Dark romance e romantasy
Cari lettori,
per le nostre “Letture… a tema”, oggi vi propongo il terzo dei nostri quattro appuntamenti spooky.
Purtroppo, però, questa volta si tratta di “S...consigli”!
Sapete che né dark romance né romantasy sono i miei generi d’elezione, anzi. Però, quelle poche volte che mi sono avvicinata a titoli di questo tipo, l’ho fatto perché comunque trame e tematiche mi ispiravano, e ho mantenuto il più possibile un atteggiamento positivo. E quindi qualche volta è andata bene!
Non è proprio il caso odierno, purtroppo. Premetto che siamo su due livelli di non gradimento, perché il primo dei due romanzi del post di oggi è stato un “maluccio, ma non butterei tutto a mare”, l’altro è davvero “aiuto, quando mai mi è venuta quest’idea”. Però insomma, mi dispiace dirlo, ma stavolta non è andata.
Tra l’altro i due romanzi sono omaggi/retelling a due materie molto apprezzate, e perciò delicate: Jane Eyre nel primo caso, la mitologia greca nel secondo.
Il romanzo di Charlotte Brontë è stato almeno parzialmente salvato; i poveri dèi ed eroi dell’antichità, invece, sono stati straziati. Dove non sono arrivati Titani e Giganti, ahinoi, sono arrivati gli autori di romantasy.
Comunque, sia per le vibes un po’ inquietanti di entrambi i libri, sia per i brividi che ho provato io, ho pensato di inserirli nella nostra rassegna “da paura”!
Behind, di Monique Scisci
Questo libro è, almeno in parte, un omaggio a Jane Eyre: potremmo considerarlo una sorta di retelling contemporaneo.
Amelia, la ragazza italiana protagonista, vive a Milano, ma ha alle spalle una storia difficile: è rimasta presto orfana, anche lo zio che le voleva bene è mancato, la sua infanzia e la sua adolescenza sono state segnate dalle angherie di zia e cugini. Le sue finanze sono scarse: solo un vecchio amico dei suoi genitori l’ha aiutata, e per il resto Amelia è stata il più possibile indipendente.
Pur di potersi pagare un master al suo ritorno, ella accetta un incarico all’estero trovato dall’amico di famiglia: un lavoro come governante per un’estate, nella tenuta inglese di Dawnhill House.
Si dovrà occupare di Olivia, la scontrosa figlia del padrone di casa, il magnate Ethan Birdwhistle: un’adolescente solitaria e ribelle che è rimasta indietro con la scuola ed è riuscita ad esasperare una baby sitter dopo l’altra.
I primi incontri tra Ethan e Amelia sono abbastanza tranquilli: l’uomo è un noioso ma affidabile affarista che deve gestire anche il suo status di papà single. La madre di Olivia è una ballerina professionista e ben presto si è resa conto che la vita alla tenuta non le piaceva e che nemmeno la maternità faceva per lei. Ethan l’ha pagata per sparire dalla vita di entrambi e per portare avanti la sua carriera nella danza.
Tra Ethan e Amelia nasce una strana ambiguità, che non fa in tempo a trasformarsi in attrazione: ben presto entra in scena l’irresponsabile gemello di Ethan, Julian.
Identico al fratello, tranne che per gli occhiali, egli mancava da molto dalla tenuta, ma, da quando Amelia è arrivata, egli trova qualunque scusa per presentarsi.
Chiunque al castello, dalla governante alla più giovane delle cameriere, sconsiglia in ogni modo ad Amelia di dare confidenza a Julian: è noto per essere pericoloso e poco raccomandabile.
Eppure la nostra protagonista, in alcuni momenti, sente che non è così: Julian sa anche essere gentile, un buon zio per Olivia, e gli ha confidato di portarsi dietro un senso di colpa enorme da una vita, da quando lui ed Ethan erano ragazzini e lui ha rischiato di morire.
Contesa tra i due gemelli, che sembrano provare entrambi un serio interesse per lei, Amelia inizia ad informarsi sul passato della famiglia Birdwhistle, una dinastia importante e conosciuta dell’Inghilterra. E maledetta, perché la loro storia è costellata da litigi, fatti di sangue, malattie, episodi di follia.
Inoltre, proprio come in Jane Austen, c’è un’ala del castello dove non si può andare, e che forse nasconde un segreto…
Che cosa mi è piaciuto e che cosa no di Behind?
Partiamo da quello che, secondo me, ha funzionato. La parte mistery di questo romanzo mi ha parecchio coinvolto: lo stile ti attrae come una calamita e verso la fine procura pure qualche brivido, di quelli buoni, che dovresti provare nella parte finale di una storia “dark”. Non mi è dispiaciuto nemmeno il fatto che fosse un retelling di Jane Austen: la tenuta splendida ma avvolta nella nebbia e nella paura c’è, i personaggi enigmatici che la abitano pure, i dettagli inquietanti non mancano, e soprattutto c’è l’orfana che ha bisogno di denaro e accetta un lavoro come istitutrice.
Molte scene romantiche, infine, sono dolci e coinvolgenti.
Che cosa non è andato bene? Innanzitutto la caratterizzazione di Amelia, e questo secondo me è l’unico punto in cui l’omaggio al romanzo di Charlotte Brontë non è stato rispettato… una questione cruciale, ahinoi.
La frase più importante che pronuncia Jane Eyre è I care for myself: so badare a me stessa. Jane torna nella tenuta quando ha perdonato Mr Rochester, ma quando scopre il segreto se ne va, accetta un lavoro modesto altrove, stringe nuove amicizie, riceve una proposta di matrimonio dal pastore locale.
Amelia, invece… sì, ad un certo punto del romanzo si allontana, ma non ha ancora scoperto il segreto. E quando lo scopre resta lì, perché, purtroppo, questo solo riesce ad essere: una crocerossina.
Il proposito iniziale del master, i progetti futuri, il desiderio di indipendenza dopo tanti anni di ristrettezze economiche: tutto sparisce, tutto sembra non avere più alcuna importanza di fronte a quello che lei non esita a chiamare amore e invece è un po’ troppo simile ad una dipendenza affettiva (e non da un soggetto solo, tra l’altro).
Amelia nemmeno conosce bene i gemelli Birdwhistle, sono i suoi datori di lavoro, eppure sembra che il mondo fuori dalla tenuta non esista più, non significhi più niente. Ma perché?
Poi la parte romantica… confermo, tante scene (sia con Ethan che con Julian) sono anche piacevoli da leggere. Ma non si può, ovviamente, tirare avanti troppo con un triangolo così pesante, con due fratelli che non vanno nemmeno d’accordo.
E infatti, quando si scopre che mistero nasconde la villa… non so come dirvelo senza fare spoiler, ma la scelta di Amelia è semplicemente irrealistica. Non è umanamente possibile, con quelle premesse, un epilogo zuccheroso come quello che l’autrice ci propone. Se leggerete, capirete, purtroppo non posso dirvi di più.
Da metà romanzo in avanti ho cercato di mandare inutilmente un messaggio telepatico ad Amelia (“Fuggi, sciocca!”) per più della metà del tempo, ma non è servito. Ma sì, per dirla con parole non mie, andiamo avanti così, facciamoci del male.
Peccato, perché la storia è coinvolgente e tutto sommato l’omaggio letterario riesce. Ma ci sarebbe voluta una protagonista con più autostima, e soprattutto un finale diverso (sì, qui lo dico e qui non lo nego, una volta tanto avrei gradito un unhappy ending).
Magari però, se tra voi ci sono lettori di dark romance, potrebbe piacervi. Valutate voi!
A touch of chaos, di Scarlett St Clair
Il quarto e ultimo romanzo della serie A touch of… inizia “in medias res”, come si suol dire: il mondo degli dèi greci è in guerra.
L’eroe Teseo, ormai completamente votato al male, si è alleato con Crono ed i suoi Titani ed ha aperto loro le porte dell’Olimpo e dell’Oltretomba.
Rimasta sola nell’Aldilà, la giovane Persefone, che ha appena ingaggiato uno scontro mortale con la sua stessa madre, cerca di respingere nel Tartaro tutte le creature mostruose che il marito Ade aveva imprigionato ormai millenni fa. Con lei ci sono la dea Ecate, Cerbero, Minosse e tante creature dell’Oltretomba, ma non l’amatissimo marito.
Ade si trova in una prigione buia, senza finestre e senza tempo, costretto da Teseo a costruire un muro magico, spaccandosi le mani e la schiena per quella che è forse la prima volta nella sua vita.
Per liberarlo, Persefone avrà bisogno di forze primitive e oscure, che esistono da prima della nascita degli dèi. E dovrà anche seppellire il senso di colpa per gli amici che ha mandato a morire e per la madre che ha perduto nel modo peggiore possibile.
Nel frattempo, altri dèi, come Dioniso e Apollo, cercano di bloccare Teseo da un altro canale: Arianna, donna da sempre contesa tra il dio e l’eroe.
Teseo ha sposato la sorella di lei, Fedra, rendendola di fatto una prigioniera. Arianna vuole vendicarsi dell’uomo che le ha rovinato la vita, salvare la sorella e il nipote che sta per nascere, vivere una vita finalmente felice con Dioniso. Ma l’impresa a cui si apprestano è disperata e si rischia come minimo la propria vita, e forse anche l’esistenza dell’intera umanità.
Non saprei che altro dirvi sulla trama di A touch of Chaos: i motori dell’azione sono questi, mentre i singoli colpi di scena sono moltissimi… e però stavolta, siccome vi voglio bene, non ve lo dico di “leggere per scoprire”.
Premessa: ho scaricato questo romanzo lo scorso dicembre perché la CE aveva (molto gentilmente) pensato ad un “Calendario dell’Avvento” di promozioni gratuite. Ero perfettamente consapevole che si trattasse dell’ultimo romanzo di una tetralogia, ma conoscete il mio amore per la materia classica e anche per tanti retelling, quindi sì, mi sono fatta tentare.
Mi assumo tutte le colpe di essere arrivata impreparata ed essere partita dall’ultimo volume.
E però i problemi non sono stati quelli di comprendere, o di ritrovarsi nella storia: almeno per questo, l’autrice ha lasciato degli agganci qua e là, e poi comunque, se si conosce la materia classica, non ci sono grosse difficoltà. I problemi, ahinoi, sono stati altrove.
Partiamo dal principale. Se leggete il mio blog da un po’, sapete che state parlando con una fan di Percy Jackson. Quindi no, non sono una purista (vi dico con antipatica onestà che qualche volta gli iper puristi risultano pesanti pure a me), e sì, i retelling creativi spesso mi piacciono.
Mi ha divertito di tutto leggendo PJ: il campo di addestramento dei semidei greci tra New York e Boston e quello dei romani in piena California, Atlante che regge il mondo a San Francisco, Venere che riceve i semidei in un’auto d’epoca e commenta le loro storie d’amore a mo’ di Uomini e donne, il fiume Tevere personificato e Rea Silvia che vanno in giro per Roma sulla Lambretta come Audrey Hepburn e Gregory Peck.
Ho persino perdonato a Rick Riordan il commento poco carino sulla pizza italiana rispetto a quella americana (chi sa, sa).
Però - e qui torniamo a parlare del romanzo odierno - persino nelle interpretazioni più creative non si può scendere al di sotto di certi limiti. Gli dèi debbono essere… divini, insomma. Non possono avere paura dei semidei, creature in tutto e per tutto inferiori a loro. Non possono ingaggiare con loro una lotta alla pari, perché vincerebbero dopo tre millisecondi. E soprattutto, ragazzi… non possono morire. Per la miseria.
Poi, se un semidio fa del male a un dio, gli altri dèi lo puniranno, perché, indovinate un po’? Ha sfidato l’autorità divina! È così che, nel mondo greco, i potenti terrorizzavano le masse: dicendo che le divinità erano dalla loro parte… e invece no, qui ci sono delle fazioni, a mo’ di squadra di calcio.
Il che ci porta al punto successivo della questione: la violenza è davvero troppa per i miei gusti. L’azione ci sta, le battaglie epiche ci devono essere per forza, ma… è una storia in cui ci rimettono davvero troppi innocenti e secondo me alcune morti sono state proprio messe nel calderone per creare shock e basta: potevano benissimo essere evitate.
E potete non crederci, ma questo trionfo di sangue e soprusi è stato lanciato dentro un sacco di spicy.
Il problema non sono tanto le scene in sé (ordinaria amministrazione), ma il contesto, della serie: “Abbiamo appena visto morire dei nostri amici in battaglia, ma sì, appartiamoci”, “Ci sono i Titani che stanno sfondando il Tartaro, ma al piano di sopra non ci troverà nessuno”, “Ho appena ucciso mia madre (???), andiamo in camera da letto”. Ma anche no, amici. Anche no, con tutto il cuore.
Il tutto per qualcosa come quasi 600 pagine, che, per quanto lo stile sia scorrevole, mi hanno più o meno portata sull’orlo della disperazione.
Fatevi un favore: evitate!
Non mi avete mai vista così arrabbiata, eh? Pazienza, a volte ci vuole…
Se a voi questi romanzi sono piaciuti, fatevi avanti e non vi preoccupate. Magari convincete anche me, ahah :-)
Vi lascio il link alle 2 “puntate spooky” precedenti:
1) Gialli con protagonisti oscuri
Grazie per la lettura, al prossimo post :-)
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