giovedì 4 giugno 2026

LETTURE PER BALLERINI #2

 Due romanzi di Giada Grimaldi e Silvia Carbone




Cari lettori,

come promesso, per le nostre “Letture… a tema”, continuiamo con la nostra settimana dedicata alla danza!


Lunedì vi ho raccontato due storie che mi sono molto piaciute: una novella lunga di Patrick Modiano, La ballerina, e un contemporary romance a tema danza di Lisina Coney, The darkest corner of the heart, capitolo centrale di una trilogia.


Oggi vi parlo di due ebook che ho trovato in promozione quest’inverno, uno appartenente al mondo self, l’altro della Queen Edizioni.


In tutta onestà devo dirvi che i due “protagonisti” del post di lunedì mi sono piaciuti decisamente di più di quelli odierni. Questi due romanzi sono… carini, e non di più, purtroppo. Mi dispiace un po’ perché Giada Grimaldi, l’autrice del primo dei due, mi piace molto: le sue due storie natalizie dal tocco romantasy sono deliziose (e ve lo dico anche fuori stagione perché ne vale davvero la pena), e Un nuovo sorriso è un piccolo capolavoro. Però il libro che oggi vi racconterò è una delle sue prime opere e per certi versi è un po’ acerbo. Quanto al secondo romanzo, nato dalla penna di Silvia Carbone, l’idea è buona, ma non tutto mi ha convinto.


Scendiamo un po’ più nei dettagli!



Take my breath away, di Giada Grimaldi


La storia di Alessia Molinari è a metà strada tra un’avventura ed un sogno: ella ha studiato danza fin da bambina e ben presto le scuole prestigiose d’America l’hanno notata. Così, appena maggiorenne, Alessia si è trasferita nella soleggiata California.


Per qualche anno ha calcato il palcoscenico con soddisfazione, poi si è dedicata all’insegnamento di altissimo livello, infine alle coreografie per cantanti famosi, video musicali, film.


Ormai Alessia è sull’Olimpo delle star americane ed è in lizza per un Grammy per la miglior colonna sonora. Ma proprio la sera della premiazione ella si imbatte, in modo del tutto imprevisto e non proprio gradito, in Lucas Storm, attore inglese che ha collezionato grandi successi, ma negli ultimi tempi è stato più famoso per i vizi e gli eccessi che per la carriera cinematografica.


Lucas ed Alessia, a dispetto della situazione che richiederebbe l’attenzione altrove, si piacciono subito. Ma la fama di Lucas lo precede, e Alessia non può rischiare di perdere concentrazione ed energie per un uomo che notoriamente non sa impegnarsi.


Lucas, tuttavia, inizia ad essere stanco di questa rotta sbagliata che ha intrapreso, così, quando ha l’occasione di rivedere Alessia, decide di dimostrarle che può essere un uomo migliore. I due iniziano una conoscenza cauta, cercando di entrare l’uno nel mondo dell’altra, e ben presto si rendono conto che quello che li lega non è un’attrazione superficiale, bensì qualcosa di più profondo.


Ma tanti ostacoli sono disseminati sulla loro strada. Lucas non riesce a liberarsi dai demoni dell’alcool e della droga, Alessia ha alcune ambizioni lavorative importanti che (giustamente) le fanno desiderare accanto a sé la presenza di un uomo più affidabile, ed entrambi hanno un passato con cui fare i conti.



La storia di Take my breath away, di fatto, è tutta qui, anche se ci sono molti colpi di scena ed imprevisti che arricchiscono il percorso verso la felicità dei nostri protagonisti. Come dicevo, l’autrice mi piace molto. Allora qui che cosa non ha funzionato?


Ho apprezzato tanto Alessia: è una donna forte, caparbia, ambiziosa. Ancora ragazza ha preso un volo intercontinentale, non certo per il viaggio della Maturità come fanno alcuni suoi coetanei, ma per cambiare vita ed entrare in scuole che l’avrebbero fatta lavorare il doppio di qualsiasi Università. Con il tempo è diventata una donna potente, benestante, famosa. Potrebbe avere qualunque uomo. E allora perché Lucas?


Qui siamo in piena “sindrome da Didone” (una donna straordinaria che perde la testa per un uomo qualunque), con l’aggravante che Lucas non è semplicemente “un tizio” che non avrà niente di speciale ma la rende felice – questa potrebbe essere la storia di tante di noi - , ma davvero una ne fa e cento ne pensa. È una persona che ha bisogno di aiuto, aiuto di professionisti, e sì, mi è spiaciuto vedere una persona come Alessia che in troppi momenti si è trasformata in una crocerossina (se non in senso letterale, quantomeno in senso metaforico).


E devo dirla proprio tutta: non ho apprezzato per niente il fatto che la prima notte intima dei due sia avvenuta in seguito ad un “litigio”, chiamiamolo così, con lui ubriaco. Una scena che somiglia davvero troppo ad una molestia, e poi ad una sorta di manipolazione emotiva.


Ecco, forse è il mio lavoro in mezzo alle persone ed alle famiglie, o forse sono diventata un po’ vecchiotta e cinica, ma con queste premesse, purtroppo, io credo che una redenzione completa e un finale romantico siano davvero… una favola. Possiamo apprezzare questo romanzo così com’è e considerarlo di evasione, ma sappiamo tutti che nella stragrande maggioranza dei casi la realtà presenta poi un conto salato. A volte anche anni dopo, quando sembrava che ci fosse un equilibrio consolidato.


Insomma, considerato anche lo stile (non sempre all’altezza dei romanzi successivi dell’autrice), per me è un nì. Salvo il personaggio femminile, il mondo della danza, qualche momento glamour. Ma vi consiglio di puntare su altre letture di Giada Grimaldi… e vedrete che non ne sarete delusi!



Dancing in the wind, di Silvia Carbone


A vent’anni, Dakota Johnson ha già vissuto una vita fin troppo intensa… ed ha anche rischiato di perdersi.


Studentessa di danza di altissimo livello, per anni ella ha considerato il ballo tutta la sua vita. Ma l’adolescenza ha portato con sé il corpo in cambiamento, il perfezionismo, la mania di controllo, il rapporto malsano con la madre, i disturbi alimentari.


Dakota è diventata il fantasma di se stessa e il padre Patrick, sentendosi in colpa per essere stato piuttosto assente, ha deciso di cambiare rotta e di dedicarsi completamente alla salute della figlia.


Dopo qualche tempo, però, il lavoro chiama nuovamente, così Patrick pensa ad una soluzione che potrebbe aiutare la figlia non solo a guarire, ma anche a vivere per un po’ la vita della ventenne ordinaria. Egli la iscrive all’Università, a poca distanza da dove abita sua sorella Rachel, psicologa, e chiede a quest’ultima di ospitarla.


Rachel, che accetta subito con entusiasmo, è sposata con George, un professore di storia e letteratura antica. La coppia ha due figli, Cassandra e Ares. L’uomo, però, ha altri due ragazzi, Hades e Zephyr, avuti da un matrimonio precedente.


È proprio con Zephyr e con il suo caratteraccio che Dakota si scontra fin da subito. Il ragazzo è molto protettivo nei confronti dei suoi fratelli minori e scambia il grumo di paure e insicurezze che attanaglia Dakota per semplice snobismo. I primi tempi di convivenza sono difficili per entrambi.


Poi, pian piano, Dakota si rende conto di stare vivendo, per la prima volta, all’interno di una famiglia dove le persone si vogliono bene veramente e si supportano. Lontana dalle parole crudeli della madre e dall’assenteismo del padre, ella si apre e ricomincia a considerare la danza come una parte della sua vita, non un mostro che pian piano la stava divorando.


Anche i rapporti tra lei e Zephyr cambiano, prima con calma, poi completamente. Ben presto tra i due nasce un sentimento imprevisto. Ma il resto della famiglia potrebbe non approvare, e Dakota non sa ancora se riprendere la sua vecchia vita o restare…


Dancing in the wind, almeno nell’intenzione, ha tutte le carte in regola per essere l’incoraggiante storia di rinascita di una ragazza e ballerina.


Purtroppo, però, nell’esecuzione ci sono aspetti che non mi hanno convinto.


Innanzitutto, odio ripetermi, ma, accidenti, il protagonista maschile. Una ragazza come Dakota avrebbe avuto bisogno di una persona rassicurante, tranquilla, una “green flag” come si suol dire ora. Basta con questi ragazzacci tormentati, donnaioli, pure scurrili. Anche gli ultimi successi televisivi lo confermano: il golden boy va alla grande, il bad boy ha stufato pure le giovincelle. Figuratevi me.


Poi, i due sono in qualche modo… cugini acquisiti. E come diceva l’indimenticabile Humphrey Bogart, “in fondo resta tutto in famiglia”. Ok, tecnicamente i genitori di entrambi sono diversi e non c’è parentela. Però io continuo a trovarlo un pochino strano.


Infine la seconda parte del romanzo è un pochino tirata in lungo, con un colpo di scena molto drammatico che mette in difficoltà la famiglia di Rachel e George e che secondo me… si sarebbe anche potuto risparmiare, dal momento che c’è già parecchio angst tra i due protagonisti.


Mi piacciono comunque tanti personaggi (oltre a Dakota, anche Rachel e Hades, per esempio), il trope della found family che è gestito bene, il lento avvicinarsi della nostra protagonista a Zephyr, il cambiamento importante che fanno i nostri due innamorati in virtù del sentimento che li unisce.


È una storia carina, come dicevo. Resto però dell’idea che sarebbe potuta essere ancora meglio. Fatemi sapere che ne pensate se la leggete…




Che ne dite? Conoscete queste autrici?

Avete letto questi libri? Che cosa ne pensate?

Attendo i vostri commenti…

Ci rileggiamo settimana prossima con il TAG per la fine della scuola e l’inizio del nostro countdown estivo!

Grazie per la lettura, al prossimo post :-)


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