Tutto quello che mi è piaciuto in questo mese
Cari lettori,
ultimissimi giorni di marzo e… vacanze di Pasqua alle porte!
Com’è stato questo mese di marzo? Positivo ma pieno. A scuola abbiamo affrontato quello che ormai è l’ultimo mese davvero “regolare”, prima di un aprile “ridotto” da Pasqua, ponti e progetti e del rush finale di maggio e inizio giugno; a danza le coreografie si sono moltiplicate e abbiamo iniziato a creare/ritirare fuori dagli armadi i costumi; anche nei due giorni su cinque in cui finisco abbastanza presto con il lavoro non sono mancati gli impegni, c’era sempre qualcosa da fare.
Però una piccola contrattura alla spalla destra ed alcune giornate di grande stanchezza mi hanno ricordato che è meglio non strafare, così, se posso, praticamente mi impongo di fermarmi.
Oggi parliamo un po’ insieme di queste settimane, dai libri ai film, dalla musica alla poesia alle foto del periodo!
Il libro del mese
Siamo in un istituto penitenziario del Nord Italia, nel braccio 6, quello di massima sicurezza. Un avvocato d’ufficio, convocato perché altri hanno rinunciato, incontra il suo cliente, Giacomo Musso. Un ex “cervello in fuga” che lavorava in un polo museale di Parigi, poi ex maestro, ora detenuto considerato tra i più pericolosi.
Egli è entrato in carcere tenendo in mano la fotografia della moglie, Shirin, tragicamente morta e così sfigurata da risultare irriconoscibile.
L’avvocato, ben consapevole che nel braccio di massima sicurezza il personale ed altri detenuti hanno paura di Giacomo Musso, pensa che una buona strategia di difesa sia fargli scrivere un memoriale, una sorta di diario che ricostruisca tutta la storia, dal suo primo incontro con Shirin alla tragica morte di lei.
Per questo, egli concede ed ottiene che in carcere siano portate le fotografie della ragazza da giovane e quelle della coppia, nei momenti in cui pensavano che sarebbero stati felici.
Giacomo, scatto dopo scatto, guardando quei ricordi che ora sono soltanto pezzi di una tragedia forse annunciata, ricostruisce la sua storia.
Tutto ha inizio quando entrambi i ragazzi sono giovani, laureati da non molto, felici.
Giacomo, che ha studiato molto ma ha accantonato il sogno di insegnare perché la scuola che vorrebbe esiste forse soltanto nei suoi desideri, ha scelto di lavorare per un polo fieristico-museale che crea esposizioni di carattere scientifico, con tanto di attività interattive per bambini e ragazzi.
Egli si occupa soprattutto di queste ultime e riscuote molto successo, ma ha bisogno di un aiuto ulteriore perché è rimasto tragicamente orfano dopo un incidente ed in Italia non c’è nessuno che lo possa aiutare. Così, per un po’ di sere, lavora in un pub con cucina.
È proprio lì che una sera egli conosce Shirin, che è lì con il suo fidanzato e la compagnia di amici di lui. Ci mette poco a comprendere che la ragazza non è del tutto a suo agio, e, tra un drink e una chiacchiera, egli la incontra anche fuori dal bar e diventa una sorta di suo confidente.
Shirin è figlia di iraniani atei che hanno sempre detestato il regime della loro nazione e si sono trasferiti in Europa per fare carriera, adottando uno stile di vita del tutto occidentale.
È una donna intelligente, indipendente, che lavora in un’azienda svolgendo un difficile compito tutto numeri e statistiche. Tutto il contrario del fidanzato, un figlio di papà che tenta senza troppa convinzione di fare l’attore e per il resto vivacchia. La convivenza tra Shirin ed il suo ragazzo si fa giorno dopo giorno insopportabile, soprattutto perché lui non è in grado di gestire una casa e, con i suoi capricci, le rende difficili persino le giornate di smart working.
Un giorno, quello in cui Giacomo ha sempre segretamente sperato accade: Shirin butta fuori di casa il suo fidanzato con tutti i suoi averi, e gli confessa di essersi innamorata di lui.
Per un po’ di anni i due sono felici in Francia: le carriere sono soddisfacenti, il matrimonio si celebra con gioia e spontaneità.
Finché Giacomo non riceve una proposta davvero inaspettata. Il suo paesino d’origine, tra i monti e le valli del Nord Italia, dove ormai torna solo una volta all’anno per controllare che non ci siano problemi nella casa dei genitori, forse ha bisogno di lui.
Si sta pensando al progetto di una piccola scuola paritaria, che eviti ai bambini di paese di scendere con auto e corriere per frequentare le scuole statali e dover fare una vita da piccoli pendolari. Una multiclasse con un solo maestro: lui. La scuola dei suoi desideri che improvvisamente prende forma.
Giacomo pensa che non potrà sfruttare questa occasione, perché il lavoro della moglie è in Francia, ed invece, a sorpresa, c’è una sede dell’azienda proprio a Milano, che avrebbe bisogno di lei solo pochi giorni al mese e per il resto la lascerebbe in smart working.
La coppia fa i bagagli e si appresta a vivere una nuova fase della sua vita: dopo la grande città cosmopolita, il sogno di un idillio montano.
Ma è proprio lì, nel paesino un tempo tanto amato, che ha inizio l’Inferno.
Quando ho iniziato Semina il vento, avevo già letto due romanzi di Alessandro Perissinotto, un legal thriller che appartiene ad una serie con protagonista l’avvocato Meroni e una storia familiare sullo sfondo degli anni ‘20. Vi ho parlato di entrambi in questo post dell’anno scorso.
Questo autore scrive benissimo, in un modo che ti trascina. Ti senti trasportare dalla storia al punto che senti con intensità le emozioni provate dai personaggi, quasi fossero le tue.
La Guerra dei Traversa non è finita “per un pelo” in un post dei Preferiti del mese proprio perché ho preferito raccogliere due romanzi di Perissinotto in un unico post, però Semina il vento non può non finirci.
Suppongo che qualcuno di voi abbia già immaginato che storia potrebbe raccontare questo romanzo e si sia fatto una certa idea. Ecco, lasciatevi stupire. E anche sconvolgere. Perché quello di cui si parla è qualcosa che vi farà venire una gran rabbia, soprattutto di questi tempi.
È un mondo che porta a morire le sue Shirin. Non posso dire né come né perché, ma vi assicuro che alla fine della storia avrete il mal di stomaco come è successo a me.
Se semini vento, raccogli tempesta. Questo è il motto che ha ispirato il titolo del libro e che secondo me è molto calzante.
Non mi sembra il caso di aggiungere di più, perché, appunto, bisogna leggere per comprendere. È un libro di un po’ di anni fa e probabilmente lo troverete in biblioteca, ma non perdete questa perla.
Il film del mese
Protagonista del docu-film Ungaretti – Vita di un uomo è il noto attore Massimo Popolizio, che impersona sostanzialmente un suo alter ego: un regista teatrale che vive un momento di crisi creativa.
Egli deve dare il via al suo nuovo spettacolo e, non sapendo da che parte cominciare, inizia a fare dei provini, sperando che le pièces scelte dagli aspiranti gli daranno qualche idea. Purtroppo, per giorni questa sua tattica si rivela un fiasco: egli si sente più annoiato che mai e si chiede se le nuove generazioni abbiano perso la passione per la recitazione.
Finché un giorno una misteriosa ragazza dai capelli rossi, arrivata quando ormai tutti se ne stanno andando, gli propone una poesia di Giuseppe Ungaretti. Il regista/Popolizio, stupefatto, dice alla ragazza: “Non sapevo che Ungaretti facesse anche teatro”. Lei replica, sibillina: “Infatti.”
Da quel giorno un dubbio si insinua nella mente del nostro protagonista: è possibile portare in scena la vita, o le opere, oppure - per l’appunto - le lettere di un personaggio letterario che non si è mai occupato di teatro, eppure è stato così importante per il Novecento italiano? Quali sue opere sarebbe più bello trasformare in un copione?
E così, senza preavviso, la scintilla dell’ispirazione è arrivata. Ma la musa, la ragazza dai capelli rossi, è sparita.
Questa è la cornice di un film che, di fatto, è prevalentemente un documentario sulla vita di Ungaretti. Alle scene interpretate da Massimo Popolizio e dagli altri attori si alternano filmini d’epoca, interviste a studiosi di letteratura ed a personaggi famosi che hanno conosciuto Ungaretti in vita, raccolte di fotografie, riprese dei luoghi del cuore di Ungaretti.
Un vero e proprio omaggio ad uno dei padri della letteratura del Novecento, un uomo che non fu purtroppo insignito del premio Nobel come tanti suoi amici e colleghi del tempo ma riuscì comunque ad essere amato.
Ricordo che quando ero ancora al liceo la mia professoressa ci disse che Ungaretti, a differenza di altri che lei pure amava (e noi con lei), lasciava comunque una scintilla di speranza, o almeno di quiete, nel mezzo di un secolo che era iniziato con Belle Époque e voglia di rinnovamento e poi era continuato con delusioni cocenti e momenti di grande disperazione. Ed è così: Ungaretti è stato il poeta “attaccato alla vita” anche nei momenti peggiori della guerra, il cantore del ritorno a casa insieme a Odisseo, l’uomo che si è fatto “illuminare” dall’ombra del fratello e del figlio perduti troppo presto.
Il docu-film dovrebbe essere ancora su Rai Play. Vi consiglio di cuore di recuperarlo!
La musica del mese
In queste settimane ho rispolverato una canzone di qualche anno fa che continuo a cantare e ricantare: Dove sei di Neffa e Ghemon. Non c'è un perché in particolare: il testo, semplicemente, tocca tante corde... e dice anche delle gran verità, a mio parere. Soprattutto che la vita è questa, ma non è che ti ci abitui alle cicatrici e ai lividi. Potete ascoltarla a questo link.
Non riesco a non pensare a te,
anche quando non vorrei,
una via d'uscita anche se c'è
sembra sia improbabile,
ai miei amici che continuano a dirmi che non fai per me
rispondo che non voglio più star male perché non sei tu.
Ma la notte tardi vieni qui e mi prendi le mani,
il tuo sguardo si fa serio e poi mi parli
e dici: "Questa volta volta io ritorno
per restare per sempre",
ma finisce che era un sogno
e al mio risveglio io ti cerco
e non so... dove sei?
La poesia del mese
Sapete che, a proposito di poesia, quest’anno è dedicato a Eugenio Montale e in particolare a Ossi di seppia. Nei “Preferiti del mese” vi porterò – come già fatto – anche alla scoperta di altri poeti, ma questo mese ho trovato un suo componimento, Nel fumo, tratto dalla raccolta Satura, composta dopo la morte della moglie di Montale.
Prima di tuffarci nella primavera, diamo un ultimo sguardo di commiato all’inverno.
Quante volte t’ho atteso alla stazione
nel freddo, nella nebbia. Passeggiavo
tossicchiando, comprando giornali innominabili,
fumando Giuba poi soppresse dal ministro
dei tabacchi, il balordo!
Forse un treno sbagliato, un doppione oppure una
sottrazione. Scrutavo le carriole
dei facchini se mai ci fosse dentro
il tuo bagaglio, e tu dietro, in ritardo.
Poi apparivi, ultima. È un ricordo
tra tanti altri. Nel sogno mi perseguita.
Le foto del mese
Cosa sono i preferiti di marzo senza le prime fioriture? La mimosa è protagonista della “copertina” di questo post, qui vi propongo i classici crocus che, insieme ai giacinti e alle violette, decorano il giardino del Comune e della biblioteca!
Il tempo è stato marzolino, ovviamente: primi sprazzi di primavera, per non dire di estate, e ritorni prepotenti dell’inverno. Per questo motivo ho approfittato dei pomeriggi piovosi per vedere due mostre a Palazzo Reale: i Macchiaioli…
… e “Metafisica e metafisiche”! Penso proprio che riuscirò a parlarvi di entrambe nel corso di aprile!
A metà mese ho passato un bel venerdì sera “zia&nipote”, tra cena e cinema. Abbiamo mangiato in un’enoteca con cucina, specializzata in tapas. Ne abbiamo condivise quattro, ma prima abbiamo spazzolato questo vassoio con cinque tipi di bruschette! Dai, non potevo non condividerlo…
Se però mi conoscete bene, sapete che io a marzo aspetto soprattutto le zeppole! Questa è in versione “chantilly al pistacchio e lampone...”
Marzo nel mio paese significa "Festa di San Giuseppe": come da tradizione, il tempo era incerto. Però, tra una passeggiata per bancarelle e uno sguardo nostalgico alle giostre che tanto mi divertivano quando ero bambina, ho dato un'occhiata anche alla mostra di bonsai in Filanda... ed ho ammirato dei piccoli capolavori della botanica!
Questo è stato il mio (ricchissimo) marzo!
Per aprile vorrei rallentare un pochino, almeno per questa prima settimana di vacanza, anche se ormai penso sappiate bene che solitamente ho delle primavere molto piene e poi rallento in estate. Vedremo come andrà…
Grazie per la lettura, ci rileggiamo in aprile :-)