giovedì 21 maggio 2026

ALLA SCOPERTA DI "OSSI DI SEPPIA" #5

Paesaggi estivi e ricerca della felicità




Cari lettori,

benvenuti all’appuntamento di maggio con “L’angolo della poesia” e il nostro progetto letterario dedicato alla riscoperta di Ossi di seppia di Montale!


Oggi continuiamo ad esplorare la sezione che dà il titolo alla raccolta. Leggeremo cinque brevi componimenti che, caso vuole, fanno pensare all’estate quasi alle porte, soprattutto come ambientazione. Ho trovato queste poesie di più facile lettura rispetto ad altre di Ossi di seppia, ma non per questo meno importanti: anzi, ognuna di esse ci fa riflettere su qualcosa di semplice ma vero, anche a decenni di distanza dal momento in cui è stata composta.


Vi lascio alla lettura!



Portovenere


Portovenere è un luogo che i liguri – e gli amanti della Liguria – conoscono molto bene. Tra il tempio cristiano che si è perfettamente conservato, la grotta di Keats, il borgo multicolore e l’abbraccio del mare, in pochi metri quadrati si respira bellezza, arte, poesia. Io ci sono stata… e devo dirvi che persino il cimitero, luogo non proprio allegro, ha il suo perché. Per Montale è un luogo ideale per tornare alle origini, fermarsi e riposarsi in attesa di una decisione futura.


Là fuoriesce il Tritone

dai flutti che lambiscono

le soglie d’un cristiano

tempio, ed ogni ora prossima

è antica. Ogni dubbiezza

si conduce per mano

come una fanciulletta amica.


Là non è chi si guardi

o stia di sé in ascolto.

Quivi sei alle origini

e decidere è stolto:

ripartirai più tardi

per assumere un volto.



So l’ora in cui la faccia più impassibile…


Questo breve componimento parla di quelle persone che portano con sé una storia dolorosa, un dispiacere segreto. Può capitare, in qualche momento, che la loro facciata imperturbabile sia disturbata da una piccola smorfia. Eppure nessuno se ne accorge, perché tutti sono abituati a considerare quella persona come “forte”.

Forse, prima o poi, ci siamo tutti sentiti così.


So l’ora in cui la faccia più impassibile

è traversata da una cruda smorfia:

s’è svelata per poco una pena invisibile.

Ciò non vede la gente nell’affollato corso.


Voi, mie parole, tradite invano il morso

secreto, il vento che nel cuore soffia.

La più vera ragione è di chi tace.

Il canto che singhiozza è un canto di pace.



Gloria del disteso mezzogiorno


La fotografia di un momento di calura estiva, proprio mentre il sole è al suo culmine. Anche il greto più secco prima o poi riceverà la sua pioggia.

Ma è necessario attendere e ripetersi che i momenti di “siccità” prima o poi finiscono, e che riservano comunque delle piccole gioie inaspettate.


Gloria del disteso mezzogiorno

quand’ombra non rendono gli alberi,

e più e più si mostrano d’attorno

per troppa luce, le parvenze, falbe.


Il sole, in alto, - e un secco greto.

Il mio giorno non è dunque passato:

l’ora più bella è di là dal muretto

che rinchiude in un occaso scialbato.


L’arsura, in giro; un martin pescatore

volteggia s’una reliquia di vita.

La buona pioggia è di là dallo squallore,

ma in attendere è gioia più compita.



Felicità raggiunta


Ancora una volta Montale è, almeno in parte, leopardiano: l’unica felicità che ci è concessa è a tratti, sottile come un filo di lana.

E può bastare un piccolo particolare (un bambino che perde un pallone) perché la tristezza si insinui nuovamente in noi.


Felicità raggiunta, si cammina

per te su fil di lama.

Agli occhi sei barlume che vacilla,

al piede, teso ghiaccio che s’incrina;

e dunque non ti tocchi chi più t’ama.


Se giungi sulle anime invase

di tristezza e le schiari, il tuo mattino

è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.

Ma nulla paga il pianto del bambino

a cui fugge il pallone tra le case.



Il canneto rispunta i suoi cimelli


Un paesaggio del tutto opposto alla gloria del disteso mezzogiorno.

Qualcuno, forse una donna amata, ha lasciato solo il poeta, che si sente come se tutti i colori fossero scomparsi. Aria, acqua e piante si sono confusi in un’unica nebbiolina grigia, e l’afa è opprimente. È il lato triste dell’estate, quando il maltempo ci ricorda che anche le stagioni più belle hanno una fine.


Il canneto rispunta i suoi cimelli

nella serenità che non si ragna:

l’orto assetato sporge irti ramelli

oltre i chiusi ripari, all’afa stagna.


Sale un’ora d’attesa in cielo, vacua,

dal mare che s’ingrigia.

Un albero di nuvole sull’acqua

cresce, poi crolla come di cinigia.


Assente, come manchi in questa plaga

che ti presente e senza te consuma:

sei lontana e però tutto divaga

dal suo solco, dirupa, spare in bruma.



Siamo di nuovo alla fine!

Fatemi sapere, se vi va, quale poesia vi è piaciuta di più e perché.

Ringrazio tutti voi che seguite questo percorso letterario… davvero non è scontato!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 18 maggio 2026

GIALLI MILANESI

 Due romanzi di Paolo Roversi




Cari lettori,

oggi, per le nostre “Letture...per autori”, ci occupiamo di uno scrittore di cui vi ho già parlato qualche volta, un autore di thriller e noir rigorosamente milanesi: Paolo Roversi.


Milano è la “mia città”: anche se abito in provincia, mi piace visitarla per vari motivi culturali e di svago, e poi lì ci sono tutti i miei ricordi della me studentessa universitaria e anche dei miei primi impieghi. Maggio è l’ultimo mese in cui mi capita di fare qualche visita alla città, prima dell’estate e della fuga verso altri lidi: ho pensato così di raccontarvi questi due romanzi, mie letture di quando le temperature erano un po’ più basse, prima del cambio di mood.


Sono entrambi due update piuttosto recenti di due serie differenti dell’autore: il decimo (e per ora penultimo) episodio delle avventure dell’hacker Enrico Radeschi, e il terzo (e al momento ultimo, esclusa una novella) romanzo che ha per protagonista Luca Botero, il commissario “alla vecchia maniera”. Vediamoli meglio insieme!



L’ombra della solitudine


L’hacker Enrico Radeschi sta affrontando un momento delicato della sua vita personale. Da qualche tempo egli vive in “comodato gratuito” nella casa di Fuster, il direttore di Milano Nera, la testata online per la quale scrive (uno dei suoi lavori ufficiali, anche se quelli ufficiosi lo appassionano di più).


Da settimane ospita il Danese, un suo amico tanto misterioso quanto caro: è vero che non racconta mai molto di se stesso e che non tutti i traffici in cui è coinvolto sono propriamente puliti, però è anche vero che gli è sempre stato leale e senza di lui non ci sarebbe stata la risoluzione di qualche caso, anzi, probabilmente il nostro Radeschi avrebbe finito per vedersela brutta. Così da giorni è iniziata una strana convivenza: lui, il Danese, l’inseparabile iguana dell’amico, l’anziano labrador Buk che ha sempre accompagnato il nostro protagonista e, new entry, Rimbaud, il cagnolino di Marika, la cugina di Radeschi, che, dopo essersi goduta un po’ troppo la bella vita milanese, ha deciso una buona volta di dedicarsi allo studio, e dunque ha bisogno di concentrazione.


L’atmosfera, però, non è allegra. Alla conclusione dell’indagine precedente, uno dei malviventi con cui Radeschi ha avuto a che fare ha fatto al Danese una confessione shock: sua figlia, che l’uomo credeva morta, è ancora viva. Ma non vive più a Milano, non si sa dov’è, né che vita faccia. Per il Danese, la speranza di ritrovare viva la ragazza si è mescolata all’ansia di non sapere dove sia ed alla rabbia per averla creduta morta per anni.


Purtroppo l’unica pista che il Danese ha in mano porta ad avere dei contatti con personaggi molto poco raccomandabili, appartenenti alla malavita russa. Enrico non vorrebbe avere niente a che fare con queste persone, ma non può negare un aiuto ad un amico così caro su una cosa tanto importante.


E per il nostro protagonista le preoccupazioni non finiscono qui: dopo qualche mese di promettente relazione con Amanda Benedetti, una quarantenne che sembrava avere intenzioni serie con lui, la donna è scomparsa. Da giorni non si fa viva, il telefono è spento, e il Danese già è pronto a prenderlo in giro, dicendogli che non sa far durare una relazione “più di cinque minuti” e che quindi tanto vale che egli lo aiuti con i russi.


All’improvviso, però, il telefono squilla: è Loris Sebastiani, il vecchio amico commissario di Radeschi. E quando risponde, l’uomo non può credere a quello che sente.


Amanda Benedetti è stata trovata morta. Nel suo posto di lavoro. Che non era il tranquillo e noioso ufficio a cui aveva accennato nei suoi discorsi con Enrico.


Amanda si faceva chiamare “Virginia Love” ed era una escort per clientela di lusso. Esercitava in un appartamento, ed è stata la sua coinquilina a trovarla: una ragazza che svolgeva la sua stessa professione e che divideva con lei affitto e spese.


Una volta tanto, Loris Sebastiani, non proprio il commissario più simpatico del giallo italiano, è dispiaciuto per Radeschi, che ha avuto il doppio shock di ritrovarsi la fidanzata morta e di scoprire che ella aveva una vita segreta.


Dopo essersi ritrovato a indagare più volte per fare luce sui misteri degli altri, l’uomo non riesce a stare fuori da una vicenda che lo tocca così tanto da vicino. Ma scoprire la verità sulla vita nascosta di Amanda (e sulla sua infelice fine) significa andare a disturbare i suoi clienti, persone potenti che non amano essere scomodate. E il guaio in cui si sta cacciando il Danese per ritrovare la figlia è più grande di quel che egli stesso prevedeva.



I gialli di Enrico Radeschi mi accompagnano ormai da qualche anno. Sono letture che scorrono abbastanza in fretta, complice uno stile accattivante, ma che restano impresse, sia per l’abilità dell’autore di aprire nuovi scorci nel mondo giallo e noir (più volte ho scoperto, in materia di criminologia, dinamiche e settori dei quali ero del tutto all’oscuro), sia per la sua capacità di portarci nel cuore di Milano, da quei luoghi che tutti noi locali conosciamo e amiamo agli angoli periferici e dimenticati.


Devo dire che questo capitolo è più maturo di altri, perché, se ricordate, in passato avevo lamentato un’unica pecca di questa serie: la caratterizzazione dei personaggi femminili, che sembravano delle macchiette senza troppa sostanza in confronto agli “altissimi e levissimi” protagonisti maschili, e a volte venivano pure giudicati con un po’ troppa severità morale (specie in confronto agli uomini).


Con mia sorpresa qui ho trovato una figura femminile che, certo, fa la parte della vittima, ma ha un suo spessore, ed anche la sua professione viene trattata con rispetto. 

Anche Loris Sebastiani forse – e dico forse, eh – si è deciso a smetterla di fare il cupido fuori tempo e fuori luogo e si è reso conto, incredibile ma vero, che esiste la possibilità di trovare una nuova compagna fissa dopo il divorzio, e che non è che una donna è stupida solo perché è giovane e alla moda. Scoperte rivoluzionarie, eh? Io comunque continuo a pensare che la canzone ideale per lui sia Dimmi cosa pensi di me (potete ascoltarla a questo link, ma se siete anche voi millennials ve la ricorderete).


Il Danese fornisce la quota drammatica a questa storia… e la sua sottotrama, secondo me, ha ancora qualche colpo di scena in serbo per noi!



L’enigma Kaminski


Torniamo nella Milano del commissario Luca Botero, una città che sta per concludere il 2015, anno di gloria dell’Expo. Anche se i due romanzi precedenti della serie hanno scoperchiato una serie di affari sporchi (con relativa scia di sangue) proprio legati a questa manifestazione, i milanesi sembrano disinteressarsene.


L’importante, ora che si avvicina la stagione prenatalizia, è celebrare gli incassi che l’Esposizione Universale ha portato alla città, e fregiarsi del lustro che essa ha dato a Milano.


Peccato che i festeggiamenti del bel mondo milanese vengano interrotti da un brutto episodio che si verifica proprio l’8 Dicembre, il giorno dell’Immacolata: al termine della Messa, i partecipanti si accorgono che tra di loro c’è un uomo morto. Si tratta di Giovanni Ferri, uno stimato antiquario che possiede un conosciuto negozio in Brera.


L’uomo si era seduto tranquillamente, come tutti gli altri, per assistere alla funzione religiosa, ma qualcosa sembra averlo stroncato: forse un infarto o un ictus.


Per sicurezza, oltre all’ambulanza vengono convocate anche le forze dell’ordine, ed è così che il commissario Luca Botero si ritrova sulla scena di quello che a lui sembra un delitto. Ci sono particolari che gli sembrano troppo insoliti, e che solo lui, insofferente alla tecnologia ed alle ricerche informatiche, riesce ad individuare, con il suo spirito investigativo in stile “Sherlock Holmes”.


L’autopsia sul corpo di Giovanni Ferri conferma i sospetti di Botero, che si ritrova tra le mani un caso spinoso proprio sotto le feste. La prima fase delle indagini rivela subito che l’uomo, come tanti altri del suo settore, si pregiava di avere una clientela di lusso e grandi introiti, ma non riceveva più gli incarichi di una volta: la crisi, almeno in parte, aveva colpito anche lui. Inoltre, negli ultimi tempi egli aveva accettato la rimessa a nuovo di un oggetto pregiato che era però legato ad una questione ereditaria molto delicata, e c’era stata anche una discussione con la cliente che glielo aveva commissionato.


E questa non è la sua maggiore preoccupazione al momento: la battaglia contro il suo avversario di sempre, il criminale venuto dal passato Jacek Kaminski, si è appena riaccesa. È stato quell’uomo, anni prima, ad imprigionarlo in una stanza con l’inganno ed a sottoporlo ad una tempesta elettromagnetica, che per un pelo non lo ha ucciso. Luca Botero si è svegliato per miracolo ma da allora non sopporta la vicinanza di nessuna apparecchiatura elettromagnetica, ha riorganizzato il suo appartamento in stile anni ‘60 e ha chiesto ed ottenuto ai suoi superiori di avere un ufficio distaccato dalla sede, dove lui e la sua squadra lavorano ancora con fax e telefoni “con la ruota”.


Il commissario pensava che l’uomo si fosse dileguato dall’altra parte del mondo per non finire in carcere, ma, con suo grande sconcerto e orrore, negli ultimi mesi egli è tornato a colpire, prendendosela non solo con lui, ma anche con i suoi cari, come, per esempio, un suo amico tramviere.


La sua non è più una minaccia nell’ombra, ma una vera e propria sfida a viso aperto. E al commissario non resta che accettarla, sperando di chiudere una volta per tutte il capitolo che gli ha rovinato la vita.



Vi avevo già raccontato i primi due romanzi del commissario Botero a questo link. Dopo un po’ di tempo, sono riuscita a leggere anche il terzo, L’enigma Kaminski, che vede il commissario alla resa dei conti con il suo nemico di sempre.


Non mancano mai, però, le indagini nella Milano bene, quella che sembra pensare solo all’Expo, agli affari ed ai conseguenti festeggiamenti. Un mondo fatto di veri e propri serpenti a sonagli, che si pugnalano alle spalle tra amici e persino tra congiunti.


Tra queste rovinose cadute di maschere, l’unico imperturbabile, con la sua eleganza vecchio stile, sembra essere proprio il commissario. E davvero c’è da stupirsi che quest’uomo sembri sempre fresco come una rosa, dal momento che qualunque cellulare acceso e puntato su di lui mentre passeggia potrebbe provocargli una crisi epilettica, e poi mangia solo una volta al giorno (Dio sa perché), non dorme – tranne che sul tram dell’amico – finché un caso non è risolto, e passa la maggior parte delle ore del giorno in un casermone giustamente chiamato “La cortina di ferro”. Un vero e proprio locus amoenus dal quale però, altrettanto inspiegabilmente, nessuno se ne vuole andare, tantomeno le colleghe donne, tutte ovviamente un po’ cotte dell’uomo di altri tempi.

Insomma, l’idea è originale, la ricostruzione è interessante, ma non tutti i particolari sono così credibili.

Ma l’autore ci chiede un po’ di sospensione dell’incredulità, e noi gliela concediamo.


Comunque, se conoscete già la serie, sono sicura che non resterete delusi da questo capitolo così decisivo… le ultime pagine vi regaleranno più di un brivido!




Che ne pensate? Avete letto qualcosa dell’autore?

Vi è piaciuto? Avete in programma di leggere qualche giallo quest’estate?

Attendo i vostri pareri!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 14 maggio 2026

SPUNTI PRIMAVERILI

 Una torta salata & spaghetti in due versioni




Cari lettori,

dopo un po’ di tempo, rieccoci con i nostri “Menù e ricette”!


Quello appena trascorso è un inverno in cui, per vari motivi, ho cucinato meno del mio solito. Tra lavoro, weekend in famiglia e qualche invito in più, spesso sono stata fuori casa e quando tornavo optavo per cene molto semplici (penso che riso bollito e verdure abbiano vinto il più delle volte).


La primavera, però, mi ha portato a cucinare qualche piatto in più, forse perché comunque le giornate sono piene e l’appetito non manca.


Gli spaghetti sono spesso una comoda – e soddisfacente – soluzione, quindi oggi ve li propongo in due versioni. Inserisco anche la ricetta di una torta salata che ero convinta di avervi pubblicato l’anno scorso in primavera, e invece… rimediamo alla dimenticanza!



Torta salata con asparagi e guanciale



Ingredienti


- 1 rotolo di pasta sfoglia rotonda (a me piace integrale, ma è a vostra discrezione)

- 500 gr di asparagi

- 1 uovo

- 100 gr di ricotta (es. Vallelata)

- 60 gr di guanciale (es. Beretta)


Preparazione


- Preriscaldare il forno a 180°.

- Srotolare la pasta sfoglia, disporla in una tortiera rotonda e bucherellarla.

- Lavare bene gli asparagi, scartare la parte più dura in fondo e tagliarli a tocchetti.

- Versare i pezzetti di asparagi in un una ciotola.

- Aggiungere la ricotta, il guanciale e l’uovo. Mescolare bene.

- Versare il ripieno sopra la sfoglia, richiudere i bordi e bucherellarli.

- Cuocere la torta salata per circa 35 minuti.

- Servire ben calda o tiepida a seconda dei vostri gusti.



Spaghetti con sugo di finocchi e olive



Ingredienti per due persone


(N.B. Essendo sola ho preparato il sugo in queste quantità e ne ho messa via la metà per un altro giorno. Ovviamente ho fatto bollire solo 100 gr di spaghetti per me.)


- 200 gr di spaghetti

- Sale a piacere

- Olio

- Misto soffritto surgelato (es. Conad)

- 200 gr di passata di pomodoro

- Origano e altri aromi a piacere

- 1 finocchio

- 50 gr di olive a rondelle verdi e nere (es. Conad)


Preparazione


- Lavare bene il finocchio e tagliarlo a tocchetti.

- Versare un filo d’olio in una padella antiaderente. Aggiungere il finocchio, un pugno di misto soffritto surgelato e la passata di pomodoro. Far cuocere il sugo a fuoco basso.

- Intanto che la cottura si completa, aggiungere anche le olive, l’origano e altri aromi a piacere.

- Versare gli spaghetti in abbondante acqua salata e cuocere secondo le istruzioni sulla confezione.

- Scolare gli spaghetti al dente e farli saltare nel sugo.

- Servire ben caldi.



Spaghetti integrali ai pomodorini e agretti


Ingredienti a persona


- 100 gr di spaghetti integrali

- Sale a piacere

- Olio

- Cubetti di cipolla surgelata (es. Conad)

- Una decina di pomodorini

(attenzione a scegliere una qualità che non faccia molta acqua

- Origano e altri aromi a piacere

- 100 gr di circa di agretti


Preparazione


- Pulire benissimo gli agretti. Farli bollire 5 minuti in un pentolino d’acqua salata. Scolarli e metterli da parte.

- Versare un filo d’olio in una padella antiaderente. Aggiungere la cipolla, i pomodorini tagliati in quattro, l’origano e gli aromi. Far cuocere a fuoco basso.

- Versare gli spaghetti in abbondante acqua salata e cuocere secondo le istruzioni sulla confezione.

- Scolare gli spaghetti al dente e farli saltare nel sugo. Aggiungere gli agretti e mescolare bene.

- Servire ben caldi.




Vi confesso che, scrivendo questo post, mi è venuta fame di nuovo!

Fatemi sapere se replicate le mie ricette, ne sarei molto contenta. Se vi va, ditemi anche quali sono i vostri piatti preferiti per il periodo primaverile (o in alternativa un metodo infallibile per pulire i carciofi, per me è ancora un mistero).

Buon appetito a tutti!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 11 maggio 2026

GIALLI O COMMEDIE?

 Due romanzi di Rosa Teruzzi e di Alice Guerra




Cari lettori,

lo scorso lunedì ci siamo dedicati alle nostre “Letture...per autori”! Oggi, invece, torniamo alle “Letture… a tema” e lo facciamo con due storie a metà strada tra il giallo e la commedia.


Una delle due credo sia già ben nota a chi legge abitualmente questo blog: Rosa Teruzzi ci riporta nella Milano dei Navigli, quella meno festaiola e più intima, per una nuova indagine delle “Miss Marple del Giambellino”.


La seconda, invece, è una lettura che ho scoperto quasi per caso, grazie ad un prestito, ed è il primo romanzo “giallo ironico” dell’influencer veneta Alice Guerra, che penso alcuni di voi già conoscano.


Oggi ve le racconto meglio!



La giostra delle spie, di Rosa Teruzzi


Ci eravamo lasciati con Libera Cairati, la protagonista della serie, in guai seri. L’ex libraia, diventata fiorista esperta di bouquet per spose, non ha mai abbandonato la sua passione per i gialli, al punto da condurre indagini non autorizzate insieme all’eccentrica madre Iole, insegnante di yoga per professione e hippie per passione, e con grande sconcerto della figlia Vittoria, l’unica della famiglia a fare per davvero la poliziotta.


Negli ultimi romanzi la vita privata di Libera ha subito dei grossi scossoni.


Innanzitutto, dopo una lunga vedovanza – il marito, poliziotto come Vittoria, è morto in servizio giovanissimo -, ella si è decisa ad iniziare una storia d’amore con il commissario Gabriele Ricci, migliore amico di suo marito, un uomo che amava segretamente da anni. Di conseguenza ella si è vista costretta a rifiutare il corteggiamento di Furio, un cuoco che ha sempre considerato un amico e che con lei non si è mai arreso.


Infine – e questa è stata la disavventura più grande – c’è stato un periodo in cui Libera si è convinta di essere la figlia di Diego Capistrano, un ladro gentiluomo incontrato nel corso di una delle tante “indagini non autorizzate” che hanno compiuto lei e Iole. Sua madre, infatti, non ha mai davvero saputo l’identità del padre di sua figlia: Libera è nata in un contesto hippie.


La brutta notizia è che il test del DNA ha smentito la paternità. La buona è che Iole ha ritrovato un vecchio amico, Libera una sorta di zio ed entrambe un aiutante per le loro indagini.


L’ultima inchiesta in cui si sono buttate, però, non era una vicenda privata o uno dei loro soliti “cold case”. Coadiuvate da Cagnaccio, il direttore di un quotidiano di nera locale, e da Irene “la Smilza”, una giornalista alle dipendenze della medesima testata, esse hanno cercato di scoperchiare un brutto affare di criminalità. Nonostante Gabriele l’avesse più volte dissuasa dall’avere a che fare con questioni simili, Libera non si è fermata finché non è uscita ferita dallo scontro finale con i criminali.


E questo è il problema: proprio in ospedale, qualcuno ha fatto recapitare alla nostra protagonista dei fiori avvelenati con la scritta “Crepa!”, che stavano per essere la causa di un nuovo malessere per lei.


Una volta tanto, invece di indagare, Libera è la vittima: qualcuno ce l’ha con lei al punto da volere la sua morte. La fioraia non può fare a meno di pensare che la mittente dei fiori avvelenati sia Nadia, una giovane poliziotta che Gabriele ha lasciato per lei e che è incinta di suo figlio. La sfiora persino il pensiero che possa essere Furio, deluso per essere stato respinto. Ma nessuna delle due ipotesi sembra stare in piedi: Gabriele ha lasciato Nadia da onesto galantuomo e le ha promesso che si farà carico del figlio; quanto a Furio, è una persona troppo buona e innamorata della vita per serbare tanto rancore.


Quel che è certo è che tutti gli equilibri della sua vita all’improvviso traballano. Innanzitutto ella è costretta a mettere da parte la propria proverbiale indipendenza ed a rassegnarsi a non essere mai sola. 

L’irrequieta madre Iole per la prima volta dopo tanto tempo mostra autentica preoccupazione, la scontrosa e schiva figlia Vittoria trova qualsiasi scusa per passare più tempo all’ex casello ferroviario di via Pesto che le tre donne hanno da tempo trasformato nella loro casa. 

Con la “scusa” dell’attentato alla vita di Libera, Gabriele e Furio si affrontano da veri rivali. 

E non c’è modo di curiosare in giro o di godersi l’amata Milano come Libera è abituata a fare: il pericolo è serio. Inoltre Mimma Arrigoni, una PM tutta d’un pezzo, fatica a credere che la nostra protagonista corra un grande rischio, e sta un po’ troppo vicina a Gabriele…



La serie delle tre donne del casello di Via Pesto mi fa compagnia da ormai qualche anno, e ogni nuovo libro è come una coccola. Sono storie comfort, in cui l’intreccio giallo si mescola ad elementi romance, a una vita quieta al femminile (che oggi potremmo definire “cottagecore”) e ad una Milano insolita, lontana sia dal mondo degli affari che da quello della movida e molto vicina alla vita che si faceva decenni fa alla periferia della città.


Ne La giostra delle spie la piovosa estate del 2014, che ha fatto da sfondo alle prime avventure delle nostre Miss Marple milanesi, ha ceduto il passo ad un pieno autunno, anzi, siamo nel ponte di Ognissanti, e forse per questo non ci stupisce che la persona che agisce contro Libera si chiami l’Ombra.


Gli spettri tormentano la nostra protagonista: sia quelli reali di chi la minaccia, sia quelli che agitano la sua mente, tra il desiderio di ritrovare un padre mai conosciuto, una storia d’amore iniziata in mezzo agli ostacoli, la paura sempre presente che la figlia faccia la stessa fine del marito e la sensazione di non potersi fidare nemmeno degli amici.


Come avrete intuito, questo è un capitolo più serio di altri della storia di Libera. Per fortuna che ci sono personaggi, come la mitica Iole e l’irriverente Cagnaccio, che tengono sempre le redini della “quota comedy”.


È un romanzo di svolta, che fa comprendere alla protagonista che occuparsi degli altri (ed aiutarli a far luce sulla verità) è bello e importante, ma prima di tutto è fondamentale la nostra sicurezza.


Mentre vi scrivo, è già fuori il nuovo romanzo della serie, Trappola nella nebbia: io provo a ordinarlo tra le novità in biblioteca… vi farò sapere quando arriverà nelle mie mani!



Dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher, di Alice Guerra


Alice è una trentenne che vive a Mestre e, dopo una laurea e tanti lavori precari, ha trovato la sua strada nel settore della comunicazione diventando una content creator, e, con video ironici, sponsorizzazioni e lavori per le aziende, il lavoro non manca.


Anche la vita privata ha subito un percorso accidentato: dopo qualche relazione un po’ troppo disfunzionale per i suoi gusti, Alice ha scelto di rimanere sola, e, tra gli amici, l’affetto di sua madre e di sua zia Rosanna, la routine che si è creata a casa sua (che è anche il suo ufficio), ella ha trovato un suo equilibrio.


Ci sono solo due problemi. Il primo è che Alice mal sopporta l’estate, le ferie sono troppo lontane ed il caldo è opprimente. Il secondo è che, di tanto in tanto, qualcuno turba la sua quiete.


In questo caso è la cara zia Rosanna a confidare ad Alice una preoccupazione sua e delle altre anziane signore di Mestre: Luigino, un novantenne molto conosciuto in zona, che vive da solo in una casa-cascina isolata con tanto di galline, è scomparso senza dare notizie di sé.


Manco a dirlo, le signore del paese sospettano che Luigino sia stato ucciso. La sua bicicletta è stata trovata in un campo, abbandonata, sotto il solleone, con uno strano pacchetto nel cestino (anche se Alice, affrontando il caldo insopportabile, lo recupera e comprende che si tratta di mangime).


Nel giro di pochi giorni, moltissime voci iniziano ad animare l’altrimenti sonnolenta estate veneta. 

La più fantasiosa è che Luigino, lungi dall’essere il vecchietto placido che sembra, fosse in qualche modo un corriere della droga (come Clint Eastwood in un film di qualche anno fa, per intenderci, ma con la bicicletta al posto del camioncino). 

La più maliziosa sostiene invece che Luigino negli ultimi tempi fosse diventato un fanatico di diete, vita sana e spiritualità per piacere a qualche donna più giovane, e che abbia lasciato il paese in dolce compagnia.


Alice comprende che la situazione sta sfuggendo di mano a zia Rosanna ed alle sue amiche, che di giorno in giorno si fanno sempre più creative, e decide di chiedere un aiuto alle autorità.


Il commissario di Mestre, però, è arrivato da non molto dalla Sicilia ed ha altre due preoccupazioni al momento. 

La prima è un grosso traffico di droga (accertato, non sospetto) che sta togliendo il sonno a lui ed ai suoi collaboratori. 

La seconda è fare pace con la madre: la donna, rimasta in Sicilia, in un primo momento ha accettato il trasferimento del figlio per fare carriera; in un secondo momento, però, vedendo che il tanto sospirato ritorno al Sud non era immediato come sperava, si è stufata persino di mandargli i famosissimi “pacchi da giù”.


L’uomo, che ha l’occhio sinistro sui rapporti del traffico di droga e l’occhio destro sul sito del corriere per scoprire se sua madre ha cambiato idea, liquida in fretta Alice, aggiungendo ai luoghi comuni sulla gente di paese “sfaccendata” quelli sulle influencer “inaffidabili”. Per fortuna della ragazza, però, il vice del commissario è un suo follower… e forse c’è una strada per scoprire la verità da sola.



Dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher è, come recita il sottotitolo, un giallo “più o meno”.


L’autrice, che è davvero influencer e penso sia nota a molti di voi per i GRWM in dialetto veneto e per i suoi video ironici, immagina se stessa (insieme alla madre e a zia Rosanna, due sue familiari anche nella vita privata) protagonista di un intreccio giallo, in cui il vero colpevole sembra essere la tendenza alla chiacchiera della gente, che, sulla vita reale come su internet, prende un piccolo fatto che sembra non avere spiegazione e lo trasforma in un mistero di proporzioni gigantesche.


Siamo quasi a metà maggio e secondo me questa è una perfetta storia “da ombrellone” (anche se mi sembra di aver capito che Alice vi consiglierebbe il fresco della montagna): una lettura leggera e molto divertente, ricca di pagine che vi faranno ridere di cuore.


Alice, proprio come sul suo profilo, si racconta con sincerità e molta autoironia, parlando anche delle batoste che ha subito in passato, delle delusioni d’amore e del suo problema con l’ansia.


È una storia, poi, che può piacere anche a chi non è propriamente appassionato di gialli o di romance, proprio perché c’è un po’ di tutto. Una piacevole commedia sulla vita di provincia, la cui parte finale sicuramente vi stupirà.


So che è uscito anche un seguito, ma non l’ho ancora letto. In caso vi farò sapere!




Ci stiamo avvicinando al nostro “Summer countdown” e credo che queste due storie vi potranno fare buona compagnia in estate, la prima per il formato tascabile e le atmosfere comfort, la seconda per le tante pagine divertenti.

Conoscete le autrici? Avete letto qualcosa? Che ne pensate?

Fatemi sapere le vostre opinioni!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)