Cari
lettori,
come
promesso, per i nostri “Consigli artistici”, dopo avervi parlato
della mostra a Palazzo Reale dedicata ai Macchiaioli (che trovate a questo link), vi parlo di un’altra grande esposizione che è
proprio accanto: Metafisica e metafisiche.
Per
motivi logistici, anche se come al solito i post del blog sono un po’
distanziati, ho assistito a entrambe le mostre nella stessa giornata,
e devo confessarvi che… mi sono piaciute entrambe, però hanno
suscitato emozioni diverse tra di loro.
I
Macchiaioli sono una mostra classica, che suscita emozioni più
immediate. Il mare ispira libertà, la campagna fa pensare ad una
dimensione di “vita lenta” ormai perduta, gli ideali del
Risorgimento nascono e muoiono davanti ai nostri occhi, i ritratti
hanno grande espressività.
Questa
mostra invece tocca corde più intime dentro ciascuno di noi, lascia
la sensazione di un’umanità in qualche modo connessa dall’amore
per l’arte.
Non
c’è un vero e proprio gruppo che ha creato un movimento di persone
che lavoravano fianco a fianco, bensì qualche padre fondatore che
però ha ispirato tanti artisti di differenti provenienze e
generazioni.
Forse,
per farvi capire meglio che cosa intendo, è meglio che vi racconti
direttamente la mostra!
I
capolavori di Giorgio De Chirico
L’ispiratore
di questa mostra è Giorgio De Chirico, già protagonista anni fa di
una mostra monografica a Palazzo Reale (che vi ho raccontato a questo link).
La
prima grande sala dell’esposizione è dedicata interamente a lui, e
ad alcune sue opere davvero rivoluzionarie, come quella che ha per
protagonisti dei biscotti da colazione.
Mi
hanno colpito molto anche queste “figure umane/manichini” molto
classiche nella produzione dell’artista, rivestite interamente di
templi, colonne ed altre strutture architettoniche dell’antichità.
Non a caso stiamo parlando de I due archeologi.
Le
muse inquietanti riprendono il
concetto della figura umana/manichino, che si ritrova al centro di
uno di quei paesaggi urbani desolati per i quali Giorgio De Chirico è
diventato celebre. A proposito di quello che vi accennavo prima,
dell’ispirazione artistica che si tramanda tra generazioni e
addirittura attraversa i secoli, in quest’opera e in quella
precedente c’è un perfetto connubio di classico e contemporaneo.
Anche
la serie dei Bagni misteriosi, che
ci porta in un paesaggio onirico a metà strada tra la città e il
mare, sarà, come vedremo, d’ispirazione per molti artisti.
I
grandi nomi del Novecento
Le
sale immediatamente successive a quella introduttiva presentano le
opere di altri maestri della Metafisica. Ci sono, per esempio, le
Nature morte con mare di Filippo De Pisis, che rimandano alla
dimensione marittima tramite alcuni oggetti essenziali: la finestra
aperta su una spiaggia bigia, alcune conchiglie e una cartolina che
fa pensare a giornate migliori, forse perdute.
Non
potevano mancare i vasi e le bottiglie di Giorgio Morandi, anche lui
già protagonista di una mostra monografica a Palazzo Reale circa due
anni e mezzo fa (trovate la mia recensione a questo link).
Omaggi
ai Bagni misteriosi e ai paesaggi di De Chirico, dicevamo. Ma
anche a Botticelli, con questa Nascita di Venere davvero
fuori dall’ordinario. Una figura mostruosa che emerge dall’acqua,
senza che nessun vento benevolo soffi per lei e nessuna conchiglia la
porti in riva al sicuro. Ad attendere le divinità, nel XX secolo,
sembra esserci solo l’indifferenza.
L’epoca
moderna viene omaggiata anche in quest’opera ispirata alla
Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. La città, contesa tra
ben tre religioni fin dalla notte dei tempi, si staglia bianca e
azzurra in mezzo ad un inquietante turbine di neri e grigi. Un luogo
bellissimo e pieno di storia rovinato dalle guerre e dalla sete di
potere degli uomini. Un’opera che, è inutile dirlo, di questi
tempi è attualissima.
Tutt’altro
tono ha quest’opera di Léonor Fini, pittrice protagonista di
un’esposizione dell’anno scorso che, ahimé, mi sono persa.
Queste Decorazioni di Natale rimandano ad un momento di festa
ed all’intimità della casa, eppure trasmettono anche un senso di
abbandono, proprio come tante opere di De Chirico e Morandi.
Tra
i tanti nomi illustri c’è anche Salvador Dalì, che pone un rudere
al centro di una scena di solitudine, resa ancora più inquietante da
una sorta di mezzo busto femminile e ingentilita soltanto da qualche
fiore rosa e da una stella azzurra.
“Metafisiche”
all’interno di altri movimenti artistici
Una
grande sala della mostra, divisa in quattro angoli, mostra
l’influenza del concetto di Metafisica su altri movimenti artistici
più contemporanei. Questo dipinto di Andy Warhol, protagonista
indiscusso della Pop art, riprende una delle famose piazze
dipinte da De Chirico.
Anche
gli artisti postmoderni, concettuali e simbolisti hanno in qualche
modo omaggiato i grandi nomi del periodo metafisico. Da classicista
mi piace particolarmente quest’opera composta da tante targhette.
Alcune di esse ritraggono le silhouette di vasi greci. Altre, invece,
riportano delle iscrizioni in latino. Mi colpisce particolarmente
quell’Aëre
perennius? Con tanto di punto interrogativo. È una chiara
citazione ad un’ode del poeta latino Orazio, il quale afferma, con
la sua poesia, di aver creato un monumento “più longevo del
bronzo”. L’arte può davvero travalicare i secoli e durare di più
delle opere materiali? L’artista lascia un punto di domanda come
provocazione…
Di
chi è questo paesaggio solitario, dominato da un cane quasi più
grande delle case? Sono rimasta molto stupita nello scoprire che è
un’opera di Dino Buzzati, lo scrittore. Già, è stato anche un
artista figurativo… davvero non si finisce mai di imparare.
In
quest’opera, le scatole e le bottiglie di Morandi sono diventate
una scultura tridimensionale.
E
che dire di questo studio di prospettiva, dove fa la sua comparsa non
solo un paesaggio dechirichiano, ma anche mezzo busto di Italo
Calvino? Per una studentessa di Lettere e affini, alcune parti di
questa mostra sono sinceramente commoventi.
“Metafisiche”
e arti
La
seconda parte dell’esposizione illustra, per 5/6 sale, i contatti
tra il concetto artistico di Metafisica e arti diverse da quelle
finora esplorate (la pittura e la scultura). Anche per questo motivo
vi ripeto che questa mostra non è solo emozionante, ma anche
istruttiva, in tanti modi differenti. Io personalmente non sapevo che
la “Metafisica” avesse riscosso, e riscuota ancora, così tanto
successo in campi differenti. Queste fotografie, per esempio,
testimoniano un contatto con l’architettura.
La
fotografia stessa è un’altra arte che viene coinvolta. Questa foto
artistica, per esempio, inserisce all’interno di una composizione
contemporanea alcuni elementi chiaramente ispirati alle opere di
Giorgio Morandi.
Anche
le scenografie di alcune opere teatrali piuttosto recenti si sono
chiaramente ispirate ai celebri paesaggi di De Chirico.
E
che dire del design? Purtroppo devo ammettere di essere mediamente
poco interessata a quest’arte. Penso che un po’ di voi sappiano
che ho una cara amica architetto, ma da quando la sua vita è in
Inghilterra, io da sola ho perso la buona abitudine di accompagnarla
a Milano per la Design Week. Però questa cabina ispirata ai Bagni
misteriosi mi piace moltissimo!
Poi
la moda, con questi servizi che non hanno davvero bisogno di
spiegazioni…
...e
il fumetto: anche Dylan Dog si perde tra gli orologi surrealisti di
Dalì e i portici metafisici di De Chirico!
Potete
visitare la mostra fino al 14 giugno!
Per
me, proprio come vi avevo detto a proposito dei Macchiaioli, ne vale
davvero la pena. Avete visitato questa mostra, o altre di questi
pittori novecenteschi?
Fatemi
sapere se vi ho incuriosito!
Grazie
per la lettura, al prossimo post :-)