lunedì 31 agosto 2026

I PREFERITI DI AGOSTO 2026

 Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese




Cari lettori,

proprio in tempo per l'ultimo giorno di agosto... ecco che riapre il blog!

Ultimo preferito estivo: alla fine di settembre sarà già autunno.

Come a luglio, anche questo post di “Preferiti del mese” è dai toni decisamente vacanzieri! È stato un mese speciale, il che, considerata qualche difficoltà che si è messa di traverso negli ultimi mesi, è quasi sorprendente. Sole e mare fanno magie…


Oggi, dopo la classica pausa agostana, vi racconto tutto! 



Il libro del mese


Il romanzo che ho scelto per i Preferiti odierni, e per riaprire il blog dopo la pausa estiva, è un libro molto speciale, e ci tenevo proprio a parlarvene.


Dopo esattamente tre anni, e la lettura di The Essex Serpent (trovate la recensione a questo link), sono riuscita a ultimare una nuova lettura in lingua inglese!


Come già successo tre anni fa, devo ringraziare la mia amica Luana, che, come forse qualcuno di voi saprà, vive in Inghilterra e talvolta mi “persuade” a migliorarmi nella lingua inglese. The Queen’s Lady di Joanna Hickson è un suo regalo dello scorso Natale: io però che ho preferito leggerlo in estate perché avevo più tempo, e mi pare giusto inserirlo nell’ultimo dei tre preferiti “estivi”.


Questo splendido romanzo storico è ambientato in Inghilterra, negli anni in cui la Guerra delle Due Rose termina e ha inizio la dinastia dei Tudor. Enrico VII, nato Lancaster, ed Elisabetta, nata York, hanno sancito la pace con il loro matrimonio ed ora sarebbero pronti a lasciare posto al loro primo figlio, Arturo, che ha sposato Caterina D’Aragona. Ma il ragazzo muore improvvisamente, forse del temutissimo sudor anglicus.


La regina Elisabetta trova conforto in Joan Guildford, nata Vaux, la prima delle sue dame di compagnia. Il destino della donna è strettamente legato alla corona: il marito Richard Guildford è consigliere del re, il figlio Hal è il più caro amico dell’adolescente Enrico VIII ed anche le sue figliastre, frutto del primo matrimonio di Richard, sono sposate – o stanno contraendo matrimonio – con personalità importanti d’Inghilterra.


Elisabetta, disperata all’idea che l’unico erede che le è rimasto sia Enrico, prova a concepire nuovamente un maschio, sia per trovare conforto dopo il terribile lutto che per rinsaldare la corona. Joan glielo sconsiglia fortemente, ma la regina resta comunque incinta. Ella, tuttavia, è vicina ai quaranta, un’età in cui ai tempi le gravidanze erano già da evitare, e così, dopo aver partorito una bambina malata, esala l’ultimo respiro per sfinimento.


Da quel momento, tutto cambia per Joan. Il re vedovo, sospettoso, allontana tutti, anche gli amici più cari, e nomina un “inquisitore” che purtroppo è un uomo che Joan aveva rifiutato da ragazza, e che ovviamente prende subito di mira Richard. Con il marito che rischia un’accusa formale per alto tradimento, Joan ha solo due armi.


La prima è avvalersi della protezione della regina madre, Margaret, la ex “Regina rossa”, nonché mamma di Enrico VII e vecchissima amica di famiglia.


L’altra è rivolgersi ad un avvocato giovane e preparato: Sir Anthony Poyntz, figlio di una sua amica più anziana, ora ragazzo di belle speranze che suscita in lei un sentimento imprevisto…



Chi c’è con me da un po’ di tempo sa che ho letto tanti dei romanzi di Philippa Gregory ambientati tra la Guerra delle Due Rose e la dinastia Tudor. A questo link trovate la recensione dei romanzi che trattano proprio la fase della guerra, raccontata ogni volta dal punto di vista di una regina o principessa diversa. Ricordo ancora le emozioni che ho provato nel leggere questi romanzi e non vi nego che qualche volta vorrei tornare da questa autrice (che però credo che ora si stia occupando di altri periodi storici).


Rituffarmi tra questi personaggi anni dopo è stato bellissimo! Soprattutto mi è piaciuto rivedere Margaret, la “Regina rossa”, che quasi dieci anni fa era la mia preferita e… mi sa che lo è ancora adesso. I romanzi di Philippa Gregory, o almeno quelli che ho letto, non avevano parlato dei suoi ultimissimi anni di vita: mi sono tolta anche questa curiosità.


Joan è una protagonista forte, coraggiosa e anche moderna: non era facile, ai tempi, né difendere un marito accusato (a rischio di incorrere a propria volta in una pena severa), né gestire l’attrazione – e poi l’amore – per un uomo molto più giovane.


La sua passione per i corvi (e i vaticini che essi portano con sé, forse un’antica tradizione inglese) conferisce un tocco di realismo magico ad un romanzo che, di per sé, è una meravigliosa lezione di storia, un affresco di un periodo che non finirà mai di affascinarmi.



Certo, è stato un po’ difficile fare questo viaggio in inglese, ma visto che ce l’ho fatta, lo considero un piccolo traguardo personale…



Il film del mese


A distanza di quasi vent’anni dal suo terribile stage con Miranda Priestley, Andy Sachs è una giornalista d’inchiesta affermata. La sua situazione economica, però, è difficoltosa: c’è tanto precariato nel settore del giornalismo e i soldi non bastano mai. Andy è coinquilina di una gallerista, prende a pugni il lavandino per far uscire acqua pulita e, proprio la sera in cui sta per vincere un premio prestigioso, lei ed i suoi colleghi vengono licenziati in tronco con un messaggio.


Dall’altra parte di New York, l’infaticabile leonessa Miranda Priestley sta perdendo qualche colpo. Un suo articolo troppo “fuori dalle righe” ha causato scalpore sui social e l’amministratore delegato della collana editoriale medita di affiancarle qualcuno di più giovane e moderno. È proprio il figlio di quest’ultimo a trovare un video di Andy, quello della premiazione, in cui si sfoga per il licenziamento appena subito.


Alla nostra protagonista viene proposto di tornare proprio a Runway, non più come assistente, bensì come caporedattrice. Andy accetta, sia per la posizione che per uno strano senso di nostalgia, ma, quando arriva, scopre che Miranda non ne sapeva niente e che è molto ostile, che la rivista è completamente cambiata (ormai è un profilo Instagram) e che l’unico felice di rivederla – nonché l’unico rimasto dei “vecchi tempi” – è Nigel, sempre spalla destra di Miranda.


La sua amica-nemica Emily è passata al retail per Dior ed ora è lei, insieme a tutti gli sponsor, a dettare legge, persino a Miranda. Gli articoli di Andy piacciono alla critica ma non vengono letti dal popolo dei social. Almeno finché ella non ottiene l’esclusiva di una celebre filantropa, appena divorziata da un magnate dell’informatica… e forse questo è l’inizio di un possibile rilancio, sia per la sua carriera che per una rivista alla quale, nonostante tutto, è legata.



In una delle poche serate piovose di questo caldissimo agosto ho visto Il diavolo veste Prada 2, che era uscito al cinema in un periodo davvero troppo complicato. E poi, diciamolo pure: non avrei speso i soldi del biglietto perché… il primo film non mi piace. Eh sì, ho questa grandissima unpopular opinion. 

Il problema è che io ho sempre visto Il diavolo veste Prada come un film sul mobbing, che presenta (con un’interpretazione magistrale, questo non è in dubbio) la figura di una vera iena manipolatrice che tutti adorano perché è di successo. La contrapposizione tra un mondo fatto di apparenza e spietatezza e l’idealismo della protagonista, che si adatta per “fare gavetta” ma soffre molto, portava, secondo me, ad un giusto finale: accannare la simpaticona lanciando il telefono nella fontana, ascoltare i consigli dell’ormai ex fidanzato e degli amici (che non erano più in linea con lei, ci può stare, ma stavano pur sempre cercando di farle capire che stava diventando una vittima di sfruttamento e stava sragionando) e trovare un lavoro più adatto. Tra l’altro avevo letto anche il libro, dove Miranda non aveva nemmeno la raffinatezza che le ha dato Meryl Streep, anzi, era proprio una cafona, e mi pareva chiaro quel che voleva raccontare.


Solo che poi tutti sui social hanno cominciato a dire che Andy sbagliava, che era il lavoro dei sogni, che loro al posto suo non avrebbero “mai abbandonato” Miranda (see… come no, vorrei vederli) e che, ciliegina sulla torta, il fidanzato e gli amici erano i veri cattivi. Ho cominciato a chiedermi se avevamo visto lo stesso film, e ho lasciato perdere, anzi, mi è proprio passata la voglia di rivederlo.


Invece questo film nel complesso mi è piaciuto, soprattutto perché racconta bene quante cose siano cambiate in 20 anni. Il passaggio da analogico a digitale; la fotografia della crisi di settori come l’editoria e il giornalismo; la necessità per le riviste (anche quelle online) di adottare un nuovo stile di scrittura, perché il vecchio, un tempo “ironico”, è ormai visto come politicamente scorretto; la “dittatura” del retail, perché ormai si vive in una costante campagna pubblicitaria; il congelamento degli ovuli di donne prossime ai quarant’anni, perché una carriera stabile non arriva mai; la fine delle illusioni, sia quelle relative a un giornalismo “ideale”, a costo di vivere d’aria, sia quelle che hanno a che fare con settori un tempo glamour e redditizi (come la moda) ed ora non più così sicuri.


Il che ci porta a quello che potrebbe non piacervi di questo film: la sensazione che gli angoli si siano “smussati”, che i personaggi siano un po’ stanchi di fare la loro parte e siano un po’ più persone… che, in definitiva, finisca tutto a tarallucci e vino. 

Tra Miranda ridimensionata e redarguita dalle risorse umane, Emily che continua a soffrire di solitudine anche in mezzo alla gente (e lo dimostra nei modi peggiori), Andy che accetta di tornare proprio dov’è stata male e Nigel che sembra un po’ Babbo Natale in stile Vogue… il sapore della rimpatriata c’è. 

A me tutto sommato non è dispiaciuto. Fatemi sapere che ne pensate!



La musica del mese


Avete presente quei tardi pomeriggi in spiaggia, quando non avete nessuna voglia di tornare a casa perché è iniziata l’ora più bella, e decidete di accendere Spotify per un po’? Una playlist che non fate partire da un po’, la riproduzione casuale… e all’improvviso siete di nuovo a qualche estate fa, con quella canzone che avevate dimenticato. Eppure vi piaceva! E il motivetto non vi abbandona più.

Ecco, è quello che è successo a me in questo agosto con Sold out dei Thegiornalisti, che potete ascoltare a questo link.


Vorrei che in Paradiso

fosse Sold out

mentre in cielo risuona forte ancora

questa canzone


Ti lascio il mio inno

in un silenzio profondo

per quando non ti viene sonno

in una notte leggera

Ti lascio il mio inno

dentro il mare profondo


Per quando corri in macchina alle due di notte

senza una meta

senza una strada

con gli occhi lucidi

e la sigaretta

e mi avrai perdonato

e mi avrai consolato

tienimi ancora

tienimi ancora…

tra le tue dita di seta.



La poesia del mese


Mi sembra carino salutare l’estate e il periodo di ferie con Il Paese delle Vacanze di Gianni Rodari:


Il Paese delle Vacanze

non sta lontano per niente:

se guardate sul calendario

lo trovate facilmente.


Occupa, tra Giugno e Settembre,

la stagione più bella.

Ci si arriva dopo gli esami.

Passaporto, la pagella.


Ogni giorno, qui, è domenica,

però si lavora assai:

tra giochi, tuffi e passeggiate

non si riposa mai.



Le foto del mese


La foto in copertina cattura un momento bellissimo della mattina del 2 agosto: il concerto all’alba. È stata un’emozione ascoltare della musica jazz, suonata da giovani e bravissimi ragazzi, mentre il sole sorgeva!



Sempre nei primi giorni del mese abbiamo partecipato ad una “passeggiata storica” nel quartiere varazzino della nostra spiaggia. Ci sono state raccontate molte cose storiche interessanti che non conoscevamo. Qui, per esempio, ha vissuto il primo uomo che è andato in spedizione al Polo Nord…



Interessanti anche gli scatti marittimi di una mostra naturalistica, purtroppo un po’ relegata nel centro commerciale. In paese avrebbero avuto forse più risonanza…



Le decorazioni pseudo-natalizie per le “Notti in blu” sono ormai un grande classico varazzino. Quest’anno ho voluto la foto con il polpo!



A Ferragosto non può mancare una bella tavola imbandita, con antipasti che fanno concorrenza al Natale: una torta di erbette con uovo al centro, insalata di mare, insalata russa, acciughe marinate, focaccia in tre gusti…



… e un altro classico di Ferragosto sono i fuochi d’artificio!



Il calore fuori norma ci ha accompagnato per buona parte di agosto. È stata un’estate piuttosto preoccupante che speriamo di non “pagare” con un autunno di nubifragi. Il mare è stato bellissimo, ma spesso un po’ troppo caldo…



Comunque il vero evento di questo agosto 2026 è che abbiamo una nuova foto di famiglia!




Eccoci arrivati alla fine di questo lungo post!

Fatemi sapere com’è stato il vostro agosto e come sono andate le vostre vacanze!

L’estate è stata una gran bella sorpresa, ma è piacevole anche tornare alle care vecchie abitudini… compreso questo blog!

Aspetto i vostri commenti…

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)



lunedì 3 agosto 2026

BUONE VACANZE!

 Chiusura estiva del blog




Cari lettori,

buon agosto a tutti voi!

Che voi lo passiate in riva al mare o in montagna, in qualche città d’arte o nei campi, al riposo oppure al lavoro, spero che sarà un buon mese per tutti.


La mia estate è iniziata ormai da tempo, complice la lunga pausa estiva – un po’ forzata e un po’ attesa – di chi lavora a scuola, ma, come penso ormai sappiate, a giugno e luglio mi piace condividere ancora post e contenuti con voi, mentre in agosto (mese in cui sto di più via di casa e con la mia famiglia) ritengo giusto fare uno stacco. Ogni tanto ci vuole anche un riposo da questi nostri spazi hobbistici, per poi tornare in settembre con più interesse ed entusiasmo di prima.


Solitamente questo post di saluto traccia un bilancio di metà anno (abbondante, ormai), sia dal punto di vista del blog che personale. Ammetto che a questo giro sono un po’ in difficoltà, perché insomma, se vi dicessi che il 2026 è il mio anno, vi direi una bugia. 

Però mi piace anche essere ottimista, e quindi sì, anche se le cose che mi sono piaciute e hanno funzionato magari sembreranno piccole e banali a molti di voi (e vi posso capire), per me sono state fondamentali per uscire dai periodacci senza perdere la testa.


Riguardando i buoni propositi che avevo formulato a gennaio (a questo link), ci sarebbero ancora tante cose da fare, ma visto che non immaginavo di avere dei mesi così pieni, va anche bene così.



Che cosa mi è piaciuto finora del 2026



Blog e dintorni…


Il 2026 è stato un anno in cui ho consumato molti più contenuti settoriali su libri e cultura rispetto al semplice doom scrolling (che credo stia stufando tanti di noi per moltissimi motivi, soprattutto perché ci sono sempre meno fotografie “alla buona” di amici e conoscenti e sempre più una continua pubblicità di una vita che forse non avremo mai. Ma è un discorso complesso). Questo miglioramento delle mie abitudini online mi ha portato a scegliere con più consapevolezza le mie letture ed anche a selezionare, tra i casi editoriali, quelli che facevano per me.


Ho letto un po’ più rosa, forse perché avevo bisogno di evadere e di emozionarmi. Le due signore del romance, Elle Kennedy ed Elsie Silver, sono state sicuramente un’ottima scoperta (anche se sento di preferire la seconda, per via delle ambientazioni e dei protagonisti adulti). Ma ho letto in molti generi differenti ed ho anche trovato qualche perla “di cui nessuno parla”.


Sono a buon punto con le recensioni arretrate, anche se il periodo estivo mi ha portato a proporvi soprattutto romance, racconti e storie divertenti. Ho da parte un “gruzzoletto” di storie gialle, mistery e thriller che vi racconterò quando la stagione cambierà e con essa anche le vibes…


Sto creando sempre più contenuti in autonomia: soprattutto per quanto riguarda TAG, il Calendario dell’Avvento e affini, mi sento sempre più sicura, anche senza template.


Ho iniziato ad avere un approccio più ragionato alla biblioteca. Il classico “giro del sabato mattina” è sempre un must, però l’iscrizione al portale online, la possibilità di scegliere e prenotare autonomamente le novità, il catalogo da cui scaricare due ebook al mese, i primi esperimenti con gli audiolibri sono state tutte ottime idee. Sono quelle cose che ti fanno pensare “avrei potuto farlo anche prima…”


La mia indecisione sul progetto letterario per il 2026 è durata poco: appena ho ritrovato una copia di Ossi di seppia di Montale, non ho più avuto dubbi. È stato un autore importante per la me 18enne e lo è ancora di più ora che ho il doppio degli anni…


Nonostante gli impegni gravosi che spesso hanno riempito questi sei mesi, c’è stato comunque spazio per un buon numero di mostre, per qualche presentazione di romanzi, per piccoli eventi culturali tra Cernusco e Varazze. Avrei voluto farci stare qualche serata al cinema o a teatro in più, ma pazienza, non si può arrivare dappertutto.



E poi…


Nonostante l’anno ricco di imprevisti, in famiglia e tra amiche siamo riusciti a ritagliarci dello spazio per stare insieme, rilassarci e divertirci.


A giugno, dopo una primavera tra le più complesse di sempre, mi sono tolta delle belle soddisfazioni, sia con i miei alunni che hanno concluso il ciclo di studi, sia con lo spettacolo di danza.


Ho aggiornato il blog tutte le settimane: non era così scontato!


Con l’arrivo dell’estate, il mio mare ha compiuto la sua solita magia. Stare nella casetta ligure mi rimette al mondo…



Cosa potrebbe migliorare nella seconda metà dell’anno


Blog e dintorni…


Ho letto solo uno dei due titoli di narrativa orientale che mi ero ripromessa di leggere: Il libro bianco di Han Kang, di cui vi ho parlato nei preferiti di luglio. Ne dovrei scegliere un secondo… vi farò sapere!


Quanto alla rubrica di Scrittura Creativa, ci sono stati due “rimaneggi” di vecchi lavori dei quali vado molto fiera. La prima sono tre poesie di quando ero ragazza dalle quali ho estratto solo incipit e qualche idea di fondo, trasformandole poi quasi completamente e raccontando come mi sento adesso. La seconda è l’ultima delle sette mini fanfiction a tema Harry Potter, che, come vi avevo raccontato, era un mio vecchio lavoro che ho rieditato: ho scelto di riscriverla da capo, perché la versione originale non mi rappresentava più, e ho puntato sulla trilogia di film Animali fantastici. Ho dei sogni nel cassetto per questa rubrica, come una nuova serie romance, o qualche racconto storico ambientato in periodi che non ho ancora trattato… ma ammetto che manca la scintilla. Forse c’è stato troppo da vivere e poco da scrivere. Vediamo come va dopo agosto...


Come dicevo già la scorsa estate, anche quest’anno avrei voluto interagire di più con i profili che mi piacciono, ma mi rendo conto che il più delle volte scambio commenti con chi “conosco” (anche online) da un bel po’, o con chi gentilmente prende l’iniziativa. È che su Blogspot mi sento a mio agio, ma interagisco soprattutto con persone che conosco ormai da tanto. I profili nuovi sono quasi tutti – giustamente – su Instagram e TikTok, e qualche volta mi sento timida, per non parlare di quelle volte che mi sento vecchia. Però qualche tentativo l’ho fatto, e non è andata neanche male.



E poi…



Tra le varie vicende piuttosto importanti che hanno richiesto la mia attenzione in questo primo semestre del 2026, ce n’è stata una un po’ fantozziana: un piccolo lavoro proprio nella casetta ligure, che in teoria avrebbe dovuto essere svolto in un buon momento e in tempi rapidi. Per molti motivi non è stato nessuna delle due cose. Ma l’importante è che il risultato piaccia, no?


Anche nella mia casa (che continuo a chiamare “nuova” anche se a giugno ho festeggiato ben 10 anni di permanenza) mi sono decisa a fare un paio di lavori. Lì tutto molto bene… qualche soldo che se ne va, ma ogni tanto è anche giusto così.



Che cosa (almeno per ora) non ha funzionato



Blog e dintorni…


Rileggendo il post relativo ai buoni propositi del 2026, mi rendo conto che nessuno è stato abbandonato. Tra quelli portati a termine e quelli “work in progress”, direi che sono stata fedele alle mie idee.


E allora, direte voi, dove sta il problema? Forse è sottile, ma c’è.


Mi sono resa conto che, quando ho attraversato periodi tosti, mi sono ritrovata a vivere con più fatica del solito alcune dinamiche del mondo “libri e cultura sui social” che prima tolleravo con più facilità, ripetendomi che “tanto è un hobby”.


E lo è, davvero. È il mio angolo di felicità, e so che in molti potete capirmi. Ma non posso fare a meno di pensare che… a volte davvero mi dispiace.


Mi dispiace che Blogspot, lettissimo anche solo 6/7 anni fa, sia diventato un fanalino di coda. Per me resta il cuore di questa esperienza di condivisione online, al di là di quanto mi piacciano gli altri social. Mi dispiace perché mi fa pensare che persino per noi appassionati di lettura leggere o scrivere una lunga recensione sia diventato “troppo impegnativo”. Dev’essere tutto veloce, persino la scelta di cosa si consumerà nel tempo libero, persino il racconto di che cosa ci emoziona.


Mi dispiace che fino a qualche anno fa persino il più incostante ed occasionale di noi hobbisti poteva ritagliarsi senza difficoltà un suo piccolo pubblico, ed ora sento sempre di più le testimonianze di persone scoraggiate perché, dopo anni “nel giro”, all’improvviso hanno la sensazione di parlare da soli, o quasi. Diciamoci la verità: con un algoritmo che – con tutto il rispetto per queste figure – promuove praticamente soltanto gli Adv e le persone che hanno alle spalle un’agenzia, per noi insegnanti/impiegati/persone che lavorano altrove, con le nostre letture non certo in anteprima ed i nostri tempi, è dura farsi vedere.


Mi dispiace persino che in questo modo, nel tentativo di non essere invisibili, si perda l’originalità, la passione per generi di lettura che non sono “i trend”, si scenda persino a patti con l’intelligenza artificiale per scrivere delle recensioni.


Mi sembra che a volte l’alternativa sia: o affannarsi come in un secondo lavoro non pagato, o continuare come hobbista senza troppi pensieri ma doversi accontentare dei 25 lettori manzoniani. Per ora ho scelto la seconda strada, soprattutto perché, alla fine della fiera, i miei tre obiettivi rimangono sempre gli stessi: riuscire a ritagliarmi spazio per le mie passioni, godermele perché anche solo un’oretta di scrittura mi cambia l’umore, conoscere altri appassionati. Ma qualche momento in cui ci si demoralizza c’è, lo ammetto.



E poi…



E poi, cari amici, qualcosa che ha reso complesso finora il 2026 c’è stato eccome.

Un anno lavorativo tosto, iniziato fin da subito con mansioni impegnative e continuato con la sensazione di essere spesso “senza fiato”. Un infortunio in famiglia che ha completamente ribaltato il mio maggio. Un paio di altre vicende di salute riguardanti persone vicine alla nostra famiglia. Persino il nostro spettacolo di danza è stato in bilico un paio di giorni prima dell’esibizione: una bomba d’acqua ci ha creato problemi con l’agibilità del teatro.


Come vedete, tutte cose che si sono concluse bene dopo tanto daffare, o che con calma si stanno aggiustando. Però, alcuni giorni, davvero, che fatica.


Il che ci porta dritti al decimo e ultimo proposito di quest’anno: avere più fiducia in me stessa e nel futuro. Se non ne avessi avuta almeno un po’ nella prima metà dell’anno, non sarei qui, rilassata, a scrivervi, cercando di restare positiva. Però, dopo aver superato certi ostacoli, nella seconda metà dell’anno voglio averne di più.




Io per oggi ho scritto abbastanza… fatemi sapere come state voi! Raccontatemi come state trascorrendo la vostra estate, oppure ditemi la vostra in merito alle mie riflessioni in zona blog. Mi piacerebbe sentire come va!

Ci riaggiorniamo a fine mese per ricapitolare insieme agosto.

Nel frattempo… Buone vacanze!



Silvia


giovedì 30 luglio 2026

I PREFERITI DI LUGLIO 2026

Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese


Cari lettori,

oggi vi propongo l’ultimo post di luglio… i nostri “Preferiti del mese”!


Sapete che amo l’estate, ma quest’anno, se da un lato sono molto contenta della pausa lavorativa, del relax, del mare, come al solito, dall’altro mi rendo conto che le temperature fuori controllo, per non parlare degli indici di umidità, stanno diventando un problema per molti di noi. 

Io faccio parte dei fortunati, e sarei pure una persona freddolosa, eppure ho avuto dei momenti di “crisi”, ho patito alcune notti, ho dovuto adottare qualche strategia perché in alcuni giorni mi sentivo svenire. E mi immagino come possa stare chi sta ancora lavorando, soprattutto in certi settori.


Tutto questo per dirvi che vi capisco se questa estate asfissiante non si sta rivelando né molto produttiva né proprio soddisfacente: sentitevi liberi di raccontarmelo. 

Personalmente, oggi, come al solito, vi porto “il mio meglio”!



Il libro del mese


Han Kang ha raccontato storie di donne, storie sul suo paese (la Corea del Sud), storie di incontri inaspettati a Seoul.


Ma in questa raccolta di “poesie in prosa”, se così si può chiamare omaggiando il caro Baudelaire, ella parla di una pagina particolarmente dolorosa della sua vita personale.


Quando i suoi genitori erano ancora giovanissimi, hanno avuto una bambina. Una bimba nata prematura, piccolissima, malata. La vita dei due giovani sposi era in campagna, isolata, in mezzo alla neve: difficile trovare assistenza medica in breve tempo. Mentre il padre andava a cercare soccorso, la madre ha vestito la bambina con un camicino della fortuna bianco, ha guardato la neve candida ed ha ripetuto: Non morire.


Purtroppo la piccola è stata viva soltanto per poche ore. E, anni dopo, è nata l’autrice, che ha sempre portato con sé la dolorosa sensazione di stare vivendo al posto di qualcun altro… nel bene e nel male.


Il libro bianco di Han Kang è stato ispirato proprio dal più candido dei colori, o forse dovremmo dire dall’assenza di essi, dalla luce pura. Il bianco è il colore del lutto in Oriente, e bianco è tutto ciò che ha visto la sua sorella minore perduta, tra la casa, la nevicata, il camicino che ha indossato.


È un libro diviso in tre parti. La prima racconta, in modo frammentario e con un intreccio diverso dalla successione cronologica, i fatti che hanno portato la scrittrice a mettere queste riflessioni su carta (principalmente la morte della sorella, ma non solo).


La seconda immagina una vita per la sorella, se fosse sopravvissuta. Una vita di cui racconta amori, crisi, studi, pezzi di storia della Corea che in qualche modo lasciano il segno. Storie che forse ha vissuto Han Kang stessa e che “regala” alla sorella che non ha mai potuto vivere, o che ha visto accadere ai suoi amici e parenti, o che ancora ha creato apposta per lei.


La terza e ultima parte, Tutto il bianco, la più poetica, prende in considerazione una serie di oggetti e di paesaggi candidi e in qualche modo li collega al lutto, al dolore, al cambiamento, alla catarsi e ad altre emozioni che l’autrice deve aver provato per tutta la vita pensando alla sorella.


È difficile farvi una recensione di quest’opera perché, in effetti, fa parte di quelle storie che non riescono ad essere spiegate, ma vanno solo lette. È un pugno nello stomaco che ti ferisce e ti guarisce, una serie di minuscole storie che ti colpiscono dove meno te lo aspetti e ti insegnano tanto sulla sofferenza.


Ne condivido solo una molto piccola, Isola di luce, che non poteva che colpire una persona che, come me, inaugura le estati sul palcoscenico:


Appena salita sul palco, una luce accecante la investì dall’alto.

Tranne il palco, tutto attorno a lei si trasformò in un mare nero.

Non riusciva neppure a distinguere se in platea ci fosse qualcuno.

Era confusa: doveva scendere e avanzare a tentoni in quello spazio buio come il fondo del mare, o rimanere lì nell’isola di luce?


Al momento ho letto solo due libri di Han Kang, ma li ho trovati entrambi indimenticabili. Sono sicura che vi parlerò nuovamente di quest’autrice!



Il film del mese


Proprio lo scorso weekend sono andata a vedere il tanto chiacchierato kolossal Odissea di Christopher Nolan. Ero un po’ indecisa se vederlo o no per vari motivi, dalla lunghezza al mega dibattito social non proprio incoraggiante, fino ad arrivare a quello che per me era la ragione più importante: credo che nessuna trasposizione contemporanea del poema, nella mia testa, mi darà le stesse emozioni di Odyssey, lo spettacolo teatrale di Bob Wilson che era stato protagonista della mia Tesi per la Magistrale.


Ecco, devo dire che tutti i dubbi sono stati spazzati: mi sono resa conto che il fatto che una trasposizione specifica sia stata importante per la mia storia personale non significa che io non possa semplicemente apprezzarne delle altre, e al resto non ci ho pensato più, perché è stata un’esperienza stupenda. Sicuramente è il film più bello del mio 2026, almeno per ora, e andrei a rivederlo pure stasera, se capitasse.


Mi sembra un po’ assurdo scrivervi come al solito trama e personaggi, quindi ho pensato di fare come avevo fatto in misura minore sulle storie Instagram qualche giorno fa: raccontarvi qualche mio pensiero sparso.


1) Non vi accorgerete delle tre ore di film: voleranno in un attimo!


2) Ci sono degli effettivi cambiamenti rispetto al poema. Qualcuno è interessante e funzionale, come, per esempio, la fusione di Calipso con l’elemento del Loto, una pianta che fa dimenticare tutto, ma cura anche un’anima che non è ancora pronta a ritornare a casa. Ho apprezzato anche Circe che non è una “femme fatale” come in quasi tutti i film, ma una donna ordinaria che però vive da sola ed ha dovuto imparare a difendersi, ed i Lestrigoni, che secondo me sono stati valorizzati e resi più simili a creature fantastiche (invece che essere semplicemente dei guerrieri alti, come è capitato altrove). 

Quello che un po’ mi è spiaciuto invece è la trasformazione quasi bestiale di Polifemo: non più un Ciclope tanto intelligente quanto crudele, ma un gigante uomo/animale che sembra non sapere nemmeno bene che cosa sta facendo. È un peccato perdere l’inganno di “Nessuno”…


3) Purtroppo però mi sento in dovere di comunicarvi che alcune scene di Polifemo e Circe vi faranno trovare improvvisamente molto interessante la vostra borsetta. O qualunque cosa abbiate in grembo. Non è paura, in realtà: è più proprio un po’ di schifo. Ma se ce l’hanno fatta i ragazzini, e soprattutto se ce l’ho fatta io, potete riuscirci anche voi.


4) La scena dell’Ade mi ha fatto trattenere il fiato. È una rappresentazione convincente di un uomo di fronte ai propri fantasmi. Anche e soprattutto metaforici...


5) I flashback sul cavallo di legno e sulla conquista di Troia sono adrenalina purissima. Ma anche disperazione… dei vincitori. Nolan calca molto sulla tematica dei reduci di guerra e sinceramente non capisco perché questo sia stato uno degli aspetti più criticati. I “nostoi” (i ritorni degli eroi dopo la guerra di Troia) sono anche questo.


6) Alcuni attori sono sottovalutati dalla stessa Hollywood. Per esempio, Robert Pattinson ne ha fatta di strada, da quando era il vampiro luccicante Edward Cullen. Oppure Tom Holland, quando avrà finito di rimbalzare sui tetti con la ragnatela (senza offesa, è che proprio io e i film sui supereroi siamo due cose diverse), potrebbe dedicarsi a qualche altro ruolo drammatico.


7) Le musiche, amici. Vi dico solo… fidatevi!


* PASSATE ALLA MUSICA SE NON AVETE VISTO IL FILM. SE LO AVETE VISTO E VI VA, PROSEGUITE *


8) Questa è un’interpretazione personale, ma mi è sembrato di vedere nella pellicola una contrapposizione tra i due modi greci di intendere la guerra: quella “con misura e di strategia”, sotto il controllo della dea Atena, e la ferocia bruta, il desiderio di distruggere, che appartengono al dio Ares. 

Ecco, è come se Odisseo, corrispettivo umano di Atena, avesse costruito il cavallo di Troia con la ferma convinzione che il resto dell’esercito greco avrebbe agito nel primo modo, scontrandosi solo con l’esercito e prendendo il controllo della città, che poteva essere anche un ottimo avamposto per la conquista dell’Oriente. Spesso la civiltà greca ha ragionato così. 

Ma Odisseo, o almeno questo sembra suggerire il film, era stato cieco: il resto dell’esercito, guidato da Agamennone, voleva solo scaricare dieci anni di frustrazione sulla città di Troia, cancellarla dalla Terra, tornare a casa, dimenticare. E così Nolan costruisce il ritorno a casa di Odisseo come una lunga espiazione, un tentativo di essere un leader positivo, di salvare almeno i suoi, di far sì che non sbaglino. Almeno finché il destino non lo obbliga a guardarsi in faccia davvero, a vivere per se stesso, a perdonarsi prima del tanto atteso ritorno.


9) Non so perché il personaggio di Agamennone (molto cupo, armato e nero dalla testa ai piedi, che non si fa mai vedere in volto) sia stato accostato a Batman. Forse perché il regista ha fatto dei film sul supereroe. Io non credo: Batman, per quanto solitario e malinconico (e quindi a me più simpatico del saltatore tra le ragnatele di cui sopra), fa parte dei buoni. 

Anche questa è una mia idea, ma io ci ho visto non solo una forte connotazione negativa, ma anche una fusione tra gli dèi Ares e Ade: Agamennone è Ares quando è di fronte (quando entra a Troia ordinando silenziosamente la devastazione, quando parla agli altri generali a lui sottoposti), Ade quando è di schiena con l’elmo adornato di ossa di cavallo (quando porta via Ifigenia, quando compare nell’Aldilà). 

Curiosamente è stato scelto proprio lui di spalle per la locandina. È come se Nolan volesse dire che al centro di questo film c’è la morte, la morte dell’Età del Bronzo, la morte della civiltà micenea per far spazio a quella che noi consideriamo greca a tutti gli effetti.



La musica del mese


In questo mese di luglio ho ascoltato alcune delle tracce del nuovo album di Olivia Rodrigo, You look pretty sad for a girl so in love. Devo ancora sentire il disco nella sua interezza, ma un brano che ha sicuramente toccato qualche corda è Begged, che potete ascoltare a questo link:


E ho questo pensiero

quando sono nel letto di notte:

che mi sento intrappolata nella mia vita.

È una cosa normale?

Contrastare le onde della paura

di un amante immobile?

Sono sopraffatta e malnutrita

eppure ancora mi appiglio


Mi appiglio alla speranza come la neve sulle montagne

e le parole poco attente scivolano via

sono una monetina in una fontana

che aspetta soltanto la sua fortuna per cambiare


Così sono paziente, tu stai ancora imparando,

e faccio finta che non faccia male

perché dicono che è una virtù

non lasciare scivolare via un amore buono

così sono tranquilla e ti perdono

e prenderò quel che mi dai, sì,

ma niente è mai abbastanza

quando so che, per ottenerlo, ho implorato.



La poesia del mese


Questo mese, nel corso di uno dei classici eventi culturali estivi sul lungomare, ho scoperto un poeta italiano che era particolarmente legato a Varazze: Gian Pietro Lucini. Ho pensato di proporvi un suo componimento, dal titolo Per chi?


Per chi volli raccogliere

questo mazzo di fiori selvaggi

stringerli in fascio nel gambo spinoso ed acerbo?


Tutti i fiori vi sono di sangue e di lacrime

raccolti lungo le siepi delle lunghe strade;

dentro le forre delle boscaglie impervie;

sui muri sregolati delle capanne lebbrose;

lunghesso i margini che lambe e impingua

il rivolo inquinato dai veleni,

decorso dal sobborgo alla campagna.

Tutti i fiori vi son, che, pei giardini urbani e decaduti,

tra le muffe e i funghi, s’ammalan da morirne,

e gli altri che sboccian sfacciati e sgargianti,

penduli al davanzale d’equivoci balconi meretrici:

tutti i fiori cresciuti col sangue e colle lacrime ai detriti.

Per chi io canto questi fiori plebei e consacrati

dal martirio plebeo innominato,

in codesto sdegnoso rifiuto di prosodia,

per l’odio e per l’amore,

per l’angoscia e la gioia,

e pel ricordo e la maledizione,

per la speranza acuta alla vendicazione?

Ed è per voi, acefale e oscure falangi,

uscite da un limbo di nebie e di fiumi,

tra il vacillar di fiamme porporine, in sulla sera,

da portici tozzi e sospetti di nere officine?

Ed è per voi, pei quali non sorride il sole,

schiavi curvi alla terra, che vi porta,

e rinnovate al torneo dell’armata,

ma non vi nutre, vostra?

Ed è per voi, pallide teorie impietosite

di giovani, di vecchie e di bambine

inquiete tra fède e desiderii,

tra la tentazione della ricca città

e il pudor permaloso della verginità?


Per chi, per chi, questa lirica nuova,

che bestemmia, sorride, condanna e sogghigna,

accento sonoro e composto dell’anima mia,

contro a tutti, ribelle e superbo,

in codesto rifiuto imperiale d’astrosa

prosodia? …



Le foto del mese


Anche quest’anno ho seguito la mia solita routine di luglio: la prima metà a casa, la seconda in trasferta ligure. A volte l’afa ha ingrigito il cielo, ma i colori dei fiori di vetro nel giardino del Comune sono sempre magnifici!



Nei primi giorni di luglio c’è sempre qualche occasione di famiglia per festeggiare, come l’anniversario dei miei genitori e il compleanno di papà. 

Per l’occasione abbiamo fatto una cena ed ho preparato il mio (richiesto) tiramisù ai frutti di bosco!



In quelle prime sere di luglio, molto tranquille e casalinghe, mi sono messa a rileggere i fumetti WITCH, una vera coccola tra una lettura e l’altra. 

Ieri come oggi, Irma è sempre la mia preferita!



A partire da metà mese mi sono spostata in riva al mare. L’estate è stata implacabile anche in Riviera, dove solitamente si trova sollievo. Molti bagni, molte letture in ombra, poca esposizione diretta al sole. Orari tattici e spuntini di frutta. Moltissime litigate con il vecchio Pinguino e con i vecchissimi ventilatori. Ma è sempre il mio posto felice!



Solo qualche serata è stata ventilata, anche se la passeggiata in riva al mare è sempre una buona idea, almeno per provare a vedere se è finalmente la notte in cui il caldo allenterà un po’…



In una serata particolarmente bella sono andata nel giardino della biblioteca per la mostra “Milanesi a Varazze”. Dopo una conferenza ed un video girato nel Ferragosto del 1928 (incredibile ma vero), io e gli altri visitatori abbiamo dato un’occhiata alle foto d’epoca. 

Ogni anno l’associazione storica Varagine.it propone una rassegna di questo tipo, anche se con un tema diverso… e mi piacciono sempre tanto! È come viaggiare indietro nel tempo, e per di più in un luogo del cuore…





Questo post mi sembra un po’ suddiviso in due parti: dai libri ai film, dalla musica alla poesia è tutto piuttosto drammatico. Poi si arriva alle foto e in pratica c’è la mia ricetta della felicità: molto mare, molto cibo, buona compagnia e l’occasione di imparare ogni tanto qualcosa. 

Diciamo che questo (complesso) primo semestre del 2026 mi ha portata a fare qualche riflessione in più, ma anche a ricercare svaghi più semplici e pratici – in particolare, l’aria aperta e la vita più “analogica”, dopo giornate lunghissime al lavoro e l’uso di troppi dispositivi elettronici, è un toccasana.

Mancano solo i saluti di inizio agosto e poi mandiamo questo blog in vacanza per un po’! Nel frattempo, fatemi sapere com’è andato il vostro luglio…

Grazie per la lettura, ci rileggiamo in agosto :-)