caso la gelosia di Lenù non è rivolta né alla moglie di Nino né alle amanti occasionali, ma, ancora una volta, a Lila ed a quell’amore ischitano che nella sua testa non si è mai spento:


Nino amava le donne, certo, ma era soprattutto un cultore delle relazioni utili. Ciò che la sua intelligenza produceva non avrebbe mai avuto, da solo, senza la rete di potere che era andato tessendo fin da ragazzo, energia sufficiente per imporsi. Ma allora Lila? […] Forse ciò che aveva attratto Nino era l’impressione di aver trovato in Lila ciò che anche lui aveva presunto di avere e che ora, proprio per confronto, scopriva di non avere. Lei possedeva intelligenza e non la metteva a frutto, ma anzi la sperperava come una gran signora per la quale tutte le ricchezze del mondo sono solo un segno di volgarità. Questo era il dato di fatto che doveva aver ammaliato Nino: la gratuità dell’intelligenza di Lila.”


Un giorno, però, Lenù rientra in casa in un momento imprevisto e trova Nino insieme alla donna delle pulizie, una signora quasi anziana, in una scena di raro squallore. Vedere con i suoi occhi a quale bassezza può scendere l’uomo che crede di amare è l’affronto definitivo: ella si rende conto sia di essere stata una delle tante sfruttate da Nino (nel suo caso per pubblicare un libro), sia di aver sempre “amato” un’immagine che non esiste.



La svolta definitiva con la carriera


Quando Lenù decide di tornare a Napoli, deve lottare molto per portarsi via le figlie dalla casa di Genova dei suoceri. Devo ammettere che non ricordavo un deteriorarsi così rapido dei rapporti tra Lenù e la suocera Adele, che fin dall’inizio l’aveva accolta bene nella famiglia Airota, l’aveva favorita nella pubblicazione del suo primo romanzo, aveva sempre sostenuto la sua attività letteraria. Quello che più mi ha colpito – e che anche l’autrice presenta come un piccolo shock per Lenù – è la nuova consapevolezza che Adele non abbia mai voluto un bene sincero alla nuora, semplicemente come donna innamorata del figlio, ma che abbia sempre portato una maschera, facendo buon viso a cattivo gioco. Tutto quello che ha fatto per la protagonista ha sempre fatto parte di una serie di tentativi di trasformare Elena Greco in Elena Airota, di ripulire l’immagine popolare della nuora facendola diventare una scrittrice famosa.


Nella mente di Lenù il mondo dorato che le aveva schiuso la famiglia Airota perde di valore, assumendo sempre più la connotazione di una farsa, un universo chiuso in cui pochi davvero sono interessati alla cultura, e la maggior parte mira semplicemente ad elevarsi denigrando il lavoro altrui.


Per questo motivo, quando Lenù si trova senza più Nino ed in difficoltà economiche, ella prende delle importanti decisioni.


Innanzitutto ella si fa convincere da Lila a tornare al rione e ad occupare l’appartamento proprio sopra il suo. Sembra ormai lontano il tempo in cui la giovanissima Lenù era disposta a fare qualsiasi cosa pur di andare via di casa, pur di “fuggire da quello schifo”. Gli eventi della vita le hanno dimostrato che, per dirla con semplicità, tutto il mondo è paese. La cattiveria calcolata, fatta di frecciatine colte e brutti tiri alla sua carriera, del mondo degli intellettuali, non le sembra poi tanto diversa dalla cattiveria fatta di sopraffazione del mondo da cui proviene. Il suicidio di Franco Mari, il suo fidanzato dell’Università, che ha assistito al crollo delle ideologie a cui ha dedicato la sua vita, le ha ricordato troppo da vicino quello di Giuseppina Peluso, che ha ceduto dopo la morte in carcere del marito. A me sembra che comunque questi paragoni siano un po’ sforzati, perché, per quanti problemi ci possano essere anche tra ricchi e tra persone acculturate, i problemi socio economici del rione sono grossi ed innegabili, ma capisco anche che Lenù abbia preferito “il diavolo che conosce”, come si suol dire.


Poi, quando il suo editore si fa vivo chiedendole la pubblicazione tassativa di un altro libro, ma ella non ha né testa per scrivere né tempo con tre figlie da gestire, decide di prendere una folle decisione: inviare quel manoscritto che avrebbe dovuto essere il suo secondo romanzo e che era stato bocciato sia da Adele, che lo aveva definito vecchio, che da Lila, che lo aveva trovato brutto. È un atto di vendetta nei confronti di chi, a suo parere, cerca di manovrarla come un burattino, ma si rivela una scelta più che mai azzeccata, perché il romanzo è un successo. Da quel momento in avanti, la sua carriera letteraria, messa in secondo piano per anni da vicende personali, non si arresterà più, tra romanzi e lavoro per una Casa Editrice.



La tragedia di Lila ed il “cattivo sangue”


Mentre Lenù, dopo anni bui in cui si è sentita dipendere in tutto e per tutto da Nino, sta riconquistando i suoi spazi e dipendendo solo da se stessa, Lila inizia a sentirsi sempre più fragile, con grande sconcerto della nostra protagonista.


Il primo episodio avviene quando Lila e Lenù sono ancora incinte, Napoli viene sconvolta dal terremoto dell’Irpinia e Lenù, confidando nell’amica, scopre invece che è lei quella tra le due che ha più bisogno di essere calmata:


Faticai a decidermi. Raggiungerla era difficile, e tuttavia si trattava solo di un passo. L’afferrai alla fine per un braccio, la scrollai, lei aprì gli occhi che mi sembrarono bianchi. Il rumore era insopportabile, faceva rumore tutta la città, il Vesuvio, le strade, il mare, le case vecchie dei Tribunali e dei Quartieri, quelle nuove di Posillipo. Lila si divincolò, gridò: non mi toccare. Fu un urlo rabbioso, m’è rimasto impresso più dei secondi lunghissimi del terremoto. Capii che mi ero sbagliata: lei, sempre al governo di tutto, in quel momento non stava governando niente. Era immobile per l’orrore, temeva che se solo l’avessi sfiorata si sarebbe rotta.”


Passano gli anni e la rivalità tra Lila ed i Solara, che ora gestiscono il giro della droga nel rione, non accenna a placarsi. Michele, in particolare, dopo un periodo in cui non sembrava più lui, è tornato in affari più crudele di prima, e cerca vendetta contro Lila che lo ha, a suo dire, usato ed abbandonato. Al funerale di Alfonso Carracci, ammazzato di botte per la sua omosessualità, le tensioni riesplodono.


Un giorno, durante una festa domenicale del rione, accade un fatto gravissimo: la piccola Tina scompare nella folla. Inutili sono le ricerche disperate, le indagini che durano giorni: la bambina si perde per sempre tra le vie del rione.


Questo evento è il fulcro del romanzo, una tragedia che lascia attoniti i lettori e che scardina il mondo che i personaggi avevano faticosamente cercato di creare e conservare.


I primi sospettati sono ovviamente i Solara, ma le prove per incriminarli non salteranno mai fuori. Tutto crolla in modo veloce, anzi, nella parte del romanzo riferita alla vecchiaia delle protagoniste gli eventi sembrano affastellarsi, e ben pochi sono positivi, anzi, morte e disgrazie prevalgono.


Enzo e Lila non hanno più testa per il lavoro, finiscono per vendere l’azienda e per separarsi loro stessi. Enzo, distrutto dal duplice dolore di aver perduto Tina e di non essere più amato da Lila, va al Nord. Pasquale e Nadia, finito il tempo delle Brigate Rosse, vengono arrestati. Muore il fratello di Lila, Rino, consumato dalla droga, e rischia l’overdose anche suo figlio Gennaro, salvato per un pelo da Enzo. Muoiono gli stessi Solara, il cui potere è ormai tramontato, uccisi da una sparatoria di fronte alla chiesa. Elisa, la sorella di Lenù, rimasta vedova di Marcello Solara, scappa con il figlio al Nord, dove si risposa. È illuminante il un passo che riguarda la morte dei Solara, proprio esemplificativo della banalità del male:


Proprio mentre mi accorgevo di sapere quelle cose scoprii che erano importanti. Segnalavano come io e mille e mille altre persone perbene di tutta Napoli eravamo state dentro il mondo dei Solara, avevamo partecipato all’inaugurazione dei loro negozi, avevamo comprato paste nel loro bar, avevamo festeggiato i loro matrimoni, avevamo comprato le loro scarpe, eravamo stati ospiti nelle loro case, avevamo mangiato alla loro stessa tavola, avevamo preso in modo diretto o indiretto il loro denaro, avevamo subito la loro violenza, e avevamo fatto finta di niente.”



L’epilogo


Più la generazione di Lila e Lenù sembra tramontare, più quella dei loro figli è vitale: fa, disfa, sbaglia, si conquista il mondo senza rendersi conto di quanti privilegi in più ha rispetto ai suoi genitori.


Da anziana, Lenù si trasferisce a Torino. Porta avanti qualche ultimo lavoro, anche se sa che è ormai il momento di ritirarsi. Non ha più grandi amori, solo compagni occasionali. Le sue figlie vivono e lavorano all’estero, Dede l’ha fatta diventare nonna. Lila non le parla più da quando ella ha pubblicato il racconto Un’amicizia, che narrava fin troppo di entrambe.


Poi, all’improvviso, l’enigma finale. La scomparsa di Lila, la sua fuga, la scancellazione che aveva già preannunciato in vari modi ma che nessuno aveva mai davvero ascoltato.


Qualche tempo dopo, Lenù riceve un pacco senza nome, ma comprende subito chi è il mittente. Tra carta e cartone, infatti, ci sono le due bambole dell’infanzia di Lila e Lenù, le stesse bambole che entrambe avevano buttato per dispetto nello scantinato dov’era nascosto Don Achille, e che sembravano scomparse per sempre. L’ultimo pensiero di Lenù è: ora che Lila si è fatta vedere così chiaramente, devo rassegnarmi a non vederla più.


Mi sto ancora interrogando sul senso di questo epilogo. In che modo Lila si è fatta vedere così chiaramente? Come persona intelligente ma cattiva, perché ha fatto credere a Lenù che le bambole fossero scomparse? Come amica che però ha avuto per tutta la vita dei segreti con chiunque, persino con lei? Come persona bisognosa di Lenù, perché con la vicenda delle bambole l’ha definitivamente legata a sé?


Le opzioni sono tante. L’unica certezza è che Lenù è stata l’unica persona che Lila ha voluto contattare, facendole sapere, a modo suo, che è viva e che sta bene, lontano da tutti coloro che le hanno fatto del male ed hanno reso la sua vita una tragedia.





...e questa è la fine!

Sapevo che sarebbe valsa la pena di rileggere questa tetralogia, ma non immaginavo di rivivere così tante emozioni e soprattutto di scoprire sfumature che non avevo mai considerato. Credo che, in questo senso, anche l’età ed il passare del tempo facciano molto. Non vedo l’ora che esca anche l’ultima serie della fiction: so che il cast è cambiato per motivi anagrafici e sono curiosa di vedere i nuovi volti.

Nel frattempo, fatemi sapere che cosa ne pensate di queste mie ultime riflessioni sulla serie!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)