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giovedì 21 luglio 2022

INCONTRAMI A SIVIGLIA

Storytelling Chronicles: luglio 2022




Cari lettori,

benvenuti all’appuntamento di luglio con la rubrica di scrittura creativa “Storytelling Chronicles”!


Per questo mese, così come a giugno, avevamo un compito delle vacanze: pensare, in data 14 luglio, al posto che preferiamo in assoluto, e trasformarlo nella nostra ambientazione spaziale.


Ecco, io ho preso una piccolissima licenza, perché il primo luogo che mi è venuto in mente è Varazze, in particolare alcuni angoli, ma chi segue questa rubrica sa che ho parlato già in varie salse del mare: quello della mia amata Riviera Ligure (in questo racconto), ma anche quello dei ricordi d’infanzia, quello di una delle più belle vacanze della mia adolescenza, quello ideale del retelling, quello che fa da culla al nascere di un amore un po’ enemies to lovers.


Per quanto il mese di luglio “chiami” il mare, sentivo la necessità di raccontare qualcosa di diverso. Così mi è venuto in mente un viaggio in Spagna che ho fatto nell’estate del 2011 ed in particolare una città che mi è rimasta nel cuore: Siviglia, centro della caratteristica e meravigliosa regione dell’Andalusia.


Vi lascio, quindi, alla lettura di “Incontrami a Siviglia”!



Incontrami a Siviglia


Siviglia, 10 luglio 2022


Ed alla vostra destra potete ammirare il giardino principale dell’Alcazar, luogo di delizie e di ristoro per chi vi abitava...”

Luna non riesce a trattenere uno sbuffo di impazienza sentendo le parole della guida. Non che ci sia niente di male in lui: come buona parte degli spagnoli, ha preferito parlare un italiano discreto invece di un inglese scolastico, ed in effetti ha ragione, un giardino così delizierebbe e ristorerebbe chiunque. Solo che Luna fatica ad immaginarsi i nobili che hanno vissuto in Spagna qualche secolo fa mentre si dicono “Che stress, ho proprio bisogno di un pomeriggio in giardino!”


In linea di discendenza, l’ultima che si è probabilmente dannata l’anima, ed in tenera età, per potersi conquistare il suo diritto a vivere da nababba nella splendida Andalusia, è stata Caterina D’Aragona. Che comunque, come Philippa Gregory insegna, è riuscita a passare solo qualche anno della sua vita tra aranci e sole, e poi ha dovuto trascorrere il resto della sua vita nella gelida Inghilterra accanto a due re, il primo morto malamente di “influenza inglese”, il secondo dotato di una mentalità un po’ troppo avanti per i tempi in materia di divorzio. Tutti coloro che sono venuti dopo di lei hanno avuto vita decisamente più facile. O almeno, così le pare. Lei insegna matematica e fisica, con la storia arriva fino ad un certo punto.


Le sue conoscenze limitate in materia, però, non le impediscono di apprezzare il luogo incantevole. È una mattinata torrida e la luce già troppo forte attraversa le sottili finestre che, ad intervalli regolari, abbelliscono la cinta muraria che corre intorno al complesso. I decori di tipo moresco vengono messi in risalto dalla luce, in un tripudio di blu e rosso mattone. All’interno del giardino, le piante crescono l’una sull’altra, creando dei percorsi obbligati per gli unici residenti, dei pavoni che zampettano pigramente da un muretto ad un altro.


Ottima scelta, amica” commenta Emma, la compagna di viaggio di Luna.

E tu che non volevi venire!” ribatte Luna ridendo.

Ora sei ingiusta, sai. Nessuno voleva andare in vacanza più di me. Ho passato le due ore dell’ultimo collegio docenti a friggere sulla sedia. Almeno tu hai fatto il tuo nel seminterrato, con il fresco. Noi siamo rimasti in aula docenti. Si boccheggiava.”

Ma se quando stavamo prenotando tu non hai fatto altro che ripetermi: ‘Sei sicura?’.”

Certo che te l’ho ripetuto. Ma non per la location. Sai benissimo il perché.”

Perché sei una vera amica e ti preoccupi per me, certo.”

Uh, grazie per la sviolinata. Sì, sono un pochino preoccupata. Tu sei ancora certa della tua follia?”

Follia, che esagerazione. Dopo una settimana di tour dell’Andalusia sempre insieme, che cosa vuoi che siano quattro giorni in più da sola in una città meravigliosa?”

Da sola, sì, come no.”

Ho una probabilità del 50%.”

Che pazienza, con voi matematici! Credimi, la probabilità è molto al di sotto del 50%. È proprio questo che mi preoccupa.”



* * *


Provincia di Milano, lunedì 4 ottobre 2021


Quest’anno non so se ce la farò.

Devo farcela, posso farcela, voglio farcela!

Ma perché convocano sempre di venerdì? Perché all’ora di pranzo? Mi sono rimaste le polpette sullo stomaco fino a domenica sera…

E invece va bene, è giusto così. Presa di servizio lunedì mattina, e mi attende subito una settimana piena!

Vorrei fare rewind delle vacanze estive…

E invece ti tocca. E ammettilo, ti è pure mancato.”


Finita la sua sessione di training autogeno da inizio supplenza, Luna spinge la porta, non senza un certo tremore delle mani, ed entra nell’edificio.

L’atrio è ampio e sembra arioso, ma presto si riempirà di adolescenti tra l’eccitato e lo svogliato. A sinistra, nel chiostro del bar, un uomo di mezza età asciuga dei bicchieri, ma sembra godersi pensoso gli ultimi minuti di libertà prima dell’invasione. Luna capisce benissimo quella sensazione: è giovane, ma l’ha già provata innumerevoli mattine. Più in fondo c’è una piccola porta che dà sulla segreteria. Pochi minuti e molte scartoffie dopo, è già in aula docenti, perché, come nella migliore tradizione del supplente, si inizia a lavorare subito dopo la presa di servizio.


Colleghi, è arrivata finalmente una sostituzione per l’aspettativa di Dondi!”

Dondi? Davvero? Ma allora non ci sarà per tutto l’anno?”

Ed è vero che è fuggito dicendo vado a lavorare nella lavanderia di mia cognata?”

La premessa non è molto allegra, ma il sorriso dei nuovi colleghi sembra caloroso. Forse sono solo felici di non litigare per un po’ con una collega difficile, e di avere avuto in cambio una novellina dall’aria inoffensiva, ma non è detto.


La vicepreside, che ha introdotto Luna in aula docenti, è già passata al tu, onorando così un’altra tradizione scolastica, e passa a presentarle i colleghi.

Lui è Mirko, coordinatore della tua 1 C… Angelica, la direttrice del dipartimento di matematica e fisica… e lì in fondo Lorenzo, il coordinatore della tua 4 B.”

L’ultimo collega che ha nominato è un uomo maturo, già chino su dei compiti da correggere alla scrivania. Filosofia, ad una rapida occhiata. È stato uno dei pochi a non avvicinarsi alla nuova arrivata, ma quando solleva lo sguardo Luna coglie un lampo di curiosità. “Quindi sei tu che sostituisci Dondi, eh?”

Lorenzo, te l’ho già detto” ripete lentamente la vicepreside. Sembra aver già fatto questo discorso almeno una decina di volte. “Non è il caso di lasciare un compito come il coordinamento ad una persona che si deve ancora ambientare. È meglio che ci pensi tu!”

Ceerto, tanto io sono… come si dice? Collega di esperienza! In breve, sono vecchio!” è la risposta di Lorenzo, tra il serio ed il faceto, mentre inforca nuovamente gli occhiali da lettura e riprende a decorare con indecifrabili svolazzi rosso magenta quei poveri fogli protocollo, colmi di tentativi di filosofeggiare. Tentativi falliti, a quanto pare.


Luna lo fissa, un po’ sconcertata. In effetti, un pochino vecchio è. Non tanto, eh. Ha quell’aria vagamente consumata dei quasi cinquantenni che sono stati “tutto sommato dei bei ragazzi” ma hanno sempre investito più sulla materia grigia che sull’aspetto. Capelli più grigi che neri ancora abbastanza folti, occhi scuri dietro agli occhiali da lettura, camicia di flanella a scacchi che fa molto filosofo, appunto.


Il suono della campanella distoglie tutti dalle ultime incombenze e Luna dai suoi sogni ad occhi aperti. Se questo Lorenzo non vuole aiutarla con la 4 B, chiederà a qualcun altro. Fosse la prima volta! Di sicuro c’è qualche generosa collega quasi pensionata che sarà più che felice di darle una mano (“Sembri tanto mia figlia...”)


* * *


Milano, 18 marzo 2022


Ssh ragazzi! Lo spettacolo sta per iniziare!”

See prof, tanto ci siamo già fatti riconoscere...”

Luna sprofonda sulla sedia di velluto rosso, già esausta. Si è già un po’ pentita di esserso offerta, di venerdì pomeriggio, di accompagnare i ragazzi di 4 B in città, a Milano, a vedere Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare.

La sto già sognando io, la mia mezza estate. Cerca di ignorare quel pensiero. Autunno ed inverno sono scivolati via in un attimo, la primavera – con tutte le sue incombenze – sta bussando alla porta e, prima che lei stessa se ne renda conto, arriverà di nuovo il momento del temuto rush finale dell’anno scolastico. Gli anni scorsi, nei momenti di maggiore fatica, le veniva facile far volare l’immaginazione pensando alle vacanze estive, a che cosa avrebbe potuto programmare, a come si sarebbe goduta quel tempo sospeso tra due differenti supplenze… tra due avventure tutte da vivere. Ma quest’anno no, non ci riesce. Non le piacerebbe lasciare questa scuola in cui si sta trovando così bene, questi ragazzi che le stanno dando tante soddisfazioni.

E forse anche qualcun altro.


Vicino a lei, Lorenzo sembra imperturbabile.

Lorenzo, scusa, ma vuoi dire qualcosa anche tu ai ragazzi? Sembrano una mandria di bufali!”

Tranquilla, non appena inizierà la magia di Shakespeare si zittiranno subito.”

Sei fin troppo ottimista. Come facciamo a sapere che Shakespeare li interesserà? Questa uscita era stata preparata dalla Rossetti, è lei che fa inglese con loro. Io non conosco le loro reazioni davanti alla letteratura...”

Nemmeno io, ma vedrai… prova a dar loro un po’ di fiducia. Chissà che non ci stupiscano in positivo.”

Lorenzo è così. Dai loro un po’ di fiducia. Crescerebbe i ragazzi a pane e fiducia. Però l’effetto calmante che ha su tutti non è niente affatto male. In questi mesi egli l’ha ricondotta alla ragione più volte, tutte quelle in cui le sue ansie da supplentina sembravano avere la meglio.


Perché sì, alla fine l’ha aiutata, ed anche molto. Luna non se n’è resa nemmeno conto, ma ha iniziato a confrontarsi con lui sempre più spesso. All’inizio parlavano solo e soltanto di lavoro: della loro amata 4 B, delle differenze di metodologia tra materie umanistiche e scientifiche, della tendenza di Luna ad essere un po’ troppo chioccia con i ragazzi ed a come una serie di preoccupazioni si sarebbero dissolte – o almeno attenuate – con l’esperienza. Poi però è arrivato il semplice piacere di chiacchierare. E quando sono arrivati a qualche confidenza Luna ha iniziato a preoccuparsi.


Perché Lorenzo le piace molto, ecco la verità.

Le piace, e non era nei suoi piani. A trentaquattro anni, dopo una lunga serie di presenze a matrimoni e battesimi, e con la bacheca Instagram intasata di I said Yes, gender reveal e foto di pargoli con Meraviglioso amore mio di Arisa di sottofondo, il più delle volte non si aspettava un granché. Al massimo che qualche coppia di suoi amici le presentasse un “amico simpaticissimo e single” con il quale avrebbe condiviso un aperitivo e poi più nulla, perché sì, sicuramente il tizio in questione era “una bravissima persona”, ma casa sua dovrebbe essere un luogo da condividere con una persona che ama, non un asilo per bravissime persone. Nei suoi momenti di più sfrenato ottimismo le era capitato di immaginare un incontro con un altro giovane come lei, proveniente o dalla scuola o dalle mille altre realtà che trasformano in un neolaureato di belle speranze in un trentenne precario. Insieme a questo fantomatico Mr X avrebbe potuto condividere le frustrazioni di un’esperienza comune, ma anche la gioia di avere, come si suol dire, tutta la vita davanti.


Lorenzo, invece, ha cinquant’anni. Ha un divorzio alle spalle ed una figlia di dodici anni che è affidata a lui. Luna ha pensato molto spesso al suo futuro, a volte ha persino sognato di diventare un’attrice hollywoodiana, ma non si è mai vista come matrigna buona di una ragazzina di dodici anni. Lui vive un altro tempo della vita, un altro modo di vedere il mondo. Ma ha anche il suo stesso modo arguto di vedere il mondo della scuola, la medesima tendenza a scomporre la realtà e ad analizzarla tramite la forma mentis avuta in dono dagli studi e, ultimo ma non meno importante, una passione per il teatro che li accomuna.


Così, quando la Rossetti ha telefonato a scuola stamattina dicendo di avere un febbrone da cavallo, Luna non ci ha pensato due volte ed è andata dritta da Lorenzo dicendogli: “La sostituisco io oggi pomeriggio, ti aiuto io con la 4 B”. Molto meglio stare in un teatro stipato di studenti, ma con Lorenzo e la presenza rassicurante di Shakespeare, piuttosto che rimanere a casa a correggere i compiti e ad immaginare quanto potrebbe essere bella l’ex moglie di Lorenzo.


È la prima volta che vedi Il sogno?” le chiede lui, interrompendo inconsapevolmente un flusso ininterrotto di pensieri.

In realtà no, l’ho visto in un paio di versioni. Al mio paese, tempo fa, e poi tre anni fa, con l’abbonamento che mi ha regalato la mia migliore amica.”

Non mi dire! Matematica e fisica di giorno, teatro la sera?”

E perché no? Ti dirò di più. Vuoi sapere cosa mi piace di più della produzione shakespeariana?”

Mah… ho come la sensazione che non mi dirai Romeo e Giulietta. Trama un po’ troppo irrazionale per te, vero?”

Luna non può trattenere una risata.

Vero, vero. In tutta onestà io… amo le tragedie storiche. So che ai giorni nostri sono meno apprezzate di quanto non lo fossero al tempo, ma… tu che ne pensi?”

Lorenzo sorride ironico. “Stai scherzando? Non hai dimenticato con chi stai parlando, vero? Sei qui con il tuo collega di filosofia e storia, eh… nel caso ti fosse passato di mente!”

E qual è il parere dello storico, quindi?”

Il parere dello storico è che Riccardo III è un capolavoro immortale. Il parere del collega e dell’amico, invece, è che se ti piace il periodo storico della Guerra delle Due Rose e dei Tudors potresti leggere altro oltre alla cara Philippa Gregory, che pure scrive degli ottimi romanzi.”

Guarda che nei libri della Gregory Riccardo III viene quasi riabilitato...”

Coraggioso da parte sua. Che ne dici invece di andare incontro al mostro e di vedere con me il Riccardo shakespeariano?”

Luna si blocca. Lorenzo sta parlando seriamente?

Ho due biglietti per sabato prossimo. Ne parliamo dopo.”

A Luna non resta che pensare che in certi casi le parole sono superflue.


* * *


Siviglia, 11 luglio 2022


Il centro storico di Siviglia è come un labirinto nel quale chi entra è felice di perdersi. Teli bianchi sono tesi da una casa all’altra, tra i due lati opposti della via, in modo da consentire sia a residenti che a turisti di camminare senza soffrire troppo le torride temperature locali, che tra luglio e agosto toccano punte di 47 gradi.

Palazzi bianchi con fregi rosso mattone e gialli, bifore con decorazioni moresche e vetri multicolore, maioliche blu che rivestono le pareti di caratteristici negozietti, piazze che si aprono all’improvviso alla fine di una via tortuosa: tutto è nuovo e sorprendente agli occhi di Lorenzo. È già stato a Siviglia in gita scolastica, da giovane supplente, in un altro periodo dell’anno, ma è passato tanto tempo ed ora la città gli appare sotto una nuova luce.


Gli viene da sorridere passando davanti ad un negozio di caramelle, tutto bianco e rosso, che sua figlia qualche anno fa avrebbe adorato. È ormai da un po’ di tempo che Isabella non si accontenta più dei dolcetti, come una volta.


Poche ore prima, in aeroporto, Lorenzo ha salutato lei e la sua ex moglie, in procinto di partire per la Sardegna per una vacanza a due. Poi è partito anche lui, sentendosi malinconico, come sempre accade quando lascia Isabella alla madre, ma anche pervaso da un’insolita impazienza.


La sua destinazione gli appare improvvisamente, in fondo al vicolo. L’ingresso laterale, discreto, di Plaza De España. Superati venditori di ventagli multicolori e floreali, ed un angolo dove alcuni artisti locali si esibiscono nel flamenco, la piazza gli appare in tutto il suo splendore, tra palazzi istoriati, portici ed il corso d’acqua che sembra abbracciarla. Alla sua sinistra c’è una serie di nicchie con mosaici talmente belli e colorati da commuovere, ma i suoi occhi sono solo per la giovane donna seduta sui gradini poco distanti. È voltata verso il centro della piazza ed avvolge i lunghi capelli neri tra le mani in un gesto che potrebbe indicare sia nervosismo che troppo caldo. Il look sportivo, con maglietta fuxia e shorts di jeans, non è quello con cui lui è abituato a vederla, ma la riconoscerebbe anche se fosse in costume d’epoca.


Non fa un po’ caldo per aspettare in questa piazza?” domanda Lorenzo con tono apparentemente casuale.

Luna si volta lentamente. Ha già riconosciuto la sua voce, ma vederlo fa esplodere un sorriso sulle sue labbra, come un singhiozzo trattenuto troppo a lungo.

Sei arrivato.”

Già. E fino a nuovo ordine… sono libero da qualsiasi impegno.”


Luna ha pensato molto, mentre aspettava Lorenzo sulla gradinata all’ombra, con le chiacchiere dei turisti nell’orecchio sinistro ed il flamenco nel destro. È vero, l’Andalusia era da tempo sulla lista sua e di Emma per una vacanza di fine anno scolastico. Ma forse non è un caso che Lorenzo la abbia raggiunta proprio lì.

A pochi chilometri dalla reggia di Granada, dove i genitori di Caterina D’Aragona hanno consumato l’ultimo atto della reconquista spagnola. In mezzo a palazzi moreschi, ideati dal popolo arabo, creatore dei numeri. Tutto in questi luoghi sembra essere una commistione di storia e matematica, dei loro due mondi che in apparenza sembrano inconciliabili ma che qui vivono insieme in armonia.

Persino i sedici anni di differenza sembrano scomparire di fronte a tutti questi secoli di storia e di scienza. E poi è la stessa distanza che divide Emma e Mr Knightley, nonché Vani Sarca ed il commissario Berganza. Ci sono premesse ben peggiori.


È un bel posto per una nuova vacanza” considera Lorenzo, prendendo per mano Luna ed aiutandola a rialzarsi.

Ma anche per una nuova estate” risponde lei guardandolo negli occhi senza più incertezze.

Eh sì” replica Lorenzo mentre si incammina, senza lasciare la sua mano “è proprio una nuova stagione.”



FINE



Alcuni link e riferimenti utili:


1) Per saperne di più sul mio viaggio in Spagna di qualche anno fa, andate a dare un’occhiata a questo post.


2) Ho già omaggiato Philippa Gregory nel mio racconto L’Incubo, che trovate a questo link. Tornare a raccontare dei suoi splendidi romanzi mi è parso naturale, ripensando ai primi capitoli di Caterina, la prima moglie, ambientati, appunto, tra Madrid e l’Andalusia.


3) Una versione pregevole del Riccardo III è quella di Davide Lorenzo Palla, della quale vi avevo parlato qui. Invece a questo link trovate la recensione di un’interessante messa in scena del Sogno di una notte di mezza estate.


4) La mia recensione di Emma di Jane Austen è qui. Invece del primo incontro tra Vani ed il commissario parlo in questo post.




...e anche questo mese mi sono dilungata! Ormai mi conoscete, quindi non credo che la cosa vi stupirà. Qualche mese fa mi sono dilettata a creare una storia d’amore con age gap in un contesto regency, così mi è rimasta la curiosità di provare lo stesso “ingrediente narrativo” in un contesto contemporaneo. Ho anche voluto raccontare, in maniera un po’ romanzata, i miei sentimenti nel corso di questo mese di luglio: l’estrema gratitudine per l’anno scolastico che si è concluso e mi ha arricchito moltissimo e l’eccitazione per la stagione estiva ormai arrivata. L’intreccio rosa è ovviamente frutto della mia fantasia; le riflessioni su come si sente chi fa supplenze e si considera un po’ insegnante ed un po’ allieva, invece, sono ben più realistiche.


In agosto ci sarà la mia consueta pausa estiva, quindi vi do appuntamento a settembre per il prossimo racconto della rubrica “Storytelling Chronicles”!

Nel frattempo, fatemi sapere che cosa ne pensate di Incontrami a Siviglia!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 23 giugno 2022

DALLA PARRUCCHIERA

 Storytelling Chronicles: giugno 2022



Cari lettori,

benvenuti all’appuntamento di giugno con la rubrica di scrittura creativa “Storytelling Chronicles”!


Per i tre mesi estivi, la nostra amministratrice Lara ha pensato ad un’organizzazione un po’ più libera rispetto al nostro solito: ci ha lasciato tre “compiti delle vacanze”, uno per ogni mese, senza però obbligarci a pubblicare nel mese esatto.


Voi però sapete ormai che io sono piuttosto precisina, così ho pensato di proporvi comunque in giugno ed in luglio i “compiti delle vacanze” corrispondenti, mentre in agosto farò la solita chiusura del blog (anche se non è escluso che recuperi il terzo tema in settembre).


Il compito di giugno era decisamente intrigante: “Il giorno 14 giugno, ore 16.50, guardate alla vostra destra: il primo oggetto che il vostro occhio osserverà, sarà il protagonista del vostro racconto”.


Ecco, ammetto di non averlo fatto proprio apposta, dal momento che il calendario di giugno è, ehm, pienotto. Vi dico solo che ho appeso il calendario del Wwf in cucina, che la foto di giugno è quella di un cucciolo di leoncino ed io ogni volta che lo guardo penso “Ecco giugno, un mese da leoni”. Fatto sta che il 14 sono riuscita ad incastrare la parrucchiera, e così alla mia destra, ma pure alla mia sinistra, in alto e in basso, c’erano solo attrezzi da lavoro, lavandini, specchi e caschi. Ho pensato così di ambientare il mio racconto proprio in un negozio di acconciature. So che teoricamente il nostro “Summer Countdown” è finito, ma ne è uscito fuori comunque un racconto tutto dedicato all’attesa dell’estate. Vi lascio alla mia storia Dalla parrucchiera, sperando che vi piacerà!



DALLA PARRUCCHIERA


Ancora due colpetti di forbice e potrò alzarmi, pensa Martino con un leggero sospiro d’impazienza. Non aveva previsto di passare dalla parrucchiera quel pomeriggio, ma il martedì non c’è mai molta gente e lui ha proprio bisogno di una risistemata. Mentre si guarda allo specchio, egli non può fare a meno di notare che oggi Sarah ha utilizzato una tecnica nuova per il suo solito taglio da dieci euro. Con i capelli riportati tutti a sinistra ed ancora bagnati, sembra davvero un vecchietto pronto per la villeggiatura… cosa che in effetti è.

Tutti pensano che i pensionati abbiano tempo da buttare via, giornate infinite ed uno strano, ingiustificabile desiderio di tenere occupati con le loro richieste per nulla urgenti gli altri, che invece hanno tanto da fare, perché lavorano ed il loro tempo è contato.


Invece Martino ripensa spesso con nostalgia ed una punta di rimpianto alla sua bottega di falegname, quella che ha dovuto chiudere subito dopo il suo pensionamento perché suo figlio ha studiato altro e comunque si sa che l’artigianato svolto con metodi tradizionali non rende più. Se chiude gli occhi, mentre le forbici di Sarah continuano a lavorare, riesce a risentire tutti i suoni dei suoi vecchi attrezzi: ognuno aveva una sua particolare sonorità, come gli strumenti di un’orchestra sinfonica che non va mai fuori tempo. Gli piacerebbe ritrovarsi ancora lì a tagliare con precisione un'asse di legno, a ripassare con la carta vetrata una punta piena di spigoli, a piantare chiodi tra lastre perpendicolari ed iniziare a vedere che si sta lentamente componendo lo scheletro di un mobile. Non che ora non lo faccia mai; semplicemente non è la stessa cosa. Un tempo era un lavoratore, ora è un pensionato hobbista.

A casa sua ci sono due garage; nel primo c’è la sua vecchia utilitaria, al quale egli cerca di allungare la vita il più possibile; il secondo ha ospitato per qualche anno la macchina nuova da neopatentato di Alessandro, suo figlio, ed ora è diventato una sorta di laboratorio. Lì Martino può rivivere tutte le gioie e le fatiche della sua professione, componendo mobili per casa sua, o per amici e parenti, in tutta tranquillità… almeno così credeva all’inizio. Da quando Alessandro è diventato padre, egli ha scoperto di essere stato appena assunto per una professione molto più complessa e totalizzante: il nonno.


Quest’autunno Gioia compirà sei anni; Gabriele, invece, ha appena spento quattro candeline. E questo martedì Martino ha una gran fretta perché domani mattina lui, la moglie ed i nipotini si metteranno in macchina circondati da valigie piene di utile e (molto più) futile, galleggianti a forma di fenicottero rosa, sporte di spesa avanzata che è un peccato non portarsi da casa e borse termiche piene di acqua e di succhi. Direzione Riviera Ligure, per quindici giorni di relax (la sola parola gli fa ridere e spostare la testa, che Sarah prontamente gli raddrizza), in attesa che anche i genitori dei bambini inizino le tanto sospirate ferie. La vigilia della partenza è sempre un momento frenetico, soprattutto quando ci sono di mezzo i bambini, ma Martino si sente felice: anche lui, proprio come i suoi nipoti, adora il mare. Solo, ogni tanto, negli ultimi giorni, prova una strana sensazione. Come se avesse tre desideri da chiedere ad un fantomatico genio della lampada.



Vorrei che i miei nipotini, qualche volta, smettessero di correre e di saltarmi intorno per sedersi ad ascoltare qualche storia del loro vecchio nonno.

Per una volta, mi piacerebbe andare in vacanza con mia moglie da solo, come ai vecchi tempi. Magari sui monti, a prendere un po’ d’aria fresca dopo tutto quel sole e quella salsedine.

Spero che i miei mobili resteranno nelle case dei miei ex clienti per generazioni, anche quando della mia bottega non sarà rimasto nemmeno il ricordo.


* * *


Tra effetto balayage, shampoo e taglio oggi ci vorrà un po’, considera pensierosa Giuditta. Mentre osserva Sarah girare intorno a lei con spatola e stagnole, pronta ad impacchettare i suoi capelli una ciocca sì e due no per regalare delle sfumature di castano ramato ai suoi lunghi capelli neri, si rende conto che la radio è stranamente spenta. Eppure lei ha continuato a canticchiare per tutta la durata dell’operazione tricologica. Non riesce a togliersi di testa quella canzone che si intitola Più felice che mai e invece forse non ha molto a che fare con la felicità. Non è un brano sereno e spensierato, uno di quelli che ti capita di sentire in radio ad inizio giugno, la solita sequela infinita di feste, falò sulla spiaggia ed amori improvvisi. Happier than ever è una canzone sul sollievo, sulla sensazione di aver “scansato un fosso” - come diceva la nonna di Giuditta -, di essersi liberati da una situazione tossica.


Al centro della storia c’è la relazione di una donna con l’uomo sbagliato, ma Giuditta è single da più di due anni e davvero non sa spiegarsi perché nelle ultime settimane si sia ritrovata a cantare quella canzone con tanto sentimento – rabbia, se vogliamo dargli un nome. Proprio ora, però, mentre Sarah la obbliga a non avere nulla da fare ed a pazientare, si chiede se le parole del brano, specie dell’ultima strofa (un vero colpo al cuore) non si possano riferire anche a situazioni diverse dalla relazione amorosa. Ad un gruppo di amici che tale non è, per esempio.

Subito dopo la fine della sua storia con Lorenzo, Giuditta si era sentita molto sola. Si era fatta prendere dallo sconforto, dai discorsi retorici su quanto è difficile rifarsi una vita sentimentale (o anche solo dalle amicizie) dopo i trenta, da una sensazione di vuoto che la terrorizzava. Certo, c’erano la sua famiglia d’origine, le sue due amiche del cuore, il suo lavoro da impiegata in un ufficio con qualche collega un po’ anziana e rassicurante con cui si era sempre trovata bene, ma tutto questo, all’improvviso, non le bastava.


Un po’ per noia ed un po’ per tristezza, si era fatta trascinare da un vecchio amico di Lorenzo, forse rattristato dalla loro rottura, ad una serata con una compagnia del paese piuttosto vasta: persone che in parte conosceva dall’adolescenza e che in parte non aveva ancora avuto occasione di incontrare. A poco a poco Giuditta era integrata nel gruppo – o almeno così le sembrava – e per lei era iniziata una lunga serie di serate divertenti, vacanze programmate nelle località più esclusive d’Italia e d’Europa, domeniche fuori porta tra grigliate, gite ed altro ancora. Le piaceva sentirsi ancora come una studentessa universitaria a caccia di indipendenza nel tempo libero; le sembrava di aver trovato nuove amicizie femminili a portata di mano, con le quali condividere la sua quotidianità; si era persino divertita a flirtare con un ragazzo del gruppo.

Ben presto, però, la situazione aveva iniziato a prendere un’altra piega. E lei per troppo tempo aveva chiuso gli occhi volontariamente davanti a ciò che non andava.


Non ho niente a che fare con te, no, perché io non tratterei mai me stessa così male. Ancora le parole di quella canzone che tornano a tormentarla. È che purtroppo non è facile rendersi conto progressivamente che per le persone che tu consideri ormai care sei una sorta di presenza in più, utile a fare numero, ma della quale nessuno, in fondo, sente la mancanza quando non c’è. Tu mi hai fatto odiare questa città. Giuditta si è resa conto, giorno dopo giorno e suo malgrado, dell’imbarazzante chiusura mentale di tante delle persone di quel giro, delle loro battutacce medioevali, della loro pruderie camuffata da ironia, e si è chiesta per mesi se davvero tutti i suoi concittadini siano così o se si tratti soltanto di una sfortunata coincidenza. Tu eri il mio tutto, e tutto quel che hai fatto è stato rendermi incredibilmente triste. Ormai Giuditta stava iniziando a considerare quelle persone come una sorta di “chosen family”… ed invece si è ritrovata a doversi difendere dalle cattiverie, a scoprire profondi disaccordi all’interno della compagnia stessa, a dover fare finta di divertirsi all’ennesima serata di finta allegria, avendo peraltro la sensazione di non essere l’unica a recitare. Quindi non sprecare il tempo che non ho. Soltanto ora che il dispiacere per la rottura con Lorenzo si è definitivamente dissolto, Giuditta comprende di aver sempre avuto una vita piena, con un lavoro che le piace, poche persone fidate, tanti interessi. E di non avere più tempo per la ricerca di un divertimento a tutti i costi con persone che non si sforzano neanche di conoscerla meglio. E non provare a farmi sentire male, potrei parlare di tutte le volte che ci sei stato quando ho avuto bisogno di te, ma avrei una pagina vuota, perché non l’hai mai fatto. Perché alla fine lei c’è stata sempre per quei cosiddetti amici, ma ha dovuto affrontare da sola i momenti di dolore e di sconforto. Non c’è nulla di peggio di quando ti rendi conto di essere sempre andata incontro a qualcuno con energia positiva ed entusiasmo, e di aver ricevuto in cambio indifferenza nel migliore dei casi, una sonora porta in faccia in tutti gli altri.


Mentre Sarah toglie i quadratini di stagnola sotto il getto del lavandino e le restituisce i suoi capelli in colorazioni diverse, Giuditta sente che nello scarico stanno finendo anche la rabbia ed il dispiacere. Per la prima volta dopo tanto tempo si sente cresciuta, sicura e pronta ad iniziare un nuovo capitolo. E l’inizio dell’estate è il momento migliore per ricominciare. È stufa di pseudo divertirsi a Ibiza e Mykonos finendo poi per litigare tutti i giorni perché si è in troppi e tanto diversi. Quest’anno mare in tranquillità con le sue due amiche vere.




Vorrei godermi finalmente la libertà di essere me stessa con le persone che amo, o anche da sola, facendo quel che voglio quando voglio.

Mi piacerebbe avere dei momenti di pace quest’estate in cui mi godo il momento, vivendo appieno un periodo tanto atteso, invece di essere sempre presa dall’ansia di dover dimostrare agli altri che mi sto divertendo.

Spero di ricordare per sempre queste mie sensazioni, perché mi sa che sì, un fosso l’ho scansato davvero.


* * *


Un taglio veloce e dopo potrò tornare a casa, pensa Veronica. Mentre Sarah le poggia sulle spalle la mantellina colorata, ella guarda il suo riflesso nel lungo specchio rettangolare, dai capelli bagnati alle scarpe da ginnastica semi nascoste sotto i jeans.


Lavora con i libri e la cultura, quindi in ufficio le è consentito essere informale. Anche perché è l’ultima ruota del carro. “Hai solo ventisei anni e tutto il tempo che vuoi per fare esperienza”, le dicono. Il che significa che ha ancora poco più di tre anni per tentare con gli stage a quattrocento euro al mese, poi nel giro di una notte passerà da troppo giovane a troppo vecchia.


Nella casa editrice dove lavora adesso è riuscita a strapparne quattrocentotrentatré, che le accreditano ogni due mesi perché evidentemente non vale la pena di emettere un assegno così misero e così di frequente. Ora che è arrivata l’estate vorrebbe rilassarsi, ma non può. I suoi sei mesi scadranno proprio con l’inizio di agosto, e la sua responsabile le ha detto di non aspettarsi nulla nel mese per eccellenza delle ferie, ma che “Vedrai, per settembre ci sarà sicuramente bisogno di te, insomma, io sono ottimista”. A Veronica piacerebbe considerare l’attestato di stima della sua responsabile come una garanzia di essere richiamata, ma già una volta ci è caduta ed il risultato è stato un mese trascorso a piangere davanti al telefono che non squillava.


Ella sa di non avere più molto tempo a disposizione per tentare di entrare in una casa editrice come impiegata vera e propria. Se continua a fare stage per altri tre anni, dopo i trenta diverrà quella che “se non è stata assunta c’è un perché” (ha amiche più grandi a cui questa frase è stata ripetuta più volte durante i colloqui) e dovrà mettersi a cercare in altri settori, sperando che siano meno complessi di quello dell’editoria. Oppure si dovrà inoltrare nel campo minato del libero professionismo e della partita IVA.


Desidererebbe con tutte le sue forze proseguire nel suo attuale posto di lavoro. O meglio, questo è quello che le suggerisce l’istinto di sopravvivenza che pulsa in lei come una bestia affamata, soprattutto le notti in cui non riesce a dormire pensando che solo l’altroieri aveva a che fare con le sessioni estive ed ora ha paura di essere, in un certo senso, già troppo grande. In realtà, se chiude gli occhi ed ascolta solo le forbici di Sarah che si muovono ritmicamente, si rende conto che la sua parte emotiva, più sincera, non vuole sempre fortemente quel posto. Il viaggio sui mezzi pubblici è abbastanza lungo e scomodo; più volte si è ritrovata a dover rimandare impegni importanti per un problema che le è stato rovesciato addosso all’ultimo minuto; è dovuta venire a presidiare l’ufficio persino il 2 giugno (che si tratti di una casa editrice monarchica?). Inoltre, ella da tempo ha capito che non è proprio tutto oro ciò che luccica. In nome della lettura e della cultura, fini generalmente considerati “alti” ed importanti, ella ha visto colleghi e responsabili giustificare dei mezzi… come minimo discutibili.


Nonostante tutto questo, Veronica vorrebbe rimanere. Perché crede ancora che sia possibile lavorare nel mondo dei libri e della cultura cercando di restare fedeli a se stessi. Perché avere un posto dove, pur con i soliti alti e bassi, le cose nel complesso funzionano la fa sentire adulta ed indipendente. Perché – e questo è quello che le costa di più ammettere – anche se questo posto non è il top, questo posto è meglio, meglio di tante cose che nei suoi due anni e mezzo da neolaureata ha già visto: i colloqui truffa, le giornate “di prova” non pagate con sparizione annessa, i contratti recisi da un giorno all’altro senza preavviso, il mobbing.


E mentre Sarah tira fuori spazzola tonda e phon per sistemarle la piega, ella vorrebbe tanto dare un taglio a tutte le sue preoccupazioni. I suoi desideri sono come una marea discontinua, fatta di onde che cozzano l’una contro l’altra.



Vorrei avere la forza di dirmi che nelle prossime sei settimane farò semplicemente del mio meglio, e che poi mi merito le vacanze.

Mi piacerebbe staccare ad agosto con serenità, anche se mi accontenterò della casa in montagna con mamma e papà, perché già mi vergogno a non essere indipendente, figuriamoci a chiedere i soldi per un viaggio.

Spero che l’estate mi insegnerà a vedere il mio futuro con meno paura e più fiducia in me stessa.



* * *


È solo martedì, pensa Sarah spazzando il pavimento del negozio. Il martedì dei parrucchieri è il lunedì della maggior parte delle persone, ma questo per lei non è un problema, anzi, si ripete questa frase con una velata allegria. È solo martedì e lei ha già portato a casa un ottimo risultato per quanto riguarda i suoi due lavori.

Sì, perché Sarah sa bene di essere sia una parrucchiera che una collezionista di storie. Le legge tutte negli occhi dei clienti, tra un tic nervoso con la gamba che denota impazienza, un sospiro soddisfatto mentre scorre l’acqua del lavandino ed uno sguardo fisso ma assente allo specchio.

Oggi crede di averne sentite tre davvero interessanti; tre classici, se vogliamo, ma proprio per questo sempre attuali.

Manca esattamente una settimana al Solstizio d’Estate ed all’inizio della stagione delle giornate infinite, dei tramonti pieni di speranze, delle serate tiepide e piene di luci. Sarah sa che i clienti lo sentono, perché giugno è il mese in cui, in assoluto, raccoglie più storie. E stasera, proprio all’inizio di una settimana che sa già le regalerà moltissime emozioni, vorrebbe anche lei esprimere i tre desideri che i suoi clienti hanno espresso durante il pomeriggio.



Vorrei che Martino trovasse il coraggio per abbracciare una nuova fase della sua vita e si godesse tutto quello che il suo presente può offrirgli, senza nostalgia per ciò che non può ritornare.

Spero che Giuditta comprenda che essere felici e voler dimostrare a tutti di esserlo (anche a se stessi) sono cose ben diverse, e che duecento sconosciuti che riempiono la tavola non hanno lo stesso valore di due veri amici.

Spero di vedere tornare Veronica sorridente dalla montagna, consapevole che, qualunque cosa accadrà, la sua vita è molto più grande della decisione altrui di farla lavorare o meno.



Con un ultimo sorriso soddisfatto, Sarah dà tre mandate alla porta del negozio e si allontana nella notte. Tiepida e piena di luci. E di promesse di storie.



FINE




Eccoci arrivati alla fine!

Come sempre, aspetto i vostri commenti per sapere che cosa ne pensate! Vi invito anche a leggere, come al solito, gli altri post con il banner della rubrica Storytelling Chronicles… così scoprirete qual è l’oggetto o il luogo prescelto dalle mie compagne d’avventura!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)