lunedì 17 giugno 2024

L'ANGOLO VINTAGE 2.0 - GIUGNO 2024 - SUMMER COUNTDOWN 2024 #3

 


...mancano quattro giorni all’estate!


Cari lettori,

dopo qualche mese di assenza torna su questo blog la rubrica “L’angolo vintage”!


Come ormai penso saprete, la rubrica si occupa di recensire romanzi che hanno qualcosa di vintage: o sono stati comprati mesi fa e lasciati a prendere polvere, o sono stati letti tempo addietro e non ancora recensiti perché un blog ha pur sempre tante rubriche. Comodo, no?


Questo mese c’è un incrocio di rubriche, perché il 17 giugno cade proprio nel mezzo del nostro speciale Summer countdown. Ho pensato di recensirvi due letture primaverili, rimaste “indietro” per varie ragioni – principalmente perché la primavera è stata ricca di mostre ed eventi da vedere a Milano – e che sono ambientati in estate. Si tratta però di una stagione estiva molto particolare: è sospesa tra la contemporaneità… e l’antichità classica. Voi sapete che, con un colpevole ritardo – e pure qui siamo in zona vintage… - ho scoperto i romanzi di Rick Riordan e le due serie di Percy Jackson e mi sono proprio appassionata alla lettura. Un paio d’anni fa ho letto la serie degli Dei dell’Olimpo, quest’inverno vi ho recensito i primi due volumi della serie degli Eroi.


Oggi vediamo insieme il terzo e quarto volume!



Il marchio di Atena


Il figlio di Nettuno si era concluso con un arrivo imprevisto al Campo Giove, il luogo di addestramento dei mezzosangue romani situato nel bel mezzo della California: i tre semidei greci Annabeth, Piper e Leo, in compagnia dell’ex pretore romano Jason e del coach Hedge – un satiro un po’ troppo innamorato del baseball e delle mazzate ma di buon cuore – sono arrivati a prelevare Percy a bordo della nave volante Argo II.


Il fatto che da secoli non ci siano buoni rapporti tra i greci ed i romani fa sì che ci siano pareri discostanti sull’accoglienza da tributare alla nave. C’è chi, come il sinistro augure Ottaviano – a proposito: ditemi che pure voi vi siete spezzati dal ridere ogni volta che squarta un orsetto di pezza invece delle viscere degli animali come una volta – vorrebbe addirittura attaccarli, e chi, come la co-pretore di Jason, Reyna, tenterebbe una giornata di tregua. Ma come secondo pretore ora c’è Percy, che Reyna vorrebbe disperatamente trattenere, e sulla nave c’è Annabeth, la fidanzata ufficiale, perduta e ritrovata. Mentre le due rivali si stanno ancora studiando, accade l’imprevedibile: Leo Valdez, posseduto da uno dei demoni di Gea, fa fuoco sul Campo Giove con le baliste della nave. Percy e Annabeth fanno a malapena in tempo a salire sulla nave evitando fendenti da tutte le parti, e con loro partono anche Hazel e Frank, i nuovi amici romani del protagonista.


I sei semidei a bordo – con l’unica eccezione del coach Hedge – sanno già da tempo di essere destinati a ricucire l’alleanza tra Greci e Romani al fine di combattere contro Gea ed i suoi giganti, e questa non è l’unica unione da rinsaldare: anche quella tra dèi e semidei è tanto essenziale quanto vacillante. Non sembra essere però il momento giusto: non solo Gea è riuscita a trovare uno stratagemma per innescare un nuovo litigio, ma al gruppo manca il settimo elemento designato dalla profezia. Si tratta di Nico Di Angelo, fratellastro di origini italiane di Hazel, che è stato intrappolato a Roma da due giganti, Efialte e Oto, dentro una giara nei meandri della terra, con pochi semi di melograno dell’Averno per sopravvivere (Nico è figlio di Ade). La liberazione deve avvenire entro un determinato giorno di luglio, o il ragazzo morirà.


Il compito che attende gli occupanti della nave è molto gravoso: essi dovranno attraversare sia America che Oceano Atlantico che Europa, affrontando centinaia di mostri marini, tutti gli scagnozzi che Gea ha disseminato per l’America, le colonne d’Ercole sorvegliate dal semidio più celebre e più assetato di vendetta, e soprattutto le insidie delle “antiche terre”, considerate pericolosissime per gli eroi.


Una del gruppo, inoltre, custodisce un segreto. Annabeth ha recentemente incontrato la madre, Atena, ma in forma romana, quella di Minerva, e l’ha trovata più delusa ed arrabbiata che mai. La madre le ha parlato duramente per la prima volta nella sua vita, le ha chiesto di “vendicarla” e le ha affidato un difficilissimo compito che ha già segnato la sconfitta di molti altri suoi figli: la ricerca di un non meglio definito tesoro perduto, che però è custodito nella Roma sotterranea da un’antichissima nemica della dea.



Il marchio di Atena è la chiave di volta della serie, il terzo dei cinque volumi che la compongono. La fase di presentazione di nuovi personaggi e situazioni è stata abbondante nei primi due romanzi; qui gli eventi iniziano a farsi intricati.


Tutti i romanzi di Rick Riordan sono, di fatto, storie di avventura e fantasia on the road, ma questa è la prima volta in cui si abbandona l’America e si sorvola l’Oceano per arrivare… praticamente a casa nostra, tra Roma e la Grecia, culla del mondo classico. Tra l’altro, facciamo pure che noi sorvoliamo, e nello specifico su quello che l’autore ha scritto della pizza italiana. Per il resto, devo dire che la rivisitazione creativa dell’Italia mi è molto piaciuta: super interessante l’idea dei mostri veneziani che creano un’atmosfera rarefatta e nebulosa, simpatiche le scimmie dispettose e ladruncole che hanno costruito il loro covo tra le torri di Bologna, azzeccate le ninfe che hanno cresciuto Zeus nascoste tra le ville romane, geniale il laboratorio di Archimede sotto il Pantheon e deliziosi “Audrey Hepburn e Gregory Peck” in giro per Roma, anche se ovviamente si tratta di due divinità.


Quanto alla misteriosa impresa che deve portare a termine Annabeth, sono sicura che chi come me è appassionato di mitologia pian piano capirà di che si tratta.


Ed il viaggio dei nostri amici non finisce qui…



La Casa di Ade


L’ultima missione non è finita bene per Percy ed Annabeth: i due sono precipitati nel Tartaro, la parte più pericolosa ed infida del regno di Ade, dove tutti i mostri prendono forma, sono imprigionati e talvolta riescono a liberarsi e salire nel mondo mortale per via di qualche volontà maligna.


La triste verità, purtroppo, è che non tutto il male viene per nuocere: i due sono precipitati per disgrazia, ma qualcuno del gruppo dei semidei avrebbe dovuto comunque fare quella fine. Una delle gesta più efferate e pericolose di Gea è stata infatti aprire le Porte della Morte, un luogo mitico sospeso tra un tempio dell’Epiro greco, il Necromanteion dell’Acheronte, ed il Tartaro. Da quando le porte sono aperte, i mostri distrutti si riformano in pochi secondi (e non nel giro di secoli come accadeva prima) e molti esseri umani crudeli, come Medea o il Re Mida, sono tornati in vita dopo essere stati istruiti a dovere da Gea.


Il compito del gruppo è tanto chiaro quanto complesso: richiudere le Porte della Morte, Percy e Annabeth dalla parte del Tartaro, gli altri dalla parte del tempio greco. Il tutto entro la fine di luglio, data di arrivo dei semidei romani, guidati da un agguerrito Ottaviano e da una recalcitrante Reyna, al campo greco. Inoltre il primo agosto, il giorno della festa della dea Spes (Speranza), è quello designato dalla profezia per il risveglio di Gea e l’attacco dei Giganti contro dèi e semidei.


Il romanzo si delinea su due piani. Da una parte a Percy e Annabeth tocca attraversare il più pericoloso dei luoghi, ed al lettore appare subito evidente che, per quanto i due siano disperati e pieni di angoscia, siano consapevoli di essere insieme e finalmente felici di questo, dopo tante separazioni e nonostante tutti gli ostacoli. Il viaggio attraverso il Tartaro è quasi metafisico: ci sono le maledizioni che i nemici di Percy gli hanno inflitto e che lo aspettano al varco, metafora dei rimorsi che un eroe deve portarsi dietro; ci sono divinità minori, antiche, abbandonate ed in attesa di essere considerate, persino da un nemico, ad indicare come l’umanità crei i suoi dèi e poi sia molto brava a distruggerli ed a dimenticarsene; ci sono persino un Titano buono ed un Gigante gentile che aiuteranno i nostri protagonisti, a riprova di come valga sempre la pena di superare il pregiudizio nei confronti del diverso, specie se si tratta di qualcuno che sta dall’altra parte di una barricata.


Gli altri componenti del gruppo proseguono il viaggio tra Roma e la Grecia, incontrando, come sempre, divinità e mostri d’ogni genere. Anche nel loro caso, però, l’impressione è che il viaggio compiuto sia soprattutto spirituale. Ognuno dei protagonisti, infatti, ritrova in se stesso il proprio nemico più pericoloso.


Jason deve fare i conti con il fatto che la permanenza al campo greco lo abbia profondamente cambiato: egli non si sente più il pretore romano tutto d’un pezzo che era, ma, al contrario, si vede come una persona a tutto tondo, che si rivede anche in tanti degli ideali dei greci. Nico Di Angelo, dopo tanti tentennamenti, smette di lottare contro di sé ed accetta la sua omosessualità. Hazel fa la pace in modo imprevisto con il genitore divino, Plutone, da lei sempre disprezzato perché rappresenta morte e denaro, i due tormenti della sua vita. Frank riconosce suo malgrado di essere nato per essere leader tra i romani, come figlio di Marte, e per la prima volta agisce di conseguenza. Piper smette di sottovalutare i suoi poteri da figlia di Afrodite e ne coglie finalmente la misteriosa potenza.


Chi fa il percorso più bello secondo me, però, è Leo, che ad un certo punto viene scagliato dai suoi nemici sull’isola di Ogigia. Le pagine che vedono protagonisti lui e Calipso sono un romance a sé stante dentro il libro, un idillio in cui ho adorato perdermi. Aggiungo che Calipso è uno dei personaggi della mitologia classica che ho sempre sentito più vicino (l’ho raccontata anche qui) e che è stata quasi una conferma vedere che tra tutti i personaggi dell’universo di Rick Riordan alla fine ha scelto quello che avrei scelto pure io.



Inutile girarci troppo intorno: La Casa di Ade è un piccolo capolavoro. Ho notato il salto di qualità persino rispetto ai volumi precedenti, che mi sono piaciuti tanto. Come vedete ho già inserito tante riflessioni nel raccontarvi la trama, perché è una storia che ne stimola tante. I protagonisti di questa storia sono pur sempre adolescenti, ma la loro crescita ha a che fare con così tante problematiche dell’età adulta che è impossibile per un lettore trentenne come me non ritrovarsi a pensarci sopra.


Aggiungo solo una sottolineatura.


Leggendo la serie degli Dèi dell’Olimpo, mi ero resa conto che ogni volume aveva un punto di riferimento di tipo mitologico: l’Odissea, l’Iliade, il mito di Dedalo, le fatiche di Ercole…


Questa volta la sensazione è che, oltre all’universo mitologico che è ovviamente il cuore della storia, i punti di riferimento siano anche quelli della storia americana. I primi due volumi nascondono tra le pagine una velata critica a come il governo degli Stati Uniti si sia comportato (male) nei confronti di ciò che è percepito come periferia, o vicini scomodi: il Messico nel primo libro, l’Alaska ed il Canada nel secondo.


Per questi due volumi, il riferimento chiarissimo è alla Guerra di Secessione. I semidei greci incarnano vizi e virtù dei Nordisti di ieri e dei Democratici di oggi, gli eroi romani quelli di Sudisti e Repubblicani. E proprio come nel mondo dei mortali, le due controparti non riescono a trovare un accordo e rischiano di portare con sé nella loro rovina tutto il loro mondo.


A questo punto non mi resta che leggere l’ultimo volume della serie. Finora mi sono ritrovata a rimandarne la lettura, prima perché sono arrivate tutte insieme tante novità che avevo prenotato in biblioteca, poi perché per due volte non l’ho trovato tra gli scaffali. Vediamo se sarà una lettura di questo primo scampolo d’estate casalinga o se finirà per essere un libro sotto l’ombrellone…




Questo è tutto sia per il mio “angolo vintage” che per il nostro conteggio verso l’estate, e spero che sia stato di vostro gradimento, anche se, tanto per cambiare, mi sono dilungata troppo!

Come sempre, vi invito a leggere anche i post delle altre partecipanti alla rubrica di questo mese.

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 13 giugno 2024

MOSTRE GRATUITE A MILANO - SUMMER COUNTDOWN 2024 #2

 Esposizioni a ingresso libero da visitare nel periodo estivo


… mancano otto giorni all’estate!


Cari lettori,

oggi continuiamo con il nostro “Summer countdown”!

Dopo qualche consiglio di lettura per l’estate, proseguiamo con i “Consigli artistici”, una rubrica di cui quest’anno sono stata molto soddisfatta: fedele ai miei buoni propositi per il 2024, ho visto tante esposizioni e mi sono piaciute tutte.


L’estate a Milano – realtà da cui solitamente fuggo per spostarmi in riviera, come penso ormai sappiate – solitamente è il momento delle piccole mostre ad ingresso libero. Un pomeriggio del mese di maggio ne ho viste due a Palazzo Reale ed ho pensato di raccontarvele in questo post.


Si tratta di eventi culturali un pochino diversi dai miei soliti gusti, ma comunque piacevoli e sorprendenti… visto che non ci sono né fila né biglietto, perché non approfittarne?



Le sale di Palazzo Reale


Parto un po’ dalla location: visitare queste due esposizioni mi ha dato l’opportunità di attraversare alcune bellissime sale di Palazzo Reale, che non sempre è possibile vedere. Alcuni elementi sono stati restaurati per l’occasione e sembra davvero di essere in un’altra epoca.



Alcune sale ospitano delle teche di vetro contenenti riproduzioni in miniatura, fatte in marmo ed ebano, di città e luoghi del mondo classico. Forse chi come me ha già visitato altre mostre a Palazzo Reale li ha già visti!



Anche i soffitti sono spettacolari, tra affreschi e stucchi!



La visita tra i saloni più belli di Palazzo Reale non può che concludersi con la sala del trono, che, nel mio caso, segnava la conclusione della mostra Tesori riflessi e l’inizio di quella di Ercole Pignatelli dedicata a Guernica. Vediamole meglio insieme…



La mostra “Tesori riflessi”


La mostra Tesori riflessi vuole proprio valorizzare il fatto che tanti oggetti delle sale di Palazzo Reale che vi ho appena presentato siano stati restaurati. Così, tra arte e manifatture, artigianato di lusso ed arazzi, sono stati esposti alcuni capolavori di sartoria e di gioielleria Dolce&Gabbana, azienda principale finanziatrice del restauro.



Alcuni oggetti che sono stati messi a nuovo e riposizionati sono per me bellissimi… mio fratello direbbe che ho i soliti gusti “da vecchietta”, ma io vado matta per queste cose vintage!



Quanto alle opere d’arte – perché per me non si può usare altro termine – di Dolce & Gabbana, c’è solo l’imbarazzo della scelta! Queste decolleté rosse con il tacco di rubino per me sono spettacolari…



Abbondano le parure di gioielli di tutti i tipi e colori… non proprio portabili ma stupende!



Per l’estate, come non scegliere questa combinazione sandali più occhiali da sole… tutta perle?



Nell’ultima sala della mostra c’è una borsetta tutta d’ebano con tanto di intarsi che credo sia qualcosa di unico nel suo genere!



La mostra “Ercole Pignatelli e Guernica”


L’esposizione che segue Tesori riflessi è purtroppo rimasta a Palazzo Reale solo per pochi giorni. Dalle sale del trono, infatti, si passa direttamente alla Sala delle Cariatidi, che per me è in assoluto il luogo più bello del Palazzo.



Lì l’artista contemporaneo Ercole Pignatelli ha voluto dedicare una sorta di mostra-performance a Guernica di Picasso, un monito contro tutte le guerre, un dipinto più che mai attuale in tempi come questi.



La Sala delle Cariatidi è occupata da due pannelli: a destra una gigantografia del dipinto, a sinistra un candore accecante… sul quale l’artista lavora, cercando di ispirarsi il più possibile al quadro. Un’occasione davvero straordinaria per vedere un artista che con il suo lavoro omaggia in tempo reale un’opera senza tempo.




Queste sono state le esposizioni gratuite che sono riuscita a vedere nell’ultimo periodo! Fatemi sapere se ce ne sono altre, a Milano o altrove… può darsi che anch’io riesca ad organizzarmi ed a visitarle!

Ci risentiamo settimana prossima con altri due aggiornamenti a tema estivo!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


lunedì 10 giugno 2024

RACCONTI SOTTO L'OMBRELLONE - SUMMER COUNTDOWN 2024 #1

 Letture brevi da portare in viaggio con voi



… mancano undici giorni all’estate!



Cari lettori,

so che faticherete a crederci, perché insomma, tra un diluvio e l’altro non è che questa primavera si sia fatta vedere molto… ma sta arrivando l’estate!


Proprio come facciamo prima di Natale, anche nel mese di giugno il blog attiva un countdown per il 21 giugno, in attesa dell’inizio ufficiale della stagione estiva!


Per questo ed altri tre post vi farò compagnia con consigli di lettura, eventi culturali estivi ed altro ancora. Oggi ho pensato di consigliarvi dei libri un po’ diversi dal solito. In primavera, infatti, ho trovato sulle bancarelle dei raccontini gialli che qualche anno fa erano stati venduti come inserto per La Repubblica. Qualcuno di questi racconti mi era già noto perché inserito in delle più ampie raccolte di racconti gialli targate Einaudi o Mondadori, qualcun altro no.


Ho pensato comunque di parlarvene perché, anche se con ogni probabilità non si tratta di storie rivendibili singolarmente in libreria, potreste trovarle anche voi in biblioteca oppure, come me, sulle bancarelle, che nelle località di villeggiatura sono un po’ ovunque. Inoltre, il loro formato è davvero comodissimo per un viaggio in treno o un pomeriggio in spiaggia. Trattandosi di racconti, scriverò solo qualche breve pensiero, non una recensione come farei nel caso di veri e propri romanzi… non voglio certo spoilerare tutto!



Febbre, di Maurizio De Giovanni


Nella Napoli degli anni ‘30, un periodo difficile per tutta Italia, il commissario di pubblica sicurezza Luigi Alfredo Ricciardi è più solo che mai a causa della sua condanna: quella di vedere le anime di chi ha perduto la vita in modo violento, e di ascoltarli sempre ripetere l’ultima frase che hanno pronunciato.


La sua carriera è stata per lui l’unica scelta possibile per poter spegnere, almeno per un po’, le voci dei suoi demoni. Da quando lui e la fedele tata Rosa sono arrivati a Napoli dal Cilento, l’affetto di una squadra fedele e l’amore che prova segretamente per la vicina Enrica hanno iniziato a dare un senso alla sua vita.


Questa volta la persona uccisa è Gaspare O’ Cecato: in teoria un povero mendicante cieco, in pratica un’istituzione del quartiere per la sua cosiddetta abilità nel parlare alle anime del Purgatorio, le più propense a fornire i numeri del lotto. Gaspare, non proprio casualmente, viveva al piano superiore di una ricevitoria, eppure nessuno sembra aver visto passare il suo assassino.


Chi conosce almeno un po’ questo blog sa quanto mi abbia appassionato la serie di Ricciardi (in questo post ho presentato i primi volumi) e quanto mi sia “mancato” quando la serie sembrava finita. Non potrei essere più felice del fatto che Maurizio de Giovanni l’abbia ripresa in mano, sia con i romanzi che con i racconti… bastano davvero poche pagine per immergersi nel suo mondo, struggente e meraviglioso.



Filinona di fine estate, di Cristina Cassar Scalia


Vanina Guarrasi è un giovane vicequestore siciliano che, dopo tanti anni di onorato servizio all’Antimafia di Palermo, ha deciso di cambiare vita. Aver visto quasi morire l’uomo che ama – uno stimato magistrato – le ha risvegliato il trauma della tragica morte del padre, e fuggire è sembrata l’unica soluzione possibile. Da qualche tempo ella coordina la squadra omicidi a Catania ed è più serena di quanto avrebbe immaginato.


In una bella giornata di fine estate, sono proprio alcuni componenti della sua squadra ad imbattersi in un brutto scenario. Passando vicino alla proprietà agricola di Gianbattista Tommasello, essi trovano proprio il titolare addormentato vicino ad un tavolo da pranzo all’aperto, come se egli si fosse ritrovato a fare una pennichella dopo aver mangiato. Purtroppo, però, l’uomo non sta dormendo, ma è morto, e le molteplici eruzioni cutanee fanno pensare ad un crudele avvelenamento.


La serie di Vanina Guarrasi è stata una protagonista importante delle mie letture dell’autunno e inverno 2022-2023 (qui presento i primi due volumi), e sono contenta di avere recuperato anche questo racconto. Ero un po’ scettica sulla serie tv, ma tutto sommato mi ha sorpreso in positivo!



Medusa, di Giancarlo De Cataldo


La protagonista di questo racconto è Emma Blasi, una professoressa di Lettere Classiche in pensione che vive nel Salento e non è mai stata la più apprezzata o popolare insegnante della scuola, per via del suo carattere difficile e del suo atteggiamento selettivo nei confronti degli allievi.


Anche da pensionata, ella conduce una vita abbastanza ritirata ed uno dei suoi pochi amici è il barone Stefano Mallarmé, un anziano nobile che ha dissipato le sue ricchezze e con lei si diverte giocando a carte.


La morte violenta di Stefano è un duro colpo per lei. Gli inquirenti la attribuiscono ad uno dei tanti giovani amanti dell’uomo, forse un ladruncolo. Emma, però, mettendo insieme alcuni indizi, inizia a vedere l’ombra della criminalità organizzata.


Ho letto tanti romanzi di De Cataldo, alcuni anche appartenenti a delle serie. Il personaggio di Emma Blasi è per me nuovo. Non proprio una simpaticona, ma l’intreccio giallo è comunque uno di quelli tipici dell’autore, e merita.



A girl like you, di Carlo Lucarelli


Grazia e Simone sono una coppia in attesa, pronti per l’ecografia. Due futuri genitori come tanti, salvo un particolare: Grazia lavora in polizia e, per evitare spiacevoli conseguenze, le è appena stato chiesto di mettersi in maternità anticipata. Ella tentenna; poi, però, considerato che il suo lavoro è pericoloso e che anche a casa Simone, essendo non vedente, potrebbe non riuscire ad aiutarla in caso di bisogno, decide di mettersi del tutto a riposo.


Un evento imprevisto, però, rischia di bloccare il suo congedo di maternità: Franchino, il figlio meno promettente di una famiglia criminale, ha fatto saltare in aria se stesso ed altri parenti con una bomba a mano.


Questo sconvolgente atto kamikaze sembra essere collegato ad altri eventi criminosi, tutti conclusi con la morte – per suicidio o omicidio – di un personaggio illustre, subito dopo l’incontro della vittima con una misteriosa ragazza… irriconoscibile, se non per il tatuaggio a forma di stella sul piede.


Forse qualcuno di voi conosce Carlo Lucarelli anche come autore televisivo. Io lo conosco poco come scrittore, però devo dire che questa storia di grande crudezza richiama molto il true crime.



Il giaciglio d’acciaio, di Ben Pastor


Il protagonista del racconto è un nobile per metà scozzese e per metà tedesco, Martin Heinz Von Bora, nato nel 1913 e destinato a vedere due guerre mondiali ed a prendere parte ad una di esse. Ufficiale della Wermacht ed agente dei Servizi Segreti, egli è il personaggio principale di molti dei romanzi dell’autrice.


Il giaciglio d’acciaio non è un vero e proprio giallo, bensì un diario di guerra scritto da Stalingrado: Martin ripercorre la storia dei suoi legami familiari, l’incontro con la donna che ama, tanti momenti in cui ha potuto godere delle sue passioni per l’arte e per la musica. Lo fa per estraniarsi, per non pensare alla terribile realtà della guerra, che comunque non può evitare di raccontare.


Devo dire che, tra tutti i libretti, questo è quello che mi ha convinto di meno. È venduto come un giallo, ma credo che i gialli siano i romanzi che lo vedono protagonista. Questo è più che altro uno spaccato di approfondimento. Può essere una chicca per chi conosce già bene l’autrice, non discuto. Io, però, mi sarei aspettata qualcosa di più oltre alle riflessioni ed ai ricordi.





Questi sono i miei consigli per i racconti da leggere sotto l’ombrellone!

Fatemi sapere che ne pensate… se avete letto qualcosa di questi autori, se vi è piaciuto, se c’è qualcosa che vi incuriosisce… ditemi un po’!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


giovedì 6 giugno 2024

PERSONAGGI DA RICORDARE

 Novecento in poesia #10




Cari lettori, 

siamo al penultimo appuntamento con il nostro "Novecento in poesia"! 

Oggi vi propongo una carrellata di personaggi, tutti diversi tra loro, in qualche modo indimenticabili. Vi avverto: alcuni di questi componimenti sono davvero sorprendenti! 

Leggiamoli insieme... 



Delizia (e saggezza) del bevitore, di Giorgio Caproni


a Luigi Volpicelli


Bicchiere dopo bicchiere.

D’un bel rosso.

Acceso.

In fiamma con la trasparenza

dell’albero.


È solo

(è sera) al tavolo

d’uscio dell’osteria.


Guarda la via andar via

verso il bosco e verso il buio.


Sa l’ombra.

Ma è in allegria.


Carezza la bottiglia

con mano amorosa.


(Beve vino, o una rosa?)



Da “Poesia della fonte”, di Maurizio Cucchi


Il console generale a Bogotà

aveva annotato, grazioso,

che nei sobborghi di Milano

c’erano certi casoni…

E cento stanze cento famiglie, e i bimbi

erano rossi e allegri,

moltissimi, e bellissimi.


Ma a giudicare dalla famosa foto,

di settant’anni dopo,

e che tu chiami dei bambini esposti,

il nobile di Zenevredo,

l’eccellente scrittore si sbagliava.



Ancora, a Marilyn, di Gianni d’Elia


Ma quanti ha gli anni della tua morte

di nervi divi e di amaro brandy,

ugualmente reciti lo si compendi

nell’età che alle dorate porte


del nulla in serie, e più ai cancelli,

tutte ha bruciato le bionde scorte

di quegli ingenui, nudi, ribelli

giorni, se i veri ciechi fratelli


nostri siam noi, e dalle anime corte

di tutti gli schermi, invescati uccelli

presi in panio arso di forme

alla celluloide dei tuoi capelli? …



da “Istmi e chiuse”, di Eugenio De Signoribus


(racconto)


l’uomo era l’albero del suo battello

venuto incontro alla secca e ora arenato

chiuso se ne stava nel suo mantello

senza gesti o alti richiami

- vorrei farmi amare da voi -

dichiarò appena udibile rivolto verso terra


per mezzo cerchio girai lo sguardo

da lui a quella parte:

lì non c’era nessuno

né dune né rocce che potessero

nascondere qualcuno


- è una svista… o forse una visione… -

gli annunciai da fuori della pagina


il battello era intanto finito di fianco

così che egli ora mi stava di fronte

ma mi era oscura la sua immaginazione

perché potessi sapere se mi vedeva… -

comunque parlò


la tua voce è plurale

ti anima un piccolo popolo di turbati e innocenti

che da soli arrivano alla tua casa

o da te cercati con te l’attraversano…

perché io che più in là non posso andare

ugualmente vorrei farmi amare da voi

per esserne parte… -


questa è la fedele pagina

della sua inaspettata presentazione



Lotte primarie, di Giancarlo Majorino


Giuseppe è intelligente, interessato

e interessante quando,

tra due schiere di gente, ha combinato

un affare.

Abbraccia pure me, che ho guadagnato niente

e sto come uno scoglio

nel mare la sua bianca mano che carezza

e spolvera la spalla vola gabbiano.

Ma, via Pasquirolo, budello

di parafanghi, parliamo

nel cielo entrambi d’arte,

senza retorica, artigiani

consapevoli e capaci, soddisfatte

stiratrici, carabinieri

di guardia in Prefettura.

Mercanti litigano in piazza Fontana;

dopo, mano sulla mano, è fatta:

ritirano la rabbia coi soldi,

avanzando sorrisi, chiacchierando

liberati, leggeri come piccioni.

A casa le mogli scendono la pasta,

tra poco arrivano

i mariti i soldi;

dalle finestre fumano canzoni

salendo al cielo della Lombardia

coi fischi, colle scritte, coi cartelli

dei disoccupati in via Vivaio;

vispi commentiamo: sembra Brecht.



Il ventaglio, di Eugenio Montale


Ut pictura… Le labbra che confondono,

gli sguardi, i segni, i giorni ormai caduti

provo a figgerli là come in un tondo

di cannocchiale arrovesciato, muti

e immoti, ma più vivi. Era una giostra

d’uomini e ordegni in fuga tra quel fumo

ch’Euro batteva, e già l’alba l’inostra

con un sussulto e rompe quelle brume.

Luce la madreperla, la calanca

vertiginosa inghiotte ancora vittime,

ma le tue piume sulle guance sbiancano

e il giorno è forse salvo. O colpi fitti,

quando ti schiudi, o crudi lampi, o scrosci

sull’orde! (Muore chi ti riconosce?)



Da “Diario postumo”, di Eugenio Montale


Agile messaggero eccoti

tendo esitante la lettera per

Adelheit.


L’insensato cantore si ritira

rimbalza a te la palla

che decide la sorte.


Si trattò forse d’una allucinazione?

O fu l’ammaliatrice

solo un’apparizione


a cui non seppi opporre

altro diniego che la fuga.

Corri da lei, Agrodolce


e torna dall’esausto genearca

con un ricordo lieto. Un gesto che


regali l’eliso: questo mi basta,

così impervio è il cammino tracciato

dagli addii a noi mortali.



Da “L’aspetto occidentale del vestito”, di Giampiero Neri


Ritorna come un assente

dopo molte prove

in un improvvisato teatro,

ma il suo lavoro è dimenticato

e dietro le quinte in un angolo

guarda un diverso svolgimento.

Dal principio alla fine

è conveniente seguire ogni giustizia.



Sinopie, di Giorgio Orelli


[mentre in disparte l’umiltà dei vinti…

Da un frammento di C.Rebora]


Ce n’è uno, si chiama, credo, Marzio,

ogni due o tre anni mi ferma che passo

adagio, in bicicletta, dal marciapiede mi chiede

se Dante era sposato e come si chiamava sua moglie.

«Gemma», dico, «Gemma Donati». «Ah sì, sì, Gemma»,

fa lui, con il suo sorriso, «grazie, mi scusi».


Un altro,

più vecchio, che incontro più spesso, son sempre io a salutarlo

per primo, e penso: forse si ricorda

d’avermi aiutato, una notte di pioggia e di vento ch’ero uscito

per medicine, a rimettermi in sesto con i suoi ferri (a quell’ora!)

una ruota straziata dall’ombrello.

Un terzo, quasi centenario, sordo, per solito

se appena mi vede grida «Uheilà, giovanotto» e dal gesto si capisce

che mi darebbe, se potesse, una pacca paterna sulla spalla,

ma talora si limita a sorridermi, o, ad un tratto, eccitato

esclama: «Ha visto! La camelia è sempre la prima a fiorire!»,

o altro, secondo la stagione.


D’altri

pure vorrei parlare, che sono già tutti sinopie

(senza le belle beffe dei peschi dei meli)

traversate da crepe secolari.



I goliardi delle serali, di Elio Pagliarani


I goliardi delle serali in questa nebbia

hanno voglia di scherzare: non è ancora mezzanotte

e sono appena usciti da scuola

«Le cose nuove e belle

che ho appreso quest’anno» è l’ultimo tema da fare,

ma loro non si danno pensiero, vogliono sempre scherzare.

Perché il vigile non interviene, che cosa ci sta a fare?

È vero però che le voci sono fioche e diverse, querule anche nel riso,

o gravi, o incerte, in formazione e in trasformazione,

disparate, discordi, in stridente contrasto accomunate

senza ragione senza necessità senza giustificazione,

ma come per il buio e il neon è la nebbia che abbraccia affratella assorbe inghiotte

e fa il minestrone

e loro ci sguazzano dentro, sguaiati e contenti

- io attesto il miglior portamento dei due allievi sergenti,

il calvo in ispecie, che se capisce poco ha una forza di volontà

militare, e forse ha già preso il filobus.

Quanta pienezza di vita e ricchezza di esperienze!

di giorno il lavoro, la scuola di sera, di notte schiamazzi

(chi sa due lingue vive due vite)

di giorno il lavoro la scuola di sera – non tutti la notte però fanno i compiti

e non imparano le poesie a memoria, di notte preferiscono fare schiamazzi

nascondere il righello a una compagna

e non fanno i compiti

- ma non c’è nessuno che bigi la scuola

sono avari

tutti avari di già, e sanno che costa denari denari.



Il mago, di Giovanni Pascoli


«Rose al verziere, rondini al verone!»


Dice, e l’aria alle sue dolci parole

sibila d’ali, e l’irta siepe fiora.

Altro il savio potrebbe; altro non vuole;

pago se il ciel gli canta e il suol gli odora;

suoi nunzi manda alla nativa aurora,

a biondi capi intreccia sue corone.



Il gioco e la candela, di Silvio Ramat


Qui chiamereste in causa – per averne

saggi d’esperienza spinte esemplari -

un tragico, un uomo di cicatrici.

Gli direste: va’ in scena come sai,

tu che i venti e il diluvio hanno scavato,

tu lapide umana consunta tu onore

del dolore, seme della nostra ansia,

disperazione sola figura di speranza:

di’ quel che puoi, farà sempre sentenza;

albero incupito nelle midolla

ma qualcosa di te non va perduto,

qualche tuo ramo ancora lo sentiamo

battere il tempo battere l’invernata

con fioriture sobrie…


* * *


- Chiamavate? Ecco l’uomo.

Preoccupato, noioso, un po’ d’invidia

nelle vene. Se ancora si portasse

il cappello, dalle falde vedreste

l’angoscia; se possedesse una sola

cravatta, capireste che la sera

lui non ne disfà il nodo. Non ha pace:

a chi porterà pace? A chi sarebbe

d’esempio, lui che non ha esempi? Il gioco

non vale la vostra candela e neppure

la sua, una cera liquefatta prima

che la raggiunga la fiamma: che tocchi

(basta guardarlo) a voi fargli da mamma.



Sotto i colpi, di Nelo Risi


C’è gente che ci passa la vita

che smania di ferire:

dov’è il tallone gridano dov’è il tallone,

quasi con metodo

sordi applicati caparbi.


Sapessero

che disarmato è il cuore

dove più la corazza è alta

tutta borchie e lastre, e come sotto

è tenero l’istrice.



Da “La resistenza dell’aria”, di Gregorio Scalise


Un uomo che con tutte le dita

conta un alfabeto solare:

la sua origine è antica, slitta la stanza

con l’odore del rosmarino

e come la catena di montaggio

ha la forza di un desiderio:

ma basta ricordare che fu un atomo di gioia

a deridere il colpo di dadi:

un fiore deserto conosce le nuvole

non ha inventato niente in quella nostalgia,

solo la reticenza o la conseguenza del silenzio:


la gente fugge con passo deciso

lungo argomenti sconnessi,

lo sguardo si ostina a distinguere

l’odore di una strada felice,

un fiume ha trasportato gli oggetti

e non sa quali prove cerchino gli uomini

della loro esistenza: con gesti senza chiarezza

scorrono sul fianco di quell’azzurro:

fuori campo si presenta

una signora col cappellino,

è una stagione fra pepite medievali

che celebra quella trilogia ardente.



Diana, di Vittorio Sereni


Torna il tuo cielo d’un tempo

sulle altane lombarde,

in nuvole d’afa s’addensa

e nei tuoi occhi esula ogni azzurro,

si raccoglie e riposa.


Anche l’ora verrà della frescura

col vento che si leva sulle darsene

dei Navigli e il cielo

che per le rive s’allontana.

Torni anche tu, Diana,

tra i tavoli schierati all’aperto

e la gente intenta alle bevande

sotto la luna distante?

Ronza un’orchestra in sordina;

all’aria che qui ne sobbalza

ravviso il tuo ondulato passare,

s’addolce nella sera il fiero nome

se qualcuno lo mormora

sulla tua traccia.


Presto vien giugno

e l’arido fiore del sonno

cresciuto ai più tristi sobborghi


e il canto che avevi, amica, sulla sera

torna a dolere qui dentro,

alita sulla memoria

a rimproverarti la morte.



I pescatori, di Diego Valeri


Rovesciavi il bel viso in fanciullesco modo,

per ascoltare quel trillo alto perduto di allodola;


guardavi stupita gli spazi, la bianca mattina

fumante nel sole, confusa alla bianca marina.


Poi vennero i pescatori: con lunghi strappi oscillanti,

con rotte grida, tiravano in secco le reti stillanti.


Nel bruno groviglio dei fili scorgesti un guizzare d’argenti

di azzurri di verdi. Ridevi tutta, occhi labbra denti.




Questa volta nemmeno io saprei scegliere tra i vari componimenti! Forse "Sinopie" e "Sotto i colpi" sono quelli che mi sono rimasti impressi, ma tutte le poesie che ho scelto oggi per voi mi piacciono molto.

So che mi ripeto, ma vi ringrazio per il supporto. So che i post letterari possono essere impegnativi... quindi grazie a tutti voi che continuate a leggerli. Il mese prossimo tireremo le fila insieme. 

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)