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giovedì 4 giugno 2026

LETTURE PER BALLERINI #2

 Due romanzi di Giada Grimaldi e Silvia Carbone




Cari lettori,

come promesso, per le nostre “Letture… a tema”, continuiamo con la nostra settimana dedicata alla danza!


Lunedì vi ho raccontato due storie che mi sono molto piaciute: una novella lunga di Patrick Modiano, La ballerina, e un contemporary romance a tema danza di Lisina Coney, The darkest corner of the heart, capitolo centrale di una trilogia.


Oggi vi parlo di due ebook che ho trovato in promozione quest’inverno, uno appartenente al mondo self, l’altro della Queen Edizioni.


In tutta onestà devo dirvi che i due “protagonisti” del post di lunedì mi sono piaciuti decisamente di più di quelli odierni. Questi due romanzi sono… carini, e non di più, purtroppo. Mi dispiace un po’ perché Giada Grimaldi, l’autrice del primo dei due, mi piace molto: le sue due storie natalizie dal tocco romantasy sono deliziose (e ve lo dico anche fuori stagione perché ne vale davvero la pena), e Un nuovo sorriso è un piccolo capolavoro. Però il libro che oggi vi racconterò è una delle sue prime opere e per certi versi è un po’ acerbo. Quanto al secondo romanzo, nato dalla penna di Silvia Carbone, l’idea è buona, ma non tutto mi ha convinto.


Scendiamo un po’ più nei dettagli!



Take my breath away, di Giada Grimaldi


La storia di Alessia Molinari è a metà strada tra un’avventura ed un sogno: ella ha studiato danza fin da bambina e ben presto le scuole prestigiose d’America l’hanno notata. Così, appena maggiorenne, Alessia si è trasferita nella soleggiata California.


Per qualche anno ha calcato il palcoscenico con soddisfazione, poi si è dedicata all’insegnamento di altissimo livello, infine alle coreografie per cantanti famosi, video musicali, film.


Ormai Alessia è sull’Olimpo delle star americane ed è in lizza per un Grammy per la miglior colonna sonora. Ma proprio la sera della premiazione ella si imbatte, in modo del tutto imprevisto e non proprio gradito, in Lucas Storm, attore inglese che ha collezionato grandi successi, ma negli ultimi tempi è stato più famoso per i vizi e gli eccessi che per la carriera cinematografica.


Lucas ed Alessia, a dispetto della situazione che richiederebbe l’attenzione altrove, si piacciono subito. Ma la fama di Lucas lo precede, e Alessia non può rischiare di perdere concentrazione ed energie per un uomo che notoriamente non sa impegnarsi.


Lucas, tuttavia, inizia ad essere stanco di questa rotta sbagliata che ha intrapreso, così, quando ha l’occasione di rivedere Alessia, decide di dimostrarle che può essere un uomo migliore. I due iniziano una conoscenza cauta, cercando di entrare l’uno nel mondo dell’altra, e ben presto si rendono conto che quello che li lega non è un’attrazione superficiale, bensì qualcosa di più profondo.


Ma tanti ostacoli sono disseminati sulla loro strada. Lucas non riesce a liberarsi dai demoni dell’alcool e della droga, Alessia ha alcune ambizioni lavorative importanti che (giustamente) le fanno desiderare accanto a sé la presenza di un uomo più affidabile, ed entrambi hanno un passato con cui fare i conti.



La storia di Take my breath away, di fatto, è tutta qui, anche se ci sono molti colpi di scena ed imprevisti che arricchiscono il percorso verso la felicità dei nostri protagonisti. Come dicevo, l’autrice mi piace molto. Allora qui che cosa non ha funzionato?


Ho apprezzato tanto Alessia: è una donna forte, caparbia, ambiziosa. Ancora ragazza ha preso un volo intercontinentale, non certo per il viaggio della Maturità come fanno alcuni suoi coetanei, ma per cambiare vita ed entrare in scuole che l’avrebbero fatta lavorare il doppio di qualsiasi Università. Con il tempo è diventata una donna potente, benestante, famosa. Potrebbe avere qualunque uomo. E allora perché Lucas?


Qui siamo in piena “sindrome da Didone” (una donna straordinaria che perde la testa per un uomo qualunque), con l’aggravante che Lucas non è semplicemente “un tizio” che non avrà niente di speciale ma la rende felice – questa potrebbe essere la storia di tante di noi - , ma davvero una ne fa e cento ne pensa. È una persona che ha bisogno di aiuto, aiuto di professionisti, e sì, mi è spiaciuto vedere una persona come Alessia che in troppi momenti si è trasformata in una crocerossina (se non in senso letterale, quantomeno in senso metaforico).


E devo dirla proprio tutta: non ho apprezzato per niente il fatto che la prima notte intima dei due sia avvenuta in seguito ad un “litigio”, chiamiamolo così, con lui ubriaco. Una scena che somiglia davvero troppo ad una molestia, e poi ad una sorta di manipolazione emotiva.


Ecco, forse è il mio lavoro in mezzo alle persone ed alle famiglie, o forse sono diventata un po’ vecchiotta e cinica, ma con queste premesse, purtroppo, io credo che una redenzione completa e un finale romantico siano davvero… una favola. Possiamo apprezzare questo romanzo così com’è e considerarlo di evasione, ma sappiamo tutti che nella stragrande maggioranza dei casi la realtà presenta poi un conto salato. A volte anche anni dopo, quando sembrava che ci fosse un equilibrio consolidato.


Insomma, considerato anche lo stile (non sempre all’altezza dei romanzi successivi dell’autrice), per me è un nì. Salvo il personaggio femminile, il mondo della danza, qualche momento glamour. Ma vi consiglio di puntare su altre letture di Giada Grimaldi… e vedrete che non ne sarete delusi!



Dancing in the wind, di Silvia Carbone


A vent’anni, Dakota Johnson ha già vissuto una vita fin troppo intensa… ed ha anche rischiato di perdersi.


Studentessa di danza di altissimo livello, per anni ella ha considerato il ballo tutta la sua vita. Ma l’adolescenza ha portato con sé il corpo in cambiamento, il perfezionismo, la mania di controllo, il rapporto malsano con la madre, i disturbi alimentari.


Dakota è diventata il fantasma di se stessa e il padre Patrick, sentendosi in colpa per essere stato piuttosto assente, ha deciso di cambiare rotta e di dedicarsi completamente alla salute della figlia.


Dopo qualche tempo, però, il lavoro chiama nuovamente, così Patrick pensa ad una soluzione che potrebbe aiutare la figlia non solo a guarire, ma anche a vivere per un po’ la vita della ventenne ordinaria. Egli la iscrive all’Università, a poca distanza da dove abita sua sorella Rachel, psicologa, e chiede a quest’ultima di ospitarla.


Rachel, che accetta subito con entusiasmo, è sposata con George, un professore di storia e letteratura antica. La coppia ha due figli, Cassandra e Ares. L’uomo, però, ha altri due ragazzi, Hades e Zephyr, avuti da un matrimonio precedente.


È proprio con Zephyr e con il suo caratteraccio che Dakota si scontra fin da subito. Il ragazzo è molto protettivo nei confronti dei suoi fratelli minori e scambia il grumo di paure e insicurezze che attanaglia Dakota per semplice snobismo. I primi tempi di convivenza sono difficili per entrambi.


Poi, pian piano, Dakota si rende conto di stare vivendo, per la prima volta, all’interno di una famiglia dove le persone si vogliono bene veramente e si supportano. Lontana dalle parole crudeli della madre e dall’assenteismo del padre, ella si apre e ricomincia a considerare la danza come una parte della sua vita, non un mostro che pian piano la stava divorando.


Anche i rapporti tra lei e Zephyr cambiano, prima con calma, poi completamente. Ben presto tra i due nasce un sentimento imprevisto. Ma il resto della famiglia potrebbe non approvare, e Dakota non sa ancora se riprendere la sua vecchia vita o restare…


Dancing in the wind, almeno nell’intenzione, ha tutte le carte in regola per essere l’incoraggiante storia di rinascita di una ragazza e ballerina.


Purtroppo, però, nell’esecuzione ci sono aspetti che non mi hanno convinto.


Innanzitutto, odio ripetermi, ma, accidenti, il protagonista maschile. Una ragazza come Dakota avrebbe avuto bisogno di una persona rassicurante, tranquilla, una “green flag” come si suol dire ora. Basta con questi ragazzacci tormentati, donnaioli, pure scurrili. Anche gli ultimi successi televisivi lo confermano: il golden boy va alla grande, il bad boy ha stufato pure le giovincelle. Figuratevi me.


Poi, i due sono in qualche modo… cugini acquisiti. E come diceva l’indimenticabile Humphrey Bogart, “in fondo resta tutto in famiglia”. Ok, tecnicamente i genitori di entrambi sono diversi e non c’è parentela. Però io continuo a trovarlo un pochino strano.


Infine la seconda parte del romanzo è un pochino tirata in lungo, con un colpo di scena molto drammatico che mette in difficoltà la famiglia di Rachel e George e che secondo me… si sarebbe anche potuto risparmiare, dal momento che c’è già parecchio angst tra i due protagonisti.


Mi piacciono comunque tanti personaggi (oltre a Dakota, anche Rachel e Hades, per esempio), il trope della found family che è gestito bene, il lento avvicinarsi della nostra protagonista a Zephyr, il cambiamento importante che fanno i nostri due innamorati in virtù del sentimento che li unisce.


È una storia carina, come dicevo. Resto però dell’idea che sarebbe potuta essere ancora meglio. Fatemi sapere che ne pensate se la leggete…




Che ne dite? Conoscete queste autrici?

Avete letto questi libri? Che cosa ne pensate?

Attendo i vostri commenti…

Ci rileggiamo settimana prossima con il TAG per la fine della scuola e l’inizio del nostro countdown estivo!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 12 maggio 2025

TAG: L'HO LETTO MA...

 Un booktag di "unpopular opinions"



Cari lettori,

in questi giorni, dando un’occhiata su TikTok, mi sono imbattuta in un “Tag… a tema libri” che ho trovato carino, ed ho pensato di proporvelo!


Sapete che solitamente sono piuttosto “buona” nel recensire romanzi. Mi sono resa conto che è un po’ che non mi tolgo qualche sassolino dalla scarpa e non vi scrivo qualche bella – ed a volte doverosa – unpopular opinion.


Questo TAG, dal titolo L’ho letto ma…, mi è sembrato perfetto per dire la mia sia su qualche romanzo che non mi è piaciuto che su qualche confessione che forse non vi ho ancora fatto. 

Vi preannuncio che il post è venuto fuori molto “strano”, perché vi parlerò soprattutto di romance e dintorni, però ci sono anche un paio di osservazioni sul mondo dei classici e un giallo/noir.


Vi lascio al TAG, così vedrete con i vostri occhi!



L’ho letto ma… non l’ho terminato


Forse è colpa mia, altri miei compagni di liceo ce l’avevano fatta, ma io, a soli 18 anni, di fronte al protagonista che scende in strada, in una Milano bombardata, e si mette a parlare con il cadavere di una bambina, non ci sono proprio riuscita. Uomini e no di Elio Vittorini è la mia Kryptonite, non so se adesso potrei riuscire a riprenderlo. Di sicuro devo trovare un momento in cui sono mentalmente preparata…



Purtroppo devo inserire in questa categoria anche Dracula di Bram Stoker: dopo i primi due o tre capitoli, avevo troppa paura!



L’ho letto ma...ha deluso le mie aspettative


Ho letto alcuni romanzi di Felicia Kingsley e li ho sempre trovati scorrevoli e divertenti. Alcuni, come Una ragazza d’altri tempi e Ti aspetto a Central Park, mi sono anche piaciuti molto (ve ne parlo meglio qui).


Immaginavo che Il mio regalo inaspettato sarebbe stata una bella favola natalizia. E invece…! Protagonisti antipatici, tra lei che è la classica ragazza che “finge di star bene da sola” (perché, non può essere vero?) e lui che è convinto di essere ancora alle superiori (le battute sono quelle); un “tutto in una notte” ricco di avvenimenti improbabili; un trope “second chance dopo il liceo” che, saranno pregiudizi miei, ma raramente è una buona idea nella vita reale. Più si procede con i capitoli e più accadono cose assurde. Decisamente non il miglior lavoro di questa autrice!


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L’ho letto ma… mi aspettavo altro


La collezionista di ricette segrete di Allegra Goodman è un romanzo che ho letto quando avevo appena aperto il blog, quando la collana Anagramma della Newton Compton era stata inaugurata da poco e si prediligevano sottogeneri romance differenti da quelli che vanno di moda ora (i gusti in materia di romanzi rosa sono cambiati molto in fretta nell’ultimo decennio… ma qui apriremmo un mondo).


Comunque questa storia mi aveva affascinato perché si presentava come un retelling di Ragione e sentimento di Jane Austen, ma in verità… solo la struttura narrativa lo è. Sì, c’è una coppia composta da due persone razionali ed affiatate; sì, c’è una giovane eterna romantica che non si rende conto che l’unico davvero innamorato di lei è un uomo maturo che le è sempre stato accanto.


Tuttavia… “Elinor” e “Edward” sono di una pesantezza unica, e purtroppo non c’è nemmeno uno sviluppo narrativo felice per loro; “Marianne”, più che romantica, sembra solo propensa al divertimento con tizi improbabili in confronto ai quali persino il capriccioso Mr Willoughby si riscatta alla grande; il “colonnello Brandon” è troppo noioso e giudicante (anche se, volendo spezzare una lancia a favore, c’è da dire che l’originale è imbattibile per molte di noi fanciulle, specie dopo aver visto il film con Alan Rickman).


Però ecco, questa poca fedeltà nel riproporre lo spirito dei personaggi austeniani alla fine mi ha portato a bocciare il romanzo.


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L’ho letto ma… non lo consiglio


Bee – Principessa ribelle di Raffaella Spano è un dark romance self. Da tempo seguivo l’autrice sui social e ho pensato di provare a leggere qualcosa di suo, ma questo romanzo proprio non mi è piaciuto.


Può essere che io mi aspettassi qualcosa a metà strada tra The bodyguard ed un omaggio alla principessa Diana e che invece scoprire che la storia di Bee, principessa influencer, e di Mark, la sua guardia del corpo, presenta molti lati più oscuri, mi abbia un po’ demotivato. E sì, ammetto che avevo letto la dicitura “dark romance” ma non me lo aspettavo così “dark”.


Fatto sta che, come ho detto nella recensione, “pensavo fosse amore, invece era un casellario penale”. E troppe cose non mi hanno convinto a livello narrativo.


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Se invece volete provare a leggere un altro dark romance dell’autrice, primo di una serie che, ora come ora, mi ha convinto molto di più: Deadly Sins 1 - Link recensione



L’ho letto ma… lo rileggerei


Questo è lo spazio giusto per confessare che a volte vorrei proprio rileggere quei classici che ho letto quando andavo a scuola (o all’Università) e che, a differenza di Uomini e no, sono riuscita a completare ed apprezzare. Però ora, in età adulta, forse sarebbe un’esperienza diversa…


Sicuramente rientrano in questa lista Il barone rampante, Rinascimento privato, Il Gattopardo, Il ritratto di Dorian Gray, A ritroso, I Malavoglia, Il fu Mattia Pascal ed altri ancora.



L’ho letto ma… pensavo meglio


Closer di Corinne Michaels e Melanie Harlow aveva le premesse per essere una storia dolce e piacevole, ma c’era qualche scena di troppo ispirata a commedie romantiche note (soprattutto Tre all’improvviso), facendo peccare il romanzo di scarsa originalità, e il protagonista maschile non mi è piaciuto…


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In questa categoria metto con un certo dispiacere anche Almeno tu di Alice Marcotti, che è anche carino e ben scritto, ma… sembra scritto in base al manuale “le regole del college romance”. Non so, in qualche modo l’ho trovato troppo didascalico, avrei voluto qualche guizzo in più che ci mostrasse perché l’autrice fosse interessata a scrivere un romanzo ambientato in un’Università americana, ma il luogo era stereotipato ed appena i protagonisti uscivano dal campus… non c’era nulla di interessante. Peccato.


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L’ho letto ma… mi ha annoiato


Il sentiero nascosto delle arance di Ersi Sotiropoulos si inserisce nella stessa categoria di La collezionista di ricette segrete: romance della collana Anagramma che andavano molto di moda un decennio fa, tra luoghi da favola e storie di rinascita.


O meglio, “avrebbe dovuto inserirsi”. In teoria la quarta di copertina lo vendeva come un romanzo corale con quattro protagonisti molto diversi tra loro che però riescono a cambiare la loro vita sullo sfondo di bellissimi paesaggi greci.


In realtà ci ritroviamo a seguire, in un modo pure distaccato che non permette di affezionarsi nemmeno ai personaggi, la quotidianità senza capo né coda di quattro tizi che sembrano non avere nemmeno un grande scopo nella vita. Una noia mortale!


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L’ho letto ma… mi ha sorpreso


Cronaca di un suicidio di Gianni Biondillo è sicuramente la lettura del 2025 che più mi ha sorpreso… in positivo! Pensavo che la storia avrebbe preso una determinata piega e mi stavo già “preparando” ad un certo tipo di finale… e invece no, preparatevi perché davvero non vi aspettate quel che accade negli ultimi capitoli.


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Mi sono un po' sfogata, lo ammetto :-) 

Mi piacerebbe sapere che ne pensate dei romanzi di cui vi ho parlato, se li conoscete, e che cosa avreste risposto voi a queste domande. 

Fatemi sapere! 

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 6 novembre 2023

S-CONSIGLI ROMANCE

 ...questa volta qualcosa non ha funzionato!




Cari lettori,

iniziamo la settimana con un certo brio e con una rubrica che porto su questi schermi un po’ troppo poco: gli “S-consigli libreschi”. Chi mi segue da tempo sa che sono una lettrice che difficilmente stronca al 100%; cerco sempre di vedere il lato positivo, di valutare pro e contro, e di base tento di non essere una persona snob: ci sono tante letture che apprezzo che so benissimo essere leggere e di intrattenimento.


Invece stavolta, ahinoi, ci tocca proprio. E per ben due volte!


Queste letture risalgono all’inizio dell’autunno, ma ho voluto aspettare un po’ perché una delle due è a tema natalizio e volevo almeno che passasse Halloween. Non vi nego che ho anche voluto rifletterci un po’ per vedere se con il tempo avrei rivalutato alcuni aspetti dei romanzi, ma purtroppo no… davvero, come dico nel sottotitolo, stavolta qualcosa non ha funzionato. Parecchie cose, per la verità.


E dire che le premesse erano buone: siamo nel campo dei romance, uno dei generi che leggo di più, ed uno dei due romanzi è l’opera natalizia di una delle autrici italiane più apprezzate, l’altro un ebook di un’autrice self che mi aveva fatto un’ottima impressione sui social a livello di promozione e presentazione. Peccato, davvero peccato. Ma entriamo un po’ più nel dettaglio!



Il mio regalo inaspettato, di Felicia Kingsley


Siamo in Scozia, a Dunfermline. È arrivata la Vigilia di Natale e nella sede locale di Amazing, servizio di consegna pacchi per i clienti, c’è un gran caos: gli ultimi regali devono essere portati ai giusti destinatari!


Freya, trentenne scozzese, lavora per Amazing da un bel po’, e con un posto di responsabilità. Il lavoro è tutto quello che le è rimasto dopo che il suo quasi marito l’ha lasciata, e la prospettiva di un’eventuale promozione l’anno prossimo è troppo allettante per riposarsi in prossimità del Natale. Per di più la attendono delle feste solitarie, perché, per non sprecare denaro, ha finito per regalare ai suoi genitori i biglietti di quello che avrebbe dovuto essere il suo viaggio di nozze.


Finalmente arriva l’ora di chiusura ed anche per Freya è il momento di andare a casa. Quando ella sta per andarsene, però, si rende conto di qualcosa di terribile: un camioncino per le consegne, guasto già dalla mattina, è rimasto inutilizzato tutto il giorno, e nessuno ha pensato di prelevare i pacchi che conteneva e consegnarli con altri camion.


Il risultato è che ora ci sono dei pacchi dono, da consegnare assolutamente entro mezzanotte, che giacciono lì, in mezzo alla neve ed al freddo, dentro un camioncino guasto.


Disperata all’idea che la responsabilità ricada su di lei, Freya decide di trasformarsi in Babbo Natale e di effettuare lei le consegne. In un primo momento ella pensa di ricorrere ad un altro camioncino, ma finisce per trovarsi senza più benzina in mezzo ad una strada innevata. Per fortuna le viene l’idea di chiamare un Uber.


Peccato che l’autista del furgone che ha chiamato si riveli essere Kyle, una sua vecchia cotta del liceo che l’aveva abbandonata proprio prima del ballo di fine anno.


Freya e Kyle stanno per andare incontro alla più incredibile delle notti di Natale: già l’atmosfera all’interno della macchina non è il massimo… in più ogni consegna si rivelerà un’avventura.



La trama sembra pure divertente, no? Eh, e invece Il mio regalo inaspettato si rivela una delusione dietro l’altra. Ho letto altri romanzi di Felicia Kingsley e, pur non avendoli adorati come tanti altri lettori tra blog e social, li ho comunque apprezzati, al netto di piccoli difetti, che qui purtroppo si ingigantiscono. Questa è un’opera che non le rende giustizia, probabilmente scritta in fretta, o per essere in libreria giusto in tempo per Natale, o per la necessità di fare una pubblicità – neanche troppo occulta – ad “Amazing” (chissà quale sarà il vero nome di questa azienda, mah).


Tanto per cominciare, i personaggi. Freya è la classica “ragazza dei film Hallmark”: donna in carriera ma in crisi, single e/o appena piantata dal fidanzato, sola sotto le feste. Ma lei è il meno peggio, considerato che comunque questo romanzo è di fatto una versione scritta dei famosi film romance natalizi di Hallmark e dintorni. Il peggio è Kyle. Non è la prima volta che mi capita di imbattermi in un personaggio come lui, e davvero non capisco come facciano gli autori a cadere in un errore così banale. Detto in parole semplici: l’intento avrebbe dovuto essere quello di renderlo un personaggio ironico e scanzonato che non esita a flirtare con la protagonista, ma l’effetto è quello di un tizio con idee più retrive dello Stato Pontificio nell’800 che cerca di rimorchiare una vecchia compagna di scuola con l’ormai superato spauracchio del “se no rimani sola” (anche lui, comunque, se va avanti così, per essere proprio oneste). Ancora nel 2023 battute sulle zitelle e sui gatti, vecchi rancori risalenti al liceo che non hanno più neanche senso di esistere, cattiverie gratuite nei confronti di una persona che ormai è diventata per lui una perfetta sconosciuta, un machismo degno dei film dei Vanzina. Tutto questo, per quanto mi riguarda, non fa proprio l’effetto “scintille” o “enemies to lovers”. Ad essere sincera, mi è parso bullismo puro e semplice.


Poi, l’idea del “tutto in una notte” è un classico natalizio e sinceramente perché no, se fosse stata gestita meglio. Ma, tanto per cominciare, non è poi così verosimile che tutti, dico tutti i destinatari dei pacchi, non abbiano 10 secondi di tempo per ascoltare la semplice frase “Buonasera, sono il corriere, questo è il suo pacco, una firma qui, arrivederci” e finiscano tutti per afferrare per un braccio Freya, Kyle o entrambi e trascinarli dentro in casa per coinvolgerli in questa o quella disavventura natalizia. Non mi sembra che l’arrivo di un corriere sia uno strano fenomeno per la società contemporanea, tanto da confonderlo ogni volta o quasi con un amico che è venuto in visita, oltre al fatto che si continua a ripetere il medesimo stratagemma narrativo, o a variarlo di molto poco.


Arriviamo – con dolore – a quello che è il più grande difetto di questo libro: le avventure in cui Freya e Kyle vengono coinvolti sono così… assurde… che definirle assurde sarebbe un eufemismo.


Una “casa stregata” in cui compare solo un bimbo in camicia da notte – una visione orribile, non è vero? - e due adulti fatti e finiti, invece che chiedere al piccolo dove siano i genitori, scappano urlando e, vedendo che il cancello si è chiuso (forse si potrebbe anche considerare che in una notte di dicembre in Scozia c’è tanto vento, ma io sono un’anima semplice), invece che scendere e tentare di riaprirlo lo abbattono con il furgone. Un cancellone di ferro battuto. Ma certamente!


Un club a luci rosse i cui gestori, di certo per nulla abituati a ricevere sex toys in scatole anonime da corrieri, non trovano niente di meglio da fare che coinvolgere Freya e Kyle nei loro giochini natalizi. Tra l’altro, questa parte è di una volgarità imbarazzante. Chi mi conosce nella vita e nella blogosfera sa che non sono il prototipo della puritana, anzi, ho appena detto che mi danno fastidio le idee anni ‘60 su amore e sesso nel 2023, ma queste pagine sono brutte e basta. Così triviali che in confronto Aristofane era un Lord inglese, e senza nemmeno la scusa della concezione della commedia in epoca classica.


Una vecchia rockstar ovviamente alcoolizzata e depressa, che vuole buttarsi dallo scalone di casa sua ogni volta che la radio passa gli One Direction o Justin Bieber. All’inizio era pure abbastanza divertente, ma poi Freya e Kyle pensano bene di portarsi dietro l’eccentrico rocker, rendendo il suo personaggio sempre più ridicolo.


E poi la solita proposta di matrimonio plateale, la solita situazione “combinata”, e l’immancabile incontro con l’ex di Freya, sposatosi in fretta e furia con una ragazza gentile e buona che probabilmente è vittima del più grande inganno della sua vita ed invece viene perculata e basta. Il bullismo continua.


Non basta un mini capitolo sull’amore che dura per sempre e su chi è malato a Natale per riequilibrare questa serie di assurdità.


Lieto fine scontato, e questo ok, ci poteva stare – anzi, direi che è un obbligo in una commedia natalizia -, ma che grande fatica. Ho visto in biblioteca che sono arrivati altri romanzi di Felicia Kingsley e, vi dico la verità, sono combattuta. Si tratta di titoli molto molto amati da altri bloggers, bookstagrammers e dintorni, ma se il rischio è quello di trovarsi di fronte ad un’opera simile a questa… aiuto.

Mi sa che per un po’ non ne voglio più sapere.



Bee – La principessa ribelle, di Raffaella Spano


La protagonista di questa storia è Beatrice detta Bee, una ragazza dal passato difficile che è riuscita a costruirsi una carriera da sola, prima come modella e poi come influencer.


Da qualche tempo ha iniziato una relazione con un personaggio di primissimo piano: il principe ereditario al trono d’Inghilterra, Robert. Lo scandalo della “principessa del popolo” ha raggiunto Buckingham Palace e da allora la coppia, malvista dalla Regina, gira il mondo, compatibilmente con i viaggi di lavoro di Bee.


Una notte, però, si verifica un attentato e solo Robert viene portato subito in salvo. Bee viene recuperata in un secondo momento dalle guardie reali e si trova di fronte l’ultima persona che avrebbe voluto vedere: Mark Sinner detto Sin, suo travagliato amore di gioventù, che ha appena preso servizio tra le guardie del corpo.


Dopo l’attentato i genitori di Robert decidono – anche se piuttosto malvolentieri – di provare ad includere Bee nella famiglia reale. Il principe le fa una proposta ufficiale, Bee viene costretta a seguire il protocollo e le attività della famiglia reale trascurando sempre più il suo lavoro, e le viene affiancata una guardia del corpo, che ovviamente è Sin.


Pagina dopo pagina, i due si renderanno conto che la vita a Buckingham Palace non è quella che avevano sognato. Un passato doloroso li divide, ma il comune odio per la gabbia dorata in cui entrambi sono rinchiusi li spingerà a cercare una via d’uscita insieme.



La trama è tutta qui, anche se si snoda per moltissime pagine e con tantissimi espedienti. Ho preso questo ebook perché apprezzo il lavoro sui social che fa l’autrice, promuovendo i suoi romanzi più che bene… e così, il giorno in cui Bee – La principessa ribelle è andato in promozione gratuita, mi sono decisa. Che grande delusione! L’ho letto subito dopo il romanzo della Kingsley, e me l’ha fatto rivalutare, il che purtroppo è tutto dire.


Per dirlo con parole non proprio mie, pensavo che fosse romance, invece è un casellario penale.


E non mi riferisco alle caratteristiche peculiari dei dark romance, che alternano momenti di romanticismo a scene d’azione in stile Steven Seagal – e comunque ammetto che dovrei lasciar perdere questo genere, non fa proprio per me.


Mi riferisco al fatto che persino una lettrice negata in diritto come me ha visto configurarsi, pagina dopo pagina, una serie di reati da far accapponare la pelle. In ordine sparso: terrorismo, ripetuti tentati omicidi, omicidio di un’innocente con scambio di persona, falsa accusa di stupro, coercizione, omicidio stradale, occultamento di cadavere, calunnia (i protagonisti lasciano che la responsabilità di un delitto ricada su un innocente, per di più non in grado di difendersi perché tossicodipendente e con conclamato ritardo cognitivo, tanto per far capire di che belle personcine stiamo parlando), rapimento e segregazione (ad opera della famiglia reale???), mobbing, abuso di potere (no, mi dispiace, anche se sei un pubblico ufficiale non puoi prendere a schiaffoni con gusto una cameriera sospettata di furto, specie se lei non oppone resistenza) e poi ovviamente risse ogni tre pagine, che, si sa, non guastano mai.


Partiamo dai delitti commessi dai due protagonisti: leggere per inorridire, perché va bene non essere due santi, ma a tutto c’è un limite. Mi sento solo di spendere due parole su uno di essi, la falsa accusa di stupro.


Sarà la duecentesima volta che faccio questo appello, ma non mi stancherò mai di farlo: basta inserire un simile reato in romanzi, film e fiction. Distorce la realtà. Sappiamo bene che le false accuse di stupro, pur esistendo, sono pochissime e sono mosse da donne in posizioni di potere. Non è verisimile che la figlia di una donna delle pulizie vedova si inventi un’accusa simile contro il figlio di due ricconi, e che sia lui a doversene andare dopo essere stato malmenato dai compaesani. Credo che tutti noi abbiamo visto abbastanza tg per comprendere che nella realtà, se anche la violenza fosse avvenuta davvero, la ragazza non avrebbe avuto il coraggio di denunciare. E se anche l’avesse avuto, avrebbe subito una tremenda vittimizzazione secondaria e sarebbe stata costretta, lei sì, a lasciare il paese con la madre, mentre lui avrebbe continuato a fare festini e ad importunare donne. Credetemi, non sono felice di scrivere questa cosa, però penso che tutti siamo coscienti del mondo bacato in cui viviamo ed anche basta vivere nel regno degli unicorni.


Poi, i reati commessi dalla famiglia reale. Mi rendo conto che l’autrice non ha inventato su due piedi l’ipotesi di una regina che ricorre al crimine, ma ha attinto a quelle teorie secondo cui la famiglia reale avrebbe ordinato un particolare incidente. Però, anche ammesso e non concesso che ci sia qualcosa di vero, ricorderete tutti bene che i morti sono stati solo gli obiettivi designati. Non mi sembra possibile immaginare una reale inglese che per far fuori l’odiata quasi nuora provoca un attentato in un altro paese – un paese europeo alleato, poi – e finisce per causare la morte della figlia di un importante personaggio locale, solo perché “assomigliava”. Io pensavo che certe istituzioni si avvalessero dei Servizi, non di sicari da tre soldi reclutati nei peggiori bar di Caracas.


Infine, i reati commessi da Robert e da Kara, la compagna di Sin. Abbiamo capito tutti che Bee e Sin non sono dei personaggi positivi, ma devono pur stare insieme, no? Quindi, che soluzione escogitare? Ma è semplice! Trasformare i due rispettivi fidanzati, che per anni sono stati due cuccioli di golden retriever, in serpenti a tre teste nel giro di poche pagine! Così loro due sono giustificati! Ma certo…



Ora, immagino che voi mi direte: ma in tutto questo casellario penale, dov’è il romance? Purtroppo non so darvi una risposta esauriente, perché spesso me lo sono chiesta anche io. Ho visto una passione distruttiva, un rapporto malato che travolge sulla sua strada cose e persone che non c’entravano proprio niente e che avrebbero meritato di continuare a campare tranquille.



Quello che ho tollerato di meno è il paragone di Bee con la principessa Diana. Io non sono mai stata e non sarò mai una fan della famiglia reale. Però non penso occorra esserlo per comprendere che Diana, lasciando perdere il mistero della sua morte, abbia finito per divorziare da Carlo perché aveva provato per anni a cambiare dall’interno un sistema decisamente troppo più grande di lei. Una persona sicuramente non esente da difetti e sbagli, che però ha almeno provato a mettere un pezzetto di cuore, ed infatti il popolo inglese la ricorda con affetto. Caratteristica che non riesco a vedere in Bee, che è solo ammirata per i suoi look e la sua vita da sogno come tutte le influencer, e per il resto è cattiva, fino al midollo e gratuitamente.


Last but not least: ho trovato un buon numero di refusi ed anche errori di grammatica e sintassi che non mi sarei aspettata. Comprendo che il romanzo è lunghissimo e che la revisione è stata fatta all’interno del mondo self, quindi posso lasciar passare i primi, ma i secondi… insomma. Mi dispiace, ma non credo che leggerò altro di questa autrice.





Non credo che mi abbiate mai letto in una veste così infuriata, ma insomma, per me quando ci vuole ci vuole.

Sarei veramente curiosa di leggere i vostri pareri su questi romanzi o, in generale, su queste autrici. Non abbiate timore di scrivere qualcosa di positivo perché mi sarebbe pure d’aiuto ed eviterei di pensare che con queste due letture ho proprio toppato.

Fatemi sapere che ne pensate.

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


domenica 17 maggio 2020

L'ANGOLO VINTAGE 2.0 - MAGGIO 2020





Cari lettori,
siamo al consueto appuntamento del 17 del mese con “L’angolo vintage”. Il post di oggi, però, sarà un po’ particolare: non farà parte soltanto della sopracitata rubrica, ma anche di quella degli “S...consigli libreschi”.

Nelle ultime settimane, infatti, ho riletto un romance, L’anello di Beatrice, che avevo sul kindle da tempo ed ammetto che non ricordavo tanto bene. Poco tempo dopo, complice l’iniziativa #ioleggodacasa, ho letto gratuitamente Almeno tu di Alice Marcotti, sempre appartenente al genere del romanzo rosa. 

Pur non sconsigliando nessuno dei due al 100%, perché comunque le brutte letture sono altre (ne ho parlato qui, per esempio), ho trovato in entrambi degli elementi che non mi hanno convinto, alcuni dei quali sono clichés dei romance che purtroppo rendono un romanzo molto più scontato.

Vi lascio alle recensioni, sperando che capirete le mie perplessità!



L’anello di Beatrice, Prima parte, di Chiara Cipolla


La protagonista di questo romance è Emma, una ragazza di ventisette anni che sta muovendo i primi passi nel mondo dell’insegnamento: attualmente è in un liceo per una cattedra di matematica e scienze, ma è una supplenza, dal momento che non ha ancora ottenuto il posto fisso. La sua precarietà lavorativa va di pari passo con quella sentimentale: negli ultimi anni ella ha avuto tante delusioni e, dopo qualche porta in faccia particolarmente dolorosa, si è quasi rassegnata a restare da sola.

I suoi amici, che la vedono sfiduciata ma suppongono che sia solo una presa di posizione (una riflessione che si rivelerà davvero lungimirante), la coinvolgono in una cena alla quale è presente anche un professore universitario inglese, Edward, in visita in Italia per alcuni mesi. Tra Emma ed Edward c’è subito una forte attrazione: i due finiscono per chiacchierare tutta la notte e decidono di rivedersi.

Emma è una ragazza romantica e sulle prime non si fida di Edward, che afferma di cercare soltanto divertimento, soprattutto in Italia, dal momento che tra qualche mese dovrà tornare nel Regno Unito. Al di là dei discorsi teorici e delle confidenze, però, essi non riescono a stare lontano l’uno dall’altra: il loro viaggio a Roma nel mese di luglio si trasforma in una sorta di luna di miele e, alla fine dell’estate, prima che Emma accetti un nuovo incarico annuale come supplente, egli le propone di andare con lei in Inghilterra e di provare a convivere.

La ragazza si rende conto di essere ormai innamorata di Edward ed accetta il suo invito, ma, una volta arrivata lì, scopre che il suo fidanzato è molto ricco di famiglia e che i compassati genitori di lui non la apprezzano affatto. Edward sembra non curarsene: dichiara il suo amore ad Emma e le promette che saranno felici. Purtroppo non tutto andrà come previsto…

Il titolo L’anello di Beatrice deriva da un gioiello che appartiene alla protagonista, di proprietà di una nonna, che nasconde un mistero sul quale ella farà luce nel secondo volume della duologia (che, confesso, devo ancora leggere).


Innanzitutto, una caratteristica che non mi ha convinto è il modo in cui viene trattata la professione della protagonista. Come saprete, anche io, come Emma, ho fatto un bel po’ di supplenze (anche se in altre materie rispetto a lei), e quando si ha la nostra età e si sta facendo ancora la gavetta, possono benissimo capitare delle sostituzioni per malattia, maternità, brevi infortuni… insomma, essere chiamate per un anno intero, e poi ancora per un altro anno nel medesimo posto, è come vincere una piccola lotteria, ed il fatto che Emma rinunci a questo incarico “mezzo fisso” per seguire un ragazzo conosciuto da pochi mesi che per le prime settimane ha continuato a ripetere di volere “solo sesso”… insomma, possiamo dire che sia una scelta un po’ azzardata? E poi, lasciatemelo dire: se stai a spasso con il tuo amore fino alle 5, con che faccia e che energia ti presenti davanti a 25 quindicenni alle 8? Già non è un granché arrivare in ufficio con un litro di caffè e dormire davanti al computer, ma come si fa a gestire gli adolescenti e spiegar loro matematica o latino dopo più e più notti di baldoria? Poco realistico, direi.


Di Emma non mi è piaciuto nemmeno l’atteggiamento, quello che io definisco della “finta contenta di essere single”: continua a ripetere che sta bene da sola, ma appena le presentano un tizio (bello, eh, non dico di no) si dimentica persino degli amici, che, secondo me molto giustamente, ad un certo punto del romanzo le fanno notare che è diventata una di quelle ragazze che quando è fidanzata si dimentica di tutto e di tutti. Togliamoci pure questo sassolino dalla scarpa: è colpa di quelle come Emma se quelle come me, che, a parte qualche comprensibile momento no, il più delle volte sono davvero contente di vivere da sole e della loro routine da single, non vengono mai, mai credute.


Edward, dal canto suo, è un po’ stereotipato: non so voi, ma io sono un po’ stufa dei bellocci che si danno alla pazza gioia con le avventure sessuali prima di “innamorarsi davvero” (conclusione opinabile). Una volta tanto mi piacerebbe incontrare un “principe azzurro” bruttarello, imbranato e che come esperienze sessuali sta a zero o quasi… così, per avere il brivido di una botta d’originalità. Se conoscete romanzi così consigliatemeli nei commenti, grazie!


Concludo dicendo che il finale nasconde sicuramente un trabocchetto (chi l’ha letto capirà) e che molte questioni restano in sospeso. Vorrei comunque leggere il secondo volume, almeno per vedere se la storia si evolve o mi convince di più… in caso, vi farò sapere!



Almeno tu, di Alice Marcotti


L’autunno è arrivato ed a Yale, Università americana tra le più importanti, sta per iniziare un nuovo anno accademico. Tra le matricole della facoltà di Letteratura e Giornalismo c’è Ellie Prinsloo, una ragazza in fuga dalla sua cittadina natale e dalla brutta delusione che ha avuto nel corso dell’estate: il suo fidanzato storico l’ha tradita con la sua migliore amica e si è iscritto a Princeton.

Decisa a ricominciare da capo, Ellie si stabilisce al campus e diventa subito amica delle sue due compagne di stanza, Violet e Taylor. Quest’ultima è la cugina di Aiden Wilson, un ragazzo che ella ha già avuto il dispiacere di incontrare il giorno del suo trasferimento: gli è inciampata addosso con tutti gli scatoloni e lui non solo non l’ha aiutata, ma l’ha anche presa in giro con una certa strafottenza.

Ellie preferirebbe non incontrare più un ragazzo così presuntuoso ed antipatico, ma, per sua sfortuna, ha alcuni corsi in comune con lui, ed egli è anche molto legato alla cugina. Giorno dopo giorno, Ellie impara a conoscere Aiden e comprende che il suo atteggiamento è una sorta di bluff che nasconde un carattere molto più profondo ed un po’ tormentato. Egli, infatti, si sente molto attratto da Ellie, ma ha paura di iniziare una nuova relazione per via dei suoi sensi di colpa nei confronti della sua prima fidanzata, tragicamente scomparsa qualche anno prima.

Quando però l’ex di Ellie si ripresenta al campus, deciso a riconquistarla, la gelosia gli fa comprendere che non vuole assolutamente perderla.


Almeno tu appartiene al filone dei romance ambientati nelle Università americane, che ultimamente vanno molto di moda anche tra le autrici italiane. Senza nulla togliere a chi fa questa scelta, a me piacerebbe che le scrittrici nostrane, qualora volessero scrivere un libro di ambientazione universitaria, valorizzassero maggiormente le nostre Università. Quasi tutte noi appassionate di lettura e scrittura l’abbiamo frequentata e, invece di un anonimo campus americano che è sempre uguale in tutti i romanzi proprio perché noi italiane non lo abbiamo mai visto (o quasi, in pochi fortunati casi), sarebbe bello vedere il cortile di Via Festa del Perdono, l’austerità dei chiostri della Cattolica, la goliardia di Padova, i portici di Bologna. Posti vissuti ed apprezzati da noi italiani, dove davvero sappiamo come funzionano le cose, dall’ordinamento generale agli aneddoti divertenti. Ancora una volta, se conoscete romanzi di questo tipo, consigliatemeli nei commenti!


Questa considerazione porta immediatamente a quella successiva: ...non c’è vita fuori dal campus. Ellie, sia con le amiche che con Aiden, passa il tempo libero sempre e solo in camera, a mangiare take away e guardare film o telefilm. Al massimo c’è qualche festa, sempre all’interno dell’Università. Non un’occhiata a quello che accade di fuori: che ne so, una cena in città, un picnic nei dintorni, qualche luogo interessante da visitare nei dintorni di Yale. 
Ancora una volta, non sarebbe stato meglio per l’autrice puntare su un luogo a lei noto, dove potesse “muoversi con sicurezza” e presentare anche qualche scena in esterno?


Il difetto maggiore di questo romanzo, tuttavia, è un altro ancora: i troppi, troppi clichés, che rendono la lettura sicuramente veloce, molto scorrevole ed abbastanza piacevole, ma purtroppo piuttosto scontata. Se tematiche, personaggi e trama sono già visti e rivisti, il rischio che non resti molto al lettore è parecchio elevato.
A parte l’ambientazione, di cui abbiamo già discusso, ci sono anche altri elementi decisamente “non nuovi”: il tradimento fidanzato-migliore amica; l’incontro-scontro; il passato traumatico che innesca la paura di innamorarsi di nuovo; il protagonista maschile ovviamente splendido, muscoloso e sessualmente frivolo (il che ci riporta alla recensione de L’anello di Beatrice); le compagne di stanza estroverse che spingono la protagonista ad uscire dal loro guscio; una serie di dubbi di Ellie che scompaiono in un istante di fronte all’epifania della persona giusta; e così via. 
Ora, mi rendo conto che quasi tutti i romance contengono uno, due, tre di questi luoghi comuni; ma inserirli tutti senza apportare nessuna tematica originale mi sembra un po’ troppo. Mi sarei decisamente aspettata di meglio!




Questo è il mio “angolo vintage” di oggi, purtroppo un po’ critico!
Voi che cosa ne pensate? Avete letto questi romanzi? Vi sono piaciuti?
Conoscete le autrici o altri loro romanzi?
Come sempre, vi invito a leggere anche i post delle colleghe blogger che hanno partecipato alla rubrica questo mese, i cui nomi trovate nel banner ad inizio post.
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)