lunedì 23 marzo 2026

QUESTO AMORE

 Spazio Scrittura Creativa: marzo 2026




Cari lettori,

benvenuti all’appuntamento di marzo con lo Spazio Scrittura Creativa!


Questo mese vi propongo, come già fatto altre due volte, una sorta di “pagina di diario”, un racconto almeno in parte autobiografico.


Vi ho parlato del mio amore per la danza a questo link.


Di un’estate spensierata come solo quelle dell’adolescenza sanno essere in questo post.


Oggi invece vi vorrei parlare di un tema più serio, che purtroppo temo molti di voi abbiano già affrontato: la perdita dei nonni. 

Sono tornata con la mente al marzo del 2014 e ho cercato di trasformare i miei ricordi in un racconto. Ho cercato di non inserire troppi dettagli personali non solo per privacy, ma anche perché vorrei che quel che ho imparato da questa difficile esperienza possa essere di aiuto per chi la sta vivendo ora.


Vi mando un grande abbraccio perché non è facile scrivere di questi argomenti, però non è nemmeno scontato che qualcuno abbia voglia di leggerne, quindi grazie mille fin da ora.



Questo amore


Acqua blu e chiara

l'alta marea è arrivata e ti ha portata qui

e come un fantasma, ancora e ancora, ancora e ancora

le cicatrici si fanno più scure, le correnti ti hanno portato qui ancora


Le onde si rifrangevano sulla sabbia, portando a riva la spuma bianca del mare. Era una giornata di una bellezza rara per la stagione.


Marzo era appena iniziato; tuttavia, il sole brillava, riflettendosi sull'acqua chiara, pulita e forse già troppo calda.


Lei era scesa al suo mare per le vacanze di Carnevale ed aveva trovato un panorama splendido ad accoglierla. Certo, per lei quella piccola baia di scogli e sabbia, con l'acqua così stranamente trasparente, era un posto speciale da molti anni: l'aveva sempre considerata un angolo di mondo riparato, tranquillo, quasi riservato a lei.


Seduta su quegli scogli proprio in riva al mare, nel corso degli anni, aveva ripensato a persone, eventi, ricordi. Ed ora che aveva 24 anni si ritrovava a fare quello che già una volta le era accaduto: affidare alle onde un dolore improvviso ed una malinconia che non poteva fare a meno di insinuarsi in lei.


Non c'era un modo di allontanare fisicamente quel ricordo da lei, neppure percorrendo mille miglia, nemmeno immaginando di strapparsi il cuore. Più fissava la splendida distesa marina di inizio primavera, più una serie di immagini le si presentava nella mente.



Un mese. Un tempo che era passato fin troppo in fretta, e che, in ogni caso, non era bastato a guarirla dallo strappo doloroso che aveva subito. Vi erano momenti in cui riusciva quasi a scordare quello che era successo; poi, però, tutto le ritornava in mente, più vivo e più crudele di prima, come a ricordarle che le sue cicatrici si stavano facendo di giorno in giorno più scure e profonde.


Era un bene che se ne fosse andata al mare per qualche giorno: spesso, la sua stessa casa non la aiutava a dimenticare.

C'era sempre un quadro, una foto, un oggetto di troppo.


E dire quello che lei aveva appena trascorso era stato uno dei periodi più emozionanti e movimentati della sua vita.

Ma non bastava guardare tutto il servizio fotografico della sua laurea, avvenuta tre settimane prima. Né dedicarsi al suo primo stage, trovato quasi a sorpresa. Non era nemmeno abbastanza rifugiarsi tra famiglia e amici, cosa che aveva cercato disperatamente di fare fin dal 4 febbraio.


Dovunque si girasse, il suo sguardo cadeva su qualcosa che le faceva pensare alla nonna.



* * *


Urlando in silenzio, e nei miei sogni più selvaggi

non ho mai sognato questo


Il primo pensiero, quando aveva saputo che per la nonna non c'era più niente da fare, era stato: per favore, non domani, non di nuovo.


Il ricordo della scomparsa del nonno, avvenuta ormai quasi quattro anni prima, e, in modo particolare, del giorno del funerale, era un ricordo ancora troppo fresco. Una caldissima giornata di giugno, passata a sentirsi come se fosse preda di una lenta corrente: case, fatti, persone le scivolavano a fianco, e lei non poteva far altro che muovere un piede dopo l'altro ed affrontare quello che le si presentava davanti.


Proprio come succedeva ad una corrente, le cui acque si fanno sempre più tumultuose, fino ad arrivare alla cascata finale, così per lei quella giornata era stata una lenta discesa, e le era toccato fare tutto quel che proprio non avrebbe voluto fare.


Aveva odiato quella sensazione di impotenza e tristezza, quasi, all'improvviso, il mondo fosse stato coperto da una coltre soffocante, e non poteva nemmeno pensare di rivivere tutto questo una seconda volta.


Eppure, non più di quattro giorni dopo, aveva dovuto farlo.


Era inverno, il freddo era pungente, e non si trattava né della stessa chiesa né dello stesso cimitero dell'altra volta, ma fin troppi dettagli erano simili.


Il sole continuava a brillare, il cielo seguitava ad essere azzurro, l’inverno sembrava occhieggiare già alla primavera, ma, tutto intorno, per lei, la vita era come ovattata.


Fino a quando non aveva visto quel nome sulle carte funerarie, lei si era sentita come illusa, quasi ci fosse una piccola speranza che non fosse vero; quelle lettere impresse nero su bianco l'avevano riportata alla realtà.

Il resto della mattinata era stata soltanto una lunga discesa lungo un fiume scivoloso e fangoso che non pensava avrebbe avuto la forza di attraversare.


Non si sa come, aveva tirato fuori dal cuore, ancora una volta, il coraggio di guardare i fatti così com'erano e di restare presente a se stessa.


Solo in quel modo la sua vita aveva potuto ricominciare lentamente a scorrere.


* * *


Scuotendomi, girando, lottando nella notte per qualcosa di nuovo

e noi siamo come un fantasma, ancora e ancora, ancora e ancora

una lanterna che brucia e scintilla solo per te

ma tu sei sempre andata, andata, andata


Il mese successivo erano stato, allo stesso tempo, frenetico e come congelato. La laurea tanto attesa, un cambio di vita importante. Tante soddisfazioni, ma anche incertezza e paura.


L'unica costante di quel periodo era il ricordo della nonna. E il suo appartamento ormai vuoto: fotografie, servizi, statue, persino quadri che parlavano di lei.


Poche cose l'avevano sbigottita come quelle poche volte che le era capitato di entrare nel piccolo trilocale della nonna. L'aveva trovato, sì, dimesso e forse anche triste, ma, al tempo stesso, ancora pieno di vita, di ricordi, dell'essenza stessa di lei.


Quel luogo era ormai così legato alla nonna, e quando era viva ella si muoveva dentro in modo tanto naturale e silenzioso, che lei si sarebbe aspettata di vedersela comparire davanti da un momento all'altro, con gli stessi occhiali e la medesima vestaglia. Sembrava quasi un controsenso pensare che tutti quegli oggetti non avessero più una proprietaria.


Una persona paziente, gentile e generosa, e la sua presenza silenziosa, nel corso degli anni, era stata un dono prezioso.


* * *


Io ho perso l'interesse, oh, sono affondata con le navi

e tu sei apparsa, proprio in tempo


C'era un pensiero che, durante e dopo la morte della nonna, si era fatto sempre più insistente in lei: il ricordo del loro legame.


La vicinanza della nonna in tanti momenti di vita importanti.

Un giorno delle scuole medie in cui lei era più triste che ammalata, eppure l'aveva curata ugualmente, con tanto di riso in bianco e boule dell'acqua calda.


Uno degli ultimi giorni di scuola delle superiori, quando il tempo non aveva permesso di festeggiare poi molto, così si erano consolate guardando un film.


O ancora i primi giorni dell’Università, le prime preoccupazioni per una nuova vita ed un orario settimanale che si preannunciava già troppo impegnativo: era stata proprio lei a convincerla a non demoralizzarsi subito.


Si erano volute bene perché, in un certo senso, si erano scelte, fin da quando lei era piccolissima. E questo sentimento le aveva accompagnate fino alla fine.


* * *


Questo amore sta lasciando un marchio permanente

questo amore sta brillando nel buio...

Hai baciato la mia guancia e ti ho guardato andar via

il tuo sorriso, il mio fantasma, sono caduta in ginocchio.

Quando sei giovane, corri e basta,

ma poi torni a quello di cui hai davvero bisogno


Forse i ricordi della nonna, con gli anni, si sarebbero fatti più rari e confusi, ma, allo stesso tempo, il suo affetto le aveva impresso un marchio che nemmeno il tempo sarebbe riuscito a rimuovere.


Il segreto di tutto, chissà, poteva essere in quel pomeriggio di inizio febbraio, quando era andata in ospedale a salutare la nonna, quando ancora si sperava che si sarebbe ripresa. La nonna era in uno stato di confusione totale, sbagliava tutti i nomi, era controllata a vista. Eppure l'aveva guardata, l'aveva riconosciuta, le aveva parlato, le aveva chiesto se fosse stanca.


L'immagine del suo ultimo sorriso rivolto a lei le era venuta in mente, a tratti, nelle situazioni più disparate.


Il suo ultimo mese era stata una corsa, a volte difficile ed a volte sfrenata, verso il futuro. 

Per quanto, però, fosse ancora giovanissima e avesse ancora molto da fare, vedere e pensare, sarebbe sempre tornata, con il cuore, a quello di cui aveva realmente bisogno, proprio come la sua famiglia, e come la nonna, che ne era stata – ed ancora era – una componente essenziale.


Era davvero l'amore tra loro due ad aver formato un “ponte” tra la vita e la morte.

Era un affetto che le portava gioia e dolore allo stesso tempo, ma niente vi avrebbe posto fine.

Nel momento in cui aveva lasciato fisicamente andare la nonna, le era entrata nel cuore.

L'amore che la nonna le aveva donato era tornato da lei, ed ora toccava a lei custodirlo e farlo crescere.


Questo sarebbe stato il modo migliore di tenerla sempre con sé.


Questo amore è buono, questo amore è cattivo

questo amore è una vita che torna dal regno dei morti

queste mani...ho dovuto lasciarle libere

e questo amore è tornato da me.


FINE



La canzone che ci accompagna è This love di Taylor Swift, che potete ascoltare a questo link

Ho cercato anche di scegliere delle immagini che danno l'idea di affidare il proprio dolore e tutti i pensieri al mare. A parte ovviamente i fiori, che simboleggiano il funerale (e ho scelto la mimosa, fiore di marzo).

Vi ringrazio molto per essere arrivati fino a qua e spero di avervi aiutato a pensare ai momenti difficili con un pizzico di ottimismo e speranza in più. Se vi va di lasciare un commento mi farebbe molto piacere.

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


venerdì 20 marzo 2026

PRIMAVERA E POESIA: LE MIE PREFERITE

 Dai "Preferiti del mese", una raccolta di componimenti per la stagione




Cari lettori,

per il nostro "Angolo della poesia", facciamo una piccola pausa dal nostro progetto letterario su Eugenio Montale (che comunque tornerà giovedì prossimo) e concludiamo la serie di poesie regionali, dopo l'estate, l'autunno e l'inverno

Non potevamo che chiudere con la primavera, insieme ad un po' di scatti di giornate da ricordare!



Il Cavallo, di Maria Luisa Spaziani


Viene la primavera, presto, scrivere!

In che cosa è diverso questo marzo?

Non ha le stesse tinte né profumi

selvaggi del passato.


Ma non voglio un giardino coltivato

all’inglese o francese con zampilli

d’acque educate, statue, allegorie

e recinti di fragole e lamponi.


Vorrei quel marzo là… che anno era?

Quando a cavallo saltavo le siepi.

Dov’è andato il cavallo? Sì, le siepi

fedelmente rimangono lì.



Il ramo rubato, di Pablo Neruda


Nella notte entreremo

a rubare

un ramo fiorito.

Passeremo il muro,

nelle tenebre del giardino altrui,

due ombre nell’ombra.

Ancora non se n’è andato l’inverno,

e il melo appare

trasformato d’improvviso

in cascata di stelle odorose.

Nella notte entreremo

fino al suo tremulo firmamento,

e le tue piccole mani e le mie

ruberanno le stelle.

E cautamente

nella nostra casa,

nella notte e nell’ombra,

entrerà con i tuoi passi

il silenzioso passo del profumo

e con i piedi stellati

il corpo chiaro della Primavera.



Speranza, di Guido Gozzano


Il gigantesco rovere abbattuto

l’intero inverno giacque sulla zolla,

mostrando, in cerchi, nelle sue midolla

i centonovant’anni che ha vissuto.


Ma poi che Primavera ogni corolla

dischiuse con le mani di velluto,

dai manchi nodi qua e là rampolla

e sogna ancora d’essere fronzuto.


Rampolla e sogna – immemore di scuri -

l’eterna volta cerula e serena

e gli ospiti canori e i frutti e l’ire


aquilonari e i secoli futuri…

Non so perché mi faccia tanta pena

quel moribondo che non vuol morire.



Già sulle rive…, di Alceo


Già sulle rive dello Xanto ritornano i cavalli,

gli uccelli di palude scendono dal cielo,

dalle cime dei monti

si libera azzurra fredda l’acqua e la vite

fiorisce e la verde canna spunta.

Già nelle valli risuonano

canti di primavera.



Risveglio, di Pierluigi Cappello


Ci si risveglia un giorno e le cose sembrano le stesse

mentre invece dietro a noi si è aperto un vuoto

dopo che tutto è stato fatto per trattenere la vita

in mezzo a un panorama di pietre sparse e tegole rotte.

Allora uno mette il dentifricio sullo spazzolino

mescola lo zucchero al caffè

con l’attenzione che aveva da scolaro

quando ritagliava dalla carta

file di bambini che si tengono per mano,

piccoli pesci che baciano l’aria.



Mi son nascosta nel mio fiore, di Emily Dickinson


Mi son nascosta nel mio fiore,

così che, quando appassirà dentro il tuo vaso,

per me tu senta, senza sospettarlo,

quasi una solitudine.



Un bambino veniva avanti traballando, di Camillo Sbarbaro


Un bambino veniva avanti traballando

sulle gambine discoste e

cogliendo ad ogni passo un po’ di fango

come un fiore.

Non s’accorse della mia carezza.

Aveva gli occhi pieni di sì chiaro stupore che, dopo,

credevo d’aver

accarezzato una margherita.



Un boschetto di meli, di Saffo


Un boschetto di meli: sugli altari

bruciano incensi.

Mormora fresca l’acqua tra i rami

tacitamente, tutto il mondo è ombrato

di rose.

Stormiscono le fronde e ne discende

un molle sonno

e di fiori di loto come a festa

fiorito è il prato, esalano gli aneti

sapore di miele.



Io sarò albero, di Sandor Petofi


Sarò albero se ti farai

fiore d’un albero:

se rugiada sarai mi farò fiore.

Rugiada diverrò se tu sarai

raggio di sole:

così, mio amore, noi ci uniremo.

Se, mia fanciulla, tu sarai cielo,

io diverrò, allora, una stella:

se, mia fanciulla, tu sarai inferno,

io per amarti mi dannerò.



Nostalgia, di Giuseppe Ungaretti


Quando

la notte è a svanire

poco prima di primavera

e di rado

qualcuno passa


Su Parigi s’addensa

un oscuro colore

di pianto


In un canto

di ponte

contemplo

l’illimitato silenzio

di una ragazza

tenue


Le nostre

malattie

si fondono


E come portati via

si rimane.



3 Tanka giapponesi sulla Primavera


Appoggio il mio corpo al cancello

e mi perdo in pensieri

infiniti

guardo il vento autunnale

passare sui fiori rossi.


Ho sentito, non so perché

che tu mi aspettavi

e sono uscita – Nella notte

improvvisa spuntò la luna

sui campi in fiore.


Colombe sull’alta pagoda

dove i fiori di ciliegio

cadono nel vento

a primavera – Il mio canto

scriverò sulle loro ali.




Con queste poesie auguro a tutti voi una primavera serena e ricca di bei ricordi. 

Fatemi sapere quale di questi componimenti avete preferito e perché, se vi va! 

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


martedì 17 marzo 2026

L'ANGOLO VINTAGE 2.0 - MARZO 2026



Cari lettori,

dopo qualche mese torna sul blog la rubrica a più mani “L’angolo vintage”!


Per chi non lo ricordasse o fosse nuovo da queste parti, questa utilissima rubrica ci aiuta a “smaltire” quei libri comprati mesi prima e poi lasciati a prendere polvere, oppure i romanzi letti un po’ di tempo fa sui quali però, per vari motivi, non è stata ancora fatta nessuna recensione.


Abbiamo iniziato il mese con due consigli di genere romance per l'8 marzo, abbiamo proseguito con qualche giallo in terra ligure ed ora torniamo al rosa, ma in versione ebook.


Le due storie che oggi vi racconterò sono state delle mie scoperte dello “Stuff your Kindle Day” (una giornata di promozione gratuita di ebook rosa e fantasy) di qualche mese fa. Tra eventi di questo tipo e il “Calendario dell’Avvento” che hanno fatto alcune CE in Dicembre, ho una ricca scorta nel Kindle, e me la tengo buona per ogni volta in cui desidero un po’ di leggerezza, tra una lettura impegnativa e un’altra.


I due romance che vi racconto oggi sono entrambi dei contemporary, e potremmo definirli del sottogenere “office”: parliamo infatti prima di due archeologi, poi di due giornalisti. La prima delle due storie è poco spicy, la seconda è closed door, quindi sono assolutamente adatti a tutti e scritti in modo scorrevole e spesso anche divertente.


Vediamoli meglio insieme!



Anche se è amore non si vede, di Belle Landa


Maxine Miller, figlia del celebre archeologo dell’avventura Arthur, sfortunatamente passato alla storia anche per il suo passato da ladro di tombe, ha un’eredità molto difficile sulle spalle.


Il padre, amatissimo ma ingombrante e scomodo, è sparito nel nulla durante una pericolosa spedizione. Maxine, dentro di sé, sa che è molto probabile che l’uomo sia ormai morto, ma non ha mai smesso di cercare la verità. Nel frattempo, ella ha raccolto la sua eredità, sia nel bene che nel male.


La partenza era stata buona, con gli studi in campo storico e archeologico e la tesi data con profitto: Maxine, proprio come suo padre, ama la materia. 

Ora, però, un po’ perché il nome dei Miller pesa e non è sempre gradito, un po’ perché la vicinanza di certi personaggi non proprio affidabili potrebbe aiutarla a far luce sulla scomparsa di Arthur, Maxine si è messa a fare la “cacciatrice di tesori” su commissione. 

È un lavoro molto pericoloso, fisicamente pesante e non proprio etico per chi, dentro di sé, continua ad amare l’archeologia e le civiltà passate. Tuttavia il capo di Maxine, lo spietato magnate Jackson Hill, non accetta rifiuti. E proprio quando la ragazza sta per tirarsi indietro ed accenna alla possibilità di licenziarsi, egli, con quello che potrebbe essere definito un ricatto, la convince a prendere parte ad un’ultima missione per lui.


Si parla della possibilità di una civiltà mai scoperta, un popolo nativo americano che i primi esploratori conobbero e, per qualche motivo, decisero di non conquistare. Di questo mitico popolo si sarebbero perse le tracce: ci sarebbe solo l’indicazione di una località montuosa e molto impervia. Era di questo che si stava occupando Arthur Miller quando è scomparso.


Dall’altra parte dell’oceano, Preston O’ Neill, stimato professore di Cambridge, conduce un’esistenza troppo monotona anche per i suoi gusti. In passato, come tutti, e come il suo mentore Arthur Miller, ha accarezzato l’idea di fare l’archeologo dell’avventura; poi la vita adulta e il mondo reale lo hanno inchiodato alla cattedra.


Il direttore del dipartimento, che è molto affezionato a lui, ultimamente però è parecchio scontento della sua ignavia, delle sue lezioni che non si rinnovano con l’anno accademico, della sua attività di ricerca che è stata bellamente abbandonata.


Per questo motivo Preston riceve, dopo tanto tempo, un incarico archeologico sul campo: proprio quello che riguarda la stessa civiltà sepolta di cui si sta occupando Maxine.


I due non vorrebbero reincontrarsi. Il loro passato è molto burrascoso: quando Maxine era una studentessa e Preston un assistente alle prime armi, c’è stata una storia tra di loro, breve ma molto dolorosa. Senza rendersene conto, entrambi hanno fatto male all’altro. 

E poi Preston ha preso la scomparsa di Arthur come un tradimento nei confronti delle persone che gli volevano bene, lui compreso, e così facendo ha respinto anche Maxine, che continuava a stare dalla parte del padre.


Ma la missione pericolosa alla quale stanno andando incontro li spingerà a collaborare sempre più, fino a formare una vera e propria squadra. Maxine non vuole più fare la parte disonesta della cacciatrice di tesori, Preston non si è mai davvero rassegnato alla scomparsa del suo mentore: piuttosto che ammettere questi segreti all’altro e chiarirsi, però, i due preferiscono continuare ad avere un rapporto burrascoso.


E intanto l’attrazione rinasce come le braci sotto le ceneri…



Anche se è amore non si vede mi ha ispirato fin da subito per le sue atmosfere alla Indiana Jones, proprio da archeologo dell’avventura. Maxine, anche se dalla descrizione assomiglia un po’ più a Lara Croft, incarna bene questo lato spericolato. Preston, nei primi capitoli, sembra più un topo da biblioteca, un uomo che ha rinunciato all’avventura in nome di una tranquilla vita accademica, ma, capitolo dopo capitolo, tornerà a ricordare tutti gli insegnamenti di Arthur.


È proprio quest’ultimo, il padre scomparso, il mentore amatissimo e mai dimenticato, ad essere, in qualche modo, il terzo protagonista, che si sostituisce ai più gettonati destino e Universo nel far mettere insieme i due personaggi principali.


Questa storia, oltre che office romance (e si parla di un ufficio molto particolare), potrebbe essere considerata anche un second chance, per quanto, ai tempi della loro prima storia, i due personaggi fossero ancora piuttosto immaturi.


Inoltre, come ogni storia alla Indiana Jones che si rispetti, c’è anche una componente mistery, e ci sono anche degli antagonisti, che non sono solo quelli che ci si potrebbe aspettare.


Non il classico romance, non soltanto una storia d’avventura: un romanzo da leggere!



Odiarsi è bene, amarsi è meglio, di Angela Iezzi


La protagonista di questa storia è Megan Woodhouse, una ragazza che ha lasciato la vita di provincia e la famiglia per avvicinarsi a New York ed inseguire il sogno di diventare una grande giornalista.


I suoi sogni, però, le costano molta fatica, sia dal punto di vista economico che da quello mentale, perché non solo il giornalismo paga poco, ma la sua famiglia, e in modo particolare sua madre, non approva la sua scelta di vita. Ogni volta che Megan torna a casa, la donna cerca di convincerla ad accettare qualche incarico come baby sitter “in attesa” di sposare un buon partito della cittadina (come per esempio un medico piuttosto avanti con gli anni e appena rientrato in provincia) e di metter su famiglia.


Per Megan il pensiero è un vero incubo, e forse è per troppo zelo che commette un errore: scrive un articolo sul sito online del giornale per cui lavora, convinta di aver fatto uno scoop e di aver trovato un negozio di alimentari in cui si verificano irregolarità. Purtroppo ella non sa che l’esercizio in questione è di proprietà della zia del suo capo e che le “ridistribuzioni non a norma” del cibo erano accettate da tutto il quartiere e servivano anche ad aiutare qualche bisognoso. In breve, un fiasco completo.


In poco tempo Megan si ritrova licenziata e senza neanche più la possibilità di poter restare nella stanza in affitto dov’era prima.


La ragazza, però, è tenace, e, pensando ad una possibile soluzione, improvvisamente si ricorda che suo padre apprezza la lettura del NYN, uno dei quotidiani più importanti di New York, e in particolare i pezzi di un certo T.K.


Megan non ci pensa due volte: varca le porte della redazione del NYN e chiede disperatamente al caporedattore di assumerla per qualunque incarico. L’uomo, letto velocemente qualche suo pezzo, prima cerca di convincerla a tornare tra qualche mese perché non ci sono posizioni aperte, poi accetta di tenerla con sé per uno stage decisamente sottopagato (Nota del lettore: questo è l’unico capitolo che, dal punto di vista narrativo, non mi convince fino in fondo. Credo che, nella vita reale, l’atteggiamento di Megan l’avrebbe condotta ad un bell’accompagnamento alla porta forzato da parte della sicurezza. Capisco il bisogno di lavorare, ma anche meno.)


La ragazza, per i primi tempi, dorme in un ostello non proprio accogliente, poi trova una nuova sistemazione in compagnia di una ragazza solitaria e scontrosa, che però non le dà nessun disturbo. Il lavoro, per quanto di bassa manovalanza e di molte ore al giorno, è pur sempre nella redazione dei suoi sogni. E allora che cosa non va?


L’unica spina nel fianco di Megan è proprio il famoso T.K., che non è come lei lo immaginava. Pensava di trovarsi davanti un uomo di mezza età dal fare paterno che fa squadra con i colleghi più giovani, e si è ritrovato di fronte un ragazzo poco più grande di lei che non dà confidenza a nessuno e le chiede con una certa malagrazia di fare fotocopie e portare caffè. Inoltre, a qualche settimana dall’ingresso nel suo nuovo appartamento, ella scopre con sconcerto che la sua nuova coinquilina è proprio la sorella di T.K.


Tuttavia la ragazza non ha scelta. Se vuole realizzare il suo sogno di diventare giornalista al NYN deve dare al suo capo un valido motivo per restare, e non c’è scelta migliore che partecipare ad una delle inchieste di T.K.


Il ragazzo, inizialmente, non è interessato a collaborare. Poi però qualcosa in Megan, che ci mette entusiasmo persino per digitalizzare l’archivio polveroso del giornale, gli ricorda la spontaneità dei suoi primi tempi. E così aiutarla viene naturale, così come far nascere un’insolita amicizia…



Odiarsi è bene, amarsi è meglio promette scintille e battibecchi fin dalla prima pagina. E così è, almeno per i primi capitoli.


Poi, quando entrambi i protagonisti accettano di collaborare insieme ad un’inchiesta piuttosto seria, noi lettori riusciamo a conoscerli meglio. Al di là della troppo entusiasta combinaguai e del serioso reporter che non si fida di nessuno, ci sono due persone che hanno fatto della loro scelta professionale la loro ragione di vita più importante, una risposta a tutte le batoste che hanno preso in campi più privati.


Per questo motivo nella prima parte del romanzo si ride molto, poi, dopo qualche pagina in più, Megan che dorme in un ostello da film horror e T.K. che si rifugia da sua sorella ci divertono molto meno e ci fanno riflettere un po’ di più.


Anche se la madre di Megan sembra più una classica comare dei paesini italici che una mamma americana, i suoi deliri sono francamente insopportabili per chiunque abbia coscienza che gli anni ‘60 sono finiti. E anche T.K. è stato deluso da una persona intrigante che… purtroppo non si svela subito, come tutti gli ipocriti.


Il lettore, dunque, non può fare a meno di tifare per la loro alleanza, dentro e fuori dal giornale. E sperare in un lieto fine!




Questo è quanto per “L’angolo vintage” di marzo”!

Mi raccomando, non perdete i post degli altri blogger che hanno partecipato.

Fatemi sapere se avete letto questi romanzi, se conoscete le autrici, che cosa ne pensate.

Grazie per la lettura, al prossimo post!