giovedì 11 giugno 2026

ESTATE A ROSE HILL - SUMMER COUNTDOWN 2026 #2

Due romanzi di Elsie Silver



mancano 10 giorni all'estate!



Cari lettori,

oggi, per le nostre “Letture…per autori”, proseguiamo con il nostro countdown estivo! Lunedì abbiamo salutato insieme l’anno scolastico con un TAG dedicato, oggi pensiamo a qualche buona lettura da portare con noi sotto l’ombrellone, tra i monti o durante lunghe ore di viaggio.


La stagione calda per me spesso chiama i romance, e per un giusto mix di sentimenti ed intrattenimento ho pensato di portarvi con me alla scoperta di un’autrice che è stata la rivelazione di questa primavera quasi conclusa: Elsie Silver, notissima come regina degli small town/cowboy romance.


Qualche mese fa, in febbraio, vi avevo parlato di quanto mi fosse piaciuto Wild love, il primo volume della “Rose Hill series”, una serie di quattro libri ambientati tutti nell’omonima cittadina canadese, che ha per protagonisti altrettanti padri single che sono amici tra di loro e si trovano tutti i giovedì sera in un club del bowling. Trovate la recensione a questo link.


In questi mesi ho terminato la serie: per oggi vi racconto il secondo libro (il mio preferito) e il terzo. In luglio dovrei riuscire a parlarvi di altri due suoi titoli: il quarto volume (conclusivo della serie) e il primo di un’altra sua serie famosissima, la Chestnut Springs.


Per oggi vediamo insieme Wild eyes e Wild side!



Wild eyes


La pittoresca cittadina di Rose Hill, tra lago e montagna, ha vissuto un piccolo cambiamento con l’arrivo in città del miliardario Ford Grant, cresciuto lì e tornato dopo la fama per aprire uno studio di registrazione indipendente.


Ora, però, i cittadini si sono abituati persino all’arrivo di qualche celebrità che collabora con Ford. Un nuovo acquisto è Skylar Stone, famosa star del country, che però, mentre è in viaggio per raggiungere Rose Hill, ha la disgraziata idea di fermarsi a riprendere un grizzly mamma con i suoi due cuccioli. L’idea sarebbe fare delle stories carine per il suo profilo Instagram: inutile dire che si rivela una pessima idea.


Per fortuna di Skylar, tuttavia, proprio in quel momento passa con il suo camioncino Weston Belmont, cognato e amico del cuore di Ford, che interviene prontamente aiutandola a “fingersi morta” e lasciando che il grizzly (solo insospettito e non ancora furibondo) si allontani. Weston riconosce la sua cantante preferita, ma si imbarazza nel confessarle la sua “cotta”, così si limita ad accompagnarla da Ford e dalla fidanzata di lui Rosie (che è anche sua sorella). Lei e il suo simpatico e scurrile pappagallino di nome Cherry, unica vera amica della superstar.


Quello che West non sa è che Skylar è in anticipo di almeno una settimana perché in fuga dal padre-manager, dal fidanzato opportunista (che stava con lei solo perché pagato dalla famiglia) e dall’agente che non la tiene in alcuna considerazione. Fare un disco con Ford, un progetto più tranquillo dei precedenti, è un’idea soltanto sua, che è stata osteggiata da tutti. Skylar è in profondo burnout e, nonostante la fama, si sente molto sola.


Con l’alta stagione non c’è posto nei pochi hotel di Rose Hill, e le dépendance per artisti che Ford e Rosie stanno facendo costruire non sono ancora pronte. Alla fine i tre trovano un’insolita soluzione: almeno per i primi tempi, Skylar si adatterà nella casetta/baracca all’interno della proprietà di West, che confina con quella dei Grant.


Skylar è rimasta colpita da West dopo che lui l’ha salvata dall’orso, e si sente attratta, ma è anche in imbarazzo, perché convinta di aver fatto la figura della sciocca. West, però, ha un carattere estroverso e molto affabile e la mette subito a suo agio. Così, siccome ella ha qualche giorno di riposo a disposizione prima di cominciare a lavorare con Ford, ne approfitta per conoscere meglio la famiglia che la ospita.


West gestisce il ranch, alleva cavalli ed è separato con due bambini: Oliver, che ha il carattere tranquillo della sua ex moglie ma soffre di mutismo selettivo, ed Emmy, che  assomiglia molto a lui… e quindi è vivacissima. I due piccoli sono in custodia congiunta tra di lui e l’ex moglie Mia, che si è già risposata.


Skylar passa molto tempo con i tre, che la accolgono con grande generosità, e per la prima volta comprende quel che si prova a stare con una famiglia affettuosa (che non è un’azienda, tra l’altro). L’amicizia di West la aiuta a mettere da parte pensieri e preoccupazioni, anche perché lui trova un modo “creativo” di far sì che ella non possa controllare i suoi social.


E quando il lavoro sul nuovo disco inizia, Skylar inizia a chiedersi quale possa essere il suo futuro nella musica, un mondo che ha sempre amato ma che forse non la ricambia più come una volta, soprattutto perché in questi anni le ha preso l’anima. L’atmosfera conviviale di Rose Hill, l’amicizia nascente con Rosie e con la ristoratrice Tabitha e il sentimento nei confronti di West (che cresce ogni giorno) la aiuteranno a comprendere quale sia davvero la sua strada.



Come vi dicevo, Wild eyes è il secondo dei quattro volumi della “Rose Hill series” e, ora che li ho letti tutti, posso confermarvi che è il mio preferito.


Per la prima volta dopo tanto tempo ho trovato un romance in cui mi sono potuta identificare sia nel personaggio femminile che in quello maschile: Skylar e West sono due personaggi costruiti benissimo e, per certi versi, ho capito entrambi.


Raccontando Skylar, l’autrice ha parlato di tematiche delicate ed attuali. Innanzitutto il burnout (che ormai, purtroppo, non riguarda più soltanto i famosi e le persone in carriera, ma ci investe tutti trasversalmente): quando sopravvivi in certi contesti dove le rispostacce e i maltrattamenti sono all’ordine del giorno, capita di commuoversi persino perché rompi accidentalmente un bicchiere e la persona di fronte a te si preoccupa che tu ti tagli invece che insultarti. 

E poi il rapporto malsano con i social, che, mi ripeto, non è un problema soltanto dei personaggi pubblici: siamo in moltissimi – e mi ci metto dentro anche io – ad usare un po’ troppo certe piattaforme, o a preoccuparci eccessivamente dell’immagine che diamo online.


Quanto a West, fin dai primi capitoli ho pensato che fosse “l’uomo per me, fatto apposta per me” (ok, lo ammetto: settimana scorsa vi parlavo di qualche mia delusione in materia di personaggi maschili, ma stavolta non posso proprio dire niente), ma, man mano che procedeva il romanzo, mi sono ritrovata a pensare che… beh, comprendevo bene anche lui. 

So cosa vuol dire fare la parte degli estroversi ma dentro di sé sentirsi cauti e diffidenti (come dice Rosie descrivendo il fratello), o tenere unito un gruppo di amici e poi, a fine giornata, sentirsi un po’ soli se per caso quella sera non c’è nemmeno la famiglia.


Non definirei la storia un friends to lovers, come spesso viene descritta nelle recensioni online (sapete che questa serie è un vero tormentone), perché un po’ di attrazione tra i due c’è fin da subito, però sicuramente il rapporto tra i due nasce in modo molto spontaneo, naturale, persino divertente.


Molto bello è invece il trope della “famiglia allargata”. Innanzitutto West e la ex moglie Mia danno un bellissimo esempio di maturità nella custodia congiunta: ho apprezzato che lei non sia la villain della situazione, scelta un po’ troppo facilona che ho visto in altri romance (perché a volte il modo più immediato di creare tensione è trasformare la ex in una strega, e invece qui no, fortunatamente).

E poi Skylar instaura un ottimo rapporto sia con Oliver che con Emmy, diversissimi tra loro ma ugualmente affettuosi nei suoi confronti. Riesce anche a piacere ai “più o meno suoceri”, che, devo dire, hanno lo stesso senso dell’umorismo del figlio (leggete e capirete).


Rispetto al primo volume, qui riusciamo a conoscere meglio l’universo di Rose Hill ed i personaggi che ci faranno compagnia per il resto della serie. Wild love e Wild eyes sono ambientati nella parte più periferica, tra le grandi proprietà terriere e i ranch, mentre gli altri due romanzi si spostano maggiormente nel centro città.


Ho talmente amato questo romanzo che non mi è bastato arrivare all’ultima pagina. Così sono passata direttamente al terzo volume!



Wild Side


Il terzo volume della “Rose Hill series” ha per protagonista femminile Tabitha Garrison, una ragazza che lavora come cuoca e titolare di un bistrot in centro città.


Anche se ella mostra grande sicurezza di sé, si porta dentro una grande ferita: da pochissimo sua sorella maggiore Erika è tragicamente morta.


La donna è sempre stata un cruccio sia per Tabitha che per i suoi genitori: in seguito ad un intervento importante avvenuto quando era giovanissima, ella è caduta nella spirale di alcool e droghe per attutire il dolore e, tre anni prima della sua morte, ha messo al mondo un bambino, Milo, che non ha alcun padre. La situazione sembrava essere migliorata negli ultimi mesi: Erika lavorava, andava agli incontri con il gruppo di sostegno, aveva affittato casa in un paese vicino a Rose Hill e il suo padrone di casa, Rhys Dupris, la aiutava sia con la gestione del quotidiano che con il bambino.


Poi però tutto è precipitato: Erika ha incontrato l’ennesimo perdigiorno della sua vita, che l’ha riportata con sé in un brutto giro, e, quando un’incomprensione con Rhys l’ha portata allo sfratto, è andata via con quell'uomo poco affidabile. Per poi essere ritrovata morta per overdose in una cantina poco dopo.


La prima cosa che fa Tabitha è portare con sé Milo e cercare di crescerlo come una madre: non è facile, considerato che è sola e che lavora, ma può contare sull’appoggio dei genitori. Quando però Rhys torna in zona Rose Hill dopo uno dei suoi misteriosi viaggi di lavoro (nessuno sa quale sia la sua professione), Tabitha ha un’altra doccia fredda: Erika aveva nominato proprio lui come tutore di Milo.


La ragazza, comprensibilmente, odia l’uomo che prima ha sfrattato la sorella dopo anni di amicizia e poi minaccia di portagli via il nipote.


Rhys, a sua volta, ha una storia complicata. Innanzitutto egli, di nascosto da tutti, è un campione di wrestling: gareggia con lo pseudonimo di Wild Side, porta una maschera verde e nera sul ring, e nessuno conosce la sua vera identità (persino la figlia di Ford Grant, Cora, è una grandissima fan del personaggio, ma non sa che è lui). 

Poi non nutre particolare fiducia né in Tabitha né nei suoi genitori, dal momento che Erika non aveva fatto altro che parlarne male. Infine, egli è un ragazzo senza famiglia, rifiutato anche dai genitori adottivi: la sua infanzia è stata segnata dai traumi e dai continui cambi di casa-famiglia, ed egli si rifiuta categoricamente di non obbedire alla volontà di Erika e di far fare a Milo la sua stessa vita.


Tabitha, solo per il bene di Milo, cerca di appianare le divergenze invitando Rhys a stare a casa sua solo per un po’. Ben presto si rende conto che l’uomo voleva bene a Erika come una sorella e che la storia dello sfratto ha contorni piuttosto fumosi. Rhys, a sua volta, vede come Tabitha si dà da fare a tenere unita la famiglia mentre porta avanti una sua attività e le viene il sospetto che Erika non abbia detto proprio tutta la verità.


Alla fine, deposta – almeno per il momento – l’ascia di guerra, Tabitha e Rhys arrivano ad una conclusione comune: un matrimonio di convenienza, seguito da una convivenza a tre con il bambino, risolverebbe tutti i loro problemi. Rhys, statunitense, avrebbe la cittadinanza canadese e potrebbe passare con Milo tutto il tempo che non trascorre viaggiando per lavoro; Tabitha non perderebbe il nipote, altrimenti costretto ad andare in un’altra nazione; i due non sarebbero una coppia ma, avendo anche lavori impegnativi da portare avanti, sarebbero solo co-genitori, e farebbero vite separate.


La cerimonia è così bella da sembrare vera, e per un po’, in effetti, l’inganno riesce alla grande. Milo è felicissimo, perché considerava già Rhys come un padre e Tabitha come una madre. I genitori della nostra protagonista, provati dal terribile lutto, si risollevano vedendo felice la seconda figlia. Rosie e Skylar fanno da damigelle a Tabitha e creano un bel gruppo di amiche, insieme ad un’istruttrice di yoga appena arrivata da Toronto, Gwen. 

West introduce Rhys al suo gruppo di bowling per papà single, composto da loro due, da Ford – protagonista del primo volume -, dal tuttofare di paese Sebastian detto Bash e da un anziano signore complottista chiamato da tutti “Clyde il pazzo”… e persino un tipo silenzioso come lui inizia a socializzare.


Dentro di sé, però, Rhys ha accettato la proposta di matrimonio di Tabitha perché, nonostante Erika non le abbia mai fatto una buona pubblicità, è da sempre innamorato di lei. E quando Tabitha se ne renderà conto, dovrà finalmente interrogarsi sui suoi sentimenti.



Rispetto a Wild eyes, Wild side ha delle premesse decisamente più drammatiche. Rhys e Tabitha sono fin da subito una coppia complicata, con dei bagagli pesanti.


Non lo definirei un enemies to lovers, perché non ci sono quelle dinamiche tra rivali che caratterizzano questo trope: niente punzecchiamenti divertenti, anzi, c’è poco da scherzare, almeno all’inizio. Semmai parlerei di miscommunication, dal momento che entrambi i protagonisti si portano nel cuore una persona che è stata resa “santa” e intoccabile dalla tragica morte e che invece, quando era in vita, ha chiesto loro moltissimo, per poi lasciarli soli.


Eppure i due, tra di loro, sono l’incastro perfetto. Tabitha tiene in piedi lavoro e famiglia come un’equilibrista, eppure nessuno sembra pensare a come sta lei, tranne l’uomo che l’ha sempre amata in silenzio. Rhys non ha una famiglia e non ha mai avuto una vera casa: è stato bene davvero solo a Rose Hill, e, quando inizia a vivere con Tabitha, gli bastano una camera tutta sua, un pasto cucinato in casa e l’affetto del gatto domestico per sentirsi davvero accolto. Personalmente un bel po’ di volte, leggendo, mi sono sentita come Tabitha (che ha un sacco di complessi tipici da sorella maggiore pur essendo tecnicamente la minore); più difficile, ovviamente, è stato identificarsi in Rhys, però mi sono emozionata con lui.



Il trope del matrimonio di convenienza personalmente mi è sempre piaciuto (e in Italia è stata scritta una vera chicca del genere, di cui vi ho parlato a questo link) e in questo caso permette ai protagonisti di conoscersi davvero e di abbassare le relative maschere.


Come dicevamo, Elsie Silver è nota per gli small town e per i cowboy romance. Qui il primo dei due elementi ovviamente è presente; il secondo, in realtà, quasi per niente, dal momento che siamo nel mondo del wrestling. Ecco, questa parte della storia mi è piaciuta un po’ meno: non ero certo un’adolescente che seguiva il wrestling in tv o collezionava le figurine dei protagonisti e, da quello che l’autrice racconta nel libro, mi è sembrato tutto molto… finto. Al punto che Rhys stesso nel libro confida molti suoi dubbi a proposito di questo universo.


Però mi piace comunque il fatto che l’autrice – forse per ampliare il suo già vastissimo pubblico – voglia almeno in parte affrancarsi dal cowboy romance, sua cifra stilistica, e con la serie di Rose Hill abbia presentato protagonisti maschili che fanno lavori diversi dal bull rider o dalla gestione del ranch.


A quanto ne so, anche la sua serie precedente, Chestnut Springs, ha un volume che appartiene al sottogenere dello sport, in particolare l’hockey. Avendo letto (per ora soltanto) il primo romanzo di questa sua serie scritta in un momento anteriore, vi confido quella che forse è un’opinione impopolare, ma, beh, la scrivo lo stesso: la Rose Hill è scritta meglio, i personaggi sono più caratterizzati, e scommetto che c’è stato anche un editing massiccio. Ma ne riparleremo.


Quindi sì, Wild side forse non mi è piaciuto quanto Wild eyes, ma è comunque consigliatissimo.




Per oggi mi fermo qui, spero di pubblicarvi al più presto le recensioni di Wild card e Flawless! Vi confesso che questa è stata l’autrice giusta al momento giusto. 

Il primo volume è stato letto quasi per caso ed è stato una bella sorpresa. Poi la primavera si è rivelata complicata, soprattutto maggio (so che di base per un’insegnante e ballerina lo è sempre, ma credetemi, questa di più), e il bisogno di evasione, in vari sensi, mi ha portato a proseguire la serie. Mai scelta fu più giusta! 

A volte, al di là di tutte le TBR e i piani che possiamo fare noi amanti della lettura, non c’è niente da fare: seguire l’ispirazione del momento è la scelta giusta.

Visto che sono romanzi conosciutissimi… fatemi sapere che ne pensate voi!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 8 giugno 2026

LA TBR DELL'ULTIMO GIORNO DI SCUOLA - SUMMER COUNTDOWN 2026 #1

 Qualche consiglio di lettura per salutare l'anno scolastico



mancano 13 giorni all’estate!


Cari lettori, 

benvenuti al "Summer countdown" dell'estate 2026! Come facciamo ormai da qualche anno, proprio come succede a Dicembre con il Natale, aspetteremo insieme il Solstizio d'estate con qualche post a tema. 

Ho preparato quattro pubblicazioni, due per questa settimana e due per la prossima, che spero vi aiuteranno ad entrare nello spirito di questa stagione da me molto amata. 

Oggi iniziamo salutando insieme l'ultimo giorno di scuola e un altro anno scolastico che se ne va! Innanzitutto faccio gli auguri a chi di voi, come me, "festeggia" questo giorno, che sia da studente, da insegnante, da collaboratore, da genitore, da nonno... So che è dolce e amaro insieme, tanto atteso ma anche difficile da vivere quando arriva. 

Ho creato un TAG a tema libri che spero possa rivelarsi una TBR interessante per la vostra estate!



Un ricordo delle Maturità nei primi anni 2000


Ma le stelle quante sono di Giulia Carcasi è ambientato nei primi anni 2000.


Alice e Carlo frequentano l’ultimo anno di liceo.


Lei va bene a scuola, ma ha poche amicizie e problemi in famiglia; lui si sente “invisibile” a casa ed inizia a frequentare le persone sbagliate a scuola. Alice e Carlo sono stati molto amici, ma le difficoltà della vita li hanno allontanati… così entrambi finiscono per innamorarsi di persone che non sono giuste per loro.


Ma non è mai troppo tardi per far rinascere un sentimento, anche se la Maturità incombe…


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Una popolare serie sport romance ambientata in un college americano


Il contratto di Elle Kennedy è da poco diventato una serie TV!


Hannah Wells è una giovane studentessa della facoltà di Storia alla Briar University.


Ha lasciato una situazione difficile a casa sua nell’Indiana, si mantiene agli studi facendo la cameriera e ha la passione del canto. All’inizio del terzo anno, però, subentrano due problemi: uno spettacolo musicale difficile da preparare e un corso di Filosofia piuttosto ostico, nel quale però, nonostante tutto, ella riesce a prendere bei voti.


Per questo motivo Hannah riceve un’insolita richiesta di ripetizioni da Garrett Graham, il capitano della squadra di hockey, che non può far scendere la sua media: rischia la panchina per settimane.


Garrett propone ad Hannah di aiutarla a conquistare Justin, il giocatore di football che le piace, se lei lo aiuterà a studiare. La ragazza accetta… ma i trascorsi personali e familiari difficili di entrambi li uniranno più del previsto.


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L’Odissea raccontata dal professor D’Avenia


Resisti, cuore di Alessandro D’Avenia è uno dei miei libri preferiti in assoluto, una lettura intensa, complessa, profonda… indimenticabile.


In questa lettura, a metà strada tra mitologia e saggistica, l’autore ripercorre interamente l’Odissea, tra analisi letteraria, studi derivanti da discipline affini, ricordi e riflessioni personali di cui far tesoro.


Pagina dopo pagina, anche io, come Odisseo, ho sentito il profumo della “mia Itaca”.


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Un single dad che affronta una paternità tardiva e l’adolescenza a scuola


Wild love è il primo romanzo della popolarissima Rose Hill Series di Elsie Silver, che ha per protagonista quattro padri rimasti single. In queste settimane ho letto il secondo e il terzo volume, e ve ne parlerò.... proprio giovedì, perché secondo me sono ottime letture estive!


Ford Grant è un giovane imprenditore, uno dei miliardari più noti del Canada. Dopo anni di successo e lavoro nelle grandi città, egli ha deciso di tornare nella cittadina natale di Rose Hill e di aprire una casa discografica indipendente. Lì ritrova la pace di sempre e l’amicizia del suo vicino di casa West.


Due avvenimenti imprevisti, però, sconvolgono la sua ritrovata quiete.


Il primo è la scoperta di avere una figlia adolescente, Cora, avuta dalla sua fidanzata dell’Università. La donna ha gravi problemi depressivi ed economici, così Ford le propone di iscrivere Cora nella scuola di Rose Hill, in modo che la ragazza possa stabilirsi da lui per un po’.


Il secondo è il ritorno il paese di Rosalie, detta Rosie, Belmont, sorella di West, primo amore mai dimenticato di Ford. Rosie è rimasta senza lavoro ed accetta la proposta di collaborazione dell’uomo, ma i sentimenti ci metteranno lo zampino.


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Tornare a scuola da adulti per ricominciare


La collana di cristallo di Cristina Caboni ci porta in una scuola davvero particolare.


Juliet vive negli Stati Uniti ed è l’unica della famiglia a non aver intrapreso la professione medica. Ha avuto delle difficoltà a scuola e si sente incompresa, ma sa anche di avere un bellissimo talento: la lavorazione del vetro. Per questo motivo, spinta dalla governante di famiglia, ella ha mandato la domanda di iscrizione ad una prestigiosa scuola artistica di Murano, ed è stata accettata.


La famiglia è contraria, ma ancora una volta è la tata a convincerla, regalandole una collana di perle di cristallo e dicendole che assomiglia molto ad una donna che ella ha conosciuto in gioventù.


Arrivata a Venezia, Juliet ha una brutta disavventura, ma viene aiutata da Marcus, il giovane direttore della scuola. E quando iniziano i corsi, dando un’occhiata alle mensole della sua camera, Juliet trova per caso il diario di una donna sconosciuta che sembra amare il vetro quanto lei…


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Un anno scolastico che trasforma


Amore nero è un romanzo di Marco Erba e Mauro Raimondi, due professori di Cernusco, il mio paese. Il libro è composto da due storie che si intrecciano tra di loro.


Da un lato la cronaca dell’ascesa al potere di Mussolini e del suo scontro con Giacomo Matteotti, culminato nell’efferato omicidio di quest’ultimo. Dall’altro un liceo classico di Mosano sul Naviglio, cittadina dell’hinterland milanese, e Mas, uno studente brillante che però ha perso la rotta dopo la morte prematura della madre e, arrabbiato con il mondo, decide di unirsi ad un gruppo locale di giovani neofascisti…


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Una scuola estiva di studi classici


L’ora di greco di Han Kang è un libro bellissimo… non solo per i classicisti.


È estate a Seoul e presso il centro di studi linguistici ci sono le ultime lezioni di greco antico prima della pausa per ferie. Il professore, molto appassionato della materia, ha trovato la sua pace in Corea dopo molti anni in cui si è dovuto dividere tra Oriente e Germania, ma ora deve affrontare una nuova difficoltà: una malattia lo sta portando a perdere la vista.


Tra i pochi alunni del suo corso c’è una signora misteriosa, che però mostra una grande tenacia nell’apprendimento. Si tratta di una donna che a sua volta si è dedicata a lungo all’insegnamento, ma dopo aver divorziato ed aver perduto la custodia del figlio si è trovata di fronte ad un vecchio fantasma: il mutismo selettivo.


Il greco antico, tra le sue complesse regole di grammatica e le idee di Platone, costituirà un ponte ideale tra i due protagonisti.


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L’estate dopo gli esami di terza media… vent’anni fa


Acciaio di Silvia Avallone è un caso letterario di circa quindici anni fa.


La storia è ambientata nei primi anni Duemila, a Piombino, tra casermoni popolari, una spiaggia tutt’altro che turistica e un’acciaieria che dà lavoro a condizioni durissime.


Le protagoniste, Anna e Francesca, sono due ragazze che hanno appena terminato la scuola media e, mentre sognano di fuggire da quel luogo difficile, si accontentano di essere le più popolari del gruppo.


Ma anche la loro amicizia, che è una vera e propria alleanza contro tutti, è destinata a cambiare.


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L’allieva” alle prese con un giallo universitario


La ragazza del collegio di Alessia Gazzola è l’ultima indagine della dottoressa Alice Allevi, medico legale.


Lei e il suo CC, il dottor Claudio Conforti, partner sul lavoro e nella vita, sono tornati a Roma dopo un periodo molto importante trascorso in America. Lei vuole farsi le ossa in Italia, lui aspira a diventare il nuovo Supremo in Istituto.


Due casi li coinvolgeranno: l’omicidio stradale di una ragazza universitaria che frequentava un importante collegio ed il ritrovamento di un bambino in stato confusionale nel centro di Roma.


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Una scuola… tra fantasia e mitologia


L’eroe perduto è il primo romanzo della serie fantasy-mitologica Percy Jackson e gli eroi dell’Olimpo di Rick Riordan, che, a mio parere, è anche più bella della prima (Gli dèi dell’Olimpo).


La storia, però, inizia con un “piccolo problema”: proprio Percy è sparito dal Campo Mezzosangue, il college per semidei (nati dall’unione tra un dio greco e un mortale), e nessuno sa dove sia.


In compenso arrivano, dopo una disavventura, lo smemorato Jason Grace, che che non ricorda nulla di sé, ed altri due ragazzi, Leo e Piper, che sostengono di essere, rispettivamente, il suo migliore amico e la sua ragazza.


Alcune autorità del campo si rivelano insolitamente ostili nei confronti di Jason, e tutto fa pensare che il ragazzo sia di origini romane anziché greche, ma Jason fa solo incubi misteriosi sul suo passato, che non lo aiutano a comprendere, anzi, lo lasciano ancora più confuso.


Quando però Giunone, la regina degli dèi romani, viene imprigionata da una creatura crudele, la dirigenza del campo chiede ai tre nuovi arrivati di partire per una missione avventurosa.


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Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate! Innanzitutto come state vivendo questa giornata: fate parte del gruppone "8 giugno data clou" o è un giorno come un altro? Ditemi anche se conoscete i romanzi di cui vi ho parlato nel TAG e se qualcuno vi incuriosisce.

Grazie per la lettura, al prossimo post :-) 


giovedì 4 giugno 2026

LETTURE PER BALLERINI #2

 Due romanzi di Giada Grimaldi e Silvia Carbone




Cari lettori,

come promesso, per le nostre “Letture… a tema”, continuiamo con la nostra settimana dedicata alla danza!


Lunedì vi ho raccontato due storie che mi sono molto piaciute: una novella lunga di Patrick Modiano, La ballerina, e un contemporary romance a tema danza di Lisina Coney, The darkest corner of the heart, capitolo centrale di una trilogia.


Oggi vi parlo di due ebook che ho trovato in promozione quest’inverno, uno appartenente al mondo self, l’altro della Queen Edizioni.


In tutta onestà devo dirvi che i due “protagonisti” del post di lunedì mi sono piaciuti decisamente di più di quelli odierni. Questi due romanzi sono… carini, e non di più, purtroppo. Mi dispiace un po’ perché Giada Grimaldi, l’autrice del primo dei due, mi piace molto: le sue due storie natalizie dal tocco romantasy sono deliziose (e ve lo dico anche fuori stagione perché ne vale davvero la pena), e Un nuovo sorriso è un piccolo capolavoro. Però il libro che oggi vi racconterò è una delle sue prime opere e per certi versi è un po’ acerbo. Quanto al secondo romanzo, nato dalla penna di Silvia Carbone, l’idea è buona, ma non tutto mi ha convinto.


Scendiamo un po’ più nei dettagli!



Take my breath away, di Giada Grimaldi


La storia di Alessia Molinari è a metà strada tra un’avventura ed un sogno: ella ha studiato danza fin da bambina e ben presto le scuole prestigiose d’America l’hanno notata. Così, appena maggiorenne, Alessia si è trasferita nella soleggiata California.


Per qualche anno ha calcato il palcoscenico con soddisfazione, poi si è dedicata all’insegnamento di altissimo livello, infine alle coreografie per cantanti famosi, video musicali, film.


Ormai Alessia è sull’Olimpo delle star americane ed è in lizza per un Grammy per la miglior colonna sonora. Ma proprio la sera della premiazione ella si imbatte, in modo del tutto imprevisto e non proprio gradito, in Lucas Storm, attore inglese che ha collezionato grandi successi, ma negli ultimi tempi è stato più famoso per i vizi e gli eccessi che per la carriera cinematografica.


Lucas ed Alessia, a dispetto della situazione che richiederebbe l’attenzione altrove, si piacciono subito. Ma la fama di Lucas lo precede, e Alessia non può rischiare di perdere concentrazione ed energie per un uomo che notoriamente non sa impegnarsi.


Lucas, tuttavia, inizia ad essere stanco di questa rotta sbagliata che ha intrapreso, così, quando ha l’occasione di rivedere Alessia, decide di dimostrarle che può essere un uomo migliore. I due iniziano una conoscenza cauta, cercando di entrare l’uno nel mondo dell’altra, e ben presto si rendono conto che quello che li lega non è un’attrazione superficiale, bensì qualcosa di più profondo.


Ma tanti ostacoli sono disseminati sulla loro strada. Lucas non riesce a liberarsi dai demoni dell’alcool e della droga, Alessia ha alcune ambizioni lavorative importanti che (giustamente) le fanno desiderare accanto a sé la presenza di un uomo più affidabile, ed entrambi hanno un passato con cui fare i conti.



La storia di Take my breath away, di fatto, è tutta qui, anche se ci sono molti colpi di scena ed imprevisti che arricchiscono il percorso verso la felicità dei nostri protagonisti. Come dicevo, l’autrice mi piace molto. Allora qui che cosa non ha funzionato?


Ho apprezzato tanto Alessia: è una donna forte, caparbia, ambiziosa. Ancora ragazza ha preso un volo intercontinentale, non certo per il viaggio della Maturità come fanno alcuni suoi coetanei, ma per cambiare vita ed entrare in scuole che l’avrebbero fatta lavorare il doppio di qualsiasi Università. Con il tempo è diventata una donna potente, benestante, famosa. Potrebbe avere qualunque uomo. E allora perché Lucas?


Qui siamo in piena “sindrome da Didone” (una donna straordinaria che perde la testa per un uomo qualunque), con l’aggravante che Lucas non è semplicemente “un tizio” che non avrà niente di speciale ma la rende felice – questa potrebbe essere la storia di tante di noi - , ma davvero una ne fa e cento ne pensa. È una persona che ha bisogno di aiuto, aiuto di professionisti, e sì, mi è spiaciuto vedere una persona come Alessia che in troppi momenti si è trasformata in una crocerossina (se non in senso letterale, quantomeno in senso metaforico).


E devo dirla proprio tutta: non ho apprezzato per niente il fatto che la prima notte intima dei due sia avvenuta in seguito ad un “litigio”, chiamiamolo così, con lui ubriaco. Una scena che somiglia davvero troppo ad una molestia, e poi ad una sorta di manipolazione emotiva.


Ecco, forse è il mio lavoro in mezzo alle persone ed alle famiglie, o forse sono diventata un po’ vecchiotta e cinica, ma con queste premesse, purtroppo, io credo che una redenzione completa e un finale romantico siano davvero… una favola. Possiamo apprezzare questo romanzo così com’è e considerarlo di evasione, ma sappiamo tutti che nella stragrande maggioranza dei casi la realtà presenta poi un conto salato. A volte anche anni dopo, quando sembrava che ci fosse un equilibrio consolidato.


Insomma, considerato anche lo stile (non sempre all’altezza dei romanzi successivi dell’autrice), per me è un nì. Salvo il personaggio femminile, il mondo della danza, qualche momento glamour. Ma vi consiglio di puntare su altre letture di Giada Grimaldi… e vedrete che non ne sarete delusi!



Dancing in the wind, di Silvia Carbone


A vent’anni, Dakota Johnson ha già vissuto una vita fin troppo intensa… ed ha anche rischiato di perdersi.


Studentessa di danza di altissimo livello, per anni ella ha considerato il ballo tutta la sua vita. Ma l’adolescenza ha portato con sé il corpo in cambiamento, il perfezionismo, la mania di controllo, il rapporto malsano con la madre, i disturbi alimentari.


Dakota è diventata il fantasma di se stessa e il padre Patrick, sentendosi in colpa per essere stato piuttosto assente, ha deciso di cambiare rotta e di dedicarsi completamente alla salute della figlia.


Dopo qualche tempo, però, il lavoro chiama nuovamente, così Patrick pensa ad una soluzione che potrebbe aiutare la figlia non solo a guarire, ma anche a vivere per un po’ la vita della ventenne ordinaria. Egli la iscrive all’Università, a poca distanza da dove abita sua sorella Rachel, psicologa, e chiede a quest’ultima di ospitarla.


Rachel, che accetta subito con entusiasmo, è sposata con George, un professore di storia e letteratura antica. La coppia ha due figli, Cassandra e Ares. L’uomo, però, ha altri due ragazzi, Hades e Zephyr, avuti da un matrimonio precedente.


È proprio con Zephyr e con il suo caratteraccio che Dakota si scontra fin da subito. Il ragazzo è molto protettivo nei confronti dei suoi fratelli minori e scambia il grumo di paure e insicurezze che attanaglia Dakota per semplice snobismo. I primi tempi di convivenza sono difficili per entrambi.


Poi, pian piano, Dakota si rende conto di stare vivendo, per la prima volta, all’interno di una famiglia dove le persone si vogliono bene veramente e si supportano. Lontana dalle parole crudeli della madre e dall’assenteismo del padre, ella si apre e ricomincia a considerare la danza come una parte della sua vita, non un mostro che pian piano la stava divorando.


Anche i rapporti tra lei e Zephyr cambiano, prima con calma, poi completamente. Ben presto tra i due nasce un sentimento imprevisto. Ma il resto della famiglia potrebbe non approvare, e Dakota non sa ancora se riprendere la sua vecchia vita o restare…


Dancing in the wind, almeno nell’intenzione, ha tutte le carte in regola per essere l’incoraggiante storia di rinascita di una ragazza e ballerina.


Purtroppo, però, nell’esecuzione ci sono aspetti che non mi hanno convinto.


Innanzitutto, odio ripetermi, ma, accidenti, il protagonista maschile. Una ragazza come Dakota avrebbe avuto bisogno di una persona rassicurante, tranquilla, una “green flag” come si suol dire ora. Basta con questi ragazzacci tormentati, donnaioli, pure scurrili. Anche gli ultimi successi televisivi lo confermano: il golden boy va alla grande, il bad boy ha stufato pure le giovincelle. Figuratevi me.


Poi, i due sono in qualche modo… cugini acquisiti. E come diceva l’indimenticabile Humphrey Bogart, “in fondo resta tutto in famiglia”. Ok, tecnicamente i genitori di entrambi sono diversi e non c’è parentela. Però io continuo a trovarlo un pochino strano.


Infine la seconda parte del romanzo è un pochino tirata in lungo, con un colpo di scena molto drammatico che mette in difficoltà la famiglia di Rachel e George e che secondo me… si sarebbe anche potuto risparmiare, dal momento che c’è già parecchio angst tra i due protagonisti.


Mi piacciono comunque tanti personaggi (oltre a Dakota, anche Rachel e Hades, per esempio), il trope della found family che è gestito bene, il lento avvicinarsi della nostra protagonista a Zephyr, il cambiamento importante che fanno i nostri due innamorati in virtù del sentimento che li unisce.


È una storia carina, come dicevo. Resto però dell’idea che sarebbe potuta essere ancora meglio. Fatemi sapere che ne pensate se la leggete…




Che ne dite? Conoscete queste autrici?

Avete letto questi libri? Che cosa ne pensate?

Attendo i vostri commenti…

Ci rileggiamo settimana prossima con il TAG per la fine della scuola e l’inizio del nostro countdown estivo!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)