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lunedì 6 luglio 2026

OSVALDO CAVANDOLI

 Un uomo che lasciò un segno... anzi, una Linea




Cari lettori,

oggi vi propongo quello che credo sarà l’ultimo appuntamento con i “Consigli artistici” prima della pausa estiva. In autunno, inverno e primavera vi ho portato con me per Milano e dintorni, oggi invece ci occupiamo di un piccolo “evento culturale” in provincia, a Gorgonzola, non lontano dalla mia Cernusco.


Tra maggio e giugno, Palazzo Pirola, un’antica costruzione proprio sul Naviglio, ha ospitato una piccola ma significativa esposizione dedicata a Osvaldo Cavandoli, l’artista e fumettista creatore della Linea, una figura animata che penso molti di voi conoscano.


So che l’esposizione è già finita, ma ho pensato comunque di parlarvene, sia perché mi è piaciuta, sia perché è raro che su questi schermi si parli di fumetto/animazione.


Spero che apprezzerete questa piccola visita virtuale!



Dall’autoritratto…


Osvaldo Cavandoli non si è occupato subito della Linea. Prima è passato da fasi più figurative, soprattutto dei suoi autoritratti. Anche la sua figura con barba, baffi e occhiali è piuttosto famosa.



Ci sono anche dei suoi autoritratti “ibridi”, con viso e occhiali disegnati con il suo vecchio stile e la figura corporea che già ricorda la Linea.



Sulle sue figure umane egli compiva numerosi studi, come dimostrano alcune tele della mostra.



alla Linea


Ben presto, però, egli è passato al disegno della Linea, che lo ha reso famoso. La mostra, oltre a svariate tele, propone anche l’animazione della Linea sullo schermo.



Questa tela, ad esempio, racconta, anche senza parole, un vero e proprio fumetto contro la guerra e la violenza.



È la Linea stessa a diventare pian piano un personaggio. In questa tela finisce per disegnare lo stesso Cavandoli.



Ironia e autoironia


All’artista non è mai mancata la voglia di sorridere alla vita. In questa sequenza di tre tele colorate, ad esempio, i suoi personaggi si trovano in situazioni buffe.



Qui, invece, una macchia rossa si trasforma in una serie di oggetti. Certo, non tutti divertenti, dal momento che ci sono pure un elmetto e una maschera antigas… ma il sorriso enigmatico dell’ometto protagonista continua ad accompagnarci.



Osvaldo Cavandoli è stato molto amato anche dai fumettisti che sono venuti dopo di lui. Ben 30 di essi hanno disegnato un ipotetico “viaggio nell’Aldilà” a vignette per omaggiarlo…



una storia tragicomica di “magia nera” che diventa un modo per salutare un artista importante!



Il mondo della pubblicità e del cinema


Osvaldo Cavandoli ha fatto anche delle incursioni in altri tipi di arte, oltre al fumetto. Per esempio, ha disegnato molti manifesti pubblicitari: questo sponsorizza il detersivo…



Tante sono anche le locandine dei film che hanno per protagonista la sua arte.



L’ultima sala dell’esposizione è dedicata alla serie dei film “puplicitari”: brevi filmati pubblicitari creati con delle marionette, cucite e animate da Cavandoli stesso e dalla sua famiglia. I formati di pasta corta, ad esempio, diventano dei piccoli soldatini in uno di questi film!



Un’altra fonte di ispirazione sono state le favole, come, per esempio, Cappuccetto Rosso.




La mostra, purtroppo, si è conclusa, ma anche se, per vari motivi, ero fuori tempo massimo, ho pensato lo stesso di parlarvi della mia esperienza. La Linea è conosciutissima e credo che queste tele potrebbero interessare molti di voi.

Fatemi sapere se vi ho incuriosito!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 7 maggio 2026

METAFISICA E METAFISICHE

 Un tour ufficiale della mostra a Palazzo Reale




Cari lettori,

come promesso, per i nostri “Consigli artistici”, dopo avervi parlato della mostra a Palazzo Reale dedicata ai Macchiaioli (che trovate a questo link), vi parlo di un’altra grande esposizione che è proprio accanto: Metafisica e metafisiche.


Per motivi logistici, anche se come al solito i post del blog sono un po’ distanziati, ho assistito a entrambe le mostre nella stessa giornata, e devo confessarvi che… mi sono piaciute entrambe, però hanno suscitato emozioni diverse tra di loro.


I Macchiaioli sono una mostra classica, che suscita emozioni più immediate. Il mare ispira libertà, la campagna fa pensare ad una dimensione di “vita lenta” ormai perduta, gli ideali del Risorgimento nascono e muoiono davanti ai nostri occhi, i ritratti hanno grande espressività.


Questa mostra invece tocca corde più intime dentro ciascuno di noi, lascia la sensazione di un’umanità in qualche modo connessa dall’amore per l’arte.


Non c’è un vero e proprio gruppo che ha creato un movimento di persone che lavoravano fianco a fianco, bensì qualche padre fondatore che però ha ispirato tanti artisti di differenti provenienze e generazioni.


Forse, per farvi capire meglio che cosa intendo, è meglio che vi racconti direttamente la mostra!



I capolavori di Giorgio De Chirico


L’ispiratore di questa mostra è Giorgio De Chirico, già protagonista anni fa di una mostra monografica a Palazzo Reale (che vi ho raccontato a questo link).

La prima grande sala dell’esposizione è dedicata interamente a lui, e ad alcune sue opere davvero rivoluzionarie, come quella che ha per protagonisti dei biscotti da colazione.



Mi hanno colpito molto anche queste “figure umane/manichini” molto classiche nella produzione dell’artista, rivestite interamente di templi, colonne ed altre strutture architettoniche dell’antichità. Non a caso stiamo parlando de I due archeologi.



Le muse inquietanti riprendono il concetto della figura umana/manichino, che si ritrova al centro di uno di quei paesaggi urbani desolati per i quali Giorgio De Chirico è diventato celebre. A proposito di quello che vi accennavo prima, dell’ispirazione artistica che si tramanda tra generazioni e addirittura attraversa i secoli, in quest’opera e in quella precedente c’è un perfetto connubio di classico e contemporaneo.



Anche la serie dei Bagni misteriosi, che ci porta in un paesaggio onirico a metà strada tra la città e il mare, sarà, come vedremo, d’ispirazione per molti artisti.



I grandi nomi del Novecento


Le sale immediatamente successive a quella introduttiva presentano le opere di altri maestri della Metafisica. Ci sono, per esempio, le Nature morte con mare di Filippo De Pisis, che rimandano alla dimensione marittima tramite alcuni oggetti essenziali: la finestra aperta su una spiaggia bigia, alcune conchiglie e una cartolina che fa pensare a giornate migliori, forse perdute.



Non potevano mancare i vasi e le bottiglie di Giorgio Morandi, anche lui già protagonista di una mostra monografica a Palazzo Reale circa due anni e mezzo fa (trovate la mia recensione a questo link).



Omaggi ai Bagni misteriosi e ai paesaggi di De Chirico, dicevamo. Ma anche a Botticelli, con questa Nascita di Venere davvero fuori dall’ordinario. Una figura mostruosa che emerge dall’acqua, senza che nessun vento benevolo soffi per lei e nessuna conchiglia la porti in riva al sicuro. Ad attendere le divinità, nel XX secolo, sembra esserci solo l’indifferenza.



L’epoca moderna viene omaggiata anche in quest’opera ispirata alla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. La città, contesa tra ben tre religioni fin dalla notte dei tempi, si staglia bianca e azzurra in mezzo ad un inquietante turbine di neri e grigi. Un luogo bellissimo e pieno di storia rovinato dalle guerre e dalla sete di potere degli uomini. Un’opera che, è inutile dirlo, di questi tempi è attualissima.



Tutt’altro tono ha quest’opera di Léonor Fini, pittrice protagonista di un’esposizione dell’anno scorso che, ahimé, mi sono persa. Queste Decorazioni di Natale rimandano ad un momento di festa ed all’intimità della casa, eppure trasmettono anche un senso di abbandono, proprio come tante opere di De Chirico e Morandi.



Tra i tanti nomi illustri c’è anche Salvador Dalì, che pone un rudere al centro di una scena di solitudine, resa ancora più inquietante da una sorta di mezzo busto femminile e ingentilita soltanto da qualche fiore rosa e da una stella azzurra.



Metafisiche” all’interno di altri movimenti artistici


Una grande sala della mostra, divisa in quattro angoli, mostra l’influenza del concetto di Metafisica su altri movimenti artistici più contemporanei. Questo dipinto di Andy Warhol, protagonista indiscusso della Pop art, riprende una delle famose piazze dipinte da De Chirico.



Anche gli artisti postmoderni, concettuali e simbolisti hanno in qualche modo omaggiato i grandi nomi del periodo metafisico. Da classicista mi piace particolarmente quest’opera composta da tante targhette. Alcune di esse ritraggono le silhouette di vasi greci. Altre, invece, riportano delle iscrizioni in latino. Mi colpisce particolarmente quell’Aëre perennius? Con tanto di punto interrogativo. È una chiara citazione ad un’ode del poeta latino Orazio, il quale afferma, con la sua poesia, di aver creato un monumento “più longevo del bronzo”. L’arte può davvero travalicare i secoli e durare di più delle opere materiali? L’artista lascia un punto di domanda come provocazione…




Di chi è questo paesaggio solitario, dominato da un cane quasi più grande delle case? Sono rimasta molto stupita nello scoprire che è un’opera di Dino Buzzati, lo scrittore. Già, è stato anche un artista figurativo… davvero non si finisce mai di imparare.



In quest’opera, le scatole e le bottiglie di Morandi sono diventate una scultura tridimensionale.



E che dire di questo studio di prospettiva, dove fa la sua comparsa non solo un paesaggio dechirichiano, ma anche mezzo busto di Italo Calvino? Per una studentessa di Lettere e affini, alcune parti di questa mostra sono sinceramente commoventi.



Metafisiche” e arti


La seconda parte dell’esposizione illustra, per 5/6 sale, i contatti tra il concetto artistico di Metafisica e arti diverse da quelle finora esplorate (la pittura e la scultura). Anche per questo motivo vi ripeto che questa mostra non è solo emozionante, ma anche istruttiva, in tanti modi differenti. Io personalmente non sapevo che la “Metafisica” avesse riscosso, e riscuota ancora, così tanto successo in campi differenti. Queste fotografie, per esempio, testimoniano un contatto con l’architettura.



La fotografia stessa è un’altra arte che viene coinvolta. Questa foto artistica, per esempio, inserisce all’interno di una composizione contemporanea alcuni elementi chiaramente ispirati alle opere di Giorgio Morandi.



Anche le scenografie di alcune opere teatrali piuttosto recenti si sono chiaramente ispirate ai celebri paesaggi di De Chirico.



E che dire del design? Purtroppo devo ammettere di essere mediamente poco interessata a quest’arte. Penso che un po’ di voi sappiano che ho una cara amica architetto, ma da quando la sua vita è in Inghilterra, io da sola ho perso la buona abitudine di accompagnarla a Milano per la Design Week. Però questa cabina ispirata ai Bagni misteriosi mi piace moltissimo!



Poi la moda, con questi servizi che non hanno davvero bisogno di spiegazioni…



...e il fumetto: anche Dylan Dog si perde tra gli orologi surrealisti di Dalì e i portici metafisici di De Chirico!




Potete visitare la mostra fino al 14 giugno!

Per me, proprio come vi avevo detto a proposito dei Macchiaioli, ne vale davvero la pena. Avete visitato questa mostra, o altre di questi pittori novecenteschi?

Fatemi sapere se vi ho incuriosito!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 2 aprile 2026

I MACCHIAIOLI

 Un tour guidato della mostra a Palazzo Reale




Cari lettori,

iniziamo aprile con i nostri “Consigli artistici”!


Nel corso del mese di marzo ho visto due mostre, entrambe a Palazzo Reale, diversissime tra di loro. Oggi vediamo insieme la più classica, quella dedicata ai Macchiaioli, mentre alla fine di questo mese o all’inizio del prossimo vi parlerò di “Metafisica e metafisiche”.


I Macchiaioli, movimento nato e cresciuto a Firenze nella seconda metà dell’Ottocento, hanno purtroppo avuto una vita artistica breve, ma sono rimasti nel cuore di un vastissimo pubblico e hanno avuto grande influenza sull’arte degli ultimi decenni del 1800.


La mostra ospita tele meravigliose e sono felicissima di parlarvene!



Prima dei Macchiaioli


Una parte dell’arte del XIX secolo racconta gli avvenimenti politici di quel periodo: i moti, la lotta per “fare l’Italia”, il desiderio di cacciare l’oppressore austriaco. Prima dell’avvento dei Macchiaioli, però, molte tele hanno ancora un gusto neoclassico: la Vittoria personificata e le Virtù al suo servizio.



Ci sono anche molti artisti che, non sentendosi compresi dallo spirito del tempo, tornano ancora più indietro del Neoclassicismo, ripartendo addirittura dal Medioevo: ecco che torna in voga la figura del menestrello.



Questa tela sembra ispirarsi al Decameron di Boccaccio: un gruppo di giovani che si è rifugiato in campagna (forse anche loro per sfuggire alla peste?) e che si racconta delle storie, accompagnate dalla musica, per trascorrere insieme una piacevole giornata… ed attendere tempi migliori. Nel 1300 si fuggiva a una pandemia (oggi come ieri…), nel 1800 si cerca la pace dal clima di guerriglia che hanno provocato le insurrezioni. In entrambi i casi, si ricerca una vita quieta, se non nella realtà, almeno nell’arte.



Il Risorgimento


Questo scatto ritrae il gruppo dei Macchiaioli al gran completo e in quello che era il loro rifugio: un locale in via Larga, a Firenze. È un ritratto collettivo che assomiglia molto a quelli dei gruppi carbonari o mazziniani, ed è proprio a questi ultimi che essi si ispirano, almeno per i primi tempi.



Una serie di primissime opere di Giovanni Fattori riprende proprio gruppi di soldati o accampamenti. La guerra viene presentata come un’esperienza collettiva, qualcosa che si vive insieme, per raggiungere uno scopo eroico. C’è un grande idealismo nelle prime opere dei Macchiaioli. Purtroppo, dopo il fallimento di tanti moti, l’amarezza e la delusione si faranno strada nel gruppo, che opterà per altri soggetti.



Questo celebre ritratto di Garibaldi in camicia rossa non ha davvero bisogno di presentazioni: è il momento dell’impresa dei Mille, quello in cui realmente si “fa l’Italia”.



Persino le prime bandiere italiane sono protagoniste di alcune tele, come questa che mi piace molto.



Vita di campagna


Come dicevamo, dopo i primi anni di entusiasmo, i moti risorgimentali cedono il passo ad altri soggetti. Anche i Macchiaioli cercano qualche angolo di pace, come questa bellissima tela che ritrae un chiostro… e che sembra una foto!



La campagna è sicuramente uno dei soggetti protagonisti del movimento dei Macchiaioli. La tela Pascoli a Castiglioncello di Telemaco Signorini è stata molto criticata alla sua prima esposizione: c’è stato un critico che lo ha definito “una frittata ripiena di vacche in gelatina”. Eppure il giallo vibrante di questa composizione riempie il cuore. Senza colori vivaci sulle tele, non si parlerebbe di “Macchiaioli”…



La zona di Piagentina diventa il rifugio privilegiato di tanti esponenti del movimento artistico, che ritraggono tele dalle tonalità delicate e piene di pace.



Come gli Impressionisti, anche i Macchiaioli spesso dipingono dal vivo, e chi ritrarre, se non i contadini intenti nelle loro quotidiane occupazioni? La tela che ha per protagonista questa ragazza è sicuramente uno dei più belli della mostra…



così come questo Dopopranzo, che io in realtà avevo già visto a Genova visitando un’altra mostra (ve ne parlo meglio a questo link), ma che ho rivisto volentieri. Sembra quasi di sentire la calura di un pomeriggio estivo…



La ritrattistica


Non solo la politica e la natura, ma anche le persone, dunque, sono protagoniste. Questa tela è forse la mia preferita della mostra: c’è qualcosa che mi colpisce. Sarà che mi rivedo in questa giovane donna che legge?



Come spesso accade, i primi ad essere ritratti sono i figli. Per tanti sono le prime muse ispiratrici…



Tanti sono anche i ritratti di famiglia. In questo quadro, per esempio, una madre abitua la piccolissima figlia a maneggiare fili e gomitoli. Le arti della maglia e del cucito, a quel tempo considerate ancora prettamente femminili, si tramandavano di generazione in generazione.



...e per una famiglia, nessuna chiamata al fronte è una buona notizia, nemmeno se la causa è quella dell’Unità d’Italia. Anche i Macchiaioli, passati i furori eroici, sembrano averlo capito.



Il mare


Voi ormai mi conoscete e sapete che, se una mostra (come per esempio la Wildlife Photographer of the year, di cui vi parlo a questo link) contiene molte tele o scatti che ritraggono il mare, io devo scrivere un paragrafo apposito sul blog. E sono stata felice di scoprire che Castiglioncello (dove sono stata la bellezza di vent’anni fa, help) è un luogo molto amato dai Macchiaioli!



Proprio come le contadine, anche le lavandaie vengono ritratte. Il mare sullo sfondo e il sole al tramonto creano un’atmosfera fortemente nostalgica.



Di fronte al mare si pesca, ci si riposa, si passeggia, ci si incontra. E anche se il cielo è pieno di nuvole, l’ombrellino da sole ed i cappelli fanno immaginare che l’estate sia comunque al suo culmine.



E sempre in riva al mare, ovviamente, si dipinge. Potrebbe anche capitare di darsi appuntamento con un amico e collega pittore per ritrarre le onde, ma di ritrovarsi poi a comporre un quadro… che abbia per protagonista proprio l’amico in questione.

Come nel caso di questa tela!



La fine del sogno


Il movimento dei Macchiaioli, ormai disillusi perché anche dopo l’Unità d’Italia tanti problemi della nazione non si sono risolti (siamo sorpresi? Loro forse sì, noi molto meno), pian piano si esaurisce naturalmente. Da Firenze, gli ultimi guizzi del movimento artistico si spostano a Milano. Questo dipinto, per esempio, è stato d’ispirazione a Luchino Visconti per il celeberrimo film Il Gattopardo.



La morte di Mazzini, dipinta in modo così crudo e realistico, simboleggia la morte degli ideali del gruppo. Il tempo dei pensatori del Risorgimento sembra essere finito: come spesso capita nella storia, i prepotenti hanno guastato il sogno politico.



Così come i soldati di Giovanni Fattori, da gruppo entusiasta e organizzato, sono rimasti soli. Credo che in molti conosciate questa vedetta solitaria. Probabilmente un simbolo di ogni componente dello storico gruppo di via Larga, costretto dalle circostanze ad intraprendere la propria strada. Dopo aver lasciato, però, un segno indelebile.




Avete tempo fino al 14 giugno per visitare la mostra!

Spero di avervi incuriosito… perché, credetemi, è un’esposizione bellissima e ne vale davvero la pena.

Fatemi sapere che cosa ne pensate, se qualcuno di voi c’è stato e se qualcun altro ci andrà in primavera!

Nel frattempo auguro una serena Pasqua e Pasquetta a voi ed ai vostri cari! Godetevi queste giornate, riposatevi e divertitevi, ce lo meritiamo…

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)