Visualizzazione post con etichetta Eventi culturali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Eventi culturali. Mostra tutti i post

lunedì 9 marzo 2026

I GIOCHI OLIMPICI

 Una mostra tra storia e sport alla Fondazione Rovati




Cari lettori,

oggi, per i nostri “Consigli artistici” ed “Eventi culturali”, sono molto contenta di raccontarvi che, come vi dicevo nei Preferiti di febbraio, sono riuscita a tornare alla Fondazione Rovati , un museo milanese di fronte ai giardini in zona Palestro. Si tratta di un luogo dedicato principalmente allo studio degli Etruschi, civiltà che mi ha sempre molto affascinato ma di cui spesso ho avuto l’impressione di sapere poco. Devo ammettere che questo angolino di Milano, così curato ed accogliente, mi sta aiutando molto a conoscerli meglio.


Circa due anni fa ho visitato la mostra dedicata all’antica città di Vulci (ve ne ho parlato meglio in questo post), in dicembre ho assistito alla presentazione di un libro con tanto di letture animate (ve l’ho raccontato qui), e ora sono riuscita a tornare – in un pomeriggio proprio piovoso – per una nuova esposizione.


Il tema è davvero originale: in occasione delle Olimpiadi invernali di Milano – Cortina, gli organizzatori della mostra hanno pensato di dedicare un percorso tutto incentrato sui “Giochi olimpici”… di ieri e di oggi.


Tutti sappiamo che le Olimpiadi odierne non sono altro che una “nuova versione” di quelle che erano ambientate al tempo dei Greci. Questa mostra testimonia che anche gli Etruschi apprezzarono molto lo sport e lo rappresentarono tramite la loro arte.


Ma vediamo meglio insieme il percorso espositivo!



Atleti di ieri e di oggi


La mostra ha inizio al primo piano della Fondazione e prosegue nell’Ipogeo.


Le sale colorate del primo piano dell’esposizione sono ricchissime di teche che mostrano quanto, in realtà, chi organizza le Olimpiadi odierne abbia inventato ben poco. A partire dalla fiamma olimpica, rito irrinunciabile che sancisce ancora oggi l’inizio della manifestazione: anche una piccola anfora greca ritrae un atleta che la porta con sé in corsa.



Ci sono anche i manifesti di Cortina 1956, a testimonianza che non è la prima volta che le Olimpiadi invernali raggiungono l’Italia…



Altre volte le Olimpiadi si sono tenute dall’altra parte del mondo rispetto a Italia e Grecia, ma le origini non sono mai state dimenticate. L’accostamento in un’unica teca di un manifesto prodotto a Los Angeles con caratteri greci e di due vasi che ritraggono degli atleti è molto significativo.



Sport di ieri e di oggi! La staffetta, molto popolare nell’antichità, è arrivata fino a noi…



così come il lancio del disco, che oggi per fortuna non è più di pietra, ma è molto più aerodinamico…



e le varie forme di lotta/pugilato, sport che ha fatto guadagnare all’Italia parecchie medaglie.



Un corridore famosissimo di oggi è sicuramente Usain Bolt. I suoi effetti personali sono stati gentilmente prestati per questa mostra! Strano vederli in mezzo alle anfore greche…



Dei ed eroi dello sport


Lo sport era molto più che attività fisica svolta dal singolo. Noi viviamo un tempo in cui si parla di movimento anche per sciogliere le tensioni, riconnettersi con i propri pensieri, mantenersi in forma. Tutte ottime motivazioni, che però le società greche ed etrusche non avevano ancora gli strumenti per capire. 

Lo sport era soprattutto un rito collettivo, accompagnato da musica e feste, legittimato da dèi e muse, importante al punto che persino le guerre si fermavano. Per questo motivo il vasellame etrusco e greco non rappresenta soltanto gli atleti in azione, ma anche, per esempio, i suonatori che prendevano parte alle Olimpiadi per allietare il pubblico con la loro musica.



Alcune anfore scomodano addirittura Pallade Atena, dea della guerra (di strategia, a differenza della furia violenta di Ares/Marte) e della sapienza, che, in occasione delle Olimpiadi, deponeva le armi per benedire le attività sportive.



La seconda parte della mostra, nell’Ipogeo, mostra al visitatore come e quanto il fascino di dèi ed eroi del mondo classico non abbia mai finito di influenzare le Olimpiadi. Anche in tempi più recenti di quelli degli antichi Greci ed Etruschi, infatti, sono state create delle statue che raffigurano Nike, la dea alata della Vittoria.



E se non si è ispirati dai miti della classicità, perché la Grecia è un po’ lontana, sono gli eroi locali a prestarsi come soggetto. Questo premio olimpico di circa cento anni fa, creato dalla prestigiosissima gioielleria russa Fabergé, c’è un gruppo di eroi di foggia norrena che riporta a casa un vascello in mezzo alla tempesta. Forse un premio per una gara di vela o affini?



Tra dèi, eroi e uomini comuni, non può mancare il cavallo, amico animale di tanti personaggi di spicco della mitologia classica.



Una vita (sportiva) dopo la morte


Uno dei pezzi forti di questa esposizione, che non vedevo l’ora di ammirare, è la ricostruzione di una vera e propria tomba etrusca, la cosiddetta “Tomba delle Olimpiadi” di Tarquinia, un reperto del 530-520 a.C.


I muri della tomba, già suddivisi e collocati su pannelli di rinforzo, sono stati prelevati dalla loro sede originaria e, per quella che potrebbe essere la prima volta nella loro storia, sono stati ridisposti in una delle sale della Fondazione.


L’effetto è spettacolare, lascia veramente ammirati. Qui lo dico e qui NON lo nego: dovrei davvero fare un viaggetto culturale “sulle tracce degli Etruschi”, prima o poi.



Purtroppo parte della superficie è rovinata, ma quel che resta è sorprendente: si vedono uomini, cavalli, carri, riprodotti con una sorprendente cura per i dettagli. Si intravede quel che sembra una corsa con bighe, che diventerà popolarissima tra i Romani.



Altre pareti raffigurano invece sport pedestri, come la corsa o il lancio del disco.



Un’altra stanza della Fondazione riproduce, sempre su pannelli, una copia di un altro fregio etrusco, che presenta una doppia teoria di dipinti. Se quella inferiore riproduce delle figure danzanti…



quella superiore riproduce delle attività sportive, anche in questo caso con o senza cavallo.



La collezione permanente


Come vi dicevo, la mostra si suddivide tra primo piano e Ipogeo.


Ora, sarà che la prima volta che sono stata alla Fondazione Rovati mi stavo sciogliendo dal caldo e nell’Ipogeo ho trovato un riparo al fresco, ma a me questa stanza piace moltissimo. L’architetto che l’ha progettata ha pensato proprio di riprodurre una tomba etrusca, con le sue forme sinuose e la somiglianza con delle grotte comunicanti.



L’Ipogeo non ospita solo la seconda parte della mostra, ma anche alcuni reperti che avevo già visto in occasione dell’esposizione su Vulci, e che credo facciano parte di una collezione permanente. La parte dedicata alla gioielleria etrusca, per esempio, era presente anche l’altra volta, ma non smette mai di affascinare… almeno me.



Una parte della collezione è dedicata alla comunicazione con gli dèi, tra loro rappresentazioni ed ex voto. Nel contesto olimpico non poteva certo mancare una riproduzione di Eracle/Ercole: questa figura di eroe che compie grandi imprese e punta a entrare nel Pantheon divino sembra essere trasversale: è entrato a far parte della mitologia greca, etrusca e romana!



Non ci sono solo uomini e modelli virili: anche le donne comunicavano con gli dèi. L’oggetto principale delle preoccupazioni femminili sembra essere la maternità: tra infertilità e parti difficili, gravidanze che non sempre arrivavano al termine e neonati non sempre sani, in tempi in cui la scienza era ancora agli albori, le donne si affidavano tanto agli dèi… e se tutto andava bene, consacravano delle statue votive con tanto di utero.



Penso che tutti sappiate quanto era importante la vita ultraterrena per gli Etruschi (come i loro antenati, i Villanoviani, e come i più lontani Egizi). La collezione nell’Ipogeo ospita un buon numero di elementi del corredo dei defunti.



Come protettori per chi non c’era più potevano esserci anche degli animali di fantasia, incisi sul vasellame…



o altri in parte realistici e in altra parte fantastici, come questo gallo gigante. 

Il gallo annuncia l’arrivo di un nuovo giorno, e forse riprodurlo era di buon auspicio.



Vi ho parlato già altre volte del rapporto difficile che gli Etruschi avevano con la scrittura. A questo proposito vi consiglio uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, Un infinito numero di Sebastiano Vassalli (trovate la recensione a questo link), che è sostanzialmente la causa della mia passione per gli Etruschi. 

Però, in conclusione della mostra, ci sono alcuni reperti che attestano che, alla fine della loro storia, essi hanno adottato i caratteri romani. Erano un popolo che si affidava alla tradizione orale; per loro “scrittura” era sinonimo di “morte”. Così, quando hanno capito di essere ormai “sulla via della morte” perché integrati (e di fatto subordinati) ai Romani, si sono arresi e hanno scritto. 

A costo di sembrare piagnucolona, ho già detto e ripeto che questo genere di cose mi fa commuovere.




Avete ancora un paio di settimane per visitare la mostra: chiuderà il 22 marzo!

Spero tanto che vi possa piacere, non solo perché io non smetterò mai di consigliare questo posticino di Milano, ma anche perché so che il tema olimpico piace a molti.

Fatemi sapere se avete visitato l’esposizione o se ci andrete!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 2 marzo 2026

WILDLIFE PHOTOGRAPHER OF THE YEAR 2025-2026

 Una visita alla mostra naturalistica




Cari lettori,

diamo il benvenuto a marzo con i nostri “Consigli artistici” ed i nostri “Eventi culturali”!


La mostra che vi porto a visitare oggi è ormai un classico del nostro inverno: riesco quasi sempre a vederla! 

Si tratta della rassegna “Wildlife photographer of the year”, una raccolta di scatti naturalistici che hanno partecipato ad una competizione per il miglior fotografo della natura selvaggia. Per ogni categoria (mammiferi, comportamento, vita subacquea, piante etc) ci sono sia il vincitore che le menzioni d’onore.


Purtroppo sono riuscita a vedere la mostra proprio alla fine (esattamente come l’anno scorso). L’esposizione ha chiuso l’8 febbraio, quasi un mese fa, e, tra San Valentino e Carnevale, non sono riuscita nemmeno a parlarvene prima. 

Ho pensato però di raccontarvela comunque, sia perché ne vale sempre la pena – sono scatti bellissimi -, sia perché l’esposizione ha lasciato Milano ma potrebbe arrivare in altre città d’Italia. 

Visitiamola insieme!



I vincitori assoluti


Anche se, come dicevamo, ci sono vincitori e menzioni d’onore per ogni singola categoria, ci sono due scatti che hanno conquistato il plauso assoluto della giuria.

La sezione adulti ha visto trionfare questa foto di una città abbandonata, quasi fantasma, che di notte viene visitata dalle iene. Un paesaggio onirico: il paese è stato abbandonato dai minatori che un tempo lo abitavano, così la fauna selvatica ha preso il sopravvento. E le iene, un po’ come quelle del Re Leone, hanno trovato il loro regno.



Per la categoria Junior, invece, lo scatto più premiato è quello che ha per protagonista questo coleottero, che sembra assistere impotente alle operazioni di disboscamento e di urbanizzazione. La ruspa, sullo sfondo, è l’altro protagonista. Quando l’uomo interviene sulla natura con prepotenza, persino le creature più piccole sono minacciate.



Il mare


Ormai mi conoscete bene, quindi immagino sappiate qual è una delle categorie che preferisco! Il mare è protagonista di una sezione tutta sua. 

In questo scatto, un grande gruppo di pinguini avanza sul ghiaccio, a ridosso di uno strapiombo. L’acqua sembra di un blu molto scuro rispetto al bianco purissimo della banchisa!



Potevano mancare le mie amiche meduse? Queste arrivano dal Pacifico!



I delfini d’acqua dolce del Rio delle Amazzoni sono stati i protagonisti di un portfolio di fotogiornalismo che è stato premiato l’anno scorso. Io non ne sapevo niente, ma sono addirittura venerati dalla popolazione locale, che in alcune occasioni importanti si traveste proprio da delfino d’acqua dolce. Anche quest’anno hanno conquistato il loro posto!



Anche l’uomo fa parte della vita degli oceani. Qui un peschereccio sta ributtando in mare i suoi scarti… per la gioia dei gabbiani!



Il comportamento dei mammiferi


Anche l’uomo è un mammifero… e forse per questo motivo gli scatti che ritraggono il loro comportamento ci sembrano animati da sentimenti così umani. Queste giraffe, per esempio, escono di nuovo allo scoperto dopo un temporale: esattamente come noi, dopo essere stati in casa a lungo per via della pioggia, usciamo quando smette!



Questo bradipo, invece, è aggrappato saldamente a un palo: è un elemento inserito dall’uomo, ma per lui è parte del luogo che considera casa. E vi si attacca tenacemente!



Questo leopardo, forse per nascondersi dai pericoli, si è nascosto in un edificio fatiscente.



Un altro soggetto che mi aveva colpito l’anno scorso sono i gatti di Pallas della Mongolia. Sono felini dalle fattezze davvero originali, ma in questo scatto essi hanno creato una “colonia”, proprio come i comuni gatti randagi.



Per non parlare di queste due scimmiette che sembrano essersi accorte della telecamera ed essersi messe in posa!



Anche gli animali, come noi, soffrono per l’inquinamento: ecco un elefante che cammina desolato in mezzo a una delle “montagne di vestiti” tristemente famose in Africa. 

Ecco dove vanno a finire i nostri rifiuti…



Uccelli, anfibi, piccole creature


Sappiamo che i galli si svegliano all’alba (e svegliano tutti facendo chicchirichì). Ma non avevo ancora visto una fotografia di un gallo insieme all’alba!



Questo dispettoso parrocchetto, invece, infastidisce un varano mordendogli la coda. Davvero non so come abbia fatto il fotografo a catturare questo momento di pochi secondi!



L’airone ha un posto speciale nel cuore di noi cernuschesi (ne abbiamo uno che visita regolarmente il Naviglio). Questo mi è sembrato in atteggiamento pensoso!



Doppia pesca: il pesce più grande mangia il pesce più piccolo, ma non si rende conto che c’è un uccello sopra di lui e che da predatore… egli sta per diventare preda.



Un trionfo di verdi per questo gruppo di rane saltellanti (in fase riproduttiva)!



Anche le più piccole creature meritano il loro scatto: questa vespa vasaia, per esempio, sta portando un bruco ai suoi piccoli.



Natura o arte?


Alcuni scatti sembrano davvero dei quadri. In questa fotografia il protagonista è persino difficile da trovare: è un piccolo ragno, che però ha costruito la sua tela su una passerella pedonale bucherellata. 

Le luci colorate sono quelle delle auto sottostanti! Complimenti al fotografo, questo è davvero un lampo di genio…



I bucaneve sono un simbolo di questo periodo “ponte” tra inverno e primavera. In questa fotografia ce n’è una macchia intera, nel cuore di una foresta germanica!



Una delle fotografie che mi ha stupito di più: non si tratta di alberi! È l’interno di un corallo cavolfiore, in Indonesia…



Queste piante carnivore sono quasi fluorescenti: una trappola crudele per insetti e piccoli animali.



Ci sono anche degli scatti in bianco e nero oppure seppiati, come questo, che ritrae “L’essenza della Kamchatka”, penisola remota e selvatica nell’estremo Oriente russo.




Ultima nota della visitatrice (cioè io): quest’anno – Dio sa perché – sono stati premiati anche molti serpenti e ragni (no, non come l’unico ragnetto che vi ho fatto intravedere, ragni grossi e nel dettaglio), ma ve li ho risparmiati.

Per il resto, secondo me ogni anno ne vale davvero la pena! 

Si resta sempre affascinati e, specie se si tende a frequentare mostre più artistiche che scientifiche (come me), si impara sempre qualcosa di nuovo sulla natura.

Fatemi sapere se conoscete questa esposizione, se ci siete stati gli anni scorsi, se l’avete visitata quest’anno… o se non ne sapevate niente e vi siete incuriositi!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)