venerdì 11 novembre 2016

J'AIME LA FRANCE

Storie irresistibili per visitare la Francia leggendo

 

 
Cari lettori,

per la nostra rubrica “Letture a tema...”, oggi parliamo di uno Stato affascinante, ricco di storia e cultura ed anche vicino a noi: la Francia!


Tanti sono gli aspetti di questo Paese che meritano di essere raccontati in un libro: la romantica capitale; la suggestiva Bretagna; le piacevoli zone della Provenza e della Costa Azzurra; la sua storia ed arte; infine, la sua celeberrima e tanto discussa cucina.

Ecco i miei “consigli per gli acquisti” se volete saperne di più!





“Una piccola libreria a Parigi”, di Nina George





Non posso che cominciare con questo piacevole ed affascinante romanzo, che mi è stato regalato e che ho ben volentieri divorato.


Il protagonista della storia è il cinquantenne Jean Perdu, un personaggio riservato e solitario. Egli si divide tra il suo palazzo, abitato da un campionario di persone stravaganti, e la sua libreria, che è in realtà una chiatta ormeggiata sulla Senna, e che egli ha ribattezzato “Farmacia letteraria”. Per ogni cliente, infatti, egli riesce a trovare il libro giusto, ovvero quello che, una volta completata la lettura, sarà come un farmaco dell'anima per il lettore. 
 

L'anima di Jean Perdu, però, è rimasta ancorata a ventun anni prima, quando la sua compagna Manon, bella, appassionata e misteriosa, è scomparsa, lasciando solo una lettera che egli non ha il coraggio di aprire. 
 

Un bel giorno, però, l'uomo si decide a fare finalmente luce su questo mistero del passato e compie un'azione semplice ma inaspettata: stacca la chiatta dal luogo in cui era ancorata e, insieme a degli improbabili compagni di viaggio, decide di fare un lungo viaggio fluviale per la Francia. Destinazione finale: la Provenza, luogo natale di Manon, ove Jean è sicuro di ritrovare se non lei, almeno la sua storia.



Sarebbe facile supporre, dato il titolo, che il cuore del romanzo sia la libreria. In verità, in seguito ai primissimi capitoli, i co-protagonisti del romanzo, insieme a Jean, sono altri due.


La prima è la Francia, con tutte le sue contraddizioni: si parte dalla metropoli frenetica e piena di vita, attraversando le zone centrali per niente turistiche, fino ad arrivare ad una Provenza tanto piena di sole e fiori quanto di mistero. 
 

La seconda è proprio la chiatta (ed i fiumi con lei): è impossibile non pensare ad un riferimento alla poesia Il battello ebbro di Arthur Rimbaud. In essa, infatti, una chiatta adibita al trasporto di merci si “ribella” al percorso prestabilito e va in esplorazione lungo il fiume, scoprendo mondi meravigliosi. 
 

Così anche Jean, compiendo questo viaggio, diventa davvero protagonista della sua storia.






Un weekend da sogno, di Jojo Moyes





Nell ha ventisei anni e vive una vita piuttosto monotona e poco avventurosa in una cittadina dell'Inghilterra come tante. Non è mai stata a Parigi ed è sempre stato il suo sogno. 

Per questo motivo ella decide di organizzare un weekend nella splendida città, in compagnia di Pete, il suo piuttosto noioso fidanzato. Quando quest'ultimo, però, rinuncia al weekend all'ultimo momento, Nell si ritrova in stazione, sola ed abbandonata, e pensa di rinunciare al suo sogno ancora una volta.


Spinta però da un senso di rabbia e di rivalsa, decide comunque di salire sul treno. Nel corso delle 48 ore successive, la ragazza vivrà tante inaspettate avventure e farà un incontro che la costringerà a rivalutare molti aspetti della sua vita che aveva sempre dato per scontati.



Jojo Moyes, autrice del molto più celebre Io prima di te, tira fuori, in questo romanzo breve, tutto il suo lato più divertente, senza dimenticare il romanticismo che la contraddistingue. Notevoli anche le sue capacità di raccontare l'immortale Parigi con gli occhi di una turista inglese di provincia.

Il romanzo ideale per un pomeriggio di relax!






Paris in love, di Eloisa James





In questo romanzo/diario, il lettore viene a conoscenza della storia di Eloisa, scrittrice di romanzi rosa in crisi profonda dopo aver sconfitto un cancro.

Dopo aver riflettuto a lungo, ella decide, insieme al marito ed ai figli, di lasciare il New Jersey e di trasferirsi dall'altra parte dell'oceano, proprio nella capitale francese.


Questo memoir è il racconto di un anno (...che diventa molto di più…) nel corso del quale la protagonista impara l'autentico significato dell'espressione joie de vivre.

Non è un romanzo chick lit tradizionale. 
Certo, Eloisa si gode appieno la città, tra musei, passeggiate, bistrot e tutto quello che può offrire Parigi.

Tuttavia, ella, per la prima volta, riesce a ripensare completamente la sua vita (e di conseguenza la sua carriera ed il suo modo di scrivere): porta alla luce dei ricordi che credeva sepolti e comprende le motivazioni profonde di tanti dei pensieri che hanno accompagnato la sua malattia.



Leggendo le memorie di Eloisa si impara l'importanza di prendere del tempo per se stessi, di ricominciare, di vedere la vita da una prospettiva differente.

Il lettore acquisisce anche una visione di Parigi molto particolare ed intensa.






Julie e Julia, di Julie Powell



Parigi, secondo Dopoguerra. L'americana Julia Child si è appena trasferita con il neo marito Paul, in seguito ad una promozione lavorativa di lui. Essendo a sua volta una grande lavoratrice ed annoiandosi molto, decide di dedicarsi ad un nuovo progetto: imparare la cucina francese, che l'ha sempre affascinata, e creare un manuale con le ricette imparate. È la nascita di una grande cuoca.



New York, 2002. Julie ed il marito Eric vivono in un appartamento di periferia, piccolo e squallido; Julie fa un lavoro noioso d'ufficio che tollera appena e si sente soddisfatta solo quando cucina. È per questo motivo che ella decide di dare vita ad un ambizioso progetto: in 365 giorni cucinerà tutte le 524 ricette del manuale di cucina di Julia Child e racconterà l'andamento di questa sua avventura culinaria in un blog.


L'idea è di difficile realizzazione, e non solo perché Julie ha un lavoro, un compagno ed una casa di cui occuparsi: molte delle ricette, infatti, sono obsolete, lunghe da preparare, composte da ingredienti di un altro tempo ormai difficili da reperire, per non parlare del quantitativo di burro e grassi tipico della cucina francese!


Julie però sente che questo progetto è quello di cui ha bisogno per sfuggire ad una monotonia soffocante, e va avanti imperterrita nella sua sfida a Julia Child.



Come nel caso di Paris in love, ci troviamo davanti ad un altro romanzo/memoir, meno poetico ma più irriverente e ricco di imprevisti. La protagonista, seguendo le istruzioni del manuale passo dopo passo, riesce quasi magicamente a trovare anche una nuova ricetta per la sua esistenza: impara ad ascoltare realmente gli amici, consolida il rapporto con il marito, fa nuove conoscenze tramite il blog, risolve il rapporto conflittuale con la madre e si apre nuove possibilità di carriera.


Un'ode “da remoto” alla cucina francese, consigliatissima a tutti coloro che dicono che cucinare è un facile ed ozioso lavoretto da casalinghe.






Una casa sul mare del Nord, di Nina George





Non posso fare a meno di “fare il bis” con Nina George, autrice che scrive romanzi sempre originali, poetici e sorprendenti.


Marianne è tedesca, ha sessant'anni, ed è convinta di non aver esaudito la promessa fatta al padre molti anni prima: non si sente affatto felice.

È infatti imprigionata in un infelicissimo matrimonio con un uomo rigido ed avaro che la maltratta e la sminuisce; non ha potuto avere un lavoro, un'attività, nemmeno un hobby tutto suo; non ha amici e si sente sola, sciatta e vecchia.


Una notte, durante un soggiorno a Parigi, cerca di farla finita buttandosi dalla Senna, ma viene salvata da un senzatetto e portata in ospedale.

È lì che Marianne vede un curioso vassoio da caffè in infermeria: ritrae delle barche sul mare, ed è stato fatto a Kerdruc, in Bretagna. Rimasta colpita, ella prende l'improvvisa decisione di fuggire dal marito e dall'ospedale e di dirigersi proprio lì. 

Arrivata a destinazione, ella scopre che molte sorprese sono in serbo per lei: un lavoro come cuoca in un ristorante in riva al mare; nuovi amici; una dimensione rilassata ed allo stesso tempo conviviale; la possibilità di essere di nuovo giovane, bella ed allegra. Basterà questo per lasciare il passato alle spalle?



Dopo aver letto questo romanzo, credo che il lettore riuscirà solo a pensare a quanto sia meravigliosa la Bretagna, zona che non ho ancora avuto il piacere di vedere.

La natura, le leggende bretoni, l'arte, la poesia, la cucina e la serenità sono gli ingredienti chiave di questo romanzo davvero affascinante. Fidatevi… è proprio il caso di leggere entrambi i libri di Nina George!







Non nego di avere amato molto queste letture, piuttosto diverse l'una dall'altra, ma tutte ugualmente consigliate. Credo che esse, nel loro insieme, riescano a mostrare punti di vista differenziati del medesimo luogo. 
Certo, Parigi è la location più gettonata, ma sono certa che anche le altre località descritte vi conquisteranno.

Aspetto un vostro parere! 
Grazie per la lettura e al prossimo post :-)

lunedì 7 novembre 2016

GRAN CASINO'

Il teatro civile della compagnia Itineraria

 


Cari lettori,
anche oggi vi do alcuni “Consigli teatrali”. Come sapete, solitamente mi occupo degli spettacoli che vengono rappresentati a Milano, ma oggi ho la fortuna di segnalarvi una compagnia che viaggia in tutta Italia.


Sto parlando di Itineraria Teatro, un gruppo nato nel 1994 in un paese dell'hinterland milanese, che ha rapidamente ottenuto tanti consensi a livello nazionale. Gli spettacoli proposti dalla compagnia sono tra i più vari, ma tutti trattano un'importante tematica di attualità ed hanno l'obiettivo di informare il pubblico oltre che intrattenerlo.
Vediamo più da vicino di cosa si tratta!




Lo spettacolo “Gran casinò”



La rappresentazione a cui ho assistito è un monologo incentrato sulla tematica del gioco d'azzardo, che è ormai diventato un autentico flagello, specie in Italia. 
 
I punti chiave che vengono affrontati sono: la natura totalmente illusoria del gioco cosiddetto “legale”, che purtroppo ha le stesse terribili conseguenze di quello clandestino; i modi in cui si può giocare in Italia, che, negli ultimi anni, sono aumentati in maniera esponenziale; le storie di chi ha creduto alla retorica del sogno di una vincita ed è andato incontro a cocenti delusioni; infine, i messaggi fuorvianti che spingono sempre più italiani a diventare dipendenti.



Le informazioni raccontate al pubblico con grande cura, competenza ed attenzione per i dettagli sono accompagnate da brevi filmati, che vengono proiettati su due schermi alti e sottili e che sono, solitamente, brevi interviste rivolte ad alcuni personaggi legati al gioco d'azzardo in Italia.


Emblematico è, tuttavia, l'inizio della rappresentazione, nel corso della quale viene proiettata sugli schermi la scena di un vecchio film di Eduardo De Filippo. In esso, due giocatori incalliti litigano ad un tavolo perché si ritrovano, nonostante le solite “dritte sicure”, a perdere sempre e comunque ogni tipo di scommessa.
Potremmo considerare quel breve filmato come un ritratto dell'Italia com'era, ma lo spettacolo ci mostra, minuto dopo minuto, che abbiamo visto soltanto l'Italia com'è ancora.




L'attore ed il suo team



Gli spettacoli presentati dalla compagnia Itineraria sono recitati da un unico attore, Fabrizio De Giovanni, il quale, nel corso di 90-100 minuti circa, presenta uno spettacolo assolutamente vario e sorprendente.

Ai più classici monologhi informativi, infatti, alterna la lettura di alcune lettere o documenti, l'imitazione di alcuni personaggi, il racconto di alcuni ricordi più o meno personali ed altro ancora.

Se Fabrizio De Giovanni è, in un certo senso, il frontman della compagnia, non bisogna però trascurare chi, dietro le quinte, prepara lo spettacolo, allestisce gli aspetti tecnici, cerca la documentazione necessaria e, nel caso della rappresentazione Stupefatto, anche chi ha fornito un'importante testimonianza per la storia raccontata.
In definitiva, anche osservando con l'occhio dello spettatore, si ha l'impressione di una squadra compatta.




Gli spettacoli proposti da Itineraria Teatro



Oltre a Gran Casinò, le proposte di teatro civile sono davvero molte. Vediamo meglio quali!


- Stupefatto, un racconto di vita vera sul tema della dipendenza dalle droghe.


- Sbankati: tutto quello che c'è da sapere sulla crisi economica...anche e soprattutto quello che chi di dovere evita in tutti i modi di dirci.


- H2Oro: tra tutte le rappresentazioni, mi sento di consigliare di cuore questo spettacolo, non solo perché l'ho visto qualche anno fa, ma anche perché il tema è forse meno gettonato di altri. È incredibile quali amare sorprese e quali loschi giri d'affari possano esserci dietro qualcosa di tanto semplice ed essenziale come l'acqua!


- Dov'è nata la nostra costituzione: un racconto sulla nascita del nostro documento più importante.


- Voci dalla Shoah: testimonianze provenienti dai campi di concentramento della Seconda Guerra Mondiale.




Le proposte per le scuole



Buona parte degli spettacoli che ho appena presentato esistono anche in versione “junior”, cioè ridotta, semplificata e destinata agli studenti di scuole medie e superiori. 
 
Questo è l'ultimo motivo per cui mi sento di segnalare Gran casinò e, più in generale, la compagnia Itineraria: so che tra i miei lettori, fissi ed occasionali, ci sono un po' di “colleghi” in cerca di qualche spettacolo da proporre agli studenti. Se non avete ancora programmato tutte le uscite per questo anno scolastico, è il momento di informarvi!
Basta cercare su Google “Itineraria teatro” e troverete il sito della compagnia.





Io ho assistito a Gran casinò il 4 novembre a Cernusco sul Naviglio, il mio paese (in provincia di Milano). 
Le prossime tappe del tour sono a Brescia ed a Trento, ma la compagnia Itineraria è solita girare tutta l'Italia con questo ed altri spettacoli.


Quanto a voi...avete già assistito a qualcuna di queste rappresentazioni?
Avete qualche spettacolo di teatro civile da consigliarmi?
Grazie per la lettura ed al prossimo post :-)

venerdì 4 novembre 2016

"DIAMOCI DEL TU"

Un intenso e commovente duetto in scena al Teatro Carcano

Cari lettori,
l'autunno, per mia e vostra fortuna, è sempre una stagione ricca di eventi culturali, ed è per questo motivo che oggi vi parlo di un nuovo spettacolo in scena in questi giorni al Teatro Carcano, dal titolo Diamoci del tu.

I protagonisti di questa storia dolce ed amara allo stesso tempo sono un attempato scrittore, ormai solo ed in crisi con il lavoro da tempo, e una governante di mezza età che è ormai una sua dipendente da 28 anni.

Vediamo più da vicino gli elementi chiave che compongono questo spettacolo!



La scenografia



Credo che la maggior parte di noi spettatori, anche gli amanti del teatro più minimalista, rimanga comunque colpito quando si trova di fronte scenografie elaborate, difficilmente costruite, magari anche semoventi. È uno di quegli elementi che attira subito l'attenzione di chi guarda.

Diamoci del tu è invece una rappresentazione che raccoglie questa sfida e prova a fare l'esatto contrario: tutto quello che presenta è un salotto piuttosto spoglio, composto da un divano con penisola, un giornale, qualche bottiglia ed un pannello sui toni del marrone, dietro al quale si suppone ci siano cucina e/o sala da pranzo.

La scenografia non cambierà per tutto lo spettacolo, e non vuole essere descrittiva, ma semplicemente evocativa: serve ad indicare l'ambientazione, ovvero la casa dello scrittore.


Azzardando un'interpretazione, si potrebbe dire che la scenografia rappresenta la casa com'è vista da David, il protagonista maschile: per lui, il cuore della grande villa è semplicemente il suo angolino di quiete all'interno del salotto. Lucy, la governante, userà invece le parole per descrivere come vede la casa, della quale conosce davvero ogni angolo ed ogni segreto, a differenza del legittimo proprietario.




Il dialogo



Gli unici due personaggi di questo spettacolo, interpretati dai bravissimi Enzo Decaro e Anna Galiena, hanno convissuto moltissimi anni fianco a fianco dicendosi solo i classici “Buongiorno, grazie, prego, arrivederci, a domani”.

Una sera, però, essi indugiano, si scambiano qualche parola in più, fanno una battuta di troppo, e così, quasi per caso, ha inizio un lungo e sempre più serrato dialogo nel corso del quale i due si guardano davvero in faccia per la prima volta e parlano di quello che sono realmente e non solo di quello che rappresentano.


Il terzo protagonista della storia, che si inserisce perfettamente tra i due, è tutto ciò che è stato non detto in questi anni, che, come avrete già intuito, non è poco e merita di essere portato alla luce.






I protagonisti


David e Lucy, ad una prima analisi dello spettatore, non potrebbero essere più diversi. 

Il primo è ricco, famoso, di successo ed ha avuto una vita ricca di premiazioni, donne e viaggi. La seconda, invece, ha rinunciato alla sua istruzione ed alla sua realizzazione personale per motivi economici e conduce da molti anni uno stile di vita semplice ed essenziale.


Man mano che i due personaggi parlano tra di loro e si confrontano, emergono però dei sorprendenti tratti in comune tra di loro.

Innanzitutto, David e Lucy sono due persone che si sentono intimamente sole e non hanno il coraggio di esprimere questo loro motivo di disagio.

Inoltre, entrambi hanno avuto a che fare con dubbi, delusioni e soprattutto abbandoni che li hanno lasciati con rimpianti e sensi di colpa.

Infine, essi si stimano e si supportano a vicenda, in modi che lo spettatore non sempre si aspetterebbe.




L'ironia



Il tono della narrazione, nel corso dello spettacolo, cambia in continuazione. Non mancano momenti seri e riflessivi, ma, il più delle volte, la storia a cui assiste lo spettatore viene raccontata con leggerezza, quasi con disinvoltura.

La gravità di alcuni argomenti è spesso spezzata da battute, risate, considerazioni ironiche.
Lucy e David prendono in giro gli altri, la società, ma anche e soprattutto se stessi.


Chi li guarda interagire ha l'impressione di assistere ad un raffinato duetto, nel corso del quale i due protagonisti si confrontano ed insegnano al pubblico a non sottovalutare l'importanza e la ricchezza della propria quotidianità.






Lo spettacolo resterà in scena fino al 13 novembre al Teatro Carcano di Milano!

Come sempre, aspetto i vostri pareri: avete visto lo spettacolo?
Lo avete già sentito nominare?
Andrete a vederlo?
Conoscete già Norm Foster, l'autore (canadese e vivente) di questo dramma? Personalmente, tra le sue rappresentazioni, questa è la prima che vedo, ma è stata un'ottima scoperta!

Grazie per la lettura ed al prossimo post :-)

venerdì 28 ottobre 2016

DONNE ALFIERIANE

Alla scoperta del personaggio di Micol

Le donne della letteratura e la figura paterna #2

   

Cari lettori,

oggi, per la serie “donne straordinarie”, voglio parlarvi della protagonista femminile di un grande classico, che però non è forse conosciuto ed amato da tutti. 
Sto parlando della tragedia di Vittorio Alfieri Saul, ispirata ad alcuni episodi della Bibbia.



Quest'opera è difficile da leggere per via del suo linguaggio e sembra trattare temi ormai lontanissimi da noi. Tuttavia, da quando ho letto per la prima volta alcuni estratti di quest'opera (e parliamo degli anni delle superiori) non ho potuto fare a meno di pensare che la protagonista femminile fosse indubbiamente da ammirare.





Innanzitutto, i fatti. Micol costituisce una figura cardine nel panorama della tradizione ebraica, in quanto prima moglie del grande re Davide, valoroso in guerra e destinato ad essere un uomo prediletto da Javhé. Ma ella è anche figlia di Saul, re forte e fiero, che ormai, giunto alla vecchiaia, comincia a dare segni di follia. 
 

La storia del suo declino è narrata nella tragedia: sono raccontate, infatti, le vicissitudini della guerra fra Ebrei e Filistei, causa di dolore per l’ormai anziano re, che avverte un senso di fallimento ormai imminente. 

Questa sensazione è dovuta anche e soprattutto alla cattiva gestione dei rapporti con i figli, in particolare con Gionata, il primogenito che Saul comprende di non valorizzare e rispettare come dovrebbe,e con Micol, alla quale egli dà una infinita serie di sofferenze. 
Egli,infatti, disprezza, peraltro senza alcuna ragione reale, Davide,sposo di sua figlia, e lo costringe perfino a fuggire da palazzo, poiché sospetta che voglia spodestarlo del trono ed ucciderlo. 

La conseguenza di questo atteggiamento è un rapporto estremamente teso tra padre e figlia, che si esprime solo attraverso comandi, incomprensioni e rancori. D’altra parte, però, lo stesso Alfieri fa capire che, in realtà, i due personaggi stentano a trovare un punto d’incontro a causa del fatto che seguano sì differenti codici di valori,ma che li vivano in modo affine.

Ecco perché il personaggio di Micol mi è sempre piaciuto.





… perché tenta in tutti i modi di risolvere il rapporto difficile con il padre




La tragedia si apre annunciando i primi,fondamentali temi: la guerra, la violenza, e soprattutto l’odio. Esso,infatti, si può trovare ovunque: fra Ebrei e Filistei, protagonisti di una guerra senza esclusione di colpi; fra Saul e Davide, sospettato di essere un traditore; fra Davide ed Abner, consigliere del re che cospira alle sue spalle; soprattutto,però, tra Saul e Micol.


Il risentimento della ragazza sembra derivare innanzitutto dal fatto che il padre creda, in quella che ormai è quasi follia, che il suo più fedele guerriero, nonché suo rispettoso genero, sia in realtà un temibile nemico.

Saul,d’altra parte, considera Micol cieca e debole, in quanto prende le parti di Davide senza alcuna riserva e tenta in ogni modo,con pianti,lamenti,preghiere, di indurre il padre a più miti consigli.


Si comprende dunque con facilità come il vero problema tra Micol e Saul sia basato sulla mancanza di una comunicazione efficace; entrambi, infatti,desiderano persuadere l’altro della propria idea, ma disprezzano il pensiero altrui, così finiscono per provare odio e rancore e per guastare i rapporti. 

Paradossalmente,quindi, il legame che i due hanno all’inizio dell’opera è così teso e difficile proprio perché è invece forte e disperato il desiderio di essere vicini, di comprendersi, di pensarla allo stesso modo.


Micol è sempre tenace nel non voler abbandonare il genitore e di aiutarlo a capire la sua posizione sbagliata.






...perché non ha paura di soffrire



Un elemento che accomuna Saul e Micol è indubbiamente il modo che entrambi hanno di soffrire. Essi, infatti, durante tutta la tragedia provano tristezza e dolore quasi in contemporanea e per gli stessi motivi e, se a volte si comprendono e si perdonano per questa loro intima debolezza, in altri momenti invece il tentativo di riavvicinamento operato da Micol viene bruscamente respinto da Saul. 
 

Ancora una volta, un rapporto che inizialmente appare così teso e difficile si rivela in realtà già caratterizzato da alcuni elementi di pietas reciproca. Essi, infatti, ben consapevoli di essere l’uno per l’altra causa di dolore, comunque trovano un punto d’incontro nel non restare soli. 


 

Micol, infatti, che prova dolore per le stesse situazioni in cui soffre suo padre e che legge bene i sentimenti che egli prova sul suo viso, ha infatti una maggiore disponibilità nell’accettare le emozioni e nel condividerle, e spera di poterlo fare anche con il padre. 
 

Saul,però, è invece rigido e pressoché mai disposto ad ammettere le proprie debolezze; la grande severità con cui si rivolge agli altri deriva innanzitutto da una sua personale ostinazione a non concedersi lui,in prima persona, nulla che lo renda, agli occhi del popolo o anche solo dei suoi eredi Gionata e Davide, debole e vulnerabile. 


 

Questa problematica, ancora di straordinaria attualità nel mondo di oggi, è uno dei motivi più seri per cui si verifica divergenza di vedute fra padre e figlia, che credono di pensarla in modo differente, ed in realtà, pur provando le medesime emozioni, è per loro difficile, specie per il padre, accettarle.







… perché è divisa tra due grandi affetti e li difende entrambi con coraggio





Non è facile, per Micol, suddividersi tra l'affetto per il vecchio padre e l'amore per Davide. 
 

La situazione però cambia con il primo dei tanti colpi di scena finali di questa tragedia: Gionata è morto e gli Ebrei hanno perso la guerra. Il palazzo sta dunque per essere assaltato dai Filistei, in quanto persino Davide, per sfuggire all’ingiustificata ira di Saul,è dovuto fuggire. 

 

Micol è in crisi, dal momento che sia il padre che il marito hanno bisogno di lei, e si trovano in due luoghi diversi.


È però il re, sconvolto dal dolore e dall’amara sorpresa, ad avere finalmente una reazione spontanea: si rivolge con affetto alla figlia, unica persona della sua famiglia ormai lì presente, e la prega di fuggire. 

 

Lei è combattuta: vorrebbe addirittura fare da scudo al padre. Quest'ultimo, però, le impone di raggiungere Davide, perché – finalmente lo capisce – è l'unica persona che può salvare la figlia.


È così che ognuno dei personaggi della tragedia va incontro al proprio destino.









L’affascinante e drammatica storia di Saul e Micol ha avuto alcuni echi anche nella letteratura contemporanea ed ha dato vita ad altre interessanti opere,che aprono inediti paragoni con la realtà del ventesimo secolo e che offrono differenti interpretazioni. 

È il caso di Il prezzo della sposa di Grete Weil, romanzo in cui la parte da protagonista non è più affidata a Saul, bensì a Micol, che ricostruisce tutta la sua vita, prima a fianco del padre, poi del marito, fino alla sua condizione finale di vedovanza e solitudine.

Sicuramente, dunque, Micol è degna di essere considerata qualcosa di più di una delle tante comparse femminili dell'Antico Testamento!







Se avete letto fin qui, spero che siate rimasti incuriositi da quest'opera così particolare ed interessante.
 

Lasciate un vostro commento… avete già letto/visto la tragedia? Che ne pensate di Micol?


Grazie ancora per l'attenzione! Al prossimo post :-)

lunedì 24 ottobre 2016

LIEBSTER AWARD 2016 - PARTE 3




Cari lettori, 
come ben sapete ho già dedicato questo post al Liebster Award, premiando 11 blog e ponendo loro alcune domande per conoscerli meglio. Ho anche fatto un post con una seconda parte. 
 



A volte, però, ritornano… ecco quindi una terza parte!

Si tratterà, come avevo fatto con la seconda parte, di un aggiornamento, nel quale risponderò alle domande che mi sono state fatte.


1. RINGRAZIARE CHI TI HA NOMINATA


Ringrazio moltissimo Martina di Biblioteca al femminile, un blog curato, ricco di spunti interessanti e di alto livello culturale. Consiglio a tutti di passare a dare un'occhiata!



3. RISPONDERE ALLE DOMANDE DEL BLOG CHE TI HA NOMINATA
 

1) Un personaggio femminile che vorresti incontrare? E uno maschile?



Come personaggio maschile, scelgo senz'altro il commissario Montalbano (il protagonista dei gialli di Andrea Camilleri). Lo considero un po' il mio alter ego narrativo e qui spiego il perché.



Quanto al personaggio femminile, sono ancora una volta ovvia e scelgo Jo March, la mia preferita di sempre.




2) Un genere che proprio non fa per te?




Gli horror. Credo di non aver mai letto niente. Stesso discorso con i film…




3) Qual è il libro che ha fatto nascere in te la passione per la lettura?




Mi ripeto: Piccole donne!



4) Un personaggio in cui ti riconosci?




Abby di Innamorarsi a New York. Spiego meglio il perché qui.




5) La tua fiaba preferita da bambino?




Robin Hood. Volevo riguardare la videocassetta più o meno tutte le settimane…




6) Un libro di cui vorresti completamente cambiare il finale?




Clara Sanchez, La magia degli anni imperfetti. Non ho proprio capito il finale… anzi, secondo me, tutta la parte finale del romanzo non ha proprio consistenza. Mi ha deluso!




7) Un personaggio che tutti odiano ma tu adori?




Bellatrix Lestrange di Harry Potter. Troppo spesso è stata considerata semplicemente una pazza. Io invece credo che lei sia “l'altra faccia della medaglia” di Hermione, così come Voldemort lo è di Harry. Entrambe sono decise, desiderose di apprendere, in mezzo agli uomini ma più brave di tutti loro, impeccabili se devono portare a termine un compito ma improvvisamente in grado di perdere la testa per un uomo che le fa soffrire. In tutto questo, una è votata al bene e l'altra al male. La tematica del doppio è, secondo me, una delle preferite della Rowling…

e, in conclusione, no, non credo che sia pazza. Credo che abbia amato troppo e male.




8) In quale momento della giornata preferisci leggere?




Mi piacciono molto i pomeriggi piovosi, specie quelli dell'autunno/inverno. Le domeniche di maltempo, poi, sono proprio fatte apposta per leggere!




9) Un libro già esistente che vorresti aver scritto tu?




La ragazza fantasma di Sophie Kinsella. Al di là della simpatia della protagonista (qui maggiori dettagli), mi ha colpito il fatto che si tratti solo apparentemente di un romanzo rosa.

È un vero e proprio “Ghost” in salsa chick lit, che apre le porte su un argomento che suscita tristezza e curiosità ad un tempo: il passato familiare.

Chi afferma di non aver pianto mente sapendo di mentire.




10) Un libro che ti ha cambiato la vita?




Elettra di Sofocle. Mi ha dato sufficiente ispirazione sia per parte della tesina di Maturità, sia per la prima delle mie due lauree…



11) Da quale autore vorresti ricevere consigli di scrittura?




Mi interessa moltissimo l'idea di raccontare saghe familiari/di paese che poi si trasformano in un pezzo di storia d'Italia.




Ecco la terza parte di questo Award! Ne vedremo una quarta, una quinta, una decima?
Spero proprio di sì!
Grazie di cuore per tutte le nomination, la pubblicità, le visualizzazioni, i commenti. 
Siamo al 50esimo post, il blog conta oltre 6600 visite e non so dirvi quanto tutto ciò mi faccia felice!

Grazie di tutto ed al prossimo post!! :-)