giovedì 19 febbraio 2026

I CAPOLAVORI DI PELLIZZA DA VOLPEDO

 Un tour della mostra alla G.A.M.




Cari lettori,

come promesso, un nuovo post di “Consigli artistici” per voi!


Nel post relativo ai Preferiti di gennaio vi avevo raccontato di aver visto, proprio verso fine mese, due mostre che stavano chiudendo: quella di cui parleremo oggi e l’esposizione fotografica Wildlife Photographer of the Year.


Non so voi, ma io mi sento super soddisfatta quando riesco ad “incastrare” all’ultimo minuto qualche esperienza culturale alla quale, per i troppi impegni o il timing errato, avevo già di fatto rinunciato. Pazienza se è stata un’idea last minute, se c’è un po’ di gente o di coda, se l’indomani avrò del lavoro da recuperare: l’occasione va presa al volo!


In questo caso, dunque, sono doppiamente soddisfatta. Mi dispiace soltanto raccontarvi due esposizioni che hanno già chiuso, ma c’è sempre la possibilità che da Milano esse si spostino in altre città più vicine a voi, e poi io penso che un “tour virtuale” possa essere interessante a prescindere.


Per quanto riguarda la Wildlife Photographer, vi chiedo ancora un pochino di pazienza (la prossima settimana è già “occupata” da altre rubriche), ma per inizio marzo avrete il tour virtuale. Oggi, invece, vi porto a spasso per la G.A.M., la Galleria D’Arte Moderna, un museo che è un vero gioiellino, a pochi passi dai Giardini di Via Palestro: una chicca che mi mancava, pur essendo centralissima.


Da qualche anno la Collezione Permanente della G.A.M. ospita Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, ed è così che i curatori della mostra hanno pensato ad un percorso monografico sull’artista: dagli esordi ai passi che l’hanno portato a dipingere la sua opera più celebre, che ormai è un’icona, non solo per il mondo dell’arte.


Visitiamo insieme le bellissime sale della G.A.M.!



Gli esordi


Come tanti altri artisti, anche Giuseppe Pellizza da Volpedo inizia dal suo autoritratto, che purtroppo non è esente da critiche. Il suo esordio appare vicino al Romanticismo, ed è proprio l’appartenenza a questo movimento che i suoi detrattori gli contestano, perché ritenuta “manieristica”. 

Io non sono d’accordo: fin dalle sue tele giovanili il visitatore può intuire i genuini sentimenti che animano ogni quadro.



Per esempio Ritratto di Santina Negri, o Ricordo di un dolore, sembra più che altro un omaggio alla sorella, colta in un momento difficile. I lutti costellano la vita di Pellizza Da Volpedo, dalla famiglia d’origine alla moglie. Si pensa che sia stato il desiderio di raggiungere chi amava a far nascere in Pellizza Da Volpedo il desiderio di togliersi la vita… proposito che purtroppo egli metterà in atto dopo la perdita della consorte.



Fin dagli esordi, sia nella ritrattistica che in tele di altro genere, egli pone al centro dell’attenzione il dolore umano. Una tela, per esempio, ritrae il momento in cui si riporta al paese il corpo di un annegato, pietosamente coperto da veli.



La fase divisionista


Questa è una curiosità che forse non vi ho mai raccontato, ma io adoro la pittura divisionista, ed è stata la mia professoressa di arte delle scuole medie a farmi appassionare, dandomi delle tavole da fare in più a casa perché aveva visto che ci mettevo pazienza (e forse un po’ troppo entusiasmo, al contrario di quello che mostravo per le tavole di educazione tecnica). 

Fatto sta che la sala della mostra dedicata alla fase divisionista di Pellizza Da Volpedo e alla sua amicizia con Giovanni Segantini mi ha colpito molto. Si tratta di tele molto grandi: forse la fotografia non rende. I momenti più intimi della vita umana restano il soggetto prediletto: Sul fienile, per esempio, è il momento di un’estrema unzione (e/o dell’ultima Comunione del soggetto morente).



Questa tela, invece, pone sullo sfondo un matrimonio, ma… i protagonisti non sono gli sposi. Il quadro rappresenta la quieta, rassegnata delusione di una pastorella innamorata dello sposo, forse già consapevole che non avrebbe potuto diventare la moglie di un uomo di classe sociale superiore. 

Per la fanciulla è un giorno come tutti gli altri, in mezzo ai campi e agli animali: solo lei – e il visitatore – conoscono il tormento che la anima.



Il mio quadro preferito di questa sezione (e, ad essere sinceri, di tutta l’esposizione)? 

Panni al sole. Uno splendido trionfo divisionista di giallo, blu e verde (che poi è la sintesi degli altri due colori). Qui la presenza dell’uomo è testimoniata soltanto dal cesto con i panni che stanno asciugando: un paesaggio metafisico che mi ha ricordato quasi De Chirico (di cui vi avevo parlato tanto tempo fa in questo post). 

Credo che la me tredicenne sarebbe stata felicissima di riprodurre questo quadro!



Simbolismi


Dall’osservazione carica di pietas dell’intimità e del dolore umano, Pellizza Da Volpedo passa gradualmente a tele dal significato più complesso e dalla forte impronta simbolista. Per esempio, voi direste che in questo quadro si parla di pecore? Lo specchio della vita (e ciò che l’una fa, e l’altre fanno), recita il titolo.

Direi che, in questi tempi in cui dalle mode (o trend, o hype che dir si voglia) facciamo dipendere praticamente tutto, questo messaggio è più che mai attuale…



D’ispirazione classica (e ripreso anche da artisti successivi, come Mucha) è invece un trittico sulle diverse età dell’amore, che poi sono le età della vita: la giovinezza, in un trionfo di primavera…



poi la maturità, tra frutti e foglie autunnali, ed infine la vecchiaia, che ritrae un’anziana sola e in atteggiamento di lutto di fronte ad un fuoco invernale.



Anche quest’alba è fortemente simbolista. Quasi un M’illumino d’immenso ante litteram…



Paesaggi, tra Roma e il resto d’Italia


Negli ultimi anni, Pellizza Da Volpedo dipinge meno ritrattistica, a favore della paesaggistica. Per gli amanti dell’autunno, la mostra ospita uno scorcio della campagna di Volpedo nel momento in cui i colori iniziano a cambiare…



Per chi invece, nonostante questo febbraio inoltrato, non si è ancora stufato dell’inverno, questo quadro rappresenta La neve.



Roma diventa sempre più la protagonista delle tele dell’autore: come non farsi affascinare, per esempio, da Villa Borghese?



Anche i ponti sono un soggetto che Pellizza Da Volpedo ama molto ritrarre, perché dotato di una forte carica simbolica.



I quadri che ritraggono persone sono sempre più rari, ma di forte carica emotiva, come per esempio nel caso di questa famiglia di bisognosi.



Il Quarto Stato e la Collezione Permanente


Dopo le tele romane, il percorso espositivo è di fatto concluso: manca il pezzo forte, Il Quarto Stato per l’appunto, che è conservato al piano di sopra. 

Si accede per le scale, entrando nelle sale che ospitano la Collezione Permanente. Quando sono entrata, essa non era completamente aperta ai visitatori: si potevano visitare solo alcune sale, quelle che portavano all’opera. 

Quando l’ho vista mi sono improvvisamente ricordata di averla già vista con la scuola, forse non in questa sede (l’opera ha “viaggiato per Milano” più volte). Si potrebbe dire tanto di questa tela, che è diventata un simbolo di dignità e di ribellione contro le ingiustizie sociali. Penso però che, se mai vi capiterà di trovarvi al suo cospetto, la sua grandiosità vi colpirà senza troppe spiegazioni.



Oltre al Quarto Stato, ho trovato anche un ritratto di Alessandro Manzoni che penso voi tutti conosciate grazie ai libri di scuola…



e L’amore alla fonte della vita, uno dei quadri più belli e conosciuti di Giovanni Segantini.




Il nostro tour virtuale attraverso le sale della G.A.M. finisce qua!

Che dite, ne valeva la pena? Secondo me, assolutamente sì!

Siete riusciti a vedere l’esposizione? Vi è piaciuta?

Oppure avete visto altre mostre dell’artista sparse per l’Italia?

Fatemi sapere!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


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