giovedì 15 gennaio 2026

STORIE PER BAMBINI E RAGAZZI

 Due romanzi di Giulia Carcasi e Bianca Pitzorno




Cari lettori,

oggi, per le nostre “Letture… a tema”, facciamo non uno, ma ben due salti indietro nel tempo… sia dal punto di vista storico che quello dell’età.


Gennaio è il mese in cui si concludono le feste, il periodo post Epifania (che porta altri doni, dopo quelli natalizi), il momento in cui l’inverno è al culmine e anche in famiglia o tra amici si leggono romanzi e si guardano film.


Per questo motivo oggi ho pensato di proporvi due letture per ragazzi: la prima che mi ha riportato agli anni delle scuole superiori (era stato un libro molto letto in quegli anni, ma io l’ho recuperato solo ora), la seconda che è nata dalla penna di una scrittrice per bambini e ragazzi.


Sono due letture che avevo fatto prima di Natale, ma, tra il Christmas Countdown e le feste, non ero ancora riuscita a parlarvene. A me sono piaciute molto… mi è sembrato di tornare quasi indietro nel tempo! Spero di avervi incuriosito…



Ma le stelle quante sono, di Giulia Carcasi


Alice e Carlo frequentano l’ultimo anno di liceo: sono in classe insieme, e manca sempre meno alla Maturità.


Le loro vite potrebbero sembrare quelle di due adolescenti comuni, ma sotto la superficie c’è molto che non si vede.

Alice ha un padre sempre più assente, una madre che piange e dorme il più possibile per non pensare ai continui tradimenti del marito ed una sorella piccola, Camilla, che ha preso lei come punto di riferimento. Ella si sente l’unica che cerca di tenere la famiglia unita. 

In più c’è la scuola: il rendimento va bene, le relazioni non sempre. A parte l’amica del cuore Carolina, spesso Alice non si trova con il resto della classe, si ritiene diversa e lontana, soprattutto perché non ha avuto molte esperienze affettive e crede di essere “indietro”.


Carlo, invece, si sente intrappolato nell’ordinarietà della sua tranquilla famiglia, come se non avesse nessuno per confidarsi. Così, giorno dopo giorno, egli si avvicina agli amici “sbagliati”, che non solo lo allontanano dallo studio in un momento molto delicato, ma rischiano anche di spingerlo su strade pericolose.


Alice e Carlo sono stati molto amici, anzi, Carlo ha sempre provato qualcosa per Alice… in segreto, ovviamente. Ma sono capitati troppi imprevisti e cambiamenti nelle vite di entrambi, così essi, senza neanche volerlo davvero o capire il perché, si sono allontanati.


Alice inizia a frequentare Giorgio, un ragazzo che non è nemmeno sicura le piaccia veramente e che non le dice sempre la verità (anzi), ma che frequenta i giri “in” e fa tutte le cose “giuste”. Insieme a lui ella si illude di costruire una relazione vera, ma sa bene di stare creando un castello di carte.


Carlo trova rifugio tra le braccia di Ludovica, una ragazza che lo sceglie solo perché è l’unico single del gruppo dei più trasgressivi. Eppure, con la coda dell’occhio, egli guarda sempre Alice. E intanto la Maturità si avvicina…



Ma le stelle quante sono era uscito quando ero alle superiori ed era stato letto da praticamente metà della mia classe. Sinceramente non ricordo nemmeno perché non l’abbia letto anche io, visto che al tempo avevo comprato un po’ di tormentoni di quegli anni (Federico Moccia, Melissa P, i libri delle Ragazzine…). Fatto sta che non l’ho fatto, e ho trovato questo volume quasi per caso alla fine di quest’estate su una bancarella.


Questo romanzo è un antesignano dell’ormai celeberrimo “doppio POV”, un classico dei romance: la storia è raccontata da una parte dal punto di vista di Alice, poi da quello di Carlo, a mo’ di doppio libro.


Sapete che noi millennials tra i 30 e i 40 (aiuto, che paura fa scrivere questa cifra, per fortuna manca ancora un po’) a volte cadiamo nella nostalgia dei primi anni 2000. Ebbene, in questo romanzo ho ritrovato tutto: le marche di vestiti che andavano di moda al tempo, le canzoni più famose, le abitudini del weekend di un mondo ancora sostanzialmente analogico e sì, non solo il bello, anche una serie di credenze che fortunatamente oggi, se non sono state proprio estirpate, sono comunque meno diffuse.


Mi sembra di intuire, per esempio, che chi ha la metà dei miei anni (eh già, quest’estate saranno 18 anni dalla mia Maturità) adesso sia più salutista anche da molto giovane – io ci scherzo sopra, ma tutto sommato è meglio che vadano di moda il matcha latte e il pilates in tutina rosa, invece che il Bacardi Breezer e girare con i motorini facendo cavolate - e soprattutto sia più disposto ad accettare le diversità, dalle più grandi alle più piccole. Se c’è un merito di questo mondo digitale, sicuramente è quello di aver “normalizzato” una pluralità di stili di vita: vent’anni fa c’era praticamente un solo modello di adolescente in e a quello, bene o male, ci si conformava.


Devo dire che mi sono rivista anche un po’ in Alice, non certo dal punto di vista familiare perché io sono stata e sono tuttora fortunatissima, ma per quel suo sentimento, del genere: “Ok, la scuola va bene, ma sento che c’è tanto fuori”. Quella curiosità verso il mondo, quella voglia di fare qualcosa di costruttivo e non solo di ciondolare in compagnia nel tempo libero (anche in questo le nuove generazioni sono meglio di noi), quella sensazione che oltre le mura del liceo e la Maturità ci sia tanto altro, che affascina ma che fa anche paura.


Come vedete, tanti ricordi da rispolverare. È un romanzo che consiglierei, per ovvi motivi, soprattutto ai miei coetanei… ma non solo.



La bambina col falcone, di Bianca Pitzorno


La storia ha inizio nel 1215 nel castello di Aquisgrana, in una calda giornata di festa.


Messer Rinaldo Rufo, falconiere di Federico II, ha seguito il suo signore in Germania, per assistere alla sua incoronazione come imperatore. Sono tempi turbolenti e Federico, appena sale al trono, annuncia una nuova Crociata. Messer Rinaldo non ha alcun desiderio di andare in Outremer (come un tempo si chiamava la Palestina), e pensa che nemmeno il nuovo imperatore – più interessato alla cultura e all’amministrazione locale che alle guerre sante – ne abbia, ma è anche consapevole del fatto che dichiarare una Crociata sia un atto dovuto in quel momento storico.


Nel frattempo, mentre Federico II inventa una scusa dietro l’altra per rimandare di anno in anno la Crociata, Messer Rufo riporta la sua famiglia in Puglia, dove essi trascorrono molti anni felici.


La matrona di famiglia, Madonna Yvette, si occupa di gestire l’immensa tenuta e la servitù, e nonostante il molto lavoro da fare, riesce a portare avanti le molteplici gravidanze senza mai mettersi a riposo. Ella proviene dalla Provenza e si è portata con sé solo una ragazza, Alienor, salvata da un brutto destino. Sia Madonna Yvette che la sua protetta talvolta si fanno prendere dalla malinconia, l’una per la sua terra natale, l’altra per aver perso un fratello in modo drammatico, ma entrambe hanno trovato la loro felicità, chi in un matrimonio riuscito, chi facendo da balia alla primogenita, Costanza.


Quest’ultima è una bambina, e poi una ragazza, determinata e piena di sogni: il suo desiderio più grande è quello di partire per una Crociata e combattere a fianco del re e dei suoi cavalieri. Tutti gli uomini di famiglia – soprattutto Konrad, un protetto del padre che non ama particolarmente l’addestramento militare – cercano di convincerla che non solo questo è un sogno insolito per una donna, ma soprattutto che Outremer assomiglia molto di più a un Inferno in terra che ad un luogo di redenzione (come viene dipinto dalla propaganda).


Le uniche che ascoltano davvero Costanza sono la tata Alienor e la secondogenita, Melisenda, che anno dopo anno assume sempre più il ruolo di “uomo di casa” e di preferita del padre. Per quanto Madonna Yvette preghi tutte le sere, infatti, anche la terzogenita, Sibilla, è una femmina, e in seguito nascono altre due bambine.


Melisenda, più pratica della sorella Costanza, assiste la madre, sempre più fiaccata dai parti e dalle fatiche, nella gestione della casa, e, allo stesso tempo, si avvicina alla falconeria. All’inizio ella resta sconvolta dai metodi duri con cui l’uomo deve piegare un falcone al suo volere; poi, però, impara pian piano a conoscere un esemplare, che chiama Sparr, e diventerà la sua ombra.


Costanza e Melisenda vivono per anni il loro idillio, insieme a Sibilla, ad Alienor ed alle altre tate, a tutti i maestri che danno loro un’istruzione ragguardevole per i tempi. Ma l’età da marito si avvicina, ed anche il momento in cui Federico II sarà davvero obbligato dal Papa a partire per quella Crociata rimandata più e più volte…



Bianca Pitzorno ha definito questo suo romanzo una sorta di “Piccole donne” medioevale e devo dire che l’intento è piuttosto riuscito. Certamente quella che viene dipinta è un’utopia al femminile ed una famiglia composta da sorelle molto unite.


Non paragonerei però Costanza e Melisenda a Meg e Jo: anzi, è quasi l’opposto! È Costanza ad essere una sognatrice e a voler andare in crociata (esattamente come Jo desiderava “essere un uomo” per poter raggiungere il padre in guerra), ed è Melisenda a prendere in mano con coraggio le redini della tenuta (proprio come Meg perseguiva il suo sogno quieto e pragmatico di una vita familiare). E di certo Sibilla e le due piccole sono troppo poco cresciute per essere paragonate a Beth o Amy.


Grande spazio rivestono invece le balie: più che delle tate o delle serve, delle amiche più grandi, che insegnano molto alle nostre protagoniste. Gli uomini sono in secondo piano, anche se non li definirei "sullo sfondo": il padre, considerato soprattutto il secolo in cui è ambientata la storia, è un genitore presente; c’è un bambino (figlio di una balia), Nureddin, che riveste il ruolo che oggi occuperebbe un cugino; e la figura di Konrad, una sorta di equivalente del figlio maschio che non è mai arrivato.


Il sogno della Crociata svela tutta la sua inconsistenza in un “tentativo di fuga” che Costanza effettuerà da adulta, ma siamo pur sempre in un libro per ragazzi, quindi l’autrice sceglie la strada dell’ironia (è difficile conciliare i sogni di gloria con un cammino faticoso solo per raggiungere la nave, giacigli di fortuna e un poco simpatico virus intestinale), e non quella del dramma.


Questo è un romanzo pensato per avvicinare alla storia i più giovani, quindi anche le tematiche più serie vengono trattate con una giusta leggerezza. L’ho apprezzato, così come sono stata contenta che lo stile di scrittura non fosse né troppo difficile (per ovvi motivi) né troppo facile (come tante storie “usa e getta” per minorenni che in questi ultimi anni sono state super gettonate): è una lettura piacevole, ma un po’ di impegno è richiesto anche a noi adulti.




Che ne dite di questi due titoli? Li avete letti?

Conoscete le autrici? Che ne pensate?

Fatemi sapere!

Spero che abbiate apprezzato il salto nel passato…

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 12 gennaio 2026

UN ULTIMO SALUTO AL NATALE CON "PRESEPIANDO"

 Un tour virtuale della manifestazione ligure




Cari lettori,

prima settimana intera dopo le feste… e si fa fatica, lo so. Proprio per ovviare alla nostalgia e forse al malumore che alcuni di noi proveranno in questi giorni, oggi ho pensato ad un post che fosse un “ultimo saluto al Natale”.


Il nostro “Christmas Countdown” si è chiuso ormai da un po’, anzi, abbiamo già salutato – con una certa mestizia, per quanto mi riguarda – Natale, Santo Stefano, Capodanno e pure l’Epifania. Però, come immagino saprete se avete dato un’occhiata ai miei preferiti di dicembre o alle mie foto su Instagram, io sono stata nella mia “seconda casa” ligure dal 28 dicembre al 5 gennaio, e quindi solo oggi riesco a parlarvi di un’iniziativa secondo me molto carina a tema presepi!


So che qualcuno di voi lettori non abita nelle mie zone, e forse non avrà occasione di andare a Varazze (o proprio in Liguria in generale) però questo piccolo “Evento culturale” mi sembrava interessante da condividere… per salutare in bellezza il Natale e compagnia!


Piccolo disclaimer prima di procedere: come credo di aver accennato un paio di volte su questi schermi, da circa cinque anni non sono più vicina alla Chiesa per molti motivi e non frequento più. Mi è rimasta la passione per i presepi per motivi familiari (io a casa mia ne ho creato uno gigante unendo quello dei miei nonni a quello della mia prozia) e per motivi artistici (la trovo comunque una forma d’arte del nostro Paese, una bella tradizione). Per questo credo e spero che questo post sarà di gradimento anche a chi di voi, come me, non è più molto osservante, o a chi non è proprio credente.


Detto questo, vi lascio al nostro… ultimo post natalizio!



L’iniziativa “Presepiando”


Per chi non lo sa (immagino la maggioranza di voi): Varazze è ricchissima di chiesette storiche. Alcuni sono solo dei piccoli oratori di fatto sconsacrati, utilizzati per concerti di musica lirica o classica perché comunque restano delle location molto belle. 

E tutt’intorno a Varazze, nelle vicine montagne, ci sono dei minuscoli paesi (le sue frazioni), ognuno dei quali ha a sua volta una piccola chiesetta.


Da anni, nel corso delle vacanze natalizie, ognuna di queste piccole chiese ospita un presepe, fatto con cura dai volontari del luogo, spesso ideato con creatività da qualche associazione.

Quest’anno, però, il Comune ha pensato – forse per far conoscere i presepi e le chiesette meno frequentate, come quelle delle frazioni – di creare una sorta di “tessera del pellegrino”, un po’ come quelle che si utilizzano a Santiago di Compostela o lungo altri cammini.


C’è una sorta di “passaporto” e per ogni presepe visitato i volontari appongono un timbro. Con 7, 10, 15 timbri si riceve un piccolo omaggio dall’Ufficio Turismo del Comune. Personalmente ho ritirato solo il primo dei premi: ho visto solo i presepi in città. Raggiungere le frazioni senza muovere la macchina è un po’ complicato, e nei giorni di vacanza, essendoci di mezzo anche Capodanno, c’erano già tantissime iniziative in città, e poi abbiamo dedicato una giornata alla vicina Celle ed un’altra a Savona (spero di potervi parlare presto anche di questa gitarella).



Il disegno sul passaporto è dell’artista locale Guglielmo Bozzano, nato nel 1913, in attività dal 1941, insegnante e artista, scomparso nel 1999. 

La Fondazione dedicata a lui partecipa alla manifestazione, non con un vero e proprio presepe, ma con dei suoi pannelli a tema natalizio sparsi tra la biblioteca locale (che comunque è una bellissima chiesetta sconsacrata) e qualche piccola nicchia/chiostro a lato delle chiese.



Questo presepe, per esempio, è creato interamente su pannelli posti ad incastro, in modo che stiano verticali.



Un presepe di montagna… al mare


Solitamente il presepe più grande e atteso, uno dei protagonisti di questa manifestazione, è quello della chiesetta di San Bartolomeo, una confraternita molto viva, perché si tratta proprio del Santo Patrono di Varazze. Ogni anno, il 24 agosto, c’è una grandissima festa (che, giorno più giorno meno, coincide con il fanalino di coda delle mie vacanze estive).

Quest’anno i volontari della confraternita hanno voluto fare una sorpresa a tutti noi: dopo qualche anno a tema “marittimo” (in particolare, l’anno scorso, era stato creato un villaggio di pescatori), il presepe di quest’anno è tipicamente montano...e innevato!



Il vivace centro ligure, ricco di botteghe, stavolta ha lasciato il posto a pochi negozi, un’ampia area boschiva intorno alla montagna, e un’atmosfera invernale, molto poetica (specie nel momento “notte”, in cui le luci si spengono).



Non manca un ampio laghetto di montagna, in mezzo alla neve…



...e si dà comunque spazio alla vita locale, tra anziane massaie e uomini di fatica con i loro animali, ancora più carichi dei loro padroni.



Credo che anche questa scelta sia in linea con l’idea di valorizzare le frazioni della vicina montagna, che, lo ammetto, anche io conosco troppo poco, per essere una “mezza varazzina”!



La vecchia Varazze


Un classico degli altri presepi è la “vecchia Varazze”. Nell’oratorio di San Giuseppe (la location per eccellenza di alcuni bellissimi concerti estivi di musica lirica) sono riconoscibili alcune chiese, i campanili, le vecchie mura. 

Quel che è un po’ meno riconoscibile – e che comunque è spesso presente – è un laghetto. Sappiamo che Varazze è solcato dal fiume Teiro, ma ora non ci sono dei laghi. Probabilmente, un tempo il fiume creava delle conche.



In un altro Oratorio utilizzato ormai quasi solo per concerti e iniziative culturali, quello dell’Assunta, si dà spazio anche alla vecchia ferrovia, che un tempo tagliava in due il paese, ed ora è molto più esterna.



C’è anche il vecchio Municipio, un bellissimo edificio dove ora ha sede l’Ufficio del Turismo. È così ben conservato che è un vero peccato che sia stato sostituito da un mega edificio grigio scuro… non troppo bello, ad essere sincera. 

Ma mi rendo conto che un Comune oggi deve ospitare molti uffici e dipendenti, e quindi va bene così.



Le vecchie botteghe sono sempre un grande classico del presepe: i panifici dove la focaccia si faceva tritando acqua e farina sotto una ruota, il frantoio per fare la quantità d’olio necessaria ad una sola famiglia, la falegnameria per lavorare il legno… ed altro ancora!



Soluzioni originali per un presepe


La chiesetta di SS. Nazario e Celso ha pensato ad una capanna direttamente sull’altare…



...e ad un messaggio di pace, di questi tempi più che mai necessario!



L’Oratorio dei Salesiani ha invece creato un presepe fatto a pannelli con un camminamento illuminato…



e un albero di Natale ricavato da una scala dipinta di verde!



E poi ancora c’è spazio per gli artisti locali, per le associazioni, per l’asilo “Piccoli passi” che ha proposto un presepe di carta in onore del Giubileo, e altro ancora.




Concludiamo qui il giretto per “Presepiando”!

Sarebbe stato un peccato, secondo me, non parlarvene, anche se ormai è quasi metà gennaio. Tanto lo so, che avete ancora qualche decorazione natalizia sparsa per casa e un po’ di panettoni da smaltire…

Spero di avervi fatto conoscere meglio anche un po’ della “mia” Varazze.

Fatemi sapere, se vi va, se dalle vostre parti c’è qualcosa di simile!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)



giovedì 8 gennaio 2026

INVERNO CON TAYLOR

 Le sue canzoni dalle vibes più invernali



Cari lettori,

primo appuntamento con i “Consigli musicali” del 2026!


Oggi, come già fatto in estate e autunno, ci immergiamo nelle atmosfere di stagione e parliamo di inverno nelle canzoni di Taylor Swift!


Prima di passare a brani e immagini, una doverosa precisazione. Ho scelto un brano da ogni album, come già fatto nei due post precedenti. Solo che in ottobre è uscito il suo nuovo disco, The life of a showgirl, e vi avevo detto che avrei aspettato di capire se mi piaceva o no.


Purtroppo sono più basita di voi nel dirvi che per la prima volta il responso è stato negativo. Posso “passare” le musiche: non diventeranno le mie preferite, ma sono orecchiabili. Il problema sono i testi. 

So di aspettarmi molto da lei, ma di certo non pensavo di trovare un continuo rinnegare di tante idee che ella aveva sostenuto negli album precedenti, un improvviso strizzare l’occhio al conservatorismo dopo tanti anni di (per quanto moderato) impegno politico per le minoranze, qualche caduta di stile non necessaria (tipo il turpiloquio non nel suo stile o la canzone-litigata contro l’ennesima collega) e soprattutto un sacco di varianti sul tema “anche i ricchi piangono” che in questo clima difficile sono davvero un po’ pesanti da digerire.


Quindi no, non farò un post dedicato a questo disco (ad essere sinceri non ho trovato nemmeno vibes stagionali per questa nostra serie), e dopo il post mancante – quello primaverile – non so neanche se scriverò altro su di lei. Spero che questo sia solo un esperimento e non la sua nuova direzione musicale.


Comunque, godiamoci i vecchi dischi! Vi lascio al post…



Da Taylor Swift: Cold as you


Tu costruivi mura e li dipingevi tutti con ombre grigie.

ed io stavo lì, amandoti e lavandoli via tutti.

E tu te ne sei andato con una bella storiella meschina

sul casino fatto da una sognatrice che aveva il problema di adorarti.


Oh che vergogna, che finale piovoso per un giorno perfetto,

così me ne vado, non ha senso pretendere parole che non dirai mai

ed ora che sono ancora qui a pensarci,

non sono mai stata in un posto freddo come te.


Tu non mi hai mai dato una dannata cosa, caro,

ma ho pianto, pianto per te.

e so che non l'avresti detto a nessuno

se fossi morta, morta per te.


Link per l'ascolto



Da Fearless: Come in with the rain


Posso farmi forza e cantarti una canzone

ma non voglio andare così lontano

e ti ho buttato giù

ti conosco dal profondo del cuore

e tu non sai nemmeno da dove comincerei

parla a te stesso, parla alle tue lacrime

parla con l'uomo che ti ha messo lì

e non aspettare che il cielo si schiarisca


Lascio aperta la mia finestra

perché sono troppo stanca, la notte, per chiamare il tuo nome

proprio ora sono qui a sperare che tu verrai con la pioggia


Link per l'ascolto


Link al mio racconto con questa colonna sonora



Da Speak Now: Back to December


Questi giorni non ho dormito

sono rimasta in piedi a ricordare quando me ne sono andata,

quando il tuo compleanno è passato e non ho chiamato.


E penso all'estate, ed ai bei momenti

e ti guardavo ridere dal sedile del passeggere

ed in autunno ho capito che ti amavo.

e poi è venuto il freddo,

i giorni bui in cui la paura è entrata nella mia mente

tu mi hai dato tutto il tuo amore, e tutto quel che ti ho dato è stato l'addio.


Così questa sono io, che rinuncio al mio orgoglio

che sto davanti a te e canto “Mi dispiace per quella notte”,

e torno a Dicembre tutto il tempo.

ho capito che la libertà non è niente se non rimpiangerti

vorrei aver capito quel che avevo quando eri mio

vorrei tornare a Dicembre, voltarmi verso te e cambiare idea.


Link per l'ascolto



Da Red: Forever winter


Lui mi dice che non crede a praticamente niente

di quello che sente in questi giorni;

lui dice “Perché innamorarsi, solo per vedere

che un giorno l’amore scompare?”

lui passa la maggior parte delle sue notti

a desiderare che sia tutto come un tempo

e passa la maggior parte delle sue lotte

a venire sconfitto dalla gravità


Io lo chiamo solo per sentire come sta

ma lui è in piedi alle tre di notte ad agitarsi

e mi dice: “Non è solo una fase quella in cui sono”

e la mia voce viene fuori pregando


Tutto questo tempo non sapevo

che tu fossi in crisi così tanto

cadrei a pezzi sul pavimento

se tu non ci fossi più

sei troppo giovane per sapere che le cose andranno meglio

io sarò il sole dell’estate per te per sempre

e per sempre l’inverno se te ne andrai…


Link per l'ascolto



Da 1989: Out of the woods


Ripensandoci ora, sembra tutto così semplice

noi stavamo sul tuo divano, mi ricordo

tu hai scattato una polaroid di noi, poi hai scoperto

che il resto del mondo era bianco e nero, mentre noi eravamo a colori vivaci


[…]


Ricorda quando hai tirato il freno troppo presto

venti punti in una stanza d'ospedale

quando hai iniziato a piangere, tesoro, l'ho fatto anche io

e quando il sole è sorto ti stavo guardando

ricorda quando non potevamo sopportare la pressione

sono uscita e ti ho detto: “Ti sto lasciando libero”

ma i mostri si sono rivelati essere soltanto alberi

e quando il sole è sorto tu mi stavi guardando

tu mi stavi guardando

oh, mi ricordo


Link per l'ascolto



Da Reputation: New Year’s Day


Ci sono glitter sul pavimento dopo la festa

ragazze che portano giù le loro scarpe nell’atrio

cera di candele e polaroid sul parquet

tu sei con me dalla notte prima, ma…


Non leggere l’ultima pagina, ma resterò

quando sei perso e spaventato e stai andando via

voglio le tue mezzanotti, ma pulirò le bottiglie con te

il 1 gennaio


[…]


Tieni stretti i tuoi ricordi e loro terranno stretta te

Tieni stretti i tuoi ricordi e loro terranno stretta te

ed io terrò stretto te


Per favore, non diventare mai uno sconosciuto

dalla risata che potrei riconoscere ovunque


Link per l'ascolto



Da Lover: Daylight


Il colpo di fortuna spesso colpisce lo sfortunato

e così sono diventata lo zimbello di tutti

ho ferito il buono e mi sono fidata degli infidi

cercando di pulire l’aria, ho inspirato il fumo

[…]

una volta credevo che l’amore fosse bruciante e rosso,

ma è d’oro come la luce del giorno

[…]


Voglio essere definita dalle cose che amo,

non da quelle che odio, non da quelle che mi fanno paura,

da quelle che mi tormentano nel bel mezzo della notte.

Penso solo che tu sei quello che ami.


Link per l'ascolto



Da Folklore: Hoax


Stavo sulla scogliera gridando “Dammi una ragione!”

il tuo amore infedele è l’unica farsa in cui credo

non voglio nessun’altra sfumatura di blu che non sia tu

nessun’altra tristezza al mondo sarebbe lo stesso


Sai che ho lasciato una parte di me là a New York

sai che l’eroe è morto, quindi a che serve il film?

Sai che mi fa ancora male sotto le cicatrici

il momento in cui mi hanno respinta


Sapevi la password, quindi ti ho aperto la porta

Sapevi di aver vinto, quindi perché tenere il punteggio?

Sai che mi fa ancora male sotto le cicatrici

il momento in cui mi hanno respinta

...ma quello che hai fatto tu è stato tanto buio,

caro, è stato tanto duro

quanto il momento in cui mi hanno respinta


Link per l'ascolto



Da Evermore: ‘Tis the damn season


Quindi me ne tornerò a Los Angeles dai miei cosiddetti amici

che scriveranno libri su di me e sul mio successo

e penserò all’unica anima che sa quali sorrisi sto fingendo

e il cuore che so di star rompendo è il mio

nel lasciare il letto più caldo che io abbia mai conosciuto


Possiamo considerarci pari, anche se me ne sto andando

e sarò tua per il weekend, questa è la stagione giusta


Possiamo considerarci pari, puoi chiamarmi “tesoro” per il weekend,

questa è proprio la stagione delle vacanze invernali, scrivilo pure,

starò a casa dei miei genitori,

e la strada non intrapresa sembra davvero allettante ora


Il tempo vola, disordinato come il fango sulle gomme del tuo camioncino,

ora mi manca il tuo sorriso, ascoltami,

potremmo semplicemente guidare qui intorno,

e la strada non intrapresa sembra davvero allettante ora,

e conduce sempre a te ed alla mia città natale...


Link per l'ascolto



Da Midnights: Snow on the beach


Questa scena sembra ciò che una volta ho visto su uno schermo

Ho cercato la verde aurora boreale

Ma non ho mai visto qualcuno così profondamente vivo,

tanto da farmi perdere la mia visione periferica.

Il mio sorriso è quello che avrei se avessi vinto un premio

e nascondere tutto questo sarebbe così disonesto

E va bene far finta di sentirsi così

finché non ce la fai, finché non è vero


Ed ora è come neve sulla spiaggia,

strana ma incredibilmente bella,

volando in un sogno, con le tasche piene di stelle,

ed il fatto che tu mi voglia stanotte sembra impossibile,

ma sta succedendo, non c’è un suono ed è tutt’intorno,

come neve sulla spiaggia


Link per l'ascolto



Da The tortured poets department: Loml


Se lo sai in un’occhiata, è leggendario

io e te passiamo da un solo bacio al matrimonio

ancora vivi, ammazzando tempo al cimitero

mai davvero sepolti

nel tuo completo giacca e cravatta, in pochissimo tempo

tu ragazzo disonesto, protagonista di una farsa,

Spirito santo, mi hai detto che ero l’amore della tua vita

almeno un milione di volte […]


Mi hai parlato di stupidaggini fino all’esasperazione,

parlando di anelli e di culle,

vorrei poter non continuare a rievocare

come stavamo per avere tutto,

fantasmi danzanti sul terrazzo,

sono forse in imbarazzo a causa nostra

perché non riesco ad uscire dal letto

dopo che qualcosa di contraffatto è morto


Era leggendario, era momentaneo

non era necessario, avrebbe dovuto restare sepolto


Oh, che ruggito da eroe, e che blando addio

il codardo ha fatto finta di essere un leone

sto pettinando le trecce di bugie,

non me ne andrò mai”, “non importa”,

Il nostro campo di sogni inghiottito dalle fiamme,

il tuo accendino doloso, i tuoi occhi cupi

e lo vedrò sempre, finché non morirò,

tu sei la perdita della mia vita.


Link per l'ascolto



Da TTPD – The Anthology: I look in people’s windows


Ero morta, della morte più sottile,

avevo spiato la presa del tuo respiro

fuori, fuori, fuori

Spinta a nord, sono stata portata via

mentre tu salivi sul tuo treno

e andavi a sud, a sud, a sud…

Come una piuma rapita dal vento che soffia

sono afflitta dal non sapere più niente, quindi…


Guardo nelle finestre della gente

trafitto dai bagliori rosa e oro;

hanno invitato i loro amici a bere un buon vino

guardo nelle finestre della gente

in caso tu sia alla loro tavola

...e se i tuoi occhi si alzassero e incontrassero i miei

ancora una volta?


Tu ti eri fermato ed avevi scosso la testa

mi interrogo ancora su che cosa significasse

ora, ora, ora

ho provato a cercare facce per le strade

quali sono le opportunità che tu adesso sia

qui in giro, qui in giro?

Ti sembra giusto non conoscermi?

Sono assuefatto all’idea del “Se solo...”


Così guardo nelle finestre degli altri

come se fossi una matta stravagante

partecipo a feste di Natale dall’esterno

guardo nelle finestre degli altri

in caso tu sia alla loro tavola

e se i tuoi occhi si alzassero ed incontrassero i miei

ancora una volta?


Link per l'ascolto


Link al mio racconto con questa colonna sonora




Spero di avervi fatto entrare nell’atmosfera di questa stagione, che come sapete non è la mia preferita, ma pazienza!

Fatemi sapere quale canzone vi è piaciuta di più o vi ha incuriosito maggiormente!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)