giovedì 27 marzo 2025

TRA STORIA E LEGAL THRILLER

Due romanzi di Alessandro Perissinotto



Cari lettori,

per la nostra rubrica “Letture… per autori”, oggi vi presento uno scrittore che fino a non molto tempo fa non conoscevo (mia lacuna): Alessandro Perissinotto.


Di recente ho letto due suoi romanzi: il primo è una sorta di giallo a sfondo legale scritto a quattro mani con Piero D’Ettorre, il secondo è una pagina vera della nostra storia. Sono rimasta colpita dal suo stile di scrittura, dal suo modo di raccontare trascinante, dagli intrecci che egli racconta nei suoi libri.


Vediamoli un po’ insieme!



Figliol prodigo – Una difesa impossibile per l’avvocato Meroni


L’avvocato Giacomo Meroni, cinquantenne e con una lunga carriera alle spalle, ormai da anni affianca l’anziano suocero, che fa il suo stesso mestiere e non vuole saperne di andare in pensione, anche se il rapporto tra i due è ottimo e non sarebbe un problema cedergli lo studio.


Un giorno si presenta in ufficio una donna, Daniela Sarriano, che chiede allo studio di assumere la difesa del figlio Marco, premettendo però che si tratta di un caso davvero difficile.


Daniela è una madre che ha sofferto moltissimo: due anni fa il figlio Marco, che stava compiendo un viaggio in giro per l’Europa, le aveva mandato un ultimo messaggio a Liegi, poi era misteriosamente sparito. Dopo due anni di inutili ricerche e disperazione, ecco l’inaspettata telefonata della polizia: Marco è vivo, è a Torino (la famiglia ha sempre vissuto a Napoli) e sta bene.


Purtroppo, però, la polizia l’ha dovuto arrestare, perché Marco è stato colto in flagranza di reato: la telecamera lo ha registrato mentre entrava ed usciva a tutta velocità dall’ufficio di un giovane fondatore di una start up di successo. Un imprenditore promettente, che però è stato trovato morto proprio accanto alla sua scrivania. Ad incastrare Marco c’è anche un coltello sporco di sangue.


Daniela non si fa una ragione del fatto che il figlio sia partito da studente in cerca di divertimento, sia sparito nel nulla per due anni e sia ricomparso assassino. Ella sospetta che ci sia dietro una storia agghiacciante, anche perché Marco si è chiuso in un mutismo rassegnato e non ha niente da dire nemmeno alla madre ritrovata. Sembra quasi che egli non ragioni più, e non si capisce se la sua sia una finzione oppure una vera perdita di senno.


L’avvocato Meroni accetta la difesa, ma è piuttosto titubante. A renderlo più sicuro di sé saranno le due donne con cui passa la quasi totalità delle giornate: la moglie Rossana, insegnante e campionessa di sci alle Paralimpiadi, e la giovane praticante del suo studio, che con il suo entusiasmo rinnova in lui la passione per l’avvocatura in tutti quei momenti in cui il suo lavoro è solo un peso.


Anche con l’aiuto dell’amatissima moglie e della preziosa collaboratrice, però, la sostanza cambia poco: la battaglia sembra già persa, non resta che appellarsi alla clemenza della corte. Eppure Giacomo sospetta che anche la vittima non sia così pulita, e possa, in qualche modo, far parte di quel passato che Marco sta disperatamente tentando di rimuovere con il silenzio. Ma come muoversi affinché lui aiuti l’avvocato ad aiutarlo?



Figliol prodigo fa parte di una serie, quella dell’avvocato Meroni, che io proprio non conoscevo, ma della quale mi piacerebbe leggere altri romanzi.


Potrebbe appartenere, a grandi linee, al genere giallo, nel senso che comunque c’è un mistero che viene ricostruito ed il delitto già compiuto ne nasconde altri che devono essere portati alla luce, ma il punto di vista non è quello di poliziotti/carabinieri/detective per caso, come accade nei gialli tradizionali, bensì quello dell’avvocato della difesa.


Lo considererei più un legal thriller, anche perché la storia che pian piano l’avvocato Meroni ricostruisce è davvero agghiacciante. Non il romanzo, però: è comunque una storia che alterna le indagini a parti “comfort” nelle quali si racconta la vita di coppia di Giacomo e Rossana, o le vicissitudini scolastiche di lei, o la quotidianità… proprio come tanti gialli nostrani. L’indagine spinge il lettore ad andare sempre più in fondo, ma il romanzo non è disturbante o da brividi.


Un mix ben riuscito di generi, dunque, unito ad uno stile sorprendentemente fluido considerate anche le “quattro mani” che hanno scritto (personalmente l’ho sempre trovata una cosa difficilissima, anche se dovrei provare per dirlo).


Vi farò sapere se leggerò altri casi dell’avvocato Meroni!



La guerra dei Traversa


Questa storia ha inizio ai giorni nostri, sulla metropolitana, a Torino. Un anziano personaggio, la voce narrante di questo romanzo, è appena uscito dall’ospedale.


È pervaso da una quieta disperazione: con il suo tumore ormai non c’è più nulla da fare, è questione di tempo. L’uomo è rassegnato: ha perduto la moglie, nessuno dipende più da lui, la sua vita non gli ha dato tutto ma tanto. C’è solo un peso nel suo cuore: c’è una persona della sua famiglia di cui si vuole vendicare, un suo nemico mortale, e solo vedendolo soffrire egli chiuderà gli occhi in pace.


Il suo flashback parte dal 18 dicembre 1922. Torino è una delle città meno fasciste d’Italia: rispetto ad altre metropoli italiane, qui molte meno persone hanno aderito al fascismo. Il regime finora ha chiuso un occhio, ma quando alcuni personaggi di un movimento operaio (ovviamente antifascista) iniziano a riscuotere successo, decide che è il momento di intervenire.


Quella giornata e quella notte si consuma la “strage di Torino”, una pagina assurdamente dimenticata della storia del Novecento.


La famiglia Traversa non è mai stata particolarmente attiva politicamente. Il padre ha in mente solo e soltanto la bottega di falegname sotto casa dove lavora, la madre si occupa della famiglia, la figlia si dedica allo studio con interesse, il figlio maggiore pensa solo all’opera lirica ed alla bella vita. Solo il figlio minore si è recentemente avvicinato al movimento operaio e ad un partito di stampo comunista, ed ha stretto una profonda amicizia con il fidanzato della sorella, che ha le medesime idee.


Dopo la strage di Torino, ha inizio un rastrellamento di tutti coloro che sono sospettati di far parte del movimento. Non sembra una cosa così grave: pare che a chi viene trovato venga chiesto soltanto di identificarsi. Il giovane Traversa ed il suo amico si nascondono comunque in una capanna in campagna, ma vengono trovati dalle camicie nere del luogo (che in un’altra vita erano pure loro amici di gioventù).


I due pensano di essere diretti in città per l’identificazione, ma con grande orrore si rendono conto che i fascisti li stanno portando nei boschi per ucciderli. Il giovane Traversa si salva correndo, ma per il suo amico non c’è niente da fare.


Da allora la famiglia si spacca: il fuggitivo scappa all’estero, e da lì fa avere notizie con regolarità (e prudenza), ma mai dimentica quel che i fascisti gli hanno fatto, e trova un modo di essere militante anche dalla Francia. 

La sorella, invece, che fino alla morte del fidanzato sosteneva le idee del fratello, dopo aver saputo della morte del ragazzo si chiude nel suo dolore ed accusa i comunisti di essere i responsabili della tragedia, perché se il suo fidanzato non avesse aderito al movimento e fosse rimasto “nei ranghi” sarebbe ancora vivo. Dopo un lungo periodo di lutto, ella accetta di sposare – per puri motivi d’interesse – un “intellettuale” che in realtà è solo servo del potere.


Metà dei Traversa stanno dalla parte del fascismo, l’altra metà contro. Gli anziani genitori cercano di tenere insieme quel che rimane della famiglia e di riportare l’armonia tra i figli, ma ogni anno la situazione peggiora e la guerra si profila all’orizzonte…



La guerra dei Traversa è un romanzo che ho divorato in pochi pomeriggi liberi, una folgorante epopea familiare, decenni di storia condensati in poco più di trecento pagine.


Innanzitutto mi ha colpito il fatto che nessuno parli della “strage di Torino” e di come una città che fino al 1922 era stata ribelle e resistente sia stata piegata nel sangue.


Il cuore della storia, però, è la divisione avvenuta all’interno della famiglia Traversa, e tutto quello che ne è conseguito: considerando anche figli e nipoti, si parla di decenni (quasi un secolo) di conflitto interno, dal ventennio fascista alla Seconda Guerra Mondiale, dal Dopoguerra ai giorni nostri. Questa è una metafora tristemente perfetta, questa è la guerra che entra nelle case e nelle famiglie facendo nascere dolori che non sarebbero mai esistiti, provocando un odio inestinguibile, dividendo le persone per sempre.


Sono sicura che anche voi, come me, non vi scollerete dalle pagine. Vi ho parlato molto bene dell’avvocato Meroni, e confermo, ma questo romanzo è ad un livello ancora superiore.


Nota di attualità: questo romanzo è stato proposto dal professor Alessandro Barbero per il Premio Strega di quest’anno. Ho visto che al momento ci sono più di 70 titoli in lista, e la rosa dei finalisti non è stata ancora annunciata.


Non so ancora se questo romanzo passerà “lo sbarramento” e farà parte dei finalisti, ma lo spero moltissimo… ammetto che non sono mai stata molto interessata ai premi letterari di prestigio – è un mio limite – ma questo sì che sarebbe un bel modo di far conoscere all’Italia la pagina dimenticata della strage di Torino. Di questi tempi, poi, muoverebbe le acque per bene. Vedremo…





Che ne dite? Avete letto qualcosa dell’autore? Che cosa ne pensate?

Sosterrete La guerra dei Traversa per il premio Strega o avete altri romanzi in lizza da consigliarmi?

Aspetto i vostri commenti!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 24 marzo 2025

I GIALLI DEI LIMONI

 Spazio Scrittura Creativa: marzo 2025




Cari lettori,  

iniziamo la settimana con l’appuntamento di marzo con la rubrica “Spazio Scrittura Creativa” e con la terza della serie di sette mini fanfiction dedicate al mondo di Harry Potter ed ai sette peccati capitali.


Dopo aver parlato di invidia con Ninfadora Tonks e di accidia con il professor Lumacorno, è il turno dell’amato e odiato preside di Hogwarts, Albus Silente. Un personaggio che di recente abbiamo potuto conoscere meglio con la trilogia di film Animali fantastici e che non smette mai di stupire. 

Chi ha già letto i miei post in proposito sa che Silente è da sempre uno dei miei personaggi preferiti, che per quanto sia un grey character io continuo comunque ad apprezzarlo, e che non sono d’accordo con il “revisionismo in negativo” che ultimamente hanno fatto le generazioni successive alla mia. 

Quando trovo su internet articoli che lo descrivono come senza cuore, freddo e calcolatore… beh, insomma. Mi chiedo se abbiamo letto i medesimi libri.


Proprio per questo spero di avergli reso giustizia, e di essere riuscita a spiegare come vedo questo personaggio. Ecco a voi I gialli dei limoni, capitolo dedicato alla gola!



I gialli dei limoni 

(Capitolo della Gola 

Voce narrante: Albus Silente)


“…Quando un giorno da un mal chiuso portone

Tra gli alberi di una corte

Ci si mostrano i gialli dei limoni;

e il gelo del cuore si sfa,

e in petto ci scrosciano

le loro canzoni

le trombe d’oro della solarità”

(Eugenio Montale, I limoni)


Albus, ancora con quelle curiose parole dordine? Comincio a pensare che lo fai per divertirti, sai?!?mi dice Minerva scuotendo la testa rassegnata.

Oh, hai tutto il diritto di pensarlo, mia cara. A un vecchio come me sono rimasti ben pochi divertimenti.Rispondo con uno dei miei soliti sorrisi enigmatici, che, lo ammetto, sono uno dei tanti mezzi che uso per stupire ed esasperare gli altri.


Albus, veniamo a noi. Sono passata solamente per consegnarti queste lettere che sono riuscita a strappare dalle grinfie di Doloresmio Dio, quella donna mette seriamente alla prova la mia pazienza!

“Concordo, Minerva.

Comunque è il tuo vecchio amico Elphias Doge, credo voglia sapere come va qui da quando quella megera è diventata Inquisitore Supremo.

Immagino che sappia già benissimo come va… ma è carino da parte sua.

Già. Sappiamo come va, purtroppo. Io vado, Albus, eè una bella serata, non trovi? Neanche troppo fredda! Fossi in te mi gusterei una delle tue parole dordine!dice con una risata, poi si chiude il portone alle spalle.


Io stesso sorrido. Ghiacciolo al limone. In perfetta linea con le mie solite parole dordine. Ho sempre amato tutti i dolci, ma per il gusto del limone ho sempre avuto una predilezione particolare.


* * *


Estate, una casa ormai troppo lontana nel tempo e nello spazio.


Il nostro cottage di campagna è circondato da un piccolo pergolato, sul retro ci sono un orto e un ampio prato. Mio padre e mio fratello sono allaperto; mia madre, con i capelli neri legati in una stretta crocchia ed un grembiule bianco, è davanti ai fornelli.

Una voce mi riscuote allimprovviso dai miei studi:Al!

Ari! Dove sei stata? Lo sai che mamma sta preparando per te la torta al cioccolato!” “Si, si, Al! Torta al cioccolato! Dolci, dolci, dolci!!


Mia sorella è incontenibile. Ha cinque anni, capelli molto chiari e sottili, i miei stessi occhi azzurri. Sta saltellando forsennatamente per la cucina e solo in quel momento mi accorgo che tiene qualcosa nascosto dietro la schiena.


Ari, cosa nascondi? Hai preso qualcosa dal giardino?

Lei mi guarda e, con un sorriso trionfante, tira fuori un grosso limone giallo.

Hai visto, Al?!? Così mamma ci prepara i dolcetti al limone! Dici che posso mangiarne uno così, appena colto?

No Ari, non ti piacerebbe. Vedi, il limone è un frutto difficile. È bello, giallo, solare, ma il sapore è acido. Va spremuto, gustato solo in certi modiva cucinato con pazienza e amoreun pocome se curassimo le persone a cui teniamo!


* * *


Non sono sicuro che Ari abbia capito, infatti cambia argomento quasi subito: 

Oh, Al! Ho saputo! È vero che il primo di settembre parti?!? Ma perché? Voglio venire anchio!

Ci andrai presto, Ari. Vado a studiare magia in una grande scuola. Fra qualche anno mi raggiungerai.

Sicuro, Al?

Ma certo, Ari! E scommetto che sarai anche più brava di me!



... e lo pensavo davvero.

Ma chi avrebbe mai potuto prevedere che di a poche settimane quei tre bastardi avrebbero rovinato la tua innocenza ed il tuo equilibrio mentale, per sempre. Che mio padre sarebbe finito in prigione per aver tentato di punirli. Che da quel momento alla nostra famiglia sarebbero state riservate solo pene e dolori, anche e soprattutto per colpa mia.


* * *


Il sole è tramontato dietro gli ultimi bastioni del castello. Con fare pensieroso, afferro uno dei miei ghiaccioli al limone dal ripiano tenuto freddo con la magia, dove tengo una buona scorta, e lo scarto.

Forse non mi sono occupato abbastanza di te, Ari. Tantomeno di mio fratello. Dopo quegli ultimi istanti felici, mi sono fatto accecare dal potere e dallambizione. Ho pagato un prezzo fin troppo salato per i miei tragici sbagli. Per essermi fidato dell'ultima persona a cui avrei dovuto credere.

Ma ora insegnerò ai miei studenti a non ripetere gli stessi errori. Non ho la presunzione di essere meglio di loro: so già che alcuni di loro hanno compiuto scelte molto più giuste ed umili di me alla loro età. 

Come Neville, che va sempre a trovare i suoi genitori che hanno perso il senno. 

Come Harry Potter.


E mentre assaporo quel gusto aspro e dolce al tempo stesso, mi sembra di essere tornato a quel tempo lontano e ormai perduto. 

Insieme ai miei cari.



FINE




(Dedico questa storia alla memoria di Eugenio Montale,

che mi ha insegnato a trovare la vita e lamore nei dettagli

che a volte non vediamo neanche.)




Un Silente in tono più intimo e familiare, no?


Credo che l’industria filmica abbia posto fin troppo l’accento sul Silente preside, Silente a capo dell’Ordine della Fenice, Silente stratega di guerra, Silente giovane destinato al duello con l’eterno rivale Grindelwald.


I romanzi, invece, ed in particolare il settimo, raccontano molto la sua infanzia e adolescenza, i pochi anni di spensieratezza tragicamente spezzati. La sorella Ariana, co-protagonista di questo racconto, è ancora bambina quando subisce un’aggressione da parte di tre ragazzi, probabilmente degli abusi. Il padre di Silente si vendica, ma finisce per essere imprigionato e morire in carcere, dovendo sopportare anche l’accusa ingiusta di essere “razzista” (perché i tre aggressori non erano maghi). A morire è poi la madre di famiglia, uccisa accidentalmente da Ariana perché la ragazza ha perso il senno (dopo l’uscita della serie Animali fantastici si è ipotizzato che ella fosse diventata un Obscuriale, una creatura destinata a diventare una nuvola nera ed a morire bambina, forse metafora delle malattie terminali infantili).


Rimasti orfani, il mezzano Aberforth e la sempre più malata Ariana fanno affidamento sul giovane Albus, ma è lì che il nostro protagonista compie l’errore fatale, conoscendo Grindelwald, un giovane mago del Nord in vacanza, e innamorandosene. Per una folle estate i due coltivano piani di grandezza e potere, ed Albus subisce un vero e proprio lavaggio del cervello. Quando si ridesta è troppo tardi: lui, Grindelwald e Aberforth, arrabbiati l’uno con l’altro, ingaggiano un duello a tre, e una delle maledizioni, non si sa quale, colpisce a morte Ariana.


Da quel momento Aberforth rinfaccerà per sempre ad Albus la morte della sorella, e l’uomo cercherà di rimediare alle sue colpe come potrà. Rifiutando ripetutamente il ruolo di Ministro della Magia, perché ha capito che il potere è “la sua più grande debolezza”. Inseguendo Grindelwald in giro per l’Europa ed infine sconfiggendolo in un leggendario duello. Insegnando a suoi studenti a… non diventare come lui, sostanzialmente.


Un dirigente scolastico liberale con tutti e severissimo con se stesso, in definitiva. Mi è sempre sembrato naturale che una persona che esercita un così grande controllo su se stesso si conceda solo dei piccoli sfizi, come appunto quello della gola.


Se volete potete accompagnare la lettura con la canzone Yellow dei Coldplay. La trovate a questo link.


Aspetto i vostri commenti!


Grazie per la lettura, al prossimo post :-)